Il Marocco punta al ritorno della politica. La squadra di El Mansouri tra continuità e nuove priorità
Il ritorno della politica
Un ritorno della politica, prima ancora che un cambio di squadra. È questa la chiave di lettura proposta dal materiale che accompagna la composizione del nuovo governo marocchino guidato da Fatima Ezzahra El Mansouri. Un esecutivo chiamato a combinare rinnovamento dei profili e continuità nelle funzioni strategiche, con una promessa che attraversa l’intero impianto programmatico: rendere più riconoscibili le responsabilità e misurare l’azione pubblica sui risultati.
Il re Mohammed VI ha presieduto il 16 ottobre, al Palazzo reale di Rabat, la cerimonia di nomina dei componenti del governo, che hanno prestato giuramento davanti al sovrano. Alla guida della squadra figura El Mansouri, mentre la distribuzione dei portafogli affianca nomi già presenti nella vita politica e istituzionale marocchina a nuovi ingressi.
Il messaggio che emerge è quello di un governo che non intende presentarsi soltanto come una struttura di amministrazione. La componente politica viene indicata come lo strumento per stabilire priorità, sostenere le riforme, spiegarne le ragioni e rispondere della loro attuazione. Un’ambizione impegnativa: rendere visibile non soltanto chi decide, ma anche chi deve rendere conto.
Continuità nei dicasteri strategici
Nella composizione indicata, Abdelouafi Laftit assume l’Interno e Nasser Bourita gli Affari esteri, la Cooperazione africana e i Marocchini residenti all’estero. Abdellatif Ouahbi figura alla Giustizia, Ahmed Toufiq agli Habous e agli Affari islamici, mentre Abdeltif Loudyi è ministro delegato incaricato dell’Amministrazione della Difesa nazionale.
Accanto a questi elementi di continuità, l’assetto economico assume una particolare rilevanza. A Fouzi Lekjaa viene attribuito il ministero dell’Economia, delle Finanze e della Performance pubblica. L’inserimento di quest’ultima competenza nella denominazione del dicastero esplicita uno dei criteri rivendicati dal nuovo impianto: collegare le risorse impiegate alla qualità dell’attuazione e agli effetti delle politiche.
È qui che si colloca il primo banco di prova dell’esecutivo. La semplificazione delle responsabilità potrà dirsi riuscita soltanto se produrrà decisioni più tempestive e servizi migliori, non se resterà confinata nell’organigramma.
La scelta di accorpare le competenze
La nuova architettura privilegia ministeri ampi, affiancati da ministri delegati con attribuzioni specifiche. Nella lista non compaiono segretari di Stato. La logica dichiarata è quella di tenere insieme politiche collegate, evitando che la frammentazione delle competenze ostacoli l’azione.
Ryad Mezzour riunisce Industria, Commercio, Investimenti e Inclusione economica. Nizar Baraka assume Infrastrutture, Acqua e Foreste. A Nabil Benabdallah vengono affidate Educazione nazionale, Prescolare, Formazione professionale e Qualificazione, con deleghe dedicate ad alcuni di questi ambiti.
Sono accorpamenti che raccontano una scelta di metodo. Formazione e qualificazione vengono ricondotte a una medesima responsabilità politica; investimenti e inclusione economica entrano nello stesso perimetro. Il vantaggio atteso è una maggiore coerenza. Il rischio da evitare è che l’ampiezza dei portafogli renda più complesso proprio quel coordinamento che si vuole rafforzare.
Dall’intelligenza artificiale alla sovranità alimentare
Anche le denominazioni dei dicasteri segnalano le priorità. Ahmed Rahhou figura alla guida del ministero dell’Intelligenza artificiale, della Trasformazione digitale e della Riforma dell’amministrazione. L’accostamento indica la volontà di leggere l’innovazione tecnologica anche come leva per cambiare il funzionamento dello Stato.
La sovranità alimentare entra invece nel portafoglio affidato a Khalid Hatimy, insieme ad Agricoltura e Pesca marittima. Abderrahim Chahid assume l’Occupazione e il Dialogo sociale; Najwa Koukouss la Famiglia, lo Sviluppo sociale e l’Uguaglianza. Charafat Afailal figura all’Energia, alle Miniere e allo Sviluppo sostenibile.
Intelligenza artificiale, performance pubblica, sovranità alimentare e dialogo sociale diventano così le parole attraverso cui il governo presenta il proprio rinnovamento. Non ancora risultati, ma impegni politici sui quali valutarne l’azione.
Donne e giovani, un rinnovamento da dimostrare
Il documento di accompagnamento insiste sul ruolo delle donne e dei giovani come motore del ricambio. La presenza di una donna alla guida dell’esecutivo costituisce il segnale più evidente di questa impostazione, insieme agli incarichi femminili nei ministeri e nelle deleghe.
Il significato politico attribuito ai nuovi ingressi va però oltre il ricambio dei nomi. L’obiettivo dichiarato è portare nell’azione pubblica sensibilità differenti, nuove idee e una maggiore capacità di intercettare le aspettative della società.
La composizione, da sola, non consente di misurare quanto profondo sia il rinnovamento generazionale. Saranno le responsabilità effettivamente esercitate e la capacità di incidere sulle decisioni a chiarire se il cambiamento dei profili corrisponderà anche a un cambiamento dei metodi.
La prova della giustizia sociale e territoriale
Il punto di arrivo dell’impianto programmatico è la dignità dei cittadini. La performance amministrativa viene presentata come un mezzo per ridurre le vulnerabilità, ampliare l’accesso alle opportunità e rafforzare la protezione sociale, non come un obiettivo autosufficiente.
A questa dimensione si lega l’equità territoriale: fare in modo che servizi e possibilità di sviluppo raggiungano tutte le regioni e le diverse componenti della popolazione. È il terreno sul quale la promessa di efficienza incontra quella di giustizia sociale.
La sfida della squadra di El Mansouri, nella lettura proposta dal documento, è dunque tenere insieme tre esigenze: una direzione politica riconoscibile, un’amministrazione capace di attuarla e benefici concretamente percepibili. Senza minimizzare le difficoltà né affidarsi alla promessa di soluzioni facili. È su questo passaggio, dall’organizzazione ai risultati, che si misurerà la portata del rinnovamento annunciato.