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Prima gli italiani? La povertà di argomenti e alcune possibile risposte

 

di Federico Giusti

Occupatevi dell'Italia e degli Italiani, è quanto ci è stato detto nel corso di una manifestazione contro l'intervento Usa in Venezuela.

E, senza ricorrere ad argomentazioni logiche per confutare il luogo comune che vorrebbe assegnare agli autoctoni la primaria attenzione, ricordando che la solidarietà di classe va ben oltre etnie le appartenenze nazionali e locali, vogliamo accogliere l'invito sviluppando qualche ragionamento

Per esigenze pratiche suddivideremo il ragionamento in due punti

La sanità

L'Italia del Governo Meloni, ha disinvestito in sanità e salute, se confrontiamo la spesa nazionale nell'anno del suo insediamento con quella prevista per il 2028 , le risorse  diminuiranno di mezzo punto rispetto al PIL del paese. Ma come è possibile se la premier dichiara insistentemente di  avere aumentato la spesa sanitaria? Il finanziamento del SSN cresce nominalmente ogni anno –  ad esempio nella Legge di bilancio ultima sono stati stanziati 2,4 miliardi in più per il 2026 –, ma questi aumenti non compensano l’inflazione che poi si riflette sul Fondo nazionale sotto forma di svalutazione del denaro e di incremento del costo delle forniture sanitarie e degli appalti (aumentano i costi ma i salari della forza lavoro ristagnano).
 
Per quanto riguarda la forza-lavoro sanitaria il Governo ha risolto il problema dei costi prevedendo aumenti sotto il 6% a fronte di un’inflazione cumulata del 17%.Le liste di attesa sono al loro posto, le strutture chiuse con la spending review non sono state riaperte, i fondi destinati alla disabilità e ai caregiver inadeguati, rinviati di anno in anno  con regole che ne limiteranno fortemente la erogazione . E' la sanità, la salute pubblica il terreno sul quale si misura, con la scuola e i servizi al cittadino, l'attenzione di un Governo alle istanze sociali. Ebbene, se confrontiamo i dati di questi anni il Governo Meloni si è rimangiato buona parte degli impegni assunti, plateale è il dietro front sulla legge Fornero e sull'aumento della età pensionabile fino alla barzelletta sulle accise che dall'opposizione volevano abbattere e invece, saliti al Governo, hanno aumentato.
 
Chi strilla poi al tavolo dei potenti tace ed acconsente
 
Non ci sono alibi, se vuoi dare priorità agli italiani devi adottare politiche conseguenti, se per anni strilli contro la Troika e le regole di Bruxelles ma poi, vinte le elezioni, fai l'esatto contrario palesi solo una grande incoerenza.
Si naviga a vista, prova ne sia la opposizione all'accordo Ue con il Mercosur poi seguita dall'ennesimo voltafaccia, un accordo che fino a poche settimane fa era giudicato dannoso per gli agricoltori italiani ed europei salvo poi  cambiare idea a Bruxelles. Come accaduto per i lavoratori ai quali avevano promesso di cancellare la Fornero, anche gli agricoltori saranno oggetto  prima di lusinghe e  poi di repentini abbandoni?
 
Oro nero
 
Veniamo al petrolio, al plauso dell'Italia alla politica Trumpiana pensando che dal vassallaggio si possano trarre benefici per la Patria, per gli italiani.
L'acquisto di gas e petrolio dagli Usa costa alle casse statali 5 volte tanto di quello Russo, sarebbe sufficiente questo dato per riflettere sulle cause, e le conseguenze, della guerra Nato in Ucraina.
 
Oggi il 68% della produzione mondiale di petrolio è oggetto di interesse statunitense per controllare il commercio, i prezzi, le dinamiche estrattive.
 
