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Scontri di piazza in Argentina durante la marcia delle università: 31 arresti, oltre 500 persone colpite dalla repressione. Il governo: “Paghino gli organizzatori”

Ottobre caldo anche a Buenos Aires: gli scontri di giovedì davanti al Congresso hanno causato 31 arresti, 8 agenti feriti e 550 persone colpite dall’uso massiccio di camion idranti, gas lacrimogeno e proiettili di gomma da parte delle Forze dell’ordine. Aggrediti diversi giornalisti, tra cui Laura Quispe (Te1esisa) e Guido Piotrkowski, entrambi feriti da proiettili di gomma, e Carla Ricciotti (LN+) e Charly Sjödin (C5N), colpiti da soggetti incappucciati. Gli scontri si sono verificati a margine della Quinta marcha federal degli atenei pubblici argentini a cui hanno partecipato 100mila manifestanti che, sotto una pioggia torrenziale, esigevano l’applicazione della Legge sul finanziamento universitario, cioè l’adeguamento automatico dei fondi in base all’inflazione, bloccata dall’austerity del governo di Javier Milei.

Le ragioni della “marcha”

I manifestanti – convocati dal Consejo interuniversitario nacional, Federación universitaria argentina e Frente sindacal de universidades nacionales – chiedevano anche aumenti di stipendio del 32% per compensare la perdita di potere d’acquisto, la modifica dell’esiguo bilancio universitario (meno di 5 milioni di dollari per tutto il Paese) e l’abrogazione del Decreto 70/23 in materia di deregulation, che ha fatto lievitare i costi di trasporti e affitti per studenti fuorisede.

Inflazione, disoccupazione e povertà in crescita

Dietro la protesta degli universitari si cela però un malessere più ampio. Secondo Paola Zuban, analista e direttrice della società di consulenza Zuban Córdoba, il Paese manifesta anche contro “la perdita di potere d’acquisto, l’inflazione – che resta un problema molto pressante, ancora oggi –, la disoccupazione o la paura stessa di perdere il lavoro, oltre all’indebitamento delle famiglie”. Pesano anche i dati sulla povertà urbana, che a fine settembre ha raggiunto il 32,3% della popolazione residente nelle città: +4,1 punti percentuali rispetto alla seconda metà del 2025, secondo l’Instituto nacional de estadística y censos. La peggior parte la subiscono i bambini (fascia 0-14), dove il tasso di povertà è di 44,5%. Preoccupa anche l’indigenza minorile, che risulta del 10,8%.

Il dibattito sui violenti

Secondo diverse ricostruzione, gli scontri sarebbero stati provocati da una trentina di persone dal volto coperto, tuttora ignote agli organizzatori. Immediata – e altrettanto sproporzionata – la risposta delle Forze dell’ordine. “È chiaro che si è trattato di un’operazione montata da piccoli gruppi estranei al movimento studentesco – spiega a ilFattoQuotidiano.it Piero Ghezzi, rappresentante del Consiglio interuniversitario nazionale –. Volevano delegittimare una manifestazione storica, pacifica e democratica in difesa dell’Istruzione pubblica”. Condanne anche dal rettore dell’Università di Buenos Aires, Emiliano Yacobitti: “Chiediamo alla Giustizia di identificare e punire i responsabili dei disordini, che non hanno nulla a che fare con la comunità universitaria”. Tuttavia, il governo centrale nega la presenza di infiltrati. “Coloro che hanno attaccato il parlamento e la polizia sono criminali e delinquenti. La violenza non è un diritto. E la giustizia agirà con fermezza”, è la minaccia della segretaria alla Sicurezza argentina Alejandra Monteoliva.

Criminalizzare chi protesta

A sua volta, il governo della Ciudad de Buenos Aires parla di 60mila dollari americani in danni, che vorrebbe imputare agli organizzatori. L’intento, secondo fonti consultate da ilFatto.it, è quello di indebolire le sigle sindacali e dissuadere future manifestazioni. Quanto ai 31 detenuti: si ipotizzano reati come “resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e danneggiamento aggravato”.

Il tutto sulla base del Protocollo anti-picchetti (risoluzione 943/2023), che viete “impedimenti al transito di persone e mezzi” e attribuisce “i costi di eventuali operativi” dispiegati agli organizzatori stessi delle manifestazioni, tenuti ad affrontare spese relative al “risarcimento danni”.

Scontro tra poteri

Ma le università non fanno un passo indietro. Nel giorno successivo alla marcia si registrano occupazioni e assemblee in diversi atenei del Paese – intenti a stendere un calendario di future manifestazioni – oltre agli scioperi, già programmati, nell’Università di Buenos Aires, dove le Facoltà di Scienze economiche, Odontologia e altre si fermeranno a turni, dal 19 al 22 ottobre, in protesta contro la stretta di Milei.

Lo scontro però non si limita alla piazza, ma si consuma tra i poteri dello Stato: il giudice federale Martín Cormick aveva imposto una multa giornaliera di 100mila pesos argentini a Diego Santilli, capo gabinetto di Milei, per l’inadempimento di un provvedimento d’urgenza legato all’applicazione della Legge di finanziamento universitario in materia di adeguamento salariale. La misura è stata sospesa in seguito dal Terza sala della Camera nazionale d’appello per il Contenzioso amministrativo federale, previo ricorso introdotto dai legali del Ministero del Capitale umano.

E mentre la protesta dilagava, Milei era negli Usa, ben lontano dall’Argentina, come già accaduto di fronte all’esplodere di altri dossier, tra cui i casi Libra$ e Adorni. Questa volta era alla Camera di commercio statunitense, dove ha ricevuto il riconoscimento “Campione della libera impresa” dopo aver difeso a spada tratta le proprie ricette economiche. “Le società non si suicidano – ha detto, sicuro della sua rielezione nel 2027 –. Inoltre, con i risultati che stiamo mostrando, confido che l’anno prossimo gli argentini potremmo validare nelle urne questo modello”.

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