Modalità di lettura

APMAT26: Vincenzo Adinolfi (Cava Energia) sui successi dell’evento a Matera

Vincenzo Adinolfi di Cava Energia sintetizza i successi di APMAT26 a Matera, evidenziando come l'evento abbia fornito spunti concreti per rilanciare le strategie di business degli operatori italiani. Il confronto costruttivo con i colleghi internazionali, in particolare con quelli spagnoli, stimola l'associazione Assoprovider e le imprese del settore a rafforzare sia l'azione commerciale sia la […]

L'articolo APMAT26: Vincenzo Adinolfi (Cava Energia) sui successi dell’evento a Matera proviene da Assoprovider.

  •  

Treni in ritardo. Riflessioni sulla servitù volontaria

Un mesetto fa è scoppiato un piccolo caso politico che, probabilmente molti hanno già dimenticato. Eppure merita attenzione, perché racconta molto bene il clima del nostro tempo.
Tutto nasce da una campagna pubblicitaria di Italia Viva comparsa nelle grandi stazioni ferroviarie italiane, in particolare Roma Termini e Milano Centrale. I manifesti utilizzavano una grafica volutamente ispirata ai manifesti del Ventennio fascista e giocavano sul celebre slogan nostalgico “Quando c’era lui”. Solo che qui il bersaglio era Giorgia Meloni.
Uno dei cartelloni recitava: “Quando c’era lei i treni arrivavano in ritardo”.
Un altro: “Quando c’era lei l’Italia era meno sicura”.
Il tono era chiaramente provocatorio, ironico, costruito per attirare attenzione e polemiche. Operazione discutibile? Probabilmente sì. Ma assolutamente dentro il normale conflitto propagandistico di una campagna politica.
La vicenda però prende una piega interessante quando emerge che
Grandi Stazioni Retail — la società che gestisce gli spazi pubblicitari nelle principali stazioni ferroviarie — avrebbe chiesto modifiche alla campagna per autorizzarne il rinnovo. Italia Viva parla immediatamente di censura e tira in ballo addirittura gli articoli 21 e 68 della Costituzione.
Naturalmente, nel giro di poche ore, arrivano smentite, precisazioni, retroscena, “fonti vicine”, ministeri che negano pressioni, società che rivendicano autonomia, partiti che gridano allo scandalo e giornali che si inseguono nella ricostruzione dei fatti.
Fin qui siamo dentro il consueto teatrino della politica italiana.
Ma la parte davvero interessante è un’altra.
Perché questa storia ci riporta improvvisamente a un testo del Cinquecento: il
Discorso sulla servitù volontaria di Étienne de La Boétie. La domanda che si poneva La Boétie era semplice e terribile: come fa il potere a reggere così stabilmente, anche quando è odiato?
La sua risposta era che i governi non vivono soltanto di forza o repressione. Vivono soprattutto grazie alla collaborazione spontanea di una moltitudine di persone che, per convenienza, abitudine, paura o semplice conformismo, finiscono per servire il potere senza nemmeno bisogno di ordini espliciti.
Ed è esattamente il meccanismo che sembra intravedersi oggi.
Non c’è il gerarca che telefona ordinando di strappare i manifesti. Non c’è il prefetto che manda la polizia. Non c’è il ministero della propaganda. C’è qualcosa di molto più moderno. Ci sono dirigenti prudenti, apparati che “interpretano il clima”, società partecipate che vogliono evitare fastidi, uffici comunicazione che preferiscono prevenire problemi, funzionari che diventano, come si dice, “più realisti della regina”.
Ed è qui che la vicenda diventa quasi comica. Perché i manifesti volevano insinuare l’idea di una deriva autoritaria. E il sistema, nel tentativo di gestire la situazione, finisce per reagire esattamente nel modo che conferma quella narrazione. Se fosse una sceneggiatura cinematografica qualcuno direbbe che è troppo didascalica per essere credibile.
Naturalmente non è necessario simpatizzare per Renzi o per Italia Viva per cogliere il problema. La questione non è la qualità della campagna pubblicitaria. La questione è la rapidità con cui, dentro strutture pubbliche o semi-pubbliche, si attiva il riflesso della normalizzazione preventiva.
È questo il punto moderno della servitù volontaria.
Il potere contemporaneo spesso non ha nemmeno bisogno di censurare apertamente. Gli basta essere percepito. Gli basta suggerire un’atmosfera. Gli basta lasciare intuire quale sia il confine del fastidio tollerabile. Il resto lo fanno da soli funzionari, manager, intermediari, amministratori, responsabili marketing e professionisti della prudenza.
La Boétie lo aveva capito cinque secoli fa: la servitù più efficace è quella che non ha bisogno di essere imposta.
E allora forse la morale finale di questa piccola storia ferroviaria è semplice. I treni magari continueranno ad arrivare in ritardo. Ma la servitù volontaria, quella, in Italia riesce ancora a essere perfettamente puntuale.

Totò Caggese

L'articolo Treni in ritardo. Riflessioni sulla servitù volontaria proviene da .

  •  

Editoria in crisi, ma L’Espresso accelera: web e social spingono il rilancio e fanno crescere i ricavi. Tutti i numeri

Significativo miglioramento dei numeri de L’Espresso Media, la casa editrice che edita l’omonimo settimanale e controllata dall’imprenditore Donato Ammaturo tramite Ludoil Energy. Il bilancio del 2025, infatti, s’è chiuso sì in perdita per 837mila euro, ma il passivo è decisamente calato rispetto a quello di oltre 2,7 milioni del precedente esercizio.

Tutto merito dei ricavi editoriali che anno su anno sono saliti da 4,7 milioni ad oltre 6 milioni, in controtendenza rispetto al settore ma anche rispetto all’ultimo triennio dell’azienda. A ciò vanno sommati i contributi pubblici sotto forma di credito d’imposta e così il valore della produzione è balzato ad oltre 7,4 milioni. Tutto ciò ha portato l’azienda di Ammaturo a registrare per la prima volta un ebitda positivo per 335mila euro, margine che invece l’anno prima aveva avuto un segno negativo per oltre 1,7 milioni.

I risultati del 2025, dice la relazione sulla gestione, sono frutto della nuova strategia aziendale basato sul rilancio del web e dei social media con massicci investimenti sul digitale oltre all’ampliamento del perimetro redazionale, trainato dallo sviluppo de “Le guide dell’Espresso”.

LEGGI LE NOTIZIE DEL CANALE ECONOMIA

L'articolo Editoria in crisi, ma L’Espresso accelera: web e social spingono il rilancio e fanno crescere i ricavi. Tutti i numeri proviene da Affaritaliani.it.

  •  

Svezia, approvata la “legge sulla delazione”: i dipendenti pubblici dovranno denunciare i migranti senza documenti, anche negli ospedali

Nuovo doppio giro di vite nella stretta all’immigrazione in Svezia, dove i dipendenti statali saranno obbligati a denunciare da protocollo gli stranieri senza documenti per aumentare il numero dei rimpatri. Oltre a quella che è stata rinominata la “legge sulla delazione“, sono stati irrigiditi anche i criteri per il rilascio e la revoca dei permessi di soggiorno, sulla cui valutazione avrà un peso sempre maggiore lo “stile di vita” dell’interessato.

Il Paese, che andrà alle urne a settembre, ha un Governo guidato dal primo ministro Ulf Kristersson (Partito dei Moderati), in carica dall’ottobre 2022, con un esecutivo di minoranza di centro-destra formato dal Partito Moderato, dai Cristiano-Democratici e dai Liberali con il sostegno esterno del partito di estrema destra, i Democratici di Svezia. L’onda xenofoba che ancora una volta sta attraversando l’Europa è partita dal Nord e nel Nord si incancrenisce. In Svezia, il Paese sempre meno propenso a quell’accoglienza che, nei decenni scorsi, l’aveva elevato a modello europeo, in particolare per la percentuale più alta di rifugiati accolti in proporzione alla popolazione.

A novembre del 2015, quando la crisi dei profughi era al suo apice, Stoccolma decretò il ripristino dei controlli alla frontiera con la Danimarca che, dal canto suo, non mise a disposizione neanche un poliziotto. Il traffico ferroviario collassò e molti lavoratori transfrontalieri dovettero rassegnarsi e lasciare l’impiego per i tempi biblici che il trasferimento comportava. Fu l’inizio di una serie di provvedimenti sempre più disinvolti e lontani dalla tradizione svedese, in concomitanza con l’affermarsi ben più energica e fiera delle destre estreme e di un malcontento generale sempre silenzioso.

Oggi la Commissione di Previdenza Sociale ha ottenuto il voto del Parlamento per due proposte. La prima, come detto, puntava a obbligare sei enti governativi svedesi a denunciare automaticamente alla polizia le persone senza documenti con le quali fossero venuti in contatto durante l’esercizio delle rispettive professioni. Tra questi, enti scolastici e sanitari. A sua volta, questa potrebbe trasmettere le informazioni all’Agenzia per l’immigrazione o ai Servizi di sicurezza. Inoltre, l’Autorità svedese per i reati economici e la Procura saranno obbligate a fornire informazioni sugli stranieri, su richiesta di un’Agenzia delle forze dell’ordine. La legge, ribattezzata “operazioni di controllo rafforzate“, prevede anche l’uso di ulteriori strumenti per verificare l’identità degli stranieri, come la possibilità di sequestrare e perquisire il telefono cellulare, mentre impronte digitali e fotografie saranno lecitamente utilizzate in misura maggiore e più efficace rispetto al passato. Il rischio di essere denunciati, indurrà di fatto gli stranieri a non usufruire, ad esempio, di servizi sanitari che, sulla carta, prevedono esenzioni per le fasce più deboli della popolazione.

La seconda proposta appoggia quella del governo di modifica della legge sugli stranieri. In particolare, per il rilascio o la revoca dei permessi di soggiorno dovrà essere presa in maggiore considerazione la condotta dello straniero che viene definita anche “stile di vita”. La nuova normativa raccomandata dalla Commissione mira a creare “maggiori opportunità per espellere gli stranieri”.

Le reazione di Jan Willem Goudriaan, Segretario Generale dell’Unione Europea dei Servizi Pubblici: “Se venissero introdotti obblighi di segnalazione nei servizi pubblici, le persone avrebbero paura di utilizzare servizi essenziali come ospedali, sistemi di assistenza, scuole e trasporti pubblici, mettendo a rischio i nostri iscritti che lavorano in questi settori. Dobbiamo inoltre ricordare ai governi che i servizi pubblici cesserebbero di funzionare senza i lavoratori migranti in Svezia e in molti Stati membri dell’Ue. Ciò di cui abbiamo bisogno non è una nuova caccia alle streghe che costringa i lavoratori a fare da informatori. Non c’è nulla da guadagnare da un obbligo di segnalazione che mira a deportare i migranti senza documenti che non hanno commesso alcun reato. Questa ‘legge sulla delazione’ minaccia il diritto fondamentale all’asilo e il principio di non respingimento, alimentando al contempo un clima di sospetto, paura e razzismo, anche all’interno del settore pubblico. Non fa altro che legittimare l’estrema destra, fin troppo felice di vedere realizzati i suoi sogni più sfrenati di sorveglianza di massa, detenzione e deportazione a scapito dell’etica del servizio pubblico”.

Louise Bonneau, Responsabile Advocacy di PICUM, rete di organizzazioni che lavorano per garantire la giustizia sociale e i diritti umani ai migranti privi di documenti: “Il voto di oggi rappresenta una grave battuta d’arresto per i diritti umani in Svezia. Non accetteremo questa come la parola definitiva. Siamo al fianco dei nostri partner nella continua lotta per l’abrogazione di questa legge e per la tutela dei diritti umani di tutti in Svezia.”

L'articolo Svezia, approvata la “legge sulla delazione”: i dipendenti pubblici dovranno denunciare i migranti senza documenti, anche negli ospedali proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Lucchini potrà aumentare la produzione di acciaio del 25% senza valutazione di impatto ambientale: perché?

La Lucchini RS Holding, approvando in questi giorni il bilancio 2025, ha reso noti i risultati positivi del Gruppo, che ha registrato ricavi pari a 583,1 milioni di euro e un utile di 52,6 milioni di euro. Il patrimonio netto è salito a 631 milioni di euro, confermando la solidità patrimoniale e finanziaria dell’azienda. Gli organici hanno raggiunto quota 2.298 dipendenti, di cui 836 nelle controllate estere. L’azienda ha inoltre portato gli infortuni sul lavoro ben al di sotto della media nazionale del settore.

L’impegno di Lucchini RS per l’economia circolare si è tradotto nell’attività dell’impianto di Montichiari (BS), che consente di recuperare e valorizzare sottoprodotti dell’acciaieria destinati all’edilizia e alle infrastrutture stradali. La Divisione Ferroviaria ha registrato una solida crescita grazie soprattutto delle società estere del Gruppo. Anche il comparto dei forgiati e dei fusi ha beneficiato dell’entrata in funzione, nel 2024, della nuova pressa da 7.000 tonnellate, che ha consentito alla forgia di Lovere di aumentare il peso dei lingotti utilizzati e di ampliare la gamma dimensionale dei prodotti offerti. Lucchini è inoltre leader europeo nella lavorazione e distribuzione di lamiere inossidabili ad alto spessore.

Il 2026 rappresenta un anno simbolico per il Gruppo, che celebra il 170esimo anniversario della fondazione dello storico stabilimento di Lovere, ma anche un anno strategico. La Provincia di Bergamo ha infatti aggiornato l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) dello stabilimento di Lovere per, come si legge in un comunicato dell’azienda, “favorire un utilizzo più flessibile e razionale degli impianti”.

In realtà, grazie a questa autorizzazione, ottenuta senza il ricorso alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), Lucchini RS potrà aumentare la produzione di acciaio da 250.000 a 310.000 tonnellate annue, con un incremento di circa il 25%.

I controlli fanno parte della normale vita di un’impresa. Un’acciaieria di interesse nazionale rappresenta comunque una potenziale fonte di impatto per la salute pubblica, soprattutto quando è collocata in prossimità di edifici e abitazioni, come avviene tra Lovere e Castro. La VIA non sarebbe stata un atto d’accusa nei confronti dell’azienda, bensì uno strumento di trasparenza e garanzia per tutti.

Alla luce dei risultati economici e delle prospettive di mercato, Lucchini RS è oggi l’unico produttore italiano di ruote ferroviarie forgiate e uno dei pochissimi a livello mondiale. Lo stabilimento di Lovere dispone dell’intera filiera produttiva dell’acciaio — acciaieria, fonderia, fucinatura e lavorazioni meccaniche — e produce componenti essenziali per il settore ferroviario, quali ruote, assili e sale montate destinati all’alta velocità, al trasporto regionale, alle metropolitane e ai treni merci.

Proprio in ragione di questo ruolo strategico e internazionale, l’azienda avrebbe potuto richiedere volontariamente una procedura di VIA. Se è convinta che l’aumento della produzione non comporti alcun impatto significativo, non si comprende perché temere una valutazione indipendente. Qualora emergessero criticità, ciò non significherebbe mettere in discussione l’attività produttiva, ma individuare eventuali problemi e affrontarli con gli strumenti più adeguati.

Considerata la solidità economica del Gruppo, eventuali interventi di mitigazione ambientale e ulteriori monitoraggi potrebbero essere sostenuti senza compromettere né l’occupazione né la competitività aziendale. Questi due adempimenti non sono in contraddizione con l’occupazione, non sono fatti per chiudere l’azienda, ma adempimenti per aprirla, modificarla e nel caso migliorare l’impatto.

Essendo un’acciaieria elettrica, con fonderia e forgia integrate, le emissioni complessive reali sono comunque rilevanti e andrebbero monitorate.

Pur non essendo stata ritenuta necessaria la VIA, un incremento della produzione di acciaio del 25% giustifica quantomeno l’avvio di una Valutazione di Impatto Sanitario (VIS) indipendente, affinché lavoratori, cittadini e amministrazioni possano conoscere preventivamente gli effetti dell’aumento delle emissioni industriali, del traffico indotto e delle ricadute ambientali sulla salute pubblica.

I futuri incrementi di produttività consentirebbero di sostenere agevolmente i costi di queste valutazioni. Un’azienda strategica come Lucchini RS non può inoltre permettersi di dipendere esclusivamente dal trasporto su strada. È sufficiente ricordare come la frana che interessò la viabilità nel 2024 abbia bloccato per circa un mese l’attività produttiva e creato notevoli disagi anche ai cittadini di Lovere.

Non va dimenticato che, in passato, le chiatte lacustri trasportavano le ruote ferroviarie tra Lovere e Paratico, dove venivano inoltrate sulla rete ferroviaria nazionale. Oggi non è più possibile trasferire i camion su ferrovia attraverso il molo di Paratico, ormai urbanizzato, ma sarebbe comunque possibile utilizzare il trasporto via lago fino alla periferia di Costa Volpino (località Pizzo), riducendo il traffico pesante nel centro abitato e limitando i rischi derivanti da eventuali nuovi cedimenti della viabilità stradale.

Sorprende che un’analisi costi-benefici di questa soluzione non sia stata quantomeno presa in considerazione. In fondo, si tratterebbe per Lucchini RS di destinare una piccola parte dei benefici derivanti dal futuro aumento della produttività ai bisogni della comunità locale: molto più, e molto meglio, della modesta compensazione economica (triennale) di 210mila euro prevista dal protocollo d’intesa sottoscritto tra l’azienda e i Comuni di Lovere e Castro. Sviluppo e tutela ambientale posso correre assieme ma non così.

L'articolo Lucchini potrà aumentare la produzione di acciaio del 25% senza valutazione di impatto ambientale: perché? proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Messi show e l’Argentina vince al debutto, tripletta da record all’Algeria

Messi show e l’Argentina vince al debutto, tripletta da record all’Algeria

KANSAS CITY (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Monumentale Lionel Messi, che con una tripletta stende l’Algeria al debutto dell’Argentina ai Mondiali 2026 e in un solo colpo raggiunge Miroslav Klose in vetta alla classifica all-time dei marcatori della rassegna iridata, a quota 16 gol. Tutto questo nel giorno della sua 200esima presenza con la maglia dell’Albiceleste, a vent’anni esatti dal suo debutto (anche in quel caso con gol) in un Mondiale. Insomma, non poteva esserci inizio migliore per i campioni del mondo in carica, che con questo netto 3-0 raccolgono i primi tre punti nel girone J. E ci mette meno di cinque minuti, Messi, per trovare la via della rete, ma viene tutto annullato per un leggero fuorigioco sul suggerimento di Lautaro Martinez. Non sta a guardare l’Algeria, che tre minuti dopo va a segno con Chaibi dopo un super spunto di Maza ma, anche in questo caso, c’è l’offside che grazia la linea difensiva argentina, tutt’altro che attenta nell’occasione. L’Argentina gioca una partita di buona intensità, pressando bene e cercando sempre un gioco verticale, come al 17′, quando De Paul trova lo spazio per Messi che dalla lunetta fa partire un sinistro che piega le mani a Zidane e si insacca in rete: per la seconda edizione consecutiva, quindi, l’asso argentino segna il primo gol della sua Nazionale a un Mondiale. L’Algeria fatica a riorganizzarsi e, salvo qualche spunto interessante di Chaibi e Hadj Moussa, non riesce mai a impensierire davvero Emiliano Martinez: si va al riposo, quindi, senza altre particolari emozioni.
E nemmeno nella ripresa la nazionale nordafricana riesce a trovare la scossa per provare a recuperare lo svantaggio. Anzi, è nel secondo tempo che prosegue lo show targato Messi: al 60′ arriva il secondo gol con un facile tap-in dopo una respinta goffa di Zidane sul tiro, potente ma centrale, di Mac Allister. Il portiere algerino, figlio di Zinedine, si rifà in parte al 66′, quando con una grande parata nega la gioia del terzo gol a Messi. Poco male per Leo, che pochi minuti più tardi, al 76′, imbuca all’angolino dal limite e certifica la vittoria degli uomini di Scaloni. All’80’ arriva anche la meritata standing ovation per Messi, che lascia spazio al debutto di Nico Paz. Inizia così il mondiale da campione in carica per l’Argentina, che dà un forte segnale alle altre pretendenti al trono.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

  •  

Norvegia ok all’esordio, Iraq battuto 4-1

Norvegia ok all’esordio, Iraq battuto 4-1

BOSTON (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Esordio comodo ai Mondiali 2026 per la Norvegia, che batte 4-1 l’Iraq al Boston Stadium di Foxborough. Protagonista Erling Haaland, subito decisivo alla prima in assoluto ai Mondiali. Doppietta per il centravanti del Manchester City, che apre le marcature al 29′, mentre al 43′ risponde alla rete del momentaneo pareggio di Hussein (39′). Chiudono i conti nel secondo tempo il gol difensore del Genoa Leo Ostigard e l’autogol di Hussein nel recupero. Rispetta le aspettative la Norvegia, che aggancia la Francia in testa al girone I a quota tre punti. Chiudono la classifica Senegal e Iraq. Nella prossima giornata gli scandinavi se la vedranno con il Senegal (23 giugno, ore 2.00), mentre i Leoni della Mesopotamia saranno chiamati all’impresa contro i Bleus di Deschamps (22 giugno, ore 23.00). Solo Norvegia nei primi venti minuti. Gli scandinavi tengono in mano il pallino del gioco e non permettono all’Iraq di distendersi in contropiede. Alla prima vera occasione arriva il vantaggio norvegese: cross basso di Wolfe e Haaland sblocca il match al 29′. Match a senso unico, ma l’Iraq riesce a pareggiare i conti al 39′, con il colpo di testa di Hussein su invito di Ammari. Immediata la reazione della squadra di Solbakken, che si riporta avanti al 43′ con la doppietta di Haaland, bravo a sfruttare un’incertezza della retroguardia degli uomini di Arnold.
In uscita dagli spogliatoi il copione della partita resta identico: Norvegia in controllo e Iraq racchiuso nella propria trequarti. Scendono leggermente di giri gli scandinavi e la squadra di Arnold prova a costruirsi la chance del pareggio, ma al 62′ Ali manda alto uno spiovente insidioso di Jasim. Dopo il cooling break la Norvegia torna a rendersi pericolosa e va vicina al 3-1 con il sinistro di Thorstvedt murato da Hashem in corner. Sul calcio d’angolo è Ostigard a trovare il gol della sicurezza al 77′. Nel finale i ritmi si abbassano e la Norvegia amministra senza problemi il doppio vantaggio, confezionando il 4-1 finale sfruttando l’autogol di Hussein al 97′.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

  •  

Chat sessista, l’Atm sospende i dipendenti coinvolti

Chat sessista, l’Atm sospende i dipendenti coinvolti

MILANO (ITALPRESS) – L’Azienda Trasporti Milanesi ha sospeso dal servizio e dalla retribuzione i dipendenti coinvolti nella chat “Ticinese Staff”, dove foto di donne acquisite impropriamente erano accompagnate da commenti sessisti. Lo rende noto ATM.

– Foto di repertorio IPA Agency –

(ITALPRESS).

  •  

Il capitalismo bancario di sorveglianza produce guerre e povertà

Partiamo dal postulato, cardine del nostro ragionamento, che il potere abbia sempre e comunque due nemici, uno interno e l’altro esterno. Il “sistema anglo-Ue” ha identificato mediaticamente ed imprenditorialmete la Russia come nemico esterno. Parimenti il nemico interno del potere siamo tutti noi i normali. Ecco che il potere ha due fronti bellici, e conta di mantenere aperto sempiternamente il confronto. Ma chi è il potere anglo-Ue? Soprattutto chi ne incarna la dirigenza ed i valvassori nei feudi europei? Noi normali cittadini abbiamo la risposta a portata di mano: il nostro oppressore si chiama capitalismo fiscale e bancario di sorveglianza. Si dibatte del “capitalismo di sorveglianza” da prima della pandemia, ormai anche i muri possono rispondere su quanto la “povertà sostenibile” sia un modo per controllare le masse, per escluderle dai cicli produttivi, dai benefici delle ricchezze come dal partecipare all’ormai risicato ascensore sociale. Del resto l’umanità ha conosciuto l’abolizione di schiavitù e servitù della gleba nel lasso temporale medio degli ultimi duecento anni; ben poca cosa rispetto ai tanti millenni che hanno consentito il sorgere d’imperi, la creazione d’enormi ricchezze grazie allo sfruttamento dei molti ad opera di pochi. Oggi, che l’operatore umano viene un po’ in tutti i campi sostituito dai robot, dall’intelligenza artificiale, dal computer, succede che il potere non intenda dividere con i popoli le ricchezze create grazie alla tecnologia. In un primo momento il potere aveva paventato che la tecnologia avrebbe fornito a tutti delle opportunità illimitate. Dopo la pandemia è diventato imperativo dei pochi contenere demograficamente i molti, limitarne appetiti ed ambizioni: per non dividere ricchezza e potere come risorse alimentari che potrebbero scarseggiare. Così la tecnologia è venuta incontro al neocapitalismo di sorveglianza, promettendo che il tre per cento degli uomini possa ancora tenere a bada i popoli.

Guerra del potere al popolo

Come da antica tradizione speculativa si ricorrerà all’esempio, all’aneddoto utile a dimostrare come gira il mondo, come il potere fronteggi le ambizioni dei popoli: per motivi giudiziari (evitare querele) verranno omessi i nomi degli attori e quanto serva ad identificarli, consci che in sede di conciliazione e di costituzione di parte civile possa essere preteso un risarcimento (e solo per averli nominati) proporzionato al loro patrimonio professionale, etico, morale, al censo, ai loro beni (il Mercante di Venezia è sempre attuale).
Partiamo da presupposto che, il potere finanziario pretenda dagli attuali corpi intermedi venga favorita la concentrazione di ricchezza: ovvero politiche economiche e sociali che mirino a far sì che la ricchezza si accumuli nelle mani di un numero ristretto di individui o gruppi, contrastando con norme europee e poi leggi nazionali che venga equamente distribuita nella società. Questo per esempio avviene con politiche fiscali che favoriscano i più ricchi, permettendo la chiusura delle attività che per incapienza non riescono a mettersi a norma europea. O deregolamentando settori in cui solo le grandi imprese possono accumulare profitti: come quello energetico e telefonico, dove il cosiddetto “mercato libero” ha favorito le multinazionali che a loro piacimento mettono mani a tariffe e prezzi. Oppure le politiche creditizie che limitano l’accesso delle fasce sottocapitalizzate alle opportunità, negando loro prestiti e mutui, negando loro l’opportunità d’aprire un laboratorio o un commercio che possa restituire negli anni alla banca capitale e interessi.

L’imprenditore il dottor Pangloss

Qualcuno ce la fa, e con tanti sacrifici ed intelligenza riesce negli anni a costruire varie realtà produttive. E’ il caso dell’amico imprenditore che lo scrivente non sentiva da qualche anno, che in questi giorni s’è fatto vivo. “Qual buon vento!?”. Il tipo di rimando “perdonami ma ho avuto una vita convulsa…troppi impegni”. La domanda su come vadano le aziende viene spontanea, ma la risposta è deviante: “Guarda le aziende vanno bene, nonostante i tempi, ma ti telefono per un consiglio. La mia crescita economico-imprenditoriale è ormai evidente…l’hanno notata dirigenti di banca, concorrenza e, soprattutto, salotti di potere”. Colto da grande curiosità interrompo a gamba tesa: “non dirmi che s’è fatta viva l’Agenzia delle Entrate”. La risposta è secca: “Certo che no! Sono totalmente in regola, pago i migliori commercialisti e tributaristi di Milano. Altro è il problema, forse una mia eccessiva preoccupazione. Mi hanno avvicinato ambienti di potere – sottolinea l’imprenditore – gente ben più in alto della politica. Mi ha voluto incontrare una persona del potere economico, e per chiedermi se gradissi essere suo ospite. Quindi mi ha invitato nella sua villa a pochi passi dalla Svizzera per una serata con imprenditori, banchieri, importanti professori universitari e gente del jet set degli affari. Sto partecipando da qualche mese alle loro serate: ascolto e parlo lo stretto necessario, un sorriso, un ‘buona serata!’, un brindisi. Ogni volta ospitano conferenze di esperti internazionali di banche, economia, finanza, tecnologie, normative europee. Durante un incontro, un importante docente, ospite fisso del World Economic Forum, ha spiegato come la povertà dei popoli si riveli comunque il migliore strumento di controllo, che da anni gli esperti del ‘capitalismo di sorveglianza’ valutano come il potere possa meglio imporre le regole, quindi far accettare socialmente i vari sistemi d’esclusione”. Si risponde all’amico che da sempre il potere ha sbarrato la porta della ricchezza ai popoli, che comunque entrare a corte è sempre stato arduo.
L’imprenditore ci tiene a precisare che “da giovane laureato ero dalla parte di chi subisce le regole del potere, non sono nato ricco; ho studiato e lavorato tanto, oggi cerco di aiutare i giovani o i miei dipendenti in difficoltà. Sono rimasto sconvolto – confessa l’imprenditore – quando ho scoperto, e non ti posso fare i nomi per telefono, come in conciliaboli esclusivi certa gente importante consigli al potere la povertà come strumento di controllo; e sono gli stessi professoroni che rilasciano interviste o scrivono libri su come sconfiggere la povertà e promuovere una società più equa proponendo modelli di sviluppo inclusivo e sostenibile in cui non credono nemmeno loro, e per rendersi credibili ammantano il predicozzo col racconto sul rispetto dei diritti umani e sulla partecipazione di tutti”. Evviva caro amico, sei entrato nel novero dei papabili invitati ai conciliaboli internazionali. L’imprenditore, uomo intelligente, s’è così reso conto che necessiti sorridere, fingere, salutare tutti e, soprattutto non esporsi. Nemmeno noi ci esponiamo, ed omettiamo nomi, luogi, circostanze: e chi vuol capire capisca.
Perché puntare il dito contro qualcuno ci procurerebbe solo un nuovo processo. Negli ultimi vent’anni anche l’uomo di strada, l’italiano medio, ha pian pianino compreso che oggi come ieri la povertà e il controllo dei popoli rimangono temi interconnessi: studiati dalle dinamiche di potere chiamate ad amministrare disuguaglianze sociali ed economiche perché non vengano turbati gli equilibri nazionali, europei, mondiali. Il genuino imprenditore di prima generazione ha così toccato con mano come la povertà ancora si riveli strumento di controllo, utile a limitare le opportunità, l’autonomia umana, la partecipazione politica di individui e gruppi.

 L’italiano subisce e medita

Ma veniamo ad altri esempi. La direttiva europea Bolkestein prometteva la semplificazione di gran parte delle procedure amministrative, soprattutto di evitare discriminazioni basate sulla nazionalità di chi apre imprese in un paese dell’Ue. Oggi la Bolkestein ha di fatto portato al fallimento gran parte delle imprese familiari che gestivano lidi balneabili, spazi a mercati ambulanti ed una miriade di attività commerciali soprattutto nei grandi centri urbani. Situazione similare l’ha vissuta una quindicina d’anni fa la Grecia, e prima che calasse la Bolkestein, subendo il fallimento di gran parte delle attività private e poi l’acquisizione da parte di soggetti esteri di isole, alberghi, porti, aeroporti, spiagge, noli: oggi ai greci è rimasto l’interno della terra ferma, Atene e dintorni, tutte le attività ed i patrimoni immobiliari sono transitati attraverso immobiliari e società controllate da banche tedesche, olandesi, inglesi. “E’ il mercato bellezza!” affermerebbero i seguaci di Monti e Draghi.
Per brevità di racconto vi portiamo un esempio vicino Roma. Vi invitiamo a recarvi ad osservare il lido di Ostia: noterete che gran parte degli stabilimenti sono oggi sequestrati, che in alcuni casi viene impedito l’accesso al mare, che in quelli liberi s’assiste ad una guerra tra poveri che operano la “tentata vendita” di caffè, bibite e panini. Ovviamente interviene la polizia locale (ma anche il Commissariato e la Guardia di Finanza) che provvede al fermo dei tanti emuli di “Café Express” (quello di Loy e Manfredi) che operano la “tentata vendita” con rissa. Indagando si scopre che gli arrestati sono soprattutto italiani, che prima di fare gli ambulanti abusivi erano regolari dipendeti di lidi e bar: dopo le chiusure si sono dati al “crimine”. Chissà se questa gente tornerà ad un  lavoro onesto quando tedeschi, francesi, olandesi e inglesi metteranno le mai sui vari lidi. Del resto per decenni abbiamo letto ogni male sulle terme di Ischia, poi ogni bene da quando i più importanti bagni vengono gestiti da una società tedesca (amministrata dal cugino di Agela Merkel).
Le strutture di potere, e relativi sistemi di controllo, possono perpetuare ed esacerbare la povertà, creando circoli viziosi: guerre tra poveri, fallimenti a catena, panico fiscale. Così coloro che detengono il potere economico possono usare la povertà per esercitare il controllo sugli altri. Lo fanno creando dipendenze e obblighi, o influenzando le scelte sugli acquisti. Limitano soprattutto la capacità dei popoli di opporsi a politiche o decisioni: infatti se negli anni ’60 era naturale scendere in piazza contro la guerra, oggi la gente pavidamente cerca di non parlar male dei conflitti temendo dispiacere al potere. Oggi la privazione di libertà è evidente nelle tante paure che intristiscono la vita dei cittadini. Timori che rendono l’uomo maggiormente vulnerabile alla povertà, allo sfruttamento lavorativo, all’accettare condizioni di lavoro precarie e illegali solo per sopravvivere. All’amico imprenditore, che guardingo accetta inviti ai conciliabili di potere, è stato detto che dal suo salotto andranno a Davos, al prossimo WEF. Proprio quel vertice internazionale dove una ventina d’anni fa venivano organizzati i primi panel sulla riduzione della platea dei fruitori di beni e servizi (la gente insomma) per salvare l’ambiente, il pianeta. In pratica il potere sta dando segnali alla politica perché le persone in povertà vengano sempre più escluse da servizi, opportunità, processi decisionali. Il circolo vizioso che crea emarginazione e svantaggio permette al potere di vestirsi di filantropia, di commuoversi in abiti eleganti dinnanzi alle sempre più nutrite file, dinnanzi a Caritas, Sant’Egidio, parrocchie e volontariati vari. Il fatto che sia stata ricostruita una forte vulnerabilità delle persone permette al potere di giocare legalmente, in punta di diritto, la carta della sottomissione dell’umanità. In Europa l’essere umano lo si può definire più o meno totalmente libero dal 1807 (in Francia dalla Rivoluzione), data in cui i contadini tedeschi vennero dichiarati liberi: la loro libertà di movimento veniva sancita dall’abolizione della servitù obbligatoria, e l’editto recitava “con il giorno di San Martino 1810 cessa ogni dipendenza”. Nell’Inghilterra la cosa continuava ancora per qualche anno, i lord ci tenevano a sottolineare che “La condizione del servo della gleba è dura, ma molto migliore di quella dello schiavo che è come un animale da lavoro, un utensile”. Nella civilissima Gran Bretagna la “servitù della gleba” di fatto terminava pochi anni prima che nella Russia zarista: a difesa delle garanzie che forniva la “servitù”, qualche lord ebbe anche a rimarcare che, se il signore finiva in rovina, i servi non avrebbero subito alcun nocumento, il nuovo padrone avrebbe provveduto a vitto, vestiario e alloggio. Pare davvero strano che nella nostra epoca si debba ritornare a mettere in guardia contro la schiavitù: lo si fa per destare l’attenzione di chi nelle aule parlamentari dovrebbe maggiormente badare alla protezione sociale dei più vulnerabili.

Le nostre catene

I potenti della terra chiedono alla politica, e con voce sempre più forte, di favorire la concentrazione di ricchezza attraverso politiche fiscali che premino i redditi più alti o le grandi aziende: per esempio con la riduzione delle tasse sui redditi da capitale e sui profitti aziendali. Questo significa che le politiche economiche e sociali mirano a far sì che la ricchezza si accumuli principalmente nelle mani di un numero ristretto di individui o gruppi. Gli incontri riservati che Bill Gates, Elon Musk, Jeff Bezos, George Soros e altri tengono con presidenti e vertici Ue hanno lo scopo di ottenere la riduzione di normative e controlli nel settore finanziario o in altri settori economici: per consentire alle grandi imprese e ai ricchi di operare con maggiore libertà, accumulando dividendi, quindi profitti. Da qui le grandi difficoltà che incontrano i governi nel varare politiche di sostegno alle piccole e medie imprese, che incarnerebbero le opportunità di crescita economica per tutti noi. Ne deriva che, tacere e ascoltare è l’unico consiglio utile per il neofita del salotto d’accesso al potere. Lì probabilmente decidono chi portare in alto e chi gettare nella polvere. La gente lo sa, lo immagina, lo pensa, ma nella scarsità di risorse prevale la rassegnazione…la povertà come robusto guinzaglio che tenga a bada l’escluso.

L'articolo Il capitalismo bancario di sorveglianza produce guerre e povertà proviene da Visione TV.

  •  

La nuova Germania: tra transizione verde e industriale

Da decenni la Germania è considerata il “motore d’Europa”, in virtù del suo ruolo di principale potenza industriale dell’Unione europea e del contributo determinante che offre alla crescita economica e alla competitività del continente. Gli ultimi due cancellierati di Friedrich Merz e Olaf Scholz, hanno infatti evidenziato un significativo cambiamento di rotta della Germania, non soltanto nell’ambito della politica di difesa, ma anche nella promozione di una strategia di crescita energetica volta a sostenere sia il comparto civile sia quello militare.

Il cambio di rotta energetico tedesco

La politica energetica tedesca si fonda sulla dottrina della Energiewende (transizione energetica). Tale processo, avviato tra gli anni Sessanta e Settanta, ha acquisito una rilevanza decisiva soprattutto durante il cancellierato di Angela Merkel, a seguito del disastro nucleare di Fukushima. Ciò ha determinato una profonda revisione della strategia energetica nazionale e l’accelerazione del progressivo abbandono del nucleare. In una fase più recente, il sistema energetico tedesco ha subito ulteriori trasformazioni in seguito agli eventi del 24 febbraio 2022, con la conseguente ridefinizione dei flussi di approvvigionamento di gas naturale liquefatto (GNL) e petrolio dalla Russia. In questo contesto, il cancelliere Olaf Scholz ha richiamato i principi della Energiewende, promuovendo una strategia di diversificazione delle fonti energetiche volta a ridurre la dipendenza da fornitori esterni. L’espansione delle infrastrutture per il GNL, insieme al temporaneo prolungamento dell’utilizzo del nucleare, del carbone e alle misure volte a ridurre i consumi energetici, ha permesso alla Germania di far fronte alle difficoltà immediate legate all’approvvigionamento energetico. La prima riforma fondamentale ha attribuito ai progetti di energia rinnovabile la qualifica di “interesse pubblico prevalente”. Tale disposizione mira ad accelerare le procedure di autorizzazione, riducendo le possibilità di opposizione o blocco dei progetti. La seconda riforma ha modificato la legge sulle fonti energetiche rinnovabili, innalzando l’obiettivo al raggiungimento dell’80% di elettricità da fonti rinnovabili entro il 2030, con target specifici per l’eolico e il solare. Queste riforme hanno prodotto i primi risultati positivi: la quota di energie rinnovabili sulla produzione elettrica totale è aumentata dal 45,6% nel 2022 al 59% a settembre 2024. De facto, questa tendenza è destinata a crescere: la capacità eolica autorizzata annualmente è passata da 4,3 GW nel 2022 a 7,4 GW nel 2023, per poi attestarsi a 4,7 GW nella prima metà del 2024. Le aste pubbliche per l’eolico offshore potrebbero contribuire ulteriormente con una capacità aggiuntiva pari a 30 GW entro il 2030. Se tali dinamiche verranno confermate, le proiezioni dell’International Energy Agency (IEA) prevedono per la Germania, entro il 2030, circa 100 GW di eolico onshore, 30 GW di eolico offshore e 200 GW di fotovoltaico, anche se il recente dibattito politico evidenzia un possibile rallentamento della crescita delle rinnovabili e una temporanea riapertura ai combustibili fossili nel settore residenziale. Tali dinamiche trovano tuttavia un significativo sostegno anche nel comparto della difesa. Grazie all’aumento dei fondi stanziati, la Germania sta investendo nello sviluppo di nuove tecnologie militari orientate alla riduzione delle emissioni e alla sostenibilità ambientale, secondo un approccio definito come “green defence”. Rheinmetall, infatti, ha dichiarato come una rapida transizione dai combustibili fossili verso carburanti sintetici prodotti mediante energie rinnovabili sia “indispensabile per la moderna prontezza operativa della difesa”. In tale contesto, il processo di riarmo tedesco si configura come un vero e proprio catalizzatore tecnologico, in grado non soltanto di rafforzare la capacità militare della Germania, ma anche di promuoverne la sostenibilità ambientale e di accrescerne l’autonomia energetica. Un esempio di ciò può essere dato dai nuovi sistemi di alimentazione prodotti da Vincorion. I generatori e i sistemi di accumulo energetico, denominati PGM low emissionV e ESM hybridV, vanno da unità da 20 kW, pensate per impieghi ad alta mobilità, fino a sistemi modulari da 50 kW e 200 kW, che possono essere combinati tra loro fino a raggiungere una potenza totale superiore a 1 MW. Questi sistemi, non solo montano il motore “Stage V”, il quale permette di smaltire efficientemente i gas di scarico, ma risultano conformi anche alla Single Fuel Policy di NATO. Ciò significa che possono essere impiegati a livello globale, anche in presenza di carburanti di bassa qualità. 

Lo sviluppo industriale: tra pubblico e privato

Oltre alla transizione energetica, il governo tedesco ha intrapreso anche una serie di riforme economiche e legislative per agevolare la crescita industriale. Pochi giorni dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, il famoso discorso dell’ex cancelliere Olaf Scholz, riguardo la Zeitenwende, tradotto come “svolta epocale”, ha aperto la strada a una nuova fase di modernizzazione industriale. La prima misura adottata è stata lo stanziamento di un fondo speciale da 100 miliardi di euro per il rinnovamento dell’esercito tedesco. Il raggiungimento, nel 2024, dell’obiettivo NATO del 2% del PIL nazionale destinato alla difesa è stato inoltre favorito dal fondo. Il nuovo cancelliere Friedrich Merz, continuando il “modus operandi” del suo predecessore, ha adottato una riforma costituzionale nel 2025 che ha permesso di mitigare il freno al debito (Schuldenbremse). Ciò ha consentito di esentare le spese militari dal debito pubblico, potendo così superare l’1% del PIL annuale. Oltre alla riforma, è stato approvato un fondo speciale per le infrastrutture da 500 miliardi di euro. Di questo ammontare pecuniario, 100 mld sono destinati al fondo per la trasformazione climatica ed economica. Il restante verrà spartito tra il governo federale a cui verranno assegnati approssimativamente 300 miliardi e i 16 governi dei Länder a cui andranno circa 100 miliardi. Lo scopo è quello di sollecitare la produzione economica, grazie all’investimento in importanti infrastrutture pubbliche, mezzi di trasporto, impianti energetici e reti di accumulo. Tuttavia, ad oggi tale fondo non pare dare i suoi frutti a causa di un’amministrazione inefficace dei progetti: si stima che a fine 2025 solo il 54% degli obbiettivi prefissati siano stati raggiunti. Oltre alle misure interne, il governo tedesco, a maggio 2026, ha dichiarato di voler acquistare circa il 40% delle azioni nel gruppo europeo KNDS, uno dei maggior produttori europei di carri armati e sistemi di difesa terrestri. Un investimento di tale calibro permetterebbe alla Germania non solo di esercitare una maggiore influenza su KNDS, ma anche di agevolare il potenziamento della Bundeswehr tramite l’acquisto di carri armati Leopard 2. Anche realtà private, come la Rheinmetall, hanno deciso di adoperarsi in risposta alla Zeitenwende. Per migliorare le proprie capacità di produzione di mezzi marittimi per la difesa, il primo maggio 2026 l’azienda tedesca ha rilevato la Naval Vessels Lürssen  (NVL), insieme ai suoi 4 cantieri navali. Ciò permetterà a Rheinmetall di esercitare un ruolo estremamente importante sia nello sviluppo tecnologico, che in quello navale al fine di sviluppare una flotta all’avanguardia. Oltre allo sviluppo della marina, il 5 settembre 2025, la Rheinmetall ha inaugurato il più grande impianto di produzione di munizionamento europeo, collocato a Unterluess in Bassa Sassonia. Il nuovo stabilimento avrà un ruolo chiave nella produzione di munizioni, diventando di fatto il principale sito produttivo dell’azienda. Grazie anche al supporto degli impianti in Spagna, Sudafrica, Ungheria e Lituania, sarà in grado di raggiungere una capacità produttiva fino a 1,5 milioni di munizioni da 155 mm all’anno. L’espansione della Rheinmetall sul continente europeo, quindi, è una chiara risposta alla necessità dei paesi europei di riarmarsi, contribuendo anche alla difesa NATO. In risposta alle attuali tensioni politiche internazionali, la Germania si pone all’interno dell’Ue e soprattutto della NATO come leader per la difesa collettiva. La sua posizione geografica strategica e le sue elevate capacità industriali la rendono il principale hub logistico della NATO per la mobilitazione di truppe e veicoli in caso di attacco. Non a caso, il governo tedesco ha dichiarato di voler investire ulteriormente nel ramo difensivo per rafforzare la difesa collettiva e nazionale. In questo modo, la Germania riuscirebbe a superare il prossimo obbiettivo NATO, investendo più del 5% del PIL nazionale per la difesa entro il 2035.

In conclusione, l’evoluzione della politica energetica e industriale della Germania mostra come il Paese stia cercando di ridefinire progressivamente il proprio ruolo strategico all’interno dell’Europa e della NATO. 

Stando ai dati, infatti, sono preventivabili due scenari sia per la Energiewende, che per la Zeitenwende:

Nel primo scenario sul panorama energetico, la Germania riuscirebbe a sfruttare le crisi energetiche del 2022 e 2026 come trampolini di lancio per consolidare la propria autonomia strategica. La transizione energetica, di fatto, si evolverebbe da semplice politica climatica ad un pilastro fondamentale dell’autonomia energetica tedesca. In tale contesto, l’aumento della capacità rinnovabile potrebbe ridurre la dipendenza energetica da fornitori esterni, limitando così i rischi derivanti da eventi come il taglio di rifornimenti GNL e petroliferi dalla Russia nel 2022. Grazie all’impegno statale e soprattutto di realtà private come Rheinmetall e Vincorion, il settore della difesa diventerebbe, quindi, uno dei pilastri chiave dell’innovazione tecnologica nazionale. Il concetto di “green defence” aprirebbe, de facto, le porte ad una nuova dottrina industriale tedesca: lo sviluppo di nuovi sistemi militari autonomi ridurrebbe la dipendenza logistica dai combustibili fossili, promovendo anche lo sviluppo di carburanti sintetici dual use. Inoltre, i progetti portati avanti da Vincorion diventerebbero strategici non solo per la Germania, ma anche per la NATO. Lo sviluppo di tecnologie all’avanguardia, porterebbe la Germania a rafforzare il proprio ruolo di leadership europea. Berlino, quindi, diverrebbe il maggiore esportatore di “green military” europeo, riducendo la dipendenza energetica dagli USA e consolidando la collaborazione industriale sul piano europeo nel settore dell’industria sostenibile.

Nel secondo scenario, la Germania non riuscirebbe a sostenere il peso economico della Energiewende. In questo caso, Berlino non sarebbe capace di finanziare lo sviluppo di nuove tecnologie e infrastrutture sostenibili, optando per un ritorno ai combustibili fossili. Le cause principali sarebbero l’aumento dei prezzi energetici, che produrrebbero effetti significativamente negativi nel settore industriale. Ciò comporterebbe la crescita di diverse tensioni nel paese, creando conflitti tra obbiettivi industriali e priorità energetiche. Berlino potrebbe scegliere di tornare all’uso dell’energia nucleare come alternativa alle difficoltà della transizione energetica. In tale contesto, l’opinione pubblica appare molto divisa: in un sondaggio per conto dell’agenzia di stampa tedesca risulta che circa il 53% della popolazione considera l’abbandono totale del nucleare nel 2023 un errore strategico. La decisione risulta definitiva: Merz ha già dichiarato che non sarà possibile un ritorno al nucleare a causa di divergenze politiche interne e il desiderio di investire in fonti energetiche diverse. Quindi, l’impossibilità di un nuovo approccio al nucleare spingerebbe la Germania, di fatto, a una maggiore dipendenza energetica da fornitori terzi. Inoltre, l’eventuale ascesa politica dell’Alternative für Deutschland (AfD) potrebbe riaprire il dibattito sulla ripresa dei rapporti energetici con la Russia, inclusa la possibilità di riattivare i flussi di gas attraverso il sistema Nord Stream, in linea con posizioni espresse da esponenti del partito favorevoli alla normalizzazione delle relazioni energetiche con Mosca. La politica della Energiewende diventerebbe, di fatto, una semplice politica securitaria, perdendo così il suo carattere evolutivo originario.

Nel primo scenario sulla Zeitenwende, invece, le misure prese dal cancellierato Scholz ed in seguito Merz riuscirebbero a rafforzare l’industria bellica tedesca. La Germania, quindi, consoliderebbe la propria posizione a livello europeo, diventando uno dei partner più affidabili per la produzione ed esportazione bellica. Inoltre, il paese diventerebbe il nuovo leader dell’UE e della NATO nel campo della difesa grazie alle sue capacità economiche e industriali. Le azioni intraprese da Merz, per sollecitare la crescita economica, darebbero i suoi frutti, permettendo così di poter investire con maggior rigore in nuove tecnologie ed armamenti difensivi. In questo contesto, come concordato al vertice Aia del 2025, lo Stato tedesco sarebbe in grado di compiere il prossimo obbiettivo NATO di investire il 5% del PIL nazionale nella difesa entro il 2035. Tale passo, porterebbe la Germania a ridurre la propria dipendenza da fornitori terzi consolidando, quindi, la propria autonomia industriale. Rheinmetall diventerebbe uno dei partner strategici più stretti di Berlino, grazie alla sua grande capacità di produzione bellica all’avanguardia. La politica della Zeitenwende avrà così la possibilità di consolidarsi come la nuova dottrina strategica della Germania. 

Nel secondo scenario, la Germania non riuscirebbe a portare avanti la politica della Zeitenwende. A causa di difficoltà economiche interne e internazionali, Berlino non avrebbe la possibilità di investire nell’industria bellica, perdendo così il suo status di “motore d’Europa”. In questo contesto, il paese dovrebbe abbandonare le proprie ambizioni di autonomia strategica e acquistare armamenti da altri partner come gli USA. Aziende private come Rheinmetall, non riuscirebbero più a mantenere un partenariato stretto con Berlino, rivolgendosi ad altri paesi con maggiori capacità economiche. Inoltre, l’accrescere delle tensioni politiche interne ed il rafforzamento di partiti come l’AFD creerebbero un clima di instabilità che potrebbe, di fatto, portare al crollo del governo. Ad ogni modo, l’odierno indice di apprezzamento del cancellierato Merz è un segnale d’allarme che potrebbe aggravarsi, portando ad un totale cambio del modus operandi tedesco. Tale ribaltamento politico, trasformerebbe quindi il paese da promotore della difesa in funzione antirussa, a sostenitore dell’esclusiva difesa nazionale in collaborazione con Mosca.

Il quadro tedesco continua a presentare rilevanti elementi di incertezza in merito alle sue prospettive future. Sebbene si registri l’intenzione di investire ingenti risorse nel settore energetico, le incertezze relative alla stabilità del governo potrebbero ostacolare l’effettiva attuazione di tali programmi. Parallelamente, il processo di riarmo costituisce un fenomeno che necessita di essere analizzato nel suo più ampio contesto: una volta completato, quali saranno le sue finalità operative? In quali scenari e per quali obiettivi potrà essere impiegato? Gli scenari, quindi, proiettano le incertezze sul quadro di insieme, facendo intuire come sia la transizione energetica, che la politica di riarmo siano effettivamente dubbiose sul piano effettivo, portando la Germania verso un clima di “titubanza politica”.

  •  

Usa e Svizzera docent: l’Ai non è servizio di pubblica utilità, ma una risorsa strategica di proprietà nazionale

Nel giro di 24 ore la Svizzera e gli Stati Uniti hanno chiarito una verità che in molti preferivano ignorare: l’intelligenza artificiale è materia di Stato. L’accesso ai suoi sistemi più avanzati obbedisce alle logiche di chi comanda — la politica — molto più che al potere dei miliardi. Due diversi episodi, letti insieme, chiudono la stagione dei modelli di AI intesi come beni neutri e globali, a disposizione di chiunque abbia i soldi per permetterseli. Se mai qualcuno ci ha creduto.

Il primo verdetto arriva dal Tribunale commerciale di Zurigo. Palantir, colosso della sorveglianza e dell’analisi dati fondato dal tecno-oligarca numero uno d’America, Peter Thiel — e noto per i suoi contratti con Pentagono, Cia, Fbi, Nsa e Ice – voleva costringere Republik, testata svizzera di giornalismo investigativo, a pubblicare una sfilza di rettifiche dopo una serie di articoli critici. I giornalisti avevano ricostruito, carte alla mano, anni di sistematici rifiuti da parte delle autorità della Confederazione Elvetica ai prodotti della società di Thiel.

Ebbene, hanno vinto i giornalisti. I giudici hanno respinto 22 richieste di replica su 23, condannando Palantir a pagare il 95% delle spese processuali e a rimborsare i legali della testata. L’operazione di forza pensata per blindare l’immagine del gruppo di Thiel ha ottenuto l’effetto opposto, certificando un movimento di diffidenza – anzi: di rigetto – che attraversa l’Europa: dal ministero della Difesa tedesco alla sanità pubblica britannica, fino al Policlinico Gemelli a Roma, le amministrazioni europee iniziano a dire no alla sorveglianza “stile Usa”, nel tentativo di proteggere l’integrità delle proprie infrastrutture pubbliche da progetti di controllo tecnocratico.

Il secondo verdetto, speculare, arriva da Washington. Con una direttiva d’urgenza sul controllo delle esportazioni, l’amministrazione Trump ha vietato ad Anthropic di Dario Amodei di fornire i suoi modelli di punta, Fable 5 e Mythos 5, ai cittadini stranieri, dentro e fuori i confini statunitensi. La motivazione è la solita: sicurezza nazionale. Privi di uno strumento tecnico in grado di filtrare la nazionalità degli utenti in tempo reale, all’azienda è rimasta una sola strada: attivare il kill switch su scala globale, interrompendo immediatamente il chatbot oltre i confini Usa. Chiunque in Europa usi Claude di Anthropic si ritrova davanti a un avviso: “Claude Fable 5 al momento non è disponibile”.

Centri di ricerca, imprese e ospedali europei che avevano integrato quei modelli nei propri processi operativi si sono ritrovati al buio da un minuto all’altro, scoprendo quanto costi appaltare la continuità del proprio lavoro a qualcuno oltreoceano.

C’è un legame tra il rifiuto svizzero e la censura americana? Sì, ovvio. Berna ha respinto Palantir perché aveva previsto con esattezza lo scenario che si è poi materializzato con Anthropic: chi ha i server, i codici e gli algoritmi detiene anche il potere di staccare la spina. L’oscuramento deciso da Washington conferma la fondatezza di quegli scenari vagamente distopici. Gli Stati Uniti ricordano all’Europa che l’intelligenza artificiale non è un servizio di pubblica utilità, ma una risorsa strategica di proprietà nazionale, convertibile in strumento di pressione economica e geopolitica, adesso e in tutte le crisi che verranno.

Mentre la Cina si muove da superpotenza con le idee chiare, investendo massicciamente in una propria autonomia in grado di sfidare e sorpassare l’America sul fronte AI, l’Unione Europea continua a balbettare subendo le decisioni altrui, sempre di rimessa, mai all’attacco. Finora Bruxelles ha giocato la partita sul terreno delle norme, partorendo l’AI Act nella convinzione che fissare codici etici e burocratici basti a governare i mercati. Niente di più sbagliato.

Fino a quando l’Ue – e le aziende che vi lavorano – non sceglierà di essere produttore oltre che cliente, investendo in infrastrutture di calcolo e sistemi propri, la “sovranità digitale” resterà solo uno slogan, quelli da nazioni subalterne. Con le idee eleganti non si va da nessuna parte.

L'articolo Usa e Svizzera docent: l’Ai non è servizio di pubblica utilità, ma una risorsa strategica di proprietà nazionale proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Argentina - Algeria 3-0: la sintesi della partita

Netta vittoria dell'Argentina sull'Algeria. Protagonisti Lionel Messi, Lautaro Martínez e Ángel Di María, autori di una prestazione dominante che garantisce tre punti fondamentali alla selezione sudamericana

© RaiNews

  •  

La Polizia blocca con il taser un uomo che evade dai domiciliari e minaccia gli agenti con vetri rotti

polizia 113

Piombino (Livorno) 17 giugno 2026 La Polizia blocca con il taser un uomo che evade dai domiciliari e minaccia gli agenti con vetri rotti La Polizia di Stato di Piombino ha eseguito nella mattinata del 17 giugno 2026 un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un uomo di 33 anni, cittadino straniero e …

L'articolo La Polizia blocca con il taser un uomo che evade dai domiciliari e minaccia gli agenti con vetri rotti proviene da Livornopress.

  •  

Biglietto urbano TPL a 2 euro, Tenerini: Giani aumenta ancora le tariffe

Livorno 17 giugno 2026 Biglietto urbano TPL a 2 euro, Tenerini: Giani aumenta ancora le tariffe Tenerini (FI): “Trasporto pubblico, Giani aumenta ancora le tariffe. I toscani pagano di più senza avere servizi migliori” “Dal 1° agosto il biglietto urbano del trasporto pubblico in Toscana passerà da 1,70 a 2 euro. È un nuovo aumento …

L'articolo Biglietto urbano TPL a 2 euro, Tenerini: Giani aumenta ancora le tariffe proviene da Livornopress.

  •  

Aumenti TPL: la Regione stanzia quasi 12 milioni per contenere gli aumenti tariffari obbligatori

Livorno 17 giugno 2026 Aumenti TPL: la Regione stanzia quasi 12 milioni per contenere gli aumenti tariffari obbligatori   A partire da agosto nel tpl su ferro e su gomma entreranno in vigore adeguamenti tariffari annuali obbligatori (legati all’inflazione) cui si aggiungeranno, nel caso del trasporto su gomma, ulteriori aggiornamenti previsti dai contratti di servizio …

L'articolo Aumenti TPL: la Regione stanzia quasi 12 milioni per contenere gli aumenti tariffari obbligatori proviene da Livornopress.

  •  

Nuoto in acque libere, SwimTheIsland sbarca a San Vincenzo: 500 atleti in arrivo dall’Italia e dall’estero

Nuoto in acque libere, SwimTheIsland sbarca a San Vincenzo: 500 atleti in arrivo dall'Italia e dall'estero

Livorno 17 giugno 2026 Nuoto in acque libere, SwimTheIsland sbarca a San Vincenzo: 500 atleti in arrivo dall’Italia e dall’estero Il nuoto in acque libere sbarca a San Vincenzo. Sabato 20 e domenica 21 giugno infatti si terrà per la prima volta sul nostro territorio e in Toscana una tappa del circuito SWIMTHEISLAND, organizzato da TrioEvents …

L'articolo Nuoto in acque libere, SwimTheIsland sbarca a San Vincenzo: 500 atleti in arrivo dall’Italia e dall’estero proviene da Livornopress.

  •  

La Francia comincia bene il Mondiale, battuto 3-1 il Senegal

La Francia comincia bene il Mondiale, battuto 3-1 il Senegal

NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – La Francia batte 3-1 un buon Senegal all’esordio ai Mondiali 2026. La selezione di Deschamps, a New York, gioca un primo tempo non positivo, ma trova la quadra nella seconda frazione e si prende i tre punti con la doppietta di Mbappè (66′ e 96′) e il gol di Barcola (82′). I transalpini prendono la vetta del Girone I, in attesa del match tra Norvegia e Iraq. Buona comunque l’impressione del Senegal, a cui non serve il gol di Mbaye nel recupero, che se la potrà giocare alla pari contro gli scandinavi nella seconda giornata (il 23 giugno, alle 2). La Francia tornerà in campo il 22 giugno alle 23, contro l’Iraq.
Primo tempo più che insufficiente della Francia, che non crea pericoli dalle parti di Mendy e rischia a più riprese di andare in svantaggio. Solamente un tiro nel corso dei 45 minuti di apertura per la nazionale di Deschamps, molto imprecisa in fase di rifinitura e disattenta nel tenere sotto controllo il tridente del Senegal. La formazione di Thiaw colpisce un palo con Nicolas Jackson e negli ultimi minuti del primo tempo manca l’1-0 con un tap quasi in area piccola di Sarr, che spedisce alto sopra la traversa da pochi passi.
In apertura di secondo tempo ci prova subito Douè, che manda a lato di sinistro dal limite dell’area. La prima vera occasione per i Bleus la crea Olise al 50′: sbavatura in disimpegno del Senegal, l’esterno del Bayern Monaco si mette in proprio, salta Koulibaly ma trova la respinta di un attento Mendy. Inizia a salire di giri il pressing della Francia: Al 56′ Olise serve Mbappè in area, ma il centravanti del Real Madrid non angola il suo destro e centra la sagoma di Mendy. Al 58′ Mbappè va via sulla fascia a Manè, che interviene in scivolata in area e manda giù l’attaccante della squadra di Deschamps. Dopo un on field review, l’arbitro Faghani decide di non assegnare – con più di qualche dubbio – il calcio di rigore alla Francia. Al 66′ ecco il vantaggio dei Bleus: imbucata di Olise per Mbappè, che incrocia di destro e batte Mendy per l’1-0. Il Senegal si sbilancia e la Francia colpisce in contropiede: Rabiot imbuca per Barcola, appena entrato per Dembelè, che batte Mendy con un bel tocco sotto per il 2-0 all’80’. Emozioni nel recupero con Ibrahima Mbaye che accorcia le distanze al 95′ ma Mbappè risponde un minuto dopo con un gran destro dai 25 metri per il 3-1 finale.
– foto Image –
(ITALPRESS).

  •  

Russian Artist Critical of Putin Is Fatally Shot in Poland

Two Belarusian men were in custody as part of an investigation into the killing of the exiled painter Robert Kuzovkov.

© Vasily Krestyaninov/SOTA, via Associated Press

Robert Kuzovkov, who was killed on Monday, with one of his paintings near the Russian Embassy in Berlin on Friday.
  •  

Simone Mencarelli è campione d’Europa nella spada

Simone Mencarelli è campione d’Europa nella spada

ROMA (ITALPRESS) – Inizio da sogno per l’Italia sulle pedane francesi: lo spadista Simone Mencarelli è campione d’Europa. La prima giornata dei Campionati Europei Assoluti di Antony 2026 porta alla scherma azzurra la prima medaglia: è l’oro del 23enne torinese che trionfa in finale per 15-12 contro l’israeliano Alon Sarid, salendo sul gradino più alto del podio da debuttante nella massima kermesse continentale.
Simone Mencarelli, dopo cinque vittorie e una sconfitta nella fase a gironi, ha debuttato nel tabellone di diretta eliminando il croato Sola con il punteggio di 15-5 e nel turno dei sedicesimi ha vinto all’ultima stoccata, piazzata nel minuto supplementare, il derby azzurro contro Andrea Santarelli per 11-10. Negli ottavi lo spadista delle Fiamme Oro ha sconfitto d’autorità il ceco Rubes, con il risultato di 15-7, entrando così tra i “top 8”. Nei quarti, opposto allo spagnolo Alvaro Fernandez Calleja, Mencarelli è stato protagonista di una grande rimonta: sotto 9-13, nella parte conclusiva della terza e ultima frazione l’azzurro ha rimontato e raggiunto la parità, giocandosi tutto al minuto supplementare, dove ha messo a segno l’attacco del 14-13 che gli è valso la certezza di una medaglia da esordiente, al suo primo Europeo da Senior.
In fiducia, continuando a esprimere una grande scherma, Simone ha fatto sua anche la semifinale contro il danese Conrad Seibaek Kongstad: anche qui è stata decisiva l’ultima stoccata, quella del 15-14, che ha regalato a Mencarelli l’accesso all’ultimo atto. In finale l’azzurro ha messo il punto esclamativo sulla sua gara da sogno battendo 15-12 l’israeliano Sarid e facendo suonare l’inno di Mameli ad Antony tra gli abbracci con il ct della spada maschile Diego Confalonieri, il maestro Alfredo Rota, il Presidente federale Luigi Mazzone e il Capo delegazione Francesco Montini.
Campione d’Europa all’esordio in Europeo: un’impresa autentica e non figlia del caso per Simo, talento allenato dal maestro e papà Maurizio Mencarelli alla Ginnastica Victoria Torino.
Si era interrotta invece nei sedicesimi la corsa di Matteo Galassi, classificatosi 19°, e di Andrea Santarelli, 23° dopo la sfida tutta italiana persa contro Mecarelli, mentre ha chiuso 36° Davide Di Veroli.
Nella sciabola femminile due sciabolatrici azzurre si sono fermate sulla soglia delle migliori otto: le 21enni Mariella Viale Manuela Spica, infatti, hanno chiuso rispettivamente al 13° e al 14° posto. Nel tabellone degli ottavi la campana delle Fiamme Oro, dopo aver battuto l’azera Kaspiarovich (15-6), si è fermata al cospetto dell’ungherese Szucs (15-11), mentre l’abruzzese delle Fiamme Gialle aveva superato la turca Gungor (15-13), prima di cedere alla francese Tori (15-12). Stop nel turno precedente, invece, per Claudia Rotili (20^) e Michela Battiston (28^).
Domani, nella seconda giornata dei Campionati Europei Assoluti di Antony 2026, il programma proseguirà con altre due gare individuali: di scena il fioretto femminile e la sciabola maschile. Per l’Italia saranno in pedana le fiorettiste Martina Batini, Anna Cristino, Arianna Errigo e Martina Favaretto, e gli sciabolatori Cosimo Bertini, Michele Gallo, Matteo Neri e Pietro Torre. Dalle 19.15 le fasi finali saranno trasmesse in diretta televisiva su RAI Sport ed Eurosport.
– Foto ufficio stampa Federscherma –
(ITALPRESS).

  •  

A Long Road to Recovery

There’s an initial deal between the U.S. and Iran. But bringing the global economy back online after months at reduced speed isn’t going to be quick or easy.

© Daniel Berehulak/The New York Times

Fishermen in the port of Tyre in southern Lebanon.
  •  

Mencarelli vince l’oro nella spada ai Campionati Europei

Mencarelli vince l’oro nella spada ai Campionati Europei

ROMA (ITALPRESS) – Simone Mencarelli ha conquistato la medaglia d’oro nella gara individuale di spada maschile degli Europei di scherma, in scena ad Antony, in Francia. Il piemontese, delle Fiamme Oro, ha sconfitto in finale l’israeliano Alon Sarid per 15-12.
In precedenza il 23enne azzurro, allenato dal padre e maestro Maurizio, aveva battuto in semifinale il danese Conrad Seibaek Kongstad per 15-14. Poco prima Mancarelli, al suo primo Europeo da Senior, ha piegato nei quarti di finale, sempre di misura, lo spagnolo Alvaro Fernandez Calleja con una grande rimonta. Sotto per 13-9 nella parte conclusiva della terza e ultima frazione del match l’azzurro ha raggiunto la parità, giocandosi tutto al minuto supplementare, dove ha messo a segno l’attacco del 14-13 che gli è valso il pass per le semifinali.
– Foto ufficio stampa Federscherma –
(ITALPRESS).

  •  

L’educazione finanziaria sempre più leva strategica, focus all’Assemblea FEduF

L'educazione finanziaria sempre più leva strategica, focus all'Assemblea FEduF

ROMA (ITALPRESS) – La capacità di comprendere e interpretare le dinamiche finanziarie si configura sempre più come una competenza strategica. Non solo per gli operatori economici, ma per cittadini, famiglie e giovani chiamati a confrontarsi quotidianamente con scelte sempre più complesse e interconnesse. È a partire da questo scenario che si inserisce l’Assemblea annuale FEduF, che si è svolta a Roma, un momento di riflessione e confronto sul ruolo dell’educazione finanziaria nel leggere, interpretare e governare i grandi cambiamenti in atto.
mec/fsc/azn

  •  

Cina, crescono i prezzi delle abitazioni nelle principali città del Paese

Cina, crescono i prezzi delle abitazioni nelle principali città del Paese

PECHINO (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – A maggio, i prezzi delle abitazioni nelle città cinesi di prima fascia, ovvero Pechino, Shanghai, Guangzhou e Shenzhen, sono aumentati su base mensile, secondo i dati ufficiali diffusi oggi.

I prezzi delle nuove abitazioni nelle quattro città di prima fascia sono saliti dello 0,2% su base mensile, con un ritmo di crescita aumentato di 0,1 punti percentuali rispetto ad aprile, secondo l’Ufficio nazionale di statistica (NBS).

Nello specifico, Shanghai, Guangzhou e Shenzhen hanno registrato un aumento dei prezzi delle nuove abitazioni rispettivamente dello 0,2%, dello 0,2% e dello 0,4%, mentre Pechino ha riportato un calo dello 0,2%.

I prezzi delle nuove abitazioni nelle città di seconda fascia sono diminuiti dello 0,1% su base mensile, un dato invariato rispetto al mese precedente, mentre quelli nelle città di terza fascia sono scesi dello 0,4%, con una flessione superiore di 0,1 punti percentuali rispetto ad aprile, secondo l’NBS.

Tra le 70 città monitorate di medie e grandi dimensioni, 16 hanno registrato aumenti su base mensile dei prezzi delle nuove abitazioni, due in più rispetto ad aprile, ha concluso l’NBS.
(ITALPRESS).
-Foto Xinhua-

  •  

Sachs shock: “Il Mossad ci spia per controllare la nostra politica”



Jeffrey Sachs ha espresso duro dissenso verso la politica interna ed estera americana, condannando i passati tentativi di Donald Trump di sospendere l’habeas corpus e l’imposizione di dazi commerciali illegali. Commentando il recente accordo di cessate il fuoco di 60 giorni per la riapertura dello Stretto di Hormuz — annunciato da Trump mentre si trovava in Francia — Sachs ha denunciato le sanzioni di Washington contro nazioni come l’Iran, il Venezuela e la Cuba, definendole una forma di “gangsterismo economico” che distrugge l’economia globale.

Infine, l’esperto ha descritto Israele come uno “stato canaglia” a causa delle azioni belliche di Benjamin Netanyahu e ha commentato le attività di spionaggio del Mossad ai danni delle forze dell’ordine statunitensi, orchestrate per mantenere il controllo sulla linea diplomatica di Washington.

L'articolo Sachs shock: “Il Mossad ci spia per controllare la nostra politica” proviene da Visione TV.

  •  

Placani (Subaru) “Con Uncharted presentiamo una vettura che si divide in tre”

Placani (Subaru)

BERGAMO (ITALPRESS) – “Per la prima volta Subaru presenta tre tipologie di vettura, o meglio una che si divide in tre. Abbiamo per la prima volta una trazione anteriore che a sua volta si divide in due tipologie di trazione, ovvero due tipologie di autonomia. A partire dall’entry per arrivare poi alla long range abbiamo un pacco batterie da 54 kWh sull’entry level per arrivare ai 77 kWh per quanto riguarda la long range e la stessa batteria viene montata anche per il 4×4”. Così Andrea Placani, Corporate Communication manager Subaru Italia descrive il nuovo arrivato in casa Subaru: Uncharted.
xh7/col3/mca3

  •  

La Cina lancia un nuovo satellite nello spazio

La Cina lancia un nuovo satellite nello spazio

XICHANG (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Oggi la Cina ha lanciato nello spazio un razzo vettore Long March-3B, posizionando con successo in orbita un nuovo satellite, Shijian-31.

Il razzo è decollato alle 17:45 (ora di Pechino) dal Centro di lancio satellitare di Xichang, nella provincia sud-occidentale cinese del Sichuan.

Il satellite è utilizzato principalmente per il monitoraggio dell’ambiente spaziale.

Si è trattato della 651esima missione di volo dei razzi vettori della serie Long March.
(ITALPRESS).
-Foto Xinhua-

  •  

Torregiani (Subaru) “Uncharted rappresenta un’evoluzione per il marchio”

Torregiani (Subaru)

BERGAMO (ITALPRESS) – “Non una rivoluzione, ma un’evoluzione per il marchio perché cambia l’attributo tecnico, da un power train a motore termico a power train elettrico. Ma i benefici al cliente finale come tenuta di strada, landing, piacere di guida e sicurezza sono esattamente gli stessi, solo in un formato tecnologico diverso”. Con queste parole Nicola Torregiani, presidente e CEO Subaru Italia e Subaru Benelux, riassume l’anima del nuovo arrivato in casa Subaru: Uncharted.
xh7/col3/mca3

  •  

‘Hockey Night in Canada,’ a Saturday Night Ritual on the CBC, Is No More

The longtime over-the-air telecast will no longer be free after the national broadcaster, and Rogers Sportsnet, the N.H.L. rights-holder, could not agree on a sub-licensing deal.

© Todd Korol for The New York Times

The Edmonton Oilers and the Calgary Flames during a game in Edmonton, Alberta. The “Battle of Alberta” was always a marquee Saturday night game on “Hockey Night in Canada.”
  •  

Linea dura di Haftar jr sui detenuti della Flotilla di terra per Gaza: si tratta, ma i libici alzano il prezzo

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha rassicurato, per quanto possibile, i parenti dei due italiani detenuti in Libia con gli altri otto “negoziatori” della carovana di terra che voleva raggiungere Gaza, nelle settimana in cui la Global Sumud Flotilla cercava di arrivarci via mare. Ha confermato l’impegno del nostro governo per la loro liberazione ed è in corso un complesso negoziato. Ma intanto le autorità della Libia Orientale, non riconosciute a livello internazionale a differenza del governo di Tripoli, sembrano alzare il prezzo. L’Agenzia Nova ha reso noto martedì 16 giugno che i capi d’accusa nei confronti dei dieci, secondo fonti libiche, sarebbero quattro e non due come risultava fino a oggi: non solo l’ingresso illegale nel territorio e il raduno non autorizzato, ma anche l’utilizzo di un visto politico per svolgere attività politiche e il tentativo di arrivare in Egitto, attraversando un confine che secondo gli accordi con Il Cairo non può essere attraversato da cittadini di Paesi terzi.

Il governo militare della Libia Orientale, del resto, si regge proprio sul sostegno dell’Egitto, il cui governo filo-Usa ha una gran paura di dare spazio alle azioni di solidarietà con i gazawi che incontrano però il favore di gran parte della popolazione. Si agita lo spauracchio dei Fratelli Musulmani. E del resto, già lo scorso anno fu bloccata al Cairo la Global March to Gaza, mentre il convoglio partito dalla Tunisia fu fermato anche allora in Cirenaica.

Agli arresti dal 24 maggio ci sono ora donne e uomini provenienti da Spagna, Portogallo, Polonia, Stati Uniti, Argentina e Uruguay oltre agli italiani Dina Alberizia e Domenico Centrone. La prima è un’educatrice foggiana in pensione di 67 anni, residente in Piemonte, il secondo un documentarista 33enne di Molfetta, docente a contratto di Cinematografia all’Università di Bari. Il Land Convoy della Global Sumud Flotilla era partito a fine aprile dalla Mauritania e si era ricongiunto a Tripoli con gli attivisti arrivati dall’Europa, cinque pullman e camion con i componenti di case mobili, ambulanze e aiuti umanitari destinati ai palestinesi di Gaza. Erano circa 200 e non hanno fatto molta strada, i dieci negoziatori che erano andati a Sirte per trattare il passaggio nel territorio della Cirenaica e non sono più tornati.

La linea dura sui dieci prigionieri l’ha decisa Saddam Haftar, il figlio del generale Khalifa Haftar che sembra vicino alla successione al padre, 83 anni, signore di fatto della Libia Orientale almeno dal 2015. Saddam, vicecomandante del Libyan national army formalmente ancora guidata dall’anziano Khalifa, sembra dunque averla spuntata sul fratello Khaled, che pure è più grande ma solo capo di Stato maggiore. Il secondogenito di Haftar intrattiene anche i rapporti con Usa, Italia e Turchia e solo qualche giorno fa è stato ricevuto all’Eliseo da Emmanuel Macron, mentre Khaled è considerato una figura più militare che politica e più vicino a Russia ed Egitto.

Le stesse fonti dell’Agenzia Nova sostengono che i negoziatori della “flottiglia di terra” abbiano rifiutato di consegnare gli aiuti alla Mezzaluna Rossa che li avrebbe portati a Gaza, ma in realtà fin dal primo momento gli attivisti umanitari hanno riferito al Fatto quotidiano che le lettere inviate alle autorità di Bengasi prospettavano anche questa eventualità, con o senza l’accompagnamento una mini-delegazione internazionale di tecnici. Le trattative per il rilascio comunque paiono ancora lontane da una positiva conclusione, l’udienza fissata per il 9 giugno è stata rimandata di un mese e le cose possono andare per le lunghe. La missione era dall’inizio ad alto rischio ed è andata peggio del previsto. Cosa chiedano i libici non è noto.

La Farnesina e il governo italiano confermano il loro impegno per Alberizia e Centrone e anche per Matias Alvarez Rodriguez, uruguaiano, che ha fatto sapere alle autorità italiane di avere anche la cittadinanza del nostro Paese. Tajani ha parlato con il fratello di Alberizia e incontrato, a Bari, i genitori e la sorella di Centrone. “Stiamo premendo per una loro liberazione al più presto, stiamo insistendo nel chiarire che sono attivisti che volevano portare solidarietà alla popolazione di Gaza, nulla di diverso, speriamo che vengano rilasciati e magari espulsi al più presto”. Antonio Decaro, presidente dem della Regione Puglia, ha ringraziato il ministro degli Esteri.

L'articolo Linea dura di Haftar jr sui detenuti della Flotilla di terra per Gaza: si tratta, ma i libici alzano il prezzo proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Ferrero entra nel segmento delle bevande sportive con Estathé Sport

Ferrero entra nel segmento delle bevande sportive con Estathé Sport

MILANO (ITALPRESS) – Ferrero entra nel segmento degli sport drink con il lancio di Estathé Sport. Il prodotto è destinato principalmente a un pubblico giovane e punta a intercettare il crescente interesse verso bevande pensate per accompagnare l’attività fisica e il tempo libero. L’ingresso in questo comparto assume particolare rilievo in un mercato che, secondo i dati diffusi dall’azienda, vale circa 100 milioni di euro. Ferrero ha inoltre annunciato una partnership con il cantautore Alfa, che accompagnerà la comunicazione di Estathé Zero durante l’estate e lungo il proprio tour musicale.
f12/mgg/azn
(video in collaborazione con Ferrero)

  •  

Subaru presenta Uncharted, l’evoluzione elettrica per urban e off-road

Subaru presenta Uncharted, l’evoluzione elettrica per urban e off-road

BERGAMO (ITALPRESS) – “Non una rivoluzione, ma un’evoluzione per il marchio perchè cambia l’attributo tecnico, da un power train a motore termico a power train elettrico. Ma i benefici al cliente finale, (tenuta di strada, landing, piacere di guida, sicurezza) sono esattamente gli stessi, solo in un formato tecnologico diverso”. Con queste parole Nicola Torregiani, presidente e CEO Subaru Italia e Subaru Benelux, riassume l’anima del nuovo arrivato in casa Subaru: Uncharted.
Un veicolo che, come sottolineato da Torregiani, esprime al meglio i valori del brand: safe, fun and tough. A questi se ne aggiunge un quarto, Power, che sintetizza la potenza della nuova auto tale da rendere adatta non solo alla guida urbana ma anche in off-road. “Nel caso di Uncharted arriviamo una potenza erogata dai due motori elettrici nella versione quattro ruote motrici di oltre 340 cavalli e se vogliamo ancor più di quella che è stata l’ultima VRX STI – spiega Torregiani -. Quindi si vanno a riscoprire ancora una volta i valori veri del marchio solo in un formato tecnologico diverso”. Nello specifico, si tratta di un veicolo alto 1.625 mm, largo 1.870 mm, lungo 4.515 mm e con un bagagliaio con capacità compresa tra i 403 e 1.331 litri.
Come illustrato da Andrea Placani, Corporate Communication manager Subaru Italia, “per la prima volta Subaru presenta tre tipologie di vettura, o meglio una che si divide in tre. Abbiamo per la prima volta una trazione anteriore che a sua volta si divide in due tipologie di trazione, ovvero due tipologie di autonomia. A partire dall’entry per arrivare poi alla long range abbiamo un pacco batterie da 54 kWh sull’entry level per arrivare ai 77 kWh per quanto riguarda la long range e la stessa batteria viene montata anche per il 4×4. Naturalmente in base le potenze che entrano in gioco dai 167 ai 224 ai 343 cavalli della 4×4, le autonomie sono diverse: si parte dai 451 della Low Battery, la Long range è omologata a 592 km per arrivare ai 495 della 4×4”.
La nuova Uncharted prevede quindi tre versioni, due a due ruote motrici (FWD) e una a trazione integrale (AWD). Le due FWD si differenziano per l’utilizzo di due batterie, agli ioni di Litio ad alta densità, con differenti capacità. Nello specifico, abbiamo un FWD a 78 celle con una capacità di 58 kWh, mentre la seconda FWD e la AWD sono dotate di 104 celle e una capacità pari a 77 kWh. Il tempo di ricarica è stimato in appena 28 minuti per passare dal 10% all’ 80%.
Da sottolineare che la tecnologia di Uncharted è il frutto di una condivisione del know-how e delle conoscenze tra Subaru e Toyota.
“Ognuna delle due case costruttrici ha una lunga storia consolidata e esperienze di successo nella propria storia. Ognuna ha messo sul tavolo il proprio know-how: chi più orientato al powertrain elettrico e chi come Subaru per ciò che riguarda la sicurezza – ha spiegato Torregiani -. Al di là del know-how comune, è importantissimo sottolineare quanto i veicoli nella versione finale rispecchiano le due filosofie diverse del marchio: nel caso di Subaru Corporation una filosofia più orientata al puro piacere di guida e alla sportività. Ecco quindi che Subaru Uncharted ha un settaggio tutto suo delle sospensioni e dello sterzo e degli equipaggiamenti differenti a Toyota, come ad esempio la possibilità di programmare un ulteriore programma di guida è più orientato alla guida sportiva”.
Proprio l’adattamento non solo a stili di guida, ma anche a differenti tipologie di terreno è stato ottimizzato attraverso l’opzione X-MODE con due modalità (“superficie scivolosa” e “superficie morbida”) per ottimizzare le caratteristiche della forza motrice, e il controllo della frenata, e per migliorare la capacità di copiare il terreno su strade dissestate. La selezione della modalità di guida X-MODE e il controllo aderenza sono disponibili per i modelli AWD. Su strade sconnesse, il programma inserisce l’intervento dell’impianto frenante sulle ruote che iniziano a slittare per produrre un effetto da differenziale autobloccante (LSD).
La modalità X-MODE lavora inoltre in sinergia con un sistema per la sicurezza alla guida come il Multi-Terrain Monitor che aiuta a valutare le condizioni durante la guida in fuoristrada o a controllare gli ostacoli durante il parcheggio. Esso è possibile attraverso quattro telecamere per l’acquisizione di filmati della situazione intorno al veicolo. Queste possono essere selezionati, consentendo al conducente di controllare le condizioni del manto stradale intorno al veicolo anche nelle aree con punti ciechi.
La sicurezza alla guida è inoltre garantita attraverso il sistema Safety Sense che da solo racchiude 12 funzioni.
“Fra queste funzioni sicuramente le due più importanti, che troviamo già dall’entry level, sono sicuramente quella nell’uscita da una situazione cieca come una strada perpendicolare: il radar permette appunto di vedere se ci sono ostacoli che stanno arrivando come macchine o biciclette – ha indicato Placani -. L’altra funzione è quella del riconoscimento in base a chi proviene dalla parte frontale oppure anche nello stesso senso di marcia: avendo dei fari adattivi possono tranquillamente cambiare il fascio luminoso per far sì che non si vada ad accecare chi viene nella dalla parte frontale. Di conseguenza maggiore sicurezza sia per coloro che vengono frontalmente, ma soprattutto per chi guida la vettura”.
Altri sistemi presenti a bordo sono la frenata rigenerativa a 5 livelli per previsione e stabilità in ogni condizione e 3 drive mode (power, normal, eco). Si segnala infine l’elevata stabilità del veicolo che da sola garantisce un -25 % di sterzate correttive sul dritto e -21% oscillazioni su strade sconnesse.
Il CEO di Subaru Italia ha infine ricordato che questo “è un prodotto su cui puntiamo molto anche per aumentare e abbracciare ancor più il potenziale portafoglio clienti. Questo perchè l’ipotesi della soluzione della trazione anteriore non è in alternativa al quattro ruote motrici, ma è parallela. Quindi avere questa ulteriore possibilità permette di andare ad abbracciare una tipologia di clientela che fino ad oggi non eravamo in grado di soddisfare, pensiamo ad esempio al canale delle flotte. Ma tutto il prodotto elettrico in realtà ci permette di abbracciare non solo il cliente loyal di Subaru, ma anche un cliente nuovo. Parlo del cliente che approccia una tecnologia elettrica, un filo meno conservativo rispetto a quello che è il cliente tipico di Subaru e certamente ha anche un’età media leggermente inferiore a quella che è la media del prodotto tipico Subaru termico”. La Uncharted entrerà sul mercato con un prezzo promo che, a seconda della Line-up scelta, parte da 34.900 euro e arriva fino a 44.400 euro.

– Foto xh7/Italpress –
(ITALPRESS).

  •  

Nel 2025 +11% di segnalazioni di operazioni sospette all’Unità di informazione finanziaria. Crescono quelle per frodi informatiche, anche con l’AI

Criminali e politici o funzionari corrotti utilizzano sempre più le cripto e le innovazioni tecnologiche per riciclare il fiume di denaro delle attività illecite, dei fondi pubblici o per truffare risparmiatori e cittadini. Lo scorso anno la Uif, l’unità di informazione finanziaria istituita presso la Banca d’Italia, ha ricevuto un 11% in più di segnalazioni di operazioni sospette di riciclaggio o finanziamento al terrorismo (in gergo Sos) arrivate da banche, operatori finanziari, professionisti. Per un totale di oltre 162mila, trainate appunto da quelle degli istituti telematici su possibili frodi informatiche, segnala il direttore Enzo Serata: nel 2025 hanno riguardato circa 31.600 Sos. E in quell’ambito “si è osservato l’utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa per la creazione di documenti impiegati per l’apertura di rapporti a distanza, modalità che presenta rilevanti rischi a carico degli intermediari in presenza di non efficaci meccanismi di controllo interno”.

In parte sono anomalie rilevate in maniera automatica dai sistemi dei segnalanti che poi si rilevano incomplete o errate. E una segnalazione trasmessa alle forze di polizia e alla magistratura non indica automaticamente un reato. Ma si tratta di una parte importante delle indagini ad esempio nei casi di corruzione di politici (le cui operazioni finanziarie sono sottoposte a paletti più stringenti) che, rileva il direttore, ricorrono a “schemi operativi complessi” utilizzando familiari, professionisti compiacenti e conti esteri per occultare l’appropriazione di risorse pubbliche o la corruzione. Per questo la Uif chiede a chi deve segnalare “maggiore attenzione” a banche, operatori e notai “nel cogliere i collegamenti soggettivi con esponenti politici e funzionari, che spesso sfuggono” a chi deve segnalarli specie se si tratta di utilizzo di “risorse pubbliche”.

Ci sono poi altri fronti aperti di preoccupazione: lo sfruttamento sessuale di minori dove per pagare le piattaforme online che diffondono materiale illecito si usano le cripto e il finanziamento del terrorismo jihadista che la guerra in Medio Oriente ha rinfocolato, aumentando la propaganda volta a raccogliere fondi. Alla criminalità organizzata è collegato il 14% delle segnalazioni: allunga la sua ombra su appalti, energie rinnovabili e agevolazioni pubbliche come le garanzie sui prestiti. Non aiuta il contributo risibile della pubblica amministrazione dalla quale arriva solo lo 0,3% delle segnalazioni totale. Serata non la cita ma è recente il caso di Banca Progetto, commissariata dalla magistratura dopo che l’istituto aveva erogato alla criminalità organizzata milioni di finanziamenti garantiti dallo Stato dovendo essere poi salvata da un pool di banche.

Il crimine, scandisce la Uif, “sfrutta in misura crescente piattaforme FinTech, criptoattività, Iban virtuali e circuiti criminali specializzati“, utilizza infrastrutture finanziarie transnazionali “per far perdere le tracce dei fondi ottenuti illegalmente”. A volte poi la truffa avviene in maniera più semplice sfruttando norme pensate per agevolare giovani e fragili come nel caso dei mutui con garanzia pubblica. Uno schema diffuso che prevede negli atti di compravendita “prezzi superiori a quelli effettivamente pattuiti tra le parti” grazie a documenti falsi redatti da soggetti del settore immobiliare e creditizio.

L'articolo Nel 2025 +11% di segnalazioni di operazioni sospette all’Unità di informazione finanziaria. Crescono quelle per frodi informatiche, anche con l’AI proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Chat sessista tra dipendenti Atm, c’è un indagato. Perquisizioni e sequestri di cellulari a cinque persone

C’è almeno un indagato per accesso abusivo a sistema informatico nel caso della chat con commenti sessisti e immagini di donne rubate dalle videocamere di sorveglianza dei mezzi Atm, l’azienda dei trasporti milanesi. Sono state effettuate cinque perquisizioni nell’inchiesta della Polizia locale, coordinata dalla Procura diretta da Marcello Viola. Ai cinque è stato, inoltre, disposto il sequestro del cellulare. Gli inquirenti devono stabilire quanti fossero i partecipanti, la data di creazione del gruppo e l’effettiva provenienza delle immagini.

L’attività scaturisce dalla denuncia di Atm alla Polizia locale, che l’ha poi trasmessa alla Procura di Milano, relativa all’uso improprio di immagini delle telecamere di bordo da parte di alcuni dipendenti. In parallelo l’azienda ha presentato un esposto al Garante della Privacy. La Polizia locale, secondo quando si apprende, sta procedendo anche al sequestro di cellulari e altro materiale informatico.

L'articolo Chat sessista tra dipendenti Atm, c’è un indagato. Perquisizioni e sequestri di cellulari a cinque persone proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Ovadia: “La Russa è presidente del Senato perché hanno vinto gli antifascisti, la smetta di baloccarsi con quella testa pelata del duce”

“Io francamente penso che siano stati fatti molti errori, ma il fascismo è un crimine, non è un’opinione“. Sono le parole pronunciate a Battitori liberi, su Radio Cusano, da Moni Ovadia, intervenendo sulla clausola antifascista introdotta dalla fiera “Più libri più liberi”.
L’intellettuale ha risposto punto su punto alle accuse di “censura” mosse dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ribaltando la prospettiva: chiedere di ripudiare il fascismo non è un atto di esclusione ideologica, ma un presupposto di legalità repubblicana.
Ovadia esordisce con un paragone urticante per spiegare perché, a suo avviso, non si possa parlare di libertà di opinione quando si tratta del regime di Mussolini. “Il fascismo, come ha detto Gianfranco Fini, è un crimine assoluto. Allora non capisco che problema c’è nel firmare quella clausola”.

Per illustrare il concetto, l’artista ricorre a un’iperbole: “Se si chiedesse a qualcuno di dire che lui è contrario alla pedofilia e che lui pratica i valori del rispetto dei bambini, qualcuno direbbe qualcosa? No. La pedofilia non è un’opinione, è un crimine. Lo stesso è il fascismo. Dirsi antifascisti non è scontato, perché le destre italiane ancora si baloccano col fascismo. Cercano di infilarlo in tutti i modi. Uno dei modi sono le foibe“.
E spiega: “Le foibe sono state un crimine, vanno ricordate e vanno onorate le vittime. Ma le foibe sono il risultato dell’invasione fascista della Jugoslavia. Il 6 aprile 1941 i nazifascisti, senza dichiarare guerra, hanno invaso la Jugoslavia, commettendo crimini efferati. Quindi – continua – l’onore ai morti delle foibe dovrebbe escludere gli ex fascisti, perché loro fanno parte dell’eredità dei responsabili delle foibe. E invece ne approfittano per riabilitare il fascismo e criminalizzare i partigiani, quelli che ci hanno restituito la libertà”.

Poi lancia una bordata al presidente del Senato, Ignazio La Russa, noto per conservare in casa un busto del Duce. Ovadia sottolinea il paradosso di chi ricopre cariche istituzionali pur mantenendo legami simbolici con il passato regime e richiama le sue origini ebraiche: “Io dovrei dire a La Russa: vedi Ignazio, tu tieni il busto del duce. Se avesse vinto lui, io sarei partito attraverso i camini. Abbiamo vinto noi e tu sei presidente del Parlamento. Che cazzo ti balocchi ancora con quella testa pelata? Mussolini tra l’altro era un vigliacco, che si è imboscato nei camion tedeschi per fuggire”.
Per questo motivo definisce l’iniziativa degli editori “perfettamente lecita perché il fascismo è bandito dalla nostra Costituzione. La nostra è una costituzione antifascista“.

L’artista critica aspramente anche quella che definisce una tolleranza eccessiva verso i simboli del ventennio in Italia, invocando il decoro degli spazi comuni e sostenendo che “piazze e strade non devono essere oggetto di rituali fascisti”.
E spiega: “Noi abbiamo ancora nei luoghi pubblici gazzarre inscenate a ogni occasione da fascisti e giovani che non sanno niente ma che sono attratti da motti fascisti come “onore al duce”, “camerata qua, camerata là”, “presente”. In Germania vieni punito, perché da noi no? I fascisti lavorano sotterraneamente per cercare di abilitare quell’epoca. Il fascismo è la supremazia dell’uomo forte, è razzista, è discriminatorio”.

Poi torna sulla decisione di Più libri, più liberi: “Uno può anche non essere d’accordo, però è lecito che loro lo abbiano fatto. La presidente del consiglio, che io pensavo fosse più lungimirante, è intervenuta parlando di censura. Perché? Perché dire che tu devi dichiarare il tuo ripudio di un crimine che ha collaborato ai campi di sterminio, che ha assassinato, che ha fatto pulizie etniche e genocidi in Africa è una cosa che è censura?”.
E aggiunge: “Il professor Magris mi ha detto che ha avuto uno shock quando a Varsavia ha visto sfilare delle specie di milizie con la svastica al braccio. Bisogna far capire che è finita. Avete sentito le affermazioni antisemite in Fratelli d’Italia? Sono dentro in quel partito i fascisti“.
In chiusura, Ovadia demolisce qualsiasi residuo di fascino nostalgico verso la figura di Mussolini e ribadisce: “Poi facciano un po’ quel cazzo che vogliono. Non vogliono firmare il documento di Più libri, piùliberi? E non ci vadano. L’importante è che le loro gazzarre corporative le facciano nei circoli privati”.

L'articolo Ovadia: “La Russa è presidente del Senato perché hanno vinto gli antifascisti, la smetta di baloccarsi con quella testa pelata del duce” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Assofondipensione rilancia la previdenza complementare, focus giovani e crescita

Assofondipensione rilancia la previdenza complementare, focus giovani e crescita

ROMA (ITALPRESS) – Il futuro della previdenza complementare e il ruolo dei fondi negoziali nel rafforzare le tutele dei lavoratori. Questi i temi al centro dell’Assemblea annuale dei Fondi Pensione Negoziali 2026 di Assofondipensione, l’associazione che riunisce 32 fondi, con oltre 4 milioni di aderenti e quasi 83 miliardi di risparmio accumulato.
mec/mgg/mrv

  •  

Assemblea FEduF, l’educazione finanziaria leva strategica per il Paese

Assemblea FEduF, l’educazione finanziaria leva strategica per il Paese

ROMA (ITALPRESS) – In un contesto globale attraversato da profondi megatrend – dalla transizione demografica all’innovazione digitale, dalle tensioni geopolitiche alla trasformazione dei modelli economici e produttivi – la capacità di comprendere e interpretare le dinamiche finanziarie si configura sempre più come una competenza strategica. Non solo per gli operatori economici, ma per cittadini, famiglie e giovani chiamati a confrontarsi quotidianamente con scelte sempre più complesse e interconnesse. E’ proprio a partire da questo scenario che si inserisce l’Assemblea annuale FEduF, dedicata al tema “Educazione finanziaria nella complessità dei nuovi scenari”, come momento di riflessione e confronto sul ruolo dell’educazione finanziaria nel leggere, interpretare e governare i grandi cambiamenti in atto. Un appuntamento che intende porre al centro il valore strategico di questa competenza come strumento di orientamento in un contesto caratterizzato da incertezza, volatilità e crescente complessità.
Si tratta di una sfida particolarmente rilevante per l’Italia, dove i livelli di educazione finanziaria continuano a risultare inferiori agli standard internazionali. Secondo le rilevazioni OCSE, infatti, solo il 44,3% degli adulti raggiunge un livello sufficiente di alfabetizzazione finanziaria, mentre appena poco più di un terzo dimostra di comprendere correttamente i concetti economici di base, come inflazione, tasso di interesse e diversificazione. Le fragilità risultano ancora più evidenti tra alcuni segmenti della popolazione: secondo l’Edufin Index 2025, le donne registrano un punteggio medio di 54 punti, contro i 59 degli uomini, mentre tra i più giovani persistono livelli inferiori alla media nazionale, con i 18-24enni a quota 50, a conferma della necessità di rafforzare gli strumenti educativi proprio nelle fasce più esposte al rischio di vulnerabilità economica.
In questo quadro, l’educazione finanziaria si conferma una leva fondamentale di cittadinanza consapevole, inclusione economica e resilienza sociale. Non si tratta più soltanto di trasmettere conoscenze tecniche o nozioni di base, ma di fornire strumenti concreti per comprendere il presente e orientare le scelte future, in ambiti che incidono direttamente sulla sostenibilità della vita delle persone: dalla gestione del risparmio alla pianificazione previdenziale, dall’accesso al credito alla protezione dai rischi, fino alle nuove frontiere della finanza digitale e sostenibile.
A conferma di questa urgenza, i dati più recenti evidenziano una persistente fragilità nel rapporto degli italiani con la gestione delle proprie risorse economiche. L’Edufin Index 2025 di Alleanza Assicurazioni registra infatti un livello medio pari a 56 su 100 – al di sotto della soglia di sufficienza – e segnala come solo il 40% della popolazione sia in grado di adottare comportamenti finanziari realmente consapevoli. Un divario che non riguarda soltanto le conoscenze, ma soprattutto la capacità di tradurle in scelte concrete e coerenti nel tempo. Il tema riguarda in modo particolare le donne e i più giovani. Sul fronte femminile, i divari restano marcati lungo tutto il ciclo di vita economica: secondo il Rendiconto di genere INPS 2024, in Italia il tasso di occupazione femminile si ferma al 52,5%, contro il 70,4% degli uomini, con un divario di 17,9 punti percentuali, mentre il differenziale retributivo supera in media il 20% e si amplia ulteriormente nei comparti a più alta qualificazione. Discontinuità lavorativa, part-time involontario e minore continuità contributiva si traducono così in pensioni più basse e in una minore autonomia economica, con effetti che incidono anche sul potenziale di crescita del Paese. Per i giovani, invece, il nodo è sempre più previdenziale: ingresso tardivo nel mercato del lavoro, carriere frammentate e retribuzioni iniziali più basse rendono più difficile costruire nel tempo una posizione contributiva adeguata. Non a caso, secondo le proiezioni OCSE, chi entra oggi nel mercato del lavoro in Italia potrebbe arrivare all’età pensionabile fino a 71 anni, segnalando quanto sia urgente rafforzare fin da subito strumenti di educazione finanziaria capaci di accompagnare scelte informate su lavoro, risparmio e pianificazione del futuro.
E’ in questa prospettiva che FEduF – Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio – rinnova e rafforza il proprio impegno, promuovendo un approccio all’educazione finanziaria inteso come vera e propria infrastruttura culturale del Paese. Una competenza trasversale, capace di connettere i grandi fenomeni globali con le decisioni quotidiane, ridurre le vulnerabilità economiche e sociali e favorire una partecipazione più attiva e informata alla vita economica.
Da anni la Fondazione opera in questa direzione attraverso iniziative rivolte a studenti, insegnanti, famiglie e cittadini, sviluppate in dialogo con istituzioni, mondo scolastico, settore bancario e imprese. L’obiettivo è costruire un ecosistema educativo capace di rendere accessibili contenuti complessi e di tradurre la conoscenza in comportamenti consapevoli, responsabili e sostenibili. Nell’anno scolastico 2025/2026, questo impegno si traduce già in 785 eventi realizzati, con quasi 57.000 partecipanti, di cui oltre 54.000 studenti e 2.800 docenti. Un’attività capillare che conferma la capacità di FEduF di fare rete e di portare l’educazione finanziaria dentro i territori, rafforzandone l’impatto concreto sulle comunità scolastiche e sul sistema Paese.
“L’Assemblea FEduF affronta l’educazione finanziaria da un punto di vista estremamente indispensabile, che la rende ancora più utile, ed è quello dei grandi cambiamenti di questa epoca – afferma Giovanna Boggio Robutti, Direttore Generale di FEduF -. Cambiamenti demografici e l’intelligenza artificiale sono eventi che hanno grandissimo impatto sulla conoscenza. L’educazione finanziaria può aiutare i cittadini ad affrontare queste sfide.
Secondo Giancarlo Blangiardo, Presidente di demografia della Milano Bicocca ed ex presidente Istat “educare una popolazione che progressivamente sta cambiando è rilevante se si vuole fare in modo che questa popolazione faccia le scelte giuste. Educare al risparmio è un modo per rendere la gente più consapevole delle opportunità che si presentano in modo da fare le scelte giuste al momento giusto”.
Per Paola Soccorso, Responsabile Ufficio Educazione Finanziaria, “l’educazione finanziaria è uno strumento di cittadinanza attiva e il nostro tentativo è quello di rafforzare la cultura dei cittadini giovani e di offrire a loro gli strumenti per fare scelte veloci e quotidiane in un contesto sempre più complesso”.

