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Malesia, 7 esperienze di lusso per scoprire il nuovo volto dell’Asia

C’è una Malesia che va oltre le spiagge tropicali e le torri di Kuala Lumpur. È quella di una nuova economia che sta attirando investimenti internazionali, di una capitale sempre più cosmopolita e di isole dove il lusso non significa necessariamente isolamento, ma rapporto con la natura.

Nel 2025 il Paese ha raggiunto il record di 426,7 miliardi di ringgit di investimenti approvati, circa 92 miliardi di euro, l’11% in più rispetto all’anno precedente. Quasi la metà, 207,1 miliardi di ringgit, arriva dall’estero, mentre il settore dei servizi rappresenta il 65,9% degli investimenti complessivi. Ancora più interessante è la crescita dell’economia digitale: information & communications ha raccolto 152,9 miliardi di ringgit di investimenti approvati, sostenuti da AI, cloud, big data e data centre.

È anche per questo che Kuala Lumpur, Penang e Langkawi stanno diventando basi interessanti per chi lavora da remoto. Il programma De Rantau, lanciato dalla Malaysia Digital Economy Corporation, è stato pensato proprio per attrarre nomadi digitali e professionisti internazionali: inizialmente rivolto al mondo tech, è stato successivamente esteso anche a professioni come consulenti, manager, pr, commercialisti e altri professionisti che lavorano da remoto. Nel 2024 erano già state presentate oltre 4mila richieste per il Nomad Pass, con migliaia di hub certificati in tutto il Paese.

Il risultato è una destinazione che unisce infrastrutture moderne, connessioni internazionali, costo della vita relativamente competitivo rispetto ad altri grandi hub asiatici e una qualità dell’offerta turistica sempre più sofisticata. È forse questa la vera novità. La Malesia non è più soltanto una tappa di un itinerario nel Sud-est asiatico. Sta diventando un luogo in cui fermarsi.

Kuala Lumpur offre infrastrutture e servizi di una grande capitale asiatica; Penang aggiunge patrimonio, creatività e gastronomia; Langkawi porta il viaggio nella natura. Il programma De Rantau parla chiaro: l’incremento degli investimenti digitali e la crescita degli hub per lavoratori da remoto sono segnali di una strategia precisa: attirare persone, competenze e capitali internazionali, non soltanto turisti.

E proprio questa combinazione: economia in crescita, apertura internazionale, natura e una nuova idea di lusso; che rende oggi la Malesia uno dei Paesi asiatici da osservare più attentamente. Non soltanto per una vacanza, ma per capire dove si sta spostando il baricentro del nuovo lifestyle internazionale. Ecco le esperienze da non perdere.

1. Vivere Kuala Lumpur dal suo hotel più storico

Per capire profondamente Kuala Lumpur si può iniziare l’esplorazione dal The Majestic Hotel Kuala Lumpur, oggi parte di Autograph Collection by Marriott. L’edificio originale risale al 1932 e fu progettato come uno degli indirizzi più importanti della capitale dell’epoca: architettura neoclassica, dettagli Art Déco, ricevimenti dell’élite coloniale e una posizione strategica di fronte alla storica stazione ferroviaria.

Dopo un periodo di declino e il rischio di demolizione, l’edificio è stato restaurato e riportato alla sua funzione alberghiera. Oggi il complesso unisce la parte storica alle strutture contemporanee e mantiene alcuni degli spazi più scenografici della città. Uno dei rituali da non perdere è l’afternoon tea nell’Orchid Conservatory, una sala in vetro trasformata in una sorta di giardino tropicale dove le phalaenopsis abbracciano gli ospiti, a migliaia.

Non è semplicemente un tè pomeridiano, antico retaggio inglese, ma una delle esperienze più teatrali della Kuala Lumpur coloniale reinterpretata in chiave contemporanea.

2. Dormire nella giungla al The Datai Langkawi

Il lusso cambia completamente prospettiva quando si arriva a Langkawi, isola tropicale nel mare delle Andamane dai tramonti spettacolari. Qui l’esperienza da mettere imperdibile è alloggiare al The Datai Langkawi, resort immerso nella foresta pluviale di Datai Bay, dove le ville sono costruite sopraelevate tra la vegetazione.

Le Rainforest Villas, 123 metri quadrati, sono immerse nella foresta e collegate alle aree comuni attraverso percorsi che attraversano la vegetazione. Per chi cerca ancora più privacy ci sono le Rainforest Pool Villas, con piscina privata. Non è soltanto una questione di posizione.

The Datai è diventato uno degli indirizzi più riconoscibili dell’ospitalità asiatica proprio per il modo in cui il progetto architettonico si confronta con l’ambiente naturale. Nel 2026 Tatler Best Malaysia lo ha premiato come Hotel of the Year, Best Resort e Best Hotel Spa, mentre nel 2025 Condé Nast Traveller lo ha collocato al secondo posto tra i resort del resto dell’Asia nella Readers’ Choice.