Gli Stati Uniti non fanno mistero di voler dominare i mercati mondiali del petrolio e del gas, per farlo devono intanto cancellare ogni trattato internazionale a tutela dell'ambiente e controllare tutte le riserve di gas e petrolio del continente latino americano ricordando che proprio il Venezuela detiene il 20% delle riserve mondiali di petrolio greggio.
 Washington minaccia di ricorrere alla forza contro altri paesi ricchi di risorse, il caso Groenlandia è emblematico, frutto delle mire espansionistiche contenute nell' ultima Strategia di Sicurezza nazionale dell’amministrazione Trump con la quale si ammette di volere espandere controllo e influenza economica e militare ovunque ci siano risorse da prendere.
 
E qui arriviamo ad un'ultima considerazione sulla priorità da assegnare agli italiani. La nuova dottrina Monroe prevede il diritto Usa di andarsi a prendere tutto ciò di cui necessita per governare il mondo, non esistono etica e morale, diritto internazionale e giustizia, quello che conta è l'interesse nazionale.
 
Ma se questo imperialismo non sta portando benefici agli statunitensi,  allo stesso tempo è foriero di scontri sociali interni sempre più cruenti, prova ne sia la militarizzazione del paese con il raddoppio degli effettivi dell'ICE che agiscono come una forza paramilitare nel tessuto urbano delle città arrestando migranti irregolari che magari lavorano, al nero, senza commettere reati di sorta, ben assorbiti nella filiera dello sfruttamento capitalistico.
 
Assecondare Trump vuol dire non recare un buon servizio agli italiani che oggi si scoprono più poveri e insicuri proprio a causa delle politiche statunitensi, infatti. più di due terzi del petrolio del mercato globale proviene da paesi sui quali l’amministrazione Trump comanda o che minaccia apertamente  con ogni forma di pressione. E l'aumento dei costi ha ripercussioni solo negative sulle imprese e sulle famiglie italiane.
 
La dipendenza dai combustibili fossili , la rinuncia alla transizione energetica, l'appiattimento sulle politiche trumpiane alimenta le difficoltà di interi paesi, incluso il nostro, tra repentini aumenti dei prezzi, processi finanziari speculativi, interruzioni delle forniture alimentando alla fine quella grande instabilità economica causata  proprio dai conflitti.
 
Non pensiamo a politiche diametralmente opposte a quelle del fossile ma da qui all'appiattimento sulle strategie Usa corre grande differenza.
 
Se si vuole tutelare prima di tutto gli italiani il Governo dovrebbe avere almeno la compiacenza di dimostrare la bontà delle sue politiche nazionali ed estere, al contrario strilla, gioca a nascondino e criminalizza ogni forma di critica. Prima gli Italiani? No grazie

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L’INFERNO DEL GENOCIDIO A GAZA

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L’inferno del genocidio a Gaza: la testimonianza che pretende responsabilità

 Il libro di Wasim Said, pubblicato da LAD edizioni, non è un racconto da compatire ma un atto di accusa che spezza la neutralità e chiama alla lotta politica.


LA PRESENTAZIONE DEL CURATORE DELLA VERSIONE ITALIANA

Pasquale Liguori

 Non è un libro “su Gaza”, non è l’ennesimo titolo che si aggiunge allo scaffale del dolore mediorientale. L’inferno del genocidio a Gaza è un documento che arriva in Italia con il peso preciso di una prova, non con la leggerezza di un prodotto culturale. Il fatto che a pubblicarlo sia LAD edizioni con la mia curatela non è un dettaglio editoriale, ma una scelta di campo: portare qui una voce che non si presta né alla retorica umanitaria né alla commozione di consumo, ma esige di essere ascoltata come atto di accusa, come frammento di verità che non intende integrarsi nella normalità del discorso pubblico, bensì incrinarla.

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Prossima fermata: lo stato di Polizia?

 

di Federico Giusti

ochi giorni fa, il 14 Gennaio 2026, è stato presentato l'ennesimo Disegno di legge in materia di  "sicurezza urbana, immigrazione e protezione internazionale, nonchè di funzionalità delle forze dell'ordine e del Ministero dell'Interno"

Non è casuale che questo ennesimo tassello securitario arrivi dopo l'arresto di attivisti sociali e politici piemontesi a seguito delle manifestazioni autunnali a Torino e dintorni, arresti  e provvedimenti che hanno colpito anche numerosi studenti minorenni non prima dello sgombero del centro sociale Askatasuna.

