L'odissea di Rehema, una vita in fuga: dalle violenze al master in Italia


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Nel 2025 Openjobmetis ha inserito nel mercato del lavoro italiano 2.240 rifugiati e richiedenti asilo, con un incremento del 10,2% rispetto all’anno precedente. Il dato complessivo si inserisce in un fenomeno che riguarda soprattutto le nuove generazioni: oltre l’85 % degli inserimenti riguarda infatti persone under 40. Le nazionalità più rappresentate sono Pakistan (399), Bangladesh (386) e Nigeria (207), a conferma di una presenza sempre più diversificata nei percorsi di inserimento lavorativo. Family Care – agenzia per il Lavoro specializzata nei servizi di assistenza familiare domiciliare e ospedaliera, controllata da Openjobmetis – ha consentito l’inserimento lavorativo di 354 rifugiati e richiedenti asilo nel 2025, pari a una crescita del 45,1% rispetto all’anno precedente. Anche in questo caso prevalgono i contratti a tempo determinato (292), mentre quelli a tempo indeterminato sono 62. La composizione degli inserimenti – per Family Care – evidenzia una forte prevalenza femminile, che sfiora il 90%, mentre le principali nazionalità coinvolte sono Perù (100), Ucraina (76) e Georgia (37).
Per Openjobmetis, il lavoro non rappresenta soltanto occupazione, ma uno strumento di integrazione, autonomia e dignità. Ed è proprio su questa visione che si fonda l’impegno che ha portato entrambe le realtà a ricevere anche quest’anno il riconoscimento “Welcome. Working for Refugee Integration 2025”, assegnato dall’UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati.
Il premio valorizza le organizzazioni che promuovono percorsi concreti di inserimento lavorativo per rifugiati, richiedenti asilo e beneficiari di protezione internazionale, attraverso contratti regolari, tutelati e pienamente conformi ai contratti collettivi nazionali. L’iniziativa è promossa dall’UNHCR con il sostegno del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di Confindustria e del Global Compact Network Italia.
Al di là dei numeri, il quadro complessivo conferma il ruolo crescente del lavoro regolare come strumento di inclusione sociale e presidio di legalità. L’inserimento attraverso contratti conformi ai CCNL contribuisce infatti a ridurre l’esposizione a fenomeni di sfruttamento lavorativo, lavoro irregolare e caporalato, garantendo al tempo stesso maggiore sicurezza e stabilità alle persone coinvolte.
Allo stesso tempo, questi percorsi rappresentano una risposta concreta alla crescente domanda di manodopera in diversi settori produttivi italiani, in un contesto segnato dall’invecchiamento della popolazione e dalla difficoltà delle imprese nel reperire profili qualificati.
“Questo riconoscimento dell’UNHCR conferma la direzione del nostro lavoro quotidiano: costruire percorsi reali di inserimento attraverso il lavoro regolare – dichiara Rosario Rasizza, Amministratore Delegato di Openjobmetis e Family Care -. Ogni persona che entra nel mercato del lavoro in modo tutelato non rappresenta solo un risultato occupazionale, ma un tassello di equilibrio sociale ed economico che si ricompone. Il lavoro è il primo spazio in cui l’integrazione diventa concreta, perché genera autonomia per chi arriva e valore per il sistema produttivo che lo accoglie. Continueremo a investire su questo modello perché risponde a una duplice esigenza del Paese: inclusione e competitività“.
Il riconoscimento “Welcome. Working for Refugee Integration 2025” conferma così il ruolo di Openjobmetis e Family Care nel promuovere un modello di inclusione basato su legalità, competenze e centralità della persona, attraverso il lavoro regolare come infrastruttura sociale oltre che economica.
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UNHCR, l’Agenzia ONU per i rifugiati, ha riconosciuto ad Unicoop Firenze il premio “Welcome. Working for Refugee Integration 2025”, il programma di UNHCR Italia che promuove l’inclusione delle persone rifugiate nel mercato del lavoro italiano.
La cerimonia di premiazione lo scorso 18 giugno a Roma con la seguente motivazione “L’Agenzia Onu per i rifugiati riconosce l’impegno di Unicoop Firenze per la creazione di una società inclusiva“.
Sono oltre venti i dipendenti, uomini e donne, fra i 18 e i 35 anni, con uno status di protezione internazionale, assunti da Unicoop Firenze in vari punti vendita delle province di Firenze, Siena e Pisa, nell’ambito di un percorso di inclusione lavorativa, costruito insieme a Unhcr e alle cooperative che in Toscana si occupano dell’accoglienza.
Il premio rappresenta per la cooperativa un riconoscimento importante, che nasce da storie che parlano di lavoro, fiducia e seconde possibilità. Storie che dimostrano come l’inclusione sia un valore reale, che cambia la vita delle persone e arricchisce quella delle comunità che le accolgono.
Un impegno, quello con UNHCR, in continuità con quanto Unicoop Firenze ha fatto in aiuto delle popolazioni colpite dalla guerra, promosso con la campagna di raccolta fondi di Natale 2024: oltre 6mila donazioni e 80.119 euro raccolti dai soci e clienti della cooperativa che si sono aggiunti allo stanziamento iniziale di 200mila euro di Coop e alle donazioni di altre cooperative per un totale di oltre 313mila euro. Una cifra importante che ha consentito di dare aiuto a 9.000 rifugiati. UNHCR ha utilizzato i fondi raccolti per rafforzare l’aiuto alle popolazioni in fuga in Libano, Sudan, Ucraina e Gaza, qui attraverso il supporto della Mezzaluna Rossa egiziana.
“Guardiamo ai risultati raggiunti dal Programma Welcome con grande orgoglio e senso di responsabilità – dichiara Anna Leer, Rappresentante ad interim dell’UNHCR per l’Italia, la Santa Sede, Malta e San Marino. Il percorso compiuto in questi anni dimostra, anzitutto, il talento, le competenze e la determinazione delle persone rifugiate, ma anche la lungimiranza delle aziende che ne riconoscono il valore non solo nell’ambito delle strategie ESG, ma come investimento concreto in capitale umano, innovazione e crescita. Determinante è stato il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, insieme a quello dei partner istituzionali e della società civile, senza i quali questo modello non avrebbe potuto consolidarsi. La sfida oggi è rafforzare quanto costruito, affrontando con decisione le criticità ancora presenti – dalle barriere linguistiche agli ostacoli amministrativi – per rendere l’inclusione sempre più efficace, sostenibile e capace di generare valore condiviso per le imprese e per l’intera collettività”.
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