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Meteo, l’Italia travolta dal maltempo: attesa una settimana di piogge e freddo

Meteo, addio all’anticiclone: da domenica piogge diffuse e calo delle temperature

L’anticiclone che ha garantito tempo stabile sull’Italia si sta ritirando, lasciando spazio a un deciso cambio di scenario. Da domenica 18 ottobre una perturbazione di origine atlantica, alimentata da aria fresca in discesa dal Mare del Nord, farà il suo ingresso sul territorio nazionale portando piogge diffuse, un abbassamento delle temperature e un’ondata di instabilità destinata a proseguire per quasi tutta la settimana, almeno fino a venerdì 23 ottobre.

Come spiega Lorenzo Tedici, meteorologo de iLMeteo.it, il peggioramento comincerà a farsi sentire già dalla serata di sabato al Nord-Ovest, per poi entrare nel vivo domenica. Le regioni più colpite nelle prime fasi saranno Piemonte, Liguria e Toscana, con accumuli abbondanti che potranno raggiungere i 40-50 mm nelle 24 ore, ma il maltempo coinvolgerà anche la Lombardia, l’Emilia, le coste laziali e i settori ionici di Sicilia, Calabria e Sardegna.

Con il passare dei giorni, il sistema perturbato muoverà verso la Spagna per poi fare perno verso est, aprendo un vero e proprio corridoio umido sull’Italia. Questo garantirà precipitazioni estese e insistenti su gran parte del Paese per diversi giorni. Le temperature subiranno una generale flessione, riallineandosi ai valori tipici del periodo (tra i 18°C e i 21°C). Si tratta tuttavia di una buona notizia per l’ambiente: le piogge in arrivo contribuiranno infatti a mitigare il deficit idrico che da circa un anno penalizza in modo particolare i bacini del Piemonte, come segnalato da Arpa e dal CNR.

Le previsioni nel dettaglio

  • Sabato 17: Copertura nuvolosa in graduale aumento al Nord-Ovest a partire dalla serata. Tempo ancora in prevalenza stabile altrove, ad eccezione di isolati piovaschi tra la Bassa Calabria e la Sicilia orientale.
  • Domenica 18: Fase acuta del maltempo con precipitazioni battenti su Piemonte, Liguria, Lombardia e Toscana. Rovesci sparsi interesseranno anche il versante tirrenico del Centro, la Sardegna meridionale, la Sicilia e la Calabria ionica. Più asciutto a Nord-Est.
  • Lunedì 19: Instabilità diffusa su gran parte della Penisola, con rovesci più frequenti e intensi lungo le regioni tirreniche e sulle isole maggiori.

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Forza Italia, l’avvocato dei Berlusconi è sbarcato in Parlamento: il partito lo manda dritto in commissione Giustizia

Martedì 6 ottobre era stato oggetto di qualche ilarità tra i colleghi perché si era presentato di buon mattino al suo nuovo scranno di Montecitorio durante la discussione generale sulla legge elettorale a cui avevano partecipato solo una decina di deputati. Il tesoriere di Forza Italia Fabio Roscioli sta prendendo il nuovo e inedito ruolo di deputato molto sul serio: da quando si è insediato alla Camera dopo la vittoria alle suppletive di Reggio Calabria, il partito gli ha assegnato la commissione Giustizia. E nelle prime due settimane non si è perso una seduta, oltre ai lavori d’aula. Una scelta significativa alla luce del fatto che Roscioli è anche avvocato ed è stato legale della famiglia Berlusconi.

Roscioli è considerato l’uomo di Marina Berlusconi nei palazzi romani ed è un noto avvocato civilista. È storico legale di Fininvest in diverse cause note alle cronache: ha curato il ricorso (perso) in Cassazione di Silvio Berlusconi costretto a pagare 50 mila euro all’ex pm di Milano Guido Robledo per averlo attaccato nel 2006 sul processo Mills, ma anche il ricorso (anche questo perso) di Fininvest nei confronti del giornalista Ferruccio Pinotti e del magistrato Luca Tescaroli sulle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia riportate in un libro. Roscioli è stato anche il liquidatore del Popolo delle Libertà nel 2013, gruppo politico durato pochi mesi tra l’allora Forza Italia e Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini. E avrà un ruolo fondamentale in Forza Italia nei prossimi mesi: da tesoriere dovrà essere lui a mettere la firma, e quindi la certificazione, sulle liste elettorali del partito.

