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“Bogey” e “Fox”, storia del gergo che ha segnato la storia dei combattimenti dell’aria

Bogeys”. Un pilota da caccia americano aveva individuato due jet che si stavano avvicinando rapidamente. Dopo l’identificazione del modello e delle insegne, pochi istanti più tardi, attraverso la radio arrivarono altre parole in codice, parole destinate a entrare nelle cronache di quel combattimento: “Mi hanno voltato le spalle per la quinta volta… Fox Two!”. Due missili aria-aria puntarono dritti verso i loro bersagli, abbattendoli entrambi.

Era il 4 gennaio del 1989, quando due caccia F-14 Tomcat della Marina statunitense intercettarono una coppia di MiG-23 Flogger libici sopra il Mediterraneo. L’intercettazione degenerò in un duello aereo a causa delle “ripetute manovre che lasciavano presagire intenzioni ostili” da parte dei MiG, e le voci dei piloti statunitensi impegnati nello scontro aereo, registrate dal Dipartimento della Difesa e successivamente diffuse dalle emittenti televisive, incuriosirono quanti non conoscevano l’esatto significato di quella parola in codice. Per chiunque avesse dimestichezza con gli aerei da combattimento e la loro storia, quell’espressione curiosa, “FOX TWO”, aveva un significato preciso, dimostrato dagli eventi riportati dalla cronaca: il pilota del caccia aveva portato il suo attacco lanciando un missile aria-aria a guida infrarossa.

Fox One, Fox Two, Fox Three sono tre formule che appartengono al linguaggio universale del combattimento aereo che interessa gli aerei della NATO, i “brevity codes”, parole convenzionali utilizzate per condensare informazioni essenziali nel minor tempo possibile, che, attraverso appena sei sillabe, raccontano buona parte dell’evoluzione del combattimento aereo che ha trasformato i duelli nei cieli dalla Guerra Fredda ai nostri giorni.

Fox One” è il messaggio in codice che indica il lancio di un missile a guida radar semi-attiva come il celebre AIM-7 Sparrow, diventato uno dei protagonisti dei combattimenti aerei della Guerra del Vietnam, quando gli aerei da caccia, dopo gliultimi scontri aerei alla vecchia maniera nei cieli della Corea, iniziarono ad affidarsi quasi esclusivamente ai missili. Nel caso dei missili a guida radar semi-attiva il principio di funzionamento impone una limitazione decisiva: il missile possiede un ricevitore radar, ma non un trasmettitore capace di cercare autonomamente il bersaglio. È quindi il radar dell’aereo che lo ha lanciato a dover “illuminare” l’obiettivo, mentre lo Sparrow segue l’energia riflessa fino all’intercettazione. Ne consegue che il caccia deve continuare a supportare l’ingaggio durante il volo del missile. Rompere l’aggancio per effettuare determinate manovre difensive può compromettere l’intercettazione. Per alcuni secondi l’aereo che ingaggia il suo avversario, il “cacciatore”, rimane quindi, in una certa misura, legato alla sua preda, il suo obiettivo. Anche se si tratta di pochi secondi, in un combattimento aereo nel quale più velivoli possono avvicinarsi reciprocamente a velocità elevatissime, quei secondi possono diventare un’eternità. Per tale ragione, la scelta di questo tipo di missile riguarda scontri aerei ravvicinati condotti in determinate condizioni.

Nel caso del messaggio in codice “Fox Two”, il pilota segnala invece il lancio di un missile a guida infrarossa, il classico heat-seeker. È il caso del celebre AIM-9 Sidewinder che, a differenza dello Sparrow, non necessita che il radar del caccia continui a illuminare il bersaglio: il suo sensore ricerca la radiazione infrarossa emessa dall’aereo avversario e, una volta acquisito l’obiettivo, lo insegue autonomamente. Le prime generazioni di missili a guida infrarossa, tra i preferiti dai piloti, erano particolarmente efficaci quando l’attacco era portato dalla posizione “in coda” all’avversario, dal momento che la firma termica dei motori risultava più evidente al missile in cerca di calore. Negli anni i missili infrarossi sono stati migliorati, per essere capaci di ingaggi da molteplici angolazioni, rilevando non soltanto le sorgenti termiche più intense ma anche altre componenti della firma infrarossa del velivolo. Sistemi di puntamento montati sul casco permettono inoltre al pilota di indirizzare il sensore semplicemente guardando verso il bersaglio, consentendo lanci ad elevato angolo fuori asse. Decisivi nel combattimento ravvicinato, vengono impiegati durante i dogfight che, come nel primo caso, avvengono a una “distanza visiva”, mentre appartengono al combattimento aereo “oltre l’orizzonte” i missili lanciati quando viene segnalato un “Fox Three”, il lancio di un missile a guida radar attiva come l’AIM-120 AMRAAM.

