Roma, uomo precipita su banchina del fiume Tevere e muore


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L’estate 2026 accende i riflettori su Tivoli e sui suoi tesori più preziosi. Le straordinarie Villa Adriana e Villa d’Este, entrambe riconosciute Patrimonio dell’Umanità UNESCO, si trasformano in un laboratorio culturale a cielo aperto grazie a VILLÆstate 2026, il cartellone che intreccia musica, teatro, letteratura e spettacolo dal vivo in uno dei contesti più suggestivi del Lazio.
A pochi chilometri da Roma, i due complessi monumentali offriranno al pubblico un modo nuovo di vivere il patrimonio storico, non più soltanto come luogo della memoria, ma come spazio vivo e contemporaneo, capace di dialogare con artisti, scrittori e protagonisti della cultura italiana.
L’appuntamento inaugurale è fissato per il 21 giugno nell’area archeologica di Villa Adriana. Protagonista della serata sarà Mogol, ospite d’onore dello spettacolo “Emozioni – Viaggio tra le canzoni di Battisti Mogol”.
Accanto a lui salirà sul palco Gianmarco Carroccia, accompagnato da un ensemble di musicisti, per ripercorrere alcuni dei brani che hanno segnato la storia della musica italiana. Tra racconti, aneddoti e interpretazioni dal vivo, il pubblico potrà immergersi nell’universo artistico nato dal celebre sodalizio con Lucio Battisti. Nel corso della serata il direttore dell’Istituto, Alberto Samonà, consegnerà inoltre a Mogol il primo Premio Tibur – VILLÆ, riconoscimento destinato a personalità che abbiano contribuito in modo significativo alla crescita culturale del Paese.
Il programma proseguirà per tutta l’estate con appuntamenti dedicati ai grandi temi della cultura italiana. Tra gli eventi più attesi, gli spettacoli ispirati alle celebri Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar, il progetto “Eterno Pinocchio” per celebrare il bicentenario di Carlo Collodi e la rassegna teatrale Heroides al Santuario di Ercole Vincitore.
Spazio anche alla musica popolare con Ambrogio Sparagna, all’arte contemporanea e alle letture poetiche di Davide Rondoni dedicate a San Francesco e al Cantico delle Creature.
Per la serata inaugurale gli ultimi posti disponibili potranno essere prenotati online acquistando il biglietto d’ingresso a Villa Adriana. Un’occasione per assistere a uno spettacolo unico, immersi nella bellezza senza tempo di uno dei siti archeologici più affascinanti d’Italia.
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L’immortalità, quella che da sempre l’uomo rincorre attraverso la scienza, sembra appartenere soltanto ai divi e alle divine della nostra amata televisione. Ci sono personaggi che nascono, crescono e, metaforicamente, “muoiono” davanti alle telecamere, occupando uno spazio più che speciale nel cuore dei telespettatori. Entrano nelle nostre case ogni giorno e, con il passare degli anni, quei volti finiscono per diventare quasi dei veri e propri membri della famiglia. Barbara d’Urso, l’ex wonder woman di Cologno Monzese, è stata senza dubbio una di loro. Per decenni ha incarnato un modo ben preciso di fare televisione: popolare, immediato, emotivo, capace di mescolare cronaca, spettacolo e quel benamato varietà che non passa mai di moda.
Oggi, però, dopo l’uscita da Mediaset, la regina che dominava i palinsesti vive una stagione completamente diversa. Il suo nome, pur essendo spesso accostato a nuovi progetti, a possibili ritorni e a clamorose avventure televisive, finisce quasi sempre per perdersi nel nulla. Puntualmente qualcosa cambia e le opportunità sfumano. È come se Barbara d’Urso fosse diventata un personaggio in cerca d’autore, proprio lei che negli ultimi quindici anni è stata la creatrice e l’artefice di tanti personaggi televisivi.
Eppure sarebbe ingiusto ridurre la sua storia a quella di una conduttrice in difficoltà. Barbara d’Urso è una stakanovista, una professionista preparata che ha costruito la sua carriera con il lavoro e con una dedizione quasi assoluta. Ha condotto in diretta programmi di intrattenimento, talk show, reality e contenitori pomeridiani, trasformandosi in una vera e propria mattatrice della televisione italiana. Il suo stile può piacere o meno, ma è difficile negare che abbia saputo cavalcare il piccolo schermo come poche altre. Se da una parte c’è chi ritiene che il suo ciclo televisivo si sia concluso naturalmente, dall’altra c’è chi pensa che la lunga e complessa diatriba con Mediaset, tra dichiarazioni pubbliche e questioni legali, abbia inevitabilmente segnato la fine di un’epoca.
In mezzo c’è lei, che continua a difendere il proprio percorso professionale e il lavoro di una vita intera.
Anche il capitolo legato a Ballando con le Stelle ha raccontato molto di questa fase. Barbara d’Urso torna ciclicamente al centro dell’attenzione, accende la curiosità del pubblico e poi scompare, lasciando dietro di sé la sensazione di un’occasione mancata.
Forse il punto è proprio questo. La televisione cambia troppo velocemente e, troppo spesso, dimentica con la stessa rapidità con cui consacra i suoi protagonisti. Un giorno sei la regina degli ascolti, il giorno dopo sembri non esistere più. È successo a molti e Barbara d’Urso non fa eccezione. La differenza è che il suo personaggio è stato così grande da rendere ancora più evidente il contrasto tra il prima e il dopo.
Quello che oggi resta, e che a molti dispiace, è l’ombra di un passato glorioso, che si contrappone alla voglia di vederla rinascere.
I mille e uno volti di Barbara d’Urso, in fondo, raccontano anche questo: la fragilità del successo, la velocità con cui cambia il mondo dello spettacolo e la forza necessaria per non arrendersi quando i riflettori si abbassano. Ed è forse questa la sua sfida più importante: non tornare semplicemente in televisione, ma trovare una nuova dimensione capace di valorizzare l’esperienza, il carattere e la determinazione che l’hanno resa, nel bene e nel male, una delle protagoniste assolute della televisione italiana.
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Si era rifugiato in un casolare per dormire, una struttura abbandonata adibita a riparo di fortuna da altri senzatetto come lui. Un 68enne romeno è morto a Campagnano di Roma, vicino al lago di Bracciano, nella notte del 12 giugno, quando intorno alle 23.30 il complesso ha preso fuoco. Sul posto una squadra dei Vigili del Fuoco, con l’ausilio di un’autobotte, è intervenuta in vicolo del Tifo per cercare di domare le fiamme: una volta spento il rogo i soccorritori hanno ritrovato il corpo carbonizzato della vittima.
La salma dell’uomo è stata portata al Policlinico Gemelli per l’esame autoptico che dovrà accertare le cause della morte e verificare se al momento dell’incendio il 68enne fosse già senza vita. Sul posto sono intervenuti anche i Carabinieri per gli accertamenti di competenza e per cercare di ricostruire la dinamica del rogo e comprendere come possa essere divampato.