3. Cenare al Dewakan, per capire la Malesia attraverso il cibo

A Kuala Lumpur la cena al Dewakan è quasi una lezione di geografia malese. Il ristorante dello chef Darren Teoh occupa il 48esimo piano della Naza Tower e costruisce il proprio percorso gastronomico intorno a ingredienti locali, spesso poco conosciuti, raccolti, fermentati, essiccati o trasformati direttamente nella cucina. È oggi l’unico ristorante della Malesia con due stelle Michelin, oltre ad aver ricevuto la Michelin Green Star per il lavoro sulla sostenibilità.

Il suo menu non cerca di imitare la cucina europea, ma parte dalla biodiversità del Paese per trasformarla in alta cucina contemporanea. È probabilmente il modo più interessante per comprendere quanto la cucina malese stia cambiando: non una semplice reinterpretazione del patrimonio locale, ma una ricerca sulle materie prime indigene e sulla loro possibilità di entrare nell’alta gastronomia internazionale. In un modo davvero sorprendente.

4. Scoprire Penang attraverso una tavola condivisa

Se Kuala Lumpur racconta la nuova Malesia economica e internazionale, Penang racconta quella gastronomica. George Town è una delle capitali asiatiche dello street food, ma negli ultimi anni l’isola ha sviluppato una scena di alta cucina capace di dialogare con la tradizione.

Una delle nuove tappe è Communal Table by gēn, nel Seven Street Precinct di George Town (ovvero la via più famosa per lo street food). Solo 24 posti, tutti disposti su una lunga tavolata con cucina a vista, e un’idea di ristorazione che recupera il concetto originario della tavola condivisa. Il progetto fa capo allo chef Johnson Wong, fondatore di gēn, che ha studiato al Le Cordon Bleu Sydney e maturato esperienze in ristoranti internazionali di alto livello, tra cui Restaurant Kei a Parigi e Joël Robuchon a Macao.

Qui la cucina parte dai prodotti malesi e dai sapori della memoria per portarli in una dimensione più contemporanea, con tecniche moderne e una filosofia meno formale rispetto al fine dining tradizionale: un bistrot ben pensato. È un indirizzo che racconta bene la nuova Penang: ancora profondamente legata al suo patrimonio, ma sempre più internazionale.

5. Dormire all’Eastern & Oriental, dove iniziò la storia dei Sarkies

A Penang il viaggio nel tempo continua all’Eastern & Oriental Hotel, fondato nel 1885 dai fratelli Sarkies, una famiglia armena che avrebbe contribuito a costruire alcuni degli alberghi più celebri dell’Asia, dal Raffles di Singapore allo Strand di Yangon.

La storia dell’E&o nasce proprio dall’incontro fra l’Oriente e il mondo coloniale: i Sarkies avevano aperto inizialmente un hotel chiamato Eastern e, un anno dopo, il vicino Oriental. Le due strutture vennero poi riunite dando vita all’Eastern & Oriental. Oggi è considerato la grande dame degli hotel storici di Penang, affacciato direttamente sul mare nel cuore della George Town, dichiarato patrimonio Unesco.

La Heritage Wing, l’ala più antica, conserva l’atmosfera più storica, mentre la Victory Annexe porta l’hotel nel presente. È il tipo di albergo in cui la storia non è una decorazione, ma parte integrante dell’esperienza, con i cannoni (veri) sul camminamento e tanti dettagli antichi (a volte anche in vendita) che ricordano gli anni d’oro della Penang pre bellica.

6. Entrare nella foresta di Langkawi con un naturalista

Al The Datai la giungla non è soltanto ciò che si vede dalla propria villa. È il vero spazio da esplorare. Con i naturalisti del resort si possono percorrere sentieri nella foresta e raggiungere Crystal Creek, una piccola cascata e piscina naturale raggiungibile dopo un breve tragitto in auto e circa 500 metri di cammino nella foresta.

Il percorso permette di osservare flora e fauna dell’ecosistema e di immergersi nelle acque fresche del torrente. È un’esperienza particolarmente significativa perché Langkawi è una Unesco Global Geopark dal 2007, con tre aree geologiche protette: Machinchang Cambrian Geoforest Park, Kilim Karst Geoforest Park e Dayang Bunting Marble Geoforest Park.

Il valore aggiunto è la presenza dei naturalisti residenti del Datai, che trasformano una semplice escursione in un’interpretazione del territorio: dalle piante medicinali agli uccelli, dai corsi d’acqua alla storia geologica dell’isola.

7. Ritrovare l’Europa, con le Petronas davanti agli occhi

Per chi, dopo qualche giorno tra foresta, spezie e cucina malese, sentisse il bisogno di un’impronta europea, c’è Molina, al 51esimo piano di The Face Style.

Il ristorante è guidato da Guillaume Depoortere, chef belga che nel 2025 ha ottenuto una stella Michelin e il premio Opening of the Year della Guida Michelin Kuala Lumpur & Penang. La cucina unisce tecniche francesi, sensibilità nordica e ingredienti asiatici, con una particolare attenzione a pesce e verdure.

