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Noi restiamo là. Pinelli: un omicidio di stato

Mi piacerebbe sapere cosa dirà il 18 novembre prossimo al Politeama di Genova Mario Calabresi sul tema ‘Terrore e diritti – Anni Settanta’ in compagnia di Benedetta Tobagi, Sara Poma e Marco Damilano. Ma dato che non abito a Genova e non ho alcuna intenzione di pagare il biglietto per entrare mi dovrò accontentare dei resoconti del Secolo XIX.

Quello che so è quello che è emerso nella recente polemica sorta dalle sue dichiarazioni nei confronti di Adriano Sofri, fatte nel corso della trasmissione televisiva ‘La confessione’ condotta da Peter Gomez.

Durante la trasmissione, Calabresi aveva detto “Non ci siamo mai parlati con Adriano Sofri, ma prima della fine della sua vita sarebbe bello e prezioso verso di noi se, anziché barricarsi come ha fatto per tanto tempo dietro a mille distinguo, dicesse una parola di verità”, cioè in poche parole rendesse non solo confessione piena dell’omicidio che a suo tempo gli venne accollato, quello del padre, avvenuto a Milano il 17 maggio 1972, ma magari raccontasse un qualcosa di più utile a seppellire definitivamente la memoria di quegli anni, ridotti ad un ammasso di sangue.

Ovviamente non si è fatta attendere la replica dell’ex-leader di Lotta Continua, condannato in via definitiva a 22 anni di carcere come mandante dell’assassinio (pena interamente scontata e conclusa nel 2012). Attraverso una lettera aperta, Sofri ha respinto con decisione la sollecitazione di Calabresi, ribadendo perentoriamente la propria estraneità ai fatti: “Io dico che sono innocente, e che il tormentato itinerario giudiziario che abbiamo attraversato è stato dolosamente ingiusto.” Nel contempo Sofri afferma di avere più volte espresso direttamente a Gemma Capra, la vedova del commissario, “dispiacere per i modi dell’accanita campagna di Lotta Continua contro Luigi Calabresi, assumendomene la responsabilità piena (…). Io ero dalla parte di Pino Pinelli, e sono rimasto là.”

Non ho, confesso, simpatia per molte posizioni espresse attualmente da Sofri – e nemmeno della riduzione del suo giornale di allora a propagatore d’astio piuttosto che di stimolatore di verità, considerando che solo la virulenta campagna condotta dalle colonne di LC costrinse Calabresi a denunciarne il direttore, Pio Baldelli, e a sostenere un processo che gli si rivolse contro almeno fino all’opportunistica sospensione – ma debbo riconoscergli una coerenza di fondo, espressa in articoli, saggi, libri, riguardo la vicenda dell’assassinio del nostro compagno Giuseppe Pinelli. In effetti Adriano è “rimasto là”, così come ci siamo rimasti noi nel continuare a denunciare questo omicidio di Stato, avvenuto nella stanza al quarto piano della Questura di Milano, alla presenza di uomini dell’Ufficio politico capitanati dal commissario Luigi Calabresi e da quelli dell’Ufficio Affari Riservati diretti da Federico Umberto D’Amato nella notte tra il 15 e il 16 dicembre 1969. Il giudice D’Ambrosio con la sua ordinanza – con la quale nel 1975 derubricò la causa della morte di Pino ad un malore che lo avrebbe spinto incredibilmente al di là della balaustra della finestra – escluse la presenza del commissario da quella stanza dimenticandosi di interrogare l’unico testimone civile (cioè non appartenente a polizia, CC, ecc.) presente nel corridoio, quel Pasquale Valitutti che ha sempre negato di aver visto uscire il commissario da quella stanza. Ma non solo, un bel libro denuncia, scritto qualche anno fa, da Gabriele Fuga ed Enrico Maltini (edito da Zero in Condotta e poi riproposto, ampliato, da Colibrì) ha messo in luce un fatto di cui nessuno ha mai parlato, né dentro né fuori la Questura: la presenza di uomini dei servizi venuti appositamente da Roma per condurre le indagini nella direzione voluta, la criminalizzazione degli anarchici e, conseguentemente, l’avvio della svolta autoritaria contro il movimento di contestazione giovanile e operaia. E anche di questo nessuno, né dentro né fuori il Tribunale, se n’è mai fatto carico.

