F1 | Ferrari cerca più carico e meno resistenza all'avanzamento: la SF-26 è stata modificata tutta



A Barcellona si arriva con un solo uomo nel mirino di tutti: Andrea Kimi Antonelli. Il 19enne bolognese della Mercedes ha appena conquistato a Monaco la quinta vittoria consecutiva e si presenta in Catalogna da leader sempre più solitario del Mondiale, dopo aver dominato anche su una pista che, almeno sulla carta, non avrebbe dovuto esaltare le caratteristiche della sua monoposto. Il Montmeló, tradizionalmente considerato il banco di prova più attendibile della stagione, dirà se il dominio della Mercedes è destinato a proseguire oppure se gli avversari potranno finalmente ridurre il divario.
Tra i temi più caldi del weekend c’è anche il caso Aduo, il sistema introdotto dalla FIA per concedere finestre di sviluppo supplementari ai costruttori di power unit meno competitivi. A sorpresa, la prima valutazione federale avrebbe indicato la Red Bull-Ford come motore di riferimento del campionato, davanti a una Mercedes che ha vinto tutte le gare disputate finora. Un risultato che ha spinto il team di Milton Keynes a chiedere ulteriori verifiche e che potrebbe avere conseguenze importanti sugli sviluppi tecnici della seconda parte di stagione.
Grande attesa anche in casa Ferrari, chiamata a reagire dopo il deludente fine settimana di Monaco. Charles Leclerc arriva in Spagna con il desiderio di lasciarsi alle spalle il ritiro nel GP di casa e con una novità tecnica sotto osservazione: il possibile cambio nell’impianto frenante, seguendo la strada già intrapresa da Lewis Hamilton. Proprio il sette volte campione del mondo, ora secondo nella classifica Piloti, invita però alla prudenza: gli aggiornamenti attesi a Barcellona potrebbero rappresentare un primo passo, ma il vero avversario della Rossa al momento può essere più la McLaren, anche guardando ai tempi delle libere del venerdì. La Mercedes continua a sembrare irraggiungibile.
Il Gran Premio MSC Cruises de Barcelona-Catalunya 2026, in programma sul circuito di Montmelò da venerdì 12 a domenica 14 giugno, viene trasmesso in diretta su Sky (il canale di riferimento è Sky Sport F1canale 207) ed è disponibile anche in mobilità tramite Sky Go e in streaming per gli abbonati alla piattaforma Now. Il weekend è visibile anche su TV8, che propone in chiaro e in differita le qualifiche del sabato e la gara della domenica.
Di seguito tutti gli orari televisivi del Gran Premio di Barcellona.
Sabato 13 giugno 2026
12:30-13:30 – F1 Prove Libere 3 – Sky, Sky Go e Now – Diretta
16:00-17:00 – F1 Qualifiche – Sky, Sky Go e Now – Diretta
Domenica 14 giugno 2026
15:00 – F1 Gara –Sky, Sky Go e Now – Diretta
Di seguito tutti gli orari per vedere le qualifiche e il Gran Premio di Barcellona in replica gratis in chiaro su TV8, dove vengono trasmessi in differita.
Sabato 13 giugno 2026
18:30 – F1 Qualifiche – TV8 (in chiaro) – Differita
Domenica 14 giugno 2026
18:00 – F1 Gara (66 giri) – TV8 (in chiaro) – Differita
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Livorno - Grandi emozioni ieri sera, lungo i fossi medicei, per il trofeo "Edda Fagni", la manifestazione remiera a cronometro promossa dal comitato organizzatore della Coppa "Barontini" e dedicata alle gozzette a 4 remi juniores maschili ed alle gozzette a 4 femminili. Tra i ragazzi la vittoria è andata all'armo del Venezia con il tempo di 5' 16" 47. Al Continue Reading
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© Shammi Mehra/Agence France-Presse — Getty Images

Già nel post gara di Monaco in paddock è cominciato il chiacchiericcio sui risultati dell’Aduo e tra colleghi alla domanda “li hai visti?” tutti hanno risposto stupiti “davvero?” quando hanno scoperto che la FIA ha valutato Red Bull-Ford come miglior power unit delle prime cinque gare mondiali. Inaspettato, quantomeno, visto il dominio di Mercedes finora – ha vinto tutte le gare – e la posizione in classifica che occupa la squadra di Milton Keynes.
