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Rétromobile, debutta Gooding Christie’s

Saranno tante le novità dell’edizione che festeggia i primi 50 anni di Rétromobile: dalla nuova disposizione dei padiglioni agli anniversari di modelli storici, ma ci sarà anche una speciale retrospettiva dedicata ai marchi francesi impegnati in Formula 1 dagli anni 60 a oggi. Molta curiosità però è legata anche a una “prima volta” che riguarda la casa d’aste Gooding Christie's, che prende il posto dello storico partner Artcurial: la voglia di fare bella figura sarà tanta e, per ingolosire i collezionisti, sono già stati pubblicati sul sito alcuni dei lotti che andranno all’incanto. Ecco quelli più interessanti, in attesa che tutte le auto in vendita vengano presentate, con la consueta formula che prevede di partecipare alle offerte online e tramite app mobile, oltre che di persona alla Paris Expo Porte de Versailles.

La Ferrari dei gentlemen

Una delle più attese e affascinanti è sicuramente la Ferrari 250 GT SWB Berlinetta del 1960, stimata tra i 9 e i 10 milioni di dollari. Nella sua livrea Rosso Rubino Chiaro e con portiere, cofano e bagagliaio di alluminio – caratteristiche che ne fanno lievitare il valore – fu consegnata a Losanna, in Svizzera, per poi essere usata da vari gentlemen drivers nelle gare in salita durante tutti gli anni 60. Dalla metà degli anni 70 ha fatto parte di varie collezioni negli USA, partecipando ai principali raduni e concorsi d’eleganza: secondo la documentazione ufficiale, conserva il motore originale (612F), il cambio (55⁄539) e il differenziale (229F), una combinazione sempre più rara tra le Berlinetta a passo corto. Nel lotto è incluso anche un assortimento di pezzi di ricambio e una documentazione completa, tra cui un rapporto dettagliato preparato dallo storico Ferrari Marcel Massini.

Una vita da California

Un’altra Ferrari 250, una California Spider LWB del 1958, è destinata a far battere molti cuori. Innanzitutto, il magnifico esemplare in vendita a Parigi – telaio numero 0923 GT - è il secondo esemplare prodotto, escluso il prototipo. Come tutti gli altri modelli dei primi anni di produzione, la 0923 GT è equipaggiata con il motore V12 tipo 128C di 2953 cm³ con tre carburatori Weber 36 DCL3 per 220 CV di potenza e presenta gli ambitissimi fari anteriori carenati di Perspex. Ha passato gran parte della sua vita in California, è stata completamente restaurata nel 2006 e, anche in questo caso, è corredata dell’ormai immancabile rapporto firmato Marcel Massini. La stima è tra i 5,5 e i 6,5 milioni di euro.

La “maquette” della Testarossa

Molto originale e interessante – forse più per un museo che per un collezionista – è invece il modello in scala reale realizzato da Pininfarina come prototipo della Ferrari Testarossa. Risale agli inizi degli anni 80 ed è stato acquistato dal precedente proprietario direttamente dalla Ferrari, durante un'asta aziendale nel 2009. All'epoca era descritto come “il vero prototipo creato e utilizzato da Pininfarina per finalizzare il design” ed è composto da un telaio in acciaio piatto rivestito da una carrozzeria plasmata con vari tipi di resina. È stato completamente restaurato dalla Ferrari, è accompagnato da un certificato di origine e la stima è tra i 25 e i 50 mila euro.

Una Stratos con 2.000 km

Fresca cinquantenne è la Lancia Stratos HF Stradale, telaio #001932, completata da Bertone nel 1975 e con la carrozzeria rifinita di color Celeste (blu cielo), stesso colore della tappezzeria in Alcantara. Consegnata solamente nel dicembre del 1977 al famoso collezionista italiano Mario Righini, è rimasta in suo possesso fino a pochi anni fa e – oltre ad avere percorso solamente 2.000 km – conserva la targa di prima immatricolazione. La richiesta va dai 750 agli 850 mila euro ed è giustificata anche dalla presenza di alcuni elementi originali ormai rari, come i segni di ispezione sul telaio, i vetri Saint-Gobain e Glaverbel e i tubi Cavis originali. Non mancano il kit di attrezzi originale, il libretto di garanzia e quello di circolazione.

