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Newcleo investe 10 milioni in Francia: il piano per industrializzare il combustibile nucleare

Un nuovo centro avanzato di ingegneria, sperimentazione e formazione immersiva dedicato al combustibile nucleare è stato inaugurato giovedì 15 ottobre, a Chusclan, nella regione dell’Occitania, nel sud della Francia: uno dei poli principali dell’industria nucleare francese.

Newcleo, azienda pioniera nel settore delle tecnologie nucleari, ha aperto oggi Faster (Fuel process Assembly Storage Training and Enhanced Reality), concepito secondo un approccio pragmatico basato sul principio del test and learn, che integra le attività di ingegneria e sperimentazione pratica. Le soluzioni ideate dai team di newcleo vengono trasformate presso Faster in prototipi e modelli sperimentali, sottoposte a test in condizioni rappresentative di quelle operative e progressivamente perfezionate, contribuendo ad accelerarne il percorso verso l’applicazione industriale.

Frutto di un investimento di circa 10 milioni di euro, Faster offre un ambiente dedicato, privo di materiali nucleari, nel quale sviluppare, sperimentare e qualificare tecnologie e processi produttivi in vista della loro futura applicazione negli impianti di fabbricazione del combustibile MOX.

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Una tappa importante nell’attuazione industriale della strategia per il combustibile nucleare

“Faster rappresenta una tappa importante nell’attuazione industriale della nostra strategia per il combustibile nucleare – ha dichiarato Stefano Buono, fondatore e ceo di newcleo. – Offrendo un ambiente dedicato allo sviluppo, alla sperimentazione e alla qualifica delle tecnologie prima della loro introduzione negli impianti autorizzati, Faster riduce significativamente i rischi associati al nostro programma di produzione di combustibile MOX e accelera il percorso verso l’industrializzazione in Francia e negli Stati Uniti”.

L’azienda, che sviluppa reattori modulari avanzati e produzione di combustibile nucleare, è composta da circa 100 ingegneri e specialisti altamente qualificati.

Presso Faster sono già operativi sette impianti di prova, mentre ulteriori installazioni sono in fase di sviluppo. Le infrastrutture simulano diverse fasi e sfide della produzione di combustibile MOX, tra cui l’ottimizzazione del dosaggio delle polveri, l’ergonomia delle scatole a guanti (glovebox), la movimentazione delle pastiglie di combustibile, l’assemblaggio e la decontaminazione delle barrette di combustibile, l’ispezione delle pastiglie e il riempimento con elio.

Cos’è il combustibile nucleare MOX

newcleo punta a produrre combustibile nucleare MOX, una tecnologia consolidata basata su una miscela di ossidi di uranio e plutonio, utilizzata da decenni nei reattori commerciali, per alimentare i propri reattori veloci raffreddati al piombo (LFR) e potenzialmente rifornire altri operatori terzi. Quando viene impiegato nei reattori veloci, come gli LFR di newcleo, il combustibile MOX consente il riciclo multiplo del combustibile nucleare all’interno di un cosiddetto “ciclo chiuso del combustibile”.

Questo approccio circolare permette di estrarre una maggiore quantità di energia dalla stessa quantità di uranio naturale rispetto ai tradizionali cicli del combustibile basati su reattori termici, riducendo al contempo in misura significativa il volume e la radioattività dei rifiuti nucleari.

Analogamente al programma di sviluppo e qualifica dei reattori veloci raffreddati al piombo (Lead-cooled Fast Reactor) avviato da newcleo presso il Centro Ricerche ENEA del Brasimone in Italia, le infrastrutture installate presso Faster contribuiranno a ridurre i rischi tecnologici e industriali e a migliorare costantemente la tecnologia di produzione del combustibile MOX di
newcleo.

“Il centro è la dimostrazione concreta del nostro modello di sviluppo: team altamente qualificati, apparecchiature reali e partner industriali che trasformano la ricerca e l’ingegneria in impianti che intendiamo realizzare. Sviluppando il nostro programma per il combustibile nucleare all’interno della consolidata filiera nucleare francese, stiamo costruendo le competenze e le capacità necessarie per rendere possibile un ciclo chiuso del combustibile e diffondere a livello globale la prossima generazione di energia nucleare”, ha aggiunto Stefano Buono.

