Cyberattack sees crops kept in the ground
Una testimonianza “che ci ha fatto sobbalzare” spiega il conduttore ai telespettatori parlando di quanto riferito da un uomo che sarebbe stato nei pressi della villa di Via Pascoli il 13 agosto di 19 anni fa. “Abbiamo rintracciato questa persona e abbiamo chiesto di contestualizzare il perché di questa testimonianza” spiega Monteleone prima di trasmettere l’audio della sua conversazione con il testimone, il quale spiega come le sue parole siano state prese sotto gamba tutti, “ma io non ho detto una balla, perché ero lì quel giorno e quello che ho visto me lo ricordo benissimo. L’ho vista, aveva degli occhi spiritati che tu non hai idea e [ai Carabinieri, ndr] ho anche detto: ‘Mi ricordo i dettagli di una bicicletta nera, aveva i raggi che erano lucidi, sembrava una bicicletta nuova’”. “La certezza è una donna coi capelli biondi” lo incalza Monteleone, “Da uomo obiettivamente era una bella ragazza, è chiaro che l’ho osservata con una particolare attenzione”, replica il testimone. “E nella mia sit ho anche spiegato il perché ci ho messo tempo a dirlo. La cosa che mi fa venire il nervoso è che tanti parlano ma non sanno le cose e giudicano”.
E ancora: “Io non sono di quel territorio, nonostante abiti in provincia di Pavia io non conosco veramente nessuno di Garlasco, non ho rapporti con nessuno. Mi sono sempre occupato di discoteche e di eventi quindi ero là per motivi di lavoro. Ricordo benissimo quello che ho visto, la persona che ho visto mi ha anche guardato, ci siamo guardati in faccia”. Il presunto testimone fa sapere di avere ricevuto minacce: “Sono stato anche minacciato per quello che ho detto, e ho avuto paura perché non so come facevano a sapere quello che ho detto. Mi hanno suonato il campanello di casa dicendomi di farmi i ca**i miei, che io di Garlasco non ne devo sapere niente”. L’uomo, confidandosi con il giornalista, si rammarica anche del fatto che le sue parole finora non siano state tenute in grande considerazione: “Ho fornito tutto e poi però nessuno ti ca*a. Sembra che quello che ho visto io… chi se ne frega. Mi rode dentro il fatto che nessuno si interessi di quello” conclude.
L'articolo Garlasco, spunta il testimone: “Ho visto una donna bionda, aveva degli occhi spiritati. Mi hanno minacciato dicendomi di farmi i ca**i miei” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Marco Fassoni Accetti è il nuovo indagato per la scomparsa di Emanuela Orlandi”: a scriverlo è il quotidiano Repubblica. Mentre si attendono conferme ufficiali, il controverso fotografo romano sarebbe “nel mirino della Procura di Roma” che da tre anni ha riaperto le indagini sulla cittadina vaticana misteriosamente sparita a Roma il 22 giugno del 1983. Nell’ambito di questa inchiesta, la terza su Emanuela Orlandi, ricordiamo che c’è già una persona iscritta nel registro degli indagati, Laura Casagrande.
“Accetti è di nuovo indagato per quella scomparsa (di Emanuela, ndr). Il sospetto è che il fotografo romano possa aver fatto parte di una rete di adulti dedita all’adescamento di adolescenti da mettere a disposizione di terzi”, scrive Repubblica. In questa prospettiva sembra quindi prendere forza, rispetto al rapimento della Vatican Girl, la pista della pedofilia già emersa in passato. Rapitore, telefonista, carceriere: per anni Accetti, oggi 70enne, si è attribuito più ruoli nella vicenda di Emanuela Orlandi e anche in quella di Mirella Gregori, che è stata associata alla Orlandi, all’epoca dei fatti (in seguito ai comunicati di fantomatici rapitori). I magistrati già nel 2013, hanno archiviato le sue dichiarazioni definite dagli inquirenti una “sceneggiatura fantasiosa”. In quella occasione, Accetti si autoaccusò davanti ai pm di essere stato il rapitore sia di Emanuela che di Mirella e fu bollato come inattendibile. Ma adesso le cose sembrano cambiate, forse proprio in seguito alla lunga audizione di Accetti davanti alla commissione di inchiesta Orlandi-Gregori. E alcuni casi di scomparsa che hanno segnato la Roma degli anni ’80 potrebbero essere riletti dai magistrati in una nuova prospettiva. “Il ruolo di Accetti continua a essere valutato con estrema cautela dagli investigatori ma oggi si colloca in un quadro più ampio e differente. Quello che i pm stanno verificando non riguarda più solo l’attendibilità delle sue auto accuse”
(fonte: Repubblica). “I carabinieri del Nucleo investigativo di via In Selci stanno ascoltando molti testimoni già sentiti all’epoca e cercandone di nuovi (…)I magistrati stanno inoltre raccogliendo dichiarazioni di uomini e donne che all’epoca erano adolescenti e che oggi raccontano di aver conosciuto il fotografo attraverso la promessa di shooting. L’obiettivo è capire se li accompagnasse in abitazioni private o li introducesse a persone sconosciute” (fonte: Repubblica).
