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Francia, i gilet gialli tornano in piazza con i liceali: lacrimogeni a Parigi e 166 arresti

PARIGI — La polizia ha lanciato i lacrimogeni su place de la République alle 13.17, un’ora e mezza prima dell’inizio del corteo autorizzato, mentre a Marsiglia e Lione gli agenti antisommossa sgomberavano con i manganelli cortei non dichiarati e barricate improvvisate. A mezzogiorno gli arresti in tutta la Francia erano 166, riferisce France 24; alle 9.30 la prefettura di Parigi ne contava già 40 nella sola capitale.

Non sono episodi slegati. Il movimento partito un mese fa nei licei delle periferie povere a nord di Parigi, per i professori assenti e le aule fatiscenti, trova oggi la saldatura con i sindacati e con quel che resta dei gilet gialli: fino a 100.000 persone attese in piazza contro i prezzi alti, i salari fermi e «il modello sociale che si sfilaccia». Accade a pochi mesi dalle presidenziali del 2027, con Marine Le Pen che negli ultimi sondaggi allarga il vantaggio e il presidente Emmanuel Macron a fine mandato.

Il governo ha riautorizzato nel primo pomeriggio le granate stordenti, sospese dopo che un quindicenne di Lens, nel Nord, aveva perso una mano. A Parigi i manifestanti hanno bloccato la sede della rete televisiva CNews; a République sono partiti fuochi d’artificio contro le linee di polizia. Le fermate della metropolitana attorno agli Champs-Élysées, all’Eliseo e ai ministeri sono chiuse su richiesta della prefettura, e ogni altro raduno nel centro è vietato.

Il sito dei gilet gialli censisce 1.365 azioni in tutto il Paese, dai cortei ai blocchi di stazioni di servizio, caselli autostradali e depositi di carburante. Una fonte vicina al ministero dell’Interno ne conta circa 250. La Cgt, la principale confederazione sindacale, chiede salari e pensioni più alti e la difesa dei servizi pubblici. «Protestavo quando la benzina costava 1,40 euro al litro, immaginate ora che è a 2,20», dice Myrtil Devillers, gilet giallo della prima ora.

I liceali feriti

A Saint-Ouen-l’Aumône, periferia nord-ovest di Parigi, Eden, 14 anni, ha la mascella rotta e i denti spezzati da un candelotto sparato a distanza ravvicinata. La famiglia ha denunciato per tentato omicidio e l’agente è stato formalmente indagato per violenze con mutilazione, otto giorni dopo i fatti; secondo la procura ha dichiarato di essersi voluto proteggere. Reuters ha documentato 28 casi di feriti per uso della forza, tra proiettili di gomma, granate, manganelli e cariche a cavallo.

Davanti al Senato, martedì, il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha confermato 36 inchieste della polizia delle polizie, quattro delle quali per ferite «mutilanti». Il politologo Sebastian Roche osserva che la Francia è un caso a sé in Europa: queste armi «meno letali» non si usano per l’ordine pubblico in Gran Bretagna, Italia e Germania.

Il governo ribalta i conti. Nuñez parla di circa 200 studenti feriti, «molto raramente» per mano della polizia, e di 700 agenti feriti, scuole incendiate, insegnanti aggrediti; gli arresti dall’inizio del movimento sono 6.877, in maggioranza minorenni. «Quando le manifestazioni si svolgono pacificamente non ci sono arresti», ha detto in Parlamento. Il sindacato di polizia Alliance ha presentato un esposto contro lo Stato per «messa in pericolo della vita altrui».

Il premier Sébastien Lecornu ha definito queste proteste le più violente da decenni e accusa La France Insoumise, la sinistra radicale, di soffiare sul fuoco; il partito respinge. Macron dice che gli studenti sono «strumentalizzati» da forze politiche. «Siamo in un’atmosfera di perma-crisi: guerre, inflazione e potere d’acquisto», ha ammesso Lecornu giovedì.

I gilet gialli, nati nel 2018 contro la tassa sul diesel e poi addormentati dai miliardi di sgravi concessi da Macron, arrivano all’appuntamento senza una regia. «Nessun gilet giallo è dietro il 17 ottobre, ormai è quasi diventato un marchio», dice Jérôme Rodrigues, figura storica del movimento, che perse un occhio per una granata nel 2019. L’appello è nato da un video TikTok sui prezzi alla pompa, raccolto poi dal leader comunista Fabien Roussel e dalla leader dei Verdi Marine Tondelier. «Non ci siamo coordinati, ma abbiamo avuto tutti la stessa reazione davanti alle violenze della polizia sui liceali», dice François Boulo, altra voce del 2018. È quella rabbia, più di una piattaforma comune, a tenere insieme la giornata.

