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È l’ora della merenda

Una fonte di carboidrati (cereali, pane, cracker, feste biscottate), una fonte proteica (carne, pesce, uova, legumi) o di grassi buoni (frutta secca e semi), frutta fresca per fibre, vitamine, minerali e acqua. Queste le tre componenti che non devono mancare, secondo i suggerimenti dei biologi nutrizionisti della Rete Pas, Rosanna Nuzzo e Lorenzo Lari, per un pasto equilibrato.
Li trovate, insieme a tante gustose ricette per una merenda sana ed equilibrata merenda dei vostri bambini e bambine all’interno del depliant “Le ricette per il panierino”, che potete trovare nei punti vendita Coop.fi.
Tante ricette, dalla classica alla fresca, dall’equilibrata alla pratica, dalla vegetale alla golosa, realizzate tenendo conto dei consigli dei due nutrizionisti. Ricette dolci e salate per stupire con gusto i vostri bambini e bambine, di ogni età. dalla scuola materna alle superiori. E due ricette per tutti: “Gli spaghetti innamorati” ispirato agli spaghetti con polpette del classico Disney “Lilly e il vagabondo”, e barrette energetiche fai da te.

La giusta merenda

nell’attesa di sfogliare il depliant e gustare le ricette, ecco qui alcuni utili suggerimenti e qualche accorgimento. Partiamo con una buona notizia: non serve eliminare gli alimenti preferiti, spesso basta cambiare un ingrediente, ridurre gli zuccheri aggiunti o aggiungere una fonte di fibre, proteine o grassi buoni.

Ad esempio, al posto di biscotti molto zuccherati, provate con fette biscottate integrali e una crema al 100% di frutta secca, per una merenda più equilibrata: aggiunge fibre e una fonte di grassi/proteine. Al posto del succo di frutta o bevande zuccherate, meglio preferire una frutta fresca intera e dell’acqua, che resta sempre la scelta migliore. La frutta intera mantiene la fibra e favorisce una maggiore sazietà. Chi fa merenda con uno yogurt alla frutta può provare a sostituirlo con uno yogurt bianco e della frutta fresca. Così sarà possibile controllare la dolcezza e scegliere la quantità di frutta.

Ultimi tre suggerimenti. Come crema dolce spalmabile preferite una crema 100% di mandorle, nocciole o arachidi: riduce gli zuccheri e valorizza i grassi insaturi della frutta secca. Al posto dei crackers raffinati provate con crackers o pane integrale e dell’hummus, per una merenda con più fibre e, con l’hummus, anche una quota di proteine. Infine, provate a sostituire patatine o snack salati con della frutta secca non salata e della frutta fresca: un abbinamento semplice con grassi buoni, fibre e micronutrienti.

Altri piccoli accorgimenti

  • Riduci le quantità di butto o sostituiscilo con olio EVO, olio di girasole alto oleico, burro ghee.
  • Limita il più possibile lo zucchero.
  • Per yogurt e latticini, scegli più spesso versioni natural, greche, kefir o skyr.
  • Cerca di sostituire i formaggi cremosi con ricotta light o fiocchi di latte.
  • Quando scegli il cioccolato, meglio una percentuale elevata di cacao e porzioni moderate. Oppure sostituiscilo con cacao in polvere , granella di frutta secca o creme 100% frutta secca.
  • La frutta secca è nutriente: va bene una piccola manciata.

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È l’ora delle Tea

C’erano una volta gli Ogm, Organismi geneticamente modificati in agricoltura che hanno sollevato per decenni numerose polemiche, con la nascita di schieramenti pro e contro che hanno portato in Europa leggi fra le più rigorose attualmente esistenti.

La ricerca scientifica ha poi sviluppato nuove tecniche, meno invasive, di intervento sul Dna delle piante, che sono state regolamentate da una legge adottata dal Parlamento europeo lo scorso giugno. Stiamo parlando delle piante Ngt1 e Ngt2 (Nuove tecniche genomiche 1 e 2) che in italiano sono state tradotte con la sigla Tea, acronimo di Tecniche di evoluzione assistita.

Cosa sono? Cosa cambierà per i consumatori? La legge entrerà in vigore dalla metà del 2028, ma il dibattito è in corso.

L’Accademia dei Georgofili è la più antica istituzione per lo studio delle pratiche agricole. Sui Tea si è già espressa favorevolmente: il perché lo spiega Mario Pezzotti, professore di Genetica agraria all’Università di Verona.

Ogm e Tea sono la stessa cosa?

No. Gli Ogm tradizionali sono spesso ottenuti inserendo nella pianta un gene proveniente da un’altra specie. Con le Tea, invece, si correggono in modo preciso geni che la pianta possiede già, senza aggiungere Dna estraneo. In parole semplici, le Tea permettono di ottenere più rapidamente cambiamenti che potrebbero avvenire anche in natura o con gli incroci tradizionali.

Come si producono le nuove piante Tea? In laboratorio?

Il lavoro inizia in laboratorio, usando “forbici molecolari”, che tagliano il Dna della pianta in un punto preciso dove si vuole che avvenga la mutazione. Le cellule con le nuove caratteristiche danno poi origine a una pianta completa che viene controllata e successivamente provata in serra e in campo, per verificare che abbia davvero il carattere desiderato e che cresca normalmente. Infine, la pianta si coltiva e si riproduce come qualsiasi altra già in commercio.

Quali sono gli aspetti positivi?

Le Tea possono aiutare a ottenere più rapidamente piante capaci di resistere meglio alle malattie, alla siccità, al caldo e ad altri effetti del cambiamento climatico. Questo potrebbe significare meno trattamenti per proteggere le colture da malattie e parassiti, un uso più limitato di acqua e fertilizzanti e minori perdite nei campi. Le Tea possono anche servire a migliorare la qualità, il valore nutrizionale o la conservazione di alcuni prodotti. Un vantaggio importante è la possibilità di rendere più resistenti varietà già conosciute, senza cambiarne il gusto e le caratteristiche principali.

Quali coltivazioni sono interessate?

In linea di principio, le Tea possono essere applicate a tutte le specie vegetali. Le ricerche riguardano soprattutto colture importanti per l’alimentazione e per l’agricoltura, come riso, frumento, mais, pomodoro, patata, soia, ortaggi, vite e alberi da frutto.

Ci sono sperimentazioni in Italia?

Sono state autorizzate sperimentazioni in pieno campo su riso resistente al brusone, viti resistenti a peronospora e oidio, pomodoro resistente a parassiti o stress, melanzana con minore imbrunimento. Queste prove non rappresentano ancora una commercializzazione: servono a verificare efficacia, sicurezza e comportamento delle piante nelle normali condizioni agricole. Il programma nazionale Tea4IT, coordinato dal Crea, sta ampliando queste attività coinvolgendo università ed enti di ricerca italiani.

Le multinazionali che venderanno sementi brevettate avranno dei vantaggi?

Le Tea possono essere usate non solo dalle grandi multinazionali, ma anche da università, enti pubblici di ricerca, piccole imprese e aziende sementiere locali. Inoltre, non tutte le piante ottenute con queste tecniche saranno brevettate. È indiscutibile però che ogni innovazione generata da ingegno umano e da investimenti debba essere protetta e riconosciuta.

In ambito vegetale questo avviene già da molto tempo mediante la “privativa vegetale”, che non è un vero e proprio brevetto, ma garantisce dei diritti a chi ha costituito una varietà migliorata. Per evitare che poche grandi aziende controllino una parte importante del nuovo mercato dovranno essere introdotte condizioni sostenibili di accesso all’innovazione e un forte sostegno alla ricerca pubblica.

Chi garantisce per la salute umana e dell’ambiente?

Una pianta non è pericolosa semplicemente perché è stata ottenuta con le Tea, così come non è automaticamente sicura perché deriva da un incrocio tradizionale. Occorre valutare che cosa è stato modificato, quali caratteristiche presenta la nuova pianta e quali effetti può avere sulla salute e sull’ambiente. Il principio di precauzione non è stato eliminato.