La decisione di inserirlo in commissione Giustizia è legata sia alla sua professione, ma anche al fatto che nelle ultime settimane si era liberato un posto da ricoprire in commissione: quello di Tommaso Calderone, nel frattempo passato a Futuro Nazionale di Roberto Vannacci. La maggioranza, insomma, aveva un parlamentare in meno in una commissione chiave e quindi doveva scegliere qualcuno per sostituire Calderone che, nel frattempo, ha mantenuto il suo posto di vicepresidente della Commissione nonostante sia dell’opposizione. La commissione Giustizia è tra quelle più importanti e in cui la maggioranza è più risicata in termini numerici, dunque serviva un rinforzo.

Roscioli comunque sarà presto chiamato a discutere e votare su provvedimenti importanti sul fronte della Giustizia: alla Camera, infatti, è in discussione il disegno di legge che limita il sequestro degli smartphone da parte dei magistrati, il disegno di legge sulla geografia giudiziaria oltre al decreto Giustizia che arriverà in commissione la prossima settimana. Se dovesse essere approvata al Senato, la commissione Giustizia di Montecitorio sarà chiamata anche ad esprimersi sulla riforma della prescrizione.

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Dalla clinica all’impresa globale: così la Diamond Incision Academy trasforma la competenza medica in un modello scalabile

Trasformare l’esperienza maturata sul campo in un metodo capace di essere trasferito, misurato e replicato senza perdere qualità. È una delle sfide di un settore nel quale competenza clinica, formazione e capacità organizzativa tendono sempre più a intrecciarsi. È in questo scenario che si inserisce il percorso di Dario Martusciello, medico e chirurgo maxillo-facciale, formatosi anche all’estero tra Brasile e Argentina e con esperienze nella chirurgia d’emergenza, oncologica e umanitaria. Alla medicina ha progressivamente affiancato l’attività imprenditoriale e formativa, partecipando allo sviluppo di reti nazionali e fondando Dama Point, realtà che conta oggi 17 centri.

Da questo percorso nasce la Diamond Incision Academy, costruita intorno a un obiettivo preciso: trasformare una competenza specialistica in un sistema di protocolli, formazione, tecnologia e controllo della qualità, capace di crescere oltre la figura del fondatore.

Dalla medicina all’imprenditoria e poi alla formazione. Cosa l’ha portata a creare un’Academy?

Prima dell’Academy avevo già formato centinaia di medici e lavorato alla codificazione di metodiche nate dall’esperienza clinica. Ho capito che una competenza può crescere davvero soltanto quando smette di dipendere esclusivamente dalla persona che l’ha sviluppata e diventa organizzazione, procedure e standard condivisi. La difficoltà è stata rendere trasmissibile un patrimonio costruito attraverso migliaia di casi. L’Academy nasce per questo. Non vuole aggiungere un altro corso all’offerta esistente, ma accompagnare il professionista fino all’autonomia e costruire una rete capace di espandersi senza perdere il controllo sulla qualità.

Qual è la differenza tra insegnare una tecnica e trasferire realmente un metodo?

Una tecnica insegna un gesto. Un metodo chiarisce quando utilizzarlo, come selezionare il paziente, quali risultati attendersi e come gestire l’intero percorso. Il valore trasferibile non risiede quindi soltanto nella procedura, ma nel sistema che la circonda: classificazione, indicazioni, strumenti, documentazione, follow-up e criteri di verifica. Abbiamo trasformato l’esperienza clinica in un protocollo codificato perché un metodo diventa scalabile solo quando può essere documentato, misurato e aggiornato. Il medico conserva il proprio giudizio, ma opera all’interno di una struttura comune che rende i risultati più confrontabili e il modello più solido.

Avete scelto piccoli gruppi, pratica supervisionata e un rapporto che continua dopo la masterclass. Come funziona concretamente?