Non entreremo nel merito della folle gara intrapresa tra i partiti di Governo nel presentarsi agli occhi delle Forze dell'Ordine come il partito più attento alle loro istanze  e disponibile a intensificare le pene per alcuni reati, urge invece considerare la canea mediatica attorno all'arresto degli attivisti palestinesi accusati di finanziare Hamas (ergo il terrorismo internazionale) che "giustificherà" interventi  ristrettivi e del tutto immotivati proprio sulle materie oggetto di immigrazione.

E tra scioperi e manifestazioni di piazza non potevano mancare altri argomenti forti della campagna repressiva come il richiamo al degrado urbano o alla necessità di rafforzare le prerogative e il potere  del Ministero dell'Interno nella logica per altro di quel Codice Rocco di epoca fascista che ha già dato il là a tutte le legislazioni emergenziali.

A leggere il Disegno di Legge si capisce che l'obiettivo ancora una volta è la microcriminalità elevata a pericolo primario e assoluto (rileggendo le cronache sulla strage di Cras Montana ci chiediamo come sia stata possibile una strage del genere in Svizzera se non violando controlli, norme di legge, normative elementari di sicurezza e di anti incendio a cui unire condizioni di sfruttamento della forza lavoro, logiche del profitto, certezza della impunità). E al contempo è lecito domandarsi se il problema per l'ordine pubblico sia oggi rappresentato dalla borseggiatrice sugli autobus o da un sistema che permette cotante violazioni a beneficio di imprenditori ricchi e potenti.  Centinaia di ore di collegamenti web, siti appositamente creati per alimentare il pericolo sociale derivante dal borseggio, il problema esiste ovviamente e va preso in considerazione ma da qui a trasformarlo in una emergenza corre grande differenza.

Nella totale incapacità, ormai diffusa, di cogliere i reali problemi e gli orrendi crimini commessi contro la umanità o ai danni di lavoratori e cittadini privi di reali tutele, l'accanimento mediatico contro il furto commesso con destrezza non solo guadagna audience ma intere trasmissioni televisive, canali web, pagine social per poi consentire al legislatore di intervenire solennemente con la modifica del codice penale  e della Riforma Cartabia

E dall’attuale reclusione da quattro a sette anni alla reclusione da sei a otto anni, per il reato base, e dall’attuale reclusione da cinque a dieci anni alla reclusione da sei a dieci anni, per l’ipotesi aggravata 

Altro aspetto importante è la cosiddetta Prevenzione della violenza giovanile Ampliamento del catalogo dei reati per i quali si può applicare l’ammonimento del Questore nei confronti di minorenni dai 12 ai 14 anni, questa norma riguarda direttamente un altro capitolo particolarmente gettonato dai nostri imbonitori mediatici ossia quello dei maranza elevati a pericolo numero uno nelle città metropolitane.

Anche in questo caso prevale una logica securitaria rispetto ad una semplice riflessione che imporrebbe azioni concrete: perchè in Italia esistono tanti giovani sotto i 25 anni che non studiano e non lavorano? E per quale ragione assistiamo all'aumento degli under 16 che abbandonano la scuola?

Occupandosi della delinquenza, o presunta tale, giovanile, dovremmo innanzitutto porci la domanda, forse rituale ma sempre valida, se abbiamo fatto abbastanza per prevenire il tutto.