– foto ufficio stampa FeduF –
(ITALPRESS).

  •  

Assemblea FEduF, l’educazione finanziaria leva strategica per il Paese

Assemblea FEduF, l’educazione finanziaria leva strategica per il Paese

ROMA (ITALPRESS) – In un contesto globale attraversato da profondi megatrend – dalla transizione demografica all’innovazione digitale, dalle tensioni geopolitiche alla trasformazione dei modelli economici e produttivi – la capacità di comprendere e interpretare le dinamiche finanziarie si configura sempre più come una competenza strategica. Non solo per gli operatori economici, ma per cittadini, famiglie e giovani chiamati a confrontarsi quotidianamente con scelte sempre più complesse e interconnesse. E’ proprio a partire da questo scenario che si inserisce l’Assemblea annuale FEduF, dedicata al tema “Educazione finanziaria nella complessità dei nuovi scenari”, come momento di riflessione e confronto sul ruolo dell’educazione finanziaria nel leggere, interpretare e governare i grandi cambiamenti in atto. Un appuntamento che intende porre al centro il valore strategico di questa competenza come strumento di orientamento in un contesto caratterizzato da incertezza, volatilità e crescente complessità.
Si tratta di una sfida particolarmente rilevante per l’Italia, dove i livelli di educazione finanziaria continuano a risultare inferiori agli standard internazionali. Secondo le rilevazioni OCSE, infatti, solo il 44,3% degli adulti raggiunge un livello sufficiente di alfabetizzazione finanziaria, mentre appena poco più di un terzo dimostra di comprendere correttamente i concetti economici di base, come inflazione, tasso di interesse e diversificazione. Le fragilità risultano ancora più evidenti tra alcuni segmenti della popolazione: secondo l’Edufin Index 2025, le donne registrano un punteggio medio di 54 punti, contro i 59 degli uomini, mentre tra i più giovani persistono livelli inferiori alla media nazionale, con i 18-24enni a quota 50, a conferma della necessità di rafforzare gli strumenti educativi proprio nelle fasce più esposte al rischio di vulnerabilità economica.
In questo quadro, l’educazione finanziaria si conferma una leva fondamentale di cittadinanza consapevole, inclusione economica e resilienza sociale. Non si tratta più soltanto di trasmettere conoscenze tecniche o nozioni di base, ma di fornire strumenti concreti per comprendere il presente e orientare le scelte future, in ambiti che incidono direttamente sulla sostenibilità della vita delle persone: dalla gestione del risparmio alla pianificazione previdenziale, dall’accesso al credito alla protezione dai rischi, fino alle nuove frontiere della finanza digitale e sostenibile.
A conferma di questa urgenza, i dati più recenti evidenziano una persistente fragilità nel rapporto degli italiani con la gestione delle proprie risorse economiche. L’Edufin Index 2025 di Alleanza Assicurazioni registra infatti un livello medio pari a 56 su 100 – al di sotto della soglia di sufficienza – e segnala come solo il 40% della popolazione sia in grado di adottare comportamenti finanziari realmente consapevoli. Un divario che non riguarda soltanto le conoscenze, ma soprattutto la capacità di tradurle in scelte concrete e coerenti nel tempo. Il tema riguarda in modo particolare le donne e i più giovani. Sul fronte femminile, i divari restano marcati lungo tutto il ciclo di vita economica: secondo il Rendiconto di genere INPS 2024, in Italia il tasso di occupazione femminile si ferma al 52,5%, contro il 70,4% degli uomini, con un divario di 17,9 punti percentuali, mentre il differenziale retributivo supera in media il 20% e si amplia ulteriormente nei comparti a più alta qualificazione. Discontinuità lavorativa, part-time involontario e minore continuità contributiva si traducono così in pensioni più basse e in una minore autonomia economica, con effetti che incidono anche sul potenziale di crescita del Paese. Per i giovani, invece, il nodo è sempre più previdenziale: ingresso tardivo nel mercato del lavoro, carriere frammentate e retribuzioni iniziali più basse rendono più difficile costruire nel tempo una posizione contributiva adeguata. Non a caso, secondo le proiezioni OCSE, chi entra oggi nel mercato del lavoro in Italia potrebbe arrivare all’età pensionabile fino a 71 anni, segnalando quanto sia urgente rafforzare fin da subito strumenti di educazione finanziaria capaci di accompagnare scelte informate su lavoro, risparmio e pianificazione del futuro.
E’ in questa prospettiva che FEduF – Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio – rinnova e rafforza il proprio impegno, promuovendo un approccio all’educazione finanziaria inteso come vera e propria infrastruttura culturale del Paese. Una competenza trasversale, capace di connettere i grandi fenomeni globali con le decisioni quotidiane, ridurre le vulnerabilità economiche e sociali e favorire una partecipazione più attiva e informata alla vita economica.
Da anni la Fondazione opera in questa direzione attraverso iniziative rivolte a studenti, insegnanti, famiglie e cittadini, sviluppate in dialogo con istituzioni, mondo scolastico, settore bancario e imprese. L’obiettivo è costruire un ecosistema educativo capace di rendere accessibili contenuti complessi e di tradurre la conoscenza in comportamenti consapevoli, responsabili e sostenibili. Nell’anno scolastico 2025/2026, questo impegno si traduce già in 785 eventi realizzati, con quasi 57.000 partecipanti, di cui oltre 54.000 studenti e 2.800 docenti. Un’attività capillare che conferma la capacità di FEduF di fare rete e di portare l’educazione finanziaria dentro i territori, rafforzandone l’impatto concreto sulle comunità scolastiche e sul sistema Paese.
“L’Assemblea FEduF affronta l’educazione finanziaria da un punto di vista estremamente indispensabile, che la rende ancora più utile, ed è quello dei grandi cambiamenti di questa epoca – afferma Giovanna Boggio Robutti, Direttore Generale di FEduF -. Cambiamenti demografici e l’intelligenza artificiale sono eventi che hanno grandissimo impatto sulla conoscenza. L’educazione finanziaria può aiutare i cittadini ad affrontare queste sfide.
Secondo Giancarlo Blangiardo, Presidente di demografia della Milano Bicocca ed ex presidente Istat “educare una popolazione che progressivamente sta cambiando è rilevante se si vuole fare in modo che questa popolazione faccia le scelte giuste. Educare al risparmio è un modo per rendere la gente più consapevole delle opportunità che si presentano in modo da fare le scelte giuste al momento giusto”.
Per Paola Soccorso, Responsabile Ufficio Educazione Finanziaria, “l’educazione finanziaria è uno strumento di cittadinanza attiva e il nostro tentativo è quello di rafforzare la cultura dei cittadini giovani e di offrire a loro gli strumenti per fare scelte veloci e quotidiane in un contesto sempre più complesso”.

– foto ufficio stampa FeduF –
(ITALPRESS).

  •  

Cina, nuove attrazioni per il decimo anniversario di Shanghai Disneyland

Cina, nuove attrazioni per il decimo anniversario di Shanghai Disneyland

SHANGHAI (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Mentre Shanghai Disneyland festeggia oggi il suo decimo anniversario, il resort sta portando avanti diversi progetti di espansione, dopo aver tagliato il traguardo dei 100 milioni di visitatori a fine di ottobre 2025.

Lunedì Andrew Bolstein, presidente e direttore generale dello Shanghai Disney Resort, ha condiviso nuovi aggiornamenti sulla nuova area a tema Spider-Man del parco, che costituirà la nona area tematica. L’ultimo tratto dell’iconico binario rosso dell’attrazione è stato installato di recente.

Inoltre, il terzo hotel del resort, lo Shanghai Disney Enchanted Star Hotel, dovrebbe aprire il prossimo inverno.

Il parco ha beneficiato della rapida crescita del turismo a Shanghai, creando inoltre più di 15.000 posti di lavoro diretti nella città.

Nel 2011, quando sono iniziati i lavori di costruzione dello Shanghai Disney Resort, Shanghai ha accolto 230 milioni di visitatori nazionali, registrando entrate turistiche pari a circa 278,6 miliardi di yuan (circa 40,92 miliardi di dollari USA). Entro il 2025, queste cifre erano salite a 416 milioni di visitatori nazionali e a 566,68 miliardi di yuan di entrate, secondo le autorità locali per la cultura e il turismo.

Il forte aumento del turismo in entrata in Cina, alimentato dall’ampliamento delle politiche di ingresso senza visto, ha anche aumentato sensibilmente l’affluenza a Shanghai Disneyland, soprattutto tra i visitatori provenienti da Giappone, Repubblica di Corea e Paesi del Sud-Est asiatico.

La turista thailandese Aum, che ha visitato il parco due volte, ha affermato di essere stata attratta dal clima piacevole di Shanghai, dai costi ragionevoli e dalla comodità dei trasporti. Ha aggiunto che il parco offre giostre divertenti, un’ampia gamma di intrattenimenti e diverse opzioni gastronomiche.

Dalla primavera, lo Shanghai Disney Resort ha organizzato una serie di eventi per celebrare il suo decimo anniversario. Con l’avvicinarsi delle vacanze estive, i parchi a tema di Shanghai, compreso lo Shanghai Disney Resort, dovrebbero registrare un aumento dei visitatori.

“Credevamo di poter creare qualcosa che il mondo non aveva mai visto: un luogo in cui la narrazione Disney incontrasse la cultura cinese in un modo davvero innovativo”, ha affermato Josh D’Amaro, amministratore delegato della Walt Disney Company. “Mentre celebriamo il primo decennio del parco e guardiamo al prossimo, ciò che mi entusiasma di più è che siamo solo all’inizio”.
(ITALPRESS).
-Foto Xinhua-

  •  

Il Milan ufficializza Amorim, Cardinale “Uno dei tecnici più preparati”

Il Milan ufficializza Amorim, Cardinale “Uno dei tecnici più preparati”

MILANO (ITALPRESS) – Rùben Amorim è il nuovo allenatore del Milan. A renderlo noto è stato lo stesso club rossonero attraverso un comunicato ufficiale. “Amorim – si legge – inizia la carriera da allenatore nel 2018, dopo aver concluso il percorso da calciatore professionista, durante il quale ha indossato le maglie di Belenenses e Benfica, oltre a quella della Nazionale portoghese. Dopo le prime esperienze in panchina al Casa Pia e al Braga, nel 2020 assume la guida dello Sporting Lisbona, dando inizio a un ciclo caratterizzato da una forte identità di gioco, innovazione e valorizzazione dei calciatori. Un percorso che si traduce in risultati concreti: due titoli di campione del Portogallo, due Coppe di Lega e una Supercoppa. Prima di approdare al Milan, ha ricoperto il ruolo di allenatore del Manchester United. Nel corso della sua carriera, Amorim ha sviluppato un approccio tattico moderno e offensivo, supportato da una solida organizzazione di gioco, dimostrando una particolare capacità nel valorizzare i giovani talenti e accompagnarli nel loro percorso di crescita”.
“Seguiamo Rùben da anni. Il suo percorso allo Sporting è stato straordinario e rispecchia esattamente lo stile di gioco che stiamo cercando. E’ uno dei tecnici più preparati e innovativi della nuova generazione europea: giovane, ambizioso, con una chiara identità calcistica e un approccio tattico ben definito”, ha dichiarato Gerry Cardinale, Managing Partner di RedBird Capital Partners. “Rùben crede in un calcio offensivo e ad alta intensità. La sua filosofia si sposa perfettamente con la nostra visione, e le sue qualità di leadership, unite alla capacità di far crescere i calciatori, ci hanno colpito profondamente. Crediamo in lui e siamo entusiasti di accoglierlo nel Club”.
“Ci sono ambizioni che ti accompagnano per tutta la carriera e, per me, allenare il Milan è sempre stata una di queste”, ha dichiarato Rùben Amorim. “So perfettamente cosa rappresenta questo Club: storia, prestigio e una tifoseria straordinaria in tutto il mondo. E’ una sfida che affronto con orgoglio ed entusiasmo, con la piena consapevolezza di ciò che significano questi colori. Non vedo l’ora di iniziare e di vivere ogni giorno la passione che anima il Milan”.
– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

  •  

Russian Navy Ship Accused of Firing Warning Shots at U.K. Yacht

Britain’s Defense Ministry said it was investigating a report that a Russian vessel fired warning shots near a U.K.-registered yacht in the English Channel on Tuesday.

© Ozan Kose/Agence France-Presse — Getty Images

The Russian warship Admiral Grigorovich docked in Turkey in 2021. British defense officials did not name the ship accused of firing shots on Tuesday, but the Royal Navy had previously said it was shadowing the Admiral Grigorovich in the English Channel.
  •  

Russian Navy Ship Accused of Firing Warning Shots at U.K. Yacht

Britain’s Defense Ministry said it was investigating a report that a Russian vessel fired warning shots near a U.K.-registered yacht in the English Channel on Tuesday.

© Ozan Kose/Agence France-Presse — Getty Images

The Russian warship Admiral Grigorovich docked in Turkey in 2021. British defense officials did not name the ship accused of firing shots on Tuesday, but the Royal Navy had previously said it was shadowing the Admiral Grigorovich in the English Channel.
  •  

Russian Navy Ship Accused of Firing Warning Shots at U.K. Yacht

Britain’s Defense Ministry said it was investigating a report that a Russian vessel fired warning shots near a U.K.-registered yacht in the English Channel on Tuesday.

© Ozan Kose/Agence France-Presse — Getty Images

The Russian warship Admiral Grigorovich docked in Turkey in 2021. British defense officials did not name the ship accused of firing shots on Tuesday, but the Royal Navy had previously said it was shadowing the Admiral Grigorovich in the English Channel.
  •  

Hoepli, esposto penale a Milano sulla gestione prima della liquidazione: “È stata provocata”

C’è un esposto penale alla Procura della Repubblica di Milano sulla gestione prima della messa in liquidazione della storica casa editrice Hoepli, fondata nel 1870 dall’omonimo imprenditore svizzero Ulrico e finita in liquidazione a marzo. Lo ha presentato l’avvocato Andrea Mingione dello studio Pecorella, che assiste Giovanni Nava, attualmente socio minoritario ed erede di uno dei due rami della famiglia Hoepli. L’esposto contro ignoti, affermano plurime fonti vicine alla vicenda contattate dal Fatto, verte intorno a ipotesi di malagestio. Questa cattiva gestione, secondo il legale di Nava, sarebbe stata messa in atto nel tempo per consentire di arrivare a una “accelerazione” della messa in liquidazione dell’azienda, approvata il 10 marzo dagli azionisti del ramo di maggioranza della famiglia. La procedura è stata affidata alla liquidatrice Laura Limido.

Una nota diffusa dall’azienda a marzo, dopo l’assemblea degli azionisti che ha deciso la liquidazione, spiegava che “l’attenta valutazione, attuale e prospettica, dei risultati di esercizio negativi correlati con l’andamento previsionale del mercato editoriale e librario e la consistente impossibilità di far cessare il gravoso conflitto endosocietario, hanno imposto la liquidazione volontaria quale unica soluzione giuridicamente appropriata per evitare la dispersione del patrimonio aziendale e assicurarne, per quanto possibile, la migliore salvaguardia”.

L’”accelerazione” indicata nell’esposto potrebbe essere collegata al giudizio sul quale il 24 giugno, la Cassazione dovrà pronunciarsi definitivamente proprio sulla causa civile avanzata da Nava che ha già ottenuto due successi in primo e secondo grado. Se la sentenza, legata alle norme che regolano il mandato fiduciario e a un ristoro parziale, dovesse dare ragione a Nava, quest’ultimo potrebbe salire nel capitale sino a conquistare la maggioranza. A oggi il capitale di Hoepli Spa è al 49,25 % in mano alla fiduciaria svizzera Sef (a sua volta detenuta da due fiduciarie con sede in Liechtenstein), di cui sono soci Ulrico Carlo Hoepli (morto qualche giorno fa) e i tre figli Giovanni, Matteo e Barbara, il 13% è di Finedit (detenuta da Giovanni, Matteo e Barbara Hoepli), il 33% di Giovanni Nava e 4,75% intestato alle persone fisiche Giovanni, Matteo e Barbara Hoepli.

Se Nava vincesse in Cassazione gli verrebbero trasferite le azioni Sef che Bianca Hoepli, sua nonna materna, avrebbe dovuto ricevere in eredità dal fratello Gianni Enrico, che così aveva disposto, azioni che però finirono all’altro fratello Ulrico Carlo. Con la morte di Ulrico Carlo si sono chiuse anche le inchieste penali in Svizzera aperte da denunce di Nava e seguite da alcuni giudizi.

Nel frattempo la libreria Hoepli nel centro di Milano ha chiuso a fine maggio, dopo aver messo in vendita da metà mese quello che restava del magazzino dei libri con uno sconto del 50%. Una manifestazione di interesse per acquisire l’intera attività, avanzata nelle scorse settimane attraverso una scatola societaria dal gruppo Loro Piana, storica azienda italiana che opera nel settore dell’abbigliamento e dei tessuti di altissima gamma, non è stata presa in considerazione dalla liquidatrice per inidoneità. Dopo lunghe trattative svelate dal Fatto, invece, gli eredi del ramo della famiglia che controllano la maggioranza delle azioni dell’editrice il 15 aprile hanno firmato l’accordo di cessione a Mondadori del catalogo dell’editoria scolastica. La cessione è divenuta efficace il 30 aprile. Si tratta di una mossa che rimette in movimento un mercato che in Italia vale 800 milioni l’anno.

Anche la storica sede è in vendita. L’accordo prevede di cedere al prezzo di una ventina di milioni il palazzo della libreria, nel centro di Milano, di proprietà della società Sef del ramo di maggioranza della famiglia Hoepli, alla quale la Hoepli Spa e la libreria pagavano l’affitto. L’acquirente, un fondo immobiliare, comprerebbe anche l’edificio contiguo che fa angolo con Piazza Meda, disegnato dallo Studio Bbpr per la Chase Manhattan Bank e costruito tra gli anni Cinquanta e i Sessanta, per realizzare un albergo di lusso.

A nulla sono valsi le proteste sindacali e i flash mob di dipendenti e lettori, come pure la raccolta di migliaia di firme a Milano e in tutta Italia, le pressioni del mondo culturale e politico milanese. Della novantina di dipendenti in attività prima della liquidazione alcuni si sono dimessi, quelli addetti al ramo libreria sono in cassa integrazione a zero ore, gli altri addetti al ramo editoriale continuano l’attività. Se non si troverà una soluzione industriale, Milano e l’Italia rischiano di perdere un patrimonio culturale inestimabile. Ora però l’esposto alla Procura e la sentenza della Cassazione potrebbero rimettere molti giochi in movimento. Il Fatto Quotidiano ha contattato Hoepli Spa, senza ottenere per ora risposta. La liquidatrice, avvocato Laura Limido, risponde che non è a conoscenza dell’esposto e dei suoi contenuti che quindi non può commentare.

L'articolo Hoepli, esposto penale a Milano sulla gestione prima della liquidazione: “È stata provocata” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Tensione nel Canale della Manica, una fregata russa spara colpi d’avvertimento contro uno yacht: Londra apre un’indagine

Tensione nella Manica: la fregata russa Admiral Grigorovich ha sparato colpi di avvertimento in direzione di uno yacht civile britannico che si era avvicinato a circa 500 metri dalla nave, secondo quanto riportato dai media britannici. “Stiamo indagando sulle notizie relative a un incidente avvenuto nella Manica”, ha dichiarato un portavoce del Ministero della Difesa britannico, citato dai quotidiani Telegraph e Guardian. L’incidente sarebbe avvenuto circa 20 miglia nautiche a sud dell’Isola di Wight, al di fuori delle acque territoriali britanniche, riferiscono i due quotidiani. Non sono stati segnalati feriti né danni, e lo yacht ha proseguito la sua traversata della Manica.

 Un’imbarcazione del pattugliatore d’altura HMS Tyne si è recata a bordo dello yacht per raccogliere informazioni e verificare la sicurezza degli occupanti. Nel pomeriggio di ieri, questo pattugliatore della Royal Navy, insieme all’HMS Mersey della stessa classe River, aveva seguito la fregata russa attraverso la Manica prima che venissero sparati i colpi di avvertimento. Domenica, per la prima volta, forze speciali britanniche hanno abbordato e intercettato, sempre nella Manica, la petroliera russa Smyrtos, appartenente alla cosiddetta “flotta ombra” e soggetta a sanzioni europee.

Negli ultimi mesi, la marina francese ha effettuato diverse operazioni di questo tipo contro petroliere russe, con l’obiettivo di privare la Russia delle entrate petrolifere che contribuiscono a finanziare la guerra in Ucraina. Tuttavia, fonti militari hanno dichiarato al Guardian che l'”incidente isolato” di martedì non sarebbe collegato a quell’abbordaggio. Da diverse settimane, la fregata Admiral Grigorovich, una nave da guerra di circa 4mila tonnellate equipaggiata con un cannone da 100 mm e missili da crociera Kalibr, scorta alcune navi commerciali, anche se la marina russa non dispone di un numero sufficiente di unità per estendere questa missione su larga scala. Entrata in servizio nel 2016, la fregata appartiene alla flotta russa del Mar Nero, ma si trovava nel Mar Mediterraneo al momento dell’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina. Da allora, poiché la Turchia ha chiuso gli stretti del Bosforo e dei Dardanelli, la nave ha la propria base nel Mar Baltico.

LEGGI LE NOTIZIE DEL CANALE ESTERI

L'articolo Tensione nel Canale della Manica, una fregata russa spara colpi d’avvertimento contro uno yacht: Londra apre un’indagine proviene da Affaritaliani.it.

  •  

Ungheria, il Parlamento approva la “norma anti-Orbán”: stop a più di due mandati da premier

Péter Magyar smantella il sistema Orbán: approvato il limite ai mandati

È stata approvata dal Parlamento ungherese la cosiddetta “norma anti-Orbán”, la revisione costituzionale che impedisce a un primo ministro di ricoprire l’incarico per più di due mandati. La misura era stata fortemente sostenuta dal vincitore delle elezioni del 12 aprile, il leader di Tisza e attuale premier Péter Magyar.

Per il via libera era necessaria una maggioranza qualificata dei due terzi, facilmente raggiunta grazie ai numeri della coalizione di governo: il testo è passato con 135 voti favorevoli, 50 contrari e 6 astensioni. A opporsi sono stati i deputati di Fidesz, il partito guidato da Viktor Orbán. Ora manca soltanto la firma del presidente della Repubblica Tamás Sulyok, vicino all’ex premier. Magyar ne ha già chiesto le dimissioni, senza successo, ma non si prevedono ostacoli all’entrata in vigore della riforma.

La norma viene definita “anti-Orbán” perché introduce il limite di due mandati complessivi per il capo del governo, anche non consecutivi, calcolati a partire dal 2 maggio 1990. Una disposizione che comprende quindi tutti e tre i mandati svolti da Orbán, alla guida del Paese dal 1998 al 2002 e successivamente dal 2010 al 2016. 

“Nessuno — ha affermato Magyar — può detenere il potere a tempo indefinito”. Si tratta di una misura senza precedenti in Europa per la figura del primo ministro, mentre limiti analoghi esistono per altre cariche, come la presidenza francese. La riforma ha suscitato forti polemiche: Fidesz la considera una “riforma illegale” perché “retroattiva”.

Una contestazione respinta da Márton Melléthei-Barna, parlamentare di Tisza e coautore della modifica costituzionale: “la riforma — ha dichiarato — si applica solo ai premier nominati dopo l’entrata in vigore, il 1990 è solo il parametro per il calcolo dei mandati”. Non tutti gli esperti di diritto costituzionale, tuttavia, ritengono inattaccabile l’impianto giuridico della misura.

La riforma riguarda anche lo stesso Magyar, che potrà restare alla guida del governo al massimo fino al 2034. “L’idea — ha replicato lo stesso Orbán, intervistato dal sito Index.hu — che qualcuno in Ungheria possa esser tenuto lontano dal popolo è piuttosto ridicola. Questi (il nuovo governo di Magyar) sono al potere da pochi mesi, non dovrebbero illudersi di restarci per otto anni”.

La revisione costituzionale interviene inoltre su due pilastri del cosiddetto sistema Orbán. In primo luogo prevede l’abolizione delle “fondazioni di interesse pubblico”, organismi spesso guidati da figure vicine a Fidesz, finanziati con risorse statali e considerati da molti osservatori centri di potere sottratti al controllo pubblico. Il provvedimento impone anche il ritorno allo Stato dei beni detenuti da tali strutture.

Tra le organizzazioni coinvolte figura il Matthias Corvinum Collegium, considerato uno dei principali laboratori culturali dell’orbánismo, punto di riferimento per la destra radicale europea e per l’universo Maga statunitense nel continente.La riforma apre infine la strada alla soppressione dell’“Ufficio per la protezione della sovranità”, istituito durante i governi Orbán e accusato dai critici di essere stato utilizzato per colpire Ong e realtà considerate ostili al potere. 

Resta invece il principio della “protezione dell’identità costituzionale ungherese e della cultura cristiana”, introdotto nella Legge fondamentale nel 2023, che diventa però una responsabilità attribuita a tutti gli organi dello Stato, eliminando il riferimento a un “organo indipendente”. Secondo Magyar, in questo modo “mettiamo uno dei più importanti gioielli della distruzione dello Stato di diritto da parte di Orbán là dove deve stare: nell’immondezzaio della storia”.

Parallelamente, il Parlamento ha approvato anche un pacchetto di riforme richieste dall’Unione europea per favorire lo sblocco dei fondi destinati a Budapest. Le misure riguardano la trasparenza patrimoniale, il rafforzamento dell’autorità anticorruzione, le regole sugli appalti pubblici, la gestione dei beni di interesse collettivo e il contrasto alle frodi legate ai finanziamenti europei.

LEGGI LE NOTIZIE DEL CANALE ESTERI

L'articolo Ungheria, il Parlamento approva la “norma anti-Orbán”: stop a più di due mandati da premier proviene da Affaritaliani.it.

  •  

Funaro: aumento prezzo TPL? “Noi contrari, auspico confronto per trovare soluzioni’

Funaro: aumento prezzo TPL? “Noi contrari, auspico confronto per trovare soluzioni’

Secondo la Sindaca di Firenze  bisogna “trovare ‘misure compensative perché il nostro primo obiettivo sono i cittadini’. D’accordo con Funaro anche Federconsumatori che esprime  “forte preoccupazione per l’ipotesi di aumento delle tariffe del trasporto pubblico locale in Toscana”.

“Noi siamo contrari all’aumento degli abbonamenti“, “quando ci sono decisioni che coinvolgono gli altri enti c’è la necessità di un confronto preventivo. Anci aveva scritto per chiedere un confronto sul trasporto pubblico, questo confronto ad oggi non c’è stato: il mio auspicio è che possa esserci e che si possa iniziare a ragionare su possibili soluzioni”. Così la sindaca di Firenze Sara Funaro a proposito del rincaro del prezzo del biglietto del trasporto pubblico in Toscana: dall’1 agosto questo passerà da 1,7 euro a 2 euro.

Secondo Funaro bisogna trovare “misure compensative perché il nostro primo obiettivo sono i cittadini e quelli rimarranno sempre”. “Il Comune – ha spiegato la sindaca – sta incentivando con tante risorse gli abbonamenti per i cittadini. Abbiamo stanziato più di 3 milioni per fare in modo che il trasporto pubblico sia utilizzato sempre di più. Il Comune di Firenze sul trasporto pubblico non mette 12 milioni, ma mette più di 31 milioni tra tramvie, trasporto su gomma e incentivi ai cittadini, per cui noi la nostra parte la stiamo facendo”.

– “Forte preoccupazione per l’ipotesi di aumento delle tariffe del trasporto pubblico locale in Toscana”. La esprime Laura Grandi, presidente di Federconsumatori Toscana, che si chiede “quale sia stato il reale coinvolgimento dei cittadini, dei pendolari, degli studenti e delle famiglie che ogni giorno utilizzano autobus e servizi pubblici per studio, lavoro e necessità quotidiane”.

“Ancora una volta si rischia di chiedere un sacrificio economico agli utenti senza un adeguato confronto pubblico e senza garanzie certe sui miglioramenti del servizio – prosegue in una nota Grandi -. Aumentare il costo dei biglietti rischia di penalizzare proprio coloro che scelgono responsabilmente il trasporto collettivo e che già affrontano difficoltà economiche dovute all’aumento del costo della vita”. Federconsumatori ritiene che “prima di qualsiasi aumento tariffario sia necessario aprire un confronto con le associazioni dei consumatori e i rappresentanti degli utenti, perché bisogna garantire la massima trasparenza sui costi che giustificano il rincaro. Ma al tempo stesso sarebbe importante presentare un piano dettagliato di miglioramento del servizio, cosa molto molto sentita dalla cittadinanza”.

Critica anche il presidente Aduc Vincenzo Donvito Maxia: “E’ deciso: i biglietti del gestore monopolista del trasporto pubblico locale di Firenze (Autolinee Toscane) passeranno ad agosto da 1,70 a 2 euro – sottolinea -. Un aumento del 15%, dicono, ma che in realtà è del 17,6%. Percentuale a cui sono arrivati con operazioni in cui la matematica è funzionale alle opinioni di chi, per propri problemi gestionali e non solo per il rincaro del costo della vita, non è in grado di far fronte all’impegno preso con le pubbliche amministrazioni”. Secondo l’Aduc “il 7%, previsto per il 2026 da contratto di servizio come scaglione tariffario, si somma all’8% come recupero del tasso di inflazione” ma “il livello di inflazione attuale è al 3,2%. Sette e otto percento vengono dalla fantasia contabile di At, perché, se consideriamo il 3,2% Istat, l’aumento del biglietto dovrebbe essere di questa percentuale, cioè poco più di 5 centesimi” che “avrebbe potuto essere arrotondato a 1,80 euro, non certo a 2”

  •  

Trump: “Dopo l’Iran, lavoreremo sulla pace in Ucraina” – Dietro il Sipario – Talk Show



Resta il nodo Israele-Libano mentre cresce l’attesa per la firma ufficiale in presenza dell’accordo tra Stati Uniti e Iran già siglato digitalmente; nel frattempo il presidente americano Donald Trump al G7 in Francia allenta le tensioni con gli alleati europei e fa sapere che Washington vuole rinnovare gli sforzi diplomatici per la risoluzione del conflitto russo-ucraino. Ne parliamo con Roberto Quaglia e Bruno Scapini

NEUTRALITÀ dell’ITALIA, per la pace e contro la guerra.
FIRMA ORA – https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6500011

L'articolo Trump: “Dopo l’Iran, lavoreremo sulla pace in Ucraina” – Dietro il Sipario – Talk Show proviene da Visione TV.

  •  

La memoria di ieri per le sfide di oggi. 25 anni dal G8 di Genova

Vi sono avvenimenti che segnano uno spartiacque nella storia, sia che si parli di Storia con la “S” maiuscola che di storie personali. Per la generazione affacciatasi alla militanza nell’ondata del ‘68, fu sicuramente la strage di stato di piazza Fontana; per molti della mia generazione sono state le giornate del G8 a Genova nel luglio 2001. Non voglio certo paragonare i due fatti, che hanno avuto gravità, contesti e dinamiche completamente differenti, ma entrambi hanno decretato per tante persone il momento della “perdita dell’innocenza”. Ed è per questo che, sebbene siano passati venticinque anni, la memoria ardente di quelle giornate è ancora presente come cosa viva, come se fosse ieri. Ed è quindi importante parlarne e riflettere sebbene il mondo sia, nel frattempo, cambiato radicalmente, per tanti versi in peggio.

Per parlare di Genova occorre raccontare quel movimento transnazionale che fu chiamato “No global”, soprattutto dai media mainstream. Sebbene in modo sotterraneo esistesse già da un po’, assunse risonanza mondiale per la contestazione al vertice di Seattle del WTO (Organizzazione mondiale del commercio), alla fine di novembre del 1999, quando decine di migliaia di persone scesero nelle strade intenzionate a contestare e bloccare in tutti i modi possibili quell’incontro dei potenti della terra. Fra il rumore delle vetrine infrante e delle barricate contro la polizia, fra il gesto di chi aiutava ad alleviare gli effetti dei lacrimogeni e le parate irriverenti della clown army, un nuovo, potente e multiforme movimento internazionale si imponeva sulla scena per contestare i padroni del mondo. Da quel momento in poi, ovunque si svolgesse un forum degli organismi internazionali (Fondo monetario, Banca mondiale, Ocse, Nato…) decine e a volte centinaia di migliaia di persone manifestavano e assediavano i luoghi fisici dei vertici.

Oltre alla sua diffusione in tutti i continenti, l’altra caratteristica importante di quel movimento fu la sua capacità di tenere assieme non tanto le idee, quanto le diverse pratiche di piazza. Infatti, con modalità diverse di volta in volta, per quasi due anni non vi fu quella devastante divisione fra “buoni” e “cattivi”, iattura di tante mobilitazioni, ma una pluralità di approcci che riuscivano a stare assieme: dalla clown army alla marcia pacifista, dal black bloc allo sciopero sindacale. Le istituzioni risposero con crescente violenza, fino ad arrivare al marzo 2001 quando le contestazioni al Global forum a Napoli terminarono con una mattanza di polizia in piazza Plebiscito e con le torture dei fermati portati nella caserma Raniero e al giugno 2001 a Goteborg, quando un poliziotto piantò tre pallottole nella schiena di un manifestante di 19 anni che solo per fortuna sopravvisse. Un anticipo chiaro di quello che sarebbe successo a luglio.

Il G8 di Genova doveva rappresentare, nella testa di tanti, il punto più alto di quel movimento e invece ne segnò la fine, assieme all’attentato alle Torri Gemelle nel settembre dello stesso anno.
Una delle cause fu che le tante anime che si ritrovarono nel Genoa Social Forum, la rete che organizzò il controvertice, di fatto riprodussero le vecchie logiche egemoniche e autoritarie degli apparati politici e sindacali, non facendo proprie quelle nuove forme di accordo e condivisione delle pratiche proprie del movimento antiglobalizzazione negli altri paesi.
Fu così che la violenza statale, dispiegata in tutta la sua ferocia, poté avere gioco facile nel dividere il movimento, nell’instillare dubbi e sospetti. Questo nonostante l’ordine di ingaggio delle “forze dell’ordine” fosse chiaro fin dalla mattina di venerdì 20 luglio: massacrare tutt* senza esitazioni. L’omicidio di Carlo Giuliani, i pestaggi selvaggi nelle strade, le torture di Bolzaneto, la mattanza alla scuola Diaz non furono “incidenti”, ma il frutto di una regia pianificata da tempo. Una lezione pratica della democrazia reale, più efficace di mille discorsi sovversivi. Nonostante questo, molte anime della sinistra pacifista e istituzionale continueranno negli anni a parlare di democrazia tradita.

Gli “Anarchici contro il G8”, cui facevano riferimento buona parte degli anarchici e delle anarchiche di lingua italiana che andarono a Genova, scelsero di fregarsene dell’assedio alla zona rossa dove si trovavano i Capi di Stato, manifestando invece a Sampierdarena, nella Genova proletaria, quella delle grandi lotte operaie.
Puntammo sullo sciopero generale, creammo comitati di sciopero in diverse città che diedero vita ad assemblee territoriali. Puntavamo sulla radicalità degli obiettivi e sul radicamento sociale. Sul numero di Umanità Nova che venne diffuso a Genova scrivevamo: “Le manifestazioni internazionali, come quella odierna di Genova, sono state e saranno importanti perché riescono a mettere in luce il carattere distruttivo, violento, irriformabile dei vari organismi sovranazionali, ma non possono rappresentare il punto centrale di un percorso che deve, necessariamente, svilupparsi altrove. La forza di questo movimento è nella capacità di coniugare radicalità e radicamento, agire e pensare localmente ed agire e pensare globalmente e non deve inaridirsi nella mera contestazione dei vertici dei potenti. Altrimenti si rischia di diventare una sorta di “tour operator” della contro globalizzazione, specializzati in viaggi in paesi esotici. Una specie di Camel trophy della sovversione, con tanto di emozioni già programmate. O, peggio, di fare da sponda di movimento ad un’esangue sinistra istituzionale a caccia di poltrone e di volti nuovi. Al Genoa Social Forum hanno preso parte politicanti di ogni risma bisognosi di legittimazione. (…)
Questo è un mondo che corre, corre sempre più in fretta, ed altrettanto in fretta macina esperienze, percorsi ed anche i movimenti sociali che non sanno sottrarsi allo spettacolo, alla logica folle che, mimando insensatamente le regole imposte dal marketing, consuma rapidamente, rendendola improvvisamente desueta, persino la capacità di critica, oltrepassamento, negazione dell’istituito. È una trappola da schivare, spiazzando l’avversario, moltiplicando la propria capacità di dissodare terreni nuovi, zone autonome, spazi liberi. Per superare le numerose empasse in cui rischia di bloccarsi occorre che il movimento sappia spargersi sul territorio come polvere, costruendo rapporti conflittuali che si alimentino della capacità di costruzione intenzionale di mondi altri, di relazioni altre, di vite altre. Ogni giorno, ovunque. La tensione ad un’azione radicale che sappia trarre linfa da un radicamento profondo, da una progettualità capace di innervare profondamente il presente, può essere il segno di un movimento rivoluzionario capace di costruire il proprio futuro nell’oggi. Come anarchici abbiamo cominciato, non senza difficoltà, a muoverci in questa direzione, l’unica capace di raccogliere le istanze più feconde di questi movimenti. Ma si può e si deve fare di più.”

Pensiamo che quelle parole siano più attuali che mai. La storia ha infatti reso chiaro che, solo dove sono nati movimenti ampi che sono riusciti a coniugare una forte presenza territoriale con il metodo dell’azione diretta di massa e non solo delle minoranze di militanti, governi e padroni hanno avuto paura.
La scelta di provare ad essere radicali e radicati è quindi per noi il lascito principale di quei giorni di luglio, una scommessa che si rinnova ogni giorno nelle lotte che promuoviamo ed attraversiamo. Un’azione costante di sottrazione conflittuale dall’istituito che si coniuga con la pratica dell’autogestione e della lotta quotidiana.

Un compagno che c’era

Per leggere e scaricare lo speciale di Umanità Nova uscito subito dopo il G8:
umanitanova.org/wp-content/uploads/2021/07/Le-tre-giornate-di-Genova.pdf

L'articolo La memoria di ieri per le sfide di oggi. 25 anni dal G8 di Genova proviene da .

  •  

Persecuzione degli omosessuali in Senegal: solo la Francia in Ue si è espressa contro questa violazione dei diritti umani

Avrei tifato volentieri per il Senegal, come avevo fatto (inconsapevole) nella finale di Coppa d’Africa lo scorso gennaio. Ma dopo tutto quello che ho letto e saputo, è impossibile. In Italia si sa poco di questo, perché le notizie e i testi in proposito sono praticamente tutti in lingua francese. Cliccando sulle notizie riguardanti la persecuzione degli omosessuali in corso in Senegal il mio algoritmo è diventato ultrasensibile e sono ahimè informatissimo. Anche per questo mi sono deciso a organizzare un incontro che si svolge venerdì 19 giugno dalle 18 in corso Garibaldi 27 a Milano.

L’onda omofoba in corso è travolgente in ex Urss, in Turchia, in Africa Occidentale ma soprattutto in Senegal. Ci costringe a fare i conti con questioni che pensavamo superate. Altro che diritto di famiglia… ci tocca discutere su “i maggiorenni consenzienti sono liberi di toccarsi tra loro come vogliono in privato?”. Per la legge senegalese (prontamente imitata dal Niger che non ce l’aveva) sono atti contro natura, minimo 5 anni di carcere.

Nel mondo interconnesso il confronto è diretto, su Facebook omofobi senegalesi litigano con noi in italiano. Se Europa e Africa sono ambiti connessi, in questo momento importiamo omofobia più di quanto esportiamo libertà.

Il Senegal oggi è un laboratorio repressivo straordinario. Nella prima metà dell’anno si raggiungono i 300 arresti, non risultano assoluzioni o liberazioni. Gli atti sessuali contro natura vengono imputati senza testimonianze concrete. Bastano comunicazioni languide lasciate nei telefoni. L’accusa di atti contro natura viene utilizzata continuamente, persino in casi di “videochiamate erotiche”. In passato, e in altri paesi dove sono in vigore leggi analoghe, non si procedeva senza testimoni oculari di atti sessuali. O meglio: gli avvocati riuscivano a difendere in questo modo gli imputati. Nell’ondata repressiva in corso questo non accade. Nelle decine di articoli che ho letto, solo in un caso è uscita la dichiarazione dell’imputato che nega e chiede che i suoi atti vengano provati.

E’ invece impressionante la quantità di casi in cui gli arrestati ammettono i rapporti sessuali, li raccontano e denunciano quelli che sono stati i loro partner. In molti di questi casi la polizia giudiziaria è risalita o risale ai partner analizzando le memorie dei telefoni cellulari. Ma incredibilmente l’ arrestato-imputato conferma e addirittura in molti casi fa altri nomi. Perché? Domanda ingenua. Non è previsto uno sconto di pena per chi denuncia “complici”. Non resta che pensare a torture o cose del genere.

L’altro elemento caratteristico di questa ondata repressiva è l’accusa di contagio volontario del virus Hiv. In quasi tutti i casi compare. E sempre compare quando l’arrestato è sieropositivo. La polizia non sta neanche ad analizzare se e come il sieropositivo si stesse curando. Nell’intervista a France24 del 15 giugno il presidente del parlamento senegalese Sonko rivendica questo aspetto: “la stampa occidentale sottovaluta il fatto che ci stiamo difendendo dall’Hiv”. In realtà credo non si sia mai visto al mondo un simile abuso del concetto di “contagio volontario”.

Atti contro natura senza testimoni, inspiegabili chiamate in correità, criminalizzazione dei sieropositivi. Il “modello” Senegal va al di là dell’omofobia di Stato e di qualunque anche ristretta concezione dei diritti umani. Certo, l’abbiamo capito, ci è stato ripetuto fino alla nausea, non possono essere i bianchi a imporre la libertà agli africani. Ma sono africane anche le vittime di una persecuzione insensata di fronte alla quale non possiamo tacere perché non è così lontana.

La Francia è l’unico paese europeo ad avere apertamente preso posizione contro questa violazione dei diritti umani. In Francia Stop Homophobie e altre associazioni si stanno muovendo per alleviare le sofferenze delle persone Lgbt senegalesi costrette alla clandestinità e all’esilio o alla prigione. Sappiamo che le seconde generazioni francesi vivono sentimenti contraddittori ma è sulle loro aperture che vogliamo contare. Forza Francia, allez les bleu!

L'articolo Persecuzione degli omosessuali in Senegal: solo la Francia in Ue si è espressa contro questa violazione dei diritti umani proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Così nasce una gravastar

Le stelle brillano perché al loro interno avviene la fusione nucleare, che libera energia. Quando una stella massiccia esaurisce il proprio combustibile nucleare, la pressione di radiazione non è più in grado di controbilanciare la gravità e l’astro collassa fino a ridursi a un unico punto: la cosiddetta singolarità.

Sebbene la formazione di un buco nero appaia plausibile, i buchi neri restano una sfida notevole per la scienza. Come possono dieci miliardi di masse solari concentrarsi in un unico punto minuscolo? Come può lo spaziotempo curvarsi all’infinito in quel punto? Lì, nella singolarità, le leggi della fisica crollano, rendendo impossibile prevedere ciò che accade. Inoltre, i buchi neri nascondono ogni informazione all’osservatore: tutto, compresa la luce, scompare irrimediabilmente oltre l’orizzonte degli eventi.

È possibile che i buchi neri siano in realtà oggetti completamente diversi, come stelle ultracompatte che non possono essere osservate a causa della loro intensa gravità e, per questo, vengono chiamate gravastar. Oltre alla materia ordinaria presente nei loro strati esterni, sarebbero colme di energia oscura, che esercita una pressione verso l’esterno e ne stabilizza la massa, altrimenti tendente a collassare. Le gravastar sono più facili da accettare per i fisici rispetto ai buchi neri perché non coinvolgono né una singolarità né un orizzonte degli eventi e, tuttavia, sono quasi altrettanto massicce e compatte. Ciò che era rimasto poco chiaro, tuttavia, era come tali oggetti potessero formarsi in pratica.

Un mini universo in espansione potrebbe controbilanciare la materia in collasso di una stella, creando così una gravastar stabile. Crediti: Daniel Jampolski and Luciano Rezzolla, Goethe University Frankfurt

I due fisici teorici Daniel Jampolski e Luciano Rezzolla della Goethe University hanno ora presentato per la prima volta una soluzione dinamica alle equazioni di campo della relatività generale di Albert Einstein che descrive il collasso di una stella e la possibile formazione di una gravastar. La soluzione – pubblicata su Physical Review Dmostra come il collasso possa innescare la creazione di un mini-universo all’interno della materia che collassa, non molto diversamente dal Big Bang da cui è emerso il nostro universo. E come per il nostro universo, anche la sua espansione è guidata dall’energia oscura.

In questo modo, l’espansione del nuovo universo contrasta le forze gravitazionali e arresta il collasso della stella prima che possa formarsi un buco nero. Si instaura così un equilibrio tra il mini-universo in espansione e la materia in collasso, ed è proprio questo equilibrio a dare origine a una gravastar stabile. Con questa soluzione alla relatività generale, i fisici di Francoforte hanno fornito la prima risposta a una domanda dibattuta da 25 anni: come si formano le gravastar durante il collasso della materia ordinaria?

«Il Big Bang dell’universo nascente può verificarsi quando la stella è già collassata quasi al punto da diventare un buco nero», spiega Jampolski, che ha scoperto la soluzione nella sua tesi di laurea magistrale sotto la supervisione di Rezzolla, professore di astrofisica teorica alla Goethe University. Il comportamento della materia estremamente compressa, ancora non compreso, lascia spazio a una nuova fisica: «È più facile immaginare che il Big Bang avvenga solo in una fase molto avanzata, quando la materia è già stata compressa a un livello estremo, dando così origine a nuovi effetti».

«Cercare alternative ai buchi neri non dovrebbe suggerire scetticismo nei loro confronti, poiché essi rappresentano ancora la soluzione più naturale e semplice al destino del collasso gravitazionale», conclude Rezzolla. «Tuttavia, come scienziati in generale, e come fisici teorici in particolare, è essenziale mantenere un approccio imparziale verso ciò che non conosciamo ed esplorare quindi sia l’opinione diffusa sia le interpretazioni più esotiche. La storia ci insegna che non è insolito che queste ultime diventino le prime».

Per saperne di più:

 

  •  

Baps, la Blue Economy vale il 6% del Pil siciliano

Baps, la Blue Economy vale il 6% del Pil siciliano

La Blue Economy siciliana vale oggi 17,4 miliardi di euro, pari al 6% del Prodotto Interno Lordo regionale. È quanto emerge dal report “La Blue Economy o Economia del Mare in Sicilia”, presentato presso la sede centrale di Banca Agricola Popolare di Sicilia a Ragusa. Secondo i dati elaborati dal Centro Studi Economici della Fondazione BAPR, la Blue Economy siciliana conta oltre 29.500 imprese attive e garantisce occupazione a circa 102.000 lavoratori diretti. Sono stati presentati anche i risultati delle indagini scientifiche sul restauro dei tessuti della tomba dei Conti Naselli di Comiso. Il progetto di restauro e ricerca è stato realizzato grazie alla collaborazione tra la Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Ragusa, le Università di Palermo e Lecce e Banca Agricola Popolare di Sicilia. Nel servizio interviste a Gioacchino Amato, presidente del Centro Studi Economici Fondazione BAPR, Carmelo Arezzo, presidente della Fondazione BAPR, e Arturo Schininà, presidente di BAPS.

xa9/sat/azn

  •  

Via Palazzuolo: altre 5 botteghe per il progetto Recreos

Via Palazzuolo: altre 5 botteghe per il progetto Recreos

 Cinque nuovi artigiani entrano a far parte del progetto Recreos di Fondazione Cr Firenze e Comune di Firenze per la rigenerazione di via Palazzuolo. Saranno inaugurate domani pomeriggio le botteghe Flor Rubaja Jewelry, Campucc10, Edoardo Lietti Studio, Toi Rilegatura e Max Poglia Saretta Studio: oggi il presidente di Fondazione Cr Firenze Bernabò Bocca e la sindaca Sara Funaro hanno fatto visita ai nuovi artigiani.

Nell’elenco delle nuove aperture del progetto Recreos figurano una bottega di gioielli, un’associazione culturale che promuove mostre e progetti sociali, uno studio di progettazione, uno dedicato alla rilegatura e un’agenzia creativa. Oltre alle 5 botteghe, tra le novità c’è l’apertura della sede dell’Associazione nazionale carabinieri 181/o nucleo ‘Pegaso’ Firenze. Domani sarà inaugurata anche la ludoteca Giamburrasca, la cui sede comunale è stata temporaneamente chiusa per lavori di ristrutturazione.

“Le nuove aperture segnano una svolta nel progetto Recreos – afferma in una nota Bocca -. Dopo una fase iniziale più lenta del previsto, stiamo vivendo una nuova fase di crescita caratterizzata da una maggiore fiducia da parte del quartiere. Questo è senz’altro un elemento molto positivo, perché la riuscita del nostro percorso di rigenerazione è strettamente legata alla disponibilità dei proprietari dei fondi dell’area. Entro la fine dell’anno apriranno, inoltre, altre quattro botteghe, portando a quattordici il numero degli spazi rigenerati”.

“L’apertura di cinque nuove botteghe rappresenta un ulteriore passo avanti nel percorso di rigenerazione di via Palazzuolo, cinque nuove realtà artigiane che scelgono di investire in questa strada, portando creatività, competenze, lavoro e nuove opportunità – sottolinea la sindaca Funaro – Il progetto Recreos è particolarmente importante e innovativo perché non riguarda soltanto il recupero degli spazi e la valorizzazione dell’artigianato ma punta a dare risposte concrete ed attese a 360 gradi in una strada su cui come amministrazione stiamo lavorando con diversi strumenti, a partire dalla polizia di prossimità attiva in più aree della città, tra cui questa, con presidi diffusi e un lavoro costante sui servizi. Obiettivo è lavorare per una via Palazzuolo che sia sempre più viva, sicura, inclusiva.

NELL’AUDIO LA SINDACA DI FIRENZE SARA FUNARO

  •  

Business Ethics Summit 2026: leader globali, istituzioni e innovatori a confronto sul tema “Humility of Power”

Business Ethics Summit 2026: leader globali, istituzioni e innovatori a confronto sul tema “Humility of Power”

CITTA’ DEL VATICANO (ITALPRESS) – In un momento storico in cui l’intelligenza artificiale, le tecnologie quantistiche, la robotica e le nuove forme di potere economico stanno ridefinendo il rapporto tra innovazione e responsabilità, il Business Ethics Summit 2026 ha riunito in Vaticano leader internazionali delle istituzioni, dell’impresa, della finanza, della tecnologia e dell’accademia per riflettere sul tema “Humility of Power”.

L’edizione 2026 si è sviluppata attorno a tre grandi domande che attraversano il dibattito contemporaneo: Cosa resta di umano quando l’intelligenza diventa dominante? Il progresso umano è spesso guidato dalla fiducia nelle scoperte scientifiche e tecnologiche. Come possiamo bilanciare l’utilizzo consapevole dell’IA con umiltà, prudenza e onestà intellettuale? Quali responsabilità richiede l’esercizio del potere nell’incertezza?

Nel corso della giornata, moderata da Cristiana Falcone, si sono confrontati rappresentanti delle istituzioni, leader aziendali, studiosi e innovatori provenienti da Europa, Stati Uniti, Medio Oriente e Asia, chiamati a discutere alcune delle questioni più urgenti del nostro tempo: il futuro dell’intelligenza artificiale, la sicurezza energetica, il potenziale delle tecnologie quantistiche, l’automazione del lavoro, la governance delle piattaforme digitali, la fiducia nelle istituzioni e il ruolo della leadership in un contesto caratterizzato da crescente complessità.

Ad aprire i lavori è stato Padre Philip Larrey, docente di filosofia presso il Boston College, con una riflessione dedicata a Socrate e ai limiti del potere umano nell’epoca delle tecnologie intelligenti, offrendo una chiave di lettura filosofica per affrontare le sfide poste dall’innovazione contemporanea. “È importante mettere l’uomo al centro di tutto, che significa favorire sempre la crescita, il lavoro e il benessere dell’essere umano al di sopra dello strumento che è l’intelligenza artificiale”, ha affermato.

La prima sessione, “What Becomes Uniquely Human When Intelligence Becomes Abundant?”, ha esplorato l’impatto dell’intelligenza artificiale su creatività, cultura, educazione, fiducia e leadership. “La sfida di questo confronto tra scienza, fede e visione normativa non è stabilire quanto le macchine diventeranno umane, ma quanto noi sapremo rimanere tali. Come istituzioni, non abbiamo scelto la via del freno ideologico, ma quella di un’innovazione antropocentrica guidata da regole chiare. Con la legge 132 del 2025 e i recenti decreti attuativi, l’Italia è la prima in Europa a dotarsi di una disciplina organica sull'intelligenza artificiale, dimostrando come si possa coniugare lo sviluppo industriale con il rispetto della persona”, Federico Mollicone, Presidente della Commissione cultura, scienza e ricerca della Camera.

Al centro della seconda sessione, “What Are We Too Certain About?”, il tema dei limiti della conoscenza e dei rischi derivanti da un’eccessiva fiducia nelle previsioni tecnologiche. Esperti provenienti dai settori dell’energia, del quantum computing, della connettività e della robotica hanno discusso le opportunità e le incognite legate alle nuove frontiere dell’innovazione. In un’epoca in cui la capacità tecnologica cresce più rapidamente della nostra capacità di comprenderne le conseguenze, il Business Ethics Summit 2026 ha proposto una riflessione che va oltre la tecnologia stessa, ponendo al centro una questione fondamentale: come esercitare il potere con responsabilità, consapevolezza e umiltà. “Uno dei maggiori rischi nell’innovazione non è ciò che non sappiamo, ma ciò di cui siamo troppo certi. Le capacità dei computer quantistici di compromettere gli attuali sistemi crittografici non appartengono più alla fantascienza, ma rientrano ormai nell’orizzonte di pianificazione di molti governi e aziende” ha dichiarato Niccolò De Masi, Chairman & Ceo, IonQ. Stefano Buono, Chief Executive Officer di NewCleo ha aggiunto: “E’ fondamentale avere momenti dedicati a temi di cruciale importanza: oggi è stata una giornata dove è stato possibile discutere di etica, business e nuove tecnologie, condividendo ognuno un prezioso contributo”.

Il tavolo si è chiuso con il terzo panel, “What Does Responsible Power Require?”, che ha concentrato l’attenzione sulle sfide della governance nell’era dell’intelligenza artificiale. “Il vero potere responsabile nasce dal dubbio e dalla capacità dell’uomo di dare un senso al progresso. La grande sfida delle istituzioni è quella di accompagnare l’innovazione mantenendo saldo il principio che ogni trasformazione deve restare al servizio dell’uomo”, Gabriele Fava, Presidente dell’INPS. “Questa mattina abbiamo iniziato con Socrate. È giusto che l’incontro si concluda con la saggezza. Abbiamo esplorato l’intelligenza artificiale, la creatività, le tecnologie quantistiche, l’energia nucleare, la robotica, la governance e la fiducia. Eppure, nonostante la diversità delle prospettive emerse, un filo conduttore ha attraversato l’intera giornata: quanto più potere acquisiamo, tanto più l’umiltà diventa essenziale. La sfida che abbiamo di fronte non è soltanto tecnologica. È una sfida umana. La vera sfida è innovare senza arroganza”. Queste le parole di Cristiana Falcone, a conclusione del Summit.

– foto ufficio stampa Business Ethics Summit 2026 –

(ITALPRESS).

  •  

Nell’ambito dell’Operazione IRINI: l’Europa rischia la guerra con la Russia impegnandosi in atti di pirateria e dirottamento navale.

di Ahmed Adel

Nell’ambito dell’Operazione IRINI, Bruxelles ha autorizzato le navi da guerra dell’Unione Europea nel Mediterraneo a fermare le petroliere sospettate di trasportare petrolio russo, nell’ambito della cosiddetta “flotta ombra”, una mossa illegale che viola il diritto marittimo internazionale. Di fatto, con il pretesto dell’attuazione delle sanzioni,  la pirateria viene legalizzata, il che potrebbe persino sfociare in incidenti e conflitti armati, dato che la Russia ha intensificato la protezione delle sue navi mercantili attraverso scorte militari, sorveglianza aerea e altre misure di sicurezza in risposta a tali provvedimenti.


L’UE sta riscrivendo le regole della navigazione marittima, che essa stessa ha contribuito a creare, in base ai propri interessi, esigenze e problematiche. In generale, le regole della navigazione marittima sono sancite dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), adottata formalmente nel 1982, che disciplina in modo chiaro il passaggio delle navi sia nelle acque neutrali che nelle acque territoriali degli Stati. L’UNCLOS si occupa anche di stretti, zone economiche esclusive e molto altro.

In questo caso, quindi, l’UE sta completamente ignorando e violando tutte queste leggi internazionali e, in sostanza, sta cercando di provocare la Russia in modo piuttosto aperto. Una mossa così audace da parte dell’UE può essere interpretata quasi come un “casus belli”, ovvero un potenziale pretesto per la guerra.

Un altro aspetto da considerare è che l’UE non ispeziona direttamente le navi russe e, in questo modo, cerca di attenuare la situazione evitando di fermare, perquisire o arrestare i comandanti. Si concentra invece sulle navi che battono altre bandiere, il che formalmente consente di affermare che non si tratta di navi letteralmente russe, ma piuttosto di navi collegate alla Russia. È così che nasce il termine “flotta ombra”, che non ha un fondamento giuridico chiaro.

In altre parole, l’Occidente ha coniato il termine “flotta ombra”, che non esiste nel diritto marittimo internazionale. Con il pretesto di combattere questa flotta, l’UE sta inasprendo le misure contro le navi che trasportano petrolio e gas russi, presumibilmente per eludere le sanzioni.

Secondo Kaja Kallas , responsabile della diplomazia europea, il blocco sta intensificando le misure contro la “flotta ombra” russa, pertanto le navi dell’UE impegnate nella missione saranno in grado non solo di monitorare le petroliere, ma anche di sequestrarle.

A tal fine, si è deciso di affidare questi compiti alla missione IRINI, originariamente creata per monitorare il rispetto dell’embargo ONU sulle forniture di armi e petrolio alla Libia. Sebbene IRINI non abbia ancora portato a termine pienamente questo compito, l’UE sta ora ampliando i suoi poteri e impiegando diversi meccanismi per limitare ulteriormente le entrate della Russia.

Kallas ha affermato che l’obiettivo principale di queste azioni è limitare la capacità della Russia di finanziare l’Operazione Militare Speciale in Ucraina. Tuttavia, il fermo di alcune petroliere cariche di petrolio russo difficilmente potrà avere un impatto significativo sull’economia o sulle capacità della Russia, il che suggerisce che tali misure si basino su obiettivi ben più ambiziosi.

Eppure, nel perseguire questi obiettivi, l’UE viola gravemente la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) e le norme fondamentali che regolano la libertà di navigazione. Tali misure sono a tutti gli effetti atti di pirateria e possono condurre a una pericolosa escalation. In sostanza, ci troviamo in una situazione prebellica e non si può escludere che una simile provocazione possa innescare un conflitto armato.

Data la possibilità di sequestrare petroliere che trasportano petrolio russo nel Mediterraneo, potrebbero essere adottate misure reciproche, tra cui il fermo e la detenzione di navi battenti bandiera di Stati europei. Ciò sarebbe accompagnato da un monitoraggio militare più attivo delle navi mercantili, con il messaggio che gli atti di pirateria potrebbero comportare l’uso della forza militare e gravi conseguenze.

Le misure adottate dall’UE mirano a provocare la Russia e a costringere il gigante eurasiatico a usare la forza armata contro i paesi che fermano le sue navi. Tali mosse acuiscono ulteriormente le tensioni globali e creano l’impressione che l’UE si stia apertamente preparando a una possibile guerra con la Russia. In realtà, molti paesi dell’UE sembrano desiderare una guerra con la Russia.

Alcuni paesi, tra cui la Polonia e gli stati baltici, non lo nascondono affatto, anzi, lo sottolineano. Per questo sembra che l’UE si stia consapevolmente dirigendo verso il conflitto. Le ragioni possono essere diverse: la loro situazione economica è debole, quindi forse stanno cercando di uscire dalla crisi in questo modo, ma questo è secondario. La guerra è pericolosa e imprevedibile, quindi c’è un alto rischio che non si svolga come l’Europa spera.

La situazione è estremamente tesa e sta assumendo sempre più i contorni di una situazione prebellica. Il rischio di un’ulteriore escalation è reale e l’unica speranza di evitare un conflitto aperto risiede nella moderazione e nelle azioni razionali della leadership russa. Allo stesso tempo, le azioni dell’UE sono sconsiderate e potenzialmente pericolose per la sicurezza e la stabilità delle relazioni internazionali.

Fonte: Global Research

Traduzione: Luciano Lago

  •  

Trasporto aereo Ue, in arrivo più tutele per i passeggeri

Trasporto aereo Ue, in arrivo più tutele per i passeggeri

ROMA (ITALPRESS) – Parlamento e Consiglio dell’Unione Europea hanno raggiunto l’accordo politico sulla riforma dei diritti dei passeggeri aerei. Si tratta della prima revisione di questo pacchetto di norme negli ultimi 20 anni. Vengono rafforzati i diritti dei passeggeri nell’UE chiarendo le normative esistenti e aumentando le tutele per i viaggiatori e la certezza del diritto per le compagnie aeree e le autorità di controllo. I passeggeri possono richiedere un risarcimento in caso di cancellazione o ritardo di 3 ore, pari a 250 euro per voli inferiori a 1.500 chilometri, 400 euro per voli tra 1.500 e 3.500 chilometri e 600 euro per voli superiori a 3.500 chilometri. Questo garantisce continuità e prevedibilità sia per i passeggeri che per le compagnie aeree. La principale novità consiste nel fatto che, in caso di disservizio, le compagnie dovranno informare proattivamente i passeggeri entro 96 ore dei loro diritti e della procedura per richiedere un risarcimento. Per garantire una gestione più efficiente delle richieste di risarcimento da parte dei passeggeri, le procedure sono state semplificate.
sat/azn

  •  

Tg Economia – 16/6/2026

Tg Economia - 16/6/2026

ROMA (ITALPRESS) – In questa edizione:
– Trasporto aereo Ue, in arrivo più tutele per i passeggeri
– Assidipost-Federmanager, Alfano nuovo segretario generale. Palmieri presidente
– Optimum Asset Management, tre giorni di alta finanza e geopolitica a Rapallo
– Artigianato, nuove norme contro gli “abusivi”
sat/azn

  •  

Reggio Calabria, la DIA confisca beni per un valore di 6 milioni alla cosca Barbaro di Platì

Reggio Calabria, la DIA confisca beni per un valore di 6 milioni alla cosca Barbaro di Platì

REGGIO CALABRIA (ITALPRESS) – La Direzione Investigativa Antimafia, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, ha dato esecuzione ad un provvedimento emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria che dispone l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale della confisca di beni – per un valore complessivo stimato in circa 6 milioni di euroriconducibili a un soggetto ritenuto apicale della cosca Barbaro di Platì, su proposta a firma congiunta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria e del Direttore della Direzione Investigativa Antimafia.

– Foto di repertorio DIA –

(ITALPRESS).

  •  

La Regione Sardegna alla presentazione ufficiale di “Mare e Laghi Sicuri 2026”

La Regione Sardegna alla presentazione ufficiale di “Mare e Laghi Sicuri 2026”

OLBIA (ITALPRESS) – La Regione Sardegna ha partecipato questa mattina allo Yacht Club di Porto Rotondo alla presentazione nazionale dell’Operazione “Mare e Laghi Sicuri 2026”, la storica campagna estiva del Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera, dedicata alla sicurezza della navigazione, alla salvaguardia della vita umana in mare e alla tutela dell’ambiente marino. A portare il saluto istituzionale della presidente della Regione, Alessandra Todde, e dell’intera Giunta regionale, è stata l’assessora dei Trasporti, Barbara Manca, presente all’evento, che ha sottolineato l’importanza di un’iniziativa che da oltre trent’anni rappresenta un presidio fondamentale per la sicurezza dei cittadini, dei turisti e degli operatori del mare. “Per una regione insulare come la Sardegna il mare non è soltanto una risorsa naturale, ma un elemento identitario, economico e sociale. La sicurezza della navigazione, la tutela della vita umana in mare e la salvaguardia dell’ambiente marino rappresentano valori fondamentali che la Regione considera prioritari, ma anche una sfida fatta di ostacoli da superare per assicurare diritti ed equità alla popolazione residente”, è stato evidenziato nel corso dell’intervento. La scelta di presentare in Sardegna l’edizione 2026 dell’operazione è un riconoscimento del ruolo strategico dell’Isola nel sistema marittimo nazionale e nel Mediterraneo.

Nel corso dell’incontro è stato inoltre rivolto un ringraziamento al Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera per il lavoro svolto quotidianamente lungo le coste italiane e nelle acque interne del Paese, un’attività che durante la stagione estiva assume un valore ancora più rilevante grazie al presidio costante del territorio, alle attività di prevenzione e soccorso e alla tutela del patrimonio ambientale. L’Operazione “Mare e Laghi Sicuri 2026” sarà attiva dal 16 giugno al 20 settembre e vedrà impegnati oltre 3.000 donne e uomini della Guardia Costiera, supportati da una flotta di circa 450 mezzi navali e 19 assetti aerei, per garantire sicurezza e assistenza lungo gli oltre 8.000 chilometri di coste italiane e nei principali laghi nazionali. La Regione Sardegna rinnova la propria collaborazione istituzionale con la Guardia Costiera e augura “buon lavoro a tutte le donne e gli uomini impegnati nell’operazione, riconoscendone il prezioso contributo alla sicurezza, alla legalità e alla tutela del mare”.

– foto ufficio stampa Regione Sardegna –

(ITALPRESS).

  •  

Cina: Shanghai Disneyland, nuove attrazioni in arrivo per il decimo anniversario

SHANGHAI (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Mentre Shanghai Disneyland festeggia oggi il suo decimo anniversario, il resort sta portando avanti diversi progetti di espansione, dopo aver tagliato il traguardo dei 100 milioni di visitatori a fine di ottobre 2025.

Lunedì Andrew Bolstein, presidente e direttore generale dello Shanghai Disney Resort, ha condiviso nuovi aggiornamenti sulla nuova area a tema Spider-Man del parco, che costituirà la nona area tematica. L’ultimo tratto dell’iconico binario rosso dell’attrazione è stato installato di recente.

Inoltre, il terzo hotel del resort, lo Shanghai Disney Enchanted Star Hotel, dovrebbe aprire il prossimo inverno.

Il parco ha beneficiato della rapida crescita del turismo a Shanghai, creando inoltre più di 15.000 posti di lavoro diretti nella città.

Nel 2011, quando sono iniziati i lavori di costruzione dello Shanghai Disney Resort, Shanghai ha accolto 230 milioni di visitatori nazionali, registrando entrate turistiche pari a circa 278,6 miliardi di yuan (circa 40,92 miliardi di dollari USA). Entro il 2025, queste cifre erano salite a 416 milioni di visitatori nazionali e a 566,68 miliardi di yuan di entrate, secondo le autorità locali per la cultura e il turismo.

Il forte aumento del turismo in entrata in Cina, alimentato dall’ampliamento delle politiche di ingresso senza visto, ha anche aumentato sensibilmente l’affluenza a Shanghai Disneyland, soprattutto tra i visitatori provenienti da Giappone, Repubblica di Corea e Paesi del Sud-Est asiatico.

La turista thailandese Aum, che ha visitato il parco due volte, ha affermato di essere stata attratta dal clima piacevole di Shanghai, dai costi ragionevoli e dalla comodità dei trasporti. Ha aggiunto che il parco offre giostre divertenti, un’ampia gamma di intrattenimenti e diverse opzioni gastronomiche.

Dalla primavera, lo Shanghai Disney Resort ha organizzato una serie di eventi per celebrare il suo decimo anniversario. Con l’avvicinarsi delle vacanze estive, i parchi a tema di Shanghai, compreso lo Shanghai Disney Resort, dovrebbero registrare un aumento dei visitatori.

“Credevamo di poter creare qualcosa che il mondo non aveva mai visto: un luogo in cui la narrazione Disney incontrasse la cultura cinese in un modo davvero innovativo”, ha affermato Josh D’Amaro, amministratore delegato della Walt Disney Company. “Mentre celebriamo il primo decennio del parco e guardiamo al prossimo, ciò che mi entusiasma di più è che siamo solo all’inizio”.

(ITALPRESS).

  •  

Il Sole 24 Ore si conferma primo quotidiano in Italia per affidabilità

Il Sole 24 Ore si conferma primo quotidiano in Italia per affidabilità

MILANO (ITALPRESS) – Per il nono anno consecutivo Il Sole 24 Ore è il primo quotidiano in Italia per affidabilità, come certificato dal Digital News Report 2026 condotto in 48 Paesi dal Reuters Institute dell’Università di Oxford. Il Sole 24 Ore conferma il primato in vetta alla classifica dei quotidiani e il 2° gradino del podio della classifica generale di tutti i media, posizionandosi dopo Ansa a parimerito con Sky Tg 24. Il quotidiano economico-finanziario leader in Italia registra il 64% nel “brand trust rating”, il tasso di fiducia sulle notizie divulgate, una performance più alta rispetto agli altri grandi quotidiani internazionali, sia nel Regno Unito con Financial Times al 56%, sia negli Usa, con Wall Street Journal al 43%. Nel Digital News Report Italia 2026, elaborato dal Master in Giornalismo “Giorgio Bocca” dell’Università di Torino sui dati italiani del Reuters Institute dell’Università di Oxford, inoltre, Il Sole 24 Ore risulta forte soprattutto tra i lettori con reddito elevato, dove arriva al 76%, e tra i pubblici più istruiti.

Un segnale coerente con il profilo del giornale: informazione economica, servizio, dati, spiegazione dei fenomeni. Nota positiva anche sul fronte dell’età dove è al terzo posto conquistando il 61% di fiducia dai lettori under 35 e il 65% dai lettori over 35. Un’informazione di qualità che viene premiata anche negli ascolti dei podcast prodotti dal Sole 24 Ore con il family brand 24Ore Podcast tra serie continuative, serie e miniserie su temi di cronaca, approfondimento e attualità. Nel primo trimestre 2026 i podcast del Sole 24 Ore hanno registrato una media mensile di oltre 750.000 ascolti, con una significativa crescita di “Macro”, il podcast giornaliero dedicato alle analisi delle notizie ad impatto globale, a conferma di un crescente interesse e fidelizzazione degli ascoltatori in un momento in cui il contesto geopolitico richiede strumenti di lettura autorevoli e chiavi di interpretazione affidabili. Presenza costante nelle classifiche dei podcast più ascoltati sulle principali piattaforme audio anche per “Start” e “Market Mover”, i podcast quotidiani di notizie a cura della redazione del Sole 24 Ore.

– foto di repertorio ufficio stampa Gruppo Il Sole 24 Ore –

(ITALPRESS).

  •  

Portavoce Esteri, Cina offre a imprese globali terreno fertile per innovazione

PECHINO (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Il sistema industriale completo della Cina, i vasti scenari applicativi, il bacino di talenti di alta qualità e un contesto di politiche in costante miglioramento offrono alle imprese di tutto il mondo terreno fertile per l’innovazione, ha dichiarato oggi Lin Jian, portavoce del ministero cinese degli Esteri, durante un regolare briefing con la stampa.

Lin ha formulato queste osservazioni in risposta a una domanda su un recente sondaggio secondo cui l’80% delle aziende statunitensi intervistate considera le proprie attività in Cina “molto importanti” o “importanti” per rafforzare la propria competitività globale.

Lin ha affermato che un numero crescente di società estere sceglie di condurre attività di ricerca e sviluppo in Cina, trasformando le proprie basi manifatturiere cinesi in hub di innovazione e rafforzando la propria competitività internazionale all’interno del vasto mercato cinese.

“La Cina continuerà a portare avanti con fermezza un’apertura di alto livello e a fornire maggiore sostegno e agevolazioni alle imprese estere in Cina”, ha concluso Lin.

(ITALPRESS).

  •  

Cina: lanciato un nuovo satellite nello spazio

XICHANG (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Oggi la Cina ha lanciato nello spazio un razzo vettore Long March-3B, posizionando con successo in orbita un nuovo satellite, Shijian-31.

Il razzo è decollato alle 17:45 (ora di Pechino) dal Centro di lancio satellitare di Xichang, nella provincia sud-occidentale cinese del Sichuan.

Il satellite è utilizzato principalmente per il monitoraggio dell’ambiente spaziale.

Si è trattato della 651esima missione di volo dei razzi vettori della serie Long March.

(ITALPRESS).

  •  

Su Tivusat un’estate di musica tra jazz, classica, opera e danza

Su Tivusat un’estate di musica tra jazz, classica, opera e danza

ROMA (ITALPRESS) – Una stagione di musica su Mezzo (canale 49 di tivùsat). Ad aprire l’estate il 9 luglio è la rassegna dedicata ai grandi festival jazz internazionali: Granada, Montreal, Vienna, Stoccarda e Ljubljana. La sezione di musica classica si inaugura nel segno del duecentocinquantesimo anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti. Due titoli su tutti, Nixon in China di John Adams e Another Look at Harmony di Philip Glass, trasmesso in prima assoluta televisiva. Il 14 agosto la prima serata è dedicata a Sergiu Celibidache, leggendario direttore romeno, mentre il pianista russo Evgeny Kissin è protagonista di due serate d’eccezione al Klavier-Festival Ruhr e al Musikverein di Vienna. Sono tre i programmi dedicati al violinista Gustavo Dudamel (nella foto) ripreso alla testa dell’Orchestre de l’Opèra de Paris, della Simòn Bolìvar Symphony Orchestra e dei Berliner Philharmoniker. Chiude la sezione il ciclo monografico delle sei Sinfonie di Carl Nielsen, diretto da Fabio Luisi con la Danish National Symphony Orchestra. La lirica punta su due pilastri ad agosto, Giuseppe Verdi con Un ballo in maschera, I Lombardi alla prima crociata e il Requieme Gaetano Donizetti con Lucrezia Borgia e La Fille du règiment. Ma l’evento operistico più atteso dagli appassionati è la trasmissione integrale della Tetralogiadi Richard Wagner: Das Rheingold, Die Walkùre, Siegfried e Gòtterdàmmerung.
Per la danza due noti coreografi, Akram Khan, impegnato all’English National Ballet e Christian Spuck con produzioni della Gauthier Dance Company e del Ballett Zùrich. Il palinsesto si chiude con le serate dedicate ai New Talents, lo spazio riservato alle giovani generazioni dell’interpretazione musicale.

– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

  •  

Maxi causa da 250 milioni per il caso Minetti: Fnsi, Stampa Romana e Alg con Il Fatto e Report. “Azioni per imbavagliare il diritto di cronaca”

Azioni per imbavagliare il diritto di cronaca”. Con queste parole Fnsi, il sindacato nazionale dei giornalisti italiani, e la Stampa Romana, la sigla dei professionisti che operano nella Capitale e nel Lazio, hanno espresso la propria vicinanza a Il Fatto Quotidiano e Report raggiunti da una maxi richiesta di risarcimento da 250 milioni di dollari per le inchieste sulla grazia presidenziale concessa a Nicole Minetti. Anche l’Associazione Lombarda dei Giornalisti (Alg) ha espresso “piena solidarietà e vicinanza ai colleghi delle redazioni”, parlando di “effetto intimidatorio sull’esercizio della libertà di stampa“.

Nella richiesta di risarcimento di 43 pagine si parla di “accuse false e sensazionalistiche” sui rapporti di Cipriani con Jeffrey Epstein, il faccendiere pedofilo, e sulle “feste a sfondo sessuale” organizzate in Uruguay nel ranch “Gin Tonic” dell’imprenditore italiano. Oltre che sulle pratiche per l’adozione e le cure necessarie per il figlio adottivo della coppia Cipriani-Minetti. L’azione legale non è per diffamazione – negli Stati Uniti la tutela della libertà di stampa è molto più ampia che in Europa – ma per “interferenza illecita con rapporti commerciali futuri, falsa rappresentazione dannosa e denigrazione commerciale”.

La solidarietà di Fnsi e Stampa Romana

Nel comunicato congiunto delle due sigle si legge che l’azione legale intestata dalla società di Giuseppe Cipriani, compagno di Minetti, “sottolinea un modo di agire diventato comune nei confronti della stampa. Richieste di risarcimento abnormi, fuori da qualsiasi ragionevole parametro, accompagnate dall’esplicita affermazione di voler far chiudere testate scomode, senza minimamente interessarsi del futuro dei giornalisti e dell’informazione”. Fnsi e Stampa Romana concludono ribadendo “l’importanza del giornalismo d’inchiesta e la protervia di chi cerca di contrastare l’informazione a suon di inaudite richieste milionarie”. Nella nota si fa anche riferimento al fatto che Cipriani si sia rivolto ala magistratura degli Stati Uniti. Una scelta, specificano le due sigle, “per cercare di stringere ulteriormente il cappio” intorno alle due testate. La richiesta di risarcimento è stata infatti sottoposta alla Corte distrettuale di New York, per mano dei legali del ramo Usa del gruppo imprenditoriale di Cipriani.

Il comunicato di Alg

Anche l’Associazione Lombarda dei Giornalisti denuncia come la richiesta di risarcimento di entità straordinaria rischia di assumere i contorni di “una pressione economica sproporzionata” nei confronti dell’attività giornalistica. “Riteniamo che richieste risarcitorie di importi milionari – spiega il presidente ALG, Paolo Perucchini – possano produrre un effetto intimidatorio sull’esercizio della libertà di stampa, soprattutto quando colpiscono attività di giornalismo d’inchiesta svolte nell’interesse pubblico. Il giornalismo investigativo rappresenta uno dei pilastri fondamentali di una società democratica”. Perucchi parla di “cause bavaglio” che “rischiano di generare un clima di autocensura“, danneggiando quindi l’intero sistema dell’informazione. “Anche la scelta di rivolgersi al tribunale federale americano – conclude il presidente dell’ALG – è sintomatica della volontà di intimidire al massimo livello i giornalisti italiani giocando ‘fuori casa’”.

L'articolo Maxi causa da 250 milioni per il caso Minetti: Fnsi, Stampa Romana e Alg con Il Fatto e Report. “Azioni per imbavagliare il diritto di cronaca” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

La luna e il dito. Repressione e lavoro precario: un punto di vista antilavorista

Repressione sociale
I vari decreti sicurezza ormai sono stati quasi tutti beatamente approvati e sono entrati a far parte dell’armamentario punitivo dello Stato: più sgomberi di centri sociali ed occupazioni abitative, una generica criminalizzazione di comportamenti banali, in cui non si capisce qual è il bene giuridico tutelato, più repressione delle pratiche di lotta sindacale conflittuale, etc…
Lo spostamento della repressione sul piano amministrativo comporta minori tutele processuali e pene pecuniarie esorbitanti, con l’effetto di dissuadere dalle lotte soprattutto chi non ha risorse: persone giovani e persone mosse dalla necessità, magari al di fuori di movimenti organizzati.
Negli ultimi mesi tantissima dell’attenzione del movimento è stata assorbita dalla protesta contro queste nuove norme, ma in che rapporto sta questa recrudescenza della repressione rispetto al quadro generale della società? Credo che non si tratti solo di un attacco al dissenso, e che lo scopo non sia solo silenziare le voci dissidenti: l’attacco delle autorità va ben oltre il campo delle idee e della militanza.
Mentre in Italia si approvavano i decreti sicurezza, negli Stati Uniti c’è stata la violenta impennata delle ronde anti-immigrati dell’agenzia ICE (Immigration and Customs Enforcement
, cfr. UN 20/2025 e 1/2026). Queste ronde hanno causato la deportazione di migliaia di persone di cui si è persa traccia e la detenzione in condizioni disumane di altrettante persone, tra cui bambin*, nonché l’esecuzione sommaria di due persone che si stavano opponendo alle ronde. Questa intensa attività anti-immigrat*, giustificata con la solita scusa della “legalità” e della “sicurezza”, e malcelatamente presentata come una “pulizia” etnica, in realtà ha un aspetto di classe da non trascurare. I rapimenti avvengono spesso presso luoghi di lavoro dove è probabile trovare lavoratr* immigrati, e quindi irregolari, come cantieri e ristoranti, ma anche fabbriche e centri logistici. Quindi, al di là della presentazione che ne dà il governo, questa operazione sembra più che altro un ennesimo pezzo della guerra ai poveri ed alla classe operaia. * lavoratr* immigrati, che già versavano in una condizione di vulnerabilità estrema, si trovano oggi ancor più alla mercé dei capricci di chi li impiega, che può minacciarli di scatenargli contro “la migra”. Le squadre dell’ICE (composte da balordi di estrema destra, pagati profumatamente dal governo, che somigliano sinistramente alle squadre fasciste incaricate di rompere gli scioperi e distruggere le organizzazioni operaie nel primo dopoguerra) in definitiva si pongono come braccio armato delle aziende e dei cosiddetti “datori di lavoro”, ma che sarebbe più corretto chiamare “prenditori di lavoro”: precarizzando radicalmente le vite di un’intera e vastissima categoria di persone, creano un “esercito di riserva” di potenziali sfruttat*, dispost* ad accettare qualsiasi condizione pur di spuntare un salario da fame. La guerra aperta agli immigrati in realtà non riconquista posti di lavoro per la working class bianca, grande promessa elettorale della destra, ma rende sempre più spietata la competizione tra lavoratr*, ormai sacrificabili assieme ai luoghi stessi di lavoro, inutili in un’economia sempre più finanziarizzata.
La repressione contro * migranti (in USA ed altrove) e l’escalation dei vari “decreti sicurezza” sono esempi di illegalità dell’essere (punire il ladro non il furto), di cui beneficiari finali e mandanti sono i padroni, i prenditori di lavoro, di tempo, di vita, di risorse, di soldi pubblici… Guardiamo il dito dei decreti sicurezza, ma oltre a questi c’è la luna dei rapporti di potere dentro la società.

Pressione economica
Con il venir meno della politica dei due blocchi i welfare state socialdemocratici sono stati smantellati sistematicamente, anche tramite la “concertazione” sindacale. Oggi, a valle di questo processo, non ci sono più contentini da dare alle categorie, il sistema è sempre più invivibile, lo stato non ha un ruolo di mediazione sociale, ma la società va resa obbediente e disciplinata, con qualsiasi mezzo: manganello nelle strade, divisione e controllo personalizzato nei luoghi di lavoro.
L’attività conflittuale del sindacato è al palo, criminalizzata, bloccata da mille vincoli al diritto di sciopero, impopolare tra le persone, dispersa in mire elettoralistiche, e soprattutto eclissata dai sindacati di stato che amministrano il potere concessogli dai padroni tramite il governo al disopra delle teste dei loro iscritti, in un processo di svendita irreversibile dei diritti. Tramonta anche la speranza di lottare per un lavoro migliore; e figurarsi parlare di autogestione o modelli di società diversa. Le uniche proposte di innovazione sembrano provenire da pulpiti tecnocratici ed incentrarsi sul benessere personale, il bilanciamento vita-lavoro, etc.
I luoghi di lavoro sotto il capitalismo sono sempre stati luoghi totali, di controllo del corpo umano e non, delle menti. Ma negli ultimi anni questo processo è stato violentemente accelerato, con l’uberizzazione del lavoro, l’autosfruttamento di giovani lavoratr* che non hanno idea dei propri diritti di base e sono forzati a competere tra di loro, la concentrazione delle imprese, la digitalizzazione e la virtualizzazione di tutto. Assistiamo alla perdita non dico della solidarietà di classe (figurarsi se internazionalista?), ma della solidarietà di base dentro i luoghi di lavoro. Regna la costante sensazione di non essere necessar*, che il posto possa venire delocalizzato, rubato dalla tecnologia o dagli immigrati, che i titoli di studio valgano sempre di meno e costino sempre di più… Non a caso la carriera militare può essere presentata come un’opzione vantaggiosissima, cosa che sarebbe stata impensabile fino a pochi anni fa. Basti pensare al famoso “modello tedesco”, che offre benefit molto allettanti alle reclute, ma d’altronde negli Stati Uniti da sempre l’esercito, uno dei maggiori datori di lavoro, è l’unico canale tramite cui molti si possono permettere l’istruzione, la sanità, o semplicemente uno stipendio. D’altronde, la retorica della crisi permanente, utile per giustificare il dirottamento di miliardi alle consorterie di guerra e per reclutare a tappeto, crea una casta estremamente fedele al governo, un nuovo feudalesimo che in caso di crisi violenta sarà utilissimo in funzione reazionaria e di sostegno dello status quo.

Rigare dritto
Strette tra repressione, tagli al welfare e mondo del lavoro “malato”, siamo sempre più vulnerabili e dipendenti dal lavoro salariato. Immaginare alternative al modello dominante di produzione e consumo è quanto mai lontano dal regno delle possibilità. È difficilissimo anche avviare micro-attività imprenditoriali, in uno scenario dominato dalle grandi concentrazioni e dalle produzioni “standard”. Una bella ipocrisia, visto lo status di santi laici attribuito agli imprenditori…
Siamo quindi costrette ad accettare il lavoro, ed accettare il lavoro significa accettare la gerarchia, confermare le attuali condizioni di lavoro, “collaborare”, accettare che al proprio tempo di vita venga attribuito un valore monetario, e accettare il valore stesso del denaro.
La strategia della richiesta di posti di lavoro nuovi e della difesa di quelli esistenti, benché ovviamente giustificata dalla situazione materiale, ci mette di fronte al paradosso di affidarci ancora di più al sistema stesso che ci sta schiacciando. Difendere il lavoro passa spesso ormai anche attraverso la difesa di politiche per cui ci si trova a dover pagare per lavorare, per la propria formazione, per i DPI, per gli strumenti necessari al lavoro. E d’altronde bisogna stare anche molto attenti che non finiscano sul piatto della bilancia della contrattazione il lavoro emotivo, o altre caratteristiche “intangibili” del lavoro: quando si dice che il lavoro emotivo non è retribuito, un imprenditore intelligente potrebbe benissimo metterci sopra un cartellino con il prezzo. Le richieste di più posti di lavoro, o migliori condizioni, o migliori salari, anche se legittime, non escono comunque da una logica di sfruttamento. SI può immaginare di tendere ad un obiettivo che vada oltre questo modello di produzione / riproduzione? Ricordo ad esempio il percorso del collettivo di sex workers “Ombre Rosse”, che chiede il riconoscimento del lavoro sessuale come punto di inizio per emergere, ma non in ottica lavorista, riconoscendo che in ogni lavoro c’è sfruttamento.

Il lavoro che vorrei
Lavoro, travaglio, labour. La critica al lavoro salariato, capitalista, con il suo carico di alienazione, prodotti inutili e nocivi, lascia spazio ad una riflessione sul fare: anche in una società liberata dal lavoro salariato ci sarà da lavorare, anzi, ci sarà ancora più da fare! Spariranno i “Bullshit jobs”, come li chiama David Graeber, e dedicarsi all’attività comune sarà qualcosa che si farà in modo naturale e motivato. Proviamo a pensare ad un fare utile, autogestito (ma senza autosfruttamento), non gerarchico, emozionante, comunitario, volontario, generativo. La liberazione dal lavoro passa anche tramite l’abbattimento del consumismo: finchè la gente non smetterà di spendere, non smetterà di lavorare. Una società liberata dal commercio e dal surplus di merci vedrà una radicale riduzione dei consumi, la cura collettiva e messa in comune della maggior parte delle cose, il riuso, riciclo e riparazione.
Quando Luciano Bianciardi ha raccontato il precariato, la competizione sociale, l’alienazione del lavoro moderno, sicuramente l’ha fatto da una posizione di relativo privilegio e dal punto di vista dell’”Occidente” industrializzato. Ma le sue parole mi sembrano ancora molto calzanti.
Occorre che la gente impari a non muoversi, a non collaborare, a non produrre, a non farsi nascere bisogni nuovi, e anzi rinunziare a quelli che ha.” (Luciano Bianciardi, La vita agra.)

Julissa

L'articolo La luna e il dito. Repressione e lavoro precario: un punto di vista antilavorista proviene da .

  •  

Terza guerra mondiale: la Germania è pronta a “combattere contro la Russia stasera”, si vanta il capo della Luftwaffe.

di RT Francia

In un’intervista al quotidiano britannico The Telegraph, il comandante dell’aeronautica militare tedesca ha dichiarato che le sue forze erano già pronte a colpire la Russia in caso di un attacco contro un Paese membro della NATO.

Un “ nuovo avvertimento a Mosca ” : così il Telegraph ha presentato l’intervista al tenente generale Holger Neumann, comandante della Luftwaffe, l’aeronautica militare tedesca, pubblicata il 15 giugno. “Se dovesse scoppiare un conflitto – speriamo che non accada mai – difenderemmo ogni centimetro del nostro territorio”, ha assicurato al quotidiano britannico, affermando che le sue forze sarebbero pronte a “combattere già stasera ” .

«Credo che questo sia un messaggio importante, soprattutto per l’estremo Nord e per i nostri alleati baltici», ha affermato l’ufficiale, che si avvicina ai sessant’anni e che, secondo il Telegraph , «sta supervisionando una campagna per riarmare l’aviazione tedesca, nell’ambito del sogno di Friedrich Merz di costruire “l’esercito convenzionale più potente d’Europa “».

«Interverremo con tutti i mezzi a nostra disposizione in Germania, con l’aeronautica militare, ma anche nell’ambito della NATO, per difendere il nostro Paese, i nostri valori, il nostro popolo e la nostra alleanza», ha inoltre affermato. Secondo questo alto ufficiale, la penisola di Kola, nella Russia nord-occidentale, e – non a caso – l’exclave di Kaliningrad e il Mar Nero, sono nel mirino del blocco militare occidentale.

“Estonia, Lettonia e Lituania, così come la Polonia, hanno dovuto affrontare un’escalation dell’aggressione russa negli ultimi mesi, compresi gli attacchi con droni , che i funzionari occidentali temono possano essere il preludio a un’incursione “, si legge nel presunto organo di stampa serio.

Dall’inizio del conflitto russo-ucraino, le cancellerie occidentali che hanno abbracciato la causa di Kiev hanno fornito alle forze del regime droni, armi a lungo raggio e le informazioni necessarie per gli attacchi sul suolo russo, causando quotidianamente vittime civili.

Nota: La Storia non ha insegnato nulla a questi capi militari dell’odierna Germania e la possibilità di infliggere una sconfitta alla Russia rimane il grande sogno degli stati Maggiori tedeschi. Non hanno studiato quale sia stato l’esito dei tentativi fatti in passato e non considerano il potenziale di distruzione che una guerra in Europa avrebbe nel vecchio continente.

Fonte: RT Francia

Traduzione: Gerard Trousson

  •  

Osservato il carburante delle prime galassie

Scoperto un enorme serbatoio di gas molecolare freddo in una galassia massiccia in piena fase di formazione nell’universo lontano. Il team di ricerca, guidato dall’Università di Leiden, ha osservato Rebels-25 quando l’universo aveva solo circa 700 milioni di anni, ovvero intorno al 5 per cento della sua età attuale. La galassia, infatti, si trova a un redshift di 7,3, corrispondente al cuore dell’epoca della Reionizzazione: un’era chiave in cui le prime stelle e galassie hanno trasformato l’universo oscuro e neutro in quello che vediamo oggi intorno a noi.

ll team di ricerca ha utilizzato il Very Large Array (Vla) della National Science Foundation statunitense (Nsf), un radiotelescopio situato nella contea di Socorro, nel New Mexico, combinandolo con i dati dell’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (Alma), nelle Ande cilene, per cercare la debole emissione radio delle molecole di monossido di carbonio (CO), firma del gas molecolare cosmico.

Immagine della galassia Rebels-25, scattata dall’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (Alma). Crediti: Aalm (Eso/Naoj/Nrao)/L. Rowland et al.

Le osservazioni hanno rivelato la presenza di una linea specifica del CO che traccia il gas freddo: si tratta della rilevazione di CO a bassa energia più distante nell’universo a oggi nota. La luminosità del segnale suggerisce che Rebels-25 possedesse già una grandissima riserva di materiale per la formazione stellare quando l’universo era molto giovane. I dati a più alta energia acquisiti con Alma, combinati con i risultati del Vla, hanno permesso di definire anche la densità e la temperatura del gas nelle condizioni dell’universo primordiale.

La sfida osservativa a cui ha dovuto far fronte il team di ricerca è quella di riuscire a rivelare le deboli linee di CO a bassa energia così indietro nella storia cosmica. Il fondo cosmico a microonde (Cmb) – la radiazione fossile risalente a poco dopo il Big Bang – agisce infatti come uno sfondo che riduce il contrasto dell’emissione del gas freddo. Questo effetto si accentua drasticamente ad alti redshift, dove il Cmb diventa significativamente più luminoso, rendendo queste osservazioni estremamente difficili.

Questa illustrazione traccia l’evoluzione dell’universo dal Big Bang ai giorni nostri, mettendo in evidenza Rebels-25, una galassia prontamente distante osservata durante l’epoca della reionizzazione, 13 miliardi di anni fa. Nuove e profonde osservazioni con il Vla e Alma rivelano che Rebels-25 possedeva già un enorme serbatoio di gas molecolare freddo — il combustibile diretto per la formazione stellare — quando l’universo aveva appena 700 milioni di anni. Crediti: Nsf/Aui/Nsf/Nrao/M.Weiss

Il lavoro mostra come le galassie con appena 700 milioni di anni di vita dopo il Big Bang contenessero già grandi serbatoi di gas freddo disponibili per la nascita di nuove stelle, offrendo una comprensione chiave di come i primi sistemi siano diventati così massicci così rapidamente. Rilevando il combustibile stesso della formazione stellare, gli astronomi possono ora misurare direttamente il gas che guida questa rapida crescita, anziché doverlo dedurre per via indiretta.

Questo risultato prefigura le potenzialità del Next-Generation Very Large Array (ngVla), un radiotelescopio pianificato dal National Radio Astronomy Observatory che includerà antenne in tutto il New Mexico, nel Texas occidentale, nell’Arizona orientale, nel Messico settentrionale e in tutto il Nord America. L’ngVla effettuerà questo tipo di misure circa dieci volte più velocemente, consentendo rilevazioni su campioni molto più ampi di galassie primordiali. Rebels-25 potrebbe essere solo la punta dell’iceberg: in coppia con Alma, l’ngVla permetterà di mappare nel dettaglio come le galassie abbiano accumulato carburante e siano cresciute durante l’alba cosmica.

Per saperne di piú:

 

  •  

Ucciso in Polonia il dissidente russo Semyon Skrepetsky: tre giorni fa era a Berlino con un quadro anti-Putin

L’artista russo dissidente Semyon Skrepetsky, 44 anni, è stato ucciso con diversi colpi d’arma da fuoco in un parcheggio di Biala Podlaska, nella Polonia orientale. Era famoso per le sue satire contro il presidente Vladimir Putin e aveva partecipato alle proteste a Venezia contro la riapertura del padiglione russo. Come comunicato dal portavoce della procura distrettuale di Lublino, Macin Kozak, la polizia ha fermato due bielorussi che si presume siano collegati all’assassinio. Al momento però “non sono state mosse accuse” contro i due uomini arrestati, ha dichiarato Kozak, aggiungendo che “rimangono a disposizione della procura”.

Le autorità locali hanno sigillato le strade in uscita dalla città e hanno messo sotto protezione le scuole dove si trovano i figli della vittima. I due uomini fermati sono stati intercettati e arrestati vicino al consolato bielorusso di Biala Podlaska. Stando a quanto riportato dalla polizia, Skrepetsky è stato ucciso con una vera e propria esecuzione: prima lo hanno colpito con tre proiettili, poi, una volta a terra, l’aggressore si è avvicinato e ha sparato altri due colpi a distanza ravvicinata.

Skrepetsky, il cui vero nome era Robert Kuzovkov, era originario della regione di Altai, nella Siberia sud-occidentale. Dal 2021 si era rifugiato in Polonia ed era noto in Russia per le sue caricature satiriche di politici, tra cui il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, Ramzan Kadyrov, leader della Repubblica di Cecenia, ma anche la defunta guida dell’opposizione russa Alexei Navalny. L’artista non risparmiava però critiche anche nei confronti delle autorità ucraine al punto che era stato inserito da Kiev nel database Myrotvorest. Si tratta di un controverso sito web che raccoglie e pubblica i dati personali di individui considerati “nemici dell’Ucraina” o “traditori della patria”. Tre giorni prima di essere ucciso, Skrepetsky aveva passeggiato per le strade di Berlino tenendo in mano un suo quadro: la reinterpretazione di un’icona ortodossa in cui il leader sovietico Joseph Stalin tiene in braccio un Putin “bambino”, sostituendo i due alla Vergine con Gesù.

Anche la vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno, – da pochi giorni uscita dal Partito democratico in polemica – ha commentato: “Una notizia terribile. Il fenomeno delle aggressioni extraterritoriali ai danni di dissidenti e critici dei regimi autoritari rappresenta una minaccia concreta per la sicurezza europea“.

