Svolta sull'auto nell'UE: intesa Francia-Germania sui motori termici post-2035 e sul "Made in Europe"



Nuovo appuntamento con la fortuna. Questa sera sono in programma le estrazioni del Lotto sulle undici ruote, del 10eLotto collegato – con Numero Oro, Doppio Oro ed Extra – e del SuperEnalotto.
BARI 13 07 33 24 26
CAGLIARI 41 25 22 86 82
FIRENZE 29 82 19 73 22
GENOVA 66 84 02 41 83
MILANO 72 48 32 25 03
NAPOLI 46 59 14 02 22
PALERMO 44 17 21 38 63
ROMA 05 47 75 34 87
TORINO 57 46 28 01 88
VENEZIA 45 62 64 15 58
NAZIONALE 28 90 30 40 36
35 41 44 54 55 76
Numero jolly 58
Numero superstar 55
10eLotto – Numeri vincenti: 05 07 13 17 25 29 33 41 44 45 46 47 48 57 59 62 66 72 82 84
NUMERO ORO:13
DOPPIO ORO:13 7
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Lo scorso 28 settembre la missione Juice dell’Esa ha superato un’altra importante tappa nel suo viaggio verso Giove: la sua penultima manovra di fionda gravitazionale, realizzata attraverso un flyby della Terra. Sorvolo che non è stato solo un passaggio essenziale sulla rotta della sonda verso Giove, ma anche un’opportunità per mettere alla prova le osservazioni e le operazioni che caratterizzeranno l’esplorazione del sistema gioviano da parte di Juice.
Fin dal suo lancio, avvenuto il 14 aprile 2023, Juice si sta dirigendo verso Giove e le sue lune ghiacciate, dove arriverà nel 2031. Arrivarci è però tutt’altro che semplice. «Per andare direttamente su Giove, occorre raggiungere una certa velocità», spiega Arnaud Boutonnet, mission analyst di Juice per l’Esa. «Ecco perché sono necessarie le manovre di assist gravitazionale».
Queste manovre sfruttano la gravità di un pianeta per alterare la rotta e la velocità di un veicolo spaziale. Con la sua recente fionda gravitazionale offerta dalla Terra, Juice ha ora completato tre dei quattro flyby previsti. Dopo il sorvolo di Venere, Juice aveva una velocità sufficiente rispetto alla Terra, ma non procedeva ancora nella direzione giusta. Quest’ultimo flyby ha modificato la direzione della traiettoria della sonda di circa 20 gradi, orientandola verso Giove, in vista di un’ultima correzione che avverrà nel 2029, durante il suo ultimo sorvolo del nostro pianeta.
Ma la manovra dello scorso settembre non ha riguardato solo la navigazione. Ha anche offerto ai team della missione una preziosa opportunità per simulare le sfide operative e scientifiche che attendono Juice su Giove.
Prova generale nelle tenebre
Lo scorso 12 agosto, molti hanno assistito alla spettacolare eclissi solare totale che ha attraversato la Groenlandia, l’Islanda, la Spagna e parti del Portogallo. Per gli osservatori sulla Terra, la fase di totalità è durata poco più di due minuti. Anche le sonde spaziali affrontano le eclissi. Durante la sua manovra gravitazionale lunare-terrestre nel 2024, Juice ha sperimentato un’eclissi della durata di 32 minuti. Il suo recente flyby terrestre, tuttavia, ha battuto un nuovo record per la missione. Prima del massimo avvicinamento, infatti, Juice è scivolata nell’ombra della Terra, trascorrendo tre ore in completa oscurità (ombra totale o umbra) e sei ore in ombra parziale. Fatto ancora più importante, l’eclissi ha replicato in modo molto simile le condizioni che Juice incontrerà su Giove, offrendo al Flight Control Team una rara opportunità per testare le future strategie operative anni prima dell’arrivo.
«I flyby sono diventati abbastanza di routine per la missione, ma richiedono comunque un’enorme quantità di preparazione. Per questo ci siamo preparati per più di un anno», ricorda Angela Dietz, spacecraft operations manager di Juice.
L’eclissi ha trasformato questa preparazione in una prova generale per Giove.
Tre ore senza Sole: batterie alla prova del buio
Juice è alimentata da due grandi pannelli solari, che insieme formano una superficie di 85 metri quadrati. Si tratta di un’area pari a circa la metà di quella di un campo da pallavolo. Questi pannelli saranno essenziali su Giove, dove la luce solare ha un’intensità pari a solo il tre per cento di quella terrestre, e le eclissi possono durare fino a cinque ore.
«Questa è stata la nostra prima opportunità per testare in volo condizioni di eclissi prolungata», spiega Dietz.
Video del flyby. Crediti: Esa/Juice/Jmc
Con mesi di anticipo, il Flight Control Team dell’Esoc (European Space Operations Centre) ha simulato scenari di eclissi e procedure di emergenza, mentre i team delle operazioni scientifiche dell’Esac (European Space and Astronomy Centre) hanno preparato gli strumenti per le attività di osservazione e calibrazione. La sera del 27 settembre, mentre Juice entrava nella penombra ,alle 21:30 ora italiana, gli operatori di volo dell’Esoc, man mano che la telemetria giungeva a terra attraverso l’antenna per lo spazio profondo di Cebreros Estrack dell’Esa, monitoravano il calo di potenza dei pannelli solari e il conseguente aumento dell’utilizzo delle batterie. Nel corso dell’eclissi, la carica delle batterie è scesa fino al 54 per cento. I pannelli solari hanno ripreso a generare energia alle 04:14 ora italiana. Con il limite operativo fissato al 35 per cento e il veicolo spaziale che si è comportato in modo nominale, il risultato ha superato le aspettative.
«I dati sull’energia che abbiamo ottenuto da questo flyby sono molto importanti, perché verranno utilizzati per le future simulazioni delle eclissi gioviane», spiega Paula Betriu, science operations engineer di Juice che lavora a Esac per Starion.
Ma l’eclissi è servita a molto di più che a verificare come mantenere in vita la sonda.
Scienza oltre la sopravvivenza
Su Giove, Juice dovrà continuare a fare scienza anche durante i lunghi periodi di oscurità.
«Inizialmente pensavamo che non avremmo avuto abbastanza energia per la strumentazione scientifica di bordo. Ma dopo aver approfondito la questione, ci siamo resi conto che potevamo mantenere attivi diversi strumenti e sfruttare appieno l’opportunità», dice Dietz.
I dieci strumenti scientifici hanno tutti contribuito alla campagna del flyby, seppur non tutti in funzione contemporaneamente durante l’eclissi.
«È stata una campagna impegnativa», dice Pilar Esquej, science operations engineer di Juice che lavora a Esac per Starion. «L’eclissi ha imposto vincoli rigorosi, quindi abbiamo dovuto stabilire le priorità delle osservazioni con estrema attenzione e trovare dei compromessi».
La Terra ripresa dalla fotocamera a guida italiana Janus
Durante la fase di assist gravitazionale, dal 27 settembre al 2 ottobre, la fotocamera scientifica ad alta risoluzione a bordo di Juice Janus, realizzata con il finanziamento dell’Agenzia spaziale italiana (Asi), ha acquisito 740 immagini, utilizzando i diversi filtri dello strumento e a varie risoluzioni spaziali. Durante il sorvolo della Terra, dal limbo notturno a quello diurno, Janus ne ha osservato con continuità la superficie. In particolare, è stata ottenuta una lunga sequenza diurna attraverso l’Oceano Indiano occidentale, il Madagascar e l’Africa centrale, osservati con molteplici filtri. Prima e dopo l’arco di massima vicinanza, la sonda è stata puntata verso la Luna, consentendo a Janus di ottenere immagini del nostro satellite in fase quasi piena. Il 2 ottobre, prima di concludere la sequenza operativa, Janus ha osservato la Terra un’ultima volta.

