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Il plebiscito finanziario di SpaceX eleva Musk a padrone assoluto del potere globale

I numeri ufficiali del debutto non lasciano spazio a interpretazioni: SpaceX si presenta sul Nasdaq con una valutazione di 1.770 miliardi di dollari e un prezzo fisso di centotrentacinque dollari per azione. A fronte di settantacinque miliardi di dollari di azioni offerte, il mercato ha risposto con una domanda record di duecentocinquanta miliardi, blindata da un singolo ordine istituzionale di cinque miliardi calato da BlackRock. Più che un’Ipo, un plebiscito finanziario, in attesa dei dati del primo scambio che saranno da valutare nei giorni successivi. Una valutazione da capogiro, che potrebbe essere l’ennesimo capitolo dell’esuberanza irrazionale dei mercati, o la strutturazione di un monopolio tecnologico difficile da scalfire.

SpaceX sdogana la Space Economy non perché rende lo spazio pop, ma perché l’ingresso del grande capitale istituzionale lo trasforma, a tutti gli effetti, in un asset industriale maturo. Chi ha comprato oggi queste azioni non sta scommettendo solo su Marte; sta comprando le autostrade invisibili del ventunesimo secolo.

L’approdo sul mercato di SpaceX apre a dubbi che verranno sciolti solo dal tempo. Il rischio della bolla speculativa è alto, e attestato proprio nel venerdì mattina del lancio dagli analisti di Morningstar, che hanno pubblicato un report tanto lucido quanto spietato: secondo i fondamentali attuali, il valore reale delle azioni SpaceX si attesterebbe intorno ai sessantatré dollari. Non un centesimo di più.

C’è un abisso del centoquattordici per cento rispetto al prezzo fisso di centotrentacinque dollari imposto da Elon Musk, che ha invertito brutalmente le regole del gioco azionario: un diktat del tipo prendere o lasciare, senza la classica contrattazione con i mercati. Una forzatura che ha spinto persino Michael Burry, il celebre investitore di “The Big Short”, a commentare in modo lapidario che non esiste nulla, nei bilanci attuali dell’azienda, in grado di giustificare una simile capitalizzazione.

A far storcere il naso è anche il sospetto che per blindare una valutazione così iperbolica, SpaceX abbia infilato nel pacchetto l’immancabile parola magica del momento: non solo razzi e la rete Starlink, ma anche la narrazione legata all’intelligenza artificiale tramite xAI e la promessa visionaria di futuribili «data center orbitali». Questa è in parte pura illusione: sappiamo bene che oggi l’intelligenza artificiale xAI dipende dall’infrastruttura di dati e dai server di SpaceX/Starlink. Quindi questo è solo il classico trucco contabile per gonfiare il prezzo raschiando il barile del hype tecnologico?

La realtà è anche un’altra, ed è quella brutale della geopolitica infrastrutturale, quella che ignora la sproporzione dei moltiplicatori di bilancio per guardare ai rapporti di forza globali. Il segnale definitivo è arrivato quando i terminali hanno registrato un singolo monumentale ordine da cinque miliardi di dollari, calato sul tavolo da un gigante come BlackRock, che punta probabilmente al too strategic to fail. Ed è qui che la tesi della speculazione traballa, sotto il peso dei fatti.

Il più grande gestore di fondi al mondo non investe cifre simili per inseguire una suggestione passeggera. Sì, i numeri e i multipli folli ci sono tutti, ma BlackRock non sta comprando i profitti di quest’anno, né sta scommettendo ingenuamente su una romantica colonizzazione di Marte. Sta comprando, a prezzo di saldo per il lungo periodo, il monopolio assoluto sulle autostrade invisibili del secolo. Sta comprando il controllo della rete sovrana che guiderà la difesa, la connettività e la logistica globale dei prossimi trent’anni.

Dietro i grafici azionari e i fumi dei motori Raptor si nasconde una realtà politica monumentale: l’Ipo non serve a finanziare una startup, ma a istituzionalizzare un monopolio infrastrutturale che ha già ingabbiato l’apparato militare e scientifico dell’Occidente. L’effetto schiacciasassi di SpaceX non si misura nei listini del Nasdaq, ma in tonnellate di carico utile portate in orbita e nella totale, spaventosa dipendenza degli Stati Uniti da un unico fornitore privato.

