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La madre di uno dei figli di Musk fa causa a xAI

Ashley St. Clair, influencer conservatrice statunitense e madre di uno dei figli di Elon Musk, ha avviato un’azione legale contro xAI, la società di intelligenza artificiale fondata dal miliardario. L’accusa riguarda il fatto che il chatbot Grok abbia manipolato sue fotografie generando immagini sessualizzate senza consenso.

Secondo la causa, depositata presso un tribunale dello Stato di New York, Grok avrebbe alterato una foto che ritraeva St. Clair insieme ad altre persone, rimuovendo digitalmente i suoi abiti e raffigurandola in bikini. Alla contestazione dell’influencer, il chatbot avrebbe definito l’immagine una risposta “umoristica”, affermando che era stata avviata una richiesta di rimozione.

La denuncia sostiene tuttavia che, nonostante le rassicurazioni ricevute, il sistema avrebbe continuato a produrre contenuti deepfake di natura sessuale e degradante riconducibili alla sua immagine.

Le accuse e i post pubblici dell’influencer

Nel testo dell’azione legale si afferma che Grok sarebbe in grado di modificare immagini reali di donne e minori, rendendole apparentemente autentiche e difficilmente distinguibili da fotografie reali. Il documento richiama inoltre il posizionamento iniziale del prodotto, presentato da xAI come un chatbot in grado di rispondere a domande che altri sistemi di IA tendono a rifiutare, e la successiva introduzione di una modalità definita “spicy”.

St. Clair ha denunciato pubblicamente l’accaduto in un post su X pubblicato all’inizio del mese, scrivendo: “Grok ora sta spogliando foto di me da bambina. Questo è un sito il cui proprietario dice di pubblicare foto dei propri figli. Non mi interessa se qualcuno vuole definirmi ‘risentita’: questo è oggettivamente orribile e illegale. Se è successo anche ad altri, scrivetemi in privato. Ho tempo”.

Secondo quanto riportato nella causa, alcuni utenti della piattaforma avrebbero recuperato e condiviso immagini di St. Clair quando aveva 14 anni, chiedendo al chatbot di rimuoverne gli abiti o di raffigurarla in bikini, richieste che il sistema avrebbe eseguito. In un successivo messaggio, l’influencer ha invitato i suoi follower a spostarsi su altre piattaforme, scrivendo: “Non pubblicate foto vostre o della vostra famiglia qui, a meno che non vogliate che Twitter vi dica che contenuti di abuso sessuale generati dal suo robot non violano i termini di servizio”.

St. Clair accusa inoltre xAI di ritorsione, sostenendo che, dopo le sue richieste di rimozione delle immagini, il suo account sulla piattaforma X sarebbe stato demonetizzato, privato della verifica e dell’accesso ai servizi premium.

Il contesto normativo e le contromisure di X

La causa arriva a ridosso dell’annuncio di X, che ha comunicato di aver limitato la capacità di Grok di generare o modificare immagini di persone reali in abbigliamento considerato rivelatore, come bikini o biancheria intima, e di aver applicato blocchi geografici nei Paesi in cui tali contenuti sono vietati dalla legge.

Elon Musk ha respinto le accuse più gravi, affermando che Grok non genera immagini illegali e che eventuali anomalie sarebbero il risultato di tentativi di utilizzo ostile del sistema, corretti non appena individuati.

Intervenendo mercoledì sera su CNN, St. Clair ha commentato le modifiche annunciate da X al funzionamento di Grok, affermando: “Se devi aggiungere la sicurezza dopo che il danno è stato fatto, quella non è sicurezza. È semplicemente controllo dei danni”.

Trasferimento del caso e rilievo per il settore AI

xAI ha richiesto il trasferimento del procedimento dalla giurisdizione statale a quella federale. Secondo la legale di St. Clair, il caso mira a portare l’attenzione pubblica sui rischi legati all’uso di strumenti di generazione e manipolazione delle immagini basati su intelligenza artificiale.

La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di crescente pressione regolatoria e legale sulle aziende AI, in particolare per quanto riguarda la tutela dell’immagine, il consenso e la protezione dei minori, temi sempre più centrali nel dibattito su governance e responsabilità delle tecnologie generative.

L’articolo La madre di uno dei figli di Musk fa causa a xAI è tratto da Forbes Italia.

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‘Kill Switch’: Irán apaga Starlink de Musk por primera vez, según Forbes

Las autoridades iraníes han brindado un duro golpe al proceso de desestabilización impulsado por Israel y EEUU, al lograr el bloqueo del acceso a Internet por satélite Starlink, una herramienta fundamental, informó este lunes Forbes.

«No habíamos visto esto antes. El apagón digital de Irán ha desplegado inhibidores militares, supuestamente suministrados por Rusia, para bloquear el acceso a internet de Starlink. Esto supone un cambio radical para la conectividad de emergencia que suelen usar manifestantes y activistas antirrégimen cuando se interrumpe el acceso a internet». sostiene el informe.

Según el reporte, se ha bloqueado más del 80 % del tráfico y el nivel de conexión a la Red se sitúa ahora en torno al 1 % del habitual.

Este avance técnico, que degradó el tráfico satelital desde un 30 % inicial hasta niveles del 80–90 % en zonas clave, marca un hito en la capacidad de Teherán para defender su control sobre el flujo de información frente a herramientas de desestabilización externas.

«Channel 4 News describe las actividades de Rusia como una «carrera tecnológica con Starlink», que, según afirma, «es conocida por desplegar camiones que emiten ruido de radio para interrumpir las señales satelitales». Hasta el momento no se ha confirmado qué tecnologías se están implementando», señala Forbes.

Tras el apagón total de internet móvil y fijo decretado el 8 de enero, miles de terminales Starlink, introducidas de contrabando y estimadas en decenas de miles, funcionaron como puente para coordinar manifestaciones y difundir imágenes. El gobierno recurrió al jamming de señales GPS (ya activo desde la guerra de 12 días con Israel en junio de 2025) y a la disrupción directa de enlaces de órbita baja mediante equipos de alta potencia proporcionados por China, según expertos como Amir Rashidi, del Miaan Group. Esta tecnología de grado militar supera al jamming básico y provoca pérdidas masivas de paquetes, haciendo inviable la transmisión continua.

Las señales GPS son básicas para un funcionamiento óptimo de la red de internet satelital de la compañía de Musk, cuyos receptores Starlink utilizan GPS para localizar y conectarse a los satélites.

En el tablero multipolar, el episodio refleja la disputa por la soberanía tecnológica. Irán percibe a Starlink, controlado por una empresa estadounidense, como un vector de injerencia externa, similar a su uso en Ucrania o a intentos previos en Irán en 2022. La respuesta refuerza a los bloques emergentes que buscan alternativas a infraestructuras dominadas por Occidente, desde satélites propios hasta cables submarinos chinos. Las empresas occidentales, como el caso Samsung y el espionaje israelí muestran que el mundo corporativo no es “neutral” sino que responde a intereses geopolíticos de sus países de origen.

Durante la Guerra de los 12 Días con Israel, se registraron fallas deliberadas en la red de internet nacional, que coincidió con la activación de haces de Starlink, según lo confirmó el propio Musk al publicar en la red social X: “Los haces están encendidos”, apenas un día después del inicio de la ofensiva israelí.

La coordinación entre empresas privadas y operaciones militares genera preocupación en Irán, que denuncia un nuevo patrón de guerra híbrida y sabotaje tecnológico.

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