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Futuro24. Gaia Blu e le sentinelle del mare

Saliamo a bordo della nave da ricerca Gaia Blu del CNR, impegnata in una campagna nell'Adriatico. In questa puntata anche l'acqua che si forma dalle rocce, l'inquinamento nell'Artico e una sfida tecnologica dentro un sottomarino

© RaiNews

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Al via il crowdfunding “Anime di mare”

Al via il crowdfunding promosso dal Comitato Gente di Mare di Viareggio con il sostegno della sezione soci Coop Valdiserchio Versilia e il patrocinio del Comune di Viareggio, per la realizzazione dell’opera d’arte “Anime di mare” ideata dall’artista e maestro carrista Jacopo Allegrucci.

Marinai, pescatori, naviganti, costruttori navali, donne e uomini della città di Viareggio: la scultura è dedicata a tutti coloro che ogni giorno solcano il mare e che di mare vivono. Il crowdfunding punta a raccogliere fondi per realizzare l’opera che sarà collocata nella zona del Museo della Marineria di Viareggio, lungo il canale Burlamacca, grazie al supporto dell’Autorità Portuale Regionale Toscana. Oltre che realizzare la scultura, obiettivo dell’iniziativa è valorizzare la conoscenza del Museo della Marineria e tenere viva la cultura e l’antichissima tradizione marinara della città di Viareggio.

L’iniziativa è stata presentata martedì 16 giugno, presso il Coop.fi di Viareggio, alla presenza di Sara Grilli, sindaca di Viareggio, Massimo Lucchesi, segretario generale Autorità Portuale Regionale Toscana, Gualtiero Bottari, presidente sezione soci Coop Valdiserchio Versilia, Marco Pardini, presidente del Comitato Gente di Mare ETS, Jacopo Allegrucci, artista e Maestro carrista, Sirio Orselli, segretario compartimentale dell’Unione delle Medaglie d’oro di lunga navigazione marina mercantile e Claudio Vanni, responsabile relazioni esterne Unicoop Firenze.

Come contribuire

Fino al 15 settembre si può contribuire alla raccolta fondi popolare con:

  • donazioni di 100, 500, 1000 punti della carta socio o 1, 5, 10 euro alle casse dei Coop.fi di Viareggio, Torre del Lago, Lido di Camaiore, Montramito, Vecchiano e Arena Metato.
  • Si potrà contribuire anche con donazioni online su eppela.com,
  • partecipando alle iniziative promosse dalla sezione soci Coop Valdiserchio Versilia sul territorio
  • comprando i prodotti legati al progetto segnalati nei Coop.fi coinvolti. Ogni 15 giorni sarà in evidenza una selezione di prodotti segnalati con un volantino dedicato.

All’iniziativa darà il suo sostegno anche l’Unione delle Medaglie d’oro di lunga navigazione marina mercantile che gestisce le attività culturali all’interno del Museo della Marineria e, nel prossimo periodo, organizzerà visite al Museo e attività dedicate a grandi e piccoli, a sostegno della raccolta fondi.

Nel cuore di Viareggio

L’iniziativa, sposata anche dalla locale sezione soci e da Unicoop Firenze, è nata da un’idea del Comitato Gente di Mare che vuole colmare la mancanza a Viareggio di un’opera specificatamente dedicata al ricordo di questi lavoratori, per il legame indissolubile che la città ha sempre avuto con il mare e con tutti coloro che da sempre lo vivono.

Nonostante la tradizione marinara, lunga oltre duecento anni, non esiste un monumento che rappresenti un simbolo duraturo, un punto di riferimento che celebra il coraggio, la dedizione e il sacrificio di chi ha sempre tratto dal mare il proprio sostentamento, contribuendo in modo fondamentale alla storia e all’identità di Viareggio. 

Il progetto dell’opera

Il monumento “Anime di Mare” si propone di diventare un simbolo di questo legame profondo, un luogo di riflessione e di omaggio per la comunità e per i visitatori. La sua ideazione artistica è pensata per evocare la forza del mare, la tenacia e la resilienza della gente, che lo ha sfidato e amato.