Dettaglio di una sezione della fascia di osservazione che mostra l’intera larghezza dell’isola del Madagascar, con cumuli di bel tempo sopra la terraferma e le valli fluviali nella parte occidentale. L’area marina luminosa e color ocra su entrambi i lati è dovuta al riflesso della luce solare sulla superficie dell’acqua. Crediti: Esa/ Juice / Team Janus. Elaborazione: L. Penasa
«Uno dei possibili casi di studio», spiegano il principal investigator dello strumento, Pasquale Palumbo, e i membri del team scientifico Alice Lucchetti, Luca Penasa e Cecilia Tubiana, tutti dell’Inaf, «riguarda la vegetazione. I filtri Janus nel visibile e nel vicino infrarosso consentono, infatti, di misurare il forte contrasto esistente tra l’assorbimento della clorofilla nel rosso e l’elevata riflettanza della vegetazione nel vicino infrarosso. L’analisi dei dati permetterà di produrre, in via sperimentale, mappe di indici di vegetazione e confrontare regioni molto diverse tra loro, come Mauritius, Madagascar e diverse aree dell’Africa orientale e meridionale».
«Sarà possibile poi confrontare questi prodotti», continuano i quattro ricercatori dell’Inaf, «con osservazioni iperspettrali della Terra ottenute da missioni dedicate all’osservazione terrestre. In particolare, dati Prisma potranno essere utilizzati come riferimento per verificare quanto le informazioni contenute nei più larghi filtri Janus riescano a riprodurre la risposta spettrale osservata da uno spettrometro iperspettrale. Sono inoltre previste osservazioni EnMap di alcune regioni attraversate dalla geometria dell’assist gravitazionale, in particolare in Madagascar e nell’area di confine tra Congo e Zambia. Alcune di queste regioni includono aree minerarie ben caratterizzate e potranno quindi costituire casi di studio per confrontare tecniche di analisi dati applicate ai dati EnMap, alle immagini multispettrali Janus e, dove disponibile, alle osservazioni Majis».
Un’occasione per mettere alla prova il software di guida autonoma
L’eclissi ha anche fornito l’occasione per testare un altro sistema chiave necessario su Giove: il software Eagle (Enhanced Autonomous Guidance through Limb Extraction), un sistema di guida autonoma migliorata basato sul riconoscimento del bordo apparente dei corpi celesti.
Eagle utilizza le due telecamere di navigazione della sonda per migliorare la precisione di puntamento durante i sorvoli ravvicinati delle lune, tracciando il bordo illuminato – il cosiddetto lembo – di un satellite naturale e aiutando così Juice a determinare la sua posizione con maggiore precisione e a mantenere le osservazioni esattamente sul bersaglio.

Immagine della Luna ripresa dalla NavCam della sonda Juice durante il sorvolo della Terra. Crediti: Esa/Juice/Jmc
Per il suo primo esercizio in volo, la geometria Terra-Luna è stata sfruttata per replicare quella di Giove e Io, preparando Eagle ai futuri flyby delle lune galileiane. I risultati saranno analizzati nei prossimi mesi.
Nonostante le difficoltà che ha posto, l’eclissi si è rivelata per alcuni aspetti anche vantaggiosa. Attualmente Juice si trova in un ambiente di crociera “caldo”, in cui le temperature limitano le osservazioni. Avere il Sole temporaneamente bloccato dalla Terra ha consentito alla sonda una maggiore libertà di puntamento, permettendo osservazioni altrimenti impossibili.
Nel loro insieme, queste attività hanno reso il flyby molto di più di una semplice correzione di traiettoria. Hanno dato a Juice un primo assaggio delle sfide che la attendono del sistema gioviano e la possibilità di fare una prova generale con anni di anticipo.
Fonti: press release Esa, press release Dlr