La risposta è negativa, vuoi per inadempienza di vari ministeri ed enti locali, vuoi perchè i percorsi scolastici e formativi presentano lacune paurose e in tanti casi risultano inesistenti

A nostro avviso la preoccupazione del Governo, in questa fase storica, è ben altra ossia quella di lanciare un messaggio repressivo contro le giovani generazioni per prevenire la loro partecipazione attiva a manifestazioni di piazza, a ruota arrivano i provvedimenti securitari che coinvolgono anche i genitori e prevedono interventi e ammonimenti del Questore, sanzioni pecuniarie, sanzioni fino all'ennesima trovata ossia il divieto assoluto di porto di strumenti con lama flessibile, acuminata e tagliente di lunghezza superiore a 5 centimetri, a scatto o a farfalla, di facile occultamento e di 1frequente utilizzo, punito con la reclusione da 1 a 3 anni, (articolo 3, comma 1, lett. c) – nuovo art. 4-ter, comma 1, legge 18 aprile 1975, n. 110); 2) divieto di porto, se non per giustificato motivo, di altri coltelli e strumenti dotati di lama affilata o appuntita di lunghezza superiore a 8 centimetri, punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni (articolo 3, comma 1, lett. c) – nuovo art. 4-ter commi 2 e 3, legge 18 aprile 1975, n. 110)

Sorvoliamo sulle aggravanti specifiche con aumento di un terzo della pena se il reato è commesso previo travisamento o nelle vicinanze di stazioni ferroviari, scuole, parchi, giardini , metropolitane e perfino di Banche (equiparare gli istituti di credito agli autobus o alle scuole è una novità assoluta che rappresenta un precedente su cui aprire una riflessione)

E sorvoliamo anche sulla stretta imposta al permesso di soggiorno sapendo che le norme attuali in materia di cittadinanza risultano ben poco inclusive mentre i confini di classe nello Stato capitalista diventano sempre più marcati e tali da evitare qualsivoglia argomentazione sul presunto diritto (Lea Ypi Confini di Classe Feltrinelli)

Nel caso dei nuovi reati per i minorenni valgono le considerazioni precedentemente avanzate sull'abbandono scolastico, sul fin troppo comodo divieto di accesso ai centri urbani che andrà rafforzandosi impedendo la presenza  nei pressi di strutture e infrastrutture per chiunque abbia subito una condanna in appello per reati contro la persona e il patrimonio, pena l'arresto in flagranza. Questa norma in realtà non è rivolta solo alla piccola criminalità ma anche ai reati di piazza  divenuti, dopo l'autunno scorso, l' ulteriore ossessione per il Governo Meloni. E tanto è il timore della rivolta sociale che si arriva a ipotizzare la perquisizione, prevista dalla legge Reale, non come una necessità, e una urgenza, dettata da operazioni di polizia ma piuttosto come azione preventiva da intraprendere per una schedatura di massa e magari per  accertare l'eventuale possesso di armi, esplosivi e strumenti di effrazione (e qui torna il solito e vecchio pericolo del terrorismo) 

Poi abbiamo la possibilità del fermo preventivo fino a 12 ore per garantire la sicurezza e la pubblica incolumità (gli anziani ricorderanno il fermo degli antifascisti ogni qual volta arrivava in città o paese il Gerarca del Regime)

E l'intervento non poteva tralasciare un argomento dibattuto oltre un anno fa con centinaia di ore televisive: quale reato configurare per chi non si ferma all'alt delle forze dell'ordine?

Per chi non si ferma all’alt delle Forze di polizia e si dà alla fuga Introduzione di un illecito penale punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni per chi non si ferma all’alt degli organi di polizia e si dà alla fuga con modalità pericolosa per la pubblica e privata incolumità, accompagnata dalle misure accessorie della sospensione della patente di guida e della confisca del veicolo, nonché dalla possibilità di arresto in flagranza differita. In tal caso, resta applicabile, in via cautelativa e provvisoria, la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente (articolo 8).

E dopo le decine di manifestazioni a sostegno del popolo palestinese, arriva puntuale l'intervento anti cortei.

