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Bosnia, Sarajevo batte il record di turisti con un’estate di musica e cultura

Bosnia, Sarajevo batte il record di turisti con un’estate di musica e cultura

SARAJEVO (BOSNIA ERZEGOVINA) (ITALPRESS/FENA) – Sarajevo sta vivendo un boom turistico, con un afflusso record di visitatori provenienti da tutto il mondo. Secondo quanto riferisce l’agenzia Fena, la capitale della Bosnia ed Erzegovina sta vivendo un’estate ricca di grandi concerti, film ed eventi di intrattenimento, a conferma del fatto che non è più una meta che i visitatori stranieri scoprono solo per la sua complessa storia, ma una città che scelgono per la sua cultura, il suo intrattenimento, la sua gastronomia e la sua natura. Oltre 100.000 turisti hanno visitato Sarajevo solo nel mese di luglio, mentre una serie di grandi eventi sta trasformando la città in una delle destinazioni più vivaci dei Balcani quest’estate. A quarant’anni dalle Olimpiadi invernali, Sarajevo dimostra ancora una volta la sua straordinaria capacità di attrarre persone da tutto il mondo, questa volta attraverso la musica, il cinema, l’arte e la vitalità della vita cittadina.
Uno dei momenti più memorabili dell’estate si è verificato tra la fine di luglio e l’inizio di agosto, quando oltre 200.000 persone hanno riempito lo stadio Kosevo per tre sere consecutive per i concerti della star locale Dino Merlin. La portata dell’evento è stata senza precedenti, ma ancora più significativo è stato ciò che ha creato: la musica di un solo artista ha unito persone provenienti da diverse parti d’Europa e ha trasformato ancora una volta lo stadio olimpico in un luogo di aggregazione. Persone provenienti da tutta la regione e da tutta Europa si sono recate a Sarajevo per i suoi concerti. Tra loro c’erano visitatori che non parlavano bosniaco ma avevano imparato a cantare le canzoni di Merlin. Alcuni hanno visitato la città per la prima volta proprio per lui. Chiara Fortunato, di Barcellona, è andata a Sarajevo per il concerto, mentre Zuzana Bajer ha imparato il bosniaco grazie alla musica di Merlin e in seguito si è trasferita a Sarajevo. Storie come queste dimostrano che il fenomeno non può essere ridotto solo al numero di visitatori.
Persone da tutto il mondo sono arrivate perchè si erano innamorate di una musica con cui non erano cresciute e di cui non necessariamente conoscevano la lingua. Ma l’immagine più potente è stata anche la più semplice: oltre 200.000 persone che cantavano insieme per tre giorni. E ciò che è successo allo stadio Kosevo si è diffuso rapidamente in tutta la città. Durante i tre giorni dei concerti di Merlin, Sarajevo ha registato un fatturato di quasi 78 milioni di euro, mentre hotel e strutture ricettive private faticavano a far fronte all’impennata della domanda. L’afflusso di visitatori si è fatto sentire ben oltre lo stadio: nei ristoranti, nei caffè, nei negozi, nei trasporti e in altre attività commerciali. I grandi eventi stanno quindi diventando sempre più una forza trainante per il turismo di Sarajevo: attraggono nuovi visitatori, prolungano i loro soggiorni e offrono loro un motivo per esplorare Sarajevo anche al di fuori dell’evento stesso.
