Modalità di lettura

Il Brand Journalism ridefinisce i media: a Parma torna Ufficio Stampa LAB

Il Brand Journalism ridefinisce i media: a Parma
torna Ufficio Stampa LAB con un’edizione estiva
per formare i nuovi professionisti dell’informazione

Dal 24 al 26 luglio 2026, la città ducale ospita il laboratorio intensivo ideato da Francesca Caggiati.
Oltre alla formazione tecnica, il LAB apre le porte a percorsi annuali per diventare addetti stampa
e biennali retribuiti per l’accesso all’Ordine dei Giornalisti come Pubblicisti.

 

 

In un ecosistema della comunicazione in continuo mutamento, dove i confini tra informazione, marketing e narrazione si fanno sempre più fluidi, il ruolo dell’addetto stampa evolve radicalmente. Di questa metamorfosi si è parlato di recente con la giornalista Francesca Caggiati, fondatrice di Ufficio Stampa LAB, che ha svelato i dettagli della prossima Summer Edition di Parma, in programma dal 24 al 26 luglio 2026.

L’evoluzione da filtro a stratega

“Oggi l’addetto stampa non è più un mero intermediario, ma uno stratega multicanale e un creatore di contenuti”, ha sottolineato Caggiati. La sfida attuale è il Brand journalism: le aziende diventano editori, raccontando storie e valori attraverso narrazioni tipicamente giornalistiche per costruire un legame emotivo con il pubblico e anche il rapporto tra ufficio stampa e media negli anni è cambiato.

L’evento di Parma: 24, 25 e 26 luglio

La Summer Edition si terrà il 24 e 25 luglio, con due giornate di full immersion dedicate a scrittura persuasiva, gestione e strumenti dell’ufficio stampa che oggi coinvolgono anche l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale. Il laboratorio è pratico fin dal primo giorno, ma il 26 luglio sarà il momento dell’Extra LAB: una giornata verticale dedicata ad approfondimenti operativi per vivere sul campo nel complesso panorama delle media relations.

Carriera e possibilità di richiedere l’iscrizione come Giornalisti Pubblicisti

I percorsi dell’edizione 2026 – tutti a numero chiuso – offrono una continuità formativa e professionale che il LAB garantisce. Attraverso il laboratorio, infatti, si accede a due percorsi strutturati:

Percorso annuale: focalizzato sull’acquisizione di tutte le competenze tecniche per diventare addetto stampa professionista.
Percorso biennale: una formula innovativa dove formazione e attività retribuita viaggiano in parallelo. Al termine del biennio di collaborazione documentata e pagata, i partecipanti avranno maturato i requisiti necessari per richiedere l’iscrizione all’Ordine dei Giornalisti come Pubblicista.
A chi è rivolto Ufficio Stampa LAB

Per giornalisti che vogliono affiancare l’attività di addetti stampa, per chi lavora all’interno di uffici marketing e comunicazione e vuole skillarsi sulle tecniche operative di ufficio stampa e media relations, chi ambisce a diventare giornalista pubblicista o semplicemente cerca un lavoro dinamico, flessibile e con grandi soddisfazioni personali e professionali, anche come percorso di inserimento o reinserimento lavorativo.

“Offriamo una vera palestra di vita e lavoro che immette figure specializzate direttamente nel mercato, garantendo la deontologia professionale e la crescita economica”.

L'articolo Il Brand Journalism ridefinisce i media: a Parma torna Ufficio Stampa LAB proviene da politicamentecorretto.com.

  •  

Dalla commedia con Franca Tragni e Aldo “Ape” Piazza, alla musica elettronica di Johann Merrich: al via la prima settimana “Sul Naviglio…”

Dalla commedia con Franca Tragni e Aldo “Ape” Piazza, alla musica elettronica e sperimentale di Johann Merrich: prende il via la prima  

settimana della rassegna “Sul Naviglio…estate 2026”

 

 