Nel giro di un decennio, Musk ha scardinato il vecchio e pigro oligopolio della difesa  (giganti come Lockheed Martin, Boeing e la controparte europea ArianeGroup) riducendo i costi di lancio di un fattore di dieci grazie alla riutilizzabilità del Falcon 9 e alla progressione di Starship. Oggi il mercato dei lanci occidentali non è libero: è un monologo. Se nei primi mesi del 2026 SpaceX ha effettuato più lanci di tutti gli Stati e i concorrenti del mondo messi insieme, significa che l’accesso allo spazio ha un solo guardiano del casello.

Questo non è un business ciclico legato agli umori del mercato, è una utility pubblica globale e insostituibile, blindata dalla sicurezza dello Stato. I contratti miliardari con la Nasa per il programma Artemis sono solo la punta dell’iceberg. Il vero legame di sangue è con il Pentagono. Proprio nelle scorse settimane, la U.S. Space Force ha calato sul piatto di SpaceX un maxi-finanziamento da 6,45 miliardi di dollari legato all’iniziativa di difesa missilistica “Golden Dome”. Di questi, ben 2,29 miliardi serviranno a finanziare la Space Data Network Backbone, un’infrastruttura di comunicazione militare ultra-sicura interamente basata su Starshield, la versione militarizzata e classificata di Starlink.

Da questa prospettiva, SpaceX è diventata a tutti gli effetti un’estensione dell’apparato di sicurezza nazionale americano. I satelliti Starshield forniranno al governo statunitense una sorveglianza continua globale e una resilienza agli attacchi cyber e cinetici mai vista prima, integrando persino i sistemi di puntamento dei caccia e dei missili. La geopolitica moderna si trova davanti a un paradosso inedito nella storia: se domani SpaceX decidesse di fermarsi, la proiezione di potenza militare e l’intelligence degli Stati Uniti nello spazio si congelerebbero all’istante. BlackRock e i grandi fondi non stanno comprando un’azienda; stanno comprando le quote dell’unica infrastruttura privata da cui dipende la sovranità dell’Occidente.

Abbiamo già visto questa verità in azione nel mondo reale: quando Musk ha deciso unilateralmente di negare la copertura di Starlink vicino alle coste della Crimea per impedire un attacco di droni marini ucraini contro la flotta russa, nei fatti ha esercitato un potere che storicamente appartiene solo ai capi di Stato. Un singolo cittadino privato ha cambiato il corso di un’operazione militare di una nazione sovrana appoggiata dall’Occidente.

Starlink non è un servizio commerciale prestato alla causa, è la spina dorsale tattica che ha garantito comunicazioni resilienti sotto i bombardamenti a tappeto e la guerra elettronica russa, coordinando droni, intelligence e artiglieria in tempo reale. Senza quella costellazione, la resistenza di Kyjiv avrebbe subito un blackout informativo fatale nei primi mesi dell’invasione.

La lezione di questi ultimi anni è cristallina: chi controlla la costellazione satellitare più densa del pianeta controlla il flusso di informazioni nei teatri di crisi globali. Nasce così la “Dottrina Starlink”, un nuovo paradigma geopolitico che stabilisce che la sovranità di una nazione non si difende più soltanto lungo i confini geopolitici di terra, di mare o dello spazio aereo tradizionale. La vera linea di difesa si è spostata più in alto: si gioca sulla capacità di accedere, presidiare e dominare l’orbita bassa terrestre.

È questa la risposta definitiva a chi questa mattina guardava solo i grafici di Morningstar o i tweet nostalgici sui crolli del passato, parlando di «circo». L’Ipo di SpaceX non fotografa la nascita di una nuova bolla azionaria, ma la nascita di una nuova era. Quella in cui la finanza istituzionale si adegua alla realpolitik del ventunesimo secolo, finanziando il padrone assoluto della nuova mappa del potere globale.

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Elon Musk, un principe saudita e il cofondatore di Twitter: i più grandi vincitori dell’ipo di SpaceX

SpaceX ha fissato giovedì il prezzo della propria Ipo a 135 dollari per azione, attribuendo all’azienda una capitalizzazione di mercato di 1.800 miliardi di dollari. Secondo i calcoli di Forbes, questo ha aumentato il patrimonio netto di Musk di 188 miliardi di dollari, portandolo a una stima di 982 miliardi.

Se il prezzo delle azioni Tesla dovesse restare invariato e il titolo SpaceX salisse a 138,50 dollari per azione all’avvio delle contrattazioni di venerdì, Musk diventerebbe il primo trilionario della storia mondiale. Potrebbe raggiungere la soglia del trilione anche se il titolo Tesla salisse da 399 a 424 dollari per azione e quello di SpaceX rimanesse a 135 dollari, uno scenario considerato meno probabile.