L’opera verrà realizzata in bronzo e acciaio e si presenta come un’opera ricca e dal forte valore simbolico: alla base dell’opera c’è una valigia, simbolo del viaggio e dei ricordi dei naviganti. Sopra alla valigia, si levano in volo gabbiani, fedeli compagni delle partenze e dei ritorni. La cima e la bitta sono invece il simbolo del legame che unisce il marittimo alla sua terra.

L’identità di una comunità

«Viareggio è una città nata dal mare e cresciuta grazie al lavoro, al sacrificio e alla passione di generazioni di donne e uomini che al mare hanno affidato la propria vita e il proprio futuro. Per questo ho accolto con grande favore il progetto “Anime di Mare”, che non è soltanto un’opera d’arte, ma un gesto di riconoscenza collettiva verso chi ha costruito l’identità della nostra comunità. Il mare è parte della nostra storia, della nostra economia, della nostra cultura e persino del nostro modo di essere. Dedicare un monumento alla gente di mare significa custodire una memoria preziosa e trasmetterla alle nuove generazioni, affinché non venga mai dimenticato il contributo di marinai, pescatori, naviganti, costruttori navali e di tutte le famiglie che hanno vissuto e vivono questo legame profondo con il mare. Ringrazio il Comitato Gente di Mare, la sezione soci Coop Valdiserchio Versilia, Unicoop Firenze, l’Autorità Portuale Regionale Toscana, l’artista Jacopo Allegrucci e tutti coloro che stanno contribuendo a questo progetto», ha dichiarato Sara Grilli, sindaca di Viareggio.

Riqualificare l’area portuale

«Come Autorità Portuale Regionale abbiamo accolto con molto interesse la proposta di valorizzare, con un apposito monumento dedicato alla Gente di Mare, la zona della banchina prospicente il museo della Marineria e la piazza Motto e Palmerini adiacente.  Un interesse fondato principalmente su due motivi. Il primo è che il monumento rappresenterà un  doveroso ricordo di tutte quelle persone che hanno dedicato al mare la loro vita lavorativa e il secondo è che l’intera banchina e la piazza Motto e Palmerini rientrano in apposito Master Plan di riqualificazione degli spazi portuali che l’Autorità portuale sta progettando e che vedrà la realizzazione (a lotti) coi prossimi bilanci annuali.  Quindi una positiva convergenza d’intenti a cui Unicoop Firenze, collaborando alla realizzazione della statua, sta dando un importante apporto di risorse e di condivisione popolare», ha affermato Massimo Lucchesi, segretario generale Autorità Portuale Regionale Toscana.

Il sostegno della sezione soci

«Siamo davvero felici di dare il via al crowdfunding per la realizzazione di un’opera d’arte che incarna lo spirito e l’identità di Viareggio, dei suoi tanti lavoratori del mare e il legame che da sempre la città ha con il mare. Per la nostra sezione soci è davvero un onore essere parte dell’iniziativa a cui ci dedicheremo con entusiasmo per raggiungere un buon traguardo di raccolta. Invitiamo i nostri soci e clienti e tutti i cittadini a dare anche un piccolo contributo e a partecipare alle visite a Museo della Marineria e agli eventi che proseguiranno fino alla chiusura della campagna il prossimo 15 settembre», ha commentato Gualtiero Bottaripresidente sezione soci Coop Valdiserchio Versilia.

Un simbolo per naviganti e marittimi

«Questa iniziativa significa davvero molto per tutti noi e siamo molto felici che Unicoop Firenze e la sezione soci Coop Valdiserchio Versilia abbiano sposato il progetto con un crowdfunding e tante iniziative di sostegno. Ci impegneremo per portare realizzare questa opera così significativa per Viareggio, per le nostre famiglie, per quanti ci hanno preceduto e per i futuri naviganti. Invitiamo tutti i cittadini a donare, con l’auspicio che presto il monumento possa essere collocato davanti al Museo della Marineria, come opera che custodisce il forte legame della città di Viareggio con il mare: un simbolo per naviganti e marittimi, per l’intera comunità e per le future generazioni», ha dichiarato Marco Pardinipresidente del Comitato Gente di Mare ETS.

