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Reuters rivela come l’Iran sfida la superiorità militare degli Stati Uniti.

Un rapporto di Reuters ha rivelato come l’Iran e i suoi alleati stiano resistendo alla superiorità militare statunitense e prendendo l’iniziativa con attacchi di precisione nel Golfo Persico.

Secondo un rapporto pubblicato giovedì dall’agenzia di stampa britannica Reuters , missili e droni iraniani hanno attaccato infrastrutture strategiche nei paesi del Golfo Persico in almeno 135 occasioni. In molti casi, questi attacchi hanno causato danni considerevoli che i governi della regione avrebbero preferito tenere nascosti.

L’ inchiesta di Reuters descrive in dettaglio come gli attacchi dell’Iran e dei suoi alleati armati abbiano preso di mira impianti petroliferi, impianti di gas naturale liquefatto, aeroporti e sistemi di trasporto di idrocarburi in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Iraq, Qatar, Kuwait, Oman e Bahrein. Complessivamente, gli attacchi hanno colpito almeno 84 siti strategici dall’inizio dell’offensiva israelo-americana contro l’Iran, il 28 febbraio.

Tra gli obiettivi colpiti figurava il porto di Fujairah negli Emirati Arabi Uniti, uno dei principali hub per l’esportazione di petrolio della regione, situato al di fuori dello Stretto di Hormuz, dove gli attacchi hanno interrotto le operazioni per settimane. In Qatar, alcuni proiettili hanno colpito due unità di refrigerazione presso l’impianto di gas naturale liquefatto di Ras Laffan. Diversi aeroporti in almeno quattro paesi sono stati anch’essi presi di mira, mentre una stazione di pompaggio saudita è stata incendiata e altre due sono state danneggiate lungo un importante oleodotto che consente il trasporto del petrolio senza attraversare lo Stretto di Hormuz.

🔴Una investigación visual de Reuters muestra cómo Irán y sus fuerzas aliadas han logrado resistir la superioridad militar de Estados Unidos e incluso tomar la iniciativa mediante ataques precisos y selectivos contra infraestructuras críticas en todo el Golfo Pérsico. pic.twitter.com/rWubUuaPQq

— HispanTV (@Nexo_Latino) October 15, 2026

Le infrastrutture prese di mira rivestono un’importanza strategica e la loro distruzione o i danni subiti hanno ostacolato i piani militari statunitensi nell’ambito della guerra di aggressione lanciata da Washington e dal regime israeliano contro l’Iran. Il rapporto sottolinea come l’efficacia di questi attacchi metta in discussione l’immagine di un “Iran indebolito” e dimostri che il Paese è riuscito, almeno in parte, a riequilibrare le forze in una guerra asimmetrica attraverso una strategia incentrata sullo sfruttamento delle vulnerabilità economiche e logistiche dei suoi avversari.

Gli attacchi hanno seminato il panico nei paesi del Golfo Persico e contribuito all’aumento dei prezzi del petrolio, ostacolando al contempo gli sforzi statunitensi per mantenere la pressione militare sull’Iran. Secondo un’analisi di Reuters , la combinazione di attacchi mirati contro infrastrutture critiche e restrizioni iraniane al transito attraverso lo Stretto di Hormuz ha rafforzato la capacità di Teheran di esercitare pressione sui paesi vicini e sull’economia globale.

A questo proposito, Ryan Stevens, ex coordinatore delle operazioni speciali di attacco aereo del Corpo dei Marines degli Stati Uniti, che ha esaminato i risultati dell’inchiesta Reuters , ha dichiarato all’agenzia britannica che gli attacchi della Repubblica islamica dell’Iran hanno dimostrato “precisione, competenza nella selezione degli obiettivi e pazienza ” .

L’Iran ha neutralizzato quasi tutte le capacità statunitensi in 17 basi.

Il 28 febbraio, Stati Uniti e Israele hanno lanciato una guerra di aggressione non provocata contro l’Iran, durata 40 giorni. In risposta, la Repubblica islamica ha effettuato attacchi di rappresaglia contro basi militari statunitensi in paesi dell’Asia occidentale, nonché contro obiettivi militari israeliani nei territori occupati.

Teheran aveva messo in guardia tutti i paesi della regione contro qualsiasi complicità negli attacchi statunitensi e israeliani, sottolineando che la sicurezza regionale può essere garantita solo attraverso la cooperazione e il coordinamento tra i paesi dell’area, e non con la presenza di potenze straniere.

Fonte: Hispan Tv

Traduzione: Luciano Lago

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Il caso RAF Fairford e la presenza militare statunitense nel Regno Unito: questioni legali, politiche e strategiche.

Il 27 settembre 2026, la polizia britannica ha ricevuto una chiamata riguardante la presenza di tre furgoni sospetti nelle vicinanze della base RAF Fairford. La chiamata ha fatto scattare un’ampia operazione antiterroristica; l’area attorno ai veicoli è stata evacuata, comprese più di 80 abitazioni nel vicino villaggio di Whelford. Le attività degli artificieri non hanno tuttavia rilevato la presenza di ordigni esplosivi. Cinque cittadini britannici sono stati arrestati sul posto, con l’accusa iniziale di reati previsti dall’Explosives Act e successivamente con il sospetto di preparazione di atti terroristici ai sensi della Sezione 5 del Terrorism Act del 2006, altri due individui con doppia cittadinanza britannica  e iraniana sono stati arrestati in seguito. Al momento tutti gli indagati sono stati rilasciati sotto cauzione.