La partecipazione di Musk in SpaceX e Tesla

Musk, che ricopre i ruoli di presidente, amministratore delegato e direttore tecnico di SpaceX, possiede 4,8 miliardi di azioni della società aerospaziale, per un valore di 644 miliardi di dollari. Possiede inoltre 350 milioni di stock option con un prezzo di esercizio di 8,40 dollari per azione, del valore di 44 miliardi, che gli garantiscono una quota del 38% dell’azienda, pari a 688 miliardi di dollari al prezzo dell’Ipo.

Forbes valutava in precedenza la sua partecipazione stimata del 40% (prima della diluizione dovuta all’offerta pubblica) intorno ai 500 miliardi di dollari, sulla base della valutazione di 1.250 miliardi assegnata a SpaceX in occasione della fusione con xAI, la società di intelligenza artificiale e social media di Musk, avvenuta a febbraio. (xAI si era precedentemente fusa con X, l’ex Twitter, nel marzo 2025).

Musk possiede inoltre poco più del 10% di Tesla, che ha una capitalizzazione di mercato di 1.500 miliardi di dollari, una quota del valore di circa 165 miliardi. A ciò si aggiungono opzioni per acquisire un’ulteriore partecipazione vicina all’8%, valutata 114 miliardi di dollari. Completano il suo patrimonio quote minori nella startup di interfacce neurali Neuralink e nella società di scavi Boring Company, oltre a diversi miliardi di dollari derivanti da precedenti vendite di azioni Tesla.

Gli obiettivi necessari per aumentare ulteriormente la sua ricchezza

Nella stima del patrimonio di Musk non sono incluse azioni vincolate legate al raggiungimento di determinati obiettivi di performance, che potrebbero portare le sue quote in SpaceX e Tesla rispettivamente al 47% e al 29% (al lordo delle imposte e dei costi necessari per sbloccare tali azioni).

Per ottenere tutte queste azioni, Musk dovrà raggiungere obiettivi estremamente ambiziosi, tra cui portare le capitalizzazioni di mercato di SpaceX e Tesla rispettivamente a 7.500 e 8.500 miliardi di dollari e creare una colonia umana permanente su Marte con almeno un milione di abitanti.

Non solo Musk: gli altri grandi vincitori dell’Ipo

Musk è di gran lunga il principale beneficiario dell’operazione, ma non è l’unico la cui fortuna è decollata grazie a SpaceX. Tra gli altri figurano un principe saudita, il cofondatore di Twitter e diversi dirigenti e membri del consiglio di amministrazione di SpaceX.

L’ultimo ingresso nel cosiddetto “club delle tre virgole” (i miliardari) è Bret Johnsen, storico direttore finanziario di SpaceX, il cui patrimonio è stimato in 1,2 miliardi di dollari grazie alla sua partecipazione dello 0,07% nella società (incluse le stock option). L’esperto contabile si unisce così al cofondatore di PayPal, venture capitalist e investitore storico di SpaceX Luke Nosek, come uno dei due nuovi miliardari emersi dopo il deposito del prospetto per l’Ipo. Nosek vale oggi almeno 3,4 miliardi di dollari grazie a una quota di almeno lo 0,19% nella società.

Nel prospetto è stata inoltre resa nota la partecipazione della presidente e chief operating officer Gwynne Shotwell, pari allo 0,10%, inferiore alla stima iniziale di Forbes dello 0,27%. Nonostante ciò, l’undicesima dipendente assunta da SpaceX vanta comunque un patrimonio netto di 1,7 miliardi di dollari.

Il ruolo di xAI, X e degli investitori di Twitter

Molti dei maggiori beneficiari dell’Ipo erano già investitori in Twitter o in xAI. Tra questi figurano il principe saudita Alwaleed Bin Talal Alsaud e Steven Witkoff, inviato speciale del presidente Donald Trump per il Medio Oriente, entrambi diventati investitori di SpaceX a febbraio, quando Musk ha fuso la società spaziale con la sua attività di intelligenza artificiale e social media riunita sotto xAI Holdings, in un’operazione che valutava il gruppo combinato 1.250 miliardi di dollari.

La transazione di febbraio — che attribuiva una valutazione di 1.000 miliardi di dollari a SpaceX e di 250 miliardi a xAI Holdings — è arrivata meno di un anno dopo la nascita di xAI Holdings, creata nel marzo 2025 attraverso la fusione tra xAI e X (ex Twitter) in un’operazione da 113 miliardi di dollari.