Nei punti di ritrovo si stanno formando gruppi di assistenza medica, racconta Yannick Maillou, insegnante e gilet giallo dal primo giorno. Nuñez, venerdì, aveva avvertito: «Se ci fossero scontri, tutti i tipi di armi intermedie possono essere usati».

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Trump nega di aver rallentato i satelliti dei droni ucraini: «Non sono stato io, e non credo Elon»

Aggiornato alle 13:39

KIEV — Serhii Beskrestnov, che in Ucraina chiamano «Flash», consigliere di Volodymyr Zelensky per le tecnologie della difesa, parla ai soldati soprattutto su Telegram. Venerdì sera (la notte in Italia) ha detto all’Associated Press che Kiev sta trattando con SpaceX e con il Pentagono per far togliere il tetto di velocità imposto ai terminali satellitari dei droni ucraini, e che il governo «non ha spiegazioni» sul perché sia stato imposto.

A tre giorni dal blackout nessuno a Washington rivendica la decisione. Donald Trump, interrogato venerdì dai cronisti, ha risposto: «Non so se sia stato qualcuno, perché non sono stato io, e non credo sia stato Elon». E poi: «Per quanto ne so, è tutto com’è sempre stato». Il limite però è ancora lì: i ricevitori funzionano solo fino a 160 chilometri orari, una soglia che taglia fuori i droni intercettori usati contro gli Shahed russi.

Starshield è la versione militare di Starlink, la rete satellitare di SpaceX, la società di Elon Musk: i terminali appartengono al governo americano e il Pentagono ne è il maggiore cliente. Nella notte tra martedì e mercoledì, senza preavviso, i ricevitori montati sui mezzi ucraini hanno smesso di funzionare oltre quella velocità. Fuori uso i droni d’attacco sui territori occupati, gli intercettori contro i droni kamikaze russi, parte di elicotteri e aerei. Il servizio è tornato giovedì all’alba, ma con il tetto.

Beskrestnov aveva dato la notizia mercoledì, scrivendo che SpaceX aveva imposto il limite «senza avvisare» le forze armate e che gli intercettori sono «la soluzione più efficace» contro gli Shahed. Zelensky ha parlato di «un grosso errore» che ha contribuito a morti civili, e ha detto di non aver ricevuto per più giorni l’allerta occidentale sui lanci balistici russi. Washington nega di aver ridotto la condivisione di intelligence.

Sulla catena di comando la ricostruzione più precisa resta quella di Reuters: l’istruzione è partita dall’interno della Casa Bianca, secondo due funzionari americani e uno occidentale, e ai vertici del Pentagono è arrivato il messaggio che il servizio «andava rallentato». Un alto funzionario dell’amministrazione ha replicato che «nessuna richiesta del genere è mai stata fatta dal presidente».

La Casa Bianca non ha risposto se l’ordine sia venuto da altri; il Pentagono non ha commentato e il segretario alla Difesa Pete Hegseth non ha parlato in pubblico. Musk, su X, ha rinviato al governo: «Ogni limite di velocità o di uso è deciso dai militari americani e in ultima istanza dal presidente».

La lettera dei nove senatori

Al Senato la domanda è diventata una richiesta formale d’indagine. Giovedì nove senatori, cinque democratici e quattro repubblicani, hanno scritto all’ispettore generale del Pentagono, l’organo di controllo interno del dipartimento della Difesa, chiedendo un’inchiesta «urgente» per accertare se funzionari del Pentagono o di altre agenzie abbiano «ordinato, autorizzato, approvato o conosciuto in anticipo» i cambiamenti su intelligence, allerte e servizi satellitari. La promuove la democratica Jeanne Shaheen, capogruppo di minoranza nella commissione Esteri; tra i repubblicani firmano Susan Collins, presidente della commissione Stanziamenti, e Thom Tillis.