Al momento dell’allarme, la base del Gloucestershire ospitava una dozzina di bombardieri strategici B-1 dell’Aeronautica statunitense, attivamente impiegati nel conflitto contro l’Iran. L’amministrazione statunitense ha affermato che l’obiettivo dei potenziali attentatori era di creare “grossi danni,” e che fosse stato implicato attore straniero. Il governo britannico ha quindi affermato di avere “forti indizi” di un coinvolgimento iraniano nel presunto complotto. Dal canto suo, Tehran ha respinto ogni accusa. Il 5 ottobre, il presidente Trump ha annunciato il ridispiegamento dei bombardieri statunitensi presenti nella base britannica, citando potenziali rischi per la sicurezza dei velivoli. Al momento, tuttavia, le indagini sono ancora in corso e non è chiara l’effettiva gravità della minaccia nei confronti della base.

Aspetti legali della presenza militare statunitense nel Regno Unito da Fairford a Diego Garcia

RAF Fairford è una delle principali basi che ospita truppe statunitensi sul suolo britannico. Le forze armate statunitensi di stanza nel Regno Unito sono schierate su 13 basi della Royal Air Force (RAF). Queste installazioni comprendono tre basi aeree (Lakenheath, Mildenhall e Fairford), installazioni di comunicazione e radar, depositi di munizioni e centri di comando e amministrativi. Le forze statunitensi sono presenti nel Regno Unito con il consenso di Londra, non sono previste tuttavia restrizioni numeriche al personale schierato, che si attesta generalmente attorno alle 11.000 unità. Lo status giuridico di questa presenza è definito dal NATO Status of Forces Agreement del 1951, incorporato nel Regno Unito con il Visiting Forces Act del 1952.

Dal punto di vista finanziario, le basi rimangono formalmente di proprietà del Ministero della Difesa (MOD) di Londra, mentre i costi operativi sono a carico degli Stati Uniti. La sicurezza delle basi è coordinata tra Stati Uniti e Regno Unito sulla base di un Memorandum del 2007. Le forze di polizia britanniche sono responsabili della sicurezza esterna al perimetro della base, mentre la sicurezza interna delle basi è affidata ai militari statunitensi.

A livello operativo, Il Churchill-Truman Communiqué del 1952 stabilisce che le basi sul territorio del Regno Unito possano essere impiegate in tempo di emergenza dagli Stati Uniti solo a seguito di una decisone congiunta da parte del governo statunitense e britannico. I protocolli che definiscono questo processo decisionale sono contenuti in accordi che rimangono riservati, è tuttavia prevista una valutazione caso per caso da parte di Londra delle richieste di Washington.

Oltre alle basi sul suolo della Gran Bretagna, gli Stati Uniti mantengono inoltre una presenza nella base Diego Garcia nell’arcipelago delle Isole Chagos, con lo status di Territorio Britannico dell’Oceano Indiano (BIOT). Le isole, originariamente territorio dipendente della colonia di Mauritius furono separate come BIOT Indiano nel 1965. Nel 1966 gli Stati Uniti hanno siglato un accordo con il Regno Unito per l’utilizzo dell’isola a fini militari. La base è stata costruita e ampliata nel corso degli anni ’70. La realizzazione dell’installazione militare ha comportato la rimozione forzata della popolazione locale.

L’accordo del 1966, emendato a più riprese tra il 1972 e il 1999, garantisce la sovranità britannica sulla base. Aerei e navi di entrambi gli Stati possono entrare liberamente all’interno della base in circostanze ordinarie, in altre circostanze l’uso della base è anche qui sottoposto alla decisone congiuntadei due governi. Era prevista una durata iniziale dell’accordo di 50 anni, estendibile automaticamente per 20 anni in caso di mancato preavviso di disdetta. Il trattato è stato così rinnovato nel 2016, sebbene la Camera dei Comuni avesse evidenziato gravi criticità sulla trasparenza delle attività statunitensi all’interno della base, legate in particolare alle inchieste sui trasferimenti non autorizzati di detenuti durante la Guerra al Terrore.

A seguito dell’indipendenza nel 1968, la nuova Repubblica delle Mauritius ha chiesto la restituzione dell’arcipelago, scontrandosi con forti resistenze britanniche. Solo a seguito dell’intervento della Corte Internazionale di Giustizia e dell’aumentare della pressione internazionale, Londra ha avviato una negoziazione per il passaggio della sovranità delle isole. Il risultato è stato un accordo siglato nel 2025, che prevede la cessione alle Mauritius della sovranità dell’arcipelago. È previsto che la base rimanga sotto la giurisdizione e la responsabilità britannica per un periodo di 99 anni, estendibile di 40 anni. Il disegno di legge per l’implementazione è stato tuttavia messo in pausa a seguito delle pressioni statunitensi e il governo Burnham ha dichiarato l’intenzione di rivedere l’accordo.