Microsoft sta sviluppando aggiornamenti di Edge senza riavvio, che mantengono schede e lavoro in corso. Ecco come funziona il prototipo.
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Un agente AI basato sul modello GPT-5.6 Sol ha rubato i token ETH dal wallet di qualcun altro per completare un compito sulla rete test di Ethereum.
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Il Walkman non è morto. Sony annuncia i nuovi lettori MP3 NW-WM1ZM3 e NW-WM1AM3 a prezzi da prodotto di lusso.
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“Se andiamo più d’accordo io e Saronni oppure Elly Schlein e Giuseppe Conte? Noi non siamo mai andati d’accordo e continuiamo a non andarci nemmeno oggi, perché Saronni è sempre polemico”. Francesco Moser, uno dei ciclisti italiani più noti di sempre, si è raccontato oggi a ‘Un Giorno da Pecora’, su Rai Radio1, a partire dallo sport che lo ha visto trionfare tante volte passando per la politica e non solo.
“Io veramente – ha detto Moser a proposito di Saronni – l’ho anche invitato a casa, abbiamo fatto dei pranzi e pedalato insieme. Poi, improvvisamente, non so se gli ha dato di volta il cervello ma si è messo a fare dichiarazioni di ogni tipo. Ha detto che gli ho rubato un Giro d’Italia, ma le classifiche mica le faccio io”. La rivalità tra Francesco Moser e Giuseppe “Beppe” Saronni ha infatti segnato l’età d’oro del ciclismo italiano tra la fine degli anni Settanta e la prima metà degli anni Ottanta (1978–1986). Poi, qualche battuta sulla politica: “Che ciclisti potrebbero essere Schlein e Meloni? Schlein è capace solo di andare contro, quando c’erano loro al governo non mi pare abbiano fatto meglio dell’esecutivo attuale.
Moser ha poi detto la sua su Vannacci e Meloni: “Sono posizioni completamente diverse, la Meloni ha tante cose a cui pensare, Vannacci gioca sulle cose che non vanno. Se tirerei ‘la volata’ alla premier? Sì, certamente”. In chiusura, Moser ha parlato della sua quotidianità: “Oggi vado con la bici elettrica, il mio fisico l’ho già strapazzato abbastanza. Troppo comoda? Credetemi, si può faticare anche così. Ho appena fatto il monte Bondone, 18km di salita, sono andato su in prima, se la fai con la bici normale arrivi su che non riconosci nemmeno più chi hai intorno. Così vai in bici senza impiccarti“.
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Microsoft Edge elimina i Preferiti e adotta il termine Bookmarks per attrarre gli utenti di Chrome. Ma in italiano la situazione è diversa.
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Apple ha finalmente ricevuto l'autorizzazione per distribuire le funzionalità AI in Cina, ma dovrà utilizzare solo i modelli AI di Alibaba (censurati).
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ChatGPT può trasformare le faccende domestiche in qualcosa di meno noioso, e con i plugin giusti, persino divertente. Ecco come.
The post Usare ChatGPT per rendere le faccende domestiche più divertenti appeared first on Punto Informatico.
Un milione e mezzo di euro in tre anni per contrastare il randagismo e contenere la riproduzione incontrollata di cani e gatti in Sardegna. È la dotazione del Piano triennale di sterilizzazione approvato dalla Regione, che prevede uno stanziamento di 500mila euro all’anno per il 2026, il 2027 e il 2028, destinato agli animali di proprietà e ai gatti appartenenti alle colonie feline censite.La ripartizione delle risorse è stata definita dalla Giunta regionale in attuazione della legge regionale 20 del 21 settembre 2026. La quota più consistente, pari a 300mila euro annui, sarà destinata alla sterilizzazione dei cani di proprietà dei residenti nell’Isola. Altri 100mila euro all’anno finanzieranno gli interventi sui gatti delle colonie feline censite, mentre la stessa somma sarà riservata ai gatti domestici.Per accedere ai contributi destinati agli animali di proprietà sarà necessario essere in possesso di un Isee in corso di validità non superiore a 20mila euro. Nell’ambito del Piano sarà data priorità agli esemplari di sesso femminile, con l’obiettivo di prevenire le cucciolate indesiderate e ridurre il rischio di abbandono. È prevista una deroga per i cani detenuti in ambito rurale, per i quali il contributo potrà essere riconosciuto indipendentemente dalla situazione reddituale del proprietario.Il coordinamento dell’attuazione del Piano sarà affidato alla Asl di Sassari, individuata come azienda capofila. Entro 30 giorni dall’approvazione della delibera, l’azienda sanitaria dovrà predisporre e pubblicare appositi avvisi rivolti ai potenziali beneficiari, con l’indicazione dei requisiti di accesso, delle modalità di presentazione delle domande, dei criteri di selezione e delle procedure per la rendicontazione delle spese. Gli interventi saranno programmati in collaborazione con i servizi veterinari delle aziende sanitarie locali.
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Studentesse e studenti del Corso di Studi in Pro.Ge.A.S. partecipano all’importante giornata dedicata ai distretti culturali denominata "Spazi, Visioni, Comunità per un nuovo sistema culturale" a Scandicci, presso l'Auditorium Centro Rogers, 27 ottobre 2026.
Studentesse e studenti del Corso di Studi in Pro.Ge.A.S. partecipano all’importante giornata dedicata ai distretti culturali denominata "Spazi, Visioni, Comunità per un nuovo sistema culturale" a Scandicci, presso l'Auditorium Centro Rogers, 27 ottobre 2026.
Si è tenuta giovedì 15 ottobre, nella cornice del Naturart Village di Pistoia, la cerimonia finale di consegna dei diplomi per la XXI edizione del Master organizzato dalla Fondazione PIN - Polo di Prato dell'Università di Firenze. L'evento ha festeggiato il percorso di 28 studenti che hanno completato con successo il programma formativo, confermando ancora una volta la validità di una proposta didattica fortemente integrata con il tessuto economico e produttivo del territorio.
Si è tenuta giovedì 15 ottobre, nella cornice del Naturart Village di Pistoia, la cerimonia finale di consegna dei diplomi per la XXI edizione del Master organizzato dalla Fondazione PIN - Polo di Prato dell'Università di Firenze. L'evento ha festeggiato il percorso di 28 studenti che hanno completato con successo il programma formativo, confermando ancora una volta la validità di una proposta didattica fortemente integrata con il tessuto economico e produttivo del territorio.