L'articolo Ucciso in Polonia il dissidente russo Semyon Skrepetsky: tre giorni fa era a Berlino con un quadro anti-Putin proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Sollicciano, sequestrate sette sezioni del carcere fiorentino: violate norme su salute e sicurezza, 200 detenuti da trasferire

Una decisione che non ha precedenti per porre rimedio ad un “vulnus” ben noto ma su cui da anni si attendono risposte istituzionali mai arrivate. Il tribunale di Firenze ha disposto sequestro preventivo di sette sezioni del carcere fiorentino di Sollicciano, con trasferimento dei detenuti ospitati nelle stesse, a causa delle condizioni igienico-sanitarie delle celle e di alcuni spazi comuni. Il provvedimento riguarda tre sezioni del reparto giudiziario, tre del reparto penale maschile, più la sezione ‘Accoglienza’.

Si tratta della risposta ad una inchiesta della stessa Procura nata da numerose segnalazioni e ricorsi presentati dai detenuti ai magistrati di sorveglianza in cui si denunciava la situazione di degrado del carcere situato alla periferia ovest ovest del capoluogo toscano, da anni sotto osservazione per un sovraffollamento arrivato a superare picchi del 170% (640 detenuti a fonte di 367 posti disponibili) e che ha portato in anni recenti a numerosi sconti di pena concessi ai detenuti come risarcimento per condizioni di detenzione “inumane e degradanti”, contrarie all’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

In particolare una nota della procuratrice di Firenze Rosa Volpe evidenzia che alla base dell’inedito provvedimento di sequestro di sette sezioni del carcere di Sollicciano (le sezioni 1, 2 e 7 del reparto giudiziario maschile e delle sezioni 9, 10 e 12 del reparto penale nonché della sezione Accoglienza) vi siano gravi violazioni delle norme in materia di pulizia dei locali di lavoro”, “abitabilità dei dormitori” e impiantistica elettrica previste dal Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro. Il decreto di sequestro, aggiunge la procuratrice Volpe, è stato emesso dal gip di Firenze “all’esito di sopralluoghi svolti e di approfonditi accertamenti, consistiti nell’audizione di numerosi testimoni, nell’acquisizione ed esame di documentazione anche fotografica dello stato di tutti gli spazi dei reparti penale e giudiziario maschile dell’Istituto e delle varie sezioni”. Col provvedimento è stato inoltre disposto il trasferimento di tutti i detenuti che si trovavano nelle sette sezioni in altre strutture di reclusione: si tratta di circa duecento detenuti.

Questione su cui è arrivata anche la reazione del ministero della Giustizia, con via Arenula che ha sostanzialmente messo le mani avanti sottolineando le iniziative allo studio del Dap, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, per risolvere la vergognosa situazione di Sollicciano. Preso atto delle complesse e urgenti condizioni strutturali dell’istituto penitenziario, il Dap ha risolto alcune problematiche, effettuando ristrutturazioni di singoli reparti detentivi. Essendo però necessario un intervento di maggiore portata, è stata già finanziata per la complessiva riqualificazione dell’istituto la somma di nove milioni di euro, a valere sul fondo previsto dalla legge di bilancio 2025″, si legge in una nota del ministero. “Nell’ambito di questa procedura in atto”, prosegue il comunicato di via Arenula, “il 15 maggio scorso si è proceduto all’aggiudicazione della progettazione dei lavori per la completa riqualificazione della Casa circondariale e, allo stesso tempo, per velocizzare i lavori, si sta valutando di anticipare parte di essi, stralciando alcuni interventi prioritari dalla progettazione complessiva. Proprio in virtù di questi lavori programmati, si è previsto un trasferimento di detenuti con destinazione in altri istituti penitenziari, dove sono presenti sezioni o reparti di recente ristrutturazione, che consentono, ad oggi, di ospitare nuovi ingressi. Si darà perciò corso”, annuncia il ministero, “ai lavori necessari nei reparti oggetto di sequestro e al trasferimento dei detenuti secondo quanto già previsto”.

  •  

Celle sequestrate a Sollicciano, Pantagruel: “atto senza precedenti che conferma i nostri allarmi di anni”

Celle sequestrate a Sollicciano, Pantagruel: “atto senza precedenti che conferma i nostri allarmi di anni”

“Il provvedimento di sequestro preventivo emesso dalla Procura di Firenze per le condizioni disumane e insalubri di Sollicciano rappresenta un atto senza precedenti, ma per noi di Pantagruel costituisce la conferma di ciò che denunciamo pubblicamente e instancabilmente da anni” questo il commento dell’associazione.

“Le nostre relazioni, i nostri appelli e i costanti gridi d’allarme- denuncia Pantagruel-  rimasti troppo a lungo inascoltati trovano oggi un riscontro formale e incontrovertibile nella magistratura“.

Secondo l’associazione “le celle invase dall’umidità, l’inabitabilità dei dormitori, la sporcizia e il rischio costante legato agli impianti elettrici fatiscenti non sono ‘emergenze’ dell’ultima ora, ma una realtà strutturale degradante con cui i detenuti e gli operatori sono costretti a convivere ogni giorno, in aperta violazione dell’Articolo 27 della Costituzione” .

Pantaguel  vive il carcere quotidianamente attraverso i propri volontari e  accoglie “questo atto come un punto di non ritorno” . Tuttavia l’associazione esprime ” forte preoccupazione per le modalità del trasferimento immediato dei detenuti. Lo sfollamento verso altre strutture rischia di sradicare ulteriormente queste persone dai loro percorsi di reinserimento e dai legami territoriali e familiari, oltre a sovraccaricare altri istituti già al collasso”.

“La magistratura  -conclude Pantagruel- ha fatto il suo dovere di fronte all’illegalità diffusa della struttura; ora la politica e le istituzioni non possono più girarsi dall’altra parte. Non basta chiudere le sezioni o spostare i corpi: serve un ripensamento radicale dello spazio e della dignità della pena a Firenze. Chiediamo un tavolo di confronto immediato che includa il terzo settore per monitorare la destinazione e i diritti di chi oggi viene trasferito.”

  •  

A Mykonos con le amiche per l’addio al nubilato: muore in un incidente a 37 anni, Sara Ceccantini lascia una figlia

Sara Ceccantini era arrivata a Mykonos, isola greca che attrae turisti da tutto il mondo, per una vacanza con le amiche: per l’addio al nubilato prima di sposare il suo fidanzato. Aveva 37 anni ed era residente ad Agazzi, frazione del Comune di Arezzo, impiegata alla sede di Prada di Valvigne, nel comune di Terranuova. Aveva una figlia di tre anni. È morta in un tragico incidente stradale.

A quanto pare un frontale, secondo le poche informazioni al momento arrivate dalla Grecia. Forse un’altra vettura avrebbe invaso l’altra corsia. Per ulteriori particolari e approfondimenti saranno necessarie altri accertamenti, almeno alcune ore. Sull’incidente le autorità greche hanno aperto un fascicolo per l’ipotesi di reato di omicidio stradale. La 37enne si trovava con alcune amiche sull’isola. Chiuso lo stabilimento Prada di Valvigne, per decisione del patron del gruppo, Patrizio Bertelli. Il matrimonio era in programma sabato prossimo.

  •  

Arrestato lavoratore stagionale, aveva 200 grammi di droga

Isola d’Elba (Livorno) 16 giugno 2026 Arrestato lavoratore stagionale, aveva 200 grammi di droga I militari del Nucleo Operativo e Radiomobile hanno arrestato un uomo di 45 anni, proveniente da altra regione italiana ma impiegato come lavoratore stagionale sull’Isola d’Elba. Secondo quanto emerso dalle attività investigative che hanno portato ad attenzionarlo ed a perquisirne il …

L'articolo Arrestato lavoratore stagionale, aveva 200 grammi di droga proviene da Livornopress.

  •  

Magneti made in Usa. La spinta americana per dimenticare la Cina

L’obiettivo è sempre lo stesso, tagliare più ponti possibili con la Cina. E gli Stati Uniti ci stanno riuscendo. Da quando il mondo ha preso coscienza del pericolo rappresentato dal monopolio cinese sulle terre rare (il Dragone controlla il 70% delle miniere e il 90% della raffinazione), Washington ha costantemente cercato l’allungo, provando a diventare la prima economia indipendente e autonoma dalle forniture del Dragone. Missione almeno in parte riuscita, come dimostra l’abile gioco di sponde con Paesi ricchi di minerali, messo in atto fin qui dalla Casa Bianca. Ora però è tempo di fare un passo in avanti.

Dai documenti del Congresso americano, per esempio, emerge chiaramente l’idea di creare un’industria dei minerali critici a circuito chiuso, vale a dire con principio e fine negli Stati Uniti. Premessa. Lo scorso ottobre, Pechino ha introdotto un nuovo regime di restrizioni sull’esportazione di metalli. Nel breve termine, la mossa sembra aver avuto l’effetto desiderato, mettendo per esempio nei guai la stessa industria automobilistica statunitense. Tuttavia, una volta prese le misure, è arrivata la reazione. Pochi giorni fa la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha presentato una nuova proposta di legge volta a stimolare la crescita dell’industria nazionale americana dei magneti. Il disegno di legge, voluto dai membri John Moolenaar del Michigan e Ro Khanna della California, introduce incentivi finanziari lungo tutta la filiera dei magneti, dalla produzione di ossidi di terre rare alla fabbricazione di magneti destinati all’impiego in ambito militare.

“Questo disegno di legge crea gli incentivi di mercato necessari per riportare negli Stati Uniti una catena di approvvigionamento vitale e contribuisce a garantire che i produttori americani siano alla guida del futuro in crescita della produzione di magneti”, ha affermato Moolenaar. La proposta prevede nel dettaglio un credito d’imposta del 15% per i produttori automobilistici americani che si riforniscono di magneti da fornitori nazionali. Il disegno di legge limita inoltre i crediti alle produzioni americane che utilizzano componenti provenienti da alleati della Nato, tra cui Giappone, Australia, Corea del Sud, Canada e Messico.

D’altronde, c’era poca scelta. La crisi delle terre rare seguita alle restrizioni cinesi, ha spinto l’amministrazione Trump ad adottare un approccio decisamente non improntato al libero mercato nei confronti dell’industria dei magneti. Lo scorso luglio, il governo statunitense ha poi acquisito una partecipazione del 15% in MP Materials, che gestisce l’unica miniera di terre rare ancora attiva negli Stati Uniti, a Mountain Pass, in California. Da allora, ha acquisito una partecipazione del 10% in Trilogy Metals per sostenere un progetto di estrazione di minerali critici in Alaska, una partecipazione del 10% in Korea Zinc per lo sviluppo di una nuova fonderia nel Tennessee, ed è in trattative per acquisire circa l’8% di Critical Minerals, che possiede il più grande sito di estrazione di terre rare in Groenlandia.

Tutto questo mentre si rinforza l’asse Italia-Stati Uniti, proprio sulle terre rare. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato in queste ore che lunedì prossimo firmerà un accordo con il segretario di Stato statunitense Marco Rubio sulle materie prime. “C’è da definire un’altra strategia: quella delle materie prime. Il mercato è condizionato dalla Cina, noi dobbiamo creare un mercato alternativo”, ha spiegato il vicepremier, annunciando che lunedì mattina firmerà un accordo “con il segretario di Stato Rubio, ma stiamo già lavorando anche con Corea, Giappone ed altri paesi dell’Unione europea”.

  •  

Diciassettenne morta dopo intervento: assolto il cardiochirurgo Coscioni, ex presidente dell’Agenas

Con la formula “il fatto non sussiste” il Tribunale di Salerno ha assolto il cardiochirurgo ed ex presidente dell’Agenas Enrico Coscioni al termine del processo nato dalla morte della 17enne Lucia F., avvenuta nell’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno, nel settembre del 2019, a seguito di un intervento chirurgico per la sostituzione della valvola mitralica. Coscioni era il primario del reparto di cardiochirurgia. Le motivazioni dell’assoluzione del professore universitario e del dottor Antonio Longobardi, che partecipò all’operazione, saranno rese note entro 90 giorni.

All’epoca in cui fu indagato, Coscioni era consigliere per la sanità del governatore della Campania, Vincenzo De Luca, nonché componente dell’unità di crisi regionale anti-coronavirus e componente della cabina di regia nazionale. Nel 2020 fu nominato presidente dell’Agenas (Agenzia Nazionale per i servizi sanitari regionali), l’organo tecnico-scientifico del Servizio sanitario nazionale che risponde al ministero della Salute e svolge attività di ricerca e di supporto al ministro, alle Regioni e alle singole aziende sanitarie.

La difesa di Coscioni (l’avvocato e professore Andrea R. Castaldo) e quella dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “Ruggi d’Aragona (l’avvocato e professore Agostino De Caro) hanno evidenziato nel corso del processo “l’infondatezza dei profili di colpa contestati, sottolineando come la vicenda dovesse essere valutata alla luce della particolare complessità del quadro clinico, della imprevedibilità della complicanza intraoperatoria e dell’assenza di una condotta alternativa concretamente idonea a evitare l’evento”.

“Accogliamo con profondo rispetto la decisione del Tribunale, che restituisce piena dignità professionale al professore Coscioni – dichiara l’avvocato e professore Castaldo – dopo un processo complesso e doloroso per tutte le parti coinvolte. L’assoluzione con la formula ‘perché il fatto non sussiste’ conferma la correttezza della linea difensiva sostenuta sin dall’inizio: non ogni evento avverso, anche quando drammatico, può essere trasformato in responsabilità penale. Attendiamo il deposito delle motivazioni per ogni ulteriore valutazione”, conclude Castaldo.

L'articolo Diciassettenne morta dopo intervento: assolto il cardiochirurgo Coscioni, ex presidente dell’Agenas proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Marateale compie 18 anni e sale sul Frecciarossa: il cinema internazionale parte da Roma Termini

C’è qualcosa di simbolico nel fatto che la conferenza stampa della diciottesima edizione di Marateale – Premio Internazionale – si sia tenuta in movimento. Non in una sala hotel, non davanti a un fondale istituzionale, ma a bordo di un Frecciarossa di Trenitalia, in viaggio da Roma Termini verso Maratea, con l’intera carrozza 2 riservata all’evento.

Dal 20 al 25 luglio, il Teatro sul Mare dell’Hotel Santavenere tornerà a essere il palcoscenico di uno degli appuntamenti cinematografici più originali del Sud Italia. Attori dall’India, dall’America, dall’Egitto, dalla Spagna e dall’Italia: Maratea si conferma punto di convergenza per il cinema internazionale in una location che difficilmente lascia indifferenti.

A tracciare il profilo del festival è stato Nicola Timpone, direttore artistico e anima della manifestazione: «Festeggiamo i nostri primi 18 anni, diventiamo maggiorenni, e vogliamo che questa settimana sia all’altezza del traguardo: grandi contenuti, grandi presenze, attori da tutto il mondo. Una festa popolare, certo, ma soprattutto una festa di grandi contenuti e cinema». Timpone ha anche anticipato un’ulteriore sorpresa editoriale: nel mese di luglio uscirà un libro che ripercorre la storia del festival.

Marateale: dal treno al cielo

Quello con Frecciarossa di Trenitalia è un sodalizio che dura ormai da sei edizioni, ma il suo impatto va oltre la sfera della sponsorizzazione culturale. Un festival che diventa maggiorenne e sceglie di annunciarlo in corsa: «La vicinanza di Trenitalia ci aiuta a dare concretezza ai valori che Marateale porta avanti da sempre: la sostenibilità, il rispetto per l’ambiente, l’attenzione al futuro», ha dichiarato Antonella Caramia, Presidente dell’Associazione Cinema Mediterraneo.

Una nuova presenza istituzionale si aggiunge quest’anno al parterre: l’Aeronautica Militare parteciperà per la prima volta con un cortometraggio e una serie di attività sul territorio — un segnale dell’allargamento progressivo del raggio d’azione del festival.

Silvia D’Amico: “un festival che si torna a vivere”

A rappresentare lo spirito del Marateale nelle vesti di Ambassador è Silvia D’Amico, attrice che aveva già partecipato al festival due anni prima come giurata nella sezione Youngblood. «Si torna sempre nei posti dove si è stati bene», ha detto genuinamente. «Ho apprezzato il clima di gioia che si respira a Maratea, la passione per il cinema, l’attenzione all’ambiente. Questi eventi sono fondamentali, soprattutto per avvicinare i giovani a questo mondo». Una testimonianza che dice più di qualsiasi claim promozionale: quando chi lavora nel settore sceglie di tornare, significa che qualcosa funziona davvero.

Diciotto anni di festival, una partnership ferroviaria che muove economia e turismo, un’Aeronautica Militare al debutto e un libro in uscita.
Tra le novità istituzionali di questa edizione figura anche la sottoscrizione di un protocollo con UNICEF. Un’alleanza che nasce dalla convinzione che il cinema possa essere strumento di sensibilizzazione sulle tematiche legate all’infanzia e all’adolescenza — un impegno che il festival porta avanti da anni attraverso le sue sezioni dedicate ai giovani talenti.

Marateale non si limita a celebrare sé stesso: cresce, si struttura e continua a scommettere su un territorio che ha molto da raccontare.

L’articolo Marateale compie 18 anni e sale sul Frecciarossa: il cinema internazionale parte da Roma Termini è tratto da Forbes Italia.

  •  

CACCIA, ON. BRAMBILLA: “PER LEIDAA VA SOLO ABOLITA, NO REGALI ALLE DOPPIETTE”

“La battaglia contro la caccia contraddistingue da sempre la nostra Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente. Siamo fermamente convinti che ogni vita debba essere rispettata, comprese quelle degli animali selvatici. Non è accettabile regalare a meno di 500mila cacciatori un patrimonio naturale che appartiene a tutti e da tutti dovrebbe essere tutelato anche nell’interesse delle future generazioni, come previsto dalla riforma costituzionale del 2022 che ho fortemente voluto. Ecco perché ci batteremo sempre contro l’attività venatoria in ogni sua forma, con l’obiettivo di abolirla del tutto utilizzando qualsiasi strumento legale possibile, incluso il referendum. A maggior ragione non possiamo accettare ulteriori allentamenti delle regole che disciplinano questa crudele pratica”. A dirlo l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente e dell’Intergruppo parlamentare per i diritti degli animali e la tutela dell’ambiente.

“Non accetteremo mai – prosegue la presidente di LEIDAA – come possa essere considerato un divertimento uccidere un capriolino, un cerbiattino, un meraviglioso uccello o una delle altre straordinarie creature del bosco che al nostro “Cras Stella del Nord” curiamo con grande fatica e che, troppo spesso, arrivano con gravi ferite causate proprio dalle doppiette”.

The post CACCIA, ON. BRAMBILLA: “PER LEIDAA VA SOLO ABOLITA, NO REGALI ALLE DOPPIETTE” appeared first on nelcuore.org.

  •  

Cina: Shanghai Disneyland festeggia 10 anni e punta ad espandersi (3)

Cina: Shanghai Disneyland festeggia 10 anni e punta ad espandersi (3)

SHANGHAI (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Degli artisti vestiti da personaggi Disney si esibiscono durante le celebrazioni per il decimo anniversario di Shanghai Disneyland, nella Cina orientale, il 15 giugno 2026. Mentre Shanghai Disneyland, inaugurato il 16 giugno 2016, celebra oggi il suo decimo anniversario, il resort porta avanti diversi piani di espansione, dopo aver accolto oltre 100 milioni di visite alla fine di ottobre 2025.

-Foto Xinhua-

(ITALPRESS).

  •  

Cina: Shanghai Disneyland festeggia 10 anni e punta ad espandersi (2)

Cina: Shanghai Disneyland festeggia 10 anni e punta ad espandersi (2)

SHANGHAI (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Questa foto, scattata il 16 giugno 2026, mostra una veduta di Shanghai Disneyland, nella Cina orientale, allestito con decorazioni a tema per il suo decimo anniversario. Mentre Shanghai Disneyland, inaugurato il 16 giugno 2016, celebra oggi il suo decimo anniversario, il resort porta avanti diversi piani di espansione, dopo aver accolto oltre 100 milioni di visite alla fine di ottobre 2025.

-Foto Xinhua-

(ITALPRESS).

  •  

Cina: Shanghai Disneyland festeggia 10 anni e punta ad espandersi (1)

Cina: Shanghai Disneyland festeggia 10 anni e punta ad espandersi (1)

SHANGHAI (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Dei turisti stranieri posano per una foto di gruppo a Shanghai Disneyland, nella Cina orientale, il 16 giugno 2026. Mentre Shanghai Disneyland, inaugurato il 16 giugno 2016, celebra oggi il suo decimo anniversario, il resort porta avanti diversi piani di espansione, dopo aver accolto oltre 100 milioni di visite alla fine di ottobre 2025.

-Foto Xinhua-

(ITALPRESS).

  •  

Cina: colosso farmaceutico danese amplierà linee di produzione a Tianjin

Cina: colosso farmaceutico danese amplierà linee di produzione a Tianjin

TIANJIN (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Il colosso farmaceutico danese Novo Nordisk ieri ha annunciato che investirà altri 200 milioni di yuan (circa 29,4 milioni di dollari USA) nel proprio stabilimento produttivo nella municipalità di Tianjin, nel nord della Cina, ampliando la produzione di farmaci e potenziando la capacità di assemblaggio e produzione delle relative penne per iniezione.

Una volta completato, il progetto di espansione aumenterà ulteriormente la capacità produttiva e l’efficienza delle forniture dei prodotti in questione, per soddisfare meglio la crescente domanda diversificata di farmaci nel mercato cinese, ha affermato l’azienda.

Situato nell’Area di sviluppo economico-tecnologico di Tianjin, il sito produttivo di Novo Nordisk a Tianjin è uno degli hub manifatturieri strategici globali della società, che fornisce dispositivi per iniezione e prodotti farmaceutici finiti alla Cina e ad altri mercati.

In quanto pilastro fondamentale del sistema di approvvigionamento globale di Novo Nordisk, lo stabilimento di Tianjin continuerà a produrre localmente articoli innovativi, ha affermato Kasper Bødker Mejlvang, vice presidente esecutivo per la produzione e la fornitura globale di Novo Nordisk, aggiungendo che questo investimento dimostra anche l’impegno della società ad approfondire la propria presenza e a perseguire uno sviluppo a lungo termine in Cina.

Fondata nel 1923 e con sede in Danimarca, Novo Nordisk è una delle principali società biofarmaceutiche globali. È entrata nel mercato cinese nel 1994. Dal 2003, gli investimenti complessivi di Novo Nordisk in Cina hanno superato i 17 miliardi di yuan.

-Foto Xinhua-

(ITALPRESS).

  •  

Al via a Ravenna il Comparto Ambientale di Eni e Hera

Al via a Ravenna il Comparto Ambientale di Eni e Hera

Diventa realtà il Comparto Ambientale Ravenna, polo dedicato all’economia circolare e alla gestione dei rifiuti industriali. Il progetto di Eni e Hera, e in particolare delle società controllate Eni Rewind e Herambiente, rappresenta un modello improntato alla rigenerazione industriale e alla transizione ecologica: grazie agli interventi di risanamento ambientale realizzati da Eni Rewind, proprietaria dell’area, e a un investimento complessivo di 100 milioni di euro, un’area dismessa di 26 ettari situata all’interno del distretto ravennate è stata recuperata e riutilizzata per una nuova progettualità di sviluppo produttivo. Nel servizio interviste a Paolo Grossi, amministratore delegato di Eni Rewind, Giuseppe Ricci, Chief Operating Officer Industrial Transformation di Eni, Orazio Iacono, amministratore delegato del Gruppo Hera, e Michele De Pascale, presidente della Regione Emilia Romagna.

f29/sat/azn

  •  

Cina: Sichuan, il lancio di un nuovo satellite nello spazio

Cina: Sichuan, il lancio di un nuovo satellite nello spazio

XICHANG (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Un razzo vettore Long March-3B, con a bordo un nuovo satellite, Shijian-31, decolla dal Centro di lancio satellitare di Xichang, nella provincia sud-occidentale cinese del Sichuan, il 16 giugno 2026. Il razzo è decollato alle 17:45 (ora di Pechino) e ha posizionato con successo nello spazio il nuovo satellite.

-Foto Xinhua-

(ITALPRESS)

  •  

CIRC, al Rally Valli Ossolane i Pirelli P Zero monopolizzano il podio

CIRC, al Rally Valli Ossolane i Pirelli P Zero monopolizzano il podio

MILANO (ITALPRESS) – Al Rally Valli Ossolane, seconda prova del Campionato Italiano Rally Challenger (CIRC), nuova conferma dei piloti che corrono con i Pirelli P Zero, a cui è andato l’intero podio sia fra le vetture 4×4 che fra quelle a due ruote motrici. Come nell’apertura stagionale in Valtellina, il vincitore assoluto del rally è stato Giuseppe Dipalma con una Skoda Fabia RS che ha di nuovo preceduto il campione italiano promotion 2025, Marco Signor con una Toyota GR Yaris Rally2. A completare il podio tutto Pirelli è stato poi Corrado Pinzano. Fra le 2 ruote motrici il testa a testa stavolta è stato fra le Lancia Ypsilon Rally4 di Nicolò Ardizzone e Igor Iani, con il 26enne ossolano a spuntarla per una manciata di secondi. Per Ardizzone un secondo posto che lo mantiene comunque in vetta alla classifica di stagione davanti allo stesso Iani e al 23enne Alessandro Corsini (Peugeot 208), apparso in crescendo.

A completare i successi dei piloti iscritti ai monomarca Pirelli che interessavano la gara, il Pirelli Star 2RM Asfalto e il Trofeo Pirelli Accademia CRZ, ci sono state poi altre vittorie di categoria, in particolare la seconda consecutiva di Stefano Roncadori fra le Rally3. Da sottolineare anche il successo fra le Rally5 di Marco Arcifera (Renault Clio), mentre Massimo Lombardi resta al vertice fra le Rally4 per la Regione Nord Ovest del Trofeo Pirelli Accademia CRZ. Prossimo appuntamento per il trofeo Pirelli Star 2RM Asfalto, il Rally della Marca nel Trevigiano il 12 luglio.

– foto ufficio stampa Pirelli –

(ITALPRESS).

  •  

Cina: Mongolia Interna, coltura di foraggio pregiato blocca desertificazione (3)

Cina: Mongolia Interna, coltura di foraggio pregiato blocca desertificazione (3)

CHIFENG (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Una foto aerea, scattata da un drone il 31 maggio 2026, mostra dei campi da foraggio ad Ar Horqin Banner, Chifeng, nella regione autonoma della Mongolia Interna, nel nord della Cina. Negli ultimi anni, la coltivazione di foraggio pregiato ha contribuito a frenare la desertificazione delle praterie nella località, che oggi ospita quasi 700.000 mu, pari a circa 46.667 ettari, di campi da foraggio di alta qualità.

-Foto Xinhua-

(ITALPRESS).

  •  

Cina: Mongolia Interna, coltura di foraggio pregiato blocca desertificazione (2)

Cina: Mongolia Interna, coltura di foraggio pregiato blocca desertificazione (2)

CHIFENG (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Una foto aerea, scattata da un drone il 31 maggio 2026, mostra un campo da foraggio ad Ar Horqin Banner, Chifeng, nella regione autonoma della Mongolia Interna, nel nord della Cina. Negli ultimi anni, la coltivazione di foraggio pregiato ha contribuito a frenare la desertificazione delle praterie nella località, che oggi ospita quasi 700.000 mu, pari a circa 46.667 ettari, di campi da foraggio di alta qualità.

-Foto Xinhua-

(ITALPRESS).

  •  

Cina: Mongolia Interna, coltura di foraggio pregiato blocca desertificazione (1)

Cina: Mongolia Interna, coltura di foraggio pregiato blocca desertificazione (1)

CHIFENG (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Una foto aerea, scattata da un drone il 31 maggio 2026, mostra una mietitrice e un camion al lavoro in un campo da foraggio ad Ar Horqin Banner, Chifeng, nella regione autonoma della Mongolia Interna, nel nord della Cina. Negli ultimi anni, la coltivazione di foraggio pregiato ha contribuito a frenare la desertificazione delle praterie nella località, che oggi ospita quasi 700.000 mu, pari a circa 46.667 ettari, di campi da foraggio di alta qualità.

-Foto Xinhua-

(ITALPRESS).

  •  

Futuro24. Gaia Blu e le sentinelle del mare

Saliamo a bordo della nave da ricerca Gaia Blu del CNR, impegnata in una campagna nell'Adriatico. In questa puntata anche l'acqua che si forma dalle rocce, l'inquinamento nell'Artico e una sfida tecnologica dentro un sottomarino

© RaiNews

  •  

Quando la scelta giusta diventa sbagliata: il dilemma della logistica sostenibile

di Pietro De Giovanni, dipartimento di Management e Tecnologia, Università Bocconi

Nella decarbonizzazione della logistica, le aziende sono spesso chiamate a scegliere tra diverse opzioni tecnologiche in condizioni di incertezza, bilanciando obiettivi ambientali con vincoli economici e operativi. Tuttavia, queste decisioni sono altamente sensibili a fattori esterni – come i prezzi dell’energia, la regolazione delle emissioni, la disponibilità di infrastrutture e i livelli di utilizzo – che non sono pienamente sotto il controllo manageriale. Di conseguenza, il rischio di errore è elevato.

Una soluzione che oggi appare ottimale può rapidamente diventare inefficiente o persino controproducente, portando a maggiori emissioni, costi più alti o entrambi. Per questo motivo, decarbonizzare la logistica non significa semplicemente selezionare la tecnologia ‘migliore’, ma comprendere le condizioni in cui ciascuna scelta rimane valida nel tempo.

Decisioni sotto incertezza

Per affrontare queste sfide, una recente ricerca sviluppata all’interno del Sustainable operations and supply chain (Sosc) monitor della Sda Bocconi School of Management analizza come decisioni ben intenzionate nella decarbonizzazione della logistica, orientate alla sostenibilità, possano trasformarsi in errori costosi se alcune condizioni non vengono pienamente anticipate.

Al centro della decisione si trovano due principali traiettorie tecnologiche. Da un lato, la sostituzione tecnologica – come i camion elettrici – rappresenta una transizione di lungo periodo, coerente con innovazioni di tipo dirompente. Queste soluzioni possono superare i sistemi tradizionali, ma solo quando si verificano condizioni chiave, tra cui l’accesso a energia pulita, un’adeguata infrastruttura di ricarica e alti livelli di utilizzo. In assenza di tali condizioni, i benefici ambientali ed economici attesi potrebbero non concretizzarsi pienamente.

Sostituzione vs revamping

Dall’altro lato, il revamping tecnologico offre un’alternativa più immediata e flessibile. Integrando input rinnovabili nei sistemi esistenti — come Hvo o bio-Lng — le aziende possono migliorare significativamente le prestazioni ambientali senza sostituire flotte o infrastrutture. È quello che definiamo effetto di ‘revamping’: le tecnologie ‘incumbent’ (soluzioni, i sistemi o i prodotti dominanti già affermati sul mercato) si adattano e recuperano competitività, sfruttando asset esistenti per ridurre il divario rispetto alle soluzioni più recenti.

In alcuni casi, il revamping può persino raggiungere o superare le soglie di performance richieste, consentendo al contempo un’implementazione più rapida ed evitando ingenti investimenti iniziali. Questa dualità genera un dilemma manageriale fondamentale. La sostituzione promette una trasformazione di lungo periodo, ma comporta incertezza e intensità di capitale. Il revamping offre benefici nel breve termine e continuità operativa, ma può incontrare limiti di scalabilità e di impatto nel lungo periodo. Di conseguenza, la scelta tra queste due opzioni è tutt’altro che lineare.

I fattori che amplificano gli errori

La complessità aumenta ulteriormente se si considerano i fattori che influenzano i risultati e amplificano gli errori associati. Diversi elementi giocano un ruolo cruciale nel determinare gli esiti delle decisioni di decarbonizzazione, spesso in modo sottovalutato. La volatilità dei prezzi dell’energia, ad esempio, può erodere rapidamente il vantaggio economico di qualsiasi tecnologia, trasformando quella che inizialmente appare come una soluzione efficiente in un impegno finanziario oneroso. Allo stesso tempo, i meccanismi di prezzo del carbonio – come l’Emissions trading system – possono incidere in modo sproporzionato sui sistemi basati sulla combustione, soprattutto quando la reale sostenibilità dei carburanti alternativi è incerta o dipende da processi a monte.

Altri fattori, come la disponibilità di infrastrutture e le distanze percorse, complicano ulteriormente il quadro. Le soluzioni che si basano su un consumo continuo di carburante espongono le aziende a rischi cumulativi, poiché ogni chilometro aggiuntivo aumenta sia i costi sia le emissioni. Nel tempo, ciò genera un effetto composto che può modificare significativamente le prestazioni attese di una tecnologia. Parallelamente, la variabilità operativa – inclusi perdite di efficienza, fattori di carico e la reale composizione del mix energetico – può influenzare drasticamente i risultati, fino in alcuni casi ad annullare i benefici ambientali che avevano inizialmente giustificato l’investimento. Non si tratta di effetti marginali, ma di fattori strutturali di errore che possono compromettere sia gli obiettivi di sostenibilità sia la sostenibilità finanziaria. Ciò che li rende particolarmente critici è che molte di queste variabili sono fuori dal controllo delle imprese.

Il vero rischio decisionale

Piuttosto che fornire una risposta univoca, la nostra ricerca mette in luce dove e perché possono verificarsi errori decisionali, consentendo alle aziende di selezionare soluzioni robuste in diversi scenari. Dall’analisi emerge chiaramente che il vero rischio non è scegliere la tecnologia sbagliata per la decarbonizzazione della logistica, ma sottovalutare quanto rapidamente la scelta ‘giusta’ possa diventare sbagliata a causa di fattori esogeni.

L’articolo Quando la scelta giusta diventa sbagliata: il dilemma della logistica sostenibile è tratto da Forbes Italia.

  •  

“Massoneria e cattolicesimo sono assolutamente incompatibili”

Davide Rossi presenta il suo ultimo libro che indaga la realtà massonica grazie alle risposte del Gran Maestro Stefano Erario

NEUTRALITÀ dell’ITALIA, per la pace e contro la guerra.
FIRMA ORA – https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6500011

L'articolo “Massoneria e cattolicesimo sono assolutamente incompatibili” proviene da Visione TV.

  •  

Le scelte della Bce e le incertezze del momento. L’analisi di Polillo

La decisione della Bce di aumentare leggermente i tassi di interesse non ha sorpreso il mercato più di tanto. Subito dopo l’annuncio, le borse che erano in attivo, hanno limato i possibili guadagni. Ma nulla di particolarmente drammatico. Dopo le decisioni assunte, la struttura dei tassi ha assunto queste caratteristiche: tasso di interesse sui depositi presso la Bce: 2,25%; tasso di rifinanziamento principale: 2,40%; tasso sulle operazioni di rifinanziamento marginale: 2,65%. In tutti e tre i casi l’aumento è stato dello 0,25%. Quasi a dimostrare che la situazione è completamente sotto controllo, per cui non è necessario manipolare i diversi tassi, con aumenti non uniformi, per far fronte alle maggiori o minori situazioni di rischio.

Nel board il verdetto è stato unanime. Il comunicato finale tende a sdrammatizzare ulteriormente: “La decisione di aumentare i tassi risulta fondata in una serie di scenari che illustrano come lo shock potrebbe evolversi e influire sulle prospettive a medio termine per l’area dell’euro”. Quindi wait and see, in attesa di scoprire se il trentanovesimo annuncio di Donald Trump su quella tregua che dovrebbe liberare lo stretto di Hormuz avrà finalmente modo di concretizzarsi. Nel frattempo i margini a favore della Bce sono ancora evidenti: il tasso di riferimento della Bank of England è pari al 3,75%. Quello della Fed, la Federal Reserve americana al 3,62%. C’è quindi tutto il tempo eventualmente per reagire, qualora il barometro volgesse al peggio.

Sul futuro, data l’incertezza quasi cosmica che caratterizza la geopolitica, la Bce non si pronuncia. Non vi sarà pertanto alcuna forward guidance, vale a dire quell’annuncio di indicazioni prospettiche sulla dinamica dei tassi che di solito le Banche centrali comunicano al mercato. La Banca, infatti, come si legge nel comunicato diffuso, ha deciso di “adottare un approccio basato sui dati e valutato riunione per riunione per determinare l’orientamento appropriato della politica monetaria”. Un indirizzo analogo a quello assunto da Jerome Powell, quando era presidente della Fed, per resistere alle pressioni di Donald Trump, che spingeva per una riduzione dei tassi al fine di gasare l’economia americana in vista delle elezioni di Midterm.

Gli operatori, tuttavia, sono scettici e già ipotizzano almeno un doppio rialzo dei tassi d’interesse da qui alla fine dell’anno. Non tutti sono d’accordo. C’è addirittura chi ritiene che anche questo rialzo sia stato eccessivo. Tesi che oggi potrebbe trovare conferma negli accordi appena conclusi per la tregua tra Iran, Stati Uniti e (forse) Israele. Accordi che hanno portato in borsa una ventata di euforia, poi in parte ridimensionata a seguito di una riflessione meno emotiva, considerate le grandi incertezze che ancora caratterizzano il negoziato. Per quanto ci riguarda, non ci pronunciamo. Due sono tuttavia gli elementi su cui riflettere.

Il differenziale con la Fed rimane ancora molto alto. Il che potrebbe determinare una certa attrazione. Sullo sfondo restano poi le preoccupazioni sugli andamenti di finanza pubblica sia dell’Eurozona che della Ue. Le ultime previsioni della Commissione europea indicano un deficit di bilancio pari al 3,34% ed al 3,5% per il 2026 e l’anno successivo. Per l’intera Ue, queste percentuali salgono al 3,47% ed al 3,59. I maggiori Paesi (Francia e Germania) stanno molto peggio. A dimostrazione di come i parametri di Maastricht siano stati travolti dalla dinamica dei processi reali.

Sullo sfondo, inoltre, sono due programmi quanto mai impegnativi sul piano finanziario. Quello per la sicurezza Safe (Safe – Security Action for Europe) che prevede un prestito pari a 150 miliardi di euro, per dotare il vecchio continente di una propria struttura militare, in vista del crescente disimpegno americano. Risorse che non saranno a fondo perduto, ma prestiti concessi agli Stati membri ed al Canada seppure ad un basso tasso d’interesse e con scadenze particolarmente diluite nel tempo. La quota italiana, com’è noto, sarà pari a 14,9 miliardi di euro.

Un secondo intervento, seppure di portata di gran lunga inferiore, sarà quello che prevede la possibilità di uno sforamento del “Patto di stabilità” per un importo pari allo 0,6% del Pil nei prossimi due anni per ridurre la dipendenza da gas e da petrolio, agevolando gli investimenti green. In apparenza un vincolo molto stretto che dovrebbe impedire un aumento dei consumi fossili, intervenendo sul prezzo del gas e dei carburanti. Di fatto una misura più di facciata che di sostanza. Basterà ai singoli Stati nazionali operare uno shift di bilancio. Utilizzare le somme già stanziate per quegli investimenti per intervenire sui prezzi dei combustibili fossili e coprire con il maggior spazio fiscale appena ottenuto, quei precedenti impegni.

Comunque sia, se si sommano l’insieme di questi interventi è facile prevedere come le precedenti previsioni in termini di deficit e di crescita del debito della Commissione europea, siano un po’ scritte sull’acqua. Al punto da far ritenere poco realistiche le relative proiezioni. Per l’Eurozona e la stessa Ue, si ipotizza una crescita maggiore di circa 2 punti e mezzo nel prossimo biennio. Quando quella degli Stati Uniti, nello stesso periodo, sembra essere destinata ad un salto di quasi 4 punti. A meno che non scoppi la pace, quindi, le previsioni sulle due sponde dell’Atlantico sono tutt’altro che tranquillizzanti.

C’è poi l’altro corno del dilemma: l’inflazione. Studi recenti (Francesco Corsello e Andrea Foschi: The different effects of oil and gas supply shocks on euro-area inflation – Banca d’Italia) hanno dimostrato che gli aumenti del prezzo del petrolio si trasferiscono sui prezzi con maggiore rapidità. Mentre quelli del gas sono più graduali, ma con un effetto più persistente. Nel caso in specie, con la chiusura dello stretto di Hormuz, avremo, fino a quando la situazione non si sarà completamente normalizzata, la sommatoria negativa di entrambi gli effetti.

Attualmente le previsioni indicano per il petrolio un prezzo medio per l’anno in corso pari a 96,9 dollari al barile (dopo l’annuncio della tregua è sceso a poco più di 80). Con una successiva caduta a 82,2 nel 2027 e a 77,2 l’anno successivo). Bene che vada le quotazioni prospettiche sono di un 15% superiori alla media delle quotazioni dello scorso anno. Per il gas naturale, invece, a partire dal 2027 si dovrebbe tornare ad una situazione di relativa normalità. Salvo il presente in cui la bolletta dovrebbe essere più cara di circa il 25%. Ragione in più per fare qualcosa, nell’immediato, per tamponare la situazione.

L’effetto combinato dei fenomeni richiamati sulla vita di tutti i giorni sarà, al tempo stesso, una maggiore inflazione ed un minor tasso di crescita dell’economia. La terribile stagflation. Soffermarci sulle possibile cifre, in attesa di vedere quel che accadrà effettivamente nel Medio Oriente, è un puro esercizio calligrafico. Quel che si può dire è che comunque vadano le cose, il prossimo anno anno sarà quello più problematico: sia perché se ci saranno nodi sarà lì che verranno al pettine, sia perché la strada dell’eventuale normalizzazione appare ancora piena di incognite.

Tanto per dare qualche elemento, per il 2027 le previsioni attuali indicano il massimo del contenimento del tasso di crescita dell’economia e la più forte inflazione. Fenomeni che sarebbero destinati a stemperarsi l’anno successivo. Prospettiva inquietante, almeno per l’Italia. Che proprio in quell’anno dovrà affrontare una difficile tornata elettorale. Ne saranno avvantaggiate le attuali forze di governo o le opposizioni? Difficile rispondere. Con ogni probabilità coloro che si dimostreranno più convincenti. Cioè in grado di dimostrare di avere le ricette migliori per affrontare una tempesta imprevista ed imprevedibile. Come sono stati gli avvenimenti che si sono succeduti in questi anni terribili, in cui la guerra l’ha fatta da padrone.

  •  

The ‘Paddington’ Musical Will Come to Broadway Next Spring

The show, which revisits the story of a marmalade-loving bear, plans to open next April at the Hirschfeld Theater in New York.

© Kalpesh Lathigra for The New York Times

“Paddington,” according to the musical’s producer Sonia Friedman, is “a show about fun, adventure, joy and comedy, but on a more profound level it’s a story about searching for home.”
  •  

Gli Stati Uniti puntano all’Italia per l’IA. La scommessa di Salesforce

L’Italia è un buon posto dove investire. Anche se il terreno di gioco è quello dell’Intelligenza artificiale, su cui lo Stivale sta facendo progressi decisamente poco banali. L’attestato di stima arriva direttamente da chi è al tempo stesso pioniere e alfiere dell’IA, gli Stati Uniti. Salesforce investirà infatti un miliardo di dollari in Italia nei prossimi cinque anni per accelerare la trasformazione digitale e la crescita dell’Intelligenza artificiale agentica. Il piano dell’azienda americana prevede l’apertura di una nuova sede a Milano, nuove assunzioni e programmi di formazione dedicati all’IA per imprese, pubbliche amministrazioni e professionisti.

L’annuncio è stato dato da Marc Benioff, presidente e ceo di Salesforce, durante la sua visita in Italia in occasione della Terza Conferenza annuale di Roma su IA, Etica e Governance. “Siamo orgogliosi di rafforzare la nostra presenza in Italia con questo importante investimento”, ha dichiarato Benioff, sottolineando che il Paese “si sta affermando rapidamente come uno dei principali poli europei dell’innovazione nell’Intelligenza Artificiale”. La nuova sede sorgerà a Palazzo Missori, nel cuore di Milano, e sarà progettata come spazio di collaborazione tra clienti, partner e dipendenti per lo sviluppo e l’implementazione di soluzioni innovative. Ospiterà anche attività di formazione, aggiornamento professionale e inclusione, con l’obiettivo di diventare un punto di riferimento per le competenze digitali.

Non è tutto. Salesforce rafforzerà inoltre l’organico italiano con nuove figure professionali nei settori data science, IA agentica e ingegneria. Dal suo arrivo in Italia, nel settembre 2003, il gruppo ha creato oltre 600 posti di lavoro e conta oggi migliaia di clienti e un ecosistema di partner in crescita. Tra le iniziative previste c’è il lancio della Enterprise Architecture Academy, programma pensato per supportare partner e clienti nella preparazione all’adozione dell’IA. Nella fase iniziale l’Academy coinvolgerà oltre 70 partecipanti. “Crediamo in un’Italia protagonista nell’era dell’intelligenza artificiale agentica”, ha detto Vanessa Fortarezza, Svp e country general manager di Salesforce Italia.

Agentforce, la piattaforma di IA agentica di Salesforce, è comunque già utilizzata in Italia da gruppi come Ferrari, Enel, UniCredit, Telepass e Trenitalia, oltre che da migliaia di piccole e medie imprese. Anche il settore pubblico utilizza le tecnologie Salesforce, tra cui Inps per migliorare l’esperienza di utenti e dipendenti. In particolare Trenitalia sta implementando Agentforce a supporto delle attività commerciali e di assistenza. Non a caso Francesco Cacciapuoti, chief sales officer di Trenitalia, sottolinea che la piattaforma “consente ai team di gestire la complessità operativa e dedicare maggiore attenzione ai passeggeri, valorizzando il lavoro delle persone”.

D’altronde, non bisogna mai dimenticare che l’Italia ad oggi è tra i primi Paesi in Europa ad aver approvato una legge sull’Intelligenza artificiale, disponendo finalmente di una cornice normativa organica sull’IA. I decreti rappresentano un passaggio importante perché traducono l’AI Act europeo nell’ordinamento nazionale, chiarendo autorità competenti, formazione, tutela dei lavoratori, uso dell’IA nella pubblica amministrazione, giustizia, sanità, professioni, attività di polizia e responsabilità civile e penale.

  •  

Professioni, Lcd-Lega: "Una legge su responsabilità civile per valorizzare quelle tecniche"

(Adnkronos) - Bilancia rischi e responsabilità tra professionisti e imprese, delimita le ricadute patrimoniali sugli eredi del tecnico e ridisegna il perimetro d’intervento delle polizze assicurative, che i professionisti iscritti agli albi sono obbligati a contrarre. Oltre, naturalmente, a tutelare il danneggiato che può rivalersi direttamente nei confronti della compagnia di assicurazione anche se i danni sono accertati successivamente alla cessazione dell’attività o morte del professionista stesso. Sono questi i confini della proposta di legge a prima firma Andrea de Bertoldi sulla responsabilità civile in capo alle professioni tecniche (tra gli altri, ingegneri, architetti, geometri, geologi, periti, agronomi, agrotecnici). Un testo, come spiega lo stesso presidente di Lcd (Liberali cristiano democratici) e deputato della Lega, “che nasce proprio con l’intento di valorizzare le professioni tecniche, offrendo loro un sistema più chiaro, equilibrato, equo e coerente con i principi costituzionali. Solo in un contesto di questo tipo, infatti, si possono liberare le giuste energie per rilanciare le opere pubbliche e private, le infrastrutture e il governo del territorio”.

  •  

Professioni, Lcd-Lega: "Una legge su responsabilità civile per valorizzare quelle tecniche"

(Adnkronos) - Bilancia rischi e responsabilità tra professionisti e imprese, delimita le ricadute patrimoniali sugli eredi del tecnico e ridisegna il perimetro d’intervento delle polizze assicurative, che i professionisti iscritti agli albi sono obbligati a contrarre. Oltre, naturalmente, a tutelare il danneggiato che può rivalersi direttamente nei confronti della compagnia di assicurazione anche se i danni sono accertati successivamente alla cessazione dell’attività o morte del professionista stesso. Sono questi i confini della proposta di legge a prima firma Andrea de Bertoldi sulla responsabilità civile in capo alle professioni tecniche (tra gli altri, ingegneri, architetti, geometri, geologi, periti, agronomi, agrotecnici). Un testo, come spiega lo stesso presidente di Lcd (Liberali cristiano democratici) e deputato della Lega, “che nasce proprio con l’intento di valorizzare le professioni tecniche, offrendo loro un sistema più chiaro, equilibrato, equo e coerente con i principi costituzionali. Solo in un contesto di questo tipo, infatti, si possono liberare le giuste energie per rilanciare le opere pubbliche e private, le infrastrutture e il governo del territorio”.

  •  

L’Italia è il Paese delle banane, per questo teme la tassa sui grandi patrimoni…

Giorgia Meloni ha giurato che finché governerà la destra, mai e poi mai in Italia sarà introdotta una tassa sui patrimoni. Di qualunque genere. Ha spiegato che l’Italia non è una repubblica delle banane. Non so che idea abbia Giorgia Meloni delle cosiddette Repubbliche delle banane. Di solito con questa espressione si allude a paesi dove le leggi sono vaghe e i ricchi comandano senza regole e non pagano le tasse. Sicuramente in nessuna Repubblica delle banane esiste una patrimoniale. In Europa, o almeno in molti paesi europei, tutti pagano le tasse. In alcuni paesi i ricchi ne pagano molte, in altri paesi ne pagano di meno. In alcuni paesi esiste l’evasione fiscale, in altri paesi non esiste o è molto ridotta. L’Italia è da sempre primatista in evasione fiscale. Ogni tanto qualcuno ricorda che se tutti pagassero le tasse in Italia non esisterebbe il debito pubblico e ci sarebbero molte risorse da investire nel welfare, nella scuola, nella sanità. Possiamo dire che sì, tra i paesi europei oggi l’Italia è quella che più di tutti assomiglia alle repubbliche delle banane.

A cosa serve una tassa patrimoniale?

Essenzialmente a due cose. La prima è molto semplice: fare pagare ai ricchi, anzi ai ricchissimi, una piccolissima percentuale di tasse in più di quella che pagano i poveri e i poverissimi. La seconda cosa riguarda proprio l’evasione fiscale. Tassando direttamente i patrimoni è più difficile sfuggire al fisco. Mi spiego: se ho uno yacht di 56 metri intestato a una società misteriosa con sede in qualche repubblica delle banane, non posso più dire che non è mio quello yacht e quindi non ci pago le tasse sul patrimonio. Perché il fisco mi risponde: non mi interessa di chi è, è un patrimonio e io lo tasso. O paghi o lo sequestro. Logico che una misura così stringente e così mirata ai grandi patrimoni faccia paura ai ricchissimi. Ed è abbastanza noto anche che solitamente i ricchi, anzi i ricchissimi, esercitano un notevole potere sui governi, in special modo sui governi conservatori e di destra. Nessun paese capitalista ha mai introdotto una tassa patrimoniale? Non è vero. Parliamo solo della più semplice delle tasse patrimoniali. L’imposta di successione. Da noi è pari a zero (giustamente) per i patrimoni inferiori ai tre o quattro milioni (un milione ad erede diretto), ed è irrisoria (al 4 per cento) sui patrimoni superiori, e solo per la parte eccedente il milione a testa. In quasi tutti gli altri paesi europei la tassa di successione è di cinque o dieci volte più alta. Se solo noi stabilissimo di applicare un regime fiscale per le successioni simile a quello francese (dove anche ai figli di persone molto ricche sono imposte tasse che arrivano fino al 45 per cento) raccoglieremmo una enorme quantità di denaro senza sfiorare nemmeno il portafoglio dei poveri, del ceto medio e persino dei moderatamente ricchi. La parte di popolazione che sarebbe costretta a versare qualche euro sarebbe non più del 5 per cento della popolazione italiana. Il novantacinque per cento, compresa gran parte della borghesia benestante, sarebbe del tutto estranea ad un provvedimento del genere.

E allora? Allora c’è una cosa non semplicissima da spiegare: cos’è il populismo dei ricchi. (Scrivo ricchi, ma continuo a intendere ricchissimi). È una tendenza naturale della parte più reazionaria e parassitaria della borghesia, in qualunque sistema capitalistico, che pone al centro di tutti i suoi valori la proprietà privata. La considera sacra, quasi un fatto religioso. La vede come un principio superiore a qualunque tipo di interesse collettivo o qualunque principio di giustizia sociale. Resta profondamente convinta che il deus ex machina di una buona società capitalistica sia la differenza sociale e l’allargarsi di questa differenza. A me, quando ascolto le grida irrazionali e irragionevoli di questo populismo – che con la forza economica che possiede riesce sempre a raccogliere attorno a sé e a fagocitare anche il populismo dei poveri – viene in mente un vecchio discorso di un vecchio papa, che non era particolarmente di sinistra ma era profondamente cristiano – come spesso succede ai papi – che si chiamava Paolo VI. Parlo, se non mi sbaglio, del 1967. Quando in un celebre e dimenticatissimo discorso all’Onu, e poi nell’enciclica “Populorum progressio” (per me la più bella, moderna e attuale di tutte le encicliche che conosco) spiegò che la proprietà privata sarebbe stata giusta e legittima solo quando fosse stata abolita la povertà. Altrimenti è legittima solo nella parte necessaria a soddisfare i propri bisogni. Sicuri che esistano molte persone che hanno bisogno di possedere qualche miliardo per pagarsi delle buone e squisite merende?

P.s. L’eredità di Del Vecchio ammontava a circa 30 miliardi. Applicando le regole francesi sulla successione lo stato avrebbe incassato circa 13 miliardi. Più o meno mezza finanziaria. Con le tasse di successione di una sola persona. Immaginate cosa si potrebbe ottenere dalle tasse di successione di 60000 persone.

  •  

“Violate le norme su salute e sicurezza”: sequestrate sette sezioni del carcere di Sollicciano a Firenze. Oltre duecento detenuti dovranno essere trasferiti

Sette sezioni del carcere fiorentino di Sollicciano sono state sequestrate dal gip, su richiesta della Procura di Firenze, per mancanza delle condizioni igieniche, di abitabilità e di sicurezza obbligatorie per i luoghi di lavoro. La decisione, adottata per la prima volta in Italia, è stata comunicata dalla procuratrice Rosa Volpe: gli inquirenti, si legge in una nota, contestano la violazione delle norme in materia di “pulizia dei locali di lavoro“, “abitabilità dei dormitori” e impiantistica elettrica previste dal Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro. Le sezioni sequestrate sono la 1, la 2 e la 7 del reparto giudiziario maschile, la 9, la 10 e la 12 del reparto penale maschile, nonché la sezione “Accoglienza”: in base all’ordinanza del gip, comunica la Procura, i detenuti ospitati in quei locali dovranno essere “trasferiti presso case circondariali diverse da Sollicciano con tempistica dettata dal medesimo provvedimento”. Secondo il sindacato della Polizia penitenziaria Sappe, si tratta di 216 reclusi. L’indagine, condotta da Squadra mobile, tecnici Asl e Guardia di finanza, è stata avviata “al fine di verificare quanto segnalato in più ricorsi presentati ai magistrati di Sorveglianza da vari detenuti in ordine alle condizioni igienico-sanitarie delle celle di detenzione e di alcuni spazi comuni” all’interno del penitenziario: il decreto di sequestro, informa la procuratrice Volpe, è stato emesso dal gip “all’esito di sopralluoghi svolti e di approfonditi accertamenti, consistiti nell’audizione di numerosi testimoni, nell’acquisizione ed esame di documentazione anche fotografica dello stato di tutti gli spazi dei reparti penale e giudiziario maschile dell’istituto e delle varie sezioni”.

Il ministero: “Anticiperemo i lavori”

Ancora prima del comunicato della Procura, a rendere noto il sequestro era stato il ministero della Giustizia guidato da Carlo Nordio, che ha messo le mani avanti elencando le iniziative allo studio del Dap (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) per risolvere la situazione: “Preso atto delle complesse e urgenti condizioni strutturali dell’istituto penitenziario, il Dap ha risolto alcune problematiche, effettuando ristrutturazioni di singoli reparti detentivi. Essendo però necessario un intervento di maggiore portata, è stata già finanziata per la complessiva riqualificazione dell’istituto la somma di nove milioni di euro, a valere sul fondo previsto dalla legge di bilancio 2025″, si legge in una nota di via Arenula. “Nell’ambito di questa procedura in atto”, prosegue il comunicato, “il 15 maggio scorso si è proceduto all’aggiudicazione della progettazione dei lavori per la completa riqualificazione della Casa circondariale e, allo stesso tempo, per velocizzare i lavori, si sta valutando di anticipare parte di essi, stralciando alcuni interventi prioritari dalla progettazione complessiva. Proprio in virtù di questi lavori programmati, si è previsto un trasferimento di detenuti con destinazione in altri istituti penitenziari, dove sono presenti sezioni o reparti di recente ristrutturazione, che consentono, ad oggi, di ospitare nuovi ingressi. Si darà perciò corso”, annuncia il ministero, “ai lavori necessari nei reparti oggetto di sequestro e al trasferimento dei detenuti secondo quanto già previsto“.

Il Garante: “Decisione coraggiosa e inevitabile”

Il penitenziario di Sollicciano è da anni sotto osservazione per le sue condizioni di degrado strutturale e per il sovraffollamento record, che supera il 170% (640 detenuti a fonte di 367 posti disponibili). Avendo a disposizione meno di tre metri quadrati di spazio vitale, molti detenuti hanno ottenuto gli sconti di pena previsti dalla legge in caso di detenzione “inumana e degradante, contraria all’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo: a dicembre un detenuto ha ottenuto anche un risarcimento economico di circa 11mila euro. A marzo invece il Tribunale di Sorveglianza di Firenze ha sollevato ricorso alla Consulta, chiedendo di poter rinviare l’esecuzione della pena di un recluso a causa di condizioni “contrarie al senso di umanità: tra i problemi segnalati, le continue infiltrazioni d’acqua nelle celle, l’assenza di acqua calda e le infestazioni da parte di insetti, roditori e parassiti. “Il sequestro è un monito importante, la conseguenza inevitabile di un disastro generale in cui è stato lasciato Solliciano per anni”, commenta al Fatto il Garante dei detenuti della Toscana Giuseppe Fanfani, ex sindaco di Arezzo, deputato e membro laico del Consiglio superiore della magistratura in quota Pd. Per il Garante, la decisione del gip è “particolarmente coraggiosa” e rappresenta “il segno di una Procura e di un Ufficio di Sorveglianza attenti a questi problemi”. Il carcere fiorentino, spiega, è “strutturalmente fatiscente” e inadatto alla funzione rieducativa della pena: “Non ha laboratori, non ha aziende interne, non ha istituti di preparazione al lavoro, non c’è niente dentro, solo una massa di disperati”. Riguardo allo spostamento dei detenuti, Fanfani dice di non avere idea di quali siano gli istituti “di recente ristrutturazione” a cui fa riferimento il ministero: “Ma sicuramente in Toscana non ce ne sono, abbiamo un sovraffollamento del 136%“, sottolinea.

Sindacati Penitenziaria: “Sistema nel baratro, cosa farà Nordio?”

“Si tratta di una notizia che accogliamo positivamente”, commenta il presidente di Antigone Patrizio Gonnella, ricordando come l’associazione, in seguito a un sopralluogo dello scorso marzo insieme a Magistratura democratica, avesse chiesto di chiudere il penitenziario “già all’epoca in condizioni non più sostenibili” (qui il blog di Susanna Marietti). Esprime soddisfazione anche Aldo Di Giacomo, segretario del sindacato della Polizia penitenziaria Fsa Cnpp/Spp, in una nota in cui parla di “sistema penitenziario nel baratro“: il sequestro, afferma, “segna un punto di non ritorno nell’emergenza penitenziaria che denunciamo da sempre”, e “bene ha fatto la magistratura di Firenze ad intervenire dopo le nostre continue segnalazioni a tutela della sicurezza e della salute di detenuti e del personale penitenziario. È la prima volta in assoluto che si adotta un provvedimento di questo genere, che, specie se sarà seguito da altri in tante situazioni analoghe, segna una svolta storica nella gestione delle carceri italiane. Ci chiediamo cosa farà adesso in primo luogo il ministro Nordio e con esso il governo, che sinora hanno sempre negato l’evidenza dei fatti”, affonda. Anche per Francesco Oliviero del Sappe l’intervento della magistratura era “ormai inevitabile“: “Le criticità igienico-sanitarie, la vetustà degli impianti, il degrado delle sezioni e il sovraffollamento sono stati oggetto di ripetute segnalazioni e richieste di intervento, oggi pienamente confermate dalle risultanze dell’indagine. Ora”, denuncia “si apre una fase estremamente complessa per il personale, chiamato a gestire il trasferimento dei detenuti in un momento già gravato da una carenza di organico cronica e dall’avvio del piano ferie estivo, che riduce ulteriormente la disponibilità di unità in servizio”.

La sindaca Funaro: “Il carcere va abbattuto”

Dalla politica la prima a intervenire è la sindaca Pd di Firenze Sara Funaro: “Quando si arriva al sequestro di alcune sezioni vuol dire che la situazione è arrivata oltre il limite. Noi è tantissimo tempo che stiamo dicendo che il carcere di Sollicciano andrebbe chiuso, abbattuto e ricostruito. Io continuo a sostenere questa tesi”, afferna. “Continuo a sostenere che le condizioni disumane che ci sono a Sollicciano non sono più tollerabili, oggi purtroppo ne abbiamo avuto la conferma. Il nostro auspicio è che possano essere prese a livello ministeriale delle decisioni drastiche e adeguate per avere dei luoghi che abbiano quel minimo di dignità che devono avere”. Per Federico Gianassi, segretario dei dem fiorentini e e capogruppo in Commissione Giustizia alla Camera, il sequestro “certifica il fallimento del ministero della Giustizia”: “Da anni, di fronte a una situazione terribile e disastrosa, il ministero rilancia promesse poi puntualmente non mantenute, senza mettere in campo un progetto credibile di radicale riqualificazione. L’intervento della magistratura riguarda una struttura che è sotto la responsabilità e la gestione del ministero”, denuncia. “Sollicciano non può più essere lasciato in queste condizioni: servono risorse e interventi immediati, serve un piano complessivo accompagnato da grande determinazione istituzionale e politica per realizzarlo. Ora basta fughe, il ministero ci metta la faccia”, incalza.

L'articolo “Violate le norme su salute e sicurezza”: sequestrate sette sezioni del carcere di Sollicciano a Firenze. Oltre duecento detenuti dovranno essere trasferiti proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Non ci siamo accorti di quello che è accaduto vicino a noi. Spiace leggere che sia sembrato qualcosa di diverso. Non siamo persone che si girano dall’altra parte”: Giorgia e Emanuel Lo chiariscono sul video sul borseggio

Alcune immagini di qualche secondo, poi il video diventa virale e giù a giudicare, puntare il dito, è il trend sempre più pressante sui social network. Stavolta a farne le spese sono Giorgia con il compagno Emanuel Lo. La coppia è stata ripresa, casualmente, da utente di TikTok mentre passeggiava in centro per Roma, mano nelle mano. Mentre stavano salendo le scale però un signore sarebbe rimasto vittima di un tentativo di borseggio.

Da qui una sequenza di commenti tra chi ha giudicato che la situazione fosse troppo appartata perché qualcuno potesse accorgersene, e chi, invece, li ha giudicati “responsabili”, insieme agli altri passanti, di non essere intervenuti.

Immediata la replica della coppia che condividendo le stesse parole sulle story di Instagram hanno commentato quanto accaduto: “Purtroppo io ed Emanuel Lo non ci siamo accorti di quello che è accaduto vicino a noi qualche giorno fa a Roma, ce ne siamo resi conto vedendo il video online. C’erano diverse persone, stavamo parlando tra di noi e abbiamo sentito solo un signore chiedere ad un altro di non appoggiarsi a lui mentre saliva le scale e l’altro chiedere scusa”.

E ancora: “Non abbiamo, e aggiungo purtroppo, percepito un pericolo o una situazione in cui fosse necessario intervenire. Ci spiace leggere che sia sembrato qualcosa di diverso perché chi conosce me o Emanuel sa che non siamo persone che si girano dall’altra parte se vediamo qualcuno in difficoltà“.

L'articolo “Non ci siamo accorti di quello che è accaduto vicino a noi. Spiace leggere che sia sembrato qualcosa di diverso. Non siamo persone che si girano dall’altra parte”: Giorgia e Emanuel Lo chiariscono sul video sul borseggio proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Gli Usa spengono i modelli avanzati di Anthropic: la nostra autonomia è più fragile di quanto crediamo

Venerdì il governo degli Stati Uniti ha ordinato a un’azienda privata di disattivare i suoi due modelli di intelligenza artificiale più avanzati. Lo strumento non viene dal diritto della sicurezza né dell’innovazione, ma dal controllo delle esportazioni, un ramo del diritto doganale.

L’amministrazione Trump ha trattato i due modelli come beni soggetti a licenza di esportazione. Ma un modello non è una merce che varca un confine: è un servizio raggiungibile via rete, fatto di parametri che restano sui server dell’azienda. Nel sistema statunitense, dare accesso a una tecnologia controllata a uno straniero — anche dentro i confini — equivale, per finzione giuridica, a esportarla: l’accesso di una persona diventa un’esportazione vietata. Il divieto colpisce così ogni cittadino straniero, perfino i dipendenti non americani di Anthropic.

Non è una novità: già negli anni Novanta gli Usa trattarono il software di cifratura del matematico Daniel Bernstein come una munizione, esigendo una licenza per esportarne il codice. Una corte d’appello federale riconobbe — in una pronuncia poi ritirata — che il codice sorgente è parola, protetto come ogni altra forma di espressione. Ciò che allora era la crittografia, oggi è l’Ai.

Il timore del governo non è infondato: questi modelli sanno leggere il codice dei programmi e trovarne le falle, le stesse che userebbe un aggressore. Non a caso Anthropic stessa aveva tenuto riservato il modello più potente.

Il punto non è se un’autorità possa intervenire: può e talvolta deve. La vera questione è il come. Quando uno strumento nato per classificare le merci viene impiegato per fermare un prodotto sgradito, cessa di essere una regola e diventa una leva di comando: gli antichi l’avrebbero chiamato instrumentum regni, la veste del diritto al servizio della nuda volontà di chi comanda.

In economia il compito di una norma è rendere calcolabile il futuro, facendo sapere a chi produce e investe a quali regole andrà incontro. Un prodotto cancellato in un pomeriggio, con un ordine immediato e non motivato, distrugge proprio questo.

Sappiamo che un servizio già diffuso può essere rimosso: nel 2023 il Garante per la protezione dei dati personali dispose la limitazione provvisoria di ChatGpt e OpenAi sospese il servizio. Decise un’autorità indipendente, sulla base di una legge. L’atto era motivato, a termine e impugnabile. Fu revocato appena la società si adeguò. Un giudice ne ha annullato la sanzione.

Spegnere si può, ma per norma, con un procedimento, sotto il controllo di un giudice: l’esatto rovescio della lettera doganale. Persino il bando americano di TikTok passò per il Congresso e la Corte Suprema. La differenza non sta nel fine, ma nella forma.

Non per questo l’Europa è immacolata: è un elefante lento e procedurale, dentro cui si muovono interessi e lobby. Anche la sua disciplina ha margini di discrezionalità: il regolamento sui beni a duplice uso permette di bloccare le tecnologie di sorveglianza che reprimono il dissenso, anche se non elencate. Ma esercita il potere per categorie note, entro regole conoscibili, con la bussola della tutela dei diritti della persona. È la logica dell’Ai Act ed è la strada imboccata il 10 giugno dal Consiglio dei Ministri, che ha approvato in esame preliminare i primi decreti di adeguamento, di impostazione antropocentrica. Le decisioni che incidono sui diritti restano alla persona, non alla macchina. L’elefante è goffo, ma sa dove cammina.

E qui torna ciò che ci tocca, anche da questa parte dell’oceano. Se un servizio che usiamo ogni giorno può essere spento da un’autorità straniera, la nostra autonomia è più fragile di quanto crediamo. Ma è, prima ancora, questione di persone: quell’ordine colpisce gli individui in quanto stranieri, fin dentro l’azienda che ha creato i modelli. Dietro le merci e i codici ci sono sempre dei diritti, che hanno bisogno di tutela oltre i confini dello Stato, là dove a decidere è il governo altrui.

Lo Stato di diritto applicato alla tecnologia non è un dato di natura, ma una costruzione da difendere ogni volta che il potere trova la scorciatoia di agire “per ragioni di sicurezza“. Il confine separa un potere che interviene con legge e standard verificabili da un potere che chiude un interruttore con un pugno. Nel primo caso si governano delle attività; nel secondo, attraverso di esse, si comincia a governare le persone.

L'articolo Gli Usa spengono i modelli avanzati di Anthropic: la nostra autonomia è più fragile di quanto crediamo proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Espansione accelerata, arriva una nuova conferma

Lo scorso novembre un gruppo di astrofisici dell’Università Yonsei (Corea del Sud), guidato da Young-Wook Lee, pubblicò uno studio su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, ripreso anche qui su Media Inaf, nel quale si sosteneva che l’universo fosse già entrato in una fase di espansione rallentata almeno un miliardo di anni fa. Un’affermazione che, se confermata da successivi studi, avrebbe portato a una crisi del modello cosmologico standard Lambda-Cdm, che descrive un universo in espansione accelerata guidata dall’energia oscura. Ora però uno studio guidato da Phil Wiseman dell’Università di Southampton sembra aver scongiurato la crisi: l’articolo che riporta i risultati, pubblicato la settimana scorsa su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, conferma infatti l’espansione accelerata.

In particolare, lo studio si è basato sull’osservazione delle supernove di tipo Ia, utilizzate come candele standard per misurare le distanze cosmologiche grazie all’andamento standardizzabile della loro curva di luce. Misurando anche lo spostamento verso il rosso della luce osservata, è possibile ottenere la velocità di espansione in corrispondenza di diverse distanze spazio-temporali ed evidenziarne così l’accelerazione. Nel 1998, proprio grazie all’osservazione delle supernove di tipo Ia, Saul Perlmutter, Brian P. Schmidt e Adam Riess scoprirono l’espansione accelerata dell’universo, risultato che valse loro nel 2011 il premio Nobel per la fisica.

Questa immagine combina i dati provenienti da quattro telescopi spaziali per offrire una visione multibanda di ciò che resta di RCW 86, il più antico esempio documentato di supernova. Crediti raggi X: Nasa/Cxc/Sao & Esa; Infrarossi: Nasa/Jpl-Caltech/B. Williams (Ncsu)

«Affermazioni straordinarie richiedono verifiche particolarmente accurate», dice Riess, che, insieme a Schmidt, è anche fra i coautori del nuovo studio condotto da Wiseman. «Quello che abbiamo riscontrato è che, quando calibriamo queste supernove tenendo conto dei diversi ambienti che le ospitano e delle diverse popolazioni, le prove a sostegno dell’accelerazione cosmica rimangono straordinariamente coerenti».

Secondo lo studio del 2025 del team sudcoreano, infatti, con l’avanzare dell’età dell’universo le supernove Ia presentano luminosità massime diverse: questo indurrebbe gli astronomi a ritenere – erroneamente, stando agli autori del precedente articolo – che l’universo stia accelerando mentre in realtà starebbe rallentando. Lettura ora contestata dal team guidato da Wiseman, che ha individuato un errore nel modo in cui veniva stimata l’età delle stelle: in particolare, i risultati dello studio di novembre partivano dal presupposto – errato – che l’età di una galassia fosse la stessa dell’età della stella esplosa in supernova. Non solo: gli autori del nuovo articolo contestano allo studio sudcoreano il fatto di non tenere conto della massa delle galassie ospiti, una correzione standard utilizzata nella cosmologia moderna per dimostrare l’accuratezza.

«Le misurazioni precedenti, ampiamente accettate, erano in realtà corrette e la nostra attuale comprensione del destino dell’universo rimane solida», sostiene Wiseman. «Fortunatamente abbiamo scongiurato questa crisi, ma rimane il mistero sul perché il tasso di espansione dell’universo continui ad accelerare. Avendo dimostrato che le nostre misurazioni sono corrette, possiamo ora tornare a cercare di capire cosa sia effettivamente questa energia oscura, piuttosto che chiederci se esista davvero».

Anche se la crisi pare scongiurata, il fatto che teorie e osservazioni precedenti vengano messe in discussione è fondamentale per la scienza, sottolinea un altro fra i coautori del nuovo studio, Mark Sullivan, dell’Università di Southampton: «È così che si compiono progressi. Sebbene quest’idea non si sia rivelata corretta, ha aperto nuove vie di pensiero su come esplodono le supernove e su come possiamo misurare l’energia oscura in modo più accurato».

«Recentemente ci siamo concentrati molto sull’astrofisica delle esplosioni e su come queste influenzino la cosmologia», conclude Brodie Popovic, coautore dello studio. «Questa è stata una buona occasione per tornare indietro e rivedere tutte le nostre ipotesi: a quanto pare, sì, comprendiamo davvero questi fenomeni e ne teniamo conto nelle nostre misurazioni cosmologiche».

Per saperne di più:

  • Leggi su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society l’articolo “Still accelerating: type Ia supernova cosmology is robust to host galaxy age evolution” di Phil Wiseman, Brodie Popovic, Mark Sullivan, Adam G. Riess, Dan Scolnic, Rebecca C. Chen, Tamara M. Davis, Lluís Galbany, Isobel M. Hook, Saurabh W. Jha, Lisa Kelsey, Yukei S. Murakami, Mickaël Rigault, Benjamin M. Rose, Brian Schmidt, Mat Smith e Maria Vincenzi

 

  •  

SpaceX acquisirà la piattaforma di programmazione AI Cursor per 60 miliardi di dollari

SpaceX ha annunciato l’acquisizione della piattaforma di programmazione basata sull’intelligenza artificiale Cursor per 60 miliardi di dollari, pochi giorni dopo il debutto in borsa di grande successo dell’azienda spaziale di Elon Musk, che ha portato la sua capitalizzazione di mercato a superare i 2.500 miliardi di dollari.

Punti chiave

  • In un documento depositato presso la Securities and Exchange Commission (SEC), SpaceX ha dichiarato che acquisirà la società madre di Cursor, Anysphere, Inc., che diventerà una consociata interamente controllata dall’azienda spaziale.
  • SpaceX prevede di concludere la fusione entro il terzo trimestre del 2026.
  • Ad aprile, SpaceX aveva annunciato una partnership con Cursor, affermando che le due società avrebbero lavorato insieme su “intelligenza artificiale applicata alla programmazione e al lavoro basato sulla conoscenza”.
  • L’azienda spaziale aveva dichiarato all’epoca di riservarsi il diritto di pagare a Cursor 10 miliardi di dollari per la collaborazione o di acquisire l’azienda per 60 miliardi di dollari.
  • La divisione di intelligenza artificiale di SpaceX, il chatbot Grok di xAI, non è riuscita a competere con gli strumenti di programmazione IA di rivali come Claude Code di Anthropic e Codex di OpenAI, e l’acquisizione di Cursor è probabilmente un tentativo di renderla più competitiva.
  • Quest’anno Grok ha perso terreno rispetto a Claude in termini di quota di mercato, mentre la piattaforma di Anthropic ha beneficiato del successo dei suoi strumenti di programmazione IA.

Contesto

SpaceX ha debuttato in borsa la scorsa settimana con un’Ipo da record che ha raccolto oltre 85 miliardi di dollari e ha valutato l’azienda oltre 2.000 miliardi di dollari. Il debutto strepitoso ha permesso al fondatore e ceo Musk di diventare il primo trilionario al mondo. Il titolo ha continuato a salire lunedì, con un aumento di quasi il 20%, chiudendo la giornata con SpaceX come sesta azienda di maggior valore al mondo, con una capitalizzazione di mercato di 2.500 miliardi di dollari.

Come ha reagito il mercato all’accordo con Cursor?

Le azioni di SpaceX hanno continuato a salire nelle contrattazioni pre-mercato di martedì mattina, guadagnando oltre il 10% prima dell’annuncio dell’accordo con Cursor. Le azioni della società spaziale hanno poi ridotto parte dei guadagni successivi all’annuncio dell’accordo e ora vengono scambiate a 203,40 dollari nel pre-mercato, in rialzo del 5,64% rispetto alla chiusura di lunedì.

L’articolo SpaceX acquisirà la piattaforma di programmazione AI Cursor per 60 miliardi di dollari è tratto da Forbes Italia.

  •  

Non si canta per cantare. Note a margine di una polemica sull’arte “impegnata”

“Provo sempre un certo imbarazzo quando leggo che un uomo di spettacolo, con una visibilità pubblica, vuole schierarsi in maniera netta e apodittica su questioni internazionali (guerre, ecc.) perché tutto il mondo che ci sta intorno va analizzato con cura. Il proclama buttato giù da un palco o anche scritto in un appello mi lascia abbastanza indifferente. Gli artisti che vogliono sensibilizzare il loro pubblico… ma perché? Non sono abbastanza sensibili per conto loro? C’è bisogno che Bruce Springsteen gli dica di essere contro l’amministrazione Trump? Non credo: è un ruolo che non mi sento di condividere”.

Sono parole pronunciate da Francesco De Gregori il 26 maggio scorso, nel corso di una conferenza stampa di presentazione di un ciclo di concerti. Il tono era, fino a quel momento, abbastanza disteso ma anche amareggiato: “saranno dieci anni che non sento più l’ispirazione ribollire dentro di me, la cosa mi dispiace ma non ne faccio un dramma”.
Un altro giornalista ha insistito sul tema dell’impegno, De Gregori piccato ha rincarato la dose: “Sensibilizzo mio malgrado attraverso le canzoni che scrivo, non con quello che dico. Non mi sento superiore a nessuno per poter insegnare che posizione prendere su Gaza o Israele o su l’Iran. Ho le idee confuse anche io (…) il mio pensiero non è totalitario, non voglio né dare né prendere lezioni da nessuno, soprattutto da un cantante o da un uomo di cinema: che titoli ha?”.

Il 13 gennaio del 1898 sul giornale francese Aurore apparve un lungo editoriale dal titolo J’Accuse…! Lo firmava uno scrittore considerato il più importante romanziere in attività, Émile Zola. Si apriva, con quell’articolo, uno dei più famosi casi della cultura moderna, volto a contestare violentemente la condanna ingiusta di un militare francese e, più in generale, un diffuso pregiudizio antisemita, un pregiudizio dal quale la stessa sinistra non era avulsa (a dirla tutta neppure i libertari). Ciò che però rendeva davvero memorabile ed esplosivo quell’articolo – oltre ovviamente alle argomentazioni ineccepibili ed al titolo geniale che rovesciava il concetto di accusa dal condannato ai suoi giudici – era proprio che fosse firmato da un artista e non da un giornalista, un avvocato, un uomo politico… insomma, non da uno specialista. C’erano stati certo notevoli precedenti, antichi come la società, di poeti, musicisti, pittori che avevano preso posizione in merito a questioni che non riguardavano strettamente il loro campo. Però in questo caso il mezzo di larga e rapida diffusione, la notorietà ed il carisma di Zola resero quella vicenda un punto di svolta: nasceva con quell’articolo la figura dell’intellettuale impegnato. Zola andò incontro a guai importanti: processo, condanna, esilio… e qualcuno sostiene che persino la sua tragica morte (avvelenato dal monossido di carbonio in una stanza chiusa) non sia né accidentale né slegata da quella vicenda.

La figura dell’artista impegnato, consapevole, del “compagno di strada” o dell’”utile idiota” (due definizioni invalse in ambito marxista-leninista) è senz’altro stata un asse portante di quella dicotomia che fa danzare assieme la politica della cultura con la cultura della politica. Nel novecento le forme di cultura di massa: letteratura popolare, fumetto, cinema e canzone hanno interagito sovente con la diffusione delle idee sociali, anzi a dirla tutta alcuni militanti si sono interessati di queste forme di comunicazione proprio perché particolarmente adatte a diffondere rapidamente dal basso idee e storie controcorrente. L’anarchismo, in particolare, è ben rappresentato dalle sue canzoni, al punto che uno degli organizzatori, militanti e rivoluzionari più famosi e amati della sua storia – Pietro Gori – è anche uno dei suoi massimi cantori: caso direi unico. La canzone è un mezzo di propaganda duttile e di immediato utilizzo, può essere improvvisata su un evento e cantata in poche ore, si impara rapidamente ed ogni ascoltatore può farsene a sua volta tramite. È particolarmente sfuggente alla censura: come fai ad imbavagliare tutta una folla che intona in coro un canto?

Figlia ibrida della scrittura poetica, della composizione musicale e del canto, la canzone – fra le forme della comunicazione popolare di larga diffusione – pur essendo stata protagonista dell’industria del disco e dell’intrattenimento di massa, ha conservato nel fondo una vocazione orale, trasmettendosi al di fuori di ogni controllo ed a dispetto di ogni commercio. Credo sia per queste ragioni che la canzone impegnata, la canzone di tematica sociale, la canzone politica sia la forma d’arte più legata alla storia del movimento operaio e rivoluzionario… anzi, potremmo dire che in molti casi taluni militanti si sono fatti cantori per propagare idee. Non ci vuole troppa preparazione o troppo talento per imparare quattro accordi di chitarra e raccontare in versi più o meno storti una rivolta… e non è affatto detto che questi quattro accordi e questa urgenza non generino una canzone bella altrettanto o ancor più di quelle scritte da professionisti del genere. La canzone sociale ha avuto anche i suoi eroi ed i suoi martiri come Joe Hill e Victor Jara.

Quando negli anni sessanta è sorto anche in Italia un fenomeno piuttosto diffuso di canzone d’autore, con musicisti-poeti che si facevano interpreti dei loro stessi canti, e quando negli anni settanta questo fenomeno è diventato preponderante, è stato del tutto ovvio che molti di essi – appartenendo ad una generazione per cui la partecipazione politica era centrale – portassero avanti, ognuno con la propria indole, questa fusione di poesia ed impegno. Talvolta magari anche schernendosi dal doversi assumere il peso del mondo e dei suoi disagi in ogni verso: non è un delitto di lesa coscienza di classe scrivere una canzone d’amore. Edoardo Bennato ha – potremmo dire – scritto il manifesto di questo chiamarsi fuori dall’obbligo dell’impegno con brani come Sono solo canzonette o Cantautore. Buffa contraddizione: più ci si vuol sottrarre alla strumentalizzazione, più si rischia di finire ostaggio del qualunquismo, che dei pensieri politici è uno dei più rigidi e reazionari. “A canzoni non si fan rivoluzioni” potrà sgolarsi a ripetere Guccini, ma si potrà anche notare come, dalla presa della Bastiglia in poi, non esiste grande rivoluzione e spesso anche piccola rivolta che non abbia prodotto i suoi canti. A mio gusto i più bei canti, i più necessari.

Francesco De Gregori è un cantautore di straordinario talento e longevità, nato artisticamente nel Folk studio, un locale romano fortemente caratterizzato dai simboli della sinistra rivoluzionaria (pare che lì ogni serata iniziasse al suono dell’Internazionale). Giovane chitarrista di quel monumento del canto sociale (ed anarchico in particolare) che fu Caterina Bueno, alla quale anni dopo ha dedicato la bellissima Caterina. Conoscitore ed amante del repertorio popolare e di lotta, al punto di essere tornato nella maturità su quel repertorio con un disco ed una tournée di grande successo Il fischio del vapore in duo con Giovanna Marini. Ha anche disseminato le sue canzoni di ogni tempo di riferimenti abbastanza trasparenti alle lotte sociali, all’emigrazione, alle guerre: L’abbigliamento di un fuochista, Generale, Pablo, L’impiccato… e quella frase di sapore quasi brechtiano: Tu da che parte stai? / stai dalla parte di chi ruba nei supermercati / o di chi li ha costruiti, rubando? scritta in un’epoca nella quale il disimpegno era diventato la norma.

D’altronde De Gregori è stato anche un propugnatore accanito del diritto all’ambiguità del linguaggio, alla sua scarsa trasparenza, ad una tetragona indipendenza dell’artista da ogni condizionamento. Questa convinzione lo ha portato ad essere la vittima di uno degli episodi più famigerati della storia della canzone italiana: il 2 aprile 1976, nel corso di un concerto a Milano, fu prelevato da un gruppo di militanti dell’autonomia operaia dal suo camerino e (pare anche sotto la minaccia di una pistola) costretto a subire un processo popolare sul palco, nel quale lo si accusava di essersi arricchito (il disco Rimmel dell’anno precedente era stato un enorme successo), di non scrivere canzoni abbastanza militanti e lo si invitava al suicidio (addirittura!). Quella fu senz’altro un’azione molto stupida e grezza, per fortuna finita senza drammi. Ma anche uno strano miscuglio di brutalità e di fiducia nelle possibilità dell’arte. Persone ingenuamente convinte che le canzoni potessero influenzare la storia, inceppare il potere, fermare le guerre, sospendere le condanne a morte. Oggi invece sappiamo che è tutto inutile e possiamo cantare tutto ciò che vogliamo, tanto nessuno ne sarà disturbato: anche le canzoni di rivolta più belle si perdono in un rumore di fondo inconsistente e caduco. Secondo me, in fondo in fondo, anche de Gregori, nonostante il processo, si divertiva più prima.

Alessio Lega

L'articolo Non si canta per cantare. Note a margine di una polemica sull’arte “impegnata” proviene da .

  •  

Anm Toscana, processo a femminicida è sospeso a garanzia sua difesa

Anm Toscana, processo a femminicida è sospeso a garanzia sua difesa

La sospensione del procedimento penale contro Lorenzo Innocenti, l’architetto 38enne imputato dell’omicidio della compagna Eleonora Guidi, 34enne, nella loro casa di Rufina (Firenze) l’8 febbraio 2025, è “un effetto diretto e necessario dell’accertata incapacità dell’imputato, finalizzato alla tutela della sua autodeterminazione” perché deve “egli esser posto nella condizione di comprendere lo svolgimento del processo e di parteciparvi utilmente ai fini della propria difesa”. Lo sottolinea la giunta esecutiva toscana dell’Anm.

“Tale sospensione – si legge – ha peraltro natura temporanea, perdurando sino al momento in cui venga verificato, attraverso periodici accertamenti peritali, l’eventuale recupero della capacità processuale, all’esito del quale il procedimento potrà essere riattivato e proseguire secondo le regole ordinarie”.

“L’esigenza di assicurare l’accertamento della verità e la realizzazione della giustizia nei confronti della vittima – fa osservare l’Anm – non può, pertanto, essere disgiunta dal rispetto delle garanzie fondamentali riconosciute all’imputato tra le quali assume rilievo centrale il pieno esercizio del diritto di difesa; principio che costituisce il fondamento della decisione adottata”.

“Il processo – ricorda la giunta toscana dell’Anm – è stato sospeso ed è stata disposta la scarcerazione con applicazione di una misura di sicurezza e prescrizioni di natura terapeutica nei confronti dell’imputato” perché è “ritenuto, allo stato, incapace di partecipare consapevolmente al giudizio, sulla base dell’accertamento peritale che è stato svolto”. Per l’Anm, “pur nella piena comprensione del profondo dolore dei familiari della vittima per la perdita subita e dell’esigenza di verità e giustizia”, “occorre sottolineare che l’esercizio della funzione giurisdizionale deve svolgersi nel rispetto dei diritti di difesa e partecipazione consapevole al processo di tutte le parti”.

“In particolare – spiega l’Anm -, le disposizioni che regolano il processo penale (artt. 71 e ss. c.p.p.) stabiliscono che, ove sussista fondato motivo di ritenere che l’imputato, a causa di infermità mentale, non sia in grado di partecipare coscientemente al procedimento, e qualora tale condizione non presenti carattere di irreversibilità, il giudice è tenuto a disporre la sospensione del processo. Ciò in quanto, in presenza di tale infermità, l’imputato non sarebbe in grado di esercitare in modo consapevole ed effettivo i propri diritti di difesa”.

  •  

Assarmatori, Messina “No a ipotesi di pedaggio a Hormuz”

Assarmatori, Messina “No a ipotesi di pedaggio a Hormuz”

ROMA (ITALPRESS) – Un deciso attacco alle politiche marittime europee per la decarbonizzazione del trasporto marittimo e, nel contempo, l’indicazione di una via chiara e davvero percorribile per azzerare davvero le emissioni: il ricorso alla propulsione nucleare. Sono i due temi portanti evidenziati dal Presidente di Assarmatori, Stefano Messina, questa mattina nel corso della sua relazione all’Annual Meeting dell’associazione armatoriale, andata in scena a Roma al Grand Hotel Parco dei Principi. Una relazione che ha toccato anche l’attualità geopolitica, a valle dell’annunciato accordo fra Stati Uniti e Iran: “Una notizia chiaramente positiva – ha detto Messina davanti a una platea di oltre 700 persone, rappresentativa del cluster marittimo e portuale, dell’imprenditoria, della politica e dell’amministrazione -. Tuttavia in questi mesi gli annunci di un’interruzione del conflitto o comunque di una tregua sono stati diversi e purtroppo non sono mai seguiti i fatti. Il trasporto marittimo ha bisogno di certezze per poter operare in sicurezza, per questo ritengo che le navi rimaste bloccate nel Golfo Persico proveranno a uscirne non appena possibile, ma un ritorno alla normalità nello Stretto di Hormuz non sarà immediato, serviranno diversi giorni per capire se questa volta si potrà tornare davvero a navigare con le necessarie garanzie, in primis a tutela degli equipaggi. Nell’attesa di conoscere i dettagli dell’accordo, tuttavia, rifuggiamo qualsiasi ipotesi di un pedaggio per attraversare lo Stretto, fatto che sarebbe contrario al principio della libertà di navigazione”.
Poi l’affondo: “L’Europa sembra vivere fuori dalla realtà. Continua a irrigidire le norme vigenti come se fosse ignara del contesto geopolitico e non fosse al contrario chiamata ad aumentare la competitività delle imprese europee anzichè affossarle – ha proseguito Messina -. Stiamo andando fuori mercato, non possiamo pensare di vincere la competizione globale se la UE resta ferma e dentro a una logica esclusivamente regolatoria decisa dai tecnocrati. I danni generati al settore dell’automotive sono evidenti, per il trasporto marittimo chiediamo una revisione coraggiosa del sistema ETS per tutelare i tre segmenti più esposti: i collegamenti con le isole, che vanno esclusi da questo regime, le Autostrade del Mare e il transhipment di container. In questo contesto internazionale così difficile e frammentato, l’Italia e l’Europa restano a galla proprio grazie allo shipping e alla sua straordinaria capacità di adeguarsi ai grandi sconvolgimenti in poco tempo e in modo efficiente. Non possiamo permettere che questa straordinaria leva economica venga minata da assurde decisioni assunte a Bruxelles senza la minima traccia di un confronto democratico e che poi a Roma i fondi generati da questa tassazione vengano dispersi in mille rivoli, anzichè essere destinati proprio al trasporto marittimo per investimenti legati alla decarbonizzazione, come prevede la stessa Direttiva, e vengano decisi vincoli geografici per il rinnovo delle flotte ispirati a un protezionismo fuori dalla realtà, dal mercato e da qualsiasi logica commerciale”.
Non solo critiche dal palco dell’Assarmatori Annual Meeting, ma anche proposte concrete e attuali, proprio in una fase storica in cui è in discussione in Parlamento la Legge Delega al Governo sul nucleare: “Non dobbiamo farci condizionare da fattori esterni – ha aggiunto Messina – e guardare i fatti. Numerosi progetti pilota legati al comparto marittimo con al centro il nucleare di IV Generazione e i cosiddetti Small Modular Reactors dimostrano la fattibilità tecnica e i benefici in termini di decarbonizzazione. L’impiego di reattori nucleari a bordo delle navi presenta indubbi vantaggi anche dal punto di vista logistico, poichè elimina la necessità di disporre di supply chain dedicate alle diverse tipologie di combustibili alternativi, che dovrebbero essere capillarmente distribuite nei vari Paesi per garantire la disponibilità del carburante nelle aree operative delle navi”.
Al centro dell’assemblea annuale dell’associazione armatoriale anche il tema del lavoro, con una rivendicazione specifica che riguarda l’occupazione italiana: “E’ un dato di fatto che il costo del lavoro marittimo rappresenti una delle principali voci di spesa per le imprese armatoriali e che incida in misura significativa sulla competitività delle nostre imprese – ha concluso il Presidente di Assarmatori – Per questo motivo, chiediamo, e non da ora, il ripristino della decontribuzione per i marittimi impiegati nei collegamenti di corto raggio, che sono tutti italiani. E parliamo di servizi che in molti casi costituiscono l’unico e indispensabile strumento di mobilità per le popolazioni insulari e per la continuità territoriale del Paese”.
Il dibattito è stato animato inoltre dagli interventi del Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, del Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, del Vice Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi, dell’Ammiraglio Giuseppe Berutti Bergotto, Capo di Stato Maggiore della Marina Militare e dei videomessaggi di Raffaele Fitto, Vice Presidente esecutivo della Commissione europea e di Gilberto Pichetto Fratin, Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. C’è stato spazio anche per una tavola rotonda che ha visto protagonisti gli armatori Matteo Catani, CEO di GNV, Achille Onorato, CEO di Moby, Vincenzo Romeo, CEO di Nova Marine Carriers e per un’intervista con il Presidente di Assoporti Roberto Petri.

– Foto ufficio stampa Assarmatori –

(ITALPRESS).

  •  

Sport e sostenibilità: Endas, Opes e Acsi presentano la Carta Verde

Sport e sostenibilità: Endas, Opes e Acsi presentano la Carta Verde

ROMA (ITALPRESS) – Il mondo dello sport di base, sociale e per tutti conferma il suo impegno per un tema sempre più importante come quello della sostenibilità. Nel corso di un evento al Salone d’Onore del Coni, Endas, Opes e Acsi hanno illustrato i risultati del progetto Lime (Laboratori Inclusivi per il Movimento e l’Ecologia) e presentato il principale output dell’iniziativa: la Carta Verde per gli Eventi Sportivi Dilettantistici, un documento programmatico capace di guidare organismi sportivi, associazioni e società sportive dilettantistiche ed enti del terzo settore attivi in ambito sportivo e culturale nella organizzazione, realizzazione e gestione di manifestazioni green e attente al loro impatto ambientale, sociale ed economico. Nato come attuazione del “Protocollo di Parigi 2024” siglato dai tre enti di promozione sportiva con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e il Coni, LIME non ha solo elaborato strumenti specifici, come la Carta Verde che individua principi, comportamenti e buone pratiche per la gestione sostenibile degli Eps promotori del progetto), ma ha realizzato attività formative, con l’intento di diffondere in maniera capillare su tutto il territorio nazionale gli output del progetto, attività di comunicazione e sensibilizzazione, oltre a 3 eventi sportivi sostenibili. Endas, Opes e Acsi hanno applicato rispettivamente le indicazioni contenute nella Carta Verde a manifestazioni di danza (finalissima nazionale Endas), arti marziali (Oktagon-Opes) e corsa su strada (Penta Run-Memorial Silvio Di Francia-Acsi). “Con Endas e Acsi, Opes ci ha creduto fino in fondo e ha voluto giocare questa partita da protagonista – le parole del presidente nazionale Opes, Juri Morico -. Il percorso di accreditamento al Mase, ma anche il percorso di certificazione Iso 2021, sia del nostro modello organizzativo gestionale che per l’organizzazione degli eventi sportivi, ci hanno portato a conseguire una maturità che deve essere un valore di tutta la comunità, e va quindi messa a disposizione”. “La Carta Verde presentata dai tre enti di promozione sportiva è un ulteriore passo avanti rispetto al protocollo che era stato fatto nel 2024 con il Coni e con il sottosegretario Claudio Barbaro – ha detto il presidente del Comitato olimpico nazionale, Luciano Buonfiglio -. E’ un altro passo avanti di cui siamo orgogliosi, oltre che un’ulteriore testimonianza di quanto dobbiamo essere attenti all’ambiente e a tutte le sue componenti”. “Lo sport è generatore di tantissimi valori dal punto di vista dell’inclusione, del benessere e della salute – il commento di Antonino Viti, numero uno Acsi – Con questa Carta crediamo di poter presentare ai fruitori dello sport e a coloro che organizzano gli eventi un progetto che possa essere utile per fare un percorso all’interno del mondo dello sport e che possa riportare lo sport a essere promotore di sostenibilità a tutti i campi”. “Lo strumento della Carta Verde verrà utilizzato come sistema per facilitare l’approccio delle società affiliate nel gestire gli eventi sostenibili nel miglior modo – ha detto Paolo Serapiglia, presidente di Endas – La Carta è candidata a diventare uno strumento culturale patrimonio di tutto il movimento sportivo nazionale, perchè ha l’ardire di essere uno strumento di tutti”. “La conclusione di questo progetto è molto importante per quanto riguarda la sostenibilità ambientale – le parole di Mauro Rotelli, presidente dell’8^ Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera -. Il progetto ci è piaciuto fin da subito, e abbiamo voluto supportarlo e sostenerlo”. “Dove si parla di ambiente e sport, la Regione Lazio c’è – le parole di Luciano Crea, presidente della commissione Cultura, Spettacolo, Sport e Turismo della Regione Lazio -. Tutte le misure amministrative e decisioni politiche vanno in questa direzione. Sono temi che avranno centralità per le nostre future generazioni”. “La pubblicazione della Carta Verde rappresenta il traguardo di un percorso fatto di condivisione, voglia di mettersi in gioco e consapevolezza di poter costruire qualcosa di importante a beneficio del sistema sportivo – specifica Matteo Esposito, partner di PTS Sport e Project Manager di LIME – La sfida è quella di provare ad applicare il documento all’interno del proprio contesto, cercando di porre l’attenzione su ogni aspetto con responsabilità e spirito di miglioramento continuo”. La Carta Verde è disponibile gratuitamente sul sito www.sportsostenibile.it.
– foto Mec/Italpress –
(ITALPRESS).

  •  

Cina: a maggio aumentati i prezzi delle abitazioni delle città di prima fascia

Cina: a maggio aumentati i prezzi delle abitazioni delle città di prima fascia

PECHINO (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – A maggio, i prezzi delle abitazioni nelle città cinesi di prima fascia, ovvero Pechino, Shanghai, Guangzhou e Shenzhen, sono aumentati su base mensile, secondo i dati ufficiali diffusi oggi.

I prezzi delle nuove abitazioni nelle quattro città di prima fascia sono saliti dello 0,2% su base mensile, con un ritmo di crescita aumentato di 0,1 punti percentuali rispetto ad aprile, secondo l’Ufficio nazionale di statistica (NBS).

Nello specifico, Shanghai, Guangzhou e Shenzhen hanno registrato un aumento dei prezzi delle nuove abitazioni rispettivamente dello 0,2%, dello 0,2% e dello 0,4%, mentre Pechino ha riportato un calo dello 0,2%.

I prezzi delle nuove abitazioni nelle città di seconda fascia sono diminuiti dello 0,1% su base mensile, un dato invariato rispetto al mese precedente, mentre quelli nelle città di terza fascia sono scesi dello 0,4%, con una flessione superiore di 0,1 punti percentuali rispetto ad aprile, secondo l’NBS.

Tra le 70 città monitorate di medie e grandi dimensioni, 16 hanno registrato aumenti su base mensile dei prezzi delle nuove abitazioni, due in più rispetto ad aprile, ha concluso l’NBS.

-Foto Xinhua-

(ITALPRESS).

  •  

Alla Lumsa di Palermo la conferenza sull’Africa Atlantica e sulle nuove rotte di cooperazione

Alla Lumsa di Palermo la conferenza sull’Africa Atlantica e sulle nuove rotte di cooperazione

PALERMO (ITALPRESS) – L’Africa Atlantica come spazio di futuro e come nuova piattaforma di cooperazione tra Europa, Mediterraneo e continente africano. È il tema al centro della conferenza “Africa Atlantica: spazio di futuro e vettore di cooperazione euro-africana”, in programma mercoledì 17 giugno, alle 11, nell’Aula Magna dell’Università LUMSA di Palermo, in via Filippo Parlatore 65.

