L’intero Pianeta Terra è stato, almeno virtualmente, colonizzato dai fondi occidentali. I pochi ricchissimi gestori dei fondi finanziari hanno in qualche modo opzionato o anche acquistato l’intero patrimonio occidentale, spesso all’insaputa dell’uomo di strada che ancora si reputa proprietario della casa, di un terreno e del suo modesto e sudato risparmio bancario: nelle piccole dimensioni locali potrebbe sembrare tutto a favore della gente comune, ma basta scorgere gli impegni finanziari dei singoli governi nazionali e ci si accorge che anche le mutande sono state impegnate con i grandi fondi finanziari (come BlackRock, BlackStone per i mattone e Vanguard per imprese di vario tipo). Il cittadino occidentale può ritrovarsi dalla mattina alla sera per strada e senza mutande, ma non vuole crederci. I fondi finanziari occidentali fanno parte (anzi ispirano) anche le guerre contro Russia e Iran, e perché quella parte del mondo è ancora pochissimo penetrabile dai poteri finanziari delle borse di Londra, Amsterdam e New York.
Il problema è che, per colpa dei governi i cittadini non sono più padroni delle città, tutte indebitate o impegnate con i fondi finanziari. L’esempio dell’Italia è da manuale. La grande speculazione finanziaria è interessata ad acquisire totalmente le città d’arte italiane. L’operazione è decollata negli ultimi vent’anni a Venezia, ora promette d’estedersi a Firenze e Roma, ma non c’è cittadina storica italiana che possa dirsi immune. Attualmente Venezia conta meno di trentamila residenti, ed i suoi palazzi storici e alberghi sono tutti in mano ai fondi. Il sindaco di Venezia è di fatto l’amministratore di un condominio alla Disneyland, a cui i fondi chiedono d’alzare il prezzo del biglietto d’accesso alla città per garantire le manutenziomi. Ecco che una simile situazione dovrebbe decollare a Roma con la seconda giunta Gualtieri del 2027, che promette tornelli d’accesso pedonale al centro storico e biglietti acquistabili solo online su piattaforme controllate dai fondi finanziari. Ma la penetrazione è visibile già da qualche anno: per esempio nel 2023 pochissimi italiani s’informavano su chi stesse investendo su Airbnb in borsa. Da indagini patrimoniali emergeva che, era soprattutto gente squattrinata che in Italia eredita casa da nonni o genitori: cittadini che per sbarcare il lunario affidano l’immobile come “casa vacanze” ad Airbnb. Dettaglio non secondario: La Stampa di Torino del 5 settembre 2023 riportava nelle pagine economiche (Teleborsa) che Blackstone ed Airbnb erano entrati “a far parte dell’indice S&P 500”. Nell’autunno 2023 l’indice di borsa S&P Dow Jones Indices aveva ufficialmente comunicato che Blackstone ed Airbnb dovevano sostituire Lincoln National e Newell Brands nell’indice S&P 500, mentre Lincoln National e Newell Brands a loro volta avrebbero sostituito UniQure e Universal Insurance Holding nell’indice S&P SmalCap 600.
Ma cosa c’era dietro questa manovra? Soprattutto come hanno fatto tre ragazzi a mettere su la holding delle “case vacanza”? E qui viene il bello. Perché BlackRock e BlackStone hanno premiato l’idea, entrando in Airbnb e cambiando la vita dei tre fondatori della società che oggi detiene il monopolio del mercato immobiliare mondiale degli affitti brevi. Così, col metodo della rana bollita, i fondi sono entrati nelle vite patrimoniali degli italiani normali, quelli che pensavano di farsi una rendita dalla casa della nonna.
Quindi i tre fondatori di Airbnb (Brian Chesky, Joe Gebbiae e Nathan Blecharczyk) possono considerare scudati tutti i contratti che hanno siglato nel mondo egemonizzato dalla finanza occidentale: ma sono anche ben consci che nei paesi Brics difficilmente un tribunale darebbe loro ragione. Questo perché Nathan Blecharczyk (la mente economica del gruppo), il più influente dei soci, è protetto da Warren Buffet e Bill Gates: i due super ricchi lo hanno fatto accedere all’esclusivo circolo che sostiene la campagna filantropica The Giving Pledge, club dove s’incontrano “i miliardari che salveranno il pianeta”.