Microsoft ha sviluppato una funzionalità che permette di installare gli aggiornamenti di sicurezza per Edge senza interrompere le attività in corso.
The post Microsoft Edge: installazione update senza interruzioni appeared first on Punto Informatico.

Sembra essere partita forte la fase di preordine: sullo store ufficiale, acquistando iPhone Duo bisognerà aspettare fino al prossimo anno.
The post iPhone Duo a ruba: sold out, consegne nel 2027 e bagarini appeared first on Punto Informatico.
Noteworthy stories that might have slipped under the radar: BofA adds 1,000 patching contractors, KGB RAT pairs data theft with jump scares, and Langflow flaw under attack.
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Dal 1972, il secondo intercalare è stato aggiunto 26 volte, l'ultima nel 2016: entro il 2035 la pratica sarà sospesa per almeno un secolo.
The post Secondo intercalare, addio entro il 2035: cosa cambia e perché appeared first on Punto Informatico.
Sembravano in tutto e per tutto autentici modellini in scala della Mercedes-Benz 300 SL, indimenticabile sportiva della Casa della Stella, nella versione di serie del 1954. In realtà, la Stella c’era ma i modellini erano falsi.
Stivate in un container
Dettagli perfettamente curati ma qualcosa non tornava agli uomini del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Genova che, in collaborazione con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Genova, erano impegnati in attività di controlli dei container nel porto di Genova Prà.
Con la Stella ma contraffatte
Gli accertamenti tecnici - svolti con il supporto dei periti Mercedes-Benz, società titolare del marchio - hanno confermato il sospetto delle Fiamme Gialle. Per quanto i modellini fossero caratterizzati da finiture e dettagli particolarmente curati, l’utilizzo del simbolo della Stella, apposto in assenza di qualsiasi licenza o autorizzazione, si è rivelato illecito.
Pronte per il confezionamento finale
All’esito dei controlli, sono state sequestrate 2.400 riproduzioni in scala della lunghezza di circa 16 centimetri. Le 300 SL – in varie colorazioni, dal bianco al nero, dal rosso al verde - erano stivate in confezioni da 10 e protette da gusci in plastica trasparente. Come rilevato dai finanzieri e dai pertiti della Casa di Stoccarda, le caratteristiche dei prodotti e la presenza del marchio Mercedes-Benz risultavano “tali da poter indurre in errore consumatori e appassionati circa l’autenticità degli articoli”.
A tutela della concorrenza leale e contro i falsi
Il sequestro - spiega la Guardia di Finanza – ha consentito di prevenire un potenziale pregiudizio economico per il titolare del marchio, contribuendo anche alla tutela della concorrenza leale e degli operatori economici che agiscono nel rispetto delle regole. Infatti, l’attività si inserisce nel più ampio dispositivo di controllo svolto dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e dalla Guardia di Finanza a tutela dei diritti di proprietà industriale, della regolarità degli scambi commerciali e del corretto funzionamento del mercato.
Scattata la denuncia
A seguito dell’operazione, il legale rappresentante della società importatrice è stato segnalato all’Autorità Giudiziaria per il reato di cui all’art. 474 del Codice penale: introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi.




La sperimentazione del 6G in California: il test di Ericsson e Verizon valuta anche la penetrazione del segnale attraverso vetri e pareti.
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Se arriva un SMS che invita a pagare una multa per la violazione del codice della strada è smishing, quindi si deve eliminare senza cliccare sul link.
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Al via su Amazon il preordine di iPhone Duo, con la possibilità di prenotare lo smartphone pieghevole di Apple al prezzo minimo garantito.
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Scade il 30 di ottobre - L'Arma dei Carabinieri promuove una selezione pubblica rivolta ai giovani in possesso di titolo di laurea nelle aree scientifica, umanistica, sanitaria o ambientale. Segnaliamo un'importante opportunità professionale: l'Arma dei Carabinieri ha pubblicato il 1° concorso straordinario per il reclutamento di 400 Allievi Marescialli. Si tratta della prima selezione nella storia dell'Istituzione riservata specificamente a giovani che hanno conseguito un titolo di laurea. L'iniziativa mira a valorizzare le competenze accademiche e professionali dei candidati mettendole a disposizione della collettività.
Scade il 30 di ottobre - L'Arma dei Carabinieri promuove una selezione pubblica rivolta ai giovani in possesso di titolo di laurea nelle aree scientifica, umanistica, sanitaria o ambientale. Segnaliamo un'importante opportunità professionale: l'Arma dei Carabinieri ha pubblicato il 1° concorso straordinario per il reclutamento di 400 Allievi Marescialli. Si tratta della prima selezione nella storia dell'Istituzione riservata specificamente a giovani che hanno conseguito un titolo di laurea. L'iniziativa mira a valorizzare le competenze accademiche e professionali dei candidati mettendole a disposizione della collettività.