Dopo i concerti del Merlin, Sarajevo ha continuato la sua attività quasi senza sosta, con un fitto calendario di eventi importanti. Il concerto della leggendaria band The Prodigy, il 13 agosto, ha attirato un’altra grande ondata di visitatori e, già il giorno successivo, la città è passata dal ritmo dei concerti a quello del cinema con l’inaugurazione della 32esima edizione del Sarajevo Film Festival. Inaugurato nel 1995, durante l’ultimo anno dell’assedio di Sarajevo, il Sarajevo Film Festival è diventato uno degli eventi cinematografici più importanti d’Europa. Tra gli ospiti di quest’anno figurano Woody Harrelson, Emily Watson, Pawel Pawlikowski, Diego Luna, Asghar Farhadi e Cèline Sciamma. Il Sarajevo Film Festival è uno dei migliori esempi della trasformazione della città. Un evento nato in un periodo in cui Sarajevo era simbolo di guerra è oggi diventato uno dei suoi marchi culturali internazionali più riconoscibili. Durante il festival, la città è quasi costantemente animata da proiezioni, concerti, feste e incontri con ospiti provenienti da tutto il mondo. Quest’estate, musica e cinema raccontano la stessa storia: quella di una città che unisce le persone. Eppure, ciò che attrae i turisti a Sarajevo va ben oltre i suoi eventi principali. Con una breve passeggiata di pochi minuti, i visitatori possono fare un viaggio attraverso diversi secoli di storia europea. Bascarsija conserva l’architettura ottomana, le antiche vie degli artigiani, le moschee, le locande e la tradizione del caffè bosniaco, mentre a poche centinaia di metri di distanza, le strade e l’architettura riflettono il periodo austro-ungarico.
Nel centro della città, a poche centinaia di metri l’una dall’altra, sorgono moschee, chiese e una sinagoga, motivo per cui Sarajevo è stata spesso descritta nel corso della storia come un crocevia di culture e religioni. La sua storia è anche segnata da eventi che hanno cambiato il mondo, tra cui l’assassinio dell’erede al trono austro-ungarico Francesco Ferdinando, evento che scatenò lo scoppio della Prima guerra mondiale. Numerosi siti conservano inoltre la memoria dell’assedio di Sarajevo, avvenuto tra il 1992 e il 1995. Per alcuni visitatori stranieri, Sarajevo è ancora associata principalmente alla guerra a causa delle immagini televisive degli anni ’90. La città di oggi, tuttavia, presenta un quadro ben diverso. Le sue vie centrali sono piene di turisti, ristoranti, caffè, festival ed eventi culturali. Allo stesso tempo, Sarajevo offre qualcosa che molte capitali europee non hanno: montagne olimpiche raggiungibili in soli 15 minuti circa. Il Trebevic si erge direttamente sopra la città, mentre il Bjelasnica, l’Igman e il Jahorina sono tutti facilmente raggiungibili, offrendo ai visitatori la possibilità di combinare una vacanza in città con escursioni, gite in bicicletta o sport invernali.
Un’altra insolita tradizione di Sarajevo è legata a Bentbasa, a pochi minuti da Bascarsija, dove si praticano i tuffi dalle scogliere sul fiume Miljacka. Poche capitali europee ospitano un evento sportivo di questo tipo nel cuore della città, circondata da scogliere e da un contesto urbano storico. Tutto ciò contribuisce alla crescente popolarità di Sarajevo come meta turistica. Ma forse la Sarajevo di quest’estate si comprende meglio attraverso ciò che è accaduto tra Kosevo e le strade della città animate dai festival. Quarant’anni fa, la gente veniva a Sarajevo per partecipare alle Olimpiadi. Dopo la guerra, nel 1997, gli U2 lanciarono un messaggio forte con il loro concerto a Kosevo: Sarajevo era tornata a essere protagonista nel mondo.
Oggi, a quattro decenni dalle Olimpiadi, la gente torna a Sarajevo, ma questa volta per festeggiare. Viene per la musica, il cinema, l’arte, la gastronomia e l’energia della vita cittadina. Viene per i grandi nomi della cultura mondiale, ma anche per gli artisti di questa città le cui canzoni viaggiano ben oltre i suoi confini.
(ITALPRESS).
-Foto Fena-

