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PARTE DOMANI EXPO RIVA SCHUH E GARDABAGS: 10 START UP PRONTE A SFIDARSI A “COLPI” DI INNOVAZIONE

Innovation Village Retail

PARTE DOMANI EXPO RIVA SCHUH E GARDABAGS:

10 START UP PRONTE A SFIDARSI A “COLPI” DI INNOVAZIONE

 

Dal Passaporto Digitale del Prodotto ai camerini virtuali: per la decima edizione dell’Innovation Village Retail le 10 START UP FASHION selezionate da Retail Hub

si sfideranno durante LA START UP COMPETITION
Negli ultimi anni il mondo fashion e retail sta vivendo una delle trasformazioni tecnologiche più profonde della sua storia. Secondo il report “State of Fashion Technology 2026”, oltre il 75% dei brand moda internazionali considera oggi l’intelligenza artificiale e le tecnologie digitali una priorità strategica per migliorare customer experience, supply chain e sostenibilità. Anche il tema della sostenibilità sta accelerando l’innovazione: l’Europa sta introducendo normative sempre più stringenti sul Digital Product Passport e sulla tracciabilità della filiera, spingendo brand e retailer a ripensare completamente processi produttivi, gestione dei dati e ciclo di vita dei prodotti.

 

In questo scenario, le startup rappresentano oggi uno dei principali motori di innovazione del settore. Il Global Startup Ecosystem Report 2025 ha analizzato oltre 5 milioni di startup distribuite in più di 350 ecosistemi internazionali, confermando come innovazione tecnologica, intelligenza artificiale e sostenibilità siano oggi i principali driver della nuova imprenditorialità globale. In Italia, secondo gli ultimi dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, le startup innovative registrate hanno superato quota 12.000, con una crescita significativa proprio nei settori AI, sostenibilità, fashion-tech ed esperienza digitale. Sempre più aziende cercano infatti soluzioni capaci di unire creatività, tecnologia e sostenibilità in modo rapido, scalabile e concreto.

 

È proprio in questo contesto che si inserisce l’Innovation Village Retail, lo spazio di Expo Riva Schuh e Gardabags dedicato alle tecnologie e ai trend emergenti capaci di trasformare il settore. L’iniziativa, organizzata da Riva del Garda Fierecongressi in collaborazione con Retail Hub, realtà di riferimento a livello internazionale per l’innovazione nel retail che con la sua piattaforma Innovation Explorer raccoglie oltre 5.000 startup profilate – si terrà dal 13 al 16 giugno 2026 presso il quartiere fieristico di Riva del Garda nell’ambito di Expo Riva Schuh e Gardabags.

 

Dopo 5 anni e 10 edizioni, l’Innovation Village Retail si conferma un osservatorio privilegiato per intercettare le soluzioni tecnologiche che stanno trasformando il settore. Una fiera nella fiera, un villaggio espositivo aperto a startup, aziende, istituzioni e professionisti, concepito per condividere la cultura dell’innovazione e creare occasioni di networking e di business tra realtà emergenti e player affermati.  Un traguardo importante che fotografa la crescita dell’iniziativa: nelle precedenti 9 edizioni hanno partecipato 76 startup provenienti da 17 paesi, a testimonianza della forte vocazione internazionale del progetto e della sua capacità di attrarre innovazione da tutto il mondo.

 

Dopo la call lanciata nei mesi scorsi, sono state selezionate 10 startup provenienti dal mondo dell’AI, del 3D, della tracciabilità, del virtual try-on e della digitalizzazione della produzione, che presenteranno le proprie soluzioni davanti a brand, retailer, investitori e operatori internazionali durante le sessioni nelle giornate del 14 e 15 giugno, guidate da Alberto Mattiello, esperto di innovazione del Comitato Scientifico di Expo Riva Schuh e Gardabags, nonché membro dell’Advisory Board di Retail Hub.

 

14 GIUGNO – TRACCIABILITÀ, DIGITAL TWIN, PERSONALIZZAZIONE: ECCO LE NUOVE FRONTIERE DELLA PRODUZIONE

 

La prima sessione sarà dedicata al tema della tracciabilità e della sostenibilità, due temi sempre più centrali per il settore moda e accessori. Tra le protagoniste ci sarà HALA, startup che aiuta i brand a trasformare il Passaporto Digitale del Prodotto in una leva strategica di business grazie a una piattaforma RegTech e DataTech che garantisce tracciabilità, autenticità e monitoraggio del ciclo di vita dei prodotti. Spazio poi a Circular Solution, tecnologia che consente di monitorare filiera, contenuto riciclato, impronta carbonica e gestione dei rifiuti, trasformando la compliance normativa in uno strumento concreto di sostenibilità ed efficienza operativa.  A completare il panel sarà PlatformE, realtà specializzata nelle nuove frontiere della personalizzazione e delle esperienze digitali nel fashion retail.

