❌

Modalità di lettura

Dagli autovelox alle telecamere anti-cellulare: multe in arrivo

Autovelox, telecamere ai semafori e ora anche strumenti intelligenti che individuano chi guida con il cellulare in mano. Sono numerosi gli occhi elettronici che vigilano sulle abitudini più pericolose al volante. Velocità elevata, precedenze bucate, manovre irregolari e distrazione, come il telefonino, restano le principali cause di incidenti in Italia, dice l’Istat.

D’altra parte, c’è chi teme che la tecnologia sia un modo più per fare cassa che prevenzione. Stando al Codacons, tra il 2021 e il 2025, gli autovelox di 21 grandi città italiane hanno elevato multe per 306 milioni di euro: in vetta Firenze (oltre 86 milioni), seguita da Milano (52 milioni) e Genova (30 milioni).

Il decreto

Proprio i rilevatori di velocità sono stati al centro di un paradosso tutto nostrano. Dal 1992 il Codice della Strada prevede l’obbligo della loro omologazione, ma per oltre 30 anni le regole tecniche per questo procedimento non sono mai state fissate e gli apparecchi venivano sottoposti soltanto a un processo di approvazione, aprendo le porte a ricorsi e annullamenti.

La svolta è arrivata con un decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in vigore dal 12 luglio, che ha messo nero su bianco le norme per omologazione, taratura e controlli periodici, stabilendo quali tra i dispositivi già attivi siano conformi e quali invece vadano spenti o adeguati.

Ricorsi: cosa cambia

«La multa è valida solo se l’apparecchio che ha registrato la violazione risulta omologato, sottoposto a taratura e censito sul sito del Ministero – precisa Gabriele Melluso, presidente di Assoutenti -. Il verbale deve riportare tutte le indicazioni utili sull’autovelox utilizzato e, in assenza di tali informazioni, è possibile presentare all’ente locale istanza d’accesso agli atti. Fra i dati da fornire figurano il modello dell’autovelox, gli estremi dell’omologazione, i riferimenti alle verifiche periodiche e alla taratura, la conformità dell’installazione alle autorizzazioni previste per quel tratto di strada».

Ma attenzione, il verbale non va pagato se si vuole impugnare: c’è tempo 30 giorni dalla notifica per rivolgersi al giudice di pace o 90 giorni per il prefetto. Il consiglio, comunque, è sentire un esperto, perché in caso di rigetto sono previsti costi extra. «Si può fare ricorso – aggiunge Melluso – anche se l’autovelox non era adeguatamente segnalato, in caso di errori o vizi nel verbale, oppure se questo è notificato oltre i termini di legge».

Telefonino off limits

Fra gli strumenti di ultima generazione c’è SafeDrive, in fase di test in Toscana sulla Fi-Pi-Li: l’analisi dei fotogrammi con l’intelligenza artificiale pizzica chi guida senza cintura o con il cellulare in mano. Per ora non può fare multe in autonomia: non essendo ancora omologato, l’immagine catturata è «una segnalazione di probabile infrazione che deve essere rilevata direttamente dall’agente in servizio su strada», evidenzia Paolo Sodi, presidente della Sodi Scientifica, l’azienda produttrice. 

Il telefonino può costare caro, e non solo per le sanzioni (da 250 a 1000 euro, 5 punti in meno e patente sospesa fino a 2 mesi). Distogliere lo sguardo per 2 secondi sfrecciando a 130 km/h equivale infatti ad andare alla cieca per 72 metri.

Giordano Biserni, presidente dell’Asaps, Associazione Sostenitori e Amici Polizia Stradale, sottolinea che la legge è chiara: «Qualsiasi utilizzo che comporti l’impiego anche di una sola mano o comunque l’allontanamento delle mani dal volante è sanzionabile. Non è necessario che vi sia una conversazione in corso: anche il semplice tocco per rifiutare una chiamata o consultare una notifica rappresenta una violazione». Il divieto vale pure se si è fermi in coda o a un rosso. «Le uniche modalità realmente compatibili con la sicurezza – avverte – sono l’uso di vivavoce, auricolari, comandi vocali o pulsanti integrati nel volante».

Tocco o non tocco?

E il touch screen di bordo? Non esiste un divieto esplicito di usarlo durante la guida, ma se l’interazione comporta una distrazione evidente, l’automobilista può essere sanzionato.

L'articolo Dagli autovelox alle telecamere anti-cellulare: multe in arrivo proviene da Informatore.

  •  

Arriva il formaggio FriP

Rinunciare al formaggio e al suo prezioso valore nutrizionale per problemi di salute può essere pesante, ed è quanto accade agli oltre due milioni di adulti nefropatici italiani. Una rinuncia inevitabile per i pazienti in dialisi o con insufficienza renale, che devono limitare l’introduzione nella dieta di fosfati, di cui latte e formaggi sono ricchi, perché i reni non sono in grado di eliminarli. I fosfati si depositano sulle pareti dei vasi sanguigni dando luogo a calcificazioni, che aumentano il rischio di complicanze cardiovascolari come ictus e infarto.