Alcuni critici hanno definito quella fusione un salvataggio di X. L’operazione valutava infatti il social network 33 miliardi di dollari, praticamente la stessa cifra pagata da Musk e dagli investitori di minoranza, tra cui il principe Alwaleed e Witkoff, quando acquistarono la società nel 2022 (escludendo il debito). Nel frattempo, Fidelity valutava X poco meno di 10 miliardi di dollari alla fine del 2024.

I fondi che hanno scommesso su SpaceX

Tra i grandi vincitori figurano anche importanti miliardari del venture capital, degli hedge fund e del private equity che avevano investito in SpaceX molti anni fa.

Tra questi c’è Antonio Gracias, amico di lunga data di Musk e membro del consiglio di amministrazione di SpaceX. La sua società Valor Equity Partners possiede una quota del 3,7% della società, oggi valutata circa 68 miliardi di dollari.

Ecco alcuni dei maggiori vincitori dell’Ipo di SpaceX

1. Prince Alwaleed Bin Talal Alsaud
Quota stimata in SpaceX (%): 0,28%
Valore stimato della quota: 5,1 miliardi di dollari
Patrimonio netto stimato: 25,4 miliardi di dollari

Il principe Alwaleed investì per la prima volta in Twitter nel 2011, prima dell’Ipo del social network nel 2013. Dopo essersi inizialmente opposto all’acquisizione da parte di Musk, decise di mantenere la propria quota da 1,6 miliardi di dollari quando Twitter fu ritirata dalla Borsa nel 2022. Grazie a quell’investimento — e a una partecipazione minore in xAI — oggi possiede azioni SpaceX per un valore di 5,1 miliardi di dollari. La cifra non include la quota indiretta detenuta attraverso Kingdom Holdings, che possedeva 4,5 miliardi di dollari in azioni di xAI Holdings al momento della fusione con SpaceX e che oggi varrebbero circa 5,7 miliardi.

2. Luke Nosek
Quota stimata in SpaceX (%): 0,19%
Valore stimato della quota: 3,4 miliardi di dollari
Patrimonio netto stimato: 3,4 miliardi di dollari

Nosek fondò PayPal insieme a Peter Thiel e altri imprenditori nel 1998, la fuse nel 2000 con X.com, la startup bancaria online cofondata da Musk, e contribuì alla vendita del gruppo a eBay per 1,5 miliardi di dollari nel 2002. Successivamente fondò il fondo Founders Fund con Thiel e nel 2017 lasciò la società per creare Gigafund. È membro del consiglio di amministrazione di SpaceX fin dal primo investimento effettuato insieme a Founders Fund nel 2008.

3. Larry Ellison
Quota stimata in SpaceX (%): 0,15%
Valore stimato della quota: 2,7 miliardi di dollari
Patrimonio netto stimato: 231 miliardi di dollari

Il cofondatore, presidente e chief technology officer di Oracle investì 1 miliardo di dollari nell’acquisizione di Twitter da parte di Musk nell’ottobre 2022. Secondo i messaggi emersi durante i procedimenti legali relativi all’operazione, quando Musk gli chiese quanto volesse investire, Ellison rispose: “Un miliardo… o qualunque cifra tu consigli”. La motivazione era semplice: “Ha un enorme potenziale… e sarebbe molto divertente”.

4. Jack Dorsey
Quota stimata in SpaceX (%): 0,14%
Valore stimato della quota: 2,6 miliardi di dollari
Patrimonio netto stimato: 6,7 miliardi di dollari

Dorsey ha cofondato Twitter nel 2006 e ne è stato amministratore delegato fino al 2008. In seguito ha fondato la società di pagamenti Block (all’epoca Square), è tornato alla guida di Twitter nel 2015 e si è dimesso definitivamente nel 2021. Quando Musk ha ritirato Twitter dalla Borsa nel 2022, Dorsey ha mantenuto e convertito la sua partecipazione, allora vicina a 1 miliardo di dollari.

5. Gwynne Shotwell
Quota in SpaceX (%): 0,10% (incluse le stock option)
Valore della quota: 1,7 miliardi di dollari
Patrimonio netto stimato: 1,7 miliardi di dollari

Shotwell conobbe Musk mentre visitava un ex collega che era entrato a lavorare in SpaceX. Fu reclutata come prima vicepresidente per lo sviluppo del business. “Ho tergiversato per circa un mese” prima di accettare il lavoro, raccontò una volta a un gruppo di studenti di Stanford. Entrata in azienda nel 2002 come undicesima dipendente, fu promossa presidente e chief operating officer nel 2008. Oggi è miliardaria grazie alle azioni SpaceX ricevute come compenso.