 

Nel pomeriggio il focus si sposterà invece su AI, digital twin, configurazione 3D e produzione on demand. Tra le startup protagoniste ci sarà Voxelo, studio specializzato in 3D e AI per il fashion retail che trasforma un semplice video realizzato da smartphone in un digital twin 3D del prodotto, generando contenuti per e-commerce, realtà aumentata e campagne marketing in poche ore anziché settimane. Parteciperà anche Tailoor, piattaforma basata sull’intelligenza artificiale che permette ai brand di creare e vendere prodotti personalizzati on demand attraverso configuratori avanzati e tecnologie 3D, riducendo stock e sprechi produttivi.  Completa il panel CustomWrkshop powered by Threedium, realtà focalizzata sulle nuove frontiere della configurazione digitale e delle esperienze made-to-order.

 

15 GIUGNO – FIT INTELLIGENCE, AI GENERATIVA E SHOPPING EXPERIENCE

 

La seconda giornata sarà dedicata alle tecnologie che stanno ridefinendo il rapporto tra consumatori, fitting e shopping online. Tra le startup protagoniste ci sarà Sooley, che trasforma un semplice iPhone in uno scanner 3D di precisione per il piede, permettendo a brand e retailer di offrire fitting avanzato, personalizzazione e servizi digitali scalabili senza necessità di hardware dedicato. A seguire Shoefitr, piattaforma di “Fit Intelligence” che mette in relazione la scansione reale del piede dei consumatori con quella delle scarpe prodotte, creando un’infrastruttura dati capace di prevedere i resi e migliorare significativamente l’esperienza d’acquisto online. All’interno della sessione sarà presente anche Estyl Like Magic, startup che utilizza l’AI Generativa per rivoluzionare il virtual try-on e la produzione di immagini moda, consentendo ai retailer di offrire esperienze altamente personalizzate e di sostituire gli shooting tradizionali con contenuti generati dall’intelligenza artificiale. Chiuderà il panel Ustyle, piattaforma B2B per l’e-commerce della moda che si integra direttamente nelle pagine prodotto. Mostra modelli in video e immagini mentre indossano il capo principale abbinato ad articoli complementari, offrendo ai clienti combinazioni di outfit illimitate.

 

 

LA STARTUP COMPETITION FINALE

 

Le startup si sfideranno come da tradizione durante la Startup Competition che rappresenta un’opportunità concreta per presentare le proprie soluzioni a una giuria internazionale di esperti del settore, entrare in contatto con aziende e stakeholder provenienti da oltre 100 paesi, accelerare il proprio percorso di crescita e validazione sul mercato.

Presente anche per l’edizione estiva il nuovo format Investor Simulation: ogni giurato avrà a disposizione un budget virtuale da investire e dovrà decidere come allocarlo tra le startup in gara, sia durante i pitch sia in finale. Un meccanismo che simula il processo decisionale degli investitori reali, rendendo la competizione più dinamica, coinvolgente e vicina alle logiche di mercato. Solaya, vincitrice dell’edizione invernale di gennaio 2026, ha raccolto virtualmente 505mila euro.

 

«Per anni l’innovazione nel fashion è stata percepita come qualcosa di distante, quasi sperimentale. Oggi non è più così: i brand hanno bisogno di soluzioni concrete, immediate e scalabili per affrontare temi come sostenibilità, personalizzazione, velocità produttiva e nuove aspettative dei consumatori. Le startup che abbiamo selezionato quest’anno raccontano esattamente questa evoluzione: non semplici idee, ma tecnologie già capaci di avere un impatto reale sul business. L’obiettivo di Innovation Village Retail è proprio mettere queste realtà nelle condizioni di dialogare direttamente con il mercato internazionale e con i principali player del settore.» spiega Massimo Volpe, founder e CEO di Retail Hub.

 

Partecipare a Expo Riva Schuh e Gardabags – la principale fiera internazionale per il settore calzaturiero, della pelletteria e degli accessori – significa immergersi in un contesto unico: l’ultima edizione ha registrato infatti oltre 1.000 espositori e brand, 8.000 visitatori e una community internazionale che coinvolge più di 100 Paesi. Numeri che confermano la manifestazione come un vero e proprio crocevia globale per il business e l’innovazione nel fashion retail.

 

«Con l’Innovation Village Retail abbiamo creato un ecosistema dove l’innovazione non è solo una visione futura, ma uno strumento pratico per affrontare le sfide del settore. In un mercato che si trasforma ed evolve rapidamente, questa iniziativa garantisce soluzioni sempre attuali e strumenti operativi immediati per il business di oggi e di domani – afferma Alessandra Albarelli, direttrice generale di Riva del Garda Fierecongressi. – Il nostro obiettivo è continuare a essere lo snodo dove la tecnologia incontra le esigenze concrete dei buyer e dei produttori, confermando Riva del Garda palcoscenico imprescindibile per chi desidera restare competitivo a livello globale».