Al mare con la 500 “Spiaggina”

C’è poi un gruppetto di vetture, denominato “The Spiaggina Collection”, che raccoglie appunto queste trasformazioni su base Fiat: ci sono una 500 F “Decathlon” del 1965 carrozzata Sibona-Basano, una 1100 T2 Spiaggetta del 1962 carrozzata Ghia e una 127 “Holiday” realizzata da Francis Lombardi nel 1974. La prima, costruita in serie molto limitata, sfoggia una carrozzeria priva di portiere realizzata di fibra di vetro, mentre l’abitacolo è arredato con sedili di vimini intrecciati a mano e con il tettuccio di tela rimovibile. Questo esemplare è stato utilizzato come auto a noleggio sull'isola di Ponza, come testimoniano le decalcomanie d'epoca e i registri di immatricolazione italiani. Restaurata di recente, è pronta per farsi ammirare, a un prezzo compreso tra i 50 e i 70 mila euro.

Il pulmino da spiaggia e il tocco anni 70

La seconda vince la palma dell’originalità, ed è un esemplare unico su base 1100 T2, normalmente utilizzata per veicoli commerciali leggeri, come furgoni e minibus. Ha un tetto fisso a baldacchino e può ospitare fino a otto persone, grazie a due sedili anteriori e una sorta di salottino posteriore con due panchette con sedute singole, una rivolta contro marcia e l’altra di forma ricurva. Come da cliché, i sedili sono di vimini e non mancano dettagli ispirati al mondo dello yachting, dalla carrozzeria bicolore azzurro e bianco, alle cromature e alle finiture di corda. Il prezzo è impegnativo: secondo gli esperti della Casa d’Aste, può toccare i 180 mila euro. L’ultima è una creazione del 1974 – fuori tempo massimo rispetto alla stagione delle “Spiaggine” e in piena epoca di dune buggy – che sfrutta il telaio di una Fiat 127 per dare vita ad una rara vettura per il tempo libero. Rara perché la Carrozzeria Francis Lombardi cessò la sua attività poco dopo l'avvio della produzione dei modelli Holiday e questo esemplare, restaurato nel 2014, è uno degli ultimi. Perfetta per chi vuole distinguersi sul lungomare, sfoggiando un inusuale look anni 70, è stata stimata fra i 35 e i 55 mila euro.

Ha un motore da sportiva

Per finire, una Fiat Campagnola del 1983 allestita per la Parigi Dakar, con il motore Lancia-Abarth della 037 Stradale (2 litri, compressore volumetrico e 205 CV). Iscritta da Roberto Collomb e Michela Torreano Collomb all’edizione del 1986 e del 1987, è stata restaurata nel 2024 (guarnizioni del motore, filtri, cinghia di distribuzione, sistema frenante, radiatore) ed è proposta a cifre normalmente irraggiungibili per l’amatissimo fuoristrada italiano. Si parte infatti da un minimo di 135 mila, per arrivare a un massimo di 185 mila euro.

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Carrellata di Ferrari all’asta a Parigi

A Parigi il martelletto del battitore di RM Sotheby's è pronto ad aggiudicare all'asta una sfilata di rarissimi esemplari di Ferrari, dai grandi classici ai miti sportivi sino alle hypercar. Le rosse ruberanno la scena, ma saranno in buona compagnia: tra i lotti compaiono infatti gioielli d'antan firmati Alfa Romeo, Lamborghini, Bentley, Porsche e Mercedes.  L'appuntamento è fissato per il 28 gennaio, a Les Salles du Carrouse, nel cuore della capitale francese, in concomitanza con la giornata di apertura di Rètromobile.

Sportiva leggendaria

Una delle regine dell'asta, con il lotto numero 166, è sicuramente la Ferrari 250 GT Berlinetta Tour de France del 1956, la settima di sole nove berlinette da competizione realizzate da Scaglietti. Un esemplare che ha segnato un’epoca nelle corse su strada. Accanto a questa icona la 250 GT California Spider del 1960, anch'essa uscita dalla carrozzeria Scaglietti,figura tra le offerte di punta con una stima compresa tra 12 e 14 milioni. Non mancano altre gemme del Cavallino: la Dino 206 S del 1967 e la Enzo del 2004 sono entrambe stimate tra 3,8 e 4,2 milioni di euro, mentre la 488 GTE è valutata da 2,8 a 4 milioni.