Non è uscita ancora una nota ufficiale perché Red Bull ha chiesto alla federazione di approfondire la valutazione. Un esito che ha sorpreso perché, se confermato, significa che la macchina di Kimi Antonelli e George Russell fa la differenza con la parte elettrica del motore e restituisce credito al telaio costruito a Brackley. Ma soprattutto ha la facoltà di sviluppare ancora una monoposto che già sembra imprendibile per gli avversari.
Ma cos’è l’Aduo? È l’acronimo di Additional Development and Upgrade Opportunities che consente lo sviluppo addizionale della componente motore in finestre aggiuntive per la stagione in corso e successiva in base alla percentuale di differenza di prestazione rilevata all’interno della finestra di valutazione di riferimento. La prima è stata chiusa in Canada, poi Ungheria, Olanda e Messico.
Al momento lo scostamento di Mercedes da Red Bull, ricordiamolo benchmark secondo le federazione, è del 2%, dunque la possibilità di uno sviluppo aggiuntivo quest’anno e l’anno prossimo. La Ferrari è nella finestra del 4%, quindi avrà due possibili sviluppi da sfruttare per ogni stagione. Ora si aspetterà ancora per vedere l’esito del ricorso e la Fia aggiornerà, tema del giovedì nel paddock di Barcellona.
Circuito di Catalogna che è da sempre il vero banco di prova della stagione. Un circuito completo e di riferimento per capire i veri livelli della macchina portata in pista. Al Montmelò in tanti portano aggiornamenti, Ferrari soprattutto, ma nelle parole della vigilia i piloti hanno pinzato il freno: Mercedes sarà ancora fortissima.
A proposito di freni, Charles Leclerc dopo l’incidente di Monaco ha scelto di cambiare l’impianto andando nella stessa direzione di Lewis Hamilton. L’inglese, ora secondo nel mondiale (non accadeva dalla notte di Abu Dhabi in cui ha perso il titolo contro Verstappen nel 2021), si sta ritrovando e predica cautela: “Gli aggiornamenti non si portano in una settimana, noi continuiamo a spingere”. Voglia di rivalsa per i delusi di Montecarlo. Su tutti Russell: “Non mi sta andando dritto in weekend, ma non durerà per sempre”.
Anche Max Verstappen ha parlato della sua situazione: “Noi miglior motore? Fa piacere per chi ci ha lavorato, ma aspettiamo le verifiche”. Tanti temi per un weekend rovente – temperature altissime, altro banco di prova – che inizia ancora una volta nel segno di Kimi Antonelli a caccia di altri record.
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L’ordine di arrivo del Gran premio di Montecarlo stravolto quasi una settimana dopo. La figuraccia della Formula 1 è stata resa ufficiale da un comunicato apparso online: sul terzino gradino del podio sale Pierre Gasly, con Isack Hadjar retrocesso in quarta posizione. Il motivo? Un errore nel cronometraggio.
Il francese dell’Alpine aveva effettivamente tagliato il traguardo da terzo, dietro alla Mercedes di Kimi Antonelli e alla Ferrari di Lewis Hamilton. Era però finito settimo per una doppia penalità (complessivamente 10 secondi) per eccesso di velocità in pit lane durante la gara. La scuderia di Enstone ha fatto ricorso ed avuto ragione , con la Fia che ha confermato che le penalità al pilota francese sono state annullate, riportandolo quindi sul terzo gradino del podio nel Gp di Monaco.
