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KRIFI WAG: esce RED CARPET VOL. 2, un disco controcorrente tra ricerca, identità e resistenza artistica

Ci sono dischi che nascono per stare dentro il proprio tempo. E poi ci sono quelli che provano a metterlo in discussione.
Red Carpet Vol. 2, nuovo album dei Krifi Wag, appartiene senza esitazioni alla seconda categoria.

Più che un semplice capitolo conclusivo, questo lavoro è il punto di arrivo – e allo stesso tempo di ripartenza – di un percorso iniziato anni fa, fatto di intuizioni, deviazioni, resistenza e visione. Un disco che completa la “saga” di Red Carpet, ma soprattutto ne espande il significato, trasformandola in qualcosa di più profondo: una dichiarazione artistica, prima ancora che musicale.

“È stato un processo intenso,” racconta la band, “un viaggio devoto e inevitabile alla ricerca di sé stessi, come cuore pulsante della vita e del tormento attraverso la musica.”
E in effetti, ascoltando il disco, questa tensione si percepisce chiaramente: ogni brano sembra portare con sé un’identità precisa, un grido personale che prende forma in arrangiamenti armoniosi, raffinati e diretti allo stesso tempo.

Il tratto distintivo dei Krifi Wag resta quell’equilibrio raro tra disciplina compositiva e slancio emotivo. Le loro radici affondano in un’idea quasi “tradizionale” della scrittura – dove ogni passaggio ha un peso specifico – ma il risultato è tutt’altro che conservativo: performance fluide, organiche, vive, che definiscono un suono riconoscibile e in continua trasformazione.

Non è un caso che, all’interno della tracklist, trovi spazio una collaborazione che per la band ha il sapore di un sogno realizzato: la partecipazione di Ben Koller, batterista dei Converge, presenza che aggiunge ulteriore intensità e profondità a un disco già ricco di sfumature. Non un semplice featuring, ma un punto di contatto reale tra influenze e identità.

Ma Red Carpet Vol. 2 non è solo musica. È anche una presa di posizione.

“In un’epoca in cui tutto sembra portare verso un’omologazione mascherata da libertà,” spiegano i Krifi Wag, “sentiamo il bisogno di difendere la possibilità di esplorare, di deviare, di costruire qualcosa che non sia immediatamente approvato.”
Ed è proprio qui che il disco trova la sua forza più autentica: nella volontà di non adattarsi, di non semplificarsi, di non rinunciare alla complessità.

Il percorso che ha portato a questo risultato non è stato lineare. Avversità, rallentamenti, momenti di crisi: elementi che avrebbero potuto compromettere il progetto, ma che invece ne hanno rafforzato le fondamenta. “Abbiamo sempre resistito,” raccontano, “perché c’è qualcosa in noi che ci spinge a cercare qualità e idee preziose in quello che facciamo. E questo, per noi, vale tutto.”

Prodotto dagli stessi Krifi Wag, registrato da Gianluca Zanin presso Artigian Studio e finalizzato da Eleven Mastering, il disco rappresenta anche una sintesi tecnica e artistica del loro percorso. Il tutto pubblicato da Grazil Records, con un comparto visivo – tra artwork e video – curato direttamente da Simone Bastianello e dalla band, a conferma di una visione totale e coerente.

Red Carpet Vol. 2 è un disco che non chiede scorciatoie, ma attenzione.
Non cerca consenso immediato, ma risonanza nel tempo.

E proprio per questo, forse, è destinato a restare.

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LO-FAI, IL PODCAST CHE NON VA DI FRETTA

LO-FAI, IL PODCAST CHE NON VA DI FRETTA
Da oggi, 15 giugno, è disponibile su Spotify e YouTube la nuova puntata del podcast a cura di Cristopher Bacco dello Studio2 di Padova
Ospite: Veronica Marchi
ASCOLTA IL PODCAST SU SPOTIFY
http://GUARDA IL PODCAST SU YOUTUBE
 

Da oggi, lunedì 15 giugno, è disponibile su Spotify e YouTube la decima puntata di LO-FAI, il podcast ideato e condotto dal produttore e tecnico del suono Cristopher Bacco che ogni 15 del mese ospita allo Studio2 di Padova alcuni protagonisti della scena musicale italiana, chiamati a raccontarsi restituendo al pubblico una dimensione intima, autentica e irripetibile. Tra i primi appuntamenti del podcast figurano Bobby Solo, Dellera, Fabio Cinti, Jury Magliolo, Alessandro Ragazzo, Ulisse Schiavo, Gaia Morelli,Fabrizio Nikki Lavoro, Pit Coccato ed Ernesto Marciante.