Grandi classici e miti della F1

La carrellata di Cavallini Rampanti pronti ad  accendere gli animi dei collezionisti e a rimpolpare i loro preziosi garage continua con una F310 B del 1997, un pezzo di storia della Formula 1; per aggiudicarsela occorre essere pronti a staccare un assegno compreso tra 5,5 e 7,5 milioni di euro, mentre per un altro classico come la 288 GTO del 1985 la stima è di poco inferiore, tra 4,5 e 5,5 milioni. In vendita ci sono poi anche una Ferrari 550 GTC del 2003 (2,2-2,6 milioni di euro) e una 275 GTB del 1965 (da 2.175.000 a 2.375.000).

Supercar da sogno

Accanto alle Rosse spiccano gioielli come una Lamborghini Miura SV del 1971, immatricolata in Belgio e completamente restaurata nel 2016 secondo le specifiche originali nella classica combinazione di colori Rosso Corsa con interni di pelle blu (stimata tra 3,3 e 3,6 milioni di euro), e due splendide vetture del Biscione: un'Alfa Romeo 8C 2300 Le Mans Tourer del 1934 (2-2,5 milioni) e una 6C 1750 Gran Sport Spider del 1930 (1,4-1,8 milioni).

Sindrome di Stendhal

La quantità, rarità e bellezza degli esemplari proposti è tale da rimanere sopraffatti dalla Sindrome di Stendhal. Anche le Mercedes sono molto ben rappresentate. Tra i tanti modelli in vendita merita una menzione speciale una rara SLR McLaren Stirling Moss del 2009 (valutata tra 2,75 e 3,25 milioni), uno dei 75 esemplari realizzati per onorare la leggendaria vittoria di pilota britannico alla Mille Miglia del 1955. Per gli amanti del motorsport tra i tanti lotti compare una a Porsche Kremer 962 del 1988 immatricolata nel Regno Unito e omologata per l'uso stradale (stima tra 800.000 e 1.000.000 di euro), ma non mancano modelli più "accessibili" come una Shelby 289 Cobra del 1964 per la quale la quotazione è "solo" (si fa per dire) di 750-950 mila euro. Per consultare i 97 lotti o partecipare all'asta collegarsi al sito dedicato di RM Sotheby’s.

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2+2=5 (La muraglia cinese che divide la Louisiana dall’Arizona)

2+2=5

Due più due fa cinque. Bisogna accettarlo: E’COSI’ PERCHE’ LO DICONO TUTTI.

Non importa essersi informati, aver seguito centinaia di lezioni, imparato a memoria le tabelline, ottenuto una laurea in matematica: se ti trovi di fronte due o più persone che sostengono che 2+2=5 tu, che sostieni faccia 4, sei un povero sfigato bastiancontrario in minoranza che “non capisce”.

O peggio: se anziché limitarti a sostenere che “due più due fa quattro e non cinque” hai l’ardire di indicare prove materiali a tuo favore (schemi delle tabelline, testi di matematica ecc), con ogni probabilità verrai tacciato d’esser [ noioso / pesante / arrogante / antipatico / stressante / fondamentalista / troppo rigido ].

ATTENZIONE: qui non si parla di divergenze d’opinioni ma di pura e semplice negazione di fatti.

OPINIONI VS. DESCRIZIONI DELLA REALTA’

Se Gianni sostiene che “il Gran Canyon é più bello della muraglia cinese” e Pinotto che “la muraglia cinese é più bella del Gran Canyon” si tratta di una divergenza d’opinioni, ossia considerazioni personali non misurabili e prive di valore oggettivo.

Se Gianni invece sostenesse che “la muraglia cinese divide la Louisiana dall’Arizona” non ci troveremmo più di fronte ad un’opinione personale ma ad una descrizione della realtà che pertanto può esser misurata in gradi di veridicità a seconda della sua maggior o minor capacità di rappresentare coerentemente la realtà conosciuta.

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A GIANNI NON INTERESSA LA REALTA’

Se Gianni sostenesse che “la muraglia cinese divide la Louisiana dall’Arizona“, per dimostrare che la muraglia cinese sta in Cina potresti mostrare fotografie, guide di viaggio, atlanti, documentari, testimonianze di amici cinesi, libri di storia. Ma tutto ciò potrebbe essere inutile.

Non per colpa dei tuoi atlanti o delle tue fotografie. Non per colpa del tuo amico cinese o delle tue guide di viaggio. Ma per colpa di Gianni stesso. Si perché fondamentalmente A GIANNI NON INTERESSA LA REALTA’. Non cerca riscontri oggettivi alle proprie credenze. Non mette in discussione le proprie convinzioni.

