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Riccardo Lupino: “Bisogna ripensare il sistema…”



Riccardo Lupino presenta su Visione Tv il suo ultimo libro- “Agritortura”- evidenziando le tante criticità che attanagliano il settore

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Radio 24 in diretta da NetZero Milan 2026

Radio 24 in diretta da NetZero Milan 2026

Dal 20 al 22 ottobre 2026

Con lo studio al Centro Congressi Allianz MiCo – MILANO

Radio 24 protagonista a NetZero Milan 2026 con dirette e approfondimenti sui temi della transizione energetica

 

 

Dal 20 al 22 ottobre Radio 24 sarà presente con i propri studi a NetZero Milan 2026, l’Expo Summit dedicato alla transizione energetica in programma all’Allianz MiCo di Milano. Tre giornate di incontri, approfondimenti e dibattiti sui temi delle energie rinnovabili, del mercato energetico, del fotovoltaico e delle politiche climatiche, con l’obiettivo di favorire il confronto tra imprese, istituzioni, esperti e operatori del settore in una fase decisiva per il percorso verso la riduzione delle emissioni.

 

Dagli spazi della manifestazione, Radio 24 seguirà in diretta i principali temi dell’evento attraverso alcune delle trasmissioni più autorevoli del palinsesto. Martedì 20 ottobre, dalle 17.00 alle 18.30, sarà Focus Economia, condotto da Sebastiano Barisoni, a raccontare gli scenari economici ed energetici emersi dal confronto tra i protagonisti della filiera. Mercoledì 21 ottobre, dalle 13.00 alle 14.00, l’appuntamento sarà con Effetto Giorno di Alessio Maurizi, che approfondirà le sfide della transizione energetica e le ricadute sull’economia e sul sistema produttivo.

Tra i programmi presenti a NetZero Milan anche Radio Next, con Pepe Moder dedicato all’innovazione e alle trasformazioni tecnologiche che stanno ridisegnando il futuro dell’energia, e Smart City, con Maurizio Melis e Silvia Bandelloni, che darà spazio alle soluzioni più avanzate in tema di sostenibilità, città intelligenti e decarbonizzazione.

 

La presenza a NetZero Milan conferma l’impegno di Radio 24 nel presidiare i temi dell’energia, dell’innovazione e della sostenibilità, offrendo al pubblico analisi, approfondimenti e testimonianze dei protagonisti della trasformazione in corso verso un’economia a basse emissioni.

 

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L’1% PIÙ RICCO D’EUROPA HA UN DEBITO CLIMATICO ANNUO DI OLTRE 300 MILIARDI DI EURO

L’1% PIÙ RICCO D’EUROPA HA UN DEBITO CLIMATICO ANNUO DI OLTRE 300 MILIARDI DI EURO, DENUNCIA NUOVO REPORT DI GREENPEACE. IN ITALIA LE EMISSIONI DEI SUPER-RICCHI SONO 160 VOLTE MAGGIORI DI QUELLE DELLA METÀ PIÙ POVERA DELLA POPOLAZIONE

 

ROMA, 15.10.2026 – Mentre i leader europei si riuniscono oggi a Bruxelles per discutere del prossimo bilancio dell’Unione e di potenziali nuove fonti di entrate, un nuovo rapporto commissionato da Greenpeace Europa centro-orientale (CEE) denuncia che l’1% più ricco della popolazione nei 24 Paesi UE ha un debito climatico annuo associato al proprio patrimonio e agli investimenti di 301 miliardi di euro. Lo studio, realizzato dall’istituto Forum Ökologisch-Soziale Marktwirtschaft (FÖS) per Greenpeace, è il primo in Europa a stimare il debito climatico dei super-ricchi, ovvero il valore dei danni climatici associati alle emissioni prodotte in eccesso rispetto a una quota procapite equa, sia rispetto al patrimonio che rispetto ai consumi.