In caso di mancate comunicazioni alla Questura per cortei e iniziative di piazza si va verso l'accelerazione del processo sanzionatorio e di inasprimento delle sanzioni pecuniarie irrogabili, le sanzioni amministrative pecuniarie  previste dal Governo vanno da un minimo di euro 3.500 a un massimo di euro 20.000, estese anche all’ipotesi di riunioni promosse tramite reti di comunicazione elettronica (articolo 9, comma 1, lett. a), numero 1). In caso di mancata osservanza delle prescrizioni dell’Autorità, le attuali pene fino ad un anno di reclusione e dell’ammenda fino a 413 euro sono sostituite con la sanzione amministrativa pecuniaria da un minimo di 5.000 a un massimo di 20.000 euro (articolo 9, comma 1, lett. a), numero 2). In caso di mancato rispetto delle limitazioni poste alla circolazione o dell’itinerario previsto, da cui possa derivare un pericolo alla sicurezza o all’incolumità pubblica ovvero in caso di ostacolo o intralcio al regolare funzionamento dei servizi di soccorso pubblico urgente, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000 a 20.000 euro. Nelle ipotesi di turbamento del pacifico svolgimento di una riunione in luogo pubblico o aperto al pubblico o del regolare espletamento del relativo servizio di ordine e sicurezza pubblica è prevista la sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 3.000 euro. Le sanzioni amministrative di cui al presente articolo sono irrogate dal Prefetto (articolo 9, comma 1, lett. a), numero 3). Viene altresì modificato il terzo comma dell’articolo 24, del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, depenalizzando anche l’ipotesi di disobbedienza all’ordine di scioglimento della riunione o dell’assembramento, attualmente punita con l’arresto e l’ammenda fino a 413 euro, con l’applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria da 2.000 a 20.000 euro (articolo 9, comma 1, lett. b). Viene infine modificato l’articolo 654 c.p (Grida e manifestazioni sediziose), primo comma, già depenalizzato, con l’aumento della sanzione amministrativa pecuniaria da 400 a 2400 euro in luogo di quella attualmente prevista da 103 a 619 euro (articolo 9, comma 2). ? Divieto di partecipazione a riunioni o ad assembramenti in luogo pubblico Introduzione del divieto di partecipare a pubbliche riunioni o di prendere parte a pubblici assembramenti, disposto dal giudice, con immediata esecutività, con la sentenza, anche non definitiva, di condanna per taluni delitti commessi con violenza alle persone o alle cose in occasione o a causa di riunioni o assembramenti pubblici. Tale misura potrà essere graduata dall’Autorità giudiziaria in base alla gravità del fatto e alla pericolosità del suo autore (articolo 10). 

Ma la Giustizia non parrebbe uguale per tutti vista la mancata iscrizione  nel registro delle notizie di reato quando appare che il fatto sia stato compiuto in presenza di una causa di giustificazione (ad esempio: legittima difesa, adempimento di un dovere, uso legittimo delle armi, stato di necessità), disciplinando l’attività di indagine in presenza delle suddette scriminanti. Sono assicurate le garanzie difensive oggi conseguenti all’iscrizione nel predetto registro (articolo 11). ? Tutela legale per il personale delle Forze di polizia, delle Forze armate e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco

Norme del genere non sono mai state previste negli anni della lotta armata, il fatto che siano costruite ai nostri giorni dovrebbe indurre a serie riflessioni quanti parlano ancora di Stato di diritto.

E ancora una volta a guidare il legislatore sono i fatti di cronaca non prima di averli deliberatamente esasperati attraverso orchestrate campagne mediatiche, in caso dell'occupazione della redazione di quotidiani e giornali, viene infatti prevista una aggravante comune per delitti non colposi commessi contro giornalisti o direttori di testate giornalistiche Viene introdotta una nuova circostanza aggravante comune, applicabile ai delitti non colposi contro la vita, l’incolumità individuale e la libertà morale, per il caso in cui il fatto sia commesso contro gli iscritti all’albo e nei registri dei giornalisti ovvero contro i direttori di testate giornalistiche non iscritti all’albo, durante lo svolgimento delle proprie funzioni o a causa di esse (articolo 13). 

E in questo delirio repressivo arrivano perfino agenti e servizi stranieri giusto a ricordare che siamo o non siamo una colonia statunitense?

disposizioni in materia di introduzione e porto sul territorio nazionale di armi in dotazione al personale di Forze di polizia straniere Riconoscimento, nell’ottica di una crescente esigenza di cooperazione tra Forze di polizia di diversi Paesi, al Ministro dell’interno - o, su sua delega, al Prefetto - della possibilità di autorizzare personale appartenente alle Forze di polizia di un altro Stato all’attraversamento del territorio nazionale con le armi in dotazione e il munizionamento di servizio, qualora la destinazione finale degli agenti di polizia stranieri sia il territorio di un altro Paese (articolo 14).