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Il corteo per la remigrazione a Roma continua a suscitare reazioni contrastanti nell’opinione pubblica, alimentando un acceso confronto anche a livello istituzionale. La manifestazione, promossa dal comitato Remigrazione e Riconquista, ha infatti innescato una mobilitazione di senso opposto organizzata dal Coordinamento permanente Roma Città Antifascista, che scende in piazza nello stesso giorno e alla stessa ora. Tuttavia, in questo clima sempre più polarizzato, la replica che ha maggiormente attirato l’attenzione è stata la lettera aperta di Kilian e Lukman, due giovani italiani di seconda generazione che hanno deciso di raccontare pubblicamente cosa significhi sentirsi chiamati in causa in un dibattito disumanizzante, che finisce per relegare sullo sfondo le persone e mettere al primo posto le idee politiche.
«Ci chiamiamo Kilian e Lukman e siamo due ragazzi italiani. Non avremmo mai pensato di dover scrivere una lettera come questa». Inizia così il testo di quella lettera, nata dalla convinzione che «il silenzio sarebbe stato più doloroso delle parole». Kilian e Lukman si presentano dunque come farebbe un qualunque studente della loro età, in maniera del tutto naturale. Non a caso, uno dei due sta per affrontare l’esame di maturità mentre l’altro studia Psicologia in Sapienza. E lo fanno non rivendicando alcuna appartenenza ideologica, bensì condividendo, con chiunque decida di leggere e comprendere le loro parole, una quotidianità fatta di scuola, studio, lavoro e famiglia.
«Siamo due ragazzi italiani. Non siamo una teoria da discutere in televisione», scrivono, spiegando come il tema della remigrazione rappresenti per loro non un argomento astratto, ma una questione che tocca direttamente le radici della loro esistenza. «Quando sentiamo parlare di remigrazione – proseguono – pensiamo» ai genitori che lavorano e pagano le tasse, ai sacrifici che hanno affrontato per garantire ai figli un futuro e delle opportunità migliori. «Pensiamo a cose semplici, normali. Le stesse cose che fanno milioni di famiglie italiane ogni giorno», rivelano.
Pertanto, «quando qualcuno dice che persone come noi dovrebbero essere “remigrate”, e nel secolo scorso avrebbe detto “deportate”, la domanda che ci viene spontanea è molto semplice: dove? Dove dovrebbe andare una persona che è già a casa?». È questo ciò che si e ci domandano, sottolineando di essere cresciuti in Italia, di aver studiato nelle scuole italiane e di aver vissuto la Capitale, giocando nei campetti di quartiere e trascorrendo del tempo con gli amici di sempre. Una vera e propria appartenenza, quindi, che non è mai stata vissuta come qualcosa da conquistare o dimostrare, ma come parte integrante della propria identità.
Secondo Kilian e Lukman, inoltre, il rischio maggiore è l’assuefazione a parole e concetti che fino a pochi anni fa avrebbero suscitato indignazione: «Fa paura vedere quanto facilmente ci si abitua», svelano, denunciando una crescente tendenza a discutere della vita delle persone come se si trattasse soltanto di numeri o statistiche. «La verità è che abbiamo paura del 13 giugno. – concludono – Non ci sentiremo sicuri a camminare per strada, ad andare a sostenere l’esame, ad uscire con i nostri amici: per le nostre origini e il colore della nostra pelle. […] Che Italia vogliamo lasciare a chi verrà dopo di noi?».
In definitiva, Kilian e Lukman non ci offriranno soluzioni e di certo non porranno fine ad un dibattito che è destinato ad infervorarsi nel corso dei prossimi giorni, ma perlomeno riportano, o tentano di riportare, la discussione sul piano umano, ricordando che dietro ogni slogan, manifesto o proposta ci sono esseri umani in carne ed ossa, con una storia, una famiglia e possibilmente un futuro.
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Il Vittoriano, uno dei simboli più riconoscibili di Roma e dell’Italia, si sta muovendo. Non si tratta di un crollo imminente né di una situazione di emergenza, ma di un fenomeno lento e costante che gli esperti tengono sotto osservazione da anni. A rivelarlo è uno studio coordinato dalla Sapienza insieme a Ispra e realizzato attraverso Nhazca, società nata come spin-off di ricerca del Dipartimento di Scienze della Terra dell’ateneo romano.
Grazie all’analisi di oltre 300 immagini radar raccolte dai satelliti tra il 2002 e il 2019, i ricercatori hanno ricostruito con precisione millimetrica l’evoluzione strutturale del monumento che domina Piazza Venezia. Il risultato? Il lato nord-occidentale del Vittoriano mostra un progressivo abbassamento di circa un millimetro all’anno.
Il monitoraggio è stato effettuato utilizzando la tecnologia A-DInSAR, una sofisticata tecnica di interferometria radar che permette di rilevare spostamenti minimi senza installare sensori direttamente sull’edificio.
Le analisi hanno evidenziato un comportamento non uniforme della struttura. Mentre la porzione orientale dell’Altare della Patria appare sostanzialmente stabile, quella nord-occidentale registra una lenta deformazione. Sul muro perimetrale affacciato su Piazza Venezia, nel periodo esaminato, l’abbassamento complessivo ha raggiunto circa cinque millimetri. Numeri apparentemente insignificanti, ma estremamente preziosi per gli studiosi che si occupano della conservazione dei grandi monumenti storici.
Gli esperti sottolineano che il fenomeno rientra nei normali processi di assestamento che possono interessare strutture monumentali di enormi dimensioni. Proprio per questo il dato più importante non è tanto il millimetro perso ogni anno, quanto la possibilità di rilevarlo con precisione e continuità.
Per una città come Roma, costruita su stratificazioni millenarie e caratterizzata da un patrimonio archeologico unico al mondo, il monitoraggio satellitare rappresenta ormai uno strumento fondamentale. Tecnologie sempre più avanzate consentono infatti di individuare variazioni impercettibili prima che possano trasformarsi in criticità.
Il Vittoriano, inaugurato nel 1911 e dedicato a re Vittorio Emanuele II, continua dunque a vegliare sulla Capitale. Ma ora sappiamo che, sotto il suo candido marmo botticino, il gigante di Piazza Venezia si muove lentamente. Talmente lentamente da sfuggire agli occhi dei romani e dei milioni di turisti che ogni anno lo ammirano, ma non ai satelliti che osservano la città dall’alto.
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Con la direzione artistica di Ezio Cristo, la manifestazione è promossa e organizzata da un gruppo di imprenditori attivi nel tessuto culturale e sociale della Capitale e nasce con l’obiettivo di creare uno spazio aperto di incontro, confronto e celebrazione, attraverso un programma che unisce approfondimento culturale e intrattenimento, nella piena valorizzazione della Gay Street romana, luogo storico e simbolico per la comunità LGBTQIA+ della Capitale.
Tra gli appuntamenti più attesi della manifestazione, la sera del 19 giugno, il concerto di Francesco Sarcina e Le Vibrazioni, una delle band più amate e rappresentative del panorama pop-rock italiano.