Parma, 13.06.2026 – Aprirà con la travolgente e insolita “coppia” formata da Franca Tragni e Aldo “Ape” Piazza, il programma estivo della rassegna “Sul Naviglio…”, giunta alla sua nona edizione e realizzata dall’associazione L.O.F.T., in collaborazione con Centro Giovani Casa nel Parco, Officine ON/OFF, Ècole, Amici della Biblioteca di San Leonardo, Progetti&Teatro, associazione Ermo Colle e con il sostegno di Comune di Parma, Fondazione Cariparma, Chiesi Farmaceutici, Cooperativa Sociale Proges, Oiki, Sipi, Regione Emilia Romagna. L’appuntamento sarà nel cortile all’aperto di Officine ON/OFF, in Strada Naviglio Alto 4/1, presso il verdeggiante Parco del Naviglio, nell’area del quartiere San Leonardo che accoglie, da tradizione, l’edizione estiva della rassegna, tra le più amate e seguite in città.

La serata inaugurale, martedì 16 giugno, alle ore 21.30, sarà, dunque, all’insegna del teatro con lo spettacolo “Una di troppo – due anime invisibili, come l’inchiostro simpatico”, commedia scritta e interpretata da Franca Tragni e Aldo “Ape” Piazza, con la collaborazione artistica di Mauro Corbelli, tecnica e luci di Erika Borella e suoni di Francesco Oppici. In scena da un lato ritroviamo il personaggio di Tecla Sozzi, anziana “signorina” apparentemente abitudinaria, sagace, sarcastica, solitaria e curiosa, dall’altro la prorompente Ape Regina, drag queen brillante, caotica, piena di paillettes e drammi, appena sfrattata e con un passato complicato alle spalle. Costrette a condividere lo stesso appartamento per un progetto di recupero sociale, le due protagoniste daranno il via a un susseguirsi di scontri comici, momenti teneri e rivelazioni inaspettate, ritrovandosi a fare i conti con le proprie ferite e i propri pregiudizi.

Fitto il programma di mercoledì 17 giugno, con eventi pomeridiani e serali. Alle 17.45 il primo degli appuntamenti dedicati all’infanzia: “Astolfo – vita da lupo” una narrazione per bambini a partire dai 4 anni, dove l’attrice Francesca Grisenti, accompagnata alla fisarmonica da Nicholas Forlani, racconterà, attraverso la storia di un lupo molto speciale, che la bellezza e la ricchezza stanno proprio nella diversità. Perché i lupi non sono tutti uguali! Ogni lupo, infatti, ha le sue passioni e c’è anche chi, come lupo Astolfo, adora annusare fiori. Sempre mercoledì alle 20.45 torna in scena l’esilarante Tecla Sozzi, questa volta da sola, chiamata ad inaugurare, nel suo stile strampalato inconfondibile, un ciclo d’incontri a tema. S’inizia con “la Cucina” ma cosa combinerà Tecla fra i fornelli? Alle 21.30 la rassegna ospiterà, invece, lo spettacolo teatrale “Memori”, vincitore del bando Cura 2023 e del Premio Speciale Ermo Colle 2025. Gli attori e autori Nicola Lorusso e Giulio Macrì porteranno in scena il racconto di due anime disperse, alla disperata ricerca della propria identità. Due uomini che frugano nel passato, che provano a rimanere saldamente aggrappati alla convinzione che la vita non sia soltanto una mera sequela di insignificanti vicende e coincidenze, ma piuttosto una trama di eventi culminanti in un piano sublime. Un viaggio che ha in sé sogno, realtà, dolcezza e nostalgia.