Alla luce di queste considerazioni, cosa altro dobbiamo attenderci dal securitarismo?

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L’INFERNO DEL GENOCIDIO A GAZA

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L’inferno del genocidio a Gaza: la testimonianza che pretende responsabilità

 Il libro di Wasim Said, pubblicato da LAD edizioni, non è un racconto da compatire ma un atto di accusa che spezza la neutralità e chiama alla lotta politica.


LA PRESENTAZIONE DEL CURATORE DELLA VERSIONE ITALIANA

Pasquale Liguori

 Non è un libro “su Gaza”, non è l’ennesimo titolo che si aggiunge allo scaffale del dolore mediorientale. L’inferno del genocidio a Gaza è un documento che arriva in Italia con il peso preciso di una prova, non con la leggerezza di un prodotto culturale. Il fatto che a pubblicarlo sia LAD edizioni con la mia curatela non è un dettaglio editoriale, ma una scelta di campo: portare qui una voce che non si presta né alla retorica umanitaria né alla commozione di consumo, ma esige di essere ascoltata come atto di accusa, come frammento di verità che non intende integrarsi nella normalità del discorso pubblico, bensì incrinarla.

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La salute è anche una questione di classe

 

di Federico Giusti

Qualche visita, possibilmente non da malati o degenti, negli ospedali andrebbe fatta giusto per capire lo stato in cui versa la sanità pubblica, un autentico viaggio di istruzione tra cliniche, ambulatori, Residenze per anziani. Avremmo molto da imparare, tanto dall’utenza quanto dalla forza lavoro impiegata, potremmo almeno farci una idea diretta senza pendere dalle labbra dei menzogneri commenti di parte politica. Perché, a scanso di equivoci, la soluzione non è data dal ritocco delle percentuali di spesa per la sanità che poi, in rapporto al Pil e alla tipologia della popolazione (età anagrafica, classi sociali di appartenenza, patologie pregresse e mai curate per mancanza di prevenzione e disponibilità economiche), resta ancora inferiore alla media europea.

La sanità non si è mai ripresa dai tagli della spending review, per usare una metafora potremmo dire che i vari interventi legislativi hanno tamponato le falle senza mai guardare a tutto lo scafo e quello scafo oggi presenta problemi strutturali.

Spazi di pronto soccorso angusti e del tutto inadeguati ad accogliere una utenza in costante crescita, poco personale e grande presenza di specializzandi, interinali e cooperative al posto di personale a gestione diretta, protocolli rigidi costruiti solo per abbattere le spese, lunghe liste di attesa per prestazioni erogate dal servizio pubblico, una trafila burocratica infinita tra impegnative, accettazioni e prenotazioni che rappresentano un problema quasi insormontabile per  anziani, migranti e le classi sociali più basse, ossia le componenti  della popolazione  meno attrezzate e senza competenze informatiche. Chi oggi va in Pronto soccorso, in taluni casi, prova ad accedere a cure e prestazioni che il servizio pubblico ha rinviato di mesi, si cerca di accedere alle cure entrando dalla porta di servizio ma nel frattempo sono stati adottati rigidi protocolli che limitano le prestazioni erogabili.

I medici di base sono pochi, hanno numeri elevati di pazienti da seguire, accrescendo i mutuati si riduce la qualità della prestazione erogata oltre a tutte le incombenze burocratiche imposte nel tempo.

Le disuguaglianze sociali ed economiche hanno effetti sulla stessa salute, lo si sa da sempre e il dato è ormai accertato anche a livello statistico, non esiste una predisposizione genetica a certe malattie, se in un quartiere popolare i casi di diabete ed obesità, di malattie cardio vascolari sono maggiori la causa va ricercata soprattutto nella disparità economica che a sua volta comporta diversificati accessi alle cure, alla prevenzione, a una alimentazione sana e a uno stile di vita funzionale alla tutela del benessere psico fisico.