Tra gli ospiti attesi figurano Imma Battaglia, Francesca Pascale, Antonella Elia, Priscilla, Francesco Montanari e Gabriele Piazza con lo spettacolo satirico “Eterofobo”, insieme ad altri protagonisti del mondo della cultura, dello spettacolo e dell’attivismo. Le serate saranno animate da momenti di intrattenimento e musica grazie alla partecipazione di alcune tra le più note organizzazioni di eventi della capitale, che cureranno dj set e performance dal vivo. “Walk with Pride” si propone come un’occasione per raccontare una società più aperta, inclusiva e consapevole, attraverso il dialogo tra arte, cultura, spettacolo e partecipazione civile, nel cuore di una delle città più amate al mondo.
“La Gay street è forse il primo simbolo identificativo del movimento lgbtqia+ romano”-dice il Direttore Artistico Ezio Cristo-“e gli eventi della manifestazione Walk with Pride sono la sintesi logica e significativa di tutto quello avviene durante l’anno. La gay street è il luogo di condivisione e incontro per eccellenza e sempre aperto alla comunità e non, ai romani così come ai tantissimi turisti che si ritrovano davanti al Colosseo ogni giorno e ogni notte. Credo in un Pride diffuso: ogni realtà aggregativa, anche la più piccola dovrebbe avere uno spazio. Non dovrebbe esserci solo un luogo dove si concentrano tutti gli eventi, le serate o le organizzazioni, ma sarebbe bello se i vari quartieri di Roma avessero i loro punti di riferimento”.
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Oltre undici chili e mezzo di cocaina pronti a rifornire le piazze di spaccio della Capitale e una base logistica allestita in un attico abusivo ricavato sul terrazzo di uno stabile di edilizia popolare. È quanto scoperto dalla Polizia di Stato nel quartiere Ponte di Nona, a Roma, dove gli agenti del VI Distretto Casilino e delle Volanti hanno arrestato un quarantunenne italiano con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. L’indagine è partita dal continuo e sospetto via vai di persone all’interno del complesso residenziale. Gli investigatori hanno così predisposto un servizio di osservazione con pattuglie posizionate in punti strategici dell’area, riuscendo a monitorare i movimenti di un uomo che si aggirava con fare sospetto tra il terrazzo e il vano scale del palazzo.
L’uomo è stato fermato al secondo piano mentre trasportava una vistosa busta gialla. Alla vista dei poliziotti ha tentato di disfarsene, ma gli agenti sono riusciti a recuperarla immediatamente. All’interno sono stati trovati dieci panetti di cocaina per un peso complessivo superiore agli 11,5 chilogrammi. Durante il controllo sono stati sequestrati anche due smartphone, ritenuti dagli investigatori strumenti utilizzati per gestire contatti, ordinazioni e consegne della droga. La successiva perquisizione ha portato alla scoperta di un mazzo di chiavi che ha consentito agli agenti di individuare un locale tecnico situato sul terrazzo dello stabile e trasformato abusivamente in una sorta di attico.
Secondo gli inquirenti, l’ambiente era stato adibito a vera e propria base operativa per il confezionamento e la gestione dello stupefacente. Al suo interno sono stati trovati strumenti per la pesatura e il confezionamento della cocaina, elementi che hanno contribuito a delineare il quadro indiziario a carico del quarantunenne. L’arresto è stato successivamente convalidato dall’autorità giudiziaria.
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Conte: “Rafforza il campo progressista”. Schlein: “Dobbiamo essere all’altezza delle aspettative”. Bonelli e Fratoianni: “Ben venga aiuto al centrosinistra”
Alessandro Onorato lancia Progetto Civico Italia, una realtà che, come dichiara dal palco l’assessore capitolino ai Grandi Eventi, allo Sport, al Turismo e alla Moda di Roma Capitale, si schiera nel campo progressista non come segmento accessorio né come spazio residuale di centro, mirando alla costruzione di un’unica aggregazione diretta al voto. Fra le priorità: sicurezza, formazione scolastica, vita nelle piazze, nei parchi, certezza delle pene e recupero sociale dei detenuti. Ricetta da consegnare al campo largo, che guarda al PCI con interesse, apprezzamento e curiosità.
Partito Civico nasce come movimento di vocazione progressista. È dunque inevitabile che incassi la simpatia del leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte: “Progetto Civico Italia è costruito su solidità civiche e amministrative. È un contributo che rafforza il progetto progressista a cui tengo molto. L’obiettivo non è vincere, ma cambiare il paese. Con l’opposizione abbiamo già definito diversi punti in comune anche in politica estera, benché ne dica la destra. Questa nuova forza politica può aiutarci e ha in dote le antenne che gli amministratori hanno sui territori. La democrazia è al bivio, corriamo il rischio di una torsione illiberale. Adesso tocca a noi. Dobbiamo rimettere in mano ai cittadini le sorti della Repubblica e restituire la voglia di partecipazione”.
La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein spinge verso la creazione di un pacchetto di misure riformiste a burocrazia zero e sostenibilità sociale da condividere con la coalizione. “Dobbiamo essere all’altezza delle aspettative ma non contro i nostri avversari. Piuttosto per migliorare il paese. Si parla di alleanze e programmi ma siamo già convergenti su tante battaglie. In primis, lottare contro lo smantellamento della sanità. Difendiamo la scuola pubblica, gli investimenti, lottiamo contro il caro vita. Non possiamo avere le bollette più care d’Europa. C’è tanto lavoro ma siamo pronti ad accogliere, ascoltare, allargare l’offerta politica condividendo gli stessi valori. Non c’è miglior programma che attuare gli articoli della nostra meravigliosa costituzione”.
Progetto Civico rientra a pieno titolo nel campo largo, alveo dove c’è anche Alleanza Verdi e Sinistra che plaude all’iniziativa ma non perde l’occasione per invocare anche un “programma chiaro, condiviso e coraggioso”. Pensieri e parole del leader di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni: “Al partito tutto ciò che contribuisce a rendere più forte il centrosinistra rispetto a questa destra brutta e pericolosa è il benvenuto ma deve essere poi definito all’interno di un programma credibile che come dico da tempo deve essere ambizioso”. Gli fa eco Angelo Bonelli (Verdi): “Guardiamo con interesse la proposta di Onorato, tutto ciò che si muove fra amministratori e amministrativi per rafforzare la proposta politica e programmatica del centrosinistra è estremamente positivo”.
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Arriva in libreria il 17 giugno La cuoca di Churchill di Annie Gray (Slow Food Editore), il romanzo ispirato alla vera storia di Georgina Landemare, la donna che per quattordici anni cucinò per il premier britannico accompagnando con i suoi piatti alcuni dei momenti più delicati della storia del secolo scorso.
Ci sono vite che scorrono lontano dai riflettori ma che, in modo silenzioso, finiscono per lasciare un segno nella grande Storia. È il filo conduttore di La cuoca di Churchill, il nuovo romanzo di Annie Gray in uscita il prossimo 17 giugno, che racconta l’esistenza straordinaria di Georgina Landemare, la donna che durante gli anni più difficili della Seconda guerra mondiale si prese cura della tavola di Winston Churchill.
Il volume si inserisce nel filone delle biografie romanzate che riportano alla luce figure rimaste per decenni nell’ombra, proprio come accaduto con titoli di successo quali La cuoca dei Kennedy e La ragazza delle meraviglie. Libri che trasformano documenti, lettere e testimonianze dimenticate in racconti capaci di restituire voce a protagonisti invisibili.

