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Allarme super batteri, Pregliasco sui rischi per la sanità: “Servono soldi in Manovra”

Super batteri e uso errato dei farmaci, Pregliasco: “Non sacrifichiamo la prevenzione”

“Non fa rumore come una pandemia virale, non provoca necessariamente ondate improvvise di contagi e raramente conquista le prime pagine. Eppure l’antibiotico-resistenza rappresenta una delle più gravi minacce per la salute pubblica dei prossimi decenni”. Lo afferma il virologo Fabrizio Pregliasco, commentando l’appello lanciato attraverso l’Adnkronos Salute da Pierangelo Clerici, presidente dell’Associazione microbiologi clinici italiani (Amcli).

“I dati sono impressionanti”, ricorda Pregliasco: entro il 2050 la resistenza batterica potrebbe causare oltre 39 milioni di decessi nel mondo, di cui 12mila l’anno in Italia. “Il rischio più grave è che gli antibiotici perdano progressivamente efficacia proprio quando ne abbiamo maggiormente bisogno. Un intervento chirurgico, un trapianto, una chemioterapia o il trattamento di un paziente fragile possono diventare molto più pericolosi”. Non si tratta solo di malattie infettive: il fenomeno “mette in discussione la sicurezza dell’intera medicina moderna”.

Molte prescrizioni restano inappropriate e mancano i test veloci sul territorio. “Bisogna portare le possibilità diagnostiche vicino ai pazienti – esorta Pregliasco – integrandole con i laboratori ospedalieri e con il lavoro dei medici di medicina generale”. Per questo, occorre che la politica destini risorse certe nel nuovo Pncar 2027-2031: “La prossima legge di Bilancio deve essere un banco di prova: servono finanziamenti identificabili, destinazioni vincolate e risultati misurabili. La prevenzione non può essere la prima voce che si sacrifica quando si devono far quadrare i conti“.

Servono infine interventi ambientali e veterinari. “La prevenzione dell’antibiotico-resistenza richiede inoltre una visione One Health che consideri insieme salute umana, salute animale e ambiente. Non possiamo pensare di contrastare l’antibiotico-resistenza intervenendo soltanto sulle prescrizioni dei medici”.

Con il Covid abbiamo visto cosa significa farsi trovare impreparati, conclude l’esperto: “La sfida non è soltanto sviluppare nuovi antibiotici, pur indispensabili, ma preservare l’efficacia di quelli già disponibili. Un antibiotico che oggi funziona e domani non funziona più è una possibilità di cura che abbiamo perduto. La vera emergenza è questa. E il tempo per intervenire non è infinito”.

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