Italiano non dormire
Oggi sono tantissimi gli ignari italiani che si pagano da vivere affidando una vecchia casetta ad Airbnb. In Italia il 76 per cento dei piccoli proprietari, che affittavano casa per affitti brevi, vacanze e uso studenti, hanno firmato un contratto con Airbnb. Per il momento lasciamo correre che sono state sottratte case al mercato immobiliare italiano (alle imprese immobiliari italiane), che questo ha tolto dal mercato degli affitti il 76 per cento degli immobili; in certi casi interi palazzi milanesi, romani e veneziani sono oggi sotto contratto con Airbnb. Essere sotto contratto con Airbnb significa inevitabilmente aver sottoscritto un impegno con chi legalmente oggi detiene le azioni della multinazionale della “case vacanza”. Per il momento non entriamo nel particolare che Airbnb è una società di capitali registrata nel Delaware, stato Usa privo d’imposte sulle vendite e che permette alle società di pagare le tasse più basse di tutto l’Occidente: è un vero e proprio paradiso fiscale. Ma in Italia Airbnb ha già sotto contratto quasi 700 mila proprietari d’immobili, e si promette di raggiungere il milione entro fine 2026: anche grazie alla povertà diffusa che induce gli italiani a mettere sul mercato il sudato mattone. È una vera e propria manovra a tenaglia, se da un lato della morsa il mercato degli affitti viene aggredito da Airbnb, dall’altro BlackStone si aggiudica sempre più acquisizioni di “nude proprietà”. E se è sconsigliabile finire in tribunale con BlackStone, altrettanto dicasi per una rescissione contrattuale con Airbnb. Perché gli azionisti di Airbnb sono gli stessi compari di merenda di BlackStone e BlacRock: ovvero Gruppo Vanguard Inc (il più grande fornitore mondiale di fondi comuni di investimento), Fidelity Management & Research Company (ha in gestione un patrimonio di circa 2021 trilioni di dollari), Capital Research Global Investors (2.6 trilioni di dollari di asset, nasce nel 1931 per togliere terre e case ai cittadini colpiti dalla depressione del 1929), Blackrock Inc. (vale 14 trilioni di dollari) e Polen Capital Management è il socio più piccino con soli 1.44 miliardi di dollari. Vi immaginate cosa potrebbe capitare ad un pensionato italiano che finisse in causa con Airbnb per una qualsivoglia, anche capziosa, inadempienza contrattuale?
È anche immaginabile possa perdere casa, o poi vedersi comminare accessorie spese processuali e rifusione di danni che potrebbero superare lo stesso valore di stima peritale dell’immobile.
A questo va aggiunto che nessun partito politico occidentale oggi tenterebbe di fermare BlackRock e BlackStone, che di fatto sono i santi protettori di Airbnb.
UE nemica del piccolo proprietario
Le politiche, soprattutto europee, vanno nella direzione della completa privatizzazione dei servizi abbinata all’eliminazione di ogni limite alla grande impresa che si sostituisce allo Stato: quindi eradicazione di ogni costo sociale, ma anche di ogni bene nella piena disponibilità (proprietà) dell’uomo di strada.
In quest’ottica la piccola proprietà privata, sia essa casa o laboratorio, fondo agricolo, capannone, ufficio, vengono percepiti come limite al “grande privatizzatore”; quindi un “costo sociale” perché impegnano lo Stato nel rapporto fiscale con una moltitudine di soggetti.
L’efficienza fiscale che sta perseguendo l’Europa è oggi la stessa che caratterizzava gli Usa dagli anni della “grande depressione”: ovvero concentrare i beni immobili e le terre nelle mani di pochi soggetti fiscali, in modo che lo Stato possa tagliare i costi della macchina fiscale al punto di privatizzarla completamente, affidandola al sostituto fiscale principe, ovvero la grande banca.
