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“La tua forza è questa: renderci partecipi di un sogno, dimostrandoci che si possono realizzare”. Perché Ultimo è diventato un fenomeno di massa? C’entrano Renato Zero e Vasco Rossi

“Quando ascoltavo la gente parlare mentre dava lezioni / non ho saputo imparare ed ora disegno le delusioni, le conclusioni / […] Ero un bambino diverso […] / Sempre collocato nel gruppo dei perdenti”. Sono le parole di Ultimo in una delle sue canzoni più amate e considerata ormai un vero e proprio manifesto per il suo popolo: “Sogni appesi”. E non è un caso.

Proprio in quelle parole si nasconde il segreto del successo di quello che non è un fenomeno musicale, ma un vero e proprio fenomeno di massa. Ma come nasce questa ondata di donne e uomini che culminerà nel concerro evento del “Raduno degli ultimi” che si terrà il 4 luglio a Tor Vergata a Roma? Lo spiega il volume “Il popolo di Ultimo” (Gallucci editore) di Mattia Marzi, dal 12 giugno in libreria.

“La tua forza è questa: renderci partecipi di un sogno, dimostrandoci che si possono realizzare. Anche quando parti da Ultimo” e “Sono una grandissima fan di Vasco da sempre ma ora Nic ci ha rubato l’anima: tu porterai avanti la storia e la favola di tutti noi”. Sono sono alcuni dei commenti dei fan del cantautore che si cullano sulle note di “Colpa delle favole”, Piccola stella”, “Rondini al guinzaglio” e “Il ballo delle incertezze”. Ma c’è di più oltre alle canzoni.

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I nuovi romanzi di Lynch e Vuillard fanno i conti con le radici marce della nostra contemporaneità

C’è un filo invisibile e insanguinato che lega le brughiere desolate dell’Irlanda ottocentesca ai deserti polverosi del Nuovo Messico. Un filo fatto di fango, miseria nera e di quella violenza strutturale che il capitalismo nascente ha sempre contrabbandato per “civilizzazione” o progresso economico.

La letteratura, quando decide di non piegarsi alle logiche consolatorie dell’intrattenimento da classifica o dei salotti borghesi, ha il dovere politico e morale di scavare lì, tra le costole dei vinti, per restituirci la carne viva della Storia. A compiere questa operazione chirurgica e spietata sono oggi due romanzi straordinari, capaci di smantellare i miti fondativi della modernità occidentale attraverso una lingua che si fa polvere, sangue e poesia.

Il primo è Cielo rosso al mattino di Paul Lynch (traduzione di Riccardo Michelucci; 66thand2nd). Prima di vincere il Booker Prize con il distopico Il canto del profeta, Lynch aveva già marchiato a fuoco la narrativa contemporanea con questo esordio folgorante, ambientato nel 1832. La storia di Coll Coyle, un bracciante irlandese in fuga dopo aver ucciso accidentalmente il figlio del suo spietato padrone terriero, non è semplicemente un thriller storico o una caccia all’uomo. È un’odissea esistenziale sulla condizione umana.

Lynch possiede una scrittura materica, ipnotica, che evoca lo spettro biblico di Cormac McCarthy ma si radica nel ritmo di una ballata celtica cupa e visionaria. La fuga di Coll attraversa l’oceano fino ai cantieri delle ferrovie della Pennsylvania, dove il sogno americano si rivela per quello che è: un immenso mattatoio per immigrati sacrificabili, carne da cannone per i binari dell’industrializzazione selvaggia.

La traduzione di Michelucci restituisce intatta questa lingua arcaica e brutale, dove la natura non è mai sfondo, ma un dio indifferente che osserva l’inevitabile rovina degli uomini.

Se Lynch lavora sul respiro epico e tragico del singolo individuo schiacciato dal destino, Éric Vuillard con Gli orfani. Una storia di Billy the Kid (traduzione di Alberto Bracci Testasecca; Edizioni E/O) compie un’operazione di decostruzione storica radicale, fedele al suo stile unico che oscilla tra il saggio politico e la prosa d’arte. Vuillard prende il mito pop per eccellenza del West, Billy the Kid, e lo spoglia di ogni retorica hollywoodiana o romantica. Il leggendario fuorilegge non è un eroe solitario, ma un ragazzino disperato, un orfano tra i tanti prodotti dalle violente recinzioni dei latifondisti e dalle prime grandi speculazioni finanziarie sulla terra.

Il West di Vuillard non è lo spazio della libertà, ma il laboratorio a cielo aperto del monopolio economico americano, dove lo sceriffo Pat Garrett non rappresenta la giustizia, bensì gli interessi dei baroni del bestiame e delle compagnie ferroviarie. Con una scrittura tagliente, ironica e implacabile, l’autore francese ci mostra come l’epopea della frontiera sia stata in realtà una gigantesca operazione di pulizia di classe, trasformata poi in spettacolo per coprire i crimini dei vincitori.

Leggere questi due libri in diagonale significa fare i conti con le radici marce della nostra contemporaneità. Sia Lynch che Vuillard, pur con strumenti stilistici diversi – il primo attraverso una narrazione densa, terragna e lirica, il secondo con una prosa chirurgica, saggistica e fortemente politica – ci dicono la stessa identica cosa: la Storia la scrivono i padroni, ma è sui corpi degli orfani, dei fuggiaschi e degli sfruttati che è stato edificato il nostro presente. Due letture necessarie, feroci, che non concedono sconti e che ci ricordano perché la grande letteratura ha ancora il dovere civile di esistere.

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L’area Self del Salone del Libro continua a crescere. E gli autori cosa pensano?

L’area Self del Salone del Libro di Torino continua a crescere, quest’anno erano presenti 350 autori e l’incasso delle vendite dei libri è triplicato rispetto all’edizione 2025. Ma la responsabile del Progetto Sara Speciani pensa ai miglioramenti per la prossima edizione, ad esempio sistemare meglio la libreria. E gli autori cosa pensano? Anche loro sono soddisfatti, Sara Cipriani, Edy Tassi e Amedeo Mettifogo hanno evidenziato i punti di forza e suggerito qualche cambiamento per il 2027.