La musica elettronica sarà poi protagonista, giovedì 18 giugno con “Suoni sul Naviglio…” a cura della compositrice Patrizia Mattioli. Tra gli appuntamenti più attesi per gli appassionati di questo genere musicale alle ore 19.00 la presentazione del libro “Altri suoni. Storia nascosta della musica elettronica” della musicista Johann Merrich, autorevole ricercatrice indipendente in ambito musicale, sperimentale e sonoro, che, in collaborazione con il graphic designer Eeviac, eseguirà anche una speciale sessione di ascolto di 30 minuti con brani elettroacustici ed elettronici di autori e autrici citati nel libro. Johann Merrich da lungo tempo affianca il suo lavoro di musicista a quello di ricercatrice e divulgatrice, andando a scavare negli archivi sepolti della storia musicale per far riaffiorare storie dimenticate ma fondamentali. Il libro rappresenta un viaggio verso nuove geografie, alla scoperta di una prospettiva originale sugli esperimenti sonori più avventurosi del Novecento. In serata, alle 21.30, si terrà, poi, il concerto “L’impero della luce”, progetto musicale di Merrich ed Eeviac dedicato all’organizzazione dei suoni e a composizioni sperimentali in tempo reale, messe in relazione con i campi elettromagnetici prodotti da oggetti di uso quotidiano; a concludere la serata sarà, infine, la performance musicale “Calliope sounds memory concert” con musiche di scena eseguite dal vivo da Patrizia Mattioli e voice memory di Loredana Scianna: un viaggio musicale nello spazio/tempo per celebrare la memoria sonora del mito di Calliope.

Il programma della prima settimana si chiuderà venerdì 19 giugno con un doppio appuntamento. Alle ore 18.45, ritorna il tradizionale ciclo di conversazioni letterarie e poetiche “Versi sul Naviglio” a cura del poeta e attore Adriano Engelbrecht. Questo primo incontro, incentrato sulla poesia e sulle più recenti novità editoriali, verrà moderato dalla critica letteraria Silvia Manzi che dialogherà insieme a Engelbrecht e ai poeti Elisa Barbieri e Giancarlo Baroni. Alle 21.30, invece, il palco allestito nel cortile di Officine ON/OFF si trasformerà in un vero e proprio cinema all’aperto con la proiezione del film “C’è ancora domani”, opera prima alla regia di Paola Cortellesi (anche interprete insieme a Valerio Mastandrea) che ha ottenuto il plauso del pubblico e della critica (premiato come Film dell’anno ai Nastri d’argento del 2024 e ottenendo ben 19 candidature ai David di Donatello). La pellicola inaugurerà il ciclo di serate cinematografiche a cura dell’Associazione Amici della Biblioteca di San Leonardo, presentato per celebrare gli 80 anni della Repubblica Italiana e del suffragio universale con l’estensione del voto alle donne.

 

 

Tutti gli appuntamenti sono ad INGRESSO GRATUITO con offerta libera (non si accettano prenotazioni per gli eventi in programma)

Direzione organizzativa a cura di L.O.F.T. APS

Direzione tecnica a cura di Erika Borella, con la collaborazione di Donatello Galloni ed Elisabetta Saltari.

Per maggiori informazioni contattare il cell. 3534426167.

In caso di maltempo verranno fornite tempestive informazioni sull’eventuale luogo al chiuso dove rappresentare l’evento in programma.

L’entrata agli eventi è presso il cortile di Officine ON/OFF, in Strada Naviglio Alto 4/1, dove sarà anche attivo un servizio ristoro gestito da Bar Glenda.

 

L'articolo Dalla commedia con Franca Tragni e Aldo “Ape” Piazza, alla musica elettronica di Johann Merrich: al via la prima settimana “Sul Naviglio…” proviene da politicamentecorretto.com.

  •  

Parla Antonello De Pierro, Fellini, Mario Russo e la difesa della bellezza come diritto inalienabile

Parla Antonello De Pierro, Fellini, Mario Russo e la difesa della bellezza come diritto inalienabile

Il presidente dell’Italia dei Diritti-De Pierro racconta il suo profondo legame con Adriana Russo e la necessità di preservare l’immaginario onirico del grande cinema italiano tra le mura storiche di via Margutta.

Roma, 15 giugno2026A margine del vernissage dedicato a Fellini in via Margutta, in un’atmosfera densa di suggestioni felliniane e avvolti dalle opere di Mario Russo, abbiamo incontrato Antonello De Pierro. Il giornalista e presidente del movimento politico Italia dei Diritti – De Pierro, con la sua consueta verve intellettuale e la passione civile che lo contraddistingue, ci ha concesso una lunga riflessione sul significato profondo di questo evento, spaziando dal valore dell’arte alla difesa dei diritti culturali, senza tralasciare i risvolti umani del suo legame con i protagonisti della serata.