6. Bret Johnsen
Quota in SpaceX (%): 0,07% (incluse le stock option)
Valore della quota: 1,2 miliardi di dollari
Patrimonio netto stimato: 1,2 miliardi di dollari

Considerato oggi uno dei commercialisti più ricchi del mondo, Johnsen ha lavorato per quasi dieci anni in Broadcom, arrivando al ruolo di vicepresidente e corporate controller. Dopo un’esperienza come direttore finanziario di Mindspeed Technologies, è entrato in SpaceX nel 2011 come chief financial officer.

7. Tom Mueller
Quota stimata in SpaceX (%): 0,06%
Valore stimato della quota: 1,1 miliardi di dollari
Patrimonio netto stimato: 2 miliardi di dollari

Cresciuto nelle campagne dell’Idaho, Mueller entrò in SpaceX nel 2002 come dipendente numero uno. Da responsabile dell’ingegneria della propulsione guidò la progettazione e lo sviluppo dei motori dei lanciatori Falcon e della navicella Dragon. Nel 2020 lasciò l’azienda per fondare la propria startup, Impulse Space, della quale Forbes stima possieda il 21%.

8. Kimbal Musk
Quota stimata in SpaceX (%): 0,04%
Valore stimato della quota: 760 milioni di dollari
Patrimonio netto stimato: 1,6 miliardi di dollari

Il fratello minore di Elon ha fatto parte del consiglio di amministrazione di SpaceX dalla fondazione nel 2002 fino al 2022 ed è consigliere di Tesla dal 2004. Chef professionista e imprenditore, è anche cofondatore di Nova Sky Stories, società specializzata in spettacoli luminosi con droni. La sua ricchezza deriva soprattutto dalle partecipazioni nelle aziende del fratello.

9. Steven Witkoff
Quota stimata in SpaceX (%): 0,01%
Valore stimato della quota: 270 milioni di dollari
Patrimonio netto stimato: 2,4 miliardi di dollari

Il miliardario immobiliare di New York è stato nominato nel 2024 inviato speciale per il Medio Oriente dal suo amico di lunga data, il presidente Donald Trump. Secondo la sua più recente dichiarazione patrimoniale, è diventato investitore di SpaceX grazie ai 100 milioni di dollari investiti nell’acquisizione di Twitter da parte di Musk nel 2022.

L’articolo Elon Musk, un principe saudita e il cofondatore di Twitter: i più grandi vincitori dell’ipo di SpaceX è tratto da Forbes Italia.

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Il grande giorno di SpaceX a Wall Street, aspettando OpenAI e Anthropic: le mega-Ipo cambiano la finanza

L’inizio della quotazione a Wall Street di SpaceX, l’azienda di servizi spaziali e intelligenza artificiale di Elon Musk oggi classificata come maggiore compagnia non presente in Borsa al mondo, apre oggi la stagione delle mega-Ipo (Initial public offering, offerte pubbliche iniziali, ndr) con cui i giganti della tecnologia Usa sbarcheranno nella Borsa per antonomasia. A Musk faranno seguito i dioscuri dell’IA, Sam Altman e Dario Amodei, pronti a quotare OpenAI e Anthropic. Si prevede una rivoluzione copernicana nella Borsa americana: complessivamente, SpaceX aggiungerà quasi 1.800 miliardi di dollari di capitalizzazione alla Borsa Usa e altrettanto faranno, sommate, le due compagnie sulla breccia nella corsa all’intelligenza artificiale.

Tutto pronto per le mega-Ipo

SpaceX mira a raccogliere oltre 80 miliardi di dollari, complessivamente le tre Ipo potrebbero garantirne almeno 200. Facendo dei paragoni, è come se a Wall Street Musk e in futuro Altman e Amodei mirino a far entrare l’equivalente di tre listini di Piazza Affari (solo SpaceX la sopravanzerebbe del 50%) raccogliendo dagli investitori l’equivalente del valore, sommato, di Unicredit e Eni. Il giorno più lungo è quello di oggi. Musk contro tutti, ma con molti alle sue spalle: nella finanza internazionale, nonostante molti scetticismi di facciata, il dilemma non è stato se entrare o meno nell’Ipo di SpaceX ma con che forza e con quante risorse.