La posizione completa l’esperienza: dall’alto lo skyline di Kuala Lumpur diventa parte della cena, con le torri Petronas e la nuova città verticale che raccontano, meglio di qualsiasi dato economico, la trasformazione della capitale.

L’articolo Malesia, 7 esperienze di lusso per scoprire il nuovo volto dell’Asia è tratto da Forbes Italia.

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Materasso matrimoniale e topper in piuma: come migliorare il riposo di coppia

Materasso matrimoniale e topper in piuma: come migliorare il riposo di coppia

Dormire insieme significa condividere uno spazio che deve adattarsi alle esigenze di due persone, spesso caratterizzate da abitudini, corporature e preferenze differenti. La qualità del sonno di coppia dipende quindi da numerosi fattori, a partire dalla scelta di un materasso matrimoniale adeguato, capace di offrire sostegno senza penalizzare il comfort. Anche elementi complementari come il topper in piuma possono contribuire a rendere il letto più accogliente e a modificare la percezione della superficie su cui si riposa.

Un materasso troppo rigido, troppo morbido o incapace di assorbire correttamente i movimenti può trasformare la notte in una successione di piccoli risvegli. L’obiettivo dovrebbe essere creare una superficie sufficientemente stabile da sostenere il corpo e, allo stesso tempo, abbastanza confortevole da favorire il rilassamento. Per questo motivo materasso, topper, rete e cuscini dovrebbero essere considerati come parti di un unico sistema dedicato al riposo, da organizzare tenendo conto delle caratteristiche di entrambi i partner.

Le esigenze di due persone nello stesso letto

Un letto matrimoniale deve rispondere contemporaneamente alle necessità di due persone che possono avere peso, altezza e posizione di riposo molto diversi. Una persona potrebbe preferire dormire prevalentemente sul fianco, mentre il partner potrebbe trascorrere gran parte della notte supino. Allo stesso modo, qualcuno potrebbe apprezzare una superficie più avvolgente, mentre l’altra persona potrebbe ricercare un sostegno più deciso.

La capacità del materasso di distribuire correttamente il peso diventa quindi un elemento centrale. Un buon equilibrio permette alla colonna vertebrale di mantenere una posizione naturale e riduce le pressioni eccessive su alcune zone del corpo, come spalle, bacino e zona lombare. Un materasso matrimoniale dovrebbe inoltre evitare che il peso di una persona provochi un’eccessiva inclinazione della superficie verso il centro del letto.

Un altro aspetto riguarda la libertà di movimento. Durante il sonno è normale cambiare posizione più volte e questi movimenti non dovrebbero disturbare eccessivamente il partner. La struttura interna del materasso può influenzare la propagazione delle vibrazioni da un lato all’altro del letto, con effetti significativi soprattutto per le persone che hanno un sonno leggero.

Indipendenza di movimento e qualità del sonno

Uno dei problemi più frequenti nel riposo di coppia è il trasferimento dei movimenti. Girarsi, alzarsi durante la notte o entrare nel letto più tardi può generare oscillazioni che raggiungono l’altro lato del materasso. La cosiddetta indipendenza di movimento indica proprio la capacità della superficie di limitare questo fenomeno.

Materiali e tecnologie differenti possono offrire comportamenti diversi. I materassi in memory foam, per esempio, tendono ad assorbire bene i movimenti grazie alla capacità del materiale di adattarsi progressivamente alle pressioni. Anche alcuni sistemi a molle indipendenti permettono di circoscrivere maggiormente la risposta del materasso alla zona effettivamente sollecitata.

La scelta dipende comunque dalle preferenze personali. Alcune coppie apprezzano la sensazione più avvolgente delle schiume, mentre altre prediligono una superficie caratterizzata da maggiore elasticità e reattività. Oltre alla tecnologia interna, conviene considerare ergonomia e traspirazione, due caratteristiche che possono influire sul comfort durante tutte le stagioni. Una buona ventilazione della struttura contribuisce infatti a disperdere calore e umidità prodotti naturalmente dal corpo durante la notte.

Scegliere dimensioni e caratteristiche del materasso matrimoniale

La larghezza del letto può incidere sul riposo molto più di quanto si immagini. Disporre di spazio sufficiente permette a entrambi i partner di cambiare posizione senza interferire continuamente con l’altro. Prima dell’acquisto è quindi utile valutare sia le dimensioni della camera sia quelle dei diversi materassi matrimoniali, individuando la soluzione compatibile con la struttura del letto e con le esigenze fisiche della coppia.

Oltre alle misure, meritano attenzione la rigidità del materasso e la sua capacità di offrire sostegno differenziato nelle varie zone del corpo. Il concetto di rigidità non coincide necessariamente con quello di qualità: una superficie particolarmente dura non è automaticamente migliore per la schiena, così come un materasso molto morbido non garantisce necessariamente maggiore comodità.

