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Drone inonda d’acqua cagnone ignaro. Sai che puzza poi

Un curioso video che sta facendo il giro del web virale, mostra un drone quadricottero dotato di tubi flessibili che si libra sopra un cagnolino e lo spruzza d’acqua, facendogli una bella doccia. Il cane sembra divertirsi, si lascia inzuppare e scodinzola, prima di scrollarsi di dosso l’acqua e allontanarsi. 

 

«Niente in milioni di anni di evoluzione ha preparato questo cane a una situazione del genere», ha ironizzato un utente su Reddit.

 

Il simpatico video, se osservato da un’altra prospettiva, può indurci a qualche seria e preoccupante riflessione.

 

A tech company based in Linyi, Shandong Province, China, showcased the capabilities of its newly developed solar panel cleaning drone by using it to wash a dog on the street. pic.twitter.com/t8gIX2x4D6

— Massimo (@Rainmaker1973) September 16, 2026


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Tralasciando gli usi ormai massivi in teatri bellici, non vorrei che questi oggetti volanti vengano usati in un futuro prossimo per reprimere le piazze che – in ispecie in Europa – stanno ribollendo di malcontento verso il potere costituito. «Potrei immaginare una versione di questo per il controllo della folla con gas lacrimogeni», ha riflettuto un altro.

 

Come riportato da Renovatio 21, già in Cina, una delle principali aziende tecnologiche del paese, Wuhan Guide Infrared, ha condotto con successo alcuni test di un nuovo veicolo aereo senza pilota (UAV) armato di fucile, ottenendo una precisione mai registrata in precedenza.

 

La doccia improvvisata al dolce cagnetto era una dimostrazione di un’azienda cinese – non è chiaro quale – che sviluppa droni per il lavaggio di pannelli solari.

 

In Cina esiste un mercato di macchine volanti atte alla pulizia di pannelli fotovoltaici. Il Paese è leader indiscusso nello sfruttamento dell’energia solare, vantando quasi 1.300 gigawatt di capacità solare . Il suo impianto solare più grande, situato sull’altopiano tibetano, si estende per oltre 162 miglia quadrate. 

 

La pulizia di tutta queste infrastrutture solari rappresenta un grosso problema logistico. Robot innovativi che si muovono sopra i pannelli solari sono emersi come una possibile soluzione, e alcune città cinesi li impiegano per pulire gli impianti sui tetti. Nel frattempo, gli scienziati stanno lavorando a un rivestimento autopulente da applicare ai pannelli.

 

Lavare i pannelli solari con un esercito di droni è davvero la soluzione più pratica? Sarebbe uno spreco d’acqua? Lasciamo quest’ultimo dubbio agli attenti ambientalisti.

 

Un tema dimenticato dai commentatori della clip virale in rete è quello della puzza che il canide ha certamente emanato dopo il lavoretto eseguito col drone. Tale fenomeno olfattivo non ha un nome, ed è conosciuta per lo più col nome di «puzza da cagnone».

 

L’odore di cane bagnato è uno dei più riconoscibili e, per chi vive con un cane, quasi perversamente affettuoso. Appena l’animale rientra dalla pioggia o da un tuffo nel fiume, la casa si riempie di una nota densa, tiepida e muschiata, a metà tra la terra umida e il lievito.

 

Non è un profumo gentile, ma ha una sua onestà: racconta di passeggiate, di prati, di pozzanghere attraversate senza esitazione. La spiegazione è chimica: l’acqua libera i composti volatili prodotti dai microrganismi che vivono sul pelo e dal sebo che lo ricopre, e li porta nell’aria. Il calore del corpo fa il resto, amplificando tutto.

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Chi lo detesta lo associa al divano, ai tappeti, alla macchina dopo una giornata di pioggia; chi ama i cani lo accetta come parte del pacchetto, quasi un segnale di casa.

 

È un odore che chiede di essere asciugato con un telo, ma che, anche dopo, lascia nell’aria il ricordo di un cane felice e di una corsa sotto l’acqua. È immaginabile lo scorno dei neofiti cinofili che lavano il cane perché manda odore e poi scoprono che lavato puzza ancor di più.

 

Le immagini ci fanno pensare ad un ulteriore uso tirannico della droneria: non solo ti controlleremo ma innaffieremo il tuo cane per farti puzzare tutta la casa – e il cane è l’unica cosa che hai, perché figli non ci sono. Quindi, adeguati ai nostri ordini.

 

Ecco che sotto il ronzio irrorante del drone, il cittadino dello Stato moderno scodinzola.

 

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Immagine screenshot da Twitter

 

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Mons: Viganò su Amoris Laetitia ed eresia: «la teologia non ha paradigmi da cambiare».

Renovatio 21 pubblica un testo dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò apparso su X, dove monsignore commentava un post del vaticanista Michael Haynes che mostrava una clip della conferenza su Amoris Laetitia dove era dichiarato che siamo un presenza di «una Chiesa che si muove verso la piena realizzazione della visione del Concilio Vaticano II e del Sinodo sulla sinodalità». È «una chiesa in cui tutti hanno voce» e dove si assiste a «un cambio di paradigma nella teologia» verso l’ascolto, aveva affermato nel video circolante su internet padre Stanislaus Chu Ilo.

 

«Un paradigma teologico che cambia»: lo ammettono loro stessi. Chi dichiara che la Chiesa «si muove verso la piena realizzazione del Vaticano II e del Sinodo sulla sinodalità» non fa che confessare ciò che noi denunciamo: una rottura, non uno sviluppo omogeneo.

 

La teologia non ha paradigmi da cambiare, perché ha il «Depositum Fidei» da custodire e trasmettere. Il Concilio Vaticano I lo ha definito in termini che nessuno può abrogare: dal senso dei dogmi non ci si deve mai allontanare «altioris intelligentiæ specie et nomine» [«sotto il pretesto e il nome di una più alta intelligenza», ndr], con il pretesto di una migliore comprensione.

 

«Una Chiesa in cui tutti hanno voce»? La Chiesa non è un parlamento, e Nostro Signore non ha indetto consultazioni: «Qui vos audit, me audit». L’ascolto che salva è quello della Parola di Dio («fides ex auditu» Rm 10,17), non l’ascolto del mondo, che ha ottenuto la nostra resa. Si ascolta Nostro Signore, e poi si obbedisce.

 

“Un paradigma teologico che cambia”: lo ammettono loro stessi. Chi dichiara che la Chiesa “si muove verso la piena realizzazione del Vaticano II e del Sinodo sulla sinodalità” non fa che confessare ciò che noi denunciamo: una rottura, non uno sviluppo omogeneo.

