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America’s Most Expensive Senate Race

The Senate showdown in Texas shows why Donald Trump and the Republican Party are worried about the midterm elections.

© Kenny Holston/The New York Times; Antranik Tavitian for The New York Times

Ken Paxton and James Talarico.
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“Lawyer sì, attorney no”: il caso di Katie Zacharia e il significato dei titoli legali negli Usa

La nuova portavoce della Casa Bianca, Katie Zacharia, ha dichiarato che la Pepperdine University, dove ha conseguito la laurea in Giurisprudenza, le aveva comunicato che poteva definirsi “lawyer” (giurista), ma non “attorney” (avvocato abilitato all’esercizio della professione). In una nuova intervista al New York Times, Zacharia sembra quindi aver ammesso di non aver superato l’esame di abilitazione alla professione forense.

I fatti principali

  • Zacharia ha raccontato di aver consultato il presidente della Pepperdine University per capire come potesse presentare le proprie qualifiche durante le apparizioni sui media. Quest’ultimo le avrebbe consigliato di non utilizzare i termini “attorney” o “esquire”, spiegandole però che poteva definirsi “lawyer”.
  • Zacharia si è inoltre presentata come “general counsel” (responsabile degli affari legali) di diverse organizzazioni, una qualifica che, secondo Erwin Chemerinsky, preside della facoltà di Giurisprudenza dell’Università della California a Berkeley, sarebbe impropria se non avesse superato l’esame di abilitazione. Come ha spiegato al Times, “non si può ricoprire il ruolo di responsabile degli affari legali di un’azienda negli Stati Uniti senza essere abilitati all’esercizio della professione forense”.
  • Le qualifiche professionali di Zacharia sono state messe in discussione questa settimana, dopo la pubblicazione di diverse inchieste secondo cui non avrebbe superato l’esame di abilitazione in nessuno Stato americano. Tra queste, un articolo del Wall Street Journal ha riferito che Zacharia non avrebbe superato l’esame nel 2011, poco dopo essersi laureata in Giurisprudenza.
  • La distinzione tra “lawyer” e “attorney” è poco chiara. Alcuni esponenti della comunità giuridica sostengono che tutti gli “attorney” siano “lawyer”, ma che non ci si possa definire “attorney” senza essere iscritti all’albo degli avvocati. Il dizionario Merriam-Webster considera invece i due termini sinonimi, mentre l’Associated Press definisce “lawyer” un termine generico per tutti gli iscritti all’albo e “attorney” una persona legalmente nominata o autorizzata ad agire per conto di un’altra, generalmente, ma non necessariamente, un avvocato.
  • Zacharia ha inoltre dichiarato al Times di aver frainteso la domanda di un giornalista durante la conferenza stampa di martedì. Quando le è stato chiesto dove avesse superato l’esame di abilitazione, avrebbe capito invece “dove sei stata dopo la facoltà di Giurisprudenza?”.
  • Zacharia aveva risposto “quando mi sono trasferita in Cina”, suscitando numerose critiche e perplessità, dal momento che ai cittadini stranieri non è consentito sostenere l’esame di abilitazione né esercitare la professione legale in Cina.

La denuncia

Mercoledì, l’organizzazione di vigilanza Campaign for Accountability ha presentato un esposto allo State Bar della California, chiedendo di indagare sulle dichiarazioni di Zacharia relative alla sua qualifica di avvocato e ipotizzando che possa aver commesso un reato qualora si fosse presentata falsamente come tale.

L’esposto richiama il California Business and Professions Code, secondo cui “chiunque pubblicizzi o dichiari di esercitare la professione legale, o di essere autorizzato a esercitarla, oppure la eserciti effettivamente, senza essere un membro attivo dello State Bar o senza essere altrimenti autorizzato dalla legge o dalle norme giudiziarie a esercitare la professione legale nello Stato al momento dei fatti, è colpevole di un reato minore punibile con una pena fino a un anno di reclusione in una prigione della contea o con una multa fino a 1.000 dollari”, oppure con entrambe le sanzioni.