Presidente De Pierro, La ritroviamo qui nella storica Galleria Area Contesa ArteDesign, in una via Margutta che sembra tornata ai fasti della Dolce Vita. Cosa prova nel vedere questo tributo così sentito a Federico Fellini e Mario Russo?

“Provo un’emozione profonda, oserei dire viscerale. Essere qui stasera, in via Margutta, non è solo un atto di presenza mondana, ma un pellegrinaggio nel cuore pulsante della creatività italiana. Questo vicolo è intriso della memoria di Federico Fellini e Giulietta Masina; camminare su questi sampietrini significa calpestare la stessa terra che ha nutrito i sogni di uno dei più grandi geni del Novecento. Vedere le opere di Mario Russo esposte qui, grazie alla dedizione delle sorelle Zurlo e alla passione di mia sorella d’elezione Adriana Russo, è la chiusura di un cerchio perfetto. Mario Russo non era solo un pittore straordinario, era un uomo che sapeva catturare l’onirico e renderlo tangibile. La sua amicizia con Fellini non era un semplice sodalizio professionale, ma una sintonia di anime che oggi rivive in queste tele.”

Lei è qui accompagnato da Rita Belpasso, figura chiave del Suo movimento per Guidonia Montecelio. Quanto è importante per l’Italia dei Diritti essere presente in contesti dove l’arte e la legalità si incontrano, vista anche la presenza del questore di Roma?

“La presenza del questore, il dottor Roberto Massucci, che ringrazio per la squisita sensibilità, dimostra che la cultura è un presidio di legalità. Con me c’è Rita Belpasso, che oltre a essere un’astrologa e pittrice di grande talento, è la nostra vice responsabile per Guidonia Montecelio dell’Italia dei Diritti-De Pierro. Il messaggio dell’Italia dei Diritti è chiaro: il diritto alla bellezza e alla cultura è fondamentale. Rita incarna perfettamente questa doppia anima: la competenza tecnica e la sensibilità artistica. Noi non facciamo politica nel senso stretto e burocratico del termine; noi promuoviamo l’identità italiana. Vedere Rita dialogare con gli altri artisti presenti conferma che il nostro movimento è un laboratorio di idee dove l’arte è il motore del cambiamento sociale.”

Parliamo del Suo legame con Adriana Russo. La stampa ha spesso sottolineato la vostra profonda amicizia. Come descriverebbe il vostro rapporto in una serata così importante per lei?

“Adriana è una donna straordinaria, un’attrice di immenso talento ma, soprattutto, un’anima nobile. La nostra amicizia è antica, solida, fatta di stima reciproca e di battaglie condivise. Vederla stasera così emozionata, con quel foulard bordeaux e quel cappello coordinato che richiamano un’eleganza d’altri tempi, mi riempie di orgoglio. Lei porta sulle spalle un’eredità pesante e bellissima: quella di suo padre Mario. In ogni sua parola, in ogni gesto come madrina di questa ottava edizione delle Notti Felliniane, si avverte il desiderio di onorare non solo un genitore, ma un intero modo di intendere il cinema e l’arte. Siamo legati da un filo invisibile ma d’acciaio. Sostenere Adriana in questa mostra, che lei ha voluto con tanta forza per ricordare il legame tra suo padre e Fellini, per me non è un invito, è un dovere del cuore.”

L’evento ha toccato corde emotive altissime, come la chiamata da Hollywood del Conte Federico Wardal. Qual è la Sua riflessione su questa memoria che scavalca l’oceano?

“È stato un momento di una potenza narrativa incredibile. Vedere il Conte Wardal commuoversi in videochiamata mentre scorrevano i fotogrammi di lui e Federico da giovani ci ha ricordato che il cinema è immortalità. Francesco Caruso Litrico ha avuto un’intuizione magistrale nel creare questo ponte con Hollywood. Fellini non appartiene solo a Roma o a Rimini, appartiene al mondo. Eppure, il fatto che Wardal abbia voluto salutare proprio questa galleria, proprio queste opere di Mario Russo, ci dice che il ‘cuore’ della memoria resta qui, in via Margutta. Anche il questore è rimasto rapito dalle spiegazioni del principe Alfio Borghese; questo dimostra che davanti alla bellezza rinasciamo tutti come spettatori incantati.”