Sarebbe interessante se nell’incontro al Politeama di Genova venissero delle parole di verità ‘vera’; sul palco ci sono giornalist* di fama e di spessore, studios* del periodo, vorranno andare a fondo delle cose o rimarranno a coltivare il loro orticello di ‘buoni’ sentimenti fasulli?

Mario Calabresi ha già scelto da che parte stare (non avevo dubbi): la memoria condivisa di quegli anni deve passare dalla manipolazione, quando non dall’oblio, dei fatti, dall’abiura e dalla dissociazione, mai dal riconoscimento delle responsabilità e delle conseguenze di un sistema basato sull’oppressione e sullo sfruttamento. E allora io resto là.

Massimo Varengo

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ucspi-tcp6

ucspi-tcp6 è una derivaziorne del programma di Daniel Bernsteins ucspi-tcp 0.88, che aggiunge, tra le altre cose, le funzionalità ipv6 al programma originale ucspi-tcp. tcpserver e tcpclient sono strumenti di facile utilizzo dalla linea di comando per costruire applicazioni client-server TCP.

A partire dalla versione 1.13.05 è richiesto il pacchetto mandoc sia per ucspi-tcp6 che per ucspi-ssl. Gli utenti Slackware possono trovare il pacchetto su slackbuild.org.

Installare ucspi-tcp6

TCP6_VER=1.13.08
cd /var/qmail/ 
wget https://www.fehcom.de/ipnet/ucspi-tcp6/ucspi-tcp6-${TCP6_VER}.tgz 
tar xzf ucspi-tcp6-${TCP6_VER}.tgz 
cd net/ucspi-tcp6-${TCP6_VER}/ 
./package/install

L'utilizzo di tcpserver, per quanto riguarda l'IPv4, è del tutto simile a quello del programma originale di Bernstein.

Upgrade

In caso di upgrade di ucspi-tcp6 è necessario uccidere i processi tcpserver e riavviare qmail (qmailctl sarà installato dopo):

qmailctl reboot
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Configurazione di proftpd con mod_tls o mod_sftp

Ecco come ho installato mod_tls (ftpes) e mod_sftp in proftpd. I miei tentativi di farli convivere in due demoni separati sono tutti falliti, giacchè ho registrato errori nel trasferimento che sono spariti solo quando ho provato a caricare mod_tls o mod_sftp a turno.

Questi i miei test sulla velocità (per la verità un po' frettolosi). ftpes sembra un pochino più veloce in modalità upload:

ftpes
upload: circa 22.4 K/s
download: più di 800 K/s

sftp
upload circa 18.2 K/s
download: più di 800 K/s

Le mie opzioni di configurazione:

./configure \
        --prefix=/usr/local \
        --without-pam --disable-auth-pam \
        --enable-openssl \
        --with-modules=mod_ratio:mod_readme:mod_sftp:mod_tls

file ftpes.conf

# common stuff goes here
Include /usr/local/etc/proftpd/proftpd.conf

<IfModule mod_tls.c>
TLSEngine on
PassivePorts 49152 65535
#MasqueradeAddress 012.345.678.901 # se il server e' dietro un firewall
TLSLog /var/log/proftpd/tls.log
TLSProtocol SSLv23
# Require protection on the control channel, but reject protection of the data channel
TLSRequired ctrl+!data
TLSRSACertificateFile /usr/local/etc/ssl/certs/proftpd.pem
TLSRSACertificateKeyFile /usr/local/etc/ssl/certs/proftpd.pem
TLSVerifyClient off
TLSRenegotiate none
</IfModule>

file sftp.conf

# common stuff
Include /usr/local/etc/proftpd/proftpd.conf

<IfModule mod_sftp.c>
SFTPEngine on
SFTPLog /var/log/proftpd/sftp.log
Port 22
SFTPHostKey /etc/ssh/ssh_host_rsa_key
SFTPHostKey /etc/ssh/ssh_host_dsa_key
SFTPCompression delayed
MaxLoginAttempts 6
</IfModule>

Infine avviare il demone richiamando il file di configurazione desiderato:

/usr/local/sbin/proftpd -c /usr/local/etc/proftpd/ftpes.conf # se si vuole ftpes
/usr/local/sbin/proftpd -c /usr/local/etc/proftpd/sftp.conf  # se si preferisce sftp

Non avviarli mai insieme.

