Mar Nero, i droni colpiscono 7 navi in un mese: la Nato convoca una riunione di crisi
BRUXELLES — Gli ambasciatori della Nato si riuniranno la prossima settimana per il Mar Nero, dove in ottobre almeno 7 navi mercantili sono state colpite da droni nelle acque economiche di Romania e Bulgaria: 2 morti e almeno 25 dispersi, secondo il bilancio dell’Associated Press. La riunione di crisi l’ha annunciata il presidente romeno Nicușor Dan dopo l’incontro di giovedì con il segretario generale Mark Rutte e con il premier bulgaro Rumen Radev. Bucarest, che chiederà più mezzi anti-drone, da venerdì attribuisce gli attacchi alla Russia.
Ogni risposta dell’Alleanza passa però da Ankara. La Convenzione di Montreux del 1936 affida alla Turchia il controllo degli Stretti, e dal febbraio 2022 il governo turco tiene fuori dal Mar Nero le navi da guerra di Russia, Ucraina e dei membri Nato non rivieraschi. Rutte ha scritto su X che l’Alleanza «ha rafforzato la sua postura sul fianco orientale, anche con maggiori capacità anti-drone» e che la adeguerà «quanto necessario». Il messaggio era rivolto a Mosca, ma il nodo che a Bruxelles nessuno può sciogliere è quale forza navale la Turchia sia disposta a lasciar passare.
Radev in Parlamento è stato più esplicito: «Non c’è logica nel fatto che l’Ucraina attacchi le proprie navi e i propri equipaggi, dato che l’esito di tutti questi attacchi favorisce la Russia». Ha convocato l’ambasciatrice russa a Sofia, pur ammettendo di non avere prove; la diplomatica ha risposto di non avere informazioni dal ministero della Difesa di Mosca. Il Cremlino non ha commentato.
L’ultimo attacco è di giovedì mattina. Alle 7 (le 6 in Italia) la chimichiera Wine Trader, bandiera di San Marino, ha lanciato l’allarme a 13 miglia da Sulina, il porto romeno alla foce del Danubio: colpita all’alloggio dell’equipaggio, poi almeno una seconda volta, con l’impianto antincendio fuori uso e il mare grosso. Due elicotteri Black Hawk del ministero dell’Interno romeno hanno recuperato 5 marinai, beninesi, croati e bosniaci; 7 risultano dispersi. La notte prima era bruciata la Yara J, in rotta dalla Turchia; il 13 un cargo turco carico di mais era affondato con 2 morti, e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva parlato di «un orribile attacco di due droni russi su una nave civile». Nella zona bulgara le navi colpite sono 4, due affondate.
La chiave di Montreux
La Turchia vorrebbe convocare tutti gli Stati rivieraschi per pianificare una missione di scorta ai convogli in un corridoio militarizzato, ha detto all’Associated Press una fonte coinvolta nei colloqui. La stessa fonte ha però elencato le obiezioni di Bucarest: «le nostre navi romene non hanno difese antiaeree contro i droni», e non è chiaro perché romeni e turchi dovrebbero scortare «una nave delle Bermuda con un armatore argentino». Per ora i tre Paesi hanno solo esteso, a luglio, la forza congiunta di sminamento alla protezione dei cavi e dei gasdotti sottomarini.
Yörük Işık, analista del Bosphorus Observer di Istanbul, ha detto a Radio France Internationale che «la guerra è arrivata in pieno nel Mar Nero» e che le alternative sono due: o il Cremlino de-escala, «oppure Ankara accetterà che qui serve una forza più credibile, devono arrivare navi più grandi». Le marine romena e bulgara, ricorda, navigano con unità dell’era della Guerra fredda a fine vita: «l’impegno turco è la chiave». Hüseyin Bağcı, della Middle East Technical University di Ankara, è scettico: il governo turco «probabilmente lo considera una provocazione per trascinare la Turchia in guerra», e Mosca ha una leva, la centrale nucleare di Akkuyu che Rosatom sta completando. La linea ufficiale, ripetuta dal presidente Recep Tayyip Erdoğan già l’anno scorso e rilanciata dalla tv di Stato TRT, è che Montreux è stata «applicata rigorosamente».
La Convenzione fissa limiti di tonnellaggio e di permanenza alle navi da guerra dei Paesi non rivieraschi e consente alla Russia di chiederne la revisione ogni cinque anni. Selim Kuneralp, diplomatico turco a riposo ed esperto del trattato, vede il rischio dopo la guerra: se Putin la vincesse, «c’è un forte rischio che dica: questo è inaccettabile, vogliamo il libero passaggio delle navi da guerra».
Gli Stretti sono stati la posta delle guerre russo-ottomane per due secoli. Nel 1946 Stalin chiese ad Ankara la revisione di Montreux e una presenza militare sovietica sul Bosforo e sui Dardanelli; la Turchia rifiutò, Washington mandò la corazzata Missouri in visita a Istanbul, e sei anni dopo Ankara entrava nella Nato.