Diversi anni or sono ci occupammo della alimentazione nei quartieri popolari, di dove le famiglie erano solite rifornirsi, quali cibi si trovavano sulle loro tavole, ebbene la parte del leone la facevano i discount, i prodotti acquistati erano per lo più surgelati, vino e liquori di bassa qualità , poco pesce, verdure fresche  quasi inesistenti, latticini freschi con il contagocce o ristretti al solo cartoccio di latte (quando non veniva acquistato il prodotto a lunga conservazione di solito meno caro).Nel quartiere popolare trovi un numero di fumatori decisamente elevato rispetto ad altri ambienti, lo stile di vita è sedentario con gli spostamenti tra casa e lavoro e famiglia ad occupare parti significative della giornata. Le ingiustizie sociali lasciano sui corpi e nella mente delle persone segni indelebili, le disuguaglianze sociali sono la causa principale di ferite profonde che alla lunga provocano malattie mortali. Ci siamo fatti aiutare da un libro di Luca Carra e Paolo Vineis (Il capitale biologico Codice edizioni 2022) per fraternizzare con concetti e parole oscure, sconosciute al mondo reale, concetti tuttavia imprescindibili per chiunque voglia conoscere l’impatto delle disuguaglianze sulla nostra salute.

Ad esempio, l’orologio epigenetico ossia quella tendenza all’invecchiamento precoce che si manifesta nelle parti meno ricche e per questo svantaggiate della società. E per farci una idea di quanto scritto basta osservare la realtà che ci circonda, ad esempio a proposito di carico allostatico ossia le tante forme di stress che attraversano le esistenze della popolazione meno ricca costretta a barcamenarsi tra lavori e lavoretti per arrivare a fine mese.

E ricordiamoci sempre che la esposizione a fattori dannosi per la salute psico fisica si manifesta fin dai primi anni di vita, certe patologie o disturbi dovrebbero essere diagnosticati e curati prima della loro degenerazione, con celerità da un servizio sanitario e sociale capace di interventi tempestivi per i quali servono strutture idonee e organici adeguati. E per approfondire il glossario delle disuguaglianze di cura potremmo anche menzionare la programmazione biologica o guardare ai contesti familiari e sociali nei quali lo sviluppo corporeo e mentale sono a rischio per alimentazioni inadeguate (ad esempio si fa incetta di cibi ultraprocessati) o mancati stimoli alla crescita dei bambini fin dall’età prescolare.

In tempi come i nostri sono tornati i pregiudizi eugenetici da considerare come il prodotto naturale di teorie razziste costruite a difesa delle disuguaglianze sociali ed economiche, queste teorie sono particolarmente forti negli Stati uniti e in ambienti tipicamente reazionari.

E nell’Inghilterra degli anni Trenta (non nella Germania Hitleriana per intenderci), a proposito del dibattuto sulle condizioni igieniche nelle famiglie dopo la introduzione delle reti fognarie e dell’acqua corrente, veniva scritto che queste innovazioni permettevano anche alle razze geneticamente meno prestanti di sopravvivere

Il pregiudizio eugenetico ha accompagnato le società liberali fino alla Seconda guerra mondiale, e forse dovremmo prendere in esame anche il fattore colonialismo che aggiunge altre considerazioni al concetto di disuguaglianza ulteriori considerazioni, fatto sta che solo nel secondo dopoguerra iniziamo a parlare di pratiche sociali e non di comportamenti individuali, se si valuta un rischio va inquadrato dentro la società e ricondotto alle condizioni materiali di vita.

La causa economica e sociale delle disuguaglianze, le forme con le quali la disuguaglianza stessa si manifesta diventano sempre più importanti, vanno indagate a fondo senza cedere a pericolose e fuorvianti semplificazioni che poi sono a loro volta il prodotto di ideologie costruite per difendere lo status quo. Nell’epoca dei social la divulgazione di fake, di pseudo conoscenze antiscientifiche diventa a sua volta determinante per l’accettazione delle disuguaglianze evitando che la conoscenza reale dei fatti induca a processi di sensibilizzazione e azioni conflittuali per il cambiamento.