Industrializzazione in Francia e negli Stati Uniti

Newcleo ha proposto la realizzazione di un impianto avanzato di fabbricazione di combustibile MOX in Francia, nel dipartimento dell’Aube, nei pressi di Nogent-sur-Seine, destinato a produrre combustibile per i suoi futuri reattori europei. Il progetto ha raggiunto un importante traguardo sul piano regolatorio nel luglio 2026, quando l’Autorità francese per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (Autorité de sûreté nucléaire et de radioprotection) ha espresso una valutazione complessivamente soddisfacente sulle opzioni di sicurezza proposte, fornendo indicazioni concrete per proseguire lo sviluppo delle caratteristiche di sicurezza dell’impianto in vista della prevista presentazione della domanda di autorizzazione alla costruzione in Francia.

Nel contesto delle interlocuzioni in corso con la U.S. Nuclear Regulatory Comission, l’ente statunitense preposto all’approvazione della sicurezza degli impianti nucleari, newcleo intende recepire le osservazioni e le raccomandazioni dell’ASNR anche per rafforzare e rendere più efficiente la propria strategia autorizzativa per il mercato statunitense.

L’articolo Newcleo investe 10 milioni in Francia: il piano per industrializzare il combustibile nucleare è tratto da Forbes Italia.

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Jio Platforms, il colosso del miliardario Mukesh Ambani, punta a raccogliere 3,2 miliardi con la più grande Ipo dell’India

Di Yessar Rosendar, Forbes Staff

Jio Platforms, controllata da Reliance Industries del miliardario Mukesh Ambani, punta a raccogliere fino a 302 miliardi di rupie (3,2 miliardi di dollari) in quella che potrebbe diventare la più grande Ipo mai realizzata in India.

I dettagli dell’Ipo di Jio Platforms

Reliance Industries ha comunicato in un documento depositato presso la Borsa nella tarda serata di mercoledì che Jio Platforms ha fissato una forchetta di prezzo compresa tra 1.065 e 1.119 rupie per azione per la sua prima offerta pubblica, che prevede l’emissione di un massimo di 270 milioni di nuove azioni.

Gli investitori istituzionali selezionati (anchor investors) potranno iniziare a sottoscrivere le azioni lunedì, prima dell’apertura dell’offerta agli investitori retail, prevista per il 21 ottobre, e della sua chiusura il 23 ottobre.

Una valutazione da 108 miliardi di dollari

Al prezzo massimo della forchetta, Jio Platforms raggiungerebbe una valutazione di 10.300 miliardi di rupie (108 miliardi di dollari). A questa valutazione, diventerebbe la quarta società indiana per capitalizzazione di mercato, dietro alla controllante Reliance Industries, Bharti Airtel e Hdfc Bank.

Si tratta inoltre di una valutazione più che doppia rispetto ai 4.900 miliardi di rupie del 2020, quando Meta Platforms investì 5,7 miliardi di dollari nella società e Google si impegnò a investirne altri 4,5 miliardi.

Come saranno utilizzati i proventi dell’Ipo

Jio Platforms, guidata in qualità di amministratore delegato da Akash Ambani, figlio maggiore di Mukesh Ambani, prevede di utilizzare circa 275 miliardi di rupie (2,9 miliardi di dollari) dei proventi dell’Ipo per rimborsare il debito, secondo quanto riportato nel prospetto informativo.

Durante l’assemblea degli azionisti dello scorso anno, il presidente di Reliance, Mukesh Ambani, aveva dichiarato che la società avrebbe potuto quotarsi in Borsa entro giugno 2026, ma i piani sono stati rinviati a causa delle tensioni geopolitiche.

Prima dell’Ipo, Reliance deteneva una partecipazione del 66,4% in Jio Platforms, mentre Meta possedeva il 10% e Google l’8%, secondo il prospetto preliminare dell’offerta.

Jio Platforms, oltre 533 milioni di abbonati e ricavi in crescita

Con oltre 533 milioni di abbonati a giugno, Jio Platforms è il più grande operatore di telefonia mobile dell’India. Nell’esercizio chiuso il 31 marzo 2026, i ricavi sono aumentati del 14,6%, raggiungendo 1.500 miliardi di rupie, mentre l’utile netto è cresciuto del 15%, attestandosi a 300 miliardi di rupie.

