Archive Genocide, un sito per raccogliere le prove del genocidio a Gaza e spedirle alla Corte Penale Internazionale

Video, fotografie e testimonianze raccolti da una rete internazionale di volontari per documentare il genocidio a Gaza e preservarne le prove. Il progetto si chiama Archive Genocide e da pochi giorni, oltre a un sito, ha ora anche una mappa interattiva che permette di localizzare oltre 35mila immagini e 200.000 documentazioni, ricostruire gli attacchi e mettere i materiali a disposizione di giornalisti, ricercatori e organismi giudiziari.
La storia di migliaia di bambini uccisi da Israele, migliaia di donne e uomini sono tutte archiviate su Archive Genocide.
È una piattaforma digitale nata per raccogliere, catalogare e preservare le testimonianze del genocidio a Gaza.

Nel sito si trovano le immagini di bambini feriti, affamati, allo stremo e in molti casi uccisi, le testimonianze dei medici, i filmati di ospedali bombardati, le immagini di giornalisti uccisi mentre stavano lavorando e i video di migliaia di civili in fila per ricevere del cibo. Documenti che raccontano quanto accaduto nella Striscia a partire dal 7 ottobre 2023, attraverso ciò che è stato registrato da chi si trovava sul posto.

Israel opens fire for no reason at tents daily.
— Israel Exposed (@xIsraelExposedx) October 11, 2026
Today they murdered a 6 year old boy.
Yesterday they murdered a 8 year old girl. pic.twitter.com/oa5oMiFvFU
A tre anni dal 7 ottobre 2023, Archive Genocide è diventato uno dei più vasti progetti indipendenti di documentazione del genocidio a Gaza. All’inizio di ottobre 2026 i suoi responsabili hanno annunciato di aver superato i 200mila documenti tra video, fotografie e altri materiali, raccolti da fonti differenti: giornalisti, operatori sanitari, civili palestinesi, organizzazioni umanitarie, soldati israeliani e utenti dei social network.
L’obiettivo dichiarato è conservare una documentazione che possa essere consultata anche in futuro, quando le immagini avranno smesso di circolare sui social e l’attenzione internazionale si sarà spostata altrove.
Il progetto è legato al collettivo Israel Exposed, attivo sui social con l’account @xIsraelExposedx. Le persone che ne coordinano il lavoro preferiscono restare anonime, soprattutto per ragioni di sicurezza e per il timore di possibili ritorsioni da parte di Israele.
Intervistati dal quotidiano israeliano Haaretz, i responsabili hanno spiegato che una delle ragioni alla base dell’iniziativa è stata la progressiva scomparsa di fotografie e filmati dalle piattaforme digitali. Secondo il loro racconto, numerosi account personali, alcuni appartenenti a persone che avevano documentato bombardamenti e uccisioni, venivano cancellati insieme ai contenuti che avevano pubblicato.
Yesterday @X suspended Mo Hamzah's account. He didn't have the biggest audience here, but is well known on IG and other platforms – and does great work showing people the truth about Israel. He doesn't deserve to be censored
— Israel Exposed (@xIsraelExposedx) September 24, 2026
Please follow his backup @ayamollah while @Safety… pic.twitter.com/J0h5Enffkn
La rimozione di un video, in questi casi, può significare la perdita di una testimonianza difficilmente recuperabile. Molte delle persone che hanno registrato quelle immagini sono morte, sono state sfollate oppure non hanno più accesso ai propri dispositivi e profili.
Archivegenocide has crossed 400 million web requests in it's 13th week. We are launching a campaign to plaster posters/stickers and grafitti art in public areas showing the truth to people. This is especially important with the mid-terms coming up.
— Israel Exposed (@xIsraelExposedx) October 9, 2026
Use #archivegenocide to tag… pic.twitter.com/J0pZPDORXj
All’inizio di ottobre 2026 il collettivo ha presentato uno degli sviluppi più importanti del progetto: una mappa interattiva della Striscia di Gaza sulla quale sono stati collocati oltre 35.200 video e fotografie. La nuova funzione, disponibile all’indirizzo archivegenocide.com/geolocation, consente di esplorare il territorio e individuare i luoghi associati alle registrazioni conservate nell’archivio.