Lei ha avuto modo di salutare molti ospiti illustri stasera. Che aria si respira in questa collettiva?

“Si respira l’aria della rinascita. Vedere una parata di nomi così eterogenea, penso alla forza scenica di Francesca Stajano Briganti o alla raffinatezza di Eleonora Altamore, è la prova che l’arte è il collante della società. E poi c’è il tocco di colore di personaggi come Frank Amore o Massimo Bomba, che rendono Roma quella città magica che Fellini ha amato. Ho guardato con attenzione l’opera che ritrae Marina Ripa di Meana, amica storica di Mario Russo, accanto ad Andrea Ripa di Meana: è come se ogni quadro fosse un portale che ci riporta a una stagione irripetibile.”

Presidente, concludiamo con una nota sul tema della mostra: “Circo: sogno, magia e nostalgia”. In un mondo così pragmatico, abbiamo ancora bisogno dei pagliacci e delle ballerine di Fellini?

“Ne abbiamo più bisogno che mai. Il circo di Fellini non è divertimento vacuo; è la metafora della vita, con le sue cadute, le sue risate amare e la sua eterna nostalgia. Come ha ricordato Giuseppe Gambi cantando magistralmente ‘Anema e Core’, c’è un bisogno di sentimento puro. L’Italia dei Diritti si batte affinché non venga mai meno il diritto al sogno. Ringrazio le sorelle Zurlo per aver reso la Sala Modigliani e l’intera galleria un porto sicuro per questo sogno. Finché ci saranno artisti come Mario Russo, madrine come Adriana e persone che credono nel valore della memoria, Fellini non smetterà mai di dirci che ‘nulla si sa, tutto si immagina’. E io, insieme a Rita Belpasso e a tutto il mio movimento, continuerò a immaginare un’Italia dove la cultura sia la prima voce del bilancio dello Stato.”

Un’ultima battuta sulla degustazione dei prodotti della Tuscia che ha allietato la serata…

“Un tocco di eccellenza. L’azienda agricola ‘Le 3 Montagne’ di Luigi De Caprio ci ha ricordato che anche l’enogastronomia è arte, specialmente quando rispetta la terra con metodi biodinamici. È stato il perfetto corredo sensoriale a una serata che ha nutrito lo spirito e, infine, anche il palato. Un plauso a Fabio Maggiore che con i suoi scatti sta rendendo eterno ogni istante della serata. Dell’evento non dimenticherò mai quando sono rimasto per lungo tempo ad ammirare con Adriana una delle opere di suo padre: c’è un riflesso di luce, in quel dipinto, che mi ricorda la luce negli occhi di Fellini quando immaginava la sua Roma.”

 

L'articolo Parla Antonello De Pierro, Fellini, Mario Russo e la difesa della bellezza come diritto inalienabile proviene da politicamentecorretto.com.

  •  

Perché la civiltà ci rende infelici? | Freud e il disagio di essere umani

La civiltà ci protegge oppure ci reprime?Le regole che rendono possibile la convivenza umana sono anche la causa del nostro disagio?E perché, nonostante il progresso, la guerra, la violenza e l’aggressività continuano a riemergere nella storia? In questa Scorribanda filosofica affrontiamo la visione freudiana della civiltà attraverso alcuni concetti fondamentali: il complesso di Edipo, il […]

  •  

Il Gattablu di Scampia. Esperienze di de-istituzionalizzazione della psichiatria

Questo testo, curato da Nicola Valentino per le edizioni “Sensibili alle foglie”, racconta l’esperienza del “Gattablu”, uno dei primi centri di riabilitazione psichiatrica e psicosociale espressione del vasto movimento basagliano nato in Campania nei primi anni ’90, durante la fase di  chiusura dell’ex Ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi, il cosiddetto “Frullone”. Un’operazione coraggiosa, affrontata con l’entusiasmo e l’ottimismo di quel momento storico, dal prof. Sergio Piro e da un gruppo di operator3 che occuparono piccole costruzioni in stato di abbandono diventate poi la casa della comunità che cura, di cui questo libro ci racconta.