Sara Cipriani nel 2026 ha vinto il Premio Self Publishing indetto dal Festival del Romance e fatto il suo esordio in libreria. È alla seconda esperienza nell’area Self Publisher. La prima volta è stata emozionante, ma tornare il secondo anno le ha permesso di vivere l’evento con ancora più intensità e serenità, anche grazie all’esperienza maturata e al supporto dell’organizzazione

Anche Amedeo Mettifogo, autore self di narrativa fantasy, ha partecipato al Salone del libro di Torino per due anni consecutivi, esponendo i suoi romanzi nella Libreria Self.
Mentre Edy Tassi è alla sua prima esperienza nell’area Self. Ha al suo attivo sette romanzi rosa e ha tradotto più di ottanta titoli per le maggiori case editrici italiane come Harlequin Mondadori, Piemme, Sperling & Kupfer e Always Publishing.

Tutti ritengono che partecipare sia molto utile, in particolare Cipriani pensa che per un autore indie sia un’opportunità preziosa, perché permette di incontrare dal vivo i lettori che magari non conoscono il mondo dell’editoria indipendente. Inoltre, condividere lo spazio e l’esperienza con altri autori, confrontarsi, scambiare idee sul percorso scelto, è un arricchimento. Senza contare che il Salone del Libro è uno degli eventi più importanti del settore editoriale e che poterne far parte rappresenta un onore e una grande soddisfazione personale e professionale.

Per Mettifogo la Libreria Self può essere una grande opportunità sotto molti punti di vista. Grazie a questa iniziativa anche gli autori Self possono partecipare alla fiera del libro più grande d’Italia, hanno una vetrina dove poter mostrare le loro opere ma, soprattutto, hanno la possibilità di instaurare rapporti e amicizie con nuovi lettori e colleghi.

Per Tassi tutte le occasioni di visibilità sono utili e il Salone è una palestra particolarmente intensa. È un contesto affollato e stimolante dove si impara a collaborare, a non vedere soltanto il proprio libro e, allo stesso tempo, a superare quella naturale timidezza e a compiere i primi passi verso il lettore. Però va considerato l’investimento economico. Oltre alla quota di partecipazione e all’acquisto delle copie da mettere in vendita, occorre tener conto dei costi della trasferta. Decidere se e come partecipare, quindi, impone di fare importanti valutazioni economiche e strategiche.

Per quanto concerne i cambiamenti, Sara Cipriani non ha particolari suggerimenti, solo l’auspicio di una crescita con spazi sempre più ampi e magari con un maggior numero di panel dedicati agli autori. Sempre più lettori comprendono che essere autori indipendenti è una scelta consapevole, un percorso editoriale che merita lo stesso rispetto di quello tradizionale.

Per Amedeo Mettifogo la Libreria Self è un progetto relativamente giovane, quindi non è perfetta, ma si può migliorare. Anche se apprezza il lavoro fatto da parte dello staff, pensa che ci vorrebbe una selezione dei libri più severa e meno autori. E poi si sofferma sull’esigenza di creare turni di lavoro al banco. Ma spera di tornare al SalTo perché ogni volta ritrova con un carico di emozioni e di incontri.

Edy Tassi suggerisce di mettere i libri in ordine alfabetico nella libreria dell’area per rendere la consultazione più intuitiva. Infine, consiglia una gestione che permetta agli autori una maggiore presenza ai tavoli. Il contatto diretto con i lettori è molto stimolante e rende l’esperienza ancora più efficace e gratificante per chi decide di partecipare.

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È morto David Hockney. Addio al pittore della luce che ha attraversato sei decenni di arte senza guardarsi indietro

David Hockney è morto all’età di 88 anni. A dare la notizia è stata la sua agente Erica Bolton, che ha spiegato come il pittore si sia spento serenamente nella sua casa di Londra, a poche settimane dal suo 89esimo compleanno. Bolton lo ha definito “una delle figure più importanti dell’arte contemporanea nel XX e XXI secolo”.

Dalla pop art degli anni Sessanta fino ai disegni realizzati su iPad negli ultimi anni della sua vita, Hockney ha attraversato mode, movimenti e rivoluzioni tecnologiche continuando a sperimentare e a sorprendere. Tra le iconiche piscine californiane, i paesaggi dello Yorkshire e quelli della Normandia, le sue opere sono diventate simbolo di un linguaggio artistico immediatamente riconoscibile grazie all’uso di colori brillanti, luce intensa e una continua ricerca sul modo di rappresentare lo spazio e la percezione.

Nato a Bradford nel 1937, Hockney si trasferì a Los Angeles nel 1964. Fu una svolta decisiva. Per un ragazzo cresciuto nell’Inghilterra del dopoguerra, la California rappresentava quasi una visione: sole, acqua, giardini e un modo completamente diverso di osservare il mondo. La luce della West Coast, le piscine e l’architettura modernista diventarono così i protagonisti di opere entrate nella storia dell’arte contemporanea come A Bigger Splash e Portrait of an Artist (Pool with Two Figures). Quest’ultima venne venduta nel 2018 per oltre 90 milioni di dollari, stabilendo all’epoca il record per un artista vivente.

Nel corso della sua carriera Hockney ha esplorato fotografia, collage, scenografia, fax, computer, smartphone e tablet, dimostrando una curiosità rara anche tra gli artisti della sua generazione. Quando molti suoi contemporanei difendevano il passato, lui continuava a inseguire il futuro.

Tra i primi artisti britannici della sua generazione a vivere apertamente la propria omosessualità quando era ancora un reato in Inghilterra, Hockney affrontò il tema in opere come We Two Boys Together Clinging, del 1961.

Nonostante i problemi di salute degli ultimi anni, ha continuato a lavorare quotidianamente. Nel 2025 ha partecipato alla grande retrospettiva organizzata dalla Fondation Louis Vuitton a Parigi, la più ampia mai dedicata alla sua opera, accolta da un’affluenza record.

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Premio Ars et Societas

Premio Ars et Societas
Castrovillari ospita la 4^ edizione del premio culturale che celebra le eccellenze calabresi grazie all’Associazione “Circolo Cittadino”



Nel segno di un patrimonio umano, pregno di eccellenze, talenti, dedizioni e passione per il bene comune e diffuso, ma soprattutto per riaffermare che il vero sviluppo passa per la centralità della persona.