 

 

 

A proposito di Retail Hub…

 

Retail Hub è una tech company fondata nel 2020, diventata in pochissimi anni l’advisory per tutte le aziende che cercano innovazione in ogni settore del retail, grazie a una piattaforma proprietaria che permette di automatizzare tanta di questa innovazione dialogando con l’AI, e che vanta ad oggi circa 5000 start up, ognuna di esse un’eccellenza dal grande potenziale. Retail Hub ha portato in Italia il primo autonomus store e la sua mission si espande con la House of Innovation, uno spazio unico sul territorio, grande hub dell’innovazione basato a Milano. Fondata da Massimo Volpe, Retail Hub si distingue per il suo focus internazionale e il costante scouting di soluzioni tecnologiche. Volpe, con una ventennale esperienza nel settore, è stato il primo italiano a far parte della National Retail Federation (NRF) e nel 2023 è stato inserito nella classifica “Top Retail Influencers” di Rethink Retail. Retail Hub organizza inoltre eventi e programmi di formazione come il Leadership in Retail, l’Innovation Club, e i Retail Innovation Tour, che offrono alle aziende l’opportunità di esplorare le ultime tendenze globali del settore retail.

 

A proposito di Expo Riva Schuh e Gardabags

 

Con più di 40 Paesi rappresentati tra le aziende espositrici e visitatori da oltre 100 Paesi, Expo Riva Schuh e Gardabags  – organizzate da Riva del Garda Fierecongressi – sono il punto di riferimento globale per il settore delle calzature, borse e pelletteria, valigeria e articoli da viaggio.

Hub dinamico per la crescita e l’innovazione, le manifestazioni vanno oltre il concetto di fiera tradizionale, posizionandosi come una piattaforma di business, formazione e networking per tutta la filiera.

La prossima edizione di Expo Riva Schuh e Gardabags si terrà a Riva del Garda dal 13 al 16 giugno 2026.

 

 

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A cena con il dinosauro di Edward Dolnick

L ondra, novembre 1859. L’origine delle specie di Charles Darwin, il libro che cambiò per sempre la prospettiva degli esseri umani nei confronti di sé stessi e della vita sulla Terra, viene pubblicato dall’editore John Murray. Solo pochi anni prima, nel 1853 e nella stessa città, tra tavolate opulente e decori sfarzosi, un manipolo di scienziati, uomini illustri ed editori, festeggiava quello che credeva un imperituro trionfo: le numerose scoperte di fossili, che si erano avvicendate dai primi anni dell’Ottocento sino a quel momento, non erano più una minaccia per la visione di un mondo felice disegnato da un Dio buono per il suo figlio prediletto, l’Uomo.

Richard Owen, ospite d’onore di quella cena organizzata a Capodanno al Crystal Palace, era riuscito, seppur con fatica, a costruire una teoria unificatrice che permettesse ancora a scienza e religione di fondersi e sostenersi a vicenda. In quel momento, durante quella celebrazione tenutasi all’interno di un modello in scala reale di un iguanodonte, Owen godeva di quella vittoria, inconsapevole che il suo castello di carte sarebbe stato scompaginato dal vortice della teoria dell’evoluzione darwiniana. Le scoperte, i personaggi e, soprattutto, il contesto sociale e culturale in cui quella nuova rivoluzione, forse ancora più dirompente di quella copernicana, ebbe modo di svilupparsi fino al suo atto finale sono raccontati da Edward Dolnick nel suo libro A cena con il dinosauro. Come un eccentrico gruppo di vittoriani scoprì le creature preistoriche e cambiò accidentalmente il mondo (2026).

Nel suo saggio, Dolnick illustra come scienziati, letterati, donne e uomini comuni reagirono quando scoprirono per la prima volta che, in un passato remoto, il mondo era popolato da animali dotati di dimensioni colossali e caratteristiche inedite.

Richard Owen era riuscito, seppur con fatica, a costruire una teoria unificatrice che permettesse ancora a scienza e religione di fondersi e sostenersi a vicenda. Ma presto il suo castello di carte sarebbe stato scompaginato dal vortice della teoria dell’evoluzione darwiniana.

Nell’Inghilterra dell’epoca vittoriana la natura era un rifugio allettante rispetto a una realtà di guerre, malattie e povertà. La disperazione tratteggiata dai romanzi di Charles Dickens era un resoconto veritiero della condizione dei ceti meno abbienti e l’eccezionale sviluppo industriale portava con sé anche tensioni sociali e paura. Lo scorrere regolare di giorni e stagioni, la bellezza e la perfezione animale e vegetale, dai colori dei fiori alla leggiadria delle farfalle, dal prodigio dell’occhio umano a quello del cuore di una balena, apparivano come un meraviglioso dono di un padre misericordioso che, al centro di quell’idillio, aveva posto l’essere umano. O, forse, sarebbe ancora più calzante parlare di Uomo, in un periodo storico in cui il maschio bianco, europeo e benestante era il destinatario privilegiato di qualsiasi forma di riconoscimento e attenzione.