La teologia non ha paradigmi da cambiare, perché ha il “Depositum Fidei” da custodire e trasmettere. Il Concilio Vaticano I lo ha definito in termini che nessuno può abrogare: dal senso dei dogmi non ci si deve mai allontanare “altioris intelligentiæ specie et nomine”, con il pretesto di una migliore comprensione.

“Una Chiesa in cui tutti hanno voce”? La Chiesa non è un parlamento, e Nostro Signore non ha indetto consultazioni: “Qui vos audit, me audit”. L’ascolto che salva è quello della Parola di Dio (“fides ex auditu” Rm 10,17), non l’ascolto del mondo, che ha ottenuto la nostra resa. Si ascolta Nostro Signore, e poi si obbedisce.

E “Amoris lætitia”, la cui “recezione” si celebra con tanto fervore, ha introdotto nella disciplina dei Sacramenti ciò che la Scrittura (Mt 19; 1 Cor 11, 27) e il Concilio di Trento escludevano. Trento ha anatematizzato chi dice che la Chiesa erra quando insegna che il vincolo matrimoniale non si scioglie per l’adulterio, e che si possano contrarre altre nozze vivente il coniuge (Sess. XXIV, can. 7); e ha stabilito che chi è consapevole di peccato mortale non si accosti all’Eucaristia senza la previa Confessione sacramentale (Sess. XIII, can. 11).

I funzionari della chiesa conciliare e sinodale chiamano “paradigma” ciò che nella lingua della Chiesa si è sempre chiamato errore. E quando l’errore verte su una dottrina definita, la Chiesa Cattolica ha un nome ancora più grave: eresia.

https://t.co/L7vHUDfiRM

— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) October 15, 2026

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E «Amoris lætitia», la cui «recezione» si celebra con tanto fervore, ha introdotto nella disciplina dei Sacramenti ciò che la Scrittura (Mt 19; 1 Cor 11, 27) e il Concilio di Trento escludevano.

 

Trento ha anatematizzato chi dice che la Chiesa erra quando insegna che il vincolo matrimoniale non si scioglie per l’adulterio, e che si possano contrarre altre nozze vivente il coniuge (Sess. XXIV, can. 7); e ha stabilito che chi è consapevole di peccato mortale non si accosti all’Eucaristia senza la previa Confessione sacramentale (Sess. XIII, can. 11).

 

I funzionari della chiesa conciliare e sinodale chiamano «paradigma» ciò che nella lingua della Chiesa si è sempre chiamato errore. E quando l’errore verte su una dottrina definita, la Chiesa Cattolica ha un nome ancora più grave: eresia.

 

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Immagine: Il primo Concilio Vaticano II, tenutosi nella Basilica di San Pietro durante il pontificato di Pio IX nel 1869, Libro del 1873 su Papa Pio IX.

Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

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Trump: missili forniti all’Ucraina venduti sul «libero mercato»

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che i missili americani inviati all’Ucraina sotto la presidenza del suo predecessore Joe Biden sarebbero stati rivenduti sul «mercato libero». Nell’intervista andata in onda giovedì su Newsmax, Trump ha espresso dubbi sul destino di miliardi di dollari di aiuti militari e finanziari statunitensi destinati a Kiev.

 

Le affermazioni sono arrivate dopo che il leader ucraino Volodymyr Zelens’kyj aveva detto di sentirsi tradito dalla decisione improvvisa di Trump di revocare le sanzioni sulle esportazioni di diesel russo, misura adottata per contenere il rialzo dei prezzi dell’energia.

 

Interrogato dal conduttore Rob Finnerty sul fatto che Zelens’kyj non abbia assecondato la richiesta di Trump di interrompere gli attacchi agli impianti energetici russi, il presidente ha risposto: «Zelens’kyj non è una brava persona con cui trattare. Biden gli ha dato miliardi e miliardi di dollari».

 

Trump ha inoltre sostenuto che Zelens’kyj non fosse realmente interessato a una soluzione diplomatica del conflitto con la Russia. «Dice di voler raggiungere un accordo, ma non è vero», ha affermato.

 

«No, non sono un grande fan di Zelensky. Hanno distrutto quel Paese», ha aggiunto.

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Il presidente ha criticato Biden per aver consegnato all’Ucraina «enormi quantità» di missili, intercettori e aiuti finanziari senza contropartite. Ha poi paragonato Zelens’kyj a P.T. Barnum, l’impresario circense americano dell’Ottocento noto per le sue trovate pubblicitarie e le attrazioni sensazionalistiche, a cui viene attribuita la frase «nasce un ingenuo ogni minuto».

 

«Dove sono i soldi che abbiamo dato all’Ucraina? Dove sono tutte le attrezzature? Biden stava dando loro missili, che venivano poi venduti sul mercato libero», ha detto Trump, senza fornire ulteriori dettagli.

 

L’intervista è stata trasmessa poco dopo che la CNN aveva riferito dell’esaurimento dei pochi missili intercettori Patriot rimasti all’Ucraina, impiegati per contrastare gli attacchi balistici russi. Negli ultimi mesi Zelensky aveva più volte sollecitato ulteriori intercettori ai partner americani ed europei.

 

Parlando a Newsmax, Trump ha chiarito che gli Stati Uniti intendono dare priorità al rifornimento dei propri arsenali. «Una volta che saremo ben riforniti, inizieremo a permettere ai nostri alleati di acquistarle da noi», ha dichiarato.

 

Secondo numerosi media americani e un rapporto dell’ispettore generale del Pentagono pubblicato il mese scorso, gli Stati Uniti avrebbero consumato gran parte delle proprie scorte di missili intercettori durante il conflitto con l’Iran. Trump aveva in precedenza minimizzato tale carenza, sostenendo che le riserve statunitensi fossero praticamente illimitate.

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Pena sospesa per l’australiana che aveva ucciso il marito malato terminale

Una donna australiana che ha ucciso il marito con una combinazione letale di farmaci ha ricevuto una condanna a due anni con sospensione condizionale della pena dopo essersi dichiarata colpevole di istigazione al suicidio. Il tribunale ha archiviato l’accusa di omicidio. Lo riporta LifeSite.

 

Kylie Ellina Truswell-Mobbs rischiava l’ergastolo per aver somministrato il cocktail letale al marito malato terminale, che a quanto pare desiderava morire. Il quotidiano britannico Guardian riporta che la donna, 52 anni, si è dichiarata non colpevole di omicidio ma colpevole di aver aiutato il marito a suicidarsi davanti alla Corte Suprema di Brisbane alla fine di settembre.