Le piante con modifiche semplici saranno sottoposte a una verifica ufficiale per accertare che siano equivalenti a quelle ottenibili con metodi tradizionali. Le piante con caratteristiche più complesse continueranno invece a essere sottoposte a una valutazione specifica del rischio prima di poter essere autorizzate. In altre parole, l’Unione europea non valuta soltanto come è stata ottenuta una pianta, ma soprattutto che tipo di prodotto è stato ottenuto.

Il sondaggio di No patents for seeds

Oltre il 90% degli intervistati in cinque Paesi europei (Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi e Polonia, con mille partecipanti per ciascun Paese) è convinto che la diversità nel miglioramento genetico delle piante è essenziale per l’agricoltura e l’approvvigionamento alimentare. L’83% è d’accordo che gli organismi viventi, quali piante e animali, non dovrebbero essere brevettati come invenzioni tecniche per ragioni etiche.

Il 75% ha sostenuto l’opinione secondo cui i tratti vegetali presenti in natura o che insorgono casualmente non dovrebbero essere brevettabili. Il 75% concorda sul fatto che la tutela della salute umana e dell’ambiente debba essere una priorità nel rilascio dei brevetti e nell’approvazione delle piante geneticamente modificate.

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Crostoni con scamorza e uvetta al passito

Questa ricetta la trovi anche nel numero di ottobre della rivista Fior fiore in cucina, in vendita al costo di 1 euro in tutti i punti vendita Unicoop Firenze.

La ricetta

Difficoltà: facile
Preparazione: 40 minuti
Cottura:15 minuti

Ingredienti (per 4 persone)

Vino consigliato: Malvasia

La preparazione

Mettete a bagno l’uvetta nel passito per circa 30 minuti. Tagliate la scamorza a fettine abbastanza spesse (6-8 mm). Appoggiate le fette di pane su una placca rivestita con carta da forno, distribuite su ciascuna di essa una fetta di scamorza e l’uvetta ammollata e condite con un pizzico di pepe. Infornate nella parte alta del forno a 180°C per 10-15 minuti e servite i crostoni caldi, appena sfornati.

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Dagli autovelox alle telecamere anti-cellulare: multe in arrivo

Autovelox, telecamere ai semafori e ora anche strumenti intelligenti che individuano chi guida con il cellulare in mano. Sono numerosi gli occhi elettronici che vigilano sulle abitudini più pericolose al volante. Velocità elevata, precedenze bucate, manovre irregolari e distrazione, come il telefonino, restano le principali cause di incidenti in Italia, dice l’Istat.

D’altra parte, c’è chi teme che la tecnologia sia un modo più per fare cassa che prevenzione. Stando al Codacons, tra il 2021 e il 2025, gli autovelox di 21 grandi città italiane hanno elevato multe per 306 milioni di euro: in vetta Firenze (oltre 86 milioni), seguita da Milano (52 milioni) e Genova (30 milioni).

Il decreto

Proprio i rilevatori di velocità sono stati al centro di un paradosso tutto nostrano. Dal 1992 il Codice della Strada prevede l’obbligo della loro omologazione, ma per oltre 30 anni le regole tecniche per questo procedimento non sono mai state fissate e gli apparecchi venivano sottoposti soltanto a un processo di approvazione, aprendo le porte a ricorsi e annullamenti.

La svolta è arrivata con un decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in vigore dal 12 luglio, che ha messo nero su bianco le norme per omologazione, taratura e controlli periodici, stabilendo quali tra i dispositivi già attivi siano conformi e quali invece vadano spenti o adeguati.

Ricorsi: cosa cambia

«La multa è valida solo se l’apparecchio che ha registrato la violazione risulta omologato, sottoposto a taratura e censito sul sito del Ministero – precisa Gabriele Melluso, presidente di Assoutenti -. Il verbale deve riportare tutte le indicazioni utili sull’autovelox utilizzato e, in assenza di tali informazioni, è possibile presentare all’ente locale istanza d’accesso agli atti. Fra i dati da fornire figurano il modello dell’autovelox, gli estremi dell’omologazione, i riferimenti alle verifiche periodiche e alla taratura, la conformità dell’installazione alle autorizzazioni previste per quel tratto di strada».

Ma attenzione, il verbale non va pagato se si vuole impugnare: c’è tempo 30 giorni dalla notifica per rivolgersi al giudice di pace o 90 giorni per il prefetto. Il consiglio, comunque, è sentire un esperto, perché in caso di rigetto sono previsti costi extra. «Si può fare ricorso – aggiunge Melluso – anche se l’autovelox non era adeguatamente segnalato, in caso di errori o vizi nel verbale, oppure se questo è notificato oltre i termini di legge».

Telefonino off limits

Fra gli strumenti di ultima generazione c’è SafeDrive, in fase di test in Toscana sulla Fi-Pi-Li: l’analisi dei fotogrammi con l’intelligenza artificiale pizzica chi guida senza cintura o con il cellulare in mano. Per ora non può fare multe in autonomia: non essendo ancora omologato, l’immagine catturata è «una segnalazione di probabile infrazione che deve essere rilevata direttamente dall’agente in servizio su strada», evidenzia Paolo Sodi, presidente della Sodi Scientifica, l’azienda produttrice. 

Il telefonino può costare caro, e non solo per le sanzioni (da 250 a 1000 euro, 5 punti in meno e patente sospesa fino a 2 mesi). Distogliere lo sguardo per 2 secondi sfrecciando a 130 km/h equivale infatti ad andare alla cieca per 72 metri.

Giordano Biserni, presidente dell’Asaps, Associazione Sostenitori e Amici Polizia Stradale, sottolinea che la legge è chiara: «Qualsiasi utilizzo che comporti l’impiego anche di una sola mano o comunque l’allontanamento delle mani dal volante è sanzionabile. Non è necessario che vi sia una conversazione in corso: anche il semplice tocco per rifiutare una chiamata o consultare una notifica rappresenta una violazione». Il divieto vale pure se si è fermi in coda o a un rosso. «Le uniche modalità realmente compatibili con la sicurezza – avverte – sono l’uso di vivavoce, auricolari, comandi vocali o pulsanti integrati nel volante».

Tocco o non tocco?

E il touch screen di bordo? Non esiste un divieto esplicito di usarlo durante la guida, ma se l’interazione comporta una distrazione evidente, l’automobilista può essere sanzionato.

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L’AI ci ruberà il lavoro?

Quando si parla di intelligenza artificiale e futuro del lavoro, il ragionamento sembra quasi automatico: le macchine faranno sempre più cose al posto nostro, la produttività aumenterà e serviranno meno lavoratori.

È uno scenario possibile. Ma non è una conseguenza inevitabile dell’intelligenza artificiale. Supponiamo che grazie all’AI un’impresa riesca a produrre il doppio utilizzando la stessa quantità di lavoro. Oppure, che è la stessa cosa vista dall’altro lato, riesca a produrre la stessa quantità utilizzando metà delle ore lavorate. A quel punto tutto dipende da ciò che accade alla domanda. Se la maggiore produttività riduce i costi e i prezzi e, grazie ai prezzi più bassi, il mercato si espande abbastanza, l’aumento della produzione può compensare il lavoro risparmiato per ogni unità prodotta… Ma il meccanismo funziona soltanto se la domanda cresce abbastanza.

Ed è qui che entra in campo Keynes: qualcuno deve comprare ciò che riusciamo a produrre. Una rivoluzione tecnologica può aumentare enormemente la nostra capacità di produrre beni e servizi. Ma capacità produttiva e domanda effettiva non sono la stessa cosa. Se i guadagni prodotti dall’intelligenza artificiale si concentrano soprattutto in poche imprese, negli azionisti o nei proprietari del capitale tecnologico, mentre diminuisce il reddito da lavoro di una parte della popolazione, può verificarsi un paradosso. Siamo capaci di produrre moltissimo, ma non abbiamo creato abbastanza potere d’acquisto diffuso per comprare ciò che siamo diventati capaci di produrre.

I guadagni di produttività generati dall’AI si trasformeranno in prezzi più bassi, salari reali più alti, nuovi investimenti e nuovi consumi, oppure resteranno concentrati in una parte relativamente piccola dell’economia? Da questa risposta dipenderà una buona parte dell’effetto sull’occupazione.