La scelta dovrebbe considerare soprattutto il modo in cui il corpo viene sostenuto. Spalle e bacino devono poter affondare quanto necessario, mentre altre aree richiedono un supporto più stabile. Per una coppia con corporature molto differenti può essere utile orientarsi verso soluzioni capaci di offrire una risposta progressiva al peso, riducendo la sensazione che uno dei due partner condizioni il comportamento dell’intera superficie.

Anche lo spazio disponibile ha il suo peso. Passare da un letto matrimoniale standard a una misura più ampia può migliorare significativamente la sensazione di libertà durante la notte, purché la stanza consenta di mantenere adeguati spazi di passaggio intorno al letto.

Il topper in piuma per aumentare comfort e morbidezza

Il topper è uno strato aggiuntivo posizionato sopra il materasso e può modificare sensibilmente la sensazione percepita durante il riposo. Un topper in piuma è generalmente scelto da chi desidera ottenere una superficie più soffice e accogliente senza sostituire necessariamente il materasso.

La piuma crea un’imbottitura morbida che accompagna le forme del corpo e rende più graduale il contatto con il materasso sottostante. Questa caratteristica può risultare particolarmente apprezzata se il letto viene percepito come leggermente troppo rigido. La sensazione è differente rispetto a quella offerta dai topper in memory foam: la piuma tende a creare un effetto soffice e tradizionale, mentre il memory presenta una maggiore capacità di modellarsi progressivamente intorno al corpo.

Per ottenere buone prestazioni nel tempo è necessario prestare attenzione alla qualità dell’imbottitura e alla costruzione delle camere interne, che aiutano a mantenere uniforme la distribuzione della piuma. Il topper dovrebbe inoltre essere arieggiato periodicamente e sottoposto alla manutenzione indicata dal produttore.

Occorre però ricordare che il topper non può correggere problemi strutturali rilevanti del materasso. Se la superficie presenta avvallamenti marcati, perdita di sostegno o deformazioni, aggiungere uno strato morbido può migliorare temporaneamente la sensazione di comfort ma non risolvere la causa. Il topper funziona meglio su un materasso ancora efficiente, del quale permette di personalizzare soprattutto morbidezza e accoglienza.

Temperatura, rete e biancheria completano il sistema letto

Il comfort notturno non dipende esclusivamente dal materasso. La temperatura percepita nel letto può diventare un motivo di disturbo, soprattutto se i due partner hanno esigenze termiche differenti. Materiali traspiranti, rivestimenti adeguati e una corretta ventilazione aiutano a creare un microclima più equilibrato durante il sonno.

Anche la rete svolge una funzione rilevante. Una base non adeguata può compromettere il comportamento del materasso, alterandone il sostegno e favorendo deformazioni. Prima di acquistare un nuovo materasso può quindi essere utile verificare le condizioni della struttura sottostante e la sua compatibilità con il modello scelto.

La biancheria da letto completa l’insieme. Lenzuola, coprimaterasso, piumino e coperte dovrebbero essere selezionati considerando stagione, temperatura della camera e sensibilità individuale. Per le coppie con esigenze termiche molto differenti può essere utile gestire separatamente alcuni strati di copertura, pur mantenendo un unico letto matrimoniale.

Anche un cuscino adatto alla posizione di riposo contribuisce al corretto allineamento tra testa, collo e colonna vertebrale. Materasso eccellente e topper confortevole possono infatti perdere parte dei loro benefici se il cuscino costringe il collo in una posizione poco naturale.

Come creare un letto confortevole per entrambi

La soluzione ideale nasce dall’equilibrio tra sostegno, spazio, temperatura e preferenze individuali. Prima di cambiare completamente il sistema letto può essere utile capire quale elemento stia causando realmente il disagio. Se il materasso offre ancora un buon sostegno ma appare eccessivamente rigido, per esempio, l’aggiunta di un topper morbido in piuma potrebbe modificare significativamente la percezione del letto. Se invece sono presenti deformazioni o cedimenti, la priorità diventa la sostituzione del materasso.

Anche provare personalmente la superficie può aiutare a comprendere quale livello di rigidità risulti più gradevole. La sensazione iniziale, però, non dovrebbe essere l’unico parametro: un letto molto morbido può risultare piacevole nei primi minuti ma offrire un sostegno insufficiente durante diverse ore di sonno. Allo stesso modo, un materasso apparentemente rigido può rivelarsi confortevole se distribuisce correttamente il peso.

Per una coppia, il compromesso migliore non consiste necessariamente nel trovare una soluzione intermedia tra due preferenze opposte. Le moderne strutture del letto permettono di combinare sostegno e comfort personalizzato, limitando allo stesso tempo la trasmissione dei movimenti. Prestare attenzione a dimensioni, materiali, topper, rete e accessori permette così di trasformare il letto matrimoniale in uno spazio realmente progettato per favorire un riposo più continuo e rigenerante per entrambi.