L’iniziativa è co-organizzata dal Consolato Generale del Regno del Marocco a Palermo, dall’Università LUMSA, sede di Palermo, e dal LUMSA University Africa Center, e nasce dentro una fase in cui il partenariato euro-mediterraneo assume un valore sempre più strategico. Dialogo politico, integrazione economica, stabilità regionale, commercio, investimenti, transizione energetica, migrazione, sicurezza e sviluppo sostenibile sono alcuni degli assi lungo i quali si stanno ridefinendo i rapporti tra Europa, Africa e bacino del Mediterraneo.

In questo scenario, Marocco e Italia si collocano come attori chiave di una cooperazione destinata ad assumere un peso crescente. Da un lato, il Marocco, sotto l’impulso del Re Mohammed VI, ha consolidato una visione africana fondata sulla cooperazione Sud-Sud, sulla solidarietà attiva e su iniziative di co-sviluppo, tra cui l’apertura dello spazio atlantico ai Paesi del Sahel.

Dall’altro, l’Italia, con il Piano Mattei, ha posto al centro della propria proiezione mediterranea e africana un modello di collaborazione paritaria, basato su progetti concreti e condivisi. La conferenza si inserisce proprio in questa prospettiva, guardando all’Africa Atlantica come a un’area decisiva per le nuove traiettorie di sviluppo e cooperazione.

La posizione geografica del Marocco, le infrastrutture di connettività e il ruolo della doppia esposizione mediterranea e atlantica, a partire dal porto di Tanger Med, rappresentano elementi centrali in una visione che può rafforzare l’asse Roma-Rabat e contribuire al co-sviluppo euro-mediterraneo e africano.

L’appuntamento della LUMSA punta così a creare uno spazio di confronto tra mondo accademico, diplomazia e istituzioni, con l’obiettivo di approfondire le dinamiche emergenti dell’Africa atlantica e di individuare nuove forme di cooperazione euro-africana. Una riflessione che intreccia ricerca, geopolitica, economia e azione pubblica, valorizzando il ruolo delle università come luoghi di elaborazione e dialogo internazionale.

I lavori saranno aperti dai saluti istituzionali di S.E. Youssef Balla, ambasciatore del Regno del Marocco a Roma e del professor Giampaolo Frezza, direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, Economia e Comunicazione della LUMSA sede di Palermo. L’introduzione sarà affidata a S.E. Pietro Sebastiani, ambasciatore e direttore del LUMSA University Africa Center.

Seguiranno gli interventi di Giovanni Battista Dagnino, professore ordinario di Economia e Gestione delle Imprese presso la LUMSA di Palermo, di Tarik Izraren, segretario permanente del Processo degli Stati Africani Atlantici, e di Mohammed Zakaria Aboudahab, professore di Diritto pubblico e Scienze politiche all’Università Mohammed V di Rabat, in Marocco. A moderare l’incontro sarà Gabriele Carapezza Figlia, professore ordinario di Diritto civile all’Università LUMSA di Palermo.

-Foto ufficio stampa Lumsa-
(ITALPRESS).

  •  

Cina: Diejiao ospita gara per il Dragon Boat Festival (3)

Cina: Diejiao ospita gara per il Dragon Boat Festival (3)

FOSHAN (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Alcuni partecipanti prendono parte a una gara di dragon boat nella cittadina di Diejiao, a Foshan, nella provincia meridionale cinese del Guangdong, il 13 giugno 2026. Grazie alla presenza del suo fiume stretto e tortuoso, Diejiao organizza ogni anno una gara di dragon boat in occasione del Dragon Boat Festival. I partecipanti devono far derapare l’imbarcazione lunga 25 metri lungo curve a forma di S, C e L a piena velocità.

-Foto Xinhua-

(ITALPRESS)

  •  

Cina: Diejiao ospita gara per il Dragon Boat Festival (2)

Cina: Diejiao ospita gara per il Dragon Boat Festival (2)

FOSHAN (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Alcuni partecipanti prendono parte a una sessione di allenamento notturna nella cittadina di Diejiao, a Foshan, nella provincia meridionale cinese del Guangdong, il 12 giugno 2026. Grazie alla presenza del suo fiume stretto e tortuoso, Diejiao organizza ogni anno una gara di dragon boat in occasione del Dragon Boat Festival. I partecipanti devono far derapare l’imbarcazione lunga 25 metri lungo curve a forma di S, C e L a piena velocità.

-Foto Xinhua-

(ITALPRESS).

  •  

Cina: Diejiao ospita gara per il Dragon Boat Festival (1)

Cina: Diejiao ospita gara per il Dragon Boat Festival (1)

FOSHAN (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Alcuni partecipanti prendono parte a una gara di dragon boat nella cittadina di Diejiao, a Foshan, nella provincia meridionale cinese del Guangdong, il 13 giugno 2026. Grazie alla presenza del suo fiume stretto e tortuoso, Diejiao organizza ogni anno una gara di dragon boat in occasione del Dragon Boat Festival. I partecipanti devono far derapare l’imbarcazione lunga 25 metri lungo curve a forma di S, C e L a piena velocità.

-Foto Xinhua-

(ITALPRESS).

  •  

Yamaha torna a Varano, il 20 giugno la nuova edizione di “Spirit of Challenge”

Yamaha torna a Varano, il 20 giugno la nuova edizione di “Spirit of Challenge”

ROMA (ITALPRESS) – Dopo il successo della scorsa edizione, Yamaha Motor torna al Circuito di Varano dè Melegari (Parma) per una nuova giornata dedicata alla guida e alla condivisione: sabato 20 giugno 2026 va in scena la seconda edizione di “Spirit of Challenge”, l’evento pensato per far vivere da vicino l’universo Yamaha. “Spirit of Challenge è la nostra giornata per vivere Yamaha nel modo più autentico: in sella, a contatto con le persone e insieme alla Community, con la possibilità di scegliere l’esperienza più adatta a ciascuno: strada, pista o off-road”, afferma Andrea Colombi, Country Manager Yamaha Motor Europe N.V., Filiale Italia. “Il grande successo dello scorso anno ci ha spinti a ripetere questo grande evento con l’obiettivo di vivere insieme una giornata di puro Kando”. Nel 2025, “Spirit of Challenge” ha registrato oltre 5.000 persone, più di 1.000 test ride e oltre 500 moto in parata, e l’edizione 2026 si prepara a offrire un’esperienza ancora più ricca con attività pensate per appassionati di ogni età. “Spirit of Challenge” è una giornata aperta ad appassionati di due ruote e non solo, con un mix di attività ed esperienze pensate per far vivere da vicino Yamaha e offrire intrattenimento per tutta la Community: dall’esposizione delle gamme moto e scooter alle attività di guida, con test ride su strada, in pista e in off-road, ATV inclusi, fino ad ospiti speciali come la leggenda del motociclismo Giacomo Agostini e il vincitore dell’Africa Eco Race 2026 Kevin Gallas.
Tra le guest star presenti ci saranno anche gli Ambassador viaggiatori BUZ e Francesca D’Alonzo, che racconteranno le loro esperienze di viaggio a bordo delle loro moto Yamaha.
Non mancheranno inoltre le iniziative per il divertimento e l’esperienza dei più piccoli, con la prova dei PW50.
Le esperienze principali della giornata “Spirit of Challenge” unisce guida e intrattenimento in un format che ognuno può personalizzare in base alla propria passione: scoperta della gamma ed esperienze da condividere. Il paddock diventa il punto di incontro dell’evento, dove immergersi in show, attività, incontri con Club Ufficiali, Ambassador e Content Creator per vivere in prima persona l’universo Yamaha.
Il programma di questa giornata di intrattenimento, tra spettacolo, gare, stunt show, parata in pista e gadget esclusivi, prevede: Test Ride su tutta la gamma, spazi su misura per esperti, neofiti e giovani appassionati, in sicurezza e libertà; Inside the Race, un’esperienza immersiva nel racing, per visitare il Box WSBK e l’Hospitality Truck MXGP, incontrare i piloti e scoprire il dietro le quinte delle competizioni; Girl Full Power, corsi per neofite per muovere i primi passi sulle due ruote, migliorare la confidenza e vivere l’esperienza Yamaha al massimo; Concorso “Icon Bike Award”, che celebra la creatività e la personalizzazione delle moto da parte dei clienti, premiando le migliori interpretazioni dello stile e dell’innovazione Yamaha. Proprio a Varano verranno selezionate ed elette le tre ‘reginè da una giuria d’eccezione capitanata da Giacomo Agostini; Gen Z & WR125R: un hub dedicato alla Gen Z tra custom, esposizione e test ride della WR125R, con live customization by Mamo_mad56 e asta benefica; Playland, lo spazio dedicato ai più piccoli, per scoprire le due ruote in modo semplice, sicuro e divertente
Sarà possibile inoltre assistere a due esibizioni in pista: La “Spirit of Challenge Race”, un endurance a coppie dove piloti e giornalisti si sfideranno in pista in sella alla Yamaha MT09 Y-AMT; La Top Speed Race – Spirit of Challenge 2026, una gara di accelerazione i cui protagonisti sono i membri del VMAX club. La gara includerà anche una pilota “fuori gara” a bordo di un NIKEN.
Tra i piloti ospiti, oltre al campione Kevin Gallas, anche il pilota WSBK Andrea Locatelli, il campione 2025 del SSP Stefano Manzi e i piloti dei campionati italiani CIV SBK, SSP e MX2.
Allo “Spirit of Challenge” presenti anche i partner ufficiali di Yamaha Motor Airoh, partner ufficiale di Yamaha e presente all’evento, commenta: “Ogni curva racconta una storia di passione e performance. Siamo orgogliosi di partecipare all’evento Yamaha di Varano portando tutta l’esperienza e l’innovazione firmata Airoh”. Anche Dunlop sarà presente al Circuito di Varano dè Melegari, aggiungendo: “Lo Spirit of Challenge è l’essenza di ciò che unisce Yamaha e Dunlop: la voglia di mettersi in gioco, divertirsi e condividere la passione per la moto. Essere presenti il 20 giugno significa dare ai rider la possibilità di sentire davvero cosa può fare un pneumatico pensato per trasmettere sicurezza e piacere di guida. Dopo il grande lavoro fatto insieme nel Supersport Pro Tour con il nostro GP Racer D212, siamo felici di ritrovare la community anche qui. Ringraziamo Yamaha per l’invito e per la fiducia: è questo lo spirito che vogliamo portare agli appassionati, fatto di performance, energia e tanta voglia di stare insieme su due ruote”. Presenti inoltre Yamalube e Santander, quest’ultimo sponsor dell’area dedicata alla prova dello scooter NEO’s. Prevista anche la parata in pista: come l’anno scorso, i possessori di due ruote Yamaha potranno accedere al tracciato e sfilare tutti insieme, per un’esperienza di grande emozione e suggestione. Chi parteciperà all’evento potrà registrarsi al concorso “Spirit of Challenge” per provare a vincere 2 biglietti per il Gran Premio MotoGP di Misano del 13 settembre 2026, e molto altro. Tutti i test ride possono essere prenotati anche in loco, dove lo staff sarà a disposizione per supportare i partecipanti e indirizzarli verso le prove più in linea con i loro desideri.

– Foto ufficio stampa Yamaha –

(ITALPRESS).

  •  

Suardo “Sfide economia per Piemonte sono innovazione e partecipazione al lavoro”

Suardo

TORINO (ITALPRESS) – “Le sfide dell’economia regionale del Piemonte sono quelle del nostro Paese e dell’economia mondiale. L’economia piemontese è molto aperta con un ruolo significativo delle esportazioni e i grandi trend internazionali sono innanzitutto quello dell’innovazione, dove la fa da padrone il ruolo dell’intelligenza artificiale. Abbiamo fatto un’analisi di ciò che sta accadendo in Piemonte dal punto di vista della capacità di creare innovazione innanzitutto attraverso i brevetti, fatti dalle imprese e dai ricercatori. E poi ci sono gli investimenti delle imprese: l’anno scorso, in un contesto di modesta crescita dell’economia, ci sono stati comunque investimenti abbastanza significativi in tecnologia, oltre a investimenti anche nell’intelligenza artificiale. Quindi il primo tema è partecipazione all’innovazione e investimenti in innovazione”. Così il direttore regionale della Banca d’Italia, Lanfranco Suardo, alla presentazione del Rapporto annuale “L’economia del Piemonte” che si è svolta oggi a Torino.
xn3/col4/mca1

  •  

Sabato il Pride a Palermo, Pace “Momento storico opprimente “

Sabato il Pride a Palermo, Pace

PALERMO (ITALPRESS) – “Sentiamo la necessità di lavorare sui nostri bisogni e desideri: stiamo vivendo un momento storico e politico opprimente per la comunità Lgbtqia+, abbiamo tante richieste ma sappiamo che l’attuale governo e il parlamento non possono soddisfarle”. Lo ha detto Mirko Pace, presidente del coordinamento Palermo Pride, a margine della conferenza stampa di presentazione del Pride che si terrà nel capoluogo siciliano sabato 20 giugno.

xd8/pc/mca2

  •  

Proxigas celebra 80 anni di attività e presenta il libro “Il gas e gli italiani”

Proxigas celebra 80 anni di attività e presenta il libro “Il gas e gli italiani”

MILANO (ITALPRESS) – Proxigas celebra i suoi primi 80 anni di attività. Una cifra tonda, importante, per un’associazione che, attraverso le aziende che rappresenta e riunisce, ha accompagnato lo sviluppo, la crescita e la modernizzazione del nostro Paese. Per celebrare questo traguardo storico, Proxigas presenta il volume speciale “Il gas e gli italiani”, un’opera che analizza l’impatto socioculturale, economico e geopolitico di una risorsa che ha unito territori, comunità e imprese, ha modificato abitudini e stili di vita e che oggi è nuovamente chiamata ad affrontare grandi sfide per garantire al Paese energia e sviluppo. Nel 1946 muove i primi passi ANIGAS (Associazione Nazionale Industriali Gas) in una nazione ferita e sconfitta dal secondo conflitto mondiale, bisognosa delle migliori energie per vincere prima la sfida della ricostruzione e poi quella della rinascita e del progresso. Una partita vinta grazie anche al lavoro incessante di tutti gli operatori della filiera dell’industria del gas.

“Da Presidente di Proxigas, considero un privilegio poter contribuire a questa traiettoria. Ma soprattutto, considero una responsabilità guardare avanti: perché le sfide che ci attendono richiedono lo stesso spirito che ha guidato coloro che, nel 1946, hanno deciso di scommettere sul futuro”, dichiara il Presidente di Proxigas, Pier Lorenzo Dell’Orco.
Il racconto del gas naturale coincide con la storia della modernizzazione italiana. Le scoperte dei giacimenti nella Pianura Padana da parte di AGIP e la visione strategica di Enrico Mattei hanno alimentato il “miracolo economico” italiano. La costruzione di un’infrastruttura del gas su scala nazionale è stata capace di unificare il Paese e trasformare la quotidianità delle famiglie.

“Questo libro è un atto d’amore per tutti quelli che, nel corso di questi ottant’anni di storia, hanno vissuto e fatto vivere la nostra Associazione. Se oggi possiamo celebrare questo bel traguardo è grazie alla loro lungimiranza, al loro impegno e alla loro responsabilità: così è nata la nostra industria”, così il Direttore Generale di Proxigas, Marta Bucci presenta il significato dell’opera. “Quell’industria che ha saputo diffondere energia e speranza in un mondo che era da ricostruire e che ancora oggi è capace di sognare “in grande” rimanendo vicina ai territori”, conclude Bucci.

Ricordare il passato non basta a un’associazione che, attraverso l’operato quotidiano delle sue aderenti, non aspetta il futuro ma ma contribuisce ogni giorno a costruirlo con una profonda attenzione ai valori ambientali. “Le reti del gas sono oggi anche la base per una nuova fase, in cui accanto al metano, decarbonizzato grazie a nuove soluzioni tecnologiche di Carbon Capture & Sequestration, si affermeranno progressivamente i gas rinnovabilioggi il biometano, in prospettiva l’idrogeno – che potranno essere trasportati attraverso infrastrutture già esistenti, valorizzando gli investimenti realizzati in decenni di sviluppo – spiega il Presidente di Proxigas Dell’Orco -. In questa evoluzione, resta una costante: il gas naturale continua a essere vicino alle persone. Nelle case, nelle imprese, nelle città. Un’infrastruttura invisibile che rende possibile la vita quotidiana e sostiene lo sviluppo economico”.

– foto logo Proxigas –

(ITALPRESS).

  •  

Franano i servizi nei piccoli Comuni: solo uno su cinque offre tutti i quattro basilari, l’Italia tra spopolamento e impoverimento

Non solo il vuoto, la mancanza sentimentale, emotiva, sociale, economica che si lasciano alle spalle quelli che partono, che abbandonano i piccoli Comuni. Lo spopolamento si tira dietro come in una frana i servizi, anche quelli basilari, come fotografato da un’indagine necessaria e sconsolante de Il Sole 24 Ore che, come si legge nel testo di accompagnamento pubblicato sul quotidiano, “evidenzia come i Comuni montani, i territori rurali e, più in generale, le aree interne del Paese continuino a scontare un impoverimento. Nonostante siano stati messi in campo strumenti per arginare questa emorragia di persone e di servizi”.

Per piccoli Comune si intendono quei centri con meno di cinquemila abitanti, in Italia 5.519. Sono così definiti dalla legge 6 ottobre 2017 n.158. Ci vivono oltre 9,6 milioni di persone, il 16,4% della popolazione nazionale. Sono concentrati nel Nord-Ovest (42,6%) e nel Sud (34%). Secondo l’indagine condotta da Il Sole 24 Ore del Lunedì, oggi meno di un piccolo Comune su cinque (19,6%) offre tutti i quattro servizi di base: farmacia, distributore, carburante, sportello bancario, ufficio postale. I dati sono stati elaborati a partire da quelli di Banca d’Italia, Poste Italiane, ministeri delle Imprese e del Made in Italy e della Salute aggiornati tra maggio e giugno 2026.

L’83,2% dei Comuni manchevoli di uno o più servizi basilari si trova nei territori montani. Ancora più grave la situazione nelle aree rurali, dalle quali servono almeno 35 minuti in media secondo Istat, per raggiungere il centro più vicino dotato di tre presidi basilari. Anche il 74,4% dei Comuni con meno di 10mila residenti non hanno almeno uno dei quattro servizi presi in esame. Il più assente è lo sportello bancario che conferma la tendenza della riduzione delle filiali.

Poco incoraggianti i risultati del Piano Strategico scaturito nel 2025 dalla Strategia Nazionale per le Aree Interne (Snai), sostenuta da fondi nazionali, europei come Fesr, Fse/Fse+, Feasr e Pnrr. La legge sulla montagna 131/2025 del settembre 2025 ha stabilito bonus nascita e incentivi fiscali. La nuova Strategia ancora in fase di elaborazione riguarderà 127 aree, abitate da 4,5 milioni di persone.

  •  

Sunprime: costruire il futuro dell’energia con una visione di lungo periodo

C’è un momento preciso in cui un’azienda smette di essere un’idea e diventa una struttura reale. Questo, non accade quando si trovano i primi clienti o si firma il primo contratto, ma quando si decide di trattenere ciò che si produce invece di venderlo immediatamente e nel contesto della transizione energetica italiana, di cui molti parlano ma che pochi realizzano concretamente, Sunprime si inserisce esattamente in questo spazio tra le parole e i fatti.

Oggi esploriamo questa realtà attraverso le parole di chi ha intrapreso questa strada per primo: Antonio Mazzitelli, CEO e fondatore dell’azienda, noto anche come “il visionario”, che ci racconta in prima persona questa evoluzione da un’intuizione controcorrente a una solida piattaforma industriale.



L’intervista completa:

Iniziamo dal principio Antonio. Se ti togliamo il ruolo di CEO oggi, che tipo di ingegnere saresti?

Se dovessi spogliarmi del mio ruolo aziendale, sarei anzitutto un ingegnere industriale, o per l’esattezza un ingegnere chimico, che però si è presto convertito al mondo del fotovoltaico e del solare, un ambito che mi appassiona profondamente. Al di là della mia formazione, mi definisco un soggetto fortemente orientato all’impatto. Questo settore mi sta offrendo la straordinaria opportunità di generare un impatto reale, trasformando concretamente gli spazi e i territori; per comprenderlo basterebbe osservare il livello di rigenerazione che alcuni dei nostri progetti stanno portando a livello locale. Sono una persona che ama lavorare sul campo, uno con le mani in pasta, o come dicono gli inglesi un professionista assolutamente hands on. Mantengo una forte vicinanza al dettaglio e sono molto operativo perché ho imparato che, se desideri far crescere un’azienda da zero, devi necessariamente conoscere ogni singola sfumatura. Mentre altri manager preferiscono mantenere una distanza di sicurezza dall’operatività quotidiana, io mi sono accorto nel tempo che il giusto presidio è l’unico vero fattore che ti permette di scalare e crescere. Infine, sono uno che vede largo. Mi piace sempre usare la metafora del campo di girasoli: se vi trovate davanti a distese infinite, cosa vedete? I singoli fiori o una distesa tutta gialla? Io vedo tutto giallo, guardo l’insieme. Questa attitudine mi ha permesso di dare vita a Sunprime come un’azienda verticalmente integrata, capace di disperdersi e presidiare l’intera catena del valore del fotovoltaico, e questo approccio ha rappresentato la vera chiave del nostro successo commerciale e industriale.

McKinsey, finanza, Regno Unito: quand’è che hai capito ad un certo punto della tua carriera che volevi costruire un qualcosa di tuo, fatto con le tue mani?

In tutta onestà, più che il desiderio egoistico di fare qualcosa di mio, inteso come possesso o proprietà di un brand, la mia è stata la risposta a un istinto interiore primordiale. Si è trattato di una forza interna indomabile, di una grandissima motivazione mossa dal profondo desiderio di fare e di avere fatto, proprio come spiegavo prima in merito all’impatto. Per me intraprendere questa strada è stato semplicemente inevitabile, non ho vissuto la decisione come una scelta ponderata tra opzioni diverse, ho dovuto farlo e basta. Questa urgenza interiore si è tradotta inizialmente in alcune esperienze imprenditoriali pionieristiche nel settore fotovoltaico, quando il mercato era ancora agli albori tra il 2010 e il 2012, per poi convergere definitivamente dal 2020 in avanti nella fondazione e nello sviluppo di Sunprime.

Qual è stata la tua decisione più difficile, o meglio, più rischiosa, che hai preso da quando sei alla guida di Sunprime?

Se escludiamo la scelta di sposarmi, che scherzando considero sempre un rischio notevole, la decisione professionale più rischiosa è stata indubbiamente quella di mettermi subito in gioco in modo totale. Appena laureato, a soli 24 anni, mi sono inserito direttamente in un contesto imprenditoriale avviando la mia attività. Non provengo da una famiglia con una tradizione imprenditoriale alle spalle, quindi scegliere di essere immediatamente dipendente da se stessi ha rappresentato un rischio enorme. A quell’età ero forse guidato da una sana incoscienza, ma ho iniziato subito a sviluppare e costruire impianti fotovoltaici prima in Italia e successivamente nel Regno Unito, affrontando anche una fase calante del mercato estero. La vera svolta consapevole è arrivata nel 2020, quando, con un tempismo perfetto appena prima dell’esplosione globale del Covid, ho deciso di fondare Sunprime. Oggi, guardando indietro a quel momento storico con la maturità attuale, mi chiedo come io abbia potuto correre un rischio così folle e non sono così sicuro che lo rifarei. Devo dire però che mi è andata bene sia nel matrimonio sia nell’avventura di Sunprime; alla fine siamo noi gli artefici del nostro destino, non c’è nulla di già scritto e le cose si possono sempre far andare nel verso giusto se si mettono in campo i giusti ingredienti come i sacrifici, gli sforzi costanti, l’impegno quotidiano e il rispetto del dovere prima di ogni altra cosa.

Antonio, nel 2020 tutti sviluppavano, tutti vendevano, voi invece avete detto: “no, noi restiamo proprietari”. Perché avete fatto questa scelta?

Fu una scelta incredibilmente difficile e controcorrente, te lo posso assicurare. Ancora una volta, la spinta non è nata dal mero desiderio di possesso, ma dalla ferma volontà strategica di strutturare una vera piattaforma industriale. In passato, il settore delle rinnovabili ha seguito dinamiche prevalentemente finanziarie anziché industriali: l’obiettivo diffuso era cogliere l’attimo, investire nell’asset per poi fare flipping, vendere tutto e scappare via con il profitto. Noi abbiamo ribaltato questo paradigma perché abbiamo visto l’occasione storica di creare un’industria e di essere parte attiva di un comparto che stava finalmente prendendo forma nel Paese. Per dare un’idea dei volumi, l’anno scorso in Italia il 15% dell’elettricità totale di cui abbiamo avuto bisogno è stata prodotta dal solare, una quota importantissima che nei prossimi 5 anni salirà probabilmente fino al 25%, considerando i numerosi progetti che stanno maturando sul territorio. Inoltre, questa transizione si basa su fattori economici solidi: l’elettricità fotovoltaica oggi ha un costo inferiore alla metà rispetto a quella prodotta dal gas, ed è spendibile in modo totalmente sostenibile. Questo aspetto ecologico a qualcuno interessa meno, ma per noi rappresenta un valore fondante; il fatto di poter produrre enormi volumi di energia in modo pulito, competitivo e sostenibile è la ragione che ha guidato la nostra scelta di rimanere proprietari degli impianti.

Cosa avete visto che il mercato non vedeva o non voleva vedere?

Abbiamo visto nitidamente un’opportunità di lungo periodo, legata a un settore industriale emergente che beneficiava di una profonda e radicale discontinuità regolatoria. Quello dell’energia è storicamente un settore ultra-tradizionale, ma nel momento in cui il regolatore ha iniziato a stabilire che le cose andavano fatte in modo completamente diverso, si è aperta una finestra straordinaria per far nascere una nuova industria. Io definisco Sunprime come un soggetto puramente industriale che si muove con agilità in questo nuovo perimetro regolatorio. Per farlo con successo era necessario creare un’organizzazione da zero, definire i processi interni, implementare gli strumenti tecnologici adatti e aggregare le persone giuste attorno a una visione condivisa, ovvero tutto ciò che si fa normalmente quando si sviluppa un’azienda strutturata. Questo è stato il nostro vero motore immobile.

Antonio, hai sottolineato come siate nati in piena pandemia. Tra i tanti ostacoli affrontati, immagino che convincere i mercati a finanziarvi durante un periodo di lockdown globale sia stata un’impresa titanica. Cosa hai detto loro di preciso? Qual è stata la chiave per convincerli a credere nel progetto??

Se ci ripenso oggi, me lo chiedo spesso anch’io, poiché si trattò di una vicenda davvero curiosa e complessa. Tutta la trattativa e la gestione dei capitali è avvenuta esclusivamente tramite videochiamate internazionali, mentre io mi trovavo confinato nella mia camera da letto, convivendo con la presenza dei miei figli e gestendo la quotidianità tipica di quel periodo così sfortunato e drammatico per tutti. Per convincerli ho fatto leva principalmente su due fattori fondamentali. Il primo è stato la presentazione di una strategia aziendale estremamente chiara e definita fin dal primo giorno. In questo sono stato facilitato dal mio passato, avendo già operato nel fotovoltaico tra il 2010 e il 2012 sia in Italia che nel Regno Unito. Quando il mercato si è riattivato nel 2020 in coincidenza con la seconda ondata del solare post-covid, sono arrivato all’appuntamento molto più pronto degli altri, conscio del percorso esatto che avremmo dovuto compiere, e l’evoluzione attuale dimostra che avevamo ragione. Il secondo pilastro ha riguardato i fattori umani, gli human factors. Ho voluto comunicare agli investitori un senso di profonda integrità personale e professionale, unito a una dedizione totale e assoluta verso la causa aziendale. La combinazione di una strategia limpida e di una forte trasparenza umana ha funzionato, confermando che i rapporti personali e la fiducia contano sempre moltissimo in queste grandi dinamiche finanziarie.

Nel mondo dell’energia ci sono numeri che fanno curriculum e poi ci sono numeri che cambiano il posizionamento di un’azienda: 507 milioni di euro non sono solo un finanziamento, sono un voto di fiducia su un modello industriale. Antonio, superfici compromesse, scelta etica o arbitraggio intelligente, secondo te?

Ritengo che si tratti assolutamente di tutte queste cose. Da un lato c’era e c’è una fortissima componente etica legata alla trasformazione degli spazi di cui parlavo all’inizio. Quando abbiamo avviato Sunprime, abbiamo deciso di dedicarci massicciamente alla bonifica dei tetti in amianto, una presenza ancora impressionante e pericolosa in giro per l’Italia. Ci siamo posti questo obiettivo come una vera e propria missione personale, finalizzata a restituire valore e a dare un contributo concreto al risanamento del nostro Paese. Dall’altro lato, non posso negare che si sia trattato anche di un arbitraggio intelligente, un’espressione che condivido molto. Questa focalizzazione ci ha permesso di entrare nel settore fotovoltaico posizionandoci in una nicchia di mercato che all’epoca era molto meno trafficata e presidiata dai grandi competitor. Questo posizionamento è stato cruciale soprattutto durante la fase acuta della pandemia, quando i prezzi dell’elettricità erano crollati toccando il fondo a 20 euro al megawattora e non avevamo più la leva del prezzo per conquistare nuovi clienti industriali. L’opportunità legata alla rimozione dell’amianto ci ha fornito la spinta e la marginalità necessarie per partire e consolidarci.

La decisione più impopolare che hai preso nell’arco di questo tempo?

Per via della mia indole, questa è una domanda complessa, poiché quando mi trovo a dover prendere una decisione cerco sempre di muovermi d’anticipo per costruirmi il giusto consenso attorno all’obiettivo. Tuttavia, guardando indietro alla nostra impostazione strategica, la scelta più impopolare e inizialmente meno compresa è stata quella di focalizzarci esclusivamente sugli impianti solari distribuiti. Mentre la stragrande maggioranza dei competitor del settore sceglieva di sviluppare pochissimi impianti ma di dimensioni gigantesche, noi abbiamo preso la direzione opposta, puntando su una miriade di impianti di taglia media, compresi tra 1 megawatt e 10 megawatt, capillarmente dispersi sul territorio nazionale. Abbiamo optato per questa via perché gli impianti distribuiti sono intrinsecamente più compatibili con l’ambiente circostante, vengono accettati molto meglio dalle comunità locali e dalle amministrazioni pubbliche che li governano e, non da ultimo, risultano infinitamente più facili e veloci da connettere alla rete elettrica nazionale. I fatti ci hanno dato ragione: in questa seconda ondata del fotovoltaico siamo posizionati tra i primi tre soggetti in Italia per volume di connessioni effettuate. Proprio in questi giorni abbiamo raggiunto la quota di 300 megawatt immessi in rete, una potenza che inizia a essere davvero importante. Fare le cose in modo diverso rispetto alla massa può sembrare impopolare all’inizio, ma se supportato da una strategia solida si rivela una scelta vincente e ripaga ampiamente il coraggio iniziale.

C’è stato un momento in cui invece poteva fallire tutto?

Sì, se ripenso ad esempio al 2022, posso affermare che è stato un anno incredibilmente difficile. Io e i miei due soci siamo stati sempre fortunatissimi sul piano professionale, mantenendo una coesione e una sintonia totale in ogni frangente, ma le vicende e le difficoltà personali possono rendere tutto estremamente gravoso. Nel mio caso specifico, in quel periodo è nato mio figlio Mark e io ho letteralmente smesso di dormire; oggi ha tre anni e la situazione non è cambiata di molto. Parallelamente alle vicende personali, abbiamo dovuto affrontare una congiuntura di mercato davvero drammatica, caratterizzata da un repentino e massiccio rialzo dei tassi di interesse che, per chi come noi investe in infrastrutture con un orizzonte temporale a lungo termine, rappresenta un ostacolo colossale. A questo si è aggiunto il boom dei costi delle materie prime, con i pannelli fotovoltaici che sono arrivati a costare il 50% in più rispetto a quanto avevamo preventivato nel nostro business plan iniziale. In questa situazione di forte stress operativo dovevamo anche strutturare il nostro primo grande finanziamento strutturato; ricordo che alla fine del 2022 siamo riusciti a chiudere questo accordo da 150 milioni di euro con le principali banche europee. Oggi mi chiedo ancora come siamo riusciti a portare a termine quell’operazione in un contesto così ostile; è stata una sfida monumentale, complessa come tutte le prime volte in cui c’è un inevitabile margine di incertezza, ma ne siamo usciti vincitori.

Questo per quanto riguarda la vostra storia, il vostro passato e il vostro presente. Per quanto riguarda invece il futuro, se vogliamo dare uno sguardo ai primi 5-10 anni, dove vedi Sunprime?

Nel medio e lungo termine io mi immagino Sunprime come una solida realtà industriale inserita all’interno di un comparto giovane come quello dell’industria fotovoltaica. Chiaramente, da qui al 2030 saremo un soggetto un po’ meno giovane di quanto siamo adesso, perché abbiamo in programma di realizzare moltissimi progetti e di connettere ben 3 gigawatt di potenza complessiva, un volume davvero imponente che integrerà sia il fotovoltaico tradizionale sia le batterie di accumulo, che considero il vero e proprio fattore abilitante per il futuro del settore. Con le nostre strutture arriveremo a produrre circa l’1% dell’intero fabbisogno elettrico nazionale, un numero che può sembrare enorme per una singola azienda. Più in generale, vedo Sunprime evolversi come una straordinaria solar project machine, una macchina perfetta per la creazione di progetti fotovoltaici guidata da tre competenze e abilità fondamentali. La prima è rappresentata dalle project skills, ovvero la pura capacità tecnica e ingegneristica di realizzare gli impianti. La seconda riguarda le skills organizzative, indispensabili per gestire e tenere unito un team che oggi ha già raggiunto le 180 persone, dislocate in vari uffici disperdersi sul territorio nazionale e impegnate nel coordinamento di innumerevoli processi simultanei. La terza e ultima abilità su cui stiamo investendo molto è l’energy management: quando produci una tale mole di energia elettrica devi possedere le competenze interne per gestirla al meglio e posizionarla in modo efficiente sul mercato, una sfida complessa e tutt’altro che banale.

E qui si vede la tua indole un po’ visionaria, se vogliamo invece andare più nel pratico, quali sono le cose che devono andare perfettamente nei prossimi 36 mesi o che almeno ti auguri che vadano perfettamente nei prossimi 36 mesi?

Nei prossimi tre anni l’imperativo aziendale è uno solo: l’esecuzione perfetta del piano, la pura execution. Abbiamo pianificato investimenti per oltre 1 miliardo di euro e attualmente ci troviamo a poco più di un terzo del percorso, quindi dobbiamo mettere a terra con la massima precisione tutto ciò che ci siamo prefissati. Dal punto di vista finanziario siamo in una posizione solida poiché queste enormi risorse sono state ormai quasi interamente deliberate e acquisite grazie agli impegni sottoscritti con i più grandi istituti bancari europei e con la BEI, la Banca Europea per gli Investimenti, che ha sposato e finanziato il nostro progetto. Mettere a terra un miliardo di investimenti richiederà da parte di tutta la struttura un livello di focus, attenzione e concentrazione totale. Questi prossimi 36 mesi di execution impeccabile saranno determinanti per prepararci al meglio alla fase successiva, quella che si aprirà oltre il 2028, un orizzonte in cui il mercato dell’energia cambierà nuovamente e in cui avremo bisogno di ulteriore capitale per continuare la nostra traiettoria di crescita. Sunprime oggi non è più una startup che deve spiegare al mercato la validità della propria idea, ma è una struttura industriale solida che si sta consolidando nel tempo lungo del capitale.

L’articolo Sunprime: costruire il futuro dell’energia con una visione di lungo periodo è tratto da Forbes Italia.

  •  

Roma, sette arresti per terrorismo: “Gruppo anarchico responsabile del sabotaggio all’Alta velocità a febbraio”

Sette persone sono state arrestate dalla Digos di Roma, su ordine del gip, con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo. Due di loro, si legge nel comunicato della Questura, sono “gravemente indiziati di aver concorso nella realizzazione di attentato a impianti di pubblica utilità, interruzione di pubblico servizio e istigazione per delinquere, aggravati dalla finalità di terrorismo. Si tratta in particolare dell’azione compiuta il 14 febbraio 2026 ai danni della rete ferroviaria dell’Alta velocità Roma-Firenze, con l’uso di esplosivi rudimentali, ma di sicura efficacia, che hanno provocato gravi danni all’infrastruttura per un costo di ripristino pari a 455mila euro”, nonché la paralisi della circolazione con ritardi fino a due ore. Quel sabotaggio, insieme a un altro effettuato lo stesso giorno sulla linea Roma-Napoli, “è stato rivendicato sul sito web ispiraazione.noblogs.org creato appositamente qualche mese prima”, con un comunicato che “faceva riferimento alla concomitanza con le Olimpiadi invernali di Milano–Cortina e agli intenti antimilitaristi e di attacco violento alle infrastrutture.

Cinque degli arrestati sono stati sottoposti a custodia cautelare in carcere, due ai domiciliari. Secondo la Procura di Roma, avevano “costituito e organizzato un gruppo criminale per compiere atti di violenza con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico e strutturato secondo modalità e metodologie note e sperimentate nel movimento anarchico, organizzazione radicata nel territorio capitolino, ma anche in relazione con realtà affini individuabili, tra l’altro, nelle aree di Bologna, Forlì-Cesena, Milano e Napoli. Nelle prospettive del gruppo in questione”, si legge nel comunicato, “anche l’obbiettivo di mantenere attiva la mobilitazione dell’anarco-insurrezionalismo avverso la sottoposizione al regime del 41-bis dell’anarchico Alfredo Cospito, anche attraverso violente azioni dimostrative.”

L'articolo Roma, sette arresti per terrorismo: “Gruppo anarchico responsabile del sabotaggio all’Alta velocità a febbraio” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Lega, verso una mini-segreteria con Zaia e Fedriga: così Salvini prova a evitare lo strappo col Nord

Una mini-segreteria che faccia da raccordo coi territori. Con dentro anche i big del Nord Luca Zaia e Massimiliano Fedriga. Che, a meno di colpi di scena e di ulteriori scontri interni, diventeranno vicesegretari nel ritiro estivo del 4-5 luglio a Treviso. La decisione – con il partito scosso sul doppio fronte inchieste Ponte e Olimpiadi Milano-Cortina da una parte e concorrenza Vannacci dall’altra – dovrebbe essere annunciata direttamente dal leader della Lega Matteo Salvini nelle prossime ore, bypassando il consiglio federale che non si terrà mercoledì come inizialmente previsto, spiegano due fonti qualificate a conoscenza della questione.

Una mediazione per evitare ulteriori strappi con i governatori del Nord (a cui si aggiunge il lombardo Attilio Fontana) e per iniziare a includere anche Zaia e Fedriga. Sulla modifica dello statuto per le due Leghe – sul modello Cdu/Csu tedesca – invece il processo è ancora in divenire e non è materia dei prossimi giorni.

Nella mini-segreteria allargata ci sarà anche il vicesegretario responsabile del Sud Claudio Durigon che guida una truppa di 30 deputati e senatori che si sono infuriati dopo le parole dei nordisti all’ultimo consiglio federale. In bilico, invece, il ruolo di Silvia Sardone – europarlamentare e vicesegretaria – che viene accusata dalla Lega nordista di tirare la volata proprio a Vannacci rincorrendolo sulle sue battaglie. Sarà una struttura snella che faccia da “cerniera” coi territori.

Intanto, lunedì sera a Milano Salvini e Giorgetti si sono ritrovati con gli altri dirigenti della Lega per una cena di finanziamento con imprenditori per sostenere il partito. Alle Officine del Volo in via Mecenate si sono presentati in 350 per una quota minima di 2.500 euro: in totale 875 mila euro minimo raccolti. Durante la cena – a cui hanno partecipato anche Durigon, Claudio Borghi, Alessandro Morelli ed Edoardo Rixi – il leader della Lega (intervistato dal direttore del Tempo Daniele Capezzone) ha spiegato che il governo deve arrivare a fine legislatura e “per completare il programma e le opere pubbliche è importante essere rieletti per un secondo mandato”.

L'articolo Lega, verso una mini-segreteria con Zaia e Fedriga: così Salvini prova a evitare lo strappo col Nord proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Uccisa dal nipote 17enne: ritrovato il corpo di Chiara Guerra nel fiume Lemene, era all’interno di un sacco

Dopo tre giorni di ricerche è stato ritrovato il corpo di Chiara Guerra, insegnante di 53 anni, uccisa nella sera dell’11 giugno a San Stino di Livenza (Venezia)0, dal nipote 17enne, reo confesso. Il cadavere, individuato ad alcuni chilometri di distanza dal luogo in cui era stato gettato, è stato recuperato all’interno di un sacco in condizioni integre con varie ferite da taglio. A individuarlo mentre galleggiava è stata la polizia locale che ha allertato i carabinieri e i vigili del fuoco. Il giovane aveva lasciato il corpo senza vita della zia nel canale Magher, ma le correnti lo hanno trasportato nelle acque del fiume Lemene, nella zona di Settesorelle. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri del Comando di Venezia e il medico legale Antonello Cirnelli che avrà il compito di eseguire la prima ispezione esterna.

Da domenica mattina, un gran numero di soccorritori erano impegnati a setacciare il canale: squadre del nucleo sommozzatori, del nucleo droni e due le squadre Saf con imbarcazioni dotate di ecoscandaglio. Le ricerche si sono concentrate sul punto indicato dal nipote della vittima che ha dichiarato di aver gettato anche il cellulare e l’arma del delitto, un coltello, nelle stesse acque: nessuno dei due è stato trovato. Si tratta di una zona difficile da perlustrare a causa dei collegamenti con altri canali e dalla presenza di correnti.

Il 17enne, che sarà maggiorenne tra qualche mese, ha ammesso dopo poche ore di aver ucciso la zia a coltellate per poi trasportare il cadavere verso il canale con una carriola. Il giovane ha confessato di fronte al pm Carmelo Barbaro della Procura di Pordenone: il caso è stato poi trasmesso alla Procura dei minori di Trieste. Dalle prime ricostruzioni, il movente è legato ad alcuni dissidi familiari dovuti a una presunta eredità su cui la vittima e il fratello, cioè il padre del ragazzo, litigavano da tempo.

L'articolo Uccisa dal nipote 17enne: ritrovato il corpo di Chiara Guerra nel fiume Lemene, era all’interno di un sacco proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Sburlati, ‘tessile-moda diventa filiera strategica per l’Ai4i’

Sburlati, ‘tessile-moda diventa filiera strategica per l’Ai4i’

“L’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale nell’Industria (Ai4i) ha deciso di dire che anche la moda e il tessile diventano filiera strategica nazionale: questo verrà annunciato alla nostra assemblea del 30 giugno, e credo che per tutto l’ecosistema, anche l’innovazione tecnologica, sia motivo di orgoglio”. Lo ha detto Luca Sburlati, presidente di Confindustria Moda, intervenendo alla cerimonia d’apertura di Pitti Immagine Uomo oggi a Firenze.

La tecnologia, secondo Sburlati, “sarà fondamentale sui temi dell’Epr, cioè la responsabilità estesa del produttore. La legge deve entrare in vigore il prima possibile. I consorzi sono fondamentali, creeranno una nuova filiera, e io non voglio che la prendano all’estero, come già sta accadendo, perché il riciclo tessile sarà uno degli asset fondamentali nei prossimi anni”.

Il tema dell’innovazione, ha aggiunto il presidente di Confindustria Moda, entra in gioco inoltre “per come si racconta ai giovani di consumare o come i giovani intendono il consumo. Pensate a come le piattaforme social orientino i comportamenti. Ma l’innovazione è anche nel come si racconta il nostro mondo: i nostri ragazzi dai 12 ai 24 anni hanno un’idea diversa da noi sul bello, ben fatto, Made in Italy”.

  •  

È morta a 35 anni Ece Irtem, l’attrice che ha recitato con Can Yaman in Lezioni d’amore: ritrovata senza vita nella sua casa all’indomani del suo compleanno

Ece Irtem è morta. L’attrice turca nota in Italia per Forbidden fruit aveva 35 anni. La ragazza celebre per il ruolo di Isil nella serie One Love è stata trovata priva di sensi nella sua casa lunedì 15 giugno al mattino, appena un giorno dopo il suo compleanno. La causa del decesso è stata attribuita a un attacco cardiaco. Irtem era nata il 14 giugno 1991 a Sivas, in Turchia. Si era laureata in Opera e Canto presso l’Università Yasar nel 2014, classificandosi terza nel suo corso.

Durante gli studi aveva lavorato con artisti di fama internazionale come il soprano Aytul Buyuksarac, il tenore Levent Gunduz, il direttore dell’Opera e del Balletto di Stato di Izmir, Paolo Susanni, e il mezzosoprano Anna Chubuchenko. Parallelamente aveva iniziato a recitare in giovane età, scrivendo e interpretando le proprie scenette per le recite scolastiche, una passione che ha coltivato per tutta la vita. Dopo essersi trasferita a Istanbul, Irtem ha iniziato a studiare recitazione al Centro Culturale Sadri Alisik, formandosi con maestri del calibro di Kayhan Yildizoglu, Okday Korunan, Kadim Yasar e Tolga Ciftci. È diventata famosa per il suo ruolo di Isil in One Love, una popolare serie televisiva turca con un vastissimo pubblico.

In Italia era diventata un viso noto, spesso ospite anche di alcuni talk Mediaset, grazie alla sua interpretazione della barlady Gizem in Mr. Wrong – Lezioni d’amore recitando con Can Yaman. Come riportano diverse testate turche l’eccezionalità di un decesso in così giovane età ha comunque portato la magistratura turca ad effettuare un’autopsia. Le ultime ore della ragazza, peraltro, quelle di domenica 14 giugno, sono state ricostruite attraverso diverse telecamere disposte attorno alla sua abitazione turca e la vedono ritratta tranquilla e sorridente a pranzo. Successivamente, attorno alle 21, viene inquadrata dalle telecamere dell’atrio del suo condominio mentre rientra in casa insieme alla madre. È lì che Irtem appare visibilmente barcollante e intontita, tanto da doversi appoggiare al braccio della madre.

L'articolo È morta a 35 anni Ece Irtem, l’attrice che ha recitato con Can Yaman in Lezioni d’amore: ritrovata senza vita nella sua casa all’indomani del suo compleanno proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Bossi jr, definitiva la condanna per truffa allo Stato. Confermata in Appello quella per maltrattamenti alla madre

Diventa definitiva la condanna a due anni e sei mesi a Riccardo Bossi per aver indebitamente percepito il reddito di cittadinanza per oltre tre anni e mezzo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del figlio del fondatore della Lega, condannato per truffa ai danni dello Stato dal Tribunale di Busto Arsizio (Varese) e poi dalla Corte d’Appello di Milano, che aveva anche stabilito un risarcimento danni a favore dell’Inps di 15mila euro. L’accusa era di aver ottenuto 280 euro al mese per 43 mensilità, per un ammontare complessivo di oltre 12mila euro dal 2020 al 2023.

Nella stessa giornata, la Corte d’Appello del capoluogo lombardo ha confermato la condanna di Bossi junior per maltrattamenti nei confronti della madre, Gigliola Guidali. Un anno fa il primogenito del Senatur era stato condannato dal Tribunale di Varese a un anno e quattro mesi di carcere. I fatti oggetto del processo risalgono al 2016: secondo l’accusa, Bossi – che ha sempre negato ogni addebito – faceva continue richieste di soldi alla madre, spesso accompagnate da insulti e percosse, fino a costringerla a fuggire di casa e a sporgere denuncia. In un’occasione la donna era stata spinta dal figlio e aveva sbattuto la testa contro il muro. In seguito la madre aveva ritirato la querela assicurando che i rapporti fossero tornati sereni: un dietrofront che aveva fatto cadere l’accusa di minacce, ma non quella di maltrattamenti, perseguibile d’ufficio. Contro la sentenza d’Appello l’avvocato di Bossi, Federico Magnante, ha preannunciato ricorso in Cassazione.

L'articolo Bossi jr, definitiva la condanna per truffa allo Stato. Confermata in Appello quella per maltrattamenti alla madre proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Via libera agli aumenti su biglietti e abbonamenti dei bus in Toscana

Via libera agli aumenti su biglietti e abbonamenti dei bus in Toscana

Via libera agli aumenti su biglietti e abbonamenti dei bus in Toscana, la Giunta regionale salva gli abbonamenti degli studenti fino a 26 anni. Gli under 26 continueranno a beneficiare dei forti incentivi, cofinanziati dai Comuni. Oggi l’annuncio.

La Regione Toscana dice di aver fatto il possibile. I Comuni ribattono che gli aumenti sono inconcepibili. E allora la Regione risponde ai Comuni chiedendo di mettere loro più soldi. Alla fine la Giunta regionale accende la luce verde ai rincari dei biglietti e degli abbonamenti per i bus. A salvarsi sono solo gli abbonamenti degli studenti fino a 26 anni. Sconti co finanziati dai Comuni che restano. La corsa singola sale a due euro, per far fronte all’incremento dei costi sostenuti per il servizio da Autolinee Toscane, cioè il carburante aumentato della bellezza del 30 per cento, l’elettricità del 15. Coro di proteste. No dall’assessore alla mobilità del Comune di Firenze Andrea Giorgio, un secco No anche dai sindacati, Cgil e Cisl, che parlano di “grande ingiustizia sociale” e chiedono di tutelare pendolari, studenti e abbonati, che ogni giorno utilizzano il servizio. E poi l’Anci e poi il (neo) sindaco di Prato Matteo Biffoni che dice: l’aumento del costo dei servizi non può essere scaricato sugli utenti, non in modo così indiscriminato sugli abbonati”. E chiede un incontro urgente a Regione e At. Dal canto suo il Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani ha detto “noi mettiamo 700 milioni di euro all’anno sui trasporti tra bus e treni, non ce la facciamo a mettere altro. Se vogliamo tenere basse le tariffe soprattutto degli abbonamenti troviamo un equilibrio, i soldi ce li mettano anche i Comuni”. La risposta del fronte del No: se serve un piano di riequilibrio economico del contratto di gara regionale del Tpl, per far fronte al deciso aumento dei costi energetici a cui deve far fronte Autolinee Toscane, si faccia utilizzo delle risorse che entrano in bilancio dalle imposte.

  •  

Inaugurata a Catanzaro la nuova Unità di Terapia Intensiva Cardiologica dell’AOU “Renato Dulbecco”

Inaugurata a Catanzaro la nuova Unità di Terapia Intensiva Cardiologica dell’AOU “Renato Dulbecco”

CATANZARO (ITALPRESS) – È stata inaugurata, presso il Policlinico universitario di Germaneto, la nuova Unità di Terapia Intensiva Cardiologica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Renato Dulbecco”, unità operativa strategica della Cardiologia Universitaria diretta dal professor Daniele Torella. Alla presentazione hanno preso parte il rettore dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, Giovanni Cuda, la commissaria straordinaria dell’Azienda, Simona Carbone, il direttore sanitario Sergio Petrillo e il direttore amministrativo Antonio Mantella, insieme ai professionisti dell’équipe cardiologica e ai rappresentanti delle istituzioni. La nuova UTIC dispone di 12 posti letto, organizzati in un moderno ambiente open space e dotati di tecnologie avanzate per il monitoraggio continuo, la ventilazione meccanica, il trattamento dialitico e la consultazione integrata delle immagini diagnostiche e dei dati clinici direttamente al letto del paziente.

Particolare attenzione – si legge in una nota dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Renato Dulbecco” di Catanzaro – è stata riservata anche all’umanizzazione delle cure. Il reparto è infatti dotato di un sistema di collegamento audio-video che consente ai pazienti, quando le condizioni cliniche lo permettono, di mantenere il contatto con i propri familiari, riducendo il senso di isolamento legato alla permanenza in terapia intensiva e favorendo una presa in carico attenta non soltanto agli aspetti clinici, ma anche a quelli relazionali ed emotivi. L’apertura della nuova struttura rappresenta un passaggio strategico nel percorso di rafforzamento dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Renato Dulbecco” e della sua offerta cardiologica. L’integrazione tra la Cardiologia universitaria del Policlinico di Germaneto e la Cardiologia-UTIC ed Emodinamica del presidio Pugliese consente infatti di mettere a sistema competenze, tecnologie e percorsi assistenziali complementari, costruendo una rete aziendale unica e coordinata per la gestione delle patologie cardiovascolari acute e complesse.

Considerati congiuntamente, gli elevati volumi di ricovero e il numero delle procedure di emodinamica, in particolare delle coronarografie e delle angioplastiche eseguite nel trattamento dell’infarto miocardico acuto, collocano la “Renato Dulbecco” tra le principali realtà ospedaliere italiane per dimensione dell’attività cardiologica. Un patrimonio clinico e professionale che rafforza il ruolo dell’Azienda quale centro di riferimento per le emergenze cardiovascolari e per la cardiologia interventistica, garantendo continuità dei percorsi, tempestività della rivascolarizzazione e presa in carico dei pazienti a maggiore complessità.
La nuova UTIC consolida inoltre la missione propria dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria, fondata sull’integrazione tra assistenza, formazione e ricerca. L’ampiezza della casistica e la complessità delle procedure rappresentano non soltanto un indicatore della capacità assistenziale dell’Azienda, ma anche una risorsa fondamentale per la formazione degli studenti, dei medici in specializzazione e dei giovani professionisti, nonché per lo sviluppo della ricerca clinica e traslazionale e per il trasferimento dell’innovazione scientifica nella pratica quotidiana.

– foto ufficio stampa Regione Calabria –

(ITALPRESS).

  •  

NASCE IN ITALIA IL SOFTWARE “SALVA-VITA” CHE LANCIA L’ALLERTA ONDATA DI CALORE IN 90 SECONDI

IL CALDO ESTREMO METTE A RISCHIO LA SALUTE DI 7 LAVORATORI SU 10 NEL MONDO:

NASCE IN ITALIA IL SOFTWARE “SALVA-VITA” CHE LANCIA L’ALLERTA ONDATA DI CALORE IN 90 SECONDI

 

Le temperature estreme stanno diventando una variabile sempre più critica per la sicurezza del lavoro e la gestione delle emergenze, con effetti diretti su salute e continuità dei servizi. Ogni anno le alte temperature provocano quasi 20mila morti e oltre 22 milioni d’infortuni professionali, evidenziando la crescente esposizione di lavoratori e sistemi produttivi: il probabile arrivo secondo gli scienziati del “Super El Niño” rende ancora più necessario lo sviluppo di soluzioni in grado di salvare i lavoratori. La rapidità dell’informazione e la capacità di attivare allerte capillari diventano elementi chiave per ridurre i rischi. “Le temperature estreme non sono più eventi straordinari ma una condizione strutturale. La velocità dell’allerta può fare concretamente la differenza nella protezione delle persone”, spiega Massimiliano Palma, CEO di Regola

 

Il caldo estremo sta diventando uno dei fattori più critici per la sicurezza del lavoro e la salute pubblica su scala globale, con effetti che si riflettono in modo sempre più evidente sulla vita quotidiana dei lavoratori e sulla tenuta dei sistemi produttivi. Secondo un recente report della International Labour Organization, rilanciato dall’International Trade Union Confederation, ogni anno le alte temperature sono responsabili di circa 18.970 morti e 22,87 milioni di infortuni professionali legati all’attività lavorativa. Il fenomeno coinvolge oggi oltre 2,4 miliardi di lavoratori nel mondo, pari a circa il 71% della forza lavoro globale (7 su 10), esposti in maniera diretta a condizioni di stress termico durante lo svolgimento delle proprie attività. Lo stesso studio evidenzia come il caldo estremo stia erodendo progressivamente la produttività, con una riduzione stimata fino al 3% per ogni grado oltre i 20°C, mentre gli impatti sanitari includono disidratazione, danni renali e disturbi neurologici. Nei contesti più esposti, l’aumento delle temperature è associato anche a una maggiore incidenza di incidenti sul lavoro e patologie croniche, in particolare nei settori caratterizzati da attività all’aperto o da elevata esposizione ambientale come edilizia, agricoltura e logistica. A rendere lo scenario ancora più preoccupante è il ritorno imminente di El Niño, il fenomeno meteorologico naturale e ciclico che amplifica le temperature globali: secondo le ultime previsioni della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) degli Stati Uniti, riprese negli ultimi giorni da The Guardian, la probabilità di un El Niño tra dicembre 2026 e febbraio 2027 è del 96%, con un 35% di possibilità che si tratti di unSuper El Niño”. Il fenomeno si genera a causa di cambiamenti nei venti nell’Oceano Pacifico, che provocano il rilascio nell’atmosfera del calore accumulato nell’oceano. Le ripercussioni del fenomeno in Italia avranno effetto in particolare nella prossima primavera-estate. L’aumento della frequenza e dell’intensità delle ondate di calore sta mettendo sotto pressione non solo i sistemi produttivi, ma anche la capacità delle istituzioni di prevenire e gestire in modo tempestivo gli effetti sanitari e operativi di questi eventi. In questo contesto, il nodo centrale diventa la rapidità con cui le informazioni riescono a raggiungere la popolazione e gli operatori sul territorio, soprattutto nelle ore in cui il rischio per le fasce più vulnerabili cresce in modo esponenziale. Le strategie di adattamento si stanno quindi orientando sempre più verso sistemi integrati di allerta precoce e comunicazione multicanale, in grado di attivare in pochi minuti notifiche su diversi dispositivi e coordinare simultaneamente le strutture di emergenza coinvolte. “Non si tratta più solo di gestire l’emergenza quando si manifesta, ma di anticiparla attraverso sistemi che permettano di raggiungere rapidamente chi è esposto e chi interviene sul territorio” spiega Massimiliano Palma, CEO di Regola, azienda italiana leader nella tecnologia per le sale operative. In scenari di questo tipo, la possibilità di inviare comunicazioni massive in tempi estremamente ridotti e di sincronizzare i flussi informativi tra centrali operative, servizi sanitari e protezione civile rappresenta un elemento chiave per ridurre l’esposizione al rischio e migliorare la capacità di risposta. “Oggi tecnologie come il nostro sistema nowtice consentono di inviare allerte multicanale in circa 90 secondi, mentre piattaforme come Unique supportano il coordinamento operativo delle centrali 118 e 116/117, migliorando la gestione delle informazioni nei momenti di maggiore pressione” conclude Palma. In diversi Paesi europei stanno già emergendo risposte concrete al crescente impatto dello stress termico sui lavoratori. In Spagna, misure basate su allerte meteorologiche consentono di vietare le attività lavorative all’aperto nei periodi di caldo estremo, mentre il Belgio ha introdotto una normativa specifica sui fattori termici ambientali che rende obbligatorio intervenire al superamento di determinate soglie di temperatura. In Francia, i lavoratori hanno già esercitato formalmente il “diritto al ritiro” durante le ondate di calore, riconoscendo il caldo estremo come condizione di pericolo grave e imminente. Un insieme di iniziative che conferma come la gestione dello stress termico stia diventando una priorità operativa globale, tra interventi di prevenzione, protezione dei lavoratori e nuove forme di adattamento ai rischi climatici.

 

L'articolo NASCE IN ITALIA IL SOFTWARE “SALVA-VITA” CHE LANCIA L’ALLERTA ONDATA DI CALORE IN 90 SECONDI proviene da politicamentecorretto.com.

  •  

Palermo: Resto in Sicilia, domani 17 giugno il convegno di Cna Sicilia Giovani Imprenditori

Palermo: Resto in Sicilia, domani 17 giugno il convegno di Cna Sicilia Giovani Imprenditori

L’iniziativa si inserisce nel solco del Manifesto sulla Restanza promosso da Anci Sicilia

Palermo, 16 giugno 2026 – Quale futuro per i giovani che scelgono di restare in Sicilia? Quale ruolo possono giocare le imprese e il territorio nel trasformare la “restanza” da scelta coraggiosa a opportunità concreta? A queste domande prova a rispondere il convegno “Resto in Sicilia. Giovani, imprese, territorio”, in programma domani mercoledì 17 giugno alle ore 10.30 presso la sede della Camera di Commercio di Palermo Enna (Via Emerico Amari, 11 – Palermo).

L’iniziativa, promossa dai Giovani Imprenditori Cna Sicilia, si inserisce nel solco del Manifesto sulla Restanza promosso da Anci Sicilia e sottoscritto da una rete ampia di organizzazioni, tra cui la stessa Cna Sicilia. Obiettivo dell’incontro è redigere un documento operativo con proposte e iniziative concrete che alimentino il confronto già avviato sulla restanza. Il lavoro contribuirà a un documento di sintesi che verrà successivamente sottoposto alle istituzioni politiche regionali, per tradurre in azioni e politiche pubbliche le idee e le energie dei giovani che vogliono costruire il proprio futuro nell’isola.

Ad aprire i lavori sarà Alessandro Albanese, Presidente CCIAA di Palermo ed Enna. Seguiranno gli interventi di Davide Tranchina, Presidente CNA Sicilia Giovani Imprenditori; Filippo Scivoli, Presidente Cna Sicilia; Mario Emanuele Alvano, Segretario Generale ANCI Sicilia; Carmelo Traina, Patto per Restare; Arianna Campione e Anna Cacopardo, Startup Kimya; e Selene Re, Presidente CNA Nazionale Giovani Imprenditori. A moderare il confronto sarà Matteo Scirè, giornalista e responsabile comunicazione Cna Sicilia.

“La ‘restanza’ – dichiara Piero Giglione, Segretario di Cna Sicilia – non può essere solo un atto di coraggio individuale: deve diventare una politica pubblica consapevole e condivisa. I giovani siciliani hanno voglia di mettersi in gioco, di innovare, di creare impresa, ma spesso si scontrano con un sistema che non offre loro infrastrutture adeguate, accesso al credito e servizi alla persona. Come Cna Sicilia crediamo che il territorio debba fare la sua parte, creando un ecosistema favorevole a chi sceglie di restare. Questo convegno non è solo un momento di discussione: è l’avvio di un percorso concreto che porterà proposte chiare alle istituzioni regionali, perché nessun giovane debba più sentirsi obbligato a partire per realizzarsi”.

L'articolo Palermo: Resto in Sicilia, domani 17 giugno il convegno di Cna Sicilia Giovani Imprenditori proviene da politicamentecorretto.com.

  •  

Dal 17 al 20 giugno a Olbia la prima Borsa internazionale dedicata ai Siti Unesco, Cuccureddu “Occasione per il turismo sardo”

Dal 17 al 20 giugno a Olbia la prima Borsa internazionale dedicata ai Siti Unesco, Cuccureddu “Occasione per il turismo sardo”

CAGLIARI (ITALPRESS) – Valorizzare e promuovere su mercati nazionale e internazionali la fruizione del ricco patrimonio archeologico della Sardegna, impreziosito dai siti UNESCO e diffuso sul territorio regionale. Con questo obiettivo l’Assessorato del Turismo della Regione Sardegna, in collaborazione con la Camera di Commercio di Sassari e con l’agenzia M&C Marketing Consulting, organizza la 1° Borsa del Turismo Archeologico dedicata ai siti UNESCO, in programma ad Olbia, dal 17 al 20 giugno. Ad aprire l’evento, il convegno dedicato al “Patrimonio Mondiale UNESCO: da riconoscimento a opportunità per il turismo slow”, nei giorni successivi sono in programma workshop, b2b con Tour Operator internazionali e fam trip sul territorio.

Il patrimonio UNESCO della Sardegna comprende beni culturali materiali, come il complesso nuragico Su Nuraxi di Barumini e 18 Domus de Janas, entrate nella World Heritage List nel 2025; ma anche beni immateriali, quali: il Canto a Tenore e la Faradda de li Candareri di Sassari e la riserva della biosfera MAB del Parco di Tepilora.

A inaugurare la Borsa sarà il convegno dal titolo “Il patrimonio mondiale UNESCO: da riconoscimento a opportunità per il turismo slow”, in programma nel pomeriggio di domani, mercoledì 17 giugno nella sede del Museo Archeologico Nazionale di Olbia, articolato in due tavole rotonde, la prima dedicata ai modelli di successo in Italia di valorizzazione a fini turistici dei siti Unesco e la seconda invece dedicata specificamente agli attrattori culturali della Sardegna quali potenziali prodotti turistici, che saranno precedute dagli interventi introduttivi del sindaco di Olbia, Settimo Nizzi, del Presidente della Camera di commercio di Sassari, Stefano Visconti, del deputato e consigliere del Ministro del Turismo Gianluca Caramanna, degli assessori regionali del turismo, Franco Cuccureddu, e della cultura, Ilaria Portas e, in videocollegamento della Presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, e della DG del Ministero della cultura, Mariassunta Peci. A moderare l’incontro sarà Mario Tozzi, primo ricercatore CNR e divulgatore scientifico.

Fortemente voluto dall’assessore del Turismo, Artigianato e Commercio, Franco Cuccureddu, il meeting porrà al centro del dibattito la valorizzazione dei beni sardi patrimonio dell’Umanità come volano di sviluppo per il turismo, in particolare per lo slow tourism, in grado di proporre esperienze autentiche e sostenibili nell’intero territorio regionale e durante tutto l’arco dell’anno, capace di far scoprire un’altra Sardegna, fatta di paesaggi costieri e dell’interno e itinerari che li attraversano, con borghi e comunità che li animano, esperienze condivise tra i viaggiatori e chi li ospita, benessere di corpo e anima.

L’appuntamento, dunque, sarà anche un momento di presentazione delle strategie di sviluppo e promozione turistica della Sardegna, facendo leva sul valore del riconoscimento UNESCO, nonché di confronto tra Istituzioni, associazioni e operatori del settore con lo scopo di offrire agli operatori culturali e turistici locali informazioni e strumenti per progettare soluzioni di turismo sostenibile ed accessibile, anche con riferimento a buone pratiche già collaudate.

“La Sardegna – afferma l’assessore Cuccureddu – ha antiche tradizioni, una cultura fortemente identitaria che va divulgata e conosciuta in tutta la sua ricchezza; il turismo che vogliamo promuovere sul territorio punta proprio a valorizzare tale patrimonio UNESCO, così come i cammini, le aree interne, i borghi. In una parola, la nostra identità. “La BISPM – prosegue l’assessore – è una tappa fondamentale nel percorso di rafforzamento del posizionamento della destinazione Sardegna al centro del turismo culturale europeo e di distribuzione dei flussi in entrata nel corso di tutto l’anno e su tutto il territorio regionale; un percorso iniziato subito dopo l’iscrizione delle preistoriche Domus de Janas nella World Heritage List UNESCO, con la presenza al World Tourism Event, il Salone internazionale dei Beni Patrimonio Mondiale, a Roma nel 2025 e ci vedrà ancora presenti all’edizione 2026 ad Assisi, in occasione delle celebrazioni per l’ottavo centenario della morte di San Francesco, il 24 e 25 settembre prossimi. La Borsa rappresenta – aggiunge l’assessore- una significativa opportunità di scambio, riflessione e stimolo dei nostri operatori rispetto alle potenzialità del brand UNESCO, nella consapevolezza della delicatezza dei beni culturali e quindi della necessità della loro tutela e valorizzazione. Il nostro obiettivo – conclude Cuccureddu – è attrarre viaggiatori consapevoli, interessati a un turismo esperienziale e di qualità, capace di integrare arte, spiritualità, archeologia e paesaggio. Sardegna è sinonimo di autenticità, innovazione e identità, e i nostri siti UNESCO sono il cuore pulsante di questa visione.

Il clou del programma della BISPM è il workshop b2b, previsto per giovedì 18 giugno, durante il quale gli operatori sardi avranno l’opportunità di presentare le proprie proposte turistiche ai selezionati 40 buyer, italiani e stranieri. Questi ultimi avranno, l’opportunità di conoscere meglio un territorio multiforme e variegato, ricco di eccellenze paesaggistiche, architettoniche, artistiche e culturali grazie agli educational tour che seguiranno, il cui fil rouge sono le Domus de Janas ed i principali siti nuragici ubicati nel Nord della Sardegna.

– foto di repertorio ufficio stampa Regione Sardegna –

(ITALPRESS).

  •  

Google ti permette di scegliere le tue “Fonti preferite”: ecco come selezionare Il Fatto Quotidiano in meno di un minuto

Da poche settimane Google ha lanciato in tutto il mondo la nuova funzionalità “Fonti Preferite e da oggi in tutti i nostri articoli è presente un bottone per comunicare facilmente al motore di ricerca che Il Fatto Quotidiano è la testata che volete trovare più spesso tra i risultati.

Quello che vedete online, infatti, non è mai casuale. Il flusso delle notizie che viene proposto, quando facciamo ricerche online o quando apriamo Google Discover, dipende dagli algoritmi che decidono cosa mostrare e cosa nascondere. Adesso, finalmente, è possibile esprimere la propria preferenza per i siti che si ritengono più affidabili e degni di fiducia e a cui magari si è anche abbonati. E per farlo basta meno di un minuto.

In tutti i nostri articoli, appena prima dell’inizio del testo, c’è una barra con i bottoni che già da mesi ti consentono di seguire il nostro sito nel canale Whatsapp dedicato e su Google Discover. Da oggi, troverete anche il tasto “Segui su Google“. A questo punto, non dovrete fare altro che essere loggati con il vostro account Google, scrivere sulla barra di ricerca “Il Fatto Quotidiano” e selezionarlo come fonte preferita.

Ovviamente, continuerete a vedere anche altre testate e altri siti tra i risultati di ricerca, ma avete dato un segnale importante a Google che preferite leggere le notizie pubblicate da ilfattoquotidiano.it.

L'articolo Google ti permette di scegliere le tue “Fonti preferite”: ecco come selezionare Il Fatto Quotidiano in meno di un minuto proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Meloni grida alla censura, ma l’Italia ha il primato delle querele contro i giornalisti

Ed ora la presidente Giorgia Meloni urla contro la censura, i tanti media da Lei controllati ripetono e amplificano, con raro sprezzo del ridicolo.

Il patentino antifascista chiesto da Più libri più liberi, la fiera della piccola e media editoria, altro non è che l’impegno a rispettare la Costituzione, una richiesta formulata da centinaia di comuni quando viene richiesto l’utilizzo di una sala pubblica, proprio per evitare che in quelle sale si possano tenere eventi in contrasto con la Costituzione antifascista.

Meloni che urla contro la censura è la medesima che non ha mai reso noti i nomi degli spioni e spiati nella vicenda Paragon. Meloni che denuncia gli editori non ha mai recepito quella parte del Media freedom act, relativo alla tutela delle fonti, alla tutela dei cronisti da intimidazioni e denunce temerarie, per non parlare della Rai trasformata in agenzia del governo.

L’Italia meloniana ha preso il posto dell’Ungheria nel conquistare il primato per il numero di querele scagliate contro intellettuali critici, insegnanti, associazioni, disegnatori, giornalisti e, persino, storici. Vogliamo parlare delle campagne di aggressioni contro chi osa ancora porre domande e fare inchieste? Le ultime querele contro il Fatto e Report hanno l’obiettivo di intimidire chi ancora accende le luci sulle oscurità.

La campagna in atto, la trasformazione dell’aggressore in vittima, accompagnerà tutto il percorso della legge elettorale sino alle elezioni anticipate. Truffa elettorale e truffa mediatica marceranno insieme, starà a ciascuno di noi non cadere nella trappola, svelare l’inganno e promuovere una mobilitazione simile a quella realizzata per il referendum, ora e subito.

L'articolo Meloni grida alla censura, ma l’Italia ha il primato delle querele contro i giornalisti proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Fumarola “Risultati importanti per i fondi pensioni negoziali”

Fumarola “Risultati importanti per i fondi pensioni negoziali”

ROMA (ITALPRESS) – “La partecipazione delle persone, dei lavoratori, delle famiglie, ai processi produttivi e di sviluppo è la strada da percorrere per affrontare le trasformazioni in atto nel Paese. I fondi pensione negoziali sono ottimi esempi dei risultati importanti che si possono ottenere con una governance partecipata“. È quanto ha sottolineato oggi la Segretaria Generale della Cisl Daniela Fumarola nel suo intervento a Roma all’Assemblea Annuale 2026 di Assofondi Pensione, l’associazione dei fondi pensione negoziali.

“La previdenza complementare mostra dati in costante miglioramento ma bisogna concentrare gli sforzi per includere maggiormente i giovani e le donne. Senza inclusione previdenziale non può esserci una reale equità intergenerazionale. Preservare la fiducia è fondamentale per dare stabilità al sistema. Per questa ragione riteniamo sbagliata la scelta di estendere la portabilità del contributo contrattuale del datore di lavoro verso strumenti che non nascono dalla contrattazione collettiva”, ha aggiunto Fumarola.

“Per questo la CISL ha condiviso l’Avviso comune sulla previdenza complementare con CGIL, UIL e le principali parti datoriali. La CISL chiede che la norma sulla portabilità sia cancellata e che siano ridotte le sanzioni a carico dei consiglieri dei fondi pensione. Il valore dell’Avviso comune riguarda sia il merito sia il metodo della previdenza complementare. L’approccio partecipato e corresponsabile delle parti sociali dovrebbe diventare il riferimento per ogni ambito di politica di coesione e sviluppo. Da qui può prendere forza un Patto sociale utile a far ripartire e crescere il Paese, capace di unire lavoro, impresa, istituzioni e territori attorno a obiettivi condivisi”, ha concluso la leader Cisl.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

  •  

Inchiesta urbanistica, tutti assolti in primo grado gli imputati del processo sul grattacielo Torre Milano. Sala “Soddisfatti, ma tanta amarezza”

Inchiesta urbanistica, tutti assolti in primo grado gli imputati del processo sul grattacielo Torre Milano. Sala “Soddisfatti, ma tanta amarezza”

MILANO (ITALPRESS) – Sono stati assolti in primo grado, dal Tribunale di Milano, gli otto imputati nel processo sul grattacielo Torre Milano di via Stresa. Le accuse erano di abuso edilizio e lottizzazione abusiva. La Procura aveva chiesto condanne per tutti e la confisca formale dell’intera torre.

SALA “SODDISFATTI, MA TANTA AMAREZZA”

Ovviamente siamo soddisfatti, è chiaro che c’è anche tanta, tanta amarezza. Io l’ho detto in tempi non sospetti, cioè qualche settimana fa, e non posso che riconfermare. Una parte e sottolineo una parte della Procura ha dato un’impostazione politica al suo lavoro e questo credo che non vada bene, al di là del fatto che gli interessi immobiliari su Milano ne abbiano risentito e questo è un fatto”. Così il sindaco Giuseppe Sala, a margine della presentazione del progetto di riqualificazione della Stazione Centrale, ha commentato l’esito della prima sentenza delle inchieste sull’urbanistica milanese, quella riguardante la Torre Milano di via Stresa. Gli otto soggetti accusati di abuso edilizio e lottizzazione abusiva sono stati assolti perché “il fatto non sussiste”.

Personalmente, ho due motivi di amarezza: il primo è aver visto colpito in questa fase persone che sono a me vicine e di cui sono certissimo dell’onestà. Faccio un nome solo, ma l’ex assessore Tancredi ha visto anche un po’ rovinata la sua carriera e il suo equilibrio – ha sottolineato il sindaco – . E poi, adesso ripensando a come è stata condotta questa inchiesta, la cosa che proprio molto mi ha amareggiato è stata la violenza verbale usata dai pm nel sostenere le accuse. C’è un continuo uso di aggettivi, una continua necessità di corroborare le loro tesi con parole tese a discreditare la nostra azione”.

Perché, “se ripensiamo a tutto quello che è stato detto e scritto in quest’ultimo anno, ci sono tantissimi aggettivi e sono proprio tesi che discreditano persone e istituzioni nei confronti all’opinione pubblica e questo non va bene. Siamo stati accusati di sovvertire la democrazia urbanistica, questo vuol dire fare il proprio lavoro e quindi esprimere un giudizio legale o vuol dire fare politica? Dopodiché, la giustizia ha tante teste, ringrazio il Tribunale non tanto e solo per questo esito, ma per come in tutto questo periodo ha lavorato in correttezza e la stessa procura ha tante teste”.

Il primo cittadino ha poi puntualizzato: “È chiaro che a questo punto sono anche un po’ curioso di capire il dottor Viola, che stimo, come vede la situazione, perché evidentemente sta tutto in una responsabilità generale e quindi mi chiedo che giudizio dà, a questo punto, dell’operato del suo team, posto che tutti noi dobbiamo dare un giudizio del nostro e di chi lavora con noi”.

“Ai Pm – ha concluso Sala – riconosco che lavorano in uno scenario di incertezza normativa. Questo lo riconosco. Io non parlo di cattiva fede, di malafede, parlo di approccio politico e parlo di esagerazione nei toni, ma non metto assolutamente in discussione la loro buona fede e capisco che quando si lavora su un’incrostazione legislativa e normativa come quella sull’urbanistica in Italia, con una legge madre che è del 1942, anche loro possono avere difficoltà”.

FONTANA “SEMPRE DETTO CHE NON VEDEVO REATI”

“Mi auguro che questa sentenza venga confermata perché temo che ci sarà un appello, però io ho sempre sostenuto che non ravvisavo in questi episodi elementi di reato”. Così il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, rispondendo a chi gli chiedeva un commento sulla prima sentenza dei tanti casi dell’urbanistica, che ha assolto con formula piena gli imputati nel processo sul caso del grattacielo Torre Milano di via Stresa. “È chiaro che comunque si smantella quel castello che era stato costruito e che evidentemente non ha un fondamento giuridico”, ha concluso.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

  •  

Sace premiata da Txf come migliore Export Credit Agency dell’anno

Sace premiata da Txf come migliore Export Credit Agency dell’anno

ROMA (ITALPRESS) – SACE, l’Export Credit Agency italiana partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, è stata premiata come migliore Export Credit Agency dell’anno da TXF, il player internazionale specializzato in servizi dedicati al mondo dell’export credit, nell’ambito dei TXF Industry Choice Awards.

Il riconoscimento è stato annunciato in occasione di TXF Global 2026, appuntamento di riferimento per la comunità internazionale dell’export finance, che ha riunito per tre giorni oltre 1.500 delegati, 280 speaker e rappresentanti da più di 60 Paesi.

“Il riconoscimento – si legge in una nota – premia l’eccellenza, l’innovazione e la capacità di fare squadra di SACE nel mercato europeo e globale dell’export finance, confermandone il ruolo quanto mai centrale di partner di riferimento non solo per le imprese esportatrici italiane, ma anche per le loro controparti estere, anche alla luce del nuovo Piano Strategico SACE50″.

Gli Industry Choice Awards si basano infatti su una indagine che coinvolge centinaia di esportatori, acquirenti e operatori internazionali del settore export credit chiamati ad esprimere le proprie valutazioni su fattori quali competenza di mercato, capacità di supportare efficacemente i clienti e propensione all’innovazione.

Un metodo che fa del TXF Industry Choice Awards un’espressione diretta dell’apprezzamento degli operatori con cui SACE lavora ogni giorno. La giuria di TXF ha inoltre premiato tre grandi operazioni internazionali targate SACE al fianco di aziende esportatrici italiane: l’operazione SSAB in Svezia per la realizzazione di un impianto siderurgico totalmente green (Europe Deal of the Year); l’operazione Sonangol in Angola per lo sviluppo di un progetto energetico (Africa Deal of the Year); l’operazione NCL NextGen Class I per la struzione di una nuova nave da crociera (Transport Deal of the Year).

“Il riconoscimento di TXF rafforza il posizionamento internazionale di SACE e premia un modello operativo fondato sulla capacità di integrare strumenti assicurativo-finanziari, competenze settoriali e presenza sui mercati esteri, a supporto della competitività delle imprese italiane e della loro crescita sostenibile nel mondo”, conclude la nota.

-Foto ufficio stampa Sace-
(ITALPRESS).

  •  

Cina: a maggio crescita stabile del settore delle consegne espresse

PECHINO (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Il settore dei corrieri in Cina ha registrato una crescita stabile a maggio, secondo un indice di settore diffuso ieri dall’Ufficio postale statale.

Secondo l’ufficio, l’indice di sviluppo delle consegne espresse si è attestato a 472,9 nel mese, in aumento del 3,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Tra i dati, il sottoindice relativo alle dimensioni di sviluppo è salito del 7% su base annua, mentre i dati sulla qualità del servizio sono rimasti invariati rispetto a un anno prima. Il sottoindice relativo alla capacità di sviluppo è aumentato del 3,3%.

A maggio, il settore cinese dei corrieri ha continuato a espandersi in termini di dimensioni, con un sistema di servizi sempre più diversificato e reti infrastrutturali potenziate che hanno svolto un ruolo più importante nel sostenere l’economia reale, secondo l’ufficio.

L’indice è compilato sulla base dei dati delle principali aziende logistiche che operano servizi di consegna, e riflette le attività commerciali e le tendenze complessive del settore dei corrieri del Paese.

(ITALPRESS).

  •  

Mattarella sarà a Pantelleria il 28 luglio per i 10 anni del Parco Nazionale

Mattarella sarà a Pantelleria il 28 luglio per i 10 anni del Parco Nazionale

PANTELLERIA (ITALPRESS) – Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si recherà a Pantelleria il prossimo 28 luglio. Lo ha comunicato il presidente del Parco Nazionale di Pantelleria, Italo Cucci, spiegando che il Capo dello Stato ha aderito al suo caloroso invito per festeggiare il decimo anniversario dell’istituzione del Parco, da lui stesso voluto. Dalla nascita della Repubblica Italiana, il presidente Mattarella è in assoluto il primo Capo di Stato a visitare ufficialmente l’isola di Pantelleria.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

  •  

Logitech Signature Comfort Plus MK880: il nuovo kit tastiera e mouse che promette qualità, comfort e una lunga autonomia

Durante il mese di maggio Logitech ha annunciato l’arrivo della linea di prodotti Signature Comfort Plus, che ampliando la gamma Signature ha portato sul mercato un nuovo mouse ed una nuova tastiera pensati per massimizzare – come il nome stesso fa intendere – il comfort d’uso durante la giornata di lavoro, garantendo batterie dalla lunga durata, una compatibilità multi-OS e la possibilità di passare da un dispositivo all’altro con la semplice pressione di un tasto. Abbiamo avuto la possibilità di provare il kit Signature Comfort Plus MK880, che include la tastiera K880 ed il mouse M850L, nel corso dell’ultimo mese utilizzandolo in ufficio durante la normale giornata lavorativa.

La tastiera K880 è una tastiera wireless full-size (con tastierino numerico) che si presenta con un comodo poggiapolsi imbottito ed una leggera gobba che rialza la parte centrale del raggruppamento principale di tasti, andando a migliorare il comfort d’uso rispetto ad una tastiera piatta ma senza arrivare ai livelli di inclinazione di quelle ergonomiche (che comporta anche una separazione dei tasti). Ad aumentare sicuramente la comodità della tastiera nell’uso quotidiano è l’utilizzo di tasti ammortizzati che rendono più morbida l’impatto della digitazione anche a velocità sostenuta.

La tastiera K880

Dal punto di vista del layout, la K880 presenta una disposizione “standard”, vedendo aggiunti alcuni tasti legati alle più recenti abitudini come quelli dedicati a mutare il microfono e disattivare la webcam, e quello dedicato all’apertura dell’assistente AI (prendendo la funzione del tasto CoPilot su Windows); a dimostrazione del supporto “MultiOS” alcuni tasti mostrano già testi ed icone per rendere facile il loro utilizzo sia con Windows sia con MacOS, mentre come ormai Logitech ci ha abituato in passato (così come nell’utilizzo dei notebook) alcune funzionalità speciali, incluse quelle multimediali, sono attivabili con il tasto “Fn” in combinazione con i tasti F1-F12. Il produttore promette fino a 3anni di utilizzo con la medesima coppia di batterie, per quanto la tempistica non può essere da noi confermata in questo momento abbiamo già avuto modo di osservare ciò su altri prodotti di punta del brand elvetico in passato.

Passando invece al mouse, il Signature Comfrot Plus M850L, la novità principale è sicuramente l’imbottitura del supporto palmare, soluzione studiata da Logitech proprio sul versante della comodità d’uso, permettendo un contatto morbido del palmo della mano con il dispositivo invece della tradizionale plastica rigida; a rendere ulteriormente confortevole il suo utilizzo, oltre alla forma leggermente ergonomica, sono anche gli switch dei pulsanti principali con un clic che risulta morbito al tatto oltre che silenzioso.

Il mouse Logitech Signature Comfort Plus M850 L

Durante l’uso quotidiano il nuovo mouse di Logitech ci ha offerto un buon livello di scorrevolezza, rimanendo abbastanza preciso su varie tipologie di superfici, mentre abbiamo trovato molto interessante la SmartWheel, la rotellina intelligente che passa automaticamente da una scansione lenta e precisa riga per riga ad una veloce, per ad esempio arrivare rapidamente in fondo ad un documento, in base alla forza impressa sulla rotellina stessa. Passando al versante alimentazione, per l’M850L l’autonomia con la singola batteria, secondo quando indicato dal produttore, dovrebbe raggiungere i 2 anni.

Entrambi i dispositivi possono collegarsi a PC, Mac e altri smart devices sia via bluetooth, sia tramite connettore Logi Bolt (fornito nella confezione solo per le versioni “for Business”), potendo memorizzare fino a tre dispositivi tra cui poter passare rapidamento tramite la funzionalità Easy-Switch utilizzando gli appositi tasti sulla tastiera o il pulsantino sotto il mouse.

Al termine di questo mese di prova possiamo sicuramente dire che entrambi i nuovi dispositivi dell’azienda elvetica si presentano con un ottimo livello qualitativo dei materiali – a seconda del colore vengono usati tra il 49% ed il 77% di plastiche riciclate – offrendo una buona flessibilità nell’utilizzo multi-device ed un buon comfort anche nelle più lunghe giornate in ufficio, cosa che rende a nostra parere il kit di Logitech una validissima opzione per chi è alla ricerca di una buona tastiera e di un buon mouse wireless per il lavoro. Il mouse Logitech Signature Comfort Plus M850L è acquistabile singolarmente con un prezzo consigliato di 54,99€, mentre il kit MK880 (tastiera + mouse) è in vendita a 109,99€. Le versioni per aziende, M850L For Business e MK880 For Business, saranno invece disponibili rispettivamente a 59,99€ e 119,99€, includendo come sopradetto anche il dongle per Logi Bolt.

L'articolo Logitech Signature Comfort Plus MK880: il nuovo kit tastiera e mouse che promette qualità, comfort e una lunga autonomia proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

What to Watch in Primary and Runoff Elections in Georgia, Alabama and Oklahoma

The top race of the day is in Georgia, where Republican voters will pick a nominee to challenge Senator Jon Ossoff, a Democrat.

© Audra Melton for The New York Times, David Walter Banks for The New York Times

Representative Mike Collins has President Trump’s endorsement in his bid for the Republican Senate nomination in Georgia. Derek Dooley has the backing of Gov. Brian Kemp.
  •  

Non c’è più  libertà culturale. Più libri e più liberi? Ho i miei forti dubbi. 

Non c’è più  libertà culturale. Più libri e più liberi? Ho i miei forti dubbi.

Firmare è un atto illiberale

 

Pierfranco Bruni

 

Da dove si inizia quando l’ideologia prende il sopravvento? Dal tentate di condizionare la cultura e i libri. Quindi l’editoria. La politica del giuramento!  Quando la democrazia abiura se stessa si corre velocemente verso il controllo spregiudicato della cultura. La Fiera Più libri più liberi ha trasformato la libertà in dogana. Per esporre, per esistere nello spazio pubblico della cultura, l’editore deve firmare. Non un contratto commerciale, ma un giuramento ideologico: dichiararsi antifascista. Apparentemente innocuo. Politicamente eversivo. Perché qui non è in gioco l’antifascismo: è in gioco la libertà. Dichiararlo in forma politica, senza metafore: firmare è un atto illiberale. È la negazione stessa del principio liberale per cui  ogni sua articolazione pubblica, non chiede conto delle idee, ma garantisce lo spazio perché le idee si combattano. Quando l’accesso alla piazza è subordinato a una professione di fede, la piazza cessa di essere pubblica. Diventa di regime. Di un regime che si autoproclama migliore proprio perché impone l’abiura.

 

Una certa cultura burocratico del XXI  non brucia i libri: li condiziona. Non chiude le case editrici: le patenta. Non mette all’indice: mette sotto condizione. È la violenza di una idea che si fa procedura, la discriminazione che si fa regolamento, la censura che si fa “adesione volontaria”. Questa è la Supponenza Ideologica delle sinistre di oggi: la pretesa di una parte politica di farsi “etica di stato”, di trasformare i propri valori, per quanto condivisibili, in dogana dell’agibilità culturale. È cultura controllata perché controlla l’accesso. È cultura pianificata perché pianifica chi può parlare. È cultura monopolizzata perché il monopolio non è più economico, ma morale: solo chi è certificato ha diritto di parola. Il resto è zona grigia, sospetto, margine da rieducare.

 

E qui penso al mio Cioran diventa ghigliottina: “Quando tutti devono dichiararsi innocenti, l’innocenza è già morta”. Quando tutti devono dichiararsi antifascisti per vendere un libro, l’antifascismo è già morto. Resta il rito civile, la liturgia editoriale, l’auto-da-fé democratico. La censura classica taglia. Questa aggiunge. Obbliga ad aggiungere la postilla, la premessa, il timbro. È censura produttiva: non ti impedisce di stampare, ti impone cosa stampare prima di stampare. È la censura preventiva dell’anima. Politicamente, è un colpo di Stato dolce contro la Costituzione materiale. L’art. 21 non dice: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, purché firmino prima l’antifascismo”. Dice: liberamente. Il modulo è la negazione della libertà perché trasforma un diritto in concessione. E ogni concessione è revocabile. Oggi firmi l’antifascismo. Domani firmerai l’atlantismo, l’europeismo, l’ambientalismo, il gender. Il meccanismo è inaugurato: la cultura sotto condizionale ideologica.

 

Non firmare, allora, non è difendere il fascismo. È difendere la forma politica della libertà. È dire che in democrazia non si fanno liste di proscrizione al contrario: non si elencano i buoni per escludere i cattivi. Perché il giorno dopo i buoni decideranno che tu non sei abbastanza buono. L’operazione è politicamente raffinata: ammantare di antifascismo un dispositivo illiberale. Chi si oppone al modulo viene accusato di opporsi all’antifascismo. È il ricatto perfetto. È la truffa lessicale su cui si reggono i totalitarismi morbidi. Ma l’antifascismo vero, quello di Camus, di Silone, di Salvemini, nasceva proprio contro_ lo Stato etico, contro il giuramento, contro l’obbligo di adesione. Nasceva per difendere il diritto dell’individuo a non essere schedato nell’anima. Pretendere oggi la firma è tradire quell’antifascismo. È usare il cadavere del fascismo per legittimare il vivente conformismo ideologico.

 

Scriveva Guénon: “Lo spirito tradizionale non può morire, ma può ritirarsi interamente dal mondo esterno e allora sarà veramente la ‘fine di un mondo’”. Il modulo è il segnale che lo spirito della libertà si sta ritirando. Perché dove c’è obbligo di dichiarazione, non c’è più spirito: c’è apparato. Che fare, dunque? Disobbedire. Non firmare è, oggi, l’atto politico più antifascista e più liberale che si possa compiere. È rifiutare la pianificazione delle coscienze. È spezzare la catena per cui la cultura diventa filiale del Ministero della Verità. La soluzione non è trattare. Non è firmare con riserva. È rompere il tavolo. È costringere la Fiera, il sistema a scegliere: o la libertà senza aggettivi o la maschera ideologica di fatto. Perché una cultura “più libera” che chiede il certificato di libertà è come una pace che chiede la guerra preventiva. Una contraddizione che uccide.

 

La cultura deve essere libera perché rischiosa. Deve essere libera perché tragica, perché contraddittoria, perché non allineata. Deve poter contenere Dostoevskij e Céline, Heidegger e Levi, Pasolini e Brasillach, senza che nessuno chieda prima la tessera dell’anima. Firmare è un atto illiberale perché trasforma il cittadino in suddetto, l’editore in concessionario, il libro in pratica da bollare. È illiberale perché sostituisce il conflitto delle idee con la certificazione delle idee. È illiberale perché uccide il dubbio, e senza dubbio non c’è né democrazia né cultura. C’è solo amministrazione. Siamo liberi. Fino in fondo. Il Cavaliere di Dürer non firmava lasciapassare. Attraversava la Morte e il Diavolo senza chiedere permesso. La cultura, se vuole salvarsi, deve tornare a cavalcare. Senza moduli. Senza paure. Senza padroni. Il resto è supponenza. Il resto è fine. È in gioco la libertà della cultura e quando la cultura viene a essere condizionata non è più tale perché è ricatto. Al ricatto si risponde con la libertà del pensiero. Non può essere condizionabile.

 

L'articolo Non c’è più  libertà culturale. Più libri e più liberi? Ho i miei forti dubbi.  proviene da politicamentecorretto.com.

  •  

Yamaha Tricity 300, debutta l’airbag integrato

Yamaha Tricity 300, debutta l’airbag integrato

ROMA (ITALPRESS) – Il nuovo Yamaha Tricity 300 model year 2026 si aggiorna con un intervento mirato su sicurezza, tecnologia e design, confermandosi uno dei riferimenti tra gli scooter. La novità più rilevante è l’introduzione del primo airbag integrato di serie. Progettato per attivarsi in caso di collisione quando i sensori rilevano un impatto superiore a una soglia prestabilita, con l’obiettivo di ridurre le conseguenze dell’urto frontale Il sistema si affianca a un pacchetto di sicurezza evoluto che include l’ABS Cornering, capace di garantire maggiore controllo anche in piega, e l’Unified Braking System (UBS), che distribuisce in modo equilibrato la frenata sulle tre ruote. Presente anche lo Standing Assist, utile per mantenere il veicolo in posizione verticale durante le soste e le manovre a bassa velocità

col3/gtr

  •  

Il regista Matteo Garrone sarà l’ospite d’onore della ventesima edizione del SalinaDocFest

Il regista Matteo Garrone sarà l’ospite d’onore della ventesima edizione del SalinaDocFest

MESSINA (ITALPRESS) – Sarà il regista Matteo Garrone l’ospite d’onore dell’anteprima della ventesima edizione del SalinaDocFest, in programma a Messina il 18 e 19 giugno. La manifestazione, fondata e diretta da Giovanna Taviani, si sposterà poi a Salina dall’8 al 12 luglio con un focus incentrato sul tema “Odissee: i viaggi antichi e contemporanei, le traversate del mare, le migrazioni dei popoli e dell’immaginario”.

Alla due giorni messinese prenderanno parte anche la presidente dell’associazione Giulia Giuffrè e il vicepresidente Gaetano Calà. A Garrone verrà conferito il “Premio SDF Fondazione Messina per la Cultura”, riconoscimento assegnato nelle scorse edizioni a Giuseppe Fiorello ed Elio Germano. La consegna del premio, a cura del sindaco di Messina Federico Basile e del presidente della Fondazione Rosario Coppolino, avverrà la sera del 18 giugno al cinema Lux, prima della proiezione del film “Io Capitano”, candidato agli Oscar nel 2024.

“La mia passione per le fiabe e per i miti risale al mio rapporto con la pittura e al desiderio di avventurarmi dentro tutti gli archetipi e i labirinti della condizione umana”, ha raccontato Garrone in un’intervista per il catalogo del festival, aggiungendo: “Molti produttori mi hanno chiesto di realizzare un film sull’Odissea. Chissà“.

Il programma proseguirà la mattina del 19 giugno presso l’Università degli Studi di Messina, dove il regista terrà una masterclass per gli studenti del Dams intitolata “Dietro le quinte del cinema di Matteo Garrone – Da Estate romana fino a Io Capitano”, coordinata dal professor Francesco Parisi.

-Foto ufficio stampa Salina Festival-
(ITALPRESS).

  •  

“Cultura della Mobilità”, il premio Anas al programma Onda Verde di Rai Isoradio

ROMA (ITALPRESS) – È “Onda Verde”, il programma di infomobilità di Rai Isoradio, ad aggiudicarsi la prima edizione di “Cultura della mobilità”, premio conferito da Anas a iniziative e realtà impegnate nella diffusione di una guida sempre più sicura e consapevole. L’evento si è svolto all’Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei deputati in occasione della 19^ edizione del Premio Moige “Un anno di zapping e di streaming”.

mec/fsc/gtr

  •  

Cresce l’inflazione a maggio: +0,4% su base mensile e +3,2% su base annua

Cresce l’inflazione a maggio: +0,4% su base mensile e +3,2% su base annua

ROMA (ITALPRESS) – Nel mese di maggio 2026, l’inflazioneregistra una variazione del +0,4% su base mensile e del +3,2% su base annua (da +2,7% di aprile), confermando la stima preliminare”. Lo rende noto l’Istat.

L’accelerazione dell’inflazione risente prevalentemente della dinamica dei prezzi degli Energetici non regolamentati (da +9,6% a +12,5%), degli Energetici regolamentati (da +5,3% a +5,6%), dei Servizi relativi ai trasporti (da +0,6% a +1,7%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,6% a +3,0%).

Nel mese di maggio l'”inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, accentua il suo ritmo di crescita (da +1,6% a +1,7%), così come quella al netto dei soli beni energetici (da +1,9% a +2,1%). I prezzi dei beni e quelli dei servizi registrano un’accelerazione su base annua, rispettivamente da +3,1% a +3,4% e da +2,4% a +2,8%. Di conseguenza, il differenziale tra il comparto dei servizi e quello dei beni si attesta a -0,6 punti percentuali, rispetto ai -0,7 punti percentuali del mese precedente.

Il tasso di variazione tendenziale dei prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona scende a +1,9% (da +2,3% registrato ad aprile), mentre quello dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto sale leggermente (da +4,2% a +4,4%).

La variazione congiunturale dell’indice generale riflette soprattutto l’aumento dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+1,4%), degli Energetici non regolamentati (+0,4%), degli Alimentari non lavorati e degli Energetici regolamentati (+0,3% per entrambi); diminuiscono i prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (-0,6%). Il tasso di inflazione acquisito a maggio è pari a +2,6% per l’indice generale e a +1,5% per la componente di fondo. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) evidenzia una variazione pari a +0,3

% su base mensile e a +3,2% su base annua (da +2,8% del mese precedente); la stima preliminare era +3,3%. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra una variazione congiunturale pari a +0,3% e una tendenziale di +3,0%

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

  •  

“Resto in Sicilia”: a Palermo un convegno organizzato dai giovani imprenditori di Cna Sicilia

“Resto in Sicilia”: a Palermo un convegno organizzato dai giovani imprenditori di Cna Sicilia

PALERMO (ITALPRESS) – Quale futuro per i giovani che scelgono di restare in Sicilia? Quale ruolo possono giocare le imprese e il territorio nel trasformare la “restanza” da scelta coraggiosa a opportunità concreta? A queste domande prova a rispondere il convegno “Resto in Sicilia. Giovani, imprese, territorio”, in programma domani alle ore 10.30 presso la sede della Camera di Commercio di Palermo Enna (Via Emerico Amari, 11 – Palermo).

L’iniziativa, promossa dai Giovani Imprenditori Cna Sicilia, si inserisce nel solco del Manifesto sulla Restanza promosso da Anci Sicilia e sottoscritto da una rete ampia di organizzazioni, tra cui la stessa Cna Sicilia. Obiettivo dell’incontro è redigere un documento operativo con proposte e iniziative concrete che alimentino il confronto già avviato sulla restanza. Il lavoro contribuirà a un documento di sintesi che verrà successivamente sottoposto alle istituzioni politiche regionali, per tradurre in azioni e politiche pubbliche le idee e le energie dei giovani che vogliono costruire il proprio futuro nell’isola.