 

«Per troppo tempo ai super-ricchi è stato permesso di alimentare con le loro emissioni ondate di calore letali, siccità e inondazioni, mentre alla stragrande maggioranza delle persone spetta pagare il conto dei danni. È arrivato il momento di far pagare chi inquina», dichiara Ariadna Rodrigo, political campaigner di Greenpeace UE. «L’unione Europea sta tagliando il bilancio destinato alle energie rinnovabili, all’isolamento termico degli edifici, alle misure di protezione sociale e a una transizione equa per i lavoratori, ma i fondi per finanziare tutto questo ci sarebbero, basterebbe tassare i super-ricchi e le aziende dei combustibili fossili e degli armamenti, investendo i proventi in transizione energetica e adattamento climatico».

 

Fra i Paesi analizzati c’è anche l’Italia, in cui nel 2022 (ultimi dati disponibili) il debito climatico dell’1% più ricco della popolazione associato al patrimonio era di oltre 27 miliardi di euro, mentre quello associato ai consumi superava gli 11 miliardi di euro. Nello stesso anno le perdite economiche legate al clima subite dall’Italia ammontavano a circa 5,4 miliardi di euro. Il debito climatico è fortemente concentrato tra i super-ricchi: in Italia l’1% più ricco ha un debito climatico medio pro capite in base al patrimonio di circa sei volte quello del 10% più ricco. Dal rapporto emerge inoltre che le emissioni dell’1% più ricco nel nostro Paese sono pari a circa 160 volte quelle del 50% più povero della popolazione.

 

«I jet privati e gli stili di vita lussuosi sono solo la punta dell’iceberg. L’impatto climatico dei super-ricchi è molto più grande a causa delle loro proprietà, aziende e investimenti», dichiara Clara Thompson, esperta di giustizia fiscale di Greenpeace Germania. «I governi hanno ora l’opportunità di agire: devono avvalersi della Convenzione fiscale delle Nazioni Unite per rafforzare la tassazione della ricchezza estrema e far luce su chi possiede patrimoni ad alto impatto climatico, in modo da far pagare i super-ricchi per i loro danni ambientali».

 

Per questo motivo, Greenpeace Italia, insieme alle principali organizzazioni ambientaliste e pacifiste italiane, ha scritto al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti per chiedere un sistema fiscale più equo basato sul principio “chi inquina paga”, per tassare in modo adeguato e permanente le grandi fortune e i profitti derivanti dai combustibili fossili e dalla vendita di armi.

 

Il report di FÖS per Greenpeace CEE in inglese si può leggere QUI.

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Dal management di Khaby Lame al cinema internazionale: l’imprenditore che unisce business e diritti umani

Produttore cinematografico, manager globale e attivista per i diritti umani. Nicola Paparusso, fondatore della Paparusso Communication, è l’uomo che ha saputo anticipare le dinamiche della creator economy globale, guidando per anni come manager la crescita di fenomeni planetari come Khaby Lame.

Attivo socialmente con la piattaforma internazionale da lui guidata All Future Generations (Afg), è attualmente impegnato nella produzione internazionale del docufilm One Heart, che unisce grandi stelle del cinema mondiale, sostenibilità e diplomazia culturale.

Paparusso Communication si è imposta come un punto di riferimento globale nel digital management e nelle produzioni audiovisive internazionali. Come si tengono uniti settori apparentemente così distanti?

Il segreto è vedere le connessioni dove altri vedono barriere. Quando gestiamo grandi talenti o produciamo un’opera cinematografica, non ci limitiamo alla massimizzazione del profitto, ma cerchiamo un valore immateriale che possa trasformarsi in un asset concreto. Muoversi tra la gestione di grandi star, la produzione cinematografica internazionale e i tavoli della cooperazione globale richiede una struttura aziendale agile e una reputazione fondata sulla trasparenza. I partner finanziari ed etici internazionali riconoscono questo approccio e investono sui nostri progetti perché sanno che la sostenibilità dei valori si traduce in una solida sostenibilità economica.

A breve presenterete a Parigi One Heart. Questo progetto ha un’anima profondamente familiare, ma è anche segnato da un recente, doloroso lutto. Ce ne può parlare?