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Ferrari Hypersail, lo scafo è pronto: così il monoscafo da 100 piedi si solleverà dal mare

Ferrari Hypersail, il monoscafo volante da 100 piedi progettato per affrontare gli oceani, entra nella fase conclusiva della costruzione. L’azienda di Maranello ha annunciato il completamento della verniciatura dello scafo e della livrea, mentre le appendici, ovvero gli elementi immersi nell’acqua che consentono all’imbarcazione di sollevarsi e mantenere l’equilibrio, sono arrivate in cantiere.ù

Ferrari ha inoltre svelato la tecnologia che permetterà a Hypersail di navigare sollevandosi dalla superficie del mare. Il sistema combina l’ingegneria delle appendici, composta da foil, chiglia e timone, con il Flight Control, una tecnologia di gestione automatizzata dell’assetto sviluppata a partire dalle competenze maturate dalla casa automobilistica nei sistemi elettronici e di controllo dinamico delle vetture sportive.

Come funziona il sistema che permette a Ferrari Hypersail di volare

Il funzionamento di Ferrari Hypersail si basa su tre componenti che operano sotto la superficie dell’acqua e permettono di generare portanza, mantenere l’equilibrio e adattarsi alle condizioni del mare.

I foil, ovvero le ali laterali, generano la spinta verso l’alto necessaria a sollevare lo scafo sopra la superficie dell’acqua. In questo modo riducono l’attrito e consentono all’imbarcazione di raggiungere la velocità desiderata. La chiglia integra invece una delle principali innovazioni tecnologiche del progetto: un foil dotato di una parte mobile, chiamata flap, che contribuisce alla gestione dell’assetto durante il volo. Questa soluzione crea un terzo punto di appoggio, migliorando la stabilità dell’imbarcazione durante la navigazione.

Anche il timone svolge una funzione più complessa rispetto a quella tradizionale. Oltre a dirigere la barca, è equipaggiato con una piccola ala mobile sulla sezione verticale, che permette di effettuare continui micro-aggiustamenti per mantenere la rotta. I tre elementi lavorano insieme per generare, modulare e controllare le forze necessarie a mantenere il monoscafo stabile ed efficiente anche quando lo scafo è sollevato dall’acqua.

Il Flight Control, la tecnologia Ferrari che gestisce l’assetto della barca

A coordinare il funzionamento delle appendici è il Flight Control, il sistema elettronico che gestisce automaticamente l’assetto di Ferrari Hypersail durante la navigazione in modalità volante. La tecnologia deriva dall’esperienza di Ferrari nello sviluppo dei sistemi elettronici e di controllo dinamico delle proprie auto sportive. Il suo compito è analizzare continuamente parametri come vento, onde, velocità e inclinazione dell’imbarcazione, intervenendo in tempo reale per mantenere stabilità e prestazioni.

Il funzionamento si articola in tre fasi. Una rete di sensori distribuiti sulla barca rileva costantemente le condizioni del mare e i movimenti dello scafo. I dati vengono trasmessi a un computer di bordo, che li elabora e calcola le correzioni necessarie. Infine, una serie di attuatori, costituiti da bracci e pistoni meccanici, modifica l’inclinazione dei foil e delle altre appendici per compensare le variazioni di assetto.

Il sistema non sostituisce però l’equipaggio. L’automazione è progettata per gestire le operazioni che possono essere ottimizzate attraverso il controllo elettronico, lasciando ai velisti il compito di interpretare le condizioni del mare, prendere decisioni strategiche e concentrarsi sulle prestazioni dell’imbarcazione.

Fibra di carbonio e titanio per resistere alle sollecitazioni

Un altro elemento centrale nello sviluppo di Ferrari Hypersail riguarda i materiali utilizzati per la costruzione dello scafo e delle appendici. Per garantire leggerezza e resistenza, lo scafo è realizzato con molteplici strati di fibra di carbonio. Questa struttura permette di ottenere un’elevata rigidità, limitando le deformazioni provocate dalle forze esercitate dal mare e consentendo alle appendici di rispondere con precisione ai comandi del Flight Control.

Nei punti sottoposti alle sollecitazioni maggiori, come i bracci dei foil e il carrello della randa, Ferrari ha adottato una struttura composita a sandwich, che combina strati di carbonio e titanio. Si tratta di una soluzione sviluppata sfruttando le conoscenze maturate nel settore delle auto sportive, con l’obiettivo di aumentare la resistenza dei componenti senza compromettere la leggerezza complessiva dell’imbarcazione.

Oltre 20 brevetti per il progetto Ferrari Hypersail

Ferrari Hypersail è stato sviluppato interamente all’interno di una struttura Ferrari, con l’obiettivo di trasferire alla vela oceanica le competenze tecnologiche e ingegneristiche dell’azienda di Maranello. Il lavoro di ricerca e sviluppo ha portato a oltre 20 brevetti. Tra le innovazioni figurano il sistema Winch by Wire, le turbine eoliche a range esteso e il sistema Mv/Hv per l’integrazione delle fonti rinnovabili, presentati nel luglio 2026 insieme al concept di autosufficienza energetica dell’imbarcazione.