Nata in un modesto villaggio rurale dell’Inghilterra vittoriana, Georgina Landemare crebbe in un ambiente fatto di sacrifici, lavoro e tradizioni culinarie tramandate di generazione in generazione. Contro ogni aspettativa riuscì però a imporsi in un settore quasi esclusivamente maschile, diventando una delle poche chef donne dell’epoca.
Quando entrò al servizio di Winston e Clementine Churchill nel 1940, nessuno poteva immaginare che sarebbe rimasta accanto alla famiglia per ben quattordici anni, più a lungo di qualsiasi altro membro dello staff domestico.
Per Churchill il cibo non era un semplice piacere, ma uno strumento di relazione e diplomazia. Le cene organizzate da Georgina contribuirono a creare quell’atmosfera conviviale che il premier britannico considerava essenziale nei rapporti politici e internazionali.
Attraverso la sua vicenda personale, Annie Gray ricostruisce un intero mondo: quello delle grandi dimore inglesi, del servizio domestico, della cucina britannica tra gli ultimi fasti dell’età edoardiana e le privazioni imposte dal conflitto mondiale. Un romanzo che unisce rigore storico e narrazione, destinato a conquistare gli appassionati di storia, le lettrici in cerca di figure femminili forti e chi continua a sentire la nostalgia delle eleganti atmosfere di Downton Abbey.
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Il campo largo si arricchisce di un nuovo componente. L’assessore capitolino lancia la sfida: “Se serve, saremo alle primarie”
Al Palazzo dei Congressi dell’Eur si celebra la prima assemblea nazionale di Progetto Civico Italia. Lo slogan “Facciamolo Succedere” dà l’idea delle intenzioni di un movimento ambizioso e dalle idee chiare: non sarà una costola del PD né del Movimento 5 Stelle. Alessandro Onorato rivendica il proprio ruolo e traccia immediatamente i confini della sua “creatura”. L’assessore ai Grandi Eventi, Turismo e Sport del Campidoglio lancia una sfida, oltre che un progetto. L’idea non è solo quella di contribuire a dare una voce al campo largo, quanto di farsi sentire.
Progetto Civico Italia nasce, per stessa ammissione di Alessandro Onorato, come una realtà lontana dai Palazzi. Ritiene che all’interno del PCI, acronimo su cui ha anche scherzato su, vi siano le risorse attualmente mancanti al campo progressista. “Noi arriviamo dal mondo degli amministratori, non siamo abituali frequentatori del Transatlantico ma gente che lavora senza perdersi in ragionamenti pindarici. Siamo per il fare e quello che possiamo fare. Il nostro intento è di dare una mano non solo a governare le città, ma anche a tutto il centro sinistra a livello nazionale”. In questo senso Onorato non chiude a qualsiasi alleanza: “Non sventoliamo cartellini gialli e rossi. Siamo abituati a unire e non a dividere”.
Onorato ha poi ribadito la collocazione assolutamente progressista del PCI: “Progetto Civico non è una forza di centro. È una etichetta dei giornalisti, per definirci moderati. Personalmente non ho mai conosciuto un sindaco o un consigliere comunale o un assessore moderato”. A questo termine, il politico romano ne preferisce un altro. “L’acronimo di Progetto Civico Italia è PCI, non è male. Anzi è proprio un bel messaggio da inviare a chi ci ritiene a destra della sinistra. Siamo innovatori. Aggiungeremo qualcosa, senza portare divisioni. Saremo il lievito del centrosinistra, una ventata di freschezza all’interno della coalizione. E sia chiaro, il nostro campo politico è quello progressista”.
Una collocazione che allontana definitivamente l’idea che secondo Progetto Civico Italia ci sia ancora spazio per un Terzo Polo. Onorato boccia l’ipotesi: “Noi crediamo che oggi più che mai si debba decidere se stare al centrodestra o nel centrosinistra. Mi sembra che il terzo polo sia ormai ininfluente”. Dentro al campo largo, dunque, con l’idea di piantarci bene i piedi e, se ci sarà l’occasione, per recitare da protagonista: “Mi sembra di capire che le primarie non siano ancora messe n programma all’ordine del giorno ma qualora ci fossero è evidente che qualcuno del Progetto Civico Italia ne farà parte. Oggi siamo concentrati su altro, ma se ci sarà bisogno di fare una sintesi, è ovvio, parteciperemo anche noi”.
L'articolo Progetto Civico, Onorato: “Noi lievito del centro sinistra” proviene da Affaritaliani.it.

Luciano Ligabue è tornato allo Stadio Olimpico di Roma stavolta per la celebrazione “La notte di certe notti”. Erano in 54mila, come confermato dagli organizzatori, ad applaudire ieri 12 giugno l’artista che ha proposto una scaletta di 26 brani suddivisi in quattro parti per ogni album: “Ligabue” (1990), “Miss Mondo” (1999), “Fuori come va?” (2002), “Lambrusco, coltelli, rose & pop corn” (1991). Il bis è affidato a “I ragazzi non in giro” e naturalmente “Certe Notti”.
Abbiamo incontrato l’artista che ha raccontato la genesi dello spettacolo pensato per gli stadi, che proseguirà mercoledì 17 giugno all’Allianz Stadium di Torino, sabato 20 giugno (a un anno da Campovolo 2025) allo Stadio San Siro di Milano e a settembre e ottobre con un tour nei palazzetti. Si inizia il 22 settembre dall’Arena di Verona per poi chiudere il 24 ottobre all’Unipol Dome, ultima data live di Ligabue per il 2026. E il 2027? “Mi fermo in Italia, ma all’estero succederà qualcosa”.
Su un prossimo album le idee sono chiare. “Allora diciamolo chiaramente, – ha concluso Ligabue – io di canzoni ne ho un fottio. È l’ultimo dei problemi avere delle canzoni. Poi da qui a pubblicarle è un’altra cosa proprio perché il mondo è cambiato. Qualcosa uscirà prima o poi. Abbiamo un brano che non abbiamo fatto uscire, ma c’è del materiale che è già stato realizzato in buona parte”.
L'articolo Ligabue all’Olimpico di Roma: “De Gregori è patrimonio italiano, ma non condivido più di tanto il suo pensiero. Sul palco parlo delle 56 guerre nel mondo. Sanremo è col coltello tra i denti. Se mi invitano come ospite? Mai dire mai” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il trucco utilizzato per mantenere il vano di carico aperto, senza che il conducente se ne accorgesse, non ha impedito alle Forse dell’Ordine di scoprire l’inganno. Il bottino di pelletteria di Alta Moda del valore di circa 4.000 Euro, sottratto tra via Condotti e via Borgognona, è rimasto solo per pochi minuti nelle mani dell’uomo, grazie alla tempestiva operazione del Poliziotti del I Distretto Trevi-Campo Marzio.
L’uomo camminava velocemente tra la folla stringendo un sacco contenente scatole sigillate, poi, sentendosi osservato e seguito, ha tentato di entrare in un negozio, confondendosi tra i clienti, ma è stato bloccato prima che potesse raggiungere le uscite di sicurezza.
