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La sinistra in piazza per l'Iran? Il falso problema della destra catatonica


di Paolo Desogus*

Sembra che il problema dell'opposizione al regime iraniano sia la sinistra italiana che non scende in piazza. Pare infatti che Khamenei fosse sul punto di gettare la spugna e arrendersi per le dimostrazioni di Roma, Milano e Napoli. Bastava un tanto così. Resta però da chiedersi perché allora Bocchino, Pascale, Molinari e gli altri non organizzino loro una bella manifestazione. Non è così difficile, basta chiedere al proprio popolo di disdire gli appuntamenti per il botox e scendere dal suv non per fare shopping in centro, ma per andare in piazza e proporre uno straccio di idea politica. Possono anche coinvolgere i personal trainer, gli armocromisti e gli agenti finanziari. Così per fare numero.
Battute a parte, non mi pare proprio che associazioni e gruppi politici impegnati abbiano trascurato in questi anni l'Iran. Senza i riflettori e senza l'aiuto di Bocchino, Pascale e Molinari hanno portato avanti progetti e iniziative nei limiti delle risorse e delle possibilità.

La partita che si sta giocando ora è però diversa. Non è umanitaria. Il fatto stesso che venga paragonata a quanto accaduto a Gaza è una fesseria colossale. E del resto è un modo per sminuire il genocidio e il tentativo di distruzione di un intero popolo da parte di uno stato nostro alleato. Le manifestazioni dei mesi scorsi erano motivate proprio da questo, dalla necessità di sciogliere i legami con Israele. E la stessa flottiglia aveva come obiettivo non tanto quello di sfondare i confini, ma quello di mostrare ai paesi occidentali la tirannia israeliana sulle acque internazionali e palestinesi per favorire un loro intervento.

In Iran la faccenda è diversa. I nostri paesi stanno già intervenendo contro il regime degli Ayatollah. Hanno già varato sanzioni per le condizioni umanitarie, diversamente da quanto fatto contro Israele.

Ora in Iran stanno avendo luogo manifestazioni di grande rilevanza. Non è escluso che vi siano stati anche agenti esterni provocatori, ma sarebbe sciocco negare che il malessere di una parte significativa della popolazione iraniana sia concreto e dovuto alle pratiche repressive del regime. 

L'errore più grande sarebbe però ora quello di sostenere l'opposizione riducendone le istanze alle rappresentazioni occidentali, queste indubbiamente, sì, manipolate da un'informazione ridotta a dispensatrice di veline delle agenzie americane e israeliane. 

Sarebbe grave sia perché sotto le mentite spoglie del nostro altruismo verrebbe a riprodursi la nostra mentalità tipicamente colonialista che non sa vedere nell'altro da sé null'altro se non qualcosa da piegare alla nostra visione del mondo; ma sarebbe grave sia perché finirebbe per legittimare gli interventi esterni da parte di Usa e Israele. 
Che i due maggiori responsabili del genocidio a Gaza possano essere improvvisamente animati da sentimenti di democrazia e di amore verso l'Iran è lecito dubitare. A Trump in particolare non frega proprio nulla della libertà degli iraniani e dei loro diritti civili. Non gli interessa affatto se le donne iraniane sono emancipate o meno. Non per nulla fa tranquillamente affari con l'Arabia Saudita, non esattamente un paese libertario, e con lo stesso Israele, dove qualcuno dovrebbe prima o poi fare una descrizione dettagliata delle forme repressive tra i gruppi più fanatici e ortodossi. 

C'è poi un altro punto. Gli tentativi di liberazione esterni, soprattutto se americani e israeliani, rischiano di rilegittimare le componenti più repressive del regime islamico. Tutta quella parte di popolazione iraniana in questo momento incerta sul da farsi finirebbe per schierarsi con gli Ayatollah di fronte alla possibilità di una "liberazione" propiziata dalle forze nemiche che nel corso degli anni non hanno esitato a violare gli accordi siglati (vedi quelli sul nucleare stracciati da Trump) e persino il territorio nazionale con attentati e azioni militari. Non ci vuole molto a capire che la via dell'emancipazione non può che essere endogena. Ma capisco che i componenti della destra attuale siano ormai in fase catatonica, ideale per farsi manovrare dall'esterno come burattini.


*da Facebook

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Iran, il nuovo fronte dell'idiozia


di Paolo Desogus*

Il nuovo fronte dell’idiozia è guidato da chi si lamenta della scarsa reattività della “sinistra” verso i fatti dell’Iran e in favore degli oppositori al regime degli Ayatollah. Sarebbe interessante capire cosa si intende per sinistra. Ma vabbè. L’argomento più o meno esplicito impiegato dai vari Molinari e De Pascale (nomi illustri, come vedete) è che non ci sono le stesse mobilitazioni che si sono schierate contro l’esercito israeliano. Non ci sono le piazze piene, non c’è la flottiglia… come se fossero state tirate su dall’oggi al domani e non invece dopo quasi due anni di genocidio.

È chiaro che si tratta di una polemica finalizzata principalmente a screditare il movimento per la Palestina. Ma è evidente che dietro queste polemiche c’è anche il tentativo di far passare un messaggio del resto già molto radicato nel nostro paese, e cioè quello che intende ridurre l’impegno politico a una forma di tifo da preaperitivo serale. 

Il mondo esterno, sopratutto se non ci somiglia, se è portatore di istanze culturali e politiche diverse dalle nostre e soprattutto non riducibili alle nostre categorie, va giudicato secondo lo schema bello-non bello, indipendentemente dalle finalità, dalle idee, dalle aspirazioni dei soggetti con o contro i quali parteggiamo. 

Si tratta in altre parole della riduzione della politica a estetica, limitata ad uso interno. Ci si deve schierare non per prendere parte attiva su ciò che accade. Ma appunto per autoesporci nel nostro teatrino occidentale e così ribadire, i definitiva, non le istanze di libertà degli oppositori che sosteniamo (e di cui il più delle volte non sappiamo nulla, come nel caso dell’Iran), ma le nostre, assunte come migliori e necessariamente illuminate. 

Chi adotta questa prospettiva nelle manifestazioni contro gli Ayatollah non vede altro se non se stesso: “si oppongo al regime perché voglio somigliarci: è al nostro stile di vita occidentale che aspirano!”. Niente di più falso, soprattutto per un paese dalla storia millenaria come l’Iran. 

Diverso era il caso della Palestina. Essendo l’Italia e l’Europa alleata di Israele, scendere in piazza e opporsi al regime terrorista e colonialista israeliano aveva la finalità di intervenire sui nostri governi, quantomeno per rescindere qualche contratto commerciale, soprattutto in materia di armi, e per emettere delle sanzioni, che invece non abbiamo esitato a varare contro l’Iran, la Russia e tutti i paesi che Washington ci ha indicato come nostri nemici.

Ed è questo che il nostro regime non tollera: il movimento per la Palestina, certamente prepolitico, ingenuo, emotivo… tutto quello che volete, non è stato un movimento di pura estetica. È nato non per prendere parte, ma per intervenire concretamente sui piu gravi fatti del nostro tempo. 

Anche con l’Iran occorre un punto di vista concreto, finalizzato a capire cosa sta realmente accadendo e tenendo conto delle possibili infiltrazioni. Forse scopriremmo che il nostro sguardo europeo e la minaccia di esportare i nostri finti valori e il nostro stile di vita sono un forte sostegno proprio per gli Ayatollah, i quali possono sempre dire a chi si oppone che la caduta del regime trasformerebbe l’Iran in una colonia americana proprio come un’Italia o una Francia qualsiasi.

*da Facebook

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