L’AI può aumentare non soltanto la quantità, ma la qualità. Un medico potrebbe continuare a fare lo stesso numero di visite, utilizzando però l’intelligenza artificiale per arrivare a diagnosi più accurate e terapie più personalizzate. Un insegnante potrebbe seguire lo stesso numero di studenti fornendo però feedback molto più accurati. Un consulente potrebbe lavorare lo stesso numero di ore producendo analisi più complete. In questi casi non necessariamente scompare il lavoratore. Aumenta invece la qualità del servizio prodotto nella stessa ora di lavoro…

Le grandi innovazioni tecnologiche del passato hanno distrutto molte occupazioni, ma ne hanno anche create altre. I prezzi più bassi hanno aumentato il potere d’acquisto; i consumatori hanno speso altrove ciò che risparmiavano; sono nati nuovi beni e servizi; i lavoratori si sono spostati verso nuove attività. Gli aggiustamenti sono stati spesso lunghi e dolorosi, ma la tecnologia non ha prodotto una disoccupazione permanente di massa. Forse quindi la domanda: «L’intelligenza artificiale distruggerà il lavoro?» è posta male.

La tecnologia non determina da sola la risposta. L’intelligenza artificiale amplia ciò che un’economia può produrre, ma non decide come distribuire quel surplus. Tecnologia, proprietà, potere contrattuale, istituzioni e politica concorrono a determinare se il guadagno diventerà salari, profitti, nuovi investimenti, nuovi consumi oppure capacità produttiva inutilizzata. La rivoluzione dell’AI non ci consegna quindi un futuro già scritto. Sta a noi scriverlo.

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Sabato 17 ottobre torna nei Coop.fi l’appuntamento con la raccolta alimentare

Sabato 17 ottobre 2026 si tiene la seconda raccolta alimentare dell’anno, un appuntamento promosso da Unicoop Firenze insieme alla Fondazione Il Cuore si scioglie e in collaborazione con Caritas Toscana e oltre 200 associazioni di volontariato locali.

L’iniziativa coinvolge 146 punti vendita Coop.fi nelle nove province dove opera la cooperativa, offrendo a soci e clienti la possibilità di dare un contributo concreto a supporto delle famiglie in condizioni di fragilità economica.

Il contesto: povertà strutturale e i dati della rete Caritas

La giornata di solidarietà si inserisce in un quadro socio-economico nazionale particolarmente complesso. Secondo l’ultimo Rapporto Annuale Istat, la povertà assoluta in Italia coinvolge ormai circa 5,4 milioni di individui (il 9,3% della popolazione). A confermare la gravità della situazione è il recente Report Statistico di Caritas Italiana, che registra il record storico di 282.539 persone assistite dalla sua rete in un anno (+1,7% rispetto alle rilevazioni precedenti), delineando una povertà sempre più cronica e strutturale.

I dati Caritas accendono i riflettori su due dinamiche allarmanti: oltre il 52% delle famiglie assistite convive con figli minori e il 24% è rappresentato dai cosiddetti “working poor”, ovvero persone che pur avendo un impiego non riescono a coprire i costi minimi della sussistenza causa salari troppo bassi o contratti precari.

In questo scenario, i dati recenti sulla “povertà alimentare”, come quelli diffusi da ActionAid su dati Eurostat e Istat fotografano una situazione allarmante: circa 6 milioni di italiani non riescono a garantirsi un’alimentazione adeguata Le famiglie si trovano costrette a rimodulare drasticamente la spesa quotidiana orientandosi verso prodotti essenziali, riducendo drasticamente l’acquisto di beni alimentari freschi, proteici e di qualità per far quadrare i bilanci domestici.

«I dati recenti di Istat, Censis e Caritas ci ricordano che la povertà in Italia non è un fenomeno passeggero, ma una realtà quotidiana. Sapere che tante famiglie faticano a fare la spesa, anche quando c’è un lavoro, ci spinge a fare la nostra parte. Per questo, sabato 17 ottobre si terrà la seconda raccolta alimentare dell’anno che vedrà coinvolti 146 nostri punti vendita, insieme alla Fondazione Il Cuore si scioglie e alle associazioni del territorio. Crediamo che ogni piccolo contributo, unito a quello degli altri, possa dare un aiuto concreto e immediato a chi si trova in difficoltà. Ringraziamo fin da ora i cittadini e i volontari che dedicheranno il loro tempo e daranno il loro sostegno a questa giornata», fanno sapere da Unicoop Firenze e Fondazione Il Cuore si scioglie.

Come contribuire alla raccolta

Durante l’intera giornata del 17 ottobre, ai clienti che entreranno nei 146 supermercati coinvolti verrà consegnato un sacchetto dove inserire i prodotti donati. Per questa edizione si raccomanda l’acquisto di beni non deperibili e di prima necessità, indispensabili per il sostentamento quotidiano.

Tra i prodotti da donare gli alimenti a lunga conservazione come olio d’oliva, fagioli e legumi in scatola, tonno e carne in scatola, pasta, riso e passata di pomodoro; articoli per la prima infanzia quali omogeneizzati, latte in polvere, biscotti per bambini e pannolini; infine, prodotti per l’igiene e la cura, sia personale (sapone, shampoo, dentifricio) sia per la pulizia della casa.

Tutti i generi alimentari e i prodotti raccolti verranno prelevati direttamente dalle associazioni di volontariato del territorio e distribuiti nelle mense sociali, negli empori della solidarietà e nei centri di ascolto, garantendo un aiuto immediato e a chilometro zero alle realtà locali.

L’elenco dei punti vendita e lista dei generi alimentari da donare sono disponibili su coopfi.info/alimenta-la-solidarieta

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A Palazzo Blu di Pisa le opere di Edward Hopper

Case investite dalla luce del tramonto e fari sull’Atlantico, ponti che attraversano fiumi e ferrovie che portano chissà dove, persone sole davanti a una finestra e paesaggi urbani. Il mondo di Edward Hopper, uno dei maggiori esponenti del realismo americano e fra i più importanti artisti Usa del Novecento, arriva a Palazzo Blu a Pisa con “Edward Hopper: New York e oltre”, organizzata dal Whitney Museum of American Art di New York con MondoMostre, e con il sostegno di Fondazione Pisa.

Dal 14 ottobre e fino al 7 marzo 2027 in mostra oltre 150 opere fra dipinti a olio, disegni, acqueforti, acquerelli e altri lavori che abbracciano l’intera carriera di Hopper, provenienti dalle collezioni del Whitney.

Curata da Kim Conaty e da Barbara Haskell, la mostra propone anche opere comparative di artisti suoi contemporanei e si arricchisce di materiali provenienti dal Sanborn Hopper Archive, acquisito dal museo circa dieci anni fa, che comprende documenti, corrispondenze, fotografie, diari e documenti di vita quotidiana dell’artista.

La mostra, organizzata in cinque sezioni, ne ripercorre la carriera attraverso i luoghi che hanno segnato la sua formazione e il suo immaginario: New York, dove Hopper visse per quasi sessant’anni, rappresenta il centro della sua attività; Parigi, dove soggiornò in tre diverse occasioni, segna il momento di formazione e confronto con la modernità europea; il New England diventa invece luogo di sperimentazione e riflessione sul paesaggio americano.

Foto: Heirs of Jpsephine N. Hopper /SIAE

Illustratore per necessità

Nato nel 1882 a Nyack, nello Stato di New York, una cittadina a venticinque miglia a nord di New York City, lungo il fiume Hudson, figlio di una coppia di piccoli commercianti di tessuti, dopo il diploma si iscrive alla New York School of Illustration con l’obiettivo di apprendere una professione pratica che gli garantisse un reddito sicuro e poi alla New York School of Art, dove incontrò Robert Henri, uno degli insegnanti più importanti per la sua formazione. Fu Henri a incoraggiarlo a guardare la realtà contemporanea, a cercare soggetti nella vita quotidiana piuttosto che nelle convenzioni della pittura accademica.

Al momento, però, c’erano le bollette da pagare, e fino al 1923 Hopper lavorò come illustratore freelance. Non amava quel lavoro e in seguito dichiarò di esservi stato «costretto nel tentativo di guadagnare qualcosa». Quegli anni non furono però inutili. L’illustrazione gli insegnò infatti a costruire una scena con pochi elementi e a individuare il dettaglio capace di suggerire una storia. È una lezione che Hopper avrebbe portato con sé nella pittura: basta una figura, una finestra, un gesto interrotto per mettere in moto l’immaginazione di chi guarda. E poi furono anche i guadagni ottenuti come illustratore ad aiutarlo a finanziare il primo viaggio in Europa.