Il percorso comincia prima dell’aula, con onboarding ed e-learning, e prosegue dopo la masterclass. Lavoriamo con gruppi ridotti per osservare ogni partecipante, discutere la pianificazione e correggere i passaggi. Nei primi casi restano attivi incontri individuali, webinar, community e strumenti di telemedicina. Il professionista può condividere documentazione, pianificazione e follow-up. Il premium kit riunisce strumenti, protocolli e modulistica, mentre l’affiancamento comprende anche il patient journey, l’organizzazione del team e l’inserimento della nuova competenza nel mercato locale. L’obiettivo non è consegnare un attestato, ma rendere operativa la competenza.

Il progetto sta assumendo una dimensione internazionale. Come si mantiene uno standard comune in mercati differenti?

Separando ciò che deve rimanere identico da ciò che può essere adattato. Protocollo, strumenti, documentazione, qualità e follow-up costituiscono lo standard comune. Linguaggio, comunicazione e organizzazione del servizio devono invece rispettare il contesto locale. La formula è semplice: standard globali, esecuzione locale. Oggi l’Academy coinvolge Messico, Albania, Tunisia, Taiwan, Spagna e Romania, distribuiti su quattro continenti. Abbiamo programmato edizioni mensili e puntiamo a cento professionisti operativi nei prossimi 12-18 mesi. Vogliamo costruire cento punti di riferimento, non distribuire cento attestati. In questo modello si inserisce anche MetCare, rete di oltre 1.500 professionisti sanitari, che potrà rafforzare la continuità assistenziale per i pazienti lontani dal centro di trattamento e contribuire a rendere più solida la rete sul territorio.

 Che ruolo avranno i dati e la tecnologia nella crescita della rete?

Una rete internazionale può diventare un osservatorio distribuito se tutti raccolgono le informazioni con la stessa logica. La Diamond Incision App servirà a organizzare documentazione e follow-up in modo uniforme, con consenso e anonimizzazione, favorendo il confronto tra casistiche, l’aggiornamento dei protocolli e, nel tempo, studi multicentrici. L’intelligenza artificiale potrà contribuire al controllo delle immagini e al confronto dei risultati ottenuti in contesti differenti. Stiamo inoltre lavorando a una simulazione orientativa del possibile esito, sempre da interpretare e validare durante la visita. Non un filtro né una promessa, ma uno strumento per migliorare la comunicazione, allineare le aspettative e ridurre la distanza operativa tra il centro fondatore e i professionisti internazionali.

 Quali sono gli obiettivi dell’Academy nei prossimi anni?

L’app dovrà diventare il sistema operativo dell’ecosistema. Per i medici sarà uno spazio dedicato a formazione, documentazione, confronto e supporto internazionale. Per i pazienti potrà integrare la ricerca dei professionisti, il diario del percorso, gli appuntamenti e l’acquisizione guidata delle fotografie. La sfida non è semplicemente raggiungere cento professionisti, ma dimostrare che possano lavorare in Paesi diversi condividendo la stessa grammatica clinica, documentando i risultati con criteri confrontabili e offrendo un’esperienza coerente. Il vero valore di Diamond Incision è lo standard che permette a una competenza nata in Italia di essere trasferita, monitorata e progressivamente migliorata su scala internazionale.

 

L’articolo Dalla clinica all’impresa globale: così la Diamond Incision Academy trasforma la competenza medica in un modello scalabile è tratto da Forbes Italia.

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Quando il Messico incontra la Sicilia

Domenica 27 settembre, nella Piazza del Villaggio di Locogrande, a Misiliscemi, c’è stato un evento che è stato un toccasana al cuore e alla testa. Un’iniziativa pubblica promossa da una rete di realtà del territorio ha trasformato una piccola piazza di provincia nel punto d’incontro tra la nostra terra e le lotte di tutto il mondo.