Quest’ultima va così a calcolare le tasse su reddito ed immobili per pochissimi ricchi, e ne versa parte competente allo Stato dopo aver stornato i propri costi di gestione del “conto fiscale”. In questa visione il pulviscolo immobiliare italiano viene visto alla stessa stregua dei vari costi sociali previdenziali e sanitari, che l’Ue ci chiede di privatizzare ed affidare ai grandi gruppi assicurativi privati (soci di BlackRock, Black Stone e Vanguard) controllati dalle banche private che pattuiscono le tasse dei pochi con lo Stato. Ecco perché il grande evasore (multinazionali e dintorni) riesce “saldo e stralcio” a condonare tombalmente e con pochi spiccioli ogni manchevolezza.
E se BlackRock, BlackStone e Vanguard erano agli ultimi Wef di Davos, anche Airbnb è stato presente all’appuntamento dove vertici di multinazionali, grandi proprietari terrieri del pianeta, amministratori di grande distribuzione, banchieri e colossi energetici hanno chiesto regole certe e severe contro il pulviscolo d’imprese e lavori che animano l’Europa (soprattutto l’Italia).
Lotta al piccolo risparmio
Lo scrivente non si stancherà mai di ripetervi che, il risparmio individuale e la proprietà privata si confermano i due ostacoli che grandi fondi e Ue intendono abbattere. Ricordate le parole del ministro francese delle finanze Bruno Le Maire? “La ricchezza individuale europea non giova all’Europa – ripeteva La Maier a Bruxelles ed a Davos – necessiterebbe fermare la disponibilità individuale per accrescere la capacità di spesa dell’Unione europea”.
Va anche detto che, le multinazionali ottengono tramite Airbnb la costruzione della rete personale dei dati catastali e patrimoniali che riguardano milioni di cittadini proprietari d’immobili. Il contratto espone il bene registrato, e permette alle multinazionali di evitare lo spionaggio: ovvero di accedere direttamente e legalmente a dati bancari e catastali senza più ricorrere all’impiegato infedele.
In tanti ora si chiederanno se possa capitare la vendita di un bene a nostra insaputa. Certo l’autorevolezza bancaria e finanziaria di BlackStone e di Airbnb peserebbe non poco in una eventuale causa. Sappiamo che un battito d’ali di farfalla in Asia sarebbe capace di trasformarsi in uno tsunami in Italia come in Argentina, a Cipro, in Grecia e in Portogallo. Tra i cittadini oggi regna più di ieri l’incertezza, la sensazione di non tutela dei patrimoni mobiliari e immobiliari. È noto nel Delaware esistano società che costruiscono leve finanziarie, strumenti che permettono di compiere investimenti per un importo superiore al capitale effettivamente posseduto: ovviamente beneficiando di rendimenti mensili o annuali che negli anni si potrebbero rivelare di valore maggiore rispetto al bene impegnato.
Nel mondo bancario appellano il fenomeno col vocabolo anglosassone leverage: la leva finanziaria consente quindi di contrarre debiti allo scopo di aumentare i profitti, e può essere utilizzata sulla maggior parte dei mercati noti come forex, azioni, indici, bond e una miriade di derivati atipici.
Esempio cardine di operazione che utilizza la leva finanziaria è il leveraged buyout: procedura che permette di acquisire una società tramite l’indebitamento della stessa; indebitamento che potrebbe essere creato anche all’insaputa, sarebbe meglio dire che in molti firmano consensi e impegnative senza comprendere d’aver messo in gioco la casa.
Nel caso di Paesi come l’Italia (anche Argentina, Spagna, Cipro) è possibile che i cittadini, possano ritrovarsi indebitati a loro insaputa, con situazioni costruite in sedi finanziarie extraeuropee: importanti debiti in testa a persone sia fisiche che giuridiche. Utilizzando sapientemente i dati catastali e bancari dell’inerme cittadino si sosterrà, e si documenterà, che il piccolo proprietario ha messo a leva finanziaria i propri beni, perché la persona fisica ha prima affidato il proprio immobile alla multinazionale e poi creduto in un aumento di guadagni tramite investimenti su piazze estere.