Foto:@ Heirs of Josephine N.Hopper /SIAE

“Superare Parigi”

Nel 1906 Hopper arriva a Parigi e vi rimane per undici mesi. Vi torna altre due volte, nel 1909 (in mostra Le Pont Royal / Il Ponte Reale) e nel 1910; poi non avrebbe più attraversato l’Atlantico. La capitale francese, però, non lo lasciò mai davvero. Hopper avrebbe raccontato di aver impiegato «dieci anni per superare Parigi» e ancora nel 1962 dichiarava di considerarsi, in qualche modo, un impressionista. Un modo per «superare Parigi» è stato forse dipingere, dopo il ritorno in America, Soir bleu / Sera blu.

Un’opera in qualche modo anomala per un artista come Hopper: il pittore destinato a essere associato a interni rarefatti e figure isolate mette qui insieme un gruppo di personaggi diversi: con quel clown triste e pensieroso, alter ego di Hopper, che si rappresenta così da un lato per simboleggiare il ruolo dell’artista nella società e dall’altro per ragioni personali – delusioni d’amore, pare -.

Quando fu esposta, nel 1915, nella prima vera mostra dedicata all’artista, l’opera non piacque né ai critici perché troppo “europea” e “vecchio stile”, né al pubblico, tanto che Hopper decise di riprendersela e non mostrarla mai più: sarà ritrovata nel suo studio solo dopo la sua morte, nel 1967.

Come al cinema

New York è stata per Hopper una fonte d’ispirazione per tutta la vita. Mentre altri artisti dipingevano grattacieli e attrazioni cittadine, Hopper si concentrava sulle case in pietra a pochi piani, sulle vetrine dei negozi e sui ponti che osservava passeggiando sui marciapiedi o viaggiando sui treni sopraelevati. Ridusse queste strutture a superfici piatte e forme geometriche, trasformando il rumore e il caos di Manhattan in luoghi di solitudine e introspezione.

Queensborough Bridge / Ponte di Queensborough mostra il suo modo di affrontare anche le grandi infrastrutture della modernità non come simboli trionfali del progresso, ma come un intreccio di linee e superfici. Mentre con New York interior / Interno newyorkese, lo sguardo si sposta dentro una stanza. La scena ha qualcosa di quasi cinematografico: lo spettatore sembra essere capitato lì per caso, come se stesse osservando un frammento di vita attraverso una finestra.

A proposito di cinema. Sono molti i registi che hanno guardato al mondo di Hopper, dal David Lynch di Velluto blu a Wim Wenders, ad Alfred Hitchcock, che al momento di scegliere la casa di Psycho guarda proprio a un dipinto di Hopper, e poi al “taglio”, alla costruzione della scena e alla scelta dell’inquadratura tipica dell’artista, per La finestra sul cortile.

Le case di Cape Cod

La mostra ci porta poi in New England. Prima a Gloucester (in mostra Gloucester Harbor / Porto di Gloucester), dove nell’estate del 1923 Hopper ritrova Josephine Nivison, per tutti Jo, che aveva conosciuto anni prima alla scuola di Robert Henri. Anche Jo era un’artista, ed è stata una figura importante nella vita di Hopper.

Fu lei a incoraggiarlo a lavorare con maggiore convinzione all’acquerello. L’anno seguente la sua prima personale in una galleria andò completamente esaurita, permettendogli di abbandonare l’attività di illustratore. Dopo alcune estati passate nel Maine, meta estiva preferita dagli artisti, Hopper e Jo scoprono Cape Cod, dove si trasferiranno.

Da allora Hopper continuò a dipingere case (in mostra Cape Cod sunset / Tramonto a Cape Cod), dune, strade e fari della penisola.

Molto più di una moglie

La mostra racconta del rapporto fra i due artisti. Jo continuò a dipingere e divenne anche la modella di quasi tutte le figure femminili del marito. Ma fu molto di più. Registrava con attenzione la produzione artistica di Edward, annotava le vendite, le esposizioni e i proprietari delle opere, e accanto agli schizzi preparatori aggiungeva spesso proprie descrizioni delle scene, immaginando le storie che potevano nascondersi dietro le figure dipinte. In pratica, mentre Hopper costruiva il proprio mondo sulla tela, Jo contribuiva a costruirne la memoria.

In A woman in the sun / Una donna al sole la modella è ancora lei, ormai settantottenne. Hopper, però, non dipinge un ritratto realistico della moglie, ma la trasforma – così come il resto della scena, ridotta a pochi elementi essenziali – seguendo la propria visione. L’ambientazione, dal taglio voyeuristico e quasi, di nuovo, cinematografico, suggerisce una narrazione e invita l’osservatore a immaginare gli eventi che hanno preceduto la scena rappresentata e ciò che accadrà in seguito. Ancora una volta, il quadro finisce e la storia, invece, continua da qualche parte fuori dalla cornice. In silenzio, probabilmente.

Per i soci, ingresso in convenzione e visite guidate. Previste anche iniziative per gli under 30.

Per informazioni:
palazzoblu.it
hopperpisa.it

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Lucca Comics & Games

Dal 28 ottobre al 1° novembre “Lucca Comics & Games” festeggia 60 anni di storia e di creatività, di diversità e di inclusione, di cambiamento, di evoluzioni e metamorfosi, di arte e, soprattutto, di comunità.

Un anniversario che non è solo l’occasione per celebrare la storia, ma è il momento per capire cosa “Lucca Comics & Games” ha costruito insieme a chi l’ha vissuta in questi sei decenni e per scoprire cosa potrà accadere dopo: “Legacy”, cioè “eredità” è infatti il tema di questa edizione.

Lucca60 celebra fra l’altro il compleanno di Lucky Luke, la leggendaria creatura nata nel 1946 dal genio grafico e narrativo di Morris; ospita Sensei Go Nagai, l’autore giapponese papà di Goldrake, e la leggenda vivente Frank Miller, autore di opere che hanno cambiato il fumetto mondiale (su tutte, Batman: Il ritorno del Cavaliere Oscuro e Daredevil: Rinascita).

A Lucca arriva anche il nuovo libro di Alessandro Barbero, che insieme ai co-autori Davide Savelli e Iris Biasio presenta Garibaldi. The British tour, avventura a fumetti che rievoca l’arrivo di Garibaldi a Londra nel 1864 (il 28).

Biglietti e abbonamenti ridotti per i soci, in vendita nei punti Ticketone presenti nei negozi Unicoop Firenze o durante il festival al Welcome desk nell’Area Relax al primo piano del Family Palace al Real Collegio, dove i soci potranno ritirare anche i braccialetti di ingresso evitando le code delle biglietterie del festival.

Speciale Under 30

Previste anche iniziative riservate agli Under 30. Grazie a Unicoop Firenze e Lucca Comics&Games gli Under30 potranno partecipare gratuitamente ad una delle cinque giornate della più importante fiera del settore in Italia dedicata al fumetto, all’animazione, ai giochi, ai videogiochi, ai cosplay e serie TV. Necessaria prenotazione su coopfi.info/under 30. Le prenotazioni sono aperte dalle ore 9.00 del 15 ottobre 2026. Gli iscritti in piattaforma avranno anche diritto ad accedere all’area riservata dei concerti.

coopfi.info/under30

Dettagli sul costo dei biglietti e le riduzioni riservate ai soci Unicoop Firenze al link:
luccacrea.zendesk.com/hc/it/articles/29005191948305-Ci-sono-degli-sconti-per-i-Soci-Coop

Info e dettagli sulla manifestazione:

luccacomicsandgames.com

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Restare umani nell’era dell’AI

Si è svolto il 12 ottobre, al Teatro Nazionale di Firenze, il convegno “Restare umani nell’era dell’AI”, focalizzato sull’impatto dell’intelligenza artificiale nella società. Una mattinata che ha visto la partecipazione di circa trecento persone, per riflettere sulle implicazioni etiche e pratiche dell’intelligenza artificiale.