Il contesto

Zacharia, assunta per sostituire Karoline Leavitt, che si è dimessa ad agosto, ha tenuto martedì la sua prima conferenza stampa ufficiale. L’intervento è stato duramente criticato da ex portavoce della Casa Bianca e commentatori per la sua brevità — è durato meno di 15 minuti e Zacharia ha risposto soltanto a tre domande — e per diverse incertezze nelle sue dichiarazioni.

Commentatrice conservatrice ed ex dipendente del Dipartimento di Stato, Zacharia ha elogiato il presidente Donald Trump nel suo discorso introduttivo, dichiarando ai giornalisti che desiderava “lavorare per lui da moltissimo tempo”. Trump ha difeso Zacharia, dichiarando ai giornalisti subito dopo la conferenza stampa: “Penso che sia stata molto brava”.

L’articolo “Lawyer sì, attorney no”: il caso di Katie Zacharia e il significato dei titoli legali negli Usa è tratto da Forbes Italia.

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L’allarme di Larry Fink: perché fermare i data center significa rischiare la recessione

Gli Stati Uniti andranno incontro a una recessione economica se verrà stabilita una moratoria contro i data center: è il parere espresso mercoledì dal ceo di BlackRock, Larry Fink, il quale sostiene che l’espansione di queste controverse strutture “non è il problema”, mentre gli americani vedono con sempre maggiore negatività i data center e il loro impatto.

I fatti principali

  • In un’intervista rilasciata a Cnbc a seguito dei risultati del terzo trimestre di BlackRock, Fink ha dichiarato che “una sorta di moratoria in questo Paese” porterebbe gli Stati Uniti in recessione, evidenziando come gran parte dell’economia sia legata agli investimenti nei data center.
  • Gli americani sono sempre più critici nei confronti dei data center e dei loro potenziali impatti economici e ambientali, secondo un sondaggio del Pew Research Center, con almeno il 49% degli intervistati che afferma che i data center sono prevalentemente dannosi per l’ambiente, per i costi dell’energia domestica e per la qualità della vita di chi risiede nelle vicinanze.
  • Fink ha affermato che gran parte dei timori sull’espansione dei data center derivano da “disinformazione”, aggiungendo: “I data center non sono il problema”.
  • Fink ha difeso il valore dei data center per la creazione di posti di lavoro, spiegando che hanno generato domanda di lavoratori nel settore dell’edilizia, delle infrastrutture energetiche e dell’hardware per il calcolo dell’intelligenza artificiale.

Nota a margine

Il titolo BlackRock è in lieve rialzo a 1.067 dollari per azione dopo aver pubblicato i risultati del terzo trimestre, superando le attese e registrando un utile netto di 2,6 miliardi di dollari. Le azioni del gigante della gestione degli investimenti sono in calo dello 0,5% dall’inizio dell’anno.

Il contesto

Il data center rappresentano la spina dorsale fisica del boom dell’IA e del cloud computing. Gli investimenti nei data center dovrebbero raggiungere quasi 7mila miliardi di dollari a livello globale entro il 2030, secondo la società di consulenza direzionale McKinsey, che nota come oltre il 40% di tale spesa sia destinato a concentrarsi negli Stati Uniti.

I deputati André Carson (democratico, Indiana) e Alexandria Ocasio-Cortez (Democratica, New York) e il senatore Bernie Sanders (indipendente, Vermont) hanno introdotto durante l’estate l’AI Data Center Moratorium Act, con l’obiettivo di stabilire tutele per i lavoratori e l’ambiente, introducendo anche un divieto alle esportazioni americane di infrastrutture di calcolo per l’IA verso Paesi privi di adeguate garanzie. La legge si trova ancora nella fase iniziale di esame da parte delle commissioni.