La società ha rivoluzionato il settore delle telecomunicazioni quando, nel 2016, ha lanciato il proprio servizio offrendo chiamate vocali gratuite e traffico dati a basso costo.

Da allora ha continuato ad ampliare la propria presenza nel settore digitale e prevede di investire 110 miliardi di dollari nei prossimi sette anni in nuovi data center e iniziative legate all’intelligenza artificiale.

Il patrimonio di Mukesh Ambani

Con un patrimonio netto in tempo reale stimato in 83,3 miliardi di dollari, Ambani è tra le persone più ricche dell’India. È presidente di Reliance Industries, conglomerato attivo nei settori dell’energia, della petrolchimica, delle telecomunicazioni, della vendita al dettaglio, dei media e dei servizi finanziari.

L’articolo Jio Platforms, il colosso del miliardario Mukesh Ambani, punta a raccogliere 3,2 miliardi con la più grande Ipo dell’India è tratto da Forbes Italia.

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L’allarme di Larry Fink: perché fermare i data center significa rischiare la recessione

Gli Stati Uniti andranno incontro a una recessione economica se verrà stabilita una moratoria contro i data center: è il parere espresso mercoledì dal ceo di BlackRock, Larry Fink, il quale sostiene che l’espansione di queste controverse strutture “non è il problema”, mentre gli americani vedono con sempre maggiore negatività i data center e il loro impatto.

I fatti principali

  • In un’intervista rilasciata a Cnbc a seguito dei risultati del terzo trimestre di BlackRock, Fink ha dichiarato che “una sorta di moratoria in questo Paese” porterebbe gli Stati Uniti in recessione, evidenziando come gran parte dell’economia sia legata agli investimenti nei data center.
  • Gli americani sono sempre più critici nei confronti dei data center e dei loro potenziali impatti economici e ambientali, secondo un sondaggio del Pew Research Center, con almeno il 49% degli intervistati che afferma che i data center sono prevalentemente dannosi per l’ambiente, per i costi dell’energia domestica e per la qualità della vita di chi risiede nelle vicinanze.
  • Fink ha affermato che gran parte dei timori sull’espansione dei data center derivano da “disinformazione”, aggiungendo: “I data center non sono il problema”.
  • Fink ha difeso il valore dei data center per la creazione di posti di lavoro, spiegando che hanno generato domanda di lavoratori nel settore dell’edilizia, delle infrastrutture energetiche e dell’hardware per il calcolo dell’intelligenza artificiale.

Nota a margine

Il titolo BlackRock è in lieve rialzo a 1.067 dollari per azione dopo aver pubblicato i risultati del terzo trimestre, superando le attese e registrando un utile netto di 2,6 miliardi di dollari. Le azioni del gigante della gestione degli investimenti sono in calo dello 0,5% dall’inizio dell’anno.

Il contesto

Il data center rappresentano la spina dorsale fisica del boom dell’IA e del cloud computing. Gli investimenti nei data center dovrebbero raggiungere quasi 7mila miliardi di dollari a livello globale entro il 2030, secondo la società di consulenza direzionale McKinsey, che nota come oltre il 40% di tale spesa sia destinato a concentrarsi negli Stati Uniti.

I deputati André Carson (democratico, Indiana) e Alexandria Ocasio-Cortez (Democratica, New York) e il senatore Bernie Sanders (indipendente, Vermont) hanno introdotto durante l’estate l’AI Data Center Moratorium Act, con l’obiettivo di stabilire tutele per i lavoratori e l’ambiente, introducendo anche un divieto alle esportazioni americane di infrastrutture di calcolo per l’IA verso Paesi privi di adeguate garanzie. La legge si trova ancora nella fase iniziale di esame da parte delle commissioni.

Il presidente Donald Trump ha sostenuto con forza la crescita dell’IA e la costruzione dei data center a supporto, esortando le comunità locali ad accogliere queste strutture e a “lasciar regnare i dati”. Il presidente ha sostenuto che i data center saranno una risorsa per i quartieri in cui vengono costruiti, affermando che le comunità che vi si oppongono rimarranno “arretrate e povere”.

L’articolo L’allarme di Larry Fink: perché fermare i data center significa rischiare la recessione è tratto da Forbes Italia.

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