Stefano Massini

L’iniziativa, promossa da Unicoop Firenze, ha messo a confronto esperti e accademici per indagare il futuro del sapere, dell’informazione, dell’ambiente e dell’economia nell’era digitale.

Tra gli ospiti intervenuti Stefano Massini, scrittore e direttore artistico del Teatro della Toscana, che ha aperto la mattinata dopo i saluti della presidente del Consiglio di Sorveglianza Daniela Mori. Massimo Bray, direttore dell’Enciclopedia Treccani, ha parlato delle “Parole dell’IA”, mentre Veronica Neri, professoressa di Etica della comunicazione Università di Pisa, ha portato una riflessione su “Etica e deontologia nell’IA“. Tra gli ospiti anche Stefano Mancuso, professore di neurobiologia vegetale Università di Firenze, che ha parlato di “Intelligenza naturale: dalle piante agli uomini“. L’economista Leonardo Becchetti, professore di Economia Università di Tor Vergata, ha fatto un intervento su IA e mondo del Lavoro dal titolo “L’IA ucciderà il lavoro?“.

La mattinata si è conclusa con una tavola rotonda moderata dalla giornalista Marianna Aprile, che ha condotto anche la mattinata, con Alberto Puliafito, giornalista, e Salvatore Borghese, analista di Youtrend, che hanno portato una riflessione su “Gli italiani e l’IA“.

I video degli interventi sono disponibili nella playlist dedicata sul canale Youtube di Unicoop Firenze. Per accedere cliccare sul pulsante che trovate qui sopra.

Galleria fotografica

Alcune immagini del convegno.

Massimo Bray
Veronica Neri
Leonardo Becchetti
Stefano Mancuso
Marianna Aprile con Alberto Puliafito e Salvatore Borghese

Leonardo becchetti in dialogo con Marianna Aprile

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“Gustando… s’impara!”. Prima edizione di MercaFest

“Gustando…s’impara” è il claim della prima edizione di MercaFest, in programma il prossimo 18 ottobre negli spazi di Mercafir di Firenze (dalle ore 10 alle 18, con ingresso da Viale A. Guidoni 176). Porte aperte al mercato agroalimentare di Firenze per una giornata dedicata alle famiglie, con momenti ludici per i più piccoli, food truck,  laboratori esperienziali per la riscoperta dei sapori autentici, e poi ancora con uno spazio di riflessione sulle politiche del cibo in città.

Mercafir compie un nuovo passo nel percorso di apertura verso la città e il territorio. Il mercato si propone come “attivatore” di idee, proposte e progetti sul sistema cibo e come sede di un tavolo di confronto che coinvolga produttori, trasformatori, distributori, ristoratori e consumatori, con l’obiettivo di arrivare a una vera strategia alimentare urbana.

L’iniziativa, realizzata con il patrocinio del Comune di Firenze, vede come partner Banco Alimentare della Toscana e Mercato delle Opportunità, con il sostegno di Fondazione CR Firenze e Unicoop Firenze.

Il programma in sintesi

A partire dalle 10 MercaFest ospiterà il talk dedicato alla riflessione sul futuro di Mercafir: un percorso di rilancio che punta a trasformare il Centro Alimentare Polivalente in un Food Hub, una piattaforma fisica e digitale di aggregazione, logistica e commercializzazione del cibo del territorio, capace di accorciare la distanza tra le campagne, le scuole e le tavole dei cittadini. Un focus speciale sarà dedicato ai mercati della città.

Il sostegno di Unicoop Firenze

Afferma Daniela Mori, presidente del Consiglio di sorveglianza di Unicoop Firenze: “Sostenere un’iniziativa come MercaFest significa per noi dare continuità e sostanza a un rapporto profondo e quotidiano con Mercafir, partner strategico per il nostro territorio. Questa prima edizione rappresenta una preziosa finestra sul futuro, un’occasione concreta in cui tanti attori diversi possono incontrarsi e dialogare per fare di più e meglio, insieme. Per Unicoop Firenze, fare cooperazione oggi significa soprattutto saper fare rete, convinti che questo non significhi semplicemente sommare le forze, ma moltiplicarle. Quando soggetti diversi – istituzioni, imprese, mondo della solidarietà e associazionismo – si uniscono attorno a un obiettivo comune, si genera un impatto straordinario a beneficio di tutta la comunità”.

E prosegue affermando: “È attraverso questa sinergia che possiamo dare vera forza alle filiere locali, ottimizzando l’efficienza della logistica per garantire ogni giorno la massima qualità e freschezza dei prodotti offerti ai nostri soci e consumatori. Su queste basi di efficienza e valore poggia anche il nostro impegno sociale. Fare la nostra parte significa evitare che il buon cibo vada perduto: attraverso il recupero quotidiano delle eccedenze alimentari e la collaborazione con le associazioni del territorio, trasformiamo lo spreco in solidarietà concreta, offrendo un sostegno a chi è più in difficoltà”.

Il legame con il territorio

Ha commentato Paola Galgani, Vicesindaca e assessora all’ambiente: “MercaFest rappresenta un’occasione importante per aprire le porte di Mercafir alla città e per rafforzare il legame tra Firenze, il suo territorio e il sistema agroalimentare. Parlare di cibo significa parlare anche di ambiente, sostenibilità, salute, educazione e qualità della vita: dimensioni profondamente connesse tra loro. In questo senso, il tema dell’economia circolare assume un ruolo centrale: ridurre gli sprechi, valorizzare le eccedenze, utilizzare al meglio le risorse e rafforzare le filiere locali significa costruire un sistema alimentare più sostenibile. Anche per questo è importante mettere in relazione tutti i soggetti della filiera, dai produttori ai distributori, dalla ristorazione ai consumatori, creando nuove occasioni di collaborazione e di recupero di valore”.

E ha concluso: “Come Amministrazione comunale vogliamo contribuire a costruire una politica del cibo capace di tenere insieme sostenibilità ambientale, inclusione sociale e sviluppo del territorio. Mercafir può svolgere un ruolo strategico in questo percorso, diventando sempre più un luogo di connessione tra la città e le campagne e un laboratorio concreto di buone pratiche, dove il cibo non rappresenti soltanto una merce, ma una risorsa da valorizzare lungo tutta la filiera”.

Istituzioni, imprese e realtà del Terzo Settore

Dichiara Gianni Tapinassi, Presidente di Mercafir: “MercaFest non è solo una festa: vuole essere il calcio d’inizio di una politica del cibo per Firenze. La filiera del cibo attraversa una crisi di sostenibilità che è insieme ambientale, sociale ed economica. Sono convinto che una delle risposte più efficaci risieda nei sistemi agroalimentari locali. In questo quadro, i mercati all’ingrosso sono chiamati a un ruolo nuovo: non soltanto infrastrutture di scambio, ma soggetti capaci di promuovere uno sviluppo locale fondato sulla sostenibilità. È in questa prospettiva che guardiamo al futuro di Mercafir. Nel rilancio delle sue funzioni, il Centro Alimentare Polivalente può diventare un Food Hub: una piattaforma fisica e digitale di aggregazione, logistica e commercializzazione del cibo locale, al servizio di un sistema agroalimentare più equo e sostenibile. Un modello capace di ripensare l’intero percorso che va dalle campagne alle scuole e alle tavole dei cittadini, tenendo insieme tutela dell’ambiente, equità sociale ed educazione alimentare”.

Commenta Irene Cappella, Direttore dell’Associazione Banco Alimentare della Toscana ODV ETS: “Ringraziamo Mercafir per l’opportunità di essere presenti a MercaFest, un’iniziativa che rafforza una collaborazione virtuosa tra istituzioni, imprese e realtà del Terzo Settore. Sarà un’occasione importante per raccontare ai cittadini l’impegno quotidiano di Banco Alimentare della Toscana nel contrasto allo spreco alimentare e sensibilizzare ciascuno sulle azioni concerete che può adottare nella propria quotidianità. Durante MercaFest presenteremo anche una nuova app gratuita, pensata per coinvolgere i cittadini in modo semplice e interattivo e aiutarli a riflettere sulle proprie abitudini rispetto allo spreco. Saremo inoltre presenti con laboratori dedicati a bambini e ragazzi sui temi del recupero e del riutilizzo del cibo.
L’Associazione Banco Alimentare della Toscana ODV ETS nasce Trent’anni fa proprio come risposta allo spreco: recuperare un alimento significa impedirne la perdita, ma soprattutto trasformarlo in un’occasione di incontro, condivisione e sostegno per le persone che vivono situazioni di difficoltà o fragilità sociale”.

