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La sala da ballo di Trump da 600 milioni: i miliardari e i big della tecnologia che finanziano il progetto

Il presidente Donald Trump ha raccolto 333 milioni di dollari in donazioni private per finanziare il suo progetto di una sala da ballo; secondo un nuovo rapporto, le somme più ingenti provengono da aziende tecnologiche e da due miliardari.

Dati principali

  • Secondo un elenco ottenuto dal Washington Post, Apple e Nvidia hanno versato 25 milioni di dollari ciascuna.
  • Stando al rapporto, tra i donatori figurano anche Miriam Adelson – amica di Trump e miliardaria a capo di un impero di casinò – e Charlie Ergen, miliardario co-fondatore di EchoStar, che ha contribuito tramite un fondo filantropico da lui gestito (donor-advised fund).
  • L’elenco comprende 67 donazioni superiori ai 10.000 dollari e 57 superiori ai 100.000 dollari, registrate fino alla fine di settembre. “Ulteriori documenti indicano che almeno 77 milioni di dollari provengono da donatori che hanno richiesto l’anonimato”, secondo quanto riportato dal Post.
  • Sebbene Trump non compaia nell’elenco, il fondo istituito tramite il suo avvocato, John P. Coale — destinato a raccogliere i 24,5 milioni di dollari ottenuti da Trump nel contenzioso contro YouTube (di proprietà di Google) — avrebbe contribuito al progetto con 22 milioni di dollari.
  • Una fondazione creata dal miliardario Isaac Perlmutter, ex ceo e presidente di Marvel, insieme alla moglie Laura, avrebbe donato 20,3 milioni di dollari.
  • Secondo il rapporto, Lockheed Martin (appaltatore del settore difesa per il governo), Microsoft, RHI II LLC (società affiliata al gruppo di credito ipotecario Rocket Companies) e Palantir hanno versato 10 milioni di dollari ciascuna.

Altri donatori miliardari

Il fondo gestito per conto del donatore (donor-advised fund) di Jeff Yass, co-fondatore della società di trading Susquehanna, ed Elliott Management — fondo speculativo (hedge fund) guidato da Paul Singer — avrebbero donato 5 milioni di dollari ciascuno.

Una cifra significativa

166,1 milioni di dollari: è l’ammontare che, secondo quanto riferito, proviene dal settore tecnologico. Oltre ai soggetti già menzionati, tra i donatori figurano Amazon, Cisco, Meta, il Baszucki Gift Fund (fondato dal miliardario David Baszucki, ceo di Roblox, e da sua moglie Jan Ellison) e la società di software ServiceNow; ciascuno di loro avrebbe contribuito con 5 milioni di dollari.

Una nota a margine

Secondo il Washington Post, Nvidia ha richiesto che la sua donazione di 25 milioni di dollari rimanesse anonima. L’azienda ha effettuato il versamento nell’ottobre 2025, circa tre mesi dopo aver raggiunto un accordo con l’amministrazione Trump per la vendita dei propri microchip alla Cina. Interpellato in merito a queste informazioni, il portavoce di Nvidia, John Rizzo, ha dichiarato al Post: “In quanto azienda americana, il nostro sostegno agli Stati Uniti è fondamentale e prescinde da qualsiasi interesse commerciale”, aggiungendo: “Siamo stati orgogliosi di poter effettuare una donazione a un fondo apartitico che serve tutti gli americani. Una posizione che abbiamo reso pubblica fin dal momento in cui la donazione è stata effettuata”.

Contesto

Molte delle aziende e dei singoli individui presenti nell’elenco intrattengono rapporti commerciali con l’amministrazione Trump. Il settore delle criptovalute – dal quale Trump ha tratto un guadagno personale e per il quale ha allentato le normative durante il suo secondo mandato – insieme ai suoi investitori, ha versato 18 milioni di dollari. Tra questi, oltre 5 milioni provengono da Tyler e Cameron Winklevoss, cofondatori dell’exchange di criptovalute Gemini.