La mattinata si è aperta nel modo più semplice e vivo possibile: un laboratorio artistico e creativo collettivo, aperto a tutti e tutte. Già dalle dieci del mattino la piazza si è popolata di colori, pennarelli e grandi cartelli da riempire insieme. È stato uno spazio informale e leggero, ma allo stesso tempo profondamente radicato nei nostri problemi reali. Tra una scritta e una risata, lavoratori, residenti, attivisti e curiosi si sono ritrovati fianco a fianco. E parlando dei cartelli che stavamo preparando sull’acqua, sul diritto alla vita, contro la base militare e gli F-35 a Trapani-Birgi, sono nate riflessioni spontanee, genuine, fatte di sguardi e condivisione. In quel fare manuale e spensierato c’era già l’alternativa: riprendersi i propri spazi pubblici partendo dalla cura e dallo stare insieme senza deleghe.
Da quel clima di laboratorio, la mattinata è sfociata con naturalezza nel momento assembleare, iniziato verso l’una. Ed è lì che il respiro della giornata si è allargato in modo straordinario, ascoltando direttamente i rappresentanti della delegazione internazionale arrivata dal Messico. A prendere la parola per prima è stata la rappresentante del Centro per i Diritti Umani Frayba, portando con sé il peso e la lucidità di chi opera quotidianamente nel Chiapas, a fianco delle comunità oppresse. Ascoltarla è stato un pugno nello stomaco e insieme una spinta immensa: ci ha raccontato la violenza feroce e sistematica subita da chi difende i diritti umani, la terra e la vita contro i grandi interessi delle multinazionali e dei governi, ricordandoci cosa significhi fare i conti con i vicini di casa desaparecidos e con una militarizzazione che calpesta ogni forma di dignità umana.
Subito dopo, l’intervento dei delegati del Congresso Nazionale Indigeno (CNI) ha allargato ulteriormente lo sguardo, portando la voce viva dei popoli originari che resistono contro l’espropriazione dei territori e la devastazione ambientale. Hanno raccontato di come le comunità continuino a organizzarsi dal basso proponendo invece che imponendo, raccogliendo la forza radicale dello zapatismo per praticare l’autogoverno e difendere la propria terra rifiutando la logica cinica del profitto. Certo, chi vive lì affronta dinamiche e tragedie di una gravità per noi quasi inimmaginabile, eppure ascoltandoli parlare in quella piazza di Misiliscemi, la sensazione più nitida è stata un’altra, cioè che tutto il mondo è intrinsecamente legato.
Perché mentre ascoltavi le loro storie, capivi perfettamente che la mano che devasta i territori e calpesta i diritti laggiù è la stessa identica mano che in provincia di Trapani impone le basi militari, investe i nostri risparmi nel campo di addestramento per i piloti degli F-35 e condanna la nostra terra alla sete, all’abbandono e all’emigrazione giovanile. Il sistema economico, statale e militare che ci governa è totalizzante e globale, non fa sconti a nessuno e sfrutta le periferie del mondo per i propri profitti.
Ma la lezione più grande di quell’assemblea non è stata la constatazione amara di quanto questo sistema sia cinico: la vera forza è stata scoprire che la resistenza è altrettanto globale. In quella piazza si è toccato con mano cosa significhi l’internazionalismo: non una parola vuota da convegno, ma sguardi, parole condivise, mani che si stringono e la consapevolezza che i nostri problemi non sono affatto isolati. La nostra piccola vertenza locale contro la base di Birgi prende forza e respiro quando si collega alle lotte di chi, in ogni angolo del pianeta, rifiuta di essere merce o scarto.
La convergenza tra i popoli ci ha ricordato che la vera sicurezza non si costruisce con gli aerei d’attacco o con i confini armati, ma curando la terra, difendendo l’acqua e stringendo legami autentici di solidarietà. La strada per cambiare le cose è lunga, irta e difficile, come sappiamo bene qui in Sicilia, ma l’incontro a Locogrande ci ha lasciato una certezza luminosa: non siamo soli. E sapere di camminare insieme a chi, da lontano, lotta con la stessa nostra dignità, ti dà una spinta formidabile per continuare a fare la tua parte, qui, nel nostro piccolo pezzo di mondo.
Luca Lo Buglio

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Il Cremlino al Pontefice: “Lavoriamo insieme per proteggere i cristiani nel mondo”. Parolin: “Spero che Mosca accetti di mettere in atto la richiesta del Vaticano”. Zakharova: L’Italia obbedisce ai padroni di Bruxelles

© RaiNews

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Firenze, in piazza contro l’agrivoltaico made in Tel Aviv. Giani chiede «chiarimenti» al governo

Studenti, attivisti e lavoratori della Gkn in piazza a Firenze contro i progetti agrivoltaici presentati alla Regione da alcune aziende israeliane presenti nella black list dell’Onu per le loro attività […]

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