 

Il pubblico ministero ha accettato la dichiarazione di colpevolezza e il tribunale l’ha condannata a due anni di reclusione con sospensione condizionale della pena, dopo che aveva già trascorso 14 mesi in custodia cautelare. Il giudice Tom Sullivan ha riconosciuto che la donna aveva agito per compassione, il che lo ha indotto a sospendere la pena.

 

Suo marito, l’ex vigile del fuoco David Ronald Mobbs, soffriva di una forma aggressiva di sclerosi laterale amiotrofica (SLA). Il suo corpo è stato rapidamente paralizzato dalla malattia dopo la diagnosi, ricevuta nell’aprile del 2023. Da persona in forma e indipendente, è diventato costretto a letto nel giro di pochi mesi.

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Mobbs avrebbe probabilmente potuto richiedere l’eutanasia ai sensi della legge del Queensland sul suicidio assistito volontario (VAD). Tuttavia, la difesa di Truswell-Mobbs ha sostenuto che, entro il 5 dicembre 2023, non era più in grado di parlare e comunicare correttamente. La procedura per richiedere il VAD richiede almeno nove giorni e il consenso esplicito, personale e volontario della persona che desidera morire.

 

Secondo quanto affermato dalla Truswell-Mobbs, suo marito soffriva di forti dolori e di un profondo disagio, e «implorava di morire», dopodiché lei gli avrebbe somministrato un cocktail letale di farmaci attraverso i sondini per l’alimentazione, causandone la morte il 6 dicembre.

 

L’avvocato difensore della Truswell-Mobbs, Ruth O’Gorman, ha dichiarato: «Non c’era nulla di segreto. È stato fatto con la piena consapevolezza dei suoi figli e del numero di assistenti che si prendevano cura di lei». Truswell-Mobbs ha parlato fuori dal tribunale dopo la lettura della sentenza, dove è stata accolta da applausi e abbracci da parte della sua famiglia e dei suoi sostenitori. «Mi sento bene», ha detto ai giornalisti.

 

Non solo la normalizzazione dell’eutanasia è un fatto, ma ciò che sta venendo sdoganato è l’omicidio stesso, ora ancora al livello overtoniano dell’«omicidio del consenziente».

 

L’Italia non è considerabile ancora molto lontana dalla legalizzazione dell’assassino puro e semplice: pensiamo al referendum di cinque anni fa, bocciato dalla Corte costituzionale, sulla depenalizzazione dell’omicidio del consenziente.

 

All’epoca Renovatio 21 lamentò questo esito: perché la legalizzazione dell’omocidio sic et simpliciter è ciò che forse serve a tutti per capire che viviamo nella società della Necrocultura più forsennata. Aborto, eutanasia sono solo fasi iniziali: nel Regno Sociale di Satana, l’assassinio è legale, la strage è premiata, la distruzione dell’umano è un valore imposto dallo Stato moderno.

 

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Israele non attaccherà l’Iran prima delle elezioni

All’interno dell’establishment politico e della sicurezza israeliano è diffusa la convinzione che il Paese non attaccherà l’Iran prima delle elezioni parlamentari del 27 ottobre. Lo riporta la testata israeliana Ynet.

 

La notizia giunge dopo che il premier dello Stato Ebraico israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato mercoledì alla radio dell’esercito che sarebbe «sconveniente» lanciare attacchi preventivi contro l’Iran in questo momento, affermando tuttavia  che «gruppi filo-iraniani» stavano pianificando di lanciare razzi contro Israele.

 

«Anche se l’Iran ci lanciasse missili, darebbero la colpa a me», ha detto, aggiungendo che Israele reagirebbe a qualsiasi attacco.

 

Netanyahu ha cercato di smentire le speculazioni sorte in seguito a un servizio del Canale 12, secondo il quale avrebbe esortato Washington a colpire l’Iran prima delle elezioni israeliane e delle elezioni di medio termine statunitensi previste per il 3 novembre.

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All’inizio di questa settimana, la testata americana Axios ha citato un funzionario statunitense secondo il quale Netanyahu «sembra voler tornare a combattere» contro l’Iran. L’ufficio di Netanyahu ha smentito tali affermazioni.

 

Nelle ultime settimane, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ripetutamente lasciato intendere che potrebbe riprendere la campagna di bombardamenti se l’Iran non accettasse le sue condizioni. I media americani hanno riportato che il Pentagono avrebbe preparato piani per utilizzare un ordigno convenzionale di enorme potenza, soprannominato «la madre di tutte le bombe». La Casa Bianca, tuttavia, ha negato che Trump e Netanyahu abbiano discusso della ripresa della guerra.

 

Gli sforzi diplomatici per porre fine al conflitto si sono arenati, con Washington e Teheran che si accusano a vicenda di avanzare richieste inaccettabili. I funzionari iraniani hanno avvertito che il Paese è pronto a una nuova guerra qualora le forze americane o israeliane dovessero lanciare un altro attacco.

 

Le elezioni della Knesset (il Parlamento dello Stato Giudaico) determineranno se Netanyahu riuscirà a rimanere al potere dopo oltre tre anni di governo con una coalizione di partiti di destra e religiosi. È stato accusato di fallimenti nell’Intelligence in vista degli attacchi guidati da Hamas del 7 ottobre 2023, che hanno innescato l’offensiva militare israeliana a Gaza, e criticato per la sua gestione degli sforzi per ottenere il rilascio degli ostaggi israeliani. Anche il suo processo per corruzione, ancora in corso, rappresenta un peso politico.

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Né la coalizione di Netanyahu né l’opposizione hanno la certezza di ottenere i 61 seggi necessari per la maggioranza nella Knesset, composta da 120 membri.

 

Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti determineranno il controllo del Congresso per i restanti due anni della presidenza Trump, in un contesto di crisi energetica aggravata dai conflitti in Medio Oriente e in Ucraina. I repubblicani difendono una risicata maggioranza in entrambe le camere del parlamento, mentre i democratici sperano di riconquistare il controllo e di limitare l’agenda di Trump.

 

Un sondaggio del Pew Research Center pubblicato l’8 ottobre ha rilevato che il 65% degli americani disapprovava la sua gestione della guerra con l’Iran, mentre il suo indice di gradimento complessivo era sceso al 30%, il livello più basso del suo secondo mandato.

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Immagine di IDF Spokesperson’s Unit via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported

 

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I malori della 42ª settimana 2026

La Rochelle, Francia: «Rugby, Hyron Andrews trovato morto in albergo: colto da malore mentre era nella doccia». Lo riporta il Corriere della Sera.

