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Trump attacca ancora Zelensky: “Ha distrutto il suo Paese”

Trump

“Non sono un grande fan di Zelensky, ha distrutto il suo Paese”, ha dichiarato Trump in un’intervista a Newsmax. A sostegno delle sue parole, Trump ha citato un’intervista che ha visto di recente con una giovane ucraina, che accusa Zelensky di aver distrutto lo Stato e causato la morte della popolazione maschile dell’Ucraina.

Trump: "Zelensky is not a good guy for us to deal with… They're not going to settle with him. He doesn't want to settle. He says he wants to settle, but he doesn't. I'm not a big fan of Zelensky. They've destroyed their country."

pic.twitter.com/hAS9x2ZV4S

— Ivan Katchanovski (@I_Katchanovski) October 16, 2026

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Regno Unito: la Tassa di Putin da 2 miliardi di sterline che imbarazza il governo Burnham

Regno Unito

L’ultimo della serie è stato Ken McCallum, direttore generale dell’MI5, il servizio di controspionaggio britannico. McCallum ha suonato l’allarme: negli ultimi dieci anni, ha detto, le minacce contro il Regno Unito da parte di altre entità statali sono quadruplicate, con la Russia come “aggressore numero uno”. La cosa interessante, però, è che l’alto funzionario non si è perso nelle solite geremiadi sulla democrazia in pericolo o sul nemico alle porte ma ha lamentato che tutto ciò costringa “l’MI5 a destinare al contrasto delle attività di Stati esteri più risorse oggi di quale ne impiegasse durante la guerra fredda”.

Negli ultimi tempi, infatti, complice la crisi economica generale e, forse, anche l’impossibilità di spingere il sostegno all’Ucraina e il confronto con la Russia oltre certi limiti, le autorità del Regno Unito si preoccupano molto… delle spese. Ovvero di quanto costi in milioni di sterline scontrarsi con un avversario non solo aggressivo e tenace ma anche militarmente e tecnologicamente preparato. Tale preoccupazione si è manifestata appieno, e si è per così dire sistematizzata, nel momento in cui Graeme Downie, parlamentare scozzese del Partito Laburista, ha presentato al governo di Andy Burnham un’interrogazione per conoscere il costo degli attacchi cyber russi e soprattutto il loro costo. Accompagnando il tutto con una ricerca intitolata, non si sa se con amarezza o con humour inglese, The Putin Tax, che presenta una stima autonoma di quanto il governo britannico spenda per contrastare le operazioni di influenza russe. O per essere più precisi: di quanto tali operazioni costino al Regno Unito, perché dal governo a Downie non è arrivata alcuna risposta.

La questione è tutt’altro che peregrina e la mossa del parlamentare è stata subito appoggiata dal Royal United Services Institute (RUSI), il più antico think tank del Regno Unito, che ha subito scritto: “La raccolta di prove sul costo dell’ostilità russa aiuterà il governo a giustificare le proprie scelte di spesa, a rafforzare la necessità di un’efficace resilienza del settore pubblico e privato e a individuare i settori in cui gli investimenti avrebbero il maggiore impatto economico. Questa lacuna è importante e merita attenzione. In un’epoca in cui i governi collegano la sicurezza economica e quella nazionale in ogni occasione, proteggere le imprese dalle interruzioni e ridurre al minimo il dirottamento di risorse pubbliche già limitate verso la ripresa e la protezione dovrebbe essere una priorità. Comprendere il costo inflitto dall’ostilità del Cremlino dovrebbe guidare il governo nel determinare e dare priorità alla propria risposta”. Come dire: hai pochi soldi, se non sai quanto devi spendere come puoi decidere dove spendere?

Il rapporto del parlamentare laburista avanza una stima per difetto: tra 2 e 2,5 miliardi di sterline l’anno, cioè tra 2,36 e 3 miliardi di euro. Così ripartiti: tra 0,4 e 0,5 miliardi di sterline per gli attacchi russi provati (droni sugli aeroporti e simili); 1,47 miliardi per le attività cyber russe; tra 250 e 500 milioni per il danneggiamento dei cavi sottomarini; il resto per l’impatto economico generale e le spese di prevenzione di future minacce. Per difetto, la stima, perché gli stessi estensori del rapporto pensano di non essere riusciti a calcolare tutto né a identificare ogni possibile conseguenza del braccio di ferro in corso. Per esempio: dal 2022 a oggi, le autorità britanniche hanno registrato 300 attacchi cyber attribuibili alla Russia. E’ relativamente facile calcolare il costo dei 300 singoli interventi per rispondere a ogni singolo attacco. Ma quanto è costato il “disturbo”, il turbamento delle regolari attività economiche, per esempio? Difficile dirlo.

Altro esempio, assai dibattuto nel rapporto, di tassa di Putin: l’attacco cyber contro Jaguar Land Rover del 31 agosto 2025, il più grave di sempre per il Regno Unito, che portò al blocco delle attività industriali per tre settimane. Per essere precisi, dobbiamo ricordare che poco dopo l’attacco fu rivendicato su Telegram da un gruppo chiamato Scattered Lapsus$ Hunters, il che fece pensare a un’effrazione realizzata in collaborazione da Scattered Spider, Lapsus$ e ShinyHunters, tre gruppi di criminalità informatica di lingua inglese. Poi le autorità investigative decisero che il colpevole, invece, stava a Mosca e noi stiamo qui a questa versione. Il danno subito dall’azienda è stato calcolato in 1,9 miliardi di sterline, Ma che dire, per esempio, del calo dei consumi per gli operai e gli impiegati lasciati a casa per un mese? E i danni ai fornitori e ai clienti?

Come dicevamo, il governo Burham ha mostrato un certo imbarazzo nell’affrontare l’argomento tassa di Putin. Perché non ha le risposte, o perché è meglio che le risposte restino riservate, non è dato sapere. Il pur compassato RUSI ha molto criticato questo atteggiamento, coniando uno slogan efficace: “What gets measured, gets done”, ciò che si misura vien poi fatto. E di conseguenza ha proposto l’istituzione di una speciale commissione incaricata, appunto, di prendere le misure alla tassa di Putin per offrire una base concreta e una direzione agli interventi dell’esecutivo. Si farà? Basterà? Certo è che la discussione dei britannici può aprire una strada a tanti altri Paesi, all’insegna della realtà più tipica di questi anni: il legame sempre più stretto tra economia e sicurezza.

Riferimenti

Per le dichiarazioni di McCallum: https://t.me/letteradamosca/38871

Per la ricerca The Putin Tax: https://graemedownie.com/wp-content/uploads/2026/10/PUTIN-TAX-FINAL-COMPLETED.pdf

Per l’attacco a Jaguar Land Rover: https://www.wired.it/article/jaguar-land-rover-cyberattacco-filiera-conseguenze-perdite-licenziamenti/

Per la presa di posizione del RUSI: https://www.rusi.org/explore-our-research/publications/commentary/putin-tax-and-cost-russian-hostility-britain

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