Replica Piero Ranfagni, Membro del Consiglio Direttivo dell’Associazione Banco Alimentare della Toscana ODV ETS: “Banco Alimentare della Toscana è presente all’interno del Mercato dal 2016, quando si è insediato in un grande magazzino messo a disposizione dal Comune. Da allora l’attività è cresciuta in modo significativo, passando da circa 2.000 a 8.000 tonnellate di alimenti distribuiti ogni anno e raggiungendo circa 120.000 persone in difficoltà in tutta la Toscana.
Questa crescita è stata possibile anche grazie alla posizione strategica all’interno del polo logistico fiorentino, ben collegato alla viabilità regionale e nazionale. Ogni ulteriore sviluppo del Mercato rappresenta quindi un’opportunità anche per il Banco Alimentare della Toscana, sia sul piano sociale, attraverso la distribuzione gratuita degli alimenti, sia su quello ambientale, attraverso il recupero delle eccedenze alimentari.”

Conclude Enrico Sardelli, Presidente Mercato delle Opportunità: “Ringraziamo l’Amministrazione comunale e Mercafir per aver promosso questa iniziativa, che apre il mercato alla città e mette al centro temi fondamentali del nostro tempo come l’ambiente, la sostenibilità, la salute e l’equità sociale. Da alcuni anni le Misericordie operano all’interno del Centro Alimentare Polivalente con il Mercato delle Opportunità, un progetto nato per garantire l’accesso ad alimenti di qualità a chi oggi fa fatica a permetterseli: non solo le persone in situazioni di grave marginalità, ma sempre più spesso anche famiglie del cosiddetto ceto medio. I numeri raccontano quanto questo bisogno sia concreto: nel solo 2025 il Mercato delle Opportunità ha registrato circa 35.000 accessi. Durante MercaFest presenteremo il progetto ai cittadini e proporremo alcuni panel con i professionisti sanitari delle nostre strutture, che affronteranno da più punti di vista il rapporto tra alimentazione e salute. Il cibo è un bene primario che non dovrebbe mai essere sprecato, né negato a nessuno, e lavorare in rete con le istituzioni e la filiera è il modo più concreto per garantirlo”.

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Unicoop Firenze e Fondazione Meyer: attenzione condivisa sull’emergenza del disagio giovanile

Unicoop Firenze e Fondazione Ospedale Pediatrico Meyer confermano il valore della loro storica alleanza, guardando con comune preoccupazione al tema del disagio giovanile ed emotivo, anche in occasione della Giornata mondiale della salute mentale celebrata domani, 10 ottobre.

La cooperativa e la Fondazione tracciano questa linea di condivisione a chiusura della partnership di tre anni (2024-2026) con cui Unicoop Firenze ha sostenuto con complessivi 200mila euro all’anno le tre aree mediche di Neuropsichiatria Infantile, Cardiologia e Ricerca scientifica, per un totale di 600mila euro.

Questo importante percorso triennale ha rappresentato un supporto prezioso per l’avanzamento dei percorsi di cura, l’aggiornamento tecnologico dei laboratori e i progetti di accoglienza dedicati ai piccoli pazienti e alle loro famiglie. La conclusione di questo ciclo lascia oggi spazio a una comune riflessione e alla volontà di mantenere alta l’attenzione a favore della comunità e delle giovani generazioni.

La condivisione di intenti su questo specifico filone risponde a una reale urgenza sociale. La direzione del Meyer ha infatti espresso in queste ore forte preoccupazione per un picco straordinario di accessi legati al disagio psichiatrico tra gli adolescenti, con ben 18 ricoveri contemporanei che hanno saturato la disponibilità ordinaria del reparto specialistico, rendendo necessaria una riorganizzazione interna dei posti letto per far fronte alle richieste.

Di fronte a questo scenario, Fondazione Meyer e Unicoop Firenze confermano la volontà di non disperdere la collaborazione fin qui costruita e di continuare a seguire con attenzione l’evoluzione di queste dinamiche. L’intento comune è quello di guardare con priorità alle esigenze dell’area di Neuropsichiatria Infantile dell’ospedale, esprimendo vicinanza a medici, psicologi e ricercatori impegnati nel delicato compito di intercettare e accogliere la sofferenza psicologica ed emotiva dei ragazzi del territorio.

«Sono profondamente grato a Unicoop Firenze per il sostegno instancabile e per la capacità di comprendere i cambiamenti della società, intercettandone le nuove fragilità» – dichiara Marco Carrai, Presidente della Fondazione Meyer. «La salute psicologica dei ragazzi rappresenta oggi una delle sfide più urgenti e delicate. I giovani crescono in un mondo attraversato da trasformazioni epocali, sottoposti a pressioni e sollecitazioni emotive che spesso non hanno gli strumenti per elaborare. Ansia, solitudine e disagio relazionale sono segnali che non possiamo sottovalutare: dietro ognuno di essi c’è una richiesta d’aiuto che abbiamo il dovere di ascoltare. Per questo l’impegno della Fondazione Meyer, insieme a un partner attento come Unicoop Firenze, assume un valore fondamentale: non esiste vera tutela dell’infanzia senza la tutela della salute mentale e del futuro delle nuove generazioni».

«Con la conclusione del percorso triennale a sostegno di tre aree chiave del Meyer, la nostra attenzione si volge spontaneamente verso il tema della salute mentale e psicologica dei più giovani» – fanno sapere da Unicoop Firenze. «L’allarme espresso in queste ore dall’ospedale tocca una sensibilità da sempre radicata nella nostra cooperativa, vicina ai bisogni e ai cambiamenti della comunità. Sentiamo l’importanza di condividere questa preoccupazione al fianco della Fondazione Meyer, confermando la nostra vicinanza a chi affronta quotidianamente questa complessa emergenza sociale e ribadendo la nostra volontà di restare attenti ai bisogni espressi dal territorio».

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Arriva il formaggio FriP

Rinunciare al formaggio e al suo prezioso valore nutrizionale per problemi di salute può essere pesante, ed è quanto accade agli oltre due milioni di adulti nefropatici italiani. Una rinuncia inevitabile per i pazienti in dialisi o con insufficienza renale, che devono limitare l’introduzione nella dieta di fosfati, di cui latte e formaggi sono ricchi, perché i reni non sono in grado di eliminarli. I fosfati si depositano sulle pareti dei vasi sanguigni dando luogo a calcificazioni, che aumentano il rischio di complicanze cardiovascolari come ictus e infarto.

Un problema che tocca anche i bambini più piccoli. Per fortuna, oggi si sa cosa fare: ai neonati nefropatici viene dato latte addizionato di carbonato di calcio (CaCO₃), che si lega al fosforo e ne impedisce l’assorbimento da parte della mucosa intestinale. I bambini vengono in questo modo nutriti adeguatamente, ma senza determinare il pericoloso accumulo di fosfati nel loro sangue.

L’idea di un formaggio adatto alle persone con problemi renali nasce proprio da quanto viene fatto nel campo della nefrologia neonatale. Il risultato sono formaggi della tradizione casearia italiana, addizionati semplicemente con carbonato di calcio: il fosforo presente nel latte viene “bloccato” dal carbonato di calcio, che forma un sale insolubile (fosfato di calcio) non assorbibile dall’organismo, che viene eliminato naturalmente con gli escrementi.

Un’idea geniale

Questo metodo innovativo di caseificazione – FriP, che significa Free Phosphate – è stato sviluppato e brevettato dai ricercatori della Fondazione Ca’ Granda – Ospedale Maggiore Policlinico di Milano. E i formaggi FriP sono già sugli scaffali dei nostri supermercati, in diverse tipologie, dallo stracchino al pecorino e alla ricotta.

