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Gaza, Kushner incontra Netanyahu dopo il patto con Hamas: “Ora passi concreti e verificabili”

L’inviato statunitense Jared Kushner oggi incontra il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, dopo aver avuto colloqui con i leader di Hamas in Egitto, volti a rilanciare il piano di pace per Gaza sostenuto dagli Stati Uniti, finora respinto da Israele. L’incontro si terrà due settimane dopo che Hamas ha approvato l’ultima fase del piano di Trump per Gaza, che Netanyahu si è rifiutato di sostenere, insistendo sul fatto che qualsiasi accordo debba garantire il “vero disarmo” del gruppo. Kushner, genero di Trump, ha incontrato domenica il nuovo leader di Hamas, Khalil al-Hayya, nella città egiziana di El-Alamein, sul Mediterraneo e ha sollecitato Hamas ad adottare “passi concreti e verificabili”, trasmettendo che il messaggio che “Gaza non potrà mai più essere una fonte di terrore per Israele“, secondo quanto ha riferito una fonte che ha parlato a condizione di anonimato a causa della delicatezza delle discussioni.

Hamas ha ribadito il suo impegno nei confronti del piano, ha detto un’altra fonte. Il gruppo ha poi affermato di aver chiesto ai mediatori e al cosiddetto Consiglio per la Pace di Trump di “costringere” Israele ad “approvare la tabella di marcia… e iniziare a stabilire un calendario per la sua attuazione”. Una foto diffusa dall’Egitto, paese ospitante, non includeva al-Hayya, ma mostrava Kushner a un tavolo insieme ai membri del Consiglio per la Pace, tra cui l’ex primo ministro britannico Tony Blair. Anche Qatar e Turchia, mediatori chiave insieme all’Egitto, hanno partecipato. Gli Stati Uniti hanno rifiutato per anni qualsiasi contatto con Hamas, che classificano come organizzazione terroristica e che ha guidato l’attacco del 7 ottobre 2023 contro Israele che ha scatenato la guerra di Gaza. Ma l’amministrazione Trump si è mostrata sempre più favorevole al contatto diretto nella speranza di porre fine al devastante conflitto, negoziando l’accordo di cessate il fuoco di ottobre che ha portato al rilascio degli ostaggi israeliani rimanenti.

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As Army Fails to Protect Palestinians, Israeli Leaders Sympathize With Settlers

Defense Minister Katz called for the military to turn over to the police the responsibility for protecting Palestinians after two West Bank families were besieged by violent settlers.

© Zain Jaafar/Agence France-Presse — Getty Images

Israeli soldiers patrolling a street Thursday during an operation in the village of Qusra, in the Israeli-occupied West Bank.
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As Army Fails to Protect Palestinians, Israeli Leaders Sympathize With Settlers

Defense Minister Katz called for the military to turn over to the police the responsibility for protecting Palestinians after two West Bank families were besieged by violent settlers.

© Zain Jaafar/Agence France-Presse — Getty Images

Israeli soldiers patrolling a street Thursday during an operation in the village of Qusra, in the Israeli-occupied West Bank.
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E’ LA VALMY ASIATICA. LA CINA SI FA PORTAVOCE DI DUE TERZI DEL MONDO: DALLA RUSSIA ALL’INDIA, DALL’AZERBAJAN ALLO YEMEN.

Nel ventesimo anniversario dell’attacco all’Irak, Il Presidente cinese XI Jinping ha piazzato tre “ banderillas” sul dorso del toro americano distratto dal panno rosso: la ripresa delle relazioni diplomatiche tra Iran e Arabia Saudita, la visita di Stato a Mosca ad onta del “ mandato d’arresto” CPI a Putin e la visita in Cina dell’ex presidente di Taiwan.

A conclusione, la ciliegina sulla torta : “ Nessun paese può dettare l’ordine mondiale,” vecchio o nuovo che sia. Non si poteva dir meglio.

L’annuncio della ripresa dei rapporti diplomatici tra sauditi e iraniani con la mediazione cinese, mi ha ricordato la battaglia di Valmy contro la prima coalizione.

Non successe praticamente nulla, cannoneggiamenti lontani, una scaramuccia con quattrocento morti, ma gli storici l’hanno identificata come il momento in cui la rivoluzione francese fece il suo ingresso in Europa.

Il compromesso Iran-Arabia ha identica valenza. Ha dato diritto di cittadinanza alla politica di rifiuto dell’uso della forza, alla scelta indiana della neutralità e rivitalizzato i paesi non allineati a partire dall’Azerbaijan ultima recluta. La prossima tentazione potrebbe averla la Turchia.

Con questa mossa. La Cina é comparsa sul palcoscenico del mondo mediorientale come autorevole arbitro imparziale, partner affidabile e patrono dell’idea di sicurezza collettiva. Non c’é stato bisogno di sconfessare le politiche dei vari Kerry, Bush, Obama, Clinton, Trump, Biden. A ricordarli, é rimasto solo Netanyahu, sconfessato dall’ex capo del Mossad Efraim Halevy ( su Haaretz) che propone un appeasement con l’Iran con toni che riecheggiano Kissinger.

Con la visita a Mosca XI Jinping ha delegittimato la pagliacciata della Camera Penale Internazionale, ormai specializzatasi nei mandati di arresto a carico dei nemici degli Stati Uniti ( Hissen Habré, Gheddafi, Milosevic, ) e gestita da un mercante di cavalli pakistano tipo Mahboub Ali.

Poi, con la prossima visita di dieci giorni dell’ex presidente di Taiwan, Ma Ying Jeou, ha mostrato di non aver bisogno di dar voce al cannone per affermare la consustanziazione tra l’isola e il continente e di considerare superato l’uso della forza in politica estera, inutile l’accerchiamento dell’AUKUS nel Pacifico, assennando con questo un colpo contemporaneo anche alla mania russa di imitare servilmente gli americani anche – e sopratutto- nei difetti.

Da giovedì, Putin dovrà scegliere tra l’accettazione dei dodici punti del piano di pace cinese e l’isolamento internazionale. La strategia sarà però quella cinese che considera la guerra uno strumento obsoleto e non la brutalità cosacca vista finora.

Come potrà l’ONU rifiutare il ruolo di sede arbitrale del mondo che la Cina gli offre senza squalificarsi definitivamente ? I paesi del Vicino e Medio Oriente, dopo i pesantissimi tributi di sangue pagati per decenni, sono ormai tutti consapevoli e convinti della inutilità delle guerre – dirette come con lo Yemen o per procura come con la Siria- e della cruda realtà delle rapine fatte a turno a ciascuno di loro:Iran, Irak, Libia, Siria, con la violenza e agli altri paesi dell’area con forniture , spesso inutili, a prezzi stratosferici: Katar, Arabia Saudita, o col selvaggio impadronirsi di risorse minerarie come col Sudan e la Somalia.

Certo, senza il conflitto in atto che ha predisposto alcuni schieramenti ( specie africani) e senza la capacità di mobilitazione di quindici milioni di uomini, la voce della Cina non risuonerebbe alta come rischia di accadere, ma anche con questo accorgimento, assieme alla discrezione assoluta di cui hanno goduto i colloqui di Pechino, l’effetto sarebbe minore, ma ugualmente evocativo in un mondo che non sente il bisogno di una dittatura a matrice primitiva.

Ora Biden, tra un peto e l’altro, dovrà decidersi a leggere i dodici punti di XI e smettere di litigare con Trump sul costo di una puttana, oppure affrontare il mondo intero col sostegno di Sunak e Meloni.

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