L’euforia di Wall Street

“Questi debutti rappresentano la più concentrata ondata di capitali dai tempi della bolla delle dot-com” a fine Anni Novanta, e la potenza di fuoco dei tre gruppi potrebbe far sì che “gli investitori impazziscano”, nota Fortune. Musk dà il calcio d’inizio: SpaceX vuole presentarsi come la compagnia egemone nel settore dei lanci spaziali e della strutturazione dell’accesso americano alle orbite, da Starlink ai data center orbitanti vende al tempo stesso un’infrastruttura tecnologica, un sogno di esplorazione e un progetto di sicurezza nazionale, mentre al contempo avendo incluso xAI i prospetti ricordano che secondo gli scenari sarà proprio l’intelligenza artificiale a trainare il suo business. Ad oggi, valutata 1.250 miliardi da compagnia privata, SpaceX capitalizza 92 volte i suoi ricavi e la sua quotazione si baserà su una scommessa chiara: vedere se l’IA farà realizzare i prospetti di una crescita esponenziale da qui a dieci anni, ciò che Musk usa come base per giustificare uno sbarco in borsa anomalo.

L’uomo più ricco del mondo mira a portare SpaceX in Borsa pur mantenendo l’80% dei diritti di voto e a saldare il suo controllo con il piano di remunerazione miliardario di Tesla per ampliare la filiera delle aziende da lui controllate e diventare il primo personaggio nella storia a sfondare quota 1.000 miliardi di dollari di patrimonio. Chi comprerà SpaceX farà un atto finanziario ma anche un voto: accetterà che siano veri i prospetti di Goldman Sachs, secondo cui l’IA darà a SpaceX ricavi centuplicati, a 322 miliardi di dollari, entro il 2030. Oppure guarderà ancora più in la con in mente un dato: 3.400 miliardi di dollari. A tanto Morgan Stanley, che assieme alla concorrente è tra le istituzioni attive per sottoscrivere l’Ipo, nota il Financial Times, prevede ammonteranno i ricavi nel 2040.

Euforia e incertezza

Dei risultati concreti, nota il Ft, sono incoraggianti in tal senso: “I recenti accordi per il noleggio di capacità di calcolo ad Anthropic e Google per un totale di 24 miliardi di dollari all’anno sottolineano il valore dell’infrastruttura terrestre esistente di SpaceX”. Chi ha fatto comunque un affare è proprio Google: comprò per 1 miliardo di dollari l’8% di SpaceX nel 2015 e ora ne detiene il 6,11%: anche se l’Ipo dovesse diluirne la quota, stime di valutazioni della partecipazione capace di arrivare a 100-105 miliardi di dollari sono tutto fuorché esagerate. Questo dà l’idea dell’euforia che attende lo sbarco dell’astronave-madre di Starlink e Starship a Wall Street. Seguiranno le boutique dell’IA per trasformare radicalmente i rapporti di forza in borsa. E anche le prospettive con cui il mercato agirà.

Finora la Borsa ha premiato i vincitori della corsa all’IA, i costruttori di hardware, valorizzandone il boom di attività nel breve periodo per la costruzione di data center e potenza di calcolo. Ora si prevede arrivino i signori degli algoritmi, dei linguaggi di IA e delle tecnologie di frontiera, per i quali la valutazione è prospettica, calcolata sul fatto che si prevede l’IA trasformerà l’economia globale e la produttività in forma radicale. Da un rally che cavalca il presente a aspettative lunghe per una borsa che vuole crescere senza limiti. Da dove arriverà il denaro per le mega-IPO? Nuovi investitori si affacceranno o i capitali ruoteranno seguendo il nuovo paradigma finanziario? E se così farà, chi “perderà” capitalizzazione in un mercato per molti sopravvalutato? Su che parametri saranno valutati i campioni dell’IA oltre che sui fatturati e i flussi di cassa per sostenere queste capitalizzazioni? Sarà euforia o bolla? C’è addirittura chi teme che SpaceX, OpenAI e Anthropic possano prosciugare i mercati esaurendone le disponibilità. Viviamo un momento trasformativo della finanza mondiale. La sensazione è che il 12 giugno 2026 sarà una data spartiacque. Il decollo di SpaceX verso Wall Street sarà quello della borsa verso una nuova era? Lo capiremo presto.

L'articolo Il grande giorno di SpaceX a Wall Street, aspettando OpenAI e Anthropic: le mega-Ipo cambiano la finanza proviene da InsideOver.

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