È un progetto nato dal cuore e dalla visione di mio figlio Axel. È stato lui a scriverne il soggetto, dimostrando una sensibilità straordinaria nel connettere la salvaguardia del pianeta alle tradizioni dei nativi americani. Abbiamo messo insieme un cast d’eccezione, dal premio Oscar Wes Studi a Mo Brings Plenty, volto della serie Yellowstone, fino a Marshall e Crystle Lightning. Colgo questa occasione per ricordare la nostra regista, una donna straordinaria. Nonostante stesse combattendo una dura battaglia contro il cancro e affrontasse cure estremamente invasive, continuava a venire sul set con un’energia instancabile. Purtroppo, ci ha lasciati a causa di un tragico incidente a cavallo. Non ce ne facciamo ancora una ragione, il dolore è immenso. Questo documentario è interamente dedicato a lei, alla sua memoria e alla sua straordinaria lezione di vita.

Nella creator economy, che oggi muove miliardi a livello globale, lei ha un osservatorio privilegiato: si pensi al suo ruolo di manager di Khaby Lame. Come si può conciliare la monetizzazione con il suo imperativo di guidare i grandi talenti verso l’attivismo sociale?

La creator economy è oggi una solida realtà finanziaria globale, ma rischia il collasso di credibilità se si limita alla sterile sponsorizzazione di prodotti. L’esperienza di aver guidato e gestito per anni un talento straordinario come Khaby Lame mi ha confermato che, quando si raggiungono tali livelli di visibilità planetaria, i grandi numeri devono necessariamente comportare grandi responsabilità. Una reach multimilionaria deve trasformarsi in un veicolo per lanciare messaggi universali, positivi e accessibili a tutti. La mia filosofia di management è chiara: aiutiamo i creatori di contenuti a capitalizzare la loro influenza globale orientandoli verso cause umanitarie, l’inclusione e il contrasto al razzismo. Un posizionamento etico a lungo termine vince sempre sulla monetizzazione speculativa a breve termine. 

Lei ha all’attivo collaborazioni negli Stati Uniti al fianco di star hollywoodiane. Lavorare a questi livelli cambia la prospettiva di un produttore? 

Confrontarsi con l’industria americana, osservare sul set artisti del calibro di Will Smith, Martin Lawrence, Kevin Hart e Ryan Gosling, per citarne alcuni, ti regala una preziosa comprensione della scala industriale dell’intrattenimento. Eppure, se devo guardare indietro e scegliere le collaborazioni che hanno davvero forgiato la mia identità, che mi hanno arricchito dentro e da cui ho imparato di più, devo tornare alle mie radici, in Italia. Penso, innanzitutto, al mio socio Gian Carlo Nicotra, lo storico regista scomparso nel 2013, un genio assoluto con cui ho condiviso la scrittura e la produzione di Sua Eccellenza Italia – Il Galà del Made in Italy per Rai Uno. E penso a Pippo Baudo, che di quel grande show fu lo straordinario conduttore. Lavorare al loro fianco è stata la mia vera università. 

La sua organizzazione, All Future Generations, ha all’attivo collaborazioni come quelle con Unesco, Unar e Parlamento europeo. In che modo queste sinergie istituzionali trasformano l’attivismo in un motore di crescita sociale ed economica?

Abbiamo strutturato Afg come una piattaforma di cooperazione internazionale ad altissimo livello. Queste partnership testimoniano che la lotta per l’uguaglianza, contro il razzismo e per la valorizzazione delle diversità non è solo uno slogan, ma una necessità strutturale delle società moderne. Portare questi temi ai tavoli delle massime istituzioni e integrarli nelle filiere creative della moda e dell’arte permette di creare opportunità reali per i mercati emergenti. L’inclusione crea valore economico reale, apre nuovi mercati e forma una nuova generazione di cittadini e professionisti globali.

Ci risulta che Paparusso Communication stia lavorando a un nuovo progetto, questa volta tutto al femminile. Che cosa può anticiparci?