Un tributo a chi vive il mare

«Da figlio di marittimi, ho accettato subito la proposta del comitato Gente di Mare di affidarmi il progetto che oggi trova un sostegno importante grazie alla collaborazione con Unicoop Firenze e la locale sezione soci Coop. Nel progetto ho elaborato il tema proposto in tre elementi principali: il primo è la valigia che rappresenta il viaggio, piena dei ricordi di famiglia, ma anche quelli che si raccoglieranno lungo la rotta. Poi i gabbiani che si levano in volo nelle partenze e nei ritorni, sono l’eco del mare e il segnale della terra che riappare. E infine la cima e la bitta che unisce il marittimo a casa sua, alla terra, agli affetti. Questa scultura è un tributo a chi vive il mare, a chi lo affronta con coraggio, nostalgia e speranza. È un racconto silenzioso che fa riflettere, fatto di bronzo, acciaio e anima», ha concluso Jacopo Allegrucci, artista e Maestro carrista.

Le iniziative in calendario

Per sostenere la raccolta fondi sono in programma alcune iniziative:

  • 10 e 17 luglio, ore 18: visita guidata al Museo della Marineria a curadell’Unione delle Medaglie d’oro di lunga navigazione marina mercantile (30 persone) – ritrovo al Museo ore 18. A fine visita frittura di pesce sul molo.
  • 20 luglio, ore 18 presso il Museo della Marineria: letture marinare per bambini e laboratorio “facciamo i nodi come i veri marinai”. Al termine AperiBaby offerto ai bambini.
  • 23 luglio, ore 19.30: “Cena in Banchina” – cena di raccolta fondi presso la banchina davanti al Museo della Marineria.

Info e prenotazioni per gli eventi: 
Sez.Valdiserchio@socicoop.it – coopfi.info/eventi

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L’anatomia di una diaspora vissuta tra i silenzi di una casa sul mare

Louisa e suo padre stanno percorrendo il frangiflutti, e ogni cauto passo che compiono sui blocchi di granito li allontana sempre più dalla riva. Sua madre non è nemmeno in spiaggia, dove potrebbe stare seduta sorridente sulla sabbia. Sua madre è chiusa nella casetta in affitto quasi affacciata sul mare, molto probabilmente a letto. Per tutta l’estate Louisa ha giocato da sola tra le onde perché sua madre non sta bene e suo padre indossa invariabilmente un completo. 

Stasera però ha acconsentito ad accompagnarla sul frangiflutti, dopo che lei glielo ha chiesto ogni giorno dal loro arrivo. A volte gli spruzzi delle onde arrivano fino ai blocchi, perciò si è arrotolato con cura i risvolti dei calzoni. Ai piedi porta ancora le scarpe rigide e lucidate. In una mano stringe una torcia elettrica non necessaria, nell’altra quella di Louisa in modo altrettanto superfluo. Lei lo tollera per pura gentilezza. «Una cosa a tua madre devo riconoscerla, ed è che ti ha insegnato a nuotare. Saper nuotare è importante per la propria sicurezza. 

Quando ti dava lezioni, però, pensavo che fosse troppo pericoloso. Sono stato molto ingiusto.» «Odio nuotare.» Entrambi sanno che è vero il contrario. Forse suo padre riconosce in quel commento, almeno in parte, una dichiarazione di lealtà nei suoi confronti, ma soprattutto lo vede per quel che è: l’affermazione di una bambina di dieci anni istintivamente polemica. Al largo, molto oltre il punto in cui il frangiflutti incontra una sottile striscia di sabbia, il tramonto ha perduto tutto il suo calore e si è ridotto a un pallore all’orizzonte. Presto dovranno tornare. «Io non ho mai imparato a nuotare» rivela suo padre. «Non ti credo» lo schernisce lei. Tutti sanno nuotare. Anche se è vero che lui fa una questione ogni volta che lei vuole entrare in acqua o anche solo avvicinarsi. 