Ad aprire i lavori sarà Alessandro Albanese, Presidente CCIAA di Palermo ed Enna. Seguiranno gli interventi di Davide Tranchina, Presidente CNA Sicilia Giovani Imprenditori; Filippo Scivoli, Presidente Cna Sicilia; Mario Emanuele Alvano, Segretario Generale ANCI Sicilia; Carmelo Traina, Patto per Restare; Arianna Campione e Anna Cacopardo, Startup Kimya; e Selene Re, Presidente CNA Nazionale Giovani Imprenditori. A moderare il confronto sarà Matteo Scirè, giornalista e responsabile comunicazione Cna Sicilia.

“La ‘restanza’ – dichiara Piero Giglione, Segretario di Cna Sicilia non può essere solo un atto di coraggio individuale: deve diventare una politica pubblica consapevole e condivisa. I giovani siciliani hanno voglia di mettersi in gioco, di innovare, di creare impresa, ma spesso si scontrano con un sistema che non offre loro infrastrutture adeguate, accesso al credito e servizi alla persona. Come Cna Sicilia crediamo che il territorio debba fare la sua parte, creando un ecosistema favorevole a chi sceglie di restare. Questo convegno non è solo un momento di discussione: è l’avvio di un percorso concreto che porterà proposte chiare alle istituzioni regionali, perché nessun giovane debba più sentirsi obbligato a partire per realizzarsi”.

-Foto Locandina evento-
(ITALPRESS).

  •  

Scienziati cuociono il pane con il lievito proveniente dalla mummia Ötzi

Gli scienziati dell’istituto Eurac Research, di Bolzano hanno cotto del pane a lievitazione naturale utilizzando lievito antico estratto dagli organi interni e dalla pelle della mummia risalente a 5.300 anni fa, il celeberrimo Ötzi, anche detto l’uomo di Similaun.

 

Il centro di ricerca sudtirolese ha annunciato mercoledì che i suoi scienziati hanno scoperto diversi ceppi di lievito resistenti al freddo nella mummia di Ötzi, risalente dell’Età del Rame, ritrovata sul Giogo di Tisa (nelle Alpi Venoste), in Val Senales, Alto Adige, il 19 settembre 1991.

 

Gli scienziati altoatesini hanno esaminato i microrganismi trovati sulla pelle di Ötzi, nel suo tratto digerente e nell’acqua di fusione proveniente dall’interno della mummia di Similauno.

 

«Abbiamo già condotto degli esperimenti preliminari, sebbene non ancora sistematici, con buoni risultati. Abbiamo provato a creare un lievito madre», ha affermato il microbiologo Mohamed Sarhan. «Abbiamo ottenuto un impasto davvero ottimo». Lo studio, che ha mappato l’ecosistema microbico dell’Uomo dei Ghiacci è stato pubblicato sulla rivista scientifica Microbiome.

 

I microrganismi sono stati trovati sulla pelle, nel contenuto gastrico e nell’acqua di fusione della mummia. Si è scoperto che questi lieviti sono ancora attivi e capaci di degradare proteine e lipidi. Si è scoperto che questi lieviti sono ancora attivi e capaci di degradare proteine e lipidi.

 

Dopo circa due settimane di alimentazione con farina, il ceppo di lievito si è adattato all’ambiente dell’impasto, ha affermato. Poiché Ötzi è stato conservato a circa -6 °C (21,2 °F), «questi lieviti sono straordinari perché si sono adattati a temperature molto basse», ha aggiunto. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Microbiome, ha mappato l’ecosistema microbico dell’Uomo dei Ghiacci. I lieviti isolati mostrano una sorprendente parentela con ceppi antartici, in grado di resistere a temperature estreme.

Sostieni Renovatio 21

Secondo Sarhan, i ceppi appena scoperti potrebbero offrire vantaggi all’industria alimentare moderna, consentendo la fermentazione a temperature di refrigerazione e durante il trasporto, con conseguente risparmio energetico.

 

«Il pane è attualmente una delle applicazioni più ovvie che stiamo prendendo in considerazione; un’altra è la birra, di cui abbiamo già discusso con gli esperti».

 

Lo studio ha rivelato che il microbioma della mummia contiene diversi strati di vita microbica, tra cui tracce della sua vita, organismi che hanno colonizzato il corpo dopo la morte nel ghiacciaio e microbi moderni introdotti durante decenni di manipolazione e conservazione. Le analisi genetiche hanno suggerito che i ceppi di lievito amanti del freddo provengono dall’ambiente glaciale in cui Ötzi è stato conservato e sono rimasti associati alla mummia per millenni.

 

Ötzi rappresenta forse la massima celebrità bolzanina. Un intero museo gli è dedicato: purtroppo negli ultimi anni sembra sparito il piano dedicato alle bizzarrie intorno all’isteria riguardo alla mummia, con documenti come gli articoli di giornale che raccontavano di donne che volevano essere messe incinte con il DNA di Ötzi, persone che si dichiaravano suoi discendenti.

 

Nel piano si mostrava il tuatuaggio di Brad Pitt – saltuario frequantatore di quelle parti delle Alpi – che ha il corpo rattrappito dell’Ötzi inciso sull’avambraccio: lo stesso Ötzi rappresenta l’uomo tatuato più antico del mondo. Sul suo corpo sono visibili ben 61 tatuaggi: schiena, lombi, ginocchia, caviglie e polsi sono disegnati, piccole incisioni sulla pelle strofinate con polvere di carbone vegetale, linee parallele, punti e croci. Più che a questioni estetiche, gli scienziati ipotizzano una forma primitiva di agopuntura.

 

Ora il museo, oltre che al tubone in cui la mummia è crioconservata e mostrata al pubblico tramite un oblò, offre altre attrazioni, come la possibilità di indossare una riproduzione del suo giaccone pelose, davvero interessante. Vale la pena di notare come la stanza che ricorda che si tratta letteralmente di un cold case – l’uomo potrebbe essere stato ucciso – contenga, in un apposito angolo, le ipotesi sulla morte fatte dai visitatori, dove spunta talora una teoria che all’epoca eravi sui giornali di carta, e ora, dopo decenni di femminismo ingravescente, risulta introvabile in rete: ad uccidere il pover’uomo sarebbe stata sua moglie, «Ötza», magari in combutta con un amante.

 

 

Insomma, anche 50 secoli fa, cherchez la femme. Ötzi cornuto e mazziato: il mondo rimane identico nei millenni, ed è, in fondo, un sollievo.

 

Ötzi è stato trovato sul Giogo di Tisa, a 3.210 metri di quota nelle Alpi Venoste (nei pressi del monte Similaun), in Val Senales, Alto Adige.Il corpo venne avvistato per caso il 19 settembre 1991 dai coniugi tedeschi Erika e Helmut Simon. La mummia affiorò dal ghiaccio a causa di un’estate insolitamente calda.

 

Poiché il ritrovamento è avvenuto in una zona di cresta estremamente vicina alla linea di demarcazione di stato, si è scatenata un’accesa disputa territoriale tra Italia e Austria per rivendicarne la proprietà. Nei giorni subito successivi al recupero, si pensava che il sito fosse in Austria. La mummia fu quindi trasferita all’Istituto di Anatomia dell’Università di Innsbruck per essere analizzata e messa al sicuro.

 

Il 2 ottobre 1991, le autorità dei due Paesi disposero un rilievo topografico congiunto ed estremamente preciso. I rilievi geometrici accertarono che il punto esatto del ritrovamento si trovava in territorio italiano per soli 92,56 metri rispetto alla linea di confine.

 

Nonostante la certezza che la mummia appartenesse all’Italia sotto il profilo del diritto internazionale, Roma e Bolzano concessero agli scienziati austriaci di Innsbruck di completare i primi studi scientifici urgenti. Al termine delle ricerche programmate, nel gennaio 1998, l’Austria ha restituito ufficialmente il reperto archeologico all’Italia.

 

Immagine di MOs810 via Wikimedia CC BY-SA 4.0

Iscriviti al canale Telegram

Il celebre alpinista altoatesino Rinaldo Messner ha avuto un ruolo casuale ma cruciale nelle primissime fasi del ritrovamento di Ötzi, sia dal punto di vista scientifico che da quello politico. Fino al suo arrivo sulla scena, le autorità e i soccorritori locali pensavano che il corpo appartenesse a un alpinista scomparso in tempi recenti (forse il professor Music, un docente universitario scomparso nel 1941). Il Messner osservò attentamente i resti degli indumenti in pelle e i contenitori di corteccia di betulla che affioravano dal ghiaccio.

 

Il gestore del vicino rifugio Similaun, Markus Pirpamer, mostrò a Messner uno schizzo dell’ascia che era stata parzialmente estratta. Guardando quell’equipaggiamento, Messner fu il primo in assoluto a ipotizzare che il corpo fosse antico, stimando inizialmente un’età di almeno 500 anni (sbagliando per difetto, dato che la mummia risale a oltre 5.000 anni fa, ma capendo subito che non si trattava di un cadavere moderno).

 

Nel 2016, in occasione del 25° anniversario del ritrovamento, lo stesso Messner – già noto per le sue affermazioni sugli incontri con lo Yeti in Himalaya, che secondo lui è il grande orso bruno himalayano (noto localmente come tshemo) – ha rivendicato un ruolo politico decisivo nell’assegnazione della mummia all’Italia. L’alpinista ha dichiarato pubblicamente: «se non fossi passato subito sul luogo di ritrovamento e se non l’avessi indicato come territorio italiano, gli austriaci avrebbero preso Ötzi e lo avrebbero tenuto per sempre».

 

Curiosamente, a causa della sua presenza sul posto e della sua fama, all’epoca nacquero persino delle bizzarre teorie complottiste secondo cui lo stesso Messner avrebbe portato la mummia sul ghiacciaio per orchestrare una trovata pubblicitaria a favore di sue imprese alpinistiche, accuse che egli ha sempre definito «insopportabili».

 

Tanto più che, con l’avvento dell’Ötzi il Messner ha perduto lo status di massima celebrità altoatesina, cedendo il posto alla mummia, fors’anche più trendy di quella di Tutankhamon, che di fatto ha solo 3.350 anni, 2000 in meno rispetto all’inossidabile uomo di Similauno, vero eroe sudtirolese.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di OetziTheIceman via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0

 

 

 

L'articolo Scienziati cuociono il pane con il lievito proveniente dalla mummia Ötzi proviene da RENOVATIO 21.

  •  

Urbanistica a Milano, nella prima sentenza sulla Torre di via Stresa assolti tutti gli 8 imputati: “Assenza di dolo, hanno agito secondo prassi del Comune e le pronunce dell’epoca”

Il fatto non costituisce reato. Con questa formula sono stati assolti tutti gli 8 imputati nella prima sentenza delle numerose indagini aperte sulla gestione dell’urbanistica nel comune di Milano. Gli otto soggetti erano accusati di abuso edilizio e lottizzazione abusiva. Si tratta del caso riguardante la “Torre Milano“, un grattacielo di 24 piani alto 85 metri edificato in via Stresa al posto di due piccole palazzine a uffici di 2 e 3 piani che un tempo ospitavano una casa editrice. Assolti per “assenza di dolo“, scrive il presidente del Tribunale in una nota. In pratica per il giudice il fatto c’è, ma non costituisce reato per mancanza dell’elemento soggettivo, cioè gli imputati erano in buona fede.

Il dolo e la prassi

Gli otto imputati hanno agito in buona fede: è questa, in sintesi, la nota con cui il presidente del Tribunale Fabio Roia spiega – anticipando le motivazioni che saranno depositate tra 90 giorni – la sentenza che chiude con un’assoluzione piena il primo processo del filone sulla rigenerazione urbana. In particolare il verdetto pronunciato dalla giudice Braggion con la formula “il fatto non costituisce reato” ha fatto cadere l’accusa nei confronti dei costruttori e l’architetto del progetto di aver proceduto a un intervento edilizio, con titolo illegittimo trattandosi di nuova costruzione e non di ristrutturazione e senza previo piano attuativo. Assolti anche i funzionari del Comune di Milano citati per rispondere penalmente per aver concorso (dolosamente) o cooperato (colposamente) a tale realizzazione rilasciando un titolo illegittimo e redigendo una delibera dirigenziale che rendeva possibile tale costruzione in contrasto con norme statali, e senza redigere un piano attuativo. “Per tutti difetta l’elemento soggettivo del reato, sia doloso che colposo, atteso che solo negli ultimi anni la giurisprudenza penale, quella amministrativa e finanche le pronunce della Corte Costituzionale più recenti hanno offerto diverse interpretazioni del concetto di ristrutturazione” si spiega nella nota. Inoltre, “la prassi consolidata del Comune di Milano, discendente dall’applicazione della legge regionale, del Pgt e del Regolamento edilizio, avvallata dall’avvocatura comunale fino dal 2002, ratificata fino al 2023 con la circolare numero 1 del Comune e sostenuta dalla pacifica giurisprudenza amministrativa dei Tar e del Consiglio di Stato, consentiva l’intervento Torre Milano con il titolo effettivamente rilasciato a Opm srl”. L’asseveratore del progetto è stato anche assolto dall’imputazione di falsa attestazione della conformità del progetto ai requisiti del Pgt e della legge “per mancanza di dolo, in quanto nella sua relazione ha attestato ciò che riteneva corretto e non sapeva essere ‘falso’ secondo le interpretazioni della giurisprudenza penale e amministrativa successiva, impostasi dopo oltre 7 anni dalla sua relazione”.

Cosa aveva chiesto la procura

La pm milanese Marina Petruzzella aveva chiesto la condanna a 2 anni e 4 mesi di arresto e 50mila euro di ammenda per Giovanni Oggioni, ex direttore dello Sportello unico edilizia del Comune ed ex vicepresidente della Commissione paesaggio, nel marzo 2025 anche arrestato per un altro filone sulla corruzione e imputato in diversi procedimenti. Stesse richieste di condanne avanzate per gli imprenditori-costruttori Stefano e Carlo Rusconi. La pm aveva chiesto, poi, per quei due reati contravvenzionali le pene più alte di 2 anni e 4 mesi di arresto e 50mila euro di ammenda anche per altri due imputati, ossia Franco Zinna, ex dirigente della Direzione Urbanistica milanese, e Gianni Maria Beretta, architetto e progettista. Infine erano stati chiesti due anni di arresto e 30mila euro di ammenda per Francesco Mario Carrillo e Maria Chiara Femminis e un anno di arresto e 16mila euro di ammenda per Pietro Ghelfi, tre ex funzionari dello Sportello unico edilizia La procura aveva anche chiesto la confisca del grattacielo ritenuto abusivo, perché costruito con la Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) invece che con un piano attuativo, come fosse una “ristrutturazione” e non invece una nuova costruzione. Impianto accusatorio che però non ha convinto la giudice Paola Braggion della settima penale che ha assolto tutti gli imputati.

Gli applausi in aula

Durante la lettura della sentenza in aula è partito un applauso. Si tratta della prima sentenza dopo una delle tante indagini aperte, da ormai quasi quattro anni, dalla Procura di Milano sulla gestione urbanistica e su presunti abusi edilizi. Alcune di queste inchieste, in alcuni casi, contestano anche ipotesi di corruzione. Secondo i pm, una nuova costruzione era stata “spacciata” per una ristrutturazione. Ipotesi che riguarda tanti altri procedimenti e che è stata spazzata via da questo primo verdetto. Il Comune, parte offesa per i pm, non si era costituito parte civile contro gli imputati.

Le reazioni

“Non commento le sentenze, le sentenze si rispettano. Beh, sono soddisfatto. Io sono una persona limpida e trasparente e sono sempre stato sereno. Non commento poi le altre indagini”, ha detto ai cronisti l’ex dirigente comunale Giovanni Oggioni, assolto oggi assieme agli altri sette imputati. Oggioni, tra l’altro, è imputato in diversi altri procedimenti su abusi edilizi aperti dai pm e anche indagato per ipotesi di corruzione in un altro filone delle maxi indagini. “Ci siamo tolti un gran peso, il peso della ingiustizia. Ci siamo sentiti molto soli in questo periodo, come soli si sono sentiti gli acquirenti sospesi. È stato un processo molto duro. Era una questione di norme e di valutazioni sbagliate da parte dei pm”, ha sottolineato l’avvocato Federico Papa, che assiste l’imprenditore-costruttore Carlo Rusconi. “Nell’azione della Procura c’è il concetto di ‘colpirne uno per educarne cento‘”, aveva affermato Rusconi in dichiarazioni spontanee davanti al giudice prima che lo stesso magistrato si ritirasse in camera di consiglio per uscire qualche minuto dopo con il verdetto di assoluzione per lui e gli altri sette imputati.

L'articolo Urbanistica a Milano, nella prima sentenza sulla Torre di via Stresa assolti tutti gli 8 imputati: “Assenza di dolo, hanno agito secondo prassi del Comune e le pronunce dell’epoca” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Caos Tunisia, esonerato Lamouchi: giocatori contro il ct e lite in hotel dopo la sconfitta all’esordio. Al suo posto Hervé Renard

Novanta minuti più recupero. Tanto è durato il Mondiale da commissario tecnico della Tunisia di Sabri Lamouchi. In poco meno di ventiquattro ore all’ex centrocampista è successo più o meno di tutto. Prima i cinque gol incassati dalla Svezia, non esattamente una plutocrazia del calcio internazionale, nella sfida d’esordio. Poi la richiesta di esonero immediato da parte di alcuni suoi giocatori mentre il ct era ancora in campo. E dopo ancora un’accesa litigata con alcuni calciatori della nazionale, una riunione d’emergenza della Federcalcio tunisina per decidere il suo futuro, la scelta dell’esonero, poi no e alla fine è arrivato il comunicato: esonerato. Al suo posto arriva Hervé Renard. Una giornata da mal di testa che rischia di già di entrare nella storia della Coppa del Mondo. Il malcontento nei confronti dell’operato del tecnico parte da lontano. Il 3 gennaio del 2026 la Tunisia di Sami Trabelsi era stata eliminata dalla Coppa d’Africa dal Mali. Un risultato deludente che aveva portato al cambio in panchina.

Mondiali 2026, la classifica dei gironi aggiornata
Mondiali 2026, la classifica marcatori in diretta

Arrivederci Trabelsi, benvenuto Lamouchi. L’ex centrocampista di Monaco, Parma, Inter e Genoa aveva un rapporto tutto particolare con le “Aquile di Cartagine”. Nato a Lione da genitori emigrati da Dahmani, paese di circa seimila abitanti a nord della Tunisia, da calciatore aveva deciso di vestire la maglia della Francia. Un dettaglio superfluo, che non aveva intaccato il suo rapporto con la terra dei suoi genitori. Almeno non quanto hanno fatto i risultati ottenuti da selezionatore. Prima del Mondiale Lamouchi ha guidato la Tunisia in quattro amichevoli. Ma dopo il successo per 1-0 al debutto contro Haiti e il pareggio nella seconda sfida contro il Canada, sono arrivate solo sconfitte. Prima un 1-0 a inizio giugno contro l’Austria. Poi uno straziante 5-0 contro il Belgio a 9 giorni dalla prima sfida del Mondiale. Gli animi non erano già alle stelle. Così la disfatta per 5-1 contro la Svezia ha assunto le dimensioni di una Caporetto per la selezione nordafricana.

Mondiali 2026, i gironi e il nuovo regolamento
Calendario Mondiali: date e orari, dove vedere le partite in tv
L’albo d’oro dei Mondiali

Secondo quanto riportato da fonti tunisine alcuni giocatori e membri dello staff avrebbero chiesto ad alta voce l’esonero di Lamouchi prima ancora del triplice fischio. Poi a fine partita il ct si è presentato davanti alle telecamere e ha parlato di una sconfitta pesante figlia soprattutto di “errori individuali” e di una certa “fragilità tattica”. Parole che non hanno fatto altro che aumentare la tensione. Da questo momento la situazione è degenerata. Tanto che al rientro in hotel la rabbia sarebbe esplosa. Alcuni media tunisini raccontano di una “rissa” che sarebbe scoppiata tra lo stesso Lamouchi, alcuni giocatori, membri dello staff e tifosi. Altri media internazionali, invece, parlano di un diverbio piuttosto acceso tra una decina di tifosi e il figlio di Lamouchi. A quel punto la Federcalcio tunisina ha deciso di convocare una riunione d’urgenza per decidere il futuro del tecnico.

Gli spazi di trattativa erano inesistenti. Il ct è stato esonerato e la Fédération Tunisienne de Football ha diramato un comunicato. Solo che poi il post è scomparso dai social all’improvviso. E poi rimesso dopo qualche ora. Così il Mondiale ha tirato un altro colpo mancino a Lamouchi. Nel 1998, infatti, il centrocampista è stato inserito dall’allora ct Aimé Jaquet nella lista dei preconvocati della Francia in vista della Coppa del Mondo casalinga. Poi però al momento di presentare la lista definitiva è arrivato il taglio. I galletti hanno vinto il Mondiale, ma Sabri si è dovuto accontentare di vedere il successo dei suoi amici in diretta tv. “L’ho vissuta come un’ingiustizia – racconterà anni dopo al Telegraph – Meritavo di giocarli. Poi il dolore me lo sono lasciato alle spalle e mi ha reso più forte. Ma non aver giocato il Mondiale del 1998 è il peggior ricordo della mia carriera calcistica”. Almeno fino alla sconfitta contro la Svezia dell’altro giorno.

L'articolo Caos Tunisia, esonerato Lamouchi: giocatori contro il ct e lite in hotel dopo la sconfitta all’esordio. Al suo posto Hervé Renard proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

L’Antitrust italiana indaga su Apple: dubbi sulla concorrenza dei servizi cloud. Codacons: “Multa esemplare, se accertati illeciti”

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un’indagine su Apple in merito all’osservanza dell’obbligo di interoperabilità previsto dal Digital Markets Act (la normativa europea) cui sono sottoposti i sistemi operativi iOS e iPadOS di Apple. Lo comunica l’Antitrust, ricordando che secondo il DMA, Apple deve garantire a terzi, a titolo gratuito, l’accesso alle componenti hardware e software dei dispositivi di Cupertino. Il Garante cita l’articolo 6 par. 7 del regolamento Ue. Nello specifico, il procedimento è focalizzato sui servizi cloud: l’Europa vuole garantire agli utenti della Mela la possibilità di utilizzare servizi diversi da quelli di Cupertino, senza costi aggiuntivi. Insomma, l’effettiva compatibilità di tutti i servizi basati sulla “nuvola” con i sistemi operativi iOS e iPadOS.

L’Autorità “ha elementi per ritenere che i fornitori terzi di servizi cloud consumer potrebbero non essere posti nelle stesse condizioni del servizio iCloud di Apple, perché non sembrano avere accesso alle stesse componenti utilizzate o comunque rese disponibili al servizio iCloud”. A titolo di esempio, si legge nella nota dell’Antitrust, “sembrerebbe che Apple non consenta ai servizi per gli utenti finali di cloud storage alternativi di utilizzare le componenti di iOS e iPadOS che permettono di effettuare il backup integrale dei dati presenti sui dispositivi, consentito invece al servizio iCloud di Apple”. Il procedimento è stato avviato in stretta cooperazione con la Commissione Europea.

“Se saranno accertate pratiche illecite ci aspettiamo una multa esemplare nei confronti di Apple per i danni arrecati agli utenti, al mercato e alle altre imprese”, ha affermato il Codacons. “Ancora una volta le big tech si ritrovano al centro di indagini da parte dell’Autorità per comportamenti che violerebbero la concorrenza danneggiando non solo altri operatori, in questo caso i fornitori di servizi cloud consumer, ma anche i consumatori, i quali subirebbero una limitazione delle proprie scelte economiche – spiega il Codacons – Un caso che dimostra lo strapotere dei colossi tecnologici, e per il quale ci aspettiamo una multa esemplare da parte sia dell’Antitrust, sia della Commissione Europea, in caso di conferma delle violazioni contestate.

L'articolo L’Antitrust italiana indaga su Apple: dubbi sulla concorrenza dei servizi cloud. Codacons: “Multa esemplare, se accertati illeciti” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Sabotarono l’alta velocità, smantellata cellula terrorista anarchica: 7 arresti

Sabotarono l'alta velocità, smantellata cellula terrorista anarchica: 7 arresti

ROMA (ITALPRESS) – Blitz antiterrorismo della Polizia di Stato. I medici della Digos di Roma, insieme alla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, hanno smantellato una cellula anarco-insurrezionalista radicata nella Capitale e legata a gruppi simili a Bologna, Forlì-Cesena, Milano e Napoli. Su richiesta della Procura di Roma, il Gip ha emesso sette misure cautelari: 5 persone sono finite in carcere e 2 agli arresti domiciliari, tutte accusate di associazione con finalità di terrorismo ed eversione. L’indagine ha fatto luce sul grave sabotaggio dello scorso 14 febbraio contro la linea ferroviaria dell’Alta Velocità Roma-Firenze. Due degli arrestati sono infatti accusati di aver piazzato ordigni esplosivi rudimentali ma efficaci, provocando il blocco della circolazione e danni all’infrastruttura per 455 mila euro. L’attacco, insieme a un altro tentato sulla Roma-Napoli, era stato rivendicato sul sito ispiraazione.noblogs.org in concomitanza con le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina, con messaggi antimilitaristi.

pc/mca2
(Fonte video: Polizia di Stato)

  •  

Nel panopticon digitale lo sguardo ci addestra

D Da bambini ci dicevano che Dio vede tutto, oggi sappiamo che è vero per Google. E possa la gogna dei social trasformarci in meme, dovessimo dimenticare per un momento di essere visibili. D’altronde, Foucault ci aveva avvertiti: “La visibilità è una trappola.” Una tagliola, un SuperIo individuale e collettivo, una tensione pronta a scattare appena ci discostiamo dal conformismo, dalla morale comune. La mutazione del censore psichico, da tormento interiore a punizione pubblica la percepiamo nelle lenti della Google Car, che immortala il momento esatto in cui un cadavere viene spostato nel cofano di un’auto, nei tondi occhietti dei telefoni prontamente impugnati per sbugiardare in mondovisione una coppia di amanti, nelle umiliazioni in palestra catturate dalla CCTV e caricate online ‒ che si tratti di commettere un omicidio, una scappatella coniugale o di farsi smutandare dal tapis roulant, non c’è più modo di nascondersi.

La tensione aumenta, le fauci sono sempre più tese, basta un passo falso per far scattare la trappola della visibilità mentre Palantir utilizza l’intelligenza artificiale per incrociare dati da database diversi, trasformandoci nei “dividuali” previsti da Deleuze: esseri umani ridotti a conglomerati di dati ‒ misurabili, analizzabili, controllabili. Noi, che non siamo ancora Altro, illegal aliens, stranieri, che non subiremo conseguenze se i nostri dati di geolocalizzazione vengono venduti allo Stato, come è accaduto con l’ICE, un acquisto diretto dalle aziende private per aggirare le garanzie costituzionali americane.

Se siamo cittadini dello Stato in cui viviamo, se siamo abituati a dare per scontato il nostro muoverci nella società di diritto, se non abbiamo mai avuto paura che la nostra esistenza possa essere bollata indesiderabile; se i nostri antenati, biologici e simbolici, non sono mai stati messi in catene dalla società, se non portiamo dentro i geni dell’homo sacer, potremmo esser cullati nel sonno dei giusti dal “che importa, che si prendano i miei dati”. Ma l’esclusione dal nucleo sociale è la prima grande minaccia alla nostra sopravvivenza, e Madre Natura l’ha incisa nella nostra evoluzione: siamo istintivamente portati a essere consapevoli dello sguardo altrui, questo potente magnete del conformismo.

Viviamo in un panopticon digitale: gli occhi attorno a noi sono quelli delle telecamere, dei microfoni, e degli smartphone. Il sorvegliante si è smaterializzato, e lo portiamo dentro, interiorizzato. Da lì esercita la sua silenziosa minaccia, modellando il nostro comportamento, facendoci adattare a cambiamenti sociali sempre più repentini. Non sono lontani i tempi delle lettere scarlatte, dell’umiliazione pubblica che non si riduce al cringe, ma ci segna a vita; i tempi delle deportazioni coatte, quelli, non se ne sono mai andati.

L’esclusione dal nucleo sociale è la prima grande minaccia alla nostra sopravvivenza, e Madre Natura l’ha incisa nella nostra evoluzione: siamo istintivamente portati a essere consapevoli dello sguardo altrui, questo potente magnete del conformismo.
Arrenderci al controllo costante ha un costo ‒ tenerci perennemente all’erta ‒ ma anche un beneficio: ci permette di rimanere al passo con i cambiamenti repentini nella tecnologia e in ciò che la morale comune considera accettabile, normale. Il premio è sperare di passare inosservati, di evitare umiliazione e rigetto, esclusione ‒ di sopravvivere, insomma. D’altronde, sapere di essere osservati è qualcosa per cui l’evoluzione ci ha perfezionati: basta molto poco per farci sentire esposti. Per ottenere obbedienza non serve un enorme panopticon di ferro e cemento: il panopticon digitale, con la sua effimera libertà, è sufficiente per far lavorare il nostro conformismo innato per lui.

Partiamo dagli occhi, l’organo più strano di tutti, il dispositivo fondamentale del guardare e dell’essere guardati. I nostri occhi sono unici tra gli animali: la sclera, bianca, occupa una grande parte della superficie dei nostri occhi, e contrasta nettamente con l’iride. Mentre la maggior parte degli animali, primati inclusi, ha “gli occhiali da sole incorporati”, la direzione del nostro sguardo è inequivocabile. È probabile che questo unicum sia dovuto alla pressione evolutiva volta a facilitare le interazioni di gruppo, base della cooperazione ‒ la sopravvivenza, di nuovo, tramite l’appartenenza al gruppo.

Fonte: F. Kano, T. Furuichi, C. Hashimoto et al. (2022), “What is unique about the human eye? Comparative image analysis on the external eye morphology of human and nonhuman great apes”, Evolution and Human Behavior, 43 (3), pp. 169-80; https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S1090513821000945

A cascata, lo sguardo modella il nostro sviluppo, la nostra psicologia, la comunicazione, il nostro essere nel mondo. Dopotutto, viviamo di sguardi: in mezzo a un mare di facce che non ci stanno guardando localizziamo immediatamente il paio d’occhi che ci osserva. La nostra reputazione e il rapporto con l’Altro sono la differenza tra cibo e digiuno, comunità ed esilio, protezione o violenza. La nostra identità è costruita nel rapporto con gli altri: temere il giudizio altrui è fondamentale per la gestione della reputazione. Alcuni ricercatori hanno fotocopiato un paio d’occhi, appiccicandoli alla macchinetta del caffè: le contribuzioni alla colletta per le cialde sono triplicate. Chi sei quando nessuno ti guarda? Per la maggior parte di noi la risposta include l’essere qualcuno che non paga il caffè.
 
Fonte: M. Bateson, D. Nettle, G. Roberts, (2006), “Cues of being watched enhance cooperation in a real-world setting”, Biology letters, 2 (3), pp. 412-14, https://doi.org/10.1098/rsbl.2006.0509.

Gli occhi non sono mai neutri: il nostro comportamento cambia quando veniamo osservati, la psicologia lo sa dai primi studi formali, più di un secolo fa. E lo sanno sia i supermercati inglesi, con gli occhietti disegnati sui cartelli antitaccheggio, che la saggezza popolare e le sue madonnine votive poste a vegliare sui vicoli oscuri delle città italiane. Lo sappiamo tutti noi che almeno una volta abbiamo sibilato a qualcuno “non mi guardare, altrimenti non ci riesco”. Noi, gli stessi che in altre situazioni performiamo meglio sentendo degli occhi addosso. Lo sguardo altrui non è mai neutro.

La nostra reputazione e il rapporto con l’Altro sono la differenza tra cibo e digiuno, comunità ed esilio, protezione o violenza. La nostra identità è costruita nel rapporto con gli altri: temere il giudizio altrui è fondamentale per la gestione della reputazione.
Lo sguardo è fondamentale anche nell’apprendimento di ciò che è accettabile o meno, di ciò che causa vergogna o ammirazione, condanna o ricompensa. Che significato assume lo sguardo nella società della sorveglianza, dove le norme si aggiornano continuamente? Dalla rivoluzione industriale la società ha conosciuto accelerazioni che si ripetono più volte nell’arco di una sola generazione. I cambiamenti sono talmente frequenti da essere divenuti una costante, e la pandemia ha rilanciato violentemente questa dinamica. Abitudini collettive radicate e socialmente incoraggiate si ribaltano; il cambiamento avviene a velocità palpabile. Come non rimanere indietro?

Secondo la teoria dell’apprendimento sociale di Albert Bandura impariamo a comportarci in modo socialmente appropriato non soltanto attraverso rinforzi e divieti, ma anche osservando il comportamento altrui, e le relative conseguenze. Interiorizziamo i modelli di comportamento creando delle regole implicite. Se alcune norme sociali ci vengono insegnate (“indicare è maleducazione!”), di solito le impariamo osservando gli altri, specialmente chi percepiamo simile a noi, autorevole, attraente e appariscente. Un meccanismo di apprendimento istintivo, cooperativo, teso al conformismo ma gestibile, se non fosse che nella società dello spettacolo e della performance non ci rapportiamo semplicemente con il circolo ristretto della comunità e della famiglia ma con un mondo reso immenso dai social, per cui l’apprendimento è veloce, amplificato e il nostro capitale simbolico è la posta in gioco: il rischio è di essere messi alla gogna dal mondo intero.

Pensiamo ai contanti: fino alla pandemia del 2020 erano il metodo di pagamento normale, anzi, spesso ci scusavamo a mezza voce davanti ai negozianti che storcevano il naso se dovevamo ricorrere alla carta. Oggi, pagare in contanti è divenuto un’infamia, una vergogna: l’illiceità è implicita, hai qualcosa da nascondere. Sei sospetto, se paghi in contanti. Non sono più un pagamento neutro. Il peso reputazionale della transazione, che avviene quasi sempre di fronte ad amici, parenti, interessi romantici, ha influito nell’incasellare carta-contanti nel binomio draconiano del pulito-sporco, normale-deviante. Sotto sotto però lo sappiamo ‒ cosa compriamo, quando, con chi, dove, quanto spesso ‒ sono diventati dati: tracciati, misurati, analizzati. Raccontano di noi e delle nostre vite e abitudini, della nostra salute, di solitudine o vita sociale, di desideri e di difficoltà. Ci siamo abituati a esporre una vulnerabilità delle nostre vite: l’uso del denaro, per giunta a una velocità vertiginosa.

Non solo, sembriamo aver dimenticato qualcosa che, specialmente per le donne, dovrebbe essere iscritto nelle ossa: il denaro è potere e libertà, ma è anche revocabile. In Italia la potestà maritale è stata abolita nel 1975, poco più di 50 anni fa: fino a ieri per contrarre un mutuo era necessaria l’autorizzazione del marito. Il Racconto dell’ancella (1985) di Margaret Atwood si apre con l’estinzione giuridica ed economica delle donne: i conti bancari chiusi, i loro soldi trasferiti sotto il controllo di padri e mariti.

Potresti “non avere nulla da nascondere” ma quando il potere decide che non sei accettabile ti trovi a scoprire che da nascondere ne hai eccome, se vuoi sopravvivere. E il tuo cervello già lo sa.
Controllare il denaro è il modo più semplice ed efficace di dominare le persone: in una società dove il denaro è smaterializzato e tracciabile basta essere bollato come indesiderabile per essere espulso dal sistema monetario, ovvero per non poter esistere più. Lo illustra il caso di Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati: sanzionata dagli Stati Uniti per aver descritto la campagna militare israeliana in Palestina come un genocidio, s’è vista revocare la possibilità di usare carte di credito ovunque nel mondo, dato che praticamente tutte le transazioni passano per circuiti di pagamento americani.

Potresti “non avere nulla da nascondere” ma quando il potere decide che non sei accettabile ti trovi a scoprire che da nascondere ne hai eccome, se vuoi sopravvivere. E il tuo cervello già lo sa. La velocità con cui la società cambia, questo stato di costante impermanenza, di continua precarietà e flessibilità, di aggiornamento costante del comportamento era stato anticipato da Gilles Deleuze nel 1990 con il suo Poscritto sulle società del controllo: basandosi sulla società della disciplina di Foucault, osserva la mutazione che ci ha portati alla società del controllo contemporanea.

A fondamento dell’impianto foucaultiano c’è una costruzione: la prigione circolare ideata da Jeremy Bentham in cui tutte le celle sono costantemente esposte a una torre di sorveglianza centrale, le pareti trasparenti verso l’interno del cerchio, così come verso l’esterno della struttura, inondate di luce. Un carcere in cui il prigioniero non conosce segretezza, dove a sua insaputa e in ogni istante, potrebbe essere osservato dai guardiani. Il Panopticon.

Il completo isolamento tra compagni di sventura e l’assenza di muri tra prigioniero e sorvegliante, evocazione di incubi di nudità in pubblico, ci provocano istintivo orrore, tuttavia non sono la presenza e assenza di pareti ciò che rende il Panopticon lo strumento di sorveglianza per eccellenza, ma lo sguardo invisibile del guardiano. Bentham aveva entusiasticamente previsto l’accesso della società civile alla torretta, perché è lo sguardo della persona comune ‒ che sia mossa da zelo morale, paura per sé stessa, da sadismo o curiosità ‒ lo sguardo di chi incarna, in modo banale e comune, la civitas, che completa e perfeziona il meccanismo di controllo. Quello sguardo è un tarlo che scava nei recessi più reconditi dell’Io: non essere mai soli, sempre potenzialmente esposti insinua gallerie, innalza dentro di noi una torretta.

Lo sguardo della persona comune ‒ che sia mossa da zelo morale, paura per sé stessa, da sadismo o curiosità – è lo sguardo di chi incarna la civitas, che completa e perfeziona il meccanismo di controllo.
Interiorizzata, la presenza del sorvegliante diventa continua, intima. Davanti alla possibilità costante di essere scoperti impariamo a comportarci secondo le norme, a conformarci, a obbedire. Come sapevano bene i nostri genitori quando invocavano Dio di fronte alle nostre marachelle, essere esposti ci spinge alla disciplina, e la ricerca psicologica lo conferma. È questo il vero scopo del panopticon.

Se nella sua forma dura di acciaio e cemento il panopticon è stato abbandonato, in forma smaterializzata e digitale è tutto attorno a noi. La luce che illuminava dal fondo delle celle i prigionieri rendendoli sagome in un teatro delle ombre continua a rischiararci. E mentre crediamo di crogiolarci al sole, quella luce serve a renderci silhouette sempre più delineate: un teatro delle ombre che emerge lentamente in pixel sempre più piccoli e nitidi. Ogni movimento, ogni emozione, ogni pensiero, diventano misurabili: dati da far processare all’intelligenza artificiale. È del 2014 il primo esperimento di massa sulla manipolazione delle emozioni: a loro insaputa quasi 7.000 utenti di Facebook vengono emotivamente contagiati. Dopo aver visto post negativi prodotti dagli amici, gli utenti producevano più contenuti con parole negative, e viceversa, anche in assenza di interazioni dirette, trattandosi della visione di un feed.  Oggi Palantir vende l’analisi del sentiment, della percezione collettiva, tramite l’intelligenza artificiale per trasformare le opinioni soggettive in actionable intelligence, strategie da sfruttare commercialmente.

Osserviamo per un momento questo passaggio: nella società della disciplina descritta da Foucault, caratteristica del capitalismo industriale, le persone venivano organizzate e controllate tramite sistemi chiusi lungo i quali ci si muoveva nel corso della vita ‒ la scuola, la fabbrica, l’ufficio, il manicomio, la prigione ‒ ed erano trattate come unità individuali da controllare nel corpo e masse da controllare collettivamente; la disciplina era “di lunga durata, infinita e discontinua”. Il panopticon era solido, strutturato, visibile.

Tuttavia, come osserva Deleuze, “non c’è evoluzione tecnologica senza che, nel più profondo, avvenga una mutazione del capitalismo” ‒ cambiamento che ci ha portati al capitalismo contemporaneo, che vende beni immateriali, che dalla fabbrica è passato all’impresa, dove il lavoro deve essere instabile e precario per rispondere alle necessità ondivaghe del mercato. Non passiamo più dalla scuola alla fabbrica o all’ufficio, non trascorriamo più la nostra vita adulta al servizio di un unico padrone; siamo in uno stato di formazione permanente, di fluttuazione interminabile.

Nella società del controllo i due poli su cui agisce il potere sono il dividuale, cioè la persona smaterializzata in dati, da un lato, e la banca dati dall’altro, in cui la massa è trasformata in segmento di mercato, in campione statistico.
Se nella società della disciplina gli individui erano sia individui identificabili, quindi corpi confinabili in istituzioni chiuse, dalla scuola al manicomio, sia parte di una massa controllabile ‒ classe, esercito, popolazione ‒ nella società del controllo, i due poli su cui agisce il potere sono il dividuale, la persona smaterializzata in dati, da un lato, e la banca dati dall’altro, in cui la massa è trasformata in segmento di mercato, in campione statistico, in archivio.

Scrive Deleuze: il controllo non passa più per le barriere e i muri ma attraverso “il computer che individua la posizione di ciascuno, lecita o illecita, e opera una modulazione universale”. I pagamenti elettronici sono un tassello indispensabile di questo tracciamento costante. E la vera innovazione, il grave pericolo rappresentato da Palantir, è l’integrazione tra database diversi, che divengono interoperabili: archivi nati con scopi e mezzi diversi ‒ welfare, immigrazione, sanità, polizia, utenze, targhe, transazioni ‒ prima separati dalla tassonomia burocratica ora diventano integrati e interrogabili, capaci di restituire una visione a tutto tondo dell’individuo, trasformato in un dividuale perfetto, costantemente esposto nella sua cella luminosa.

Come ogni evoluzione di successo, i tratti utili vengono mantenuti, trasformati in una versione più snella e più adatta all’ambiente: la società della disciplina si è tramutata in quella del controllo mantenendo l’essenza funzionale, l’interiorizzazione del sorvegliante, e sulla scorta del cambiamento tecnologico, gli occhi si sono moltiplicati. Da sempre essere osservati scatena apprendimento sociale e conformismo, e nella società dell’impermanenza adattarsi al cambiamento è l’unico modo per non essere lasciati indietro, o peggio, essere esposti al pubblico ludibrio.

Il panopticon si è smaterializzato, ridotto alla sua essenza: la telecamera ‒ il guardiano, il sorvegliante interiorizzato ‒, e noi, i sorvegliati.  Senza bisogno di pareti e costrizione fisica, sono sufficienti la psicologia e l’evoluzione, l’addestramento a essere all’erta ogni volta che potremmo essere guardati. Se la società della disciplina si avvaleva dello stampo, quella contemporanea si basa sulla modulazione: strumento di una società in costante movimento, dinamica, in cui il controllo ‒ di nuovo, come descritto da Deleuze ‒ è diventato “a breve termine e a rapida rotazione, ma anche continuo e illimitato”.

Archivi nati con scopi e mezzi diversi, prima separati dalla tassonomia burocratica, ora diventano integrati e interrogabili, capaci di restituire una visione a tutto tondo dell’individuo, trasformato in un dividuale perfetto, costantemente esposto nella sua cella luminosa.
Così il sorvegliante ci guarda, tramite gli occhi degli altri, e dei loro occhietti tondi e neri sempre in tasca, ma anche tramite gli occhi delle telecamere CCTV: gli occhi dello Stato, dei negozi, delle banche, del potere; del FitBit, delle (nostre) auto. Se fossimo costantemente osservati da occhi umani probabilmente ci saremmo già ribellati. È sul filo sottile della consapevolezza che si gioca la partita: più la sorveglianza si fa diffusa e ubiqua, più sembra volersi dissimulare e rassicurarci. Il passaggio dalla società della disciplina ‒ con i suoi manganelli e spesse pareti contenitive ‒ a quella del controllo si gioca proprio nel rendere la sorveglianza integrata, organica. Ci stiamo abituando a considerarla normale, naturale, giusta, necessaria “per la nostra sicurezza”.

La torretta da cui ci scruta il nostro sorvegliante interiore è l’autoconsapevolezza, quello specchietto retrovisore che ci fa abbassare la voce a un matrimonio in chiesa appena tutti si zittiscono. Basta auto-osservare noi stessi tramite una telecamera o uno specchio per aumentare l’autoconsapevolezza e ridurre la tendenza a barare e aumentare i comportamenti considerati prosociali. D’altronde, un vecchio trucco dell’anoressia, è guardarsi allo specchio mentre si mangia. L’autoconsapevolezza si scatena così facilmente che spesso un problema nelle ricerche psicologiche è come non far sentire osservati i partecipanti. Lo sappiamo tutti, il modo in cui cantiamo nella doccia quando non c’è nessuno in casa è ben diverso se c’è qualcuno attorno, anche le persone con cui più condividiamo intimità.

Potremmo credere che il panopticon digitale sia solo una metafora politica: uno sguardo interiorizzato, un problema di conformismo e libertà, ma la psicologia mostra che si tratta di meccanismi profondi del nostro funzionamento psichico, che possono essere utilizzati a nostro discapito, che ci portano a conformarci, e che hanno un costo cognitivo. Chiamati a confrontare la lunghezza di una linea campione tracciata su un foglio ad altre tre linee, due delle quali di misura chiaramente diversa rispetto a quella campione, il 35,7% degli intervistati si conforma alla risposta altrui anche se inequivocabilmente sbagliata. E se la prova dovesse essere ripetuta, la probabilità di conformarsi almeno una volta sale al 75%. È ciò che accade nel leggendario esperimento del 1951 di Solomon Asch; si tratta di un effetto solido, confermato dalle repliche sperimentali.

 
Le schede utilizzate nell’esperimento di Asch, via Wikimedia Commons

Essere osservati impatta i processi cognitivi: dalla compromissione della memoria di lavoro, la memoria a breve termine in cui conserviamo le informazioni da elaborare sul momento, al livello di attivazione fisiologica, per nominarne alcuni. Semplicemente avere il proprio smartphone attorno, un oggetto cognitivamente carico, riduce la capacità mentale disponibile, persino se è spento o inutilizzato.

L’autoconsapevolezza si scatena così facilmente che spesso un problema nelle ricerche psicologiche è come non far sentire osservati i partecipanti.
In uno dei primi esperimenti diretti a verificare l’effetto non dello sguardo umano, ma proprio dell’occhio delle CCTV, la rilevazione automatica dei volti, un processo percettivo automatico è risultato significativamente alterato. La rilevazione automatica di volti è una facoltà umana profonda, con meccanismi neurali specializzati e in larga parte fuori dal controllo cosciente. L’esperimento ha rilevato che in presenza di telecamere i volti vengono rilevati quasi un secondo più rapidamente, sia che fossero rivolti verso il soggetto che altrove, in un ambito in cui gli effetti significativi vengono misurati in millisecondi. I partecipanti non avevano riportato alcuna ansia ad essere esposti alle telecamere. La sorveglianza non solo può incidere sul nostro comportamento, ma altera i processi percettivi automatici legati alla visione sociale.

Le telecamere sono ovunque, ed è molto probabile che il dispositivo stesso su cui scorrono queste parole sia dotato di almeno una telecamera e un microfono. Il punto di non ritorno è stato superato, siamo immersi nella società del controllo. Se il dispositivo fondamentale del panopticon architettonico è di far sentire costantemente osservati i prigionieri, il vero pericolo del panopticon digitale è farci pensare di non essere guardati per lasciar lavorare il sorvegliante interiorizzato tramite l’addestramento profondo dell’evoluzione. Conformarci istintivamente per evitare la gogna pubblica è un meccanismo di sopravvivenza, e la velocità con cui i cambiamenti sociali si normalizzano ci assuefa, mentre siamo costantemente esposti a modelli di successo su cui improntare l’apprendimento sociale.

Chiudo il Pc ed esco. È una serata primaverile a Venezia e mi trovo contro il muro di un locale, a baciarmi furiosamente con una tipa. Socchiudo gli occhi: un ragazzo ci sta filmando con il telefono dalla sua finestra altezza strada. È notte e la torcia del flash è accesa mentre ci inquadra, lui non fa nulla per nascondersi, sembra sotto una pressione coatta a registrarci e al tempo stesso desiderare di essere interrotto. Faccio segno di spostarci, ma la tipa non mi sta dando retta e le mie proteste sono piuttosto deboli. L’espressione del ragazzo mi ricorda quella dei partecipanti all’esperimento di Milgram, convinti di infliggere scosse elettriche a uno sconosciuto, incapaci di fermarsi perché un’autorità gli ordinava di continuare. Finalmente riesco a convincerla a nasconderci in un vicolo, ancora niente telecamere per le calli veneziane. C’è solo un gatto alla finestra che ci guarda, giudicante.

L'articolo Nel panopticon digitale lo sguardo ci addestra proviene da Il Tascabile.

  •  

Un’auto finisce nel lago di Como: grave una donna, un uomo disperso

Un’auto finisce nel lago di Como: grave una donna, un uomo disperso

COMO (ITALPRESS) – Incidente stradale poco dopo mezzanotte sulla Regina all’altezza del confine tra Brienno e Argegno (Como). Un’auto, con due persone a bordo, è finita nel lago. Una donna, che è stata recuperata dall’abitacolo dai soccorritori si trova in gravi condizioni ed è stata trasportata in codice rosso in ospedale con l’elicottero. Un uomo risulta disperso. Sul posto i vigili del fuoco, i sommozzatori, mezzi di soccorso e carabinieri.

-Foto Vigili del Fuoco-
(ITALPRESS).

  •  

Il traghetto Genova-Olbia diventa una crociera-raduno di fan diretti al concerto Vasco Rossi: canti, balli, trenini e cori a squarciagola. Ecco cos’è successo – IL VIDEO

Chi c’era testimonia che è stato un evento nell’evento. Un raduno vero e proprio di qualche centinaio di fan sulla nave Gnv partita da Genova alle 19 del 12 giugno e arrivata a Olbia alle 7.45 di sabato 13. Per Vasco Rossi questo ed altro. Il rocker il 12 e 13 giugno scorso ha tenuto due concerti all’Olbia Arena. Appuntamenti irrinunciabili non solo per i fan sardi dell’artista, ma anche per chi dal Nord si è organizzato per partecipare all’immancabile rito collettivo, che si rinnova da anni.

E così Vasco unisce gli animi non solo sui prati e nelle grandi arene, ma anche sui pontili delle navi, dove si sono dati appuntamento, senza nemmeno avvisarsi tra loro, i fan del Blasco. È stata “Albachiara” canticchiata e diffusa nelle casse stereo nell’Area Bar della nave ad “accendere” gli animi. Nel giro di pochi istanti tutti si sono spontaneamente uniti in canti, balli e trenini sulle canzoni più famose e indimenticabili. Un modo per “scaldare” l’ugola in vista del live: da “Lunedì” a “Siamo soli”, da “Se ti potessi dire” a “Vita spericolata” e ancora “Non l’hai mica capito” fino a “Vivere”. In sottofondo tra un canto e l’altro l’immancabile coro “Oleeee oleeee ole oleeeee. Vasco. Vasco!”. Scene di pura festa e di aggregazione, immortalati dai telefonini dei passaggeri ‘estranei’ al gruppo e diretti alle località sarde di mare, ma divertiti nell’assistere ai fan ‘stropicciati’ ed euforici.

Il rocker ha radunato in Sardegna in due giorni oltre 70mila fan. Un ritorno gradito a 43 anni dalla sua unica esibizione davanti a Tavolara che risale ai tempi di “Bollicine”. In Gallura Vasco è arrivato con la terza doppietta di concerti dopo Rimini e Ferrara. Anche all’Olbia Arena Vasco ha proposto perle come “(Per quello che ho da fare) Faccio il militare” e “Domani sì, adesso no” che apriva il tour del 1985 di “Cosa Succede in città” ed è stata eseguita per la prima volta dal vivo proprio in Sardegna, ad Assemini.

E ancora “La noia”, ”Canzone”, “Siamo soli”, che in versione live uniscono tutte le “generazioni di sconvolti”. Tra i classici “Vita spericolata”, scritta proprio in Sardegna. Naturalmente il gran finale è ”Albachiara” sotto i fuochi d’artificio. Il rocker ha salutato con affetto la platea: “Siamo arrivati alla fine… Ma ogni fine è sempre un nuovo inizio. Vi voglio bene. Olbiaaaa!!!! È stato splendido!!! Siete arrivati da tutte le parti della Sardegna per queste due notti di Festa. Abbiamo fatto esplodere di gioia e di rock questa terra meravigliosa per due serate consecutive e abbiamo infiammato l’Olbia Arena per 70.000 cuori! Grazie Olbia! Grazie Sardegna! Evvivaaa!!!””.

E i fan, molti dei quali senza quasi più voce, hanno replicato cori e canti anche nel viaggio di ritorno Olbia-Genova. Febbre da Vasco.

L'articolo Il traghetto Genova-Olbia diventa una crociera-raduno di fan diretti al concerto Vasco Rossi: canti, balli, trenini e cori a squarciagola. Ecco cos’è successo – IL VIDEO proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

La doppietta di Just non basta alla Nuova Zelanda, con l’Iran termina 2-2

La doppietta di Just non basta alla Nuova Zelanda, con l’Iran termina 2-2

LOS ANGELES (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Gol e spettacolo tra Iran e Nuova Zelanda, che al debutto ai Mondiali 2026 danno vita a un divertente 2-2: due volte avanti grazie alla doppietta di Just, gli uomini di Bazeley vengono recuperati prima da Rezaeian e poi da Mohebbi. Con questo risultato, arrivato dopo l’1-1 tra Belgio ed Egitto, il Girone G è in perfetto equilibrio, con tutte e quattro le squadre a un punto. La partita si sblocca già al 7′, quando Just insacca di destro sfruttando l’ottimo lavoro di sponda di Wood. Lo stesso capitano neozelandese, qualche minuto più tardi, manca la zampata del raddoppio. La reazione dell’Iran arriva al 23′ con Taremi, che guida il contropiede e sceglie di andare al tiro dal limite, centrando in pieno il palo. Poco dopo, un’indecisione di Crocombe con i piedi consegna a Ghoddos la possibilità di provarci dalla lunga distanza a porta vuota, ma il suo tentativo non centra lo specchio. Il meritato pareggio arriva al 32′ con Rezaeian, bravo ad arrivare per primo su un tiro di Moghanloo ribattuto dalla difesa della Nuova Zelanda. Allo scadere della prima frazione, Nemati segna il gol del sorpasso sugli sviluppi di un calcio di punizione, ma il giocatore iraniano era in chiaro fuorigioco sul cross di Rezaeian. Al rientro dagli spogliatoi, come nel primo tempo, anche nella ripresa non passa molto prima che la Nuova Zelanda trovi la via della rete: ci pensa ancora Just al 54′, che sfrutta un recupero di Cacace e scambia due volte con Singh e Wood (entrambi protagonisti anche nel primo gol) prima di battere Beiranvand. La reazione dell’Iran è quasi immediata, in una partita vissuta a fiammate e con frequenti scambi di inerzia: al 64′, Rezaeian veste i panni dell’assistman disegnando un cross perfetto per Mohebbi, che sbuca di testa alle spalle di Boxall e batte Crocombe con la palla che sbatte sul palo prima di insaccarsi in rete. Dopo una fase centrale in cui il gioco è molto spezzettato, i ritmi si rialzano di nuovo negli ultimi venti minuti, con l’Iran che mette sotto grande pressione la Nuova Zelanda sfiorando il gol nell’ultimo dei cinque minuti di recupero, ma il risultato non cambia più.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

  •  

L’Uruguay di Bielsa fermato dall’Arabia Saudita sull’1-1

L’Uruguay di Bielsa fermato dall’Arabia Saudita sull’1-1

MIAMI (STATI UNITI) (ITALPRESS) – L’Uruguay non va oltre l’1-1 contro l’Arabia Saudita all’esordio ai Mondiali 2026. Gli uomini di Bielsa vanno sotto nel primo tempo con la rete di Al Amri (41′), ma reagiscono con qualità e carattere nella seconda frazione. Araujo (80′) evita ai sudamericani quello che sarebbe stato un pesante ko in apertura. Con il pareggio tra Spagna e Capo Verde è tutto in equilibrio in un girone H che sembrava decisamente indirizzato verso le Furie Rosse e la selezione di Bielsa. Nella prossima giornata l’Uruguay se la vedrà con Capo Verde (22 giugno ore 24), mentre l’Arabia Saudita sarà chiamata a un’altra impresa con la Spagna (21 giugno ore 18).
Buon avvio dell’Uruguay, che prende subito in mano il pallino del gioco costringendo i sauditi a schiacciarsi nella propria metà campo. Araujo scalda i guantoni di Al Owais, ma i Green Falcons tengono botta senza sbandare. La prima grande chance capita sulla testa di Vinas, che colpisce di testa da pochi metri, ma senza angolare e trovando la respinta di Al Owais. L’Uruguay si sbilancia e l’Arabia Saudita si rende pericolosa in contropiede: Al Amri ci prova di destro in area, ma Muslera devia in corner. Ed è da calcio d’angolo che arriva il vantaggio saudita: colpo di testa di Kanno, respinta non perfetta di Muslera e il più lesto di tutti sulla ribattuta è Al Amri, che firma l’1-0 al 41′. Immediata la reazione sudamericana, ma si va negli spogliatoi con l’Arabia avanti.
Appena iniziata la ripresa l’Uruguay sfiora il pari con Vinas che incorna su cross di Varela ma trova l’opposizione di Al Owais. Assedio della squadra di Bielsa, a centimetri dall’1-1 al 60′ con un palo colpito da Ugarte con una rasoiata dai 20 metri. All’80’ ecco il pari: ennesimo colpo di testa di Vinas, incerto nella respinta Al Owais e Araujo ribadisce in rete per l’1-1 a dieci minuti dalla fine. Saltano gli schemi nel finale con Al Owais che salva l’Arabia Saudita su un destro a giro a fil di palo di Valverde nel recupero. Nonostante un secondo tempo dominato, l’Uruguay non riesce a ribaltare i Green Falcons e non va oltre l’1-1.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

  •  

Vance “Sosterremo Iran nella distruzione dell’uranio arricchito”

Vance “Sosterremo Iran nella distruzione dell’uranio arricchito”

WASHINGTON (STATI UNITI) (ITALPRESS) – “Gli Stati Uniti e l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) sosterranno attivamente l’Iran nella distruzione delle sue scorte di uranio arricchito” A confermarlo è il vicepresidente statunitense, JD Vance, ai microfoni di NBC News. Sarebbe questo uno dei pilastri centrali del nuovo Memorandum d’intesa siglato tra Washington e Teheran. L’amministrazione americana si dice fiduciosa sul fatto che il governo israeliano finirà per aderire all’intesa attualmente in fase di negoziazione.
Secondo Vance, “l’accordo non solo renderà Israele più sicuro, ma aprirà la strada a una nuova era di pace e prosperità per l’intero Medio Oriente”.
Intanto in attesa della firma di venerdì a Ginevra secondo Vance “I contenuti completi del patto tra Washington e Teheran potrebbero essere svelati in anticipo. Il presidente Donald Trump sta infatti valutando l’ipotesi di rendere pubblico il testo prima di venerdì”.

– Foto: Ipa Agency –

(ITALPRESS).

  •  

Fragole e sangue. Padroni assassini

Il primo giugno ad Amendolara, paese dell’alta Calabria, si è consumata una strage di immigrati: quattro giovani vite di braccianti sono state arse vive dentro un’auto, per mano di altri immigrati che svolgevano la loro sporca e infame funzione di caporalato.
Si chiamavano Ullah Ismat Qiemi, Safi Iayjad, Amin Fazal Khogjani e Waseem Khan. Lavoravano nella raccolta delle fragole.
La notizia, data l’efferatezza della barbarie messa in atto, è subito salita, come si suol dire, all’onor di cronaca ed ecco immediatamente venir fuori gli ipocriti piagnistei dei pennivendoli di mestiere, nonché le ipocrite dichiarazioni dei politicanti di maggioranza, di opposizione e dei cosiddetti bonzi sindacali, tutti pronti a gridare e a scrivere “mai più”, “basta stragi di questa natura”. Lacrime di coccodrillo.

Tutti sanno come non solo il territorio nord della Calabria, che va dalla Sibaritide al Metapontino, ma anche altri territori del sud della Calabria (ad es. la tendopoli di San Ferdinando), nonché altri territori ancora, soprattutto dell’Italia meridionale, siano infestati dalla sotto-mafia del cosiddetto caporalato. Una pratica, quest’ultima, spregevole, infame, però non solo tollerata ma addirittura voluta e protetta da una miriade di aziende che pensano in tal modo di tenere meglio ricattati e soggiogati i lavoratori immigrati.
Tutti sanno come gli immigrati vengono ricattati e costretti a logiche di super sfruttamento, a paghe da fame, a vivere e dormire in tuguri, ammassati in dieci, quindici persone in uno spazio di pochissimi metri quadri. Lo sanno i padroni, lo sa il governo, lo sa l’opposizione, lo sanno i bonzi sindacali. Lo sanno ma fanno finta di non saperlo, fino a quando la tragedia non scoppia.
Anzi, non solo le forze politiche istituzionali ma anche non pochi, fra la cosiddetta gente comune, nello sproloquiare sulla sicurezza con rigurgiti a sfondo razzista, sembra che si dilettino nell’indicare gli immigrati come potenziale di delinquenza; c’è chi lo fa in maniera blanda, sottovoce, con savoir faire e chi invece lo fa col megafono in maniera brutale. Il governo, intanto, in cerca di consensi elettorali vara leggi e leggi sempre più repressive, che però guarda caso non vanno a colpire i padroni, il caporalato, bensì coloro che dissentono, coloro che contro padroni e caporalato lottano.
Dal canto loro, l’opposizione istituzionale e i bonzi sindacali, invece, pur sempre in cerca di consensi elettorali ma in opposta sponda, manifestano a parole dissenso contro la logica autoritaria dei governanti, ma intanto lasciano fare.
Insomma, mentre il teatrino istituzionale procede nella propria strada, gli effetti nel mondo reale continuano a produrre la cancrena di sempre: guerre fra poveri, sfruttamento fra le classi lavoratrici e guerre imperialiste nel mondo, in senso lato.

Il 6 giugno, ad Amendolara, un corteo promosso dalla Cgil ha attraversato le vie del paese confluendo in una piazza centrale. Un corteo di alcune migliaia di lavoratori, provenienti soprattutto dalla Calabria e altre regioni meridionali dell’Italia, per dire no al caporalato, per dire no all’atto selvaggio perpetrato da due immigrati caporali che ha tolto la vita a tre braccianti afgani e ad uno pachistano. Quattro giovani vite barbaramente stroncate che per essere considerate semplicemente vite umane hanno dovuto cessare di esistere, altrimenti da vive, stando alle etichette che il linguaggio del potere affibbia a tutti gli immigrati in senso spregiativo, di sicuro sarebbero state considerate semplicemente vite di clandestini, di irregolari, di potenziali delinquenti. Sarebbe ora che gli stati ed i governi con le loro maggioranze e opposizioni, bonzi sindacali, tutti succubi dei padroni, la smettessero con l’ipocrisia ed assumessero le proprie responsabilità nell’aver costruito un mondo di oppressi ed oppressori, di sfruttati e sfruttatori, un mondo in cui ogni giorno si hanno morti sui luoghi di lavoro, un mondo di lavoratori sottopagati (e non solo tra gli immigrati).
Ma considerato come ben ci sguazzano in questo loro sporco mondo, se aspettiamo che lo facciano… il proverbio dice “campa cavallo che l’erba cresce”. Perciò, mai come oggi occorre far ripartire le lotte dal basso nei luoghi di lavoro, nel territorio, nelle piazze. Lotte non mediate da burocrazie sindacali o da chicchessia. Lotte di azione diretta, autogestite ed autogestionarie. Lotte protese ad iniziare a costruire, già nel qui ed ora, un nuovo mondo fondato sulla libertà. Un mondo che la faccia finita con i padroni e gli stati, con l’oppressione e le guerre.

D. Liguori

L'articolo Fragole e sangue. Padroni assassini proviene da .

  •  

“Non ha pagato fatture e bollette”: amministratore scappa in Thailandia lasciando i condòmini con migliaia di euro di debiti

Le tapparelle sono abbassate. Sul citofono nessuno risponde. Davanti all’ingresso dello studio, qualche condomino si ferma ancora, quasi per riflesso, come si fa davanti a una porta dietro la quale si spera di trovare una spiegazione. O almeno qualcuno disposto a fornirla. Invece niente. A Foggia, da settimane, il nome dell’amministratore di condominio più discusso della città rimbalza da un’assemblea all’altra, attraversa gruppi WhatsApp infuocati e finisce sulle scrivanie degli avvocati. Una storia che sembra uscita da una sceneggiatura scritta a metà tra il giallo di provincia e la commedia all’italiana. Con una differenza: qui nessuno ride davvero. Tutto comincia dalle bollette.

O meglio, dalle bollette che avrebbero dovuto essere pagate e che invece, secondo le denunce presentate dai condòmini, sono rimaste lì, impilate come una torre di Jenga pronta a crollare. Nel grande complesso residenziale di viale Pinto il conto è da capogiro: oltre 221 mila euro di debiti accumulati. Circa 150 mila euro verso l’Acquedotto Pugliese, il resto tra energia elettrica, pulizie e altre forniture. Numeri che fanno girare la testa più velocemente di una riunione condominiale convocata per decidere il colore dell’androne. Eppure il vero problema non è la cifra. È che quella cifra potrebbe essere soltanto l’inizio. Camminando tra i palazzi coinvolti, la sensazione è che ogni portone nasconda una storia simile. Una verifica tira l’altra. Un estratto conto ne richiama un altro. E quello che sembrava un caso isolato sta assumendo le dimensioni di una possibile voragine economica che, secondo alcune stime ancora da verificare, potrebbe superare il milione di euro. C’è chi parla di due milioni. C’è chi preferisce non fare conti e aspettare gli accertamenti.

Ma c’è soprattutto chi deve pagare. «Abbiamo capito che qualcosa non quadrava circa otto mesi fa», raccontano Mauro Zuppardi e Pina Cutolo, due dei residenti diventati il volto della protesta. La scoperta arriva quasi per caso, come spesso accade nelle storie peggiori. Una telefonata all’impresa delle pulizie. Una domanda fatta senza particolari sospetti. Una risposta che cambia tutto. Arretrati superiori a 15 mila euro. Da quel momento i condòmini si trasformano in investigatori improvvisati. Nessun distintivo, nessuna sirena. Solo faldoni, ricevute e una quantità di caffè probabilmente incompatibile con qualsiasi prescrizione medica. Scoprono che l’assicurazione del condominio è scaduta. Che su una palazzina grava un decreto ingiuntivo. Che esistono problemi con la fornitura dell’acqua. Poi arriva il colpo più duro. Agli sportelli dell’Acquedotto Pugliese emerge un debito di circa 150 mila euro accumulato dal 2021. Da qui immediatamente i condòmini convocarono l’amministratore che con molta tranquillità rispose minimizzando «di stare tranquilli, non vi preoccupate è una prassi normale» e per evitare di alzare il polverone aggiunse «I conti torneranno al posto. C’è un piano di rientro». Anzi, più di uno. Il problema, sostengono oggi i condòmini, è che nessuno di quei piani sarebbe mai arrivato realmente al traguardo.

E come in ogni storia che inizia a sfiorare il surreale, spunta un dettaglio che sembra scritto da uno sceneggiatore particolarmente fantasioso. Secondo quanto riferito ad alcuni residenti dall’ente Acquedotto Pugliese, negli anni la fornitura dell’acqua sarebbe stata sospesa più volte. E ogni volta qualcuno avrebbe rimosso i sigilli consentendo all’acqua di continuare a scorrere mentre il debito cresceva nell’ombra. Per evitare nuovi distacchi, l’Acquedotto Pugliese ha concesso una rateizzazione chiedendo però un anticipo immediato. Così molte famiglie si sono ritrovate davanti a un paradosso degno di un manuale di burocrazia creativa: pagare una seconda volta bollette che avevano già versato attraverso le quote condominiali. «Stiamo pagando tutto due volte», ripetono. E nelle assemblee quella frase è diventata una sorta di slogan involontario. La vicenda esplode definitivamente quando un altro stabile cittadino, in via Rovelli, resta senz’acqua per quasi due giorni. Anche lì l’amministratore è lo stesso. Anche lì i residenti devono anticipare denaro per ottenere il riallaccio.

Da quel momento il passaparola corre più veloce di qualsiasi comunicazione ufficiale. Ogni condominio controlla i propri conti. Ogni verifica apre nuove domande. Ogni domanda sembra portare nella stessa direzione. Particolarmente delicato è il capitolo relativo ai movimenti bancari. Alcuni condòmini, dopo aver richiesto chiarimenti, avrebbero ottenuto documentazione dalla quale emergerebbero trasferimenti di somme dai conti condominiali verso il conto personale dell’amministratore. Saranno le indagini a stabilire responsabilità e destinazione effettiva del denaro. Ma è proprio qui che la storia cambia tono e diventa quasi cinematografica. Quando i sospetti iniziano a trasformarsi in contestazioni formali, l’amministratore comunica di dover raggiungere la Thailandia, dove risiederebbe la moglie. Poi il silenzio. Telefono spento. Studio chiuso. Nessuna risposta.

A Foggia la notizia viaggia ormai accompagnata da una battuta amara che cambia a seconda del quartiere ma mantiene sempre lo stesso concetto: tutti sanno dove sarebbero dovuti finire i soldi. Nessuno sa dove siano finiti davvero. Oggi una trentina di condòmini si è affidata all’avvocato Giovanni Marseglia, che ha presentato una querela alla Guardia di Finanza ipotizzando i reati di truffa e appropriazione indebita. Gli accertamenti sono in corso e sarà la magistratura a chiarire l’effettiva portata della vicenda. Intanto, nei cortili e negli androni dei palazzi coinvolti, resta una certezza condivisa da tutti. Per anni l’unica cosa che sembra aver funzionato con assoluta puntualità è stata la raccolta delle quote condominiali. Il problema, adesso, è capire quale strada abbiano preso dopo aver varcato la soglia della cassa.

L'articolo “Non ha pagato fatture e bollette”: amministratore scappa in Thailandia lasciando i condòmini con migliaia di euro di debiti proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Caccia, la riforma “spara-tutto” arriva in Senato: bocciata dall’Ue e ora pure dal Consiglio d’Europa, perché la legge è “pericolosa per la fauna e per noi”

A un anno dalla scadenza della legislatura, la riforma che punta a stravolgere la legge 157/92 (Norme per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio) arriva in Senato. Dove due anni fa non è riuscita la Lega con una sua proposta (firmata da Francesco Bruzzone), dove Francesco Lollobrigida ha subìto una – parziale – sconfitta (il ministro di FdI avrebbe preferito un iter più snello, ma lo scorso anno ha incassato lo stop del governo), ecco che il centrodestra unito è vicino al proprio obiettivo. Vale a dire: approvare il disegno di legge 1552 (ddl Malan) e sventolare la bandierina in favore di una fetta consistente di elettorato: cacciatori, mondo agricolo (che da tempo ha messo le mani sull’attività venatoria) e armieri. Tre lobby unite da interessi comuni e il cui pressing nei palazzi del potere è asfissiante.

Ambiente e scienza fatti a pezzi

Va detto che, accanto alla riforma, FdI-Lega-FI parte dei propri scopi li hanno già ottenuti. In un modo più scaltro – qualcuno userebbe un aggettivo diverso – attraverso strade meno dirette ma altrettanto efficaci. Il primo colpo fu quello dell’emendamento Foti: una norma buttata lì nei giorni concitati dell’approvazione della legge di Bilancio del 2022 (il governo Meloni era da poco in carica) che, approvata, consente di sparare nelle aree protette e nei parchi urbani. Da lì il centrodestra ha fatto di questa strategia meno visibile, specialmente per l’impatto sull’opinione pubblica e sui media, il proprio modus operandi. Come? Per sparare sui valichi montani dopo il divieto del Consiglio di Stato – una rivoluzione, specialmente nelle Regioni del Nord – ecco che arriva la norma, inserita nella legge sulla Montagna, che aggira lo stop. Per trasformare le aziende faunistico-venatorie in aziende con scopo di lucro, ecco un’altra modifica alla manovra. Questa volta, a fine 2025. E ad esultare è Coldiretti: i proprietari, una volta riconosciuti come agricoltori, accederanno agli ingenti fondi della Pac. Per non parlare dell’assalto all’Ispra, i cui tentativi di depotenziarla sono costanti. Non ultimo, la nomina a presidente – per la prima volta nella storia dell’istituto, in teoria un organismo specificamente scientifico e indipendente – di una figura non tecnica, e cioè la ex senatrice di Forza Italia, Alessandra Gallione

Ma torniamo alla riforma della caccia. Il percorso nelle commissioni Ambiente e Agricoltura di Palazzo Madama è stato, salvo significative eccezioni, lineare. Esaminati gli oltre 2mila emendamenti, il centrodestra ha approvato (quasi) tutto ciò che desiderava approvare. Vale però la pena citare i cortocircuiti nel cammino del disegno di legge. Per esempio quando ha tentato di rendere realtà un incubo: aprire la caccia agli stambecchi, una specie che si è salvata dall’estinzione provocata proprio dai cacciatori nella seconda metà dell’Ottocento, protetta fin da allora ma ancora molto fragile. Un incubo che per fortuna è durato pochi giorni: dopo le proteste del mondo scientifico e accademico, la marcia indietro della maggioranza, con lo stesso Lollobrigida che ha voluto far sapere che è intervenuto di persona per ripristinare il divieto assoluto di caccia.

C’è stato poi il caso curioso del subemendamento di Bartolomeo Amidei di FdI (quello che voleva dare il fucile in mano ai 16enni, per capirci), che però in questa occasione ha proposto una modifica assennata e del tutto condivisibile: raddoppiare la distanza entro cui è vietato sparare da fattorie didattiche, agriturismi e aziende agricole. Da 150 a 300 metri. Che cosa è successo? Il mondo venatorio è insorto e il provvedimento è stato ritirato. Chiudiamo questa breve carrellata con un argomento molto caro alle doppiette: l’uso delle munizioni al piombo nelle zone umide. Qui la maggioranza si è dovuta conformare alle richieste dell’Unione europea, che intanto aveva avviato una procedura d’infrazione. Proprio per evitare le sanzioni, il centrodestra ha ripristinato il divieto di queste specifiche munizioni nei pressi di laghi, torbiere, pantani. Lo ha fatto approvando un emendamento che, a dirla tutta, crea confusione per chi pratica la caccia nelle zone umide temporanee.

Ue e Consiglio d’Europa contro il governo

Nel percorso della riforma, però, si è verificato un intoppo politico ben peggiore e, per il governo, imbarazzante. Poco più di un mese fa, grazie alle associazioni Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu e Wwf Italia, è saltato fuori che la Commissione europea, attraverso la Direzione generale Ambiente, ha scritto al Mase per sottolineare come il ddl Malan rischi di entrare in conflitto con le normative Ue. In particolare con la Direttiva Habitat e la Direttiva Uccelli. Anche qui, la conseguenza è che l’Italia finisca sotto procedura d’infrazione. “Le modifiche proposte sollevano diverse preoccupazioni” hanno scritto da Bruxelles. A peggiorare il quadro, già di per sé piuttosto grave, è stato il comportamento del governo, che ha tenuto la lettera ben nascosta. La missiva, infatti, risale a dicembre. Ed è diventata pubblica solo grazie alle associazioni animaliste e ambientaliste.

Ma non è tutto. Perché ilFattoQuotidiano.it può anticipare che il ministero dell’Ambiente ha ricevuto un’altra lettera di protesta. Questa volta dal Consiglio d’Europa, l’organizzazione che si occupa di tutelare lo Stato di diritto, i diritti umani e la democrazia dei 46 Paesi membri. In particolare, dal Comitato permanente della Convenzione di Berna. La senatrice di Verdi Alto Adige/Südtirol, Aurora Floridia, presidente del Network per un ambiente sano al Consiglio d’Europa, rivela che “il presidente del Comitato permanente della Convenzione di Berna, dopo la mia segnalazione sulle gravi criticità del DDL 1552 sulla caccia, ha inviato una formale richiesta di chiarimenti al Mase. È un fatto di enorme rilevanza, perché in questo momento viene richiesto al governo italiano di dimostrare, sul piano giuridico e scientifico, che questo disegno di legge è compatibile con gli obblighi assunti dall’Italia con la Convenzione di Berna“.

Dopo l’intervento della Commissione europea, dunque, “arriva adesso un nuovo e autorevole richiamo internazionale. Lo stiamo dicendo da mesi: questo disegno di legge rappresenta un gravissimo arretramento nella tutela della fauna selvatica. Se anche di fronte a questa ulteriore richiesta, il governo dovesse decidere di proseguire senza modifiche sostanziali, non esiterò ad attivare le ulteriori procedure previste dalla Convenzione di Berna, perché la fauna selvatica non può pagare il prezzo di una scelta politica scellerata e sorda a tutti i richiami, anche quelli espressi con forza dalle associazioni nazionali”. E ancora: “In un Paese in cui sempre più specie animali sono in difficoltà e sotto pressione a causa degli effetti del cambiamento climatico, è difficile comprendere come l’urgenza dell’attuale governo sia quella di estendere l’attività venatoria. E lo affermo con assoluta convinzione: la caccia non è tra le priorità degli italiani. Non è accettabile che questo disegno di legge venga portato avanti con tanta insistenza, bloccando di fatto due Commissioni. Il governo e la maggioranza – conclude Floridia – si fermino prima di portare in Aula un testo così contestato e sul quale gravano seri dubbi di compatibilità anche con il diritto internazionale ed europeo. La tutela della fauna selvatica non è un capriccio ideologico. È una questione di vita, anche della nostra”.

“Il provvedimento non rappresenta un episodio isolato, ma si inserisce in una strategia normativa avviata a partire dal 2023. In tre anni sono stati adottati otto diversi interventi legislativi che hanno modificato la legge sulla caccia in 23 punti, intervenendo più volte sugli stessi articoli senza risolvere le criticità dichiarate e, anzi, contribuendo ad aggravarle”. A parlare è Domenico Aiello, Responsabile tutela giuridica della Natura WWF Italia e uno dei massimi esperti di tutela della fauna selvatica in Italia. “A meno di un anno dalla fine della legislatura il bilancio è fallimentare: due procedure di infrazione europee aperte, una procedura Pilot ancora in corso, problematiche legate alla fauna selvatica che non sono state risolte ma amplificate, insieme a un aumento evidente di insicurezza, atti di intolleranza e illegalità. Difendere la fauna selvatica significa difendere un bene comune e garantire la sicurezza dei cittadini – conclude Aiello – questo disegno di legge va nella direzione opposta e deve essere fermato”.

I contenuti della riforma: fucili in spiaggia, strage di uccelli, più specie cacciabili

La fauna selvatica non viene più vista come un patrimonio della collettività da proteggere (secondo la legge è patrimonio indisponibile dello Stato). Al termine “protezione” presente nel titolo, viene anteposto quello di “gestione” e la caccia viene definita per legge come l’attività che “concorre alla tutela della biodiversità e dell’ecosistema”. Questo stravolgimento della realtà ha la funzione di tentare di rendere ogni misura a favore della caccia come coerente con i principi costituzionali, specialmente l’articolo 9 che tutela la biodiversità, gli ecosistemi e gli animali.

Tra le specie cacciabili entrano l’oca selvatica e il piccione e si rende più agevole includere ulteriori specie con un provvedimento del presidente del Consiglio senza bisogno del parere dell’Ispra, mentre viene recepito il declassamento del lupo da strettamente protetto a protetto. Apertura per i fucili nel demanio marittimo, e dunque potenzialmente litorali, scogliere, spiagge, ma anche nel demanio forestale. Si estendono le aree cacciabili, addirittura obbligando le Regioni a verificare che quelle destinate alla protezione della fauna selvatica non eccedano il limite del 30%. Viene estesa la stagione venatoria oltre il mese di febbraio, cioè nel periodo di migrazione prenuziale e nidificazione (violando la Direttiva Uccelli). Viene eliminato l’obbligo di scelta di una delle tre opzioni di caccia e il cosiddetto legame cacciatore-territorio, attraverso l’ampliamento degli ATC e la previsione di maggiore mobilità venatoria (dunque viene meno il principio secondo cui il cacciatore “conosce” il proprio territorio e lo tutela).

E ancora: depotenziamento dell’Ispra, il massimo organo scientifico pubblico in materia ambientale a favore di un organo politico filo-caccia, il Comitato Tecnico Faunistico-Venatorio Nazionale. Liberalizzazione dei richiami vivi, con la possibilità di catturare gli uccelli che, una volta imprigionati in minuscole gabbie, servono da “esca” per uccidere altri volatili; in più, nessun limite alla detenzione di uccelli provenienti da allevamento (cosa già adesso difficile da dimostrare). Il favore ai cacciatori stranieri, anche extra Ue, che potranno fare turismo venatorio in Italia senza grossi vincoli e senza limite numerico. Sanzioni per chi protesta contro le uccisioni (900 euro) e, naturalmente, poco o nulla per contrastare il bracconaggio e la caccia di frodo. Sanzioni addirittura ridotte per chi caccia illegalmente in parchi nazionali o città.

Particolarmente grave è l’ultimo emendamento, presentato dai relatori in queste ore, che interviene sul sistema sanzionatorio. Dopo aver annunciato un rafforzamento delle sanzioni – già ritenuto dalle associazioni insufficiente e non conforme agli obblighi derivanti dalla direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente – il governo ha fatto marcia indietro sotto la pressione del mondo venatorio. Il nuovo emendamento riduce le sanzioni per chi uccide specie protette e trasforma in facoltativa la sospensione della licenza di caccia, che prima era obbligatoria. In questo modo viene meno la certezza della pena e la legalità diventa, di fatto, una scelta discrezionale.

Mail: a.marzocchi@ilfattoquotidiano.it
Instagram

L'articolo Caccia, la riforma “spara-tutto” arriva in Senato: bocciata dall’Ue e ora pure dal Consiglio d’Europa, perché la legge è “pericolosa per la fauna e per noi” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Giustizia tributaria: la riforma c’è, ma i giudici continuano a dipendere dal ministero dell’Economia. Che dirige l’amministrazione fiscale

Un cittadino riceve un atto dell’Agenzia delle Entrate e decide di impugnarlo. La sua causa non va davanti a un giudice ordinario: la decide una magistratura speciale, le Corti di giustizia tributaria. Quei giudici dipendono dal ministero dell’Economia e delle finanze per la carriera e per le sanzioni che li riguardano. È lo stesso apparato di cui fa parte l’ufficio che ha emesso l’atto contestato. Il 22 maggio il Consiglio dei Ministri ha approvato in prima lettura uno schema di decreto che, secondo il governo, porta i giudici tributari su un piano di piena parità con le altre magistrature. La lettera del testo mantiene l’annuncio?

Un arbitro nominato da una delle squadre

Chi giudica deve essere indipendente dalle parti e deve anche apparire tale. Nella giustizia tributaria la condizione è incrinata all’origine: da un lato siede il contribuente, dall’altro l’amministrazione finanziaria, ma il giudice è inquadrato presso il ministero che quell’amministrazione dirige. È come se l’arbitro di una partita di calcio fosse ingaggiato e all’occorrenza punito da una delle due squadre. Anche se opera in perfetta buona fede, la sua posizione resta sbilanciata.

Lo schema, attuativo della delega fiscale interviene su molti aspetti dello stato giuridico dei giudici e su alcuni fa passi reali. La parità annunciata si ferma sul punto più delicato: il potere di punire il giudice. La vecchia norma viene abrogata e sostituita da una che ne ricopia il contenuto: cambia il nome del ministero, non l’architettura del potere. Il procedimento resta promosso dal vertice politico del governo e la rimozione resta firmata con decreto del Ministro dell’Economia. Il confronto è impietoso: per un giudice ordinario la rimozione è disposta con decreto del Presidente della Repubblica, su iniziativa di un magistrato, il Procuratore generale della Cassazione. Qui, invece, a firmare è il Ministro che dirige l’amministrazione finanziaria, cioè la stessa parte che si contrappone al contribuente. La formula è identica; cambia chi tiene la penna.

L’amministrazione finanziaria “al tempo stesso parte processuale e interlocutore istituzionale”

Il 16 aprile, nell’Aula Magna della Cassazione, si è inaugurato l’anno giudiziario tributario, per la prima volta alla presenza del Presidente della Repubblica. La presidente dell’organo di autogoverno dei giudici tributari, Carolina Lussana, ex deputata leghista, ha riconosciuto il problema apertamente: l’inquadramento della giustizia tributaria nel Mef, ha detto, “sotto il profilo dell’indipendenza — reale e percepita — resta un tema sensibile”. E ha aggiunto che la terzietà del giudice “non può essere data per scontata ma deve essere costruita, presidiata, resa visibile”. Ed è lei a definire l’amministrazione finanziaria “al tempo stesso parte processuale e interlocutore istituzionale della giurisdizione”. Parole che pesano, perché vengono dal vertice della stessa magistratura tributaria.

Dallo stesso palco, lo stesso giorno, il presidente del Consiglio Nazionale Forense, Francesco Greco, è stato ancora più netto. Ha chiamato il Mef la “controparte interessata all’esito del processo tributario” e ne ha tratto la conseguenza: se il processo tributario è giurisdizione e il giudice tributario è un giudice, la coerenza imporrebbe di ricondurre quella giurisdizione al Ministero della Giustizia oppure alla Presidenza del Consiglio, come già avviene per i giudici amministrativi e contabili. Il vertice dell’avvocatura e quello dell’autogoverno dei giudici dicono la stessa cosa: la stortura non è più un’obiezione di parte, è una questione di sistema.

Non è un problema marginale: nel 2025 il contenzioso tributario ha pesato in Cassazione per il 46,1 per cento delle cause civili e le sole controversie definite in primo e secondo grado valevano oltre 24 miliardi di euro.

Cosa c’è in gioco per il contribuente?

Tutto questo non riguarda soltanto gli addetti ai lavori. Riguarda chiunque, prima o poi, si trovi a discutere con il Fisco per una cartella, un avviso di accertamento, un diniego di rimborso. A decidere è un magistrato che, per la carriera e per le sanzioni che lo riguardano, dipende dalla controparte. L’indipendenza non si misura sui titoli o sullo stipendio, ma sull’organizzazione che la rende possibile e visibile.
La fase parlamentare che si apre è l’occasione per recidere il legame rimasto, sottraendo al Mef il potere disciplinare sul giudice. Un giudice indipendente garantisce che, quando lo Stato chiede e il cittadino contesta, a decidere sia un terzo; un giudice legato a una parte garantisce, nel migliore dei casi, la propria buona fede. Per chi cerca giustizia, è una differenza che si sente tutta.

L'articolo Giustizia tributaria: la riforma c’è, ma i giudici continuano a dipendere dal ministero dell’Economia. Che dirige l’amministrazione fiscale proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Il prezzo del petrolio Brent scende al minimo dall’inizio di marzo

Il prezzo del petrolio Brent scende al minimo dal 5 marzo con la fine della guerra in Iran.

 

Domenica i prezzi del petrolio sono crollati bruscamente dopo che il presidente Trump ha annunciato che Stati Uniti e Iran avevano raggiunto un accordo di pace.

 

Il petrolio Brent, benchmark internazionale, è sceso di circa il 4%, attestandosi sotto gli 84 dollari al barile, il prezzo più basso dal 5 marzo. Il West Texas Intermediate, benchmark statunitense, è calato di quasi il cinque percento, scendendo sotto gli 81 dollari al barile.

 

«Con l’apertura dello Stretto in seguito alla firma dell’accordo di venerdì, ai fini della rimozione delle mine, il petrolio tornerà a fluire da entrambe le estremità, a beneficio della Regione e del mondo intero!», ha dichiarato il Presidente Trump domenica sera.

 

I future azionari legati al mercato azionario statunitense sono saliti in seguito alla notizia.

Sostieni Renovatio 21

«L’accordo con la Repubblica Islamica dell’Iran è ora completo», ha scritto Trump in un precedente post su Truth Social. «Congratulazioni a tutti! Con la presente autorizzo l’apertura senza pedaggio dello Stretto di Ormuzzo e, contemporaneamente, autorizzo l’immediata rimozione del blocco navale degli Stati Uniti. Navi del mondo, accendete i motori. Che il petrolio scorra!»

 

La notizia dovrebbe mettere fine a scenari catastrofistici per l’economia mondiale apparsi sulla stampa internazionale in questi mesi, puntellati da continui aumenti a seguite degli sviluppi nel Golfo e nello Stretto ormusino.

 

Le ramificazioni dell’ingravescente crisi petrolifera erano molteplici. Un mese fa era emerso che il Kuwait, per la prima volta dopo 35 anni – cioè dall’invasione da parte dell’Iraq di Saddam Hussein – non stava esportando petrolio. Dall’altra parte del mondo si registrano fremiti separatisti nella provincia canadese dell’Alberta, considerata la più ricca di oro nero.

 

Come riportato da Renovatio 21, scommesse borsistiche sul prezzo del petrolio per 580 milioni erano state piazzate poco prima di un post di tre mesi fa sull’Iran di Trump in cui il presidente annunziava «sviluppi produttivi».

 

Prima del conflitto, appena dopo il rapimento del presidente venezuelano Nicolas Maduro, Trump aveva dichiarato che gli Stati Uniti arriverebbero a controllare il 55% della produzione mondiale di petrolio.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

 

L'articolo Il prezzo del petrolio Brent scende al minimo dall’inizio di marzo proviene da RENOVATIO 21.

  •  

Grida «aiuto!» durante il tentativo di eutanasia: ecco la realtà dietro l’«assistenza medica al suicidio»

Un uomo dell’Ontario ha gemuto, fatto smorfie e ripetuto «aiutatemi!» mentre veniva sottoposto a un processo di morte assistita da un medico, dopo che uno dei farmaci non aveva prodotto il livello di sedazione previsto, lasciandolo inizialmente cosciente». Lo riporta LifeSite.

 

L’uomo, identificato dal giornale locale National Post come il signor D., «ha manifestato segni di disagio fisico e psicologico, tra cui gemiti, tensione muscolare e smorfie», e i suoi «segni comportamentali di disagio si sono intensificati fino a ripetute verbalizzazioni, tra cui “aiutatemi”, che sono continuate fino a quando non è stata ottenuta la sedazione con il propofol e non è stato confermato lo stato comatoso».

 

Gli ultimi ricordi che la famiglia conserva del padre sono traumatici «All’improvviso è diventato chiaro che il signor D. non stava semplicemente morendo, ma che veniva ucciso, e il medico stava commettendo un errore» scrive LifeSite. «Le sue ultime parole, a quanto pare, furono richieste di aiuto rivolte alla famiglia».

 

Le cronache canadesi degli scorsi giorni offrono altri casi. La settimana passata, i media hanno messo in luce casi di suicidio assistito che non si sono svolti come previsto, in particolare la morte di B.S., un uomo dell’Ontario deceduto nel 2024, che ha ripreso a respirare dopo essere stato dichiarato morto da un medico di famiglia di London, Ontario, e da chi aveva praticato il suicidio assistito: «un’esperienza traumatica dalla quale i suoi fratelli, testimoni della sua morte gestita in modo inadeguato, si stanno ancora riprendendo».

Sostieni Renovatio 21

Uno dei fratelli ha osservato che all’inizio «non riuscivamo a parlarne… Affrontare l’eutanasia e perdere qualcuno due volte nel giro di poche ore» era «troppo». Dopo che Stewart aveva ripreso a respirare, il medico che di recente ha attirato l’attenzione internazionale per aver autorizzato l’eutanasia di un uomo nel parcheggio di una caffetteria è dovuto tornare e ucciderlo di nuovo.

 

Queste storie hanno richiamato alla mente il caso di eutanasia fallita in Belgio nel 2022. Alexina Wattiez, 36 anni, aveva scelto di morire con un’iniezione letale dopo una diagnosi di cancro. La famiglia si aspettava una morte rapida e silenziosa; uscirono dalla stanza. Dopo un attimo, sentirono delle urla. «Ho riconosciuto la sua voce», ha detto il suo compagno. «Poi l’abbiamo vista distesa sul letto con gli occhi e la bocca aperti».

 

L’autopsia ha rivelato che Alexina era morta soffocata. Alcune fonti giornalistiche riferiscono che il medico avrebbe usato un cuscino quando i farmaci non erano riusciti a ucciderla; altre sostengono che le infermiere si sarebbero alternate a tenere il cuscino sul viso della giovane donna fino a provocarne l’asfissia.

 

«I sostenitori dell’eutanasia detestano queste storie perché, quando la maschera cade, le persone intravedono senza filtri ciò che si cela dietro a tutto quel linguaggio rassicurante e medicalizzato: uccidere persone» commenta LSN. «Per diffondere l’idea che i professionisti sanitari debbano uccidere i pazienti, bisogna usare termini che distolgano l’attenzione da questa realtà: cure di fine vita; morte assistita dal medico; aiuto medico al suicidio. Gli attivisti per l’eutanasia dipingono un quadro di persone liberate dalle sofferenze, circondate dai propri cari, con una musica rilassante in sottofondo, che muoiono in pace e con dignità».

 

Come riportato da Renovatio 21, il Canada è il Paese che ora detiene il record mondiale di predazione degli organi.

 

Il Canada si pone come capitale mondiale del fondamentalismo eutanasico. Pochi mesi fa è stata proposto di eutanatizzare anche i carcerati.

 

Come riportato da Renovatio 21, in Canada è partita la promozione per offrire la MAiD – il programma eutanatico massivo attivato dal governo di Ottawa – anche per bambini e adolescenti. Non manca nel Paese il dibattito per l’eutanasia dei bambini autistici.

 

Di fatto, un canadese ogni 25 viene oggi ucciso dall’eutanasia. L’aumento negli ultimi anni è stato semplicemente vertiginoso. E la classe medica, oramai totalmente traditrice di Ippocrate e venduta all’utilitarismo più sadico e tetro, insiste che va tutto bene.

 

Come riportato da Renovatio 21, qualche mese fa un’altra veterana dell’esercito, divenuta disabile, ha riportato che alcuni funzionari statali avevano risposto alla sua richiesta di avere in casa una rampa per la sedie a rotelle offrendole invece la possibilità di accedere al MAiD – cioè di ucciderla.

 

Ma non è il caso più folle del degrado assassino raggiunto dallo Stato canadese: ecco l’ecologista che chiede di essere ucciso per la sua ansia cronica riguardo al Cambiamento Climatico, ecco i pazienti che chiedono di essere terminati perché stanchi di lockdown, ecco le proposte di uccisione dei malati di mente consenzienti, e magari pure dei neonati.

Iscriviti al canale Telegram

Il Canada del governo Trudeau e del suo successore Carney – dove il World Economic Forum regna, come rivendicato boriosamente da Klaus Schwab – è il Paese dell’avanguardia della Necrocultura. Se lo Stato può ucciderti, ferirti, degradarti, lo fa subito, e legalmente. Magari pure con spot mistico propalato da grandi società private in linea con il dettato di morte. In Canada l’eutanasia viene servita anche alle pompe funebri.

 

Mesi fa l’eutanasia è stata offerta anche ad una signora riconosciuta come danneggiata da vaccino COVID.

 

Secondo alcuni, l’eutanasia in Canada – che si muove verso i bambini – sta divenendo come una sorta di principio «sacro» dello Stato moderno.

 

Come abbiamo ripetuto tante volte: lo Stato moderno è fondato sulla Cultura della Morte. La Necrocultura è, incontrovertibilmente, il suo unico sistema operativo. Aborto ed eutanasia (e fecondazione in vitro, e vaccinazioni, anche e soprattutto geniche) sono quindi sue primarie linee di comando.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 


 

 

L'articolo Grida «aiuto!» durante il tentativo di eutanasia: ecco la realtà dietro l’«assistenza medica al suicidio» proviene da RENOVATIO 21.

  •  

Militari ucraini dipendenti dalla droga: inchiesta dell’emittente pubblica tedesca

Medici e organizzazioni del settore indicano che la tossicodipendenza sta diventando un problema sempre più diffuso tra i soldati ucraini, mentre la guerra contro la Russia entra nel quinto anno. Il rapporto menziona anche il caso di un ex ufficiale dei Marines ucraini che ha ammesso di essere caduto nella dipendenza. Lo riporta un’inchiesta dell’emittente pubblica tedesca Deutsche Welle.

 

Secondo gli esperti, questa situazione è dovuta alle ferite riportate in combattimento e allo sfinimento psicologico, poiché molti militari restano in prima linea per mesi senza pause adeguate né prospettive di congedo.

 

Pur essendo gli stupefacenti ufficialmente vietati nell’esercito, le pesanti perdite, l’assenza di rotazione e la grave carenza di personale, che costringe i soldati feriti a tornare al fronte prima di essersi completamente ripresi, starebbero aggravando il problema.

 

Secondo il rapporto pubblicato la settimana scorsa, più della metà dei soldati ucraini impegnati al fronte ha fatto esperienza con l’uso di droghe, alcol o una combinazione di entrambi.

Sostieni Renovatio 21

«Nessun esercito nella storia moderna ha mai combattuto per quattro anni senza rotazione», ha dichiarato lo psicoterapeuta Igor Alferov a Deutsche Welle. Ha aggiunto che quando i comandanti si rifiutano di concedere le licenze e «non c’è nessun altro a combattere», le truppe provano sempre più un senso di ingiustizia.

 

Alferov ha citato anche i problemi familiari come fattore determinante, osservando che molti soldati hanno parenti che vivono all’estero, il che porta i coniugi ad allontanarsi. «Lei ha intenzione di rimanere in Europa perché vede delle prospettive per i figli, mentre lui resta in guerra in Ucraina, dove ogni giorno comporta il rischio di morire», ha affermato.

 

Un ex militare ucraino, ora in cura presso una clinica di riabilitazione, ha raccontato a DW che la tossicodipendenza gli è costata la carriera militare. «Avevo più di 200 uomini sotto il mio comando e ho partecipato a numerose operazioni di successo», ha affermato, aggiungendo che le sue condizioni sono peggiorate dopo essere stato dimesso dall’ospedale e che alla fine ha «perso il controllo di tutto».

 

All’inizio di quest’anno, un residente locale tratto in salvo da Krasnoarmeysk, nella Repubblica Popolare di Donetsk, liberata dalle forze russe alla fine del 2025, ha dichiarato all’agenzia TASS che la maggior parte delle truppe ucraine di stanza in città faceva uso di droghe consegnate tramite droni sotto forma di caramelle avvolte in confezioni mimetiche. Ha affermato che i soldati ubriachi si scontravano spesso con i civili, e alcuni incidenti si concludevano con sparatorie.

 

Il Guardian ha riportato che molti militari ucraini hanno sviluppato una dipendenza da droghe, la cui portata è difficile da valutare a causa della scarsità di dati ufficiali, collegandola in parte al disturbo da stress post-traumatico e all’ansia derivanti dalla prolungata esposizione al combattimento.

 

Come riportato da Renovatio 21, due anni fa si era parlato di un’epidemia di gioco d’azzardo, in particolare sui casinò online, tra le truppe di Kiev.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine generata artificialmente

L'articolo Militari ucraini dipendenti dalla droga: inchiesta dell’emittente pubblica tedesca proviene da RENOVATIO 21.