 

Domenica 28 giugno, alle ore 11, il Circolo Cittadino di Castrovillari, ideatore e promotore del premio “Ars et Societas”, terrà, presso la sua sala conferenze, la cerimonia di conferimento dei riconoscimenti della quarta edizione, la quale verrà introdotta dal presidente Antonino Ballarati e moderata dal giornalista Luigi Troccoli.

 

Anche per il 2026 sono tre le personalità che si sono distinte per meriti professionali e culturali. Due originari di Cosenza ed una di Cassano Allo Ionio.

 

Nello specifico sono: il rettore dell’UNICAL, Gianluigi Greco, per la proficua ed intensa attività di ricerca nell’apprendimento automatico con le reti neurali artificiali, la cardiochirurga, Franca Melfi, per i suoi notevoli traguardi raggiunti in campo accademico nel settore della chirurgia toracica mini-invasiva e robotica, e la docente di Diritto Privato presso l’Università di Salerno, Anna Malomo, per il significativo contributo dato al mondo giuridico.

 

L’iniziativa, particolarmente attesa e seguita, attribuisce ogni anno, grazie al lavoro di una meticolosa giuria, onorificenze al talento e all’impegno dei calabresi che, con competenza e passione, hanno saputo distinguersi in diversi ambiti, portando valore aggiunto oltre i confini regionali e contribuendo al prestigio di una Calabria operosa e dinamica.

“Ars et Societas” si conferma, così, un’occasione per valorizzare l’intelligenza, l’intuizione, la creatività, la capacità e la responsabilità sociale di quanti – protagonisti di oggi -, con il proprio lavoro, con la propria posizione ideale, partecipano alla costruzione di un’immagine positiva e attiva della nostra regione.

Castrovillari 10 giugno 2026

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L’ipoteca virtuale di BlackStone sulle case italiane

L’intero Pianeta Terra è stato, almeno virtualmente, colonizzato dai fondi occidentali. I pochi ricchissimi gestori dei fondi finanziari hanno in qualche modo opzionato o anche acquistato l’intero patrimonio occidentale, spesso all’insaputa dell’uomo di strada che ancora si reputa proprietario della casa, di un terreno e del suo modesto e sudato risparmio bancario: nelle piccole dimensioni locali potrebbe sembrare tutto a favore della gente comune, ma basta scorgere gli impegni finanziari dei singoli governi nazionali e ci si accorge che anche le mutande sono state impegnate con i grandi fondi finanziari (come BlackRock, BlackStone per i mattone e Vanguard per imprese di vario tipo). Il cittadino occidentale può ritrovarsi dalla mattina alla sera per strada e senza mutande, ma non vuole crederci. I fondi finanziari occidentali fanno parte (anzi ispirano) anche le guerre contro Russia e Iran, e perché quella parte del mondo è ancora pochissimo penetrabile dai poteri finanziari delle borse di Londra, Amsterdam e New York.
Il problema è che, per colpa dei governi i cittadini non sono più padroni delle città, tutte indebitate o impegnate con i fondi finanziari. L’esempio dell’Italia è da manuale. La grande speculazione finanziaria è interessata ad acquisire totalmente le città d’arte italiane. L’operazione è decollata negli ultimi vent’anni a Venezia, ora promette d’estedersi a Firenze e Roma, ma non c’è cittadina storica italiana che possa dirsi immune. Attualmente Venezia conta meno di trentamila residenti, ed i suoi palazzi storici e alberghi sono tutti in mano ai fondi. Il sindaco di Venezia è di fatto l’amministratore di un condominio alla Disneyland, a cui i fondi chiedono d’alzare il prezzo del biglietto d’accesso alla città per garantire le manutenziomi. Ecco che una simile situazione dovrebbe decollare a Roma con la seconda giunta Gualtieri del 2027, che promette tornelli d’accesso pedonale al centro storico e biglietti acquistabili solo online su piattaforme controllate dai fondi finanziari. Ma la penetrazione è visibile già da qualche anno: per esempio nel 2023 pochissimi italiani s’informavano su chi stesse investendo su Airbnb in borsa. Da indagini patrimoniali emergeva che, era soprattutto gente squattrinata che in Italia eredita casa da nonni o genitori: cittadini che per sbarcare il lunario affidano l’immobile come “casa vacanze” ad Airbnb. Dettaglio non secondario: La Stampa di Torino del 5 settembre 2023 riportava nelle pagine economiche (Teleborsa) che Blackstone ed Airbnb erano entrati “a far parte dell’indice S&P 500”. Nell’autunno 2023 l’indice di borsa S&P Dow Jones Indices aveva ufficialmente comunicato che Blackstone ed Airbnb dovevano sostituire Lincoln National e Newell Brands nell’indice S&P 500, mentre Lincoln National e Newell Brands a loro volta avrebbero sostituito UniQure e Universal Insurance Holding nell’indice S&P SmalCap 600.
Ma cosa c’era dietro questa manovra? Soprattutto come hanno fatto tre ragazzi a mettere su la holding delle “case vacanza”? E qui viene il bello. Perché BlackRock e BlackStone hanno premiato l’idea, entrando in Airbnb e cambiando la vita dei tre fondatori della società che oggi detiene il monopolio del mercato immobiliare mondiale degli affitti brevi. Così, col metodo della rana bollita, i fondi sono entrati nelle vite patrimoniali degli italiani normali, quelli che pensavano di farsi una rendita dalla casa della nonna.
Quindi i tre fondatori di Airbnb (Brian Chesky, Joe Gebbiae e Nathan Blecharczyk) possono considerare scudati tutti i contratti che hanno siglato nel mondo egemonizzato dalla finanza occidentale: ma sono anche ben consci che nei paesi Brics difficilmente un tribunale darebbe loro ragione. Questo perché Nathan Blecharczyk (la mente economica del gruppo), il più influente dei soci, è protetto da Warren Buffet e Bill Gates: i due super ricchi lo hanno fatto accedere all’esclusivo circolo che sostiene la campagna filantropica The Giving Pledge, club dove s’incontrano “i miliardari che salveranno il pianeta”.