«È vero. Sono cresciuto in povertà. Non avevamo piscine.» «La piscina è disgustosa. Odio andarci.» «Un giorno sarai grata a tua madre. Ma io voglio che lo dimostri adesso.» Queste sono le ultime parole che le rivolge. (Oppure sono le ultime parole che ricorda? Le disse qualcos’altro? Non c’è nessuno a cui chiederlo.) Distesa a letto, Louisa fissava il buio. Il soffitto si rivelava in una striscia sottile di luce, prima netta come una lama e poi sempre più sfocata, che lo attraversava a partire dalla soglia. La porta era appena socchiusa, perché Louisa aveva paura del buio. Non era sempre stato così. Ogni sera sua madre usciva dalla stanza con lentezza esasperante, sbattendo maldestramente con le ruote della carrozzella contro lo stipite, al punto che Louisa provava l’impulso di gridarle dietro. Quando era finalmente in corridoio, esitava con una mano sulla maniglia della porta semiaperta. «Chiudila del tutto, per favore» le diceva Louisa in un tono asciutto da adulta. La prima volta che lo aveva detto, era stato perché non avrebbe sopportato un altro secondo di vedere sua madre che sbirciava dalla fessura. Da allora lo ripeteva ogni sera con lo stesso tono, perché si era accorta che pur non essendo una brutta cosa da dire era appagante nella sua cattiveria. Sua madre tradiva un’altra breve esitazione, che a Louisa non dava fastidio poiché mostrava che ci era rimasta male. 

A quanto pare le sarebbe piaciuto che Louisa le chiedesse di leggerle qualcosa, o di darle il bacio della buonanotte come se avesse ancora cinque anni. Era un desiderio inespresso ma palese. Un simile, manifesto bisogno di affetto gliela rendeva ancora più repellente. Poi la porta si chiudeva con un sonoro scatto della serratura, quel genere di pesante porta americana di cui Louisa si era quasi dimenticata nell’anno che aveva vissuto altrove. Una porta fatta per essere chiusa. Louisa restava coricata al buio, seguendo con la mente spietata il percorso della sedia a rotelle di sua madre in corridoio e immaginando botole nascoste che si aprivano a inghiottirla. 

Nel frattempo il buio le strisciava sul petto come un serpente, distribuendo ordinatamente il proprio peso sulle spire che si accumulavano sopra di lei all’infinito e che avrebbero potuto seppellirla e schiacciarla se lei non fosse saltata giù dal letto appena in tempo e, con estrema perizia, non avesse riaperto la porta. Louisa era bravissima a ruotare la maniglia. Non era maldestra come sua madre o distratta come sua zia. La serratura non emetteva alcun suono e la luce tornava, sgominando il buio. E Louisa tornava a letto, lo sguardo fisso sulla striscia. 

Quella sera dal corridoio arrivavano anche delle voci. Non distingueva le parole, ma sapeva che parlavano di lei. Quella mattina, invece di presentarsi puntuale in classe, Louisa era stata accompagnata dalla zia in un palazzo del centro per essere visitata da uno psicologo infantile. Nessuno aveva usato quelle parole, “psicologo infantile”. Lo avevano chiamato un colloquio sul suo livello scolastico, e quanto meno all’inizio lei ci aveva creduto. Louisa era a metà della quarta elementare quando lei e i suoi genitori avevano lasciato gli Stati Uniti per trasferirsi in Giappone, e durante l’anno in Giappone aveva finito la quarta americana, svolgendo tutte le verifiche e gli esercizi e leggendo tutti i testi che aveva portato con sé, e anche quella giapponese: aveva fatto la quarta elementare due volte, in due paesi diversi, ma adesso doveva ripeterla di nuovo, manco fosse stata bocciata. 

Il luogo dell’appuntamento era un palazzo di mattoni a cui si accedeva salendo una mezza rampa di scale, e mentre lo facevano sua zia aveva detto: «È per questo che tua mamma non è potuta venire, per colpa di queste scale. Ho chiamato per chiedere se c’erano scale per accedere, e mi hanno risposto di sì. La tua povera mamma». «Non ha niente» aveva borbottato Louisa. «Cosa, tesoro?» Non aveva aggiunto altro. «Non ti ho sentita, tesoro.» Adesso Louisa poteva fingere di essere lei a non aver sentito. Funzionava. Nessuno ascoltava mai con attenzione; anche le persone che più di tutte sostenevano di ascoltare, in realtà non ascoltavano.

Flashlight, Cover

Tratto da “Flashlight. Una torcia nella notte”, di Susan Choi, Mondadori, 2026, 24€, 540 pagine

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