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Torgiano, l’arte che scivola nel calice: la firma storica dei quattro maestri a “I Vinarelli”

Torgiano, 17 agosto – Ogni anno, nel cuore dell’Umbria, la pittura si spoglia della rigidità formale per sposare la convivialità e la tradizione enologica. A Torgiano, l’evento “I Vinarelli” rappresenta un’esperienza artistica unica al mondo: tele e fogli non vengono sfiorati dai classici solventi, ma impregnati dai pigmenti disciolti direttamente nel vino del territorio.A dare forma, prestigio e anima a questo appuntamento fin dalla primissima edizione del lontano 1983 è stato un quartetto d’eccezione, la cui presenza è ormai considerata un vero e proprio  must imprescindibile della manifestazione: Federico Maria Sardelli, Mario Madiai, Claudio Calvetti e Stefano Caprina (in arte Capras).

Federico Maria Sardelli: Direttore d’orchestra, musicologo di fama internazionale e poliedrico artista satirico e pittore, Sardelli porta sulla carta d’I Vinarelli la stessa brillantezza incisiva e colta che caratterizza la sua musica e le sue vignette, combinando ironia e maestria compositiva.
Mario Madiai: Maestro della pittura figurativa e gestuale, famoso per le sue atmosfere sognanti e il tratto materico, con il vino crea campiture cromatiche di straordinaria poesia, capaci di valorizzare le sfumature calde e mutevoli del mosto.
Claudio Calvetti: Pittore dal segno elegante e profondo, sintetizza nelle sue opere una costante ricerca lirica e formale, trasformando la liquidità del supporto in suggestioni visive di forte impatto emotivo.
Stefano Caprina (Capras): Vignettista, illustratore e pittore dalla vena ironica travolgente, Capras traduce l’estemporaneità della festa in tratti rapidi, arguti e immediatamente riconoscibili, capaci di catturare lo spirito più autentico della piazza.

Dal 1983 a oggi, l’appuntamento estivo di Torgiano non è soltanto una celebrazione dell’arte estemporanea, ma una vera e propria tradizione che si rinnova attraverso la maestria di questi quattro protagonisti. La loro fedeltà all’evento ha trasformato le sessioni di pittura al vino in un rituale collettivo irrinunciabile, dove la passione per il bello e per il buon vivere si fondono in un’unica, indelebile traccia cromatica.

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Il 29 agosto il “Pellegrinaggio sui passi di San Marino e San Francesco”

Il 29 agosto il “Pellegrinaggio sui passi di San Marino e San Francesco”

SAN MARINO (ITALPRESS) – La Chiesa di San Marino-Montefeltro e la Diocesi di Rimini, con il Patrocinio della Segreteria di Stato per il Turismo della Repubblica di San Marino, invitano cittadini, fedeli e pellegrini a partecipare al tradizionale “Cammino sui passi di San Marino e San Francesco”, un itinerario spirituale che unisce la memoria dei Santi alla bellezza e suggestione dei luoghi attraversati.

L’iniziativa rientra nell’ambito delle festività del Santo Patrono Marino, anniversario della fondazione della Repubblica di San Marino (301 A.D) e dell’Otto centenario francescano. La partenza è programmata alle ore 8:30 dalla chiesa di San Marino in località Poggio Torriana, con arrivo alle ore 16:00 alla Basilica del Santo a San Marino Città, con Benedizione finale con la Reliquia del Santo. Il percorso, di circa 20 km e di difficoltà media, prevede soste a Gualdicciolo e alla fonte di Acquaviva, con pranzo al sacco. La Penitenzeria Apostolica concede l’Indulgenza Plenaria a tutti i fedeli che parteciperanno al pellegrinaggio o alle celebrazioni eucaristiche presso la Basilica, che si svolgeranno secondo il seguente programma: Mercoledì 2 settembre, ore 21:00: Veglia di preghiera dei giovani; Giovedì 3 settembre, ore 10:00: Santa Messa Solenne e Processione con la Reliquia del Santo.

Il pellegrinaggio nel segno di San Francesco rientra nel ricco programma di celebrazioni per l’800° anniversario della morte del Santo di Assisi (1226-2026), dal titolo “San Francesco e la Libertà: 800 anni di Pace, Fraternità e Custodia del Creato”.