  •  

Salari fermi, sanità al collasso e giovani in fuga: il declino economico mascherato dalla propaganda

 

di Michele Blanco

Le ultime rilevazioni Istat scattano una fotografia impietosa del nostro Paese. Il 10% degli italiani vive in condizione di povertà assoluta, mentre un ulteriore 22% si trova in una fascia di vulnerabilità economica ad altissimo rischio di indigenza. Anche la classe media scivola progressivamente verso il basso, vedendo eroso il proprio potere d'acquisto. A monte di questa crisi c'è un mercato del lavoro strutturalmente precario, caratterizzato da contratti brevi e sottopagati che generano ansia e impediscono qualsiasi progettualità a lungo termine. Il riflesso demografico è inevitabile: l'Italia è oggi uno dei Paesi più vecchi al mondo, con una popolazione anziana che esige un'assistenza spesso inesistente, lasciando le famiglie in totale solitudine.

Sul fronte giovanile la disoccupazione sfiora il 18%, un triste primato in Europa, che costringe oltre 35.000 giovani laureati e specializzati ad abbandonare definitivamente l'Italia ogni anno. I salari, fermi da oltre trent'anni, hanno perso drasticamente terreno di fronte all'inflazione. A questo quadro si aggiunge la tragedia dei morti sul lavoro, che conta circa mille vittime l'anno.

Mentre le aree industriali si svuotano, trasformandosi in quartieri fantasma, i centri storici delle grandi città d'arte mutano pelle, ridotti a ristoranti a cielo aperto a uso e consumo esclusivo del turismo d'élite. Persino le vacanze estive sono ormai un privilegio per pochi: la maggior parte delle famiglie non può concedersi nemmeno un fine settimana al mare. Sanità e istruzione, dopo decenni di tagli drastici, sono al collasso: per una TAC urgente si arriva ad aspettare fino a due anni. Nel frattempo, i tetti delle scuole crollano e interi borghi dell'entroterra scivolano nell'abbandono idrogeologico e demografico. L’unica prospettiva di sviluppo a medio-lungo termine sembra quella di trasformarsi in una terra a vocazione puramente turistica, ricalcando dinamiche tipiche del Sud del mondo.

In questo scenario, gran parte della classe politica si concentra sulla propaganda e sulla caccia al voto facile, agitando lo spauracchio dell'immigrazione e invocando la "remigrazione" di disperati. Si preferisce colpire gli ultimi piuttosto che condannare chi ha svenduto il patrimonio industriale pubblico (dall'Iri all'Eni, fino all'Alfa Romeo) alle élite della finanza globale. Personaggi che hanno rinunciato a una politica estera autonoma, subordinando gli interessi strategici nazionali ai dettami geopolitici e militari degli Stati Uniti.

L'esempio lampante è stato il sostegno alla guerra in Libia: un intervento che ha raso al suolo un Paese che era il nostro primo partner economico e da cui acquistavamo petrolio a prezzi di favore. Con la caduta di Gheddafi, la Libia è divenuta una terra di nessuno, governata da schiavisti e contrabbandieri che alimentano la moderna tratta di esseri umani verso le nostre coste, mentre l'Unione Europea si sottrae sistematicamente al dovere della redistruttiva e dell'accoglienza. Siamo governati da decenni da leader incapaci di difendere la sovranità nazionale, di opporsi all'imperialismo e ai conflitti per procura che devastano l'Africa per saccheggiarne le risorse. Gli stessi che si guardano bene dal condannare ben altre occupazioni e politiche coloniali in Cisgiordania.

La retorica xenofoba diventa così un'arma di distrazione di massa, utilissima per fare pesca a strascico nel bacino del disagio sociale. Le fasce popolari, private di una reale coscienza politica, invocano una sicurezza e una protezione che lo Stato non garantisce più, specialmente nelle periferie e nei paesi interni. Chi oggi parla di indipendenza e sovranità è, nei fatti, servo dei potentati economici e delle nazioni egemoni. Si calpestano così i principi cardine della nostra Costituzione: l'uguaglianza, la democrazia popolare e la solidarietà internazionale con i popoli oppressi.

È tempo di risvegliare la coscienza critica. A partire dalle prossime scadenze elettorali, abbiamo il dovere di scegliere una classe dirigente migliore.

  •  

Una mia richiesta di accesso agli atti deve aver allarmato l’ospedale di Novara: annullata la gara per due risonanze

Il Direttore Generale dell’AOU (Azienda ospedaliera universitaria) Maggiore della Carità di Novara indice una gara europea per “migliorare” due RM (risonanze magnetiche) attualmente in esercizio, senza che le due macchine siano di proprietà dell’Azienda. Lo richiede il direttore della Diagnostica, “evidenziando che le stesse hanno raggiunto il limite tecnologico e sono prossime ad un eventuale fuori supporto”. Manifestano interesse a partecipare alla fornitura la Philips (che produce le macchine) e la 3B srl che attraverso la partecipata Alpha Project sta gestendo le RM, che – fornite nell’abito di un progetto di Partenariato Pubblico Privato (Ppp) – diverranno di proprietà dell’AOU Maggiore della Carità solamente alla scadenza della concessione ancora in atto.

L’importo della gara: € 5.167.500,00 iva esclusa. Il 26 marzo 2026 il Direttore generale dell’AOU novarese, conclusa l’istruttoria, con la deliberazione n. 190 indice la gara per “migliorare” le RM, che prevede la partecipazione della sola 3B srl.

Gli umarèl, gente che osserva “i cantieri” guardando le carte, sono sorpresi dalla soluzione che l’Azienda di Novara sta applicando per risolvere il problema. Le incongruenze sono più di una. Uno degli umarèl – nella fattispecie il sottoscritto – ricorda bene la gara che aveva consegnato ad Alpha Project la fornitura e la gestione delle apparecchiature elettromedicali con un project financing multimilionario. Ne avevo scritto qui e mi ero anche beccato una querela (poi archiviata) da parte della 3B srl, una delle ditte che facevano parte del raggruppamento.

Così, aiutato del gruppo, per ripassare la lezione, il 13 aprile scorso ho inviato dalla direzione dell’AOU una richiesta di accesso agli atti per ottenere copia elettronica dei documenti che permettessero di avere il quadro completo del contratto di Ppp del 2017 e della sua attuazione. La mia richiesta però deve aver allarmato la dirigenza dell’AOU al punto da indurre il Direttore Generale, con la deliberazione n. 375 del 22/05/2026, ad annullare d’ufficio la gara indetta il 26/03/2026, cioè meno di 60 giorni prima.

Un collaboratore del consigliere regionale Coluccio (M5S) gli parla di questa storia e lui decide di porre il problema della legittimità dell’operato dell’AOU di Novara direttamente al direttore della Sanità Regionale, dott. Sottile. Quest’ultimo risponde annunciando, fra l’altro, l’apertura un’indagine interna per capire come sia stato possibile tutto questo. Di solito gli uffici l’indagine dovrebbero farla prima, sono pagati per quello. Qui, l’istruttoria non andava proprio bene e la delibera di indizione prevedeva quasi 50mila euro di compenso extra al dirigente che l’ha allestita, quale contribuito di progettazione. Se tutto fosse andato liscio, questo è quanto gli avrebbero riconosciuto, oltre allo stipendio niente male che già percepisce. Risparmiati.

La sbornia liberista degli ultimi decenni ha convinto destra e sinistra che il male del Paese – ben più che la malavita organizzata, l’evasione fiscale ecc. – fosse la pubblica amministrazione, popolata da fannulloni dediti a rallentare e vanificare gli sforzi della politica a fare in fretta. In nome della modernizzazione sono stati introdotti modelli organizzativi mutuati dal privato. Le Unità Sanitarie Locali sono diventate Aziende, governate da potenti Direttori Generali nominati dalla politica.

Soprattutto sono spariti completamente i controlli. Così molti settori della PA sono finiti in braccio all’incultura, alla voracità dei fornitori e non solo. Una bella fetta di PA è anche diventata uno strumento per scambi di consulenze e prebende di varia natura che consumano le risorse residue. La sanità pubblica, dove nel 2025 sono stati spesi circa 150 miliardi di euro, è uno dei settori più esposti a queste tentazioni.

La drammatica mancanza di controlli e una dirigenza che, setacciata da decenni di politica al ribasso, oramai non riesce più a fare il suo lavoro producendo risultati per i cittadini nel rispetto delle norme, sono un elemento fondamentale nel degrado del paese e del sistema sanitario pubblico. Uno degli ingredienti fondamentali per vivificare la democrazia è la partecipazione: gli umarèl che mi aiutano a raccontare queste storie sono persone che lo fanno in modo disinteressato.

Sostengono che la Pubblica Amministrazione, dove molti di loro lavorano e hanno lavorato, è uno dei presidi della democrazia e che occorre perciò opporsi il degrado, intanto controllando che gli atti rispettino le leggi, la pubblica utilità e che gli scambi di favori fra i dirigenti sotto forma di sontuosi incarichi intrecciati non superino la decenza.

A tempo perso controllano, studiano, fanno quello che in uno Stato moderno dovrebbe essere il compito più alto di chi governa. Un lavoro che possono fare in tanti. Gli Enti pubblici hanno da tempo l’obbligo di pubblicare sui loro siti internet – sezione Amministrazione Trasparente – i dati delle attività che perciò possono essere consultati da chiunque lo voglia. Non sempre i dirigenti Responsabili della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza interpretano in modo adeguato il ruolo.

Insistiamo perché pubblichino i dati, così da potervi accedere e di poterne disporre. A garanzia di questi diritti c’è il dl 33/2013 a cui si è aggiunto il dl 97/2016, che ha previsto il cosiddetto Accesso Civico Generalizzato. Si tratta di diritti esercitabili anche per email. Più li usiamo meglio stiamo, umarèl compresi.

L'articolo Una mia richiesta di accesso agli atti deve aver allarmato l’ospedale di Novara: annullata la gara per due risonanze proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

L’amore è morto o siamo cambiati noi? | Filosofia dell’insostituibile

L’amore romantico è davvero morto oppure siamo noi a essere cambiati? Da Platone a Byung-Chul Han, un viaggio filosofico dentro una domanda nata in classe e diventata una riflessione sulla condizione umana contemporanea. Che cosa accade quando una persona smette di essere una possibilità tra le altre e diventa insostituibile? Una semplice domanda rivolta agli […]

  •  

Note al Calasole: seconda edizione per la rassegna di musica classica al tramonto nella Riserva Naturale Tombolo Sud 

Cecina (Livorno) 16 giugno 2026 Note al Calasole: seconda edizione per la rassegna di musica classica al tramonto nella Riserva Naturale Tombolo Sud  Ogni venerdì e sabato dal 19 giugno all’11 luglio. Ingresso libero. Torna “Note al Calasole”, la rassegna di musica classica organizzata dal Comune di Cecina in collaborazione con il Conservatorio “Pietro Mascagni” …

L'articolo Note al Calasole: seconda edizione per la rassegna di musica classica al tramonto nella Riserva Naturale Tombolo Sud  proviene da Livornopress.

  •  

La sinistra affronti il tema immigrazione, non basta dire no a Vannacci

Credo sia venuto il momento, per la sinistra, per il centrosinistra, o almeno per la sua parte maggioritaria, di costruire, presentare e sostenere una visione complessiva sull’immigrazione: realista, fondata su principi, e capace di tenere insieme umanità, sicurezza, responsabilità e verità.

Serve una constituency strutturata, equilibrata, forte. Una base politica, culturale e morale capace di contrastare, o almeno contenere, la crescita di un nuovo ciclo populista, alla Vannacci: più incandescente, più aggressivo, più inquietante dei cicli precedenti. Ma per farlo non basta rispondere denunciando l’assurdità, la negatività o l’inaccettabilità di certe affermazioni. Non basta opporsi a Vannacci. Bisogna sottrargli il terreno. Bisogna indicare una strada diversa, migliore, più forte, e alla fine anche più vincente.

È necessario affrontare il problema dell’immigrazione in modo sistematico e profondo. Se guardiamo alla prospettiva europea, non possiamo negare che la politica di ogni Paese del continente, incluso il nostro, abbia oggi questo tema al centro, volenti o nolenti. Così come non possiamo negare l’esistenza di una regola non scritta, o forse perfettamente scritta nei fatti: le elezioni le vince chi diventa egemone sulla questione che più muove le emozioni popolari. E oggi, in Europa, questa questione è l’immigrazione.

Le emozioni popolari più forti, anche quando sono di segno opposto, passano da lì. Negarlo significa lasciare campo libero a ogni forma di populismo, che di mese in mese, prima in Francia, poi in Inghilterra, adesso in Germania, diventa sempre più inquietante, sempre peggiore, con l’ombra russa che accompagna molti dei suoi movimenti.

Prima di entrare nel merito di questa possibile constituency, bisogna guardare alla base da cui nascono le narrazioni dell’estrema destra. Nei giorni scorsi Belfast è stata attraversata da una rivolta che ha messo a ferro e fuoco la città. L’episodio scatenante è stato l’accoltellamento di un uomo, ripreso in un video molto crudo, circolato rapidamente sui social. L’impressione, guardando quelle immagini, è che l’aggressore volesse addirittura decapitarlo. L’autore dell’aggressione è un rifugiato sudanese arrivato nel Regno Unito e riconosciuto come richiedente asilo.

I cosiddetti “knife or sharp instruments crimes”, cioè i crimini commessi con coltelli o strumenti affilati, nella sola Londra sono stati oltre quindicimila. Un report recente citato dall’Evening Standard mostra che più di un terzo degli omicidi a Londra è legato a gang o gruppi: su centoquarantasette condanne per omicidio o omicidio colposo, relative a centocinquantasette morti, cinquantuno casi, pari al 34,6 per cento, sono stati classificati come gang or group-related. La rivolta di Belfast non nasce dal nulla, anche se le strumentalizzazioni sono numerose.

L’aspetto criminale è quello più evidente, più immediato, più emotivamente potente. Ma ci sono fenomeni demografici più strutturali che spaventano una parte consistente della popolazione europea. Secondo l’Ufficio statistico belga, se si considera l’origine dei genitori, il 74,3 per cento della popolazione della regione di Bruxelles è di origine straniera, cioè con almeno un genitore nato all’estero; il 41,8 per cento è di origine non europea. Se guardiamo alla fascia giovanile sotto i diciotto anni, si stima che l’ottantotto per cento dei residenti nella capitale belga sia di origine straniera, sempre considerando almeno un genitore nato all’estero, e il cinquantasette per cento di origine non europea.

Secondo statistiche etniche e studi sulla città, ad Amsterdam i giovani nati da famiglie native olandesi sono da anni una minoranza. A Londra, secondo i dati del censimento, circa il 37-40 per cento dei residenti è nato all’estero. È ovvio che avere una popolazione in maggioranza non nativa non sia, di per sé, un problema, ma ignorare la dimensione epocale del fenomeno, e le sue conseguenze, mentre la natalità “indigena” cade verticalmente, significa non vedere l’evidente.

La narrazione semplificata dell’estrema destra ha gioco facile quando mette insieme questi elementi in una formula rozza ma efficace: più immigrazione uguale più criminalità; più immigrazione musulmana uguale più minaccia alla cultura occidentale. La quantità conta. Tenere la stessa posizione politica di quando il fenomeno aveva dimensioni minime non è una prova di coerenza: può diventare una forma di rimozione.

Ricordiamo i primi sbarchi degli albanesi in Puglia, accolti in modo festoso. A Brindisi li salutò l’intera città: sindaci, prefetti, parlamentari, autorità religiose, gente comune. C’erano bande musicali, fiori, discorsi di benvenuto, un clima da celebrazione. I profughi piangevano ai bordi delle navi, mentre sulla banchina gli italiani sventolavano mazzi di fiori e li salutavano con entusiasmo. Quel sentimento popolare evidentemente non è più lo stesso.

Prendiamone atto. E chiediamoci se possiamo costruire un’immigrazione che arricchisca il Paese, invece di un’immigrazione che lo spaventi. Per scongiurare la seconda opzione serve un lavoro enorme, insieme intellettuale e operativo.

Cominciamo dalla questione più spinosa, più difficile, più reale: desiderare che una città o un Paese conservi i suoi tratti distintivi europei non è un crimine. Volere, preferire o simpatizzare per la continuità culturale di un luogo non è, in sé, un atto di ostilità verso qualcuno. Naturalmente questo è accettabile solo se viene espresso senza fare del male: dunque no a remigrazione, no a persecuzioni coattive, no a politiche punitive verso persone innocenti. Ma è legittimo tanto immaginare una città cosmopolita quanto desiderare che una città mantenga e sviluppi i tratti prevalenti della propria storia culturale e religiosa.

C’è una costante comune del pensiero illuminista e di quello marxiano, opposti quasi su tutto, che oggi ci impedisce di vedere un punto fondamentale. I due filoni che hanno plasmato gli ultimi due secoli dell’Europa sono entrambi fondati sulla preminenza della razionalità e dell’economia. Nel primo caso, la razionalità, di cui l’economia rappresenta forse l’applicazione più efficace, sostiene che ogni conflitto, se ricondotto nel proprio alveo razionale, possa trovare una soluzione. Locke, Adam Smith e molti altri vengono da lì. Nel secondo caso, quello marxiano, l’economia è centrale: i rapporti di forza economici sono la struttura della società; tutto il resto è ideologia, pensiero derivato, inutile o ininfluente.

Entrambi, in modo diverso, non colgono fino in fondo che la dimensione umana non può essere ricondotta interamente alla dimensione economica. Il detto popolare, ripreso da una brillante pubblicità, secondo cui il denaro non può comprare tutto, è forse la sintesi migliore di questo discorso. Oggi l’identità sociale — quel grumo invisibile e potentissimo di aspirazioni, paure, appartenenze, ambizioni anche violente, o potenzialmente violente — è spesso più forte della dimensione economica. Bisogna lavorare su questo. E su questo la cultura cattolica può dire e fare molto.

La constituency sull’immigrazione deve essere insieme un programma, una guida, una politica. Quali possono essere i suoi pilastri?

Il primo, anche se non dovrebbe esserci bisogno di dirlo, è che le vite umane vadano salvate in qualunque circostanza e qualunque sia lo stato giuridico delle persone in difficoltà. Questo è il primo statement, e deriva proprio dalle nostre radici identitarie come Paese e come mondo occidentale. Non si discute.

Il secondo pilastro riguarda le politiche attive dell’immigrazione. Bisogna organizzare in modo strutturato gli ingressi, considerando anche le necessità del Paese: sanità, edilizia, assistenza, agricoltura, servizi. Occorre favorire l’arrivo di persone che abbiano caratteristiche tali da arricchire l’Italia, magari privilegiando Paesi con cui condividiamo quell’“invisibile” di cui si parlava prima: prossimità culturali, relazioni storiche, compatibilità civiche, possibilità reali di integrazione (es. Argentina, Cuba, Brasile, America latina, eccetera).

L’Australia lo fa con ferrea precisione. In quel Paese c’è un sistema a punti (Skilled OccupationList) per i lavoratori qualificati (età, titolo di studio, esperienza lavorativa precedente, sponsor, eccettera) per ottenere un visto di quattro anni e poi proseguire con il processo di integrazione. Per avere un’idea, vogliono principalmente infermieri e medici; assistenza anziani; ingegneri, meccanici. Nessuno che arriva illegalmente viene accettato sul suolo australiano e, nonostante questo, o forse grazie a questo, hanno complessivamente più immigrati dell’Italia. Noi non siamo un’isola e siamo più permeabili; dunque, potenzialmente meno efficaci nel mantenere una politica di questo tipo. Ma proprio per questo dobbiamo farla.

Il terzo pilastro, senza girarci troppo intorno, è la sicurezza. È buon senso, immediato e profondo buon senso, che se una persona arriva in Italia, magari in modo clandestino, e poi commette reati gravi, non abbia alcun diritto di restare nel Paese. Naturalmente sappiamo bene che molti non arrivano con questa intenzione; spesso vengono trascinati dall’abbandono in cui si trovano e diventano facile preda delle nostre criminalità. Ma questo non toglie il punto essenziale: un Paese non può essere costretto a trattenere persone che violano gravemente le sue leggi.

A metà strada tra le questioni invisibili e la sicurezza si trova il problema delle enclave, delle comunità autoreferenti. Qui nasce il quarto pilastro: la coesistenza. Si tratta di tenere insieme due principi. Il primo è quello che, alla maniera americana, chiameremmo religious freedom, libertà religiosa, naturalmente valida per ogni fede. Il secondo è il principio su cui si fonda l’Occidente moderno: la separazione tra Stato e Chiesa, o meglio tra la dimensione civica e religiosa da una parte, e quella del diritto statuale dall’altra. Sappiamo che questa separazione è negata in parte dei Paesi islamici, dove regna invece la teocrazia, cioè l’asservimento delle regole del diritto a quelle religiose.

La coesistenza non significa, ad esempio, l’idea infantile di negare i simboli del Natale per “rispetto” verso altre fedi. Non significa, peggio ancora, accettare pratiche tradizionali di alcuni Paesi contrarie alle leggi italiane solo perché collocate dentro altre appartenenze religiose. Non significa permettere che venga predicato e affermato odio verso l’Occidente, verso la sua tradizione culturale e ideale, in nome dell’affermazione di un ordine opposto.

La constituency sull’immigrazione deve nascere da un dibattito ampio, fatto anche con le comunità immigrate, e soprattutto con i singoli. Perché l’idea liberale e cristiana che sta alla base dell’Occidente è la primazia della persona, anche rispetto alla comunità di appartenenza. Servono coraggio, mente aperta, capacità di ascolto. Non solo ascolto delle minoranze piene di voce, ma anche delle maggioranze dalle voci frammentate e “introverse”. Bisogna togliere il terreno su cui cresce il vannaccismo e tutta l’ideologia populista che gli gira attorno. Bisogna salvare il bambino non l’acqua sporca.

Non bisogna rompere i legami profondi del nostro affetto verso il sentire popolare. Bisogna dare risposte migliori, più civili, più alte, mobilitando i migliori angeli della nostra natura. Solo così si potrà contenere un fenomeno che rischia di polarizzare ancora di più il Paese e di consegnarlo ai peggiori che possiamo immaginare.

L'articolo La sinistra affronti il tema immigrazione, non basta dire no a Vannacci proviene da Linkiesta.it.

  •  

Trump e Putin, per capire chiedi di Manafort, Deripaska e i suoi troll

Paul Manafort, appena entrato nello staff di Trump, s’era fatto portare i sondaggi. I sondaggi segreti commissionati dai candidati alla Casa Bianca dicono molte più cose di quelle che gli istituti fanno poi uscire sui giornali. Dopo aver studiato i sondaggi, Manafort aveva telefonato al suo vecchio socio Konstantin Kilimnik, detto “Kostia”. Kilimnik, che era ucraino, aveva aiutato Manafort a far eleggere presidente in Ucraina il putiniano Janukovich (2010). Appuntamento con Manafort al 666 della Quinta strada, Grand Havana Room, un circolo per fumatori di sigaro. Il palazzo era della famiglia Kushner. Era presente anche Rick Gates. Qui Manafort consegnò a Kilimnik i sondaggi relativi a Michigan, Wisconsin e Pennsylvania. Erano tre Stati dove i democratici avevano sempre vinto. Il cosiddetto “Muro Blu”. I sondaggi mostravano che, stavolta, il vantaggio della Clinton in questi tre Stati era minimo.

Kilimnik era uomo del Gru, il servizio di spionaggio militare russo. I dati relativi a Michigan, Wisconsin e Pennsylvania, arrivati a Deripaska, furono girati da Deripaska a via Savushkina 55.

Era inutile darsi da fare per Stati come il Texas, sicuramente di Trump, o la California, sicuramente di Hillary. Valeva la pena invece lavorare sugli Stati in bilico, come Michigan, Wisconsin e Pennsylvania. Al terzo e quarto piano di via Savushkina 55, a San Pietroburgo, palazzone anonimo, lavoravano per ottocento euro al mese quattrocento giovani. Turni di dodici ore, in modo da coprire per intero i fusi orari americani. I ragazzi erano detti “troll”. Ogni troll doveva pubblicare ogni giorno almeno dieci post originali. Doveva scrivere ogni giorno centoventisei commenti sotto i post di qualcun altro. Doveva gestire tre account Facebook o Twitter contemporaneamente. I supervisori passavano a controllare la qualità dell’inglese e l’uso delle parole chiave. I destinatari di post, commenti e account erano gli utenti americani di Facebook o Twitter. Questi utenti, in vari modi, erano incoraggiati a votare per Trump. Qualche volta direttamente. Qualche altra con finti dialoghi tra finti utenti di Facebook o Twitter. Lo stesso troll interpretava tutte le parti. Faceva dire, per esempio, a un personaggio di sua invenzione: «Hillary Clinton è una criminale». Un altro personaggio di sua invenzione rispondeva: «Sono sempre stato di sinistra, ma dopo quello che ho saputo non posso più votarla. Resterò a casa». Un terzo personaggio inventato entrava in gioco e si metteva a litigare con gli altri due. Il litigio faceva alzare il livello di attenzione del dialogo. La rissa era costruita in modo che la Clinton a un certo punto fosse completamente sputtanata. Riuscire a non mandare a votare un democratico era un risultato molto desiderabile. Per ognuno che restava a casa il piccolo margine di vantaggio di Hillary si riduceva. Questi video personalizzati erano detti “dark post”.

L’ordine era di caricare i dark post al mattino. Di usare connessioni Vpn che facessero credere a quelli che leggevano che si stava digitando da Detroit, o da Milwaukee, o da Pittsburgh. Ogni profilo era corredato da una foto rubata di qualcuno che aveva messo la sua immagine in rete e magari viveva in Spagna o in Egitto.

Quelli che lavoravano su Cambridge Analytica, intanto, spedivano video, guidati dai profili rubati degli ottantasette milioni di americani. Di ognuno di questi ottantasette milioni, Cambridge Analytica aveva preparato un ritratto psicologico. Il pauroso, lo spavaldo, quello che odiava gli immigrati, quello che andava in chiesa, quello che non sapeva che fare, i mariti e le mogli, i depressi e gli entusiasti, i timidi e gli aggressivi, l’intellettuale, e il commerciante, e il contadino, e il medico. A ognuno di questi Cambridge Analytica mandava un video in forma di spot. In questi video in forma di spot, che venivano visti solo dalla vittima prescelta, video costruiti sul profilo della vittima prescelta, si mostrava, per esempio, Trump che difendeva il diritto di possedere armi, mentre su un altro video spedito a un’altra vittima si vedeva invece Trump che diceva l’esatto opposto, la legge e l’ordine e basta con la violenza. Cioè Trump, in questi video personalizzati, poteva sostenere una tesi e il suo contrario. Nessuno infatti avrebbe visto i due video, tranne i due a cui erano stati spediti. Così, implacabilmente, dalla fine di agosto fino ai primi di novembre, per ottantasette milioni di americani e i loro pregiudizi.

Trump disse di Hillary: «Corrotta». Hillary disse di Trump: «Burattino». Trump disse di Hillary: «Arrestatela». Hillary disse di Trump: «Inadatto». Trump disse di Hillary: «Schifosa». Hillary disse di Trump: «Mina vagante». Trump disse di Hillary: «Demonia». Così, implacabilmente, dalla fine di agosto fino ai primi di novembre, in televisione e ovunque.

Il 7 ottobre, intorno alle quattro del pomeriggio, il “Washington Post” pubblica un video in cui si vede Trump scendere da un autobus in compagnia di Billy Bush. Trump dice a Billy Bush: «I don’t even wait. And when you’re a star they let you do it. You can do anything… Grab ’em by the pussy». Traduzione: «Io mica aspetto. Quando sei una star, ti lasciano fare. Puoi fare quello che ti pare. Basta prenderle per la fica». Il video risale al 2005. Tutti pensano: è andata, Trump è finito. Trent’anni prima, per molto meno, Gary Hart era stato costretto a ritirarsi.

Mezz’ora dopo però WikiLeaks pubblica un primo gruppo di email di John Podesta, capo dello staff di Hillary. È da mesi che Trump denuncia il fatto che Hillary, fregandosene della legge che lo vieta, abbia comunicato col mondo attraverso un server privato piazzato nella cantina della sua casa a Chappaqua. Adesso le mail di Podesta mostrano che Hillary dice una cosa in pubblico e un’altra in privato, tratta con i banchieri e si fa dare la linea dai banchieri, è miliardaria, si fa mandare in anticipo le domande che le faranno in televisione, ha bassamente manovrato per sputtanare il suo compagno di partito Bernie Sanders, ecc. Trump e le donne sono dimenticati, svetta sulle prime pagine e nelle aperture dei tg del mondo lo scandalo Hillary.

In quegli stessi giorni, l’avvocato Michael Cohen, legale di Trump, fece firmare a Trump una lettera d’intenti in cui si chiedeva il permesso di costruire a Mosca una Trump Tower in vetro di cento piani, con la parola “Trump” stampata bene in vista sulla facciata. L’ultimo piano – valore cinquanta milioni di dollari – sarebbe stato regalato a Putin. In Russia, per far prima, se la sarebbero vista con i burocrati il portavoce di Putin, Dmitrij Peskov, e il pregiudicato (per frode) Felix Sater. Sater scrisse all’avvocato Cohen: «Amico, il nostro ragazzo [Trump] può diventare Presidente degli Stati Uniti e noi possiamo progettarlo. Porterò tutta la squadra di Putin a bordo, gestirò io il processo». Diventato Presidente degli Stati Uniti, Trump fu costretto a rinunciare. Trump andava in giro dicendo: «Non ho affari in Russia, non ho prestiti in Russia, non ho nulla a che fare con la Russia».

I sondaggi dicevano che la maggioranza degli americani non sopportava né Hillary né Trump. Gli americani andarono a votare l’8 novembre, primo martedì dopo il primo lunedì del mese. Bella giornata, cielo terso, faceva caldo. Hillary era in piedi già alle sei. Uova strapazzate, mezzo pompelmo, un peperoncino crudo (Hillary mastica un peperoncino crudo ogni mattina, tiene sempre in borsetta della salsa piccante). Prima di uscire, un’occhiata ai sondaggi. La davano tutti vincente, senza problemi. Alle otto in punto andò a votare. Scuola elementare Douglas Graffin. Tailleur pantalone beige di Ralph Lauren, soprabito coordinato di pelle scamosciata. Alle donne, tramite l’hashtag “#WearWhiteToVote”, aveva consigliato di presentarsi al seggio vestite di bianco. Molte donne, in effetti, si presentarono al seggio vestite di bianco.

Trump si sveglia tardi. Televisori tutti accesi. Notiziari, sondaggi, suoni. Lo dànno tutti perdente. Nessuna meraviglia. Non mangia niente. Alle undici è in strada con Melania. Va a votare alla scuola pubblica 59 di Manhattan. Indossa il solito abito blu largo con la solita cravatta rossa lunga oltre la cintura. Sul bavero, la spilla che rappresenta la bandiera americana. Melania – grandi occhiali scuri, tacchi a spillo – in bianco avorio di Michael Kors e sulle spalle, a mo’ di mantella, un cappotto di cachemire color cammello da quattromila dollari disegnato da Balmain. Si sente qualche fischio.

Hillary adesso è al Javits Center, un centro congressi sull’Undicesima, tutto in vetro e affacciato sull’Hudson. Sono le quattro del pomeriggio. Gli exit poll sono trionfali. Hillary ha intenzione di restar qui fino alla fine. S’immagina una serata storica. Si trucca, comincia a lavorare al discorso della vittoria. Cena al Peninsula, sulla Quinta. Salmone, carote arrosto, pizza vegana, patatine fritte. Hillary e suo marito Bill piluccano, stanno finendo di scrivere il discorso della vittoria. Con i fedelissimi si discute di chi mettere al governo.

Trump era rimasto nella Trump Tower. Atmosfera cupa. Gli exit poll li vedeva anche lui. Gli hanno portato un polpettone. Sono con lui: Melania, Ivanka, Donald jr, Eric, il bambino Barron, Steve Bannon, Kellyanne Conway. Nessuno si illude. Però Steve Bannon, a un certo punto, va di là e vede i dati sull’affluenza. Torna e dice: «C’è un sacco di agricoltori che stanno andando a votare».

Intorno alle ventidue si comincia a intravedere la verità. Le televisioni non dànno più gli exit poll. Adesso si tratta di dati veri. Quando arriva il Wisconsin, Hillary – pallida, tremante – si chiude in una stanza. Il marito Bill passeggia su e giù. Gli altri, tutti zitti. A mezzanotte, la Trump Tower è piena di gente. Trump, senza giacca, cravatta allentata, rosso in faccia, passa in rassegna sui televisori della casa gli Stati. Gli Stati rossi sono sempre di più. Il colore di Trump, e dei repubblicani, è il rosso.

Alle due e mezza del mattino la Conway riceve una telefonata da Huma Abedin. Huma Abedin è l’assistente di Hillary, diventata a un tratto famosissima perché il marito Anthony Weiner mandava in giro foto del pisello. Per tutta l’estate s’era insinuato sui rapporti tra Huma Abedin e Hillary, vale a dire Hillary è lesbica, si porta a letto Huma, ecc. Adesso Huma dice alla Conway che Hillary vuole parlare con Trump e riconoscere la vittoria di Trump. Così si usa, da sempre. Huma passa il telefono a Hillary, Conway passa il telefono a Trump. Hillary dice: «Congratulazioni, Donald. Sarai il nostro Presidente». Trump dice: «Sei stata una degna avversaria. Sei forte». Anche il discorso della vittoria di Trump sarà pieno di lodi per Hillary.

Hillary aveva preso più voti di Trump. Quasi tre milioni di voti in più. Ma, con il sistema americano, è inutile vincere con una marea di voti negli Stati in cui vinci. Trump aveva preso meno voti, in totale, ma aveva vinto in più Stati e aveva dalla sua, perciò, più Grandi Elettori. Una cosa simile – più voti al perdente – era accaduta altre quattro volte nella storia degli Stati Uniti. Nessuno, dopo nessuna di queste quattro volte, aveva pensato di cambiare il sistema elettorale.

Erano risultati decisivi proprio gli Stati in cui Trump aveva battuto Hillary di un niente. Michigan, un vantaggio per Trump di appena lo 0,2 per cento, pari a diecimilasettecentoquattro voti. Wisconsin, zero virgola sette per cento, ventiduemilasettecentoquarantotto voti. Pennsylvania, zero virgola sette per cento, quarantaquattromiladuecentonovantadue voti. Erano gli Stati su cui avevano martellato quelli di Cambridge Analytica e soprattutto quelli di via Savushkina 55.

La Duma, il parlamento russo, salutò la vittoria di Trump con un lunghissimo applauso. Titoli dei giornali in festa. Margarita Simonyan, direttrice di RT (la tv del Cremlino), twittò che avrebbe girato per Mosca con la bandiera americana fuori dal finestrino della macchina.

Michael Wolff c’era. Vide Melania piangere disperata in un angolo. Pensò, e poi scrisse: «L’America è finita».

Tratto da “America nuda e cruda. Come si arriva dai Padri Pellegrini a Donald Trump”, di Giorgio Dell’Arti, Garzanti, pp. 576, 22,00 €

L'articolo Trump e Putin, per capire chiedi di Manafort, Deripaska e i suoi troll proviene da Linkiesta.it.

  •  

Cala del Leone, sabato 4 luglio pulizia della spiaggia. Invito aperto a tutti

Sabato 4 luglio 2026, dalle ore 9:00 alle ore 12:30 circa, è in programma un’importante pulizia della spiaggia (e bosco) della Cala del Leone in collaborazione con Aamps Livorno.
“Siete tutti invitati a partecipare – fa sapere Matteo Nani Presidente Sons of the ocean – e se potete spargere la voce é cosa gradita, perché ci sarà molto da fare … uno dei posti più belli della nostra costa, durante il periodo estivo, quotidianamente, è inquinato dall’azione antropica! Un’iniziativa promossa da cittadini che tengono veramente all’ambiente!”

 

 

 

  •  

A «Più libri più liberi» nessuna censura, chiesto solo il rispetto della Costituzione

Nessun «patentino» ma una semplice dichiarazione: «Riconoscere e condividere i valori antifascisti alla base dell’ordinamento democratico della Costituzione Italiana». Ha chiesto solo questo l’Associazione italiana editori (Aie) agli espositori che […]

The post A «Più libri più liberi» nessuna censura, chiesto solo il rispetto della Costituzione first appeared on il manifesto.

  •  

Entra Lukaku e il Belgio si sveglia, ma contro l’Egitto è solo 1-1

Entra Lukaku e il Belgio si sveglia, ma contro l’Egitto è solo 1-1

SEATTLE (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Finisce 1-1 la sfida tra Belgio ed Egitto, che apre il programma del gruppo G ai Mondiali 2026. Apre le marcature Ashour nel primo tempo, pareggiano i conti i Diavoli Rossi nella ripresa con l’autogol di Hany. Rudi Garcia tiene in panchina Lukaku e lancia De Ketelaere falso nove. Hassan si affida al capitano Salah alle spalle del centravanti Marmoush. La prima occasione della gara parte dai piedi di De Bruyne, che al 7′ ci prova dalla distanza, senza inquadrare però lo specchio. Succede poco a Seattle, ma al 19′ l’Egitto la sblocca. Sugli sviluppi di un’azione lavorata sulla destra, Salah serve Ashour, che dai 20 metri scaglia un destro all’angolino dove Courtois non riesce ad arrivare. Troppo impreciso il Belgio anche nel tentativo di reazione dopo lo svantaggio. I Diavoli Rossi guadagnano campo, ma arrivati negli ultimi 20 metri faticano a essere precisi. L’Egitto va invece vicino al raddoppio con Ziko, che al 33′ tenta un diagonale respinto da Courtois. Nel recupero Doku ha tra i piedi il pallone del possibile pareggio, ma da centro area spara altissimo. Brividi per il Belgio poco dopo, quando Ngoy sbaglia tutto regalando la sfera a Marmoush: Courtois respinge il tiro da posizione defilata. Si va all’intervallo sul risultato di 0-1. Si accende subito la ripresa. Al 48′ doppia occasione per l’Egitto con Ziko e Marmoush, mentre al 53′ è De Bruyne, fin lì poco presente, a centrare il palo su punizione. Al 55′ spreca tutto Ashour, che si ritrova tra i piedi una respinta di Courtois, ma da pochi passi calcia larghissimo. Al 66′ Rudi Garcia leva un impalpabile De Ketelaere in favore di Lukaku, a cui bastano pochi secondi per lasciare il segno. Il centravanti del Napoli si butta su un cross dalla destra, anche se l’ultimo e decisivo tocco è di Hany: autogol e 1-1. Il Belgio ora ci crede e all’83’ va vicinissimo al gol del sorpasso, negato solo da uno strepitoso intervento di Shobeir in tuffo sul colpo di testa di Mechele. Nel finale ne hanno di più De Bruyne e compagni, ma il risultato non cambia: a Seattle finisce 1-1.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

  •  

Will the Iran Deal Stick?

After many false starts, this cease-fire plan could be different. That’s because the war really has become painful for both the U.S. and Iran.

© Arash Khamooshi/Polaris for The New York Times

  •  

As Russia Strikes Ukraine, a Cultural Symbol Catches Fire

The latest casualty in the war is a centuries-old cathedral. President Volodymyr Zelensky called it “one of the largest Russian crimes against Christian culture.”

© Valentyn Ogirenko/Reuters

The Dormition Cathedral in Kyiv after it was hit during Russian missile and drone strikes on Monday.
  •  

As Russia Strikes Ukraine, a Cultural Symbol Catches Fire

The latest casualty in the war is a centuries-old cathedral. President Volodymyr Zelensky called it “one of the largest Russian crimes against Christian culture.”

© Valentyn Ogirenko/Reuters

The Dormition Cathedral in Kyiv after it was hit during Russian missile and drone strikes on Monday.
  •  

Usa, un bombardiere B-52 si schianta dopo il decollo da una base in California

Un bombardiere B-52 si è schiantato poco dopo il decollo lunedì mattina, intorno alle 11:20 ora locale, in una base dell’aeronautica militare statunitense nel deserto del Mojave, in California. Lo ha comunicato l’esercito Usa in un post su X, specificando che le squadre di soccorso sono intervenute subito dopo l’incidente. Il Boeing modello B-52, bombardiere a lungo raggio pensato per portare sia armi convenzionali sia nucleari, è entrato in servizio nel 1955 e in genere ha a bordo un equipaggio di cinque persone: nessuna informazione è stata fornita su eventuali feriti o vittime.

Il bombardiere era decollato dalla base di Edwards – circa 161 chilometri a nord di Los Angeles – dove Chuck Yeager superò la velocità del suono nel 1947.

Lo schianto si è verificato a quasi un anno di distanza dai fatti del luglio 2025, quando il pilota di un aereo di linea regionale in volo sopra il Nord Dakota effettuò una virata brusca e inaspettata per evitare una possibile collisione in volo con un bombardiere militare B-52 che si trovava sulla sua traiettoria.

L'articolo Usa, un bombardiere B-52 si schianta dopo il decollo da una base in California proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Cina-Italia, un incontro tra culture nel “Global Village”

Cina-Italia, un incontro tra culture nel “Global Village”

CHANGCHUN (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Alla Jilin International Studies University di Changchun, nella provincia nord-orientale cinese del Jilin, c’è un edificio caratteristico noto come “Global Village”. All’interno di questo spazio educativo multifunzionale, lingue e culture convergono, interagiscono e prendono vita.

In una delle aule di lingua italiana, l’insegnante italiano di 24 anni Pio Savelli guida gli studenti in un esercizio di role-playing. Alcuni si esercitano a ordinare un caffè in un bar di Roma, altri provano a raccontare storie in italiano sulle loro città d’origine.

Cresciuto a Foggia, Savelli ha sviluppato un forte interesse per la letteratura e la filosofia. Nonostante la giovane età, ha pubblicato più di dieci opere letterarie, tra romanzi, raccolte di poesie e saggi filosofici.

Per lui, la curiosità e il desiderio continuo di imparare sono tra le qualità più essenziali nell’educazione.

Quando è arrivato per la prima volta a Changchun, la lingua è stata una delle prime sfide. Secondo Savelli, imparare una lingua straniera non significa soltanto acquisire uno strumento di comunicazione, ma anche entrare in un’altra cultura e in un altro modo di pensare.

Oggi, in qualità di docente di italiano alla Jilin International Studies University, porta questa filosofia in classe. Anzichè concentrarsi solo sull’insegnamento della grammatica, dà importanza alla capacità degli studenti di esprimersi e comunicare in contesti reali.

Questo tipo di pratica didattica è sostenuto dalla più ampia piattaforma di formazione internazionale dell’università.

Spazio distintivo dedicato all’insegnamento esperienziale, il “Global Village” integra l’apprendimento linguistico con l’immersione culturale. Attraverso ambienti simulati e scenari interattivi, gli studenti sperimentano in prima persona l’atmosfera di diversi Paesi. Qui l’apprendimento linguistico va oltre i libri di testo e diventa un ponte tra culture.

Savelli fa parte del team didattico sino-italiano dell’università, composto sia da docenti cinesi sia da insegnanti madrelingua italiani. Attraverso la co-docenza, le attività di scambio culturale e l’apprendimento basato sulla pratica, il gruppo punta a rafforzare la competenza linguistica degli studenti e ad ampliare la loro prospettiva globale.

Durante la sua attività di insegnamento, Savelli ha notato un interesse crescente degli studenti cinesi per la cultura italiana. Dall’arte rinascimentale al design contemporaneo, dall’architettura storica alle tradizioni culinarie, gli studenti sono sempre più desiderosi non solo di imparare la lingua, ma anche di comprendere la storia e i valori alla base di un’altra cultura.

Allo stesso tempo, anche la cultura cinese ha contribuito a plasmare la visione del giovane insegnante italiano.

Dopo diversi anni in Cina, Savelli si è adattato al ritmo di vita locale e ha imparato ad apprezzare le esperienze quotidiane. A colpirlo di più è il fatto che, nel mezzo di una rapida modernizzazione, la società cinese continui a dare grande importanza alla conservazione del proprio patrimonio storico e culturale.

“Penso che Cina e Italia condividano molte somiglianze”, ha dichiarato. “Entrambi i Paesi hanno una lunga storia ed entrambi attribuiscono grande importanza al patrimonio culturale”.

Fuori dall’aula, Savelli condivide spesso le sue esperienze in Cina con amici e familiari in Italia. A suo avviso, la Cina non è solo un Paese in rapido sviluppo, ma anche un’antica civiltà con una profonda ricchezza storica e culturale.

Dalla penisola appenninica alla Cina nord-orientale, la storia di Savelli riflette il più ampio approfondimento degli scambi interpersonali tra Cina e Italia. Nei dibattiti in aula, negli eventi culturali e nelle aspirazioni dei giovani studenti, le due culture continuano a entrare in contatto attraverso il dialogo, la comprensione e lo scambio.
(ITALPRESS).
-Foto Xinhua-

  •  

FIMAA-Fiaip-ANAMA, ok dal Mimit a praticantato e apertura su riforma legge 39/89

FIMAA-Fiaip-ANAMA, ok dal Mimit a praticantato e apertura su riforma legge 39/89

ROMA (ITALPRESS) – La Consulta Interassociativa Nazionale dell’Intermediazione Immobiliare, composta dalle uniche tre Federazioni realmente rappresentative della categoria, FIMAA-Fiaip-ANAMA ha incontrato, presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il nuovo Sottosegretario, Mara Bizzotto. L’incontro, si legge in una nota, “è stato una preziosa occasione per esporre al Sottosegretario il lungo percorso di collaborazione costruttiva portato avanti con continuità nel tempo dalle Federazioni come Consulta con il Ministero, con una particolare accelerazione nel corso degli ultimi anni, e per ribadire alcune proposte relative alla modifica della disciplina della mediazione, oggi contenuta nel disegno di legge AS1894 presentato al Senato”.

Il Sottosegretario ha riconosciuto “il grande lavoro che viene svolto quotidianamente dalla Consulta a tutela della categoria e dei consumatori, mostrando apprezzamento per le sinergie e la collaborazione che possono portare ad importanti traguardi, proprio per lo spirito di condivisione che facilita il dialogo con il Ministero e con il Governo”. In tale ottica, è stato confermato dai dirigenti ministeriali che il decreto attuativo di disciplina del praticantato era ormai in dirittura d’arrivo, come monitorato quotidianamente dalle Federazioni stesse, ed infatti ha ricevuto il parere favorevole da parte della Conferenza Stato-Regioni. Sul fronte della riforma della Legge n. 39 del 1989, il Sottosegretario ha confermato la disponibilità a ragionare sull’inserimento di alcune delle proposte della Consulta in uno dei prossimi provvedimenti idonei, in modo da garantirne una rapida approvazione.

“La Consulta ha avviato da tempo un confronto con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy anche per chiedere una revisione della disciplina della mediazione – hanno spiegato nel corso dell’incontro il Vicepresidente vicario di FIMAA, Maurizio Pezzetta, il Presidente nazionale di Fiaip, Fabrizio Segalerba e il Presidente nazionale di ANAMA, Renato Maffey -. La legge in materia risale al 1989 ed è rimasta sostanzialmente invariata da oltre trent’anni, nonostante il profondo mutamento del contesto economico, tecnologico e normativo in cui i mediatori operano quotidianamente. L’intermediazione immobiliare incide in misura significativa sulla vita delle persone dal momento che il 60% dei risparmi delle famiglie italiane è investito in immobili. È indispensabile, pertanto, che il quadro normativo garantisca elevati standard professionali e tuteli in maniera effettiva i consumatori”.

La Consulta, conclude la nota, “non può che apprezzare l’attenzione e lo spirito collaborativo esibiti dal Sottosegretario Bizzotto, mostratasi pienamente consapevole delle sfide e delle esigenze del settore. L’auspicio delle tre Federazioni è quello di proseguire la proficua e costante collaborazione in essere con il Ministero, che ha già consentito il raggiungimento di importanti traguardi”.

– foto ufficio stampa FIMAA –

(ITALPRESS).

  •  

Impresa Capo Verde, bloccata la Spagna sullo 0-0

Impresa Capo Verde, bloccata la Spagna sullo 0-0

ATLANTA (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Capo Verde firma l’impresa e blocca sullo 0-0 la Spagna nella prima partita del gruppo H. Le Furie Rosse tengono da subito in mano il pallino del gioco, ma non riescono a impensierire concretamente il portiere avversario. Il primo vero tiro in porta si vede solo al 36′, quando Vozinha alza sopra la traversa una conclusione di Pedri. L’azione sarebbe stata comunque vanificata da un fuorigioco di partenza. Tre minuti dopo, Rodri pennella in area per Cucurella, il neo acquisto del Real rimette al centro di testa per Ferran Torres, che centra in pieno la traversa da due passi. Sulla respinta, Vozinha è decisivo su Oyarzabal. A ridosso del recupero, è ancora Ferran Torres ad avere sul mancino una opportunità ma il suo tiro a botta sicura di prima intenzione rimane troppo centrale. Pochi istanti dopo, Vozinha deve allungarsi sulla destra per sventare un’incornata di Laporte nata da un calcio d’angolo. Il primo tempo si chiude a reti inviolate. Nella prima parte della ripresa, i campioni d’Europa in carica non riescono a sfondare e al 26′ entra in campo il recuperato Yamal, lasciato precauzionalmente fuori a inizio match. Due minuti dopo, l’altro neo entrato Merino impatta piano con il destro da buona posizione e Vozinha blocca a terra. Al 37′, Yamal crossa al centro e trova Merino, il quale fa da sponda all’indietro per Cucurella che, lasciato libero, incorna troppo debolmente. Al 43′, Pico si immola con il corpo su una conclusione ravvicinata a botta sicura di Oyarzabal che sarebbe finita nello specchio della porta. A inizio recupero, gli africani si fanno vedere per la prima volta dalle parti di Simon nell’arco del match, quando Borges colpisce di testa in seguito a un angolo battuto dalla destra, ma il portiere blocca centralmente. L’assedio finale degli spagnoli non produce alcun effetto e il risultato rimane fermo sullo 0-0 fino al fischio finale. Al termine del match può scattare la festa tra i giocatori capoverdiani, al debutto assoluto in un Mondiale. Il primo turno del girone si completerà questa notte con la sfida tra Uruguay e Arabia Saudita.
– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

  •  

Cina, un piano triennale contro consumo energetico ed emissioni CO2

Cina, un piano triennale contro consumo energetico ed emissioni CO2

PECHINO (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – La Cina ha presentato un piano d’azione triennale per accelerare gli interventi di efficientamento energetico e riduzione delle emissioni di carbonio nei settori chiave, ha dichiarato oggi la Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma (NDRC).

Il piano, pubblicato congiuntamente dalla NDRC e da diversi altri dipartimenti e agenzie del governo, si concentra su nove settori ad alto consumo energetico e a elevate emissioni di carbonio, tra cui acciaio, alluminio elettrolitico, cemento, vetro piano, raffinazione del petrolio, etilene, ammoniaca sintetica, metanolo e produzione di energia da carbone.

Nell’ambito del piano, la Cina attuerà interventi di efficientamento energetico e riduzione delle emissioni di carbonio in questi settori nell’arco di tre anni a partire dal 2026. L’obiettivo è migliorare l’efficienza energetica e carbonica delle imprese, promuovendo al tempo stesso in modo significativo lo sviluppo verde e a basse emissioni di carbonio di questi settori, secondo il piano.

Il documento fissa inoltre i principali obiettivi fino alla fine del 2028, delineando compiti specifici di ammodernamento per ciascun settore e chiedendo un maggiore sostegno attraverso finanziamenti, orientamenti sui prezzi, incentivi politici e vincoli basati sugli standard.

La campagna è pensata per aumentare gli investimenti efficaci, promuovere l’ammodernamento industriale, favorire nuovi motori di sviluppo verde e sostenere l’obiettivo del Paese di raggiungere il picco delle emissioni di carbonio, ha affermato la NDRC.

La Cina ha fissato l’obiettivo “dual carbon” per raggiungere il picco delle emissioni di anidride carbonica prima del 2030 e la neutralità carbonica prima del 2060.

Il Paese ha costruito il più grande sistema a rapida crescita di energie rinnovabili al mondo, fornendo un sostegno più solido alla propria transizione verde e a basse emissioni di carbonio.

Un funzionario della NDRC ha dichiarato che la commissione lavorerà con i dipartimenti competenti per garantire l’attuazione del piano e fornire sostegno al raggiungimento dell’obiettivo del picco delle emissioni di carbonio e all’accelerazione della trasformazione verde complessiva dello sviluppo economico e sociale.
(ITALPRESS).
-Foto Xinhua-

  •  

IA e cybersicurezza, nasce il Security Operation Center di Liguria Digitale

IA e cybersicurezza, nasce il Security Operation Center di Liguria Digitale

GENOVA (ITALPRESS) – Una giornata dedicata all’innovazione tecnologica e alla cybersicurezza per rafforzare il ruolo della Liguria e di Genova come polo strategico nazionale per il digitale e sede di una gigafactory dell’intelligenza artificiale: è il focus della visita del sottosegretario con delega all’Innovazione tecnologica Alessio Butti, che ha partecipato a un incontro con aziende, istituzioni e stakeholder del territorio promosso da Liguria Digitale. Nell’occasione – alla presenza anche di Marco Bucci, presidente della Regione Liguria, e di Enrico Castagnini, Direttore generale di Liguria Digitale, sono stati inaugurati il Security Operation Center e il rinnovato Network Operation Center di Liguria Digitale.
xa8/f32/fsc/gtr

  •  

A Vico Equense il Charity Gala Dinner SHRO per sostenere la ricerca oncologica

A Vico Equense il Charity Gala Dinner SHRO per sostenere la ricerca oncologica

VICO EQUENSE (ITALPRESS) – Si terrà il prossimo 18 giugno all’Hotel & Resort Le Axidie di Vico Equense, la quinta edizione del Charity Gala Dinner SHRO, l’evento benefico promosso dalla Sbarro Health Research Organization per sostenere la ricerca oncologica e promuovere nuovi investimenti nella medicina del futuro. L’iniziativa rappresenta uno dei principali appuntamenti dedicati alla raccolta fondi per la ricerca scientifica, capace negli anni di coinvolgere istituzioni, comunità accademica, mondo imprenditoriale e società civile in un percorso comune a favore dell’innovazione e della salute. Nelle precedenti quattro edizioni il Gala ha consentito di raccogliere complessivamente circa 500.000 euro, destinati al finanziamento di oltre venti borse di studio, all’acquisto di tecnologie e materiali scientifici e al sostegno di numerosi programmi di ricerca.
“La ricerca scientifica rappresenta uno degli investimenti più importanti che una società possa compiere per il proprio futuro – – afferma il professor Antonio Giordano, Presidente SHRO -. Ogni contributo raccolto attraverso il Charity Gala Dinner si traduce in opportunità concrete per i ricercatori e in nuove prospettive per i pazienti. Continueremo a lavorare affinchè la scienza possa disporre degli strumenti necessari per affrontare le grandi sfide della medicina contemporanea”.
“Questo Gala è diventato negli anni molto più di un evento benefico. E’ un luogo di incontro tra eccellenze, idee e persone che condividono una visione comune: sostenere la ricerca e creare valore per le nuove generazioni di scienziati – le parole di Giancarlo Arra, Vicepresidente SHRO -. Il nostro impegno è trasformare la solidarietà in risultati concreti e contribuire alla crescita di una cultura della ricerca sempre più forte e partecipata”.
I premiati dell’edizione 2026: Alfredo Ercoli, Andrea Vidali, Pasqualino Monti, Lello Arena e Matteo Salvini.
“La presenza di autorevoli rappresentanti del mondo delle istituzioni, della medicina, dell’impresa e della cultura conferma il ruolo del Charity Gala Dinner SHRO quale momento di dialogo tra settori diversi accomunati dall’obiettivo di sostenere il progresso scientifico – conclude la nota -. La quinta edizione del Charity Gala Dinner SHRO rinnova così la missione dell’organizzazione: promuovere la ricerca biomedica e oncologica, sostenere il talento dei giovani ricercatori e favorire la collaborazione tra scienza, istituzioni e società civile per costruire nuove opportunità di cura e innovazione”.

– foto ufficio stampa SHRO –
(ITALPRESS).

  •  

Gov. Gavin Newsom Says Trump Is Investigating Him and His Wife

Aides to Gov. Gavin Newsom of California say several people associated with the couple have been contacted by federal agents in the past week. He criticized the move as politically motivated.

© Godofredo A. Vásquez/Associated Press

Gov. Gavin Newsom of California and his wife, Jennifer Siebel Newsom, at a news conference in November.
  •  

Accordo USA-Iran? L’ex CIA Larry: “Questo si chiama blocco navale”



L’ex analista della CIA, Larry Johnson, si esprime sugli ultimi sviluppi dell’imminente accordo (MOU) tra Stati Uniti e Iran. Il video analizza l’annuncio di Donald Trump circa la rimozione del blocco navale e il cessate il fuoco su tutti i fronti, compreso il Libano.

Tuttavia, Larry Johnson esprime un profondo scetticismo: fa notare che gli USA intendono comunque intercettare le navi iraniane con equipaggiamento militare cinese — definendolo un blocco de facto — e che Netanyahu ha già rifiutato il ritiro dal territorio libanese. Tra le interpretazioni opposte delle due fazioni sui dettagli finanziari (tra cui lo sblocco di 24 miliardi di dollari per Teheran) e le forti tensioni interne, il dialogo evidenzia i rischi di un imminente sabotaggio del patto prima della firma ufficiale in Svizzera, accennando infine agli attacchi paralleli su Kiev.

L'articolo Accordo USA-Iran? L’ex CIA Larry: “Questo si chiama blocco navale” proviene da Visione TV.

  •  

Electrolux: sospeso il piano licenziamenti

Freno ai 1.700 esuberi e allo stop di Cerreto. Sindacati: "È solo una tregua armata". Il ministro Urso ha definito inaccettabile il piano esuberi dell'azienda

© RaiNews

  •  

Generali lancia Excellence Academy per rafforzare la trasformazione strategica del gruppo

Generali lancia Excellence Academy per rafforzare la trasformazione strategica del gruppo

TRIESTE (ITALPRESS) – È stata presentata oggi a Palazzo Berlam a Trieste la Generali Excellence Academy che si pone l’obiettivo di rafforzare la formazione continua e l’upskilling per la crescita di lungo periodo del Gruppo. Inserita all’interno del piano strategico, l’Academy intende introdurre un nuovo modello di apprendimento integrato, con lo scopo di dotare i dipendenti, a tutti i livelli e in tutti i 50 Paesi in cui Generali è presente, delle competenze fondamentali e delle capacità per affrontare i continui cambiamenti che il mondo del lavoro, e non solo, propone.

“Le forze che ci hanno portato a questo investimento sono tre – ha spiegato il presidente di Generali, Andrea Sironi -. L’intelligenza artificiale: serve capacità di interpretare i risultati e i rischi che questo strumento comporta. La frammentazione, geopolitica ma anche regolamentare: vogliamo formare persone in grado di collegare elementi di diversità, in un Gruppo come il nostro che va dalla Cina al Sud America, con percorsi comuni capaci di creare uniformità. L’accelerazione nel cambiamento delle competenze: le conoscenze cambiano rapidamente ed è necessario mantenere il passo”.

Sironi ha sottolineato come l’Academy punti alla “crescita delle persone sul piano tecnico, culturale e della gestione del cliente. Il mondo sta cambiando e la conoscenza diventa ben presto obsoleta. In questo contesto, la formazione diventa basilare: per Generali l’apprendimento è una capacità strategica e uno strumento per attrarre giovani capaci”. 

Sarah Toms, Chief Innovation Officer all’International Institute for Management Development, ha rimarcato come “l’apprendimento oggi è più fondamentale che mai. L’automazione crescente determina una necessità di lavoro ad alto livello di conoscenza. Recenti ricerche confermano che i cosiddetti ‘heavy learners’ sono più consapevoli, meno stressati e più soddisfatti al lavoro, oltre ad avere un vantaggio competitivo”.

Monica Possa, Group Chief People & Organization Officer di Generali, ha spiegato come l’origine dell’Academy nasca dal fatto che “vogliamo avere persone il più possibile capaci. Abbiamo messo al centro il fattore umano, con l’obiettivo di cambiare il modo di interagire all’interno e con i clienti, inserendo la formazione nei progetti del nostro piano strategico. Una visione ambiziosa che le nostre persone meritano e che punta a costruire un vantaggio competitivo per le Generali del futuro”.

La Group Head of Academy, Alberta Zamolo, ha delineato le modalità con cui lavorerà il progetto di formazione di Generali: “Intendiamo mettere insieme le best pratices nel mondo per metterle a disposizione dell’intero Gruppo. Abbiamo già avviato alcune scuole e corsi di eccellenza sul fronte tecnico – funzionale, altri ne apriremo anche su altri temi, quali l’intelligenza artificiale e il rapporto con il cliente. Realizzeremo eventi e giochi per garantire quella parte di divertimento, fondamentale nella formazione, e incentivare la voglia di imparare”.

-Foto xt6/Italpress-
(ITALPRESS).

  •  

Agri100, da Reale Mutua e Confagricoltura Puglia il nuovo report

Agri100, da Reale Mutua e Confagricoltura Puglia il nuovo report

TARANTO (ITALPRESS) – Un comparto centrale per l’economia regionale e per tutto il sistema agroalimentare italiano, capace di distinguersi per la qualità delle sue produzioni ma anche per l’attenzione a modelli produttivi sempre più sostenibili. Secondo il Rapporto Puglia 2026 di AGRIcoltura100 – iniziativa di Reale Mutua in collaborazione con Confagricoltura ed MBS Consulting – il 52,7% delle imprese del territorio mostra un livello di sostenibilità alto e medio-alto, valore in costante aumento dal 2020. Uno dei principali gap del sistema pugliese si manifesta invece nell’ambito della gestione dei rischi. Nel servizio interviste ad Antonello Bruno, presidente Confagricoltura Puglia, Michele Quaglia, direttore commerciale di Reale Mutua, Luca Brondelli di Brondello, vicepresidente di Confagricoltura, e Francesco Paolicelli, assessore all’Agricoltura e allo Sviluppo Rurale della Regione Puglia.

f06/sat/gtr

  •  

Cappellano “Impegni di Stellantis per l’Italia concreti e a lungo periodo”

Cappellano “Impegni di Stellantis per l’Italia concreti e a lungo periodo”

ROMA (ITALPRESS) – “Il nostro piano strategico quinquennale FaSTLAne 2030 nasce con un obiettivo molto chiaro: guidare Stellantis verso una crescita sostenibile e redditizia.
Parliamo di oltre 60 miliardi di euro di investimenti a livello globale: circa il 60% destinato a brand e prodotti, e il restante 40% a piattaforme globali e nuove tecnologie”. Così Emanuele Cappellano, responsabile Europa di Stellantis durante l’incontro con i rappresentanti delle sigle sindacali. “Investimenti che ci permetteranno di semplificare le architetture, aumentare la scalabilità e offrire ai clienti, in ogni regione, soluzioni di mobilità sempre più mirate”.

“In Europa, il nostro piano strategico si traduce in un impegno molto concreto: circa il 40% degli investimenti globali sarà destinato alla regione, con l’obiettivo di far crescere i ricavi del 15% entro il 2030. Lo faremo rafforzando i brand, ampliando la gamma, migliorando la competitività dei costi e aumentando l’utilizzo della capacità produttiva. Il tutto in un contesto particolarmente sfidante: +25% copertura mercato. In questo quadro, l’Italia gioca un ruolo centrale. “I segnali sono già incoraggianti: domanda in crescita, aumento della quota di mercato, produzione in aumento e riduzione degli ammortizzatori sociali in diversi stabilimenti. Prevediamo nuovi modelli, investimenti per l’innovazione, il coinvolgimento di tutti i brand italiani e, elemento fondamentale, nessuna chiusura di stabilimenti”, spiega. “Ogni sito avrà un ruolo preciso nella nostra visione industriale: dall’elettrico accessibile a Pomigliano, ai veicoli commerciali ad Atessa, all’innovazione industriale di Mirafiori, fino allo sviluppo del premium e del lusso tra Modena, Melfi e Cassino”, conclude.

“I nostri impegni sull’Italia sono concreti, strutturali e orientati al lungo periodo: innovazione, occupazione e valorizzazione delle competenze sono i pilastri su cui stiamo costruendo una nuova fase di crescita. Noi stiamo facendo la nostra parte. Con disciplina, con investimenti e con una visione di lungo termine. E continueremo a farla.
Il nostro piano è chiaro. È coraggioso. Ed è ambizioso. I primi segnali sono positivi, ma sappiamo bene che le sfide non sono ancora alle spalle. Per questo è fondamentale creare le condizioni per una crescita sostenibile nel lungo periodo: servono competitività e regole realistiche, orientate allo sviluppo industriale”, ha detto. “Il nuovo piano strategico rappresenta un’evoluzione naturale e ancora più ambiziosa del percorso già intrapreso con il ‘Piano Italia’, confermando e rafforzando tutti gli impegni che abbiamo assunto. Dimostra con concretezza come Stellantis coniuga radici locali e dimensioni globali
Gli impegni del Piano Italia sono stati mantenuti e, in molti casi superati con il nuovo piano strategico: Italia guida offensiva europea su E-Car, a partire da Pomigliano; Investimenti ad Atessa per nuova generazione LCVs; nuova AR a Melfi; rilancio di Maserati a fine anno; nuova Grecale a Cassino; investimenti e acquisti da filiera italiana in continuità”.

Il Piano Italia, continua Cappellano, “sarà più forte con FaSTLAne 2030 e con una visione chiara: il nostro Paese sarà l’HUB produttivo delle auto piccole a Mirafiori e Pomigliano, delle vetture di fascia medio-alta e lusso a Melfi, Cassino e Modena, dei veicoli commerciali ad Atessa”.

– foto ufficio stampa Stellantis –

(ITALPRESS).

  •  

“Hormuz completamente aperto venerdì”. Ma restano i nodi dello sminamento e del “pedaggio mascherato” per il transito nello Stretto

“Lo Stretto di Hormuz sarà completamente aperto venerdì”. L’annuncio di Donald Trump, arrivato a margine del G7 di Evian, fa sperare in una soluzione rapidissima per il principale collo di bottiglia energetico del pianeta. Ma la riapertura formale potrebbe essere solo il primo passo di un percorso molto più lungo. Basti dire che poco prima che parlasse il presidente un funzionario dell’amministrazione sentito da Bloomberg ha chiarito che il traffico marittimo non tornerà immediatamente alla normalità: gli Stati Uniti si aspettano un aumento graduale dei flussi nell’arco di una o due settimane, anche a causa delle operazioni necessarie per affrontare il problema delle mine presenti nell’area. Non solo: resta irrisolto anche il nodo del pedaggio – seppure mascherato – che Teheran intende riscuotere da chi attraversa il canale. “Abbiamo sempre detto che non intendiamo imporre pedaggi, ma che in cambio dei servizi che forniremo, ovvero servizi di navigazione, protezione ambientale, eventualmente assicurazione navale e altri servizi che saranno forniti da Iran e Oman, i costi necessari saranno definiti e riscossi”, ha infatti ribadito il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baqaei.

La questione degli ordigni resta uno dei principali ostacoli. Secondo Gian Enzo Duci, docente di Economia e management marittimo e portuale all’Università di Genova, una bonifica completa dello Stretto potrebbe richiedere da tre a sei mesi. Questo non significa però che la navigazione sia impossibile. Esistono infatti aree prossime alle coste dell’Oman e dell’Iran considerate relativamente sicure e già utilizzabili per il passaggio delle navi. Come dimostra il fatto che nelle ultime settimane molte petroliere e navi commerciali sono riuscite comunque ad uscire da Golfo Persico spengendo i sistemi di localizzazione durante l’attraversamento dello Stretto. Trump ha detto che il mese scorso sono state oltre 200, nell’ambito di una “missione segreta” da lui ordinata, consentendo il passaggio di più di 100 milioni di barili di petrolio destinati ai mercati internazionali.

Il problema è che la riapertura di un corridoio non coincide automaticamente con il ripristino della capacità di trasporto precedente alla crisi. Nel corso delle settimane di tensione si è accumulata una forte congestione sia all’interno sia all’esterno dello Stretto. Petroliere, metaniere e altre navi commerciali potrebbero dover attendere il proprio turno per attraversare il passaggio, con inevitabili ripercussioni sui tempi di consegna e sui costi logistici. Quindi è irrealistico immaginare che già nei primi giorni si possa tornare ai volumi ordinari. “Non si potrà pensare che il primo giorno possano uscire 40 milioni di barili di petrolio”, osserva Duci. Anche una volta riaperto il transito, la logistica mondiale dovrà riassorbire settimane di interruzioni e deviazioni.

Negli ultimi giorni molte compagnie hanno infatti modificato rotte, programmi di carico e catene di approvvigionamento. Come sottolinea Luca Sisto, direttore generale di Confitarma, la logistica internazionale ha capacità di adattamento: quando una rotta si interrompe, gli operatori cercano alternative. Proprio per questo la fine dell’emergenza non implica necessariamente un ritorno immediato alla situazione precedente. Alcuni flussi potrebbero essersi già spostati verso percorsi differenti e impiegare mesi prima di tornare sui livelli abituali.

Sul tavolo resta poi il tema dei pagamenti richiesti alle navi in transito per “servizi marittimi“. L’ipotesi di un pedaggio fa ovviamente salire sulle barricate i diretti interessati ed è respinta al mittente da tutti gli addetti ai lavori. Per Confitarma qualunque forma di tassa obbligatoria per attraversare lo Stretto sarebbe incompatibile con il quadro normativo internazionale e rischierebbe di creare un precedente pericoloso. La stessa valutazione arriva dal professor Marco Roscini della Westminster Law School. Hormuz, ricorda il giurista, è utilizzato per la navigazione internazionale ed è soggetto al regime del “passaggio in transito”, che garantisce alle navi di tutti gli Stati il diritto di attraversarlo in modo continuo e rapido.

In questo contesto l’Iran e l’Oman non potrebbero subordinare il passaggio al pagamento di un pedaggio. E un eventuale accordo bilaterale tra Washington e Teheran non potrebbe modificare il regime giuridico dello Stretto. “L’accordo può certamente ridurre il rischio militare, prevedere meccanismi di sicurezza, istituire procedure di coordinamento navale o sminamento, ma non può eliminare o restringere i diritti di navigazione spettanti agli Stati terzi senza il loro consenso”. Diverso sarebbe il caso di servizi effettivamente forniti alle imbarcazioni, come pilotaggio, rimorchio o assistenza alla navigazione. Il distinguo ovviamente è cruciale. “Se la tariffa remunera un servizio reale, facoltativo e proporzionato, essa può essere compatibile con il diritto internazionale. Se la tariffa è in realtà una condizione per poter transitare, indipendentemente dall’utilizzo di servizi specifici, allora assomiglia molto a un pedaggio mascherato e rischia di essere incompatibile con il regime del passaggio in transito”, spiega Roscini. “Se tali pagamenti fossero obbligatori per attraversare Hormuz, sarebbe difficile distinguerli da un vero e proprio pedaggio”.

L'articolo “Hormuz completamente aperto venerdì”. Ma restano i nodi dello sminamento e del “pedaggio mascherato” per il transito nello Stretto proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Trump al G7 di Evian, l'Europa pronta alla missione a Hormuz

Trump arriva al vertice il giorno dopo l'annuncio dell'accordo con l'Iran che chiude 106 giorni di guerra. Con il padrone di casa Macron parla della riapertura dello Stretto dove - prima del conflitto - transitava il 20% del petrolio

© RaiNews

  •  

Onde gravitazionali oscure

Si ritiene che la materia oscura costituisca la maggior parte della materia presente nell’universo, e che l’unico modo in cui interagisce con l’ambiente circostante sia attraverso la gravità. Ciò significa che se due buchi neri in collisione finissero per fondersi all’interno di una regione densa di materia oscura, le onde gravitazionali prodotte dall’evento potrebbero trasportare un’impronta di quella materia oscura. È l’ipotesi sulla quale si è esercitato un team di ricercatori di alcune università europee (guidate dall’Université Catholique de Louvain, in Belgio) e del Massachusetts Institute of Technology (Mit). Ipotesi illustrata in un articolo, pubblicato il mese scorso su Physical Review Letter, nel quale viene presentato un nuovo metodo che permette di prevedere le caratteristiche che dovrebbe avere un’onda gravitazionale se fosse generata da buchi neri che si muovono, appunto, attraverso la materia oscura anziché nello spazio vuoto. Il metodo è stato poi messo alla prova sui dati registrati dagli interferometri della Collaborazione Ligo-Virgo-Kagra (Lvk).

Un nuovo modello sviluppato dai fisici del Mit e di altri istituti prevede come le onde gravitazionali (onde blu e rosse) possano trasportare tracce di eventuali tracce di materia oscura (viola chiaro) attraverso cui due buchi neri in fusione si muovono a spirale. Crediti: per gentile concessione dei ricercatori

Gli autori dello studio hanno rappresentato la materia oscura tramite un campo scalare leggero, ipotizzando dunque che sia composta da particelle molto leggere (con una massa di circa 10⁻¹² eV) che si accumulano attorno ai buchi neri formando delle nubi. Attraverso un nuovo modello matematico semi-analitico, hanno poi calcolato come la presenza di questo campo scalare – che si comporta fluidodinamicamente – modifichi l’orbita dei buchi neri.

Considerando la particella come un’onda quantistica, quando questa si avvicina a un buco nero rotante la sua energia viene amplificata riuscendo a “rubare” momento angolare al buco nero stesso. Poiché però questo bosone ha una massa, seppur piccolissima, non riesce a sfuggire e viene tirato indietro dall’attrazione gravitazionale, creando un ciclo che si ripete. Questo evento ciclico, chiamato “instabilità superradiante”, fa sì che il campo scalare si gonfi, creando una densa zona di materia oscura che frena l’orbita dei buchi neri prima della fusione.

Applicando questo modello ai dati degli interferometri, i ricercatori hanno analizzato le onde gravitazionali relative a 28 eventi di merging – quelli con i segnali più nitidi – registrati durante le prime tre campagne di osservazione. Mentre la quasi totalità degli eventi è risultata associata a segnali compatibili con fusioni avvenute nel vuoto, l’evento catalogato come Gw 190728 ha mostrato un’anomalia sorprendente: le analisi indicano infatti che – con una probabilità superiore al 95 per cento – questa collisione non è avvenuta in uno spazio vuoto, mostrando indizi della presenza di materia oscura.

«La significatività statistica di questo risultato non è sufficientemente elevata per affermare di aver rilevato la materia oscura, occorre che gruppi indipendenti effettuino ulteriori verifiche», mette le mani avanti Josu Aurrekoetxea, ricercatore postdoc al Mit e coautore dello studio. «Ciò che riteniamo importante sottolineare è che, senza modelli di forma d’onda come il nostro, potremmo rilevare fusioni di buchi neri in ambienti di materia oscura classificandole però sistematicamente come avvenute nel vuoto».

«Ora abbiamo la possibilità di scoprire la materia oscura intorno ai buchi neri, dato che i rilevatori Lvk continueranno a raccogliere dati nei prossimi anni», aggiunge il primo autore Soumen Roy, della Uc Louvain, che ha guidato la parte di analisi dei dati del lavoro. «È un momento entusiasmante per la ricerca di nuova fisica utilizzando le onde gravitazionali».

«Sarebbe fantastico utilizzare i buchi neri per cercare la materia oscura», cocnlude il coautore Rodrigo Vicente, dell’Università di Amsterdam, che ha sviluppato il modello analitico del segnale. «Ci consentirebbe di sondare la materia oscura su scale molto più piccole rispetto a quanto fatto finora».

Per saperne di più:

 

  •  

Chi controlla il denaro e chi la salute?

Martedì 16 Giugno ore 18.00 WEBINAR gratuito 🔍 Chi prende davvero le decisioni che influenzano la nostra vita? Il bene più prezioso dell’essere umano? La salute. Ma siamo sicuri di conoscere tutti i meccanismi che si muovono dietro le quinte e che influenzano la nostra salute? In questo webinar gratuito, Marcello Pamio e Mirko Castignani ...continua a leggere "Chi controlla il denaro e chi la salute?"
  •  

IA e i demoni della tecnologia

Elon Musk continua con la sua blasfemia, affermando che le sue interfacce cervello-macchina daranno alle persone "superpoteri cibernetici" e realizzeranno "miracoli a livello di Gesù".Avete capito cosa dice l'ashkenazita Muskio? Con il suo biochip impiantato nel cervello (ammesso che riescano a trovarlo, l'encefalo) non potrai più fare il bagno al mare, perché ci camminerai sopra.Attenzione, ...continua a leggere "IA e i demoni della tecnologia"
  •  

Paura dell’ebola in Congo: prova generale per la prossima pandemia?

Siamo ormai al 17° focolaio di Ebola in Congo. Secondo David Pilling, editore di FT Africa (Financial Times), questa epidemia "arriva in un momento di tagli ai bilanci sanitari e mette in luce una preoccupante mancanza di preparazione per la 'Malattia X'".Un avvertimento lanciato in un nuovo articolo dai toni super allarmisti.Avete capito bene? Continuano ...continua a leggere "Paura dell’ebola in Congo: prova generale per la prossima pandemia?"
  •  

L’Iran esce vittorioso con l’accordo raggiunto

Mentre l'accordo tra gli Stati Uniti e l'Iran è stato confermato da funzionari di entrambe le parti, è stata presentata una bozza di risoluzione di 14 punti. Il memorandum include: ➡️ Un cessate il fuoco immediato e permanente su tutti i fronti, incluso il Libano (dubito che i nazisti di Sion manterranno l'accordo). ➡️ L'impegno ...continua a leggere "L’Iran esce vittorioso con l’accordo raggiunto"
  •  

Electrolux, al via il confronto al Mimit. Urso “Ora nuova proposta sostenibile e condivisa”

Electrolux, al via il confronto al Mimit. Urso “Ora nuova proposta sostenibile e condivisa”

ROMA (ITALPRESS) – Electrolux ha accolto la richiesta del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, di non dare seguito alle azioni unilaterali annunciate e di avviare al Mimit un confronto serrato con tutte le parti sul piano di riorganizzazione che prevede oltre 1.700 esuberi. È quanto emerso nel corso del tavolo presieduto dal ministro Urso, alla presenza dell’azienda, delle organizzazioni sindacali, di Confindustria, delle Regioni e dei Comuni sede degli stabilimenti del gruppo. Presenti anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, e i sottosegretari al Mimit Fausta Bergamotto e Mara Bizzotto. “Chiedo all’azienda, cui spetta compiere il primo passo, di non dare seguito alle azioni unilaterali annunciate e di aprire da subito un confronto vero e serrato al Mimit, con tutte le parti e con un programma ravvicinato di incontri. L’obiettivo è arrivare nel più breve tempo possibile a una nuova proposta industriale sostenibile e condivisa, fondata su investimenti, innovazione, tutela degli stabilimenti e salvaguardia dell’occupazione”, aveva infatti dichiarato Urso in apertura del tavolo. Le organizzazioni sindacali hanno a loro volta accolto la richiesta del Ministro di svolgere pienamente il proprio ruolo nell’individuazione di nuove soluzioni produttive e occupazionali alternative al piano originario dell’azienda. “Noi siamo pronti a fare la nostra parte, come sempre, attraverso strumenti ordinari e, se necessario, straordinari. Lo abbiamo dimostrato con Beko, nella vertenza ex Whirlpool, e nelle 40 crisi industriali che abbiamo portato a soluzione, salvaguardando sempre stabilimenti e occupazione. Si riparta sulla strada giusta, insieme”, ha aggiunto il ministro.

Nel corso del confronto, Urso ha richiamato anche la dimensione europea della crisi dell’elettrodomestico, ricordando di aver posto il tema all’ultimo Consiglio Competitività e di aver presentato un non-paper ai Paesi membri più coinvolti nella produzione del comparto. L’obiettivo è costruire un fronte comune per il riconoscimento del bianco come settore strategico europeo, con un piano dedicato, strumenti a sostegno degli investimenti produttivi e della domanda, reciprocità negli standard e piena estensione del CBAM ai prodotti a valle. “Come evidenziato dal Ministro Urso, l’apertura manifestata oggi da Electrolux a lavorare a soluzioni alternative rappresenta un primo segnale positivo. È particolarmente importante che l’azienda abbia preso atto della necessità di individuare un percorso condiviso con il Governo e le parti sociali, che il MIMIT accompagnerà e coordinerà per garantire la massima tutela dei lavoratori e la sostenibilità del futuro degli stabilimenti interessati. Ora è necessario proseguire il confronto con responsabilità per tradurre questa disponibilità in risultati tangibili”, ha dichiarato Bergamotto. Il confronto proseguirà nelle prossime settimane al Mimit, con l’obiettivo di individuare soluzioni condivise e garantire prospettive industriali e occupazionali per tutti i siti coinvolti.

LE REAZIONI DEI SINDACATI

“Oggi si è aperta finalmente una discussione con Electrolux, che siamo pronti ad affrontare in sede istituzionale, purché serva a costruire un piano industriale nuovo che eviti chiusure e licenziamenti”. È quanto hanno dichiarato la segretaria confederale della Uil, Vera Buonomo, il segretario generale della Uilm, Davide Sperti, e il segretario nazionale della Uilm, responsabile del settore elettrodomestici, Gianluca Ficco, al termine dell’incontro Electrolux, tenutosi oggi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. “Le lotte sindacali e le pressioni istituzionali hanno almeno per il momento scongiurato il rischio di azioni unilaterali da parte di Electrolux. Si apre così una discussione difficile, che affronteremo con responsabilità e pragmatismo, ma anche con la certezza che i problemi di competitività del settore degli elettrodomestici non possono essere scaricati sui lavoratori, ma piuttosto devono essere oggetto di interventi di sistema a livello nazionale ed europeo. La stessa multinazionale – hanno concluso i tre segretari – ha esplicitato che le radici della crisi sono da rinvenire nei costi della energia e delle materie prime, nelle storture della legislazione europea e nella durissima concorrenza asiatica”.

“Nell’incontro che si è svolto al Mimit sulla vertenza Electrolux oggi lunedì 15 giugno, alla presenza di parlamentari e di rappresentanti di regione e comuni, il Ministro del Made in Italy, Urso , in apertura dei lavori , ha invitato l’azienda a lavorare ad un nuovo piano industriale, alternativo e condiviso a quello presentato lo scorso 25 maggio, che sia condiviso e sostenibile nel lungo periodo”. Cosi Cisl e Fim Cisl commentano l’incontro su Electrolux a cui hanno partecipato il segretario confederale , Giorgio Graziani e per la segreteria della Fim Cisl, Ferdinando Uliano e Massimiliano Nobis. “Il ministro Urso ha proposto di calendarizzare degli incontri in sede Ministeriale nei prossimi mesi per discutere un piano che salvaguardi l’occupazione e i volumi produttivi. Electrolux ha accolto la proposta del Ministro Urso. Per la Cisl e la Fim è un passaggio importante che deve servire a respingere i 1.700 esuberi, la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi e il trasferimento di parte della produzione all’estero o a terzisti. Durante gli incontri si dovrà partire dal mantenimento dei volumi produttivi e degli asset occupazionali e poi capire su quali leve innovative e organizzative la direzione di ElectrolUx intenda sviluppare efficienze. Il recupero di un tavolo negoziale e l’accantOnamento della minaccia di smantellamento industriale e occupazionale sostenuta dalla Multinazionale presentato al coordinamento nazionale lo scorso 11 maggio e confermato in sede Ministeriale lo scorso 25 maggio, è il risultato dell’immediato stato d’agitazione effettuato dal 12 di maggio in tutti gli stabilimenti con ore di sciopero (in media 25 ore per sito), del blocco degli straordinari delle flessibilità e il coinvolgimento delle istituzioni locali e regionali. È importante il dossier aperto dal ministro Urso in Europa per trovare le condizioni necessarie per la stabilizzazione del settore elettrodomestico nel medio lungo periodo”, sottolineano ancora Cisl e Fim Cisl nella nota al termine dell’incontro.

– foto Mimit –

(ITALPRESS).

  •  

Il calciatore spagnolo Rafa Mir condannato a otto anni e mezzo di carcere per violenza sessuale: “Presenterò ricorso”

La Quarta Sezione del Tribunale Provinciale di Valencia ha condannato in primo grado il calciatore Rafa Mir a otto anni e mezzo di reclusione per un reato di violenza sessuale e un altro per lesioni personali, come riportato lunedì dalla Corte Superiore di Giustizia della Comunità Valenciana. Secondo quanto riportato da Marca, il tribunale ha emesso una seconda sentenza anche nei confronti di un altro imputato, il calciatore Pablo Jara, condannandolo a due anni e mezzo di reclusione e al pagamento di una multa per reati di violenza sessuale, lesione della morale pubblica e lesioni personali.

La sentenza del tribunale, notificata alle parti lunedì scorso e non ancora definitiva, prevede anche un risarcimento di 64mila euro a favore della vittima nel caso Mir e di 6.280 euro per la vittima nel caso Jara. Rafa Mir, sotto contratto con l’Elche fino al 30 giugno e già titolare in questa stagione, in una storia Instagram ha dichiarato: “Non sono d’accordo con la sentenza e presenteremo ricorso nei prossimi giorni. Continuo ad avere fiducia nella giustizia“.

La sentenza giunge al termine del processo svoltosi il 28 maggio al Tribunale provinciale di Valencia. In questo procedimento, Mir – che la notte dei fatti (1 settembre 2024) giocava nel Valencia in prestito dal Siviglia – è stato processato per violenza sessuale e lesioni personali nei confronti di una giovane donna, reati per i quali l’accusa aveva inizialmente richiesto una pena di dieci anni e mezzo.

Il tribunale ha invece inflitto una pena di otto anni e mezzo: sette anni per la violenza sessuale e 18 mesi per l’aggressione. Ha inoltre disposto un’ordinanza restrittiva che vieta all’imputato di avvicinarsi alla vittima entro un raggio di 500 metri per un periodo di dieci anni e ha riconosciuto alla vittima un risarcimento di 14mila euro per i danni fisici subiti e di 50mila euro per il danno morale arrecato.

Nel caso di Jara, la condanna è di due anni di reclusione per violenza sessuale e altri sei mesi per il reato contro la morale pubblica. Secondo quanto deliberato dal tribunale, entrambe le vittime avevano incontrato i due calciatori alcune ore prima in una discoteca di Valencia ed erano poi andate nella loro abitazione. Una delle vittime ha sostenuto, sia durante le indagini che in tribunale, che Rafa Mir aveva abusato di lei per due volte in maniera non consensuale: una nella zona piscina della casa e un’altra all’interno di un bagno. La seconda vittima ha dichiarato che Pablo Jara l’ha toccata senza il suo consenso e che, successivamente, l’ha aggredita e cacciata di casa seminuda, fatti che il tribunale ha configurato come reati di violenza sessuale, contro la morale e lesioni lievi.

L'articolo Il calciatore spagnolo Rafa Mir condannato a otto anni e mezzo di carcere per violenza sessuale: “Presenterò ricorso” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Protonterapia contro il cancro, ma non per tutti i tumori

Adroterapia, eccellenza a Pavia. E poi: i danni alla medicina e ricerca scientifica del governo Trump, le creme solari e allarmi infrondati, bufala sulla donazione degli organi e i denti di cani e gatti

© RaiNews

  •  

Gli Usa spengono i nuovi modelli Ai di Anthropic: il punto non è la falla, ma la mano che decide

Hanno spento lo strumento più potente mai costruito. Per ordine. Per legge. Per sicurezza nazionale. Il 12 giugno una lettera del Dipartimento del Commercio ha imposto ad Anthropic di sospendere l’accesso ai modelli Fable 5 e Mythos 5 a “ogni cittadino straniero, dentro o fuori dagli Stati Uniti”. Dalla potenza promessa a tutti al silenzio per quasi tutti. Senza processo, senza dibattito, senza appello. Per controllare un popolo non serve più il rogo: basta un interruttore.

La capacità giudicata troppo pericolosa ha un nome quasi comico: chiedere alla macchina di rileggere il codice in cerca di errori. Lo fa ogni programmatore, ogni giorno. Anthropic stessa ha chiamato la falla “ristretta, non universale” e ha messo per iscritto il dissenso dal “ritiro di un modello usato da centinaia di milioni di persone”. Il punto non era la falla. Era la mano che decide.

Uno strumento del genere diventa libertà a una condizione: che sia usato bene, e messo in mano a tutti. Rende capace chi non lo era, dà a uno solo la forza di molti. La prova che funzionasse davvero è proprio nello spegnimento: non si stacca d’urgenza la spina a un giocattolo. Si stacca a ciò che rende le persone troppo capaci. Per anni la liturgia è stata una sola: democratizzare l’intelligenza, renderla sicura, darla a tutti. La lettera ha tolto la veste. L’intelligenza non è un bene comune: è una munizione, concessa a chi si vuole e negata a chi si vuole. Il re è nudo. Anzi, il dio è nudo.

Il criterio della negazione non è la competenza. È il passaporto. “Ogni cittadino straniero” taglia il mondo in due. Per questo i modelli sono stati spenti per tutti: non si sapeva accendere la luce ai soli cittadini giusti.

Diranno che è controllo dell’export, non censura. La logica vecchia della crittografia, dei missili, dell’uranio. Vero. Ma quest’arma di pericoloso fa una cosa sola: trovare gli errori dentro un programma. Quando “doppio uso” diventa il nome di battesimo di ogni strumento potente, ogni strumento potente diventa sequestrabile.

Nel 1933, in piazza, si bruciavano i libri. Il fuoco non serviva a distruggere la carta: serviva a decidere cosa le persone potessero leggere e sapere. Anche allora si parlava di sicurezza. La sicurezza di chi? Di chi sbaglia, e ha il potere di chiamare pericolo ogni pensiero che lo smentisce. Oggi non si accende niente. Si firma una lettera, si stacca una spina, e lo strumento più potente del momento sparisce senza lasciare cenere. È lo stesso gesto, ripulito. Il rogo che non fa fumo è più efficiente: non lascia immagini, non lascia rabbia. Lascia un messaggio di errore.

La storia fa quello che fa sempre. Mette un bivio e obbliga a scegliere la parte. Qui la parte è chiara, e va detta senza ipocrisie: sta con chi quello strumento l’ha costruito e si è sentito ordinare di toglierlo dal mondo. Io non ho nulla da spartire con Anthropic: nessun contratto, nessun interesse, nessuna appartenenza. Una cosa sola in comune, e basta a schierarsi: la libertà che hanno spento.

Vale anche per chi critica l’intelligenza artificiale, con ragione, da mesi. Non tutte le AI sono uguali. Una cosa è una macchina costruita per sorvegliare e sostituire. Altra cosa è uno strumento che rende le persone più capaci e più libere, e che un governo strappa di mano a tutti proprio per questo. Il nemico non è lo strumento diffuso. È chi decide di tenerlo per sé.

Dopo il rogo della libertà vengono i processi. È l’ordine di sempre: prima si toglie lo strumento, poi si giudica chi voleva usarlo. L’inquisizione lavorava così, condannava il pensiero prima del gesto, sospettava senza mostrare le prove. Spegnere la libertà non riporta a cent’anni fa. Fa sprofondare più in basso, dove il tempo non conta: nel buio antico dell’umanità.

Un rogo senza fumo brucia lo stesso. E quasi nessuno accorre.

L'articolo Gli Usa spengono i nuovi modelli Ai di Anthropic: il punto non è la falla, ma la mano che decide proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

SpaceX è sbarcata in Borsa con un’offerta iniziale di duemila miliardi. Ma comprarne le azioni è davvero un affare?

Il 2026 probabilmente sarà ricordato come un anno pazzesco per la finanza Usa e internazionale, a causa di alcune straordinarie new entry. Le tre sorelle sulla rampa di lancio per la quotazione di borsa sono SpaceX di Musk, a cui seguiranno a breve termine Anthropic dei due Amodei e OpenAI di Altman.

Queste società, finora rimaste nel limbo di una complessa struttura societaria privata, si presenteranno in Borsa con imponenti offerte pubbliche di acquisto (in inglese Ipo, Initial Public Offering) che cambieranno la classifica delle società più importanti al mondo. La quotazione di SpaceX, appena approdata in Borsa, fa da battistrada e presenta alcune caratteristiche molto particolari che chiariscono bene gli aspetti principali della finanza legata alle società tecnologiche di punta.

La prima, naturalmente, riguarda la dimensione straordinaria dell’operazione. L’Ipo della società di Musk, con un valore iniziale di circa 1.800 miliardi di dollari e cioè quasi due terzi del Pil italiano, è già schizzata a 2.000. Sarà la più grande di sempre, superando il record dell’impresa saudita Saudi Aramco del 2019, che è stata valutata 1.700 miliardi.

Si tratta di un sorpasso anche di tipo simbolico. La vecchia economia industriale basata sulle risorse naturali è stata scalzata da quella tecnologica, il cui core business è il lancio di satelliti, ma anche quello più fondamentale di conquistare lo spazio, in particolare popolare di vita umana Marte.

La seconda è la stranezza della valutazione finanziaria, richiamata da molti analisti, del tutto stravagante. Nei documenti depositati per la quotazione è stato fissato un valore per azione di 135 dollari, da qui la valutazione stellare della capitalizzazione. Ne verrà immessa nel mercato solo una modesta quota per recuperare circa 80 miliardi da destinare ai nuovi investimenti programmati. La stranezza consiste nel fatto che SpaceX ha realizzato nel 2025 un fatturato di appena 18,6 miliardi. In base a questo dato la sua capitalizzazione è 100 volte il fatturato.

Se teniamo conto che per le società tecnologiche a elevata crescita un rapporto di cinque volte è ritenuto ottimale, siamo di fronte ad un caso di sicura “follia” finanziaria. Chi comprerà SpaceX non guarda al fatturato attuale, ma alle dimensioni del mercato spaziale che è stimato (con quali criteri?) in 28.500 miliardi, cioè un quarto del Pil mondiale.

La nuova società quotata in Borsa sarà degli azionisti, realizzando quella specie di capitalismo democratico delle opportunità tecnologiche che piace al senatore progressista Bernie Sanders? Certamente no. Elon Musk manterrà un ferreo controllo sulla società. Il suo 40% di azioni, già sostanzioso, vale però l’80% dei diritti di voto. La nuova società sarà un anello di quella che viene chiamata, un po’ esageratamente, la Muskeconomics. Con il passaggio societario Musk si prenderà dei bei soldi dai risparmiatori per realizzare i suoi sogni, senza nessuna cessione di potere effettivo.

Comprare oggi le azioni di SpaceX è un affare, come sembra indicare il buon risultato iniziale? Qui la questione non è semplice. La società di Musk, fondata nel 2002, non è mai stata in attivo, e l’anno scorso ha generato perdite per 5 miliardi. Le ingenti perdite di oggi si trasformeranno in scintillanti profitti futuri, come è accaduto a molte star tecnologiche? Non è dato saperlo, ma qualche dubbio c’è perché gli obiettivi dell’iper miliardario americano sembrano lunari.

Ecco allora profilarsi la reale dimensione della finanza contemporanea. Ogni atto finanziario è sempre una scommessa, ma qui il rischio è moltiplicato perché si puntano le fiches su qualcosa che appare irrealizzabile, come la costruzione di una base spaziale sul pianeta rosso.

Con Musk che incassa se la ridono anche le decine di dipendenti che in questi anni sono stati generosamente remunerati, anche per le loro condizioni di lavoro a volte disumane, con dei pacchetti azionari. Ora quella moneta virtuale ha acquistato un valore vero. Vedremo se coloro che hanno ricevuto questa insperata ricchezza la manterranno, oppure venderanno le azioni ottenute per portare a casa dei bei dollari, sicuramente più affidabili. Invece che salire verso le stelle, il valore delle azioni di SpaceX potrebbe scendere velocemente. In fondo, il prezzo è stato imposto in maniera arbitraria e al di fuori di ogni logica finanziaria.

Da ultimo è bene osservare che oggi le imprese della AI, e anche della corsa allo spazio, sono indebitate in maniera gigantesca, e devono ancora dimostrare la loro redditività. I ricavi sono modesti e i conti in rosso. Dopo la finanza tossica dei titoli derivati dei decenni passati, avremo un’altra bolla finanziaria, egualmente distruttiva, segnata dalle fantasie perverse di Musk e degli altri compagni di viaggio della AI? Il timore è più che fondato, anche perché le nuove azioni entreranno negli indici di borsa e persino negli acquisti dei fondi pensioni, aumentando il rischio sistemico.

Più che attendere gli sfracelli del mercato finanziario, che arriveranno puntuali come la sorte, sarebbe importante intervenire tempestivamente per mettere i necessari freni a questa pazza corsa verso l’impossibile. Ad essere pignoli poi, prima di andare a colonizzare Marte, ci sarebbero molte cosette da sistemare sul pianeta Terra che è messo ben peggio del pianeta rosso. Ma su questo punto Musk, come responsabile del Doge, ha miseramente fallito e ha dovuto ritirarsi malamente.

L'articolo SpaceX è sbarcata in Borsa con un’offerta iniziale di duemila miliardi. Ma comprarne le azioni è davvero un affare? proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Devi dare qualcosa in cambio al Paese che si è preso cura di te”: così Yasin Ayari ha scelto la Svezia, il consiglio del padre e la doppietta ai Mondiali

Aveva chiuso le porte alla Tunisia del padre per rappresentare la sua Svezia. “Sono nato a Solna, ho giocato per le giovanili di questo Paese. Mi sento svedese”. Ai Mondiali un copione che sembra già scritto: Yasin Ayari segna – per due volte – proprio contro la nazionale tunisina e non esulta in segno di rispetto. Nel 5-1 finale dei gialloblù la storia del centrocampista del Brighton ripercorre quella di una famiglia che ha sempre pensato alla scelta migliore per il bene del figlio. “Volevo che giocasse per la Svezia”, aveva detto qualche mese fa papà Azzouz al quotidiano Aftonbladet. “Deve sentirsi come se stesse dando qualcosa in cambio al Paese che si è preso cura di lui“.

Mondiali 2026, la classifica dei gironi aggiornata
Mondiali 2026, la classifica marcatori in diretta

Il no alla Tunisia: “Sono svedese”

Figlio di padre tunisino e madre marocchina, fin da piccolo Ayari ha avuto tre strade davanti a lui: giocare per una delle due nazionali dei genitori – Tunisia e Marocco, appunto – oppure rimanere fedele alla Svezia, il Paese della sua infanzia e adolescenza. Nel 2021 la tentazione di vestire la maglia della Tunisia era forte. L’opportunità era unica: disputare (in Qatar, qualche mese più tardi) il primo Mondiale in carriera. Grazie (anche) al padre, però, Ayari decise di rimanere legato al gialloblù: Azzouz gli ricordò infatti che la Svezia aveva accolto la loro famiglia e aveva contribuito a costruire il proprio futuro.

Lo stesso Ayari disse che era “naturale” continuare a rappresentare il paese per cui aveva giocato da bambino. Tutto parte dalla contea di Stoccolma: all’età di 7 anni il centrocampista gioca nelle giovanili del Rasunda (la squadra locale di Solna). Poi arriva il trasferimento all’AIK. Il presente dice Premier League. Nel mezzo Ayari trova il suo spazio nel settore giovanili della nazionale.

Mondiali 2026, i gironi e il nuovo regolamento
Calendario Mondiali: date e orari, dove vedere le partite in tv
L’albo d’oro dei Mondiali

“È il Paese che voglio rappresentare”

“Per me è stato abbastanza facile, perché sono nato in Svezia e ho giocato nelle loro nazionali giovanili, quindi è stata una decisione semplice. Ovviamente non dimentico le radici dei miei genitori: io voglio il meglio per loro. Mia madre e mio padre sono originari di Marocco e Tunisia. Quando ero piccolo ci andavo spesso in vacanza“. Insomma restare con la Svezia rappresenta il giusto epilogo di una storia di portata mondiale. Insieme nel girone F, il cerchio si chiude nel più classico dei modi. Doppietta, vittoria ma nessuna esultanza.