 

Cesuna, provincia di Vicenza: «colpito da un malore in bici. Muore direttore di banca». Lo riporta Il Giornale di Vicenza.

 

Livenza, città metropolitana di Venezia: «Colto da malore sul suo terreno mentre lavora, muore 66enne». Lo riporta Venezia Today.

 

Lodi: «Fermato dai carabinieri muore dopo un malore, la Procura indaga». Lo riporta l’agenzia ANSA.

 

Alpago, provincia di Belluno: «Tragedia nei boschi: fungaiolo colto da malore. Morto un 76enne. L’allarme lanciato da un escursionista». Lo riporta il Dolomiti.

 

Pagnona, provincia di Lecco: «Malore fatale nei boschi di Pagnona, muore un uomo di 71 anni». Lo riporta La Provincia Unica Tv.

 

Biasca, Confederazione Elvetica: «Ciclista colto da un malore a Biasca: l’intervento dei soccorritori». Lo riporta RSI Radiotelevisione Svizzera.

 

Roma: «Malore dopo il tamponamento. Uomo di 41 anni muore durante la compilazione del Cid». Lo riporta RomaToday.

 

Bergamo: «Muore colto da malore durante la lite: due indagati». Lo riporta L’Eco di Bergamo.

 

Caravaggio, provincia di Bergamo: «morto nell’incidente: il malore e la carambola con altre tre auto». Lo riporta il Corriere Bergamo.

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Belluno: «imprenditore agricolo di Mel stroncato da malore nella stalla». Lo riporta il Corriere delle Alpi.

 

Oderzo, provincia di Treviso: «Malore improvviso al campetto di calcetto: 29enne muore davanti agli amici». Lo riporta TrevisoToday.

 

Cremona: «Stroncato da un malore a 61 anni, addio». Lo riporta La Provincia di Cremona.

 

Pasturo, provincia di Lecco: «malore fatale in zona Alpe Cova: mortovolontario della Protezione civile». Lo riporta La Provincia Unica Tv.

 

Masiano, provincia di Pistoia: «Morto nel vivaio, la causa forse un malore». Lo riporta Rainews.

 

Marsa Alam, Egitto: «malore fatale in Egitto. La moglie : “È morto davanti ai miei occhi”». Lo riporta Il Resto del Carlino.

 

Como: «Malore mentre passeggia tra i monti, 83enne soccorso in provincia». Lo riporta ComoZero.

 

Suzzara, provincia di Mantova: «Malore per strada: muore un uomo di 35 anni». Lo riporta la Gazzetta di Mantova.

 

Caserta: «infermiere colto da malore durante il turno». Lo riporta Infermieristicamente.

 

Orzinuovi, provincia di Brescia: «Malore improvviso, è morto». Lo riporta BresciaToday.

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Treviso: «Sedicenne stroncato da un malore improvviso, lunedì i funerali». Lo riporta TrevisoToday.

 

Monza: «Ha un malore nel parcheggio dell’Autogrill, muore 54enne». Lo riporta MonzaToday.

 

Genova: «Morta a 26 anni dopo malore in pronto soccorso, perizia esclude negligenze medici». Lo riporta l’agenzia ANSA.

 

Vicenza: «colta da malore, turista spagnola muore in ospedale». Lo riporta Il Giornale di Vicenza.

 

Castellamare di Stabia, città metropolitana di Napolo: «Dimessa dall’ospedale dopo un malore, donna incinta muore con la figlia». Lo riporta il Secolo d’Italia.

 

Trento: «Trovata morta nel letto: stroncata da un malore. Aveva 51 anni». Lo riporta Il T Quotidiano.

 

Catania: «Malore fatale sul versante sud dell’Etna: morto un turista canadese di 79 anni». Lo riporta CataniaToday.

 

Jesolo, città metropolitana di Venezia: «barista muore a 37 anni a causa di un malore». Lo riporta La Nuova Venezia.

 

Pordenone: «muore a 30 anni per un malore: da bambina un intero paese si era mobilitato per salvarle la vita». Lo riporta il Messagero Veneto.

 

Montesilvano, provincia di Pescara: «Malore in Svizzera, muore un giovane chef: Federico aveva solo 26 anni». Lo riporta Il Centro.

 

Salerno: «Malore in autostrada mentre guida, muore a 80 anni sull’A30». Lo riporta SalernoToday.

 

Orsago, provincia di Treviso: «Malore fatale, trovato senza vita a letto». Lo riporta Oggi Treviso.

 

Petronà, provincia di Catanzaro: «Malore dopo il lavoro, operaio muore davanti al nipote nel Catanzarese». Lo riporta Ciavula.

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Telese Terme, provincia di Benevento: «morto operaio di 68 anni: si è accasciato al suolo mentre stava lavorando, forse un malore». Lo riporta Il Mattino.

 

Romanore, provincia di Mantoca: «Tragedia in Tunisia, colto da malore muore il 63enne». Lo riporta Mantovauno.

 

Foggia: «Si accascia a terra mentre passeggia sul lungomare: malore fatale a un 53enne». Lo riporta FoggiaToday.

 

Torreglia, provincia di Padova: «Malore in campo e lite sugli spalti. Calciatore 18enne si accascia, durante i soccorsi zuffa tra genitori e spettatori». Lo riporta Il Gazzettino.

 

Prato: «Il conducente ha un malore e il bus sbanda in piazza Mercatale e finisce nell’area pedonale: a bordo c’era una scolaresca». Lo riporta Notizie di Prato.

 

Ancona: «Accusa un malore all’interno della panetteria, 60enne in ospedale». Lo riporta Ancona Today.

 

Ancona: «Malore mentre prega in chiesa: donna portata in ospedale». Lo riporta Cronache Ancona.

 

Ancona: «malore al mercato di piazza D’Armi: uomo soccorso». Lo riporta CentroPagina.

 

Padova: «Malore in campo dopo il fallo, il giocatore chiede scusa: “Non mi aspettavo una conseguenza del genere, ho sbagliato”». Lo riporta Il Gazzettino.

 

Teolo, provincia di Padova: «Malore durante la passeggiata sui Colli, 41enne sviene: imbarellata e portata a piedi fino all’ambulanza». Lo riporta Il Gazzettino.

 

Colico, provincia di Lecco: «Malore sul lungolago, donna soccorsa in gravi condizioni». Lo riporta Lecco Notizie.

 

Morterone, provincia di Lecco: «Malore a Morterone, intervento dell’elisoccorso in località Medalunga». Lo riporta Lecco Notizie.

 

Varese: «Malore al volante sulla SS35, auto contro il guardrail: 56enne rianimato e portato al Niguarda». Lo riporta VareseNews.