L’udienza preliminare si è tenuta giovedì, all’inizio del weekend del Gran Premio di Barcellona-Catalunya. Le prove portate da Alpine sono state decisive: c’è stato un errore nel cronometraggio dei tempi di percorrenza della corsia dei box. I sensori che rilevano il passaggio delle vetture, infatti, erano stati posizionati come al solito, ma c’è stata una modifica all’ingresso della pit lane che ha in realtà accorciato il percorso compiuto dai piloti. In poche parole, c’erano 77 centimetri di discrepanza tra la distanza rilevata dal cronometraggio ufficiale e la reale distanza minima di percorrenza della corsia dei box.
Non a caso, Gasly non è stato l’unico penalizzato. Tanti altri piloti, da Hamilton a Russell, hanno ricevuto una penalità. Avendola però scontata in gara – ci sono state due Safety Car e una bandiera rossa – non possono vedere risarcito il torto subito. Inoltre, l’Alpine è stato l’unico team a presentare ricorso, per provare a vedersi restituito il prezioso podio conquistato a Monaco. Gasly, che era delusissimo dopo la gara, si vede almeno formalmente restituito quello che si era guadagnato in pista. Nessuno però gli potrà mai ridare il brivido di salire sul podio a Montecarlo. Quell’onore è toccato ad Hadjar, che ora si ritrova quarto. Senza dimenticare che il Gp è stato di fatto falsato da questa penalità ingiuste. Una figuraccia clamorosa.
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Restano ancora pochi giorni per richiedere la Carta della cultura giovani e la Carta del Merito, due bonus destinati ai neodiplomati con differenze in base a reddito e voto di maturità. In entrambi i casi il termine per ottenere i benefici scade martedì 30 giugno. Si tratta di due strumenti messi a disposizione dal Ministero della Cultura per sostenere l’arricchimento Continue Reading
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© RaiNews




Un curioso episodio post-gara ha animato Gran Premio di Monaco 2026 ed è finito rapidamente al centro delle discussioni sui social. Il protagonista inatteso della vicenda non è stato soltanto il risultato sportivo, ma un asciugamano, diventato centrale per un gesto avvenuto a margine della premiazione che ha coinvolto volti noti dello sport e dello spettacolo. Sul circuito monegasco l’attenzione si è inizialmente concentrata sulla vittoria del giovane pilota italiano Kimi Antonelli, poi si è spostata su un’altra star: Kim Kardashian.
Mentre era in corso la festa sul podio, con anche Lewis Hamilton tra i protagonisti, la celebre imprenditrice e influencer Kim Kardashian, compagna del pilota inglese e presente nel paddock insieme alla sorella Khloé, è stata travolta dagli spruzzi tipici delle celebrazioni della Formula 1. La situazione, unita alla confusione del momento, avrebbe portato l’influencer a fare un gesto improvvisato: prendere un asciugamano trovato sul percorso ma in realtà destinato al vincitore.
La mossa non è passata inosservata. Il momento è stato ripreso e rilanciato sui social generando rapidamente commenti e discussioni e, come spesso accade in questi casi, dividendo il pubblico tra ironia e critiche. In molti hanno sottolineato lo scarto culturale tra chi vive abitualmente il paddock della Formula 1 e chi vi si affaccia come ospite occasionale.
A spegnere le polemiche ci ha pensato lo stesso Kimi Antonelli, che con tono leggero ha affrontato l’episodio attraverso i suoi canali social e quelli ufficiali del team Mercedes-AMG Petronas Formula One Team. In un breve video il giovane pilota ha scherzato chiedendosi dove fosse il suo asciugamano.