Il presidente Donald Trump ha sostenuto con forza la crescita dell’IA e la costruzione dei data center a supporto, esortando le comunità locali ad accogliere queste strutture e a “lasciar regnare i dati”. Il presidente ha sostenuto che i data center saranno una risorsa per i quartieri in cui vengono costruiti, affermando che le comunità che vi si oppongono rimarranno “arretrate e povere”.

L’articolo L’allarme di Larry Fink: perché fermare i data center significa rischiare la recessione è tratto da Forbes Italia.

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Katie Zacharia non avrebbe superato l’esame da avvocato nel 2011: crescono i dubbi sui suoi titoli legali

La portavoce della Casa Bianca, Katie Zacharia, non ha superato l’esame di abilitazione alla professione forense in California nel 2011. Lo ha riferito il Wall Street Journal, in un clima di crescente attenzione sui suoi titoli legali, a seguito di un esposto presentato da un’organizzazione di controllo che chiede di indagare se la Zacharia si sia presentata illecitamente come avvocato.

Fatti principali

  • Citando una fonte anonima a conoscenza dei fatti, il Journal riporta che la Zacharia sostenne l’esame in California dopo essersi laureata alla Pepperdine University School of Law nel 2011, senza però superarlo.
  • Secondo il rapporto, la Zacharia affrontò l’esame mentre era impegnata nei preparativi per il suo matrimonio e per il trasferimento in Cina insieme al futuro marito.
  • La Zacharia ha superato il “Multistate Professional Responsibility Examination” – un test standardizzato che verifica la conoscenza dell’etica legale e della condotta professionale – ma il solo superamento di questa prova non conferisce l’abilitazione all’esercizio della professione forense.
  • Sempre nel 2011, si è trasferita a Pechino, dove ha lavorato come collaboratrice presso un importante studio legale cinese.
  • Non è chiaro se la Zacharia abbia sostenuto l’esame di abilitazione in altri stati o se lo abbia ripetuto in California dopo il 2011.

Cosa sappiamo dell’esposto contro la Zacharia?

Mercoledì, l’organizzazione non profit “Campaign for Accountability” ha presentato un esposto all’ordine degli avvocati della California (California State Bar Association), chiedendo di indagare sulle affermazioni della Zacharia, che si è definita avvocato. La portavoce si è più volte descritta come tale e anche il presidente Donald Trump, nell’annunciare la sua nomina, l’ha definita “avvocato” (attorney).

Un’analisi condotta all’inizio della settimana ha rivelato che Zacharia non risulta iscritta come avvocato abilitato né in California, né in Texas, né a Washington D.C. – le tre giurisdizioni in cui ha lavorato in passato. L’esposto presentato mercoledì sottolinea che, qualora la Zacharia si sia “proposta al pubblico come soggetto abilitato all’esercizio della professione forense pur essendone priva”, la legge della California configura tale condotta “come reato”.

Nota a margine

La nomina di Zacharia a segretaria stampa ha suscitato critiche da parte di alcuni ex studenti della Pepperdine University, ateneo presso il quale ha conseguito la laurea in legge nel 2011. La scorsa settimana, in seguito alla nomina, l’università ha pubblicato un messaggio di congratulazioni sulla propria pagina LinkedIn ufficiale, scatenando reazioni critiche nei commenti. L’ex deputato Wiley Nickel, democratico della California e anch’egli laureato alla Pepperdine, ha dichiarato a SFGATE di essere “molto deluso nel vedere la Pepperdine impegnarsi in una faziosa attività di propaganda a favore di Donald Trump”.

L’articolo Katie Zacharia non avrebbe superato l’esame da avvocato nel 2011: crescono i dubbi sui suoi titoli legali è tratto da Forbes Italia.

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Zelensky va a piangere da Re Carlo – Il Controcanto – Rassegna Stampa del 15 Ottobre 2026



Il Corriere ricorda che è iniziato il processo in Germania contro gli attentatori ucraini che hanno fatto saltare il North Stream. Repubblica rilancia le pulsioni russofobiche di Giorgia Meloni mentre Il Fatto ricorda come gli inglesi siano ancora oggi i maggiori sponsor di Zelensky

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