Il ruolo delle basi britanniche in Epic Fury

Le basi britanniche, in particolare Fairford e Diego Garcia hanno un alto valore strategico per gli Stati Uniti, in particolare nel contesto del conflitto contro l’Iran. Queste garantiscono infatti una piattaforma per la proiezione militare statunitense al di fuori della portata di eventuali controattacchi iraniani.  

Nei giorni precedenti all’inizio di Epic Fury, a febbraio, il governo Starmer aveva inizialmente negato l’autorizzazione all’uso delle basi per un attacco preventivo contro l’Iran. Tale decisione era stata presa in un contesto di tensione tra Regno Unito e Stati Uniti proprio per la questione delle Isole Chagos. Negli stessi giorni, Il presidente Trump aveva infatti nuovamente criticato l’accordo siglato da Londra, ribadendo l’importanza della base per contrastare la minaccia iraniana.

Il 1° marzo, Starmer ha tuttavia autorizzato l’uso di Fairford e Diego Garcia per operazioni di natura “difensiva”. Il cambiamento di posizione è stato giustificato sulla base dei pesanti contrattacchi iraniani che avevano messo a rischio civili e personale britannico nel Golfo.

I giorni seguenti hanno visto l’arrivo di un numero senza precedenti di bombardieri strategici B-1 e B-52 presso RAF Fairford (si stima che 29 velivoli diversi abbiano transitato per la base durante l’operazione). L’uso della base permette di ridurre notevolmente la durata delle missioni, che, dagli Stati Uniti, possono durare fino a 37 ore. Fairford è una Forward Operating Location del Global Strike Command, ed è dotata quindi delle necessarie infrastrutture per ospitare bombardieri pesanti, tra cui anche i velivoli stealth B-2 Spirit, che per il conflitto hanno tuttavia operato solo da basi sul suolo statunitense.

Analogamente, anche Diego Garcia ha avuto un ruolo chiave nelle operazioni statunitensi nell’Oceano Indiano. La Naval Support Facility sull’isola serve infatti da importante hub logistico per le forze navali statunitensi, inoltre è anch’essa in grado di ospitare bombardieri strategici.

Sia Fairford che Diego Garcia si trovano a circa 4000 km dal territorio iraniano, ciò le rende sicure per schierare asset ad alto valore al di fuori della portata di eventuali contrattacchi, come quelli verificatisi per le basi nel Golfo. Tehran ha recentemente cercato di ampliare le proprie capacità missilistiche oltre i 2500 km attualmente stimati. Il fallito attacco contro Diego Garcia sembra tuttavia suggerire che l’Iran non sia ancora in grado di esprimere una minaccia credibile sotto questo aspetto. In questa azione sono stati infatti impiegati missili Khorramshahr, modificati per raggiungere Diego Garcia al costo di unadrastica riduzionedella carica esplosiva e della precisione.

Sebbene al momento le principali basi britanniche rimangano relativamente al sicuro da attacchi convenzionali, l’allarme a Fairford e il conseguente ritiro dei bombardieri sarebbe frutto di una preoccupazione per eventuali azioni asimmetriche con l’impiego di droni. Lo scenario è quindi analogo a quello dell’Operazione Spider’s Web, condotta nel giugno 2025 dalle forze armate ucraine contro una serie di basi aeree russe, con l’impiego di droni esplosivi occultati all’interno di rimorchi di camion. Dal canto suo, Londra ha invece riaffermato la sicurezza delle basi sul suo territorio, mentre il segretario di Stato Rubio ha negato il legame tra il fallito attentato e il ridispiegamento dei bombardieri, sostenendo di ritenere il livello di sicurezza delle basi britanniche soddisfacente.

Le basi sul suolo britannico rimangono comunque di particolare rilevanza per la proiezione globale statunitense. Il ritiro dei bombardieri da Fairford non può che limitare la prontezza operativa del Global Strike Command e la capacità di condurre sortite in tempi brevi. Ciò ridurrebbe in maniera limitata il livello di minaccia militare esercitato contro l’Iran, anche in vista di una eventuale ripresa degli attacchi dopo le midtermsdi novembre.

La vicenda Fairford va tuttavia letta alla luce di un contesto più ampio che vede la special relationship tra Londra e Washington sotto pressione a causa de conflitto in Iran. Dopo aver criticato la gestione della sovranità delle Chagos e l’iniziale rifiuto di autorizzare l’uso delle basi, gli Stati Uniti hanno espresso una crescente frustrazione anche per la poca propensione di Londra ad assumere un ruolo proattivo nella campagna contro l’Iran. Dal canto suo, Londra sembra al momento aver adottato una politica di cauto allineamento nei confronti degli Stati Uniti, come dimostrato dall’autorizzazione all’uso delle basi e dal congelamento dell’accordo con le Mauritius. Nonostante le frizioni, per il Regno Unito, gli Stati Uniti rimangono infatti un pilastro irrinunciabileper la propria architettura di sicurezza nazionale.

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