Italiano non dormire

Oggi sono tantissimi gli ignari italiani che si pagano da vivere affidando una vecchia casetta ad Airbnb. In Italia il 76 per cento dei piccoli proprietari, che affittavano casa per affitti brevi, vacanze e uso studenti, hanno firmato un contratto con Airbnb. Per il momento lasciamo correre che sono state sottratte case al mercato immobiliare italiano (alle imprese immobiliari italiane), che questo ha tolto dal mercato degli affitti il 76 per cento degli immobili; in certi casi interi palazzi milanesi, romani e veneziani sono oggi sotto contratto con Airbnb. Essere sotto contratto con Airbnb significa inevitabilmente aver sottoscritto un impegno con chi legalmente oggi detiene le azioni della multinazionale della “case vacanza”. Per il momento non entriamo nel particolare che Airbnb è una società di capitali registrata nel Delaware, stato Usa privo d’imposte sulle vendite e che permette alle società di pagare le tasse più basse di tutto l’Occidente: è un vero e proprio paradiso fiscale. Ma in Italia Airbnb ha già sotto contratto quasi 700 mila proprietari d’immobili, e si promette di raggiungere il milione entro fine 2026: anche grazie alla povertà diffusa che induce gli italiani a mettere sul mercato il sudato mattone. È una vera e propria manovra a tenaglia, se da un lato della morsa il mercato degli affitti viene aggredito da Airbnb, dall’altro BlackStone si aggiudica sempre più acquisizioni di “nude proprietà”. E se è sconsigliabile finire in tribunale con BlackStone, altrettanto dicasi per una rescissione contrattuale con Airbnb. Perché gli azionisti di Airbnb sono gli stessi compari di merenda di BlackStone e BlacRock: ovvero Gruppo Vanguard Inc (il più grande fornitore mondiale di fondi comuni di investimento), Fidelity Management & Research Company (ha in gestione un patrimonio di circa 2021 trilioni di dollari), Capital Research Global Investors (2.6 trilioni di dollari di asset, nasce nel 1931 per togliere terre e case ai cittadini colpiti dalla depressione del 1929), Blackrock Inc. (vale 14 trilioni di dollari) e Polen Capital Management è il socio più piccino con soli 1.44 miliardi di dollari. Vi immaginate cosa potrebbe capitare ad un pensionato italiano che finisse in causa con Airbnb per una qualsivoglia, anche capziosa, inadempienza contrattuale?
È anche immaginabile possa perdere casa, o poi vedersi comminare accessorie spese processuali e rifusione di danni che potrebbero superare lo stesso valore di stima peritale dell’immobile.
A questo va aggiunto che nessun partito politico occidentale oggi tenterebbe di fermare BlackRock e BlackStone, che di fatto sono i santi protettori di Airbnb.

UE nemica del piccolo proprietario

Le politiche, soprattutto europee, vanno nella direzione della completa privatizzazione dei servizi abbinata all’eliminazione di ogni limite alla grande impresa che si sostituisce allo Stato: quindi eradicazione di ogni costo sociale, ma anche di ogni bene nella piena disponibilità (proprietà) dell’uomo di strada.
In quest’ottica la piccola proprietà privata, sia essa casa o laboratorio, fondo agricolo, capannone, ufficio, vengono percepiti come limite al “grande privatizzatore”; quindi un “costo sociale” perché impegnano lo Stato nel rapporto fiscale con una moltitudine di soggetti.
L’efficienza fiscale che sta perseguendo l’Europa è oggi la stessa che caratterizzava gli Usa dagli anni della “grande depressione”: ovvero concentrare i beni immobili e le terre nelle mani di pochi soggetti fiscali, in modo che lo Stato possa tagliare i costi della macchina fiscale al punto di privatizzarla completamente, affidandola al sostituto fiscale principe, ovvero la grande banca.
Quest’ultima va così a calcolare le tasse su reddito ed immobili per pochissimi ricchi, e ne versa parte competente allo Stato dopo aver stornato i propri costi di gestione del “conto fiscale”. In questa visione il pulviscolo immobiliare italiano viene visto alla stessa stregua dei vari costi sociali previdenziali e sanitari, che l’Ue ci chiede di privatizzare ed affidare ai grandi gruppi assicurativi privati (soci di BlackRock, Black Stone e Vanguard) controllati dalle banche private che pattuiscono le tasse dei pochi con lo Stato. Ecco perché il grande evasore (multinazionali e dintorni) riesce “saldo e stralcio” a condonare tombalmente e con pochi spiccioli ogni manchevolezza.
E se BlackRock, BlackStone e Vanguard erano agli ultimi Wef di Davos, anche Airbnb è stato presente all’appuntamento dove vertici di multinazionali, grandi proprietari terrieri del pianeta, amministratori di grande distribuzione, banchieri e colossi energetici hanno chiesto regole certe e severe contro il pulviscolo d’imprese e lavori che animano l’Europa (soprattutto l’Italia).