Chi consulta la mappa può cercare una località, selezionare un periodo oppure utilizzare filtri relativi alla tipologia di attacco e al grado di precisione della geolocalizzazione. Per i contenuti sono previsti collegamenti alle fonti e alle pubblicazioni originali del documento che si sta consultando, quando disponibili.
Un’altra funzione presentata dal progetto è Iris, un assistente basato sull’intelligenza artificiale integrato nel sito. L’obiettivo è rendere più semplice la consultazione di una raccolta ormai troppo estesa per essere esplorata manualmente. Attraverso richieste gli utenti possono cercare filmati relativi a determinati luoghi, persone, bombardamenti o periodi del genocidio a Gaza. Iris è stata integrata anche nella mappa geografica, dove può aiutare a individuare registrazioni e informazioni associate a una specifica area.
La particolarità di Archive Genocide è la quantità di materiale audiovisivo e il tentativo di collegare ogni documento ad altri elementi utili a ricostruirne la storia. Un filmato pubblicato su un social può essere ritrovato attraverso il luogo in cui è stato girato, confrontato con altre registrazioni e associato a testimonianze o rapporti riguardanti lo stesso episodio. Inoltre, ogni video o fotografia contengono un pannello in cui si cerca di fornire più informazioni possibili come data e ora, luogo dell’incidente, altri account coinvolti in modo che, chi ha bisogno di utilizzare quella prova, abbia più informazioni possibili a disposizione.
QR codes: pic.twitter.com/2k2J9ymQBz
— Israel Exposed (@xIsraelExposedx) October 9, 2026
Tutti possono raccogliere e inviare le prove del genocidio
Archive Genocide permette anche agli utenti di contribuire direttamente alla raccolta delle prove attraverso Submit, una funzione pensata per chi possiede video che documentano il genocidio a Gaza o possibili crimini commessi nella Striscia e in Cisgiordania.
Il procedimento richiede pochi passaggi. Dalla sezione Submit Footage del sito è possibile accedere a un gruppo Telegram dedicato e caricare il proprio filmato nel canale denominato War Crimes. Chi invia il materiale è invitato a fornire tutte le informazioni disponibili, soprattutto la data, il luogo della registrazione e la fonte originale.
La scelta di Telegram, spiegano i responsabili, è legata alla possibilità di conservare la qualità originale dei file e i relativi metadati, informazioni che possono risultare importanti per stabilire quando e dove un video sia stato registrato.
Una volta ricevuto, il filmato viene sottoposto al processo di verifica del team di Archive Genocide. I ricercatori esaminano il materiale prima di decidere se inserirlo nell’archivio. Quando è possibile determinarne la posizione geografica, il video può essere associato a un punto della mappa interattiva, diventando così consultabile insieme alle altre testimonianze raccolte nella stessa area.
Ma la funzione Submit ha anche una finalità giudiziaria. Secondo quanto dichiarato sul sito, i materiali esaminati e acquisiti vengono inoltrati ai gruppi legali che lavorano sulle responsabilità per i crimini commessi a Gaza: la Corte penale internazionale (CPI), la Hind Rajab Foundation e il team legale sudafricano impegnato nel procedimento per genocidio contro Israele davanti alla Corte internazionale di giustizia.

Fonti
- https://archivegenocide.com/submit.html
- https://archivegenocide.com/geolocation/
- https://www.haaretz.com/gaza/2026-10-07/ty-article-magazine/.premium/bearing-witness-websites-document-gazas-catastrophe-for-the-ages/000001a1-15fd-dbd6-a5a5-9dff241f0000?gift=1cd1f4078a754adab881315d45452b72
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