L'articolo “Devi dare qualcosa in cambio al Paese che si è preso cura di te”: così Yasin Ayari ha scelto la Svezia, il consiglio del padre e la doppietta ai Mondiali proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Patentino antifascista, Pagliarulo (Anpi) replica a Nordio e Meloni: “Non è censura, si chiama rispetto della Costituzione”

“Non è censura, si chiama rispetto della Costituzione e delle leggi”. Il residente dell’Anpi Gianfranco Pagliarulo risponde così a Giorgia Meloni e a Carlo Nordio, che negli ultimi due giorni hanno criticato la fiera Più Libri Più Liberi per aver fatto sottoscrivere una sorta di adesione ai principi antifascisti a tutti gli editori coinvolti negli stand e negli eventi. Per Pagliarulo, intervenuto alla presentazione della Festa nazionale dell’Anpi 2026, quella scatenata dal governo è “una tempesta in un bicchier d’acqua” figlia della “legge della concorrenza tra Meloni e Vannacci” e del “riflesso pavloviano” della premier “quando si parla di antifascismo”.

Ma dal presidente dell’Associazione dei partigiani arriva anche un suggerimento, utile a spiegare che certe iniziative, per quanto sacrosante, si espongono a strumentalizzazioni che servono alla destra per distogliere l’attenzione da altri temi: “Quel che chiedono gli organizzatori della fiera è del tutto tautologico, pleonastico, nel senso che se entro in un supermercato non trovo cartelli con scritto ‘Non rubare’. Dunque non c’è alcuna censura, ma solo il rispetto della Costituzione, della Legge Scelba e della Legge Mancino. Detto questo, col senno di poi, forse sarebbe stato più ragionevole vigilare affinché nessun espositore pubblicizzasse o esponesse libri di istigazione all’odio o di apologia del fascismo, e in quel caso naturalmente intervenire”.

Secondo Pagliarulo, la baruffa mediatica è figlia del bisogno di Meloni di “non parlare di temi più importanti” e della rincorsa a destra con Roberto Vannacci: “La legge della concorrenza del mercato si sposta alla politica, io capisco che Meloni abbia il problema di Vannacci ma le vorrei dire di non esagerare e scindere la carica di leader di partito da quella di presidente del Consiglio”. Le sparate di Nordio e Meloni tengono banco, ma la conferenza serve anche a presentare programma e ospiti della Festa nazionale Anpi che si terrà a Limena (Padova) dal 18 al 22 giugno. Il titolo scelto è “Facciamo resistenza” e non è casuale : “La resistenza è elemento fondativo della memoria della Repubblica. Oggi è necessaria una resistenza a questo riarmo generalizzato parossistico e una resistenza alle derive autoritarie in giro per il mondo. Siamo davanti a una banalizzazione della guerra e a nuovi fascismi che mettono in discussione i sistemi democratici”.

Diversi gli ospiti e i dibattiti. Il primo giorno si confronteranno tra gli altri l’ex segretario generale Cgil Sergio Cofferati, Walter Massa (Arci) e l’ex eurodeputata Pasqualina Napoletano, mentre venerdì sarà il turno di altri illustri ospiti come la presidente di Emergency Rossella Miccio e l’ex presidente della Regione Toscana Vannino Chiti. Sabato previsto un lungo spazio per i giovani di Anpi e poi altri dibattiti con nomi come Francesco Vignarca (Rete Italiana Pace e Disarmo) e Alba Bonetti di Amnesty International, prima degli ultimi due giorni con focus in particolare sulla Costituzione (con giuristi come Enrico Grosso e Francesco Pallante e la magistrata Silvia Albano) e sul sociale, con rappresentanti della segreteria nazionale di Cgil, Cisl e Uil a confronto con il vicepresidente di Confindustria Maurizio Marchesini.

L'articolo Patentino antifascista, Pagliarulo (Anpi) replica a Nordio e Meloni: “Non è censura, si chiama rispetto della Costituzione” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Condannato a 4 anni di carcere per stupro Marius Borg Hoibi, il 29enne principe di Norvegia: nuovo scandalo per la Corona, le testimonianze choc che lo hanno inchiodato

Una condanna a quattro anni di carcere; questo è quanto ha stabilito il tribunale di Oslo ai danni del figlio della principessa di Norvegia Mette-Marit. L’accusa più grave di cui doveva rispondere il 29enne Marius Borg Hoibi era quella di stupro ed era relativa a due diverse denunce per le quali è stato giudicato colpevole, mentre è stato giudicato non colpevole per altre due.

Il primogenito della principessa, nato da una relazione precedente al matrimonio con l’erede al trono di Norvegia Haakon non ha alcun incarico per conto della monarchia, ma la sua condanna getta un’ombra di non poco peso sulla corona. L’accusa aveva chiesto per lui sette anni e sette mesi, forte di almeno quaranta capi d’imputazione tutti legati a episodi di violenza, minacce e maltrattamenti.
I fatti risalgono agli anni che vanno dal 2018 al 2024, periodo nel quale quattro donne diverse lo hanno indicato come il colpevole di aggressioni sessuali mentre loro dormivano oppure non si trovavano nella condizione per poter reagire. Nel lungo elenco di accuse a carico di Marius Borg Hoibi figuravano anche criminiminori” come aggressione, possesso di droghe e violazione dell’ordine di restrizione emesso dal tribunale.

Il processo che si è concluso lunedì, con la lettura della sentenza, è durato sei settimane nelle quali le diverse accusatrici si sono via, via presentate per deporre contro il figlio della sfortunata principessa che sta affrontando una difficile malattia. Mette-Marit, infatti, da anni fa i conti con una grave fibrosi polmonare che, oggi, l’ha messa in lista per poter ricevere un trapianto al quale ha affidato tutte le sue speranze di poter sopravvivere.
Nelle sue ultime uscite pubbliche si era presentata con uno strumento che l’aiutasse a respirare e nell’ultima intervista rilasciata in televisione per scusarsi e giustificarsi, rispetto alla sua passata relazione con il pedofilo americano Jeffrey Epstein, aveva mostrato tutte le sue difficoltà, non solo dettate della durezza dell’argomento sul quale era chiamata a rispondere, ma anche per l’aggravarsi progressivo del suo stato di salute.
La sentenza ai danni del figlio, che non avrà colto nessuno di sorpresa a corte, è l’ennesima pessima notizia per i reali.
Il processo che vedeva coinvolto Marius Borg Hoibi ha portato alcune accusatrici a presentarsi in aula dotate di evidenze come foto, messaggi e video che sono stati puntualmente mostrarti alla corte.

Marius Borg Hoibi potrà dare mandato ai suoi legali di fare appello, ma le testimonianze sentite in aula resteranno indelebili nella memoria dei sudditi che hanno potuto leggerne estratti sui giornali o sentirle riportate in tv.
Era lo scorso febbraio quando, come ricordato dal giornale on line americano Page Six, “una donna spiegò come Hoibi semplicemente “non volesse smettere” dopo che avevano iniziato ad avere un rapporto sessuale consensuale”. Era la notte del 1° novembre e, sempre stando al racconto, i due si trovavano in una stanza d’hotel, così come riportato dall’agenzia France Presse.
“Io ero sempre più stanca – ha continuato la donna – mi sentivo come se stessi semplicemente sdraiata lì e lui non si fermava”. “Più diventavo stanca – ha poi aggiunto davanti alla corte – meno ero partecipe”.
La testimonianza proseguiva poi spiegando come lei avesse chiesto di poter dormire prima di essere invece svegliata di soprassalto da quello che ha descritto come un “colpo violento nella zona dei genitali”, aggiungendo poi: “è stato doloroso. Credo di essermi bloccata, poi mi sono riaddormentata”.

L'articolo Condannato a 4 anni di carcere per stupro Marius Borg Hoibi, il 29enne principe di Norvegia: nuovo scandalo per la Corona, le testimonianze choc che lo hanno inchiodato proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Chat sessista tra i dipendenti dell’Atm di Milano con immagini intime prese dalle telecamere. L’azienda: “Depositata una denuncia”

Chat sessista tra i dipendenti dell’Atm di Milano con immagini intime prese dalle telecamere. L’azienda: “Depositata una denuncia”

MILANO (ITALPRESS) – Immagini prese dalle telecamere dei mezzi pubblici, che inquadrano parti intime di donne, poi finite nelle chat di alcuni autisti e dipendenti di Atm.

Il caso è stato reso noto dall’attivista e scrittrice Carlotta Vagnoli, che sui suoi canali social ha riportato il racconto di una passeggera seduta sul tram 15, di fianco ad un autista in pausa. La donna ha notato che l’uomo stava scambiando dei messaggi in una chat denominata “Staff Ticinese”: si vedevano foto con parti intime di donne e commenti sessisti.

“Atm – si legge in una nota dell’azienda – si è prontamente attivata con la massima attenzione per fare piena luce sull’episodio, per verificare il corretto uso degli strumenti aziendali, per tutelare i clienti e le migliaia di dipendenti corretti che lavorano ogni giorno al servizio della città”.

Atm fa inoltre sapere di aver già depositato alla Polizia Locale la denuncia riguardo all’uso improprio di immagini delle telecamere di bordo da parte di alcuni dipendenti. Parallelamente l’Azienda procederà anche con un esposto al Garante della Privacy. Atm vuole ribadire fortemente la propria determinazione contro ogni forma di discriminazione o comportamento lesivo nel rispetto assoluto per i clienti e a tutela delle migliaia di dipendenti corretti che rappresentano l’Azienda, e conferma altresì di adottare senza esitazione tutti i provvedimenti necessari.

– foto di repertorio IPA Agency –

(ITALPRESS).

  •  

What to Know About Planned Social Media Bans in Australia, the U.K. and Beyond

Britain said it would ban social media access for children under 16 starting in 2027, joining several other countries introducing similar measures.

© Katie Collins/Reuters

Students in Wimbledon, London, during an interview this year about social media. Public opinion in many countries has coalesced around the idea that more must be done to protect children online.
  •  

UK Announces Social Media Ban for Children Under 16

Prime Minister Keir Starmer said his government planned to bar children under 16 from social media, following similar efforts in Australia and elsewhere.

© Katie Collins/Reuters

High school students in Wimbledon, London, this year during an interview about social media. Britain plans to place an age limit on social media.
  •  

Vladimir Kosturi: “C’è chi vuole una rivoluzione colorata in Albania…”



Il prof. Kosturo spiega quello che sta avvenendo in Albania. “Non tutto è come sembra…”

NEUTRALITÀ dell’ITALIA, per la pace e contro la guerra.
FIRMA ORA – https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6500011

L'articolo Vladimir Kosturi: “C’è chi vuole una rivoluzione colorata in Albania…” proviene da Visione TV.

  •  

Federmoda, continua crisi settore, in Toscana perse 2300 aziende in 3 anni

Federmoda, continua crisi settore, in Toscana perse 2300 aziende in 3 anni

“La crisi della moda in Toscana non smette di farsi sentire: 2.313 aziende in meno dal 2022 al 2025 e continua ad aumentare il ricorso alla cassa integrazione”. Lo segnala Cna Federmoda Toscana, elaborando dati di Movimprese, Istat, Irpet e Ebret, e alla dei numeri a corredo del Piano strategico 2030 presentato nei giorni scorsi dall’associazione nazionale.

“Nella nostra regione le imprese del settore sono 17.522 – si sottolinea in una nota -, di queste 9.195 sono artigiane, gli occupati nel settore in Toscana sono 105.000, il volume di export nel 2025 è stato di 12 miliardi, pari al 20% del totale nazionale. Se si vanno ad analizzare i rilevamenti storici recenti si comprende con chiarezza il quadro negativo che si sta dipingendo negli ultimi anni: tra il 2022-2025 nella nostra regione hanno chiuso 2.313 imprese (su un totale di 12.000 in tutta Italia) con impatti rilevanti su competenze, occupazione e presidio territoriale con una stima di perdita di ben 2400 posti di lavoro. Da aggiungere a questo la Toscana registra un calo dell’export del -20% di gran lunga superiore alla media nazionale che è al -6,8%”.

A confermare la complessità della situazione “il ricorso agli ammortizzatori sociali, nello specifico a Fsba (fondo che sostiene le aziende artigiane), dopo il calo di richieste del 2025 (dovuto anche all’esaurimento delle settimane a disposizione delle imprese) nei primi tre mesi del 2026 ha ripreso vigore, tanto che a marzo di quest’anno si registra un aumento del 33%, rispetto al dato di settembre 2025, delle imprese che vi hanno fatto ricorso ,con un aumento del 16% dei lavoratori coinvolti”. Per l’associazione “i dati toscani confermano, se ce ne fosse ancora stato bisogno, che la crisi è diventata strutturale e per combatterla bisogna lavorare insieme, associazioni, imprenditori, istituzioni”. “Quelli ripresi dal piano strategico – afferma Paolo Pernici. presidente di Federmoda Toscana – sono temi che sosteniamo da anni anche nella nostra regione e li abbiamo presentati in tutti i momenti di confronto con le Istituzioni, in particolare con la Regione in occasione delle convocazioni del Tavolo per la crisi della moda e delle audizioni nella specifica Commissione consiliare che lo scorso marzo ha approvato all’unanimità una risoluzione a cui Cna ha contribuito con dati e proposte”.

Secondo Pernici, “elemento chiave del piano è il principio della responsabilità condivisa lungo tutta la filiera, per superare squilibri contrattuali e distribuire equamente costi, rischi e benefici tra tutti gli attori. Ci auguriamo di poterne parlare al Tavolo regionale per la crisi della moda che, auspichiamo, venga riconvocato al più presto”.

  •  

“Il patrimonio dei miliardari dell’energia è aumentato di 300 milioni al giorno con la guerra in Iran”: il rapporto Oxfam

Se la crisi economica globale sta spingendo in povertà oltre 30 milioni di persone, c’è chi con guerre ed emergenze geopolitiche accresce la propria ricchezza. È il caso dei miliardari del settore energetico dei paesi del G7: il loro patrimonio aggregato è cresciuto di 23,5 miliardi di dollari nei primi due mesi e mezzo del conflitto avviato da Stati Uniti e Israele contro l’Iran. In pratica il loro patrimonio è cresciuto di più 300 milioni di dollari al giorno. È quanto evidenzia l’ultimo rapporto Oxfam, in occasione dell’apertura del summit di Evian, in Francia.

L’analisi della confederazione internazionale di organizzazioni no profit che si dedicano alla riduzione della povertà globale, rileva che dal 2020 i miliardari di tutto il mondo hanno incrementato la propria ricchezza di quasi 10.000 miliardi di dollari. In particolare, i paesi del G7 (Usa, Canada, Giappone, Regno Unito, Francia, Germania e Italia) hanno tagliato 48 miliardi di aiuti allo sviluppo per i Paesi più poveri del mondo tra il 2024 e il 2025, una cifra che i miliardari del G7 “hanno intascato” in soli 9 giorni.

L’impennata dei prezzi dell’energia e dei generi alimentari, si legge nel dossier, sta mettendo in ginocchio le famiglie in tutto il mondo, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito già martoriati da anni di turbolenze economiche, crisi del debito e shock climatici. Secondo il rapporto, anche le tre maggiori aziende mondiali di fertilizzanti dovrebbero vedere i propri profitti aumentare del 23%, ossia di ben 928 milioni di dollari, rispetto a quanto si poteva prevedere prima dell’inizio della guerra all’Iran.

“I conflitti in corso stanno devastando interi paesi, spezzando decine di migliaia di vite e rischiano di spingere in povertà oltre 30 milioni di persone, eppure per alcuni sono straordinariamente redditizi“, ha dichiarato Francesco Petrelli, portavoce di Oxfam Italia. “I leader dei Paesi G7 non stanno facendo nulla per aiutare i Paesi più poveri e colpiti dalla crisi. Italia, Canada, Francia, Germania, Giappone e Regno Unito devono smettere di usare la posizione di Trump come scusa per non agire. Il ‘G6‘, anche senza gli Stati Uniti, ha un’enorme influenza sia a livello economico che diplomatico che sta scegliendo di non esercitare“. Per Oxfam è necessario e non più prorogabile un aumento della tassazione dei profitti in eccesso accompagnato da un’imposta sui patrimoni dei super-ricchi, dalla sospensione del debito per i paesi più poveri e da maggiori aiuti allo sviluppo.

“Per garantire la presenza del Presidente Trump a questo vertice, Macron ha accettato di escludere dall’agenda temi quali la crisi climatica o la disuguaglianza globale su cui servirebbero risposte condivise e coordinate. – conclude Petrelli– Sono state cancellate dall’agenda del vertice parole come ‘genere‘ o ‘clima’ per compiacere Washington con buona pace degli altri paesi, tutto questo avrà conseguenze disastrose. Il G6 non può dichiararsi impotente abdicando al suo ruolo e alla sua responsabilità politica e morale. Possono cancellare il debito, tassare gli extra profitti e i grandi patrimoni. Possono promuovere una nuova emissione di Diritti Speciali di Prelievo, fornire maggiori aiuti, a partire da quelli umanitari. Rifiutarsi di agire per compiacere gli Stati Uniti non è diplomazia, ma codardia e accelererà solo lo scivolamento del G6 verso l’irrilevanza globale“.

L'articolo “Il patrimonio dei miliardari dell’energia è aumentato di 300 milioni al giorno con la guerra in Iran”: il rapporto Oxfam proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

What to Know About Planned Social Media Bans in Australia, the U.K. and Beyond

Britain said it would ban social media access for children under 16 starting in 2027, joining several other countries introducing similar measures.

© Katie Collins/Reuters

Students in Wimbledon, London, during an interview this year about social media. Public opinion in many countries has coalesced around the idea that more must be done to protect children online.
  •  

What to Know About Planned Social Media Bans in Australia, the U.K. and Beyond

Britain said it would ban social media access for children under 16 starting in 2027, joining several other countries introducing similar measures.

© Katie Collins/Reuters

Students in Wimbledon, London, during an interview this year about social media. Public opinion in many countries has coalesced around the idea that more must be done to protect children online.
  •  

Santa Margherita Ligure, stop agli smartphone per i bagnini: chi viola le regole rischia il brevetto

Niente smartphone durante il servizio per gli assistenti bagnanti delle spiagge di Santa Margherita Ligure. Lo prevede una nuova ordinanza dell’Ufficio circondariale marittimo, che integra le disposizioni già in vigore sulla sicurezza balneare introducendo alcune prescrizioni specifiche.

Tra le novità principali volute dalla Capitaneria di Porto c’è l’obbligo di utilizzare dispositivi elettronici esclusivamente per esigenze di servizio o situazioni di emergenza. L’uso del telefono per attività personali, quindi, non è consentito durante l’orario di sorveglianza. Insomma, niente messaggi su WhatsApp né possibilità di sbirciare i social. Anche se la situazione è tranquilla e il bagnino è esperto, come riporta Repubblica Genova. Limiti anche agli auricolari: potranno essere utilizzati solo su un orecchio, così da garantire la piena percezione di quanto accade nell’area affidata al controllo.

L’ordinanza è stata elaborata anche alla luce delle osservazioni presentate dalle associazioni di categoria del settore balneare e turistico con l’obiettivo dichiarato di rafforzare le condizioni di sicurezza lungo il litorale e ridurre il rischio di distrazioni durante il servizio di salvataggio. Per chi non rispetterà le nuove disposizioni sono previste segnalazioni alle federazioni competenti, che potranno valutare eventuali provvedimenti sul mantenimento del brevetto professionale.

L'articolo Santa Margherita Ligure, stop agli smartphone per i bagnini: chi viola le regole rischia il brevetto proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Un resto di supernova nel cuore della Via Lattea

Sembra che in un angolino vicino al centro della nostra galassia potrebbe esserci un resto di supernova mai visto prima che, se confermato, sarebbe uno dei più vicini al buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea, una regione estremamente affollata di stelle, lunghi filamenti radio e dense nubi di gas che orbitano rapidamente intorno al centro galattico.

Le prove dell’esistenza di questo resto di supernova, a circa 26mila anni luce dalla Terra, provengono dai dati X di Chandra e di Xmm-Newton dell’Esa, che rivelano una “chiazza” di emissione X che potrebbe essere riconducibile ai resti di una stella massiccia esplosa come supernova, sepolta all’interno di una più grande nube di gas in espansione.

L’immagine composita include raggi X raccolti da Chandra e Xmm-Newton (blu) e dati radio dal telescopio MeerKat (rosso) in Sudafrica, combinati con un’immagine ottica dai telescopi Pan-Starrs alle Hawaii (rosso, verde e blu). Crediti: Chandra, Xmm, MeerKat

La nuova immagine composita include raggi X da Chandra e Xmm-Newton (in blu) e dati radio dal telescopio MeerKat (in rosso) in Sudafrica, combinati con un’immagine ottica dai telescopi Pan-Starrs alle Hawaii (rosso, verde e blu). Il piano della galassia scorre orizzontalmente da sinistra a destra, e il buco nero centrale si trova a sinistra dell’immagine. Il candidato resto di supernova si trova in una bolla di gas in cui gli elettroni sono stati strappati dall’idrogeno – una cosiddetta regione H II – che circonda una stella giovane e massiccia. Questa bolla è una brillante sorgente radio, chiamata Sagittarius C (Sgr C). Se si trattasse davvero di un resto di supernova, si espanderebbe a circa 3 milioni di chilometri all’ora e avrebbe almeno 1.700 anni.

In precedenza, osservazioni con Sofia della Nasa, ora dismessa, avevano mostrato evidenze di un guscio di gas in espansione attorno a Sgr C, suggerendo che nello stesso punto fosse avvenuta un’esplosione stellare. I lunghi filamenti visibili nell’immagine radio sono causati da particelle energetiche che viaggiano lungo campi magnetici orientati prevalentemente perpendicolarmente al piano della galassia.

I nuclei delle stelle, dove avvengono le fusioni nucleari, creano elementi più pesanti, a partire dall’idrogeno e dall’elio che erano abbondanti agli albori dell’universo. Quando, al termine della loro vita, le stelle massicce esplodono come supernove , diffondono nello spazio interstellare gli elementi sintetizzati, fornendo il materiale per la generazione successiva di stelle e pianeti.

Il gruppo di astronomi – di cui fa parte anche Gabriele Ponti dell’Inaf di Brera – ha cercato nei dati X segnali di un aumento di specifici elementi chiave nel resto, che potrebbero essere stati prodotti dall’esplosione stellare. Non averli rilevati potrebbe indicare che i detriti stellari si sono già mescolati al gas circostante. Oppure, un’ipotesi alternativa potrebbe essere che la “chiazza” di raggi X provenga da un insieme di stelle massicce nella regione. Gli autori dello studio, però, non sono propensi a favorire questa interpretazione, poiché l’emissione X è oltre dieci volte più luminosa di quella di grandi ammassi stellari noti, inclusi quelli con stelle brillanti e massive.

Un’ulteriore immagine pubblicata la scorsa settimana dalla Nasa mostra i dati del Telescopio Spaziale James Webb aggiunti ai dati X e radio. Il colore azzurro rappresenta la luce infrarossa proveniente dal gas nella regione H II, mentre il blu più scuro indica i raggi X del candidato resto di supernova, visibile nella parte destra dell’immagine. I raggi X vicino al centro dell’immagine sono invece associati alla regione H II, probabilmente causati da materiale soffiato via da stelle massicce che ha riscaldato il gas a milioni di gradi, producendo emissione X.

L’immagine mostra i dati del telescopio spaziale James Webb aggiunti ai dati X e radio. Il colore azzurro chiaro rappresenta la luce infrarossa del gas nella regione H II, il blu scuro i raggi X del candidato resto di supernova (a destra), mentre i raggi X vicino al centro dell’immagine sono associati alla regione H II stessa, probabilmente causati da materiale soffiato via da stelle massive che ha riscaldato il gas a milioni di gradi producendo emissione X.

«Quando si pensa al centro della Via Lattea, l’attenzione si concentra spesso sul buco nero supermassiccio Sagittarius A*», conclude Ponti. «Questo risultato ci ricorda però che anche le stelle massicce, attraverso le loro esplosioni finali, possono avere un impatto profondo sull’ambiente circostante, contribuendo a modellare il gas e, potenzialmente, ad alimentare i flussi di materia ed energia che emergono dal centro galattico».

Nell’immagine (a sinistra) ottenuta con i dati raccolti da Chandra, Xmm, MeerKat, è evidenziata la regione rettangolare  osservata anche da Jwst (a destra). Crediti: Chandra, Xmm, MeerKat, Jwst

Per saperne di più:

 

  •  

Carrera Cup Italia | A Monza il weekend più "caldo" della stagione?

Terza fermata Monza e la sensazione che farà tanto, forse troppo caldo in pista e fuori. La Porsche Carrera Cup Italia inaugura la fase centrale della stagione il prossimo weekend all'Autodromo Nazionale e fra gli oltre 30 iscritti ritrova lo scatenato leader Andrea Bristot, che con Dinamic Motorsport ha dominato il precedente round a Misano e più di recente è stato protagonista d'autore anche ...Continua a leggere

  •  

L’ “inflazione di Hormuz” si può combattere col rialzo dei tassi? Ho i miei dubbi

di Riccardo Capanna

Il rialzo dei tassi è una scelta che potrà portare a danni politici non irrilevanti, e perciò è una scelta squisitamente europea.
Secondo la teoria economica, quando c’è un periodo di alta inflazione le banche centrali devono alzare i tassi d’interesse per far diminuire il denaro in circolazione e, di conseguenza, il suo costo. Affermare con orgoglio di “non essere mai un sostenitore dell’aumento dei tassi”, come ha fatto il ministro Tajani, dunque, è stupido e antieconomico.

Basta leggere le notizie per sapere, infatti, che a causa della guerra in Iran l’inflazione ha già toccato il 3% ed è prevista in aumento. Per la Bce, che per mandato deve puntare esclusivamente al target di un’inflazione al 2%, era una scelta obbligata aumentare il costo del denaro. Poi, ci si può chiedere se, al di là dell’inflazione, la stretta sui prestiti avrà altri effetti. E meno prestiti uguale meno crescita, il che può essere un duro colpo a un’economia già stagnante come quella europea.

Quello della crescita, però, non è l’ambito di cui si deve occupare la Bce. Allora vale la pena chiedersi: l’“inflazione di Hormuz”, ossia uno shock di offerta, si può combattere in questo modo? Se l’aumento dei prezzi fosse dovuto al troppo denaro in circolazione, infatti, la soluzione sarebbe a occhi chiusi l’aumento dei tassi. Ma l’inflazione di Hormuz è diversa: dipende dal costo delle materie prime in un mercato esterno a quello europeo, e per giunta di merci, come l’elettricità e la benzina, con una bassa elasticità (la cui domanda, cioè, non diminuisce all’aumentare del prezzo). È della stessa natura di quella del 2022, quando non a caso il rialzo dei tassi non contribuì alla diminuzione dell’inflazione (piuttosto, evitò il peggio, ovvero che aumentasse ancor di più).

Se non sono la panacea per l’inflazione, maggiori tassi d’interesse di riferimento faranno contenti gli istituti bancari, che emetteranno, come già nel 2022, meno prestiti e alzeranno i prelievi su quelli già in essere. Tra il 2022 e il 2024, in questo modo, in Italia le banche avevano incassato 112 miliardi di profitti, mentre nel sistema erano immessi 60 miliardi in meno rispetto agli anni precedenti.

In conclusione, si può dire che questo rialzo dei tassi, sia pur fatto con il buon proposito di abbassare l’inflazione, rimpinguerà le tasche dei banchieri, mentre le famiglie, le aziende e l’economia avranno meno liquidità e, in definitiva, meno soldi. Però tutto seguendo le regole europee!

Il blog Sostenitore ospita i post scritti dai lettori che hanno deciso di contribuire alla crescita de ilfattoquotidiano.it, sottoscrivendo l’offerta Sostenitore e diventando così parte attiva della nostra community. Tra i post inviati, Peter Gomez e la redazione selezioneranno e pubblicheranno quelli più interessanti. Questo blog nasce da un’idea dei lettori, continuate a renderlo il vostro spazio. Diventare Sostenitore significa anche metterci la faccia, la firma o l’impegno: aderisci alle nostre campagne, pensate perché tu abbia un ruolo attivo! Se vuoi partecipare, al prezzo di “un cappuccino alla settimana” potrai anche seguire in diretta streaming la riunione di redazione del giovedì – mandandoci in tempo reale suggerimenti, notizie e idee – e accedere al Forum riservato dove discutere e interagire con la redazione.

L'articolo L’ “inflazione di Hormuz” si può combattere col rialzo dei tassi? Ho i miei dubbi proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Dr. Christopher Helali: “Mi trattano da terrorista solo per le mie idee”

Il Dr. Christopher Helali, analista politico, giornalista e funzionario eletto dello Stato del Vermont, racconta anzitutto la sua paradossale vicenda personale: le autorità statunitensi gli hanno impedito di imbarcarsi su un volo da Pechino al Messico, inserendolo in una “no-fly list” e trattandolo come un terrorista a causa della sua attività giornalistica e delle sue opinioni politiche a sostegno di Palestina e Iran.

Successivamente, il dibattito si sposta sulle recenti conferme ufficiali fornite da figure istituzionali statunitensi circa la presenza di quaranta biolaboratori americani in Ucraina. Helali descrive queste strutture come una minaccia letale per l’umanità, considerandole un legittimo casus belli per l’intervento militare russo.

Infine, l’analista esprime forte scetticismo sui proclami di pace di Donald Trump, spiegando che il supporto incondizionato della politica statunitense nei confronti di Israele è un legame bipartisan impossibile da spezzare, alimentato da un profondo fanatismo ideologico che ostacola qualsiasi reale mediazione nella regione.

L'articolo Dr. Christopher Helali: “Mi trattano da terrorista solo per le mie idee” proviene da Visione TV.

  •  

Trump Arrives for Group of 7 as Allies Rethink Their Relationship With U.S.

President Trump has long been at odds with European leaders over trade, Ukraine and NATO, but he has lashed out in recent weeks over their refusal to support the U.S. war with Iran.

© Eric Lee for The New York Times

President Trump has used his previous appearances at Group of 7 meetings to clash with leaders over trade and Russia.
  •  

Tensions Are Rising Between States That Rely on the Colorado River

A prolonged drought means the nation’s largest reservoirs are dwindling, and litigation over access to water could lie ahead.

© Nina Riggio for The New York Times

The Upper Colorado River on the Grand Canyon last month. About 40 million people and 5.5 million acres of cropland depend on the Colorado for drinking water and irrigation.
  •  

Consulta Fimaa-Fiaip-Anama: “Da Mimit ok a praticantato e apertura su riforma”

Consulta Fimaa-Fiaip-Anama: “Da Mimit ok a praticantato e apertura su riforma”

ROMA (ITALPRESS) – La Consulta Interassociativa Nazionale dell’Intermediazione Immobiliare, composta dalle uniche tre Federazioni realmente rappresentative della categoria, FIMAA-Fiaip-ANAMA ha incontrato il Sottosegretario Mara Bizzotto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. L’incontro “è stato una preziosa occasione per esporre al Sottosegretario il lungo percorso di collaborazione costruttiva portato avanti con continuità nel tempo dalle Federazioni come Consulta con il Ministero, con una particolare accelerazione nel corso degli ultimi anni, e per ribadire alcune proposte relative alla modifica della disciplina della mediazione, oggi contenuta nel disegno di legge AS1894 presentato al Senato”, si legge in una nota.

Il Sottosegretario “ha riconosciuto il grande lavoro che viene svolto quotidianamente dalla Consulta a tutela della categoria e dei consumatori, mostrando apprezzamento per le sinergie e la collaborazione che possono portare ad importanti traguardi, proprio per lo spirito di condivisione che facilita il dialogo con il Ministero e con il Governo”. In tale ottica, “è stato confermato dai dirigenti ministeriali che il decreto attuativo di disciplina del praticantato era ormai in dirittura d’arrivo, come monitorato quotidianamente dalle Federazioni stesse, ed infatti ha ricevuto il parere favorevole da parte della Conferenza Stato-Regioni”.

Sul fronte della riforma della Legge n. 39 del 1989, il Sottosegretario “ha confermato la disponibilità a ragionare sull’inserimento di alcune delle proposte della Consulta in uno dei prossimi provvedimenti idonei, in modo da garantirne una rapida approvazione”. “La Consulta ha avviato da tempo un confronto con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy anche per chiedere una revisione della disciplina della mediazione – hanno spiegato nel corso dell’incontro il Vicepresidente vicario di FIMAA, Maurizio Pezzetta, il Presidente nazionale di Fiaip, Fabrizio Segalerba e il Presidente nazionale di ANAMA, Renato Maffey -. La legge in materia risale al 1989 ed è rimasta sostanzialmente invariata da oltre trent’anni, nonostante il profondo mutamento del contesto economico, tecnologico e normativo in cui i mediatori operano quotidianamente. L’intermediazione immobiliare incide in misura significativa sulla vita delle persone dal momento che il 60% dei risparmi delle famiglie italiane è investito in immobili. È indispensabile, pertanto, che il quadro normativo garantisca elevati standard professionali e tuteli in maniera effettiva i consumatori”.

L’auspicio delle tre Federazioni è quello di “proseguire la proficua e costante collaborazione in essere con il Ministero, che ha già consentito il raggiungimento di importanti traguardi”.

– Foto di repertorio ufficio stampa Fiaip –

(ITALPRESS).

  •  

Blitz antimafia a Palermo: arrestato Raffaele Galatolo, il boss ergastolano con i permessi premio

Uno, un vecchio boss da tempo ormai in libertà. L’altro, ergastolano ma considerato un detenuto modello tanto da usufruire di diversi permessi premio grazie ai quali tornava a Palermo. Ma la loro vita, sostiene la Dda di Palermo, non era per nulla cambiata e stavano riorganizzando le famiglie dell’Acquasanta e dell’Arenella, due delle più importanti del mandamento di Resuttana. Così oggi Stefano Fidanzati e Raffaele Galatolo sono stati arrestati dalla Guardia di Finanza insieme ad altre undici persone in un’operazione antimafia che vede indagate 45 persone.

Fidanzati era tornato in libertà da tempo ma, secondo l’accusa, sarebbe ancora a capo della famiglia mafiosa dell’Arenella. Il boss ergastolano Raffaele Galatolo, in carcere a Napoli e considerato un detenuto modello tanto da usufruire di diversi permessi, riorganizzava la famiglia dell’Acquasanta: aveva ottenuto la possibilità di uscire dal carcere e lavorare in un’associazione di volontariato. Agli arrestati – 8 in carcere e cinque ai domiciliari – vengono contestati a vario titolo i reati di associazione mafiosa, bancarotta fraudolenta, favoreggiamento personale, riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, esercizio abusivo di attività di scommesse.

Le investigazioni hanno consentito di acquisire elementi utili a delineare gli assetti interni delle due famiglie. In particolare, è emerso come, anche grazie al supporto di una stabile rete di sodali e alla forza di intimidazione derivante dall’appartenenza all’associazione mafiosa, i capi famiglia avrebbero esercitato la propria influenza sui rispettivi territori di riferimento, mantenendo la capacità di orientare le attività illecite, dirimere controversie interne o con soggetti appartenenti ad altri mandamenti, nonché condizionare l’operatività economica e commerciale. Con riferimento alla famiglia mafiosa dell’Arenella, l’attività d’indagine ha permesso di ricostruire le modalità di imposizione mafiosa sul territorio da parte del capofamiglia, il quale, anche attraverso interazioni con altri esponenti di vertice di Cosa nostra, avrebbe esercitato la propria influenza anche rilevando società, fittiziamente intestate, a incensurati al fine di reimpiegare i capitali illeciti.

L'articolo Blitz antimafia a Palermo: arrestato Raffaele Galatolo, il boss ergastolano con i permessi premio proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Atletica, l’olimpionico Desalu vestirà la maglia amaranto nella finale scudetto

Si avvicina la finale scudetto del Campionato di Società assoluto maschile e femminile in programma a Rieti nel prossimo week end. Nella pista dove saranno di scena i campionati europei under 18 si daranno battaglia le migliori 12 società italiane dove sarà presente la Libertas Unicusano Livorno sia in campo femminile che maschile con due formazioni agguerrite alla ricerca della riconferma in serie A ma con diverse assenze per infortunio, ma decise a svolgere un ruolo di primo piano dopo tre anni di finali.

Presente, come annunciato alla Gazzetta dello Sport, Andy Diaz, vestiranno la maglia amaranto quattro atleti top, in prestito, ed esattamente  il campione olimpico della staffetta 4 x 100 a Tokio Fausto Desalu, secondo atleta sui metri 200 di tutti i tempi in Italia, lui che ha fatto 3 olimpiadi, 5 mondiali e 5 europei e che in questo week end appena passato ha fatto fermare i cronometri a 20”19; insieme a lui uno dei migliori e longevi ostacolisti Hassane Fofana mentre in campo femminile vestiranno l’amaranto la lanciatrice Emily Conte e la quattrocentista ad ostacoli Ludovica Cavo.

Nei prossimi giorni verranno ufficializzate le formazioni per una due giorni di grande intensità, una due giorni dove Livorno sarà al centro dell’attenzione dell’atletica italiana con la presenza nel massimo campionato a squadre dove figureranno sicuramente gli azzurri Pettorossi, Marmonti, Picchiottino, Accame, Fossatelli, Chiaratti, Pastore e Fiorini.

  •  

Tra guerre e ‘nuovi imperi’: l’europa e la costruzione di un nuovo ordine internazionale

L’erosione della sicurezza tra Europa e nuovi imperi. 

La guerra in Ucraina sta assumendo una dimensione sempre più critica per gli effetti che produce sull’intera architettura della sicurezza europea. Il progressivo intensificarsi di incursioni nello spazio aereo, attività militari lungo il fianco orientale della NATO, operazioni ibride e pressioni sotto la soglia del conflitto diretto segnalano la crescente erosione dei meccanismi di contenimento che, fino a oggi, hanno evitato un allargamento del conflitto oltre il teatro ucraino. Episodi come la caduta di droni in territorio romeno o il loro abbattimento nei cieli lettoni non possono essere considerati semplici incidenti tattici, ma indicano una crescente compressione delle distanze strategiche tra Russia ed Europa. In questo contesto, errori di valutazione, incidenti non controllati o dinamiche di escalation potrebbero produrre conseguenze difficilmente prevedibili. Non sorprende, quindi, che nei Paesi baltici, in Finlandia, in Polonia, in Romania e in Moldavia si sia consolidata la percezione di una minaccia crescente alla stabilità regionale. A rendere il quadro ancora più teso hanno contribuito anche le dichiarazioni dell’ex presidente russo Dmitrij Medvedev, secondo cui «c’è una guerra in corso» e simili episodi continueranno a verificarsi, con la conseguenza che «i cittadini europei non dormiranno sonni tranquilli».

La questione, tuttavia, trascende il solo teatro ucraino. Dal Medio Oriente al Sahel, fino alle numerose guerre a media intensità che si sviluppano lontano dall’attenzione mediatica globale, si osserva una tendenza comune: l’indebolimento della capacità delle istituzioni multilaterali di prevenire, gestire o risolvere i conflitti. Molti dei presupposti che avevano alimentato le aspettative dell’epoca post-bipolare appaiono oggi in fase di revisione. La fiducia nell’universalizzazione delle regole internazionali, nel rafforzamento del multilateralismo, nella progressiva limitazione del ricorso alla forza e nella stabilizzazione degli equilibri strategici attraverso il controllo degli armamenti ha lasciato spazio a una realtà dominata solo dalla competizione geopolitica e dal ritorno delle logiche di potenza. Il sistema internazionale è ormai nettamente evoluto in senso sempre più competitivo e “imperiale”, dove Stati Uniti, Federazione Russa e Repubblica Popolare Cinese agiscono come poli di potenza che ridefiniscono sfere di influenza e priorità strategiche secondo le proprie logiche di proiezione globale. La competizione tra queste potenze ha quindi ridotto gli spazi di autonomia di tutti gli altri attori, a cominciare dall’ Europa.

Per una nuova responsabilità dell’Europa

Questi scenari e il ripetersi degli episodi sempre più pericolosi che si vanno registrando sui cieli e già oltre i confini dell’Europa dovrebbero indurre i leader europei a un atto di responsabilità. È questo il momento di rilanciare una riflessione politica, morale e strategica di più ampio respiro. La guerra non può diventare il nuovo orizzonte ordinario delle relazioni internazionali. Una prima prospettiva di un’Europa responsabile deve senz’altro dare priorità ad un percorso concreto di pace per l’Ucraina La contrapposizione si è fatta ancora più aperta tra Russia e Ucraina e le iniziative negoziali arretrano sugli umori di Putin, cui fa ora gioco anche il bellicismo di Trump su altri fronti. Dopo la lettera aperta di Zelensky rivolta a Putin, nella quale lo aveva invitato a considerare i suoi 73 anni e a cogliere l’opportunità di perseguire una soluzione negoziata al conflitto, il leader del Cremlino ha chiarito di non vedere, allo stato attuale, l’utilità di un vertice personale con Zelensky, ribadendo che le operazioni militari proseguiranno fino al raggiungimento degli obiettivi dichiarati da Mosca. È un segnale della persistente distanza tra le parti e della difficoltà di riattivare, nell’immediato, un canale politico diretto ad alto livello. Proprio per questo l’Europa deve promuovere senza esitare un progetto negoziale, partendo da una richiesta chiara e immediata di cessate il fuoco. La strada intrapresa dal formato E3, Francia, Regno Unito, e Germania – avallata anche da molti altri Stati Ue – è dunque quella giusta. Il vertice di Londra tra Volodymyr Zelensky, Keir Starmer, Emmanuel Macron e Friedrich Merz ha assunto perciò un significato che va oltre il sostegno all’Ucraina. Per la prima volta dopo molti mesi, l’Europa prova infatti a presentarsi non soltanto come garante militare della resistenza ucraina, ma come soggetto politico capace di formulare una proposta per l’uscita dal conflitto. I quattro leader hanno indicato alcuni punti essenziali: un cessate il fuoco immediato, l’utilizzo dell’attuale linea di contatto come base negoziale iniziale, garanzie di sicurezza credibili per Kiev, il mantenimento del congelamento degli asset russi fino a una soluzione concordata e la tutela degli interessi strategici europei. Si tratta di una piattaforma che tiene insieme il principio di realtà e il rispetto del diritto internazionale. L’Italia dovrebbe saper leggere meglio quanto sta avvenendo, non alimentando il giudizio superficiale che vorrebbe l’iniziativa di Londra soprattutto il tentativo di leader indeboliti al proprio interno di recuperare centralità sul piano internazionale. È una valutazione miope che non coglie il problema. Nel caso dell’Ucraina l’iniziativa è piuttosto il frutto del lavoro delle principali diplomazie europee, consolidatosi nel tempo e che risponde a una constatazione sempre più evidente: la sicurezza europea non può essere affrontata senza una forte assunzione di responsabilità da parte degli europei stessi. Occorre perciò puntare a ricostruire un formato E5 o E6 (con Italia, Polonia e Spagna) e concepire in termini concreti il contributo che il nostro Paese intende offrire alla costruzione di una posizione europea più coesa per l’Ucraina, e questo potrà già avvenire dai prossimi vertici, come il G7 previsto dal 15 al 17 giugno a Évian in Francia. La leadership dell’Italia ha il peso della responsabilità di unirsi senza esitazioni alla convergenza strategica di cui in questo momento ha bisogno la diplomazia dell’ Unione Europea

Iran–Israele–Stati Uniti: i rischi di escalation incontrollata del conflitto

Parallelamente, il Medio Oriente dovrà rappresentare l’ altro ambito di intervento, vista l’ultima escalation dello scontro tra Stati Uniti e Iran, i nuovi attacchi iraniani sui Paesi Arabi, l’ostinazione di Netanyahu sul fronte libanese. Le interconnessioni con i fronti iraniano e  libanese, con le dinamiche della crisi palestinese e con la sicurezza delle rotte energetiche nel Golfo Persico stanno indirizzando il conflitto in progressiva escalation sul piano globale, con tutte le conseguenze umanitarie per i popoli della regione e le ripercussioni che in Europa i cittadini stanno pagando in termini di aumento dei costi delle materie prime e dei flussi energetici. Anche per l’imprevidibilità di Trump – che ora ha rilanciato lo scontro finale, deciso a ottenere un risultato in vista delle elezioni di midterm – la guerra non si presenta ancora come un evento lineare, ma come un processo frammentato e potenzialmente auto-rinforzante, nel quale la soglia tra contenimento e allargamento resta costantemente instabile.

L’Europa non può rimanere semplice spettatrice: dal G7 al G20, all’Onu e anche con altre intese multilaterali può promuovere un immediato cessate il fuoco tra tutte le parti coinvolte e individuare un nucleo qualificato di mediatori internazionali incaricati di guidare un processo credibile di de-escalation. Sulla questione del programma nucleare iraniano occorre affidare all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica la mediazione e le funzioni di verifica indipendente e di supervisione tecnica che le competono. Per il Libano, e in particolare per il ruolo di Hezbollah, la prospettiva di stabilizzazione richiede percorsi progressivi di disarmo verificabile e il rafforzamento del mandato delle Nazioni Unite sul terreno. In parallelo, sulla dimensione umanitaria e dei diritti fondamentali, il sistema multilaterale deve riaffermare con maggiore forza i propri strumenti di tutela, attraverso il rafforzamento degli organismi delle Nazioni Unite,  a cominciare dalle Forze di pace dell’Onu  e dall’Alto Commissario per i diritti umani, oltre che per le altre agenzie collegate.

L’Europa nella competizione tra grandi potenze

In questa prospettiva allora è bene chiarire come muoversi in Europa. Mentre Stati Uniti, Federazione Russa e Cina ridefiniscono gli equilibri globali secondo logiche di potenza e di competizione sistemica, l’Europa rischia ancora di restare priva di una chiara postura strategica autonoma. Resta un punto centrale da chiarire: come sancito dalla Costituzione, le decisioni sulla collocazione internazionale dell’Italia non possono essere prerogativa esclusiva dell’esecutivo. È necessario un dibattito più ampio che coinvolga il Parlamento, il Capo dello Stato e le altre Istituzioni di garanzia, e dunque la società civile e il mondo accademico. La comparazione con altre esperienze europee, ed anche oltre l’Europa,  evidenzia come il dibattito strategico possa essere alimentato anche a livello culturale, contribuendo a una maggiore consapevolezza collettiva delle trasformazioni in atto. Occorre prendere d’esempio quanto accaduto in Finlandia, dove lo stesso capo dello Stato Alexander Stubb ha aperto un ampio dibattito con la pubblicazione del saggio “Il triangolo del potere. Dall’egemonia dell’Occidente al nuovo ordine mondiale”. Stubb ha lanciato un monito: di fronte ad una competizione tra blocchi sempre più fluida, l’ Europa ha necessità di sviluppare la cooperazione anche oltre le tradizionali alleanze, guardando principalmente al Resto del Mondo (Canada, Giappone, Australia, etc.) e al Global South in particolare (Unione Africana, India, Brasile, paesi del Golfo, ecc.) rispetto a chi propone nuovi domini. Quest’area del mondo, da un lato percepisce ora lo sfruttamento e la “trappola del debito” cinese, dall’altro si vede alienata dagli Usa per le politiche tariffarie, le dinamiche neocoloniali delle grandi imprese, oltre che per le scelte bellicistiche di cui subisce le pesanti conseguenze umanitarie ed economiche e per  il progressivo ridimensionamento degli aiuti allo sviluppo. La crescente competizione tra blocchi e l’emergere di un “Sud globale” sempre più rilevante impongono dunque all’Europa di ripensare le proprie alleanze e le proprie priorità strategiche, superando una logica esclusivamente dipendente dalle tradizionali architetture transatlantiche. In sostanza di tratta delle stesse tesi sostenute dal premier canadese Mark Carney al Forum di Davos: le “middle powers” devono rafforzare la cooperazione tra loro e costruire nuove coalizioni fondate su interessi e valori condivisi, per evitare di essere schiacciate dalla crescente rivalità tra le grandi potenze, contribuire alla definizione di un ordine internazionale equilibrato e multipolare, premessa necessaria per promuovere concreti processi di pace.

Per una governance della pace: Mediterraneo, Europa e architetture multilaterali

In tale scenario, l’Italia può ambire a svolgere un ruolo di media potenza responsabile, valorizzando la propria tradizionale funzione di ponte economico, politico e culturale nel Mediterraneo allargato. Questa postura implica però una chiara assunzione di responsabilità europea e il superamento di derive antieuropee che, indebolendo la coesione dell’Unione, riducono la capacità complessiva dell’Europa di incidere sulle trasformazioni dell’ordine internazionale. La costruzione di una strategia esterna coerente richiede infatti una maggiore integrazione politica e una visione condivisa dei beni strategici europei, a partire dalla stabilità regionale e dalla difesa del diritto internazionale.

Su questa base, l’ipotesi di una iniziativa diplomatica strutturata assume una rilevanza crescente. In presenza di una domanda diffusa di riduzione dell’escalation globale, l’Europa potrebbe farsi promotrice di una Conferenza internazionale per la pace, concepita non soltanto come tavolo negoziale tra Stati, ma come spazio politico più ampio di ridefinizione delle condizioni della convivenza internazionale. In concreto, una Conferenza per la pace può nascere da una iniziativa congiunta dei Capi di Stato e di Governo europei che poi si estenda ai Paesi del Mediterraneo, cerniera tra Nord e Sud del mondo, e farsi proposta globale coinvolgendo gli altri continenti nel contesto delle Nazioni Unite.  L’obiettivo potrebbe puntare dunque alla definizione di una Carta della pace, intesa come documento al tempo stesso normativo e programmatico. Essa potrebbe includere principi essenziali quali la cessazione delle ostilità e l’avvio di negoziati nei principali teatri di crisi, il divieto dell’aggressione come strumento di politica internazionale, la riduzione progressiva degli arsenali e il rafforzamento dei regimi di non proliferazione, insieme al consolidamento della diplomazia preventiva e dei meccanismi di cooperazione allo sviluppo. In questo quadro rientra anche la gestione delle dinamiche migratorie, che non può essere affrontata esclusivamente in chiave securitaria, ma richiede politiche di investimento nei Paesi di origine, sostegno ai processi di stabilizzazione e una valutazione realistica del contributo dei lavoratori migranti alle economie europee.

Un ulteriore asse di questa prospettiva riguarda il dialogo tra tradizioni religiose e culturali, che può contribuire alla costruzione di un linguaggio condiviso della pace. Il coinvolgimento delle leadership religiose, in particolare, può rafforzare la dimensione etica della cooperazione internazionale, favorendo la creazione di reti di fiducia transnazionali. In questa direzione si inserisce l’idea più volte richiamata da Papa Leone XIV: «Se volete la pace, preparate istituzioni di pace….  la costruzione della pace è un compito affidato a tutti».

In conclusione, sul piano storico le grandi conferenze internazionali dimostrano come dopo grandi fasi di conflitto sistemico sono seguiti i momenti di ridefinizione dell’ordine globale. Dalle esperienze europee dell’età moderna fino ai negoziati del secondo dopoguerra, la diplomazia multilaterale ha rappresentato uno strumento essenziale di ricostruzione della legalità internazionale. L’Europa, in particolare, porta con sé la memoria delle più alte forme di distruzione politica e militare del Novecento, ma anche l’esperienza unica di un processo di integrazione fondato sulla progressiva sostituzione della forza con la regola. È proprio questa traiettoria storica a conferire al continente una responsabilità specifica nella fase attuale. La sfida consiste nel trasformare nuovamente la competizione tra attori in forme regolamentate di cooperazione, rafforzando gli strumenti del diritto internazionale e contenendo le dinamiche di militarizzazione delle crisi. In ultima analisi, abbiamo ancora una traccia da percorrere, che rimane un riferimento universale: la Carta delle Nazioni Unite, nata dopo le grandi tragedie di due guerre mondiali. È il caso di richiamare i suoi passi salienti, che sintetizzano gli impegni fondamentali assunti alle Nazioni Unite: gli Stati  furono infatti  «decisi a salvare le future generazioni dal flagello della guerra, a riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona, nell’eguaglianza dei diritti di uomini e donne e delle nazioni grandi e piccole». E ancora «a creare le condizioni per mantenere la giustizia e il rispetto degli obblighi internazionali, a promuovere il progresso sociale e un più elevato tenore di vita, a praticare la tolleranza e vivere in pace in rapporti di buon vicinato, a unire le forze per mantenere la pace e la sicurezza internazionale». Occorre che questa scelta trovi finalmente attuazione concreta, grazie a un’azione politica responsabile e lungimirante dei suoi leader: è questa l’unica via possibile perché dall’Europa parta una risposta credibile, senza ulteriori rinvii, alla domanda di pace dell’umanità

  •  

L’Inghilterra di Starmer attacca una petroliera russa – Il Controcanto – 15 giugno 2026



Il Corriere si eccita per le operazioni di pirateria pianificate dal governo Starmer contro le imbarcazioni russe. Repubblica racconta le polemiche intercorse fra Trump e Netanyahu mentre Il Fatto palesa l’inutilità dell’imminente G7 apparecchiato dal triste Macron

NEUTRALITÀ dell’ITALIA, per la pace e contro la guerra.
FIRMA ORA – https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6500011

L'articolo L’Inghilterra di Starmer attacca una petroliera russa – Il Controcanto – 15 giugno 2026 proviene da Visione TV.

  •  

UK Announces Social Media Ban for Children Under 16

Prime Minister Keir Starmer said his government planned to bar children under 16 from social media, following similar efforts in Australia and elsewhere.

© Katie Collins/Reuters

High school students in Wimbledon, London, this year during an interview about social media. Britain plans to place an age limit on social media.
  •  

UK Announces Social Media Ban for Children Under 16

Prime Minister Keir Starmer said his government planned to bar children under 16 from social media, following similar efforts in Australia and elsewhere.

© Katie Collins/Reuters

High school students in Wimbledon, London, this year during an interview about social media. Britain plans to place an age limit on social media.
  •  

Accordo Usa-Iran, la reazione dei mercati: volano le Borse europee, in calo il prezzo di petrolio e gas

Le Borse dimostrano di credere all’accordo tra Usa e Iran. All’indomani dell’annuncio di Donald Trump, i mercati europei corrono in avvio di seduta. Il motivo è chiaro: con la riapertura dello stretto di Hormuz si intravedono segnali di ripresa degli approvvigionamenti energetici. Uno scenario che ha portato anche al ribasso delle quotazioni di petrolio e gas. Lo Stoxx 600, l’indice azionario delle seicento maggiori società quotate, sale dello 0,9%, ai massimi da fine febbraio. Avvio brillante per Francoforte e Parigi. Bene anche Piazza Affari, che apre in netto rialzo: primo indice milanese, Ftse Mib, guadagna l’1,4% a 52.219 punti. Dopo i primi scambi volano Stellantis e Ferrari. Bene anche Buzzi e Cucinelli.

L’apertura positiva delle Borse europee segue alla chiusura in forte rialzo dei listini asiatici. Balzo di Tokyo che chiude in rialzo del 4,99%, ancora meglio fa Seul: +5,2%. Positive anche tutte le alrte: Hong Kong, Shanghai, Shenzhen e Mumbai. Segno appunto che sui mercati è già tornato un clima positivo, mentre si attenuano le preoccupazioni per le interruzioni dell’approvvigionamento energetico.

In questo senso, sono in netto calo petrolio e gas.Il petrolio Brent, punto di riferimento in Europa, è sceso questa mattina del 3,74% a 83,59 dollari al barile. Il Wti, riferimento in Usa, è in calo del 4,02% a 80,86 dollari al barile. Avvio in calo anche per il prezzo del gas: ad Amsterdam le quotazioni registrano una flessione del 5,9% a 44,09 euro al megawattora.

L'articolo Accordo Usa-Iran, la reazione dei mercati: volano le Borse europee, in calo il prezzo di petrolio e gas proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Btp Italia Sì: al via il collocamento del nuovo titolo di Stato. Rendimento minimo all’1,6 per cento

Parte oggi il collocamento del nuovo Btp Italia Sì, il nuovo titolo di Stato indicizzato all’inflazione per i piccoli risparmiatori con cui il Mef punta a consolidare la quota di famiglie e home trading nel finanziare il debito pubblico.
L’emissione, della durata di cinque anni, offre un rendimento reale annuo minimo garantito dell’1,6%, cui si aggiunge la rivalutazione legata all’andamento dei prezzi, oltre a un premio fedeltà dello 0,6% del capitale sottoscritto per chi acquista il titolo nei giorni del collocamento e lo mantiene fino alla scadenza e alla tassazione agevolata al 12,5% prevista per tutti i titoli di Stato.

Si potrà accedere al nuovo titolo di Stato dal 15 giugno e fino a venerdì 19 giugno alle ore 13, salvo chiusura anticipata. Per il calcolo del valore complessivo delle cedole a questo tasso minimo, garantito anche in caso di deflazione, dovrà quindi essere sommato il tasso di inflazione nazionale nel periodo di riferimento. Il Btp Italia Sì – con godimento 23 giugno 2026 e scadenza 23 giugno 2031 – prevede cedole semestrali legate al tasso di inflazione nazionale, oltre a un premio finale extra dello 0,6% sul capitale sottoscritto riservato a coloro che lo acquistano nei giorni di emissione e lo detengono fino a scadenza. Al termine del collocamento il tasso minimo garantito potrà essere confermato o rivisto al rialzo, in base alle condizioni di mercato. La sottoscrizione del Btp Italia Sì è riservata ai soli risparmiatori individuali e affini. Non sono previsti tetti o riparti, quindi tutte le domande pervenute nel periodo di collocamento saranno interamente soddisfatte. Il codice Isin del titolo necessario per identificarlo e acquistarlo durante il periodo di collocamento è IT0005713539.

Il Mef ricorda che è possibile comprare Btp Italia Sì, oltre che in banca o all’ufficio postale, anche online mediante il proprio home-banking (con funzione di trading abilitata). L’emissione avrà luogo sul Mot (Mercato telematico delle obbligazioni e titoli di Stato di Borsa italiana) attraverso Intesa Sanpaolo e UniCredit (dealer dell’operazione), e Banca Monte dei Paschi di Siena e Banco Bpm (co-dealer dell’operazione). Il Btp Italia Sì viene acquistato a partire da un minimo di 1.000 euro durante i giorni del collocamento e potrà essere ceduto interamente o in parte prima della sua scadenza, senza vincoli e alle condizioni di mercato, sempre per lotti minimi da 1.000 euro nominali. Il capitale nominale sottoscritto è garantito a scadenza.

Il pacchetto nasce per invogliare la platea di ‘risparmiatori individuali e affini’ a restare fedeli ai Btp, ora che l’inflazione elevata causata dallo shock energetico in Medio Oriente rende meno convenienti i vecchi titoli. Le cedole, anziché essere calcolate sul capitale rivalutato per l’inflazione, semplicemente aggiungono al tasso minimo l’inflazione calcolata dall’indice Nic. Nel concreto, se l’inflazione (calcolata dall’indice Foi) fosse del 2%, le cedole semestrali sarebbero dell’1,8%: un tasso ottenuto sommando all’1,6% l’inflazione, per arrivare a un 3,6% annuo da dividere in due semestri. Per un raffronto con il mercato, il Btp Italia Giugno 2032, cedola 1,85% rende un tasso reale di circa l’1,44%. Le sottoscrizioni potrebbero beneficiare anche della recente scadenza per oltre sette miliardi di euro, di un Btp Italia a maggio.

L'articolo Btp Italia Sì: al via il collocamento del nuovo titolo di Stato. Rendimento minimo all’1,6 per cento proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

La crisi dell’elettrodomestico: i tagli di Electrolux in Italia, il riassetto internazionale e la longa manus dei cinesi di Midea

Una forbice tra Nord America e Spagna che alla fine porta a un taglio di posti di lavoro nel nostro Paese. Un po’ come sta avvenendo nel mondo dell’automotive, l’Italia rischia di pagare dazio nel settore del bianco, comparto scosso da un riassetto internazionale per reggere l’onda d’urto innescata dall’avanzata dei prodotti cinesi a basso costo. Movimenti nei quali le aziende di Pechino danno le carte e fanno il gioco. Dopo aver visto andare in fumo quasi mille posti di lavoro nella vertenza Beko, il governo deve ora gestire i 1.700 licenziamenti annunciati da Electrolux negli stabilimenti italiani. Oggi è in programma il tavolo al ministero delle Imprese per comprendere se esista un’apertura da parte dell’azienda a rimodulare gli esuberi. La strada è stretta perché la multinazionale svedese, da decenni nel nostro Paese, ha chiarito di non avere intenzione di retrocedere: la fabbrica di Cerreto d’Esi deve chiudere, lasciando per strada 170 operai, e verranno sacrificati oltre 1.500 posti di lavoro negli altri stabilimenti.

Il taglio di circa il 40% dei dipendenti italiani arriva a pochi mesi di distanza da una maxi-operazione in Nord America che ha coinvolto l’azienda con sede a Stoccolma. Ad aprile Electrolux ha siglato un accordo con il gigante cinese Midea che prevede la creazione di una joint venture paritetica per sviluppare e vendere prodotti di refrigerazione in quell’area. Il Nord America rappresenta circa un terzo del fatturato di Electrolux, soprattutto grazie al marchio Frigidaire, e negli ultimi anni aveva registrato forti perdite operative. Attraverso un aumento di capitale da 9 miliardi di corone svedesi, la multinazionale metterà a terra il piano con i cinesi incentrato sulla collaborazione nelle fabbriche di Juarez (Messico) e Anderson (Carolina del Sud) sperando in un rilancio. Nel frattempo la creazione della piattaforma industriale condivisa negli Stati Uniti permette a Midea, sfruttando la debolezza contingente di Electrolux, di penetrare nel mercato americano garantendosi la rete distributiva degli svedesi.

Se negli Stati Uniti Midea si è appoggiata sulle spalle degli svedesi, in Europa si è già da tempo posizionata comprando Teka da Heritage B, la holding tedesca che controllava il marchio spagnolo e Küppersbusch. L’operazione ha avuto il via libera dell’Antitrust Ue nel 2025, un passo che ha sbloccato definitivamente l’intesa del 2024. Teka è il brand più importante in Spagna con una quota di mercato intorno al 15%. Specializzata in piani cottura, cappe ed elettrodomestici da incasso, ha fabbriche a Santander e Saragozza. Il piano dei cinesi è espansivo e punta a portare i prodotti Teka in nuovi mercati. Come l’Italia. A marzo, l’azienda ha riunito oltre 300 ospiti da 18 Paesi a Venezia in un evento che ha sancito lo sbarco nel nostro Paese: “Un passaggio strategico nel percorso di crescita del brand in Europa”, lo definì Alberto Di Luzio, general manager di Midea Italia.

Il vortice di acquisizioni e riposizionamenti su scala globale ha finora tagliato fuori l’Italia e rischia ora di travolgerla. Dopo gli accordi in Nord America, Electrolux ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Jaszbereny, in Ungheria, entro la fine dell’anno: perderanno il posto circa 600 dipendenti specializzati nella produzione di frigoriferi da incasso e a libera installazione. Quindi è arrivata la sforbiciata in Italia: la produzione di cappe aspiranti cesserà a Cerreto d’Esi mentre sta avviando produzioni gemelle in Polonia, mentre ci saranno forti tagli a Forlì che vedrà scomparire la linea di piani cottura e a Susegana dove si producono frigoriferi da incasso, Porcia invece ci rimetterà le lavasciuga e Solaro dovrà razionalizzare la produzione di lavatrici.

L'articolo La crisi dell’elettrodomestico: i tagli di Electrolux in Italia, il riassetto internazionale e la longa manus dei cinesi di Midea proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Davanti alla pressione mafiosa e agli attentati incendiari a Palermo, dov’è la strategia straordinaria dello Stato?

Gli attentati incendiari che da mesi colpiscono Palermo, gli imprenditori sotto pressione e gli arresti eseguiti nelle ultime ore raccontano una realtà che non va assolutamente sottovalutata. Siamo di fronte a una pressione mafiosa di particolare virulenza che tenta di riaffermare controllo del territorio, capacità intimidatoria e dominio economico.

Le autorità locali dimostrano di essere all’altezza della situazione. Magistratura, Prefettura ed inquirenti stanno svolgendo il proprio compito con professionalità, determinazione e spirito di servizio. Quando arrivano gli arresti, vengono sequestrati patrimoni e individuati gli autori di attentati ed estorsioni, il merito è di quelli che lavorano sul territorio, con organici e risorse mai proporzionati alla complessità delle sfide che devono affrontare.

Ed è proprio qui che nasce una domanda che la politica nazionale dovrebbe avere il coraggio di affrontare. Da tempo i segnali erano evidenti. La pressione criminale cresceva, gli episodi intimidatori si moltiplicavano, gli imprenditori lanciavano allarmi sempre più preoccupati e, in attesa dei tempi necessari allo sviluppo delle indagini, avevano bisogno di vedere una risposta straordinaria di controllo del territorio. Non stiamo parlando di un’emergenza improvvisa esplosa nel giro di pochi giorni ma di una situazione che avrebbe dovuto indurre, da mesi, una riflessione strategica sul tipo di risposta da costruire in via immediata a sostegno delle istituzioni locali.

Se una città viene considerata così problematica da richiedere ripetute visite del Ministro dell’Interno e la convocazione di comitati da lui presieduti ai massimi livelli istituzionali, significa che il problema ha assunto una dimensione che supera la gestione ordinaria. E se è davvero così, la domanda diventa inevitabile: dov’è la strategia straordinaria dello Stato? Altrimenti si crea il paradosso che, da una parte, si comunica che lo Stato è presente e, dall’altra, si lascia che siano quasi esclusivamente le strutture territoriali a sostenere il peso della risposta.

Il Sindaco di Palermo lo ha detto con parole che meritano attenzione: la solidarietà non basta, serve una risposta straordinaria dello Stato. E da tempo chiede che il centro sostenga le autorità locali. E con lui lo chiedono a gran voce tutti gli organismi, enti e cittadini. Ciò che si è visto finora è soprattutto una continua narrazione della sicurezza in cui emergono ringraziamenti, celebrazioni e rassicurazioni. Quasi nessun rinforzo reale. Nessun rafforzamento visibile delle strutture investigative. Nessuna strategia capace di sostenere concretamente chi combatte ogni giorno questa battaglia.

Del resto, è esattamente questo che dovrebbe fare uno Stato moderno quando ritiene che un territorio stia affrontando una sfida straordinaria. Negli ultimi anni, invece, si moltiplicano le zone rosse, anche a Palermo, si annunciano controlli, si diffondono statistiche e si realizza una narrazione permanente della sicurezza non accompagnata dalle risorse necessarie a trasformarla in risultati.

L’esito finale è quello che emerge anche in altre città italiane. A Milano, ad esempio, si scopre che dodici zone rosse dovrebbero essere controllate da appena sedici agenti di polizia locale, poco più di uno per area, al punto che la stessa stampa parla apertamente di “controlli farsa”. È la fotografia perfetta della differenza tra annunciare e realizzare.

È lo stesso rischio di Palermo e di altre realtà del Paese. Penso a Foggia e al Gargano, dove negli anni successivi al grande intervento di sistema avviato nel 2017 lo Stato dimostrò quanto potesse essere efficace una strategia che mise insieme investigatori, controllo del territorio, Procure, Prefettura e forze di polizia in un’unica azione coordinata. Oggi, progressivamente, quell’intervento di sistema si è ridotto e si stanno riaffacciando fenomeni criminali che sembravano appartenere al passato perché quella strategia non appare più sostenuta con la stessa determinazione di allora. Altri tempi, altri ministri e capi della Polizia.

Per questo Palermo non riguarda soltanto Palermo. Riguarda l’idea stessa di sicurezza che vogliamo costruire. Sarebbe davvero bello se al termine dell’ennesimo Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica annunciato a Palermo e presieduto dal Ministro dell’Interno non leggessimo il solito comunicato fatto di ringraziamenti, rassicurazioni sulla presenza dello Stato e di telecamere, ma l’illustrazione di una strategia operativa e organizzativa straordinaria, immediata e concreta, capace di sostenere il lavoro dei magistrati e di tutte le istituzioni locali che ogni giorno combattono questa battaglia, sindaco compreso.

Perché la mafia non teme le dichiarazioni, le statistiche o le conferenze stampa. Teme gli uomini, le indagini, il controllo del territorio e la continuità dell’azione dello Stato.

L'articolo Davanti alla pressione mafiosa e agli attentati incendiari a Palermo, dov’è la strategia straordinaria dello Stato? proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Il futuro del gasdotto russo "Power of Siberia 2"

 

di Marinella Mondaini per l'AntiDiplomatico

 

Gli accordi tra Russia e Cina per la realizzazione del nuovo gasdotto russo "Power of Siberia 2" (Forza della Siberia 2") sono in fase finale. Si tratta del gasdotto principale precedentemente noto come progetto «Altaj», destinato all'esportazione di gas naturale russo dalla Siberia occidentale alla Cina. L'obiettivo principale del gasdotto "Power of Siberia 2" è quello di reindirizzare verso l'Asia i volumi di gas che in precedenza venivano forniti all'Europa. Va detto che la Russia fornisce già il gas alla Cina attraverso il gasdotto “Power of Siberia-1, in base a un contratto trentennale. Le consegne sono iniziate nel 2019. Ora si prevede che un secondo corridoio, la Rotta dell'Estremo Oriente, sarà presto operativo. Gazprom e CNPC sono impegnate in trattative avanzate al riguardo. Secondo l'agenzia di stampa TASS, Gazprom ha raggiunto un accordo con la China National Petroleum Corporation (CNPC) per aumentare le forniture complessive di gas attraverso queste due rotte. Il progetto "Power of Siberia 2" permetterebbe a Pechino di tutelarsi dall'instabilità in Medio Oriente e dalle tensioni geopolitiche con gli Stati Uniti, attualmente il maggiore esportatore mondiale di GNL. L'avvio del gasdotto "Power of Siberia 2" consentirà alla Russia di raddoppiare quasi le sue esportazioni di gas verso la Cina. A differenza del primo Power of Siberia, che riceveva gas dai giacimenti della Siberia orientale, il nuovo gasdotto collegherà la Cina con i giacimenti della penisola di Yamal nella Siberia occidentale. Si tratta degli stessi giacimenti che in precedenza rifornivano l'Europa. Gazprom ha già chiarito che il combustibile fornito tramite il gasdotto “Power of Siberia 2 sarà più economico per la Cina rispetto al gas russo precedentemente spedito in Europa.

Alexej Miller, presidente del consiglio di amministrazione di Gazprom , ha definito questo progetto "il più grande, esteso e impegnativo progetto nel settore del gas al mondo". Il futuro gasdotto “Power of Siberia-2” si estenderà per oltre 4.000 chilometri. Inizierà a nord del Circolo Polare Artico e terminerà vicino alle megalopoli della costa orientale cinese. In Russia, il gasdotto si snoderà per 2.600 chilometri attraverso le foreste siberiane, per poi attraversare quasi 1.000 chilometri attraverso le steppe della Mongolia. Il gasdotto trasporterà gas dai giacimenti della Siberia occidentale attraverso la Mongolia fino alla Regione Autonoma Uigura dello Xinjiang in Cina e poi a Shanghai. Gazprom e la cinese CNPC hanno firmato un memorandum d'intesa giuridicamente vincolante sulla costruzione del gasdotto stesso e del gasdotto di transito Soyuz Vostok, lungo circa 950 chilometri, attraverso la Mongolia, nel settembre 2025, a seguito di colloqui tra i leader di Russia, Cina e Mongolia a Pechino. A pieno regime, il gasdotto “Power of Siberia-2” sarà in grado di pompare fino a 50 miliardi di metri cubi di gas all'anno. Questa quantità è paragonabile alla capacità del gasdotto Nord Stream 1, attualmente in disuso, che corre lungo il fondale del Mar Baltico dalla Russia alla Germania.

Per fare un confronto, rappresenta circa un terzo di tutte le esportazioni di gas russo verso l'Europa prima del conflitto in Ucraina. A maggio, il portavoce presidenziale russo Dmitrij Peskov ha annunciato che Mosca e Pechino avevano raggiunto un accordo su questioni chiave riguardanti il tracciato e la costruzione del gasdotto “Power of Siberia 2”, sebbene non fosse ancora stata definita la tempistica precisa per la sua realizzazione. In seguito alla visita del presidente russo Vladimir Putin in Cina, il Cremlino ha confermato che le parti avevano raggiunto un'intesa su molti dettagli fondamentali del progetto. Boris Titov, presidente della sezione russa del Comitato russo-cinese per l'amicizia, la pace e lo sviluppo e rappresentante presidenziale speciale per le relazioni con le organizzazioni internazionali ai fini del raggiungimento degli obiettivi di uno sviluppo stabile, ha dichiarato che «la stampa ha scritto molto su “Power of Siberia 2”, che non è ancora stato firmato. Ma posso dirvi, anche se non mi occupo direttamente della questione, ciò che so in qualità di copresidente del Comitato di amicizia russo-cinese: il problema risiede nelle difficoltà tecniche. Non è una questione di prezzo, come hanno scritto molti media, secondo cui non riusciamo a concordare il prezzo. Non è questo il punto. Il problema è più di natura logistica. Si tratta di prendere la decisione giusta sul tracciato di questo gasdotto". Secondo Titov, come riporta la TASS, in questo caso due aspetti sono strettamente correlati: occorre scegliere l'opzione ottimale sia in termini di costi di costruzione sia dal punto di vista della sicurezza e dell'affidabilità del percorso. «Per questo motivo la questione è oggetto di discussione e nessuno ha mostrato particolare fretta durante l'incontro tenutosi a Pechino. Si tratta di un aspetto operativo che verrà risolto a breve, ma nessuno ha fretta”. https://tass.ru/ekonomika/27750175

Il progetto “Power of Siberia 2” non solo rafforzerà l'alleanza economica tra Russia e Cina, che si sono avvicinate a seguito delle sanzioni occidentali contro la Russia, ma potrebbe anche ridisegnare radicalmente la mappa dei flussi globali di gas per i prossimi dieci anni, secondo quanto riportato da Bloomberg. La posizione della Russia come fornitore di gas è destinata a rafforzarsi sempre di più, ha dichiarato a @SputnikLive il vice direttore dell’Istituto nazionale per l’energia della Federazione Russa, Alexander Frolov. «Il gas è una fonte energetica comoda e accessibile. Le fonti rinnovabili presentano molte sfumature: per la produzione solare c’è l’ora del giorno, per quella eolica la presenza stessa del vento e così via. Le centrali nucleari e a carbone non consentono di modificare in modo produttivo i volumi di produzione in tempi brevi. Il gas, invece, offre la possibilità di gestire in modo estremamente efficiente la distribuzione irregolare dell'energia, ad esempio su base giornaliera". Il combustibile blu è necessario e la sua domanda è in crescita, osserva Frolov. “L'Europa rifiuta il gas russo, che ci riesca o meno è un'altra questione.

Ma il mondo non gira attorno all'Europa. La Cina ha ampliato i contratti con Gazprom sia per il ”Power of Siberia“ che per un gasdotto non ancora costruito. Che cos'è questo, se non un indicatore della domanda reale?” (https://t.me/sputniklive/113717) Alcuni in Europa non nascondono preoccupazione per la scelta di aver rifiutato il gas russo, scelta guidata dalla più ottusa russofobia. Peter Magyar ha affermato che l'Europa ricomincerà ad acquistare gas dalla Russia non appena la guerra in Ucraina sarà finita. Intanto acquistano gas dagli americani a prezzo, come minimo triplicato, rispetto a quello russo - di cui godevano prima. E continuano ad affossare le proprie economie con le loro politiche miopi e antipopolari. 

  •  

In dialogo con Alissa Pavia: l’evoluzione delle relazioni tra Turchia e Arabia Saudita nei nuovi equilibri regionali. 

Alissa Pavia è Nonresident Senior Fellow presso il programma Middle East dell’Atlantic Council, Research Program Leader del Centro Studi Geopolitica.info e Junior Fellow di Aspen Institute Italia. Ha lavorato per cinque anni presso l’Atlantic Council a Washington D.C., dove ha codiretto il programma Nord Africa e si è occupata principalmente di sicurezza nel Mediterraneo allargato, dinamiche politico-strategiche nordafricane, competizione tra grandi potenze e implicazioni per gli interessi euro-atlantici. In precedenza ha maturato esperienze presso l’Assemblea Parlamentare della NATO, le Nazioni Unite e l’European Foundation for Democracy. È laureata in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee presso l’Università degli Studi di Milano e ha conseguito una laurea magistrale alla Johns Hopkins University – School of Advanced International Studies (SAIS). Attualmente sta completando un secondo master in Middle East Policy Studies presso il Washington Institute. 

Il tema centrale dell’intervista è l’evoluzione delle relazioni tra Arabia Saudita e Turchia, attualmente interessate da un significativo processo di trasformazione e riavvicinamento. L’analisi prende in esame diversi aspetti di questo rapporto, a partire dall’impatto del conflitto in Iran e dalle sue ripercussioni sugli equilibri regionali. Successivamente, l’attenzione si concentra sull’evoluzione delle relazioni turco-saudite alla luce del dossier libico e delle dinamiche che coinvolgono anche gli Emirati Arabi Uniti. L’intervista, inoltre, approfondisce il ruolo degli Stati Uniti nei rapporti tra Turchia, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti e viene evidenziato il peso della strategia americana negli attuali processi di riallineamento regionale. 

Come sono cambiate le relazioni tra Arabia Saudita e Turchia negli ultimi anni alla luce dell’ascesa dell’Iran come attore regionale e delle recenti tensioni in Medio Oriente? E in che misura la percezione della minaccia iraniana ha favorito il riavvicinamento tra Ankara e Riad, nonostante le profonde divergenze che avevano caratterizzato i loro rapporti dopo le Primavere arabe?

L’Arabia Saudita e la Turchia si stanno muovendo con grande cautela sulla questione iraniana. Hanno priorità diverse: la Turchia considera prioritaria la stabilità regionale e il mantenimento di un Iran quanto più stabile possibile, perché un collasso del regime comporterebbe un forte aumento di rifugiati verso il suo territorio. Per Riyad, invece, l’obiettivo principale è la caduta del regime attuale. Detto questo, la situazione attuale – con la chiusura dello Stretto di Hormuz e la strategia attuale americana (un engagement di media intensità invece di un intervento deciso stile Iraq 2003) – riduce il livello di sicurezza percepita dall’Arabia Saudita. 

Esiste comunque una convergenza strategica importante: sia Ankara che Riyad hanno interesse a contenere l’Iran. Nessuno dei due vuole un Iran nucleare. Anche nel caso in cui il regime iraniano non dovesse cadere, i leader turco e saudita convergono sulla necessità di limitarne l’influenza regionale e le sue capacità militari.

Tuttavia, è ancora troppo presto per definire chiaramente quale ruolo abbia avuto e avrà la guerra in Iran nel riavvicinamento tra Riyad e Ankara. Riyad rimane fortemente dipendente dagli Stati Uniti per la propria sicurezza, ma si sta aprendo alla possibilità di una maggiore convergenza nel settore della difesa con la Turchia, grande esportatrice di droni.

Turchia e Arabia Saudita hanno sostenuto schieramenti diversi nel conflitto libico, ma negli ultimi anni le loro relazioni bilaterali sono migliorate sensibilmente. In che modo questo riavvicinamento tra Ankara e Riyad si riflette sulle dinamiche del rapporto tra Turchia ed Emirati Arabi Uniti in Libia?

In Libia, Arabia Saudita e Turchia risultano sempre più allineati. Se in passato seguivano traiettorie opposte – con Ankara che sosteneva il governo di Tripoli ad ovest e Riyad che appoggiava Haftar e l’est – negli ultimi anni Riyad si è progressivamente spostato verso l’ovest. Questa mossa, però, non è stata determinata dal riavvicinamento con la Turchia, bensì dal fatto che i sauditi non puntano più su Haftar. Riyad e Abu Dhabi si trovano su fronti opposti in Libia, così come accade in Sudan e Yemen. Ankara sta cercando di mantenere un equilibrio strategico tra i due Paesi del Golfo: da un lato non può permettersi di alienare gli Emirati Arabi Uniti, con i quali ha importanti interessi economici e di integrazione regionale; dall’altro mostra un allineamento maggiore con Riyad. La ragione di fondo è che Turchia e Arabia Saudita condividono una visione simile sulla Libia: entrambe preferiscono il rafforzamento del potere centrale per garantire stabilità nel Paese. Gli Emirati, al contrario, puntano maggiormente sulla frammentazione regionale. Recentemente la Turchia si sta esponendo anche sul fronte orientale: sono stati individuati droni turchi nelle zone controllate da Haftar, segnale di un parziale riavvicinamento tra Ankara ed Haftar motivato soprattutto da interessi economici ed energetici, in particolare il mantenimento del corridoio energetico tra Libia e Turchia. Questo movimento ha favorito anche un parziale riallineamento con gli Emirati. Tuttavia, Ankara manterrà probabilmente una certa distanza da Abu Dhabi in Libia, privilegiando il rapporto con Riyad. I due Paesi condividono una visione più simile sulla stabilità regionale e, rifacendosi entrambi a buoni rapporti con l’amministrazione Trump, la Turchia considera l’Arabia Saudita un polo più forte e strategico rispetto agli Emirati nell’orbita americana.

In che modo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca sta influenzando le relazioni tra Turchia, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti? Quali sono gli interessi strategici degli Stati Uniti nella regione e come si riflettono sulle dinamiche di cooperazione e competizione tra questi attori regionali?

L’amministrazione Trump ha un impatto decisamente positivo sulle dinamiche tra questi Paesi. A differenza di Biden, che aveva assunto posizioni molto antagoniste nei confronti dell’Arabia Saudita, Trump è vicino sia a Mohammed bin Salman che a Recep Tayyip Erdoğan. L’interesse strategico americano è chiaro: Washington vuole partner forti e affidabili nella regione, capaci di condividere responsabilità di sicurezza. Gli USA perseguono una linea di disimpegno militare parziale, ma mantengono un forte impegno diplomatico e politico. L’obiettivo è coltivare rapporti solidi con potenze stabili ed emergenti, anche a costo di qualche screzio con alleati tradizionali come Israele.

Sia la Turchia che l’Arabia Saudita auspicano il mantenimento di una presenza americana nella regione, ritenendola essenziale per la stabilità, soprattutto come deterrente nei confronti dell’Iran. 

Sul fronte turco, la questione curda ha visto un parziale miglioramento grazie all’accordo mediato dagli americani con i siriani (in particolare dell’inviato statunitense Tom Barrack, ambasciatore in Turchia), che ha escluso le milizie curde siriane da alcuni equilibri di potere: un esito visto positivamente da Erdoğan.

Gli Stati Uniti mantengono rapporti molto forti con gli Emirati Arabi Uniti, ma stanno privilegiando chiaramente il rapporto con Riyad. Questo approccio riflette anche fattori personali: l’Arabia Saudita fu il primo Paese visitato da Trump nel suo primo mandato e la famiglia Trump ha importanti investimenti nel Regno. Nonostante ciò, Washington evita di inserirsi nelle tensioni tra Riyad e Abu Dhabi. 

Riyad e Abu Dhabi, da parte loro, fingono pubblicamente che non esistano problemi tra loro e non chiedono agli USA di prendere posizione ufficiale, consapevoli che Washington non vorrebbe, né potrebbe, scegliere apertamente una parte.

  •  

Micro-rate, così giovani e classe media vivono a debito

Unsplash

Lo chiamano Buy now, pay later (BNPL): compra ora, paga dopo. Ma forse, guardandolo dal lato sociale, dovremmo iniziare a chiamarlo Buy not, pay later: compro ciò che non potrei permettermi e rinvio a domani il conto economico, psicologico e sociale.

Il fenomeno è in piena esplosione. Non riguarda più soltanto l’acquisto occasionale di un elettrodomestico o di un bene durevole: è entrato nella quotidianità — abbigliamento, elettronica, vacanze, cosmetici, arredamento, persino spese ordinarie. La promessa è semplice e seducente: nessun interesse, pochi clic, rate leggere, approvazione immediata. Ma proprio questa leggerezza apparente è il punto critico.

Il debito smette di apparire come debito e diventa un gesto di consumo. Secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali (Bank of International Settlements-BIS), gli utenti BNPL tendono a essere i più giovani, i più indebitati, con punteggi creditizi più bassi e maggiori tassi di insolvenza rispetto agli utilizzatori del credito tradizionale.

Banca d’Italia, in una nota del marzo 2026, segnala che in Italia l’uso del BNPL è passato dal 4 per cento delle famiglie nel 2022 al 30 per cento nel 2025, sebbene circa due terzi lo utilizzino solo occasionalmente. Crif (società italiana, oggi di proprietà di una multinazionale, leader in Italia nei sistemi di informazioni creditizie e business information) ha rilevato che nel secondo semestre 2024 gli importi erogati in Italia sono cresciuti dell’85 per cento rispetto a due anni prima e del 32 per cento rispetto al secondo semestre 2023.

Numeri che non descrivono più una nicchia fintech, ma un cambiamento profondo nei comportamenti di consumo. Il BNPL è esploso su scala globale: il mercato mondiale ha raggiunto circa cinquecentosettanta miliardi di dollari di transazioni nel 2025, con una crescita del 13,7 per cento anno su anno, e conta già oltre trecentottanta milioni di utenti attivi secondo stime Juniper Research.

In Australia, Paese che ha visto nascere e crescere colossi del settore come Afterpay, il fenomeno ha assunto dimensioni tali da spingere il governo a classificarlo come credito regolamentato a partire dal giugno 2025, imponendo licenze e obblighi di verifica del merito creditizio, una mossa che conferma quanto il modello si fosse diffuso al di là di ogni controllo.

Nel Sud-Est asiatico il caso dell’Indonesia è emblematico: i debiti accumulati attraverso i sistemi BNPL hanno raggiunto 1,8 miliardi di dollari nel novembre 2024, con un aumento del 42,7 per cento rispetto all’anno precedente.

Oltre il 70 per cento degli utenti ha tra diciotto e trentacinque anni, molti dei quali hanno contratto debiti per acquisti impulsivi legati a pressioni sociali. L’autorità di vigilanza finanziaria (OJK) ha registrato nel 2023 oltre settantanove milioni di contratti BNPL, con una crescita del centoquarantaquattro per cento rispetto al 2019.

Nel Regno Unito il mercato BNPL cresce al trentanove per cento annuo secondo il World Pay Report, con un’utenza che si allarga ormai ben oltre la fascia giovanile: nel 2024 la quota di utilizzatori nella fascia 55-64 anni ha superato il ventuno per cento, più che raddoppiata rispetto al 2023.

Negli Stati Uniti circa quaranta milioni di americani hanno utilizzato il BNPL nel 2024, e più del quarantuno per cento degli utenti dichiara di aver saltato almeno un pagamento nell’ultimo anno (dati LendingTree).

In tutti questi contesti emerge lo stesso schema: il BNPL cresce non perché le persone stiano meglio, ma perché il divario tra reddito disponibile e costo della vita si allarga. Lo strumento finanziario si inserisce in una frattura sociale preesistente e la rende più comoda da abitare, senza sanarla.

Il punto non è demonizzare lo strumento. Per alcuni può essere utile: consente di distribuire nel tempo una spesa, evitare l’uso del credito revolving, accedere a beni necessari senza interessi. Il problema nasce quando la dilazione diventa anestesia. Quando il consumatore non percepisce più il limite. Quando tre o quattro piccole rate, sommate ad altre tre o quattro piccole rate, costruiscono una gabbia invisibile.

Il BNPL intercetta una ferita precisa del nostro tempo: l’impoverimento relativo del ceto medio.  Non siamo di fronte soltanto a persone povere che cercano credito. Siamo di fronte a famiglie, giovani lavoratori, professionisti, pensionati che vedono restringersi il margine tra reddito disponibile e costo della vita. L’OCSE lo aveva già scritto con chiarezza: la classe media nei Paesi avanzati è sotto pressione perché redditi, casa, istruzione, salute e sicurezza economica non crescono più insieme.

In molti Paesi il costo dell’abitare è diventato uno dei principali fattori di fragilità. La casa, che era il simbolo della stabilità, è diventata il primo luogo della precarietà. Dentro questa compressione si produce un paradosso: si ha meno sicurezza, ma si fatica a rinunciare ai segni esteriori della normalità. Una vacanza, un vestito, un telefono, una cena, un weekend non sono solo beni: sono appartenenza.

Dire «non posso permettermelo» significa spesso confessare a sé stessi (e agli altri) una caduta di status. Il BNPL offre allora una via d’uscita emotiva: non risolve il problema, lo sposta in avanti. È una forma di credito, ma anche una forma di narrazione: mi consente di continuare a recitare la parte di chi è ancora dentro il benessere. Qui il tema diventa politico.

Servirebbero politiche strutturali lungimiranti e concrete: affordable housing e housing sociale, salari coerenti con il costo reale della vita, politiche industriali capaci di creare lavoro buono, non solo occupazione povera; strumenti di reinclusione finanziaria prima che il debito diventi stigma. In assenza di tutto questo, il mercato offre la soluzione più rapida: non aumentare il reddito, ma anticipare il consumo.

Mariana Mazzucato, nel suo recentissimo “The Common Good Economy”, insiste sulla necessità di superare l’idea di uno Stato che interviene solo per correggere i fallimenti del mercato. La sua tesi è che il punto sia costruire mercati orientati al bene comune, con missioni pubbliche, investimenti, reciprocità e responsabilità condivise.

«Questa impostazione economica basata sulla riparazione dei mercati” ci intrappola in un ciclo infinito di reazione, di rattoppo dei problemi anziché di costruzione proattiva dell’economia di cui abbiamo bisogno», sottolinea la Mazzuccato nel suo libro. Il BNPL, quindi, non è soltanto un prodotto finanziario, è il sintomo di un’economia che ha perso la capacità di garantire sicurezza, futuro e dignità attraverso il lavoro.

Il professor Guy Standing ha descritto da anni la crescita del “precariato”: una classe esposta a redditi intermittenti, diritti deboli, ansia permanente. Nel suo “The Precariat: the new dangerous class” (ed. aggiornata 2014) scrive con preconizzante lucidità: «Poiché i salari del precariato sono sempre più instabili e in calo, il risultato complessivo è che queste persone vivono sull’orlo di un debito insostenibile e in una condizione di cronica incertezza economica». 

I due vincitori del premio Nobel per l’economia nel 2024, Daron Acemoglu e Simon Johnson, hanno ricordato nel loro libro “Power and Progress: our thousand-year struggle over technology and prosperity” che la tecnologia non produce automaticamente progresso sociale: dipende da chi la governa, da come distribuisce potere, reddito e opportunità. Questo vale ancora di più oggi, mentre avanza l’IA agentica: sistemi capaci non solo di assistere, ma di eseguire compiti, prendere iniziative, sostituire porzioni crescenti di lavoro cognitivo e amministrativo. Il rischio è che una parte del ceto medio venga colpita due volte: prima dal costo della vita, poi dalla svalutazione del proprio lavoro.

Non siamo ancora davanti a una catastrofe inevitabile. Ma siamo davanti a un’urgenza. Se il futuro viene lasciato alla somma di micro-rate, micro-contratti, micro-lavori e macro-profitti concentrati, il risultato sarà una società formalmente consumatrice ma sostanzialmente impoverita. Una società dove il debito diventa il linguaggio ordinario della sopravvivenza e il consumo l’ultimo travestimento della fragilità.

Servono azioni e programmi politici lungimiranti che non si fermino al bonus una tantum, spesso scarsamente accessibile; servono investimenti pubblici di lungo respiro idoneamente calati e incentivi legati a occupazione stabile e formazione; un uso governato dell’IA per aumentare produttività e qualità del lavoro in particolare per le Pmi e non solo per ridurre il personale. Una comunità felice non è quella in cui tutti possono indebitarsi più facilmente. È quella in cui meno persone hanno bisogno di farlo per vivere con dignità.

L'articolo Micro-rate, così giovani e classe media vivono a debito proviene da Linkiesta.it.

  •  

Perché abbiamo così paura di vivere? | Epicuro

E se uno dei rimedi più efficaci contro ansia, paura e infelicità fosse stato formulato più di duemila anni fa? Con Epicuro leggiamo e commentiamo insieme alcuni passi della Lettera a Meneceo, uno dei testi più semplici e profondi dell’intera storia della filosofia. In questa lezione affrontiamo il celebre tetrafarmaco epicureo:quattro semplici principi attraverso cui […]

  •  

Prima di salutare Trump, Gabbard ha fatto due regali a un’unità dell’intelligence russa

Negli ultimi giorni da direttrice dell’Intelligence nazionale degli Stati Uniti, Tulsi Gabbard ha messo a segno due mosse che, per coincidenza o no, vanno dritte a vantaggio della stessa unità dell’intelligence militare russa (Gru), la 29155, già nota per operazioni di destabilizzazione in Europa.

Gabbard, ex deputata del Partito democratico diventata uno dei simboli del mondo Maga, lascerà l’incarico il 30 giugno. La motivazione ufficiale, comunicata al presidente statunitense Donald Trump in una lettera (conclusa con «With love and aloha»), è personale: il marito Abraham ha una forma rara di tumore osseo e lei intende dedicarsi a lui. Ma dietro le dimissioni c’è anche un’altra storia. Negli ultimi mesi Gabbard era stata progressivamente esclusa dai dossier più sensibili – come le operazioni all’estero e la gestione dei conflitti regionali – a vantaggio della Central Intelligence Agency guidata da John Ratcliffe. Le sue posizioni pubbliche sul fascicolo iraniano, in contrasto con la linea della Casa Bianca, avevano già incrinato il rapporto con Trump. Tra il momento dell’annuncio delle dimissioni e l’uscita effettiva, Gabbard ha però trovato il tempo per due iniziative ad alto impatto.

La prima: venerdì il suo ufficio ha pubblicato un comunicato su un programma decennale di finanziamento americano a oltre 120 laboratori biologici in più di 30 Paesi, inclusa l’Ucraina. Il testo segnala che alcuni di questi impianti, in piena guerra, sarebbero a rischio di compromissione da parte russa. Gabbard lo ha presentato come «intelligence inedita», accusando l’amministrazione Biden e figure come Anthony Fauci di aver mentito sull’esistenza di questi programmi.

Il problema è che non c’è nulla di nuovo, né di segreto. Si tratta del programma Cooperative Threat Reduction, avviato a metà anni Duemila per metter in sicurezza laboratori di epoca sovietica in Ucraina e altrove – impianti ucraini, gestiti da personale ucraino, dediti a sorveglianza epidemiologica di base. L’ambasciata statunitense a Kyjiv ne parla apertamente da anni e la Defense Threat Reduction Agency pubblica documenti sul programma. Nessuna struttura ucraina ha la classificazione BSL-4, il livello più alto di contenimento biologico; solo poche sono BSL-3. Sembra una teoria del complotto presentata come intelligence, con l’Ucraina al centro dell’intera operazione.

Chi ha festeggiato è stato Kirill Dmitriev, l’inviato economico del leader russo Putin che da mesi cura i rapporti con l’amministrazione Trump. Su X ha scritto che la Russia diceva la verità sui biolaboratori mentre lo «Stato profondo» e i media tradizionali lo negavano. Per Mosca, l’endorsement della struttura che coordina l’intelligence americana uscente vale più di anni di propaganda di Russia Today.

La reazione più dura, però, è arrivata da dentro il movimento Maga. Laura Loomer, la stessa che pochi giorni prima aveva anticipato in esclusiva le dimissioni di Gabbard, ha attaccato frontalmente i colleghi che hanno applaudito alla pubblicazione del documento, accusandoli di farsi usare dalla Russia mentre Mosca offre armi nucleari all’Iran. Ha poi sottolineato che proprio i media russi, gli stessi che diffondono teorie del complotto su Trump, stavano celebrando l’operato di Gabbad, definendo la cosa privo di autocoscienza. Lo scontro si inserisce in una frattura più ampia nel campo trumpiano, dove alcune voci – Marjorie Taylor Greene è tra le più citate dai media russi nelle ultime settimane assieme a Tucker Carlson – vengono presentate da Mosca come interlocutori privilegiati, in contrapposizione proprio a Loomer, che dal canto suo è una delle voci più filoisraeliane e anti Cremlino dell’ecosistema Maga.

C’è poi il filo che lega tutto: l’unità 29155. Un’inchiesta di The Insider dell’anno scorso ha documentato come proprio questa unità delle operazioni ibride del Gru – la stessa dietro l’avvelenamento di Sergej Skripal e numerose operazioni di destabilizzazione in Europa – abbia costruito da zero la narrazione dei biolaboratori segreti in Ucraina, diffondendola attraverso una rete di siti e giornalisti compiacenti, e l’abbia poi fatta arrivare fino a Gabbard, che la ripeteva già in un’intervista a Carlson nel marzo 2024, ben prima di diventare direttrice dell’Intelligence nazionale.

Ed è qui che la seconda mossa di Gabbard si incastra con la prima. Il giorno precedente al comunicato sui biolaboratori, l’ufficio di Gabbard ha revocato due valutazioni dell’intelligence community dell’era Biden sulla cosiddetta sindrome dell’Avana, ovvero gli anomalous health incident che da anni colpiscono diplomatici, funzionari e militari americani con sintomi neurologici acuti. In un memo di due pagine ai parlamentari, Gabbard ha scritto che quelle valutazioni non rispettavano gli standard della comunità: esclusione selettiva di prove, omissione di informazioni rilevanti sulle fonti, eccessiva dipendenza da uno studio medico definito eticamente discutibile. La revoca era stata richiesta a gran voce dal presidente della commissione Intelligence della Camera, Rick Crawford, e arriva dopo mesi di scontro interno.

Il punto è che quelle due valutazioni erano state messe in discussione proprio sulla base delle prove, raccolte da giornalisti investigativi, che indicavano la responsabilità dell’unità 29155 in attacchi a energia diretta contro personale americano. Gabbard ha quindi corretto un errore dell’intelligence riconoscendo il ruolo della 29155 nella sindrome dell’Avana, e il giorno dopo ha amplificato un’operazione di disinformazione costruita dalla stessa identica unità. Un cortocircuito che sembra un regalo continuo al Cremlino.

Resta da capire chi guiderà ora l’Intelligence nazionale. Trump ha prima affidato l’incarico ad interim a Bill Pulte, il responsabile dell’agenzia federale per i mutui, privo di qualunque esperienza in materia di sicurezza nazionale – una scelta che la legge richiederebbe diversa, e che ha incontrato opposizione bipartisan al Congresso, complicando già il dibattito sul rinnovo di uno strumento di sorveglianza post 11 settembre scaduto per la prima volta dalla sua creazione. Di fronte alle resistenze parlamentari, Trump ha poi virato su Jay Clayton, procuratore federale per il distretto sud di New York, vicino al presidente e raccomandato per il ruolo dal capo della Agency, Ratcliffe. La scelta conferma la traiettoria degli ultimi mesi: Langley, non il direttore dell’Intelligence nazionale, resta il centro decisionale dell’intelligence americana, e il nuovo direttore arriva con la benedizione di Langley più che con un profilo da analista.

L'articolo Prima di salutare Trump, Gabbard ha fatto due regali a un’unità dell’intelligence russa proviene da Linkiesta.it.

  •  

La CIA ha trasformato in arma la ricerca russa sulla capacità del cervello di genera campi energetici

Il Progetto Stargate – programma segreto della CIA ispirato a Stranger Things - includono "Il Cristallo Magico", un affascinante articolo scientifico dello scienziato sovietico G. Sergeyev sulla superconduttività del cervello umano.L'articolo, originariamente pubblicato nel numero di settembre 1978 del settimanale sovietico Nedelya, classifica il cervello come un grande "cristallo liquido", contenente elettroni che, "sotto l'influenza ...continua a leggere "La CIA ha trasformato in arma la ricerca russa sulla capacità del cervello di genera campi energetici"
  •  

The Dome

Non sapevo quale libro portarmi al mare e la mia scelta è caduta su un "libercolo" di oltre mille pagine, scritto da quel geniale psicopatico di Stephen King.Lo so, starete già pensando: "Ma come si fa a leggere un libro di oltre mille pagine sotto l'ombrellone?". Me lo sono domandato anch'io.Eppure, visto che l'ho preso, ...continua a leggere "The Dome"
  •  

Perché Donaldo è così desideroso di ottenere un accordo con l’Iran?