Kim Kardashian picks up race winner Kimi Antonelli’s towel for herself ???? pic.twitter.com/Z8jlp6ES2A
— Ferrari News ???? (@FanaticsFerrari) June 8, 2026
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A soli 19 anni è già, forse, leggenda. Kimi Antonelli è stato inserito dalla rivista statunitense Time tra le 100 personalità più influenti nel mondo dello sport, insieme ad atleti del calibro di LeBron James e Cristiano Ronaldo. Non è però il solo italiano: di fianco al campione di Formula 1 c’è anche Jannik Sinner. “Un anno fa, durante la sua stagione d’esordio in Formula 1 – scrive Time descrivendo il pilota – Kimi Antonelli, il diciannovenne prodigio italiano scelto per sostituire il sette volte campione del mondo Lewis Hamilton nella scuderia Mercedes, trascorse i giorni successivi al suo primo podio a sostenere gli esami di maturità (li superò). In questa stagione, con gli studi ormai alle spalle, Antonelli non smette di vincere e di stabilire nuovi record“.
La rivista ricorda tutti i successi del pilota italiano tra cui le cinque pole position consecutive nei Gran Premi di Cina, Giappone, Miami, Canada e Monaco, ultimo gran premio vinto. Dopo una lunga sfilza di grandi traguardi, grazie a cui ora Antonelli sta lottando per vincere il titolo, la rivista si permette anche un grande paragone con la storia dello sport, quello che forse ha sempre sognato da bambino. “Antonelli è il pilota più giovane ad aver mai guidato la classifica del campionato di F1 e si unisce a due leggende, Michael Schumacher e Ayrton Senna, come gli unici piloti ad aver ottenuto le prime tre pole position consecutive. A differenza di Schumacher e Senna, Antonelli ha anche vinto tutte quelle gare”.
Non poteva mancare ovviamente anche Jannik Sinner, che fa “compagnia” ad Antonelli in questa speciale lista. Questo è ciò che scrive il Time: “L’emergere negli ultimi anni di Jannik Sinner, l’allampanato numero 1 al mondo, ha praticamente assicurato al tennis maschile un’altra rivalità che durerà a lungo. Sinner-Alcaraz, diventata rapidamente la rivalità sportiva degli anni ’20, potrebbe battere anche Federer–Nadal in quanto a intrighi”. Sinner, scrive ancora il giornale, “cresciuto tra le Dolomiti come sciatore alpino junior di alto livello, ha iniziato a concentrarsi sul tennis a 13 anni e ha vinto quattro degli ultimi 10 titoli dello Slam”.
L'articolo Kimi Antonelli insieme alle leggende: il ‘Time’ lo inserisce tra le 100 personalità più influenti dello sport. “Si unisce a Schumacher e Senna” proviene da Il Fatto Quotidiano.














A cybercrime group known as The Gentlemen has emerged as the second most active ransomware gang by victim count, rapidly attracting a talented pool of hackers through an aggressive recruitment strategy that promises affiliates 90 percent of any ransom paid by victims. This post examines clues pointing to a real life identity for the administrator of The Gentlemen ransomware group.

A graphic created and shared by The Gentlemen ransomware group administrator Hastalamuerte on Breachforums in May 2026. Credit: ke-la.com.
Experts at the security firm Check Point Software have been closely covering exploits of The Gentlemen, a so-called “ransomware-as-a-service” (RaaS) offering that pays affiliates handsomely to help spread the group’s malware.
“A 90/10 affiliate revenue split — compared to the industry standard 80/20 — is accelerating the group’s growth by attracting experienced operators from competing programs,” the researchers wrote in April.
Check Point found The Gentlemen are the second most active ransomware group by victim count so far this year, claiming at least 332 published victims since the group’s inception in mid-2025 and more than 240 in 2026 alone.
According to Check Point, the group targets Internet-facing devices (VPNs, firewalls) as their entry point, and once inside moves quickly to encrypt entire networks within hours.
Check Point says the administrator and primary operator of the ransomware group uses the nickname Zeta88 on the Russian-language cybercrime forums, and that this individual was previously known under the moniker Hastalamuerte. Check Point noted that a breach of the group’s backend infrastructure made it clear that Hastalamuerte/Zeta88 is the person who assembles the locker and RaaS panel, manages payments, and is essentially the administrator of the entire program who receives 10 percent of all ransoms.