Ma facciamo un passo indietro, per capire l’importanza di questa cosa. Ne parliamo con il suo ideatore, il professor Gianluigi Ardissino, pediatra nefrologo del Policlinico. «Fino agli anni ‘70 del secolo scorso – ci racconta – i bambini nefropatici in genere non sopravvivevano, e chi riusciva ad arrivare all’età adulta era costretto al trapianto o alla dialisi a vita. Questo fino a quando si capì che addizionando il latte del biberon con il carbonato di calcio si eliminava la causa dell’accumulo precoce nel sistema vascolare delle calcificazioni che portavano alla morte».

Ardissino ha avuto un’idea semplice quanto geniale: perché non provare a produrre formaggi con latte addizionato di carbonato di calcio, come quello dei biberon? Dall’idea alla commercializzazione ci sono voluti più di tre anni, compresa una fase di sperimentazione direttamente nei caseifici, ma alla fine i primi formaggi FriP sono stati messi in vendita. «Sono indistinguibili dai formaggi tradizionali in termini di gusto e consistenza – continua il professore – e sono quindi adatti a tutti».

Meno fosfati e meno sale

Il metodo per liberare i formaggi dai fosfati non toglie sapidità, ma determina un contenuto di sale inferiore di circa il 30% rispetto alla media dei formaggi convenzionali.

Ridurre la quantità di sale è un’indicazione delle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: le dosi consigliate negli adulti sono meno di 5 grammi di sale al giorno, che corrispondono a circa un singolo cucchiaino da tè. Un limite ancora più basso è previsto per i bambini e per le persone con patologie, come l’ipertensione. In Italia, il consumo giornaliero medio di sale si attesta invece a quasi 10grammi per gli uomini e 7 grammi per le donne.

I formaggi FriP si possono ottenere con tutti i tipi di latte (vaccino, di pecora, di capra, di bufala). In commercio, nei supermercati Unicoop Firenze, attualmente ci sono stracchino, ricotta vaccina e caciotta prodotti dal caseificio Montegrappa di Pieve del Grappa (TV), e prossimamente anche il pecorino del Caseificio Sociale di Manciano (GR).

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Dieci anni di Karaterzetà

«Il karate si può praticare tutta la vita! E fa bene al corpo come alla mente». Non ha dubbi Marco Diani, che oltre dieci anni fa, iniziando a seguire la riabilitazione del babbo, ha avuto un’idea: «Mentre gli indicavo come fare gli esercizi mattutini di ginnastica, essendo io maestro di karate, ho cominciato a introdurgli piccoli movimenti di arti marziali e ho notato subito che la cosa funzionava molto bene, si allenava con più soddisfazione, si incuriosiva. Migliorava sia fisicamente che come umore in generale».

Nasce così, nel 2016, Karaterzetà, un progetto socio-medico-sportivo che si è sviluppato in Toscana e si è esteso anche in altre regioni. Tutto è iniziato a Bagno a Ripoli (FI), grazie alla collaborazione con la Misericordia dell’Antella, col sostegno della locale sezione soci Coop e, in seguito, della sezione soci Firenze Sud Ovest.

Aumenta il coordinamento e la percezione del corpo

«Il karate adattato alle persone più anziane – prosegue il maestro Diani – stimola la memoria nell’apprendimento delle forme tradizionali di questa disciplina, migliora il coordinamento motorio e la percezione del proprio corpo, offre importanti obiettivi che rafforzano la fiducia in se stessi, come il passaggio di cintura e, soprattutto, crea occasioni di socializzazione, perché le iniziative si fanno tutti insieme e permettono agli anziani di 90 anni come ai bambini di 4 di integrarsi attivamente all’interno della vita del dojo, la palestra di arti marziali».

Oggi il Karaterzetà, che si pratica anche a Strada in Chianti, a Greve in Chianti e nella palestra Okami in zona San Jacopino a Firenze, festeggia il suo primo decennale. Il tutto sotto la guida dell’Associazione Sportiva Dilettantisca Empi (che in giapponese significa “volo di rondine”) e sempre con la collaborazione di Coop.fi: per i soci sono infatti previsti sconti sull’iscrizione ai corsi e sull’acquisto dei tatami (i tappetini necessari per la pratica del karate). Grazie all’interesse della Federazione Italiana Karate (Fik), inoltre, dal 2019 il Karaterzetà è diventato un progetto nazionale e, ogni anno, si formano istruttori che tengono corsi anche in Veneto, Umbria e Lazio. Ma il cuore resta nella nostra regione, dove ormai gli allievi over 60 sono oltre 30.

Rafforza la memoria e migliora l’umore

Tra gli allievi di Marco Diani anche la dottoressa Ornella Nervini, a lungo medico di famiglia a Bagno a Ripoli. Il suo primo commento non ammette repliche: «È un’esperienza meravigliosa!».

Ci spieghi, dottoressa! «Appena sono andata in pensione mi sono iscritta con mio marito a un corso di Karaterzetà e devo dire che ne abbiamo tratto un gran giovamento, sotto tutti i punti di vista. La medicina è la passione della mia vita e continuo ad aggiornarmi anche ora che non esercito più, specie sui problemi geriatrici. Questa attività è molto positiva per le persone anziane, non solo per la loro salute muscolare e per la ricerca dell’equilibrio fisico ma anche per mantenere l’efficienza della funzione cognitiva».

Ogni anno, gli allievi dei corsi vengono sottoposti a un test, l’Mmse (Mini-Mental State Examination), un questionario da 0 a 30 punti che esamina l’orientamento spaziale e temporale, il calcolo e il richiamo di parole. I risultati di chi pratica Karaterzetà sono eccellenti: «I nostri allievi, me compresa, raggiungono sempre il massimo del punteggio – certifica la dottoressa – e poi la cosa veramente bella di questa esperienza è la socialità: al di là degli allenamenti o delle esibizioni, è bello ritrovarsi anche altrove, persone di tutte le età, per una pizza, una grigliata o una gita fuori porta».

Insomma una gioia a tuttotondo, viene da pensare: «Sì – conclude la dottoressa Nervini – chi fa karate non conosce la depressione!».

Appuntamenti

Per i dieci anni di attività, l’Empi Dojo ha organizzato un seminario, aperto a tutti e in particolare a medici e operatori sanitari, in due tappe (sabato 10 ottobre, alle 9.30, alla Biblioteca Comunale di Bagno a Ripoli a Ponte a Niccheri, e sabato 24, alle 10, alla Sala Margherita Hack di Greve in Chianti) con dimostrazione pratica del karate per over 65.

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Solidali alla Coop

Dall’8 al 21 ottobre, 25% di sconto sui prodotti Solidal Coop, la linea a marchio nata nel 1995 per offrire opportunità di sviluppo autonomo ai produttori in condizioni di svantaggio.

Tutti i prodotti della linea Solidal, come tè, cioccolato, banane, zucchero, solo per fare degli esempi, vengono prodotti nei Paesi in via di sviluppo, e sono garantiti Fairtrade, il marchio internazionale di certificazione etica più riconosciuto al mondo.

Lo sconto del 25% si applica nello stesso periodo anche ai prodotti Libera Terra coltivati sui terreni confiscati alle mafie: pasta, vino, legumi, tarallini, sughi pronti, la cui qualità racconta sapori e saperi del territorio, e il coraggio di tanti produttori, uomini e donne, che hanno detto no alla mafia.