Fu Pliny Moody, un contadino dodicenne del New England, a rinvenire nel 1802 una serie di impronte a tre dita grandi circa quanto un piatto da portata. A questa prima scoperta ne seguirono altre, che comprendevano ossa enormi e, addirittura, scheletri quasi completi. Oggi noi diamo per scontata l’origine di questi resti e troviamo difficile immaginare cosa possano aver pensato e provato le persone di quell’epoca. Il fulcro della narrazione di A cena con il dinosauro, che si diversifica così da altri saggi che parlano della storia della paleontologia, si concentra proprio su come la comunità scientifica e la gente comune abbiano accolto, tra i loro saperi e nel loro immaginario, le prove di un tempo profondo che non avevano mai creduto potesse essere esistito, in cui il Pianeta era dominato da creature sconosciute e terribili, in un paesaggio molto diverso da quello del presente. E su come abbiano accettato l’orrore supremo, il concetto per cui il disegno divino non fosse poi così intelligente e le esistenze di questi animali del passato a un certo punto fossero state spazzate via.

Il fulcro della narrazione si concentra su come la comunità scientifica e la gente comune abbiano accolto le prove di un tempo profondo che non avevano mai creduto potesse essere esistito, in cui la Terra era dominata da creature sconosciute e terribili.

Come scrisse l’antropologo Loren Eiseley e riporta Dolnick: “Il concetto di estinzione nel passato geologico era come uno spiffero freddo da una cantina buia. Gelava l’anima. Faceva nascere sospetti sulla natura di quel mondo confortevole, il migliore di tutti i mondi, creato a misura d’uomo”. Che ne era stato dell’orologiaio onnisciente di cui scriveva William Paley nella sua Teologia naturale? L’idea che potesse aver plasmato un mondo privo dell’essere umano e poi distrutto parte della propria creazione appariva difficile da accettare. La prospettiva emersa dal ritrovamento dei fossili lasciava sgomenti e, allo stesso tempo, meravigliati. Sono sentimenti che fatichiamo a cogliere nel loro valore e nella loro intensità, ma l’autore prova a restituirli paragonando gli scienziati dell’Ottocento inglese agli attuali astronomi alla ricerca di vita extraterrestre:
Gli scienziati e cercatori di fossili della prima metà dell’Ottocento erano il loro equivalente in redingote. Con due differenze fondamentali: anziché estendersi nello spazio, la loro ricerca andava indietro nel tempo e trovarono dei segni di vita. E non furono segni impercettibili, come strane sequenze di disturbi elettrostatici rilevate da un computer. Qui si parla di denti affilati come pugnali e costole lunghe come travi. Poeti, scienziati, donne e uomini comuni assistevano alla scoperta dei dinosauri e rabbrividivano stupefatti.

La differenza è che gli abitanti del passato emersero all’improvviso, in modo del tutto inatteso, nell’epoca vittoriana. Al contrario, gli abitanti di altri pianeti li stiamo cercando attivamente e un loro eventuale ritrovamento difficilmente ci coglierebbe davvero di sorpresa. Già dall’antichità gli esseri umani erano venuti in contatto con le vestigia di ere geologiche lontane: da principio le incorporarono in miti e leggende e solo molto dopo, ad esempio con Robert Hooke nel Seicento, cominciarono a familiarizzare con l’ipotesi che quelle conchiglie che si trovavano in cima alle montagne fossero l’indizio che svelava che quelle terre erano state sommerse e che quei resti non erano gli avanzi di un pic-nic pietrificati con il trascorrere del tempo, come sembra avesse suggerito un incauto Voltaire.

Nell’Inghilterra del 19° secolo, nonostante la resistenza al cambiamento di uomini in cui scienza e fede cantavano lo stesso inno di celebrazione per il “mondo felice”, la natura cambia la natura e l’illusione si dirada a colpi di ritrovamenti, così copiosi per via delle intense attività di scavo legate alla rivoluzione industriale. Il racconto di Edward Dolnick scorre chiaro: non è una raccolta straripante di curiosità e strani abbagli e i protagonisti, presentati capitolo dopo capitolo, acquistano quasi corpo.

Quella di Edward Dolnick non è una raccolta straripante di curiosità e strani abbagli. I protagonisti, presentati capitolo dopo capitolo, acquistano corpo grazie a una penna allegra, vivida e mai pedante, in un saggio che ha il pregio della leggerezza.

Nelle prime pagine compare Mary Anning, una donna povera, ma tenace e curiosa, una cercatrice di fossili instancabile a cui dobbiamo i primi scheletri completi o quasi di ittiosauro e plesiosauro e il primo fossile di pterodattilo rinvenuto in Inghilterra; si viene introdotti nelle cene a base di animali spesso inconsueti di William Buckland, stravagante geologo di Oxford che descrisse e battezzò il megalosauro, in seguito riconosciuto come il primo dinosauro mai identificato; sembra di scorgere Gideon Mantell, medico di campagna ossessionato dai fossili sin dall’infanzia, mentre strappa a un’esistenza disgraziata la gioia per il riconoscimento dei resti da lui ritrovati e identificati di un iguanodonte, tanto più che a conferire validità alla scoperta fu Georges Cuvier, considerato la stella polare dell’anatomia e citato persino da Sherlock Holmes per le sue abilità deduttive nel racconto I cinque semi d’arancio di Arthur Conan Doyle. Questi sono solo alcuni degli studiosi descritti con una penna allegra, vivida e mai pedante da Edward Dolnick, in un saggio che ha il pregio della leggerezza.