Sempre secondo quanto riporta Repubblica, la novità più evidente delle nuove indagini romane riguarda gli accertamenti su Accetti estesi anche alla scomparsa di Mirella Gregori e ad altri misteri romani di quegli anni. “Il vero punto di rottura dell’indagine coordinata dal pm Stefano D’Arma porta all’Eur, alla Pineta di Castel Porziano e alla morte di un ragazzino di 13 anni, Josè Garramon” fonte: Repubblica). La morte di Garramon risale allo stesso periodo delle misteriose scomparse di Emanuela e Mirella (20 dicembre 1983) ed è stato l’’unico crimine per cui Accetti è stato condannato in via definitiva, per il reato di omicidio colposo e omissione di soccorso. A travolgere il corpo del ragazzino, figlio di un diplomatico uruguaiano, fu proprio Accetti a bordo del suo furgone Ford Transit. Resta un punto oscuro e inspiegabile tuttavia come il bambino, che si era allontanato da casa per andare dal barbiere all’Eur, fosse riuscito ad arrivare quel giorno da solo e al buio in una pineta a 20 chilometri da casa. Chi lo portò a Castel Porziano quel giorno e perché? Ed è proprio alla luce di queste mai risolte incongruenze che i magistrati romani potrebbero voler indagare, per risalire a un ruolo di Accetti nel contesto romano di quegli anni, andando ben oltre l’aura di mitomane depistatore che ha avvolto la sua persona in questi 43 anni.
Secondo quanto riporta Repubblica, i Carabinieri stanno cercando di fare chiarezza anche sulle telefonate dell’Amerikano, l’uomo dall’accento straniero che telefonò a casa di Emanuela Orlandi dell’estate del 1983, identificandosi come il rapitore della ragazza. Accetti, lo ricordiamo, si è autoaccusato anche di essere l’Amerikano. Scopo delle nuove indagini è “stabilire se dietro quelle voci alterate e quelle missive possa esserci stata la mano o la voce di Accetti”, scrive Repubblica. Le autoaccuse di Marco Accetti non si sono limitate ai casi Orlandi e Gregori ma hanno coinvolto anche un altro cold case romano: l’omicidio irrisoolto di Katty Skerl. La 17enne fu ritrovata strangolata in una vigna a Grottaferrata nel gennaio 1984. Nel 2013, Accetti srisse sul suo blog che la bara della ragazza era stata trafugata dal cimitero del Verano e collegò il macabro furto al caso di Emanuela Orlandi. Le sue dichiarazioni caddero nel vuoto ma nel 2022, la Procura dispose l’apertura del loculo che fu ritrovato in effetti vuoto: la bara di Katty era stata realmente rubata. Alla commissione parlamentare d’inchiesta Orlandi-Gregori che lo ha audito per ben sette ore, Accetti ha anche consegnato un lunghissimo memoriale. Dopo 43 anni forse è davvero arrivato il momento di vagliare tutte le confessioni e i racconti di Accetti per chiarire se abbia avuto ruolo in queste oscure vicende, o se sia stato solo un depistatore di professione.
L'articolo “Marco Fassoni Accetti è il nuovo indagato per la scomparsa di Emanuela Orlandi, faceva parte di una rete dedita all’adescamento di adolescenti”: la svolta nelle nuove indagini della Procura di Roma proviene da Il Fatto Quotidiano.
La corsa all’AI sta creando nuove superfici di attacco e i cybercriminali stanno iniziando a sfruttarle con tecniche sempre più sofisticate. L’ultimo caso arriva dal mondo dei modelli open source e delle piattaforme collaborative dedicate all’intelligenza artificiale: un repository malevolo pubblicato su Hugging Face è riuscito a spacciarsi per un progetto ufficiale di OpenAI, raggiungendo […]
L'articolo Falso repository OpenAI su Hugging Face distribuisce malware proviene da Securityinfo.it.