Dai dati informatici emergerà in tribunale che il soggetto ha prima firmato un contratto che affidata il proprio bene alla multinazionale, poi espresso “consenso informato” (digitale) sul rischio di perdite importanti. In questo gioco alle spalle del cittadino potrebbe incrementarsi la spoliazione della classe media e medio-bassa da parte di gruppi multinazionali d’investimento.
Solo la Danimarca ha messo un freno
Oggi la Danimarca sta mettendo un freno all’acquisizione di immobili da parte di BlackStone, invece la Spagna sta cercando di arginare Airbnb in tutte le grandi città. Il timore è che, nella gran confusione, prima piovano turisti come orde lanzichenecche, poi finita la pacchia i proprietari di piccoli immobili a uso vacanza vengano chiamati in tribunale dalle multinazionali immobiliari per via di cavilli contrattuali.
Cause difficili e costose, che spesso vedono soccombente il cittadino, con il risultato che le città d’arte si trasformano sempre più in alberghi diffusi di proprietà dei colossi immobiliari. Così i cittadini sotto un certo livello di ricchezza, specie se sprovveduti ed incauti nel dare consensi e firmare contratti, potrebbero ritrovarsi scacciati verso le campagne, a fare i servi della gleba.
Paradossalmente, con la stretta alla milanese (le politiche di svuotamento di Milano centro), ogni cittadino che perdesse causa e casa in città potrebbe finire al bando, fuori dalle mura.
BlackStone ha promesso abolizione piccola proprietà
Da circa trentatre anni il mattone dei popoli occidentali è sempre più attenzionato dal salotto alto della speculazione immobiliare e finanziaria. Il fenomeno per noi italiani ha iniziato a prendere forma nel 1992, quando sotto il governo Giuliano Amato veniva introdotta l’Ici come “una tantum”, poi assurta a tassa annuale prima come Isi e poi come Imu.
Il fenomeno è romanzabile così: durante un vertice di BlackRock, svoltosi alla vigilia della speculazione allo scoperto fatta George Soros sulla sterlina britannica, veniva evidenziato da Roger Altan (banchiere d’investimento già vertice di Lehman Brothers) che “è finito il tempo storico della colonizzazione nel Terzo e Quarto mondo… ma necessita porsi come gestori della ricchezza accumulata dai popoli occidentali del Primo mondo sotto forma di immobilizzazioni, palazzi, case, terreni da coltivare, edilizia residenziale privata e pubblica…”. Veniva così avviata la politica di esproprio privato del mattone costruito dai cittadini occidentali. Esproprio che nel tempo avrebbe dovuto riguardare le case acquistate dai cittadini come quelle costruite dagli enti pubblici per adempiere all’edilizia popolare. Obiettivo? Trasformare tutti i cittadini in affittuari di BlackStone, la multinazionale equivalente immobiliare della finanziaria BlackRock. Così se BlackRock nel giro d’una trentina d’anni è assurta ad unico arbitro finanziario di stati e banche, altrettanto BlackStone sta facendo proprio gran parte del mattone occidentale.
Al punto che nel giro d’una ventina d’anni la multinazionale del mattone potrebbe imporre ai governi il prezzo d’affitto di ogni immobile, nonché inibire alle persone fisiche l’acquisto d’una casa o d’un laboratorio, e perché tutto verrebbe concesso solo alle società (personalità giuridiche) che agiscono per conto di BlackStone. Se BlackRock assurge a monopolista finanziario, invece BlackStone si va affermando come monopolista occidentale del mattone. Ovviamente questo incide non poco sui rapporti tra banche e normali cittadini: così gli istituti di credito fanno pubblicità a mutui e prestiti che non erogheranno mai, ma lo fanno per fingere ci sia possibilità per il cittadino di comprare casa usufruendo di un mutuo, di una banca amica.
