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Milano, le cooperative promuovono il Piano per l’economia sociale

Soddisfazione. È quella che esprimono i presidenti delle centrali cooperative attive a Milano l’avvio del Piano per l’economia sociale del Comune di Milano. L’iniziativa viene considerata un passo strategico per un nuovo modello di sviluppo della città.

«Accogliamo con soddisfazione l’approvazione in Consiglio comunale dell’avvio del percorso per la costruzione del Piano attuativo per l’economia sociale del Comune di Milano. In questi ultimi tre anni abbiamo contribuito attivamente alla riflessione all’interno del dibattito portato in città sia nella commissione speciale Economia civile e sviluppo del Terzo settore sia nei luoghi di confronto avviati dalla Pubblica amministrazione». Così Giovanni Carrara, presidente di Confcooperative Milano e dei Navigli, Attilio Dadda, presidente di Legacoop Lombardia e Cinzia Sirtoli, presidente di Agci Lombardia dopo il via libera in aula, in serata, della delibera.

«La delibera» continuano i tre presidenti, «segna l’attivazione formale di un processo atteso e fortemente voluto, che riconosce pienamente il perimetro dell’economia sociale e il ruolo centrale del mondo cooperativo e del Terzo settore nella definizione delle politiche di sviluppo della città».

Una fase nuova

«L’avvio di questo Piano rappresenta un passaggio importante perché apre una fase nuova: il riconoscimento della cooperazione come soggetto pienamente titolato dell’economia sociale costituisce un fatto strategico e ne conferma il ruolo di componente strutturale del sistema economico», sottolineano Carrara, Dadda e Sirtoli. 

«Affermare che l’economia sociale contribuisca a interpretare lo sviluppo della città significa puntare su un modello capace di ridurre le disuguaglianze, rafforzare la qualità del lavoro e il benessere delle comunità. Le cooperative uniscono creazione di valore e impegno sociale, producendo beni e servizi di interesse generale, mettendo al centro la persona e la comunità favorendo così inclusività e sostenibilità».

Particolare rilievo assumono gli strumenti che il Piano potrà mettere in campo: dal social procurement, con il coinvolgimento delle partecipate e l’utilizzo degli appalti pubblici per favorire l’inserimento lavorativo di persone fragili, ai modelli abitativi cooperativi e solidali, fino alla valorizzazione delle imprese dell’economia sociale nei progetti di rigenerazione urbana, economia circolare e di welfare di comunità.

Le centrali cooperative ribadiscono «la propria disponibilità a contribuire attivamente alla fase di costruzione del Piano, affinché l’attivazione del percorso si traduca rapidamente in politiche pubbliche, strumenti operativi e azioni concrete in grado costruire piani di sviluppo territoriale e un’economia davvero inclusiva, resiliente e sostenibile». 

In apertura Photo by Bernard Guevara on Unsplash

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