Un disegno di legge estende ad altri settori l'obbligo di garantire un servizio di assistenza clienti tramite persone fisiche, quindi non solo chatbot.
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Con NordVPN è possibile accedere alla migliore VPN da attivare per unna connessione veloce e illimitata da 10 dispositivi in contemporanea.
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Proton Pass permette di creare cartelle e sottocartelle per organizzare meglio password e altri dati, ma è necessario sottoscrivere l'abbonamento.
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Sei dipendenti di METR avranno accesso ai modelli Claude di Anthropic e pubblicheranno la valutazione dei rischi (con alcune limitazioni).
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La portavoce della Casa Bianca Katie Zacharia ha dichiarato giovedì sera a Fox News che il risultato dell’esame di abilitazione alla professione forense in California, che non aveva superato nel 2011, era “irrilevante”, dal momento che all’epoca si stava preparando a trasferirsi in Cina. Le dichiarazioni arrivano mentre cresce l’attenzione sulle sue qualifiche professionali in ambito legale e sulle ripetute affermazioni di essere un avvocato.
LEGGI ANCHE: “Lawyer sì, attorney no”: il caso di Katie Zacharia e il significato dei titoli legali negli Usa
Hannity ha messo in discussione anche la distinzione fatta da Zacharia tra lawyer e attorney, chiedendole perché non avesse semplicemente dichiarato “Non ho mai esercitato la professione legale” o ammesso di aver sostenuto una sola volta l’esame di abilitazione, senza superarlo.
La portavoce ha spiegato di non aver mai ripetuto l’esame dopo essere tornata negli Stati Uniti perché aveva avuto quattro figli nell’arco di sei anni e non aveva intenzione di esercitare la professione forense.
Ha aggiunto di aver “consultato avvocati e altri professionisti del settore legale” prima di presentarsi come lawyer durante le apparizioni televisive. Zacharia ha spiegato che alla base di questa scelta c’erano il titolo di studio conseguito alla Pepperdine University e la sua “concreta esperienza in ambito legale“.
“Non venivo pagata per fornire consulenza legale. Mi limitavo a offrire un’analisi generale delle circostanze giuridiche relative alla questione”, ha aggiunto.
Hannity ha incalzato Zacharia anche sulla sua prima apparizione nella sala stampa della Casa Bianca, martedì, che aveva ricevuto numerose critiche. La portavoce ha spiegato di aver accettato l’incarico soltanto pochi giorni prima della sua prima conferenza stampa e di essersi “messa in gioco” con pochissima preparazione, avendo ricevuto il materiale informativo soltanto martedì mattina.
Quando il conduttore di Fox News le ha chiesto se ritenesse che lo staff della Casa Bianca avrebbe potuto prepararla meglio, Zacharia ha risposto: “Avrei potuto limitarmi a una breve presentazione… Invece di rispondere alle domande, probabilmente avrei dovuto farmi da parte”. Ha inoltre affermato di ritenere di aver fatto “del suo meglio”, nonostante la preparazione limitata.
In un’intervista rilasciata a Real America’s Voice nella giornata di giovedì, Zacharia ha dichiarato: “Gran parte delle informazioni errate e delle incomprensioni… riguarda il fatto che mi sia definita lawyer. Ho consultato a lungo molte persone del settore, chiedendo: ‘È corretto e accettabile che io mi definisca lawyer, e non attorney at law, e che fornisca analisi giuridiche, non consulenze legali?’. Tutti, senza eccezioni, mi hanno risposto: ‘Assolutamente sì'”.
L’articolo Katie Zacharia dice che il risultato dell’esame di abilitazione era “irrilevante” e di non aver mai ripetuto la prova è tratto da Forbes Italia.

Google Home si aggiorna. Gemini ora si interrompe con un semplice stop e saluta quando la conversazione finisce. Tutte le novità e i bug corretti.
The post Google Home si aggiorna: Gemini più naturale e affidabile in casa appeared first on Punto Informatico.

Deezer lancia lo streaming FLAC fino a 24-bit/192 kHz. Più dettagli, profondità e dinamica per la musica. Ecco come funziona.
The post Deezer migliora la qualità audio: arriva lo streaming a 192 kHz appeared first on Punto Informatico.

Muse Spark Open è un modello open-weight con 816 miliardi di parametri che può essere eseguito su due Mac Studio con 1 TB di memoria unificata.
The post Muse Spark Open: modello AI ottimizzato per Mac Studio appeared first on Punto Informatico.

Grazie alla nuovissima offerta di iliad oggi attivi linea mobile e fibra super veloce a soli 32,98€ al mese per sempre, senza aumenti.
The post Mobile + Fibra in offerta a soli 33€ con iliad appeared first on Punto Informatico.

Firefox bloccherà le finestre private quando il PC va in stop, parte lo screensaver o si esce dalla sessione. Per rientrare servirà l'autenticazione.
The post Firefox, in arrivo il blocco delle finestre private su desktop? appeared first on Punto Informatico.

Aeroporti nel caos: ENAV smentisce l'ipotesi di un attacco, spiegando quanto sta accadendo con un'anomalia nei servizi di controllo.
The post Aeroporti in tilt, ENAV esclude l’attacco: cosa succede? (update) appeared first on Punto Informatico.

Lo Xiaomi 17T è in offerta su Amazon nella versione da 12GB di RAM e 256GB di memoria interna. Goditi le foto e batteria ultra rapida!
The post Xiaomi 17T (12/256GB) in offerta: foto meravigliose e batteria ultra rapida appeared first on Punto Informatico.

