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America’s Most Expensive Senate Race

The Senate showdown in Texas shows why Donald Trump and the Republican Party are worried about the midterm elections.

© Kenny Holston/The New York Times; Antranik Tavitian for The New York Times

Ken Paxton and James Talarico.
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Workday wants a slice of customers' labour budget that its AI agents could replace

Workday wants customers to fund its AI agents from staffing and outsourcing budgets, not just IT spending, as it opens more HR and finance functions to automation. Speaking to investors at its annual conference in Las Vegas, the SaaS slinger said AI productivity gains could allow it to grow with fewer new hires. Customers could face a different cost calculation, however. Workday expects agent charges to grow with usage rather than simply the number of employees licensed to use its software. Chief AI Officer Joel Hellermark told financial analysts that automating work such as HR tasks could expand Workday's market "beyond the software budgets into the labor and services spend," where "customers are spending tens of millions of dollars on outsourcing." Hellermark claimed self-service AI agents had increased resolution rates for common tasks by 25 percent. "We're only getting started there," Hellermark said, arguing that Workday could significantly reduce customers' outsourcing spending. Aneel Bhusri, Workday co-founder and CEO, said using AI internally was helping the company grow without a corresponding increase in headcount. "We're looking at the products across all of our software providers [to show] how we can use AI to drive margin," he said. "It may not be in terms of more reductions in workforce… but there's also the opportunity to just not hire in areas we were hiring in the past and just leverage AI instead." This week, Workday announced broader "headless" access to its HR and finance systems, allowing AI agents to read data and perform tasks without users navigating its application interface. Its Model Context Protocol (MCP) tools provide access subject to Workday's permissions, approvals, and audit trails. Workday Data Cloud supports access to operational and historical data, including sharing with platforms such as Snowflake, Databricks, and Salesforce. Its architecture includes a data lake using the Apache Iceberg open table format. Bhusri expects customers to pay for AI agents based on consumption, with bills increasing as usage grows. "It's a flywheel. Once it gets going, it really gets going. It's a far better model than a people-based subscription-based model, which will continue for a long time. I see the bills we have to pay to Google Cloud and AWS and Azure, and I think why I'd like to be in that business," he said. In August, Reuters reported that private equity firm Silver Lake was in talks to buy Workday. The software company did not comment at the time. In February, Bhusri returned as CEO, replacing Carl Eschenbach, who stepped down with a lump-sum cash payment of $3.6 million. Speaking to investors this week, Bhusri said he wanted to centralize responsibility for AI. "When I came back, it was very diffuse. AI was owned by all the application teams; APIs were owned by all the application teams. And frankly, we're moving too slowly." ®

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EUDI Wallet, chi pagherà i costi dell’identità digitale europea?

L’Europa deve rendere disponibile l’EUDI Wallet entro dicembre 2026, ma il finanziamento dell’ecosistema resta aperto: imprese, settore pubblico e intermediari dovranno coprire emissione, gestione e verifica delle attestazioni senza scaricare i costi sui cittadini né comprometterne la riservatezza in tutta Europa

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Dalle Dolomiti a Venezia, le “anguane” raccontano un fiume immaginario

È un fiume immaginario, eppure concreto, in bilico tra bellezza, consumo di suolo e inquinamento, quello narrato da Giovanni Pellegrini nel documentario Anguane, le voci dell’acqua, che sarà al cinema dall’8 novembre. Presentato in anteprima al festival Cinemambiente di Torino, è stato premiato al Lessinia film festival e all’Euganea film festival. Arriva nelle sale italiane con la distribuzione indipendente di Ginko film e con la collaborazione di circoli Legambiente, sezioni del Club alpino italiano e associazioni locali. Le proiezioni, così, diventano occasioni di incontro e confronto sulla fragilità degli ecosistemi acquatici e l’urgenza di difenderli, in Veneto, dove è ambientato il film, ma non solo. 

Muovendosi in luoghi non precisati, tra le Dolomiti e la Laguna di Venezia, tra Piave, Adige, Brenta, Sile, Livenza, il documentario intreccia un’atmosfera da fiaba con le voci di scienziati e attivisti per l’ambiente. Tutto inizia dal suono: la cantante e attrice Maria Roveran, seguendo il rumore dell’acqua, cammina sui monti alla ricerca delle tracce delle anguane, figure mitiche della cultura popolare nel nordest italiano, conosciute con vari nomi. Sono le custodi delle acque e, in una delle regioni con il più alto tasso di consumo di suolo, mettono in guardia noi esseri umani sul nostro rapporto con l’elemento liquido. In Veneto, la seconda falda acquifera più grande d’Europa, tra le province di Vicenza, Verona e Padova, è stata contaminata da Pfas, gli inquinanti eterni, causando una grave minaccia per la salute di oltre 300mila persone.

Giovanni Pellegrini a Cinemazero di Pordenone (foto di Elisa Caldana)

Maria Roveran, accompagnata dal compositore Joe Schievano, raccoglie i suoni delle dimore delle anguane: sorgenti, torrenti, grotte, dando forma alla colonna sonora, che non imita la natura ma trasmettere l’energia dei luoghi attraversati. Accanto al percorso artistico, biologi, speleologi e attivisti, impegnati nello studio e nella difesa degli ecosistemi acquatici, documentano la fragilità di questi ambienti. Dalla purezza delle Dolomiti, man mano che il fiume scende verso l’Adriatico, il paesaggio si trasforma e si degrada, rivelando una terra segnata da ferite profonde, dove l’acqua porta i segni di un equilibrio compromesso. 

«Le storie che si intrecciano nel documentario interrogano profondamente il nostro rapporto con l’acqua e la natura», afferma il regista in un saggio inserito nel libro I diritti dell’acqua, pubblicato dalla casa editrice veneziana Wetlands e sostenuto dal Centre for Environmental Humanities dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. «Il modo in cui Maria ascolta e si rapporta all’ambiente che la circonda cambia progressivamente nel corso del film. Il semplice attraversamento dei luoghi e delle storie delle anguane si trasforma in una relazione vera e propria, e nel suono Maria scopre un’intimità differente con i paesaggi, con l’acqua e con ciò che è invisibile agli occhi. È un passaggio decisivo: abbandonare uno sguardo antropocentrico per aprirsi a una connessione più profonda, riconoscendo che non c’è più un mondo naturale da osservare, ma una realtà di cui siamo parte integrante».

In apertura, la cantante e attrice Maria Roveran, nel documentario “Anguane. Le voci dell’acqua”

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