Gli scontrini erano assenti, dubbia la provenienza della merce. Andando, poi, a ritroso con l’indagine, data la vicinanza della boutique monomarca in piazza di Spagna, dopo aver mostrato al direttore del punto vendita codici a barre e lo speciale packaging, non ci sono stati dubbi. La merce faceva parte di una fornitura destinata ai magazzini e in consegna la mattina.
L'articolo Nel cuore dello shopping scovato il ladro di borse griffate, l’Arsenio Lupin dei furgoni dei corrieri proviene da Affaritaliani.it.


L’annuncio è arrivato ieri da Tenerife, dov’erano riuniti i rappresentanti degli Stati membri dell’Agenzia spaziale europea per prendere decisioni di ampia portata sul futuro del programma scientifico dell’agenzia stessa: la scelta del Comitato consultivo per le scienze spaziali (Ssac, Space Science Advisory Committee) per la prossima missione di classe media – la cosiddetta M7 – è andata a Plasma Observatory, una missione la cui lead proposer è l’astrofisica Maria Federica Marcucci, ricercatrice all’Inaf Iaps di Roma.
«La missione nasce da una visione scientifica maturata nel corso degli ultimi anni grazie al contributo di una vasta comunità internazionale e consentirà di studiare per la prima volta in modo sistematico i processi fondamentali che governano il comportamento dei plasmi nello spazio attraverso osservazioni simultanee su diverse scale spaziali realizzate da una costellazione di sette satelliti», spiega Marcucci «Questa capacità osservativa multiscala senza precedenti permetterà di comprendere fenomeni fondamentali che avvengono nei plasmi che permeano l’intero universo e che hanno effetti diretti anche sull’ambiente spaziale che circonda la Terra».
«Come lead proposer della missione, insieme ad Alessandro Retinò (co-lead proposer) del Laboratoire de Physique des Plasmas di Parigi, e chair dello science study team», continua Marcucci, «sono particolarmente orgogliosa del ruolo svolto dalla comunità italiana e dall’Inaf durante tutte le fasi dello studio. Ricercatrici e ricercatori dell’Istituto hanno partecipato attivamente ai gruppi di lavoro che hanno contribuito a definire gli obiettivi scientifici della missione. In questo contesto, un contributo fondamentale è stato fornito dall’Università della Calabria, attraverso la partecipazione di Francesco Valentini allo science study team, sul solco di una lunga e fruttuosa collaborazione».
«Desidero inoltre sottolineare il ruolo fondamentale svolto dall’Agenzia spaziale italiana, che ha consentito alla comunità scientifica nazionale di contribuire in modo sostanziale alla maturazione scientifica e tecnologica della proposta», ricorda Marcucci. «La raccomandazione di Plasma Observatory rappresenta anche il riconoscimento di questo investimento strategico perseguito con lungimiranza e continuità, nonché della capacità dell’Italia di valorizzare le competenze maturate ed essere protagonista nei grandi programmi scientifici europei, dalla definizione delle domande scientifiche fino alla realizzazione delle tecnologie necessarie per affrontarle.
La proposta del Comitato consultivo dell’Esa – che si avvale di gruppi di lavoro composti da scienziati esterni specializzati in diversi ambiti – arriva al termine di una durissima selezione: il numero delle missioni in gara, inizialmente 27, si è infatti ristretto progressivamente a cinque, poi a tre e infine, appunto, alla sola Plasma Observatory. Ora il Comitato per il programma scientifico (Spc, Science Programme Commitee) ha preso atto di questa raccomandazione e adotterà una decisione formale in merito nella prossima riunione, prevista per novembre 2026, una volta consolidati gli impegni finanziari relativi allo sviluppo della strumentazione.
Sino al 14 giugno 2026 tornano le “GEA,” Giornate Europee dell’Archeologia e, per l’occasione, la Soprintendenza Speciale di Roma – sotto l’egida del Ministero della Cultura – propone un ricco programma di aperture straordinarie, visite guidate e attività inclusive per tutte le età.Queste Giornate offrono l’opportunità di conoscere da vicino alcuni siti e cantieri della città, per la valorizzazione del patrimonio culturale attraverso esperienze, laboratori e percorsi.

Domus aristocratica appena restaurata, riapre la Villa romana monumentale al Cimitero Flaminio, dopo oltre 15 anni di chiusura. Il sito archeologico include il mausoleo di famiglia che rappresenta la prima testimonianza funeraria nell’area del cimitero più grande d’Italia. Situato nel complesso ospedaliero San Giovanni-Addolorata, Horti di Domitia Lucilla, invece, svela la zona produttiva della residenza della madre dell’imperatore Marco Aurelio, tra cortili, vasche, magazzini e botteghe affacciate su una strada basolata. Apertura straordinaria, infine, dell’area archeologica Santa Croce in Gerusalemme con la presentazione del nuovo progetto di allestimento e valorizzazione.
Alle Terme di Caracalla, il 14 giugno, verrà organizzato il laboratorio didattico “Un giorno alle terme di Caracalla”, pensato per bambini dai 3 ai 6 anni per scoprire la vita quotidiana degli antichi romani. All’Arco di Malborghetto-sino al 14 giugno-ci sono visite guidate all’Arco di Costantino, laboratori sulle tecniche costruttive e sulla Via Flaminia, percorsi interattivi e la mostra Memorie Archeologiche di Pellegrini e Giubilei. Infine, il Drugstore Museum, in collaborazione con l’Ente Nazionale Sordi e la Cooperativa Il Treno 33, ospiterà visite guidate accessibili e laboratori sui miti romani per bambini dai 6 anni in su.
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Da 76 anni la storica rivendita era un simbolo del quartiere. La sua chiusura improvvisa scatena la protesta dei residenti. Decisamente un risveglio amaro per Angelo Piccirillo. Quando ieri mattina è arrivato davanti al suo storico chiosco di via dei Monti Parioli, ha trovato i sigilli e i nastri di sequestro. Così si è interrotta, almeno per ora, una storia iniziata nel 1950 e diventata parte integrante dell’identità del quartiere Parioli. Lo storico chiosco Piccirillo non è infatti una semplice attività commerciale. Da oltre sette decenni accompagna la vita del quartiere, tanto da essere stato riconosciuto dal Comune di Roma come esercizio storico, inserito tra le attività da tutelare nel piano del II Municipio. Una presenza familiare per generazioni di residenti, abituati a vedere quel piccolo presidio floreale all’angolo della strada, servendosene per ogni ricorrenza.
Alla base del provvedimento ci sarebbe una vicenda amministrativa che affonda le radici nel tempo. Secondo quanto emerso, la concessione relativa all’area occupata dal chiosco non sarebbe mai stata rinnovata dopo il 2004. Una situazione rimasta sospesa per anni e che avrebbe portato ora all’intervento delle autorità con il conseguente sequestro della struttura.
La notizia si è diffusa rapidamente tra i residenti dell’iconico quartiere, provocando sorpresa e indignazione generale. Molti parlano di una decisione arrivata senza preavviso apparente, tanto da spingere il quartiere a mobilitarsi immediatamente.