Il calendario comprende un ricco corollario di eventi, convegni, pellegrinaggi, concerti e iniziative filateliche e numismatiche, pensati per celebrare il legame storico tra San Francesco e la Repubblica di San Marino. Il Santo, durante il suo viaggio, attraversò il Monte Titano lasciando un messaggio di libertà, sobrietà e pace, valori che ancora oggi sono fondanti e di valore identitario per la comunità sammarinese. L’intero programma gode del sostegno e del Patrocinio della Segreteria di Stato per il Turismo, impegnata nella promozione del turismo della spiritualità e nella valorizzazione della rete dei cammini francescani, nonché del Patrimonio storico e religioso della Repubblica di San Marino.

– Foto ufficio stampa –

(ITALPRESS).

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“Il perdono apre al futuro?”: il 29 agosto all’Aquila la quarta edizione del Summit nazionale “Il Perdono nutre il Mondo”

“Il perdono apre al futuro?”: il 29 agosto all’Aquila la quarta edizione del Summit nazionale “Il Perdono nutre il Mondo”

Al Teatro San Filippo, nell’ambito della 732ª Perdonanza Celestiniana e del nuovo Festival delle Risonanze, filosofi, sociologi, educatori, comunicatori e giovani a confronto sulla libertà di scegliere. Tra le voci Massimo Cacciari, Michelangelo Tagliaferri, Diego Fusaro, Francesco Giorgino, Remo Lucchi, Dario Bolis, Carmina Gallucci e Valeria Pompili.

 

 

L’AQUILA – Il perdono può aprire al futuro? E quale libertà stiamo consegnando alle nuove generazioni? Sono le domande al centro della quarta edizione del Summit nazionale “Il Perdono nutre il Mondo”, in programma sabato 29 agosto alle ore 16.30 al Teatro San Filippo dell’Aquila, nell’ambito della 732ª Perdonanza Celestiniana. Il Summit entra quest’anno a far parte del nuovo Festival delle Risonanze, il contenitore culturale che riunisce al Teatro San Filippo incontri, musica e teatro, ed è dedicato al tema “Il Perdono apre al futuro? I giovani e la libertà di scegliere”.

 

In un tempo ricco di opportunità, ma attraversato anche da pressioni, incertezze e contraddizioni, il Summit interroga il rapporto tra memoria, responsabilità, cambiamento e libertà, chiamando in causa non soltanto i giovani, ma anche gli adulti, le istituzioni e le comunità e la loro responsabilità nell’accompagnare le nuove generazioni verso il futuro. Il programma si svilupperà attraverso tre direttrici – Comprendere, Perdonare, Scegliere – affidate a esperienze, generazioni e sensibilità differenti.

 

In presenza interverranno Michelangelo Tagliaferri, Diego Fusaro, Davide Simone Cavallo con Alessio Ciocca, Carmina Gallucci, Valeria Pompili e Dario Bolis. Il filosofo Massimo Cacciari parteciperà con un contributo video, mentre il giornalista e professore Luiss Francesco Giorgino e il ricercatore sociale Remo Lucchi interverranno in collegamento video. Gli interventi attraverseranno alcuni dei temi del presente: dall’utilitarismo alla società individualizzata, dal rapporto tra memoria e perdono alla possibilità di trasformazione, fino all’educazione e alla libertà di scegliersi un futuro.

 

Il Summit sarà introdotto dal giornalista e scrittore Angelo De Nicola e condotto da Francesca Pompa, ideatrice e art director del Summit per One Group. I saluti istituzionali saranno affidati al sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, al prefetto Giancarlo Di Vincenzo, al presidente del Comitato Perdonanza Raffaele Daniele e al presidente di L’Aquila Made In Goffredo Palmerini.