A queste tecnologie si aggiungono un albero maestro orientabile dotato di alule, piccole superfici simili ad alette, e una randa double skin, progettata per migliorare il controllo e la gestione delle vele. Il progetto presenta diversi punti di contatto con lo sviluppo delle vetture sportive. Sia un’automobile ad alte prestazioni sia un monoscafo volante richiedono un’elevata efficienza aerodinamica e sistemi elettronici capaci di rilevare e correggere continuamente le reazioni del mezzo.

Per questo Ferrari ha applicato alla progettazione di Hypersail strumenti già utilizzati nel settore automobilistico, dalle simulazioni al computer allo studio dei flussi d’aria, fino ai software che gestiscono la stabilità delle vetture. Il trasferimento tecnologico potrebbe inoltre funzionare in entrambe le direzioni. Secondo Ferrari, i dati raccolti attraverso il progetto Hypersail potranno contribuire allo sviluppo di nuove conoscenze, modelli di calcolo e metodi di simulazione, con possibili applicazioni anche nelle future attività di ricerca dell’azienda.

    Ferrari Hypersail

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Il prossimo influencer del vino lavora in sala: perché il futuro delle cantine italiane si decide al ristorante

Nel vino si parla molto di comunicazione digitale, creator, contenuti social e reputazione online. Tutto necessario. Eppure uno dei luoghi più influenti nella costruzione del valore resta fisico, umano e spesso sottovalutato: la sala del ristorante.

Il ristorante è uno dei pochi spazi in cui il consumatore incontra il vino nel momento esatto della scelta. Davanti a una carta, a un abbinamento, a un calice consigliato, si decide molto più di una vendita. Si decide se una denominazione viene compresa, se un produttore viene ricordato, se un vitigno autoctono diventa accessibile, se un prezzo viene percepito come giustificato.

Il mercato del vino

Questa centralità aumenta in una fase complessa per il mercato. Secondo l’Oiv, nel 2025 il consumo mondiale di vino è sceso a circa 208 milioni di ettolitri, il livello più basso dal 1957; l’export globale è calato del 4,7% in volume, a 94,8 milioni di ettolitri, e del 6,7% in valore, a 33,8 miliardi di euro. Iwsr segnala inoltre che, nei principali mercati globali, il numero dei wine drinkers è diminuito di circa 5 milioni di persone tra il 2021 e il 2024, nonostante la crescita della popolazione adulta.

In questo scenario ogni occasione di consumo diventa più preziosa. Il vino deve essere scelto, spiegato, reso desiderabile. La sala può svolgere questa funzione meglio di molti altri canali, perché lavora dentro una relazione di fiducia immediata. Il cliente ascolta chi lo serve, soprattutto quando il consiglio è preciso, pertinente e privo di ostentazione.

Il punto critico è che molta ristorazione italiana tratta ancora il vino con una certa pigrizia imprenditoriale. Carte costruite per accumulo, referenze inserite per abitudine, poca rotazione, scarsa attenzione al servizio al calice, temperature imprecise, personale non formato e ricarichi talvolta difficili da sostenere. Il risultato è paradossale: il vino dovrebbe aumentare il valore dell’esperienza gastronomica, ma spesso diventa una barriera alla scelta.

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A cosa guardare

Il tema dei ricarichi è centrale. Un margine corretto è necessario: il ristorante sostiene costi di stoccaggio, servizio, rotture, capitale immobilizzato, personale e rischio commerciale. Ma quando il prezzo finale diventa sproporzionato rispetto al valore percepito, il consumatore si ritrae. Ordina meno, sceglie la bottiglia più prudente, passa al calice o rinuncia. In un mercato in cui il consumo di vino è già sotto pressione, ricarichi eccessivi possono proteggere il margine unitario e perdere valore complessivo.

Una carta efficiente dovrebbe lavorare su rotazione, leggibilità, profondità intelligente e redditività reale. Centinaia di etichette servono poco se poi il personale non sa venderle. I nomi prestigiosi servono poco se restano fermi in cantina. Le referenze sicure servono poco se la carta non educa, non incuriosisce e non crea identità per il ristorante. Il vino deve essere pensato come parte del modello economico del locale, al pari della cucina, del servizio e dell’esperienza complessiva.

La formazione

Qui entra il tema della formazione. Molti ristoratori lamentano la difficoltà di vendere vino, ma investono poco nel personale che dovrebbe venderlo. È una contraddizione evidente. La sala è il punto in cui una bottiglia diventa fatturato, esperienza e memoria. Un cameriere preparato può trasformare un’etichetta sconosciuta in una scoperta; uno staff impreparato può rendere invisibile anche una grande bottiglia.

La formazione non deve essere necessariamente lasciata alla cantina. I produttori possono e devono supportare il trade, ma il training può essere affidato anche a figure indipendenti, master of wine, consulenti specializzati o aziende con competenze trasversali. Il vantaggio di una formazione esterna è la capacità di lavorare non solo sul racconto del singolo vino, ma sull’efficienza complessiva della carta: posizionamento, fasce prezzo, margini, rotazione, abbinamenti, servizio al calice, upselling, linguaggio di vendita e coerenza con la cucina.