Lotta al piccolo risparmio

Lo scrivente non si stancherà mai di ripetervi che, il risparmio individuale e la proprietà privata si confermano i due ostacoli che grandi fondi e Ue intendono abbattere. Ricordate le parole del ministro francese delle finanze Bruno Le Maire? “La ricchezza individuale europea non giova all’Europa – ripeteva La Maier a Bruxelles ed a Davos – necessiterebbe fermare la disponibilità individuale per accrescere la capacità di spesa dell’Unione europea”.
Va anche detto che, le multinazionali ottengono tramite Airbnb la costruzione della rete personale dei dati catastali e patrimoniali che riguardano milioni di cittadini proprietari d’immobili. Il contratto espone il bene registrato, e permette alle multinazionali di evitare lo spionaggio: ovvero di accedere direttamente e legalmente a dati bancari e catastali senza più ricorrere all’impiegato infedele.
In tanti ora si chiederanno se possa capitare la vendita di un bene a nostra insaputa. Certo l’autorevolezza bancaria e finanziaria di BlackStone e di Airbnb peserebbe non poco in una eventuale causa. Sappiamo che un battito d’ali di farfalla in Asia sarebbe capace di trasformarsi in uno tsunami in Italia come in Argentina, a Cipro, in Grecia e in Portogallo. Tra i cittadini oggi regna più di ieri l’incertezza, la sensazione di non tutela dei patrimoni mobiliari e immobiliari. È noto nel Delaware esistano società che costruiscono leve finanziarie, strumenti che permettono di compiere investimenti per un importo superiore al capitale effettivamente posseduto: ovviamente beneficiando di rendimenti mensili o annuali che negli anni si potrebbero rivelare di valore maggiore rispetto al bene impegnato.
Nel mondo bancario appellano il fenomeno col vocabolo anglosassone leverage: la leva finanziaria consente quindi di contrarre debiti allo scopo di aumentare i profitti, e può essere utilizzata sulla maggior parte dei mercati noti come forex, azioni, indici, bond e una miriade di derivati atipici.
Esempio cardine di operazione che utilizza la leva finanziaria è il leveraged buyout: procedura che permette di acquisire una società tramite l’indebitamento della stessa; indebitamento che potrebbe essere creato anche all’insaputa, sarebbe meglio dire che in molti firmano consensi e impegnative senza comprendere d’aver messo in gioco la casa.
Nel caso di Paesi come l’Italia (anche Argentina, Spagna, Cipro) è possibile che i cittadini, possano ritrovarsi indebitati a loro insaputa, con situazioni costruite in sedi finanziarie extraeuropee: importanti debiti in testa a persone sia fisiche che giuridiche. Utilizzando sapientemente i dati catastali e bancari dell’inerme cittadino si sosterrà, e si documenterà, che il piccolo proprietario ha messo a leva finanziaria i propri beni, perché la persona fisica ha prima affidato il proprio immobile alla multinazionale e poi creduto in un aumento di guadagni tramite investimenti su piazze estere.
Dai dati informatici emergerà in tribunale che il soggetto ha prima firmato un contratto che affidata il proprio bene alla multinazionale, poi espresso “consenso informato” (digitale) sul rischio di perdite importanti. In questo gioco alle spalle del cittadino potrebbe incrementarsi la spoliazione della classe media e medio-bassa da parte di gruppi multinazionali d’investimento.

Solo la Danimarca ha messo un freno

Oggi la Danimarca sta mettendo un freno all’acquisizione di immobili da parte di BlackStone, invece la Spagna sta cercando di arginare Airbnb in tutte le grandi città. Il timore è che, nella gran confusione, prima piovano turisti come orde lanzichenecche, poi finita la pacchia i proprietari di piccoli immobili a uso vacanza vengano chiamati in tribunale dalle multinazionali immobiliari per via di cavilli contrattuali.
Cause difficili e costose, che spesso vedono soccombente il cittadino, con il risultato che le città d’arte si trasformano sempre più in alberghi diffusi di proprietà dei colossi immobiliari. Così i cittadini sotto un certo livello di ricchezza, specie se sprovveduti ed incauti nel dare consensi e firmare contratti, potrebbero ritrovarsi scacciati verso le campagne, a fare i servi della gleba.
Paradossalmente, con la stretta alla milanese (le politiche di svuotamento di Milano centro), ogni cittadino che perdesse causa e casa in città potrebbe finire al bando, fuori dalle mura.

BlackStone ha promesso abolizione piccola proprietà

Da circa trentatre anni il mattone dei popoli occidentali è sempre più attenzionato dal salotto alto della speculazione immobiliare e finanziaria. Il fenomeno per noi italiani ha iniziato a prendere forma nel 1992, quando sotto il governo Giuliano Amato veniva introdotta l’Ici come “una tantum”, poi assurta a tassa annuale prima come Isi e poi come Imu.
Il fenomeno è romanzabile così: durante un vertice di BlackRock, svoltosi alla vigilia della speculazione allo scoperto fatta George Soros sulla sterlina britannica, veniva evidenziato da Roger Altan (banchiere d’investimento già vertice di Lehman Brothers) che “è finito il tempo storico della colonizzazione nel Terzo e Quarto mondo… ma necessita porsi come gestori della ricchezza accumulata dai popoli occidentali del Primo mondo sotto forma di immobilizzazioni, palazzi, case, terreni da coltivare, edilizia residenziale privata e pubblica…”. Veniva così avviata la politica di esproprio privato del mattone costruito dai cittadini occidentali. Esproprio che nel tempo avrebbe dovuto riguardare le case acquistate dai cittadini come quelle costruite dagli enti pubblici per adempiere all’edilizia popolare. Obiettivo? Trasformare tutti i cittadini in affittuari di BlackStone, la multinazionale equivalente immobiliare della finanziaria BlackRock. Così se BlackRock nel giro d’una trentina d’anni è assurta ad unico arbitro finanziario di stati e banche, altrettanto BlackStone sta facendo proprio gran parte del mattone occidentale.
Al punto che nel giro d’una ventina d’anni la multinazionale del mattone potrebbe imporre ai governi il prezzo d’affitto di ogni immobile, nonché inibire alle persone fisiche l’acquisto d’una casa o d’un laboratorio, e perché tutto verrebbe concesso solo alle società (personalità giuridiche) che agiscono per conto di BlackStone. Se BlackRock assurge a monopolista finanziario, invece BlackStone si va affermando come monopolista occidentale del mattone. Ovviamente questo incide non poco sui rapporti tra banche e normali cittadini: così gli istituti di credito fanno pubblicità a mutui e prestiti che non erogheranno mai, ma lo fanno per fingere ci sia possibilità per il cittadino di comprare casa usufruendo di un mutuo, di una banca amica.
Di fatto BlackRock e BlackStone lavorano a tenaglia e, da buoni consulenti della Commissione Europea, hanno fatto capire al sistema bancario europeo che necessita azionare una forte stretta creditizia, non erogando più mutui e prestiti per azionare il blocco del mercato immobiliare, delle compravendite tra comuni cittadini.
Infatti, oggi le banche sono piene di soldi, e non hanno mai avuto un eccesso di danaro come in questo momento: ma dai poteri bancari europei è partito l’invito a non dare più soldi ai cittadini, e con la scusa che l’Europa è in guerra ed ogni riserva deve essere concentrata su eventuali sforzi bellici, sull’industria degli armamenti, su tecnologia, cibernetica e agenzie d’intelligence.
Ovviamente le banche chiudono i cordoni della borsa, mentre BlackStone acquista patrimoni immobiliari in tutta Europa sia da enti pubblici che da privati. Di fatto sta realizzando nel Vecchio Continente ciò che i colossi immobiliari hanno perseguito negli Usa fin da dopo il crollo della borsa del 1929: dopo la grande depressione quasi tutte le case dei comuni cittadini di New York, Los Angeles, Washington, Chicago, San Francisco e di tutte le grandi città americane finivano in pancia alle immobiliari; milioni di persone passavano dall’essere proprietari al pagare un affitto. Blackstone Group ha oggi fatto piazza pulita negli Usa delle tante immobiliari nate dopo la grande depressione, acquisendone tutto il mattone e ponendosi come monopolista difficilmente scalfibile dalla politica: perché al pari di BlacRock supporta sia il Partito Democratico che una grossa fetta di Repubblicani, quelli delle città.
Nella fascia interna la musica è diversa, perché lì i Repubblicani vengono votati dagli agricoltori, dai proprietari di casa della provincia, da artigiani e piccoli industriali che fronteggiano BlackStone anche nei tribunali. Gli echi delle battaglie legali di BlackStone sono arrivati nel 2020 anche in Italia, quando i giornali hanno pubblicato la storia della causa e della richiesta di risarcimenti che BlackStone ha fatto al gruppo Rcs: MilanoFinanza ci ha raccontato dell’accordo sulla mancata vendita dell’immobile milanese di via Solferino che ospita, oltre alla sede del Corriere, sia la Cdp che la Allianz Real Estate.
È la storia di una mancata vendita che, secondo gli avvocati di BlackStone, sarebbe stata da ricondursi alle “interferenze” esercitate da Rcs che, sempre secondo MilanoFinanza, avrebbe impugnato la cessione del palazzo fatta nel 2013 da Rcs Mediagroup al noto fondo Usa: per il “mancato deal” (nel linguaggio legale d’affari è il non aver ottemperato o accondisceso ad un accordo) il grande fondo d’investimento Usa aveva chiesto 600 milioni di danni davanti al tribunale di New York.
Ma di queste cause fatte da BlackStone ai cittadini Usa ne sono pieni i tribunali di tutta l’America: soprattutto il fondo riesce ad avere sempre sentenze a proprio favore, facendo proprio sempre nuovo mattone. Insomma, nessun cittadino o imprenditore, per quanto ben dotato economicamente, riesce a spuntarla con BlackStone che, ultimamente, ed alla luce di norme europee, potrebbe anche intentare cause ad enti e stati dell’Ue per mettere le mani su grandi compendi immobiliari sia pubblici che privati.