Isabela Herrera, figlia di Julio Herrera Velutini – banchiere venezuelano-italiano incriminato per corruzione – ha accettato di effettuare una donazione di 2,5 milioni di dollari, un mese dopo che, in seguito a un patteggiamento, le accuse contro il padre erano state derubricate a reato minore. Nel mese di gennaio, Trump ha concesso la grazia a Herrera Velutini. La Federal Communications Commission (FCC) ha archiviato un’indagine su EchoStar, società di Ergen, poco dopo che quest’ultimo aveva incontrato Trump e il presidente della FCC, Brendan Carr, l’anno scorso. In quell’occasione è stato approvato un accordo che ha consentito a EchoStar di vendere alcune delle proprie licenze ad AT&T.

Inizialmente, Trump aveva stimato un costo di 200 milioni di dollari per il progetto, prevedendo che sarebbe stato interamente finanziato da donazioni private. Tuttavia, la cifra è successivamente salita a 600 milioni di dollari, con una parte dei costi coperta da fondi dei contribuenti.

L’articolo La sala da ballo di Trump da 600 milioni: i miliardari e i big della tecnologia che finanziano il progetto è tratto da Forbes Italia.

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La nuova Tesla vola, ruota in aria e salta gli ostacoli: le foto e il video che sembra uscito da un film

Giovedì 15 ottobre, a Waco, in Texas, Tesla ha svelato al mondo il nuovo modello della Roadster realizzato in collaborazione di SpaceX, il colosso aerospaziale di Musk, dopo circa dieci anni di attesa. E lo ha fatto in modo spettacolare.

In un video diffuso sui social media dall’azienda di Austin, girato durante la presentazione, si vede l’auto percorrere una rampa fino a rimanere capovolta, per poi cadere ruotando su sé stessa e atterrare sulle ruote, grazie a dei propulsori ad aria compressa di SpaceX, che le permettono di rimanere sospesa.

I fatti principali

  • Il 15 ottobre, Tesla ha presentato il nuovo modello della Roadster, in pieno stile Musk: nel corso dell’evento a Waco, l’auto ha dato sfoggio delle sue caratteristiche, fra le quali la più sorprendente è la capacità di staccarsi dal suolo, roteare su sé stessa e saltare letteralmente gli ostacoli, grazie all’installazione di propulsori realizzati da SpaceX.
  • Fra le principali caratteristiche della nuova Roadster spicca l’accelerazione: Tesla dichiara che la Roadster può accelerare da 0 a 60 miglia orarie, circa 97 km/h, in meno di un secondo.
  • L’auto sarà prodotta e messa in vendita a partire dal 2028, anche se la sua commercializzazione sarà soggetta a restrizioni: restano, infatti, da chiarire le condizioni per l’omologazione stradale delle versioni dotate di propulsori.
  • La presentazione del modello, sviluppato da Tesla con la collaborazione di Spacex, alimenta le voci su una possibile fusione fra le due aziende, un’ipotesi più volte prospettata dallo stesso Musk, anche in occasione dell’evento che ha svelato la nuova sportiva elettrica.

Il momento di Elon Musk e Tesla

Elon Musk, recentemente, ha riconquistato lo status di trilionario, anche se solo per qualche giorno, proprio grazie ad un balzo delle azioni di Tesla.

LEGGI ANCHE: Elon Musk è tornato trilionario dopo il balzo delle azioni SpaceX

I dati del terzo trimestre del 2026 hanno rivelato che le consegne di auto hanno superato le previsioni e, quindi, nella sola giornata del 2 ottobre del 2026 l’apprezzamento delle azioni di Tesla ha aumentato il patrimonio di Musk di oltre 60 miliardi di dollari.

Attualmente, secondo le stime real time di Forbes, il patrimonio di Elon Musk è di poco superiore a 924 miliardi di dollari. Con la Roadster, Tesla punta a spingere la frontiera tecnologica oltre i limiti finora ritenuti pura utopia. Per anni, l’idea di un’auto capace di superare gli ostacoli sollevandosi da terra grazie a propulsori a razzo è sembrata un’iperbole, buona per evocare un futuro lontano. Seppur in forma di prototipo, quel futuro non sembra così distante.

