
Il 29 ottobre l’assemblea dei soci di Monte dei Paschi di Siena (Mps) sarà chiamata a una scelta decisiva per il futuro del gruppo guidato da Luigi Lovaglio, protagonista su ogni fronte del risiko bancario che da oltre un anno e mezzo sta trasformando il panorama finanziario del sistema-Paese. I soci dovranno decidere sul piano del Ceo, tornato in sella ad aprile dopo esser stato estromesso dall’azienda sulla scia di una sinergia tra Delfin e i fondi internazionali, volto a lanciare offerte pubbliche di scambio, parallele, su Banca Generali e su Banco Bpm, elemento quest’ultimo ritenuto costitutivo per la definizione di un “Terzo Polo” nazionale della finanza, e per l’integrazione di Mediobanca. Alle spalle, incombe Intesa Sanpaolo, che a giugno ha messo sul tavolo 30 miliardi per scalare Mps e attende l’esito dell’assemblea senese per capire se la bocciatura del piano Lovaglio permetterà all’offerta del primo gruppo italiano, rilanciata nei giorni scorsi e portato a 1,6 azioni Intesa e 1,25 euro cash per ogni azione Mps ma ancora ritenuta insufficiente dal Cda senese.
Una difesa in profondità per il Ceo di Mps
L’azione di Lovaglio, a cui si somma la distribuzione di un dividendo straordinario, è paragonabile a un tentativo di difesa in profondità. Il risiko bancario non è una guerra di posizione ma una battaglia di manovra dove mosse e contromosse si susseguono in forma non lineare. Il vertice di Mps intende promuovere un’azione difensiva ponendo di fronte ai soci la prospettiva di un rafforzamento del sentiero avviato con il vittorioso affondo su Mediobanca, che ha posto Mps in una posizione più centrale nel risiko bancario italiano.
A tal proposito c’è da sottolineare che sul piano di Lovaglio Delfin, la finanziaria della famiglia Del Vecchio guidata dal presidente di Luxottica Francesco Milleri, che ha sostenuto l’ascesa in Mediobanca e ha rotto con Francesco Gaetano Caltagirone sul ritorno in scena di Lovaglio ad aprile, rompendo il fronte compatto che ha sostenuto l’azione su Piazzetta Cuccia, è ora nuovamente allineata al costruttore romano nel volersi opporre al progetto del Ceo.
La sfida del piano-Lovaglio
Delfin-Caltagirone-Edizione è un terzetto già visto nella battaglia per il Cda di Mediobanca di fine 2023, che vide la lista del primo gruppo sostenuto da Caltagirone e Benetton sconfitta dal Ceo Alberto Nagel, che ottene il successo in una battaglia di mercato tenendo le redini di Piazzetta Cuccia e una posizione forte in Assicurazioni Generali, di cui Mediobanca è primo azionista.
Corsi e ricorsi storici: fu il fallimentare tentativo di Nagel di far passare all’assemblea dei soci un piano di offerta pubblica di scambio su Banca Generali a spianare definitivamente la strada alla scalata di Mps sulla scia dell’azione promossa da Lovaglio nell’agosto 2025 e oggi il banchiere 71enne si trova a dover affrontare a Rocca Salimbeni una partita che passa anche per l’approvazione di un’operazione volta a aprire la porta a un’offerta indirizzata alla banca di Piazza Tre Torri. Chiaramente il contesto è molto cambiato, ma resta un minimo comune denominatore: Ceo che di fronte a sfide crescenti provano a difendere la posizione dei propri piani immaginando strategie a tutto campo e guardano al voto dei soci per capire la prospettiva di fattibilità.
“Per approvare le delibere straordinarie serve il voto favorevole dei due terzi del capitale presente: con un terzo già contrario, il margine per Lovaglio si assottiglia drasticamente”, nota StartMag, che al di là del terzetto Delfin-Cltagirone-Benetton ricorda che “tra gli investitori istituzionali presenti nell’azionariato di Mps figurano BlackRock, che detiene il 4,66% del capitale, oltre a Norges Bank Investment Management e Vanguard”, grandissimi nomi del capitalismo finanziario internazionale.. Le operazioni su Bpm e Banca Generali sono state bocciate dai proxy advisor dei fondi che saranno l’ago della bilancia decisivo per capire come si indiirzzerà la partita, mentre sembra più agevole il sentiero per l’integrazione Mps-Mediobanca deliberata dai rispettivi cda (un approfondimento di Advisor Online spiega bene i dettagli tecnici a riguardo).
Il risiko bancario è un rebus
In tal senso, la partita del risiko bancario sembra oggi, per citare Jorge Luis Borges, una “Biblioteca di Babele” finanziaria, dove ogni passaggio ne può aprire molti altri, ma è chiaro che il cda di Mps del 29 ottobre potrebbe essere l’occasione per rimettere ordine. O quantomeno distinguere gli scenari destinati ad essere plausibili da quelli remoti.
La sfida per il consolidamento proseguirà e Mps potrà aprire la strada a una nuova fase reattiva dopo l’operazione nei suoi confronti di Intesa o il piano Lovaglio sarà bocciato dai soci? Come si posizioneranno quei fondi internazionali che pochi mesi fa hanno rinnovato il mandato al Ceo e ora potrebbero aprire la strada alla bocciatura dei suoi piani? Se il piano sarà bocciato, quanto questo contribuirebbe a spingere l’offerta di Intesa che, ricordiamolo, è indipendente nelle logiche e segue binari propri? Quanto, in definitiva, questo poi impatterà sull’equilibrio del mondo bancario e assicurativo, tenendo conto che l’offerta di Intesa vede in prospettiva come partner Unipol e la partecipata Bper mentre, al contempo, l’asse Mps-Mediobanca richiama alla strategica partecipazione in Assicurazioni Generali? Queste domande non saranno risolte il 29 ottobre, ma l’indirizzo per molte risposte quel giorno si vedrà con più chiarezza, anche se l’unica certezza è che nulla è scolpito nella pietra nella partita della finanza tricolore.
Fonti
L'articolo Risiko bancario, Mps verso l’ultima battaglia mentre incombe la sfida con Intesa proviene da InsideOver.