 

Varese: «Non aggredisce gli infermieri ma danneggia l’ambulanza, poi finge un malore in Questura». Lo riporta La Prealpina.

 

Scandicci, città metropolitana di Firenze: «Un uomo colto da malore salvato da poliziotto». Lo riporta Firenze e dintorni.

 

Cedrate, provincia di Varese: «Bambino di 5 anni investito a Cedrate da un’auto guidata da un’80enne: è in codice rosso, malore per l’anziana». Lo riporta Virgilio.

 

Tolentino, provincia di Macerata: «malore al parco: diagnosi lampo e pacemaker transcutaneo d’urgenza applicato sul posto». Lo riporta il Corriere Adriatico.

 

Fermo: «Malore a Porto Sant’Elpidio: sfonda in auto il cancello di una casa e finisce in giardino». Lo riporta Il Resto del Carlino.

 

Tortolì, provincia dell’Ogliastra:«anziano accusa un malore in ambulatorio: arriva l’elicottero». Lo riporta L’Unione Sarda.

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San Pietro di Feletto, provincia di Treviso: «malore mentre lavora in un giardino privato: grave operario di 59 anni». Lo riporta la Tribuna di Treviso.

 

Lecco: «Colpita da malore mentre gioca a tennis: 55enne in gravi condizioni». Lo riporta LeccoToday.

 

Pisa: «Podista va in arresto cardiaco alla Pisa Half Marathon: salvato grazie al defibrillatore». Lo riporta PisaToday.

 

Genova: «Malore in commissariato, tre poliziotti gli salvano la vita con la rianimazione». Lo riporta Primocanale.

 

Trieste: «L’ambulanza interviene per un malore, i carabinieri le trovano addosso del Fentanyl». Lo riporta TriestePrima.

 

Montecatini Terme, provincia di Pistoia: «Accusa malore in A11, esce e poliziotti lo salvano da infarto». Lo riporta l’agenzia ANSA.

 

Albisola Superiore, provincia di Savona: «Malore improvviso, il sindaco ricoverato al Santa Corona». Lo riporta La Stampa.

 

Milano: «Colto da un malore mentre guida, si schianta in macchina sulla superstrada: gravissimo». Lo riporta Milano Today.

 

Pontecagnano, provincia di Salerno: «anziana colta da malore in Corso Europa: trasportata al Ruggi». Lo riporta SalernoToday.

 

Cesena: «Concita De Gregorio parla della cura, poi lo spettacolo si ferma 10 minuti per il malore in platea». Lo riporta Il Resto del Carlino.

 

Zurigo, Confederazione Elvetica: «Finge un malore e scappa: detenuto in fuga dalla polizia». Lo riporta Ticinonline.

 

Singapore: «Hamilton, malore dopo il GP: niente interviste». Lo riporta Sky Sport.

 

Modena: «Malore per il macchinista, a Sassuolo la simulazione di emergenza sui treni». Lo riporta ModenaToday.

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Kiev non ha più intercettori Patriot

L’Ucraina avrebbe esaurito le rimanenti scorte di missili intercettori Patriot di produzione statunitense impiegati per respingere gli attacchi russi. Lo riporta la CNN, che cita una fonte a conoscenza dei fatti.

 

La carenza segnalata si inserisce in un contrasto pubblico tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e Volodymyr Zelens’kyj sull’accordo di Trump con Mosca relativo al diesel e sugli attacchi ucraini alle raffinerie petrolifere russe.

 

Secondo la CNN, l’aeronautica militare ucraina avrebbe intercettato quattro missili balistici russi, apparentemente utilizzando gli ultimi intercettori Patriot a disposizione. «Quasi tutti i missili balistici dell’ultimo attacco non sono stati intercettati per mancanza di missili (intercettori)», ha dichiarato una fonte all’emittente.

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Lo Zelens’kyj ha detto di sentirsi tradito dopo che Trump ha revocato all’inizio di questo mese le sanzioni sulle esportazioni di diesel russo, nell’intento di ridurre i prezzi dell’energia in vista delle elezioni di medio termine statunitensi di novembre. Trump ha difeso la scelta, sostenendo che fosse vantaggiosa per i consumatori e coerente con la sua agenda «America First».

 

Interrogato sulle critiche di Zelens’kyj all’accordo sul diesel, Trump ha suggerito che fosse «tempo che l’Ucraina avesse un nuovo presidente». Zelens’kyj, il cui mandato presidenziale quinquennale sarebbe scaduto nel 2024, ha rifiutato di indire nuove elezioni, adducendo la legge marziale e la necessità di un cessate il fuoco di diversi mesi con la Russia. Il Cremlino ha sostenuto che l’Ucraina avrebbe sfruttato una tregua prolungata per ricostituire le proprie forze armate e ha affermato di essere disposto a sospendere gli attacchi solo il giorno delle elezioni.

 

All’inizio di questa settimana Zelens’kyj ha dichiarato che avrebbe ignorato le richieste di Trump di interrompere gli attacchi contro gli impianti energetici russi, che il presidente statunitense riteneva responsabili degli alti prezzi dell’energia. Zelens’kyj ha affermato che l’Ucraina avrebbe accettato una tregua energetica solo se la Russia avesse fatto altrettanto. Mosca, tuttavia, ha dichiarato di voler raggiungere un accordo di pace globale alle proprie condizioni, piuttosto che un cessate il fuoco incondizionato, che a suo dire l’Ucraina avrebbe sfruttato a proprio vantaggio.

 

La frattura tra Trump e Zelens’kyj si è ulteriormente accentuata questa settimana dopo che l’Ucraina ha segnalato improvvise interruzioni di Starlink e Starshield, i servizi satellitari forniti da SpaceX che Kiev utilizza per gli attacchi con i droni.

 

Le autorità ucraine hanno inoltre affermato di non aver ricevuto alcun preavviso dai partner occidentali riguardo agli attacchi missilistici russi su Kiev nelle due notti consecutive di lunedì e martedì.

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Secondo quanto riportato dagli organi di stampa statunitensi, i funzionari americani avrebbero attribuito la mancata rilevazione dei lanci missilistici al maltempo, una spiegazione che le controparti ucraine avrebbero trovato difficile da credere.

 

Mercoledì lo Zelens’kyj ha rinnovato l’appello per ulteriori intercettori Patriot, esortando gli Stati Uniti e gli altri partner a «non ignorare la realtà» e a «rispondere con fermezza».