The cyber intelligence firm Intel 471 shows that the user Hastalamuerte is a Russian and English speaking person who registered on almost a dozen cybercrime forums between 2019 and the present day, including Exploit, Breachforums, Ramp_V2, BHF, Raidforums, and Nulled.
Intel 471 reveals that Hastalamuerte registered on Breachforums in January 2025 from an Internet address in Izhevsk, the capital city of Russia’s Udmurt Republic. Likewise, the user Zeta88 signed up at the English-language cybercrime forum Breached in August 2022 from a different Internet address in Izhevsk.
Intel 471 finds Hastalamuerte registered on Raidforums in 2020 using the email address hastalamuerte1488@protonmail.com (1488 is a common combination of two numeric symbols associated with white supremacy). A lookup on this address at the open source intelligence service Epieos shows it is connected to an account at Apple and to a phone number ending in 04.
Epieos says that Protonmail address is also linked to a GitHub account under the username SantaMuerte. That account is marked private, but a history of this user’s activity shows they are watching and developing a number of malware tools and exploits.
In April 2020, Hastalamuerte said on the crime forum Nulled that they could be contacted at the Telegram instant messenger name @hastalamuerte18, and the threat intelligence company Flashpoint finds this username is assigned the unique Telegram ID number 30907522 [full disclosure: Flashpoint is an advertiser on this blog].
The breach tracking service Constella Intelligence reports that Hastalamuerte’s Telegram ID is connected to another username — “bu4vs” — and to the Russian phone number 79127650004. Pivoting on this phone number in Constella fetches multiple records from hacked Russian government databases showing it is assigned to one Alexander Andreevich Yapaev, a 36-year-old from Izhevsk.
Constella reveals that phone number was used to create an account at the Russian social media platform Pikabu under the name “4apai18,” and shows Mr. Yapaev has signed up at a number of websites using the common surname Ivanov, or else “Chapaev” (the numeral 4 is often used as shorthand for a “ch” sound in Russian).
A search in Intel 471 for cybercrime forum members with the nickname SantaMuerte unearths an account by the same name created in 2020 on the Russian hacking forum Codeby. Intel 471 shows this user originally registered on Codeby with the not-so-subtle nickname Alexandr 4apaev.
Constella finds Mr. Yapaev regularly used the email address bu4vs@mail.ru. Meanwhile, Epieos shows this address is connected to a LinkedIn account for Alexander Yapaev, who lists himself as the head of B2B marketing at the company Uralenergo Udmurtia, one of Russia’s largest suppliers of electrotechnical and lighting products.
Mr. Yapaev did not respond to multiple requests for comment.
Nearly every time we publish one of these Breadcrumbs stories, readers are curious to know why it seems like so many cybercriminals from Russia apparently do little to hide their real life identities. The truth is that — Russian or not — most didn’t exactly set out to be arch criminals, but instead got drawn into the scene gradually over several years as their skills broadened and sharpened.
Another important dynamic is that the Russian government generally either co-opts or ignores cybercriminal activity within its borders so long as the hackers do not steal from or attack Russian businesses and citizens. As a result, successful cybercriminals in Russia are usually insulated from prosecution and arrest by foreign law enforcement agencies provided they occasionally pay off the right people and do not travel abroad. And cybercriminals who intend to strictly adhere to those unwritten rules may (at least initially) be less concerned about covering their tracks online.
But the simplest explanation is that cybercriminals of all nationalities tend to make a number of basic operational security mistakes early in their careers, when they are less savvy and have far less to lose by their carelessness. A review of Hastalamuerte’s early posts on the crime forums (circa 2019-2020) shows a relatively unsophisticated and low-skilled hacker still trying to learn the ropes and earn a positive reputation on these communities.