Nel giro di poche ore, infatti, è stata avviata una raccolta firme per chiedere la riapertura del chiosco e trovare una soluzione che consenta alla famiglia Piccirillo di proseguire l’attività. L’iniziativa ha già superato quota mille adesioni, segno di quanto il negozio sia considerato un patrimonio sociale oltre che commerciale.
La vicenda riapre così il dibattito sul destino delle attività storiche romane. In una città che spesso fatica a tutelare e preservare le sue botteghe più rappresentative, il caso del chiosco Piccirillo si trasforma nel simbolo di un equilibrio sempre più fragile tra norme amministrative e tutela della memoria dei quartieri. Ai Parioli, intanto, la speranza è che quei sigilli non rappresentino la fine di una storia lunga 76 anni.
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Il calcio dà. I soldi certo, e poi la fama, la gratitudine delle persone, la riconoscibilità. Ad imperitura memoria, quest’ultima, se hai regalato trionfi, coppe, vittorie, gol. E se non l’hai fatto nella vita reale pure. Già, perché Alessandro Simonetta non lo troverete tra i pluriscudettati di tutti i tempi, non lo troverete come capocannoniere e vincitore di più Champions, non troverete traccia di storie torbide di carte false e pratiche losche e fraudolente messe in campo per assicurarsene il cartellino: eppure tutto ciò è accaduto. Ha vinto più scudetti Alessandro, con più squadre e nella stessa stagione. Ha vinto più Champions, alla stessa maniera. Spesso a sua insaputa.
E se oggi si palesa su un social viene preso d’assalto da chi ne ha beneficiato, da chi non potrà mai dimenticare quanto a dato: tutti i giocatori di Football Manager 2004. “In realtà io avevo solo chiesto se qualcuno sapesse restaurare una foto” dice Alessandro, che in effetti aveva solo postato una foto di un vecchio ritiro della Roma in cui ci sono lui, un altro ragazzo delle giovanili della Roma, Fabrizio Grillo… e Francesco Totti. La foto gliel’hanno restaurata, ma prima di tutto gli hanno reso grazie per i campionati vinti nel popolare gioco manageriale “Al quale peraltro non ho mai giocato” racconta Alessandro.
Oggi è un assistente capo in Polizia Penitenziaria, ma all’epoca (parliamo del 2004) era un promettente attaccante della Primavera giallorossa: “In foto ero in ritiro in Austria con Capello: c’erano Totti, Cassano che era poco più grande di me, Emerson. Ricordo che in quel ritiro prima di un amichevole, giusto per non farmi sentire la tensione, Capello mi disse ‘Guarda domani giochi titolare, stai tranquillo, fai quello che sei abituato a fare in Primavera’, credo fosse contro il Genk la gara, o il Gent non ricordo bene”.
Un sogno, per un ragazzino: “Sì, chiaro: già solo guardare quello che faceva Totti in allenamento era pazzesco. Poi un giorno prima di Roma–Real Madrid io ero a scuola, vengono a chiamarmi in classe ‘Simonetta, devi venire in presidenza‘… ovviamente un ragazzetto delle superiori che pensa in questi caso ‘Eccallà, ho fatto qualcosa e m’hanno beccato‘ e invece no, mi volevano al telefono ed era Bruno Conti che mi informava che sarei andato in panchina contro il Real. Finì 3 a 0 per loro, ma che emozione”. Esordio in giallorosso sognato, ma mai arrivato: “Mi ruppi il perone, andai in prestito: ad Arezzo trovai Conte e Sarri, due allenatori diversissimi ma già allora bravissimi. Antonio era già un martello, sì, ma sempre positivo, mister Maurizio invece maniaco della tattica”.
E poi una carriera che si sviluppa tra Serie C e Serie D. Nel gioco invece è un’altra cosa: “In realtà – racconta Alessandro molto divertito – io non sapevo nemmeno di esistere in un gioco manageriale, figuriamoci. Poi è capitato nei social, quattro o cinque anni fa, di scrivere qualcosa ed essere preso d’assalto da questi che dicevano ‘Eri fortissimo‘, ‘Mi hai fatto vincere tutto’ facendo scatenare una miriade di ricordi. E ovviamente da un lato mi sono molto divertito, dall’altro mi ha fatto piacere. Io ci ho anche scherzato: ad un ragazzo che mi elencava gol e vittorie di trofei ho commentato ‘E pensa che non ci ho nemmeno mai giocato‘”. Con lui diventavano fenomeni Alessio Cerci “Che forte lo era davvero” racconta Alessandro, e poi Stefano Okaka, Leandro Greco: “Che poi sono gli amici che mi restano nel mondo del calcio: anche Daniele De Rossi, con cui ogni tanto mi sento ancora”.
Bomber micidiale e iridato dei giochi manageriali, bomber di provincia nella realtà: “Ho smesso l’anno scorso però, ora mi dedico solo al lavoro e alla famiglia e non ho rimpianti: mi prendo la carriera che ho fatto e va bene così”. Alla fine il calcio, seppur virtuale, gli ha dato ciò che promette a pochi: l’immortalità. Non quella degli stadi pieni o delle bacheche stracolme di trofei, ma quella più curiosa e imprevedibile. Per migliaia di appassionati di Football Manager, Alessandro Simonetta resta ancora oggi uno degli attaccanti più forti di sempre. E poco importa se quei gol non sono mai stati segnati davvero. Finisce così, con un sorriso e nessun rimpianto, la storia del bomber bilaterale.
Da un lato la vita vera, fatta di polvere in Serie C, spogliatoi di provincia e la concretezza di un lavoro sicuro nello Stato. Dall’altro la gloria eterna di un algoritmo che aveva visto lungo, regalandogli un posto nell’Olimpo dei “fenomeni che potevano essere”. Bruno Conti lo chiamò in presidenza per portarlo in panchina contro il Real Madrid; il destino lo ha portato un po’ più lontano. Ma se vi capita di passare su un vecchio forum di appassionati, non dite che Simonetta non ha vinto il Pallone d’Oro: vi risponderanno che nel 2004, con lui davanti, la Champions l’ha alzata pure chi partiva dalla C2.
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Un campionato, e un movimento in generale, ridotto ai minimi termini. Società che traballano o saltano proprio, squadre che si spostano come soprammobili, e altre che spuntano come funghi dal nulla. C’è grande confusione sotto il cielo del basket italiano, e non è chiaro se si tratta di un fermento positivo, o semplicemente di caos. Tutto ruota intorno a Nba Europe, il lancio della nuova competizione targata Nba, che vorrebbe replicare anche nel Vecchio continente il successo americano: un campionato semi-chiuso, con 12 franchigie permanenti che in parallelo continueranno a giocare anche nei rispettivi campionati nazionali, e un numero molto limitato di posti (pare inizialmente quattro) per chi si qualificherà, probabilmente attraverso la Champions League. Un progetto non ancora ufficializzato, che dovrebbe partire nell’autunno 2027 nonostante molti punti interrogativi (a partire dalla convivenza con l’Eurolega, con cui da mesi si discute di un possibile, difficile accordo), ma che promette di essere una gallina dalle uova d’oro. Nelle intenzioni degli organizzatori, che guardano più alla piazza intesa come bacino d’utenza che alla tradizione sportiva, l’Italia avrà due squadre: una a Milano, che già da anni è leader del campionato con l’Armani, l’altra a Roma, dove una squadra di massima serie invece manca da tempo. Proprio per questo adesso nella Capitale stanno nascendo non una, ma ben due.
