Gli attacchi ucraini a tre data center di Yandex e la bufala sui bot russi divenuto delirio di massa
di Francesco Dall'Aglio
Post con molte immagini. Salite a bordo, si va velocissimo.
Tra ieri e oggi abbiamo assistito, e stiamo ancora assistendo, a quella che non riesco a classificare altrimenti che una manifestazione di delirio di massa, fortunatamente non nelle strade ma su Twitter. L’antefatto: gli attacchi ucraini a tre data center di Yandex tra l’8 e l’11 ottobre hanno portato a una serie di problemi gravissimi, bloccando o rallentando tutte le attività online della piattaforma. Questi blocchi e interruzioni sono debitamente comparsi nei grafici di Cloudflare radar (link 1), che è una piattaforma online che mostra in tempo reale ogni sorta di dati sul traffico internet globale e su molte altre cose interessanti.

Allego il grafico che ha cominciato a circolare su Twitter (foto 1): come si può vedere, poco dopo la mezzanotte dell’11 ottobre si registra il crollo verticale del traffico, che riprende parzialmente nel pomeriggio e nella giornata di oggi, assestandosi comunque su un livello molto più basso del normale, segno evidente che la rete Yandex non è più paralizzata ma i problemi non sono affatto risolti. Fin qui, niente di strano. Se guardate cosa esattamente misura il grafico, però, forse potete già prevedere cosa sia successo. Il grafico misura l’attività dei bot nelle richieste HTTP: in parole molto povere, l’attività dei crawler per l'indicizzazione della ricerca. Più di metà del traffico internet è composta da bot, ovvero da servizi automatizzati come i bot dei motori di ricerca che indicizzano i contenuti o i bot che chattano con gli utenti. Tutto questo costituisce traffico, e viene rilevato dai servizi come Cloudflare che, incidentalmente, utilizza una miriade di bot per la diagnostica del sito, per salvare copie delle pagine web eccetera. Yandex, che tra le molte cose che fa è anche un motore di ricerca, utilizza legittimamente una miriade di bot: se i data center vanno giù, vanno giù anche i bot che utilizza. Una persona normale, con una normale conoscenza delle cose del mondo, chiuderebbe qui il discorso. Se fai cadere un bicchiere a terra si rompe, non c'è molto altro da dire.
Su Twitter, però, di persone normali ce ne sono meno di quante ne servirebbero per fare massa critica. E così alcuni poveretti leggono bot e pensano agli account farlocchi utilizzati per fare pubblicità o disinformazione, anch’essi in effetti definiti bot. E ragionando, cosa che non dovrebbero fare essendo poco abituati, ne deducono che quel crollo verticale che abbiamo visto nella figura 1 non si riferisce ai crawler, che manco sanno cosa sono, ma a
@MAGAwarrior1776 o a @PutinloverZOV (anche @sLaVaUkRaiNixxx è un bot, ma lui va bene), e allucinano che siano questi bot a essere offline. Un utente su Threads (altra bestia che Twitter, lì non ho il coraggio di entrare) posta il grafico che ora trovate ovunque (foto 2). È in pratica lo stesso di Yandex, ma un po’ cambiato: riporta la dicitura ?attività quotidiana su tre mesi” e, naturalmente, Slava Ukraini e molte grazie. Lo posta così, senza commenti. Potremmo definirlo il paziente zero.

Il salto di specie, da Threads a Twitter, lo fa Tomáš Zdechovský, deputato ceco al Parlamento Europeo, che inventa che il grafico in questione rappresenta specificamente il traffico pro-AfD (foto 3). Da lì in poi la notizia esplode: gli attacchi ai data center russi hanno azzerato le fake news e gli account farlocchi in tutto il mondo. Ci cascano tutti, Huffington Post, ANSA, BBC, Le Parisien, Scandura, Burioni, Piagnerelli (se avete Twitter andate a leggere il nostro scambio sul mio account, si ride), e tutta la rete del partito Dem negli USA che esulta, perché a due settimane dalle elezioni di midterm la rete di disinformazione MAGA, che tutti sappiamo originata in Russia, è stata smantellata dagli eroici ucraini, e proprio mentre Trump li tradiva! Finalmente, twittano entusiasti, Twitter o X che dir si voglia è libero dalla disinformazione putiniana, MAGA, AfD, 5Stelle e qualsiasi cosa a loro non piaccia. Che viene, ovviamente, dalla Russia.

Fire Point, sempre a caccia di finanziamenti, elegantemente si attribuisce il merito (foto 4), qualcuno prova a ragionare ma ormai non c’è più nulla da fare, Twitter è letteralmente impazzito di gioia per la fine delle ?bot farm” russe che hanno avvelenato il mondo, finalmente si torna a respirare, finalmente l’aria è pulita. Perfino Morgan Freeman twitta entusiasta che Zelensky ha salvato la democrazia. Scende la sera, a qualcuno la sbornia inizia a passare, qualcuno cancella in fretta le menate che ha scritto (Piagnerelli, per esempio), ma la festa continua ancora. A questo punto, due considerazioni.

La prima: per liberali, dem, benpensanti, ?sinceri democratici” e centristi assortiti chiunque non la pensa come loro su qualsiasi argomento è un bot russo. Non è una persona e non è nemmeno un subumano, un fascista, un comunista, un orco, un mostro, un ciucciaputin (lo dicono ancora?): semplicemente non esiste, è aria, elettroni, qualcosa che sfarfalla nei banchi di un datacenter negli intervalli tra i reset di sistema. Perché non è nemmeno concepibile, evidentemente, che una persona viva e reale non la pensi come la pensano loro, perché come la pensano loro è l’unico modo in cui qualsiasi cosa può essere pensata. Questa cosa è un po’ preoccupante.
La seconda: migliaia di account da ogni parte del mondo stanno twittando da due giorni la stessa cosa, il più delle volte con le stesse parole, quasi sempre allegando la stessa immagine, e ritwittando altri account che dicono la stessa cosa e postano la stessa immagine. In parole povere, migliaia di bot stanno esultando perché non ci sono più i bot.
(Il collegamento tra il post su Threads e il tweet di Zdechovský è stato ricostruito da Raphael Wimmer e Florian Gallwitz)

