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“La notte è il momento peggiore. Siamo svegliati continuamente dalle scosse”. Il racconto da Flores dopo il terremoto che ha devastato l’Indonesia

Il boato, il grido della terra e poi quella scossa interminabile: questo è il giorno da dimenticare a Flores, isola dell’Indonesia. Il terremoto di magnitudo 7,7 che ha fatto tremare tutta l’isola noi l’abbiamo vissuto in prima persona, a circa 104 chilometri dall’epicentro. Io sto bene. Sono con il mio compagno nella città di Ruteng e ci trovavamo qui nel momento in cui è arrivata la scossa. Prima abbiamo sentito un rumore fortissimo, subito dopo ha iniziato a tremare tutto. Si sono gonfiate le porte del terrazzo e hanno cominciato a cadere gli oggetti. La sensazione era che tutto si muovesse, con una violenza difficile da descrivere. Eravamo nella stanza di un piccolo hotel con sole 4 stanze e attorno un giardino. Per questo nel giro di pochi secondi siamo riusciti a uscire e a metterci in uno spazio aperto, lontano da qualsiasi cosa potesse caderci addosso. Anche gli altri sei turisti presenti si sono catapultati fuori, alcuni con addosso le coperte per proteggersi. È durato circa un minuto, ma in quei momenti il tempo sembra fermarsi. La struttura principale ha tenuto, ma sono cadute tegole, coperture dei terrazzi e altri materiali. E subito sono arrivate le notizie, insieme a una grande preoccupazione per le vittime, le case dilaniate e il gran numero di sfollati. L’allerta tsunami ha fatto temere, ma poi è rientrata lasciandoci tirare un sospiro di sollievo. Noi abbiamo scelto di rimanere ancora a Ruteng e di non metterci subito in viaggio. Dopo una scossa di questa intensità, infatti, ci preoccupavano anche le possibili frane sulle strade.

Quello che continua ad alimentare l’ansia sono le scosse successive. Secondo l’ente sismologico indonesiano BMKG sono state registrate centinaia di scosse di assestamento, con magnitudo tra 1,3 e 6,2. Di queste, una ventina hanno avuto una magnitudo attorno a 5 e le abbiamo percepite in modo forte. Molte delle scosse che abbiamo avvertito sono state molto vicine a noi, a distanze comprese indicativamente tra i 34 e i 104 chilometri. Sentire continuamente la terra tremare sotto i piedi, dopo aver appena vissuto una scossa di magnitudo 7,7, mantiene inevitabilmente alta la tensione. La paura è soprattutto quella di nuovi terremoti forti e dei possibili crolli di strutture già danneggiate. Anche le notizie di scosse in altre isole dell’Indonesia vicine destano molta ansia. La notte è il momento peggiore. Ci svegliamo continuamente per le forti scosse e spesso dobbiamo correre fuori, all’aperto. Per ogni evenienza abbiamo preparato uno zaino con il necessario e i documenti, che teniamo vicino al cuscino.

La situazione nelle zone più colpite rimane molto difficile. Le operazioni di soccorso continuano e migliaia di persone sono state costrette a lasciare le proprie case. Molte dormono ancora all’aperto o in strutture provvisorie per paura di nuovi crolli. Le frane e i blocchi stradali rendono inoltre più complicati i collegamenti con alcuni villaggi e città. Allo stesso tempo, però, quello che stiamo vedendo qui è un popolo straordinariamente accogliente e solidale. Non passa giorno senza che le persone attorno a noi ci invitino a stare da loro o a condividere un pasto in una delle tante comunità di famiglie e amici.

Riceviamo a ogni passo una stretta di mano, un saluto, un abbraccio e un sorriso sincero. La macchina dei soccorsi è operativa anche grazie alla grande reattività degli indonesiani. I viaggiatori che abbiamo conosciuto ci raccontano di scene da film, con persone che spostano a mani nude i massi caduti dalle montagne sulle strade o che creano ponti di fortuna con assi di legno per superare uno dei tanti blocchi. Ci sono pochi turisti in giro. In moltissimi sono corsi a Labuan Bajo per prendere il primo volo disponibile.

Lungo le strade si vedono edifici crollati e tante persone che dormono sotto tendoni allestiti vicino alle risaie. Sono immagini che rendono concreto quello che, visto da lontano, può sembrare soltanto un numero o una notizia. Durante una commemorazione per le vittime abbiamo avuto modo di parlare con l’assistente del Ministro, con il servizio civile e con alcuni giornalisti, anche per capire quali fossero le informazioni più affidabili e, soprattutto, quali fossero i canali ufficiali e più sicuri. Essere qui e vivere un terremoto di questa intensità cambia completamente la percezione di quello che normalmente leggiamo. Non è soltanto un numero, una magnitudo o un dato su una mappa: è il boato che arriva all’improvviso, è vedere le persone correre fuori dalle case e cercare uno spazio sicuro. E poi è la paura che continua anche dopo, ogni volta che arriva una nuova scossa.

Nella foto: i soccorsi sull’isola di Flores

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Indonesia, nuova scossa di magnitudo 5,6 al largo delle coste: 700 italiani bloccati sull’isola di Flores. Sale il bilancio delle vittime

Un altro terremoto, questa volta di magnitudo 5.6, ha colpito l’Indonesia alle 2.46 (ora italiana) di stanotte, 17 agosto. L’ipocentro è stato localizzato a una profondità di 18 chilometri, circa 175 km a est della città di Labuan Bajo. Secondo quanto riporta l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), non è stato emesso alcun allarme tsunami. Non risultano danni o conseguenze sulla popolazione.

Si aggrava però il bilancio del sisma di magnitudo 7.7 che ha colpito l’isola di Flores negli scorsi giorni. In particolare sono almeno 53 le persone che hanno perso la vita e 12.800 quelle che non possono rientrare nelle proprie case secondo l’agenzia nazionale indonesiana per la gestione dei disastri (Bnpb). 135 invece i feriti. Ad aumentare è anche il numero degli italiani presenti al momento del terremoto e che ora sono bloccati sull’isola. In particolare sono 700 i connazionali non residenti e registrati su “Dove siamo nel mondo”. Nessuno di loro tuttavia sembra aver riportato danni o problematiche.

La Farnesina, attraverso l’Ambasciata italiana a Giacarta e l’Unità di Crisi, continua a fornire informazioni ai propri cittadini per permettergli di tornare a casa. Alcuni gruppi di vacanzieri sono riusciti a salire sull’aereo per lasciare il Paese già nella notte tra il 15 agosto e il 16. Complessivamente in Indonesia risultano almeno 2000 italiani iscritti all’Aire e circa 6000 connazionali non residenti registrati su “Dove siamo nel mondo”. Secondo il Ministero degli Esteri, al momento i principali aeroporti dell’area risultano operativi ma l’elevata domanda di voli da parte dei turisti internazionali e della popolazione locale sta determinando una disponibilità limitata di posti sui collegamenti aerei in partenza dall’area. La Farnesina intanto invita i connazionali presenti nell’area a mantenersi in contatto con l’Ambasciata e a registrare la propria presenza sui sistemi dell’Unità di Crisi.

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