Per semplicità, ribattezziamole Roma1 e Roma2. Il primo progetto è quello che fa capo a Donnie Nelson, figlio del leggendario allenatore Nba Don, e che ha di fatto formalizzato l’iscrizione al prossimo campionato, acquistando il titolo da Cremona e poi spostandolo nella Capitale. Il secondo, invece, è la cordata di Paul Matiasic, imprenditore americano già patron della Pallacanestro Trieste. Roma1 fin qui è stata più reclamizzata, un po’ perché banalmente ha già una squadra acquisita senza particolari tensioni (Cremona conviveva da tempo con ristrettezze e difficoltà e in pochi si sono lamentati della scomparsa, a parte i suoi tifosi, ovvio). E poi, soprattutto, grazie anche al coinvolgimento in società della stella Nba Luka Doncic: alcune voci lo vorrebbero addirittura fisicamente presente alla conferenza del 25 giugno in Campidoglio. Un nome clamoroso, che da solo illuminerebbe l’intero movimento, chiaro che media e istituzioni stendano il tappeto rosso. Dimenticandosi di un piccolo dettaglio, che fin qui non è stato approfondito a dovere: le norme Nba vietano espressamente ai tesserati di detenere qualsiasi tipo di interesse finanziario, diretto o indiretto, in altre franchigie. Si potrà sostenere che quello europeo è un circuito a parte e non comunicante con quello americano, ma servirà comunque un chiarimento interpretativo per sdoganare il tanto sbandierato coinvolgimento di Doncic.
È solo una delle tante incognite di un progetto che fin qui è andato avanti a colpi di annunci sensazionali, non sempre rispettati. Come allenatore doveva arrivare Sasha Djordjevic, che però è andato in Turchia. Come impianto hanno ripiegato sul PalaTiziano, che nonostante la recente ristrutturazione non ha i minimi nemmeno per le coppe europee, figuriamoci per Nba Europe. Mentre il sogno del Foro Italico (dopo la copertura del Centrale del tennis, non prima del 2028) pare più che altro una chimera: il vero piano del Comune e del sindaco Roberto Gualtieri (che si tratti di Roma1 o 2), porta a Fiera di Roma, dove sono disponibili enormi cubature e trasporto pubblico, senza congestionare ulteriormente il centro.
Dall’altra parte, Matiasic si muove a fari spenti ma in maniera forse più concreta. Si è aggiudicato, ad esempio, il PalaEur con un’offerta faraonica di circa 170mila euro a partita, sbaragliando quella del rivale, a riprova della propria solidità. E si sente in vantaggio nei colloqui con Nba Europe, dove entrerà semplicemente chi avrà la maggior disponibilità economica (l’investimento iniziale è esorbitante, si parla di almeno mezzo miliardo). Certo, sconta un problemino non da poco, cioè non avere ancora una squadra a Roma. Matiasic è proprietario di Trieste, che però lascerebbe volentieri lì dov’è, anche per rispetto della realtà che lui stesso ha costruito con discreto successo: preferirebbe piuttosto venderla e acquisire un altro titolo, da portare nella Capitale. Per questo, in pieni playoff scudetto, era uscito il nome della semifinalista Brescia, che a sua volta avrebbe poi dovuto procurarsi un altro titolo magari in una categoria inferiore per sopravvivere: uno spettacolo desolante per il nostro campionato. Vedremo come andrà a finire: una data cerchiata in rosso sul calendario è quella del 26 giugno, per allora dovrebbero definirsi le iscrizioni al prossimo campionato.
La sensazione, come detto, è che alla fine, in un modo o nell’altro, entrambe giocheranno in Serie A. La vera partita, però, è l’ingresso in Nba Europe, e qui il posto rimane uno. Visto che è abbastanza evidente che sia Nelson jr. che Matiasic stiano facendo tutto ciò soltanto per quell’obiettivo, è legittimo chiedersi cosa ne sarà dell’esclusa: il rischio è di ritrovarsi una squadra fantasma nel giro di un paio d’anni. Così come, più in generale, sarebbe importante interrogarsi se sia questa la strada giusta per salvare il basket italiano. La Federazione del presidente Gianni Petrucci e tutto l’ecosistema Fiba guardano con favore all’avvento di Nba Europe perché promette di portare nuove risorse in un movimento agonizzante. E – dettaglio non trascurabile – di concedere i giocatori nelle finestre delle nazionali, cosa che non avviene con Nba, Ncaa, e sempre con maggior difficoltà anche con Euroleague, competizione che alla lunga si è rivelata poco sostenibile, se non per limitate realtà. Si tratta però anche di trapiantare in Europa un modello americano che poco ha a che fare con la nostra idea di sport, dove le squadre sono franchigie che si possono comprare e spostare a piacimento, proprio quello che sta accadendo in Serie A, e gli spettatori non sono necessariamente dei tifosi. Magari lo diventeranno.
X: @lVendemiale
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Ho una zia inglese che ha appena compiuto 100 anni. Alla fine degli anni ’50 faceva la bigliettaia sugli autobus a Liverpool. Fra i clienti abituali della sua linea c’erano due ragazzini: salivano con le loro chitarre al piano superiore, dove era permesso fumare. Una volta quei due salirono a bordo con un terzo amico, anche lui con la chitarra. Dopo un po’ mia zia li sentì suonare una canzone bellissima, piena di ritmo, con tanto di coretti, e ne rimase davvero colpita. No, non erano Paul, George e John.
Nel 1921 Matilde Serao pubblicò un libro piuttosto bizzarro. Intitolato Preghiere, conteneva fra le altre la Preghiera della moglie che sta per tradire il marito per sentimento e la Preghiera del marito ingannato. I parodisti dell’epoca si sbizzarrirono. Achille Campanile aggiunse la Preghiera del debitore che forse non pagherà la cambiale (Dolce Gesù, domani mi scade la cambiale. Dovrei affannarmi tutt’oggi, bussare a molte porte perché ancora non ho il becco di un quattrino. Che devo fare, mio dolce Gesù? Busserò. Non hai tu detto: ‘Bussate e vi sarà aperto’? Ma devo per questo affannarmi tanto? Che accadrebbe, dopotutto, se non pagassi la cambiale? Sarebbe la fine del mondo? No! Non hai tu detto, mio dolce Gesù: ‘Il domani provvederà a se stesso’? Ebbene, la cambiale scade domani. Oggi non pensiamoci più! Domani mi proteggerai come sempre, mio dolce Gesù. Amen).