Infine, arriva Richard Owen, l’anatomista che nel 1842 coniò il termine “dinosauro”, con il suo volto da Uriah Heep, l’antagonista di David Copperfield, tronfio per aver creduto di aver ristabilito il mondo felice con una teoria onnicomprensiva. L’autore spiega:

La sua nuova teoria manteneva Dio al comando ma sembrava lasciar spazio a qualcosa che tendeva verso l’evoluzione. (Owen cercò abilmente di eludere questa pericolosa accusa.) Nel passato preistorico, suggerì, Dio aveva sparso per il mondo un po’ di specie e stabilito regole che governavano il modo in cui sarebbero cambiate nel corso degli eoni. Poi aveva premuto “play” e si era messo a guardare soddisfatto.

Questo sforzo interpretativo non bastò e la cena con il dinosauro fu l’ultima occasione per festeggiare e credere in una storia della Terra edificante, in cui l’essere umano continuava a essere al centro della scena. I tempi – e la società – erano ormai maturi per ammettere che fosse solo una specie tra le tante, nolente o volente soggetta alle implacabili regole dell’evoluzione.

L'articolo A cena con il dinosauro di Edward Dolnick proviene da Il Tascabile.

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Il 16 giugno Padova diventerà la capitale della grande distribuzione con il convegno “Retail Tech”.

Il 16 giugno Padova diventerà la capitale della grande distribuzione con il convegno “Retail Tech”. Organizzano Aton, tech company trevigiana e GTN, it company di Tavagnacco, Udine.

 

Sarà presentata un’indagine sull’uso dell’AI nella grande distribuzione organizzata.

 

L’evento riunirà i big del settore per discutere come l’intelligenza artificiale stia ridisegnando le procedure interne e la gestione dei punti vendita. Prevista l’analisi sul ruolo dell’iperammortamento nel retail con Francesca Rossetto e della trasformazione digitale come imperativo strategico insieme ad Antonio Capodieci, esperto di transizione digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

 

Tra i relatori, rappresentanti Microsoft Italia e di ENIA, la fondazione italiana sull’intelligenza artificiale

 

Se potesse interessarle pubblicare la notizia su Politicamentecorretto rimaniamo a disposizione per approfondimenti o per eventuali richieste di intervista.

 

Buona giornata e grazie per il suo tempo.

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INTELLIGENZA ARTIFICIALE NEI SUPERMERCATI, SUMMIT DELLA GDO A PADOVA

 

 

Il 16 giugno Padova diventerà la capitale della grande distribuzione con il convegno “Retail Tech”. Organizzano Aton, tech company veneta e GTN, it company friulana. Sarà presentata un’indagine sull’uso dell’AI nella grande distribuzione organizzata. L’evento riunirà i big del settore per discutere come l’intelligenza artificiale stia ridisegnando le procedure interne e la gestione dei punti vendita. Prevista l’analisi sul ruolo dell’iperammortamento nel retail con Francesca Rossetto e della trasformazione digitale come imperativo strategico insieme ad Antonio Capodieci, esperto di transizione digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Tra i relatori, rappresentanti Microsoft Italia e di ENIA, la fondazione italiana sull’intelligenza artificiale

 

 

Le tech company Aton, con headquarter a Villorba, nel Trevigiano, e GTN, azienda con sede a Tavagnacco, in provincia di Udine, organizzano il prossimo 16 giugno a Padova nella sede de Le Village l’evento “Retail Tech”.  Aton e GTN, specializzate nelle soluzioni digitali per l’industria e la distribuzione, operano entrambe nella digitalizzazione delle attività commerciali e della tracciabilità, la loro è una sinergia che ha creato un distretto tecnologico da 385 collaboratori diretti e 33 milioni di fatturato.

In questo periodo storico in cui stanno cambiando le normative sull’iperammortamento e il ruolo dell’AI è sempre più fondamentale, a Padova i vertici nazionali del settore GDO si incontreranno per ragionare sul futuro del settore. In occasione di questo evento sarà inoltre presentata una indagine sull’uso dell’AI nel settore della GDO. I partner evento sono autorevoli: E.N.I.A., Fòrema (che ha collaborato alla stesura della survey), Largo Consumo (media partner), Zebra Technologies, Datalogic, Soti (tech partner).

 

L’AGENDA

I lavori si aprono sotto la moderazione di Armando Garosci (Direttore di Largo Consumo). La sessione introduttiva vede la partecipazione del Direttore di Le Village e dei CEO di Aton GTN, Giorgio De Nardi e Paola Geretti. Questi ultimi delineano la visione strategica dell’evento, ponendo l’accento sulla Joint Venture Aton GTN come acceleratore di un omnicanalità concreta riducendo complessità e costi operativi.