Tillis, sempre su X, ha scritto che il «pasticcio strategico» potrebbe essere nato nei sistemi Starshield del Pentagono e non in SpaceX: «Non trattengo il fiato aspettando che il segretario Hegseth offra trasparenza». Nella migliore delle ipotesi, ha aggiunto, è stato un errore inaccettabile; nella peggiore «una decisione per sgomberare il campo a un attacco russo».

Il blackout cade in una settimana in cui l’amministrazione aveva avvertito Kiev che poteva sospendere la condivisione di intelligence e bloccare gli acquisti europei di armi americane se non fossero cessati gli attacchi a lungo raggio alle raffinerie russe. Trump ha poi annunciato un «cessate il fuoco energetico» e un accordo per importare diesel russo, e ha chiesto la sostituzione di Zelensky. Martedì un raid missilistico russo ha incendiato un palazzo residenziale a Kiev.

Beskrestnov non ha detto quando la trattativa con SpaceX e il Pentagono potrà chiudersi. Il tetto resta perché nessuno, a Washington, dice di averlo deciso. Mykhailo Fedorov, già ministro della Trasformazione digitale, ringraziando Musk per il ripristino ha scritto che «togliere del tutto il limite di velocità di Starshield è ora cruciale per la difesa dell’Ucraina».

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QuiEuropa Magazine – 17/10/2026

QuiEuropa Magazine - 17/10/2026

ROMA (ITALPRESS) – In questa edizione:
– Il caldo estremo mette in crisi l’agricoltura
– In crescita l’export verso il Canada, nel 2025 sfiora i 49 miliardi
– Auto elettriche, l’Europa esporta più di quanto importa
fsc/gtr

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Ucraina, la Russia annuncia raid «massicci» sulla rete elettrica: 8 morti e 1 milione di case al buio

KIEV — Un uomo di 64 anni è morto sabato mattina nei raid russi su Kherson e Zaporizhzhia, due città del sud dell’Ucraina; i feriti sono almeno 17, tra cui una bambina di 11 anni, secondo le autorità ucraine. È la coda della giornata più pesante delle ultime settimane: venerdì droni e missili hanno colpito nove regioni, con almeno 8 morti, 60 feriti e oltre un milione di utenze senza corrente. Da Kiev la domanda è una sola: che cosa resta del «cessate il fuoco energetico» annunciato da Donald Trump sei giorni fa?

La risposta di Mosca è arrivata nel pomeriggio di venerdì. «Le Forze armate russe hanno iniziato a condurre attacchi massicci contro gli obiettivi energetici dell’Ucraina. È stato definito l’elenco di questi obiettivi e il necessario quantitativo di armamenti per colpirli», ha detto al presidente Vladimir Putin il capo di Stato maggiore Valery Gerasimov, in un briefing a un posto di comando riferito dall’agenzia russa Interfax. Nel mirino, ha aggiunto, anche «ponti di importanza strategica», nodi ferroviari e data center «usati per i bisogni delle Forze armate ucraine». Il cessate il fuoco annunciato da Trump l’11 ottobre non è mai stato confermato dal Cremlino: «Non lo sapevamo, l’abbiamo appreso dai media», aveva detto Volodymyr Zelensky il giorno dopo a Varsavia.

A Kharkiv, la seconda città del Paese, nell’est, sono morti una donna di 71 anni e un uomo di 58. Nella regione di Volyn, al confine con la Polonia, un drone ha centrato uno stabilimento alimentare, un morto e 8 feriti; a Kovel, sulla statale che porta da Kiev alla frontiera polacca, una decina di camion è andata in fiamme davanti a un terminal doganale. Colpiti centri commerciali a Rivne e a Sumy. Il ministero dell’Energia dice di aver riallacciato oltre un milione di persone; circa 300.000 restano al buio.

La seconda domanda riguarda Washington. Venerdì Trump ha firmato un ordine esecutivo che sospende le sanzioni e i dazi sull’energia russa previsti dalla legge intitolata al senatore Lindsey Graham, morto a luglio: dazi fino al 100% sui maggiori acquirenti di greggio e gas russi e misure sulla «flotta ombra» delle petroliere. La legge l’aveva firmata lui stesso a settembre. «Ho trasmesso al Congresso una certificazione che il rilascio di tale deroga è nell’interesse nazionale degli Stati Uniti», ha scritto; il testo non spiega perché. Sullo sfondo ci sono l’intesa con Putin per immettere sul mercato 1,8 milioni di tonnellate di diesel russo, la crisi dei carburanti legata alla guerra in Iran e le elezioni di metà mandato del mese prossimo.