BlackStone vuole la tua casa

Blackstone è di fatto la società d’investimenti immobiliari più grande del mondo, gestisce un patrimonio di oltre 1.000 miliardi di dollari nei soli Usa, e non è ancora quantificabile la sua patrimonializzazione europea, perché cresce ogni giorno di più. BlackStone apre i battenti nel 1985, la sua sede centrale è tra Manhattan e New York City, e poi ha altre otto sedi negli Stati Uniti e tredici uffici nel mondo distribuiti a Londra, Lussemburgo, Parigi, Düsseldorf, Sydney, Tokyo, Hong Kong, Singapore, Pechino, Shanghai, Milano, Mumbai e Abu Dhabi.
Secondo alcuni addetti ai lavori i grandi fondi avrebbero bloccato la circolazione della ricchezza in Europa, per indurre i cittadini a vendersi casa: un blocco della ricchezza che la politica teme di avversare, soprattutto un blocco che lavora a tenaglia, garantendo mancanza di lavoro e costante impennata del costo della vita, il tutto condito da tasse elevatissime. Il brodo di coltura ideale in cui sguazza BlackStone.
Gli effetti li vediamo molto bene anche in Italia, dove la vendita delle “nude proprietà” è passata dal 10 per cento al 30 nel giro di quattro anni, con punte del 50 per cento in capoluoghi come Roma, Milano, Venezia e Bologna. A favorire il travaso del mattone dai cittadini agli investitori provvede il lavoro di importanti gruppi immobiliari italiani come Casavo, Preatoni e la succursale italiana di Christie’s specializzati nell’acquisizione di “nude proprietà”.
La nuda proprietà pare una soluzione magica, alchemica, come trasformare il mattone in oro: da un lato, consente al venditore (che diventa usufruttuario) di continuare a stare nel proprio immobile finché è in vita e, dall’altro, all’acquirente (che diventa proprietario) di comprare con sconti ‘che possono arrivare anche al 50 per cento, nel caso di un venditore con età compresa trai 64 e i 66 anni. Dove altri popoli vanno ad abitare in macchina, la nuda proprietà è la trovata all’italiana di non raccontarsi la verità.
Emerge che in Italia, ma anche in tutto il Vecchio Continente, la casa non è più un bene da tramandare, ma un asset di cui liberarsi per tagliare le spese, per diminuire il valore dell’Isee, disporre di risorse per servizi e per godersi la vita.

Il caso Roma

“Abbiamo visto alcuni signori ‒ ci rivela un condomino di Roma Nord ‒ che si presentano nel condominio come agenti immobiliari, sono a caccia di nude proprietà in vendita. È un continuo andirivieni di gente. Da qualche tempo anche giovani praticanti di studi legali bussano per sapere se ci sono contenziosi legali nel condominio: promettono che il loro studio curerebbe la chiusura di ogni causa pendente, soprattutto se i proprietari sono interessati alla vendita della nuda proprietà”.
Sorge il dubbio che poi le immobiliari italiane versino in BlackStone tutto il mattone rastrellato a Roma come a Milano e in altre città.
Un leverage buyout a tutto vantaggio dei soci Usa di BlackStone: Hilton Worldwide, Thomson Reuters, Equity Office Properties, Versace, SeaWorld Parks & Entertainment, Apria Healthcare, Republic Services, AlliedBarton, United Biscuits, Freescale Semiconductor, Vivint, Inc. e Travelport.
Ricordiamo che in UE solo la Danimarca ha approntato una legge che frena le acquisizioni di mattone da parte di BlackStone: lo ha fatto investendo nell’edilizia residenziale pubblica e permettendo a giovani e lavoratori di poter ottenere mutui per la prima casa, o di poter pagare affitti calmierati dallo Stato.

