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Dal management di Khaby Lame al cinema internazionale: l’imprenditore che unisce business e diritti umani

Produttore cinematografico, manager globale e attivista per i diritti umani. Nicola Paparusso, fondatore della Paparusso Communication, è l’uomo che ha saputo anticipare le dinamiche della creator economy globale, guidando per anni come manager la crescita di fenomeni planetari come Khaby Lame.

Attivo socialmente con la piattaforma internazionale da lui guidata All Future Generations (Afg), è attualmente impegnato nella produzione internazionale del docufilm One Heart, che unisce grandi stelle del cinema mondiale, sostenibilità e diplomazia culturale.

Paparusso Communication si è imposta come un punto di riferimento globale nel digital management e nelle produzioni audiovisive internazionali. Come si tengono uniti settori apparentemente così distanti?

Il segreto è vedere le connessioni dove altri vedono barriere. Quando gestiamo grandi talenti o produciamo un’opera cinematografica, non ci limitiamo alla massimizzazione del profitto, ma cerchiamo un valore immateriale che possa trasformarsi in un asset concreto. Muoversi tra la gestione di grandi star, la produzione cinematografica internazionale e i tavoli della cooperazione globale richiede una struttura aziendale agile e una reputazione fondata sulla trasparenza. I partner finanziari ed etici internazionali riconoscono questo approccio e investono sui nostri progetti perché sanno che la sostenibilità dei valori si traduce in una solida sostenibilità economica.

A breve presenterete a Parigi One Heart. Questo progetto ha un’anima profondamente familiare, ma è anche segnato da un recente, doloroso lutto. Ce ne può parlare?

È un progetto nato dal cuore e dalla visione di mio figlio Axel. È stato lui a scriverne il soggetto, dimostrando una sensibilità straordinaria nel connettere la salvaguardia del pianeta alle tradizioni dei nativi americani. Abbiamo messo insieme un cast d’eccezione, dal premio Oscar Wes Studi a Mo Brings Plenty, volto della serie Yellowstone, fino a Marshall e Crystle Lightning. Colgo questa occasione per ricordare la nostra regista, una donna straordinaria. Nonostante stesse combattendo una dura battaglia contro il cancro e affrontasse cure estremamente invasive, continuava a venire sul set con un’energia instancabile. Purtroppo, ci ha lasciati a causa di un tragico incidente a cavallo. Non ce ne facciamo ancora una ragione, il dolore è immenso. Questo documentario è interamente dedicato a lei, alla sua memoria e alla sua straordinaria lezione di vita.

Nella creator economy, che oggi muove miliardi a livello globale, lei ha un osservatorio privilegiato: si pensi al suo ruolo di manager di Khaby Lame. Come si può conciliare la monetizzazione con il suo imperativo di guidare i grandi talenti verso l’attivismo sociale?

La creator economy è oggi una solida realtà finanziaria globale, ma rischia il collasso di credibilità se si limita alla sterile sponsorizzazione di prodotti. L’esperienza di aver guidato e gestito per anni un talento straordinario come Khaby Lame mi ha confermato che, quando si raggiungono tali livelli di visibilità planetaria, i grandi numeri devono necessariamente comportare grandi responsabilità. Una reach multimilionaria deve trasformarsi in un veicolo per lanciare messaggi universali, positivi e accessibili a tutti. La mia filosofia di management è chiara: aiutiamo i creatori di contenuti a capitalizzare la loro influenza globale orientandoli verso cause umanitarie, l’inclusione e il contrasto al razzismo. Un posizionamento etico a lungo termine vince sempre sulla monetizzazione speculativa a breve termine. 

Lei ha all’attivo collaborazioni negli Stati Uniti al fianco di star hollywoodiane. Lavorare a questi livelli cambia la prospettiva di un produttore? 

Confrontarsi con l’industria americana, osservare sul set artisti del calibro di Will Smith, Martin Lawrence, Kevin Hart e Ryan Gosling, per citarne alcuni, ti regala una preziosa comprensione della scala industriale dell’intrattenimento. Eppure, se devo guardare indietro e scegliere le collaborazioni che hanno davvero forgiato la mia identità, che mi hanno arricchito dentro e da cui ho imparato di più, devo tornare alle mie radici, in Italia. Penso, innanzitutto, al mio socio Gian Carlo Nicotra, lo storico regista scomparso nel 2013, un genio assoluto con cui ho condiviso la scrittura e la produzione di Sua Eccellenza Italia – Il Galà del Made in Italy per Rai Uno. E penso a Pippo Baudo, che di quel grande show fu lo straordinario conduttore. Lavorare al loro fianco è stata la mia vera università. 

La sua organizzazione, All Future Generations, ha all’attivo collaborazioni come quelle con Unesco, Unar e Parlamento europeo. In che modo queste sinergie istituzionali trasformano l’attivismo in un motore di crescita sociale ed economica?

Abbiamo strutturato Afg come una piattaforma di cooperazione internazionale ad altissimo livello. Queste partnership testimoniano che la lotta per l’uguaglianza, contro il razzismo e per la valorizzazione delle diversità non è solo uno slogan, ma una necessità strutturale delle società moderne. Portare questi temi ai tavoli delle massime istituzioni e integrarli nelle filiere creative della moda e dell’arte permette di creare opportunità reali per i mercati emergenti. L’inclusione crea valore economico reale, apre nuovi mercati e forma una nuova generazione di cittadini e professionisti globali.

Ci risulta che Paparusso Communication stia lavorando a un nuovo progetto, questa volta tutto al femminile. Che cosa può anticiparci?

È tra i progetti in fieri: una docuserie dedicata alle donne e al loro successo, dove ogni puntata sarà dedicata a un personaggio contemporaneo. Ad aprire la serie sarà Jasmine Haffadi, fondatrice di StoreFit, imprenditrice di successo nel mondo fitness italiano. 

