In Lazio più di 2.600 enti fuori dal Registro del Terzo settore: «Così si ferma il welfare della regione»
La preoccupazione è forte, ma ancora più forte è il rammarico. «Non è questo lo spirito di collaborazione e dialogo che dovrebbe esistere tra Pubblica amministrazioneee Terzo settore. Sicuramente ci sono state leggerezze e ritardi, ma l’arrivo di quell’elenco, quattro giorni fa, insieme alla richiesta di diffonderlo, è stato un duro colpo».
A parlare è Francesca Danese, presidente del Forum Terzo Settore Lazio, sommersa dalle telefonate di enti che rischiano di non poter più svolgere il proprio lavoro. Un rischio che ricade direttamente sulla popolazione più fragile. In gioco c’è infatti l’attività di quasi 2.700 associazioni del Lazio, inserite nella Determinazione G17795 del 29 dicembre 2025, dal titolo eloquente: “Cancellazione enti inadempienti”.

Si tratta di organizzazioni che, secondo la Regione, «non hanno adempiuto all’obbligo di aggiornamento delle informazioni e di deposito degli atti» nel Registro unico nazionale del Terzo settore (Runts).
Le conseguenze previste dalla normativa sono pesantissime: gli enti cancellati dal Runts non potranno sottoscrivere convenzioni con le amministrazioni pubbliche né partecipare a procedure di coprogrammazione e coprogettazione. Dovranno inoltre devolvere il patrimonio residuo e perderanno l’accesso al 5 per mille.
Verso un ricorso collettivo?
«La presente delibera è trasmessa al Forum del Terzo settore e al Centro di Servizio per il Volontariato per l’opportuna pubblicità», si legge del testo. Parole che pesano, per Danese: «Non è questo il modo», commenta. «Nell’elenco ci sono anche associazioni effettivamente estinte, ma molte altre sono attive, svolgono servizi fondamentali in convenzione con la pubblica amministrazione e hanno dato un contributo decisivo anche durante il Giubileo. E ora, con una lettera, si rischia di fermare tutto?».
Forum Terzo settore Lazio e Csv Lazio sono al lavoro senza sosta. «Abbiamo contattato l’assessore e ci stiamo confrontando con i funzionari regionali. In alcuni casi siamo riusciti a integrare la documentazione mancante, ma ora l’accesso al sistema non è più possibile. Ci sono associazioni nell’elenco che, a quanto ci risulta, avevano presentato tutto correttamente. I termini per il ricorso sono di 60 giorni: se non emergerà una soluzione, valuteremo un ricorso collettivo», aggiunge Danese.
Il rammarico riguarda soprattutto il metodo: «Ci saremmo aspettati più dialogo e collaborazione da parte della pubblica amministrazione, che conosce il valore del lavoro del Terzo settore. Invece è arrivata una comunicazione a cose fatte, chiedendo a Forum e Csv di diffonderla».
Il merito: territori senza servizi
Ma oltre al metodo, c’è il merito della questione. E nel merito interviene Mario German De Luca, presidente di Csv Lazio: «Cancellare oltre 2.600 associazioni dal Runts non è un semplice atto amministrativo. Questa determinazione incide profondamente sulla struttura del Terzo settore nel Lazio, con ricadute sociali, culturali ed economiche».
È legittimo chiedersi se tutte le procedure siano davvero semplici, snelle e indispensabili
Mario German De Luca, presidente Csv Lazio
Tra gli enti coinvolti figurano anche più di dieci centri anziani e alcune diocesi, oltre a tante piccole associazioni che nei territori più fragili rappresentano veri e propri presìdi sociali. Realtà spesso poco attrezzate per affrontare adempimenti complessi e in continua evoluzione.
«Adempimenti sovrabbondanti possono aver spiazzato molti enti di piccola e media dimensione», osserva De Luca. «È legittimo chiedersi se tutte le procedure siano davvero semplici, snelle e indispensabili».
Csv Lazio e Forum Terzo Settore Lazio hanno avviato un’interlocuzione con gli uffici Runts della Regione Lazio per rappresentare la pluralità delle situazioni e verificare l’eventuale presenza di errori materiali. «Abbiamo chiesto di modulare procedure ad hoc per favorire una rapida reiscrizione degli enti», riferisce ancora De Luca.
Il nodo, in altre parole, è la burocrazia: snellirla significherebbe consentire alle associazioni di dedicare meno tempo alle carte e più tempo alle persone.
«Serve una riforma in questa direzione e una maggiore formazione dei funzionari pubblici», aggiunge Danese. E conclude: «Siamo stati tante volte noi a fare problem solving per le amministrazioni. Ora è il momento che la pubblica amministrazione faccia problem solving per il Terzo settore».
Foto in apertura: Marlis Trio Akbar (Unsplash)
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