file proftpd.conf

ServerType standalone
UseReverseDNS off
DeferWelcome off

Port 21
Umask 022
MaxInstances 30

User ftp
Group ftp

SystemLog /var/log/proftpd/proftpd.log
TransferLog /var/log/proftpd/xferlog

<Global>

<Directory /*>
AllowOverwrite on
</Directory>

</Global>

<VirtualHost 123.456.789.123>

ServerName "ProFTPD"
DefaultRoot ~/www
DefaultServer on

</VirtualHost>

Startup script

#!/bin/sh
#
# /etc/rc.d/rc.proftpd
#

start() {
        /usr/local/sbin/proftpd -c /usr/local/etc/proftpd/ftpes.conf
#-n -d 20 for backup
#        /usr/local/sbin/proftpd -c /usr/local/etc/proftpd/sftp.conf
        echo "Server started."
}

stop() {
        /bin/killall proftpd
        echo "Server stopped."
}

restart() {
        stop
sleep 3
        start
#/bin/killall -HUP proftpd
        echo "Server restarted."
}

case "$1" in
'start')
  start
  ;;
'stop')
  stop
  ;;
'restart')
  restart
  ;;
*)
  echo "usage $0 start|stop|restart"
esac

 

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L'interprete Sieve e il server Dovecot ManageSieve

Il progetto Pigeonhole fornisce il supporto Sieve a livello di plugin per il Local Delivery Agent (LDA) di Dovecot e anche per suo servizio LMTP. Il plugin è un interprete Sieve che filtra i messaggi in arrivo usando uno script scritto in linguaggio Sieve. Lo script Sieve è fornito dall'utente e, con il suo utilizzo, l'utente può personalizzare come i messaggi in arrivo sono trattati. I messaggi possono essere spediti a una cartella specifica, reindirizzati, rispediti al mittente, scartati, etc.

Il Server Dovecot Managesieve è un servizio per gestire la collezione di script Sieve dell'utente.

Se vuoi supportare i filtri per le email, devi gestire le Sieve rules per mezzo del server dovecot-pigeonhole. Quando crei un filtro con la tua webmail o il tuo client di posta, stai scrivendo uno script in linguaggio Sieve per personalizzare il modo in cui i tuoi messaggi saranno recapitati, vale a dire se saranno inoltrati a qualcun altro, scartati o salvati in delle cartelle particolari. Ma per fare questo Dovecot deve agire anche come un Local Delivery Agent  al posto di vpopmail/vdelivermail, ovvero deve essere Dovecot a salvare i messaggi nella tua cartella Maildir. Questa guida cercherà di spiegare come raggiungere questo obiettivo.

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Installazione di Dovecot e sieve su qmail + vpopmail

Changelog

  • Aug 28, 2026
    - dovecot upgraded to v2.4.5
    - the new version has lua as a dependency. Added --without-lua at configure command
  • Feb 25, 2026
    - Added Server Name Indication (SNI) settings in sni.conf.template, imported from local.conf commit
    - userdb iterate query nor orders by domain and username commit
    - 15-mailboxes.conf: fts_autoindex = no added to Trash and Junk folders commit
    - 10-auth.conf: + character added to auth_username_chars commit
  • Nov 24, 2025
    - dropped 'enforce = no' from 90-quota.conf to enforce quota limits (commit)
  • Nov 22, 2025
    - quota driver switched to 'count' (commit). 'count' is the recommended way of calculating quota on recent Dovecot installations.
  • Mar 15, 2025 (config version 2.4.0.1 diff) 
    - Added quota warnings feature. Improved quota configuration in 90-quota.conf (more info here)
    - Configured auth-master.conf.ext and auth-deny.conf.ext. To be included from local.conf
  • Mar 9, 2025
    - fixed quota calculation in sql queries (tx Hakan Cakiroglu)
  • Feb 22, 2025
    - Bug fix in 90-sieve.conf: global script to move spam into Junk now working
    - Bug fix in move-spam.sieve: erroneously matches "YES" if "BAYES" is in the header
  • Feb 15, 2025
    - added support for vpopmail configured with --disable-many-domains
    - 90-sieve.conf: global script move-spam.sieve called correctly
  • Jan 29, 2025
    - dovecot upgraded to v 2.4.0. Old configuration files are not valid anymore and you have to install dovecot from scratch.
  • Nov 15, 2024
    - added a postlogin script to update the vpopmail.lastauth SQL table on login (see 10-master.conf, thanks kengheng)
  • Dec 29, 2023
    default_pass_scheme = SHA512-CRYPT (was MD5-CRYPT) in dovecot-sql.conf.ext, as vpopmail-5.6.x has now SHA512-CRYPT password by default

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