STOCKHOLM SYNDROME

Gianni é talmente abituato a stare nella sua prigione di convinzioni (anche se non é detto ci si trovi poi così comodo) che  la difenderà a spada tratta, percependo come un attacco qualunque cosa potesse anche solo potenzialmente intaccarla. Perché Gianni ha paura ad uscire da quella prigione che conosce benissimo ed in cui sa come muoversi. Ecco che quindi Gianni bollerà tutte le prove in grado di distruggere la sua convinzioni  come “roba noiosa da leggere, poco interessante, di parte e magari anche falsa”.

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Brooks, dopo aver passato l’intera vita in carcere, alla notizia della sua scarcerazione tenta di uccidere un altro detenuto per prolungare la sua stessa prigionia (Le ali della libertà)

UN CRIMINE

Se la stupidità é una condizione sfortunata e pericolosa e l’ignoranza é una condizione risolvibile, la negazione della conoscenza é certamente un crimine.

Negando di affrontare l’evidenza, quindi, Gianni commette un crimine di cui é il solo responsabile.

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COLPA DI GIANNI E DI CHI LO NUTRE

Pur non discolpando Gianni é comunque innegabile che la sua negazione della realtà derivi ANCHE all’humus culturale in cui é immerso. Perché vi sono anche molti altri “Gianni” a cui fa comodo che Gianni stesso resti com’é e fanno di tutto per alimentarlo e stimolarlo con cibi adatti a mantenerlo così.

Come un alcolizzato che fin da giovane é stato spinto a preferire i liquori in base al maggior tasso alcolico e non in base ad un gusto addestrato da corsi da sommelier, a Gianni é sempre e solo stato insegnato a descrivere/descriversi grossolanamente la realtà; più con la pancia che attraverso analisi logica e riscontri oggettivi.

A ciò hanno contribuito l’ambiente in cui é cresciuto, la famiglia in cui ha vissuto, gli amici che si é scelto, gli insegnanti che più l’hanno coinvolto, le cose che ha letto e sentito.

Se Gianni non ha una propensione personale a documentarsi e l’ambiente in cui é cresciuto lo ha abituato a leggere poco e/o a leggere male sarà sicuramente molto più a suo agio nella fruizione di testi che rispondono con semplicità alla sua pancia. Si troverà più a suo agio coi brevi servizi di Striscia la Notizia e con gli schiamazzi populisti che con la lettura di OpenData come dati Istat ed Eurostat o con testi troppo articolati e complessi.

Se poi Gianni si trova in un ambiente particolarmente avverso ai valori di precisione, merito, ricerca, dialogo ed analisi come l’Italia attuale (NB: non che all’estero sia tutto meglio, ma qui gli italici modelli di riferimento stan facendo danni a livelli diversissimi e in tutti i campi) una certa colpa va addossata pure all’humus di cultura popolare italiana.

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HUMUS CULTURAL-POPOLARE ITALIANO

Nell’Italia che legge poco e principalmente i libri acquistabili al supermercato, con almeno un terzo della popolazione dichiarata analfabeta funzionale, in cui l’istruzione scolastica fornisce una preparazione scarsa (rapporto OCSE 2014), con una copertura internet arretrata e conseguente alto analfabetismo digitale, in cui la gente legge più riviste settimanali che quotidiani, e s’informa principalmente attraverso Tv e Social Network, appare chiaro quante difficoltà può trovare il nostro Gianni.

Viste le premesse non stupisce il fatto che il dialogo nazionale vada avanti a colpi di emergenze emotive. Con la spinta degli introiti da grandi numeri e la scusante esteriore della simpatia si é lasciato sempre più spazio ad un tipo di comunicazione eccessiva, semplicistica ed inaccurata.

PROPAGANDA AUTORIGENERANTE

Ogni giorno escono a ritmi frenetici migliaia di articoli, post, commenti, tweet e servizi formanti un flusso mastodontico che investe la persona, la quale ormai si percepisce sempre meno figura che deve cercare le informazioni utili, e più utente raggiunto dalle notizie.

La mole di notizie che investono la persona la obbligano ad impiegare il suo tempo in un’operazione di rapidissima e frenetica scrematura quantitativa dei dati. Per ogni articolo letto per intero sono stati scartati decine e decine di titoli e foto che tuttavia, passando davanti agli occhi della persona vengono letti ed assorbiti.