Esempio da manuale

Cosa potrebbe accadere se in un condominio più dell’80 per cento dei proprietari dovesse cedere la nuda proprietà ad una multinazionale: su chi non cedesse potrebbe scattare la clausola dell’esproprio per pubblica utilità?
Infatti, il fondo potrebbe paventare alle pubbliche amministrazioni e poi nei tribunali che, il perfezionamento dell’acquisizione permetterebbe messa in sicurezza dell’intero palazzo e successiva remissione nel mercato dell’affitto per sopperire al deficit d’edilizia residenziale e popolare. In questo caso avverrebbe anche in Europa ciò che è realtà nelle grandi città Usa, ovvero esproprio dell’immobile a chi non voleva vendere e sgombero di chi ha ceduto la “nuda proprietà” per messa in sicurezza dell’intero palazzo.
Il mattone italiano è chiaramente nel mirino di BlackStone, ma è assordante il silenzio parlamentare sull’argomento.

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Droni, luci e il volto di Gaudí: la Sagrada Familia è finalmente ultimata, lo show per l’inaugurazione della Torre di Gesù Cristo – VIDEO

La Sagrada Familia ha raggiunto un nuovo traguardo simbolico con l’inaugurazione della Torre di Gesù Cristo, il punto più alto della basilica progettata da Antoni Gaudí. A Barcellona la cerimonia è stata accompagnata da uno spettacolo di luci e droni che ha trasformato il cielo della città in una scenografia dedicata all’architetto catalano. L’evento si è svolto alla presenza di Papa Leone XIV, che ha benedetto la nuova torre e completato così un passaggio fondamentale nella costruzione del tempio espiatorio. Con questa aggiunta, la Sagrada Familia diventa di fatto la chiesa più alta del mondo.

Il momento più suggestivo della serata è arrivato al termine della cerimonia, quando sul profilo della collina di Montjuïc è stato proiettato il volto di Gaudí, realizzato attraverso un sistema di droni e giochi di luce. L’immagine, rivolta simbolicamente verso la basilica, ha richiamato una delle frasi più note attribuite all’architetto: “Prima l’amore, dopo la tecnica”.

La scelta di Montjuïc non è stata casuale: la collina, alta circa 173 metri, supera di poco la Torre di Gesù, che raggiunge i 172,5 metri. Un dettaglio che richiama direttamente la visione dello stesso Gaudí, secondo cui nessuna opera dell’uomo avrebbe dovuto superare in altezza la natura.

La luce del futuro nel segno di Gaudí

L’illuminazione interna e strutturale utilizza un sistema composto da decine di fasci di luce distribuiti lungo gli elementi architettonici della croce e delle navate. Secondo i dati forniti, il nuovo impianto LED ad alta efficienza consente anche un significativo risparmio energetico rispetto alle tecnologie precedenti, e riduce i consumi e l’impatto ambientale complessivo della struttura.

Lo spettacolo di luci e droni ha chiuso una giornata destinata a entrare nella storia della Sagrada Familia. Ancora una volta l’eredità di Gaudí è tornata a dominare la scena e ha ricordato la sua idea di un’architettura pensata come prolungamento della natura e non come sua contrapposizione.

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Perché la civiltà ci rende infelici? | Freud e il disagio di essere umani

La civiltà ci protegge oppure ci reprime?Le regole che rendono possibile la convivenza umana sono anche la causa del nostro disagio?E perché, nonostante il progresso, la guerra, la violenza e l’aggressività continuano a riemergere nella storia? In questa Scorribanda filosofica affrontiamo la visione freudiana della civiltà attraverso alcuni concetti fondamentali: il complesso di Edipo, il […]

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Tubi di flusso magnetici nell’atmosfera di Marte

Il campo magnetico della Terra agisce come uno scudo che devia il flusso continuo di particelle cariche proveniente dal Sole lungo strutture magnetiche chiamate tubi di flusso: è l’effetto Zwan-Wolf, scoperto nel 1976. Il campo magnetico è confinato in una regione di spazio, la magnetosfera, che si estende a decine di migliaia di chilometri oltre la superficie terrestre. Finora l’effetto Zwan-Wolf era stato osservato solo nelle magnetosfere dei pianeti, ma un nuovo studio guidato da Christopher Fowler dell’Università della Virginia Occidentale ne descrive ora la rilevazione nella ionosfera di Marte, la regione ionizzata della sua alta atmosfera.

Il lavoro, pubblicato il mese scorso su Nature Communications, riporta che l’effetto è emerso durante un evento di espulsione di massa coronale del Sole avvenuto nel dicembre 2023: attraverso i dati raccolti dalla missione Maven della Nasa, è stata osservata la compressione del plasma lungo tubi di flusso magnetici, riconducibile proprio al fenomeno Zwan-Wolf. Come spiegato da Fowler, «questa compressione contribuisce a spostare il plasma del vento solare attorno al pianeta e ne riduce la densità nella zona davanti». Marte non possiede un campo magnetico globale come quello terrestre, e quindi offre un laboratorio naturale per capire come il vento solare interagisce con mondi esposti.

Rappresentazione artistica dell’effetto Zwan-Wolf su Marte: è stato dimostrato che comprime l’atmosfera e influisce sull’interazione del meteo spaziale con il pianeta. Le frecce gialle indicano il movimento dell’effetto nell’atmosfera marziana. Crediti: LASP/CU Boulder

«Mentre analizzavo i dati, ho notato all’improvviso alcune oscillazioni molto interessanti», ricorda il primo autore. «Non avrei mai immaginato che si trattasse di questo effetto, dato che non era mai stato osservato prima in un’atmosfera planetaria». L’osservazione dei segnali attribuiti all’effetto Zwan-Wolf si estende fino alle quote più basse campionate dalla sonda, suggerendo che abbia influenzato l’atmosfera anche al di sotto del veicolo spaziale; il forte evento di tempesta solare ha probabilmente amplificato un fenomeno altrimenti troppo debole per essere rilevato dagli strumenti di Maven, rendendo quindi visibile un processo che potrebbe verificarsi anche in condizioni normali ma a livelli più difficili da misurare.

