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17 agosto 1864 – Il boia Mastro Titta va in pensione, era ora

A Roma bastava una frase per capire che stava per succedere qualcosa di terribile: “Mastro Titta passa ponte”. Il 17 agosto 1864 Giovanni Battista Bugatti, il più celebre boia dello Stato Pontificio, concludeva infatti una carriera durata ben 68 anni. Aveva iniziato il 22 marzo 1796, ancora giovanissimo, e sarebbe arrivato a eseguire 514 condanne secondo il Dizionario Biografico Treccani, anche se nelle sue annotazioni personali i “servizi” registrati risultavano 516.

Mastro Titta viveva nella zona di Borgo e, quando non era impegnato nelle esecuzioni, svolgeva un mestiere decisamente più innocuo: vendeva e verniciava ombrelli. La sua condizione di carnefice lo teneva però sostanzialmente confinato oltre Tevere. Quando attraversava il ponte significava quasi sempre che una sentenza capitale stava per essere eseguita.

Forca, ghigliottina e mantello rosso

Mastro Titta divenne una figura quasi leggendaria della Roma papalina. Prima delle esecuzioni era solito confessarsi e comunicarsi, poi indossava il celebre mantello rosso e raggiungeva il luogo stabilito per quella che burocraticamente veniva chiamata “giustizia”. Nel corso dei decenni utilizzò praticamente tutti i sistemi previsti dall’epoca: impiccagione, mazzolatura, squartamento e, durante e dopo la presenza francese a Roma, anche la ghigliottina.

Le esecuzioni erano spesso pubbliche e rappresentavano uno spettacolo macabro capace di richiamare folle immense. Piazza del Popolo, Campo de’ Fiori e altri luoghi della città diventavano così teatro dell’ultimo atto della giustizia pontificia.

Il 17 agosto cala il sipario

Quando finalmente venne mandato a riposo, Mastro Titta aveva ormai circa 85 anni. Papa Pio IX gli riconobbe una pensione di 30 scudi al mese e il suo posto venne preso da Vincenzo Balducci. Finiva così, il 17 agosto 1864, una delle carriere più sinistre della storia romana.

Mastro Titta sarebbe poi morto nel 1869, ma il suo nome non sarebbe mai scomparso. È rimasto nei racconti popolari, nelle cronache della Roma papalina e perfino nel linguaggio della città. Perché Roma era ed è tutt’ora davvero unica. città unica: anche il boia, alla fine, è riuscito a diventare un personaggio.

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