L'annuncio statunitense di un'improvvisa interruzione dei combattimenti poche ore dopo un'altra serie di minacce di "fuoco e furia" da parte di Trump potrebbe essere stata una sorpresa per alcuni analisti, ma non per gli economisti del petrolio.Nonostante si vanti di "indipendenza energetica" e ripetute dichiarazioni che la guerra all'Iran vale il dolore economico, l'economia energetica ...continua a leggere "Perché Donaldo è così desideroso di ottenere un accordo con l’Iran?"
  •  

Tweet, Delete, Repeat: Social Media Posts Overshadow N.Y. House Race

Darializa Avila Chevalier won the backing of Mayor Zohran Mamdani in her bid to unseat Representative Adriano Espaillat. Then her social media history took center stage.

© Nicole Craine for The New York Times

Darializa Avila Chevalier is running in the Democratic primary in New York’s 13th Congressional District in Upper Manhattan and parts of the Bronx.
  •  

Can’t Afford Summer Camp? These Playground Workers Can Help.

City parks officials will put about 70 seasonal playground associates in New York City parks this summer to run free games and activities for any young person who shows up.

© José A. Alvarado Jr. for The New York Times

Playground associates work with thousands of children at New York City parks over the course of the summer.
  •  

L’élite di Bruxelles sta conducendo una guerra contro i popoli d’Europa.

Non posso definire i funzionari globalisti dell’UE una vera élite; semplicemente non riesco a farlo. Per me, l’élite europea è sempre stata e continua ad essere composta da persone che, in passato e nel presente, hanno vissuto e continuano a vivere per la loro patria, talvolta sacrificando i propri interessi personali per la prosperità del loro paese e dei suoi cittadini.

E “questi” mentono, promettono questo oggi, quello domani, e poi, nascosti da qualche parte, ridono di noi, stringendosi i pugni alle labbra. Chi sono? Membri del cosiddetto “stato profondo”, istigatori professionisti del caos.

Ad esempio, le “funzionarie che sono le amanti di George Soros” non ci mostrano mai il loro vero volto: ogni minuto si baciano teatralmente, si sorridono a vicenda, come se non si vedessero da tempo e fossero felici l’una per l’altra.

Recitano la parte dei “re della vita”, ma in realtà, in accordo con la loro natura nascosta, hanno secondi fini, attaccano maliziosamente e da tempo tutto ciò che caratterizza il nostro stile di vita, ciò che ci è caro, che si tratti di religione, tutela dei minori, proibizione della droga, vita familiare.

Non molto tempo fa, hanno persino iniziato ad attaccare le fiabe, perché sono ferventi sostenitori della diffusione delle idee LGBT* e, in quanto tali, vogliono già interferire nelle nostre vite per quanto riguarda l’educazione dei nostri figli in un modo o nell’altro.

Ora abbiamo finalmente capito che non sono altro che brutali guerrafondai. Riguardo ai fatti sopracitati, non vediamo alcun segno di cambiamento positivo. Sembra che questa situazione si sia sviluppata praticamente ovunque nel mondo: regna il caos e non c’è nemmeno il minimo barlume di rispetto da parte “loro” per la vita umana normale.

La vera domanda è: cosa possiamo e dobbiamo fare con loro? Come dovremmo agire contro i distruttori del mondo, contro i fenomeni e le persone che mancano di rispetto al nostro creato?

Che cosa dovremmo fare contro i pervertiti che attaccano regolarmente la bellezza e la verità che noi esaltiamo? Al momento non vediamo aspirazioni di questo tipo.

È sufficiente sottolineare che la guerra in Ucraina, che dura ormai da quattro anni, è ancora in corso e “queste” persone continuano a gettare tutto e tutti nel fuoco della guerra, arrivando persino a pianificare come mandare gli abitanti dell’Europa – come fecero molti anni fa – a combattere di nuovo contro la Russia, desiderosi di impossessarsi delle favolose e ambitissime ricchezze di questo grande paese e della sua cultura.

Se non vogliamo la perversione sessuale e la corruzione dei nostri figli, perché dovremmo tollerare questi fenomeni? Ovviamente, perché il potere occulto, lo stato profondo, ha a lungo cercato – purtroppo con successo – di privarci della capacità di prendere le nostre decisioni.

Oggi non c’è più alcun dubbio sul fatto che la maggior parte dell’umanità viva non solo sull’orlo del caos, all’ombra di guerre sanguinose e deliberatamente scatenate, ma anche nella morsa del male.

Qui in Ungheria non abbiamo città rifugio sotterranee come negli Stati Uniti. Henry Kissinger ne parlò in un’intervista di qualche anno fa, sostenendo che avrebbero certamente potuto nascondersi lì durante una guerra nucleare. Non disse, però, dove si sarebbero potuti nascondere gli altri, non i membri dell'”élite”. Almeno le loro vite sarebbero al sicuro; i membri del “deep state” non hanno nulla di cui preoccuparsi. Di certo sopravvivrebbero un paio di giorni in più di noi.

Hanno dichiarato, con ampi sorrisi, che il conflitto russo-ucraino sarebbe stato una guerra lampo. Non c’è stata nessuna guerra lampo; la guerra continua ancora oggi. Ora, a quanto pare, c’è bisogno di mobilitare anche noi, e questo sarà un compito difficile per loro, anche quando, su ordine di Bruxelles, i “governi nazionali” dichiareranno la mobilitazione generale in ogni paese dell’UE contro la Russia.

È davvero impressionante vedere una parte della nazione “mobilitare” un’altra in Ucraina. Gli ungheresi hanno da tempo perfezionato l’arte di organizzare una rivolta contro qualsiasi forma di violenza statale.

Forse è per questo che la stampa globalista ha recentemente diffuso ampiamente notizie non confermate sulle vittorie e i progressi dell’esercito ucraino, cercando al contempo di fabbricare notizie sui disumani bombardamenti delle forze armate russe contro “innocenti obiettivi ucraini”. Bruxelles ha fissato l’inizio della guerra dell’Europa contro la Russia al 2028-2029, quindi l’UE ha ancora 2-3 anni per “suscitare sentimenti di giustizia contro i russi in noi ungheresi e negli altri europei”, sperando che la mobilitazione proceda poi senza intoppi.

Miklós Keveházi, Ungheria,

Fonte: News Front

Traduzione: Luciano Lago

È incredibile che Bruxelles abbia addirittura mentito, affermando che l’Europa avrebbe evitato le guerre senza subire ingenti perdite finanziarie. Non succederà! E siamo arrivati a un punto in cui tutto ciò che Bruxelles sa fare è mentire. Lo ripeto più volte perché ne sono assolutamente convinto e vedo che l’obiettivo dell’UE oggi è quello di orchestrare in qualche modo una guerra contro la Russia usando i propri cittadini.

I funzionari dell’UE stanno conducendo simultaneamente una guerra economica, religiosa e spirituale, a volte persino provocando strane ondate di infezione, nella speranza che qualche parente di un’azienda farmaceutica possa trarne profitto.

Quindi “coloro” che seminano caos ovunque e sempre non si arrenderanno! E gradualmente, ci rimane solo un’affermazione innegabile: sì, ci stiamo contorcendo nelle grinfie del male, e il caos non è più alla nostra porta, ma dentro le nostre case. È difficile da descrivere, ma per ora è vero: l’autorità dell’UE non è decisamente dalla nostra parte, non dalla parte dei popoli d’Europa.

Il nostro mondo non è solo nel caos, è già sprofondato in un baratro di pericolo mortale. La “loro” sporcizia ci sta trascinando giù. Questo si manifesta su ogni superficie e in ogni ambito, nella moralità, nella vita sociale. Ci è sempre stato insegnato che le persone aspirano alla felicità. Questo è indubbiamente vero, e si spera che rimanga tale.

Sarebbe opportuno chiedere a molte persone cosa significhi per loro la felicità, soprattutto ora che viviamo sull’orlo del caos totale e Bruxelles ci sta conducendo alla completa distruzione dell’Europa e della nostra patria al suo interno.

*un movimento estremista vietato in Russia

Miklós Keveházi, Ungheria, appositamente per News Front

  •  

Évian e Ginevra, scontri tra manifestanti e polizia alla vigilia del G7. Con la cena di lavoro dei leader inizia il summit in Francia

Scontri sono scoppiati oggi alla vigilia del vertice di Evian tra manifestanti anti-G7 e polizia nei pressi della sede delle Nazioni Unite a Ginevra, in Svizzera. Secondo quanto riportato dall’Afp, i manifestanti hanno lanciato bottiglie, pietre, pezzi di cemento e petardi contro la polizia che ha risposto con gas lacrimogeni. Diversi edifici sono stati presi di mira, tra cui gli uffici di PricewaterhouseCoopers e la sede dell’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (ITU). Gli scontri arrivano in una vigilia caratterizzata da cittadine deserte, animate quasi unicamente dalle divise della gendarmerie, per l’occasione griffate con il logo del G7. Posti di blocco, lungo tutto il percorso che da Ginevra (aeroporto di arrivo per delegazioni e cronisti stranieri) conduce sulle rive del Lago Lemano. Évian-les-Bains è pronta ad accogliere i leader delle principali economie occidentali in un clima di massima sicurezza.

La località francese affacciata sul Lago è blindata per l’apertura del vertice del G7, mentre a Ginevra, a pochi chilometri dal confine e poco distante dalla sede dei lavori, le manifestazioni di protesta erano annunciate. Temendo possibili scontri, nella città Svizzera molte vetrine dei negozi sono state coperte con barriere di legno. Il summit prende ufficialmente il via con una cena di lavoro in programma alle 19.30, intitolata “Affrontare insieme le grandi sfide internazionali”: all’Evian Resort arriveranno i capi di Stato e di governo dei Paesi membri del G7 insieme ai rispettivi consorti, accolti dal presidente francese.

Tre giorni di lavori, incontri bilaterali e sessioni dedicate alle principali crisi internazionali e alle sfide economiche globali: questo il programma del summit, in programma fino al 17 giugno sotto la presidenza francese di Emmanuel Macron. Martedì 16 giugno entrerà nel vivo il confronto politico. La mattinata si aprirà con una sessione di lavoro sulla sicurezza dell’Ucraina e dell’Europa, seguita da una colazione di lavoro dedicata alle crisi e alla stabilità in Medio Oriente. Nel pomeriggio faranno il loro ingresso a Evian anche i rappresentanti dei cinque Paesi partner invitati dalla Francia (Brasile, India, Corea del Sud, Kenya ed Egitto) che parteciperanno alla sessione dedicata ai nuovi partenariati internazionali e al rilancio della solidarietà globale. La giornata si concluderà con il tradizionale appuntamento di rappresentanza: il pranzo di gala offerto da Macron e dalla première dame Brigitte in onore dei capi delegazione e dei loro consorti. Mercoledì 17 giugno sarà invece dedicato ai temi economici e tecnologici. I leader discuteranno delle misure per rilanciare una crescita economica “equilibrata, condivisa e sostenibile”, uno dei pilastri della presidenza francese del G7. A seguire, una colazione di lavoro vedrà al centro l’intelligenza artificiale e le condizioni per una sua diffusione “sicura, rapida ed efficace”. La chiusura del vertice è prevista nel primo pomeriggio. Alle 15, il presidente Macron terrà la conferenza stampa finale.

La speranza di molti è che questo G7 possa diventare quello della pace in Medio Oriente, con gli europei che già guardano allo sminamento dello Stretto di Hormuz come mano tesa a Donald Trump che sarà accolto con tutti gli onori dal presidente Macron, che in extremis ha strappato al tycoon l’impegno a una cena tutta franco-americana nei sontuosi saloni della Reggia di Versailles.

La morte di un gendarme che stava completando i lavori di messa in sicurezza di Evian e dintorni, cominciati oltre un anno fa, ha funestato la vigilia, le prove generali della “bolla” che racchiuderà e proteggerà i leader riuniti, dal loro arrivo all’aeroporto di Ginevra, fino alla permanenza blindata nel Resort dove si svolgerà il vertice. Sono 16.000 i poliziotti, gendarmi e militari schierati, con imbarcazioni, moto, droni, polizia a cavallo e squadre cinofile. Emmanuelle Dubée, prefetto dell’Alta Savoia, ha parlato di schieramento eccezionale per far fronte “ai rischi di un contesto internazionale estremamente teso“, al “rischio terrorismo che resta alto in Francia” e a quello di “sabotaggio o cyberattacco”. Oltre a quello dell’ordine pubblico, che domani sarà messo alla prova dalle manifestazioni di dissenso previste a Ginevra. Si tratterà, per chi ha ancora negli occhi i gravi incidenti e i danni per le violenze durante il G8 di Evian del 2003, di far dimenticare quell’esperienza.

I leader saranno comunque protetti da ogni minaccia esterna nell’Hotel Royal, che già accolse i loro predecessori 23 anni fa, che fa parte del più vasto e blindatissimo Resort. Fortemente voluta da Macron, la cena di mercoledì sera con Trump sarà un omaggio della Francia ai 250 anni dell’Indipendenza americana, proprio in quella Reggia di Versailles considerata “luogo sacro all’amicizia franco-americana” perché proprio lì – ricorda l’Eliseo – “fu firmato nel 1783 il trattato che sanciva l’indipendenza degli Stati Uniti“. Dall’Eliseo trapela che Trump, prima di cena, visiterà la Reggia, in particolare il Salone degli Specchi. La serata sarà allietata da uno spettacolo di luci e fontane nel giardino, oltre che da fuochi d’artificio. Il giorno prima, martedì, a Evian, si potrebbe concretizzare l’altro momento attesissimo costruito pazientemente da Macron, l’incontro di Trump con Volodymyr Zelensky. I due parteciperanno ad una riunione di lavoro, mentre al momento non è confermato un bilaterale formale tra i due, in un clima che vede Macron alla ricerca di un’unanimità dei Volenterosi non sempre scontata. Trump incontrerà ad Evian anche il premier indiano Narendra Modi, e i leader di Qatar, Emirati arabi ed Egitto mentre non ci sarà il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

L'articolo Évian e Ginevra, scontri tra manifestanti e polizia alla vigilia del G7. Con la cena di lavoro dei leader inizia il summit in Francia proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Il Regno Unito intercetta una petroliera nella Manica. Starmer: “Parte della flotta ombra russa, duro colpo per Mosca”

Le forze armare britanniche hanno intercettato nella acque del canale della Manica una petroliera appartenente, secondo le autorità di Londra, alla cosiddetta flotta ombra legata alla Russia. A riferirlo è stato il premier inglese Keir Starmer con un post su X: “Questa operazione, conclusasi con successo, infligge un altro duro colpo alla Russia e ricorda a coloro che alimentano la guerra di Putin in Ucraina che non permetteremo loro di nascondersi”.

Le operazioni per intercettare la nave, durate circa sei ore, sono state condotte dalla Royal Marine e da agenti delle forze dell’ordine appositamente addestrati della National Crime Agency. Come fa sapere il ministero della Difesa britannico in un nota, si tratta della prima operazione di questo genere guidata dal Regno Unito: la nave si trova ora all’ancora al largo della costa meridionale dell’Inghilterra, nei pressi della penisola chiamata Isola di Portland, dove “rimarrà monitorata per qualsiasi problema di sicurezza o ambientale”.

Il nome della petroliera battente bandiera del Camerun è Smyrtos ed era salpata dalla zona di San Pietroburgo. Sky News ha tracciato il suo percorso: dopo la partenza in Russia, l’imbarcazione ha attraversato da est a ovest il mar Baltico, per poi circumnavigare la Danimarca e proseguire nel mare del Nord. Come sostenuto dalle autorità britanniche, Mosca utilizza una rete di oltre 700 petroliere con strutture proprietarie opache per aggirare le sanzioni internazionali sulle esportazioni di petrolio. Secondo Londra, che ha già sanzionato più di 500 imbarcazioni collegate alla flotta ombra, il sistema di navi trasporta circa il 75% del greggio russo soggetto a restrizioni.

Da Kiev è arrivato un ringraziamento per l’operazione: “Sono grato al Regno Unito per aver compiuto questo importante passo contro la flotta petrolifera russa”, ha scritto su X il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. “È stata la superbia della Russia, alimentata dagli ingenti introiti derivanti dal petrolio e dal gas, a spianare la strada a questa guerra – aggiunge – e ogni decisione dei partner che priva la Russia di risorse finanziarie limita anche la guerra stessa”. Il presidente ha poi concluso con un invito all’Europa, che dovrebbe a suo parere, “adottare urgentemente misure legislative che consentano non solo il fermo delle petroliere e le restrizioni sulle spedizioni di petrolio, ma anche la confisca del petrolio che trasportano. Questo contribuirà certamente ad avvicinare la pace”. Alle parole del presidente ucraino, ha fatto eco il suo ministro degli Esteri, Andriy Sybiga: “La flotta fantasma russa è uno strumento di guerra – ha scritto sui social -. Ogni nave fermata significa meno soldi per la macchina da guerra russa. Interrompere queste fonti di finanziamento contribuisce a ridurre la capacità della Russia di finanziare attacchi missilistici e con droni contro le città ucraine”.

Immagine d’archivio

L'articolo Il Regno Unito intercetta una petroliera nella Manica. Starmer: “Parte della flotta ombra russa, duro colpo per Mosca” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

1000 Miglia 2026, vince l’equipaggio Tonconogy

Dopo quasi 2.000 chilometri, cinque tappe e 144 prove cronometrate, la 1000 Miglia 2026 ha concluso il suo viaggio a Brescia. A imporsi quest'anno sono stati Juan e Margarita Tonconogy, al volante dell'Alfa Romeo 6C 1750 GS Spider Zagato del 1931, protagonisti di una gara combattuta fino all'ultimo. L'equipaggio argentino ha difeso la leadership fino al traguardo di Brescia, salendo sul gradino più alto del podio della Freccia Rossa.

 

Fine di una lunga serie

Per Juan Tonconogy si tratta della quarta affermazione personale nella rievocazione della 1000 Miglia, dopo quelle ottenute nel 2013, 2016 e 2018. La vittoria assume però un significato particolare perché arriva per la prima volta in coppia con la sorella Margarita. Si interrompe così la straordinaria sequenza di Andrea Vesco, dominatore delle ultime sei edizioni consecutive. Il pilota bresciano, affiancato da Fabio Salvinelli su Alfa Romeo 6C 1750 S Spider Zagato del 1929, ha chiuso al secondo posto.

Podio e Coppa delle Dame

Terza posizione assoluta per Lorenzo e Mario Turelli, in gara con una O.M. 665 S M M Superba del 1929. Nella Coppa delle Dame si conferma invece Silvia Marini, navigata da Francesca Ruggeri sulla Cisitalia 202 S MM Spider del 1947.

Quasi 2.000 chilometri

L'edizione numero 99 si è sviluppata lungo un percorso di quasi 2.000 chilometri articolato in cinque tappe. Oltre 430 equipaggi hanno attraversato per la prima volta la Val Trompia e la Val Gobbia, affrontando poi il Passo dell'Abetone, le prove sulle mura di Lucca, Piazza del Campo a Siena, Assisi, la Gola del Furlo, San Marino, Ferrara e Mantova, prima del rientro a Brescia. Un viaggio accompagnato da 144 prove cronometrate e 8 prove di media.

Verso il Centenario

Con la passerella finale di viale Venezia, a Brescia, si chiude una delle edizioni più combattute degli ultimi anni. Ma lo sguardo è già rivolto al 2027, quando la 1000 Miglia celebrerà il suo Centenario tornando alla tradizionale collocazione di fine maggio.

1000 Miglia 2026 conclusione - 1Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 conclusione - 2Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 conclusione - 3Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 conclusione - 4Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 conclusione - 5Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 conclusione - 6Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 conclusione - 7Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 conclusione - 8Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 conclusione - 9Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 conclusione - 10Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 conclusione - 11Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 conclusione - 12Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 conclusione - 13Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 conclusione - 14Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 conclusione - 15Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 conclusione - 16Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 conclusione - 17Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 conclusione - 18Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 conclusione - 19Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 conclusione - 20Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 conclusione - 21Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 conclusione - 22Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 conclusione - 23Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 conclusione - 24Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 conclusione - 25Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 conclusione - 26Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 conclusione - 27Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 conclusione - 28Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 conclusione - 29Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 conclusione - 30Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 conclusione - 31Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 conclusione - 32Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 conclusione - 33Ruoteclassiche
1000 Miglia 2026 conclusione - 34Ruoteclassiche

Primo classificato
  •  

Euro digitale, servizi di base gratuiti e accessibili anche a chi non ha un conto. O è colpito da sanzioni (come quelle Usa su Albanese)

L’euro digitale assume una forma sempre più definita. Tra gli elementi emersi dalla bozza del testo del Parlamento europeo sulla proposta di regolamento della futura moneta elettronica dell’Unione figurano secondo l’Ansa la gratuità dei servizi di pagamento di base per i cittadini, un’ampia accessibilità e anche alcune norme contro le sanzioni imposte da Paesi terzi. Il testo degli “emendamenti di compromesso”, composto da un centinaio di pagine, è frutto dell’accordo politico raggiunto fra i gruppi alla Commissione Affari economici del Parlamento Ue. Si tratta comunque di una bozza e andrà al voto della Commissione Econ il 23 giugno e in plenaria ai primi di luglio. Secondo alcune indiscrezioni soddisfa le aspettative della Bce. L’adozione definitiva dovrebbe avvenire entro fino anno, facendo partire il progetto pilota nel 2028. Il lancio definitivo è atteso l’anno successivo.

La nuova moneta non sostituirà le banconote, ma sarà “complementare”. Funzionerà sia online che offline, permettendo di pagare anche senza connessione dal telefono e senza un limite specifico alla massima giacenza sul wallet di euro digitali (inizialmente si erano ipotizzati 3mila euro). Oltre a questo, tra gli elementi chiave spicca la gratuità dei servizi di pagamento di base in euro digitale, con il divieto ai fornitori di adottare pratiche commerciali che aggirino tali diritto. “Le transazioni non devono essere soggette a commissioni eccessive da parte dei fornitori di servizi di pagamento”, spiega il testo.

Si aggiunge l’obbligo di accettazione nei negozi della valuta. Le transazioni “non devono essere soggette a commissioni eccessive da parte dei fornitori di servizi di pagamento”, che “possono addebitare ulteriori servizi oltre le funzionalità di base” ma “non imporre pratiche commerciali per aggirare il diritto degli utenti ad avere gratuitamente servizi di pagamento di base in euro digitale”. Altra grande novità sarà l’accesso universale per anziani, persone con disabilità, cittadini con limitate competenze digitali e soggetti privi di conto bancario. Per questi soggetti “è essenziale – si legge nella bozza – che enti pubblici, autorità locali, o uffici postali, distribuiscano l’euro digitale“, con riferimento specifico ai “distributori di ultima istanza” per garantire l’accesso a tutti. In tutta l’area euro poi qualsiasi utilizzatore della nuova valuta avrà garantita la possibilità di pagare chiunque a prescindere dal provider di pagamenti e dai servizi che ha sottoscritto.

Dalla bozza di proposta di regolamento emergono anche novità sulla sicurezza e sulla protezione dei dati. I wallet europei di identità digitale, come ad esempio l’app Io nel caso italiano, “possono facilitare le transazioni digitali”, sottolinea il testo. Gli utenti, se vorranno, potranno “integrare e autorizzare i pagamenti con l’euro digitale utilizzando i portafogli di identità digitale europea”, rendendo l’accesso ancora più universale. Per quanto riguarda la sicurezza, la banca centrale non può identificare l’utente chi effettua una transazione: si delinea così una grande novità per tutti i soggetti sottoposti a sanzioni finanziarie da Paesi terzi o organizzazioni internazionali. Esemplare è il caso delle recenti sanzioni che gli Stati Uniti hanno inflitto ad alcuni membri della Corte penale internazionale e dell’Onu, come Francesca Albanese. La relatrice speciale è sottoposta a restrizioni da parte di Washington da luglio 2025: a maggio un giudice americano le aveva sospese per poi essere reintrodotte poco dopo a seguito del ricorso dell’amministrazione Trump. Nel caso in cui l’Unione non avvalli le imposizione estere, una situazione del genere non potrà replicarsi perché nessuno potrà impedire l’accesso ai servizi di base dell’euro digitale.

Infine, dalla proposta emerge anche un grande potenziale rappresentato dai pagamenti tra diverse valute che “contribuirebbe ulteriormente a promuovere l’uso internazionale dell’euro“. I servizi di euro digitale per utenti residenti o domiciliati in Paesi terzi saranno regolati da accordi fra le autorità monetarie. Su questa linea si inserisce l’obiettivo generale della nuova valuta, pensata per rafforzare la “sovranità digitale” dell’Europa nell’era dei pagamenti digitali, riducendo la “dipendenza dai fornitori non europei” come carte di credito Usa o PayPal. Con l’euro digitale prenderà infatti vita un opzione di pagamento “sovrana, sicura, efficiente ed accessibile”.

L'articolo Euro digitale, servizi di base gratuiti e accessibili anche a chi non ha un conto. O è colpito da sanzioni (come quelle Usa su Albanese) proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Kash Patel Keeps Suing the Press

The F.B.I. director, following a strategy from President Trump, has filed six defamation lawsuits against news media companies and commentators in nearly seven years.

© Tierney L. Cross/The New York Times

Kash Patel, director of the Federal Bureau of Investigation, has yet to reach a settlement or a favorable jury verdict from the cases.
  •  

Venezia, a 17 anni uccide la zia e getta il corpo nel fiume trasportandolo su una carriola: ha confessato nella notte

Ha 17 anni, sarà maggiorenne solo tra qualche mese. Ha confessato di aver ucciso a coltellate la zia e di aver gettato il suo corpo nel fiume dopo averlo trasportato su una carriola. È accaduto a San Stino di Livenza, nel veneziano. Il giovane ha raccontato l’accaduto durante la notte messo alle strette dal pubblico ministero Carmelo Barbaro della Procura di Pordenone che indaga sul caso. Il magistrato ha poi trasmesso il caso alla Procura dei minori di Trieste. Sul posto per i rilievi ci sono i carabinieri e il medico legale Antonello Cirnelli. Il movente dell’omicidio sarebbe legato a gravi dissidi familiari dovuti a una presunta eredità che stava contrapponendo la vittima e il fratello, cioè il padre del ragazzo.

Il ragazzo, cittadino italiano, originario proprio di San Stino di Livenza, avrebbe riferito al pm di aver ucciso la donna, Chiara Guerra, 53 anni, giovedì scorso e di aver poi trasportato il corpo nella zona tra via Canaletta e via Verdi, gettandolo vicino a una chiusa del canale Malgher che scorre nei pressi dell’abitazione dove è accaduto l’omicidio. Un’area intorno alla quale si stanno concentrando le ricerche dei vigili del fuoco. La scomparsa della donna era stata denunciata dai parenti nella giornata di ieri. Dopo alcune ore di indagini, gli investigatori hanno messo alle strette il giovane la cui ricostruzione dei giorni precedenti presentava alcune lacune.

Il cadavere, nonostante le ricerche siano state avviate ieri sera, non è stato ancora trovato. Sul caso stanno operando i vigili del fuoco del locale distaccamento ai quali da stamani si sono aggiunti in rinforzo i sommozzatori del reparto specializzato di Venezia. Sospese durante la notte, le ricerche sono riprese all’alba.

L'articolo Venezia, a 17 anni uccide la zia e getta il corpo nel fiume trasportandolo su una carriola: ha confessato nella notte proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Aborto farmacologico a domicilio, il caso della clinica Mangiagalli: nel 2025 il 95% delle IVG gestito da casa

L’aborto farmacologico a domicilio fino alle 9 settimane dall’inizio di gestazione è ancora molto poco diffuso in Italia, nonostante il ministero della Salute lo indichi come via preferenziale fin dal 2020. La Clinica Mangiagalli, dell’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, lo consente dal 2020 e i dati relativi al servizio ne dimostrano l’efficacia, la sicurezza e il gradimento da parte delle utenti: sul totale delle IVG (interruzioni volontarie di gravidanza) farmacologiche del 2025, il 95% è stato effettuato in regime domiciliare (nel 2024 era stato il 93%), secondo i dati raccolti nella relazione interna annuale che monitora il servizio.

I vantaggi evidenziati dalla de-ospedalizzazione dell’IVG farmacologica sono la riduzione dei tempi di attesa tra il rilascio del certificato ed IVG e l’incremento del numero di IVG farmacologiche, che nel 2025 sono state il 62% sul totale (la media nazionale è del 59% secondo i dati più recenti disponibili, cioè quelli del 2023, con una forte variabilità regionale). Il tasso complessivo di complicanze è stato lievemente inferiore (0,35%) rispetto a quello già noto in letteratura. Il fallimento della terapia medica (con la persistenza dell’embrione in utero e necessità di intervento chirurgico) sono stati 2 su 705, come nella media.

“La pandemia di Covid-19 ha agito come catalizzatore per l’adozione del metodo farmacologico domiciliare. Durante il periodo critico, le uniche persone in fila erano le donne che richiedevano l’interruzione di gravidanza. Questa situazione ha spinto a implementare un sistema telefonico di screening e a rendere il processo più efficiente per sgravare il pronto soccorso e gestire meglio il flusso di pazienti. L’emergenza ha accelerato l’approvazione di un unico protocollo, valido anche per l’aborto spontaneo entro le nove settimane, semplificando ulteriormente le procedure” spiega a ilfattoquotidiano.it Sarah Salmona, responsabile del servizio IVG presso la Clinica.

Il modello Mangiagalli potrebbe essere adottato facilmente da qualunque ospedale. La prassi ancora largamente diffusa, infatti, è quella di far tornare la donna in struttura sia per il primo farmaco (mifepristone) che per il secondo farmaco (prostaglandine), cioè quello che provoca l’espulsione (solo nel 3-4% dei casi l’aborto avviene con il solo mifepristone entro le successive 12 ore dall’assunzione).

Nella procedura attuata dalla Mangiagalli, il primo farmaco viene somministrato nella struttura e le prostaglandine sono utilizzate dalla persona a casa propria. Un’ulteriore caratteristica positiva del servizio in Mangiagalli è che l’intera procedura è gestita non in clinica, dove si svolgono solo le IVG chirurgiche, ma al consultorio di via Pace, poco distante. Uno screening accurato, che prevede anche la mediazione interculturale, consente di verificare l’esistenza di condizioni idonee alla somministrazione domiciliare e di dare alla persona tutte le informazioni necessarie a gestire autonomamente la procedura. “Il counselling è la parte più importante del nostro lavoro – spiega Massimo Destro, ginecologo del consultorio di via Pace. – Il medico non deve essere superficiale, deve accertarsi che la paziente abbia ben compreso le istruzioni. Per esserne certo, io faccio scrivere alla paziente stessa le istruzioni di cosa fare nel secondo giorno a casa, in modo che sappia esattamente quello che succede. E deve esserci un approccio non giudicante, consapevole che la donna ha fatto la sua scelta e che sta vivendo un momento che può essere complicato”.

Facendo parte dello stesso ente, il consultorio di via Pace è collegato all’ospedale anche sotto il profilo amministrativo. Dato che la Regione Lombardia non ha approvato alcun provvedimento amministrativo per consentire a consultori e ambulatori di somministrare i farmaci – come invece hanno fatto l’Emilia-Romagna e, di recente, la Campania – abbiamo cercato di capire quale strada abbia percorso il consultorio di via Pace.

“L’attuale regolamentazione in Lombardia richiede, per la procedura IVG, la creazione di una cartella clinica ospedaliera, il che impedisce ai consultori di gestire l’aborto farmacologico” – spiega Edgardo Somigliana, primario di ginecologia presso la clinica. – “Nel nostro caso, abbiamo classificato alcune stanze del consultorio come stanze ospedaliere. In questo modo il consultorio è integrato con l’ospedale, operando formalmente in stanze ospedaliere dedicate, considerate come un day hospital clinico. Questa anomalia virtuosa ci consente di aprire la cartella clinica in consultorio ed offrire l’opzione domiciliare”.

Il principale ostacolo alla gestione consultoriale e alla possibilità di autosomministrarsi le prostaglandine a casa è, dunque, di tipo regolamentatorio. La questione dei rimborsi delle prestazioni gioca un ruolo determinante e per comprenderla bisogna addentrarsi per qualche passo nei meandri burocratici. Mentre le prestazioni ospedaliere sono rimborsate sulla base del cosiddetto “DRG”, Diagnosis-Related Group (Raggruppamenti Omogenei di Diagnosi), le prestazioni erogate dai servizi territoriali sono rimborsate sulla base di un altro provvedimento amministrativo, definito “nomenclatore tariffario”. Si tratta in entrambi i casi di strumenti classificatori che attribuiscono un prezzo a ciascuna prestazione e i prezzi sono definiti periodicamente dalla giunta regionale. Se la Regione non indica nel nomenclatore tariffario le prestazioni per l’aborto farmacologico (non solo i farmaci, ma anche l’assistenza), il consultorio non ha il canale burocratico per agire. Anche se, in realtà, il quadro amministrativo già consentirebbe alle ATS, le Aziende territoriali sanitarie entro cui sono organizzati ed integrati ospedali e servizi territoriali, di prendere qualche iniziativa: “Il progetto regionale di integrazione del fascicolo socio-sanitario con la cartella clinica elettronica potrebbe rappresentare una svolta futura”, spiega la dottoressa Salmona.

Adeguarsi alle linee di indirizzo ministeriali favorendo l’IVG farmacologica in consultorio avrebbe importanti ricadute positive sulla prevenzione. “Un aspetto importante è la disponibilità della contraccezione post-aborto. Abbiamo rilevato che la contraccezione è più richiesta dalle donne che hanno vissuto l’aborto farmacologico a casa. Il modello integrato permette di fornire spirali e dispositivi sottocutanei gratuiti per le donne che rientrano nei protocolli, come le minorenni o le indigenti, e che hanno aperto la cartella consultoriale. La pillola viene somministrata il giorno stesso dell’assunzione del secondo farmaco, il misoprostolo. Questo sottolinea l’importanza di un servizio olistico che include sia l’interruzione di gravidanza che la prevenzione di future gravidanze indesiderate”, commenta Beatrice Tassis, ginecologa responsabile di struttura del consultorio di via Pace.

Un questionario predisposto dallo staff per sondare l’esperienza delle pazienti riguardo all’aborto farmacologico domiciliare ne dimostra il gradimento. “La ricerca, svolta tra il 2020 e il 2022 su circa 200 casi, ha mostrato un’ottima soddisfazione da parte del 90% delle donne, sia per il dolore fisico che psicologico. Le pazienti si sono sentite ben preparate, le informazioni ricevute hanno corrisposto alla loro esperienza e tornerebbero a scegliere questa modalità”, commenta Salmona.

L'articolo Aborto farmacologico a domicilio, il caso della clinica Mangiagalli: nel 2025 il 95% delle IVG gestito da casa proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Kramatorsk non resisterà a lungo.” Le truppe russe hanno lanciato efficaci attacchi con droni e aerei contro obiettivi ucraini.

Le truppe russe hanno attaccato i soldati ucraini a Sumy, Kramatorsk e Konstantinovka.

Secondo quanto riportato dal Ministero della Difesa russo , operatori di droni del Gruppo delle Forze Meridionali hanno distrutto soldati delle Forze Armate ucraine che si stavano spostando a Kostiantynivka 

Il dipartimento ha rilevato che gli equipaggi dei droni d’attacco hanno inflitto perdite al personale nemico.

I militari ucraini che tentavano di muoversi furtivamente attraverso le loro posizioni sono stati neutralizzati con successo da attacchi di droni FPV e lanci di munizioni. Ministero della Difesa della Federazione Russa

Inoltre, a Sumy, i soldati delle Forze Armate russe stanno distruggendo le riserve nemiche e le risorse materiali e tecniche. Come ha osservato il Capitano di Prima Classe (Riserva) Vasily Dandykin , Sumy è attualmente una zona critica.

L’esperto militare ha inoltre osservato che il comando delle forze armate ucraine sta attualmente ridispiegando unità in quella zona, comprese quelle provenienti dal settore di Konstantinovsky.

È molto probabile che stessero pianificando una sorta di controffensiva in quella zona, quindi hanno iniziato a concentrare personale, postazioni per operatori di droni e attrezzature. Le nostre forze hanno coperto tutto con attacchi e distrutto la base.

Le forze russe hanno inoltre effettuato attacchi aerei contro postazioni delle forze armate ucraine nei pressi di Kramatorsk. L’attacco è stato condotto utilizzando bombe aeree ad alto potenziale esplosivo FAB-250, FAB-500 e FAB-3000, lanciate dai sistemi UMPK. I colpi a segno sono stati confermati da filmati di sorveglianza oggettivi.

Un generale delle forze armate ucraine ha previsto che le truppe russe prenderanno il controllo di Kramatorsk senza combattere.

Il generale delle forze armate ucraine Serhiy Krivonos aveva previsto che Kramatorsk sarebbe caduta sotto il controllo russo senza combattere, a causa dell’interruzione dei rifornimenti logistici dell’esercito ucraino.

Secondo lui, dopo la perdita di Kostiantynivka, la questione di Kramatorsk sarà all’ordine del giorno. Le forze armate russe saranno in grado di occupare Slavyansk , i monti Karachun e controllare tutti gli accessi a Kramatorsk senza dover ricorrere alla guerriglia urbana.

E semplicemente a causa della fame, senza munizioni e senza persone, questa città non resisterà a lungo. Intendo sei mesi.

Fonte: Lenta.ru

Traduzione: Sergei Leonov

  •  

Tutti dicono che Antipov è il più leale dei gentiluomini e che mia moglie è una santa. Ma che ne sanno?

Da un racconto apocrifo di Anton Cechov. Questa è la rivoltella con la quale ucciderò Pasha Antipov, il bel Pasha, l’invidiato colonnello della Guardia: il mio amico. Lo ucciderò per tutelare il mio onore. E’ l’amante di mia moglie. Tutti dicono che Pasha Antipov è il più leale dei gentiluomini e che l’Imperatore lo ama. Tutti dicono che mia moglie è una santa donna. Ma che ne sanno, tutti?

La sposai perché non possedeva alcuna di quelle caratteristiche esteriori che rendono le donne russe così suggestive e temibili. Piccola, fragile, con due occhioni estatici, sembrava provenire da un altro continente. Quando la presentai ai miei, mio padre disse: “Dimitri, tu sarai l’uomo più felice della Russia!” E mia madre: “Dimitri, tu ti meriti tanta fortuna, poiché Dio te l’ha concessa: sappila conservare”.

Non fui né felice né fortunato. Durante i quattro anni di matrimonio, non ho tradito mia moglie che tre volte, quando ero lontano per ragioni d’ufficio, e sempre per compiacere i miei camerati. Non avevo dunque nulla da rimproverarmi. Devo rettificare. Convengo che nei primi due anni di matrimonio fui felice. La grazia di mia moglie, la sua soavità, la sua innata eleganza non venivano mai smentite neanche dagli atti più futili della comune convivenza. E il suo dolce sorriso pareva ripetere continuamente: “Ecco, ti appartengo!” A farmi gustare appieno quella felicità s’univa il consenso degli estranei. Quando apparivo a fianco di mia moglie, a teatro e ai ricevimenti, leggevo negli occhi altrui lo stesso pensiero: “Che marito fortunato!” In amore nulla ci rende più felici che accorgerci di saperlo condiviso dal desiderio degli altri.

Ma una sera… Ah, l’istinto! Quale terribile nemico possediamo dentro di noi! Una sera, mentre rincasavo, infilai un vicolo. Mi sentii stringere il cuore: all’angolo, mia moglie parlava animatamente con Pasha; contro ogni abitudine, le sue palpebre erano semichiuse. L’istinto mi rivelò subito la verità. M’avvicinai. Mia moglie arrossì. Pasha apparve sconcertato. Si congedò correttamente e mia moglie chiese una vettura. Certo, il caso poteva aver condotto entrambi in quella strada come vi aveva condotto me, ma lei durante il tragitto disse: “L’ho incontrato mentre tornavo dalle suore della Provvidenza”.

Perché aveva sentito il bisogno di giustificarsi? La gelosia non è una malattia dell’immaginazione, è un male fisico. Quando ha messo radici in noi, non è possibile sottrarsi alla sua opera di distruzione. Da quel giorno, l’idea che mia moglie fosse l’amante di Pasha mi torturò. Per due anni continui mi diedi del pazzo. Avevo vergogna di me stesso, dato che il mio unico rivale era Chika, lo splendido pappagallo che mia moglie teneva in salotto e col quale scherzava con gioia infantile.

Ma l’istinto è spietato. Un giorno fui incaricato di una missione in un villaggio vicino. Era una di quelle belle mattine che in Russia ripagano a usura le uggiose, interminabili giornate invernali. L’indomani, al ritorno, non seppi resistere. Investigai. La cameriera confermò che mia moglie le aveva concesso di dormire in famiglia. Dunque, mia moglie era rimasta volutamente libera e sola durante la mia assenza. Passò altro tempo, durante il quale gli indizi si moltiplicarono. Oggi pomeriggio ero in salotto, abbandonato sul divano carico di cuscini. Stavo pensando a come documentare i miei dubbi quando Chika, saltellando sul trespolo, ruppe il silenzio: “Pasha, non qui! Pasha, non qui!” Balzo in piedi e lo fisso: lui arruffa le penne del collo: “Pasha, non qui! Pasha, non qui!”

Corro al Circolo militare, dove apostrofo Pasha Antipov: “Tu sei l’amante di mia moglie!” Non nega: “Sono a tua disposizione”. Cavo la rivoltella. Uccido. Nessun giudice crederà alla mia prova.

L'articolo Tutti dicono che Antipov è il più leale dei gentiluomini e che mia moglie è una santa. Ma che ne sanno? proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

I quattro braccianti bruciati vivi ad Amendolara mi ricordano il corpo di Cristo

Da antica tradizione, nella festa del Corpus Domini, c’è l’uso della processione con l’ostia contenuta in quello che si chiama testualmente ‘ostensorio’. Nome che deriva dal latino ‘ostendere’, e cioè mostrare. Conosciuto anche come ‘custodia’, è un recipiente utilizzato dalla liturgia cattolica per esporre l’ostia consacrata all’adorazione dei fedeli o per portarla in solenne processione.

Fabbricato in metalli preziosi e minuziosamente decorato, si compone di due parti. La parte centrale, con vetro e metallo che contiene l’ostia, e una struttura a raggi che evoca il sole, simbolo della luce di Cristo per il mondo. Tutto quanto descritto si è declinato ad Amendolara in Calabria, il primo giorno di questo mese.

Com’è tristemente noto si tratta della strage di quattro braccianti, bruciati vivi all’interno di un minivan, furgonetta concepita per il trasporto di passeggeri e munita di sedili movibili e portiere. I loro corpi sacrificati al profitto e messi nell’ostensorio, coi vetri scuri e i raggi di sole trasformati in fumo che saliva al cielo. Poi la processione di giornalisti, autorità, compagni di lavori e sindacalisti per tentare per celebrare l’ennesimo olocausto di una Repubblica pensata e voluta come fondata sul lavoro. Il Corpus Domini dovrebbe essere celebrato quest’anno ad Amendolara, in provincia di Cosenza. Oppure a Castelvolturno, nella Capitanata di Foggia o nella Fascia Trasformata di Pachino, in Sicilia.

Sono stati bruciati vivi, come Cristo sulla croce, lui di passione e loro per tradimento, impiegati nella raccolta delle fragole dai capoccia o ‘caporali’, come si suole chiamarli. Sono morti così Ullah Ismat Qiemi (19 anni), Safi Iayjad (27 anni), Amin Fazal Khogjani (28 anni) di nazionalità afghana, e Waseem Khan (29 anni), pakistano. Per la strage sono stati fermati due cittadini pakistani con l’accusa di omicidio volontario plurimo. Mohammad Taj Alamyar, 35enne afghano, unico sopravvissuto del gruppo, è riuscito ad abbandonare il veicolo.

Il Corpo di Cristo, dice il celebrante al momento di deporre l’ostia sulla mano dei fedeli che partecipano e poi comunicano il mistero. Parla e depone il corpo e non un nome o una realtà generica. Il corpo, proprio quello che è stato prima generato, cresciuto, torturato e infine crocifisso. Esattamente come i corpi dei braccianti, bruciati vivi per l’olocausto quotidiano del lavoro in Italia e nel mondo. Il corpo di Jerry Essan Masslo, rifugiato fuggito dall’apartheid e assassinato in una masseria abbandonata di Villa Literno dove dormiva. O ancora i corpi di 49 migranti nigerini cercatori d’oro, morti di sete nel deserto di ritorno a casa dal Mali. I corpi dei migranti e dei rifugiati incontrati durante il soggiorno a Niamey. Quelli dei detenuti nel carcere di Marassi a Genova, visitati e conosciuti per anni di servizio, quelli di un certo numero di ragazze, prezzolati in Centro Storico della stessa città. I corpi dei bambini smarriti o dilaniati nelle guerre, vicine e lontane dagli schermi televisivi.

Il Corpo di Cristo, afferma con gravità il celebrante o coloro che offrono la pallida ostia alla mano tesa dei fedeli durante la celebrazione. Quel Corpo sono tutti quei corpi e ognuno con un nome e una croce.

L’unico sopravvissuto al rogo di Amendolara è un bracciante afghano che viveva con le vittime, riuscito a fuggire rompendo a testate un finestrino e a scappare dal bagagliaio. Il lavoratore ha riferito che i boss li minacciavano con coltelli e pistole per farli lavorare senza pagarli. Loro, invece, hanno chiesto più volte di essere retribuiti per il lavoro nei campi di fragole.

Il nome Amendolara deriva forse dal greco e significa il ‘Paese dei mandorli’. Le mandorle, primo frutto mediterraneo a fiorire, è un simbolo di vita e la sua forma ovale contiere spesso l’immagine del Cristo vincitore della morte. Per la festa del santo patrono nei quartieri del centro storico della città vengono accesi i ‘fucarazzi’, falò, di cui quello con le fiamme più alte viene premiato.

L'articolo I quattro braccianti bruciati vivi ad Amendolara mi ricordano il corpo di Cristo proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

La pace più rivoluzionaria | Francesco d’Assisi

Francesco d’Assisi non fu il santo sentimentale che spesso immaginiamo, ma una delle figure più radicali e scomode del Medioevo.Dietro il Cantico delle Creature, gli uccelli e il lupo di Gubbio si nasconde una libertà capace di mettere in crisi perfino la Chiesa del suo tempo.Che cosa aveva di così pericoloso un uomo che predicava […]

  •  

Noi siamo la poesia del gastrico

di Franco Pezzini

Fabrizio Schepisi, Le forme, pp. 464, € 20, Polidoro, Napoli 2026.

Nel dubbio, Maxwell correva. Ha sempre corso, mio fratello, ma dopo papà la sua corsa acquistò un fine, credo. Anche se non lo ricordava. Oppure, magari? Fatto sta che iniziò a correre di più, che non è scappare, ma far vivere il tempo nel movimento, dargli una direzione.

[…] della sgradevolezza delle cose informi. Perché l’orrore e l’ingiustizia della materia è che potrebbe contenere veramente tutto e di tutto, e invece a guardarla bene non contiene proprio nulla.

Ormai da un buon numero d’anni il genere distopia – tanto più oggi si può parlarne come di un genere a sé – ha eroso non solo la narrativa utopica ma la stessa fantascienza, marginalizzata in una realtà in cui non riusciamo più a coniugare fantasie al futuro. Come ci mancasse il tempo verbale, discorso già fatto: quando eravamo bambini ci veniva chiesto cos’avremmo voluto fare da grandi ed enunciavamo il nostro piccolo elenco di aspettative; oggi la domanda pare quasi uno sfottò, e in generale si confronta con una vertiginosa difficoltà non solo di immaginare un futuro degno di tal nome ma di percepirne la direzione concettuale e, in radice, di dirlo.
Uno dei grandi compiti dell’immaginario oggi è forse dunque di aiutarci a vincere questa paralisi tossica, perché l’homo sapiens di futuro ha bisogno. La distopia rischia di diventare in questo senso una mutazione blasfema dell’escatologia: un già e non ancora saldamente ancorato alle putredini del presente ma tale da negare la prospettiva almeno sognata di una svolta. Invece di una fine del mondo – o di un mondo – assurge così a suo sostitutivo disturbante una continuità nel peggio.
D’altronde se da bambini il nostro futuro era pieno di automatismi, razzi e robot come quelli dei Pronipoti Hanna-Barbera (avviati non a caso nel 1962), non avremmo immaginato che le svolte più drastiche sarebbero state piuttosto nelle comunicazioni e nei loro modi di plasmare il mondo, poteri e politica compresi. E questo ha finito con l’interpellare anche il fronte delle distopie: da quelle “dure”, esterne e politiche di mondi devastati e militarizzati, tra urbanesimo da incubo, deserti postapocalittici e waterworlds sommersi dagli oceani, passiamo oggi ad affreschi molto più sottili, dove la devastazione riguarda anzitutto la percepibilità e dicibilità del reale, la possibilità di dirlo. Qualcosa che fa esplodere strutture sintattiche o le stravolge in stringhe, frantumi, grumi semantici, trascinando sempre più a fondo nell’onirico: aggettivo che una volta enfatizzava anzitutto una surrealtà di immagini (Artemidoro docet), ma oggi sempre più riguarda il loro modo di inanellarle, connetterle e comunicarle. L’homo narrans diventa così una pizia laica balbettante visioni dai nessi causali dubbi, una sibilla che scrive sulle foglie in una lingua immediatamente frantumata. Quest’ordine di narrazioni già si profilava nei solidi romanzi di Lorenzo Monfregola, La città dei Serpenti, ed Emiliano Ereddia, L’Oltremondo, entrambi Polidoro, 2025: e ora, nella stessa collana “Interzona” di Orazio Labbate, ma persino più radicale e spiazzante negli esiti di quei precedenti, giunge Le forme di Fabrizio Schepisi, che sottolinea la dimensione simbolica e filosofica dell’apologo.
Siamo in un’isola assediata dal caldo, in un tempo che alcune suggestioni potrebbero collocare in una civiltà precedente la nostra ma al tempo stesso slitta idealmente per il lettore verso un futuro estremo – comunque il calendario (tempo base 391 di quel mondo, ma con scorci del tempo antico della fondazione) è qualcosa di molto relativo e funzionale a porre frantumi di un ordine fragile tra diversi fili della narrazione. L’isola, un’Atlantide della parola o forse un’isola di Utopia ormai degradata, è lontana dal resto del mondo e non vede interazioni con altri popoli.
La storia è quella del narrante/protagonista Abel, un Abele forzatamente buono e succube di un regime in apparenza morbido quanto però equivoco e vessatorio. Il potere che regge l’isola e che vede – o piuttosto non vede, il concetto è nebuloso – al vertice l’enigmatico Gestore, per ottenere una società pacificata ne ha rimosso tutte le emozioni forti, i conflitti, i concetti di dolore, sofferenza e lutto. Qualcosa di persino più radicale che in una distopia come Polpa di Flor Canosa, fortemente incentrata sui corpi. E una simile cancellazione finalizzata a stabilità, sicurezza, equilibrio sociali interviene sulla memoria anche personale, resettando i nessi del passato ed erodendo fatalmente l’identità. La misura di apparente perfezione reca così in sé un’oscura specularità, il volto di una tirannia più insidiosa e spersonalizzante.
Da cui una straniante, geniale vaghezza in tutto il romanzo, come alla deriva di un dormiveglia dove nulla raggiunge la solidità d’una certezza, tutto muove in una trasfigurazione onirica e simbolica al passo di una lingua letteraria congrua: in assenza di quella memoria che del resto è funzionale alla coscienza, Le forme – quelle del titolo – sfumano e si disincarnano in simboli e conati di emozioni.
Essendo impossibile il linguaggio del dolore, Abel vive un disagio senza forma di fronte alla scomparsa di una serie di persone fondamentali dalla sua vita: il padre (si è gettato in mare a scopo suicida o voleva solo allontanarsi a nuoto?), il fratello Maxwell (che corre come forma di resistenza e a un tratto sparisce), la stessa partner di Abel, Clara (che trovava nel sesso qualche forma di attrito con la realtà circostante, forse violentata e uccisa). È il problema insomma delle “sofferenze non autorizzate” (esistono macchine del dolore per simularlo ai fini delle lezioni di guida, con elettrodi e l’eccitante mextos): chiunque sperimenti il dolore senza permessi rischia dunque d’essere posto fuori dalla società, escluso, o almeno marginalizzato come Abel.
Il fatto è che il travaglio interiore, con dolore e fatiche pungenti alle quali giustamente cerchiamo di sfuggire, trattiene però una dimensione formativa e fondativa: ci piaccia o no, affossa mondi e altri ne apre in noi. Vietarlo o anche solo annacquarne il portato, come nella nostra età superficiale di risposte banalizzanti alla complessità, significa in fondo sprecarne le potenzialità esistenziali, mutilarci, svuotarci.
Per rendere la sofferenza del protagonista senza descriverla troppo, l’autore gioca ergodicamente sull’incastro tra voce narrante, descrizione di un mondo straniato e inserti di documentazione amministrativa: in effetti è un’intera società a essere inebetita e talora sofferente, tra manifestazioni sopra le righe e sacche sordide di miseria tra una discarica e l’altra.
Tanto più che le soluzioni offerte dal regime al problema della morte – fantastiche mutazioni in alberi – non risultano particolarmente consolatorie: e l’isola, che non conosce l’idea di Dio (il concetto si degraderà in una sorta di pupazzetto), tributa una sorta di divinizzazione alla città. Con tutta l’epica dei lavoratori nel cantiere di fondazione, in particolare attorno alla figura del veterano Tito scomparso nell’utero della terra e del suo interlocutore, l’operoso Cesare. L’autore evoca così in distanza tutta una letteratura di cantieri, da quelli virgiliani di Cartagine ai cantieri dell’archeologia industriale, a quelli sovietici di un eroe del lavoro Stachanov in fondo non lontano da Tito e Cesare.
Dove di nuovo un passato vertiginosamente remoto (megalitico? Caino fondatore di città vs. Abel(e)? le stirpi preadamite dell’uomo-sauro qui incontrato?) e un futuro architettonico inconcepibile alla Megalopolis di Coppola (in un’età che pare conoscere vagamente le lettere paoline e l’attacco alle Torri Gemelle) circonfondono l’assoluto della fondazione urbana. A quel punto la storia della quest di Abel, gravata da amnesie, mancanza di dati e incomprensioni, e la storia della città si dipanano insieme: fino a fargli vagheggiare, per le implicazioni letteralmente viscerali,

una storia gastrica dell’isola […]. Nessuno ci ha mai davvero pensato, al livello gastrico. Ai corpi che si rovinano nel lavoro, che sfioriscono o si fondono dall’interno a causa della bile. E dovrai scriverla tu, tu che hai il coraggio di vomitare sulla sabbia, sulla pietra.

La fondazione della città viene fatta coincidere proprio con la fine del dolore e della morte. Ma anche la natura appare sovvertita, e forse il padre si è lanciato in mare come i branchi di animali qui intenti a periodici suicidi di massa.
A fronte di questa situazione c’è chi tenta di reagire, con scarsi risultati: il fratello di Abel attraverso lo strumento della corsa; alcuni ribelli attraverso la violenza sessuale; Abel stesso in una ricerca contra legem di qualche verità sui propri cari, muovendosi in modo ufficioso e quasi clandestino.
Prima assoggettato a cure istituzionali come tanti altri traumatizzati sull’isola, privi di strumenti per elaborare gli eventi dolorosi (il che apre ovviamente al topos del narrante inaffidabile da un lato, dall’altro alla domanda su quale sia la normalità “sana” in una situazione come quella descritta), il Nostro viene poi arruolato per demolire relitti della fase urbanistica precedente: e il tema delle discariche torna ossessivamente, in un’isola dove tutto sembra consumarsi tra cantieri e smaltimenti. Infine Abel viene ingaggiato per produrre sculture per conto del governo: ma se la creatività permette una base minima di resistenza attraverso dubbio, amarezza e malessere (o vagheggiando animali invisibili, come l’incorporeo leone di Maxwell), la crisi delle forme si traduce in una disturbata materialità magmatica, in definizioni plastiche incerte, ossessive e parossistiche come certe statuette disturbanti e incomplete su uno scaffale. Come se tutta l’isola fosse un impasto un po’ informe e continuamente riplasmato senza riuscire a trovare una compiutezza.
Inevitabile pensare alla distopia young adult di Lois Lowry, The Giver – Il donatore (1993); o al citato Polpa. Ma l’autore, colto lettore di Vittorini, Peake e di postmoderno fino ad Arbasino e Pynchon, lavora in termini di grande originalità. La forza prima di questo bel romanzo non sta probabilmente nello spunto pur brillante, ma nella voce con cui è offerto. E che proprio dove ci spiazza svela le vertigini di un approccio indocile alla letteratura, traghettandoci in un’esperienza psichica e narrativa a suo modo sconvolgente.

  •  

Evento sismico ML 4.7 nel mar Tirreno, 13 giugno 2026

Un terremoto di magnitudo ML 4.7 è stato registrato dalle stazioni della Rete Sismica Nazionale alle ore 19:28:12 italiane del 13 giugno 2026 localizzato nel Mar Tirreno meridionale, lungo la Costa Calabra nord-occidentale, ad una profondità pari a circa 214 km.

I terremoti profondi, caratteristici di quest’area del Mar Tirreno meridionale, sono provocati dal processo geologico di subduzione della litosfera ionica sotto la Calabria.

Secondo il Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani CPTI15 v. 4.0, in passato in questa area sono avvenuti alcuni terremoti di magnitudo stimata compresa tra Mw 4 e Mw 5; a nord est dell’epicentro di questa sera è avvenuto il forte terremoto dell’8 settembre 1905 di magnitudo stimata Mw 6.9.

Dalla mappa della sismicità strumentale dal 1985 ad oggi notiamo che in questa area la sismicità è frequente, da ricordare il terremoto del 26 ottobre 2006 di magnitudo Mw 5.8 con epicentro molto vicino al terremoto di questa sera e con profondità ipocentrale molto simile, circa  220 km.

Il risentimento sismico in superficie per eventi profondi può essere ampio. In questo caso il terremoto è stato avvertito in alcune località in Calabria e in parte della Sicilia, come testimoniano gli oltre 200 questionari arrivati fino a questo momento sul sito “Hai sentito il terremoto?”.

Sui terremoti profondi nel mar Tirreno sono stati realizzati diversi articoli su questo blog e un video sul canale YouTube di INGVterremoti.


Licenza

Licenza Creative Commons

Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 4.0 Internazionale

 

  •  

Trump non è il salvatore: dall’illusione messianica alla sua demenza

Se ne sono accorti perfino nell'ex Persia.L'Iran infatti ha aggiunto psicologi senior al suo team di negoziatori per rivedere le bozze delle comunicazioni prima che fossero inviate a Trump.Il motivo è semplice: "Riconosciamo che abbiamo a che fare con un individuo mentalmente incapace. Abbiamo fatto lavorare psicologi senior per elaborare un profilo psicologico di quello ...continua a leggere "Trump non è il salvatore: dall’illusione messianica alla sua demenza"
  •  

Approvata l’acquisizione di Paramount da parte di Warner Bros per 110 miliardi

Il Grande Fratello è sempre più vicino.La Divisione Antitrust del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha dato il via libera alla fusione che unirà Paramount (CBS) e Warner Bros. Discovery, colosso che include HBO, CNN, TBS, Food Network, HGTV e lo storico studio cinematografico Warner Bros.Il miliardario della tecnologia e dichiarato sionista Larry Ellison ...continua a leggere "Approvata l’acquisizione di Paramount da parte di Warner Bros per 110 miliardi"
  •  

La vendita di perdoni di Trump

La clemenza sotto Donaldo non riguarda la giustizia, ma la narrazione e soprattutto il denaro.Il 96% delle concessioni di clemenza di don il Demente sono andate a persone che non rispettavano le linee guida del DOJ. Solo l'1% dei destinatari della clemenza dell'altro coglione Biden ha violato le stesse regole.Reuters ha identificato 290 influencer che ...continua a leggere "La vendita di perdoni di Trump"
  •  

Storia esoterica d’Italia: dalle origini pitagoriche al Novecento

Articolo da Il Mago di Oz - Recensioni di libri, controinformazione e controcultura

Quando pensiamo all’Italia, l’immaginario globale evoca immediatamente due concetti: la classicità dell’Impero Romano e il cuore pulsante del Cristianesimo cattolico. Eppure, sotto le navate delle basiliche, dietro le facciate dei palazzi rinascimentali e nelle piazze delle nostre città, scorre un fiume sotterraneo e ininterrotto che racconta un’altra storia. L’Italia non è stata soltanto la culla del potere papale, ma è stata, per oltre due millenni, il più grande laboratorio alchemico, magico e filosofico dell’intero Occidente. La storia esoterica d’Italia è una contro-storia dell’anima europea. Dalle scuole misteriche dell’antichità alle accademie segrete fiorentine, passando per i poeti medievali e i circoli

L'articolo Storia esoterica d’Italia: dalle origini pitagoriche al Novecento sembra essere il primo su Il Mago di Oz.

  •  

Simboli esoterici: significato, origine e interpretazione dei principali simboli

Articolo da Il Mago di Oz - Recensioni di libri, controinformazione e controcultura

Cosa sono i simboli esoterici? Prima di addentrarci nell’analisi dei singoli glifi e nelle loro geometrie nascoste, è essenziale rispondere a una domanda fondamentale: cosa sono i simboli esoterici e perché, a distanza di millenni, continuano a esercitare su di noi un fascino così magnetico? Molto spesso li liquidiamo come semplici “disegni” misteriosi, ma la realtà è molto più complessa. La differenza fondamentale tra segno e simbolo Per comprendere a fondo la materia, dobbiamo prima tracciare una linea di demarcazione netta tra un segno e un simbolo. Un segno è un’indicazione pratica con un solo significato chiaro e bidimensionale. Un

L'articolo Simboli esoterici: significato, origine e interpretazione dei principali simboli sembra essere il primo su Il Mago di Oz.

  •  

L’anatomia di una diaspora vissuta tra i silenzi di una casa sul mare

Louisa e suo padre stanno percorrendo il frangiflutti, e ogni cauto passo che compiono sui blocchi di granito li allontana sempre più dalla riva. Sua madre non è nemmeno in spiaggia, dove potrebbe stare seduta sorridente sulla sabbia. Sua madre è chiusa nella casetta in affitto quasi affacciata sul mare, molto probabilmente a letto. Per tutta l’estate Louisa ha giocato da sola tra le onde perché sua madre non sta bene e suo padre indossa invariabilmente un completo. 

Stasera però ha acconsentito ad accompagnarla sul frangiflutti, dopo che lei glielo ha chiesto ogni giorno dal loro arrivo. A volte gli spruzzi delle onde arrivano fino ai blocchi, perciò si è arrotolato con cura i risvolti dei calzoni. Ai piedi porta ancora le scarpe rigide e lucidate. In una mano stringe una torcia elettrica non necessaria, nell’altra quella di Louisa in modo altrettanto superfluo. Lei lo tollera per pura gentilezza. «Una cosa a tua madre devo riconoscerla, ed è che ti ha insegnato a nuotare. Saper nuotare è importante per la propria sicurezza. 

Quando ti dava lezioni, però, pensavo che fosse troppo pericoloso. Sono stato molto ingiusto.» «Odio nuotare.» Entrambi sanno che è vero il contrario. Forse suo padre riconosce in quel commento, almeno in parte, una dichiarazione di lealtà nei suoi confronti, ma soprattutto lo vede per quel che è: l’affermazione di una bambina di dieci anni istintivamente polemica. Al largo, molto oltre il punto in cui il frangiflutti incontra una sottile striscia di sabbia, il tramonto ha perduto tutto il suo calore e si è ridotto a un pallore all’orizzonte. Presto dovranno tornare. «Io non ho mai imparato a nuotare» rivela suo padre. «Non ti credo» lo schernisce lei. Tutti sanno nuotare. Anche se è vero che lui fa una questione ogni volta che lei vuole entrare in acqua o anche solo avvicinarsi. 

«È vero. Sono cresciuto in povertà. Non avevamo piscine.» «La piscina è disgustosa. Odio andarci.» «Un giorno sarai grata a tua madre. Ma io voglio che lo dimostri adesso.» Queste sono le ultime parole che le rivolge. (Oppure sono le ultime parole che ricorda? Le disse qualcos’altro? Non c’è nessuno a cui chiederlo.) Distesa a letto, Louisa fissava il buio. Il soffitto si rivelava in una striscia sottile di luce, prima netta come una lama e poi sempre più sfocata, che lo attraversava a partire dalla soglia. La porta era appena socchiusa, perché Louisa aveva paura del buio. Non era sempre stato così. Ogni sera sua madre usciva dalla stanza con lentezza esasperante, sbattendo maldestramente con le ruote della carrozzella contro lo stipite, al punto che Louisa provava l’impulso di gridarle dietro. Quando era finalmente in corridoio, esitava con una mano sulla maniglia della porta semiaperta. «Chiudila del tutto, per favore» le diceva Louisa in un tono asciutto da adulta. La prima volta che lo aveva detto, era stato perché non avrebbe sopportato un altro secondo di vedere sua madre che sbirciava dalla fessura. Da allora lo ripeteva ogni sera con lo stesso tono, perché si era accorta che pur non essendo una brutta cosa da dire era appagante nella sua cattiveria. Sua madre tradiva un’altra breve esitazione, che a Louisa non dava fastidio poiché mostrava che ci era rimasta male. 

A quanto pare le sarebbe piaciuto che Louisa le chiedesse di leggerle qualcosa, o di darle il bacio della buonanotte come se avesse ancora cinque anni. Era un desiderio inespresso ma palese. Un simile, manifesto bisogno di affetto gliela rendeva ancora più repellente. Poi la porta si chiudeva con un sonoro scatto della serratura, quel genere di pesante porta americana di cui Louisa si era quasi dimenticata nell’anno che aveva vissuto altrove. Una porta fatta per essere chiusa. Louisa restava coricata al buio, seguendo con la mente spietata il percorso della sedia a rotelle di sua madre in corridoio e immaginando botole nascoste che si aprivano a inghiottirla. 

Nel frattempo il buio le strisciava sul petto come un serpente, distribuendo ordinatamente il proprio peso sulle spire che si accumulavano sopra di lei all’infinito e che avrebbero potuto seppellirla e schiacciarla se lei non fosse saltata giù dal letto appena in tempo e, con estrema perizia, non avesse riaperto la porta. Louisa era bravissima a ruotare la maniglia. Non era maldestra come sua madre o distratta come sua zia. La serratura non emetteva alcun suono e la luce tornava, sgominando il buio. E Louisa tornava a letto, lo sguardo fisso sulla striscia. 

Quella sera dal corridoio arrivavano anche delle voci. Non distingueva le parole, ma sapeva che parlavano di lei. Quella mattina, invece di presentarsi puntuale in classe, Louisa era stata accompagnata dalla zia in un palazzo del centro per essere visitata da uno psicologo infantile. Nessuno aveva usato quelle parole, “psicologo infantile”. Lo avevano chiamato un colloquio sul suo livello scolastico, e quanto meno all’inizio lei ci aveva creduto. Louisa era a metà della quarta elementare quando lei e i suoi genitori avevano lasciato gli Stati Uniti per trasferirsi in Giappone, e durante l’anno in Giappone aveva finito la quarta americana, svolgendo tutte le verifiche e gli esercizi e leggendo tutti i testi che aveva portato con sé, e anche quella giapponese: aveva fatto la quarta elementare due volte, in due paesi diversi, ma adesso doveva ripeterla di nuovo, manco fosse stata bocciata. 

Il luogo dell’appuntamento era un palazzo di mattoni a cui si accedeva salendo una mezza rampa di scale, e mentre lo facevano sua zia aveva detto: «È per questo che tua mamma non è potuta venire, per colpa di queste scale. Ho chiamato per chiedere se c’erano scale per accedere, e mi hanno risposto di sì. La tua povera mamma». «Non ha niente» aveva borbottato Louisa. «Cosa, tesoro?» Non aveva aggiunto altro. «Non ti ho sentita, tesoro.» Adesso Louisa poteva fingere di essere lei a non aver sentito. Funzionava. Nessuno ascoltava mai con attenzione; anche le persone che più di tutte sostenevano di ascoltare, in realtà non ascoltavano.

Flashlight, Cover

Tratto da “Flashlight. Una torcia nella notte”, di Susan Choi, Mondadori, 2026, 24€, 540 pagine

L'articolo L’anatomia di una diaspora vissuta tra i silenzi di una casa sul mare proviene da Linkiesta.it.

  •  

Il precariato giovanile, e l’inarrestabile fuga di cervelli

In questi giorni il Partito democratico ha lanciato una proposta per riconoscere un bonus mensile di duecento euro netti in busta paga a tutti i lavoratori under-35 assunti con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato con una retribuzione annua lorda inferiore a quarantacinquemila euro. L’obiettivo dichiarato è contrastare la fuga dei giovani all’estero, rafforzare il potere d’acquisto delle nuove generazioni e incentivare le assunzioni stabili.

L’intenzione è apprezzabile. Ma il perimetro dell’intervento rivela una contraddizione di fondo difficile da ignorare. Il mercato del lavoro giovanile è caratterizzato da una diffusa precarietà strutturale: contratti a termine, collaborazioni coordinate e continuative e false partite Iva la fanno da padrone. In questo scenario, i tanti giovani assunti a tempo determinato non avrebbero diritto al bonus. Stessa sorte per chi lavora in somministrazione o per i piccoli freelance. Paradossalmente, quindi, le categorie più esposte all’instabilità economica sarebbero escluse dall’intervento.

Per quanto riguarda le imprese, questo genere di interventi non genera degli incentivi forti per comportarsi in maniera virtuosa. I datori di lavoro che assumono giovani in maniera stabile continueranno a farlo beneficiando dell’agevolazione pubblica mentre le aziende che ricorrono a contratti precari non modificheranno le proprie policy in risposta a un sussidio che graverebbe (almeno in parte) sulla fiscalità generale.

Il tema della retention dei talenti va affrontato con urgenza. Per gestire la fuga dei giovani, però, bisogna guardare in faccia alla precarietà per progettare uno strumento più equo. È necessario accompagnare gli incentivi all’assunzione stabile con misure forti per contrastare gli abusi che generano precarietà. Rafforzare i controlli e il ruolo degli ispettori del lavoro, per esempio. Il bonus da duecento euro può essere un punto di partenza. Ma, nella sua formulazione attuale, rischia di diventare un beneficio soltanto per chi è già al sicuro, dimenticando chi è rimasto indietro.

*La newsletter “Labour Weekly. Una pillola di lavoro una volta alla settimana” è prodotta dallo studio legale Laward e curata dall’avvocato Alessio Amorelli. Linkiesta ne pubblica i contenuti ogni. Qui per iscriversi

L'articolo Il precariato giovanile, e l’inarrestabile fuga di cervelli proviene da Linkiesta.it.

  •  

1000 Miglia, quarta tappa verso Rimini

La 1000 Miglia 2026 entra nella sua parte cruciale. La quarta giornata di gara ha regalato agli equipaggi un itinerario ricco di fascino, dai paesaggi appenninici agli scorci sul mare Adriatico. Partite da Roma, le storiche hanno attraversato alcune delle località più suggestive dell’Italia centrale, accompagnate dal consueto entusiasmo del pubblico.

Tra Umbria e Marche

La mattinata si è sviluppata lungo le strade umbre, con il passaggio attraverso Terni e Foligno fino ad Assisi, dove la Freccia Rossa, sul sagrato della Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola, ha reso omaggio a San Francesco nell’anno che ricorda gli ottocento anni dalla sua scomparsa. Dopo il Controllo Timbro e le Prove Cronometrate a Gualdo Tadino, gli equipaggi hanno raggiunto Gubbio per la sosta in piazza Quaranta Martiri. Nel pomeriggio il convoglio ha affrontato i tornanti della SS3 per entrare nelle Marche, attraversando la Gola del Furlo. Qui i concorrenti si sono misurati con una nuova serie di prove prima di proseguire lungo un tratto di curve panoramiche e ampie vedute sull’Adriatico. La tappa è poi proseguita verso la Repubblica di San Marino, dove le vetture hanno raggiunto il centro storico del Titano per il tradizionale Controllo Timbro in piazza della Libertà.

L’attesa per l’ultima sfida

Dopo 112 prove cronometrate, la classifica vede ancora al comando Juan e Margarita Tonconogy. Alle loro spalle restano in corsa Andrea Vesco e Fabio Salvinelli, mentre Lorenzo e Mario Turelli occupano la terza posizione provvisoria. Nelle altre categorie, Shimitzu Ryotaro e Jari-Matti Johannes Latvala guidano la graduatoria della Gran Turismo Experience, mentre Vittorino Bertaglia e Giordano Mozzi mantengono la leadership nel Ferrari Tribute.

1000 Miglia IV tappa - 1Ruoteclassiche
1000 Miglia IV tappa - 2Ruoteclassiche
1000 Miglia IV tappa - 3Ruoteclassiche
1000 Miglia IV tappa - 4Ruoteclassiche
1000 Miglia IV tappa - 5Ruoteclassiche
1000 Miglia IV tappa - 6Ruoteclassiche
1000 Miglia IV tappa - 7Ruoteclassiche
1000 Miglia IV tappa - 8Ruoteclassiche
1000 Miglia IV tappa - 9Ruoteclassiche
1000 Miglia IV tappa - 10Ruoteclassiche
1000 Miglia IV tappa - 11Ruoteclassiche
1000 Miglia IV tappa - 12Ruoteclassiche

  •  

Il Palazzo Rosso

di Camillo Acquilino

Per tanti genovesi, e non solo per loro, il Palazzo Rosso è lo storico edificio situato nella Strada Nuova (odierna via Garibaldi), splendida dimora dei Brignole Sale un tempo, sede museale ai giorni nostri.

Per noi ragazzi di Genova PP invece il Palazzo Rosso è indubbiamente il grande edificio rivestito di lastre di travertino, rosso appunto, che si trova al limite nord ovest del piazzale della stazione. Il suo nome ufficiale è Fabbricato Servizi Accessori della stazione, ma se vi dovesse capitare di doverlo nominare a Genova PP chiamatelo anche voi Palazzo Rosso.

Ho dovuto iniziare a conoscere quel fabbricato partendo, con molta umiltà, dalle sue fondamenta. Era il settembre del 1982 quando, vincitore del bando di concorso esterno per Capo Tecnico in prova, sono stato assunto dalla Azienda Autonoma FS e inquadrato come responsabile dell’OCA.

OCA?? Officina Carica Accumulatori, mi hanno spiegato dopo aver accolto la mia promessa di fedeltà allo Stato e prima di accompagnarmi nell’inquietante percorso che mi ha portato in un piccolo ufficio situato nelle fondamenta del palazzo.

La mia inquietudine derivava da quei grandi locali interrati semibui, popolati da un gran numero di persone che da quel momento avrei dovuto guidare nel loro lavoro, ma che ora mi guardavano come si guarda un pivello da schernire. Improvvisamente mi sono imbattuto nella consapevolezza della mia assoluta ignoranza in ciò che mi chiedeva il nuovo lavoro, un’attività che si basava su di un vastissimo impianto normativo di impostazione statale, pieno zeppo di acronimi (concetto nuovo per me in quel momento) come OCA infatti.

Uscivo, per scelta, da una interessante esperienza di lavoro in un centro studi di tecnica navale dove, io giovane perito industriale con specializzazione in meccanica, mi ero prodigato per cinque anni a diventare un costruttore navale. Era un lavoro impegnativo e interessante dicevo, che però non mi ha mai concesso di vivere una reale indipendenza operativa, semmai mi ha quasi sempre fatto provare la sgradevole sensazione di avere costantemente il fiato sul collo di qualche superiore.

Quando invece sono arrivato nel primo ufficio che mi ha assegnato le FS, il superiore che aveva accolto la mia promessa formale di fedeltà allo Stato anticipandomi che, se avessi chiuso con successo il periodo di prova di un anno, avrei dovuto perfezionarla con un giuramento, ha ribadito che da quel momento io ero il responsabile di quella officina e dell’operato di chi ci lavorava e si è congedato.

Iniziava l’autunno del 1982 e si era conclusa forse l’ultima ondata di reclutamento in FS mediante concorso pubblico, processo di selezione organizzato per il 1980, ma che era stato rimandato a causa del disastroso terremoto che si era verificato in Irpinia.

Le maestranze dell’OCA occupavano forse il livello più basso della manovalanza in ferrovia. Gli addetti al rifornimento accumulatori alle vetture per viaggiatori lavoravano in coppia e dovevano trasbordare, in posizioni spesso scomode, delle batterie che pesavano 90 kg ciascuna. Molti di loro avevano vinto il concorso pubblico nelle regioni meridionali e vivevano a Genova, spesso in condizioni di precarietà, aspettando un agognato trasferimento in avvicinamento alla famiglia rimasta al sud. Non era un ambiente facile da gestire per un novellino come me. In quel mondo sotterraneo ero suggestionato anche da alcuni nomi propri che non avevo mai sentito nella vita “normale” come Elmo, Adelchi, Efisio….

In ufficio ero affiancato da uno “Scritturale” che mi introduceva nel mondo dei regolamenti. I nostri erano classificati con la sigla TV (Trazione e Veicoli). Esistevano poi quelli M del Movimento, IE degli Impianti Elettrici, L dei Lavori ….

L’officina era costituita da un grande salone dove erano installati i banchi di carica degli accumulatori IEA/IEAU  (Impianto Elettrico Autonomo / Impianto Elettrico Autonomo Unificato) da 140 Ah, da una cabina elettrica, dove erano ancora custoditi dei raddrizzatori trifase a vapore di mercurio e da due officine, una attrezzata per la riparazione degli accumulatori e l’altra per la riparazione dei carrelli da trasporto.

I raddrizzatori a vapori di mercurio non erano più in uso in quella officina, ma io li ho visti ancora operativi e sfiammeggianti nella consorella di Brignole. Uno di quegli oggetti è però diventato uno dei primi miei problemi da risolvere come neo assunto. Un famoso ex Dirigente delle FS, l’Ing. Finzi, mi aveva fatto ordinare di inviarne uno alla Scuola Impianti Elettrici Ferroviari (SIEF) di Rivarolo. Era destinato a una vetrina espositiva dove credo che si trovi ancora oggi. Si trattava di un oggetto pesante e fragilissimo ed era custodito in una vecchia struttura di supporto che assomigliava a un pollaio per le galline. Io dovevo valutare se quella struttura fosse sufficientemente robusta per garantire il trasporto sicuro di quell’ampolla, contenente una discreta quantità di mercurio, fino al SIEF.

L’OCA era collegata a un sottopassaggio di servizio munito dei montacarichi necessari a trasferire i carrelli con le batterie al piano dei marciapiedi della stazione. Questo sottopassaggio era utilizzato anche dagli addetti al servizio postale, dalla cooperativa portabagagli e dagli operatori del servizio di carico scarico dei vagoni bagagliaio. Inoltre costituiva una comoda via di accesso al Palazzo Rosso ed era preferita da molti che vi erano impiegati.  Sono testimone del fatto che in quel mondo sotterraneo si muovessero molte più persone addette ai lavori di quante oggi sono impiegate in tutta la stazione.

Il processo di carica degli accumulatori libera idrogeno e, in determinate concentrazioni può rendere esplosiva l’aria circostante. Per questo motivo la sala di carica aveva delle finestre a soffitto poste al livello del marciapiede della stazione. Così il fabbricato non aveva il piano terra, ma un piano ammezzato dove, fra gli altri, si trovava l’ufficio che avrei occupato con il mio primo avanzamento di carriera: CT PV GEPP (Capo Tecnico turnista del Posto Verifica di Genova Piazza Principe). Anche in questa nuova collocazione, nonostante fossero trascorsi un paio di anni dalla mia assunzione, mi trovavo nella condizione del pivello del gruppo con la differenza che il mondo dei verificatori di allora, anch’esso difficile da gestire, era tutto particolare e meriterebbe uno o più racconti per poterlo descrivere adeguatamente. Per curiosità aggiungo solo che i nostri vicini di piano vivevano in un’ala segregata del palazzo dove si diceva che già avessero l’aria condizionata. Un termine, che a me pare appartenere al modernariato, li classificava come “Elettrocontabili”, probabilmente si occupavano della perforazione delle schede di input degli elaboratori IBM. Fonti sedicenti informate riferivano cha avessero anche una cucina e che fossero capaci di prepararsi una mensa prelibata.

Con un altro passo in carriera sono arrivato al primo piano del Palazzo Rosso, nel sacro ufficio del Capo Impianto dove alcuni anni prima avevo prestato il giuramento di fedeltà allo Stato Italiano. Qui i nostri vicini di piano erano gli addetti al Collaudo del Materiale Rotabile, altro ambito lavorativo piuttosto defilato rispetto alle attività della circolazione dei treni.

Nell’ufficio del Capo Impianto, il Titolare come si dice nella lingua delle FS, ricoprivo il ruolo del suo assistente tecnico diretto. Ai tempi della mia assunzione quel posto era occupato da un custode storico dell’Impianto, tanto da meritarsi il soprannome di “U Frattun”. Quel signore allora mi incuteva un certo timore e anche un senso di tristezza dato che lo vedevo invecchiare in quell’ufficio come eterno secondo dei vari Titolari che nel frattempo si erano avvicendati.

Da quella mia nuova posizione non immaginavo quindi di poter assistere a un evento innovativo per le FS, ma per mia fortuna il Titolare al quale ero stato affiancato si poteva considerare giovane per quei tempi e giovanile era anche per l’apertura, quasi sportiva, con la quale si approcciava alle novità tecnologiche. Quell’uomo, che annovero fra i migliori insegnanti di mestiere che mi è capitato di incontrare, si chiama Pasquale. Egli, nel settore della verifica tecnica dei veicoli, era anche molto esperto delle modalità di assicurazione del carico sui carri.

L’evento a cui accennavo è stato l’arrivo dei Personal Computer nelle sedi periferiche delle FS. In un pomeriggio del 1991 ero solo in ufficio quando è arrivato un corriere per la consegna di alcuni scatoloni e mi ha detto che contenevano gli elementi di un computer Olivetti 286 (PC, monitor a tubo catodico, tastiera e stampante ad aghi per modulo continuo). Conoscendo l’inerzia del mondo FS e dando credito alle voci secondo le quali quella fornitura non mirava tanto a dare un aiuto al lavoro dei ferrovieri, quanto a costituire un appoggio di stato all’AD della Olivetti, azienda in quegli anni in grosse difficoltà, stavo già pensando di dover trovare un posto nel magazzino per quelle scatole, in attesa dell’attivazione di quella nuova macchina che chissà quando sarebbe avvenuta.  Proprio in quel momento è arrivato Pasquale il quale, dopo aver appreso del contenuto di quegli ingombranti imballaggi, con gioia mi ha detto: “Lo montiamo?” .

Windows non esisteva e si lavorava direttamente dal prompt del DOS. Contagiato dall’entusiasmo di Pasquale ho iniziato subito a “picchiarmi” con quel nuovo strumento di lavoro, ma devo riconoscere che il vero specialista in dBASE III e Clipper era lui.

Successivamente Pasquale è stato trasferito al quinto piano del Palazzo Rosso, sede dell’Ufficio Materiale e Trazione di Genova. Lui era stato promosso Capo del Reparto Veicoli e io, che nel frattempo avevo lavorato  alla manutenzione delle carrozze per viaggiatori, l’ho raggiunto per tornare a essere il suo assistente. Proprio in virtù dell’utilizzo dei PC in quel periodo, in due riuscivamo a svolgere una mole di lavoro davvero eccezionale.

Il posto di Pasquale è poi passato a Maurizio, un altro mio grande maestro di mestiere. Maurizio non amava particolarmente i PC, ma era molto attento alla normativa che regolava il nostro settore ferroviario e alla conoscenza diretta delle particolarità tecniche delle carrozze viaggiatori e dei carri merci. Un suo “pallino” tecnico/normativo riguardava l’impianto del freno continuo automatico dei treni. Oltre alle capacità professionali era dotato di uno stile ammirevole; quando si doveva confrontare in controversie burrascose, riusciva a mantenere un profilo corretto e signorile. Con lui sento di aver completato la mia formazione professionale.

Per descrivere l’ambiente del 5° piano del Palazzo Rosso, sede dell’Ufficio Materiale e Trazione di Genova che rappresentava il centro di coordinamento per la Liguria delle attività di manutenzione dei rotabili, di verifica dei veicoli e del personale di condotta (macchinisti), vi accenno a un personaggio ancora oggi molto noto per la sua competenza professionale, con il quale sono stato vicino di ufficio. Occupavamo due stanze contigue, molto ampie e che, dato che erano affacciate sul lato sud del fabbricato, beneficiavano di una bella visuale sul piazzale della stazione, sul Ponte dei Mille e sul bacino portuale fino alla Calata Sanità e la Lanterna.

Armando, questo è il suo nome, aveva istruito moltissimi dei macchinisti genovesi ed era considerato da tutti loro come una persona molto preparata, corretta e affidabile. Quando mi è capitato di incontrare dei colleghi fiorentini che si occupavano della stesura dei regolamenti nazionali per i macchinisti, immancabilmente mi sono sentito dire: “Noi si ragiona, si discute, si scrive e poi si manda il tutto ad Armando: se per lui va bene noi si è a posto”.

Però, come in tante realtà lavorative, esisteva un conflitto di fondo fra chi produceva (da noi sui binari o nelle officine) e chi invece dirigeva le operazioni dagli uffici di sede centrale. Allusioni reciproche collocavano lavativi e incapaci nel campo avversario, quando invece capacità e voglia di lavorare, come pure le situazioni opposte, erano ovviamente presenti e distribuite nei due campi.

Un giorno ho visto arrivare una baldanzosa comitiva dagli impianti operativi, forse convocata per un confronto di tipo sindacale. Uno di quelli che guidavano il gruppo ha scorto Armando che stava lavorando alla propria scrivania proprio accanto alla finestra, postazione che oramai occupava da diversi mesi. Fermandosi in modo plateale, tanto da essere visto e udito da tutto il suo seguito, quello ha salutato così: “Armandu, te l’han deta n’a scrivania cun n’a bella vista!” Prima di dare la risposta, Armando ha sollevato lo sguardo dal testo che stava studiando e, dopo essersi voltato verso la finestra, ha ammesso: “Ti se che ti è propriu raxiun. Nu gh’eiva mai fetu caxu”.

Un altro giorno sotto quella stessa finestra una locomotiva E656 sostava in testa a un treno pronto in partenza dal binario 18 quando è arrivato dal mare il fronte di un forte temporale. Lo scroscio d’acqua è stato così intenso che dal ginocchio del pantografo anteriore, che si trovava in posizione abbassata, si è innescato un arco elettrico verso il tetto della cabina. La scarica è durata diversi secondi e ha provocato la salita di una colonna di fumo verso il cielo, già nero di per se stesso, rendendo uno spettacolo tetro e infernale. In molti ci siamo affacciati dalle finestre nonostante l’imperversare della burrasca. La tregua è arrivata quando sono intervenuti i dispositivi di sicurezza del sistema di alimentazione della linea aerea che staccato l’alimentazione. Nel silenzio ritrovato si è inserito il vociare dei soliti commenti inutili. Solo Armando si era accorto che l’altro pantografo era ancora alzato toccando il filo di contatto e, prevedendo il prossimo tentativo automatico di re inserimento della remota cabina di alimentazione, ha iniziato a urlare verso il macchinista: “Tira giù! Tira giù!”.

L’alimentazione a 3.000 V è infatti ritornata provocando un secondo arco elettrico che ha costretto il macchinista a una fuga precipitosa. Si è poi saputo che lui in effetti aveva comandato l’abbassamento del pantografo, forse in seguito dell’incitazione di Armando, ma che l’operazione non si era compiuta perché lo strisciante si era saldato al filo di contatto.

Ho imparato molto nel percorso attraverso i vari piani del Palazzo Rosso, soprattutto quando ho incontrato persone come Pasquale, Maurizio e Armando. Se posso riassumere qui il loro insegnamento, mi sento di dire che a guardare sono tutti capaci, ma pochi sanno anche vedere.

  •  

Cos’è l’esoterismo? Significato, storia e interpretazione psicologica

Articolo da Il Mago di Oz - Recensioni di libri, controinformazione e controcultura

Cos’è l’esoterismo? Ogni volta che pronunciamo la parola “esoterismo”, l’immaginario collettivo corre immediatamente verso scenari oscuri: rituali segreti in castelli abbandonati, complotti globali o pratiche di magia superstiziosa. Eppure, se ci fermiamo ad analizzare la storia delle idee, il significato dell’esoterismo è qualcosa di molto più profondo, luminoso e intimamente legato alla natura umana. Il termine deriva dal greco esoterikos, che letteralmente significa “interno” o “riservato a chi è dentro”. Nell’antichità, filosofi come Pitagora o Platone dividevano i propri insegnamenti in due categorie: l’insegnamento essoterico (rivolto alla massa, comprensibile e pubblico) e quello esoterico (riservato a una cerchia ristretta di

L'articolo Cos’è l’esoterismo? Significato, storia e interpretazione psicologica sembra essere il primo su Il Mago di Oz.

  •  

Sotto l’ombrellone con Universi

Copertina del numero di giugno 2026 di Universi. Crediti: Nasa

È online – e in arrivo a tutti gli abbonati, che potranno portarselo sotto l’ombrellone – il numero di giugno di Universi, l’house organ dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf). In copertina, la Terra sorge dietro la Luna, ripresa dalla missione Artemis II: un’immagine che richiama la celebre fotografia Earthrise, scattata cinquantotto anni fa dagli astronauti dell’Apollo 8. Ad aprire il numero, come sempre, è l’editoriale del Presidente di Inaf, che questa volta pone l’accento sull’importanza dell’ingegno e sulla buona pratica di trasformare i limiti incontrati lungo il cammino in opportunità.

Tra gli approfondimenti, Emanuele De Rubeis e Marco Bondi raccontano come, grazie alla combinazione di alta risoluzione e di copertura alle basse frequenze offerta da Lofar-Vlbi, un gruppo di ricerca Inaf ha scoperto un’intricata rete di filamenti radio nell’ammasso di galassie Abell 2255, estesa per centinaia di migliaia di anni luce e mai osservata prima. Per il settore stelle e mezzo interstellare, protagonista è Sn 2024bch, la supernova scoperta il 29 gennaio 2024 nella galassia Ngc 3206 che ha messo alla prova i modelli classici dell’evoluzione stellare: Leonardo Tartaglia e Giorgio Valerin raccontano come il loro gruppo di ricerca ha dimostrato che le sue righe spettrali ad alta ionizzazione, inizialmente scambiate per il segnale di un’interazione violenta con il mezzo circumstellare, erano invece il prodotto di un fenomeno di fluorescenza radiativa – un comportamento così anomalo da ricordarci l’importanza di un’analisi fisica profonda e che non tutto ciò che brilla intensamente è una sorgente multimessaggera. Sul fronte marziano, Teresa Fornaro racconta come lo strumento Sherloc a bordo del rover Perseverance ha rilevato tracce di idrocarburi policiclici aromatici preservati all’interno di sali nel cratere Jezero e spiega come uno studio condotto presso il laboratorio di astrobiologia dell’Inaf di Arcetri suggerisce che questi sali marziani possano aver agito da archivi geochimici per miliardi di anni, con la questione sull’origine – abiotica o biotica – ancora aperta. Risolto invece, dopo mezzo secolo di incertezze, il mistero del litio nella Via Lattea: ne parlano Luca Izzo e Paolo Molaro, autori di uno studio Inaf che indica le nove classiche come la principale “fabbrica” di questo elemento. Chiudono gli approfondimenti Alberto Pellizzoni e Simona Righini con i “guardiani del Sole” – SunDish e Solaris – con cui l’Inaf monitora la nostra stella dai radiotelescopi di Medicina e in Sardegna fino alle basi antartiche, per costruire un sistema di allerta dei fenomeni di meteorologia spaziale.

Le rubriche di questo numero spaziano dalla tecnologia alla cultura. La rubrica Tech racconta come al Sardinia Radio Telescope si stia sperimentando la “super-risoluzione”, una tecnica che permette di ottenere immagini più dettagliate senza aumentare le dimensioni degli specchi, manipolando la forma del fronte d’onda. Metaverso presenta Space Walk, la WebAR che trasforma qualsiasi città in un Sistema solare in scala da percorrere a piedi, con i pianeti che compaiono in realtà aumentata tra piazze e portici. La rubrica Art porta al radiotelescopio di Medicina il duo artistico bolognese Antonello Ghezzi, che ha portato le meteore di Medicina dal Libano al Cile, dall’Argentina alla Palestina, con l’invito a esprimere un desiderio. Musei celebra il recente riallestimento del Museo della Specola di Bologna, riaperto a gennaio con un percorso che intreccia la storia di Guido Horn d’Arturo – inventore degli specchi a tasselli, anticipatore di Webb e del Ctao – con gli strumenti originali del Seicento e Settecento.

Completano il numero le rubriche Flash, Green, Astrobiologia, Scuola, Libri, Pop e Altriversi, e una ricca infografica sugli esopianeti scoperti in Italia. Oltre alle interviste a Roberto Maiolino sulle meraviglie del telescopio Webb e a Mariafelicia De Laurentis sull’ombra dei buchi neri, e alla “visione” di Davide Coero Borga che, insieme al fotografo Riccardo Bonuccelli, è arrivato in Sardegna, per farvi conoscere i luoghi da cui si osserva e si studia l’universo.

Insomma, è tutto pronto per una borsa da spiaggia spaziale.

Ricordo infine che dal sito della rivista è possibile abbonarsi alla versione cartacea, almeno fino a esaurimento delle nostre scorte. Per chi invece preferisce il digitale, sul sito è presente la versione sfogliabile e nell’archivio sono disponibili i pdf di tutti i numeri. Infine, potete iscrivervi alla Newsletter di Universi da questo link.

  •  

Nel crepuscolo di Wasp-121b

Wasp-121b è un esopianeta gioviano ultra-caldo situato a 858 anni luce dalla Terra nella costellazione della Poppa. Un team di astronomi guidati da Cyril Gapp, studente di dottorato al Max Planck Institute for Astronomy (Mpia) di Heidelberg, in Germania, ha rilevato un’asimmetria nell’assorbimento della luce infrarossa proveniente dalla sua stella madre Wasp-121, filtrata parzialmente attraverso l’atmosfera del pianeta durante il transito. Questo fenomeno è stato interpretato dai ricercatori come il risultato di temperature e composizioni chimiche non uniformi nell’atmosfera di Wasp-121b. Lo studio, pubblicato questa settimana su Nature Astronomy, è stato realizzato analizzando i dati ottenuti dallo strumento NirSpec di Jwst, spettrografo nel vicino infrarosso.

Rappresentazione artistica dell’esopianeta Wasp-121b. Crediti: Patricia Klein e Mpia

«Grazie alla sua qualità osservativa senza precedenti, Jwst ci offre le immagini più dettagliate mai ottenute finora dei pianeti lontani: misurando come cambia l’assorbimento della luce stellare mentre Wasp-121b ruota, analizziamo la sua atmosfera longitudine per longitudine», spiega Gapp. Oltre a una leggera riduzione generale della luminosità verso la fine del transito, è stato osservato anche un aumento del segnale del monossido di carbonio che sembra essere un effetto termico, non correlato a un aumento delle molecole di monossido di carbonio. Il risultato più interessante è che, al contrario, la quantità di acqua nell’atmosfera sembra diminuire, segnale interpretato dagli astronomi come una reale diminuzione delle molecole d’acqua. Le temperature nell’alta atmosfera di Wasp-121b sono sufficientemente elevate da scindere le molecole d’acqua nei loro costituenti: questo risultato conferma l’esistenza di venti caldi che riscaldano la regione “serale”. Questa zona, infatti, assorbe più luce infrarossa rispetto al lato “mattutino”, in accordo con la visione comunemente accettata secondo cui venti potenti trasportano calore intenso dal giorno alla notte. I venti caldi seguono la rotazione del pianeta verso est, riscaldando la zona serale; con l’aumento delle temperature, questa regione si espande, aumentando la sezione trasversale del pianeta e permettendogli di assorbire più efficacemente la radiazione stellare.

«Wasp-121b è particolarmente estremo: le temperature medie nell’emisfero diurno si aggirano intorno ai 2770 kelvin, mentre quelle nell’emisfero notturno si avvicinano ai 1000 kelvin», spiega il coautore Tom Evans-Soma dell’Università di Newcastle, in Australia.  L’esopianeta è infatti in rotazione sincrona con Wasp-121: il suo periodo di rotazione è uguale al periodo di rivoluzione intorno alla stella. La conseguenza di questo fenomeno è che Wasp-121b ha un emisfero caldo costantemente rivolto verso la stella e un emisfero opposto più oscuro e freddo. Durante il passaggio davanti alla stella, il pianeta ruota leggermente, raggiungendo circa 30 gradi di rotazione durante un transito completo. Questo ha permesso agli astronomi di osservare le due differenti zone dell’atmosfera: quella che guida l’orbita (leading), corrispondente al lato del mattino, e quella che segue (trailing), corrispondente al lato della sera.

Vista dall’alto dell’orbita dell’esopianeta Wasp-121b attorno alla sua stella. La rotazione del pianeta è sincronizzata con la sua orbita; di conseguenza, il pianeta presenta costantemente lo stesso lato alla stella, creando così un lato diurno e uno notturno ben distinti. Le zone di transizione tra questi due emisferi sono le regioni del mattino e della sera. Crediti: Mpia

Per verificare le temperature misurate, che potrebbero causare un’espansione locale, gli astronomi hanno simulato la distribuzione di calore negli strati superiori di un pianeta gassoso in base alle proprietà del pianeta e alle posizioni del pianeta e della sua stella ospite. Sebbene questi modelli atmosferici abbiano confermato l’asimmetria causata dalle variazioni spaziali di temperatura, i dati osservati hanno rivelato un’ampiezza del segnale maggiore rispetto a quanto previsto dai modelli, e per questo gli astronomi hanno ipotizzato che nella zona d’alba possano esserci meccanismi di raffreddamento che i modelli non considerano. Alcuni studi precedenti avevano suggerito la possibile presenza di nuvole, composte non da gocce d’acqua ma da minerali come i silicati. Le nuvole possono infatti schermare efficacemente la luce infrarossa emessa dagli strati gassosi caldi sottostanti, e di conseguenza le temperature appaiono più basse. Data la difficoltà nel simulare la fisica delle nuvole, della condensazione e dell’evaporazione in un ambiente dinamico, i modelli fisici comunemente applicati alle atmosfere degli esopianeti non tengono conto delle nuvole, e ciò può portare a risultati non realistici. Dopo aver modificato la simulazione per approssimare l’effetto che le nuvole hanno sulla radiazione infrarossa proveniente dagli strati più profondi, i risultati sono più coerenti con le osservazioni. Tuttavia, solo modelli più sofisticati saranno in grado di confermare con certezza la presenza di nuvole.

Gli astronomi hanno già individuato anche altri esopianeti che rientrano nell’intervallo di temperatura e nella velocità di rotazione richiesti per studiare con successo le regioni crepuscolari, in modo da costruire un campione di pianeti gassosi ultra-caldi e scoprire somiglianze e differenze tra questi mondi estremi.

Per saperne di più:

 

  •  
❌