 

L’ospite della puntata del 15 giugno è Veronica Marchi, cantautrice e produttrice veronese. Attiva dal vivo dal 1997, nel corso della sua carriera ha collaborato con artisti e personalità come Niccolò Fabi, Patrizia Laquidara, Natalino Balasso e Andrea Mirò, sviluppando una scrittura capace di muoversi tra pop e indie folk senza rinunciare a eleganza e autenticità. Nel 2016 partecipa alla decima edizione di X Factor nella squadra di Manuel Agnelli, mentre nel 2020 fonda Maieutica Dischi, etichetta indipendente dedicata alla valorizzazione della musica realizzata da donne.

 

Dopo quattro album in studio e numerosi concerti in Italia e all’estero, nell’ottobre 2025 pubblica “Bianca”, un disco dedicato a Bianca D’Aponte che raccoglie storie di fragilità umane e della consapevolezza che nasce dall’accettarle. Dal concerto evento “Vorrei tornare bambina”, andato in scena al Teatro Camploy di Verona insieme a ospiti come Andrea Mirò ed Eva Pevarello, nasce l’EP “Vorrei tornare bambina – Live @ Teatro Camploy”, pubblicato l’8 maggio 2026 e il video del brano “Anni 90”, tratto da Bianca.

 

Nel corso dell’episodio l’artista dialoga con Cristopher Bacco e propone un live acustico registrato in presa diretta, restituendo la propria visione della musica tra scrittura, esperienza e ricerca di autenticità.

 

LO-FAI è il podcast che sceglie di non andare di fretta. Questo format nasce come presa di posizione contro la frenesia del consumo musicale contemporaneo e la frammentazione dell’ascolto. Ogni episodio, ambientato in un set minimal in bianco e nero, è una conversazione autentica, registrata in presa diretta e accompagnata da un live acustico senza correzioni o artifici.

 

Le performance sono registrate su una musicassetta la quale, una volta firmata dall’artista ospite, viene messa all’asta su eBay. Il ricavato viene interamente devoluto alla Terapia Intensiva Neonatale di Padova tramite la Fondazione Salus Pueri.
CRISTOPHER BACCO

Cristopher Bacco è un produttore e tecnico del suono con oltre 15 anni di esperienza. Ha fondato Studio 2, che dal 2012 al 2015 è stato anche un live club, ospitando live numerosi artisti, tra cui Morgan, Niccolò Fabi, Zen Circus, Le Vibrazioni, Afterhours, Fast Animals and Slow Kids e Bassi Maestro. Dal 2015 si dedica esclusivamente alla produzione discografica, cambiando sede e specializzandosi nella realizzazione di produzioni di alto livello, collaborando con artisti tra audio e video come Alberto Bof, Fabio Cinti, The Winstons, Lombroso, Susana Baca, The Cyborgs, Omar Pedrini, Bobby Solo e Nikki. Ha portato il suo lavoro in studi di fama mondiale, tra cui gli Abbey Road. Nel 2021 crea M.V.A. Productions Srl, realtà dedicata alla produzione multimediale di alto livello, che lo porta a collaborare con Chora Media, WTLK e Mediaset in progetti audio-video professionali.

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“Impermanenza”, il nuovo disco di VARANASI pubblicato da Overdub Recordings.

Dal 16 giugno 2026 sarà disponibile su tutte le piattaforme di streaming digitale e in formato cd “Impermanenza”, il nuovo disco di VARANASI pubblicato da Overdub Recordings.

“Impermanenza” è un lavoro che si muove tra le coordinate sonore del post-punk, dello shoegaze, della psichedelia e del dream pop, alternando brani compatti, diretti e intensi ad altri dalle atmosfere sospese e stratificate. Rispetto al precedente “Cattedrali per principianti”, il disco si presenta più inquieto e cupo, ma anche più corposo, attraversato da momenti di distensione sognante e malinconica.

Il concept prende forma a partire da un’antica idea buddhista: l’impermanenza, intesa come mutamento incessante che attraversa ogni esistenza. Come ricorda la storia di Saigyō, il “demone dell’impermanenza” colpisce senza distinzione, separando ciò che sembra destinato a durare. A questa visione si affianca l’eco delle parole di Yukio Mishima che, ripensando alla Seconda guerra mondiale, descriveva la realtà come fragile e provvisoria, come se ogni cosa potesse dissolversi in un istante.