Di fatto BlackRock e BlackStone lavorano a tenaglia e, da buoni consulenti della Commissione Europea, hanno fatto capire al sistema bancario europeo che necessita azionare una forte stretta creditizia, non erogando più mutui e prestiti per azionare il blocco del mercato immobiliare, delle compravendite tra comuni cittadini.
Infatti, oggi le banche sono piene di soldi, e non hanno mai avuto un eccesso di danaro come in questo momento: ma dai poteri bancari europei è partito l’invito a non dare più soldi ai cittadini, e con la scusa che l’Europa è in guerra ed ogni riserva deve essere concentrata su eventuali sforzi bellici, sull’industria degli armamenti, su tecnologia, cibernetica e agenzie d’intelligence.
Ovviamente le banche chiudono i cordoni della borsa, mentre BlackStone acquista patrimoni immobiliari in tutta Europa sia da enti pubblici che da privati. Di fatto sta realizzando nel Vecchio Continente ciò che i colossi immobiliari hanno perseguito negli Usa fin da dopo il crollo della borsa del 1929: dopo la grande depressione quasi tutte le case dei comuni cittadini di New York, Los Angeles, Washington, Chicago, San Francisco e di tutte le grandi città americane finivano in pancia alle immobiliari; milioni di persone passavano dall’essere proprietari al pagare un affitto. Blackstone Group ha oggi fatto piazza pulita negli Usa delle tante immobiliari nate dopo la grande depressione, acquisendone tutto il mattone e ponendosi come monopolista difficilmente scalfibile dalla politica: perché al pari di BlacRock supporta sia il Partito Democratico che una grossa fetta di Repubblicani, quelli delle città.
Nella fascia interna la musica è diversa, perché lì i Repubblicani vengono votati dagli agricoltori, dai proprietari di casa della provincia, da artigiani e piccoli industriali che fronteggiano BlackStone anche nei tribunali. Gli echi delle battaglie legali di BlackStone sono arrivati nel 2020 anche in Italia, quando i giornali hanno pubblicato la storia della causa e della richiesta di risarcimenti che BlackStone ha fatto al gruppo Rcs: MilanoFinanza ci ha raccontato dell’accordo sulla mancata vendita dell’immobile milanese di via Solferino che ospita, oltre alla sede del Corriere, sia la Cdp che la Allianz Real Estate.
È la storia di una mancata vendita che, secondo gli avvocati di BlackStone, sarebbe stata da ricondursi alle “interferenze” esercitate da Rcs che, sempre secondo MilanoFinanza, avrebbe impugnato la cessione del palazzo fatta nel 2013 da Rcs Mediagroup al noto fondo Usa: per il “mancato deal” (nel linguaggio legale d’affari è il non aver ottemperato o accondisceso ad un accordo) il grande fondo d’investimento Usa aveva chiesto 600 milioni di danni davanti al tribunale di New York.
Ma di queste cause fatte da BlackStone ai cittadini Usa ne sono pieni i tribunali di tutta l’America: soprattutto il fondo riesce ad avere sempre sentenze a proprio favore, facendo proprio sempre nuovo mattone. Insomma, nessun cittadino o imprenditore, per quanto ben dotato economicamente, riesce a spuntarla con BlackStone che, ultimamente, ed alla luce di norme europee, potrebbe anche intentare cause ad enti e stati dell’Ue per mettere le mani su grandi compendi immobiliari sia pubblici che privati.
BlackStone vuole la tua casa
Blackstone è di fatto la società d’investimenti immobiliari più grande del mondo, gestisce un patrimonio di oltre 1.000 miliardi di dollari nei soli Usa, e non è ancora quantificabile la sua patrimonializzazione europea, perché cresce ogni giorno di più. BlackStone apre i battenti nel 1985, la sua sede centrale è tra Manhattan e New York City, e poi ha altre otto sedi negli Stati Uniti e tredici uffici nel mondo distribuiti a Londra, Lussemburgo, Parigi, Düsseldorf, Sydney, Tokyo, Hong Kong, Singapore, Pechino, Shanghai, Milano, Mumbai e Abu Dhabi.
