Ogni prodotto avrà una carta d’identità digitale: un QR code per scoprire cosa compriamo davvero
Dall’origine delle materie prime alla sostenibilità, il passaporto digitale promette di rivoluzionare gli acquisti. L’Unione Consumatori Italiani rilancia la sfida: «Basta slogan, servono informazioni verificabili».
Un’etichetta racconta quello che il produttore decide di scriverci. Ma se una semplice scansione potesse svelare molto di più? Dove nasce un prodotto, quali materiali contiene, come viene realizzato, quali certificazioni possiede e perfino come smaltirlo quando avrà terminato la propria vita.
Il futuro degli acquisti potrebbe essere racchiuso in un QR code. Non un altro strumento pubblicitario, ma una vera carta d’identità digitale capace di accompagnare ogni prodotto lungo il suo percorso, dalla fabbrica al consumatore. È la prospettiva aperta dal Digital Product Passport (DPP), il passaporto digitale previsto dalla normativa europea sull’economia circolare, destinato a essere introdotto progressivamente in diversi settori. Una trasformazione che, secondo UCI – Unione Consumatori Italiani, rappresenta un’opportunità per riequilibrare il rapporto tra chi vende e chi acquista.
Dal packaging alla trasparenza: la confezione comincia a parlare
Il tema è stato affrontato a Milano durante Oltre il brand, appuntamento al quale ha partecipato UCI e dove Antares Vision Group e Genuine Way hanno presentato DEOPP, una soluzione tecnologica progettata per facilitare l’accesso al passaporto digitale anche alle piccole e medie imprese.
«Il packaging del futuro avrà una doppia dimensione», spiega l’avvocato Massimiliano Albanese, segretario federale UCI. La prima resterà fisica, con la funzione di proteggere il prodotto. La seconda sarà digitale, trasformando la confezione in uno strumento per conoscerne storia, caratteristiche e identità. E prosegue: «La tecnologia deve aiutare i cittadini a scegliere, non soltanto le imprese a rispettare le norme».
Non si tratta semplicemente di aggiungere informazioni a quelle già presenti sulle etichette. L’obiettivo è renderle facilmente consultabili, comprensibili e soprattutto verificabili. «La tecnologia ha valore quando riduce l’asimmetria informativa tra chi vende e chi compra», sottolinea ancora Albanese.
Addio greenwashing? Quando la sostenibilità deve mostrare le prove
La questione riguarda anche un fenomeno sempre più discusso: il greenwashing, ovvero la tendenza a presentare prodotti e attività come ambientalmente sostenibili attraverso messaggi che non sempre trovano adeguato riscontro nei fatti. Oggi termini come green, naturale ed ecosostenibile affollano confezioni e campagne pubblicitarie. Ma quanto sono attendibili? Per UCI, il passaporto digitale può diventare uno strumento per distinguere le dichiarazioni commerciali dalle caratteristiche effettivamente documentate.
Un’informazione, avverte Albanese, non è automaticamente trasparente soltanto perché disponibile. Deve essere attendibile, aggiornata, controllabile e formulata in modo che chiunque possa comprenderla. La sfida è costruire un mercato nel quale la credibilità non dipenda dalla capacità di raccontarsi, ma dalla possibilità di dimostrare ciò che si afferma.
Albanese: «Al centro il consumatore, non soltanto gli obblighi delle aziende»
Il rischio, secondo UCI, è che il passaporto digitale si trasformi nell’ennesimo adempimento burocratico, utile alle imprese per certificare il rispetto delle normative ma poco significativo per i cittadini. «Se il passaporto digitale serve soltanto a dimostrare che un’impresa è compliant, ovvero che rispetta le leggi e i regolamenti, abbiamo risolto un problema dell’impresa. Se invece permette al consumatore di sapere, confrontare e scegliere, allora abbiamo risolto un problema del mercato», osserva Albanese.
È questa la distinzione fondamentale: la digitalizzazione deve produrre diritti e opportunità, non semplicemente nuovi archivi di dati. Per riuscirci occorrerà evitare che la quantità di informazioni diventi un ostacolo, così come sarà necessario garantire strumenti accessibili anche a chi ha meno familiarità con smartphone e tecnologie digitali.
La rivoluzione, dunque, non consisterà soltanto nel poter interrogare un prodotto attraverso il telefono, ma nel ricevere risposte comprensibili e affidabili. Perché il consumatore del futuro non dovrebbe essere costretto a fidarsi di uno slogan. Dovrebbe poter verificare ciò che compra. E soprattutto scegliere sapendo davvero che cosa sta acquistando.
L'articolo Ogni prodotto avrà una carta d’identità digitale: un QR code per scoprire cosa compriamo davvero proviene da Affaritaliani.it.