Le canzoni si muovono proprio in questo spazio instabile: i testi evocano immagini di mondi che tremano come fiamme, ombre o sogni, figure inquiete e visioni in cui la consapevolezza della caducità convive con il desiderio di attraversare fino in fondo ciò che resta.

Spiega la band a proposito del nuovo lavoro discografico: “L’antico motivo buddhista dell’impermanenza, il mutamento incessante. Tutti i mondi sono simili a una fiamma oscillante: sono simili a un’ombra, a un’eco, a un sogno, a una creazione magica. Si agisce consci della vanità, attratti dal vortice del nulla. Tra la decomposizione dell’anima e la tentazione di esistere, tra l’assoluto e l’illusione. Per sempre o per niente. Attraverso la guerra vista da lontano, attraverso l’assedio del presente. Guardiamo le stelle e non abbiamo più paura, attraverso gli esordi bruceranno le nostre ferite”.

“IMPERMANENZA” TRACKLIST

Impermanenza
L’effetto che fa
La tentazione di esistere
Per sempre
L’assedio
Gli esordi
La decomposizione dell’anima
Canto di quiete e di tempesta
Solaris
Ragazzo in fiamme

Biografia

Varanasi nasce nel 2019, dopo la conclusione del percorso decennale dei Japan Suicide, con l’esigenza di costruire un progetto più coerente e in lingua italiana. Tra post-punk, shoegaze e psichedelia, la band attraversa sonorità cupe e malinconiche, mantenendo una tensione costante tra impatto e introspezione. Dall’EP omonimo fino all’album Cattedrali per principianti, il suono si muove tra trasformazione e continuità, dando forma a una nuova identità.

La band è composta da: Matteo Luciani (basso), Leonardo Mori (tastiere), Stefano Bellerba (voce e chitarra), Saverio Paiella (chitarra), Matteo Bussotti (batteria).

Anticipato dal singolo “Per sempre”, “Impermanenza” è il nuovo album di Varanasi pubblicato da Overdub Recordings disponibile in digitale e in formato cd dal 16 giugno 2026.

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The Best Rework of Remember Music: Marco Fratty e Magibest propongono il meglio di dance, disco e house… e fanno ballare il mondo

The Best Rework of Remember Music: Marco Fratty e Magibest propongono il meglio di dance, disco e house e fanno ballare il mondo

 

Marco Fratty e Magibest hanno pubblicato in tutto il mondo “The Best Rework of Remember Music“, un album che è un vero “best of” di ciò che abbiamo ballato dagli anni ’70 – ’80 ad oggi. La label è Audio Recordings  (una delle tante diverse realtà musicali curate da Fratty) ed il sound è decisamente coinvolgente e scatenato. Ecco perché i risultati non sorprendono: sui diversi siti e portali (Spotify, Tidal, YouTube, etc), tra visualizzazioni e stream siamo oltre il milione, numeri davvero importanti per un album / compilation italiano che però guarda al mondo… E lo fa ballare.

 

“The Best Rework of Remember Music” è un progetto che sta riscuotendo un successo straordinario. Quando DJ di tutto il mondo suonano queste tracce in console, l’energia è tangibile: i brani riescono a coinvolgere un pubblico assolutamente trasversale. È una selezione che unisce le generazioni, capace di far ballare sia i più giovani sia i meno giovani. Dal punto di vista professionale, per DJ questo album si sta rivelando uno strumento di lavoro utilissimo e versatile, perfetto per accendere qualsiasi pista. E ovviamente, è perfetto, anche da ballare in ogni altra situazione… anche se non si mixa per professione. 

 

In “The Best Rework of Remember Music”, tra dance, disco e house, alternando ascoltando brani come “Dreams”, “Time” e  “Sensation”,  stare fermi è davvero difficile. «Le hit che abbiamo ballato per decenni e che non saranno mai dimenticate, per la qualità assoluta della musica di quel periodo», spiegano Marco Fratty e Magibest, che sono amici da decenni. «Oggi forse fare musica, con l’AI e mille supporti tecnologici, è troppo facile, per questo escono mille tracce, alcune pure carine… ma di successi veri ce ne sono pochi. La mia “Great Funky”, un brano che ho realizzato qualche tempo fa con Alex Time, senz’altro è tra questi», continua Fratty, che con  gli F.P.I. Project e mille altri progetti attivi ancora oggi, ha davvero fatto la storia della musica da ballo italiana nel mondo. 

 

In “The Best Rework of Remember Music” del passato musicale resta solo la sostanza artistica. Il groove sembra quello del passato, ma in realtà non lo è. Grazie al lavoro di Fratty e Magibest, il sound diventa attuale e irresistibile, anche se continua a guardare, giustamente, al passato. Il ritmo resta eterno. 