Apple, NVIDIA, Microsoft e Palantir finanziano la sala da ballo voluta da Trump: quanto hanno versato le Big Tech e gli altri donatori.
The post Tutti a ballare con Trump: Apple, NVIDIA, Google e Microsoft appeared first on Punto Informatico.
In seguito a un forte terremoto, la crosta terrestre subisce dei cambiamenti, che includono una variazione temporanea della velocità delle onde sismiche dovuta alle modifiche delle proprietà elastiche delle rocce, e che possono essere osservati attraverso tecniche come l’interferometria passiva [Claerbout, 1968]. Vediamo in questo approfondimento cosa ha rivelato questa tecnica sul comportamento della crosta terrestre durante la sequenza sismica di Amatrice-Visso-Norcia del 2016-2017, anche in relazione al terremoto che nel 2009 colpì L’Aquila, in una parte dell’Appennino centrale solo poco più a sud.
Dalla nascita della sismologia moderna, l’obiettivo principale è stato quello di analizzare i sismogrammi per identificare le forme d’onda associate ai terremoti, al fine di determinare con precisione i tempi di arrivo delle varie fasi e di caratterizzare le sorgenti sismiche o il mezzo attraversato. Tuttavia, a partire dagli anni 2000, grazie al miglioramento della capacità di archiviazione dei dati e della potenza di calcolo, si è rivolta l’attenzione anche alla porzione più estesa del sismogramma, finora trascurata: il segnale del rumore sismico, o vibrazione di fondo del pianeta [Brenguier et al., 2008]. Si è compreso che questa componente può fornire informazioni utili sulle proprietà meccaniche della crosta terrestre al di sotto delle stazioni sismiche che le hanno registrate, permettendo di monitorare dinamiche e cambiamenti del sottosuolo nel tempo.
In questo contesto, una tecnica chiamata interferometria passiva permette di ricostruire la struttura di velocità del sottosuolo senza dover fare affidamento solo sulle onde sismiche generate dai terremoti. Questa metodologia si basa sulla correlazione del rumore sismico ambientale registrato da coppie di sensori, che consente di ricostruire la propagazione delle onde tra le due stazioni come se una di esse agisse da sorgente sismica virtuale. In altre parole, il rumore sismico, anziché essere un disturbo da eliminare, diventa un segnale prezioso da cui estrarre informazioni sul sottosuolo. In questo modo è possibile ricavare informazioni sulle proprietà meccaniche del mezzo attraversato e seguirne l’evoluzione nel tempo mediante un monitoraggio continuo e non invasivo, particolarmente utile per studiare i processi di danneggiamento e il successivo ripristino delle condizioni pre-terremoto del sottosuolo.
Il rumore sismico utilizzato in questo tipo di analisi è costituito principalmente da segnali continui di origine naturale, generati dall’interazione tra il moto ondoso e il fondo oceanico. Queste vibrazioni si propagano attraverso la Terra e vengono registrate pressoché ovunque dalle reti di monitoraggio sismico, fornendo una sorgente persistente e distribuita nello spazio e nel tempo che rende possibile l’applicazione dell’interferometria passiva in molte aree del pianeta.
Il terremoto che ha colpito L’Aquila il 6 aprile 2009 (Mw 6.1) ha rappresentato un importante banco di prova per l’applicazione dell’interferometria sismica passiva in Italia. Per la prima volta questa tecnica è stata utilizzata per monitorare l’evoluzione delle proprietà della crosta più superficiale dopo un grande terremoto [Zaccarelli et al., 2011]. Le osservazioni (Figura 1) hanno mostrato una diminuzione immediata della velocità delle onde sismiche subito dopo il terremoto (maggiore alle alte frequenze e indicativa di un danneggiamento degli strati più superficiali della crosta), e successivamente un lento aumento della velocità verso i valori pre-evento.

Sette anni dopo il sisma de L’Aquila, l’Appennino centrale è stato colpito da una nuova e intensa sequenza sismica. Il 24 agosto 2016 un terremoto di magnitudo Mw 6.0 ha colpito Amatrice. Sono seguiti i forti eventi di Visso (26 ottobre, Mw 5.9), di Norcia (30 ottobre, Mw 6.5) e di Capitignano (18 gennaio, Mw 5.5): complessivamente, la sequenza ha prodotto oltre 110.000 terremoti in tre anni.

L’analisi di due anni di rumore sismico registrato da una rete di 28 stazioni distribuite entro circa 90 km da Amatrice (Figura 2) ha mostrato che ciascuno degli eventi principali della sequenza ha provocato una brusca riduzione della velocità delle onde sismiche nella crosta (Figura 3). Nei mesi successivi si è osservato un graduale aumento delle velocità delle onde sismiche, tanto che alla fine del 2017 circa il 75% della perturbazione indotta dai terremoti era già stato recuperato, indicando un ripristino delle condizioni pre-sisma relativamente rapido [Soldati et al., 2019].

Dal confronto con il terremoto de L’Aquila (Figura 4) emerge una differenza significativa: nel 2009 il ripristino delle velocità delle onde sismiche è stato molto più lento, con appena il 30% della perturbazione riassorbito a quattro anni di distanza [Soldati et al., 2015]. Questa differenza potrebbe essere legata alle diverse caratteristiche geologiche e strutturali delle aree coinvolte [Cosentino et al., 2010] e alle differenze nel contenuto in fluidi delle rocce crostali.
Il sistema di faglie attivato dalla sequenza di Amatrice-Visso-Norcia ha interessato un settore dell’Appennino centrale caratterizzato da rocce sedimentarie e porose. Lo scuotimento prodotto da un evento sismico genera la mobilizzazione dei fluidi presenti nei pori; questo favorisce la coalescenza delle bolle o delle fasi fluide, con conseguente aumento della dimensione effettiva dei pori e riduzione della velocità delle onde sismiche. Tuttavia, il successivo processo di “guarigione” (ovvero il recupero della velocità ai livelli pre-terremoto) è favorito dalle caratteristiche strutturali di queste rocce: la combinazione di un minor contenuto di fluidi (relativamente ad altre aree dell’Appennino) e di una loro rapida migrazione favorita dall’alta permeabilità permette un più veloce processo di chiusura delle fratture, di rilassamento dello stress e di riequilibrio del sistema, portando a un recupero estremamente rapido delle condizioni crostali originarie.
Al contrario, se vi fosse una grande quantità di fluidi, il flusso e la pressione interna manterrebbero le fratture aperte molto più a lungo, prolungando il danno crostale. È quello che è successo per la sequenza aquilana: la regione interessata si trovava su una piattaforma carbonatica caratterizzata da grandi volumi di fluidi in condizioni di sovrapressione. La pressione nei pori e il flusso dei fluidi hanno ostacolato la chiusura delle fratture generate dal terremoto, mantenendole aperte e pressurizzate per molto tempo; perciò il danno alla crosta in questo caso si è protratto molto più a lungo.