È tra i progetti in fieri: una docuserie dedicata alle donne e al loro successo, dove ogni puntata sarà dedicata a un personaggio contemporaneo. Ad aprire la serie sarà Jasmine Haffadi, fondatrice di StoreFit, imprenditrice di successo nel mondo fitness italiano. 

L’articolo Dal management di Khaby Lame al cinema internazionale: l’imprenditore che unisce business e diritti umani è tratto da Forbes Italia.

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Oratori, doposcuola  e campi estivi inclusivi,  la carica dei 33mila

Il mio posto nel mondo affronta una questione fondamentale: fare in modo che le opportunità educative siano accessibili a tutti, indipendentemente dalla condizione economica, sociale o personale e dal luogo in cui si vive. La Fondazione Crt di Torino ha sostenuto nel 2026, in Piemonte e Valle d’Aosta, 65 centri estivi, 60 doposcuola e 7 pre-scuola, con un impegno economico di 3,5 milioni di euro e oltre 33mila bambini e ragazzi raggiunti. Un progetto che agisce contemporaneamente su più dimensioni: riduce le barriere economiche all’accesso, sostiene l’inclusione di bambini e ragazzi con disabilità permette di ampliare la capacità di accoglienza dei servizi e ne rafforza la qualità educativa.

Il progetto

A San Germano Vercellese (Vc), il sostegno si è tradotto in un co-finanziamento di 15mila euro per il centro estivo della parrocchia con 60 bambini. Antonella Bissolino Vergano, responsabile dell’oratorio: «Il sostegno ci ha consentito di ampliare le attività laboratoriali, introducendo pet therapy, arte e fotografia, psicomotricità, matematica di Singapore, teatro e danza. In un contesto caratterizzato da forte povertà economica e sociale, abbiamo potuto inserire sei bambini con disabilità con educatori professionali. Un bambino con autismo, mai inserito prima in un centro estivo, in un pomeriggio dedicato alla musica, ha preso il microfono per cantare». Il progetto ha coinvolto anche adolescenti come animatori del centro estivo, promuovendo responsabilità e partecipazione.

Filantropi Fondazione casa regge centro estivo Fond Crt
Giovanissimi di Borgo d’Ale (Vc) al centro estivo di Casa Regge

La Fondazione Casa Regge, che dal 2021 propone trattamenti riabilitativi ed educativi specialistici per bambini con disabilità intellettiva o difficoltà comunicative e relazionali a Borgo d’Ale (Vc), ha ricevuto un contributo per il progetto Estate inclusiva – Il mio posto tra gli altri. «Ci siamo resi conto di una forte esigenza delle famiglie, di un luogo davvero inclusivo per il periodo estivo», spiega il dg Gianluca Averono. «Da qui è nata l’idea di partire dai bisogni e dalle fragilità per costruire un’esperienza capace di essere divertente e ricca di occasioni di apprendimento. Grazie al supporto abbiamo potuto realizzare il progetto al Santuario della Beata Vergine del Trompone, uno spazio grande, sicuro e accessibile, con numerose aule e ampi spazi nel verde, ideale per accogliere bambini con esigenze diverse». Il centro ha accolto fino a 180 bambini (6-16 anni) degli oratori del territorio. 

L’intervista ad Anna Maria Poggi

«I centri estivi, i doposcuola e i pre-scuola rappresentano una risposta a un bisogno rilevante delle famiglie, specie di quelle più fragili: un bisogno a oggi non soddisfatto a sufficienza». Per la presidente di Fondazione Crt Anna Maria Poggi è questo il senso più profondo di un progetto come Il mio posto nel mondo, che punta a colmare le disuguaglianze in termini di possibilità educative offerte a bambini e ragazzi. «Crediamo sia fondamentale mettere in campo interventi capaci di tenere insieme politiche e strumenti diversi, costruendo intorno alle famiglie una rete di opportunità».