Qui, come in altri centri diurni con la medesima ispirazione ideale, iniziano i processi di affrancamento dalle solitudini, si inizia ad allenare relazioni e dialogo, si potenziano strumenti e abilità che consentono di raggiungere uno stato di benessere soggettivo, sociale, e funzionale. Il Gattablu rappresenta uno snodo cruciale di quel processo di de-istituzionalizzazione che ha rivoluzionato la psichiatria e che ha contribuito e contribuisce a migliorare la vita degli utenti e delle famiglie.

I pazienti vengono coinvolti a vari livelli nella gestione delle attività del centro, anche la preparazione collettiva del cibo stimola l’attività e la tessitura di relazioni affettive. L’arte ha un ruolo centrale come forma di “autocura” , quando l’esistenza diventa difficile, è una risorsa vitale, un mondo in cui ci si rifugia e che rigenera, un’esperienza che esce dal centro ad incontrare il mondo fuori: “dall’arte reclusa all’arte pubblica”.

Le opere diventano installazioni in giardini pubblici, fanno parte di mostre e incontrano collezionisti o appassionati, sono sul carro di carnevali di quartiere a Napoli. Molte opere hanno trovato acquirenti e il ricavato di ogni vendita è andato a beneficio di tutta la comunità, nell’ottica di qualcosa di proteso verso un futuro diverso per ognun.

La vocazione inclusiva del centro, all’interno dell’ampio movimento associativo creato dal basso in quegli anni, porta il Gattablu a intessere relazioni con una vasta rete di soggetti e situazioni. Al Gattablu, (nome probabilmente derivato da un gatto che abitava le strutture, e il blu un probabile riferimento al cavallo blu basagliano), nei più di trent’anni di attività, sono state organizzate iniziative, incontri con altre associazioni, progetti con scuole, occasioni di socialità.

Il libro cerca di raccontare proprio il valore umano e sociale di questa rete di legami sociali indispensabile per la cura della sofferenza psichica, una rete che tiene insieme, come osservava Sergio Piro, sofferenza individuale e sofferenza sociale.

Per tornare sull’arte come come modo per uscire fuori dal centro diurno e aprirsi al mondo, è molto interessante la vasta produzione artistica che include dipinti, disegni, sculture, scrittura di racconti, poesie, pensieri.

La stessa ristrutturazione delle palazzine è stata impreziosita da mosaici e installazioni che, insieme a quanto è rimasto nella struttura, costituiscono un patrimonio che ha bisogno di essere innanzitutto preservato, in particolare da quando, a gennaio 2026, l’ASL ha chiuso il centro e stabilito di procedere alla demolizione delle strutture. In questa fase di regressione nei metodi della cura della malattia mentale e di tagli alla sanità, l’incontro con l’archivio “arte ir-ritata” della Coop Sensibili alle foglie, assume un particolare valore per la divulgazione e la protezione di questo patrimonio a rischio di dispersione o di appropriazione indebita. In attesa  che si apra una nuova prospettiva di esistenza per questa preziosa esperienza di cura e solidarietà.

 Il Gattablu         

Una narrazione delle attività artistiche e sociali del Centro Diurno di salute mentale di Napoli Scampia  a cura di Nicola Valentino

Edizioni : Sensibili alle foglie (pag. 109)

recensione a cura di Nadia Nardi

 

 

 

 

 

 

L'articolo Il Gattablu di Scampia. Esperienze di de-istituzionalizzazione della psichiatria proviene da .

  •  

bitume - mare crudele - podcast

✇unit
di: Unit

Bitume, trasmissione radiofonica aperiodica, impreparata e inaspettata, a "cura" di Unit hacklab Milano.

logo-bitume

Mercoledì 28 giugno 2023, dallo studio radio di ZAM

Mare crudele

  • IBM aveva una sua AI e la chiamava Watson

  • Aggiornamenti sul sottomarino che scese a visitare il Titanic

  • Viaggi su Marte e altri ambienti scomodi che …

  •  
❌