 

Nato nel 2023 da un’idea di One Group, accolta e condivisa da L’Aquila Made In, il Summit vuole tradurre il valore universale del perdono in occasioni di riflessione e confronto e contribuire a dare forma alla vocazione dell’Aquila quale Capitale del Perdono. Una vocazione radicata nel dono di Celestino V e riaffermata nel 2022 dalle parole di Papa Francesco, che definì L’Aquila “Capitale del Perdono, della Pace e della Riconciliazione”.

 

Il Summit nazionale “Il Perdono nutre il Mondo” è promosso da L’Aquila Made In e One Group, con il patrocinio di Regione Abruzzo e Comune dell’Aquila e con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila. Con la partecipazione de La Lumera ODV. Partner sostenitori: SE.RA. Centro Studi del Conflitto e SODIFA. Media partner: LAQTV – Canale 12.

 

 

IV Summit nazionale “Il Perdono nutre il Mondo”

“Il Perdono apre al futuro? I giovani e la libertà di scegliere”

Sabato 29 agosto 2026 – ore 16.30
Teatro San Filippo – Piazza San Filippo, L’Aquila
Ingresso fino a esaurimento posti

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PRINCIPESSA COSTANZA 2026, TUTTE LE CURIOSITÀ SULL’ASSALTO AL CASTELLO

PRINCIPESSA COSTANZA 2026,

TUTTE LE CURIOSITÀ SULL’ASSALTO AL CASTELLO:

DALLA “REGIA CINEMATOGRAFICA” ALLE “PROVE IN DIRETTA”

 

La Principessa Costanza 2026 ha chiuso i battenti, ma c’è uno spettacolo sul quale vale la pena tornare. Perché dietro quei minuti capaci, per tre notti, di tenere migliaia di persone con gli occhi rivolti verso Castello Macchiaroli c’è molto più di quello che il pubblico vede. È l’Assalto al Castello, momento clou di “Alla Tavola della Principessa Costanza”, diventato negli anni un vero evento nell’evento e capace di contribuire in maniera determinante a proiettare la manifestazione organizzata dalla Pro Loco Teggiano ben oltre i confini del Vallo di Diano.

Ma come nasce l’Assalto al Castello? Come si costruisce uno spettacolo che coinvolge oltre cento persone? Come vengono utilizzati gli spazi del Castello? E soprattutto: qual è il messaggio che si nasconde dietro battaglie, spari, luci, musica e fuochi d’artificio? A raccontarlo, a manifestazione conclusa, sono la presidente della Pro Loco Teggiano Concettamaria Cantelmi e il direttore artistico Giancarlo Guercio, tornando proprio nel luogo che per tre sere ha rappresentato il grande palcoscenico conclusivo della Diano del 1480.

Per Guercio la chiave utilizzata per costruire l’Assalto è stata volutamente cinematografica. Il Castello Macchiaroli non è soltanto lo sfondo dello spettacolo, ma diventa esso stesso parte della rappresentazione: balconi, mura, cancello e terrazzi sono utilizzati contemporaneamente e popolati da attori e figuranti. La difficoltà consiste nel far interagire azioni che avvengono in punti differenti e nel condurre lo sguardo dello spettatore esattamente dove la storia richiede. “La chiave cinematografica –spiega Giancarlo Guercio– si è rivelata forse ancora più adatta rispetto a quella teatrale per creare uno storytelling, quasi una sceneggiatura cinematografica. Attraverso l’occhio di bue e particolari effetti tecnici abbiamo cercato di guidare lo sguardo dello spettatore, creando quasi dei frame cinematografici. Quest’anno credo che il risultato sia stato ancora più interessante: tutto era maggiormente amalgamato e siamo riusciti a focalizzare meglio gli spazi e le singole scene, dando maggiore valore alle diverse azioni”. Un risultato possibile grazie a una complessa macchina nella quale componente artistica e componente tecnica devono procedere perfettamente insieme. Attori, figuranti, popolo, tecnici e Pistonieri Santa Maria del Rovo diventano tasselli di un unico grande quadro scenico, capace di utilizzare l’intera estensione del Castello.