«Rilevando questo effetto nell’atmosfera di Marte, stiamo scoprendo nuovi modi in cui il Sole può interagire con i pianeti del Sistema solare e influenzarli. È incredibile pensare che un’eruzione solare possa alterare l’atmosfera di Marte a 229 milioni di chilometri di distanza», dice Fowler. «Comprendere in che modo questi fenomeni meteorologici spaziali influenzano il nostro Sistema solare è importante non solo per garantire la sicurezza dei nostri esploratori robotici — e, potenzialmente, anche di quelli umani — in futuro, ma anche per proteggere le infrastrutture spaziali da cui dipendono le tecnologie che utilizziamo quotidianamente qui sulla Terra». Per gli scienziati, questo apre una nuova finestra sulla fisica del plasma in ambienti non magnetizzati, con possibili implicazioni anche per Venere e Titano, oltre che per la comprensione della perdita dell’atmosfera di Marte.

Maven è in orbita attorno al Pianeta rosso dal 2014 con l’obiettivo di studiare l’alta atmosfera, l’ionosfera e l’interazione con il vento solare. La missione era nata proprio per ricostruire come Marte abbia perso parte della sua atmosfera nel tempo e come questo abbia influenzato l’evoluzione del pianeta, l’acqua liquida e la possibile abitabilità passata. L’ultimo segnale arrivato dalla sonda risale al 6 dicembre e, dopo vari accertamenti riguardo la perdita del segnale, mercoledì scorso la Nasa ha dichiarato la missione ufficialmente conclusa.

Per saperne di più:

  • Leggi su Nature Communications l’articolo “Detection of Zwan-Wolf effect in the ionosphere of Mars”, di Christopher M. Fowler, Kathleen G. Hanley, James McFadden, David Mitchell, Jasper Halekas, Laila Andersson, Duncan Bark, Yingjuan Ma, Christopher Chaston, Beatriz Sanchez-Cano, Mark Lester, David Brain, Christian Mazelle, Jared Espley, Mehdi Benna, Rebecca Jolitz, Robin Ramstad  e Shannon Curry

 

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Il Gattablu di Scampia. Esperienze di de-istituzionalizzazione della psichiatria

Questo testo, curato da Nicola Valentino per le edizioni “Sensibili alle foglie”, racconta l’esperienza del “Gattablu”, uno dei primi centri di riabilitazione psichiatrica e psicosociale espressione del vasto movimento basagliano nato in Campania nei primi anni ’90, durante la fase di  chiusura dell’ex Ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi, il cosiddetto “Frullone”. Un’operazione coraggiosa, affrontata con l’entusiasmo e l’ottimismo di quel momento storico, dal prof. Sergio Piro e da un gruppo di operator3 che occuparono piccole costruzioni in stato di abbandono diventate poi la casa della comunità che cura, di cui questo libro ci racconta.

Qui, come in altri centri diurni con la medesima ispirazione ideale, iniziano i processi di affrancamento dalle solitudini, si inizia ad allenare relazioni e dialogo, si potenziano strumenti e abilità che consentono di raggiungere uno stato di benessere soggettivo, sociale, e funzionale. Il Gattablu rappresenta uno snodo cruciale di quel processo di de-istituzionalizzazione che ha rivoluzionato la psichiatria e che ha contribuito e contribuisce a migliorare la vita degli utenti e delle famiglie.

I pazienti vengono coinvolti a vari livelli nella gestione delle attività del centro, anche la preparazione collettiva del cibo stimola l’attività e la tessitura di relazioni affettive. L’arte ha un ruolo centrale come forma di “autocura” , quando l’esistenza diventa difficile, è una risorsa vitale, un mondo in cui ci si rifugia e che rigenera, un’esperienza che esce dal centro ad incontrare il mondo fuori: “dall’arte reclusa all’arte pubblica”.

Le opere diventano installazioni in giardini pubblici, fanno parte di mostre e incontrano collezionisti o appassionati, sono sul carro di carnevali di quartiere a Napoli. Molte opere hanno trovato acquirenti e il ricavato di ogni vendita è andato a beneficio di tutta la comunità, nell’ottica di qualcosa di proteso verso un futuro diverso per ognun.

La vocazione inclusiva del centro, all’interno dell’ampio movimento associativo creato dal basso in quegli anni, porta il Gattablu a intessere relazioni con una vasta rete di soggetti e situazioni. Al Gattablu, (nome probabilmente derivato da un gatto che abitava le strutture, e il blu un probabile riferimento al cavallo blu basagliano), nei più di trent’anni di attività, sono state organizzate iniziative, incontri con altre associazioni, progetti con scuole, occasioni di socialità.

Il libro cerca di raccontare proprio il valore umano e sociale di questa rete di legami sociali indispensabile per la cura della sofferenza psichica, una rete che tiene insieme, come osservava Sergio Piro, sofferenza individuale e sofferenza sociale.

Per tornare sull’arte come come modo per uscire fuori dal centro diurno e aprirsi al mondo, è molto interessante la vasta produzione artistica che include dipinti, disegni, sculture, scrittura di racconti, poesie, pensieri.

La stessa ristrutturazione delle palazzine è stata impreziosita da mosaici e installazioni che, insieme a quanto è rimasto nella struttura, costituiscono un patrimonio che ha bisogno di essere innanzitutto preservato, in particolare da quando, a gennaio 2026, l’ASL ha chiuso il centro e stabilito di procedere alla demolizione delle strutture. In questa fase di regressione nei metodi della cura della malattia mentale e di tagli alla sanità, l’incontro con l’archivio “arte ir-ritata” della Coop Sensibili alle foglie, assume un particolare valore per la divulgazione e la protezione di questo patrimonio a rischio di dispersione o di appropriazione indebita. In attesa  che si apra una nuova prospettiva di esistenza per questa preziosa esperienza di cura e solidarietà.

 Il Gattablu         

Una narrazione delle attività artistiche e sociali del Centro Diurno di salute mentale di Napoli Scampia  a cura di Nicola Valentino

Edizioni : Sensibili alle foglie (pag. 109)

recensione a cura di Nadia Nardi

 

 

 

 

 

 

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bitume - mare crudele - podcast

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di: Unit

Bitume, trasmissione radiofonica aperiodica, impreparata e inaspettata, a "cura" di Unit hacklab Milano.

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Mercoledì 28 giugno 2023, dallo studio radio di ZAM

Mare crudele

  • IBM aveva una sua AI e la chiamava Watson

  • Aggiornamenti sul sottomarino che scese a visitare il Titanic

  • Viaggi su Marte e altri ambienti scomodi che …

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