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“Un petomane fantasma mette in fuga i giornalisti in attesa di Zelensky”: il racconto di Politico dalla sala stampa del Consiglio europeo

Fuggiti dalla sala stampa del Consiglio europeo. Ma non per colpa di un allarme bomba. I giornalisti in attesa del presidente ucraino Zelensky sono stati costretti a scappare per colpa del cattivo odore. Sembra, infatti, che un cronista da qualche giorno sia alle prese con problemi di flatulenza: come riporta la giornalista di Politico Zoya Sheftalovich, nascosto tra i media in attesa del leader ucraino c’era un “petomane fantasma” e anche ieri sera la puzza nella stanza aveva messo a dura prova i giornalisti presenti durante un briefing diplomatico. Una notizia del genere non può che infiammare la fantasia dei social: su X gli utenti si sono sbizzarriti, provando anche a ipotizzare il colpevole. Per esempio, Nicholas Lut scrive “She who smelt it, dealt it“, traducibile con “Chi la sente, ne è parente”: che la “petomane fantasma” non sia la stessa Shenftalovich?

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Bilancio Ue 2028-34, scontro sui tagli da 140 miliardi. Costa cerca la mediazione sulle “risorse proprie”

I negoziati sul prossimo bilancio europeo si svolgono all’insegna delle divisioni, con i leader dell’Ue chiamati a mediare tra visioni opposte sul futuro finanziario dell’Unione. Il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa, dopo aver ascoltato le posizioni di tutti gli Stati membri sull’Mff 2028-34, il Quadro Finanziario Pluriennale dell’Ue, presenterà una sua “negobox” (Negotiating Box), una proposta base per il negoziato, nelle prossime settimane. Per discutere del prossimo Qfp i leader avranno altre tre occasioni: il Consiglio Europeo informale in Irlanda del 13 novembre, che non sarà centrato sul bilancio, lo straordinario del 26 e 27 novembre a Bruxelles e il summit di dicembre, che saranno entrambi principalmente dedicati all’Mff 2028-34. Quella di Costa sarà la terza negobox, dopo quella della presidenza cipriota e quella della presidenza irlandese.

Un ruolo fondamentale nella nuova proposta negoziale sarà svolto dalle nuove risorse proprie, ovvero le entrate autonome che finanziano direttamente il bilancio dell’Unione (come dazi doganali, quote IVA, contributi sulla plastica non riciclata o la Risorsa basata sul Reddito Nazionale Lordo) permettendole di coprire le spese senza dipendere esclusivamente dai singoli Stati. Tali risorse sono considerate indispensabili per evitare una lievitazione eccessiva dei contributi nazionali, mantenendo un sufficiente livello di ambizione a livello di ammontare complessivo. Costa lavorerà anche per rendere il bilancio pluriennale sufficientemente flessibile da potersi adattare a circostanze impreviste: la ridotta flessibilità è uno degli aspetti che sono stati maggiormente criticati nella “negobox” irlandese.

Proprio in merito a questa proposta, durante i lavori del Consiglio è emerso un paradosso: da un lato si chiedono tagli, dall’altro ci si lamenta del loro impatto su politiche fondamentali, comprese quelle legate alla competitività. Per la Francia è chiaro che, sebbene il negoziato sul bilancio debba proseguire, un taglio di 140 miliardi rende molto difficile raggiungere un accordo; se la discussione sul compromesso della presidenza irlandese si concentra esclusivamente sulla spesa, un’intesa diventa quasi impossibile.

Le conclusioni sull’Mff 2028-34 sono state comunque approvate: “A seguito della presentazione, da parte della presidenza irlandese, di una bozza aggiornata del quadro negoziale (Negotiating Box) – si legge – il Consiglio Europeo ha discusso gli elementi chiave necessari per un compromesso equilibrato sul prossimo quadro finanziario pluriennale”. Il Consiglio Europeo “invita il proprio presidente a portare avanti i negoziati, nell’ottica di giungere a un accordo tempestivo. Un’intesa entro la fine del 2026 consentirebbe l’adozione degli atti legislativi nel 2027, passaggio necessario per garantire che i finanziamenti dell’Ue raggiungano i beneficiari senza interruzioni a partire da gennaio 2028″.

Durante la discussione sul bilancio, ha spiegato un alto funzionario Ue, gli interventi dei leader sono stati “molto sostanziali e dettagliati“, cosa che denota un vero “impegno” nei negoziati. Costa, in linea con la posizione emersa nelle consultazioni, continua a ritenere “assolutamente essenziale” il lavoro sulle risorse proprie per sbloccare l’accordo entro dicembre e ha fatto appello agli Stati membri affinché si assumano le loro responsabilità.

La discussione ha evidenziato l’importanza di mantenere i contributi nazionali entro “limiti ragionevoli” e di “preservare il livello di ambizione” del bilancio. Le risorse proprie svolgeranno un ruolo “decisivo” sotto questo profilo, pertanto Costa lavorerà con la Commissione ad un pacchetto “aggiornato” di risorse proprie, da includere nella nuova negobox. Secondo una fonte diplomatica europea, è possibile che la proposta tassazione delle imprese in base al giro d’affari si trasformi in qualcosa di diverso. Come detto, anche la “flessibilità” del bilancio, affinché si possa adattare ad eventi imprevisti, giocherà un ruolo chiave per superare lo stallo attuale.