 

Gli Stati Uniti, tuttavia, hanno esaurito gran parte delle proprie scorte di missili intercettori durante la guerra con l’Iran, come ampiamente riferito dai giornali americani e confermato in un rapporto dell’ispettore generale del Pentagono del mese scorso.

 

Come riportato da Renovatio 21, Trump ha minimizzato le carenze, affermando che le scorte statunitensi erano praticamente illimitate. Il presidente in estate aveva dichiarato di poter riconvertire le case automobilistiche americane in produzioni di missili.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

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Il ministero dell’Istruzione albanese dato alle fiamme. Violenti disordini nel Paese

L’edificio del ministero dell’Istruzione è stato dato alle fiamme a Tirana. La capitale albanese è sotto shock per il terzo giorno consecutivo di proteste di massa guidate dagli studenti.

 

Le proteste iniziate nel Paese questa settimana sarebbero state innescate dai disordini in corso in Francia e inizialmente erano dirette contro l’aumento dei costi dell’istruzione, le pessime condizioni delle strutture scolastiche e la corruzione diffusa.

 

Le proteste sono presto degenerate in violenza e in dinamiche politiche, e ora i manifestanti chiedono le dimissioni del primo ministro socialista albanese Edi Rama, nonché del leader dell’opposizione democratica, Sali Berisha. Entrambi hanno dominato la scena politica albanese per circa quarant’anni e sono stati ripetutamente accusati di corruzione.

 

I disordini si aggiungono a mesi di proteste antigovernative in Albania, incentrate principalmente su un importante progetto di sviluppo turistico di lusso legato al genero del presidente statunitense Donald Trump, Jared Kushner. Il movimento, noto come «Rivoluzione dei Fenicotteri», è stato condannato dal primo ministro come parte di una «guerra ibrida» condotta dai «nemici di Israele e dell’Albania».

 

Mercoledì, una grande folla di manifestanti ha fatto irruzione nella sede del ministero dell’Istruzione, appiccando il fuoco all’edificio. Le immagini riprese sul posto mostrano la recinzione del complesso danneggiata, con un folto gruppo di manifestanti che osserva il fumo nero che fuoriesce dalle finestre. I manifestanti sono stati visti distruggere telecamere di sorveglianza in tutta Tirana. Hanno giustificato le loro azioni affermando che le società che gestiscono le telecamere utilizzano «software spia israeliano».

Tirana, Albania. Student and anti-government protests. Flames outside the PM’s office. https://t.co/G5Jrsl0gZ6 pic.twitter.com/bHT0etCjW7

— RadioGenoa (@RadioGenoa) October 16, 2026

Violent protests continue in Tirana, while the Ministry of Education building has caught fire.Citizens are demanding the resignation of PM Rama & the removal of opposition leader Berisha-two strongmen who have dominated Albania for nearly 40 years with abuse & massive corruption https://t.co/OXEJbCVwF0 pic.twitter.com/wfE4N6SM8d

— Tirana Report (@Tirana_Report) October 14, 2026

📌 Student protesters in Albania have destroyed surveillance cameras, accusing companies of allegedly using Israeli spyware

The protesters are demanding better conditions for young people and opposing what they describe as the growing influence of the “Kushner clan” in the… pic.twitter.com/IcdNY5EJ1K

— Context 360 (@NewsContext360) October 15, 2026

 

Not only Paris. Tirana is on fire, too. Europe in total chaos. https://t.co/ckD4lWae2n pic.twitter.com/zGjhUjQ8eG

— RadioGenoa (@RadioGenoa) October 16, 2026


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Numerosi video che circolano online mostrano la polizia antisommossa scontrarsi con i manifestanti per le strade, usando manganelli, gas lacrimogeni e cannoni ad acqua nel tentativo di sedare i disordini. È stato segnalato l’ingresso di una lunga colonna di camion militari nella capitale, il che potrebbe indicare che il governo ha optato per il dispiegamento di soldati nelle strade.

🚨🇦🇱 BREAKING: COLUMNS OF MILITARY TRUCKS ENTER TIRANA, ALBANIA’S CAPITAL

Columns of military trucks have reportedly entered Tirana as tensions continue amid ongoing student protests and wider anti-government demonstrations. pic.twitter.com/JMIgO9GXnQ

— Anonymous TV 🇺🇦 (@YourAnonTV) October 15, 2026

 

Albania has fallen. pic.twitter.com/dVttnySEzv

— ColdJack (@TheColdJack) October 16, 2026

Total chaos in Europe. Tirana, Albania. Students set the city on fire. Ministries and banks burning as thousands demand PM Rama resign. pic.twitter.com/zs0MLTi5J8

— RadioGenoa (@RadioGenoa) October 16, 2026


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Le violenze fanno seguito alle diffuse rivolte che hanno imperversato nella capitale mercoledì, quando gruppi di manifestanti hanno attaccato edifici governativi, banche e attività commerciali. Almeno 89 persone, tra cui 61 agenti di polizia, sono rimaste ferite nel corso della giornata, secondo il ministero della Salute albanese.

 

Rama ha già rifiutato di dimettersi, insistendo sul fatto che il suo governo terminerà esclusivamente attraverso una procedura democratica e sottolineando che le elezioni nazionali si sono tenute solo l’anno scorso. Pur mostrandosi disponibile a discutere di questioni relative all’istruzione, il primo ministro ha condannato le violenze e ha promesso di non permettere che i disordini distolgano l’Albania dal suo percorso verso un «futuro europeo».

 

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Incendio in una stazione Starlink in Bulgaria

Un incendio è divampato presso un impianto di Starlink, fornitore di servizi internet satellitari, vicino alla capitale bulgara Sofia, come annunciato dal primo ministro bulgaro Roumen Radev.

 

A settembre era stato segnalato un incendio presso una stazione di ritrasmissione dati in Polonia utilizzata da SpaceX, che forniva servizi all’esercito ucraino. L’Ucraina ha fatto molto affidamento su Starlink durante il conflitto con la Russia per le comunicazioni sul campo di battaglia e per il controllo dei droni.

 

All’inizio di questa settimana Ivaylo Mirchev, deputato della coalizione di opposizione Bulgaria Democratica, ha pubblicato un video che, a suo dire, mostrava uomini mascherati mentre incendiavano un impianto utilizzato da Starlink alla periferia di Sofia, distruggendo 11 delle sue 17 antenne. Il Radev ha confermato l’incidente al parlamento bulgaro mercoledì, ma si è rifiutato di dire se si trattasse di un incendio doloso.

 

In Bulgaria, near Sofia, two masked individuals set fire to 11 of the 17 SpaceX antennas providing Starlink connectivity.