Per informazioni:
i punti vendita interessati dalla promozione li trovi sul volantino online su coopfirenze.it

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Risotto zucca & gorgonzola

Il risotto non è riso con qualcosa dentro. È una questione di amido, pazienza e mescolate al momento giusto. A quel punto ecco che quello che c’è dentro diventa importante… La zucca gialla è un po’ la coperta della cucina autunnale: rassicurante, dolcina, ma col il rischio di risultare un po’ noiosina…
E allora?
In questo piatto proviamo a provocarla col mitico gorgonzola e a darle una cremosità da urlo grazie al trucco della patata frullata. Il risotto si sa, è un piatto confortante, ma meglio scegliere una varietà adatta alla mantecatura come Carnaroli, Arborio o Vialone Nano: chicchi ricchi di amido, capaci di assorbire il brodo e rilasciare gradualmente quella sostanza che rende il risotto ben legato.
Il Carnaroli, in particolare, è spesso considerato una delle scelte più affidabili perché tiene bene la cottura e perdona qualche minuto
di distrazione ai fornelli. Il risultato?
Cremoso, avvolgente e grazie al gorgonzola, un piatto di gran carattere. Serve a noi per portare in tavola l’autunno senza annoiarsi!
E allora buon risotto, speciale, a tutti, la vostra Luisanna

Ingredienti (per 4 persone)

Tempo di preparazione: 40 minuti

Preparazione

  1. Tagliate la zucca e la patata già sbucciata a dadini piccoli. In una casseruola fate soffriggere una cipolla tritata con un filo d’olio, poi aggiungete la zucca e la patata e fatele rosolare pochi minuti. Coprite con un paio di mestoli di brodo caldo e lasciate cuocere a fuoco medio per circa 15-20 minuti, finché non saranno morbide. Frullate tutto con un frullatore a immersione fino a ottenere una vellutata liscia.
  2. Nel frattempo in una casseruola capiente rosolate a fiamma bassa, con un filo d’olio, la cipolla tritata finemente. Levatela dal tegame e tenetela da parte. Nella stessa casseruola tostate velocemente il riso a fiamma alta, sfumate con il vino bianco e lasciate evaporare completamente l’alcol. Unite la cipolla rosolata e aggiungete il brodo vegetale bollente, un mestolo alla volta, continuando a mescolare. Dopo circa 7-8 minuti, versate la crema di zucca nel riso e aggiustate di sale e pepe, tenendo presente che il formaggio poi aggiungerà molta sapidità. Proseguite la cottura aggiungendo un mestolo di brodo ogni volta che il precedente viene assorbito.
  3. Dopo 15-16 minuti, a cottura ultimata ma con il chicco ancora al dente, rigorosamente a fuoco spento, aggiungete metà gorgonzola, il burro freddissimo, il formaggio grattugiato e mantecate il riso velocemente. Coprite con un coperchio e fate riposare per 1-2 minuti.
  4. Intanto, preparate la crema di gorgonzola mescolandolo alla panna acida per il decoro finale. A questo punto mescolate ben bene e fate “ l’onda” per incorporare l’aria e rendere così il risotto vellutato, aggiungendo, se servisse, un goccio di brodo bollente per regolare la consistenza.
  5. Versate il risotto nei piatti e allargatelo delicatamente, dando qualche colpetto sul fondo del piatto. Completate con una macinata di pepe nero fresco, un po’ di noci tritate e gli ultimi ciuffetti di crema al gorgonzola.

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Il Bosco di Montopoli al Pianeta terra Festival 2026

Il Bosco di Montopoli in Val d’Arno, un modello virtuoso di rigenerazione ambientale e comunitaria: in occasione della quinta edizione del Pianeta Terra Festival, che si tiene a Lucca dall’8 all’11 ottobre 2026, lo scienziato Stefano Mancuso e la presidente del Consiglio di sorveglianza di Unicoop Firenze Daniela Mori si confronteranno in un incontro pubblico.

L’evento si terrà sabato 10 ottobre, alle ore 10.00, a Lucca, presso la Sala Convegni di Confindustria Toscana Nord. L’ingresso all’evento è libero e gratuito, fino a esaurimento posti.

Al centro del dialogo ci saranno il racconto del Bosco di Montopoli, nato in stretta sinergia con Legambiente come progetto modello di riparazione ecologica, e la presentazione del libro “Fare insieme, con la natura – Storia di un bosco che diventa comunità“, curato dalla giornalista Cristina Nadotti ed edito da Laterza.

Il Bosco di Monopoli in Val d’Arno

Un modello di riparazione ecologica

«Il Bosco di Montopoli rappresenta un modello straordinario di riparazione ecologica e un vero e proprio regalo per le prossime generazioni – dichiara Stefano Mancuso, scienziato e direttore artistico del Pianeta Terra Festival. Piantare alberi dove prima c’era cemento è una necessità: le piante sono i condizionatori d’aria naturali del pianeta e il verde è l’unica soluzione per rinfrescare le nostre città. Portare questa esperienza al Pianeta Terra Festival e raccontarla nel libro ‘Fare insieme, con la natura’ dimostra che intervenire concretamente per il pianeta è possibile ed efficace. Spesso ci si chiede cosa fare di fronte alla crisi ambientale; la risposta è che si può fare moltissimo, con il sorriso e con semplicità, offrendo un lascito di benessere a chi verrà dopo di noi, proprio come si faceva un tempo costruendo le grandi cattedrali».

Partecipazione dal basso

«”Fare insieme, con la natura” non è solo il titolo del libro che presentiamo, ma il manifesto di un modello basato sulla partecipazione dal basso, sulla fiducia e sulla responsabilità sociale – dichiara Daniela Mori, presidente del Consiglio di sorveglianza di Unicoop Firenze. Trasformare un ex allevamento intensivo in un polmone verde e in un’aula didattica aperta alle scuole toscane dimostra che quando la spinta popolare incontra la competenza scientifica, il territorio si rigenera e si creano veri spazi di cittadinanza attiva. Questo progetto è un’esperienza concreta e replicabile che ci auguriamo possa essere di ispirazione per tutte le realtà che credono nella tutela dell’ambiente e nel benessere della comunità».

L’evento si inserisce all’interno della cornice del Pianeta Terra Festival 2026, la manifestazione diretta dallo stesso Stefano Mancuso, progettata e organizzata dagli Editori Laterza promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e sostenuta anche da Unicoop Firenze. Dedicato quest’anno al tema “Forme di intelligenza”, il festival esplorerà attraverso oltre 90 appuntamenti le intelligenze naturali e artificiali, biologiche e collettive.

Il Bosco di Montopoli in Val d’Arno

L’incontro vedrà al centro il racconto del progetto del Bosco di Montopoli nato ad aprile 2022 su un’area precedentemente occupata da un allevamento intensivo: qui, grazie al lavoro congiunto di Unicoop Firenze, Pnat e Legambiente, sono stati piantati 3.000 nuovi alberi su una superficie di 6 ettari.

Monitorato costantemente da Pnat (società spin-off dell’Università di Firenze), il bosco ha già accumulato 12 tonnellate di CO2 dall’impianto a oggi, confermandosi un esperimento in campo aperto per la riparazione dei danni fatti al pianeta e venendo inserito stabilmente tra i cantieri della transizione ecologica censiti da Legambiente.

Dal 2024 il progetto si è arricchito di un’aula didattica eco-compatibile – alla cui realizzazione ha collaborato la stessa Legambiente – che accoglie ogni anno decine di scuole toscane e visitatori, trasformando un polmone verde in uno spazio vivo di partecipazione, educazione e cittadinanza attiva.

Natura e società

Il focus dell’incontro si allargherà poi alle pagine del volume curato da Cristina Nadotti, nato per condividere questa esperienza. Il dialogo tra Mori e Mancuso approfondirà il parallelismo continuo tra natura e società: se per Mancuso le piante dimostrano che la cooperazione orizzontale e senza gerarchie è essenziale per la vita, per Mori questo principio si sposa con la spinta popolare delle cooperative, dove l’unione delle persone risponde ai bisogni collettivi. Il libro traccia così il bilancio di un percorso condiviso, offrendo una testimonianza utile per le comunità e le realtà locali impegnate nella tutela dell’ambiente.

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Il senso della vita

Il 23 ottobre, alle ore 18.30, nella Cripta del Complesso didattico San Francesco (piazza San Francesco – Siena), si terrà la proiezione speciale del film  “Il senso della vita. La guarigione inizia con il cuore”  (2024), diretto dalla regista canadese Cat Hostick.

Il film racconta la storia di Finn Faber (interpretato da Tyler Shaw), un giovane aspirante musicista chee accetta un incarico come clown terapeuta all’interno di un ospedale pediatrico, dove entra in contatto con piccoli pazienti e con il valore profondo del supporto umano durante la malattia.

L’iniziativa, promossa dalla sezione senese dell’associazione VIP Italia OdV, si inserisce nell’ambito del percorso intrapreso dall’Università di Siena per costruire e valorizzare percorsi di ricerca, di formazione, clinici e divulgativi sul tema dell’umanizzazione delle cure.

L’ingresso è a offerta libera. A seguire, si terrà un piccolo buffet.

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