Un buon training insegna al personale a leggere il cliente. Un appassionato evoluto, una coppia giovane, un tavolo internazionale, un cliente corporate o una famiglia cercano esperienze diverse. La vendita intelligente nasce dalla capacità di adattare il linguaggio: più tecnico dove serve, più semplice dove aiuta, sempre preciso. La competenza contemporanea consiste nel rendere il vino leggibile senza impoverirlo.

I comportamenti generazionali

Il servizio al calice è una delle leve più sottoutilizzate. Permette di abbassare la soglia di accesso a denominazioni, vitigni e produttori che il consumatore potrebbe evitare in bottiglia. Può aumentare la marginalità, ridurre la paura della scelta e creare percorsi più dinamici con la cucina. Per i vini premium, un calice ben proposto può diventare il primo passo verso una futura bottiglia.

Questo punto diventa ancora più importante alla luce dei comportamenti generazionali. Iwsr rileva che i consumatori gen z frequentano bar, ristoranti e club più della media dei bevitori adulti: quasi la metà indica l’on-trade come ultimo luogo di consumo, contro poco più di un terzo del totale adulti. Allo stesso tempo, la moderazione si sta diffondendo come comportamento trasversale, guidata da salute, lifestyle e pressione economica. Questo significa che la ristorazione può intercettare i giovani consumatori, ma deve farlo con linguaggi più accessibili, formati più flessibili e una proposta meno intimidatoria.

Il futuro

Per il vino italiano, la sala rappresenta una piattaforma formidabile. I nostri vini hanno una vocazione gastronomica naturale, ma questa forza richiede mediazione. Un ristorante può spiegare meglio di una campagna pubblicitaria perché un Verdicchio con qualche anno di bottiglia, un Etna Bianco, un Cerasuolo d’Abruzzo, un Lambrusco di qualità, una Schiava o un Sagrantino evoluto abbiano senso a tavola.

Il rapporto tra cantine e ristorazione dovrebbe quindi diventare più professionale. Servono training, materiali chiari, degustazioni mirate per lo staff, storytelling essenziale, informazioni su servizio e abbinamento, supporto continuo alla forza vendita. Il produttore che lascia la bottiglia al distributore e scompare perde una parte decisiva della costruzione del valore.

Il prossimo influencer del vino lavora in sala perché incontra il consumatore nel momento in cui il desiderio diventa acquisto. Ha pochi minuti per orientare una scelta, ma quei pochi minuti possono generare memoria, fiducia e fedeltà. In un mercato che beve meno, questa influenza diventa strategica.

Il futuro del vino italiano passerà anche da qui: dalla capacità di trasformare ristoranti, wine bar e hotel in ambasciatori competenti delle denominazioni. La carta vini deve diventare più efficiente, il personale più preparato, il pricing più intelligente. La sala è il luogo dove il vino può uscire dal linguaggio per specialisti e tornare a essere esperienza, piacere, cultura e valore condiviso.

L’articolo Il prossimo influencer del vino lavora in sala: perché il futuro delle cantine italiane si decide al ristorante è tratto da Forbes Italia.

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Lamarr, la borsa che custodisce un brevetto

Si apre la borsa e, sulla fodera, al posto di un logo compare un disegno tecnico: è il brevetto depositato nel 1942 da Hedy Lamarr e dal compositore George Antheil. Per Hedylamarr Rodrigues, imprenditrice e designer italo-brasiliana, quel brevetto è il cuore del brand che ha fondato. Lamarr è il nome dell’imprenditrice, lo stesso della celebre attrice e inventrice: un dettaglio che diventa un invito a scoprire la storia delle due donne che, in modi diversi, danno identità al marchio.

Hedy Lamarr, la diva che Hollywood definiva “la donna più bella del mondo” e che, lontano dai riflettori, aveva brevettato un’invenzione destinata a rivoluzionare le comunicazioni. A Roma la sua storia ha trovato una nuova voce: quella di Wendy Colton, nipote dell’attrice, arrivata per la prima volta in Italia per raccontare l’eredità di una donna straordinaria, capace di andare ben oltre l’immagine della diva hollywoodiana.

Un nome ricevuto in dono

A scegliere quel nome fu il nonno di Hedylamarr Rodrigues, grande ammiratore dell’attrice. “Era un fan di Hedy Lamarr, la donna del cinema, la donna più bella del mondo. Penso che tutti gli uomini siano d’accordo”, racconta la designer. All’epoca, il talento scientifico di Lamarr non era ancora noto al grande pubblico, ma la sua personalità lasciava già il segno: “Era forte, indipendente, era sé stessa. Immagina cosa dovesse significare tutto questo negli anni Trenta, per una donna partita dall’Austria, passata per Londra e poi arrivata a Hollywood”.

Un esempio di libertà e determinazione che ha ispirato anche la madre di Rodrigues, che scelse quel nome con un’intenzione precisa: “Voleva questo per me. Mi ha dato questo nome perché voleva che crescessi libera e indipendente come lei”.