A rendere ancora più sorprendente il risultato finale c’è un particolare che il pubblico difficilmente può immaginare: una prova generale completa dell’Assalto al Castello, prima dell’inizio della manifestazione, di fatto non è possibile. Alcuni dei gruppi coinvolti, come i Pistonieri Santa Maria del Rovo, raggiungono Teggiano soltanto a ridosso dell’11 agosto e tutti i protagonisti della rappresentazione riescono a ritrovarsi insieme soltanto alla vigilia dell’evento. Le diverse componenti lavorano e si preparano anche precedentemente, ma senza la possibilità di provare anticipatamente l’intero spettacolo con tutti i suoi protagonisti. Per questo la prima serata diventa essa stessa una sorta di prova generale in diretta: oltre cento persone devono muoversi in maniera coordinata tra mura, balconi, terrazzi e spazi intorno al Castello, sincronizzandosi con recitazione, luci, musica ed effetti scenici. Un meccanismo estremamente complesso, che può funzionare soltanto grazie alla professionalità, alla disponibilità e alla capacità di coordinamento di tutti coloro che ne fanno parte.

Ed è proprio la dimensione collettiva uno degli aspetti sui quali insiste la presidente Concettamaria Cantelmi. La prima sera rappresenta inevitabilmente anche il momento nel quale tutti i protagonisti si ritrovano contemporaneamente sulla scena; poi, replica dopo replica, movimenti, tempi e azioni vengono ulteriormente perfezionati. “I nostri figuranti e tutti i ragazzi che collaborano alla realizzazione dell’Assalto –sottolinea la presidente– sono diventati bravissimi, quasi dei professionisti, e riescono a immedesimarsi completamente nelle dinamiche dello spettacolo. Grazie al lavoro di tutti, insieme alla direzione artistica di Giancarlo, riusciamo a dare vita a uno spettacolo completo e immersivo, che credo rappresenti un’esperienza unica per chi vi assiste”.

Ma sarebbe riduttivo leggere l’Assalto soltanto attraverso la sua spettacolarità. Dietro l’azione scenica c’è infatti un messaggio che assume un significato particolarmente attuale. Un ruolo fondamentale è affidato alla Dama Bianca, personaggio introdotto nella precedente edizione e confermato quest’anno dopo il grande apprezzamento ottenuto dal pubblico. La Dama Bianca apre e chiude l’Assalto, creando una sorta di struttura circolare della narrazione. Ed è proprio nel suo ritorno finale che lo spettacolo cambia prospettiva: dopo la violenza dell’assedio, il pubblico viene invitato a riflettere su ciò che ha appena visto.

Due parole sintetizzano questo percorso: barbarie e armonia. “Nella prima parte –evidenzia Giancarlo Guercio– c’è una parola fortemente marcata: barbarie. Nell’ultima parte ce n’è un’altra: armonia. La Dama Bianca ritorna alla fine dell’assedio e invita a riflettere su una coscienza collettiva. La storia ci offre testimonianze dalle quali possiamo ancora imparare. Oggi credo sia fondamentale acquisire consapevolezza rispetto a quello che vogliamo essere nel mondo e nella vita, soprattutto perché i tempi che stiamo vivendo richiedono riflessioni di questo tipo”.

Così uno spettacolo che parte da una vicenda del Quattrocento riesce a parlare anche al presente. L’assedio, la battaglia e la paura non diventano una celebrazione della guerra, ma il punto di partenza per arrivare al suo contrario: alla necessità dell’incontro, della convivenza e dell’armonia.

E forse è anche questo uno dei motivi per i quali l’Assalto al Castello continua a esercitare un richiamo così forte: nell’ultima serata, vedere Piazza Portello e l’intera area intorno al Castello gremite di persone, nonostante i capricci del meteo, ha rappresentato una delle soddisfazioni più grandi dell’edizione appena conclusa.