For example, in June 2020 Hastalamuerte’s Telegram account joined a multi-month training program (@pntst) to learn how to use popular penetration testing tools, and their candid posts to this hacker training camp show Hastalamuerte struggling to use these tools effectively. A Google-translated record of Hastalmuerte’s posts to @pntst is here.
Update, June 11, 10:23 a.m. ET: The threat research group PRODAFT has released a detailed writeup on the history and current operations of The Gentlemen. PRODAFT said its findings match the same persona with “high confidence,” and found the administrator (Zeta88/Hastalamuerte) supplies affiliates with initial access directly, primarily Fortinet SSL-VPN credentials obtained through brute-force attacks or sourced from the group’s own leak database. They also discovered the administrator is using AI to develop and maintain the ransomware and associated tooling, as well as to assist with post-exploitation activity.







A chi non è mai capitato di perdersi a osservare le nuvole e riconoscere, tra cirri e cumuli, la forma di un animale, di un volto umano o di una creatura fantastica? Si chiama pareidolia ed è il meccanismo per cui il cervello umano tende a riconoscere forme familiari – un volto, un animale, una figura qualsiasi – in profili casuali. Ecco, la stessa cosa può accadere anche osservando immagini astronomiche, come quella che vedete qui – Immagine della Settimana dell’Eso – ottenuta con il Vlt Survey Telescope (Vst), che oggi celebra il 15esimo anniversario della sua prima luce.
Queste nebulose – aggregati di polvere e gas nello spazio interstellare – si chiamano Gum 10 e Gum 11. Visibili principalmente dall’emisfero australe, fanno parte di un complesso più ampio in cui nascono le stelle. Gum 10 è la nebulosa più brillante e occupa la maggior parte dell’immagine, mentre Gum 11 è la nube più tenue e isolata in basso a sinistra. Il loro bagliore intenso deriva da una particolare interazione tra l’idrogeno e le stelle massicce e calde presenti in ciascuna nebulosa. Queste stelle emettono luce ultravioletta, con energia sufficiente a strappare gli elettroni dagli atomi, formando ioni. Gli elettroni si ricombinano con gli ioni di idrogeno, provocando l’emissione della caratteristica tonalità di luce rossa visibile nell’immagine. Le linee scure nella nebulosa sono dovute alla polvere, che blocca la luce proveniente dal fondo.
Il progetto Vst è nato da una collaborazione tra Eso e l’Osservatorio astronomico di Capodimonte (Oac) dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf). Oggi il Vst è gestito interamente dall’Inaf ed è ospitato presso l’Eso, all’Osservatorio di Paranal, in Cile. I dati alla base di questa immagine provengono da un progetto chiamato Vphas+, che utilizza il Vst per mappare il piano della nostra galassia, la Via Lattea, con l’obiettivo di comprendere meglio il ciclo di vita delle stelle.
Ma tornando all’immagine, voi che forme vedete? Un pollo che becca semi sul terreno, la testa di un drago o qualcos’altro del tutto diverso?
A Brazilian tech firm that specializes in protecting networks from distributed denial-of-service (DDoS) attacks has been enabling a botnet responsible for an extended campaign of massive DDoS attacks against other network operators in Brazil, KrebsOnSecurity has learned. The firm’s chief executive says the malicious activity resulted from a security breach and was likely the work of a competitor trying to tarnish his company’s public image.

An Archer AX21 router from TP-Link. Image: tp-link.com.
For the past several years, security experts have tracked a series of massive DDoS attacks originating from Brazil and solely targeting Brazilian ISPs. Until recently, it was less than clear who or what was behind these digital sieges. That changed earlier this month when a trusted source who asked to remain anonymous shared a curious file archive that was exposed in an open directory online.
The exposed archive contained several Portuguese-language malicious programs written in Python. It also included the private SSH authentication keys belonging to the CEO of Huge Networks, a Brazilian ISP that primarily offers DDoS protection to other Brazilian network operators.