L’ipotesi di una fusione fra Tesla e SpaceX

La realizzazione di un modello in collaborazione tra Tesla e SpaceX rievoca la suggestione di una fusione fra le due aziende, ipotesi suggerita dallo stesso Musk durante la presentazione della Roadster. Anche se dalle due aziende non arrivano conferme, non è la prima volta che il numero uno di Tesla e SpaceX prospetta questa possibilità: una fusione fra i due colossi creerebbe un gruppo con un perimetro di attività molto ampio, consentendo a ciascuna delle due realtà di mettere a disposizione dell’altra le proprie competenze, tecnologie e infrastrutture.

Al momento, quindi, la fusione resta uno scenario discusso da investitori e analisti, anche se SpaceX e Tesla hanno stretto solidi legami commerciali, oltre ad avere Elon Musk come ceo. Alcuni analisti non la ritengono un’ipotesi inverosimile. Barclays considera possibile un’operazione in cui SpaceX acquisisca Tesla, consentendo a Musk di conservare una posizione dominante sulla società derivante.

Dan Ives, analista tecnologico molto seguito a Wall Street ed ex responsabile della ricerca tecnologica di Wedbush, ha stimato, con oltre l’80% la probabilità, che le due aziende si possano fondere entro la fine del 2027. Oltre le stime e le analisi, la Roadster offre una dimostrazione concreta, e fuori dall’ordinario, di ciò che Tesla e SpaceX possono realizzare lavorando insieme, alimentando le speculazioni sul futuro di entrambe. Uno scenario che lo stesso Musk ha contribuito a tenere aperto.

    La nuova Roadster di Tesla
    La nuova Roadster di Tesla
    La nuova Roadster di Tesla
    La nuova Roadster di Tesla

L’articolo La nuova Tesla vola, ruota in aria e salta gli ostacoli: le foto e il video che sembra uscito da un film è tratto da Forbes Italia.

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È l’ora delle Tea

C’erano una volta gli Ogm, Organismi geneticamente modificati in agricoltura che hanno sollevato per decenni numerose polemiche, con la nascita di schieramenti pro e contro che hanno portato in Europa leggi fra le più rigorose attualmente esistenti.

La ricerca scientifica ha poi sviluppato nuove tecniche, meno invasive, di intervento sul Dna delle piante, che sono state regolamentate da una legge adottata dal Parlamento europeo lo scorso giugno. Stiamo parlando delle piante Ngt1 e Ngt2 (Nuove tecniche genomiche 1 e 2) che in italiano sono state tradotte con la sigla Tea, acronimo di Tecniche di evoluzione assistita.

Cosa sono? Cosa cambierà per i consumatori? La legge entrerà in vigore dalla metà del 2028, ma il dibattito è in corso.

L’Accademia dei Georgofili è la più antica istituzione per lo studio delle pratiche agricole. Sui Tea si è già espressa favorevolmente: il perché lo spiega Mario Pezzotti, professore di Genetica agraria all’Università di Verona.

Ogm e Tea sono la stessa cosa?

No. Gli Ogm tradizionali sono spesso ottenuti inserendo nella pianta un gene proveniente da un’altra specie. Con le Tea, invece, si correggono in modo preciso geni che la pianta possiede già, senza aggiungere Dna estraneo. In parole semplici, le Tea permettono di ottenere più rapidamente cambiamenti che potrebbero avvenire anche in natura o con gli incroci tradizionali.

Come si producono le nuove piante Tea? In laboratorio?

Il lavoro inizia in laboratorio, usando “forbici molecolari”, che tagliano il Dna della pianta in un punto preciso dove si vuole che avvenga la mutazione. Le cellule con le nuove caratteristiche danno poi origine a una pianta completa che viene controllata e successivamente provata in serra e in campo, per verificare che abbia davvero il carattere desiderato e che cresca normalmente. Infine, la pianta si coltiva e si riproduce come qualsiasi altra già in commercio.