A causa del gran numero e la rapidità con cui questi brandelli d’informazione passano sotto gli occhi di tutti, DI FATTO l’immaginario popolare viene plasmato più facilmente da immagini come questa che da argomenti che illustrano la realtà scientifica dei fatti (ossia che i migranti che giungono in Italia sono più sani degli italiani stessi):

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(bufala priva di fondamento)


Allarmi di questo tipo vengono lanciati continuamente sui social network per esser visualizzati, rigirati, riportati, riscritti, copiati, rilanciati e, qualora ottenessero un certo successo, fatti proprio da blogger, giornalisti e politici che, per ottenere visibilità/visualizzazioni/consenso rilanceranno con maggior forza.

Il nostro Gianni, dopo aver esser stato raggiunto qualche decina o centinaia di volte da notizie simili avrà sicuramente assorbito il meme “gli immigrati portano l’ebola” e non andrà ad informarsi oltre: se ha già pregiudizi verso gli immigrati avrà già fatto sua quest’idea. Poco importa che sia tutta una balla e la realtà sia esattamente l’opposto (ossia che gli immigrati, più che portare malattie si ammalano quando arrivano in Italia).

Oltre alle bufale vere e proprie circolano allo stesso modo mezze verità, letture parziali dei fatti, esagerazioni gargantuesche ed ipersemplificazioni in un deleterio mix in cui un servizio al telegiornale può parlare di uno scambio di tweet tra un politico ed una soubrette a proposito di un’allarme-bufala lanciato da un blog che ha citato una frase falsa attribuita alla moglie del direttore del telegiornale, scatenando schiere di tifosi da smartphone che si lanciano in battaglie a suon di tweet, post e like a favore o contro la notizia. L’informazione diventa intrattenimento-spettacolo e le diverse opinioni vengono irregimentate in tifo da stadio. La natura stessa dei social network tende a premiare proprio quest’ultimo aspetto, livellando i dialoghi al minimo comun denominatore (tu tiri pietra – io lancio sasso) rendendolo DI FATTO il modo moderno di “dialogare”.

TUTTO QUESTO SENZA MAI VERIFICARE LA VERIDICITÀ’ DELLE AFFERMAZIONI LETTE E SOSTENUTE

La mancata distinzione tra informazione ed intrattenimento crea di fatto una forma di propaganda autorigenerante in cui sono le stesse persone suggestionate ad alimentare unilateralmente ciò che li ha suggestionati riproponendolo e rinnovandolo, distruggendo la distinzione fatta ad inizio di questo articolo, tra opinione e descrizione della realtà.

Ecco come negli ultimi anni il chiacchiericcio del momento é stato preso in ostaggio dai diversi Frame (sempre nuovi perché lo storytelling deve sempre essere fresco e affascinante):

“pericolo lavavetri”, “imprenditori suicidi”, “boom stupri”, “mandiamo a casa la casta”, “Berlusconi innocente”, “Toghe rosse”, “scandalo auto blu”, “Corona incarcerato per una foto”, “i clandestini ci stanno invadendo”, “questo governo non é stato votato”, “ridateci i nostri marò”, “L’Europa ci comanda” oltre a decine e decine di “rivelazioni” mai fatte, “ricerche” irreperibili. Il tutto utilizzando perlopiù un linguaggio urlato a volte cartoonesco,  ma sempre attento più alla forma accattivante che all’attendibilità del contenuto.

Il risultato é l’aver impantanato ogni dialogo nazionale in uno sciocco chiacchiericcio monopolizzato da meme che sostituiscono la realtà dei fatti e che all’orecchio di chi si é preso la briga di documentarsi suonano assurde come  “La muraglia cinese divide la Louisiana dall’Arizona” o “due più due fa cinque”. Ma guai a negarle! Se ci provassi verresti subito tacciato di essere via via noioso / poco interessante / di parte / arrogante / radical chic / il solito sessantottino / uno dei centri sociali / fascista / anarchico / marziano.

Non c’é che adattarsi. Prendere una pastiglia omeopatica, farsi fare un massaggio shiatsu, chattare su Facebook a proposito di quel post letto di sfuggita e mi ha indignato tanto per poi andare in centro (stando ovviamente lontano tutti i negri per non prender malattie) a comprare quel nuovo prodotto “bio” che tutti dicono faccia benissimo. Ma prima dovrò prelevare dei contanti alla mia banca che sarà certo in mano a degli ebrei.

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