Secondo alcuni addetti ai lavori i grandi fondi avrebbero bloccato la circolazione della ricchezza in Europa, per indurre i cittadini a vendersi casa: un blocco della ricchezza che la politica teme di avversare, soprattutto un blocco che lavora a tenaglia, garantendo mancanza di lavoro e costante impennata del costo della vita, il tutto condito da tasse elevatissime. Il brodo di coltura ideale in cui sguazza BlackStone.
Gli effetti li vediamo molto bene anche in Italia, dove la vendita delle “nude proprietà” è passata dal 10 per cento al 30 nel giro di quattro anni, con punte del 50 per cento in capoluoghi come Roma, Milano, Venezia e Bologna. A favorire il travaso del mattone dai cittadini agli investitori provvede il lavoro di importanti gruppi immobiliari italiani come Casavo, Preatoni e la succursale italiana di Christie’s specializzati nell’acquisizione di “nude proprietà”.
La nuda proprietà pare una soluzione magica, alchemica, come trasformare il mattone in oro: da un lato, consente al venditore (che diventa usufruttuario) di continuare a stare nel proprio immobile finché è in vita e, dall’altro, all’acquirente (che diventa proprietario) di comprare con sconti ‘che possono arrivare anche al 50 per cento, nel caso di un venditore con età compresa trai 64 e i 66 anni. Dove altri popoli vanno ad abitare in macchina, la nuda proprietà è la trovata all’italiana di non raccontarsi la verità.
Emerge che in Italia, ma anche in tutto il Vecchio Continente, la casa non è più un bene da tramandare, ma un asset di cui liberarsi per tagliare le spese, per diminuire il valore dell’Isee, disporre di risorse per servizi e per godersi la vita.
Il caso Roma
“Abbiamo visto alcuni signori ‒ ci rivela un condomino di Roma Nord ‒ che si presentano nel condominio come agenti immobiliari, sono a caccia di nude proprietà in vendita. È un continuo andirivieni di gente. Da qualche tempo anche giovani praticanti di studi legali bussano per sapere se ci sono contenziosi legali nel condominio: promettono che il loro studio curerebbe la chiusura di ogni causa pendente, soprattutto se i proprietari sono interessati alla vendita della nuda proprietà”.
Sorge il dubbio che poi le immobiliari italiane versino in BlackStone tutto il mattone rastrellato a Roma come a Milano e in altre città.
Un leverage buyout a tutto vantaggio dei soci Usa di BlackStone: Hilton Worldwide, Thomson Reuters, Equity Office Properties, Versace, SeaWorld Parks & Entertainment, Apria Healthcare, Republic Services, AlliedBarton, United Biscuits, Freescale Semiconductor, Vivint, Inc. e Travelport.
Ricordiamo che in UE solo la Danimarca ha approntato una legge che frena le acquisizioni di mattone da parte di BlackStone: lo ha fatto investendo nell’edilizia residenziale pubblica e permettendo a giovani e lavoratori di poter ottenere mutui per la prima casa, o di poter pagare affitti calmierati dallo Stato.
Esempio da manuale
Cosa potrebbe accadere se in un condominio più dell’80 per cento dei proprietari dovesse cedere la nuda proprietà ad una multinazionale: su chi non cedesse potrebbe scattare la clausola dell’esproprio per pubblica utilità?
Infatti, il fondo potrebbe paventare alle pubbliche amministrazioni e poi nei tribunali che, il perfezionamento dell’acquisizione permetterebbe messa in sicurezza dell’intero palazzo e successiva remissione nel mercato dell’affitto per sopperire al deficit d’edilizia residenziale e popolare. In questo caso avverrebbe anche in Europa ciò che è realtà nelle grandi città Usa, ovvero esproprio dell’immobile a chi non voleva vendere e sgombero di chi ha ceduto la “nuda proprietà” per messa in sicurezza dell’intero palazzo.
Il mattone italiano è chiaramente nel mirino di BlackStone, ma è assordante il silenzio parlamentare sull’argomento.
L'articolo L’ipoteca virtuale di BlackStone sulle case italiane proviene da Visione TV.