Il primo focus tematico è affidato a Valeria Lazzaroli (Presidente della Fondazione E.N.I.A.), la quale traccia una panoramica sull’uso dell’Ai nel retail. L’intervento offre definizioni chiave e analizza gli ambiti applicativi di successo, senza trascurare i futuri scenari regolamentari europei imposti dall’imminente AI Act. Subito dopo, Matteo Sinigaglia (Fòrema) e Giulia Stefano (Aton SpA) presentano un quadro empirico attraverso la presentazione di un’indagine dedicata allo stato di adozione dell’AI nella GDO.

La transizione dall’impianto teorico all’efficacia operativa richiede basi solide. Di questo parla Piero Pescangegno (Aton SpA), evidenziando la necessità di superare l’hype mediatico grazie a un approccio API-first. Il cambiamento dei modelli decisionali e organizzativi viene analizzato da Andrea Benedetti (Microsoft Italia), che illustra come governare l’impatto travolgente dell’AI ridefinendo i processi interni con opportune strategie di execution.

La discussione si sposta poi sulla prima linea del punto vendita con Enzo Tumminaro (Zebra Technologies). L’intervento propone un bilancio critico sulle tecnologie per gli operatori sul campo: dall’AI generativa alla machine vision, fino a body cam e robotica, distinguendo i reali successi commerciali dalle complessità quotidiane del punto vendita. Infine, Rosario Casillo (Datalogic) introduce le nuove frontiere della Loss Prevention, dimostrando come l’intelligenza artificiale e i sistemi avanzati di data capture stanno ridisegnando la sicurezza e l’efficienza degli ambienti di vendita.

Dopo una prima sessione di domande e risposte e un momento di networking, la seconda parte del convegno si apre con l’intervento di Antonio Capodieci (Esperto di Transizione Digitale per la Presidenza del Consiglio dei Ministri e Docente di Sistemi Informativi, Università del Salento) che inquadra la digitalizzazione come un imperativo strategico fondamentale per snellire i flussi organizzativi.

Sotto il profilo economico e del finanziamento dell’innovazione, Francesca Rossetto (Smart Factory Manager) illustra le leve fiscali a disposizione delle imprese, analizzando nel dettaglio i requisiti d’accesso all’iperammortamento nel settore retail attraverso il racconto di tre casi di successo.

Il summit si avvia alla conclusione con una tavola rotonda strategica moderata nuovamente da Armando Garosci, che vede la partecipazione di Giorgio De Nardi, di Alessandro Buoso (Chief Operations Development Officer di CRAI Secom) e di altri operatori del settore tra i quali Damiano Paggiaro, Responsabili Sistemi Informativi DMO.

 

LE DICHIARAZIONI

 

Giorgio De Nardi, CEO Aton GTN: «Con la Joint Venture Aton GTN vogliamo creare il vero campione tecnologico della GDO. La nostra strategia unisce le migliori eccellenze delle PMI per coprire le necessità dei retailer sotto un unico piano di sviluppo e con gli stessi valori, riducendo le complessità e garantendo valore reale ai clienti. Questo evento nasce proprio per condividere con la community dei grandi retailer le strategie, lo stato dell’arte e le best practice dell’Intelligenza Artificiale, favorendone uno sviluppo concreto. Consideriamo l’AI uno strumento straordinario che sta già rivoluzionando l’incontro tra domanda e offerta, rendendo il conseguimento degli obiettivi di business più veloce, sicuro ed economico. I prossimi passi ci vedranno insistere con forza su iniziative di comunicazione e relazione: il nostro traguardo è consolidare una vera e propria community basata sulla condivisione di competenze ed esperienze, l’unico percorso in grado di facilitare lo sviluppo competitivo del settore attraverso l’adozione delle migliori tecnologie sul mercato.»

 

Paola Geretti, CEO Aton GTN: «Il mercato odierno impone ai retailer una reattività senza precedenti, e la nostra sfida consiste nel trasformare la complessità in efficienza misurabile. La vera omnicanalità non può restare uno slogan astratto, ma deve tradursi in un’architettura solida in cui ordini, dati e stock dialoghino in tempo reale. Attraverso questa Joint Venture, uniamo competenze tecnologiche e visione di business per offrire soluzioni capaci di snellire i processi in negozio e nei magazzini. L’intelligenza artificiale diventa così un alleato concreto degli operativi in prima linea, ottimizzando le procedure interne e garantendo ai grandi marchi della GDO la massima trasparenza decisionale.»

 

Matteo Sinigaglia, Direttore Generale Fòrema: «L’adozione dell’intelligenza artificiale nella grande distribuzione non è solo una sfida di investimenti tecnologici, ma soprattutto una grande partita legata al capitale umano. Dall’indagine condotta da Fòrema emerge chiaramente come il vero ostacolo all’innovazione non sia la tecnologia in sé, ma lo scarto di competenze interne e l’inerzia organizzativa. Per governare questo cambiamento travolgente, la formazione continua diventa l’imperativo strategico fondamentale. Solo riqualificando il personale e introducendo nuove metodologie scientifiche di gestione potremo traghettare le imprese verso una governance basata sui dati, liberando le persone dalle attività ripetitive per riallocarle su ruoli strategici ad alto valore.»