Questo tipo di missile aria-aria rappresenta il vero salto tecnologico nel combattimento aereo che ha profondamente modificato il combattimento, ponendo il pilota nella condizione di ingaggiare e combattere un avversario Beyond Visual Range (BVR), ossia oltre il raggio visivo. Ciò gli consente di attaccare un aereo a grandi distanze con un missile a lungo raggio che dispone di un proprio radar e raggiunge un obiettivo che il pilota non vede a occhio nudo. Dopo il lancio, il missile procede verso l’area prevista d’intercettazione sfruttando la navigazione inerziale e gli eventuali aggiornamenti trasmessi attraverso data link; nella fase terminale attiva il proprio sensore radar e cerca autonomamente il bersaglio. Quando questo avviene, un’altra parola può attraversare la radio: “Pitbull”. Significa che il missile è diventato autonomo nella fase terminale dell’ingaggio. Il caccia che lo ha lanciato non è più vincolato come avveniva con le precedenti armi e può quindi “sganciarsi” e assumere una posizione difensiva o rivolgere l’attenzione verso un’altra minaccia.

Prima dello sviluppo dei missili a guida radar attiva, attraverso il codice “Fox Three” si annunciava l’uso del cannoncino di cui ogni aereo da combattimento è dotato; oggi l’impiego in combattimento di un cannoncino M61 Vulcan/GAU-12 o, nel caso dei nostri Eurofighter, del Mauser BK-27 è segnalato con la chiamata “Guns, guns, guns”.

I missili aria-aria sono entrati in servizio negli anni Cinquanta, quando Stati Uniti e Unione Sovietica hanno sviluppato diversi tipi di queste armi, fornendole ai loro alleati. Il primo impiego confermato di questo tipo di arma in combattimento risale al 17 giugno 1965, quando due caccia F-4 Phantom statunitensi ottennero due abbattimenti confermati contro MiG-17 nordvietnamiti utilizzando missili aria-aria. Dal Vietnam alle guerre arabo-israeliane, dalla guerra Iran-Iraq ai conflitti contemporanei, sensori, propulsione e sistemi di guida non hanno mai smesso di evolversi. E la portata dei missili che possono colpire un obiettivo BVR ci è stata resa chiara durante il recente combattimento aereo tra Pakistan e India, in cui un caccia pachistano di fabbricazione cinese J-15 ha abbattuto “oltre il suo raggio visivo” un caccia indiano di fabbricazione francese Dassault Rafale.

È giusto ricordare come, oltre alle manovre diversive o destinate a degradare l’energia del missile avversario per ridurne le possibilità di intercettazione, possano essere impiegati flare contro i missili infrarossi, chaff e guerra elettronica contro quelli radar.

Uno studio condotto dall’US Air Force, basato su oltre 1.450 combattimenti aria-aria dal 1965 ai nostri giorni, ha evidenziato come armi e sensori a lungo raggio abbiano drasticamente ridotto gli scontri ravvicinati. Sebbene il dogfight non sia del tutto scomparso, e nessun pilota possa permettersi di ignorare l’importanza del duro addestramento per affrontarlo, esso rappresenta sempre più frequentemente l’ultima fase di una battaglia che è cominciata molto prima che i due avversari potessero vedersi. Come dimostra il recente abbattimento del caccia di ultima generazione Su-57 russo caduto nella “trappola” tesagli da un F-16 ucraino che ha lanciato un missile a guida radar contro un bersaglio oltre il raggio visivo, sfruttando le informazioni fornitegli da un aereo comando e controllo Saab 340 AEW&C.

Come la caccia alla volpe

Ma veniamo infine alla codificazione del nemico, quel famoso “Bogey” che venne annunciato dal pilota prima di identificare la minaccia e lanciare i suoi missili contro il suo avversario. Nell’aviazione militare, anche l’identificazione delle minacce possiede un proprio vocabolario. “Bogey” indica un velivolo o una traccia radar di identità sconosciuta: potrebbe trattarsi di un aereo amico, neutrale o nemico e deve quindi essere identificato. Il termine, diffusosi nel linguaggio della Royal Air Force durante la Seconda guerra mondiale, deriverebbe da parole folkloristiche più antiche come bugge o bogle, utilizzate per indicare fantasmi, spettri o figure inquietanti e sconosciute. Come non ricordare, con l’occasione, l’attaccamento dei piloti a un certo tipo di storielle e folklore che hanno dato vita, attraverso la penna del pilota da combattimento e celebre scrittore Roald Dahl, alla leggenda dei “Gremlins”, i folletti che manomettevano i motori. Sempre gli inglesi, quando erano prossimi all’ingaggio dei nemici intercettati, erano soliti gridare “Tally-ho!”, come nella caccia alla volpe.

Una volta stabilita l’identità, cambiano anche le parole utilizzate: “Friendly” identifica con certezza un velivolo amico; “Bandit” uno identificato come nemico, senza che ciò costituisca automaticamente un’autorizzazione ad aprire il fuoco; “Hostile” indica invece una minaccia contro la quale l’ingaggio è autorizzato o consentito per legittima difesa. “Vampire”, infine, segnala un missile ostile rilevato visivamente o dai sensori. In ultimo, un dato fondamentale: contrariamente a quanto suggerisce quella conversazione radio, identificare un “Bandit” non equivale, di per sé, a ricevere l’ordine di abbatterlo. Esistono delle regole d’ingaggio. Ma questa è un’altra storia.

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