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La cultura come motore di sviluppo? Lucca indica la strada

Tra i sette cantieri in cui è organizzato il Lucca Beni Culturali – LuBeC, manifestazione giunta alla sua XXII edizione (dal 14 al 15 ottobre al Real Collegio)  vi è per la prima volta “Welfare culturale in azione” la rassegna esperienziale delle pratiche di welfare culturale che i partecipanti potranno vivere in prima persona. Un’occasione per sperimentare attività ed esperienze già in corso in Italia e valutarne l’impatto e la possibile efficacia sul benessere delle persone. 

Per comprendere le ragioni che hanno portato i promotori di LuBeC a ideare questa rassegna tra i sette cantieri della due giorni intitolata “Ri-generazioni culturali” abbiamo parlato con Francesca Velani, curatrice della rassegna nonché vicepresidente e direttrice Cultura e sviluppo sostenibile di Promo Pa Fondazione, la realtà che  promuove la manifestazione con la collaborazione e il sostegno del ministero della Cultura. 

Francesca Velani curatrice Lubec
Francesca Velani – foto Elena Pardini per LuBeC

La premessa per Velani è ricordare che «LuBeC è un evento ma anche un luogo in cui da oltre vent’anni lavoriamo per mettere la cultura al centro delle politiche di sviluppo del Paese. Nasce in un momento in cui gli enti locali stavano affrontando la riforma del Titolo V della Costituzione e si apriva il dialogo con il privato nella gestione del patrimonio culturale».

Per la vicepresidente di Promo Pa Fondazione del resto l’obiettivo è «da una parte promuovere la nascita di politiche culturali che siano fortemente attuali, contemporanee, in linea con l’Europa e dall’altra fornire gli strumenti perché le stesse arrivino alle persone». 

La cultura diventi agente trasformativo

Fare della cultura un “agente trasformativo”, ma allo stesso tempo «rigenerare il settore culturale perché c’è il tema di un cambiamento, di una trasformazione in termini di competenze. Perché se è vero che la produzione culturale impatta e determina – dal punto di vista economico, sociale e produttivo – su tanti settori, è vero che la cultura oggi ha bisogno di imparare a fare questo in maniera sempre più professionale e dialogando con gli altri sistemi imprenditoriali, profit e non profit e farlo all’interno di una di un intergenerazionalità collaborativa», sottolinea Velani ricordando come i cantieri aperti a LuBeC tocchino i grandi temi che vanno dall’accessibilità alla partecipazione culturale, dal digitale all’Ai, dalla sostenibilità all’impatto, dalla rigenerazione allo stesso welfare culturale.  

Verrà un giorno in cui il medico ci prescriverà una visita al museo, un corso di pittura, una serata a teatro. È uno degli strumenti del welfare culturale che poggia su solide basi scientifiche.
LA BELLEZZA È UN DIRITTO. PRENDIAMOCELA.

Puntando l’obiettivo sulla rassegna “Welfare culturale in azione” Francesca Velani ricorda che si tratta di un tema seguito da anni e su cui si sta lavorando con diversi soggetti tra cui le regioni e il Cultural Welfare Center «che ci accompagna in questo cantiere, insieme a tanti enti e organizzazioni del Terzo settore. Due anni fa abbiamo creato con la collaborazione di oltre 600 soggetti, un manifesto per il welfare culturale che focalizza quattro aree di intervento che sono la normativa, la formazione, le reti e la valutazione di impatto. Linee di intervento che affronteremo anche nel convegno del 15 ottobre sul link worker (il facilitatore della prescrizione sociale, ndr.)».

Da progetto a servizio esigibile

Centrale anche una riflessione per comprendere come «il welfare culturale come ambito possa produrre servizi e non solo progetti. In pratica come i progetti piano piano diventano servizi esigibili. E questo vuol dire in sintesi dare sicurezza a tutta la filiera» precisa Velani e sottolinea: «La rassegna di buone pratiche di welfare culturale è un passo in più sul come possiamo aiutare gli operatori culturali sociali e sanitari a capire in concreto cosa significa una pratica di welfare culturale accreditata? Perché quella pratica è durata di più? Perché è diventata un servizio? Oggi è prescrizione sociale, perché c’è stato un processo, ci sono stati gli investimenti, c’è stata una capacità di mettere insieme professionalità diverse ma anche di evolvere quella pratica sui bisogni reali del territorio».

welfare culturale Lubec_future moves
Future Moves, una delle pratiche in rassegna

Le sette esperienze selezionate non sono state pensate per «offrire la spettacolarità dell’esperienza, anche se sarà uno spettacolo partecipare a queste cose e sarà molto bello» quello che interessa è, sottolinea la curatrice della rassegna, «la solidità del metodo e quindi capire facendo. Noi sappiamo che queste pratiche sono destinate agli adolescenti e agli over 65, alle persone con demenza e ai loro caregiver, ai bambini disabili e a chi è in carcere, ma naturalmente chi partecipa alle pratiche durante LuBeC sono gli operatori e gli amministratori».