 

Valeria Lazzaroli, Presidente Fondazione E.N.I.A.: «L’ingresso dell’intelligenza artificiale nei processi operativi della grande distribuzione non rappresenta soltanto una rivoluzione tecnologica, ma una profonda trasformazione antropologica e di business. Come Fondazione E.N.I.A. sottolineiamo che il vero successo di questa transizione risiede nella capacità di governare la tecnologia attraverso una solida cornice etica e regolatoria, in piena conformità con le direttive europee dell’AI Act. L’adozione di sistemi predittivi e generativi nel retail deve mirare a un duplice obiettivo: ottimizzare l’efficienza delle filiere fisiche e digitali e, al contempo, tutelare la centralità dell’individuo, garantendo che i dati e gli algoritmi rimangano sempre strumenti al servizio della comunità.»

 

LA STORIA DI ATON

Aton gruppo tech internazionale specializzato nel migliorare i processi commerciali grazie al digitale e all’AI, con sede a Treviso. Sviluppa soluzioni per la trasformazione digitale sostenibile delle vendite omnichannel e dei processi di tracciabilità e supply chain aziendale. Offre servizi di supporto internazionali in quattordici lingue e copertura h24, 365 giorni all’anno.

Fondata da Giorgio De Nardi nel 1988, la sua missione è crescere insieme all’ecosistema di collaboratori, clienti, partner, ambiente e comunità, realizzando profitti etici e sostenibili in tutto il mondo.

Il Gruppo Aton, composto anche dalle aziende “Blue Mobility” (soluzioni IT per la logistica e la rete vendita delle pmi) e “Aton AllSpark Ibérica” (joint venture spagnola di Aton e Allspark, azienda IT specializzata nel mercato fashion retail), nel 2024 ha chiuso il fatturato in crescita a 25,4 milioni di euro; nel 2025 a 26,7 milioni di euro (Ebitda 3,2 milioni). A partire da gennaio 2025 è entrata a far parte del Gruppo Aton anche Teksmar, azienda IT con focus nel retail.  A novembre 2025 ha siglato un nuovo accordo di joint venture con GTN, azienda friulana che da 50 anni fornisce soluzioni tecnologiche per il retail e la ristorazione, dando vita così ad un polo digitale italiano del retail.

Oggi il Gruppo occupa 284 persone che lavorano per 750 clienti in tutto il mondo che operano principalmente in questi settori: 39% nell’industria dei beni di largo consumo (tra i clienti citiamo Granarolo, Segafredo, GranTerre); 42% nella grande distribuzione organizzata e nel fashion (Aspiag, Unicomm,Bata, Salewa, Gant); 19% nel mondo dell’energia (SHV, Liquigas).

Dal 2018 Aton è certificata Great Place To Work® Italia. Nel 2021 è diventata Società Benefit e ha integrato nel proprio statuto obiettivi sociali (people), ambientali (planet) oltre che economici (prosperity). Nel 2023 è entrata a far parte della community mondiale delle aziende certificate B Corp che si impegnano in un percorso di miglioramento continuo nella sostenibilità del loro business. L’azienda presenta ogni anno un report di impatto.

La visione strategica dell’azienda nasce dal fondatore e CEO Giorgio De Nardi, affiancato dal board, l’organo collegiale di gestione, composto dagli executive team leader delle funzioni aziendali e da un consulente esterno: ambito finanziario con Tania Zanatta; vendite Gianluca Palmisano; persone e cultura aziendale Stefano Negroni; prevendita e sviluppo del business Giovanni Bonamigo; industria del software .one Piero Pescangegno; progetti di integrazione Giovanni Pozzobon; servizi di assistenza Marco Arrigoni; coach del personale Moira Casonatto.

Il business si sviluppa attraverso consulenza, servizi e la piattaforma software .one, offerta in modalità SaaS (Solution as a Service). Le app di Aton, integrate in .one e sviluppate da un team interno di 40 sviluppatori, coprono tutti i canali di vendita – dai negozi fisici al dettaglio e all’ingrosso all’e-commerce B2B e B2C, fino alle reti vendita – garantendo anche la tracciabilità dei prodotti.

L’azienda propone software e servizi di gestione dei processi legati alle vendite, con particolare attenzione ai canali di distribuzione: dall’e-commerce al punto vendita fisico, passando per Sales Force Automation, CRM e relazione con i clienti. Sul fronte della supply chain Aton mette a disposizione software e servizi per il monitoraggio e la gestione dei prodotti nel loro ciclo di vita, garantendone la tracciabilità grazie alla tecnologia RFID: soluzioni di track&trace adottate anche in contesti delicati, come ad esempio nelle missioni di pace internazionali grazie a collaborazioni strategiche con organizzazioni intergovernative a carattere mondiale.