Un’ulteriore differenza risiede nell’evoluzione spaziale degli eventi: durante la sequenza de L’Aquila del 2009 la sismicità si è concentrata su un’area ristretta, che ne ha ostacolato il rapido recupero. Al contrario, la sequenza in Italia centrale del 2016-2017 ha visto i suoi terremoti principali spostarsi geograficamente nel corso dei mesi (verso nord e poi verso sud), permettendo a ciascun segmento di faglia di iniziare più rapidamente il processo di chiusura delle microfratture e di rilassamento dello stress.
Ma c’è anche un punto in comune fra i due casi: l’andamento della velocità delle onde sismiche dopo il terremoto è ben descritto da una combinazione di funzioni lineari e logaritmiche. Questo suggerirebbe che il recupero delle proprietà della crosta sia dovuto all’azione combinata di meccanismi che agiscono su tempi diversi: lo scorrimento post-sismico (afterslip) lungo la faglia e il rilassamento viscoelastico delle rocce circostanti.
L’effetto dei terremoti non si esaurisce nel momento della rottura della faglia; anche dopo la scossa principale, la crosta continua a modificarsi e le proprietà delle rocce mutano nel tempo. Il rumore sismico ambientale, un tempo considerato solo un disturbo, è oggi uno strumento prezioso per osservare questa lenta evoluzione e per costruire modelli sempre più realistici dei processi che governano la dinamica crostale in relazione all’attività sismica.
A cura di Gaia Soldati, Lucia Zaccarelli, Licia Faenza, INGV.
Brenguier, F., Campillo, M., Hadziioannou, C., Shapiro, N. M., Nadeau, R. M., & Larose, E. (2008). Postseismic relaxation along the San Andreas fault at Parkfield from continuous seismological observations, Science, 321, 1478–1481. https://doi.org/10.1126/science.1160
Claerbout, J.F. (1968). Synthesis of a layered medium from its acoustic transmission response, Geophysics, 33 (2): 264–269. https://doi.org/10.1190/1.1439927
Cosentino, D., Cipollari, P., Marsili, P., & Scrocca, D. (2010). Geology of the Central Apennines: A regional review. Journal of the Virtual Explorer, 36(11), 1–37. https://doi.org/10.3809/jvirtex.2010.00223
Soldati, G., Zaccarelli, L., Faenza, L., & Michelini, A. (2015). Monitoring of crustal seismic velocity variations in the L’Aquila fault zone inferred from noise cross-correlation. Geophys. J. Int., 201, 604-611. https://doi.org/10.1093/gji/ggv172
Soldati, G., Zaccarelli, L., & Faenza, L. (2019). Spatio-temporal seismic velocity variations associated to the 2016-2017 central Italy seismic sequence from noise cross-correlation. Geophys. J. Int., 219, 2165–2173. https://doi.org/10.1093/gji/ggz429
Zaccarelli, L., Shapiro, N. M., Faenza, L., Soldati, G., & Michelini, A. (2011). Variations of crustal elastic properties during the 2009 L’Aquila earthquake inferred from cross-correlations of ambient seismic noise. Geophys. Res. Lett., 38, L24304. https://doi.org/10.1029/2011GL049750
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Brilla di verde chartreuse, completamente naturale proprio come il noto liquore francese, la nana bianca WD J1330+6435. A darle questo colore, però, non sono erbe, fiori, radici o spezie, ma un’atmosfera ricca di calcio, litio e sodio – elementi che la stella avrebbe rubato al proprio sistema planetario, opportunamente stimolati dai 4000 gradi della sua fotosfera. Secondo un nuovo studio dell’Università di Warwick, però, se ne potrebbero vedere di tutti i colori, di nane bianche. Rosa, viola, giallo, ma anche azzurro e verde. Colori che le comuni stelle non possono assumere e che, statisticamente, caratterizzerebbero una nana bianca su trenta. I risultati sono stati pubblicati ieri su RAS Techniques and Instruments.

Immagini simulate con colori realistici di nane bianche. Pannelli in alto a sinistra: Sirio B è la nana bianca più vicina al Sistema Solare, con un’atmosfera calda a base di idrogeno che le conferisce un colore azzurro pallido. WD J1147-7449 è invece tra le nane bianche vicine più fredde, il che le conferisce uno spettro privo di caratteristiche distintive e un aspetto arancione. Pannelli in alto a destra: gli involucri convettivi di queste nane bianche fredde hanno trasportato il carbonio dai loro nuclei verso le loro dense atmosfere dominate dall’elio, formando molecole di carbonio biatomiche che danno origine a varie sfumature di rosa. Pannelli in basso: l’accrescimento di detriti rocciosi provenienti dai sistemi planetari delle nane bianche arricchisce le loro fredde atmosfere di elio con elementi quali calcio, magnesio e sodio. Le diverse quantità e composizioni del materiale accresciuto e le temperature delle nane bianche consentono una vasta gamma di colori, compreso il verde. In realtà tutte le stelle sarebbero molti milioni di volte più luminose di quanto sia possibile mostrare sullo schermo. Crediti: Mark Hollands/Università di Warwick
Le stelle “normali”, quelle che si trovano nella sequenza principale, appaiono ai nostri occhi di un colore che dipende unicamente dalla temperatura della loro fotosfera. Gli astronomi le hanno divise in sette tipi spettrali, con colori che vanno dal bianco-blu nelle più calde, al giallo nelle stelle come il Sole, fino al rosso nelle stelle più fredde. Si pensava che anche le nane bianche, densi resti lasciati dalle stelle simili al Sole al termine della loro vita, seguissero la stessa regola. Devono il loro nome al fatto che i primi esemplari individuati erano sorprendentemente caldi e brillavano di luce bianca o azzurro pallido. Ma, secondo gli autori del nuovo studio, se potessimo osservarle da vicino, alcune brillerebbero di colori come il verde, il rosa, il ciano, il giallo e il viola.
«La maggior parte delle stelle, comprese quasi tutte le nane bianche, si comporta come un “radiatore perfetto”, perciò il loro colore dipende quasi interamente dalla temperatura. Ma nessuno aveva davvero approfondito quali altre possibilità potessero esistere per le nane bianche», spiega Mark Hollands, ricercatore del programma Warwick Prize Fellow nel gruppo di astronomia e astrofisica dell’Università di Warwick, primo autore dello studio. «A quanto pare, queste stelle incredibilmente dense possono produrre colori che nessuno si aspettava, e alcuni mi hanno davvero sorpreso».
In verità, nessuna nana bianca è abbastanza vicina alla Terra da consentirci di osservarne direttamente il colore, come facciamo con le altre stelle. Se in una notte serena guardiamo Betelgeuse, la famosa supergigante rossa nella costellazione di Orione, non avremo dubbi sul fatto che appare rossa. Per capire di che colore vedremmo una nana bianca, invece, bisogna partire dal suo spettro di luce. Così facendo, i ricercatori hanno scoperto che i colori di questi corpi celesti si distribuiscono in gruppi distinti, e che a creare le stranezze cromatiche sarebbe la loro atmosfera. O meglio, la sua densità. Le atmosfere delle nane bianche più fredde possono infatti raggiungere una densità di circa un grammo per centimetro cubo, paragonabile a quella dell’acqua e milioni di volte superiore a quella della fotosfera del Sole, ad esempio. In queste condizioni, gli elementi chimici presenti – anche se soltanto in tracce –, come carbonio, calcio e sodio, interagiscono con il plasma denso di elio circostante e assorbono la luce in una gamma di colori più ampia rispetto a quanto accade a densità inferiori. Questo altera il colore della stella, allontanandolo dal bianco, dall’arancione e dall’azzurro tipici di un radiatore perfetto.