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Padellaro, Mieli, Carofiglio, Ainis e Veludo ospiti di Sommi ad Accordi&Disaccordi sabato 17 ottobre. Con Travaglio e Scanzi

Il racconto dell’attualità è protagonista il sabato in prima serata sul Nove con il talk di confronto, discussione e approfondimento “Accordi & Disaccordi”, condotto da Luca Sommi.

Sabato 17 ottobre alle 21:30 sono ospiti i giornalisti Paolo Mieli e Antonio Padellaro, lo scrittore Gianrico Carofiglio, il costituzionalista Michele Ainis e l’autrice Virginia Veludo.

Tra i temi della conversazione il Consiglio europeo a cui Giorgia Meloni ha partecipato dopo essere stata ascoltata dal Parlamento italiano e gli scenari internazionali.

Nel corso di ogni puntata, come da tradizione, gli interventi del direttore de Il Fatto Quotidiano Marco Travaglio e del giornalista Andrea Scanzi, per analizzare cronaca, potere e società.

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Scontro al Consiglio Ue sul sistema delle quote di emissione. Poi il compromesso: “Valutare gli impatti dell’applicazione a edifici e trasporti”

Dopo una giornata di stallo e scontri, nella notte i Ventisette leader della Ue hanno trovato un compromesso sul sistema europeo di scambio delle quote di emissione (Ets), ma senza accogliere la richiesta di rinviare il nuovo mercato del carbonio per edifici e trasporti. Nelle conclusioni del Consiglio europeo entra, su pressione dell’Italia e dei Paesi del gruppo Visegrad, l’invito alla Commissione a rivalutare tutti gli impatti dell’Ets2, con particolare attenzione alla struttura del sistema e alle misure di salvaguardia. Un risultato politico per Giorgia Meloni, che però non cambia la tabella di marcia: l’allargamento del meccanismo a case e trasporti resta previsto dal 2028. La partita, del resto, va oltre il mercato delle emissioni. Al centro c’è il conflitto tra la richiesta di alleggerire i costi della transizione per famiglie e imprese e la difesa di una politica climatica che una parte dei governi considera indispensabile anche per ridurre la dipendenza europea dai combustibili fossili.

La mediazione raggiunta nella notte mostra tutti i limiti della strategia italiana. Roma ha fatto asse con i Paesi del gruppo Visegrad per chiedere correttivi al sistema, ma non ha trovato una sponda sufficiente per ottenere il rinvio dell’Ets2 che farà pagare un prezzo alle emissioni di anidride carbonica generate dai combustibili utilizzati per riscaldare gli edifici e alimentare i trasporti. Il nuovo sistema dovrebbe partire nel 2028.

Il testo delle conclusioni chiede un mercato del carbonio più trasparente e prevedibile, una riduzione della volatilità dei prezzi e misure per attenuare le ricadute sulle bollette elettriche. Ma ribadisce anche il ruolo dell’Ets nella transizione energetica e climatica, attraverso un prezzo delle emissioni capace di orientare investimenti e innovazione. La revisione, dunque, non mette in discussione il principio del sistema, ma apre alla possibilità di intervenire sul suo funzionamento. “Il Consiglio europeo invita la Commissione Ue ad aggiornare la valutazione di tutti gli impatti dell’Ets2, in particolare per quanto riguarda la sua struttura e le sue misure di salvaguardia”, si legge. Il testo “ribadisce la necessità di garantire con urgenza un mercato del carbonio ben funzionante, trasparente e prevedibile, di ridurre la volatilità del prezzo del carbonio e di mitigarne l’impatto sui prezzi dell’energia elettrica, preservando al contempo il ruolo essenziale dell’Ets”.

La richiesta italiana di correggere gli effetti delle politiche climatiche si scontra con i governi nordici, contrari a indebolire la transizione, e con la posizione di Commissione, Germania e Francia. Proprio Berlino e Parigi stanno cercando una convergenza sul futuro dell’industria automobilistica europea, un dossier destinato a pesare sulle prossime decisioni comunitarie. Per Meloni, la strada potrebbe essere quella di chiedere deroghe temporanee nazionali, sul modello dell’eccezione concessa nel 2023 a Spagna e Portogallo per contenere il prezzo dell’elettricità. Ma per ora è un’ipotesi, non un risultato del Consiglio.

Meloni ha portato al vertice anche il tema della flessibilità delle regole fiscali di fronte al caro energia, chiedendo di considerare l’aumento dei prezzi come un fattore esterno determinante. Su questo punto, il sostegno è stato limitato: soltanto la Grecia si è schierata apertamente con Roma. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha ribadito la necessità di prudenza sui conti pubblici, indicando nella possibile proroga del regime degli aiuti di Stato per la crisi energetica una delle poche leve disponibili nel brevissimo periodo.

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