Il capo del fondo sovrano russo, Kirill Dmitriev, ha parlato su X di «un momento importante e davvero storico»; la senatrice democratica Elizabeth Warren di «fallimento assoluto e prevedibile della leadership». Nello stesso giorno Mosca ha messo nero su bianco la campagna contro la rete elettrica ucraina e Washington ha sospeso le sanzioni sull’energia russa.

Il conto presentato a Bruxelles

Zelensky era a Bruxelles, al Consiglio europeo. «La guerra costerà 155 miliardi di euro il prossimo anno. E abbiamo bisogno di almeno 70 miliardi in più da voi, per la difesa, per le armi, per la nostra resilienza», ha detto ai leader dei Ventisette, chiedendo altri sistemi antiaerei Patriot. Il presidente del Consiglio europeo António Costa: «Non è il momento di ritirare il sostegno all’Ucraina. Non è il momento di alleggerire le sanzioni alla Russia». Per Ursula von der Leyen la richiesta «deve essere coperta»; il cancelliere tedesco Friedrich Merz rinvia la discussione a fine anno.

La terza domanda è sui satelliti. Nei giorni scorsi il sistema Starlink di SpaceX, da cui dipendono i droni e l’allerta precoce ucraini, ha subito disturbi: Elon Musk nega ogni responsabilità dell’azienda e un funzionario americano esclude un intervento di Trump. Il presidente ha però definito «una vergogna» la ripresa dei raid ucraini sulle raffinerie russe, annunciata da Zelensky al Financial Times insieme all’accusa a Washington di aver ridotto la condivisione di intelligence. Su Newsmax ha aggiunto di non essere «un grande fan» del presidente ucraino e che gli alleati potranno comprare i Patriot quando le scorte americane saranno «ben rifornite».

A Bruxelles un giornalista gli ha chiesto se non sia diventato il capro espiatorio dei guai interni di Trump. Zelensky ha taciuto a lungo, poi: «Questa è la mia risposta». E ancora: «Difendo esclusivamente gli interessi dell’Ucraina e del popolo ucraino». Secondo l’Onu, da gennaio a settembre i civili uccisi sono stati 2.570 e i feriti 15.211, quasi il 60% in più dello stesso periodo del 2025. Putin ha detto a Gerasimov che gli attacchi «massicci e di gruppo» devono continuare; a Lutsk, capoluogo di Volyn, il sindaco ha avvertito che la corrente mancherà per almeno 24 ore.

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Francia, la protesta contro il carovita nata su TikTok scende in piazza: 40 fermi a Parigi

Aggiornato alle 11:43

PARIGI — Quaranta fermi nella capitale prima delle dieci, lacrimogeni a Marsiglia e a Lione, un corteo da place de la République alle 14 che la prefettura ha costretto a ridisegnare all’ultimo. La giornata contro il carovita, nata su TikTok e senza una regia, è cominciata così. Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez la affronta avendo rimesso in mano agli agenti le granate assordanti: le stesse per cui la sua polizia è sotto inchiesta, dopo che a un quattordicenne una di quelle granate ha portato via una mano.

Lo ha detto lui stesso martedì ai senatori: 36 inchieste dell’ispettorato generale della polizia nazionale, l’organo che indaga sugli agenti, per violenze dall’inizio del movimento studentesco, quattro delle quali per «ferite mutilanti». Venerdì, in un’intervista, ha aggiunto che le granate saranno consentite oggi in caso di «gravi violenze urbane», perché quelle armi «non sono mai usate quando le cose vanno bene». In campo oltre 10.000 fra poliziotti e gendarmi, almeno 5.000 a Parigi.

I 40 fermati parigini delle 9:30 avevano, secondo la prefettura, «materiale di protezione vietato o armi»; nei sequestri un coltello e un bracciale falso della polizia. Un gruppo di incappucciati ha bloccato il parcheggio della sede di CNews, il canale all news di orientamento conservatore che ospita anche la radio Europe 1, lanciando oggetti e rompendo vetri. Il prefetto Patrice Faure ha vietato il percorso che gli studenti volevano fare fino a place de la Concorde e ogni raduno intorno alle sedi del governo e alle stazioni.