L’articolo Dal management di Khaby Lame al cinema internazionale: l’imprenditore che unisce business e diritti umani è tratto da Forbes Italia.

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Top Creators Awards 2026: chi sono i 32 creator italiani premiati da Forbes

Forbes Italia Top Creators Awards 2026 ha riunito al Principe di Savoia di Milano i volti più riconoscibili della creator economy italiana per la quarta edizione del premio. Tra riconoscimenti di categoria, premi speciali e la novità dei Best Reputation, la serata ha raccontato un settore che chiede sempre meno visibilità e sempre più valore.

I Top Creators Awards sono il premio con cui Forbes Italia celebra i creator che hanno trasformato un’idea in un progetto e un progetto in un’impresa. A guidare la serata il managing editor di Forbes Italia Daniel Settembre, affiancato per tutta la premiazione dall’attrice e content creator Giulia Bellu.

Ad aprire la serata è stato Nicola Formichella, ceo di Forbes Italia, che ha sottolineato come il premio riconosca figure che non sono più semplici aggregatori di follower, ma veri imprenditori capaci di costruire fiducia e community, diventando “un pezzo importante della nostra economia e del nostro sistema Paese”.

La nuova maturità di un’economia che cresce

Marco Sorrentino, ceo di Influential, ha descritto una creator economy ormai in una nuova fase di maturità: se per anni i brand hanno puntato sui creator come testimonial, sfruttandone popolarità e capacità di amplificare i messaggi, oggi il valore nasce dalla capacità di creare contenuti, costruire relazioni con le community e generare rilevanza sulle piattaforme.

Spazio all’innovazione e intelligenza artificiale con Eugenio Azzinnari, co-founder di Wuin, startup italiana che ha sviluppato una piattaforma “che va oltre il digital twin”: un clone digitale addestrato con la knowledge, le esperienze e i talenti del creator, capace di trasferire il suo sapere a tutta la community attraverso chat, video e la modalità Learn, pensata per la condivisione didattica. Il punto di partenza, ha spiegato, è stato capire come un creator possa raccontarsi anche quando non pubblica contenuti, con una sorta di cervello scalabile, senza limiti di tempo e di spazio.

I premiati della serata

Una serata in cui a salire sul palco sono stati i creator che hanno fatto dei social un mestiere vero. I Top Creators Awards 2026 hanno assegnato 32 riconoscimenti, ciascuno con una motivazione della redazione di Forbes Italia che ha guardato oltre i numeri, a qualità del racconto e fiducia costruita con il pubblico. Debutta quest’anno il Best Reputation, in collaborazione con Cogit AI, dedicato ai creator che hanno fatto della credibilità il loro tratto distintivo.

Categoria Cross-medialità
Martina Socrate @martina_socrate
Francesca Biella @mynameisfrancescabiella

Categoria Podcast
Elisa True Crime @elisatruecrime

Categoria Education
Simone Filippini @grammaticoantipatico
Roberto Celestri @roberto_celestri

Categoria Travel
Roberto De Rosa @robertoderosa
Terri & Befric @territiracconta e @befric

Categoria Entertainment
Mattia Stanga @mattia_stanga
Turbo Paolo @turbopaolo

Categoria Lifestyle
Bionditudo (Giulia Latini) @bionditudo
Valeria Vedovatti @valevedovatti

Categoria Beauty
Valentina Cabassi @valentinacabassi
Irina Astor @iri_astor

Categoria Fashion
Vicky Montanari @vicmontanari
Rita Benedetto (Stylist à Porter) @stylist_a_porter

Categoria AI
Ace Spagni @aclas.io

Categoria Food
Nonna Silvi @nonnasilviofficial
Alessio Pellizzoni @alessio.pellizzoni

Categoria Sport
Paolo Zotta @paolozottatrainer
Bearded Scara @beardedscara

I premi speciali
Premio Speciale Comicità – Dada e Marcolino @dadaemarcolino
Premio Speciale Teatro – Giulia Rachele Mazza @giuliarachelem
Premio Speciale Art – Greg Goya @greg_goya
Premio Speciale Gentilezza – Luca Lobuono @lobuonoinside
Premio Speciale Visual Storytelling – Luca Vezil @lucavezil
Premio Speciale Vox Pop – Futur Motta @futurmotta
Premio Speciale Cambio di Scena – Alvise Rigo @alvise_rigo
Premio Speciale Creatività – Lillo @lillopetrolo
Ploom Best Cultural Moment – Federico Felletti @federicofelletti (in collaborazione con Ploom)

Best Reputation
Con il supporto di Cogit AI
Marcello Ascani @marcelloascani – Con un AIRI (AI Reputation Index) Score di 88 su 100 e un picco di 94 nella credibilità professionale
Camihawke @camihawke – Con un AIRI Score di 85 su 100 e una credibilità professionale a 91
Beatrice Mautino @divagatrice – Con un AIRI Score di 92 su 100, con un picco nella responsabilità comunicativa: 95 su 100

L’evento è stato reso possibile dal contributo di Acqua Chiara Collection, Aruba One Happy Island, Cogit Ai, Giannino Milano 1899, Gusto 17, Influential, McFit, Ploom, Specogna, con i suoi vigneti in Rocca Bernarda a Corno di Rosazzo, in Friuli, Terrazza Martini, Toblar e Xerjoff, brand che hanno accompagnato la quarta edizione dei Forbes Italia Top Creators Awards.


Le foto dei protagonisti:


Le foto dell’evento:

    Top Creators Awards @TommasoCimirelli
    @LucaPitone
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L’articolo Top Creators Awards 2026: chi sono i 32 creator italiani premiati da Forbes è tratto da Forbes Italia.

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