A Lucca si punterà a promuovere reti e a innestare all’interno del sistema dei servizi pubblici e privati il link worker, «una figura determinante, formata nella conoscenza delle pratiche che ci sono a disposizione, pratiche che però io posso prescrivere e per farlo devono essere certe», accessibili, perché «l’accessibilità è la madre del welfare culturale».

Nell’immagine in apertura Esercizi di ben-essere learning by doing – Foto da ufficio stampa

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Dieci anni di Karaterzetà

«Il karate si può praticare tutta la vita! E fa bene al corpo come alla mente». Non ha dubbi Marco Diani, che oltre dieci anni fa, iniziando a seguire la riabilitazione del babbo, ha avuto un’idea: «Mentre gli indicavo come fare gli esercizi mattutini di ginnastica, essendo io maestro di karate, ho cominciato a introdurgli piccoli movimenti di arti marziali e ho notato subito che la cosa funzionava molto bene, si allenava con più soddisfazione, si incuriosiva. Migliorava sia fisicamente che come umore in generale».

Nasce così, nel 2016, Karaterzetà, un progetto socio-medico-sportivo che si è sviluppato in Toscana e si è esteso anche in altre regioni. Tutto è iniziato a Bagno a Ripoli (FI), grazie alla collaborazione con la Misericordia dell’Antella, col sostegno della locale sezione soci Coop e, in seguito, della sezione soci Firenze Sud Ovest.

Aumenta il coordinamento e la percezione del corpo

«Il karate adattato alle persone più anziane – prosegue il maestro Diani – stimola la memoria nell’apprendimento delle forme tradizionali di questa disciplina, migliora il coordinamento motorio e la percezione del proprio corpo, offre importanti obiettivi che rafforzano la fiducia in se stessi, come il passaggio di cintura e, soprattutto, crea occasioni di socializzazione, perché le iniziative si fanno tutti insieme e permettono agli anziani di 90 anni come ai bambini di 4 di integrarsi attivamente all’interno della vita del dojo, la palestra di arti marziali».

Oggi il Karaterzetà, che si pratica anche a Strada in Chianti, a Greve in Chianti e nella palestra Okami in zona San Jacopino a Firenze, festeggia il suo primo decennale. Il tutto sotto la guida dell’Associazione Sportiva Dilettantisca Empi (che in giapponese significa “volo di rondine”) e sempre con la collaborazione di Coop.fi: per i soci sono infatti previsti sconti sull’iscrizione ai corsi e sull’acquisto dei tatami (i tappetini necessari per la pratica del karate). Grazie all’interesse della Federazione Italiana Karate (Fik), inoltre, dal 2019 il Karaterzetà è diventato un progetto nazionale e, ogni anno, si formano istruttori che tengono corsi anche in Veneto, Umbria e Lazio. Ma il cuore resta nella nostra regione, dove ormai gli allievi over 60 sono oltre 30.

Rafforza la memoria e migliora l’umore

Tra gli allievi di Marco Diani anche la dottoressa Ornella Nervini, a lungo medico di famiglia a Bagno a Ripoli. Il suo primo commento non ammette repliche: «È un’esperienza meravigliosa!».

Ci spieghi, dottoressa! «Appena sono andata in pensione mi sono iscritta con mio marito a un corso di Karaterzetà e devo dire che ne abbiamo tratto un gran giovamento, sotto tutti i punti di vista. La medicina è la passione della mia vita e continuo ad aggiornarmi anche ora che non esercito più, specie sui problemi geriatrici. Questa attività è molto positiva per le persone anziane, non solo per la loro salute muscolare e per la ricerca dell’equilibrio fisico ma anche per mantenere l’efficienza della funzione cognitiva».

Ogni anno, gli allievi dei corsi vengono sottoposti a un test, l’Mmse (Mini-Mental State Examination), un questionario da 0 a 30 punti che esamina l’orientamento spaziale e temporale, il calcolo e il richiamo di parole. I risultati di chi pratica Karaterzetà sono eccellenti: «I nostri allievi, me compresa, raggiungono sempre il massimo del punteggio – certifica la dottoressa – e poi la cosa veramente bella di questa esperienza è la socialità: al di là degli allenamenti o delle esibizioni, è bello ritrovarsi anche altrove, persone di tutte le età, per una pizza, una grigliata o una gita fuori porta».

Insomma una gioia a tuttotondo, viene da pensare: «Sì – conclude la dottoressa Nervini – chi fa karate non conosce la depressione!».

Appuntamenti

Per i dieci anni di attività, l’Empi Dojo ha organizzato un seminario, aperto a tutti e in particolare a medici e operatori sanitari, in due tappe (sabato 10 ottobre, alle 9.30, alla Biblioteca Comunale di Bagno a Ripoli a Ponte a Niccheri, e sabato 24, alle 10, alla Sala Margherita Hack di Greve in Chianti) con dimostrazione pratica del karate per over 65.

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