Fondamentale per la riuscita della manifestazione è la collaborazione tra la Pro Loco Teggiano e le istituzioni. Il finanziamento ottenuto dalla Regione Campania, con il particolare impegno del presidente della Commissione Bilancio Corrado Matera, ha consentito anche quest’anno di realizzare e valorizzare l’Assalto al Castello, uno degli appuntamenti più attesi dell’intera manifestazione. Accanto all’Amministrazione Comunale di Teggiano guidata dal sindaco Michele Di Candia e alla Regione Campania, hanno sostenuto l’evento -tra gli altri- la Camera di Commercio di Salerno, il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, la Diocesi di Teggiano-Policastro e la Banca Monte Pruno.

La 31ª edizione è terminata il 13 agosto. Ma alla Pro Loco Teggiano il lavoro non si ferma: “Dal giorno dopo –conclude la presidente Concettamaria Cantelmi– si comincia già a pensare all’anno successivo. Appena termina un’edizione iniziamo a ragionare su ciò che può essere sviluppato e migliorato e sulle novità da introdurre. Perché, in fondo, Costanza non finisce mai.

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Federico Maria Sardelli in mostra a Torgiano: quando la grande musica diventa pittura

Torgiano (PG) 17 agosto – Ancora una volta, Federico Maria Sardelli dimostra come la poliedricità del vero ingegno rinascimentale possa trovare cittadinanza nel nostro presente. Conosciuto a livello internazionale come una delle massime autorità mondiali su Antonio Vivaldi, direttore d’orchestra, musicologo, flautista e saggista di raffinata penna, Sardelli torna a stupire il pubblico, ma questa volta lasciando la bacchetta sul leggio e imbracciando i pennelli.
A Torgiano, borgo umbro celebre per il suo connubio tra arte e cultura enogastronomica, la sua opera pittorica si svela in una mostra d’eccezione che si distingue per grazia, virtuosismo e profonda sensibilità estetica.
“La pittura non è un semplice contrappunto
alla mia musica, ma un altro modo per
catturare la medesima luce.”
(Federico Maria Sardelli)
Un virtuosismo tra tela e spartito.
Per chi conosce Sardelli solo attraverso le incisioni per la Vivaldi Edition o attraverso le sue leggendarie esecuzioni con l’ensemble Modo Antiquo, l’impatto con la sua produzione figurativa è una rivelazione folgorante. La pittura di Sardelli non è il dilettantismo d’un musicista illustre, bensì un linguaggio organico e maturo, frutto di anni di studio rigido e passione viscerale per la grande tradizione classica e figurativa.
Nel cuore di Torgiano, le tele esposte dialogano sapientemente con le architetture storiche che le ospitano. Tra i soggetti rappresentati figurano:
Paesaggi e atmosfere d’acque: Uno sguardo acuto sulla natura, dove i riflessi della luce e le velature cromatiche richiamano direttamente il dinamismo e la vivacità dei concerti vivaldiani.
Ritrattistica e figura: Un’indagine psicologica acuta, segnata da un tratto sicuro e da un’attenzione al dettaglio che evoca i maestri del passato senza mai cadere nella stancante citazione.
Scenografie e visioni d’epoca: L’universo barocco reinventato con gusto moderno e straordinario rigore formale.
Ciò che colpisce della pittura di Sardelli è la luce. Come nelle architetture sonore del “Prete Rosso” la struttura ritmica sostiene l’invenzione melodica, così sulla tela una linea di disegno nitida e ferrea cede il passo a campiture di colore calde, vibranti, intrise di un lirismo mai lezioso.
L’allestimento a Torgiano offre un percorso espositivo denso e intimo, capace di affascinare sia i melomani giunti per rendere omaggio al maestro della musica barocca, sia i collezionisti e gli appassionati d’arte figurativa in cerca di una pittura che sappia ancora parlare il linguaggio dell’armonia e della bellezza senza tempo.

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