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Morte avvelenate dalla ricina, amica della famiglia denunciata per favoreggiamento: le liti tenute nascoste ai pm

C’è una inattesa novità nell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia minorenne morte a Natale scorso a Pietracatella, paesino del Molise dove, come emerso dalle indagini disposte dalla Procura di Larino, le due sono state uccise tramite avvelenamento da ricina. Se al momento non risultano persone iscritte nel registro degli indagati nell’inchiesta per omicidio aggravato dalla premeditazione e dall’uso del mezzo venefico, il quadro cambia in un secondo contesto. Come riferisce l’Ansa una stretta amica della famiglia Di Vita è stata denunciata per favoreggiamento: la donna, tra gennaio e oggi, è stata ascoltata tre volte in Questura a Campobasso come persona informata dei fatti e ha sempre negato tensioni e problemi nella famiglia Di Vita, salvo poi essere smentita da “riscontri oggettivi” fatti dagli investigatori.

In particolare la donna sarebbe stata a conoscenza dei problemi all’interno della famiglia Di Vita ma avrebbe invece continuato a negare di fronte alle domande dei poliziotti, tanto da far scattare la denuncia per aver ostacolato le indagini. Circostanza, aggiunge l’Ansa, in cui gli inquirenti si sarebbero trovati di fronte altre volte con altri testimoni chiamati in Questura ma poco propensi a riferire nei dettagli episodi e circostanze. Dall’avvio dell’indagine, riferisce LaPresse, sono state raccolte circa 160 sommarie informazioni testimoniali: il numero effettivo delle persone ascolta è però inferiore perché diversi testimoni sono stati convocati più volte per effettuare ulteriori approfondimenti.

I “riscontri oggettivi” che smentirebbero la donna ora denunciata sono emersi dalle prime informazioni ottenute dai telefoni prelevati nella casa di Pietracatella lo scorso 4 maggio. Le tensioni in famiglia sono emerse dalle chat recuperate e che rendono incongruenti alcune testimonianze rese da persone informate dei fatti davanti agli uomini della Squadra Mobile. Un quadro che potrebbe cambiare ulteriormente, dato che il lavoro sui dispostivi elettronici sequestrati (o telefoni delle vittime, Sara Di Vita e sua mamma Antonella, lo smartphone di Alice Di Vita e un tablet, un pc e due modem che erano nella casa di famiglia) è ancora in corso e non sarà completato prima di diverse settimane.

Resta inoltre ancora aperto il filone di indagine per omicidio colposo che vede indagati cinque sanitari dell’ospedale Cardarelli di Campobasso che ebbero in cura Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita nei giorni precedenti al decesso.

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