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Emerge il Piano di USA e Israele per lo smembramento dell’Iran

di Luciano Lago

Chiunque abbia analizzato la storia e la situazione geopolitica del Medio Oriente e dell’Asia Occidentale sa bene che il progetto originario di Israele è sempre stato quello dell’espansione dei territori occupati dallo stato sionista  e della balcanizazzione dei paesi arabi vicini. Il progetto della Grande Israele era diretto alla supremazia militare di Israele sul mondo arabo circostante, indebolito dalle sue rivalità etniche e religiose, opportunamente alimentate.

 Anche le guerre americane condotte nella regione, in particolare quella dell’Iraq e della Siria, hanno sempre avuto una ispirazione di Tel Aviv e il sostegno della potente lobby operante a Washington.

Ultimamente Il Wall Street Journal  (  WSJ ), di proprietà del novantenne australiano Rupert Murdoch, ha esteso questo progetto al più temuto ed ostile paese della regione: l’Iran. Non a caso è comparso sul suo giornale un inquietante articolo che fa leva sulla balcanizzazione dell’Iran come prospettiva di fondo da perseguire nell’interesse di Israele e dell’occidente.

 “Un Iran fratturato potrebbe non essere così male (sic)”, con il sottotitolo “I suoi confini sono artificiali e la separazione frustrerebbe gli interessi di Russia, Cina e altri” , scrive l’analista   Melik Kaylan (MK),  che  incautamente prospetta una soluzione geopoltica  per la crisi iraniana che sembrerebbe appositamente studiata dall’intelligence sionista.

L’analisi fatta dal ML, che risulta essere un giornalista e analista geopolitico ben introdotto nei principali media del sistema . Lo stesso Kaylan è coautore di due libri sulla nuova Guerra Fredda e sull’Asse Russia-Cina. Ha scritto da zone di guerra per, tra gli altri, per Newsweek, Politico, Forbes.com e il Wall Street Journal, dove ha trattato anche di cultura nelle aree di conflitto.

Nella sua analisi sull’Iran Kaylan interpreta in modo osceno il ruolo dell’araldo di Netanyahu in un articolo in stile propagandistico che prospetta la soluzione di un Iran balcanizzato e frammentato in ottemperanza ai desiderata di Israele, se pur eventualmente adornato con la bandiera monarchica dei Pahlavi.

Netanyahu vuole lo smembramento dell’Iran

Il WSJ  si guarda bene dall’informare che il  MK è un soggetto che, nel suo percorso professionale, è stato indottrinato all’Università di Cambridge, famosa per essere un centro di reclutamento di spie.

Non deve sorprendere che la “balcanizzazione dell’Iran” sia la soluzione progettata dalla lobby sionista per risolvere il problema della sicurezza di Israele e che questa venga suggerita e prospettata dagli autorevoli organi mediatici che fanno capo alla stessa lobby. Era accaduto nello stesso modo per il il piano della “grande Israele” che oggi viene riconosciuto e rivendicato dagli esponenti del governo israeliano nel giustificare le occupazioni di territori dalla Cisgiordania alla Siria, al Libano e che adesso si spinge fino al Somaliland.

La secessione delle regioni iraniane dove sono presenti minoranze etniche come gli azeri, i curdi, turkmeni, arabi e beluci è il sogno di Netanyahu e soci che si sono dedicati con molta determinazione a trovare sistemi di sobillazione interna della  popolazione iraniana. Essenziale il ruolo delle cellule del Mossad che si sono infiltrate nei disordini accaduti ultimamente in Iran per gettare benzina sul fuoco della protesta e utilizzare armi per uccidere polizia, forze di sicurezza e incendiare edifici pubblici, autobus e veicoli dei viglili del fuoco.

Chiunque abbia studiato la composizione etnico geografica dell’Iran sa bene quanto sia vulnerabile tale realtà del paese ,  che presenta sette instabili confini terrestri: l’Iraq a ovest, quattro a nord-ovest (Turchia, Azerbaigian, Armenia e Turkmenistan), l’Afghanistan a est e il Pakistan a sud-est, oltre al Mar Caspio, che condivide con Russia e Kazakistan, e all’infuocato Golfo Persico, sede di sei petro-monarchie arabe: Kuwait, Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Oman.

Sembra improbabile che la Russia possa assistere inerte ad una decomposizione dell’Iran, fatta nell’interesse di Israele e dell’occidente, per disarmare e rendere inoffensivo un partner strategico di Mosca e Pechino che, tra l’altro, con la Russia condivide la posizione sul Mar Caspio.

Disponibile da subito per il nuovo Iran balcanizzato, il figlio dello Scià, il fantoccio degli USA, il quale  ha già annunciato, come primo provvedimento,  il riconoscimento ufficiale di Israele, paese genocida.

Le centrali di destabilizzazione occidentali sfrutterebbero a proprio vantaggio le conseguenze della secessione curda, che danneggerebbe la Turchia; la secessione degli azeri, che avvantaggerebbe l’Azerbaijan e, non si può ignorare la più pericolosa di tutte, quella dei Beluci, che danneggerebbe il Pakistan, l’unico paese islamico dotato di 170 bombe nucleari, alleato oggi della Turchia e dell’Arabia Saudita.

Le conseguenze di un attacco all’Iran e di un cambio di regime sarebbero incalcolabili ed avrebbero un enorme impatto sui corridoi di trasporto terrestri aperti dalla Cina e dalla Russia e sulle rotte commerciali e sugli oleodotti che collegano l’Asia centrale con l’Occidente. Senza parlare dei grandi investimenti fatti dalla Cina in Iran nelle infrastrutture petrolifere e portuali che certamente non si rassegnerebbe a perdere per effetto di un colpo di mano degli USA e Israele. Si tratta quindi di una battaglia geopolitica e strategica che coivolge gli equilibri di un mondo multipolare che confliggono con gli interessi delle grandi superpotenze emergenti.

Per quanto siano propensi i propagandisti delle centrali globaliste USA e Israele a dipingere come un “interesse per la pace”, la prospettiva di un Iran balcanizzato e frammentato, questo sarebbe al contrario il detonatore di un conflitto mondiale che avrebbe effetti nefasti in tutto il mondo.

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