A Marsiglia il boulevard du Prado, l’asse che porta alle spiagge, è stato barricato con cassonetti e scooter prima che i reparti antisommossa lo sgomberassero con i lacrimogeni, racconta France 24; a Lione e a Rennes i primi cortei sono partiti a metà mattina. Alla vigilia il ministero dell’Interno stimava 150.000 partecipanti nel Paese e 40.000 a Parigi. Le «azioni» censite sono circa 500, i cortei più di 90, mentre la mappa dei gilet gialli segna 1.757 punti fra rotatorie, caselli, distributori e ponti. Alcune azioni annunciate, come al casello del ponte dell’Île de Ré, non si sono viste. Oggi cominciano anche le vacanze di Ognissanti.

Le inchieste sugli agenti

Il conto delle ferite lo ha fatto Reuters, su interviste e atti giudiziari: 28 persone colpite dall’uso della forza, 15 casi all’esame dell’ispettorato, fra proiettili di gomma, granate, lacrimogeni e manganelli. Un quindicenne ha perso un occhio per un proiettile di gomma. Un agente di Belfort è indagato per tentato omicidio. In un altro caso, ricostruito dal procuratore, un poliziotto ha colpito un ragazzo con il manganello, il ragazzo ha risposto a calci e un collega gli ha sparato in faccia un candelotto lacrimogeno con un lanciatore.

Il ministero difende gli agenti: hanno dovuto fronteggiare gruppi violenti che si infilano nelle proteste. Dal 18 settembre conta «quasi 900» fra poliziotti e gendarmi feriti; dall’altra parte oltre 200 liceali e 147 membri del personale scolastico. Le ong e gli avvocati delle vittime contestano l’uso di armi antisommossa contro minorenni e chiedono che se ne verifichino necessità e proporzionalità. I fermi dall’inizio delle proteste sono 6.877, in grandissima maggioranza minorenni.

Il movimento è nato a Créteil, nella banlieue sudest di Parigi, per la carenza di personale nei licei; la risposta della polizia lo ha gonfiato. Martedì, nell’«atto V», gli studenti hanno rivendicato 480.000 partecipanti e il ministero ne ha contati 161.500; davanti a un liceo di Saint-Denis si è presentata Greta Thunberg. La data di oggi viene invece da un video su TikTok di un giovane esasperato dai prezzi alla pompa, sostenuto poi dal segretario comunista Fabien Roussel e dalla leader dei Verdi Marine Tondelier.

Jérôme Rodrigues, volto storico dei gilet gialli del 2018, che perse un occhio in una manifestazione del 2019, ne prende le distanze e insieme la sposa: «Nessun gilet giallo è stato all’origine del 17 ottobre. È quasi diventato un marchio», e poi, su Facebook: «Gilet gialli, studenti, lavoratori, pensionati: le nostre lotte possono incontrarsi». Un altro ex, Myrtil Devillers: «Ero un gilet giallo quando la benzina costava 1,40 euro al litro, immaginate come mi sento ora che costa 2,20».

Il premier Sébastien Lecornu, che ha attivato una cellula di crisi, ha detto che le proteste dei licei sono scivolate nella «violenza urbana»; il presidente Emmanuel Macron ha chiesto calma. Il governo accusa La France insoumise di Jean-Luc Mélenchon di soffiare sul fuoco, il partito nega. Bally Bagayoko, 53 anni, sindaco di Saint-Denis e presenza fissa ai cortei, applaudito per aver difeso gli studenti dalla polizia e criticato per frasi che per i suoi avversari legittimerebbero la violenza, stamattina ha parlato a Franceinfo degli obiettivi del movimento.

Per l’Eliseo, a sei mesi dalle presidenziali, la partita è impedire che la rabbia dei licei si saldi con quella delle rotatorie. Il corteo parigino parte alle 14; il bilancio della giornata arriverà in serata.

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Premio Auto Europa 2027, ecco le 7 auto finaliste: modelli e novità

UIGA annuncia le sette finaliste di Auto Europa 2027: dalle elettriche ai modelli ibridi, la sfida si decide a Milano il 26 e 27 ottobre.

Il Premio Auto Europa 2027 entra nella fase decisiva con sette modelli che fotografano i cambiamenti dell’industria automobilistica. L’UIGA, Unione dei Giornalisti Italiani dell’Automotive, ha annunciato le finaliste: Alpine A390, BMW iX3, Hyundai Ioniq 3, Lancia Gamma, Renault Clio, Volkswagen T-Roc e Volvo EX60. Tutte sono costruite in Europa, compresa la Hyundai prodotta in Turchia: un segnale del ruolo industriale del continente in un mercato segnato da elettrificazione, digitalizzazione e concorrenza internazionale.