Chiudiamo con una considerazione ulteriore che arriva dai tempi pandemici: nelle case popolari di Milano la diffusione del covid è stata rapida e con elevato numero di morti centinaia di anziani e no, in spazi ristretti non erano nelle condizioni di evitare i contagi, anche in questo caso la condizione sociale è stata determinante per favorire o penalizzare alcuni ceti sociali.  In quei terribili mesi nei quali la memoria collettiva ha operato una rapida rimozione la idea che tutti fossimo in pericolo era diffusa ma anche la consapevolezza che le possibilità di contrarre il covid risentivano delle condizioni abitative

In una casa piccola e sovraffollata il contagio avviene con maggiore facilità, in quella casa i figli hanno minori occasioni di miglioramento sociale, sono bambini e adolescenti con meno stimoli e opportunità sociali inferiori ai compagni di scuola della classe media. E in caso di ritardi scolastici, di difficoltà di apprendimento, di scarsa padronanza della lingua non resta che la certificazione per avere un insegnante di sostegno augurandosi che attraverso questa figura si possa colmare almeno parte dei ritardi e delle lacune accumulate.

Sanità e istruzione pubblica sono, come abbiamo provato a dimostrare, strettamente connesse, non è casuale che saranno proprio loro le vittime sacrificali dell’economia di guerra come vittima della logica del profitto è stata la medicina del lavoro che in tempi lontani venne vissuta come conquista dello stato sociale e affermazione dei diritti della forza lavoro.

A distanza di anni i medici del lavoro sono una rarità, è cambiata la stessa nozione di salute e sicurezza, ci vogliono apparentemente in salute per sfruttarci con maggiore intensità, per questo l’attenzione è rivolta anche ad aspetti apparentemente neutri come la organizzazione della vita in azienda, scambiare l’aumento dei ritmi e della produttività con bonus aziendali legati al secondo livello di contrattazione, adottare campagne contro l’uso di tabacco e alcol, prevedere stili di vita salutari.

Se si allunga l’età lavorativa diventa prioritario portare la forza lavoro ben oltre i 60 anni di età in condizioni di salute sufficientemente buone per stare in produzione e avere un basso tasso di assenteismo. E un eventuale interessamento padronale alla nostra salute striderebbe con gli stili di vita imposti dall’impoverimento crescente e dalla spoliazione dei tempi di vita a vantaggio di quelli lavorativi, da come si mangia (anche in base al potere di acquisto), da quanta attività fisica svolgiamo, dallo stress che a sua volta induce al consumo di alcoolici.

Se hai una esistenza precaria difficilmente potrai seguire uno stile di vita apprezzabile, la qualità della vita è il prodotto del potere di acquisto, del buon funzionamento del welfare, non dimentichiamolo mai soprattutto quando ci parleranno di misure alternative allo stato sociale, di sanità e previdenza integrativa.

 

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 Il libro di Wasim Said, pubblicato da LAD edizioni, non è un racconto da compatire ma un atto di accusa che spezza la neutralità e chiama alla lotta politica.


LA PRESENTAZIONE DEL CURATORE DELLA VERSIONE ITALIANA

Pasquale Liguori

 Non è un libro “su Gaza”, non è l’ennesimo titolo che si aggiunge allo scaffale del dolore mediorientale. L’inferno del genocidio a Gaza è un documento che arriva in Italia con il peso preciso di una prova, non con la leggerezza di un prodotto culturale. Il fatto che a pubblicarlo sia LAD edizioni con la mia curatela non è un dettaglio editoriale, ma una scelta di campo: portare qui una voce che non si presta né alla retorica umanitaria né alla commozione di consumo, ma esige di essere ascoltata come atto di accusa, come frammento di verità che non intende integrarsi nella normalità del discorso pubblico, bensì incrinarla.

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