Filantropi Anna Maria Poggi_ pres fond Crt
Anna Maria Poggi, presidente di Fondazione Crt

L’iniziativa sposa la visione filantropica della terza fondazione bancaria d’Italia, da sempre in dialogo e connessa ai territori. «Da 35 anni lavoriamo in modo capillare a fianco di istituzioni, enti del Terzo settore, associazioni e comunità locali, anche nei centri più piccoli e nelle aree interne», dice la presidente. «È un approccio che si traduce in strumenti e iniziative diversi: dal sostegno ai Comuni per la salvaguardia e la cura del territorio fino ai progetti che rafforzano la capacità delle comunità di costruire e mantenere un’offerta culturale diffusa e accessibile».

Un progetto nato dall’ascolto

Il mio posto nel mondo nasce dall’ascolto. «Durante il lockdown, il confronto con le associazioni impegnate quotidianamente con giovani e periferie ci fece comprendere che, accanto alla necessità degli strumenti digitali per la didattica a distanza, esisteva un bisogno altrettanto forte di accompagnamento personale nello studio. Terminata quella fase, lo stesso ascolto ha fatto emergere altre priorità: la risocializzazione e il rafforzamento educativo. Per noi il territorio non è semplicemente il luogo in cui arrivano le risorse della Fondazione: è il luogo dal quale partono conoscenze, bisogni, competenze e soluzioni. Vogliamo valorizzare le comunità, sostenere ciò che già esiste, rafforzare le organizzazioni che lavorano quotidianamente con le persone. È questa la filantropia che vogliamo praticare: radicata nei territori, capillare nella presenza, costruita con le comunità e capace di rafforzarne nel tempo autonomia, competenze e capacità di iniziativa».

Un grande viaggio nell’Italia che opera «per amore al genere umano»: geolocalizzate e ordinate per settore di intervento ben mille realtà filantropiche e raccontati, in una gallery di cento, i progetti sociali e ambientali più innovativi.
DOVE VA A FINIRE LA FILANTROPIA

A San Germano Vercellese, il sostegno si è tradotto in un cofinanziamento per il centro estivo della parrocchia. «Il nostro contributo ha consentito non soltanto di agevolare economicamente la partecipazione delle famiglie, ma anche di accogliere bambini con disabilità e arricchire il programma con teatro, danza, pet therapy e altre attività educative inclusive». E così, intorno alle attività si creano collaborazioni, competenze e relazioni che rimangono sul territorio: «È questo che ci interessa particolarmente: un progetto capace di generare valore non soltanto per i singoli beneficiari, ma per l’intera comunità nella quale si realizza».

La prima volta al mare

C’è un episodio che per Poggi racchiude uno degli obiettivi più importanti del progetto: offrire a bambini e ragazzi occasioni che altrimenti potrebbero non avere. «Nella prima edizione, alcuni partecipanti provenienti dai quartieri più fragili di Torino, grazie a una gita organizzata nell’ambito delle attività estive, hanno visto il mare per la prima volta».

E poi c’è l’impatto, che non può prescindere dalla fiducia. «La Fondazione individua obiettivi e priorità, ma riconosce agli enti una flessibilità concreta nell’utilizzo delle risorse. È una scelta che nasce dalla consapevolezza che non esiste una soluzione identica per tutti i territori e che chi lavora ogni giorno con bambini, ragazzi e famiglie possiede una conoscenza essenziale per costruire interventi efficaci».

Fiducia non significa rinunciare alla valutazione. «Non ci interessa soltanto sapere quanti bambini hanno frequentato un centro estivo o quante attività sono state realizzate. Vogliamo comprendere se abbiamo contribuito a ridurre una barriera economica, a includere un ragazzo con disabilità, a offrire nuove opportunità educative, a sostenere una famiglia o a rafforzare una comunità. A questo proposito, abbiamo condotto un monitoraggio sui centri estivi nel 2024 e uno sul doposcuola nel 2025, e continuiamo a tenere alta l’attenzione sugli esiti dei nostri interventi».

Nell’immagine in apertura i ragazzi di Borgo d’Ale (Vc) al centro estivo di Fondazione Casa Regge, progetto sostenuto da Fondazione Crt – tutte immagini da Ufficio stampa

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