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Stipendi fermi e carovita: 1 famiglia su 3 riduce il cibo, il 44% taglia l'abbigliamento

 

Negli ultimi due anni la spesa media mensile delle famiglie italiane è rimasta sostanzialmente invariata. Rimangono invece marcate le differenze territoriali tra Nord e Mezzogiorno, così come il divario di consumo tra nuclei italiani e stranieri, con questi ultimi che registrano consumi inferiori di quasi il 38%.

I dati confermano i ritardi del Sud in termini di salari e potere d'acquisto, evidenziando disuguaglianze sociali ed economiche destinate ad accentuarsi nei periodi di forte inflazione, aggravate dalla lenta dinamica di adeguamento salariale basata sull'indice IPCA.

Come cambia il carrello della spesa

Le abitudini di consumo degli italiani sono cambiate proficuamente rispetto a vent'anni fa. La composizione del carrello della spesa si è modificata sia per ragioni di prevenzione sanitaria, sia e soprattutto per vincoli di bilancio familiare.

Con l'aumento di quasi il 4% per i beni alimentari di prima necessità, i prodotti freschi e di qualità continuano a subire contrazioni: il pesce fresco è diventato un lusso per molte famiglie, che virano sempre più verso tagli di carne meno costosi o prodotti essenziali, riducendo l'acquisto di bevande ed extra.

I costi fissi che soffocano i bilanci: casa e trasporti

Se i generi alimentari hanno registrato incrementi più contenuti, lo stesso non si può dire per le spese obbligate. Le voci legate all'abitazione — tra locazioni, utenze di acqua, luce e gas —, i Trasporti (+10,6%) e i beni per la cura della persona continuano ad assorbire la fetta maggiore delle entrate.

Di conseguenza, le famiglie a basso reddito e quelle del Mezzogiorno si concentrano esclusivamente sui bisogni primari, riducendo drasticamente le spese discrezionali o rimandabili:

  • Vestiario e calzature: contrazione degli acquisti vicina al 45%.

  • Vacanze e viaggi: soggiorni più brevi e fuori dall'alta stagione.

  • Cura della persona: rinuncia o riduzione dei prodotti non essenziali per il 38,2% delle famiglie.

Rinunce alla salute e nuove forme di coabitazione

L'erosione del potere d'acquisto coinvolge ormai anche fasce di reddito che fino a pochi anni fa si ritenevano al riparo dalla crisi.

Non potendo abbattere i costi per affitti, assicurazioni o carburante, molte persone si vedono costrette a tagliare persino sulla salute, riducendo i controlli medici preventivi. Inoltre, per far fronte alle spese fisse, cresce il fenomeno della coabitazione forzata tra persone non appartenenti allo stesso nucleo familiare.

Single e nuclei numerosi: chi soffre di più la crisi

La crisi colpisce in modo asimmetrico le diverse tipologie di nucleo familiare. Le persone che vivono sole hanno subito l'aumento del costo della vita più di altre: nel 2025 la spesa media mensile di un single è pari a circa 2.070 euro, una cifra che equivale al 71% della spesa di una famiglia di due persone e al 63% di quella di una famiglia di tre componenti. Per via delle economie di scala, infatti, la spesa cresce in modo meno che proporzionale all'aumentare dei membri del nucleo.

Si nota inoltre come il titolo di studio influenzi la gestione dei consumi: chi ha un livello d'istruzione più elevato tende a razionalizzare meglio le spese, pur avendo subito pesanti contrazioni anche nelle voci culturali come cinema, teatro e libri.

Mappa dei tagli ai consumi essenziali:

  • 1 famiglia su 3 ha ridotto la spesa per cibo e bevande.

  • 44% ha tagliato le spese per l'abbigliamento.

  • 38,2% ha ridotto i prodotti per l'igiene e la cura della persona.

  • 25,4% ha rinunciato o tagliato spese sanitarie e prevenzione.

  • 45% ha ridotto la durata o la frequenza di viaggi e vacanze.

Fonte dei dati: Istat - Spese per consumi delle famiglie

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