Un problema che tocca anche i bambini più piccoli. Per fortuna, oggi si sa cosa fare: ai neonati nefropatici viene dato latte addizionato di carbonato di calcio (CaCO₃), che si lega al fosforo e ne impedisce l’assorbimento da parte della mucosa intestinale. I bambini vengono in questo modo nutriti adeguatamente, ma senza determinare il pericoloso accumulo di fosfati nel loro sangue.

L’idea di un formaggio adatto alle persone con problemi renali nasce proprio da quanto viene fatto nel campo della nefrologia neonatale. Il risultato sono formaggi della tradizione casearia italiana, addizionati semplicemente con carbonato di calcio: il fosforo presente nel latte viene “bloccato” dal carbonato di calcio, che forma un sale insolubile (fosfato di calcio) non assorbibile dall’organismo, che viene eliminato naturalmente con gli escrementi.

Un’idea geniale

Questo metodo innovativo di caseificazione – FriP, che significa Free Phosphate – è stato sviluppato e brevettato dai ricercatori della Fondazione Ca’ Granda – Ospedale Maggiore Policlinico di Milano. E i formaggi FriP sono già sugli scaffali dei nostri supermercati, in diverse tipologie, dallo stracchino al pecorino e alla ricotta.

Ma facciamo un passo indietro, per capire l’importanza di questa cosa. Ne parliamo con il suo ideatore, il professor Gianluigi Ardissino, pediatra nefrologo del Policlinico. «Fino agli anni ‘70 del secolo scorso – ci racconta – i bambini nefropatici in genere non sopravvivevano, e chi riusciva ad arrivare all’età adulta era costretto al trapianto o alla dialisi a vita. Questo fino a quando si capì che addizionando il latte del biberon con il carbonato di calcio si eliminava la causa dell’accumulo precoce nel sistema vascolare delle calcificazioni che portavano alla morte».

Ardissino ha avuto un’idea semplice quanto geniale: perché non provare a produrre formaggi con latte addizionato di carbonato di calcio, come quello dei biberon? Dall’idea alla commercializzazione ci sono voluti più di tre anni, compresa una fase di sperimentazione direttamente nei caseifici, ma alla fine i primi formaggi FriP sono stati messi in vendita. «Sono indistinguibili dai formaggi tradizionali in termini di gusto e consistenza – continua il professore – e sono quindi adatti a tutti».

Meno fosfati e meno sale

Il metodo per liberare i formaggi dai fosfati non toglie sapidità, ma determina un contenuto di sale inferiore di circa il 30% rispetto alla media dei formaggi convenzionali.

Ridurre la quantità di sale è un’indicazione delle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: le dosi consigliate negli adulti sono meno di 5 grammi di sale al giorno, che corrispondono a circa un singolo cucchiaino da tè. Un limite ancora più basso è previsto per i bambini e per le persone con patologie, come l’ipertensione. In Italia, il consumo giornaliero medio di sale si attesta invece a quasi 10grammi per gli uomini e 7 grammi per le donne.

I formaggi FriP si possono ottenere con tutti i tipi di latte (vaccino, di pecora, di capra, di bufala). In commercio, nei supermercati Unicoop Firenze, attualmente ci sono stracchino, ricotta vaccina e caciotta prodotti dal caseificio Montegrappa di Pieve del Grappa (TV), e prossimamente anche il pecorino del Caseificio Sociale di Manciano (GR).

L'articolo Arriva il formaggio FriP proviene da Informatore.

  •  

Solidali alla Coop

Dall’8 al 21 ottobre, 25% di sconto sui prodotti Solidal Coop, la linea a marchio nata nel 1995 per offrire opportunità di sviluppo autonomo ai produttori in condizioni di svantaggio.

Tutti i prodotti della linea Solidal, come tè, cioccolato, banane, zucchero, solo per fare degli esempi, vengono prodotti nei Paesi in via di sviluppo, e sono garantiti Fairtrade, il marchio internazionale di certificazione etica più riconosciuto al mondo.

Lo sconto del 25% si applica nello stesso periodo anche ai prodotti Libera Terra coltivati sui terreni confiscati alle mafie: pasta, vino, legumi, tarallini, sughi pronti, la cui qualità racconta sapori e saperi del territorio, e il coraggio di tanti produttori, uomini e donne, che hanno detto no alla mafia.

Per informazioni:
i punti vendita interessati dalla promozione li trovi sul volantino online su coopfirenze.it

L'articolo Solidali alla Coop proviene da Informatore.

  •  
❌