Cesare Zavattini la Preghiera della cocotte che esce di casa verso l’Ave Maria (Madonnina santa, fatemi la grazia di non farmi incontrare sul marciapiede nessun malvivente. Ci sono tante persone buone a questo mondo: fate che questa sera incontri soltanto persone buone. Qualche persona anziana, possibilmente, seria, qualche padre di famiglia che abbia, venendo con me, molta paura delle chiassate. Io mi accontento di così poco, dopotutto. Aiutatemi sempre, Madonnina mia! Amen!) e Guido Da Verona la Preghiera del ladro che sta per rubare un cero alla Vergine (Vergine santa, il sagrestano è finalmente uscito. La chiesa è deserta e mi vedete solo voi, vergine misericordiosa. Quali di questi due ceri devo rubare? Il più grosso o il più piccolo? Consigliatemi voi, madre pietosa, assistetemi voi! Non mi rispondete? Ah, lo capisco, Vergine santa: non vi importa nulla né del più grosso né del più piccolo. Anche senza la luce di questi due ceri, voi siete ugualmente splendida. Stella mattutina! Li prenderò dunque tutti e due. Grazie, mater dolorosa).
Tempi moderni. L’altro giorno a Roma una mia amica frena di colpo la Mini perché un pedone si è buttato impavido sulle strisce. Da dietro arriva una moto in velocità e inchioda all’ultimo momento. Il motociclista l’affianca e comincia a urlarle frasi di una volgarità inaudita. Arrivano al semaforo, è rosso. Quello continua a trascendere accanto al suo finestrino come un cocainomane rettiliano. La mia amica cerca di mantenere la situazione sotto controllo: “Che dovevo fare? Metterlo sotto?” Ma quello è irrefrenabile: “Sei frigida! Sei così perchè hai preso pochi cazzi!”.
La mia amica: “Lei è veramente maleducato. Mi chiedo che educazione le ha dato sua madre”. E a questo punto quello se ne esce con un argomento incredibile: “Mia madre m’ha dato un’ottima educazione. E sai perché? Perché mia madre prendeva un sacco di cazzi!” La mia amica, voce dal sen fuggita: “Eh, certo, perché era una puttana“. Lui resta di sale, scatta il verde, lei sgomma via. (Tutto vero.).
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È morto a novant’anni Natalino Irti, tra i più autorevoli giuristi italiani del secondo Novecento e una delle voci più influenti del diritto civile contemporaneo. Originario di Avezzano (L’Aquila), avvocato e professore ordinario, è stato accademico dei Lincei, presidente emerito dell’Istituto italiano per gli studi storici e dal 1977 docente all’Università La Sapienza di Roma, dove ha insegnato istituzioni di diritto privato, diritto civile e teoria generale del diritto, contribuendo alla formazione di generazioni di magistrati, avvocati e accademici. È stato anche presidente del Credito Italiano, vicepresidente dell’Enel, membro del consiglio d’amministrazione dell’Iri (Istituto per la ricostruzione industriale) e del Comitato per le privatizzazioni. Il nome di Irti resta legato soprattutto a “L’età della decodificazione”, opera con cui ha interpretato la progressiva perdita di centralità del codice civile e la nascita di sottosistemi normativi autonomi, governati da logiche e principi propri. Una riflessione che ha segnato in profondità il modo di leggere il diritto privato nell’Italia contemporanea, aprendo un confronto sul ruolo della dottrina, sulla certezza del diritto e sul rapporto tra codici, leggi speciali, economia e potere politico.
“Con Natalino Irti scompare uno dei protagonisti assoluti del pensiero giuridico italiano”, lo ricorda il presidente del Consiglio nazionale forense (l’organismo di vertice dell’avvocatura) Francesco Greco. “La sua riflessione ha attraversato il diritto nella sua dimensione più profonda, interrogandosi non solo sugli istituti ma sul senso stesso dell’ordinamento. Ha ridefinito il modo di leggere il codice civile e il diritto privato contemporaneo ed è stato sempre un osservatore attento alle trasformazioni profonde della società. Il Consiglio nazionale forense tutto lo ricorda con gratitudine e reverenza e si stringe al dolore della famiglia”. Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione bancaria italiana, “ricorda commosso la limpida figura di Natalino Irti, che è stato anche banchiere e che fino alla scomparsa era proboviro” dell’associazione: “Di Natalino ho sempre ammirato la profonda cultura giuridica dell’insigne docente, le grandi e poliedriche sensibilità culturali e l’impegno professionale rigoroso. Con lui già negli anni Ottanta parlavamo di privatizzazioni bancarie, in anticipo rispetto a quanto poi sarebbe avvenuto”, dichiara in una nota.
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Tommaso Miele, l’ex presidente aggiunto della Corte dei conti indagato per corruzione nell’inchiesta della Procura di Roma sul Ponte sullo Stretto, si è dimesso dall’incarico di presidente del Collegio dei revisori dei conti del Consiglio superiore della magistratura. Come riportato da alcuni quotidiani, Miele aveva assunto l’incarico ad aprile del 2025, prima a titolo gratuito e poi, dopo il pensionamento dello scorso febbraio, dietro un compenso di 27mila euro lordi annui. La presenza di due magistrati contabili nel collegio è prevista dal regolamento interno del Csm.
Secondo l’accusa dei magistrati romani, Miele è stato avvicinato dall’imprenditore Vincenzo Virgiglio e dall’avvocato Francesco Saccomanno al fine – si legge in un comunicato emesso dalla Procura – di “condizionare l’esame di legittimità della Corte dei Conti sull’approvazione del progetto definitivo per la realizzazione” del Ponte sullo Stretto. L’ex magistrato, ipotizzano i pm, si è messo a disposizione dei presunti corruttori fornendo continui aggiornamenti e informazioni riservate, “in cambio del loro appoggio per ricoprire cariche in enti di diritto pubblico dopo il suo pensionamento”.
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Come Movimento Nonviolento - Roma rilanciamo questa riflessione dell'amica Maria Grazia Cotugno per continuare a riflettere sull'insensatezza della parata militare che prepara le prossime guerre. Festa della Repubblica, 2 giugno 2025. Festa di pace e democrazia . Pronti per la sfilata di uomini e carri e frecce? Io no. Una sensazione di impotenza e di [...]
L'articolo 2 giugno Festa della Repubblica che ripudia la guerra – una riflessione proviene da Movimento Nonviolento.
Esordio stagionale con il botto per il nostro Andy Diaz che al Golden Gala di Roma, tappa della Diamond League si conferma il numero uno al mondo lui che ha gareggiato per la 15^ volta nel circuito mondiale andando a vincere per ben nove volte e a podio per quattordici volte. Lui che aveva già vinto due edizioni (2023 e 2024) ed ora la terza di cui quella a Firenze nel 2023 dove fece il primato italiano dopo pochi giorni dall’ottenimento della cittadinanza italiana. Ora è , insieme ad Alessandro Lambruschini, l’unico italiano ad avere conquistato tre vittorie al Golden Gala, unico triplista a conquistare per tre volte questo evento.
Il primo salto è un nullo ma al secondo salto dimostra la sua volontà di dimostrare che è lui il migliore al mondo andando a cogliere un 17,58 staccando molto lontano (ben 35 centimetri) per poi migliorarsi a 17,59 dimostrando di avere nelle gambe i 18 metri. Per lui all’esordio dopo il secondo oro mondiale, una prestazione sontuosa con il solo giamaicano Scott che gli si avvicina con 17,33.
Per Andy la miglior prestazione europea stagionale e ora pronto per i prossimi appuntamenti anche societari, lui che ha visto arrivare nella capitale oltre cento tifosi amaranto a sostenerlo.