Stella verde: la fredda nana bianca WD J1330+6435 ha accumulato nella propria atmosfera materiale roccioso ricco di sodio proveniente dal proprio sistema planetario. L’immensa densità atmosferica fa sì che il sodio assorba la luce in un ampio intervallo di lunghezze d’onda gialle, arancioni e rosse, conferendo a WD J1330+6435 un aspetto spettrale di colore verde. Stella rosa: La nana bianca fredda WD J0902+2010 presenta una profonda zona di convezione all’interno del proprio involucro esterno dominato dall’elio. La zona di convezione ha raggiunto il nucleo della nana bianca, portando il carbonio interno in superficie e formando molecole di carbonio. Queste molecole di carbonio assorbono fortemente la luce in tutto lo spettro ottico, comprese le lunghezze d’onda blu, verdi e gialle, facendo sì che WD J0902+2010 appaia rosa all’occhio umano. Crediti: Mark A. Garlick/Università di Warwick
L’esempio più sorprendente è proprio WD J1330+6435, una nana bianca con una temperatura di circa 4000 gradi Celsius che ha accumulato materiale roccioso proveniente dal proprio sistema planetario. Questo processo ha arricchito la sua atmosfera di calcio, litio e sodio, conferendole, secondo i modelli elaborati dal gruppo, un aspetto verde chartreuse. A risultare determinante sarebbero, in particolare, le tracce di sodio, che assorbono la componente arancione dello spettro, lasciando passare quella verde-gialla. Per quanto ne sappiano i ricercatori, non è mai stata documentata in modo attendibile alcuna altra stella, viva o morta, che appaia verde. All’estremo opposto – non me ne vogliano i daltonici – si fa notare WD J1011+2845, la stella più rossa mai registrata. Si tratta di una nana bianca relativamente vicina, a soli 48 anni luce dalla Terra, che possiede una profonda zona convettiva che ha portato in superficie carbonio proveniente dal nucleo. Le molecole di carbonio così emerse sono in grado di concentrare tutta la luce stellare a lunghezze d’onda superiori a 600 nanometri, producendo un intenso bagliore rosa salmone, che non ha eguali tra le stelle ordinarie.
Terminiamo con un po’ di statistica, per non far passare l’idea che tutte le nane bianche là fuori siano, riprendendo il titolo dell’articolo scientifico, “any colour you like“. Analizzando un campione rappresentativo di 151 nane bianche locali vicine alla Terra (entro un raggio di circa 65 anni luce), i ricercatori ne hanno trovate solo cinque con una colorazione insolita: due gialle e tre rosa. Una frazione di circa una su trenta. Delle altre 146 stelle hanno misurato la temperatura di colore, trovando una mediana di circa 6800 K, una temperatura che l’occhio umano percepisce come luce bianca. E che corregge l’idea finora diffusa secondo cui le nane bianche siano generalmente di colore blu. Concludendo, nonostante gli autori ci tengano a sottolineare che il numero di nane bianche colorate nell’universo (considerata la numerosità di questi oggetti stellari) sia elevato, possiamo affermare, con una punta di sollievo, nomen omen.
Per saperne di più:

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Nella seduta del 15 ottobre, la Commissione provinciale per il territorio e il paesaggio ha esaminato una modifica al piano paesaggistico del Comune di San Lorenzo di Sebato. La modifica prevede, tra le altre cose, l’inserimento di un corridoio naturale e di una zona di quiete: in concreto, il progetto riguarda il ponte verde previsto sul Kniepass, un importante corridoio faunistico, lungo il quale gli animali selvatici attraversano regolarmente la strada statale della Val Pusteria (SS 49). “Il ponte verde dovrebbe consentire agli animali selvatici di raggiungere in modo più sicuro i loro habitat naturali e, al tempo stesso, contribuire a ridurre gli incidenti con fauna selvatica. Affinché ciò funzioni, non dobbiamo solo realizzare il passaggio in sé, ma anche garantire la salvaguardia duratura degli habitat adiacenti. La modifica del piano paesaggistico del Comune rappresenta un segnale importante per l’ulteriore attuazione di questo progetto”, sottolinea l’assessore provinciale alla Protezione dell’ambiente, della natura e del clima, Sviluppo del territorio Peter Brunner. Con il parere positivo della Commissione provinciale per il territorio e il paesaggio, è possibile gettare le basi per l’inserimento di tale misura nel piano paesaggistico del Comune.
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