Quando si vota e chi sceglie la vincitrice

La fase conclusiva del Premio Auto Europa è in programma il 26 e 27 ottobre 2026 nella sede di Bosch Italia a Milano. Al verdetto concorrono i giornalisti specializzati dell’UIGA, una giuria di opinion leader e il pubblico. Gli automobilisti possono già partecipare alla votazione sul sito www.premioautoeuropa.it. La rosa delle candidate riunisce SUV, berline compatte e fastback, con alimentazioni elettriche, ibride e tradizionali.

Alpine A390: la sport-fastback elettrica

La Alpine A390 è una sport-fastback elettrica con tre motori, trazione integrale e batteria da 89 kWh. La GT eroga 400 CV e promette fino a 555 km WLTP, mentre la GTS raggiunge 470 CV e accelera da 0 a 100 km/h in 3,9 secondi.

BMW iX3: la Neue Klasse a 800 Volt

La BMW iX3, prima espressione SUV della Neue Klasse, punta su architettura a 800 Volt ed eDrive di sesta generazione. La 50 xDrive dichiara 469 CV, fino a 805 km WLTP e ricarica DC fino a 400 kW: numeri che mettono al centro l’efficienza nei lunghi viaggi.

Hyundai Ioniq 3: compatta elettrica e versatile

La Hyundai Ioniq 3 porta l’elettrico nel formato di una hatchback a cinque porte, progettata per l’Europa e prodotta a İzmit. Il bagagliaio offre 441 litri e la versione con batteria da 61 kWh dichiara fino a 500 km di autonomia.

Lancia Gamma: ritorna l’ammiraglia italiana

La Lancia Gamma, costruita a Melfi sulla piattaforma STLA Medium, rilancia invece il concetto di ammiraglia italiana con una carrozzeria crossover fastback. Sono previste una versione ibrida da 145 CV ed elettriche da 230, 245 e 375 CV, quest’ultima a trazione integrale.

Renault Clio: il full hybrid E-Tech

La sesta generazione della Renault Clio abbina un abitacolo con due schermi da 10,2 pollici al sistema openR link con Google integrato. Il full hybrid E-Tech da 160 CV dichiara consumi di 3,9 l/100 km e fino a 1.000 km di autonomia complessiva; restano in gamma anche benzina e GPL.

Volkswagen T-Roc: la seconda generazione ibrida

La seconda Volkswagen T-Roc cresce nello spazio e adotta una gamma elettrificata: motori 1.5 eTSI mild hybrid da 116 e 150 CV e versioni full hybrid da 136 o 170 CV. Due interpretazioni della transizione pensate per l’uso quotidiano.

Volvo EX60: il SUV elettrico fino a 810 km WLTP

La Volvo EX60 completa la lista delle finaliste con un SUV premium a batteria dal design scandinavo. L’architettura elettrica a 800 Volt accomuna le tre varianti: P6 a trazione posteriore da 374 CV e 611 km WLTP, P10 AWD da 510 CV e 660 km, e P12 AWD da 680 CV, con batteria da 117 kWh e autonomia massima dichiarata di 810 km WLTP. La diversità delle sette candidate rende il premio un osservatorio delle strategie con cui le case cercano di coniugare innovazione, prestazioni e accessibilità.

Una finale che racconta la trasformazione del settore

Il filo conduttore di Auto Europa 2027 non è una sola tecnologia, ma la ricerca di soluzioni per clienti differenti. Le sette finaliste mostrano quanto il settore si muova tra batterie più capienti, ricarica rapida, sistemi digitali e motorizzazioni ibride. La scelta finale, affidata a esperti e pubblico, darà anche una misura di quali caratteristiche contano oggi maggiormente per il mercato italiano. La presenza di vetture realizzate in diversi stabilimenti europei sottolinea inoltre il peso della produzione locale e delle competenze industriali. Dalle compatte ai SUV premium, la competizione mette a confronto esigenze di mobilità molto distanti, senza ridurre il futuro dell’auto a una sola formula.

L'articolo Premio Auto Europa 2027, ecco le 7 auto finaliste: modelli e novità proviene da Affaritaliani.it.

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