According to Bulgarian MP Ivaylo Mirchev, these stations provided backbone connectivity to satellites, including for Ukraine.

Mirchev called on the security services and the Interior Ministry to explain what had happened:

“It was no coincidence that these particular antennas were set on fire. They provide the backbone communications link to these satellites. The same thing happened to similar antennas in Poland at the end of September.”

Bulgarian PM Rumen Radev refused to disclose details of the suspected arson, citing the ongoing investigation, BNR News reports.

The Interior Ministry said that security at similar facilities had already been stepped up.

— Anton Gerashchenko (@Gerashchenko_en) October 14, 2026

 

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«È in corso un’indagine. Ancora un po’ di pazienza e ci sarà un risultato», ha detto il primo ministro, esortando gli altri funzionari governativi a non divulgare alcun dettaglio dell’inchiesta fino alla sua conclusione. «Se venissero rivelati i risultati specifici, non raggiungeremmo l’obiettivo che ci siamo prefissati», ha aggiunto.

 

Il ministro degli Interni bulgaro Ivan Demerdzhiev ha dichiarato ai parlamentari che verranno attuate ulteriori misure per proteggere le stazioni Starlink e le strutture simili in tutto il paese. Tuttavia, ha sottolineato che si tratta di siti privati e che la responsabilità primaria della loro sicurezza spetta ai proprietari.

 

Il deputato della Bulgaria Democratica Bozhidar Bozhanov non ha atteso i risultati dell’inchiesta sull’incendio per attaccare Mosca. «Perché avete paura di nominare la Russia? Perché non vi comportate come il primo ministro polacco Donald Tusk?», ha chiesto a Radev.

 

Il primo ministro ha replicato dicendo che Bozhanov a quanto pare possiede «una sfera di cristallo e quindi sa chi è il colpevole».

 

Tusk aveva precedentemente definito l’incendio a Wola Krobowska, nei pressi di Varsavia, avvenuto il mese scorso, «un altro atto di guerra ibrida». Il coordinatore dei servizi segreti polacchi, Tomasz Siemoniak, ha dichiarato questa settimana che «non c’è dubbio che i servizi segreti russi siano dietro questo atto di sabotaggio», ma non ha fornito alcuna prova a sostegno delle accuse. Due cittadini turchi sono stati arrestati in Germania in relazione all’incidente.

 

La Russia ha sempre respinto le accuse di aver compiuto atti di sabotaggio in Europa. Il presidente russo Vladimiro Putin e diversi funzionari hanno affermato che la cosiddetta «minaccia russa» viene alimentata dai politici occidentali solo per spaventare l’opinione pubblica, distrarre la gente dai crescenti problemi nei propri paesi e giustificare l’aumento delle spese militari.

 

Mercoledì funzionari ucraini e comandanti in prima linea si sono lamentati del fatto che i terminali Starlink avessero improvvisamente smesso di funzionare quando i droni volavano a velocità superiori a 160 km/h, interrompendo alcune missioni di combattimento. L’amministratore delegato di SpaceX, Elon Musk, ha negato di aver dato istruzioni per limitare l’accesso di Kiev al servizio, affermando che tale decisione è prerogativa dell’esercito americano e del presidente degli Stati Uniti Donald Trump in persona.

 

I problemi sono sorti mentre Trump sta cercando di aumentare la pressione sul presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj affinché ponga fine agli attacchi contro le raffinerie petrolifere russe, che ritiene responsabili dell’impennata dei prezzi globali dell’energia.

 

Come riportato da Renovatio 21, mesi fa era emerso che Musk aveva negato all’Ucraina l’autorizzazione a impiegare il proprio servizio satellitare Starlink per pilotare attacchi di droni in profondità nel territorio russo. Secondo quanto riportato, la posizione di Musk costituisce un secondo serio contraccolpo per la diplomazia ucraina, dopo che Trump ha ritirato la precedente promessa di concedere a Kiev una licenza per produrre missili di difesa aerea Patriot e ha respinto la richiesta di ulteriori intercettori. Zelens’kyj e le forze armate ucraine hanno dichiarato questa settimana che il Paese fatica a contrastare gli attacchi russi su Kiev e altre città.

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Durante il conflitto Musk «spense» l’accesso a Starlink delle forze ucraine in vista di un attacco alla marina russa in Crimea che potrebbe aver scatenato, a suo dire, la Terza Guerra Mondiale. Kiev di contro lo apostrofò come «malvagio».

 

A marzo 2025 Musk ha dichiarato che l’esercito ucraino dipende completamente da Starlink e disattivarlo significherebbe il collasso di «tutta la linea del fronte», ha affermato Elon Musk, CEO di Tesla e SpaceX.

 

«Tutta la loro prima linea crollerebbe se la spegnessi», ha scritto, sostenendo che il conflitto tra Russia e Ucraina è diventato una situazione di stallo e che la pace deve essere raggiunta ora. «Quello che mi disgusta sono anni di massacri in una situazione di stallo che l’Ucraina perderà inevitabilmente. Chiunque ci tenga davvero, pensi davvero e capisca davvero vuole che il tritacarne si fermi».

 

Come riportato da Renovatio 21, sempre ad inizio 2025 la nuova amministrazione Trump appena insediata aveva minacciato Kiev di chiudere l’accesso a Starlink.

 

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Vaccinazione, il video in cui il futuro papa Leone parlava di «atto d’amore»

Il futuro Papa Leone XIV incoraggiò la vaccinazione contro il COVID-19 come un «atto d’amore» in un video del 2021 recentemente riscoperto, nonostante i gravi problemi morali legati all’uso di cellule fetali abortite nei vaccini e i dubbi, poi confermati, sulla loro efficacia. Lo riporta LifeSite.

 

Nel filmato, archiviato sul sito web Un Católico Perplejo, l’allora vescovo Robert Prevost di Chiclayo, in Perù, affermò di voler «incoraggiare tutti a partecipare alle campagne di vaccinazione in corso in diverse parti della regione», secondo una traduzione in inglese delle sue dichiarazioni.

 

«Impegnatevi al massimo. È molto importante che tutti noi facciamo questo sforzo per vaccinarci. È qualcosa che aiuta noi stessi ed è anche un servizio agli altri, perché solo così potremo abbassare il tasso di contagio, proteggendoci da quella terza ondata che è già stata preannunciata», ha detto il futuro capo della Chiesa cattolica, ribadendo poi le parole del defunto Papa Francesco che definiva la vaccinazione contro il COVID un «atto d’amore».

«Ponga su hombro, pues que todos ustedes se vacunen porque es de verdad un servicio muy grande. Y como dijo el Papa Francisco: “es un acto de amor”».