 

The Best Rework of Remember Music by Marco Fratty e Magibest su Spotify e su YouTube

 

 https://open.spotify.com/intl-it/album/3nQchyruKn94301tXPP2Hf

 

https://www.youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_nz9ihogQ1kMLhG1AP1WkM5wTjcgLVgSio

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Alessandro Villa: “Sabes Kè” è il grido di riscatto oltre ogni barriera

Alessandro Villa: “Sabes Kè” è il grido di riscatto oltre ogni barriera

 

Il nuovo brano del cantautore e divulgatore sociale si fa testimonianza intima di un passato segnato dall’isolamento, trasformando il dolore in un ponte di speranza per il futuro.

 

Il cantautore e divulgatore sociale Alessandro Villa torna sulla scena con il suo nuovo brano, “Sabes Kè“, un’opera che scava nel profondo del vissuto personale per trasformare il dolore in una testimonianza di speranza.

Il brano nasce da un legame speciale, uno scambio di messaggi reale tra due persone separate da migliaia di chilometri e da una barriera linguistica. Quella connessione nata nel mondo virtuale rappresenta per Villa il rimpianto di non poter vivere una purezza simile nella quotidianità reale, dove la disabilità è stata spesso vissuta come un “guscio fragile” che impedisce di essere visti per chi si è veramente.

Il racconto non si ferma al presente, ma rilegge gli anni ’90, un’epoca segnata da traumi che hanno lasciato strascichi profondi in tutta la vita dell’artista. Villa ripercorre quel periodo in cui si è ritrovato a vivere clandestinamente affetti e amicizie, ostacolati da contesti sociali che non accettavano la sua disabilità, arrivando a constatare come ai comuni amici desse fastidio il legame che lo univa al ragazzo, poiché temevano che tale vicinanza potesse infangare il buon nome del gruppo, sentendosi disonorati dalla presenza della sua disabilità.

Evocare questo ricordo non significa che io voglia puntare il dito contro chi, all’epoca, non ha capito come mi ha fatto sentire“, confida l’artista. “La mia è solo una testimonianza, con la speranza che possa essere un messaggio positivo verso il futuro, anche per tutte le altre persone che hanno vissuto situazioni analoghe o in qualche modo simili“.

Con “Sabes Kè“, il vissuto di isolamento e le incomprensioni del passato trovano finalmente un momento di catarsi. Il brano si trasforma così in una dedica universale a chiunque cerchi di riscattare la propria dignità umana oltre le barriere fisiche e relazionali. È un augurio di buonanotte che vive per sempre, dedicato a chi oggi, seppur da lontano, funge da angelo custode, facendo sentire l’autore protetto.

Riflettendo sul significato profondo dell’opera, Villa aggiunge: “Il brano si chiude con un finale parlato, quasi come se fosse un messaggio vocale inviato nel cuore della notte. Per me, questo finale non è solo una scelta artistica: mi rasserena immensamente pensarlo così, perché mi fa pensare a tutte quelle volte che la persona che mi ha ispirato questo testo manda un messaggio alla sua ‘preciosita’. Questo finale mi permette di sognare per interposta persona, vivendo finalmente l’emozione di amare chi desidero, senza le barriere che solitamente mi circondano. Ma c’è una verità nuda in tutto questo: se non mi dissocio dalla mia ‘identità difettosa’ — da quella visione di me che la società spesso mi rimanda — quel sogno rischia di ritorcersi contro, facendomi soffrire per il rifiuto che purtroppo, a volte, provo verso me stesso. Eppure, quanto è illuminante e riscaldante riuscire a sentirsi parte della vita di qualcuno proprio dopo l’imbrunire? Quando il cielo si incupisce e ci lascia in balia delle nostre fragilità, sapere di essere nei pensieri di un altro è la luce più calda che si possa desiderare. ‘Sabes Kè‘ è esattamente questo: il mio grido di speranza contro ogni solitudine.

Scritto interamente da Alessandro Villa e prodotto con il supporto dell’intelligenza artificiale — scelta come strumento per dare voce a pensieri che le sole parole non bastavano a contenere — il brano si pone come un ponte verso quella sincerità limpida che l’artista insegue da sempre.

Ascolta “Sabes Kè” tramite la cartolina ufficiale: https://li.sten.to/sabeske

Per approfondire la storia e seguire il percorso artistico di Alessandro Villa, è possibile consultare il profilo ufficiale: https://linktr.ee/alessandrovillaofficial

 

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