Founded in Miami, Fla. in 2014, Huge Networks’s operations are centered in Brazil. The company originated from protecting game servers against DDoS attacks and evolved into an ISP-focused DDoS mitigation provider. It does not appear in any public abuse complaints and is not associated with any known DDoS-for-hire services.
Nevertheless, the exposed archive shows that a Brazil-based threat actor maintained root access to Huge Networks infrastructure and built a powerful DDoS botnet by routinely mass-scanning the Internet for insecure Internet routers and unmanaged domain name system (DNS) servers on the Web that could be enlisted in attacks.
DNS is what allows Internet users to reach websites by typing familiar domain names instead of the associated IP addresses. Ideally, DNS servers only provide answers to machines within a trusted domain. But so-called “DNS reflection” attacks rely on DNS servers that are (mis)configured to accept queries from anywhere on the Web. Attackers can send spoofed DNS queries to these servers so that the request appears to come from the target’s network. That way, when the DNS servers respond, they reply to the spoofed (targeted) address.
By taking advantage of an extension to the DNS protocol that enables large DNS messages, botmasters can dramatically boost the size and impact of a reflection attack — crafting DNS queries so that the responses are much bigger than the requests. For example, an attacker could compose a DNS request of less than 100 bytes, prompting a response that is 60-70 times as large. This amplification effect is especially pronounced when the perpetrators can query many DNS servers with these spoofed requests from tens of thousands of compromised devices simultaneously.

A DNS amplification and reflection attack, illustrated. Image: veracara.digicert.com.
The exposed file archive includes a command-line history showing exactly how this attacker built and maintained a powerful botnet by scouring the Internet for TP-Link Archer AX21 routers. Specifically, the botnet seeks out TP-Link devices that remain vulnerable to CVE-2023-1389, an unauthenticated command injection vulnerability that was patched back in April 2023.
Malicious domains in the exposed Python attack scripts included DNS lookups for hikylover[.]st, and c.loyaltyservices[.]lol, both domains that have been flagged in the past year as control servers for an Internet of Things (IoT) botnet powered by a Mirai malware variant.
The leaked archive shows the botmaster coordinated their scanning from a Digital Ocean server that has been flagged for abusive activity hundreds of times in the past year. The Python scripts invoke multiple Internet addresses assigned to Huge Networks that were used to identify targets and execute DDoS campaigns. The attacks were strictly limited to Brazilian IP address ranges, and the scripts show that each selected IP address prefix was attacked for 10-60 seconds with four parallel processes per host before the botnet moved on to the next target.
The archive also shows these malicious Python scripts relied on private SSH keys belonging to Huge Networks’s CEO, Erick Nascimento. Reached for comment about the files, Mr. Nascimento said he did not write the attack programs and that he didn’t realize the extent of the DDoS campaigns until contacted by KrebsOnSecurity.
“We received and notified many Tier 1 upstreams regarding very very large DDoS attacks against small ISPs,” Nascimento said. “We didn’t dig deep enough at the time, and what you sent makes that clear.”
Nascimento said the unauthorized activity is likely related to a digital intrusion first detected in January 2026 that compromised two of the company’s development servers, as well as his personal SSH keys. But he said there’s no evidence those keys were used after January.
“We notified the team in writing the same day, wiped the boxes, and rotated keys,” Nascimento said, sharing a screenshot of a January 11 notification from Digital Ocean. “All documented internally.”
Mr. Nascimento said Huge Networks has since engaged a third-party network forensics firm to investigate further.
“Our working assessment so far is that this all started with a single internal compromise — one pivot point that gave the attacker downstream access to some resources, including a legacy personal droplet of mine,” he wrote.
“The compromise happened through a bastion/jump server that several people had access to,” Nascimento continued. “Digital Ocean flagged the droplet on January 11 — compromised due to a leaked SSH key, in their wording — I was traveling at the time and addressed it on return. That droplet was deprecated and destroyed, and it was never part of Huge Networks infrastructure.”