Un team in continua crescita di 150 professionisti del software realizza progetti per i clienti tramite analisi, consulenza e disegno di soluzioni, integrazione dati, project e service management, governo da remoto di software e hardware con piattaforme di enterprise mobility management, affiancamento sul campo e formazione, supporto multilingua a utenti e sistemi software e hardware.

Con le attività di assistenza tecnica hardware, Aton opera in ottica green contribuendo all’allungamento del ciclo di vita di un parco di decine di migliaia di dispositivi in un’ottica di economia circolare, riducendo la quantità di rifiuti tecnologici.
 

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La memoria tende all’intemporalità

di Franco Ricciardiello

Sergej Roić, Dura Madre. L’infinito di Leopardi, pp. 130, euro 14,00, Mimesis, 2026

Leggere un romanzo di Sergej Roić ricorda un po’ l’esperienza di pattinare su un lago di ghiaccio in una giornata di nebbia: non puoi prevedere cosa troverai voltando la pagina, e rischi di continuo che la narrazione si apra precipitandoti in un altrove che non ti aspetti.

Roić, svizzero di origine croata, scrive in italiano; ha già pubblicato con Mimesis Editore tre romanzi, Wish you were here (2017), Solaris parte seconda (2019) e Feríta. Giovanna d’Arco 1971 (2022), e in tutti e tre gioca a nascondino con alcuni tópoi della fantascienza, genere che evidentemente conosce — quantomeno i suoi autori più letterari. Tra i quattro, questo mi sembra il più radicale benché, a dire il vero, non ci sia nulla di sperimentale nella scrittura; al contrario, la semplicità e la bellezza della frase risaltano immediatamente. Ciò che destabilizza, rispetto a una narrazione tradizionale, è la diluizione del filo della trama in una struttura che richiede di continuo l’attenzione del lettore, e in cui ogni frase sembra alludere a qualche significato nascosto tra le parole.

C’è del resto molta riflessione filosofica nella scrittura di Roić, nel caso di questo romanzo si tratta di alcune speculazioni di Giacome Leopardi (richiamato esplicitamente solo nelle ultime pagine del testo), sull’infinito naturalmente, ma anche sulla struttura del reale — e sembra di sentire qualche eco di Immanuel Kant sulla realtà-in-sé. Soprattutto, la riflessione centrale è intorno al tema della Memoria. “Nella passione, il ricordo tende all’intemporalità” scrive J.L. Borges nella sua Storia dell’Eternità (Adelphi, 2014), la memoria concatena impressioni che si evocano a vicenda: e questo è il significato profondo che ho letto nella struttura di Dura madre, imperniata su una serie di ricordi e sul diario di uno dei protagonisti.

Nel 2564, il direttore del Progetto Memoria nella città di Nuova Lisbona lavora sull’esperienza vissuta dai fratelli Nazor, sulle loro riflessioni intorno alla forma dell’universo. Il primogenito Neven Nazor, nella breve parte a lui dedicata, evoca immagini irreali, che egli definisce “idee-allucinazioni”, affidate, oltre che alla ricerca scientifica, anche a un manoscritto ritrovato dal fratello a bordo della barca sulla quale ha trascorso un rilevante periodo della propria vita.

La parte maggiore del libro è occupata dal diario di Mario Nazor, fratello minore di Neven, dai suoi ricordi, dalle peregrinazioni a bordo della barca a vela Vesna in un mondo dalla geografia diversa da quello che conosciamo. A giudicare dai toponimi, inventati, sembra che l’ambientazione sia tra il Nordest italiano, l’Austria e soprattutto la Jugoslavia, con le migliaia di isole della Dalmazia a fare da sfondo alla navigazione.

Mario Nazor riceve in eredità, con sua stessa sorpresa, la Vesna, la bianca imbarcazione dalla quale Neven non si separava mai, e decide di partire sulle sue tracce; l’amica del cuore Fanny, più giovane di lui di una decina d’anni, accetta di accompagnarlo, incuriosita dai misteriosi racconti di Mario sulle visioni del fratello maggiore.

Poco alla volta Mario tira fuori dalla memoria racconti sulla terra d’origine dalla madre Tanja, soprattutto su un clan quasi mitologico, la famiglia Bili, tutti albini da generazioni, che possiedono la facoltà di ricordare pressoché tutto: ecco di nuovo il tema della Memoria, la dura madre del titolo, la meninge esterna che avvolge il cervello e lo protegge da traumi e contaminazioni che arrivano dal sistema circolatorio, ma che in virtù della magia delle parole assorbe nel testo il significato della Natura leopardiana, una madre dura dunque, simbolo del funzionamento meccanicistico del mondo alla cui idea si ribellava il poeta.

Non è semplice la lettura di un libro di Sergej Roić, tuttavia è bello rimuovere i freni della mente e lasciarsi galleggiare nel mare di apologhi, di brevi racconti, di storie che sembrano aggiungere ogni volta un tassello alla comprensione del tutto, però non bisogna illudersi che il significato sia lì, esplicitato sulla carta prima della parola “Fine”.

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