Un desiderio che oggi rispecchia pienamente la donna che Hedylamarr è diventata.

Due donne, un filo di coincidenze

Il brand aveva appena due anni quando arrivò la pandemia. Nel 2020, Rodrigues cercava una motivazione per andare avanti e sentì il bisogno di trovare un’immagine di Hedy Lamarr a cui ispirarsi. Decise così di scrivere a Denise Loder DeLuca, artista e figlia dell’attrice, che le rispose subito. Il suo desiderio era commissionarle un ritratto, partendo da una fotografia che il nonno guardava spesso. “Voglio il dipinto, voglio le tue mani, non una cosa stampata”, le disse. Il grande ritratto realizzato da Denise è oggi appeso nella sua casa.

Da quel quadro è nata un’amicizia profonda. “Ci sentivamo sorelle fin dall’inizio”, racconta Denise, che negli anni ha venduto a Rodrigues molti altri dipinti, destinati alla casa e all’ufficio. Per lei, sapere che la nuova amica portava il nome di sua madre aveva un significato speciale. E, con il tempo, le coincidenze si sono moltiplicate, fino a sembrare qualcosa di più: “Era destino, era scritto”, dice l’imprenditrice.

Dopo gli incontri tra l’Italia e Seattle, Denise ha dedicato un capitolo alla loro amicizia nel suo libro, appena uscito negli Stati Uniti, I Love Your Hair: My Life as the Daughter of the Most Beautiful Woman in the World and the Inventor of Wi-fi.

Dal brevetto alla borsa

Per Hedylamarr Rodrigues il progetto doveva essere un omaggio. All’inizio era difficile perché c’erano troppe emozioni in gioco. Poi la decisione: “Quello che posso donare è far tramandare il genio che è stato nascosto per cinquant’anni. Lei ha ricevuto il riconoscimento che era già anziana. Voglio che i giovani sappiano che vive tra noi, con la tecnologia che ha creato”.

Il brevetto nacque durante la Seconda guerra mondiale, quando Lamarr e Antheil svilupparono un sistema di frequency hopping, il salto di frequenza, per rendere più sicure le comunicazioni radio. Brevettato nel 1942, è considerato uno dei precedenti fondamentali del Wi-fi, del Bluetooth e delle reti cellulari.

L’imprenditrice e designer italo-brasiliana ha fatto allora quello che sapeva fare meglio: usare la sua creatività per una borsa elegante, pulita, minimal, nel segno della sartoria che Hedy amava. All’esterno è sobria, mentre all’interno ha una fodera con la stampa del brevetto firmato da Hedy Lamarr.

La collezione speciale è a numeri chiusi: cinque pezzi, con due nuovi modelli attesi l’anno prossimo.

Un brand dedicato alle donne che cambiano la storia

Lamarr è nato con un’idea di partenza: la borsa come simbolo. “Cosa rappresenta di più una donna? Le borse. Custodiscono tutto il mondo di una donna, è lì dentro.” Il Made in Italy ne è il DNA: “Ho visto con i miei occhi il saper fare italiano, l’artigianalità della pelle”. Ogni collezione porta il nome di una donna del passato, simbolo di forza e libertà. La linea Timeless per l’autunno-inverno 2026/27 ne è la prova, con Teano, dalla matematica e filosofa della cerchia di Pitagora, e Isabella, da Isabella di Castiglia, in sei tonalità tra cui bordeaux, oliva, bosco, taupe, caramel e blu elettrico.

Il marchio unisce artigianato e tecnologia: la prima borsa integrava luce Led e ricarica wireless. Sul fronte della sostenibilità ha già usato una pelle ricavata dalle bucce d’arancia siciliane. Ha ricevuto il Premio Italia del Merito 2022 e il Premio Phenomena 2024 per l’imprenditoria femminile.

Sul riconoscimento dell’inventrice, Wendy sorride: “Penso che direbbe: era ora. Lo sapevo da sempre. Avrebbe saputo cosa dire con naturalezza, era intelligentissima.” Della nonna, racconta, ha imparato molto guardandola sullo schermo e sentendola spesso al telefono. Hedy era riservatissima sulla sua carriera, e questo ha reso ancora più bello scoprirla: “È emozionante saperne di più, ne ho sempre voluto di più e ne voglio ancora”.

Un’immagine, quella di una donna brillante e un po’ misteriosa, che si completa con il ricordo di Denise Loder DeLuca. A casa, dice, Hedy era “una Mutti austriaca affettuosa, calda, affascinante. La amavamo e la adoravamo.” Madre e nipote raccontano così due facce della stessa donna, la mamma di famiglia e la nonna da leggenda, che oggi il libro di Denise e le borse di Rodrigues restituiscono al pubblico.


Lamarr @RenzoRaviello
Lamarr @RenzoRaviello

 

L’articolo Lamarr, la borsa che custodisce un brevetto è tratto da Forbes Italia.

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