The malicious software that powers the botnet of TP-Link devices used in the DDoS attacks on Brazilian ISPs is based on Mirai, a malware strain that made its public debut in September 2016 by launching a then record-smashing DDoS attack that kept this website offline for four days. In January 2017, KrebsOnSecurity identified the Mirai authors as the co-owners of a DDoS mitigation firm that was using the botnet to attack gaming servers and scare up new clients.
In May 2025, KrebsOnSecurity was hit by another Mirai-based DDoS that Google called the largest attack it had ever mitigated. That report implicated a 20-something Brazilian man who was running a DDoS mitigation company as well as several DDoS-for-hire services that have since been seized by the FBI.
Nascimento flatly denied being involved in DDoS attacks against Brazilian operators to generate business for his company’s services.
“We don’t run DDoS attacks against Brazilian operators to sell protection,” Nascimento wrote in response to questions. “Our sales model is mostly inbound and through channel integrator, distributors, partners — not active prospecting based on market incidents. The targets in the scripts you received are small regional providers, the vast majority of which are neither in our customer base nor in our commercial pipeline — a fact verifiable through public sources like QRator.”
Nascimento maintains he has “strong evidence stored on the blockchain” that this was all done by a competitor. As for who that competitor might be, the CEO wouldn’t say.
“I would love to share this with you, but it could not be published as it would lose the surprise factor against my dishonest competitor,” he explained. “Coincidentally or not, your contact happened a week before an important event – one that this competitor has NEVER participated in (and it’s a traditional event in the sector). And this year, they will be participating. Strange, isn’t it?”
Strange indeed.
A poco più di un mese dal debutto di Pixel 10 iniziano già a circolare indiscrezioni sul suo successore. Secondo fonti vicine allo sviluppo, il futuro Pixel 11 potrebbe segnare un cambiamento significativo: il passaggio dal modem Samsung Exynos 5400i al nuovo MediaTek M90, integrato nel Tensor G6.
Alla fine del 2024 si era parlato di un possibile utilizzo di modem MediaTek già sulla serie Pixel 10, ipotesi poi smentita dal mantenimento dell’Exynos. Ora però, secondo Mystic Leaks, Google starebbe effettuando test interni preliminari con il MediaTek M90. Le prove emergono da uno screenshot della riga di comando, in cui compare la versione baseband “a900a”, mentre il bootloader riporta il nome in codice “spacecraft” (per confronto, sul Pixel 10 era “deepspace”).
Il modem M90 è stato presentato da MediaTek al MWC 2025 di Barcellona. Tra le specifiche dichiarate:
Velocità di picco fino a 12 Gbps in download.
Supporto dual 5G SIM dual-active, con gestione dati su entrambe le schede.
AI integrata per migliorare l’efficienza energetica e le prestazioni generali del dispositivo.
Connettività satellitare, un requisito ormai imprescindibile per i flagship.
Non è stato comunicato il process node, mentre sappiamo che l’Exynos 5400i utilizzato finora è realizzato a 4 nm. MediaTek ha fissato la disponibilità dei primi sample ingegneristici per la seconda metà del 2025.
Negli ultimi due anni, l’Exynos 5400i ha contribuito a ridurre i problemi di surriscaldamento che avevano caratterizzato i modem precedenti dei Pixel. Tuttavia, MediaTek sostiene che il nuovo M90 offra un consumo medio ridotto del 18%, un dato che potrebbe convincere Google a valutare la transizione, anche in un’ottica di ulteriore allontanamento dalla filiera Samsung.
Lato SoC, Tensor G6 (indicato con il nome in codice Malibu) sarà il cuore del Pixel 11. In passato si era parlato di una produzione basata sul nodo N3P di TSMC (con architettura 1+6 core), ma nuove indiscrezioni hanno suggerito un salto verso il processo a 2 nm di TSMC, il che renderebbe Tensor G6 uno dei SoC più avanzati in circolazione al momento del lancio.