Quali sono gli aspetti positivi?

Le Tea possono aiutare a ottenere più rapidamente piante capaci di resistere meglio alle malattie, alla siccità, al caldo e ad altri effetti del cambiamento climatico. Questo potrebbe significare meno trattamenti per proteggere le colture da malattie e parassiti, un uso più limitato di acqua e fertilizzanti e minori perdite nei campi. Le Tea possono anche servire a migliorare la qualità, il valore nutrizionale o la conservazione di alcuni prodotti. Un vantaggio importante è la possibilità di rendere più resistenti varietà già conosciute, senza cambiarne il gusto e le caratteristiche principali.

Quali coltivazioni sono interessate?

In linea di principio, le Tea possono essere applicate a tutte le specie vegetali. Le ricerche riguardano soprattutto colture importanti per l’alimentazione e per l’agricoltura, come riso, frumento, mais, pomodoro, patata, soia, ortaggi, vite e alberi da frutto.

Ci sono sperimentazioni in Italia?

Sono state autorizzate sperimentazioni in pieno campo su riso resistente al brusone, viti resistenti a peronospora e oidio, pomodoro resistente a parassiti o stress, melanzana con minore imbrunimento. Queste prove non rappresentano ancora una commercializzazione: servono a verificare efficacia, sicurezza e comportamento delle piante nelle normali condizioni agricole. Il programma nazionale Tea4IT, coordinato dal Crea, sta ampliando queste attività coinvolgendo università ed enti di ricerca italiani.

Le multinazionali che venderanno sementi brevettate avranno dei vantaggi?

Le Tea possono essere usate non solo dalle grandi multinazionali, ma anche da università, enti pubblici di ricerca, piccole imprese e aziende sementiere locali. Inoltre, non tutte le piante ottenute con queste tecniche saranno brevettate. È indiscutibile però che ogni innovazione generata da ingegno umano e da investimenti debba essere protetta e riconosciuta.

In ambito vegetale questo avviene già da molto tempo mediante la “privativa vegetale”, che non è un vero e proprio brevetto, ma garantisce dei diritti a chi ha costituito una varietà migliorata. Per evitare che poche grandi aziende controllino una parte importante del nuovo mercato dovranno essere introdotte condizioni sostenibili di accesso all’innovazione e un forte sostegno alla ricerca pubblica.

Chi garantisce per la salute umana e dell’ambiente?

Una pianta non è pericolosa semplicemente perché è stata ottenuta con le Tea, così come non è automaticamente sicura perché deriva da un incrocio tradizionale. Occorre valutare che cosa è stato modificato, quali caratteristiche presenta la nuova pianta e quali effetti può avere sulla salute e sull’ambiente. Il principio di precauzione non è stato eliminato.

Le piante con modifiche semplici saranno sottoposte a una verifica ufficiale per accertare che siano equivalenti a quelle ottenibili con metodi tradizionali. Le piante con caratteristiche più complesse continueranno invece a essere sottoposte a una valutazione specifica del rischio prima di poter essere autorizzate. In altre parole, l’Unione europea non valuta soltanto come è stata ottenuta una pianta, ma soprattutto che tipo di prodotto è stato ottenuto.

Il sondaggio di No patents for seeds

Oltre il 90% degli intervistati in cinque Paesi europei (Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi e Polonia, con mille partecipanti per ciascun Paese) è convinto che la diversità nel miglioramento genetico delle piante è essenziale per l’agricoltura e l’approvvigionamento alimentare. L’83% è d’accordo che gli organismi viventi, quali piante e animali, non dovrebbero essere brevettati come invenzioni tecniche per ragioni etiche.

Il 75% ha sostenuto l’opinione secondo cui i tratti vegetali presenti in natura o che insorgono casualmente non dovrebbero essere brevettabili. Il 75% concorda sul fatto che la tutela della salute umana e dell’ambiente debba essere una priorità nel rilascio dei brevetti e nell’approvazione delle piante geneticamente modificate.

L'articolo È l’ora delle Tea proviene da Informatore.

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