Robert Prevost

(Este vídeo ha sido eliminado del FB de Cáritas Chiclayo. Yo lo encontrado aquí:https://t.co/y2iA8hYmQw https://t.co/TgGEE60LAS pic.twitter.com/u4bCxbZ4u6

— María ن (@EMariaDV) October 14, 2026

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Molti all’epoca hanno rilevato che la retorica dell’«atto d’amore» lanciata da Bergoglio si scontrasse con l’obbligo: un «atto d’amore» forzato è di fatto un eufemismo per lo stupro.

 

Come noto, gli oppositori cattolici e non ai vaccini contro il COVID hanno sollevato obiezioni etiche all’assunzione dei vaccini, basate sulle modalità con cui sono stati sviluppati.

 

Secondo un’analisi dettagliata condotta dal Charlotte Lozier Institute, un’organizzazione pro-vita, Pfizer, Moderna e Johnson & Johnson hanno tutte utilizzato cellule fetali derivate da feti abortiti durante la fase di sperimentazione dei loro vaccini anti-COVID; Johnson & Johnson ha inoltre utilizzato queste cellule anche nelle fasi di progettazione, sviluppo e produzione.

 

Come ripetuto negli anni da Renovatio 21, la questione delle linee cellulari da aborto – usate dalla biomedicina non solo per i vaccini – è un fatto incontrovertibile, è sanitariamente pericoloso.

 

La rivista Science dell’American Association for the Advancement of Science e persino il sito di «fact-checking» di sinistra Snopes hanno ammesso il legame tra i vaccini e l’aborto, il che suscita in molti una forte avversione morale nei confronti di queste aziende.

 

Nonostante queste convinzioni, per le quali diversi cattolici fedeli hanno perso il lavoro, Leone continua nella tradizione di Francesco, che ha invitato in Vaticano l’ex responsabile COVID della Casa Bianca, Anthony Fauci, caduto in disgrazia, per promuovere i vaccini. Prima di assumere il pontificato, Leone avrebbe imposto la ricezione della Comunione sulla mano durante la pandemia e la Confessione per telefono, pratica invalida e sacrilega.

 

Da papa, Leone ha inoltre promosso altri vescovi che si sono schierati a favore dei vaccini anti-COVID, e punito severamente quanti vi si erano opposti: è il caso, lampante, di monsignor Joseph Strickland, strenuo nemico della vaccinazione con cellule di aborto, che è stato rimosso ex abrupto nel 2023 dalla sua diocesi di Tyler, Texas, dal dicastero per i Vescovi, di cui allora era prefetto Robert Prevost.

 

Come riportato da Renovatio 21, Leone in seguito ha promosso a vescovo il vicario don John Gomez, definito come il «giuda di Strickland».

 

 

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Immagine di Diario La Industria – Chiclayo via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported

 

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Livorno Grosseto 4-4 La Fiera del Gol o degli Errori Difensivi?

Torna il derby col Grosseto dell’ex Indiani, che vede il Livorno indietro di 3 punti dai maremmani; iniziano forte gli amaranto con Malagrida che prima impegna Marcu al 1° e poi al 3° realizza sfruttando un filtrante di Malotti.  Al 7° però pareggiano i maremmani con Sabattini che, servito da Fabri, dopo una sterzata tira a botta sicura: Al 12° si ripete la storia, assist di Malotti per Malagrida che raddoppia, 2-1. Dopo ampia verifica il gol viene confermato, nonostante le proteste di Indiani, che si ripete al 18° chiedendo un rigore per fallo di Gentile su Gori, non accordato.  Pericoloso Fiorini di testa al 24°, palla fuori di poco. Al 32° Gaddini impegna Martinez in una respinta d’istinto, il Grosseto si sbilancia e si espone alle ripartenze del Livorno. Problema muscolare per Arrigoni ad un polpaccio al 38° ma resta in campo ed al 40° Picchi si divora il pareggio calciando alto da ottima posizione. 3 minuti di recupero durante i quali però al 46° Andreoli pareggia per il Grosseto, sfruttando un cross dalla sinistra di Mannelli su cui fa velo Gori. La ripresa si apre con l’ingresso di Pittino e Bacciardi per Arrigoni e Gentile. Al 51° passa il Grosseto con Picchi che sfrutta un cross di Mannelli e batte Martinez da vicino. Passano 3 minuti e Malotti pareggia grazie ad un assist di Aramu. Al 56° Martinez si supera respingendo una conclusione rasoterra di Gaddini, al 59° altra revisione chiesta da Indiani che non dà alcun esito. Partita aperta e divertente con occasioni da ambo le parti, al 62° Martinez para un diagonale di Fabri e 2 minuti dopo entra Morachioli per Malagrida. Ci prova ancora Malotti al 70° ma il suo tiro a giro è fuori di poco, poi è Pittino al 74° a tirare su Marcu. Al 75° però segnano ancora i grifoni con Fantacci che trova il sette con un tiro imparabile: 3-4. Entra Mancini per Aramu,

ma è Fabri a sfiorare il gol dopo un rinvio sbagliato di Martinez. Il Grosseto sembra avere più gamba e coglie il palo con Gaddini all’81° poi entra Badoro per Gabbiani ma all’87° Mancini in contropiede pareggia: 4-4! 5 minuti di recupero nei quali Fiorani calcia alto da buona posizione, poi arriva la fine.

Qualcuno potrebbe definirla la partita dell’anno, visti i continui capovolgimenti di risultato, altri più pragmaticamente accuseranno le difese di scarse capacità, certo gli spettatori si sono divertiti.

 

Pagelle:

Lucarelli: 6.5 c’è da inventarsi qualcosa e lo fa, la squadra è sbilanciata, ma il rischio paga.

 

Martinez: 6 temerario nelle uscite

Bachini: 6 concentrato

Veseli: 6 gioca sugli anticipi,

Gentile: 6 si sdoppia per seguire gli avversari

Arrigoni: 6 poco preciso

Haas: 5.5 fisicamente soffre la rapidità avversaria, come sul gol del 2-2

Malagrida: 7 grande intensità, realizza una bella doppietta

Aramu: 6 cresce alla distanza

Malotti: 7 2 assist al bacio per i 2 gol, poi segna anche lui

Rizza: 6,5 tampona con aggressività

Gabbiani: 5.5 dinamico, ma spesso finisce in fuorigioco

Bacciardi: 6 aumenta lo spessore

Pittino: 6 si impegna

Morachioli: 6 poco lucido

Mancini: 6 ingresso positivo con gol

Badoro: 6 entra con decisione

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